Categoria: Arte e Cultura

  • Strage di Modica (29 maggio 1921), un libro fa luce su un “cold case” di cento anni fa

    Nove vittime, due indagini, nessun responsabile. A distanza di oltre cento anni lo storico Giovanni Criscione riapre il dossier sull’eccidio di Passogatta del 1921. E lo fa con il libro “La strage di Modica (29 maggio 1921). Un caso irrisolto di cento anni fa” appena pubblicato dalle Edizioni Sicilia Punto L, che fa luce su quell’oscuro episodio della storia italiana.

    L’eccidio di Passogatta, così chiamato dalla contrada alle porte di Modica dove 9 persone  persero la vita nello scontro tra socialisti, fascisti e forze dell’ordine, segnò il culmine della violenza fascista nell’allora provincia di Siracusa, a cavallo tra il biennio rosso e quello nero.
    Il libro di Giovanni Criscione si propone di svelare i misteri e rompere i silenzi che avvolgono ancora gli avvenimenti. Quanti furono realmente i morti? Chi sparò? E perché? Le indagini ufficiali, condotte sia dal Ministero dell’Interno che dalla magistratura, non riuscirono a chiarire l’accaduto, in parte a causa della manipolazione dei testimoni e della sparizione di documenti che resero complicata la ricostruzione dei fatti. Autorità di pubblica sicurezza e forze dell’ordine non furono estranee al massacro. Coordinarono, depistarono e insabbiarono le indagini, garantendo l’impunità ai responsabili.

     

     

    Basandosi su inediti documenti d’archivio e fonti giudiziarie, l’autore offre un’attenta ricostruzione del contesto storico. Il libro esplora le tensioni politiche e sociali che precedettero l’eccidio, ricostruisce le storie dei protagonisti e delle vittime, ripercorre gli  istanti di quel tragico giorno, le indagini, i tentativi di depistaggio, gli arresti, il processo tenutosi nella Corte di Assise di Siracusa che mandò assolti i presunti responsabili; l’oblio durante il ventennio fascista, il tentativo di riaprire il caso dopo la caduta del regime, fino all’uso strumentale della strage nella propaganda politica del dopoguerra.

    La vicenda narrata, oltre ad apportare un significativo contributo alla comprensione della storia  di quegli anni, offre un chiaro esempio di finzione democratica. Si evidenzia il divario tra l’apparenza di una democrazia e la sua sostanza effettiva, tra elezioni manipolate, limitazioni dei diritti politici, controllo della stampa e dipendenza dei magistrati dalla politica. Un invito alla riflessione, affinché il senso e la memoria di quei giorni che videro l’alba di una dittatura non siano dimenticati e possano essere compresi nelle loro sfumature più profonde.

     

     

    Giovanni Criscione (Ragusa, 1972), dottore di ricerca in Storia contemporanea, si è occupato di antifascismo, emigrazione e storia delle imprese. Tra i suoi lavori principali: Le radici e le ali. Niccolò Curella e la Banca popolare Sant’Angelo, (Kalòs, Palermo, 2017); Per una storia del turismo e del commercio, in Storia di Siracusa. Economia, politica, società (1946-2000), Donzelli, Roma, 2014; La Dolceria Bonajuto. Storia della cioccolateria più antica di Sicilia (Kalòs, Palermo, 2013).

    Il libro può essere richiesto sul sito www.siciliapuntol.it o tramite il distributore DIEST distribuzioni Torino.

    Info e contatti
    [email protected]
    366 4328940
  • COMUNICATO STAMPA – ExamOnline: la rivoluzione dei test online

    Milano, 20 Marzo 2024 – Selexi, l’azienda leader nell’innovazione educativa, presenta ExamOnline, la soluzione rivoluzionaria per i test online che cambia le regole del gioco in termini di precisione, sicurezza e facilità d’uso nel settore.

    ExamOnline è progettato per semplificare la gestione dei test in ogni fase, dalla creazione alla valutazione, offrendo un’esperienza senza intoppi sia per i test provider sia per i candidati. La piattaforma supporta una varietà di formati di domande e permette l’accesso da qualsiasi dispositivo, garantendo un’esperienza di test chiara e continua.

    Grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, come l’Intelligenza Artificiale per la personalizzazione del percorso di apprendimento e la Blockchain per la sicurezza dei dati, ExamOnline si posiziona come la soluzione ideale per le valutazioni del futuro. La piattaforma offre una gestione dei test senza precedenti, consentendo la creazione di test su misura, l’accessibilità da qualsiasi dispositivo e una valutazione immediata, il tutto tramite un’interfaccia intuitiva ed efficiente.

    “ExamOnline rappresenta un passo avanti significativo nella nostra missione di digitalizzare i test e le valutazioni, rendendoli più accessibili ed equi. – afferma Stefano Bazzini, CEO di SelexiGrazie alla nostra tecnologia all’avanguardia, garantiamo non solo l’integrità e la sicurezza dei test, ma anche un’esperienza utente impeccabile per chiunque ne fruisca.”

    Inoltre, Selexi si distingue per la sua eccellenza nella produzione di contenuti per la valutazione e la selezione, offrendo materiali didattici di alta qualità che arricchiscono l’esperienza di apprendimento e valutazione su ExamOnline. Questo approccio integrato garantisce non solo una piattaforma tecnologicamente avanzata, ma anche contenuti didattici all’avanguardia, adatti alle diverse esigenze degli studenti e delle istituzioni.

    “Con ExamOnline, non vogliamo solo digitalizzare i test, ma ristrutturare l’intero ecosistema educativo e delle certificazioni, rendendolo più giusto, accessibile e adatto alle esigenze del 21° secolo. – sottolinea Bazzini – Vediamo questa piattaforma come uno strumento rivoluzionario che aiuta chiunque la utilizzi ad acquisire competenze e una mentalità critica, necessarie per navigare e prosperare in un mondo in continua evoluzione.”

    Con ExamOnline, Selexi non solo risponde alle esigenze immediate di digitalizzazione dei test, ma lancia una sfida per il futuro, invitando tutti a ripensare agli approcci tradizionali e ad abbracciare le potenzialità delle tecnologie emergenti. Questo passo avanti rappresenta un invito all’azione per istituti, aziende, enti, docenti e studenti a collaborare per un futuro più inclusivo, equo e in grado di preparare efficacemente le prossime generazioni ai complessi scenari del domani.

    Per maggiori informazioni su ExamOnline, visita il nostro sito.

     

    Per ulteriori informazioni:

    Spada Media Group – Ufficio Stampa Selexi 

    [email protected]

    Tel. 02 2430 8560 – Int 217

     

  • A Parma apre la sede italiana dell’Hotel des Ventes di Montecarlo

    Iniziativa fortemente voluta da Ugo Biacchi mercante d’arte e DG della struttura, inaugurata da tanti ospiti internazionali

    Ancora una volta Parma seduce e conferma un legame antico con il Principato di Monaco e col bel mondo internazionale.
    Parma seduce. La prova dei fatti ce la offre il parmense Ugo Biacchi che si conferma quel mercante d’arte di cui essere fieri, un punto di riferimento umano e professionale per essere presi per mano e iniziare un fascinoso percorso verso la Bellezza, l’arte e il collezionismo. Apre uno spazio emozionale a Borgo della Posta nel cuore di Parma, di fronte alla Questura, che seduce sin
    dalle vetrine blindatissime per l’esposizione di opere favolose: il grande quadro che domina l’ingresso, attribuito a Rubens raffigura Tomiri la regina dei Massageti nella scena celebre dello sfregio al cadavere di Ciro il Grande. Un’opera unica, incredibile, del valore stimato di 100 milioni di euro, restaurata dal Ministero della Cultura: basti pensare che la copia esposta al Museo di Boston e che è risultata alla prova del carbonio “più giovane” di questa esposta a Parma viene attribuita a Van Dyck, il più celebre allievo di Pieter Paul Rubens.
    Basterebbe un’opera del genere per meritare una visita. Ma c’è dell’altro. Molto altro. Credetemi. Ma torniamo al rapporto con Montecarlo…
    Le antichissime radici della Famiglia Grimaldi sono intrecciate con le storie del parmense: i Landi, da cui veniva Maria Landi che sposò Ercole Grimaldi, e divenne madre di Onorato II, primo Principe di Monaco è ricordato anche da una visita del Principe Alberto sul nostro territorio… I Ranieri hanno trovato l’amore a Parma e l’hotel des Ventes di Monte Carlo, Amicizia e Accoglienza.
    Lo spazio di Borgo Posta è la sede italiana di Hotel des Ventes di Monte Carlo realizzata per merito di un accordo tra la Silvereye Gmbh di Innsbruck e HVMC di Franck Baille. Tutti presenti e con loro tanti Amici collezionisti internazionali trasformano questa area espositiva di oltre 200 metri quadri in un’isola di Bellezza in cui si sentono parlare oltre l’inglese e le lingue mediterranee anche russo e cinese.
    Ma torniamo alle opere e a quello strano sentirsi a casa rispetto a capolavori fuori dalla portata dei piccoli collezionisti… la bellezza è inclusiva. Parla ai sensibili, a chi la cerca ed è pronto all’esperienza della scoperta, della meraviglia. A me ha colpito la luce curatissima che esaltava bene la singolarità della collezione esposta con opere che spaziano nel tempo e nei territori, nelle scelte culturali e nel gusto con una leggerezza capace di restituire continuamente energia e curiosità. I ritratti di Marilyn Monroe, Mick Jagger e di Mao Tse-tung di Andy Warhol, di fronte al citato quadro restaurato dal Ministero della Cultura e attribuito dagli esperti a Pieter Paul Rubens, il risveglio della gentildonna di Louis Ritman, il pittore americano famoso per i suoi brillanti nudi femminili, due collier di una principessa bizantina, una corona dei primi anni del 19esimo secolo del quartiere ebraico di Cremona, le sfere dell’artista contemporaneo Antonio Teruzzi e tre sculture del periodo sansoviniano del XVI secolo. Un unicum. Originale eppure in equilibrio… tanto che la preziosa collana è uscita dallo spazio per essere indossata da Cristina Conti organizzatrice della cena in una sorta di intelligente provocazione apprezzata dagli ospiti che hanno avuto una originale Musa guida di Parma…
    Metti una sera a cena, a Parma, tanti collezionisti internazionali e alla fine tutti si sentono a casa: è stato un trionfo anche la cena a Palazzo Marchi dove innaffiato generosamente dallo Champagne Brut Royal Philipponat marcato HVMC lo chef Marco Parizzi ha servito ai tavoli degli oltre 100 fortunati prosciutto e culatello di lunga stagionatura, raviolini di fagiano con scaglie di parmigiano, tartufo nero e salsa al marsala, petto di faraona in crosta di frutta secca con salsa al vino passito e funghi secchi e per finire un esclusivo dolce il Duchessa di Parma. Con Ugo Biacchi e Franck Baille abbiamo raccolto anche la preziosa testimonianza di un altro poliedrico collezionista e mercante d’arte tra Pietrasanta e gli Stati Uniti passando per Gstaad e Parigi Armando Lanza.

  • PATRIZIA FIANDRINI 2024/25 – Anna Collection

    Nel silenzio ovattato della storia che si percepisce tra le sacre mura della Chiesa di San Silvestro al Quirinale lo scorso 16 marzo è stato allestito un set speciale per una collezione speciale che Patrizia Fiandrini ha voluto tributare alla amata madre da poco scomparsa.

    Coadiuvata dalla sorella Paola, elemento portante nell’azienda Fiandrini, la proposta 2024 sottolinea e conferma l’idea fashion che esprime, senza riserve, la Maison della designer.

    Abiti di altissima sartoria completamente fatti a mano e destinati a circostanze straordinarie per donne determinate che osano imporsi sulla scena e che vestono per emozionare ed emozionarsi.

    Grazie all’intervento dell’Asociazione Internazionale di San Martino ed alla Associazione San martino ODV è stato possibile fruire della bellissima Chiesa in Roma che ha caratterizzato la migliore cornice possibile per meglio raccontare l’animo della nuova collezione.

    Indossati dalla bellissima interprete, modella e testimomial Eleonora Cuccu il servizio è stato affidato dallo Studio Del Vecchio a Federico Mancuso per scatti, riprese e post produzione, all’hair Stylist Tony Prosia  già molto noto nei circuti del settore e ad Aldo Azzaro come Sound Designer.

    Modamica di Vinmodrone sarà per la Lombardia sostanziale riferimento per vedere, provare ed acquistare i capi della nuova e superba collezione.

  • Sandra Zeugna “Riverberante Dialogo”

    Mostra personale di pittura di Sandra Zeugna

    Presentazione, organizzazione e cura del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 30 Marzo ore 17:00

    L’artista, come i suoi mezzi pratici, è essenzialmente strumento. Uno strumento che parte per necessità dal suo essere creatura umana, ma che poi ineluttabilemnte si traduce e veicola significati, simboli, emozioni, per renderli patrimonio universale, capace di chiarificare, far diventare leggibili e pertanto pacificare, istanze ed intuizioni, germi di esperienze radicate nel profondo.

    Avvicinarsi ai dipinti di Sandra Zeugna è sempre un evento sorprendente, spiazzante e confortante al contempo: è evidente che questi lavori, per il loro stesso essere e dipanarsi in una continuità quasi da messaggio medianico, scrittura automatica, in un dinamismo incessante, cadenzato e danzante, abbiano a che fare con le parti più recondite nascoste in noi e oltre noi; è per questo che ci attirano all’interno, risucchiandoci nell’andamento ritmico e reiterato del segno, il quale costruisce grafemi riconoscibili, alternandoli e ponendoli in parallelo con lo stendersi del colore più o meno rappreso, che allude a forme più o meno accennate, più o meno familiari. E’ come se la pittrice, in maniera spontanea e innata ma comunque mediata da una consolidata consapevolezza della sua scelta di stile, intendesse suggerire visioni, ma soprattutto insinuare in noi la negazione dell’eccessiva e categorica identificazione di qualsiasi cosa nel mondo, dissolvendola in linea e colore, suggerendo infinite e indefinite variazioni e pertanto negando la convenzione stessa dello spazio e del tempo, e della stessa profondità prospettica che va a generare.

    La memoria, l’inconscio, sprazzi di vite precedenti si diffondono sulla superficie della tela come in una composizione musicale, avendo il colore, secondo quanto teorizzato da Vassilij Kandinskij ad inizio Ottocento, qualità evocative del suono, che richiamano impressioni recondite all’interno di ognuno.

    Lo svincolarsi dalle costrizioni troppo nette del contorno è condizione propria a chi ha interiorizzato fortemente il contatto con il mondo sensibile, e con quella proiezione soggettiva di esso che giustifica ogni realtà: la lacerazione dei parametri precostituiti, intesa quale sperimentazione e non necessariamente dolore, significa aprirsi ad ulteriori ed indeterminate possibilità, ed è questa apertura la caratteristica probabilmente più affascinante della pittura di Sandra Zeugna.

    L’amore per la natura e per il suo ambiente d’origine è inoltre cominciamento imprescindibile di tutto: da esso prende le mosse la sua ricerca artistica, e parallelamente ad esso il suo amore per il disegno e la pittura: colore e segno scorrono parallelamente, talora s’incrociano e s’intersecano, mai vincolandosi reciprocamente: è un richiamo introiettato a riconoscere, far affiorare in superficie e praticare quell’imprescindibile dialogo, interscambio e mutua origine fra uomo e natura. 10.03.2024 Maria Palladino

      • Sandra Zeugna nasce a Trieste nel 1958. Inizia la sua attività artistica come autodidatta. Partecipa a numerose mostre collettive anche internazionali, ricevendo diversi importanti premi e segnalazioni. Allestisce diverse mostre personali presso la Galleria Tartaglia di Roma, Il Palazzo Veneziano di Malborghetto, la Galleria d’arte Contemporanea di Trieste, la Galleria Sant’Isaia di Bologna, la Galleria L’Escale di Spilimbergo, e viene ospitata in varie sedi comunali. Nel 2003 viene ufficialmente incaricata di allestire una mostra personale in concomitanza delle Universiadi invernali a Tarvisio. E’ presente per diversi anni nelle fiere d’arte di Padova e Reggio Emilia. Nel 2018 espone un’antologica intitolata “Ratio Dubii” presso lo Spazio 212 a Bologna con la collaborazione di Campogrande Concept. Sempre nel 2018 viene ospitata presso il Palazzo Hercolani Bonora – AZIMUT Capital Managment – Bologna. Nel 2019 espone con una collezione presso lo show room di Poltrona Frau a Bologna. Dal 2020, in collaborazione con Campogrande Concept e Poltrona Frau è presente con alcune opere presso la Torre Galfa di Milano. Sempre nel 2020 espone, con il patrocinio del Comune di Tolmezzo, Eclipsis Style Project, Art-alive.eu e il Club per l’Unesco di Udine, presso il Palazzo Frisacco della Città di Tolmezzo. Nel 2022 con il patrocinio della Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti “Casa di Dante, ECLIPSIS Style Project e il Comune di Firenze, in collaborazione con AUXILIA Foundation, espone assieme all’artista Mauro Milani presso la Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti CASA DI DANTE a Firenze. Nel 2023 in collaborazione con ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale, CAMPOGRANDE Concept, ART CITY BOLOGNA, ARTEFIERA Card Cultura e a cura di Daniela Campogrande Scognamillo, espone assieme all’artista Fabio Iemmi presso il Teatro Arena del Sole di Bologna.

    sito: www.sandrazeugna.it , mail: [email protected]

    Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE).

    La mostra resterà visitabile fino al 14 Aprile. Orari di apertura: Martedì – Domenica 10.30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso il Lunedì. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

  • Libri, “3 Il Bacio Rubato” di Klaus Zambiasi alla conquista del pubblico tedesco

    Il mondo incantevole e appassionato di “3 Il Bacio Rubato” di Klaus Zambiasi (Youcanprint, 2023) varca i confini nazionali con l’uscita della traduzione in tedesco. Dopo il successo del suo precedente romanzo, “Il Sorriso della Luna,” Zambiasi, scrittore e pittore dell’Alto Adige con esperienze a Bratislava e Vienna, dimostra ancora una volta la sua abilità nell’intrecciare narrativa e arte. E ci regala con “3 Il Bacio Rubato” un viaggio profondo e misterioso alla ricerca dell’amore.

    Nel simbolismo del numero perfetto, “3,” Zambiasi ha trovato l’ispirazione per un simbolo mistico che funge da guida attraverso due mondi: uno mentale e uno fisico, spesso carnale e passionale, a tratti clandestino. La copertina stessa, un dipinto famoso di Jean-Honorè Fragonard, riproduce il bacio furtivo, simbolo di un amore sfuggente che permea l’opera di Zambiasi.
    Il protagonista, un giovane e avventuriero pittore di nome Jack, affronta una vita complessa, plasmata dall’essere cresciuto con tre madri diverse. Questo dettaglio ha profondamente condizionato la sua vita e il suo modo di amare. In una ricerca continua di amore per superare una solitudine esistenziale, Jack viaggia attraverso città e capitali europee, vivendo storie d’amore intense e trasgressive, lontane dai canoni tradizionali.

    Il numero tre ritorna spesso nella sua vita, conducendo Jack a amare contemporaneamente donne diverse, legate talvolta da amicizia o da relazioni più intime. Questa complessità alimenta l’intrigo del protagonista, desideroso di vivere con intensità le sue passioni per l’arte e l’universo femminile.

    “3 Il Bacio Rubato” è un libro appassionante che offre un viaggio mentale e introspettivo, esplorando il piacere non solo fisico ma anche emotivo. Il romanzo celebra l’universo femminile, in cui Jack non sfrutta le donne per il proprio piacere, ma condivide con loro il raggiungimento del piacere, creando legami intensi che resistono al passare del tempo.

    Con la traduzione in lingua tedesca, “3 Il Bacio Rubato” (3 Der gestohlene Kuss) si appresta a conquistare anche un pubblico internazionale, portando l’amore e la passione che contraddistingue l’opera di Klaus Zambiasi ad essere apprezzata da un più ampio pubblico di lettori.
  • Grande successo per il Premio Tamara de Lempicka alla Milano Art Gallery con Silvana Giacobini e Salvo Nugnes

    La storica Milano Art Gallery l’8 marzo, in occasione della Festa delle Donne, ha inaugurato la mostra del Premio Internazionale Tamara de Lempicka, curata da Salvo Nugnes, scrittore e reporter.

    I talentuosi artisti meritevoli del Premio, riconoscimento in onore di una delle principali artiste del XX secolo, hanno avuto così la possibilità di esporre i loro lavori di pittura, scultura, poesia, fotografia, nella storica galleria, che da quasi sessant’anni è centro della vita culturale e artistica milanese.

    Al vernissage erano presenti anche Silvana Giacobini, giornalista già direttrice di «Chi», Barbara Rossi, Console di Norvegia, la giornalista Maddalena Baldini, Tiziana Polimeno, event manager, Andrea Biandrino, giornalista, Benedetta Cosmi, giornalista del Corriere della Sera, Mary Carbone di Mediaset, Giada Eva Elisa Tarantino, storica d’arte, Cristina Cattaneo, scrittrice e giornalista, e tanti altri amici.

    L’esposizione, che prevede tutte le forme d’arte, ha come tema centrale tutto ciò che riguarda il mondo femminile. Indipendentemente dal genere dell’autore, si è voluto celebrare la creatività dedicata a quest’universo, a dimostrazione che più punti di vista diversi aiutano ad avere una visione ampia e permettono un confronto più ricco e stimolante.

    Ecco gli artisti partecipanti:

    Actis Caporale Anna, Agudelo Marysol, Almonti Patrizia, Arduca Giuseppe, Arrigoni Paola, Baldi Mariangela, Battagliola Lucia, Bedont Germana, Beltrami Eugenio, Berton Barbara, Bitti Adalgisa, Bonacini Paola, Borboni Elena, Borsoni Ciccolungo Barbara, Camellini Sergio, Ciervo Massimo, Colucci Laura, Costa Alberto, Crescini Erika Iris, Dalpasso Sabrina, D’angelo Rosa, De Santis Massimo, Di Lodovico Vanessa, Di Lorenzo Concetta Angelina, Djiby Samb, Estacchini Rosemary, Fassio Alma, Ferruzzi Caruso Debora, L’innominato, Gioia Serena, Gona Maria Rita, Grazioli Natascia, Guma Viola, Ianese Michela, Imperio Donata, Litta Daniela, Mancarella Laura, Mezzani Antonella, Micheli Annarita, Milana Iacopo, Mosler Eddie, Mucchiut Milvia, Nardari Donatella, Paolini Parlagreco Graziella, Pennesi Laura, Piane Raffaella, Pierandrei Patrizia, Plattner Sigrid, Polizzi Silvia, Protopapa Anna, Ramorini Emilia, Rizzo Lina, Rocchetto Maria Milena, Romeo Norma, Romeo Santoro, Rutigliano Sara, Sacchi Franca, Taga Agron, Tartari Valentina, Torelli Lorella, Tornotti Gabriella, Truocchio Domenico, Vallone Arabella, Velardi Maria, Venturini Lolita, Virtù Canziana, Vittone Maria Teresa, Zedda Gabriella

     

  • Cover Me. Torna il contest dedicato a Springsteen

    Il 31 marzo riaprono le iscrizioni alla quinta edizione del contest musicale dedicato a Bruce Springsteen: artisti, musicisti e band dall’Italia e dall’estero potranno candidarsi inviando la loro reinterpretazione di uno dei brani iconici del rocker del New Jersey. La finale del concorso è prevista per domenica 14 luglio a Bergamo. Giovedì 11 aprile Noi & Springsteen Cover Me Night al Druso. Tutti gli eventi sono a ingresso libero.

    È tempo di riscaldare i motori per la tanto attesa quinta edizione Cover Me, il prestigioso contest musicale ideato dal gruppo NOI & Springsteen: un format interamente dedicato alle reinterpretazioni dei brani della rockstar statunitense. A partire dal 31 marzo, musicisti, band e cantanti di vario genere sono ufficialmente invitati ad inviare la propria versione di uno dei brani iconici di Bruce Springsteen per candidarsi a partecipare alla competizione targata NOI & Springsteen.

    Il contest

    Cover Me è qualcosa di molto di più che un contest dedicato a Springsteen e alla sua musica. É un’occasione per giovani musicisti di mettersi in gioco con qualcosa che è “ricerca di interpretazione”, ricerca di originalità nel rispetto di qualcosa di grande che fa parte della storia della musica, ricerca di un confronto “dal vivo” e “suonato” e non digitale e/o “di plastica”.   Giunto alla quinta edizione, il contest è anche una grande opportunità per gli artisti di esprimere la propria creatività oltreché un’importante occasione di visibilità, grazie anche alla partnership riconfermata con Radio Rock. Tra i vincitori delle scorse edizioni, Tommaso Imperiali & Daketo, Tommy Mauri, Folding Chairs e Renato Tammi, che si sono distinti per le interpretazioni originali dei brani The Wrestler, Spirit in the Night, New  York City Serenade e Dancing in The Dark.

    «Cover Me non è solo una competizione, ma una vera e propria celebrazione della musica di Bruce Springsteen», afferma Alberto Lanfranchi, fondatore del gruppo NOI & Springsteen. «È un viaggio emozionante che coinvolge artisti e pubblico e che ogni anno diventa sempre più riconosciuto e atteso nel panorama musicale nazionale».

    A confermarlo, i risultati raggiunti nelle scorse edizioni: oltre 300 band partecipanti, 15 concerti live, più di 30 mila persone che hanno partecipato con il loro voto, ma soprattutto il doppio vinile “Cover Me: A Special Selection from 2020/2022 Contest”, che si è aggiudicato il secondo posto al premio Targhe Tenco 2023 nella categoria album collettivo a progetto. «É una grande soddisfazione vedere crescere di anno in anno un progetto nato da un gruppo di amici mossi dalla passione per il proprio cantante preferito. Non ci fermeremo qui, vogliamo arrivare sempre più in alto!», continua Lanfranchi. L’attesissima finale, da annotare fin d’ora in agenda, sarà prevista con un evento aperto al pubblico domenica 14 luglio 2024 a Bergamo.

    Come iscriversi

    Per iscriversi al contest è sufficiente inviare una mail a [email protected] indicando in oggetto “partecipazione contest musicale” entro e non oltre il 30 aprile, includendo una biografia, una foto, i propri contatti e un link Youtube/Vimeo in cui l’artista/gruppo esegue la canzone per il contest

    Le giurie

    La Giuria di Qualità sarà capitanata per la prima volta da Gino Castaldo.

    Infatti, dopo 4 anni di presidenza della Giuria di Qualità, Claudio Trotta, per la prima volta, ha accettato l’invito a presiedere quella della Critica. La Giuria di Qualità selezionerà entro il 15 maggio 20/30 brani (a seconda del numero di partecipanti). Le canzoni scelte saranno successivamente pubblicate sul sito www.noiespringsteen.com e il pubblico, registrandosi, potrà votare la sua esibizione preferita fino al 30 giugno. I 10 brani più votati dalla Giuria di Qualità e dal pubblico da casa saranno quelli dei 10 finalisti che si esibiranno a Bergamo domenica 14 luglio 2024 nella giornata di chiusura del Contest. Nella stessa occasione, oltre alla proclamazione del vincitore, verrà consegnato anche il Premio della Critica.

    La giuria di qualità 2024 sarà composta da:

    • Gino Castaldo (presidente),
    • Fabio Santini,
    • Giorgio Berta
    • Marco Quaroni
    • Eleonora Bagarotti.

     

    La giuria della critica 2024 sarà composta da

    • Claudio Trotta (presidente)
    • Ermanno Labianca
    • Patrizia De Rossi
    • Corrado Gambi
    • David Drusin

    Un appuntamento da non perdere

    Giovedì 11 aprile al Druso di Bergamo, in occasione della serata NOI&SPRINGSTEEN COVER ME NIGHT verranno presentate le novità del contest Cover Me 2024 insieme ai due ospiti Marco Biondi, popolare disc jockey, manager e conduttore radiofonico e Dario Migliorini scrittore e blogger esperto di musica. A seguire la presentazione del libro “Il rock di padre in figli*” insieme all’autore Massimo Cotto. La serata si concluderà con il concerto di Tommaso Imperiali & Daketo che, lo scorso anno, hanno vinto il contest con una bellissima versione di The Wrestler. L’ingresso è libero con inizio alle 21.15.

    Per informazioni e per partecipare: https://www.noiespringsteen.com/contest/

  • VENUS IN FURS

    Progetto ideato da: Antonella Casazza, Loredana Galante e Marta Mez
    Testo critico di Rebecca Delmenico

    9 marzo – 6 aprile 2024
    inaugurazione sabato 9 marzo h 17.00

    SAC – Spazio Arte Contemporanea
    Via Umberto I 108 – ingresso da via Carducci 2 – Robecchetto con Induno – MI
    info: 03311227674 – [email protected]
    orari: da mercoledì a domenica dalle 14.30 alle 19.30
    spazioartecontemporanea.com/project/venus-in-furs/

     

    Premessa del comitato:

    Ventiquattro artiste selezionate tramite un’idea aggregativa del Comitato composto da Loredana Galante, Antonella Casazza e Marta Mez, (anch’esse artiste) che hanno ideato e concretizzato una collettiva tutta al femminile. A corredo dell’iniziativa una scommessa sinergica, un catalogo analitico che vuole indagare e restituire uno spettro di declinazioni concettuali ed estetiche frutto di variegate esperienze artistiche. Il progetto espositivo è aperto all’utilizzo di differenti media e stili, linguaggi e poetiche, comprendendo opere di pittura, scultura, fotografia, fiber art, collages, video e performing art. Il Comitato, dando corpo a questa idea, ha inteso delineare la complessità dell’universo femminile attraverso un progetto in cui la voce narrante è rappresentata dalla ricerca artistica, ma la scelta delle artiste risponde dichiaratamente a criteri di stima e affetto reciproci che stanno alla base di questo collettivo di Amiche.

    In un periodo di critica tout court qui c’è da scatenarsi, è tutto “molto peloso” iniziando dall’ immagine di copertina: una conchiglia aperta con ciuffi di pelo bruno che irretisce o crea disagio. Il risultato è la costruzione di una mostra articolata e complessa, un dibattito d’idee, una geografia di paesaggi contemporanei eterogenei. Et voilà lo sguardo delle ventiquattro Artiste, il loro modo di registrare, indagare e restituire, ognuna con il proprio personale linguaggio. Il titolo della mostra VENUS IN FURS è stato scelto dalla curatrice Rebecca Delmenico autrice del testo che accompagna la mostra. La domanda che il Comitato si pone e rivolge ai visitatori è la seguente: “In una mostra di sole donne ci sono degli elementi comuni dettati da un’inclinazione, da attributi sensibili, da una categoria con specifiche inclinazioni, attitudini, peculiarità biologiche? Se esistono, possono essere alla base di una creazione di valore, di una gradazione contributiva riconoscibile nella nostra società?”

    Come si diventa ideatrici e organizzatrici di una mostra di 24 artiste di cui facciamo parte? Una gita condivisa, un’idea, l’istantanea attivazione di tre amiche artiste, una pazienza infinita e tanto impegno. Come si realizza? GRAZIE ad uno spazio: SAC – Spazio Arte Contemporanea che ci ospita ed una curatrice che ci sostiene da subito e ci scrive un testo, Rebecca Delmenico.

     

    Testo di Rebecca Delmenico:

    Il romanzo VENUS IN FURS (1870) opera di Leopold Von sacher Masoch, rimane celebre nella memoria collettiva: Severin, un uomo sobrio, racconta della propria devozione assoluta per Wanda, che lui identifica con Venere, dea dell’amore. Nella stanza di Severin campeggia un dipinto, per il quale dice di aver tratto ispirazione dalla Venere allo specchio di Tiziano, che raffigura una venere del nord che indossa solamente una pelliccia: essa è l’incarnazione della donna perfetta secondo le proprie fantasie.

    Ma la protagonista, proprio in virtù di quella forza che tanto sobillava l’animo di Severin, si ribella e si emancipa dall’ideale a cui è associata per spogliarsi di quella pelliccia che la imprigionava in un ruolo.
    VENUS IN FURS è in misura più profonda la definitiva affermazione del desiderio di esprimersi e dell’istinto creativo come forza generatrice.La collettiva “Venus in Furs” riunisce un gruppo di artiste che hanno deciso di esprimere il loro estro e la loro creazione proiettata come pulsione di vita, quello che Freud chiamava Eros, dal nome della divinità greca dell’amore.

    Ogni artista si apre a un dialogo che restituisce un grande affresco dove confluiscono, attraverso media diversi, aree di ricerca che indagano il tessuto contemporaneo nelle trame dell’esistenza.
    Parliamo del tema della memoria e della percezione del tempo, dei ricordi, o dell’inconscio e dei suoi luoghi inesplorati, passando per il corpo femminile, sinuoso e fluttuante come un velo o scultoreo. La donna e il suo essere nella società odierna è vagliata nel suo scardinarsi dal classico ruolo di angelo del focolare, e allora l’immagine femminile è dipinta mentre è rinchiusa in asfissianti ambientazioni domestiche permeate di infiorescenze, o è alle prese con comuni faccende. Si passa anche all’attualità più stringente, con tematiche sociali che toccano l’antispecismo o più direttamente legate al mondo femminile, delineando percorsi che per quanto dolorosi portano alla rinascita e al ritrovamento di sé.

    L’arte ha un valore sociale, di avvicinamento tra le persone, di unione, come un rito collettivo dove regna il principio greco della kalocagathia, dove ciò che è bello è anche buono.
    La collettiva VENUS IN FURS è stata possibile grazie all’impegno di Loredana Galante, Marta Mez e Antonella Casazza, che hanno costituito un comitato che si è occupato di coordinare e realizzare il progetto.

     

    Artiste:

    Silvia Beltrami
    Marianna Bussola
    Anna Caruso
    Antonella Casazza
    Elisa Cella
    Eleonora Chiesa
    Cristina Costanzo
    Ilaria Del Monte
    Loredana Galante
    Debora Garritani
    Giovanna Lacedra
    Coquelicot Mafille
    Florencia Martinez
    Marta Mez
    Elena Monzo
    Saba Najafi
    Ieva Petersone
    Alessandra Rovelli
    Marta Sesana
    Milena Sgambato
    Tina Sgrò
    Sanda Skujina
    Vania Elettra Tam
    Francesca Vitali Boldini

  • Andrea Fontanari. The monumental ordinary

    Boccanera Gallery presenta “The monumental ordinary”, la nuova mostra personale dell’artista trentino Andrea Fontanari.
    L’esposizione sarà visitabile presso gli spazi di Boccanera Gallery a Trento dal 5 marzo 2024 all’11 maggio 2024.
    In occasione della mostra è stato coinvolto anche l’architetto Mariano Pichler per dare concretezzaalla singolare idea della gallerista Giorgia Lucchi Boccanera, e quindi progettare un allestimentooriginale quanto insolito, del tutto inedito nello spazio della sua galleria.
    La sistemazione dell’area espositiva è caratterizzata dalla giustapposizione di grandi dipinti su telache formano delle architetture semichiuse interagenti con l’ambiente, percorribili e fruibili da diversipunti di vista. Tali spazi, realizzati dalle opere stesse che fungono da pareti, ospitano al propriointerno dei lavori di piccolo formato, con l’intento di far comprendere allo spettatore quanto l’artistasi senta a proprio agio nell’esprimersi pittoricamente, senza farsi condizionare dalle dimensioni della tela.
    La produzione di Fontanari è caratterizzata dalla monumentalizzazione dell’ordinario. Con ciò si intende che i soggetti e gli oggetti rappresentati sono tratti dalla quotidianità dell’artista e da quella altrui, questi vengono in seguito riportati su tela, spettacolarizzati e nobilitati a protagonisti assoluti della scena.
    Dal punto di vista pittorico Fontanari predilige uno stile energico e vitale, volto a valorizzare visivamente gran parte degli elementi compositivi, mentre l’intersecarsi delle pennellate, spesso vigorose, contribuisce a costruire plasticamente le figure.
    La ricerca pittorico-figurativa dell’artista fa trasparire una vivacità visiva, che nasce dall’intenzione di cogliere ogni curiosa sfaccettatura dell’ordinario. Questo approccio alla quotidianità di Fontanari vuole sottolineare come abitualmente si dia per scontata, in maniera inconsapevole, la reale essenza intrinseca delle cose che ci circondano, abitano il nostro mondo e lo rendono potenzialmente un’immensa fonte di stimoli, gioia e speranza.
    «“The monumental ordinary” raccoglie lavori di grandi e piccole dimensioni, installati in maniera inusuale creando così degli spazi percorribili: un modo per enfatizzare ciò che rappresento nei dipinti in termini di pubblico rispetto a privato, di intimità reale rispetto a intimità performata e del nostro desiderio collettivo di seguire ed essere parte dei momenti intimi degli altri. Per me si tratta di aiutare lo spettatore a entrare in empatia con il soggetto e a pensare a come ci si sente ad essere il soggetto/oggetto. Qual è la nostra parte in questo? Cosa ne ricaviamo? Cosa significa la nostra partecipazione? Amo la storia della pittura, ma più di tutto
    amo dipingere la mia vita e ciò che mi circonda, volevo farlo in un modo che fosse consapevole di sé e rendesse consapevole di sé lo spettatore.» – così l’artista spiega le sue opere e l’originalità dell’installazione della gallerista Giorgia Lucchi Boccanera.

    BIOGRAFIA ARTISTA
    Andrea Fontanari è nato a Trento (IT) nel 1996. Vive e lavora tra Trento e Venezia.
    Recentemente è stato invitato a partecipare alla mostra collettiva Pittura italiana oggi alla Triennale Milano (ottobre 2023 – febbraio 2024).
    Nel 2023 è stato selezionato dal critico Luca Beatrice per il progetto Supernova 23, progetto espositivo ospitato da Gallerie d’Italia – Intesa SanPaolo all’interno di Miart.
    È stato selezionato al 21° Premio Cairo a Palazzo Reale a Milano nel mese di ottobre 2022. Nel novembre 2020 ha presentato la sua prima personale assoluta da Boccanera Gallery.
    Nel 2019 è stato selezionato al Premio Artistico Fondazione VAF 2019.
    Nel 2017 è stato selezionato tra i cinque artisti italiani Under 35 a partecipare alla Biennale d’arte contemporanea europea itinerante JCE – Jeune Création Européenne (2017-2019).

  • La Fama e la Ricchezza nell’omonimo libro di Eugenio Flajani Galli

    Si intitola “La Fama e la Ricchezza” ed è un romanzo satirico e umoristico il nuovo libro del dott. Eugenio Flajani Galli, già autore di altri romanzi dello stesso genere. Si ride molto, ma c’è anche spazio per la parodia e il grottesco, e quindi per la riflessione psicologica e psico-sociale. “In una società come quella odierna, largamente priva di valori”, spiega l’autore, “l’appagamento derivante dal raggiungimento di uno stato di fama e/o di ricchezza è considerato il punto di arrivo per milioni e milioni di persone. Soprattutto giovani, ma anche più adulti”. Lo psicologo e scrittore giuliese continua così: “L’ossessione per diventare ricchi e famosi come le celebrità che si possono vedere in TV o sui social può anche risultare patologica e sfociare in esiti grotteschi come quelli a cui andranno incontro i protagonisti del mio ultimo lavoro letterario. I due, che potrebbero benissimo essere dei personaggi usciti da Fargo o da una commedia di Eduardo, sono un uomo e una donna accomunati dall’insoddisfazione per la vita a cui sono destinati, e pertanto cercheranno di ottenere fama e ricchezza a tutti i costi e con ogni mezzo…con risultati però talmente disastrosi da far morire dal ridere!”. Insomma, si tratta di un romanzo le cui pagine sono costantemente segnate da un umorismo beffardo, nell’ultima parte anche nero, avente però il fine ultimo di far riflettere sulla società attuale e denunciarne gli eccessi. Encomiabile, infine, il lavoro a 360 gradi portato avanti dall’autore il quale ha deciso anche di curare la parte grafica dell’opera.

    “In una società in cui già da tempo la lettura sta diventando attività per pochi, oggi l’I.A. sta monopolizzando anche l’ambito della scrittura, sostituendosi all’uomo, ad esempio con ChatGPT. Scrivere senza tale tipo di ausilio a mio avviso è oggi quasi un’impresa eroica. Non bisogna lasciare che dei software occupino lo spazio fino a ieri detenuto dalla mente umana. La tecnologia può al limite servire come ausilio al lavoro dell’uomo, ma questi si deve pur sempre opporre alla possibilità che la macchina lo sostituisca. Se invece la macchina (il software) viene utilizzata come strumento dall’uomo (la mente) e si limita a supportarlo, allora può rivelarsi utile senza creare potenziali pericoli per la società. Ad esempio, la copertina del libro è stata realizzata dal sottoscritto mediante il supporto della I.A., ma senza lasciarle mano libera. Ho impiegato un po’ di più (circa 3 o 4 ore) per portarla a termine, ma così sono più soddisfatto. La protagonista, raffigurata in copertina, è stata creata con FaceApp a partire da una mia foto a cui ovviamente è stato cambiato il genere, e anche lo sfondo – raffigurante un’isola come Ibiza – è stato generato artificialmente. Ho comunque apportato delle modifiche a tali lavori dell’I.A. poichè volevo personalizzare il tutto, rendendolo, a suo modo, un piccolo capolavoro di digital art. Sì, lo ammetto, sono un perfezionista!”.

    Il romanzo “La Fama e la Ricchezza” (ISBN 9791223005194) è già disponibile presso Mondadori, FeltrinelliRizzoli, Libraccio, IBS e tanti altri store. Di seguito la sinossi:

     

    “La sconcertante storia di una influencer tradita dal demonio e coinvolta in uno scandalo mediatico peggiore di quello del pandoro della Ferragni”.

     

    Chanel Cazzaniga (qui ritratta sull’isola di Ibiza) era una donna con un unico e chiaro obiettivo nella vita: diventare ricca e famosa. E per diventarlo strinse perfino un patto col diavolo. Una volta divenuta una nota influencer, si trovò però al centro di un tremendo scandalo mediatico per aver inavvertitamente offeso la comunità LGBTQIA+. Per salvarsi da ciò che le aveva causato il diavolo, le rimaneva un’unica possibilità: che S. Ciro da Decentraland le concedesse un miracolo. Ma un santo napoletano avrebbe mai accettato di concedere un miracolo a una snob milanese?

     

    In più, questa è anche la storia di Gennaro Esposito, un pover’uomo a cui il governo aveva tolto il reddito di cittadinanza. Disperato, si dovette affidare a un fantomatico guru finanziario: Elon Max, l’investitore Massimo, che gli consigliò di comprare criptovalute e rivenderle a chi fosse stato più scemo di lui. Ma il povero Gennaro avrebbe mai trovato qualcuno più scemo di lui da fare fesso?

     

    Due esilaranti storie d’attualità che ironizzano su un’umanità talmente realistica quanto grottesca, sottolineando le innumerevoli peripezie che coinvolgono i tanti semplici individui sedotti dal mito odierno di DIVENTARE RICCHI E FAMOSI!!!!!!

     

    NB: ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO.

     

    Dello stesso autore: “Storie Pazzesche e qualcuna (quasi) Normale” e “Il Reddito di Cittadinanza Demoniaco”.

  • Il rosa pesca secondo Pantone: Peach Fuzz è il colore del 2024

    Un armonioso incrocio tra il rosa antico e l’arancio: è il Peach Fuzz, il colore scelto da  Pantone per le tendenze moda e design 2024. Toosh, noto brand di stole e sciarpe in cashmere, abbraccia il nuovo colore e presenta le sue proposte, in linea con il nuovo trend dell’anno.

    toosh logo

    Milano, febbraio 2024 – È il colore del 2024, una risposta semplice e raffinata al bisogno di calma e serenità che abbiamo tutti: si tratta di Peach Fuzz 13-1023. Ma di che colore stiamo parlando? Peach Fuzz 13-1023 è una tonalità pesca delicata e gentile, un colore dall’aria vintage ma dal tocco moderno. 

    Tra le realtà che sono pronte a incorporarlo all’interno del loro catalogo, c’è Toosh, eccellenza del made in Italy specializzata nella produzione di capi in cashmere che riproducono l’antico shahtoosh indiano con tecniche brevettate, innovative ed ecosostenibili. Anche Toosh veste Peach Fuzz quest’anno proponendo alcuni capi ispirati al pantone 2024. Ecco quali: 

    • Stola in cashmere light Esplosione di colore: in cashmere extrafine, si riconosce subito per la stampa di un’opera dell’artista Alice Rabbi. Il disegno si estende su una base che esplode di colori, dal rosa al fucsia, e dal giallo all’arancio.
    • Stola in cashmere light Rosa Cipria: la sua leggerezza la rende un capo davvero speciale e versatile, elegante se abbinata a un abito da cerimonia, più sportiva se annodata al collo.
    • Stola in cashmere rosa cipria: realizzata riproducendo fedelmente l’antico shahtoosh indiano, valorizza qualsiasi incarnato grazie alle sue tonalità raffinate.
    • Pullover V Over Manica Lunga: perfetto per affrontare con comfort e morbidezza la stagione più fredda dell’anno, un grande classico in caldo e avvolgente cashmere.
    • Camicia Diane in seta e stampa arancio: un capo versatile e in seta, perfetto alla mattina come alla sera, con divertenti maniche a palloncino.
    • Camicia classica in seta: un must have per la moda femminile milanese, una camicia in seta stretch professionale e confortevole, perfetta per giornate intense, da indossare in ufficio e a cena fuori.

    Per scoprire tutte le ispirazioni di Toosh per il 2024 è sempre possibile visitare lo shop online del brand o recarsi nel loro showroom milanese per un’esperienza sartoriale davvero unica.

  • Grande successo per le mostre personali inaugurate da Salvo Nugnes e tanti ospiti vip alla Milano Art Gallery

    La storica Milano Art Gallery, spazio espositivo con quasi 60 anni di storia dove hanno esposto e dialogato i principali artisti ed intellettuali contemporanei, ha ospitato le mostre personali di cinque talentuosi artisti che hanno inaugurato domenica 18 febbraio con grande successo di pubblico, stampa e critica.

    Il curatore delle esposizioni, nonché direttore della Galleria, è Salvo Nugnes, scrittore e reporter, già curatore di Biennale Milano, delle mostre del Festival di Spoleto, Pro Biennale di Venezia e già manager di personalità dell’arte e della cultura, tra cui Silvana Giacobini, Vittorio Sgarbi, Katia Ricciarelli, Amanda Lear e gli indimenticabili Margherita Hack e Francesco Alberoni.

    Insieme a lui hanno presenziato all’evento Giada Eva Elisa Tarantino, storica dell’arte, Cristina Cattaneo, scrittrice e psicologa, Andrea Biandrino, giornalista televisivo, Tiziana Polimeno, Event Manager, Enrico Carazzato, creativo delle celebrity, la giornalista Maddalena Baldini e diversi altri.

    Gli artisti in mostra sono: Anna Actis Caporale, che rappresenta i suoi viaggi interiori ed esteriori. Guardando le sue opere è come affacciarsi ad una finestra sul mondo, aperta ad accogliere suggestioni, impressioni visive e luminosità. La luce circonfonde di atmosfere, impregna la tela di emanazioni, che alla fedele realtà conferiscono spontaneamente aspetto di apparizione e di magia; Ekaterina Ramishvili, artista eclettica in grado di esprimere se stessa attraverso una moltitudine di colori e forme. Dalla fotografia più descrittiva a opere astratte, alla stampa su cuscini, le opere sono una esplosione di energia e sensibilità che arriva in toto all’osservatore; Fabio Recchia, con grande delicatezza e maestria, attraverso immagini e parole, il talentuoso artista riesce sempre a infondere alle sue opere tutte le sensazioni provate, restituendo, così, all’osservatore autentiche emozioni. Il risultato sono dei lavori capaci di portarci a pensieri sereni e rasserenanti che ci ricordano quanto sia straordinaria la vita; Arduino Rossi, il cui veicolo emozionale è il colore. Il colore come valore simbolico dell’opera, come stimolo visivo e fonte di luce, che rigenera l’animo comunicando attraverso la vibrazione cromatica all’intimità dell’osservatore, entrando in risonanza con i suoi sentimenti; Maria Teresa Vittone, che partendo da una ricerca personale ha l’obiettivo di sprigionare e dar forma a tutta l’energia insita nel materiale che plasma. Le sue sculture, così, diventano espressione del suo proprio Io, completamente libere da qualsiasi vincolo, realizzando delle opere di magnetica e irresistibile bellezza.

  • Esce Via Don Minzoni n6, il film di Andrea Cacigli

    Il film “Via Don Minzoni n.6“, diretto da Andrea Caciagli e distribuito da Emerafilm con produzione di 8 Production,  interpretato da Francesco Gaudiello. Andrea, un giovane di 28 anni, si trova ad affrontare l’ultima notte nella casa dove è cresciuto, situata in Via Don Minzoni n.6, dopo la scomparsa della nonna e la vendita della casa stessa.

    Nel corso di quest’ultima notte, Andrea si immerge nei ricordi legati alla casa e alla sua infanzia, cercando una misteriosa scatola blu contenente qualcosa di molto prezioso per lui. Accompagnato dai suoi amici d’infanzia, decide di trascorrere l’ultima serata giocando a poker, una tradizione che ha segnato la loro adolescenza e che termina con la vendita della casa.

    Il film, selezionato in diversi festival cinematografici tra cui il Florence International Film Festival, l’Ostia International Film Festival e il Rome Indie Film Festival, si svolge interamente nelle 24 ore precedenti alla partenza di Andrea dalla casa che ha segnato la sua vita. La vendita della casa diventa così un’opportunità per il protagonista di rielaborare i suoi ricordi e di affrontare il cambiamento imminente nella sua vita.

    Andrea Caciagli, regista del film, ha tratto ispirazione dalla propria esperienza personale, trovandosi costretto a lasciare la casa di famiglia dopo la morte della nonna. Attraverso il film, Caciagli esplora il tema del distacco dall’infanzia e del passaggio a una nuova fase della vita, utilizzando la casa come simbolo di continuità e cambiamento.

    La fotografia del film, curata da Luca Galasso, si concentra sui dettagli e sugli oggetti della casa, creando un’atmosfera intima e suggestiva che riflette il viaggio emotivo del protagonista. Il cast include anche Lia Grieco, Mirko Risaliti, Irene Battaglia, Giusi Merli, Paolo Fratini, Carolina Pezzini, Federico Carchedi, Bruna Orlando e Andrea Butelli, che contribuiscono a delineare i legami affettivi e le dinamiche relazionali dei personaggi.

    Attraverso uno sguardo misurato e una narrazione delicata, il film esplora il significato della perdita, del ricordo e del cambiamento, offrendo al pubblico un’opportunità per riflettere sulle proprie esperienze di crescita e di trasformazione.

  • Daniel Mannini si racconta nell’essenza precipua della sua fervida vocazione artistica

    Pittore per autentica vocazione e per autentico slancio creativo vibrante e fremente, incalzante e pulsante, Daniel Mannini è un esempio davvero molto positivo di come l’ispirazione si possa tenere sempre ben nutrita e alimentata e possa essere ben sostenuta e supportata da un fertile e fecondo apparato e impianto di fattori, che coesistono e convivono assieme in impeccabile armonia di equilibrio e si sorreggono l’uno con l’altro bilanciandosi in perfetta corresponsione e corrispondenza. Ho voluto entrare nel merito del suo percorso di ricerca intavolando una formula mirata di approfondimento con domande a largo raggio, che offrono e consentono una vasta scala di condivisione di pensiero da parte di Daniel e permettono di comprendere gli step basilari e i passaggi principali della sua naturale e innata propensione creativa. Il sito personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .

    D: Guardando indietro ai tuoi cosiddetti esordi pittorici iniziali quale è stato in assoluto il motore trainante di incipit che ancora oggi ti guida e ti accompagna?
    R: Nonostante la mutazione avvenuta nello stile pittorico, il motore trainante è la motivazione nel riuscire, un giorno, a poter dedicarmi completamente a questa arte che è la pittura. Avere ogni giorno il tempo per continuare ad evolvermi come pittore e non avere altro tipo di occupazione durante la giornata. Questo sentimento di traino è accompagnato dalla perseveranza e curiosità che stimola la mia creatività e permette di avere quella incoscienza che mi accompagna nella fase di ricerca nella realizzazione dell’idea che ho in mente. Come ultimo ma fondamentale, la passione è in assoluto il componente che deve accompagnare in tutto questo e bisogna prenderne cura nel nutrirla di motivazioni e stimoli.

    D: In quale misura sei influenzato dalla fantasia immaginaria e dallo spirito di inventiva e come influiscono sul tuo stimolo di ispirazione?
    R: Sono sempre stato un ragazzo che purtroppo con la fantasia ha sempre avuto un problema, essendo molto realista guardavo l’arte come una documentazione della realtà e meno dal punto di vista simbolico o fantasioso. Con il tempo la curiosità di capire realtà lontane dalla mia concezione, mi ha permesso di sviluppare un mio modo di esprimere, provando ad approcciarmi alla pittura nel modo più naturale, per poi arrivare fino ai dipinti di oggi. Quello che sono riuscito a coniugare sono queste due fasi, infatti la mia fantasia ha uno sviluppo di ricerca su immagini e soggetti di opere d’arte maggiormente, per trasmettere un espressione della realtà o di citazione in un insieme di fasi creative, dal disegno su carta da bambino fino alla tela, che si uniscono.

    D: In quale contesto preferisci posizionarti mentre dipingi e perché? Hai mai provato a dipingere all’aperto o comunque ti piacerebbe farlo? Dove in particolare e perché?
    R: Come si è evoluta la mia espressione pittorica, anche il modo di realizzare i miei dipinti è cambiato. Nella fase astratta, la tela era distesa su un piano e dipinta a pennello o spatola, cosa che ancora oggi faccio. Successivamente veniva distesa a terra e l’azione della sgocciolatura veniva realizzata girando intorno al quadro, per avere un totale controllo del dipinto e viceversa e immergermi completamente. Adesso la maggior parte della realizzazione viene eseguita in verticale sul cavalletto, e questo mi ha dato occasione di avere un nuovo approccio di esecuzione, dove la pennellata e il controllo del segno assumono una nuova linfa. L’esperienza della pittura all’aperto non l’ho mai affrontata e non ne ho mai avuto la curiosità, perché quando sono fuori preferisco assaporare il tutto di quello che può ispirarmi e poi dedicarmi alla pittura all’interno di una stanza. Attualmente non ho uno studio e il tutto viene eseguito in camera, però se ci sarà occasione l’idea sarebbe quella di avere uno spazio mio, dove anche i dipinti stessi abbiano un loro luogo di custodia. Dipingere al chiuso è come essere in un habitat naturale e posso gestire meglio il tutto, facendomi accompagnare da musica o documentari, anche artistici, come sottofondo. Questo per avere la dedizione giusta e immedesimarmi nel soggetto che dipingo.

  • Il pittore Daniel Mannini approfondisce il suo punto di vista sul concetto saliente di arte sacra e religiosa

    L’arte sacra e religiosa conserva e custodisce in sé quei valori distintivi peculiari, che la rendono da sempre intrisa di fascino ammaliante e bellezza suprema e racchiude tutta una commistione visionaria di pregnante suggestione emotiva e spirituale. Senza ombra di dubbio costituisce uno dei pilastri, che sorreggono la grande storia dell’arte universale ed è destinata a rimanere tale anche in futuro, rappresentando un’immagine molto edificante della rievocazione artistica ed ergendosi a vessillo di elevazione oltre l’aspetto formale e la dimensione estetica a sé stante. L’Italia, Paese della grande bellezza artistica e culturale, possiede un’illustre storia connessa alla tradizione artistica sacra e religiosa e ne nobilita alla portata all’interno in primis delle chiese e dei contesti ad esse collegati. Le chiese italiane sono dei veri e propri mausolei dell’arte universale e offrono a tutti, ovviamente incluso anche gli atei non credenti e gli agnostici, la possibilità di assecondare la passione e l’amore per il senso artistico di pregio, avendo un circuito preziosissimo di opere superlative, che inneggiano alla grande bellezza assoluta. Ritengo, che sia molto importante evidenziare questo aspetto e questa componente, che spesso purtroppo non viene considerata e anzi talvolta addirittura viene dimenticata con trascuratezza. Siamo invece tutti quanti nella possibilità (peraltro a titolo gratuito) di avere a disposizione un autentico scrigno di tesori favolosi e straordinari, che sono collocati proprio dentro le nostre chiese e che si offrono in tutto il loro magnetismo unico e speciale. Ho pertanto voluto approfondire questo argomento con il giovane artista Daniel Mannini, che ha una proiezione creativa moderna e anticonformista, ma al contempo sempre rispettosa di ciò, che l’arte antica ha tramandato e perpetrato fino ai giorni nostri. Il sito personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .

    D: Abitando nel contesto territoriale di una città assolutamente spettacolare a livello artistico come Firenze, in quale chiesa trovi maggiore afflato di stimolo nella contemplazione delle opere d’arte a tema sacro e religioso e perché?
    R: Firenze ha una grande vastità di scelta che comunque è sempre unica, ma uno dei momenti in cui ho provato una grande ammirazione è stato durante la visita della Chiesa di Santa Maria del Fiore, ovvero il Duomo di Firenze. Chi ha avuto modo di vederla dall’esterno, ha potuto ammirare la facciata con le sue innumerevoli illustrazioni scultoree, il campanile di Giotto e la cupola nella parte posteriore. Già la struttura in sé è una sacralità di monumento. Lo stupore è nato quando ho visto la decorazione interna della cupola, l’affresco del Giudizio Universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari, nella sua pienezza e potenza, in particolare per la presenza di tante figure e per la prevalenza del colore azzurro del cielo, che è una sorta di magnete per gli occhi e trasmette un ampiezza maggiore rispetto allo spazio. Oltre al Duomo, ogni chiesa o contesto del luogo fiorentino è ricco d’ispirazione e di contemplazione.

    D: Quale è l’opera d’arte scultorea a tema sacro e religioso del genio Michelangelo che ti colpisce di più e perché?
    R: In assoluto, l’opera scultorea sacra che mi ha più colpito del maestro Michelangelo è La Pietà, perché quello che continua a colpirmi tuttora è la posizione dei corpi, che trasmettono una normale naturalezza del movimento con la sua spontaneità. Credo che sia una delle sculture più importanti. Essa si avvicina molto al popolo, raggiungendo un livello equo con le persone comuni nonostante la sua sacralità per i personaggi raffigurati. La scultura è un campo artistico che ho avuto modo di testare solo come materia di studio alle superiori, ma non ha mai suscitato qualcosa in me; però apprezzo molto il lavoro dietro ad un opera realizzata con questa tecnica. Mi piace riportare queste tipo di figure all’interno di un dipinto, perché mi permette la loro riproduzione e l’opportunità di inserirle in un nuovo contesto e con una nuova forma.

    D: In che modo pensi che l’arte sacra e religiosa possa essere un punto di riferimento e di richiamo positivo nelle prospettive moderne di impronta non convenzionale e tendenzialmente scevre da elementi e componenti affini e inclini alla dinamica evocativa tipica della sacralità?
    R: La figura per l’arte sacra ha sicuramente una sua importanza all’interno della storia dell’arte, oltre che come simbolo sacro anche come testimonianza degli eventi e delle persone che ne hanno fatto parte. D’altro canto, prendere come riferimento un soggetto sacro e dare una propria interpretazione, può solamente creare un nuovo punto di vista e ricondurla all’opera originale. Creare un passaparola tra generazioni attraverso un nuovo linguaggio, per non dire contemporaneo. In questo non ci vedo niente di male, anzi l’idea di provare a riprodurre o rielaborare un tale soggetto credo che sia anche una prova per l’artista stesso, in cui non è importante emulare ma tirare fuori il meglio da quello che ha dentro. Una motivazione che permette di fare quel piccolo passo per avvicinarci alla risposta. Nel mio percorso non ho affrontato tematiche sacre o religiose, anche perché personalmente sono fedele in quello che creo, e anche se fossero presenti, esse non sono affini a quel contesto di fede e credenza di una religione.

  • “Mari Contrapposti: Orizzonti”, mostra bipersonale degli artisti Pietro Faggin e Rodrick Dixon Gently

    Presentazione e organizzazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 24 Febbraio ore 17:00

    La mostra bipersonale “Mari Contrapposti: Orizzonti”, dei pittori Pietro Faggin e Rodrick Dixon Gently rappresenta il primo evento artistico di un progetto ideato e promosso dall’Associazione Culturale Cubanordest di Padova, dedicato alle arti figurative e che si propone di creare un confronto, a scopo di conoscenza, fra due popoli, esperienze e tradizioni apparentemente così distanti, ma che simbolicamente il mare unisce: il Mar dei Caraibi e il Mar Mediterraneo.

    Alla scoperta delle differenze e di quelle concordanze che possono unire due etnie grazie ad un patrimonio comune di affinità, in questa mostra viene affrontato un parallelo fra le due personalità artistiche, a prima vista divergenti eppure per alcuni tratti assimilabili, al fine di esplorarne la storia e l’esperienza per evincerne il messaggio.

    La forza delle cromie e l’incisività del segno, la mobilità della superficie pittorica, la passione descrittiva, sono alcune delle caratteristiche comuni ai due artisti, che l’esposizione in oggetto si propone di analizzare.

    Singolare la presenza, in entrambi gli autori, di una caratteristica intuitiva singolare e soprannaturale, che si fonda sugli elementi del quotidiano, snodandosi attraverso trame lineari e cromatiche, per costruire storie edificanti intrise di un alone magico, misterioso e mistico.

    Pietro Faggin, è nato il 14 Maggio 1942 a Padova. Artista autodidatta, è stato seguito ed apprezzato dal Maestro Riccardo Galuppo (il pittore senza mani). E’ deceduto nella sua città natale il 7 Novembre 2008. Rimane nella memoria di molti come “L’Anima di Padova”.

    Ha partecipato a numerose mostre collettive ricevendo apprezzamento da parte di ben più noti artisti. Le sue opere ad olio su tela, su legno, su ceramica, sono volte a rappresentare la realtà che lo circondava: la sua città, la campagna, la laguna e le montagne venete.

    Il suo sguardo si rivolgeva a scorci tipici di Padova: ne costruiva un puzzle unendo fantasia e realtà. Oppure osservava per ore le isole che formano la laguna veneta traendone ispirazione: i colori vividi hanno il profumo del mare.

    Si è dedicato anche alla realizzazione di alcune sculture da materiali recuperati dal mare o scarti edili.

    Rodrick Dixon Gently è nato l’11 Marzo 1953 a Vertientes (Cuba). Si è laureato presso la Scuola Provinciale d’Arte di Camaguey nel 1972 e nel 1982 si è specializzato in pittura, scultura e disegno presso la Scuola Nazionale d’Arte. E’ stato professore presso L’Accademia delle Arti di Camaguey e realizza le sue opere nello studio di Vertientes.

    Ha realizzato 22 esposizioni personali ed ha partecipato a 40 mostre collettive.

    Lo stile è molto personale: nelle sue opere sono presenti elementi pop e naif. I colori che utilizza portano a realizzare dipinti allegri e luminosi. D’altra parte, l’invenzione di diversi personaggi offre al pubblico la possibilità di vedere la magica atmosfera dei meravigliosi e veri Caraibi.

    11.02.2024 Maria Palladino

    Mostra in collaborazione con la Galleria Città di Padova

    Galleria Città di Padova, Vicolo Santa Margherita 2 (angolo con Via San Francesco), 35121 Padova (PD).

    La mostra resterà visitabile fino al 9 Marzo.

    Orari di apertura: 16:00 – 19:15. Chiuso Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

    Galleria Città di Padova: 3403230490 [email protected]

  • Pieranunzi e il Trio Orchestra sul palco del Teatro Salieri

     

    Nel suggestivo scenario del Teatro Salieri, il prossimo 23 febbraio, si esibirà Enrico Pieranunzi insieme al Trio Orchestra nel coinvolgente progetto musicale intitolato “Blues & Bach: The Music of John Lewis“. In questo straordinario evento, Pieranunzi, accompagnato da Luca Bulgarelli al basso, Mauro Beggio alla batteria e la direzione del Maestro Michele Corcella con l’Orchestra Filarmonica Italiana, esplorerà il vasto e affascinante repertorio creato da John Lewis.

    John Lewis, compositore e pianista afroamericano, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica con il suo Modern Jazz Quartet, coniugando audacemente le forme della musica classica con l’improvvisazione e l’anima del jazz. Il concerto sarà un viaggio emozionante attraverso le composizioni di Lewis, ricche di suggestioni che spaziano dalle melodie ispirate alla cultura rinascimentale e barocca fino al vibrante blues.

    Il repertorio includerà brani iconici come “Django”, un omaggio al leggendario chitarrista Django Reinhardt, e “Blues in A Minor”, caratterizzato da una dinamica struggente. Ogni brano sarà preceduto da un preludio appositamente composto da Michele Corcella, arricchendo ulteriormente l’esperienza musicale.

    La musica di Lewis incarna l’incontro armonioso tra due mondi simbolici, quello del jazz e quello della musica classica, creando una “third stream” che abbatte i confini tra i generi e offre agli ascoltatori un’esperienza sonora unica e coinvolgente.

    L’evento non solo celebra il genio musicale di John Lewis, ma riflette anche sull’importanza della creatività e dell’apertura mentale nel mondo della musica. È un’opportunità per gli spettatori di immergersi in un universo sonoro ricco di sfumature e di lasciarsi trasportare dalla magia della musica.

    Per ulteriori informazioni e per l’acquisto dei biglietti, si può visitare il sito web del Teatro Salieri: teatrosalieri.it.

    Sarà una serata indimenticabile, colma di emozioni e di straordinaria bellezza musicale. Non mancate!

  • Dreams Hotel, il nuovo romanzo di Raffaella Dellea

    “Dreams Hotel” di Raffaella Dellea è un incantevole romanzo di genere romance che riesce a catturare il cuore dei lettori attraverso una storia semplice, ma ricca di emozioni e significati profondi.

    Ma Dreams Hotel si eleva al di là dei canoni del semplice romance, regalando ai lettori un mix di emozioni che vanno dalla felicità alla rivalsa, passando per l’empatia nei confronti delle protagoniste.

     

    La sinossi

     

    Finalmente, dopo anni di assenza, sono tornata al Dreams Hotel.

    Una misteriosa telefonata di mia sorella Hope mi ha spinto a fare questo viaggio, lasciando Parigi alle spalle.

    Appena ho varcato la soglia dell’hotel, ho sentito un brivido di emozione percorrere la mia spina dorsale. La bellezza di questo luogo è rimasta intatta nel corso degli anni, come se il tempo si fosse fermato per preservare la sua magia.

    Non posso fare a meno di pensare a quanto sia fortunata ad avere questo luogo magico come rifugio, un’oasi di felicità.

    Per non parlare dell’accoglienza calorosa della mitica Zia Margaret. Il suo sorriso luminoso e gli occhi scintillanti di gioia mi hanno fatto sentire subito a casa. Come un angelo custode, lei sa esattamente di cosa ho bisogno in questo momento. Il suo affetto e la sua presenza amorevole mi riempiono di calore e mi fanno sentire amata e accolta.

    E così, mentre mi immergo in questa atmosfera coinvolgente, sento che un nuovo capitolo della mia vita sta per iniziare. Qui, al Dreams Hotel, ho la sensazione che tutto sia possibile.

     

    Raffaella (Lella) Dellea, biografia

     

    Nata a Luino, sulle sponde del lago maggiore, è cresciuta in un piccolo comune dei dintorni.

    Ad oggi vive nei pressi di Varese con il marito e i due figli.

    Si dedica al volontariato e ama leggere e scrivere da quando ne ha memoria.

    Curiosa, eclettica e multipotenziale concilia la sua anima razionale con una più sensibile e creativa.

    Ama definirsi “Una donna normale con sogni speciali” e per questo oltre ad un lavoro full time, la famiglia e un’attività da freelence dedicata a formazione e crescita personale, scrive. Lo fa per passione, per il desiderio di vivere e regalare emozioni.

    Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo: “Con l’Africa nel Cuore”, seguito da “Conquiste” nel 2021, oltre ad una serie di testi brevi.

    Nel 2024 ha deciso di condividere con i suoi amati lettori Dreams Hotel.

     

    Il romanzo Dreams Hotel dell’autrice Raffaella Dellea è disponibile su Amazon Kindle Publishing, ad un prezzo promozionale per il mese di febbraio!

    Link per l’acquisto: https://amzn.to/3um2vF9

    Il confronto e la condivisione sono per l’autrice una grande gioia e risponde personalmente a chi la contatta tramite email ([email protected]) o sul suo profilo instagram @raffaelladellea_writer.

    Siete invitati anche ad iscrivervi al gruppo WhatsApp “Dreams Hotel”, per essere sempre aggiornati.

  • Il Golfo dei Poeti – A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro

    “Il Golfo dei Poeti – A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro” è un invito a immergersi nella magia di un angolo unico della Liguria.

    Lerici, San Terenzo e Tellaro sono tesori nascosti lungo la costa del Golfo dei Poeti.

    Le pagine di questo libro vi condurranno per mano attraverso vicoli acciottolati, porticati antichi e lungomari incantevoli.

    Esplorando gli scorci panoramici che hanno ispirato le opere di poeti del calibro di Percy Bysshe Shelley e Lord Byron, avventurandosi in un viaggio che abbraccia la ricchezza culturale di queste terre bagnate dal mare Ligure.

    Sinossi del libro Il Golfo dei Poeti – A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro

    Benvenuti nel cuore incantevole del Golfo dei Poeti, dove il mare azzurro si sposa con i pittoreschi borghi di Lerici, San Terenzo e Tellaro.
    Questa guida è scritta con amore da chi chiama questo angolo di paradiso la propria casa, offrendo ai visitatori uno sguardo privilegiato e autentico.
    Attraverso le pagine di questo libro, viaggerete per gli stretti carugi di Lerici, ammirando il castello che domina il paesaggio e le sue spiagge tranquille che invitano al relax.
    San Terenzo, con la sua elegante passeggiata sul lungomare e la spiaggia dorata, vi accoglierà con il suo fascino senza tempo.
    L’avventura continua a Tellaro, un borgo incastonato tra le rocce, dove il tempo sembra essersi fermato.
    Scoprirete gli angoli segreti di queste località, i vicoli suggestivi e i percorsi panoramici per fare trekking sul Golfo.

    Le foto scattate da Ruggero Morisco aggiungono un tocco di poesia visiva a ogni pagina, catturando la bellezza intrinseca di questo luogo magico.
    Le sue immagini trasmettono l’anima e lo spirito del Golfo dei Poeti, trasportando i lettori in un viaggio visivo indimenticabile.
    Se siete alla ricerca di una guida autentica e appassionata per esplorare il Golfo dei Poeti, questo libro vi condurrà in un viaggio coinvolgente, offrendovi una prospettiva locale che renderà la vostra visita un’esperienza indimenticabile.

    Sara Bontempi, biografia dell’autrice

     Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979, attualmente vive in Liguria, nel Golfo dei Poeti.

    Sposata con Ruggero, il fotografo del libro, con cui gestisce il travel blog Iris e Periplo Travel, dove condividono la loro passione per i viaggi.

    Lavora come promoter editoriale, offrendo servizi e promozione ad autori e artisti.

    Il suo racconto “Sugamo, la Tokyo dei pensionati” è stato scelto per la raccolta “Giappone Desire – Letture per innamorarsi del Sol Levante” (2023) pubblicato da Idrovolante Edizioni.

    Un altro suo racconto è stato scelto e pubblicato nell’antologia Racconti Vol.3 Alcova Letteraria Quarta Edizione (2023).

    Il bacio sulla fronte” (2023) è il suo primo romanzo, scritto con il cuore e i bei ricordi dei tempi andati.

    Presente al Salone del Libro di Torino 2024 per il firmacopie del romanzo, presso lo stand della casa editrice.

    Ha pubblicato il libro di ricette “Cucina senza frontiere: Viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio” (2024) in self publishing.

     

    “Il libro Golfo dei Poeti, a spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro”, scritto da Sara Bontempi con le foto di Ruggero Morisco, è un Independently published di Amazon.

    Link d’acquisto: https://amzn.to/3SaiOhh

     

  • Cucina senza frontiere: viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio

    Cucina senza frontiere: viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio vi invita a esplorare sapori deliziosi del mondo.

    Offre infatti, una vasta gamma di ricette pensate per accontentare il palato di chi ha esigenze alimentari specifiche.

    Con questa raccolta di ricette, scoprirete come la cucina senza glutine e senza lattosio possa essere appagante, varia e incredibilmente gustosa.
    Ogni pagina del libro è intrisa di tradizioni culinarie provenienti da diverse parti del mondo, reinterpretate per celiaci e intolleranti al lattosio, senza compromessi sul sapore.

     

    Sinossi

     

    Immergiti in un viaggio culinario senza confini con ‘Cucine senza frontiere: Viaggio Gastronomico senza Glutine e senza Lattosio‘.
    In questo libro, scoprirai un mondo di sapori provenienti dai quattro angoli della terra, reinterpretati in chiave gluten free.
    La celiachia non sarà mai più un limite, ma un’opportunità per esplorare nuovi piatti, gusti e tradizioni.
    Dalla dolcezza irresistibile dei brownies agli avvolgenti involtini primavera, dalla tradizionale moussaka greca ai deliziosi onigiri giapponesi, ogni ricetta è pensata per deliziare il palato senza rinunciare alla sicurezza di ingredienti adatti a chi segue una dieta senza glutine e lattosio.
    Un invito a sperimentare, gustare e godere di un mondo di possibilità culinarie, senza compromessi.

     

    Sara Bontempi, biografia dell’autrice

     

    Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979, attualmente vive in Liguria, nel Golfo dei Poeti.

    Sposata con Ruggero, con cui gestisce il travel blog Iris e Periplo Travel, dove condividono la loro passione per i viaggi.

    Lavora come promoter editoriale, offrendo servizi e promozione ad autori e artisti.

    Il suo racconto “Sugamo, la Tokyo dei pensionati” è stato scelto per la raccolta “Giappone Desire – Letture per innamorarsi del Sol Levante” (2023) pubblicato da Idrovolante Edizioni.

    Un altro suo racconto è stato scelto e pubblicato nell’antologia Racconti Vol.3 Alcova Letteraria Quarta Edizione (2023).

    Ha pubblicato il libro “Golfo dei Poeti, a spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro” (2023) in self publishing.

    Il bacio sulla fronte” (2023) è il suo primo romanzo, scritto con il cuore e i bei ricordi dei tempi andati.

    Presente al Salone del Libro di Torino 2024 per il firmacopie del romanzo, presso lo stand della casa editrice.

    Ha pubblicato il libro “Golfo dei Poeti, a spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro” (2023) in self publishing.

     

    Il libro “Cucina senza frontiere: viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio”, scritto da Sara Bontempi, è un Independently published di Amazon.

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  • I ricordi con i nonni nel libro Il bacio sulla fronte di Sara Bontempi

    Il bacio sulla fronte è un romanzo breve che narra delle domeniche trascorse dai nonni durante gli anni Ottanta e Novanta, un periodo in cui la domenica era ancora considerata un giorno di riposo interamente dedicato alla famiglia.
    La storia si svolge nel contesto di una famiglia numerosa che ogni domenica mattina si riunisce presso il Capannone, il soprannome affettuoso per la casa dei nonni, immersa nei boschi.

    L’autrice raccoglie le storie e gli aneddoti di queste domeniche straordinarie in questo libro, con l’obiettivo di preservarle e condividerle con chi non crede che un periodo così meraviglioso, senza smartphone o Netflix, sia mai esistito.

    Il fulcro della storia è il rituale affettuoso tra nipoti e nonni, in particolare il bacio sulla fronte ricevuto dal nonno Pasquale. Questo gesto intimo e memorabile diventa un simbolo indelebile dell’infanzia dei nipoti, un legame che li accompagnerà per sempre.

    Con la prefazione della scrittrice e giornalista Daniela Merola, lasciatevi emozionare da un luogo e da persone che non hanno mai dimenticato la forza della famiglia.

    “Subito dopo andavamo a cercare il nonno Pasquale per salutarlo e ricevere il suo bacio sulla fronte, sicuramente il più intimo e memorabile che ricorderemo tutti noi nipoti per sempre, e che ci ha accompagnato per tutta la nostra infanzia.” 

    L’autrice

    Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979, attualmente vive in Liguria, nel Golfo dei Poeti.
    Sposata con Ruggero, con cui gestisce il travel blog Iris e Periplo Travel, dove condividono la loro passione per i viaggi.
    Lavora come promoter editoriale, offrendo servizi e promozione ad autori e artisti.

    Il suo racconto “Sugamo, la Tokyo dei pensionati” è stato scelto per la raccolta “Giappone Desire – Letture per innamorarsi del Sol Levante” (2023) pubblicato da Idrovolante Edizioni.

    Un altro racconto è stato scelto e pubblicato nell’antologia Racconti Vol.3 Alcova Letteraria Quarta Edizione (2023).

    Ha pubblicato la guida “Golfo dei Poeti, a spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro” (2023) e il libro di ricette “Cucina senza frontiere: Viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio” (2024) in self publishing.

    “Il bacio sulla fronte” (2023) è il suo primo romanzo, scritto con il cuore e i bei ricordi dei tempi andati.

    Sito web dell’autrice: https://sarabontempiautrice.wordpress.com/

    Pagina Facebook: https://www.facebook.com/ilbaciosullafronte

     

    L’autrice sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino 2024 per il firmacopie del romanzo, presso lo stand della casa editrice LFA Publisher.

    Link d’acquisto Amazon: https://amzn.to/46wsbM6

  • Daniel Mannini ci svela i capisaldi della sua arte pittorica

    Iniziato da poco il nuovo anno è sempre funzionale e costruttivo alimentare e rinvigorire concetti basilari e primari, che fanno da radici di fondamento solide e robuste a quel fremente e vibrante input artistico di slancio trainante necessario e indispensabile per ogni creativo. La vocazione artistica è come una sorgente, che nasce e sgorga in maniera spontanea e naturale attraverso la sintonia coesa di una serie di fattori dominanti e determinanti per sviluppare in modo positivo e propositivo il talento innato e accentuare quelle doti virtuose di autentica creatività, che sono potenzialmente racchiuse nell’animo di chi possiede tale preziosa vocazione e vuole trasformarla in dedizione reale e concreta, intraprendendo un cammino, che diventa di rimando anche un percorso di crescita esistenziale e di progresso interiore e introspettivo. La mente e il cuore sospinti da questa energia propulsiva procedono all’unisono e in perfetta congiunzione di collante spirituale. Così nasce l’arte vera missione-vocazione, che tutto sostiene e custodisce al suo interno e che diventa quella ragione di vita e quella motivazione imprescindibile senza la quale non è possibile stare e di cui non si può assolutamente fare a meno. Chi trova nell’arte questo paradigma di guida frutto di una meravigliosa commistione avrà sempre quell’emozione pura e quella capacità di sorprendersi e di sorprendere nel raccontare e nel raccontarsi attraverso il proprio operato, senza filtri, senza riserve, senza condizionamenti, restando sempre e comunque fedele a se stesso, ai propri valori e ideali supremi, ai propri principi irrinunciabili. Il sito web di Daniel Mannini www.danielmanniniart.it dimostra appieno la missione-vocazione e alla base del suo fare pittorico.

    D: La parola “ispirazione” quanto conta nella tua ricerca pittorica e perché?
    R: L’ispirazione è una componente fondamentale nella mia ricerca perché è continuamente ricca di stimoli per poter produrre i miei dipinti. Come per i progetti artistici in atto, quello che riporto è ispirarsi a dei soggetti, secondo una tematica, e contestualizzarli all’interno del processo creativo secondo la mia visione. Non è e non sarà mai un copiare gli altri, ma semplicemente esaltare l’artista o il tema trattato. Nella nostra contemporaneità, essendoci tante distrazioni date dal web e dall’utilizzo dei social, è possibile trovare motivi che possono portare a realizzare una propria espressione visiva, oltre che parlata. Come mi ha insegnato l’arte, o per quello che ho compreso, lasciare la propria testimonianza sotto qualsiasi forma espressiva è come segnare un punto in una linea del tempo, comprendendo anche il contesto in cui viene eseguita.

    D: La parola “aspirazione” che ruolo riveste nella tua ricerca pittorica e perché?
    R: Se ispirazione è una componente fondamentale, l’aspirazione è il motore che mi spinge a ritagliare degli spazi fuori dal mio orario lavorativo da poter dedicare a quello che mi piace di più fare, ovvero dipingere. Credo che sia importante anche questo aspetto per non perdere mai lo stimolo nel voler fare e raggiungere degli obiettivi personali. Non bisogna mai abbattersi, ma combattere per la propria indole, il vivere e fare quello che più ci piace. Non dover essere come il proprio mentore, ma capire come raggiungere tale livello. Questo aspetto non mi distrae da quella focalizzazione che è la disciplina della materia trattata. È chiaro che per raggiungere l’indipendenza e dedicarmi ogni giorno a tempo pieno, questa è l’unica strada percorribile.

    D: Un tuo commento sul concetto di stimolo motivazionale.
    R: Credo che lo stimolo motivazionale sia un concetto molto soggettivo. Nel mio caso l’azione della pittura è un’emozione che riporto in forma artistica, ma soprattutto è un ricercare di migliorarsi ad ogni nuovo dipinto, che una volta concluso, crea quella sensazione di poter fare ancora meglio. Questo è dovuto a un connubio tra ispirazione e aspirazione, che procedono come linee parallele e senza prevalere l’una sull’altra. Avere una motivazione può portare a delle scoperte a cui non si presta attenzione, ma che comunque fanno parte del proprio inconscio, e questo può venir fuori in qualsiasi momento. Esempio chiaro riguarda la mia produzione artistica, in cui la trasmissione di emozioni attraverso il colore e la materia hanno fatto spazio a un movimento più figurativo, ma che contiene una ricerca di messaggio. Questo è dovuto anche a un processo di cambiamento in atto, che ho percepito col tempo.

  • Daniel Mannini ci racconta la sua grande passione per i musei con il loro fascino irresistibile

    I musei sono contesti speciali, a cui nessuno è capace di restare indifferente e dimostrare distacco, perché sono i custodi simbolici di una storia e di una cultura, che ci appartiene e dalle quali possiamo sempre ricavare nuovi stimolanti incipit per rafforzare il nostro sapere e la nostra conoscenza e per trovare nuove chiavi di lettura del presente proiettandolo nel futuro e nel futuribile. Anche chi di solito non è avvezzo a frequentare gli ambiti museali e vi si reca sporadicamente, ogni volta rimane comunque colpito e affascinato, viene rapito e conquistato da questi ambienti magicamente ammalianti, che incantano e si lasciano permeare dalle nostre emozioni più recondite, dal pathos più inconscio, dal trasporto più intimo. Il pittore Daniel Mannini, talento emergente di notevole capacità creativa e di incalzante dinamismo sperimentale, è un grande estimatore appassionato dei musei e al loro interno ovviamente coglie anche interessanti spunti di ispirazione da intrecciare alla sua vivace prospettiva. I musei offrono un patrimonio di risorse inestimabile e inesauribile da cui gli artisti in generale possono trarre una fonte vitale di energia creativa, da trasferire nel proprio personale background e da filtrare insieme a quell’alchimia di componenti ed elementi, che fanno da propulsore potente per alimentare e incrementare la propria prospettiva visionaria. Daniel è certamente un esempio a modello molto positivo di questa favorevole sinergia, che scaturisce in primis dall’empatia verso il senso della scoperta e il desiderio di carpire e metabolizzare, accompagnati da una spiccata sensibilità ricettiva e percettiva. Ecco, perché ho pensato di intavolare un’intervista dedicata a questa tematica, che lui sente molto affine alla sua forma mentis. Il sito web personale di Daniel Mannini www.danielmanniniart.it accoglie la sua produzione e si presta a una formula di interazione molto piacevole.

    D: Raccontaci quando e come nasce questo tuo appassionato slancio verso i musei.
    R: La mia passione nasce durante gli studi di scuola superiore, quando oltre a studiare la storia dell’arte ci è stata data la possibilità di visitare alcuni musei. Concluso il periodo scolastico, ho iniziato a coltivare questa passione all’interno della mia vita quotidiana, quando la curiosità e la suggestione sono diventate una ricerca molto naturale, anche durante i periodi in cui non dipingevo. Ogni volta che ho modo di poter visitare qualche museo ho un grande entusiasmo, perché credo che sia semplicemente meraviglioso osservare testimonianze del tempo, immedesimarsi nell’artista e capire come ha fatto a realizzare tale opera d’arte, ammirarla quando la troviamo davanti ai nostri occhi. C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e questo mantiene vivo il mio animo e dona un senso al tutto.

    D: Qual è il contesto museale che hai visitato che ti ha trasmesso maggiore coinvolgimento e perché?
    R: Premettendo che ogni museo ha la sua bellezza e importanza, quello che mi ha colpito maggiormente sono stati gli Uffizi a Firenze, che ritengo, a mio avviso, una scuola di insegnamento, oltre che d’incanto, per la pittura. Anche se la mia esecuzione è diversa, rimane l’interesse nel capire come viene usato il pennello. Quello che mi ha coinvolto completamente è stata la Galleria dell’Accademia, sempre a Firenze, al cui interno troviamo la statua del David di Michelangelo. La prima volta che ho avuto modo di visitarla è stato incredibile, soprattutto per l’effetto che mi ha trasmesso: mi è venuta la pelle d’oca non appena ho visto la scultura dal fondo del corridoio. Questa sensazione, per quanto mi riguarda, è stata inaspettata: una figura scultorea potentissima che attrae gli occhi e non puoi far altro che ammirare ogni singolo dettaglio di questa opera monumentale realizzata da Michelangelo. Interessante è inoltre la serie di figure del non-finito “I Prigioni” dove l’immagine esce dal marmo.

    D: Quale museo che non hai mai ancora visitato vorresti vedere durante questo nuovo anno e perché?
    R: In questo anno vorrei visitare, appena avrò l’occasione, i Musei Vaticani e Villa Borghese a Roma, per la loro ricca quantità di opere e qualità storica e avere modo di vedere da vicino anche uno dei miei pittori preferiti in assoluto, Caravaggio, oltre a grandi maestri della scultura e della pittura stessa. Questo anche per cercare di apprendere quanto più possibile con gli occhi la realizzazione delle figure, visto il seguito che ha preso la mia fase produttiva. É sempre questa ricerca di stimoli che mi permette di mantenere l’interesse per la pittura in maniera del tutto viva. Inoltre vorrei visitare la Cappella Sansevero a Napoli, per ammirare le sculture che si trovano all’interno, soprattutto il “Cristo Velato” di Sanmartino, per osservare l’effetto del panneggio. Oltre che sulla pittura il mio interesse ricade anche sulla scultura, in parte credo anche per il discorso detto precedentemente. Ho una grande ammirazione per chi ha realizzato certi capolavori, capendo che anche loro erano persone come me e come tutti noi, capaci di trasferire nel linguaggio universale dell’arte la realtà e i sentimenti.

  • Un nuovo titolo di Luther Standing Bear in prima edizione italiana per la Mauna Kea

    La terra dell'Aquila maculata di Luther Standing Bear

    Continua l’opera di recupero della letteratura nativa americana da parte di una piccola casa editrice marchigiana.

    La mission è il recupero di grandi classici di famosi autori nativi americani mai tradotti in italiano.

    Mourning Dove, Zitkala-Sa, Luther Standing Bear, Charles Eastman e tanti altri in programmazione.

    Nonostante i molti appassionati degli Indiani d’America in Italia, i titoli scarseggiano.

    Non viene resa giustizia a una cultura che è non semplicemente affascinante nella sua diversità.

    Essa offre anche preziosi spunti storici, sociali, antropologici e che ha molto da insegnare, soprattutto nel paragone con la cultura “dominante” occidentale.

    La spinta trainante del progetto della Mauna Kea Edizioni, di San Benedetto del Tronto, è quella del direttore editoriale Raffaella Milandri.

    Giornalista e antropologa, attivista per i diritti dei Popoli Indigeni e membro onorario di due tribù di Nativi Americani.

    La Milandri è determinata a divulgare classici.

    Ma anche autori contemporanei e informazioni attuali, su un popolo che non è affatto scomparso, ma ha una realtà sociale, economica e politica in continua evoluzione.

    “Dopo assimilazione forzata e genocidio culturale, i Nativi Americani continuano a subire ancora la violenza dell’essere ignorati e falsificati nel loro passato e nel loro presente.

    La loro storia meriterebbe di essere studiata nelle scuole, anche per essere da esempio su come non dovrebbe essere trattata una cultura diversa”.

    Nella collana dedicata ai Nativi Americani, l’ultimo grande classico del Novecento in uscita in questi giorni è “La Terra dell’Aquila Maculata”, di Luther Standing Bear, capo Lakota.

    Standing Bear, Sicangu e Oglala Lakota, tornò alla riserva Sioux di Pine Ridge.

    Lo sgomento e la rabbia per le condizioni del suo popolo lo portarono alla stesura di questa opera dal titolo inglese Land of the Spotted Eagle.

    Qui ha descritto le usanze e le tradizioni dei Lakota, narrato l’organizzazione sociale e politica, della famiglia e della religione, e raccontato ricordi e aneddoti personali.

    Standing Bear commenta anche l’importanza delle culture e dei valori dei Nativi in America e il loro status nella società americana.

    È un’opera provocatoria e polemica, che testimonia quanto lo spirito dell’autore fosse disilluso e amareggiato nei confronti delle politiche del Governo statunitense verso i Nativi Americani.

    Un libro che piacerà, come altri della Mauna Kea, a chi ha apprezzato il recente film “Killers of the Flower Moon”.

    Nell’opera cinematograficam viene narrato uno degli episodi venuti alla luce in cui i Nativi subiscono abusi di ogni tipo, sempre causati dalla strenua lotta occidentale per soldi e potere.

  • Memoria e umanità dei Nativi Americani: Sulle orme della tradizione di Francesco Spagna

     

    Sulle orme della tradizione di Francesco Spagna

    Un nuovo libro sui Nativi Americani della Mauna Kea Edizioni, che ha la sua mission principale nella divulgazione di corrette informazioni su cultura, storia e attualità degli Indiani d’America.

    Qui il link: https://maunakeaedizioni.wordpress.com/2023/03/03/libri-catalogo-mauna-kea-edizioni/

    Francesco Spagna, che insegna da oltre vent’anni Antropologia Culturale all’Università di Padova, afferma:

    “Questo libro propone alcune riflessioni sulla relazione tra ‘noi’ e i popoli nativi nordamericani, con la consapevolezza della fascinazione che questi popoli hanno esercitato, dei crimini che su di loro sono stati perpetrati, e della straordinaria resistenza che essi hanno dimostrato. Grazie a questa resistenza molti di questi popoli sono ancora tra noi, su questo Pianeta. La bellezza delle loro culture, la loro storia, la loro inesauribile vitalità la possiamo ancora apprezzare e condividere. In questo senso ‘sulle orme’: di una traccia di memoria e umanità”.

    Il percorso del libro si snoda su temi generali, quali i conflitti culturali relazionali tra Nativi e Bianchi durante l’epoca coloniale, e su aspetti specifici, quali i confini delle riserve e dei territori nativi, le rivendicazioni contro le nuove forme di espropriazione e abuso di questi territori, così come la ripresa e la difesa delle tradizioni religiose sciamaniche dalle nuove forme di consumo e abuso spirituale.

    Scrive nella prefazione Naila Clerici, già docente all’Università di Genova, anima dell’Associazione Soconas  Incomindios e direttrice di Tepee, importante rivista italiana dedicata all’America indigena:

    “È come se il suono del tamburo ci accompagnasse, nella lettura di Sulle orme della tradizione: un ritmo a volte incalzante, provocatorio, stimolante, a volte calmo, pregno di informazioni storiche e culturali”.

    Sulle orme della tradizione. Gli Indiani d’America e noi di Francesco Spagna è il primo volume del progetto di una nuova collana curata dal docente universitario, “Il sentiero di Perline”, dedicata appunto ai popoli indigeni nordamericani.

  • Un libro d’inchiesta che fa luce sulle scuole residenziali indiane e sulle scuse di Papa Francesco

    Le scuole residenziali indiane di Raffaella Milandri

    “Le Scuole Residenziali Indiane. Le tombe senza nome e le scuse di Papa Francesco”, di Raffaella Milandri, della Mauna Kea Edizioni https://www.maunakea.biz/, è un libro d’inchiesta che fa luce sugli eventi che hanno scosso il Canada e la Chiesa Cattolica tra il 2021 e il 2022.

    Qual è il significato e quali le conseguenze dei fatti  avvenuti in Canada?

    Alla fine di maggio del 2021 una ondata mediatica, presto propagatasi a livello mondiale,  annunciava i ritrovamenti  di tombe senza nome di studenti nativi di scuole residenziali indiane in Canada.

    Erano così messi sotto accusa il sistema dei collegi indiani del Nord America, le Chiese che hanno gestito tali scuole, in particolare quella cattolica, e il Governo canadese.

    L’opera, la prima ad affrontare in modo meticoloso e rigoroso la questione, analizza le origini del sistema educativo di assimilazione e cristianizzazione rivolto ai Nativi, i tragici report governativi e le testimonianze che ne hanno denunciato i metodi.

    Infine, racconta  le pressioni sul Papa perché si “scusasse” con i Nativi a nome della Chiesa cattolica per gli abusi e le violenze perpetrati in tali scuole.

    Tra fine marzo e fine luglio 2022 Papa Francesco, prima ricevendo una delegazione indigena canadese in Vaticano, e poi recandosi di persona in viaggio penitenziale sul suolo canadese, ha incontrato le comunità delle First Nations, dei Métis e degli Inuit ed ha affrontato molte critiche, ma ha raccolto anche consensi.

    Alla fine del suo viaggio, ha affermato che il trattamento riservato ai Nativi è stato un “genocidio”.

    Le parole del Papa e le sue scuse, analizzate e soppesate dai media e dal mondo accademico, hanno sicuramente fatto puntare i riflettori sui gravosi problemi dei diritti umani dei Popoli Indigeni e sulle responsabilità del colonialismo.

    Dice la Milandri, giornalista e antropologa: “La ricostruzione storica degli antefatti è stata semplice. Ma come si siano mossi i media, i governi canadese e statunitense e la Chiesa cattolica, invece, ha richiesto una verifica scrupolosa delle fonti mediatiche e accademiche. Verifica che ha portato a delle scoperte inaspettate, sia sulla situazione delle tombe senza nome in Canada sia sulle pressioni esercitate su Papa Francesco. Non ultima, la evidenza del ruolo avuto dai media”.

    Poco prima di andare in stampa, a fine marzo 2023, l’annuncio del ripudio della “Dottrina della scoperta” da parte della Chiesa cattolica, tema dibattuto sul testo, che vanta una ricchissima bibliografia.

    Chiediamo alla Milandri cosa pensa del ruolo di Papa Francesco nella vicenda.

    Afferma: “Si è dimostrato di parola, pur con la responsabilità enorme del suo ruolo e i limiti che ne derivano”.

     

    Scrittrice e giornalista, Raffaella Milandri, attivista per i diritti dei Popoli Indigeni, è esperta studiosa dei Nativi Americani e laureata in Antropologia.

    È membro onorario della Four Winds Cherokee Tribe in Louisiana e della tribù Crow in Montana.

    Ha pubblicato oltre dieci libri, tutti sui Nativi Americani e sui Popoli Indigeni, con particolare attenzione ai diritti umani, in un contesto sia storico che contemporaneo.

    Si occupa della divulgazione della cultura e letteratura nativa americana in Italia e attualmente si sta dedicando alla cura e traduzione di opere di autori nativi.

    Tra le sue opere ricordiamo “Nativi Americani. Guida alle Tribù e alle Riserve Indiane degli Stati Uniti” (Mauna Kea, 2021), una opera completa e aggiornata sul mondo delle tribù indiane oggi.

  • Milano Art Gallery: in mostra le opere del Premio Tamara de Lempicka a cura di Salvo Nugnes con tanti ospiti vip

    In occasione della Festa delle Donne, l’8 marzo, la storica Milano Art Gallery ed il suo direttore Salvo Nugnes, curatore d’arte, scrittore e reporter, presentano il Premio Internazionale Tamara de Lempicka, riconoscimento in onore di una delle principali artiste del XX secolo che verrà assegnato a quegli artisti meritevoli che avranno l’onore di esporre le loro opere e poesie nella storica galleria, da quasi sessant’anni centro della vita culturale e artistica milanese.

    Il riconoscimento è conferito da una giuria di esperti composta dalla giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e di «Diva e Donna», Salvo Nugnes, Maria Lorena Franchi, curatore d’arte di Montecarlo, Cristina Cattaneo, giornalista e scrittrice.

    L’esposizione, che prevede tutte le forme d’arte, dalla pittura alla scultura, poesia e fotografia, ha come tema centrale tutto ciò che riguarda il mondo femminile. Indipendentemente dal genere dell’autore, si vuole celebrare la creatività dedicata a quest’universo, a dimostrazione che più punti di vista diversi aiutano ad avere una visione ampia e permettono un confronto più ricco e stimolante.

    Le selezioni per il Premio Tamara de Lempicka e per esporre alla storica Galleria, sono aperte a tutti, e partecipare è molto semplice, basta mandare i propri lavori per whatsapp ai numeri 3517250110 e 3887338297.

  • Mostra Collettiva Internazionale “Venezia in Maschera”

    Presentazione, organizzazione e cura del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 27 Gennaio ore 17:00

    DURANTE L’INAUGURAZIONE AVRA’ LUOGO LA PERFORMANCE “FAKE_FACE”

    DELL’ARTISTA ANTONELLA TURCI – SCHIZOPHRENIC ART,

    E IL CONCERTO DI CHITARRA CLASSICA DEL MAESTRO ALESSANDRO LAMBERTI

    La Mostra Collettiva Internazionale Venezia in Maschera” esplora il tema della maschera quale necessaria concordanza di opposte tendenze, quell’intrinseca contrapposizine fra “apollineo” e “dionisiaco”, per il filosofo Nietsche doppia natura umana: l’elemento positivo e selvaggio, di contro a quello fallacemente razionale. Dei due è quello più irregolare a rivelare la vera essenza dell’uomo, e a sussistere più vicino all’”essere”, e dalla fusione necessaria e impermanente fra questi estremi si origina la tragedia di Eschilo e di Sofocle, quel riavvicinamento al “tragico” che è condizione imprescindibile della vita. La maschera quindi, come necessario rispecchiamento, il doppio, l’ombra, l’urgenza di soccorrere, con il travestimento dell’”io”, il tragico nascosto nell’”inconscio”, così come affermava Schopenauer. E mentre Freud ravvisava nella psichiatria il necessario ausilio per trovare la guarigione, Pirandello si interrogava sulla ricerca dell’identità, nell’epoca della sua dispersione: alla maschera della “collettività”, nel secolo scorso, si sostituì quella dell’”individualità”, frammentaria e rapidamente deperibile.

    Il problema della “verità” e della sua “rappresentazione” si presenta attualmente pertanto quale ricerca di ogni soggettiva verità, costruita attraverso molteplici maschere, sfaccettature, che siamo portati ad assumere nel contesto delle incombenze quotidiane della nostra vita.

    Per Nietsche l’arte è fra le espressioni umane quella maggiormente vicina all’”essere” per il suo stesso carattere simbolico, in quanto, prefigurandoci un “oltre”, ci allontana dall’ambito della finta ragione, per farci intuire l’esistenza del vero.

    La storia della maschera, fin dalle sue origini più remote, nel Paleolitico Superiore (40.000 – 10.000 anni fa), alla Venezia del Carnevale dal 1200 in poi e fino alla sua interruzione dopo l’invasione napoleonica nel 1797, e ripresa nel 1979, la vede adoperata quale strumento rituale funerario, sacro, guerresco, artificio adottato per celarsi, per imitare qualcuno, ausilio al gioco e al divertimento.

    La mostra in oggetto mira a mettere in evidenza le “maschere” peculiari di ciascuno degli autori in esposizione, affinché le opere raccontino, attraverso il linguaggio artistico, le innumerevoli sfumature policrome caratterizzanti ogni singola personalità. 09.01.2024 Maria Palladino

    In mostra opere degli artisti: Abo Alberto Nori, Adele Schiazza, Adolfo Passione, Alexandra Van Der Leeuw, Alfredo Bonetti, Andrea Gabriele Musicò, Andrea Pisano, Antonella Turci, Chiara Pradella, Davide Clementi, Doi Coimbra, Elena Dunaeva, Emanuela Degan, Fabio Di Rosa, Franca Fabrizio, Francesco Delli Noci, Gabriella Szabev, Gabriella Zedda, Giovanni Bacchetti, Jacek Rozmiarek, Jacopo Rumugnani, Laura Bonomo, Luca Boddi, Maiya Petra, Marco Manzoni, Maria Chiara Valenziano, Maria Proto Hernandez, Massimo Panese, Monica Antiga, Oriana Papais, Patricia Bidi, Raiquen Arduini, Rosanna Aloise, Sabrina Regazzo, Sebastiano Magnano Steve Magnani.

    Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE)

    La mostra resterà visitabile fino al 13 Febbraio.

    Orari di apertura: Lunedì – Sabato 10.30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso la Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

  • Tanti talentuosi artisti alla proroga del Premio Margherita alla storica Milano Art Gallery

    Visto il grande successo di stampa e pubblico della mostra Premio Margherita indetto in ricordo della grande astrofisica Hack, che ha inaugurato il 13 dicembre alla storica Milano Art Gallery, il curatore Salvo Nugnes, scrittore e reporter, ha deciso di prorogare l’esposizione di ulteriori 3 settimane in modo da dare più visibilità e prestigio ai talentuosi artisti selezionati.

    Si è tenuto quindi, nella galleria milanese, spazio espositivo e culturale che da quasi 60 anni ospita i più grandi artisti del panorama italiano e non, un nuovo vernissage venerdì 12 gennaio che ha visto la presenza di personaggi noti del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Amedeo Goria, noto giornalista Rai, Maria Lorena Franchi, curatrice di Montecarlo, il regista Mario Chiavalin, Enrico Carazzato, grafico delle celebrities, il dott. Franco, fonico dei grandi cantanti, Giada Eva Elisa Tarantino, storica dell’arte e molti altri.

    Il Premio Margherita vuole essere un riconoscimento per gli artisti che con la loro creatività rendono omaggio alla scienziata presentando opere che in qualche modo si leghino alle molteplici e varie passioni della Professoressa, astrofisica di fama mondiale ma anche grande amante della natura e degli animali e appassionata di sport.  Dalla pittura alla scultura, dalla poesia alla fotografia, i lavori sono ritratti, paesaggi, opere astratte e tutto ciò che secondo la sensibilità degli artisti ricorda e celebra l’indimenticata e indimenticabile Signora delle Stelle.

    Ecco i nomi dei talentuosi artisti premiati:

    Accordo Brigida Maria, Actis Caporale Anna, Arresta Angela, Ascolillo Maria Fausta, Avanzi Corrado, Bardella Sonia, Battagliola Lucia, Beddini Pietro, Benkovics Halina, Berbeyer Lourdes, Boccuti Simona, Botticelli Maria Antonia, Camellini Sergio, Campanella       Guido, Candriella Alessandra, Cavallin Loretta, Costa Alberto, Costi Susi, D’Angelo Rosa, Darbo Marcello, De Francisco Angelo, Del Forno Rosa, Estacchini Rosemary, Favero Silvy, Fontana Daniela, L’innominato, Fronzoni Luca, Garibaldi Ilaria, Gona Maria Rita, Grasso Carmine, Jacquounain Nathalie, Lai Junjie, Liang Shangyu, Manzo Giusi, Marchino Francesco, Martelli Serena, Mastropietro Sery, Meneghel Lorenzo, Nossan Luca, Papini Marco, Paulillo Nicola, Petrarca Simone, Pierandrei Patrizia, Planamente Sonia, Protopapa Anna, Resta Ettore Giulio, Riccardi Vito, Rocchetto Maria Milena, Romeo Santoro, Rossi Arduino, Sacchi Franca, Salati Vittoria, Samb Djiby, Sambucco Gino Maria, Sammartino Carmela “Eli”, Scala Astrid Leah Miriam, Scano Cristiano, Testa Riccardo, Tornotti Gabriella, Velardi Maria, Vittone Maria Teresa, Zabih Kashani Media, Zotti Chiara