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  • Pasolini torna a Matera con gli scatti di Villa in un’antologica curata da Sgarbi e Nugnes: l’intervista

    Dal 22 settembre al 6 ottobre alla Sax Art Gallery a Matera si terrà una sua mostra personale dal titolo Il fiore delle mille e una notte. Cinema e cultura dal 1973. L’Oriente di Pasolini nelle foto e cinema di Roberto Villa. L’esposizione antologica su Pasolini, curata dal prof. Vittorio Sgarbi e dal presidente di Spoleto Arte Salvo Nugnes, verrà presentata alle 18 di domenica 22 settembre in quella che quest’anno è stata eletta capitale della cultura. Presenti alcune delle fotografie più significative scattate da Roberto Villa durante le riprese del film, al quale abbiamo voluto chiedere di entrare un po’ più nel dettaglio di questa manifestazione.

    Maestro Villa, qual è il legame tra Pier Paolo Pasolini e Matera?

    Chi meglio dello stesso Pasolini potrebbe risponderle? Ho estratto, a tal proposito, da conversazioni ed interviste dello stesso in merito al film da lui girato in questa città, le parti che meglio chiariscono questo punto.

    «Il semplice fatto che ho realizzato il film per analogia significa che non ero interessato alla precisione. Caso mai mi interessava tutt’altro […] dovendo scegliere fra una esatta riproduzione della Palestina di duemila anni fa e l’accostamento alla realtà di oggi, non potevo non optare per il secondo.

    Inoltre, assieme a questo metodo di “ricostruzione analogica”, c’è quell’idea del mito e dell’epicità di cui ho tanto parlato: quindi, raccontando la storia di Cristo non volli ricostruire Cristo come effettivamente fu […] non avrei fatto un film religioso, perché non sono un credente. Avrei fatto al massimo una ricostruzione positivista o marxista. […] Ma io non volevo far questo, perché non sono interessato alla dissacrazione. […] Volevo fare la storia di Cristo, più duemila anni di tradizione cristiana, perché sono stati duemila anni di storia cristiana a mitizzare quella biografia».

    Ecco il perché della scelta di girare in Basilicata, in posti fisicamente lontani dalla Palestina, ma molto vicini alla visione di Pasolini che ne intravedeva l’evocazione, quella perfetta per il Vangelo secondo Matteo, che «L’Osservatore Romano» aveva definito come il miglior film mai girato su Gesù.

    La mostra espone degli scatti unici da lei realizzati durante le riprese del film Il fiore delle mille e una notte. Qual è la foto più rappresentativa?

    La quantità di immagini realizzate per questo lavoro rasenta le ottomila unità, un numero decisamente superiore rispetto a quelle normalmente esposte.

    Tra queste una è certo la più emblematica, una in bianco e nero, di Pasolini con il ciak, ma non solo… infatti è l’unica foto in cui lui guarda e sorride alla macchina, ma in realtà a me, per una battuta che alludeva alle nostre conversazioni sul cinema.

    Pasolini sosteneva che il cinema è il linguaggio della realtà, io che era solo un linguaggio, quindi anche finzione.

    Quando l’ho visto fermo, davanti a me con l’attore che aveva il ciak in mano vicino, facendomelo passare e porgendolo a Pasolini, gli avevo detto: «Pier Paolo, prendi un attimo, faccio una foto». Mentre prendeva il ciak, aveva replicato: «Ma è una finzione!». Io, di rimando: «Anche il cinema, no?». Memore del nostro “contrasto” aveva sorriso, ed ho scattato.

    Com’è stato lavorare con Pasolini? Ha un altro aneddoto da raccontarci?

    Quello che tutti dicevano sul set era che fosse “di acciaio”… Lavorava sempre senza dare segni di rallentamento. Era rispettatissimo poiché estremamente educato, gentile e rispettoso di tutti. In diverse circostanze ho risolto problemi tecnici che erano sfuggiti a Pier Paolo perché la reverenza che avevano verso di lui aveva sempre trattenuto tutti dal farlo notare.

    Un caso eclatante è stato durante una ripresa in Persia, sul piazzale della Moschea del Venerdì, a Isfahan. Stava per passare al 43° ciak quando mi sono avvicinato a Pier Paolo che era alla cinecamera, dicendogli: «Pier Paolo, hai notato che quando l’attore raggiunge il punto in cui deve fermarsi, si alza in punta di piedi e poi ricade?». Mi ha guardato perplesso, poi, rivolgendosi agli assistenti aveva detto, con tono stupito e interrogativo: «Perché non mi avete detto niente? Ecco perché ad un certo momento mi usciva dall’inquadratura!». La 43° ripresa è stata quella giusta! A parte questo, lo “scambio” con Pier Paolo era costante, quello per cui ero là, il problema del linguaggio cinematografico a cui eravamo entrambi interessati e di cui Pasolini era stato estensore di centinaia di complesse pagine di saggistica.

    Che commenti ha fatto Pasolini quando ha visto le foto?

    Al ritorno in Italia, a chiusura dei lavori, e dopo le riprese di un piccolo rifacimento a Cinecittà, ho mostrato a Pasolini una selezione di immagini, venti pagine con venti diapositive ciascuna. Questi le sollevava e guardava contro luce poi, stupito dal risultato, come se non avesse mai visto quei posti, si era complimentato per i colori, le luci e, con genuina simpatia, aveva detto: «Hai fatto un film dove tu sei stato il regista ed io l’interprete».

    Quali saranno i suoi progetti futuri?

    Fra un mese, il 21 ottobre 2019, saremo in Bielorussia, invitati dall’ambasciata italiana a rappresentare ufficialmente l’Italia nella “Settimana della Lingua italiana”, presso il Teatro nazionale bielorusso di Minsk con il nostro lavoro sul Giullare Nobel Dario Fo e Franca Rame, che presenteremo anche all’Università di Stato bielorussa e all’Accademia delle Belle Arti di Minsk.

    Di seguito, un’intensa attività di preparazione dei lavori di Finché c’è guerra c’è speranza, di e con Alberto Sordi, poiché nel 2020 è il centenario della nascita di questo gigante che è stato poco compreso nel suo intento sociale.

    Lavoriamo anche su Geppo il Folle di e con Adriano Celentano, Omega di Marcello Piccardo e Bruno Munari, The Rocky Horror Picture Show che ho portato in teatro a Milano con la compagnia originale diretta da James “Jim” David Sharman, il Pilato sempre e Cercando Picasso di Giorgio Albertazzi, e qui mi fermo, perché sono così tanti i lavori sui personaggi con cui abbiamo collaborato che questa potrebbe essere una lunga lista della spesa.

    La sua mostra a Matera è curata da Salvo Nugnes e dal Prof. Vittorio Sgarbi. Com’è nata questa collaborazione?

    Avevo incontrato diverse volte il prof. Sgarbi in giro per l’Italia, quando mi rivolgevo a lui con “Prof” e lui con “Ing”. Molti anni fa avevo visto che era presente a una mostra, in una certa Milano Art Gallery, ed ero andato a vedere e sentire; quando il prof. Sgarbi mi vide, disse: “Cosa ci fai qui?”

    Forse pensava che mi occupassi solo di elettronica… Frattanto era venuto a salutarmi un signore che si era presentato come il presidente della Milano Art Gallery, Salvo Nugnes, che mi disse immediatamente tutto sulla sede, anche che aveva riaperto da poco.

    I contatti da radi che erano, sono diventati frequenti, fino a quando abbiamo parlato del mio archivio e delle possibilità di fare qualcosa insieme. L’ho aperto e ho messo a disposizione un po’ di cose e qualche idea, ho spolverato le mie antiche conoscenze dell’arte e abbiamo iniziato a fare “qualcosa insieme”.

    Da esperto fotografo e artista internazionale quali consigli e suggerimenti può dare a un aspirante fotografo?

    Sono un ingegnere elettronico, un esperto di comunicazione che ha utilizzato queste conoscenze per comunicare e la fotografia è stato un mezzo che ho usato professionalmente solo dal 1970 al 1984, per cui non mi identifico con il ruolo del “fotografo di paesaggi o ritratti, d’architettura o still-life, di reportage ecc” che segue l’ispirazione e che opera in conseguenza a un travaglio creativo. Ho sempre fatto solo comunicazione attraverso la teoria dell’informazione, nata nel 1949, delle teorie della comunicazione dell’arte e degli strumenti linguistici e specifici fotografici appropriati.

    Quello che posso suggerire a chi voglia fare il fotografo, a pieno titolo, è di studiare, studiare tanto, l’arte e la sua storia, linguistica e semiologia, psicologia e tecnologia, sapendo che non sarà mai abbastanza poiché un artista opera per il sociale, da sempre, ed è lui parte costituente di quel sociale che spesso rappresenta nelle immagini come se ne fosse esterno “a parte”.

    Non è un caso che Pasolini affermasse di credere al progresso ma non allo sviluppo: l’avanzamento tecnologico non avrebbe, di pari passo, costituto un avanzamento sociale e quindi culturale. La risposta si trova su Facebook se ci sia o no comunicazione, da parte di quelli che bevono e ridono di un sorriso standard, beota, davanti a una fotocamera. È una domanda che non si fanno, ma sono lì, a rendere noto che la loro insipiente presenza ci dice che nessuno ha niente da dire, ma non sanno che sono un documento antropologico e sociologico della realtà odierna, del loro contesto socioeconomico, del loro stato culturale.

    Ogni immagine fotografica o pittorica è l’impronta digitale, unica, della società, della cultura, dell’individuo che l’ha realizzata.

  • ESET: la nuova backdoor Stealth Falcon sfrutta Windows Update per eludere i software di sicurezza

    I ricercatori di ESET hanno individuato una nuova backdoor collegata al malware utilizzato dal gruppo Stealth Falcon, autore di diversi attacchi spyware mirati contro giornalisti, attivisti e dissidenti in Medio Oriente, soprattutto negli Emirati Arabi Uniti.

    Questa backdoor, chiamata Win32 / StealthFalcon, per comunicare con il server C&C utilizza una tecnica piuttosto insolita, ovvero il Background Intelligent Transfer Service (BITS) di Windows. Questo componente è stato progettato per trasferire grandi quantità di dati limitando l’impatto sulla banda di rete, in modo da non influire sul trasferimento dati di altre applicazioni. Per questa sua particolare caratteristica, il protocollo BITS è comunemente usato per effettuare aggiornamenti di software e di altre applicazioni – come messenger – progettate per operare in background. Questo significa che è più probabile che le attività del BITS non vengano filtrate da eventuali firewall o software di sicurezza. Inoltre, rispetto al sistema di comunicazione tradizionale tramite funzioni API, il meccanismo BITS opera attraverso un’interfaccia COM ed è quindi più difficile da rilevare per un prodotto di sicurezza. Sfruttando queste caratteristiche, Stealth Falcon riesce ad operare in background in modo furtivo, passando inosservato ad eventuali controlli di sicurezza.

    Oltre all’utilizzo di BITS, Stealth Falcon si distingue anche poiché, prima dell’avvio del payload principale, importa una grande quantità di dati dal sistema infetto, che poi non utilizza; secondo i ricercatori di ESET questa tecnica viene attuata nel tentativo di eludere il rilevamento dei software di sicurezza.

    Stealth Falcon è un gruppo attivo dal 2012 le cui attività vengono costantemente controllate dal Citizen Lab, un’organizzazione no profit che si dedica alla sicurezza e ai diritti umani, che ha pubblicato un’analisi su un particolare attacco informatico nel 2016. Nel gennaio del 2019, Reuters ha divulgato un rapporto investigativo sul Progetto Raven, un’iniziativa che presumibilmente impiega ex agenti della NSA e indirizzata sugli stessi tipi di obiettivi di Stealth Falcon.

    Sulla base di questi due rapporti riferiti agli stessi obiettivi e attacchi, il Senior Technologist di Amnesty International Claudio Guarnieri ha concluso che Stealth Falcon e Project Raven sono effettivamente lo stesso gruppo.

    Per maggiori informazioni sull’argomento collegarsi al seguente link: https://blog.eset.it/2019/09/eset-ha-scoperto-una-nuova-backdoor-utilizzata-dal-famigerato-gruppo-stealth-falcon/

     

  • Pellicole fotografiche con cui scattare in analogico, quali sono le migliori?

    Chiunque si stia approcciando o sia già appassionato di fotografia sarà prima o poi venuto a patti con le domande tecniche più importanti e a cui spesso è difficile dare una risposta unica e concreta. Una fra queste è sicuramente la seguente: quale pellicole fotografiche utilizzare? Quali sono le migliori? Ed in particolare, quali pellicole sono le migliori per le fotografie in analogico? Cominciamo dal precisare che, come già accennato in precedenza, non esiste una risposta vera e propria. Questo perché non esistono pellicole migliori o peggiori. Come tante cose, scegliere il tipo di pellicola “migliore” (con migliore si intende che più rispetti e soddisfi le esigenze della macchina fotografica e del suo possessore) dipende da una variabile di fattori. Detto ciò, siccome non esiste una risposta unica, di seguito avrete a disposizione una lista di pellicole -sia per la fotografia in bianco e nero, sia a colori- così che possiate informarvi al meglio su quella che fa più al caso vostro. È importante sottolineare che chi non è già esperto di fotografia dovrà informarsi riguardo alla propria macchina fotografica ed alle sue capacità di adattamento alle varie pellicole e a cosa è meglio utilizzare con quella particolare macchina fotografica.

    Migliori pellicole per la fotografia a colori:

          • CineStill 50D: si tratta di una pellicola a colori bilanciata per 5500 K di ISO 50, pensata per la luce del giorno: funziona dunque molto bene in ambienti luminosi ed offre panoramiche dettagliate.
          • Kodak Professional Portra 160 ha indice di esposizione di ISO 160, e si tratta di una pellicola a colori negativa. Sicuramente adatta per fotografie di ritrattistica e moda.
          • La Lomography Color Negative 400 ISO, perfetta per fotografie dai colori vivaci e quando si desidera un’elevata saturazione e contrasto.
          • Fujichrome Velvia RVP 50, un’altra pellicola a colori caratterizzata da una saturazione piuttosto elevata. Adatta per ambienti con scarsa illuminazione.
          • Kodak Portra 400, altra pellicola a colori negativa con una saturazione fantastica e la grana estremamente fine, almeno rispetto a quelle precedentemente elencate.

    Migliori pellicole per la fotografia in bianco e nero:

          • Tri-X 400 di Kodak: si tratta di una pellicola in bianco e nero professionale, caratterizzata da un’alta velocità ed una vasta gamma di condizioni di ripresa. Per i professionisti che spesso hanno a che fare con ambienti e scenari dall’illuminazione difficile, questa pellicola può essere molto di aiuto.
          • Anche la FOMAPAN 400 è una pellicola più che apprezzabile. Ha indice di esposizione ISO 400, ed ha più o meno le stesse caratteristiche della pellicola precedentemente nominata.
          • La Neopan 100 Acros di Fujifilm è un’altra pellicola in bianco e nero che ha il pregio di avere una vasta gamma tonale. È particolarmente adatta per le situazioni di lunga esposizione grazie alle sue fantastiche caratteristiche di reciprocità.
  • Acquistare online vini: la moda che presenta tanti vantaggi

    Negli ultimi tempi sono aumentati notevolmente gli acquisti di vini online. Ebbene sì, il mondo vinicolo sbarca in rete e la conquista. In un’epoca in cui si può acquistare praticamente tutto online, era inevitabile che anche i vini potessero essere distribuiti in questo modo.

    Così la vendita di vini online ha subito una vera e propria impennata, registrando un trend davvero positivo. Sono proliferati siti specializzati dove trovare il vino preferito, scoprire nuovi prodotti e acquistare quello più adatto ai propri gusti.

    Se cercare un’etichetta particolare prima poteva sembrare un’ardua impresa, dovendo rivolgersi magari a più enoteche per trovare proprio quella che si desiderava, oggi la ricerca si può compiere in modo facile e veloce comodamente seduti sul divano di casa, con il cellulare o con il pc.

    Ci sono tantissimi siti che offrono un’ampia varietà di vini, da quelli italiani fino a quelli stranieri. Questi siti, inoltre, sono strutturati in modo preciso e semplice proprio per facilitare l’utente nella ricerca e guidarlo all’acquisto finale.

    Così sarà possibile effettuare ricerche con filtri in base alla regione d’appartenenza, alla tipologia, alla fascia di prezzo e alle cantine. Se già si conosce il vino che si vuole acquistare, trovarlo è davvero molto semplice. Altrimenti si potrà scorrere nella home, guardando le ultime offerte, le novità, le scoperte, insomma lasciandosi guidare da ciò che il sito propone. I siti specializzati per la vendita di vini online, infatti, offrono una vera e propria guida, un percorso nel mondo dei vinicolo, che indirizzerà al migliore acquisto.

    Ogni bottiglia di vino, inoltre, ha la sua precisa descrizione, sono spiegati gli aromi e i sapori in modo dettagliato, consigliati gli accostamenti culinari per esaltare ancora di più la degustazione. E’ possibile, poi, trovare i consigli degli enologi, che esaminano in modo dettagliato ogni vino, suggerendo per quali piatti è consigliato. Ci sono anche i siti che prevedono una sezione dedicata alla recensioni degli utenti, così da poter ascoltare chi ha già acquistato un determinato prodotto.

    Comprare vini online è ormai diventato un uso comune, sempre più amanti di questa bevanda preferiscono digitare su Google il sito scelto, piuttosto che rivolgersi a un’enoteca. I vantaggi, infatti, sono diversi. Come prima cosa, compiere l’acquisto è molto facile e l’ordine arriva direttamente all’indirizzo scelto, questo comporta un risparmio di tempo ed energia. Online, inoltre, è possibile accedere a innumerevoli sconti e offerte, dunque, il più delle volte c’è anche un risparmio economico rispetto al negozio al dettaglio. L’offerta, poi, è sicuramente più vasta e variegata, così da poter trovare sempre ciò che si sta cercando.

    Molti dei siti specializzati in vendita di vini, inoltre, raccontano spesso la storia di ogni etichetta, curiosità e aneddoti interessanti. Inoltre, selezionano anche gli eventi enogastronomici, come degustazioni o altro, in ogni regione e visitare questi siti servirà per aggiornarsi su un mondo che appassiona molto.

  • Le opere di Sergio Battarola in mostra al Centro Culturale San Bartolomeo

    Dopo il successo della mostra “Laudato sì”, dedicata al delicato equilibrio tra Uomo e Creato, continua l’impegno della Fondazione Credito Bergamasco a provocare riflessioni quanto mai attuali. Si inaugura venerdì 27 settembre alle ore 18 “Al tempo dei lupi”, l’esposizione delle opere di Sergio Battarola presso il Centro Culturale San Bartolomeo a Bergamo (Largo Belotti, 1).

    «Homo homini lupus. Il sintetico aforisma del filosofo inglese Thomas Hobbes mi è tornato in mente alla visione della interessante e originale produzione di Sergio Battarola, dedicata al tema dei lupi – anticipa Angelo Piazzoli, Segretario Generale della Fondazione Creberg -. Ho pensato subito che il lavoro di questo straordinario artista, introverso e profondo, tecnicamente eccellente, “scoperto” e valorizzato da Giovanni Testori, potesse dar luogo ad un evento espositivo di rilevante spessore che ci consentisse di porre al centro della comune attenzione e delle nostre riflessioni le situazioni prevaricatorie che nel mondo si ripetono quotidianamente: il crescente imbarbarimento nelle relazioni collettive e personali, l’individualismo culturale ed esistenziale che sembra ormai prevalere nei comportamenti e nel pensiero, accrescendosi in modo esponenziale proprio nella nostra civiltà occidentale decadente e svuotata dei suoi originari valori etici. Da qui il titolo della mostra Al tempo dei lupi».

    L’attrazione e la persistenza di Battarola verso il lupo, accresciuta nel corso di una ventina d’anni con studi e approfondite ricerche si inserisce in un antico solco percorso a ritroso nel tentativo di recuperare memorie di convivenze sullo stesso territorio di generazioni di uomini forti e risoluti, mai domi dalla fatica, sempre alla ricerca di nuove aree selvatiche da addomesticare, e i lupi, predatori dalle capacità altamente evocative, oltremodo amplificate dalla cultura popolare.

    «L’esposizione – aggiunge Claudia Emedoli, curatrice della mostra con Angelo Piazzoli– presenta alcune riflessioni sulla natura del lupo proponendo una selezione fra i tanti disegni a matita e tempera su carta realizzati dal 2003 ad oggi, caratterizzati da rigore e serialità. Le figure prendono foggia nella rituale ripetizione degli stessi passaggi di gesto e veicolano una forte carica di graffiante ferocia nell’insistita stratificazione del tratto, reiterato nella fissità della postura di lupi in atteggiamento di manifesta aggressività. Le immagini rispecchiano il carattere stereotipato del lupo ideato e sostenuto durante il Basso Medioevo, che lo ha reso una presenza sinistra e diabolica, come si evince dal famoso inizio dell’Inferno dantesco, in cui il pellegrino incontra tre fiere, l’ultima delle quali, la più temibile, è una lupa. La descrizione di questo predatore notturno da parte del Sommo Poeta si inserisce in un particolare sistema religioso di simboli ideato intorno alla contrapposizione di salvezza e peccato, Paradiso e Inferno, che ha incrementato il numero di animali e creature fantastiche zoomorfe, caricate di significati morali, portando alla sfortuna di alcune di esse come appunto il lupo».

    La mostra sarà visitabile fino al 13 ottobre, dal lunedì alla domenica dalle 16 alle 19, sabato e domenica anche dalle 10 alle 12. Ingresso libero e distribuzione del catalogo gratuita.

    Da sabato 19 ottobre a domenica 17 novembre “Al tempo dei lupi” sarà allestita presso Palazzo Micheli – Biblioteca comunale (primo piano) a Grumello del Monte (Via San Nicola, 2).

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    Per informazioni: www.fondazionecreberg.it

    Fondazione Creberg è online su Facebook con la pagina “Fondazione Credito Bergamasco

  • Matera ospita l’antologica su Pasolini con gli scatti del fotografo Villa curata da Sgarbi e Nugnes

    Ripercorre la vita e le opere del grande Pier Paolo Pasolini la mostra antologica curata dal prof. Vittorio Sgarbi e dal presidente di Spoleto Arte Salvo Nugnes nella capitale europea della cultura. Dal 22 settembre al 6 ottobre l’evento, con sede la Sax Art Gallery di via Fiorentini 233/243 (Sasso Barisano), arricchirà il già interessante programma di Matera. L’esposizione verrà inaugurata alle 18 di domenica 22 settembre dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, dalla curatrice d’arte di Montecarlo Maria Lorena Franchi, dall’assessore alle opere pubbliche Nicola Trombetta, dal tenore di fama internazionale Francesco Zingariello e dal fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico del famoso intellettuale e di Dario Fo. Sue sono infatti le immagini che ritraggono il noto regista sul set del film de Il fiore delle mille e una notte durante le riprese nello Yemen.

    È così che, dopo il successo registrato a Grado (UD), l’isola del sole in cui quest’anno si sono festeggiati i 50 anni dalle riprese del film Medea, l’antologica vola in Basilicata, nella città che ha regalato un’indelebile scenografia a Il Vangelo secondo Matteo (1964), altro celebre film di Pasolini. Sembra dunque una perfetta chiusura ad anello quella che vede la mostra antologica riportare a Matera il regista che ha mostrato la regione quando ancora il mondo l’ignorava. Anche il momento scelto porta in risalto il legame profondo che l’intellettuale ha instaurato con i Sassi più affascinanti d’Italia: il 2019, al decorrere dei 55 anni dall’uscita del film, è anche l’anno in cui Matera gode della massima visibilità culturale e mediatica. Si tratta dunque di un’ottima occasione per riscoprire il vissuto di Pasolini attraverso gli scatti di chi l’ha seguito durante le riprese. Scatti che catturano i momenti più salienti di lavorazione del suo film più visionario, che indagano, attraverso gli sguardi e le ambientazioni, lo spirito del popolo iraniano e dello Yemen.

    La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10.30 alle 13 e dalle 16 alle 21.

  • Traffico illegale di animali: ecco i numeri di quest’anno (da dellecodeallegre.it)

    I cuccioli vengono strappati a pochi giorni di vita dalle madri e subiscono viaggi lunghi ed estenuanti, in condizioni igieniche pessime, spesso morendo prima di giungere a destinazione.

    Milano, Settembre 2019 – 300 milioni di euro: questo il volume d’affari che, secondo le stime (dati Coldiretti), genera il traffico illegale di cuccioli, in particolare di cani e gatti. Creature indifese, strappate alle madri ben prima della conclusione dello svezzamento e tenute in condizioni pessime, tanto che molte di loro trovano la morte stipate sui camion che le trasportano ancora prima di giungere a destinazione. 

    Il business del traffico dei cuccioli coinvolge una vasta rete di persone: gli acquirenti, spesso a propria volta vittime di truffe e raggiri; gli intermediari, che si prestano al gioco per ottenere facili guadagni e, infine, i sedicenti allevatori che, per aumentare i profitti, non si fanno scrupoli a sfruttare le fattrici e a risparmiare sui piani vaccinali.

    Il prezzo medio di un cucciolo di razza, di cane o di gatto, varia dai 600-700 euro fino a più di 2000; cifre considerate da molte persone eccessive, ma che in realtà rappresentano una garanzia per il futuro proprietario. Gli allevamenti qualificati, infatti, oltre a rilasciare il pedigree del cucciolo al momento dell’acquisto – che ne certifica non solo l’ascendenza ma anche lo stato di salute per quattro generazioni – consentono ai clienti di visitare la struttura, mostrando dove vengono tenuti i cani e in quali condizioni. Anche conoscere la frequenza delle cucciolate è importante per i futuri proprietari, dal momento che gli allevatori sono tenuti a far saltare almeno un estro a ogni fattrice prima di effettuare una nuova monta. 

    Allevare, insomma, è un lavoro difficile, che richiede passione, impegno, fatica e costi: per questo i cuccioli provenienti da allevamenti certificati hanno un determinato prezzo. Chi non vuole pagarlo, ma allo stesso tempo non vuole rinunciare al cucciolo di razza, si espone a una serie di rischi, alimentando un business illegale e contribuendo – anche indirettamente – al reato di maltrattamento di animali. Senza contare lo stato di salute dei cuccioli vittime di traffico, spesso compromesso a causa di carenze nutrizionali, parassiti e malattie per le quali non hanno ricevuto la necessaria copertura vaccinale. Il risultato? Morti naturali o abbandoni. Che, solo questa estate, sono stati 60.000. 

     

    Riferimenti e contatti

     

    Allevamento Lagotto Romagnolo “Delle Codeallegre” di Nando Tessitore 

     Contrada Campofreddo, 61 – 86020 Fossalto (CB) Italy

    Email: [email protected] 

    Whatsapp: 328 2292252

  • Savage “(I just) died in your arms – 2019 mix” il brano cult viene riproposto in una nuova versione mixata dal compositore, produttore e cantante icona degli anni ‘80

    Dopo il successo ottenuto in Russia, Polonia e nell’Est Europa, arriva finalmente anche in Italia il remix di una delle dance hit più amate di sempre.

    Il primo mix realizzato da SAVAGE di “(I JUST) DIED IN YOUR ARMS” (brano del gruppo rock inglese Cutting Crew) è stato originariamente registrato nel 1989 e pubblicato in diversi paesi, ricevendo un discreto successo. Il cantante ha voluto riportarlo in auge in questi anni con una versione, ricca di riscontri entusiasti, proposta durante gli ultimi tour negli USA, Polonia e Russia (2018-2019). Successivamente alcuni DJ residenti in Polonia hanno realizzato una nuova versione che lentamente ha scalato le classifiche sia nel loro paese che in Russia e altri paesi dell’Est Europa. Anche TVP2, la televisione ufficiale in Polonia, ha voluto invitare SAVAGE per vederlo esibirsi nella nuova cover mix. Dato l’enorme interesse, la DWA RECORDS ha deciso di pubblicare il brano anche in Italia.

     

    Etichetta: DWA RECORDS

     

    BIO 

     

    Roberto Zanetti in arte SAVAGE nasce a Massa in Toscana il 28/11/56.

    Dopo una prima parte di carriera come tastierista in alcune band, in una delle quali suonava anche Zucchero, decide di scrivere e auto prodursi brani dance in inglese seguendo il filone dell’Italo disco, allora molto attuale. Il primo brano “Don’t cry tonight” (1983) è un successo immediato e lo rende famoso partecipando ai più importanti programmi televisivi. Il secondo singolo “Only you” (1984) e l’album “Tonight” lo confermano e lo rendono ancora più famoso facendolo partecipare anche alla finale di Verona del Festivalbar. È  un successo internazionale e per un paio di anni effettua tour in tutta Europa, Spagna, Germania,  Francia, Svizzera, Italia…Più avanti nel tempo inizia ad essere famoso anche nell’Est Europa e dopo due partecipazioni come ospite internazionale al Festival di Sopot diventa una star in Polonia, Russia e tutti gli altri paesi del nord est Europa.

    Dopo poco però decide di fermarsi come cantante perché nel frattempo la sua carriera di produttore lo impegna a tempo pieno. Scrive e produce hits che vendono milioni di copie quali “Please don’t go” di Double You, “Easy” “Think about the way” “It’s a rainy day” di ICE MC, tutti i successi in inglese di Alexia, “Www mi piaci tu” dei Gazosa, “Baila morena” “Auhm” “Bacco perbacco” di Zucchero. È editore e discografico di Corona per “The rhythm of the night”.

    Nel 2004 dopo diversi inviti rifiutati decide di tornare a cantare live e partecipa ad uno spettacolo allo stadio Olimpico di Mosca con 25 mila persone, Autoradio Festival. Da lì capisce che l’affetto dei fan è ancora vivo, anzi aumentato e negli anni seguenti torna a fare tour regolarmente in Polonia, Russia, Estonia, Lituania, Kazakistan, Bielorussia, Lettonia, e ultimamente anche Stati Uniti e Canada.

    I video hanno milioni di visualizzazioni e i vari fan club nascono come funghi in tutte le parti del globo richiedendo nuovo materiale, nuove canzoni. Agli inizi del 2019 pertanto inizia a registrare un nuovo album di inediti che verrà pubblicato nei primi giorni del gennaio 2020.

    Intanto nell’estate 2019 viene pubblicata una nuova versione di un brano da lui interpretato originariamente nel 1989 (I just) died in your arms.

     

    Contatti e social

     

    FB www.facebook.com/savagerobertozanetti

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  • Fuori Venerdì 20 settembre il Concept album di debutto de La Nera Cantoria, colonna sonora del romanzo di Massimiliano Zorzi “L’occhio Sinistro Di Dio”

    La Nera Cantoria è il nome che assume un gruppo di musicisti attorno alla figura del romanziere padovano Massimiliano Zorzi, il quale crea una immaginaria colonna sonora del suo romanzo di debutto “L’Occhio Sinistro Di Dio”.
    L’opera letteraria di Zorzi è una interessantissima commistione tra pulp,crime ed esoterismo, La Nera Cantoria traduce tutto questo in folk music oscura e talvolta ridanciana, un viatico musicale che abbraccia i personaggi del libro e le umorali vicende.
    I riferimenti musicali sono molteplici, da Fabrizio De André a Angelo Branduardi e un pó tutta la scena musicale prog-folk degli anni 70, un anacronistico viaggio musicale che riserva sorprese traccia dopo traccia del disco.

    La Nera Cantoria
    L’Lp che uscirà il 20 settembre 2019 si intitolerà, omonimamente al componimento narrativo, “L’Occhio Sinistro Di Dio” e sarà distribuito in tutti i digital stores, i servizi audio streaming, in formato fisico CD su Amazon.com e sul sito dell’ etichetta AphroditeRecords Label, oltre che in vendita sul sito dell’autore www.maxdioz.com insieme alla copia del suo romanzo a prezzo speciale. Il disco conterrà 10 brani con un libretto di 16 pagine e tutti i testi delle canzoni.

    Il capitano della ciurma de La Nera Cantoria è Cesare Maggiolo, che ci guida con la sua voce evocativa nei stretti vicoli oscuri della Padova narrata nei brani.
    Il cantore ha scelto di far accompagnare la sua chitarra da altri valenti musicisti: Stefano Santangelo al mandolino, benjo ed autoharp, Checco Lazzarini al violino, Marco Seccozza washboard, rullante e percussioni, Anna Bellon ai cori, bodran, bastone della pioggia, le parti orchestrali suonate dalla misteriosa Orchestra Sinfonica di Transnistria diretta da Andrea Duranti, produttore ed arrangiatore insieme allo stesso Maggiolo.
    Tutti i testi delle canzoni sono stati scritti da Cesare Maggiolo in stretta collaborazione con Massimiliano Zorzi; lo stesso Zorzi è interprete del brano di chiusura del disco.

    L’Lp “L’occhio Sinistro Di Dio” si annuncia come una tenebrosa discesa nel mondo narrativo di Massimiliano Zorzi, una discesa che La Nera Cantoria è in grado di rendere ancora più vigorosamente emozionante, un progetto artistico oltre la letteratura ed oltre la musica che unisce mondi diversi per crearne uno nuovo che non aspetta altro che coinvolgere chi vuole provare nuove e forti emozioni.

  • LaSimo: “Rifiutata” è il nuovo singolo della cantautrice, compositrice e conduttrice torinese

    La caleidoscopica ed esplosiva artista torna in radio con un brano che, mescolando pop e reggaeton, si mostra perfettamente aderente al concept sonoro di questa estate.

    LaSimo si tuffa nell’estate con “Rifiutata”, un singolo reggaeton dalle sonorità fresche e spensierate. La voce graffiante e accattivante sostiene un testo forte e diretto fatto liriche dove ognuno può immedesimarsi. Una produzione di Valerio Liboni e Biagio Puma.

     

    ETICHETTA: Capogiro Music Publishing

     

    BIO

    Simona Sorbara, cantante di musica leggera, nasce il 12-05-1973 a Torino. Figlia del celebre tenore del Teatro Regio di Torino Armando Sorbara, è vissuta nel mondo della musica sin dalla nascita. Dal padre ha appreso gli insegnamenti di canto e musica, ma soprattutto lezioni di vita quotidiana legate alla sfera dello spettacolo, frequentando i palcoscenici dei teatri sin da piccola. All’età di 8 anni cantava nel coro delle voci bianche al Teatro Regio di Torino, prendendo parte alle rappresentazioni delle opere “Turandot” e “Carmina Burana”. Crescendo, maturava il desiderio di poter entrare a far parte in prima persona nel mondo della musica, studia così canto lirico e moderno. Nel 1993 inizia la collaborazione con lo studio di registrazione e di produzione musicale Rainbow Music di Torino che promuoverà Simona come artista, credendo in lei e nelle sue capacità. Si consolida così il progetto “Simona” grazie al prezioso aiuto di eccellenti collaboratori quali Fabrizio Argiolas, Roberto Nasi e Carlo Gaudiello, (Gianluca Grignani, Francesco De Gregori, Tiziano Ferro, Malika Ayane), i quali hanno curato la produzione artistica e la realizzazione di un EP: “Cerco te”. Con lo stesso team e l’aiuto del poliedrico chitarrista Max Arminchiardi (chitarrista di Danilo Amerio, Alexia, realizzatore di spot pubblicitari per Rai e Mediaset…) nasce il disco “Cose che non so capire” nel quale sono contenute tre versioni italiane di brani scritti da Elton John per i quali Simona ha ufficialmente realizzato il testo italiano su concessione della Warner music. Turnista negli studi di registrazione anche come corista, ha realizzato e cantato insieme a Paolo Conti i Jingles per Miss Italia 2003, effettuato jingles per spot pubblicitari di note marche italiane: Ferrero, Aiazzone, Bauli, Via Lattea, ecc…, jingles radiofonici per le Olimpiadi di Torino 2006, jingles per Radio Dj per il programma Asganaway. Un suo brano “Chiedi” è stato scelto per il film di Paolo Franchi “La spettatrice” con Barbara Bobulova, film che ha partecipato al Tribeca Film Festival 2004 di New York con Robert De Niro. Autrice di testi e melodie scrive anche brani di musica dance, parecchi dei quali sono stati scelti per compilation in Polonia, Portogallo e Francia. Nel 2008 esce “charm”, singolo dance di Dj Mixio con la collaborazione di Viviana Presutti dei Da Blitz che ne cura le edizioni. Il brano esce per la Airplay Records francese. Nel 2012 ha collaborato nel brano dei Club Dogo “Niente è impossibile” prestando la voce sui cori, disco d’oro e di platino con “Noi siamo il club”. Simona è stata corista di Roby Facchinetti dei Pooh in “MA CHE VITA LA MIA TOUR 2014″. Nel 2016 esce il suo singolo “Wake up” – con Ettore Diliberto alla produzione artistica, oltre che autore del brano – e nella realizzazione del suo prossimo album. Corista per Mogol nello spettacolo “Il nostro caro Angelo”, dedicato a Lucio Battisti. Nell’estate del 2017 Simona Sorbara ha promosso nelle radio e nei suoi live il nuovo singolo dal titolo “Per un istinto d’amore” scritto dal suo produttore artistico Ettore Diliberto della ET-TEAM produzioni Discografiche e da Andrea Paone. Il 26 ottobre 2018 è uscito il suo nuovo singolo “Non c’è confine” scritto da Andrea Paone e arrangiato da Ettore Diliberto. Un brano elegante e raffinato con un testo molto introspettivo. Partecipa al Sanremo Rock 31esima Edizione e vince le finali regionali piemontesi. È speaker radiofonica su Radio Italia Uno in FM e co conduttrice in TV di un programma sportivo. Il 12 luglio 2019 uscirà in tutto il mondo il nuovo singolo “Rifiutata” e a seguire “Vivere senza di te” scritti da Valerio Liboni dei Nuovi Angeli. Produzione di Biagio Puma per Capogiro Music Publishing e arrangiato dal maestro Silvano Borgatta. 

    Contatti e social

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    Pagina Fb: www.facebook.com/Simona-147771888673995/info?tab=page_info

    Twitter: @simonsorby

  • Antonello De Pierro assalito su web da migliaia di utenti di destra dopo innocuo post

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Aggredito ingiustificatamente sui social dai supporter Meloni e Salvini, quasi 2 mila i commenti inferociti al mio tweet per essere poi inseguito e coperto di insulti anche su Facebook e Instagram. Mai vista una simile violenza verbale“.
    Antonello De Pierro

    Roma – A dichiararlo, all’indomani della manifestazione di Fratelli d’Italia e Lega contro il nuovo Governo, il giornalista romano e presidente del Italia dei Diritti Antonello De Pierro che, ieri mattina, aveva descritto con toni aspri su Twitter il raduno di manifestanti in corso nei pressi di Montecitorio: “Quando sono arrivato in piazza – riprende il leader del movimento – non ho trovato una folla oceanica ad attendere i leader di Fdi e Lega. Alcune immagini che stavano circolando – prosegue De Pierro – riprendevano una piazza solo apparentemente gremita, comunque sovrastimata rispetto all’impressione che se ne aveva dal vivo. Per il resto – aggiunge – chi mi conosce sa che ho commentato la scena con il mio stile che può non piacere ma che mai mi sarei aspettato innescasse simili reazioni“.

    Il giornalista romano descrive quanto avvenuto di lì a poco sulla pagina Twitter: “Nonostante fosse un post innocente, migliaia di utenti che appoggiavano la manifestazione hanno intasato i commenti, dandomi addosso e in alcuni casi insultandomi, per poi riversarsi sulle mie pagine Facebook con attacchi del medesimo tenore. Che dire, per quanto mi riguarda possono continuare. Dal canto mio – afferma – mai acclamerò’ piccole piazze che, col braccio destro alzato, invocano un governo dell’odio e della discriminazione razziale. Il Paese ha bisogno di coesione in virtù di valori positivi che parlino di rispetto dei confini nazionali come di umanità e accoglienza. Riscriverei quel tweet e, a chi mi attacca a mezzo social, ricorderei i crimini del Ventennio, quando la piazza che oggi dicono di aver riempito sarebbe stato motivo di arresto. Il loro, oggi, è un patriottismo indotto da una politica che fa rivivere strani dejavu da cui, come presidente dell’Idd, intendo prendere piena distanza. Vorrei infine ricordare a Meloni e Salvini – si avvia a concludere – che le piazze memorabili sono state ben altre. Quasi 10 anni fa, il No Berlusconi Day riempiva San Giovanni in Laterano, dove la Questura parlò di 90 mila partecipanti, 1 milione per gli organizzatori. Solo noi, nonostante fossimo un movimento neonato partecipammo con oltre 1000 persone. Sicuramente, un seguìto non paragonabile a quello di un angolo di Montecitorio occupato ieri dai sostenitori del no al Conte bis“.

  • Varvel Group, la soddisfazione dei dipendenti come risorsa per il futuro: indagine indipendente fotografa clima aziendale molto positivo

    Lavoratori soddisfatti migliorano l’azienda e i suoi risultati. Questa la sintesi di una ricerca svolta presso l’azienda bolognese. I dati raccolti da Ethicjobs, società specializzata nella certificazione della qualità del lavoro, evidenziano come individuare punti forti e criticità del clima aziendale favorisca il miglioramento e la crescita delle imprese

     Valsamoggia (BO), 12 settembre 2019 – Un’azienda sana e virtuosa non si riconosce solo dai fatturati, ma soprattutto dalla coesione, dalla serenità e dal senso di appartenenza dei propri dipendenti. Lo sa bene Varvel Group, azienda socialmente responsabile che ha recentemente deciso di intraprendere un percorso per migliorare, rafforzare e portare all’eccellenza il proprio clima aziendale. L’azienda bolognese, specializzata nella produzione di riduttori, motoriduttori e variatori di velocità, ha affidato a Ethicjobs, un’indagine per misurare lo stato di soddisfazione del proprio personale, nella convinzione che politiche premianti siano alla base di una vita aziendale positiva e costruttiva.

    Lo studio, condotto attraverso un questionario anonimo dedicato, ha coinvolto tutti i dipendenti e coperto, analizzato, misurato con specifica votazione cinque macro-aree: clima e rapporti, retribuzione e benefit, equilibrio vita privata-lavoro, sicurezza ed adeguatezza di spazi e strumenti, persona.

     Nel complesso la pagella ottenuta da Varvel Group è più che positiva, con differenze che hanno permesso di delineare uno scenario preciso e i successivi interventi da attuare per accrescere i risultati già raggiunti.

    Su un tema fondamentale come la sicurezza e l’adeguatezza di spazi e strumenti di lavoro a disposizione l’azienda si aggiudica un 9 che lascia poco spazio a dubbi, così come l’8,2 sul tema persona, grazie al 100% del campione intervistato dichiaratosi fiero di lavorare in Varvel e al 91% che si sente rispettato come individuo.

     In termini di clima e rapporti, un 7,6 fa trasparire una serenità percepita complessivamente sopra la media. Un bel 8,5, considerevole visto la delicatezza dei temi e del momento, spicca alla voce retribuzione e benefit. Un simile voto dimostra un’alta soddisfazione dei dipendenti, suffragata dal fatto che il 65% di loro valuta la propria retribuzione adeguata al ruolo ricoperto. Bene anche per l’equilibrio vita privata-lavoro che con un 7,6 attesta una gestione degli orari di lavoro ottimale, con un buon grado di flessibilità oraria concessa ai lavoratori.

    In generale il bilancio è stato positivo e premia l’impegno e l’attenzione che la proprietà e il management hanno sempre posto nei confronti delle risorse umane. L‘indagine di Ethicjobs non rappresenta un punto di arrivo, ma solo il primo passo di un percorso che punta all’implementazione continua di un contesto lavorativo stimolante e premiante per il benessere dei propri dipendenti quanto il loro talento.

    Il Managing Director Mauro Cominoli ha così commentato gli esiti dell’indagine: “Siamo profondamente soddisfatti del percorso che abbiamo intrapreso. I risultati di Ethicjobs ci restituiscono un quadro generale positivo, ulteriormente migliorabile proprio grazie a quanto emerso. Desideriamo migliorare alcuni aspetti, tra cui le prospettive di crescita e la comunicazione tra i vari reparti, nonché la suddivisione dei carichi di lavoro. Questa indagine ci è servita per individuare alcuni punti che intendiamo rendere più performanti e al contempo maggiormente condivisi con i lavoratori, consentendoci di intraprendere azioni mirate e percorsi condivisi. Oggi siamo più che mai certi che in un mercato ultra competitivo un grande valore aggiunto proviene da ogni singolo dipendente. E proprio a partire da questa consapevolezza abbiamo il dovere di mettere nelle condizioni migliori tutte le nostre persone, affinché possano esprimere pienamente il loro potenziale e contribuire così a una crescita comune. Una filosofia che ci caratterizza fin dalla nostra fondazione e che ci auguriamo possa essere ripresa anche da altre aziende per ottenere un sistema lavoro premiante per tutta la filiera. In un Paese che guarda al futuro, lavorare in un clima sereno e con coesione è la base del successo per il presente e per il futuro”.

    www.varvel.com

  • Daiichi Sankyo Cancer Enterprise WCLC19, presenta i dati di DS-1062

    Daiichi Sankyo ha presentato i risultati di sicurezza e tollerabilità del farmaco anticorpo-coniugato anti-TROP2 in pazienti con NSCLC a uno stato avanzato

    Alla World Conference on Lung Cancer 2019, dopo la presentazione dei dati aggiornati sull’ADC U3-1402, Daiichi Sankyo ha presentato promettenti risultati di tollerabilità e sicurezza per il nuovo DS-1062, un farmaco anticorpo- coniugato anti-TROP2, in sperimentazione in pazienti non selezionati con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), ad uno stato avanzato, non resecabile, che sono refrattari o hanno avuto recidive dopo il trattamento standard o per i quali non è disponibile alcun trattamento standard. Altre analisi dei biomarker hanno inoltre dimostrato una relazione tra il livello di espressione di TROP2 e la risposta del paziente.

    Barcellona, 11 settembre 2019 – Daiichi Sankyo ha presentato i risultati clinici aggiornati dello studio di fase I e nuove analisi biomarker per DS-1062, un farmaco anticorpo-coniugato anti-TROP2, in sperimentazione in 52 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), ad uno stato avanzato, non resecabile, pesantemente pre-trattati. I dati sono stati presentati in una mini sessione orale alla Conferenza mondiale IASLC 2019 sul cancro al polmone (# WCLC19) in corso a Barcellona ((Abstract #3854)).

    Il TROP2 (trophoblast cell-surface antigen 2, antigene 2 della superficie cellulare dei trofoblasti) è una glicoproteina transmembrana che si esprime a livelli elevati in molti tumori solidi, incluso il carcinoma polmonare non a piccole cellule. I ricercatori hanno riconosciuto il TROP2 come promettente target molecolare per lo sviluppo di terapie in vari tipi di tumori maligni, incluso il NSCLC. La sovraespressione di TROP2 è stata associata all’aumento dell’aggressività del cancro e alla riduzione della sopravvivenza in numerosi tumori. Uno studio ha identificato un’alta espressione di TROP2 nel 64% degli adenocarcinomi non a piccole cellule e nel 75% dei carcinomi squamosi non a piccole cellule. Attualmente non è approvata alcuna terapia mirata anti-TROP2 per il NSCLC né per altri tipi di cancro.

    DS-1062 è stato progettato utilizzando la tecnica DXd di Daiichi Sankyo per indirizzare e veicolare la chemioterapia all’interno delle cellule tumorali che esprimono TROP2 come antigene della superficie cellulare. La tecnica DXd offre la flessibilità per adattare il rapporto farmaco-anticorpo (DAR) o il numero di molecole DXd coniugate per anticorpo. Studi preclinici hanno dimostrato che il DS-1062 si lega selettivamente al recettore TROP2 sulla superficie di una cellula tumorale. L’intento è quello di veicolare il DS-1062 all’interno della cellula cancerosa dove gli enzimi lisosomiali scindono il legante a base tetrapeptidica, rilasciando il carico farmacologico DXd.

    I risultati di efficacia aggiornati per 46 pazienti valutabili che hanno ricevuto DS-1062 a una delle otto dosi sperimentate (da 0,27 mg/kg a 10,0 mg/kg) hanno mostrato 12 risposte parziali (10 confermate, 2 precoci) osservate in modo dose-dipendente. Cinque delle risposte parziali confermate sono state osservate in sette pazienti (71,4%) trattati con DS-1062 a 8 mg/kg, la dose raccomandata per l’estensione. Gli altri due pazienti che hanno ricevuto la dose di 8 mg/kg hanno manifestato una malattia stabile e sei di questi sette pazienti stanno proseguendo la sperimentazione. I soggetti avevano ricevuto trattamenti precedenti tra cui inibitori del checkpoint immunitario (86,5%), inibitori dell’EGFR e inibitori dell’ALK. Trentacinque pazienti erano nello studio al 20 agosto 2019.

    Trentacinque pazienti erano valutabili per l’espressione di TROP2 mediante analisi immunoistochimica (IHC). L’espressione di TROP2 è risultata più elevata nei pazienti che hanno manifestato una risposta parziale. L’analisi genica ha suggerito che l’espressione di SLFN11, precedentemente associata alla risposta agli inibitori della topoimerasi I, è stata più elevata nei pazienti con riduzione del tumore. Inoltre, i dati hanno mostrato una diminuzione del cfDNA nei pazienti che hanno manifestato una risposta parziale e una malattia stabile.

    “Sono necessarie nuove opzioni terapeutiche per aiutare i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule ad uno stadio avanzato che continua a progredire se trattato con terapie standard, e questi risultati con DS-1062 in soggetti fortemente pretrattati sono incoraggianti”, ha spiegato, Rebecca S. Heist, MD, MPH, oncologo medico al Massachusetts General Hospital, professore associato di medicina all’Harvard Medical School e sperimentatrice dello studio – Continuiamo a osservare ulteriori risposte parziali a dosi più elevate, e ulteriori studi in più pazienti trattati con la dose di espansione raccomandata aiuteranno a valutare ancora meglio il potenziale anti-TROP2 di DS-1062 nel carcinoma polmonare non a piccole cellule.”

    I dati aggiornati al 3 luglio 2019 su 52 pazienti valutabili per la sicurezza, hanno mostrato che DS-1062 era ben tollerato in dosaggi fino a 8 mg/kg, dose massima tollerata e dose raccomandata per l’estensione. Gli eventi avversi più comuni durante il trattamento (di qualsiasi grado, verificatesi nel ≥ 30% dei pazienti) includevano spossatezza (36,5%) e nausea (36,5%). Ventidue pazienti (42,3%) hanno manifestato almeno un evento avverso di grado ≥3 durante il trattamento. Tossicità dose-limitanti si sono verificate in due pazienti al dosaggio di 10 mg/kg (un’infiammazione della mucosa e una stomatite) e in un paziente al dosaggio di 6 mg/kg (rash maculopapulare). Il verificarsi di eventi avversi ha portato all’interruzione del trattamento in due pazienti (3,8%). Eventi avversi gravi sono stati riportati in 14 pazienti (26,9%) indipendentemente dal rapporto di causalità. Un paziente (1,9%) con progressione della malattia trattato con la dose di 6 mg/kg ha sviluppato un evento avverso polmonare di particolare interesse (insufficienza respiratoria, grado V). Ogni evento polmonare sospettato di essere malattia polmonare interstiziale (ILD) o polmonite è considerato evento avverso di particolare interesse ed è valutato da un comitato indipendente. Questo caso è stato stabilito non essere malattia polmonare interstiziale. Quattro potenziali casi di ILD sono stati segnalati dopo il cut-off dei dati e sono in attesa di giudizio: una polmonite di grado II [6 mg/kg], una bronchiolite di grado II [8 mg/kg], una polmonite di grado II [8 mg/kg] e un’insufficienza respiratoria di grado V in un paziente con progressione della malattia [8 mg/kg].

    “Questi risultati indicano DS-1062 come potenziale terapia anti-TROP2 nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule, e rimarcano ulteriormente la forza e la flessibilità della nostra piattaforma ADC DXd, che consente a ciascuno dei nostri farmaci anticorpo-coniugati di essere progettato su misura per fornire potenzialmente un equilibrio ottimale tra sicurezza ed efficacia – ha dichiarato il ricercatore Eric Slosberg, Capo del Global Translational Development, Oncology Research and Development di Daiichi Sankyo. – Mentre lo studio prosegue, continueremo con la nostra ricerca traslazionale per aiutare a scoprire i fattori che contribuiscono alla risposta del paziente e ad identificare i pazienti che hanno maggiori probabilità di rispondere al DS-1062.”

    Lo studio
    Lo studio di fase I, in aperto, primo sull’uomo, sta valutando la sicurezza e la tollerabilità di DS-1062 in pazienti con NSCLC ad uno stadio avanzato, non resecabile, che sono refrattari o che hanno avuto recidive a seguito dei trattamenti standard o per i quali non sono disponibili tali trattamenti. La prima parte dello studio (sull’aumento del dosaggio) valuta la sicurezza e la tollerabilità di dosi crescenti di DS-1062, al fine di determinare la dose massima tollerata e la dose raccomandata per l’estensione. La seconda parte dello studio (sull’estensione del dosaggio) valuterà la sicurezza e la tollerabilità di DS-1062 alla dose raccomandata per l’estensione e arruolerà altri 40 pazienti con NSCLC ad uno stadio avanzato. Gli endpoint dello studio includono sicurezza, farmacocinetica, percentuale di risposta obiettiva, durata della risposta, percentuale di controllo della malattia, tempo di risposta, sopravvivenza libera da progressione, sopravvivenza globale, analisi dei biomarker e immunogenicità. Lo studio attualmente sta arruolando pazienti con NSCLC ad uno stadio avanzato, non resecabile, negli Stati Uniti e in Giappone. Per ulteriori informazioni sullo studio, visita ClinicalTrials.gov.

    I bisogni insoddisfatti nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC)
    Il carcinoma polmonare è il cancro più comune al mondo e la principale causa di morte per cancro; nel 2018 sono stati osservati circa 2,1 milioni di nuovi casi di carcinoma polmonare in tutto il mondo e approssimativamente 1,8 milioni di morti. La maggior parte dei tumori al polmone sono diagnosticati solo allo stadio avanzato o metastatico. Il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) costituisce circa l’80-85% di tutti i carcinomi al polmone. Nel decennio scorso, l’introduzione di terapie mirate e di inibitori checkpoint, ha migliorato il panorama terapeutico per i pazienti affetti da NSCLC ad uno stadio avanzato o metastatico; tuttavia, per coloro che non sono eleggibili agli attuali trattamenti o per coloro in cui il cancro continua a progredire, sono necessari nuovi approcci terapeutici.

    DS-1062
    Incluso nel Franchise sperimentale sui Farmaci Anticorpo-Coniugati di Daiichi Sankyo Cancer Enterprise, DS-1062 è un ADC anti-TROP2 in fase di sperimentazione. Gli ADC sono medicinali antineoplastici mirati che veicolano una chemioterapia citotossica (“carico farmacologico”) alle cellule neoplastiche mediante un legante su di un anticorpo monoclonale che si lega a uno specifico bersaglio espresso sulle cellule neoplastiche. Realizzato con l’impiego della tecnica DXd di Daiichi Sankyo, DS-1062 è composto da un anticorpo monoclonale anti-TROP2 umanizzato legato al carico farmacologico di un nuovo inibitore della topoisomerasi I, mediante un legante a base tetrapeptidica. Esso è disegnato per portare in modo mirato la chemioterapia all’interno delle cellule neoplastiche e ridurre così l’esposizione sistemica al carico farmacologico citotossico rispetto ai meccanismi della comune chemioterapia.
    DS-1062 è uno dei tre ADC di Daiichi Ssnkyo in fase di sviluppo clinico per l’NSCLC, insieme a U3-1402 e [fam-] trastuzumab deruxtecan (DS-8201), quest’ultimo sviluppato a livello globale in partnership con AstraZeneca con cui sarà commercializzato. DS-1062, U3-1402 e DS-8201 sono in fase di sperimentazione e non sono ancora stati approvati per alcuna indicazione in alcun Paese. La sicurezza e l’efficacia non sono state ancora determinate.

    Daiichi Sankyo Cancer Enterprise
    La vision di Daiichi Sankyo Cancer Enterprise consiste nell’applicazione di conoscenze e capacità innovative guidate da un pensiero non convenzionale per sviluppare trattamenti significativi per i pazienti affetti da cancro. L’azienda è impegnata a trasformare la scienza in valore per il paziente, e questo impegno è presente in tutte le sue attività.
    L’ obiettivo è quello di mettere a disposizione dei pazienti sette nuove molecole nei prossimi otto anni, dal 2018 al 2025, avvalendosi dei risultati dei suoi tre pilastri: il Franchise di Farmaci Anticorpo-Coniugati, quello dedicato alla Leucemia Mieloide Acuta e quello di ricerca focalizzato sullo sviluppo delle nuove molecole.
    I Centri di ricerca della Daiichi Sankyo Cancer Enterprise includono due laboratori di bio/immuno-oncologia e “small molecules” in Giappone e Plexxikon Inc. a Berkeley (California), e il centro di R&S sulla struttura delle “small molecules”. Tra i composti che si trovano nella fase cruciale di sviluppo figurano: [fam-] trastuzumab deruxtecan, un farmaco anticorpo-coniugato (ADC) per i carcinomi HER2-positivi della mammella, dello stomaco ed altri, il quizartinib, un inibitore orale selettivo di FLT3 per la leucemia mieloide acuta (AML) con mutazioni di FLT3-ITD di nuova diagnosi e recidivante/refrattaria, e il pexidartinib, un inibitore orale di CSF-1R per il tumore tenosinoviale a cellule giganti (TGCT). Per maggiori informazioni, consultare http://www.DSCancerEnterprise.com

    FonteDaiichi Sankyo Italia

    Daiichi Sankyo
    Daiichi Sankyo è un Gruppo attivamente impegnato nello sviluppo e nella diffusione di terapie farmaologiche innovative con la mission di migliorare gli standard di cura a livello globale e di colmare i diversi bisogni dei pazienti ancora non soddisfatti, grazie ad una ricerca scientifica e una tecnologia di prima classe. Con più di 100 anni di esperienza scientifica e una presenza in più di 20 Paesi, Daiichi Sankyo e i suoi 15.000 dipendenti in tutto il mondo, possono contare su una ricca eredità di innovazione e una valida linea di farmaci promettenti per aiutare le persone. Oltre a mantenere il suo solido portafoglio di farmaci per il trattamento delle malattie cardiovascolari, e con la Vision del Gruppo al 2025 di diventare una “Global Pharma Innovator con vantaggi competitivi in area oncologica”, Daiichi Sankyo è impegnata nella ricerca di nuove terapie oncologiche e in altre aree terapeutiche incentrate su malattie rare e disordini immunitari.
    Per maggiori informazioni visita il sito http://www.daiichi-sankyo.it

    Contatti
    Daiichi Sankyo
    Elisa Porchetti
    Tel.+39 0685255-202
    [email protected]

    Valeria Carbone Basile
    Tel: +39 339 1704748
    [email protected]

  • Enel: i conti semestrali e il commento dell’AD Francesco Starace

    Enel si conferma in crescita nel primo semestre del 2019, con un aumento dei profitti del 20%. Questi risultati, ha confermato l’AD Francesco Starace, sono sintomo della “solidità del nostro modello di business, che integra la sostenibilità come fondamento della creazione di valore finanziario”.

    Francesco Starace, AD Enel

    Francesco Starace commenta i risultati della semestrale

    Enel ha chiuso il periodo gennaio-giugno 2019 con ricavi in netta crescita a 38,991 miliardi (+8,2% annuo). L’incremento è dovuto principalmente al contributo di Distribuição São Paulo, oltre che ai maggior introiti provenienti dalle rinnovabili in Nord e Sud America. Francesco Starace ha commentato con soddisfazione questi risultati, che confermano “la solidità del nostro modello di business, che integra pienamente la sostenibilità come fondamento della creazione di valore finanziario”. Secondo i dati relativi a questi mesi, l’ebitda di Enel è salito a 8,9 miliardi (+13,4%) e il risultato netto del Gruppo si è attestato a 2,215 miliardi (+9,7%), mentre l’utile netto ordinario è risultato pari a 2,277 miliardi (+20,3%). Questa continuità della performance operativa e i nuovi progetti in portafoglio “ci permettono di confermare gli obiettivi per il 2019, nella certezza di poter realizzare anche gli obiettivi a medio termine di Piano”, ha aggiunto Francesco Starace. L’AD, interrogato sulla questione della fine del mercato di maggior tutela, ha anche confermato che è improbabile che dal primo luglio dell’anno prossimo il mercato libero diventi il regime universale per le bollette elettriche.

    Francesco Starace: la carriera del manager

    Francesco Starace è laureato in Ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Milano. Nel 1981 entra nel mondo del lavoro come analista della sicurezza degli impianti elettronucleari presso NIRA Ansaldo. Dopo la collaborazione con General Electric, che lo porta a operare come manager in Italia e all’estero, guida diverse società del gruppo ABB, dove rimane fino al 1998. Nel 2000 inizia la sua carriera di successo in Enel, che lo porterà ai vertici della società. Prima lavora come Responsabile Energy Management, poi nel 2005 diventa Direttore della Divisione Mercato Italia, mentre nel 2008 passa a Enel Green Power in qualità di Amministratore Delegato. Grazie ai successi ottenuti, viene nominato Amministratore Delegato e Direttore Generale di Enel nel maggio 2014, carica che mantiene da allora. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, Francesco Starace ha ricevuto il Premio come Uomo dell’Anno 2016 per la rivista Staffetta Quotidiana.

  • Incontro tra sindaci a Corinaldo

    Nei giorni scorsi il Borgo di Corinaldo ha dato il benvenuto alla comunità di Grantorto, “un piccolo comune ma con un cuore grande”, come lo definisce il sindaco Dott. Luciano Gavin della provincia di Padova.

    Un momento di condivisione e di ospitalità che ha fatto molto piacere agli oltre 100 cittadini, al sindaco di Grantorto Dott. Luciano Gavin e al presidente della Pro Loco Giuseppe Marcon; accolti al loro arrivo dal sindaco Matteo Principi.

    A dare il benvenuto anche le volontarie di Gioventù per i diritti umani visto l’impegno del sindaco Gavin a sostegno di dei diritti umani.

    E’ stato un momento entusiasmante per i cittadini di Grantorto, arrivati questo fine settimana per visitare nelle Marche alcuni tra i più bei borghi d’Italia, tra cui Corinaldo, quando arrivati davanti al comune son stati accolti dal primo cittadino.

    L’ospitalità è una tradizione in questi luoghi, come ogni singolo muro, palazzo o chiesa che rappresenta la storia e la bellezza di questa comunità, che è riuscita a mantenere nel tempo tanta storia e ricchezza.

    Quest’ospitalità è stata apprezzata tanto anche dal sindaco Gavin nello scambio di saluti che ha avuto con il primo cittadino in questo caloroso incontro informale.

    Presente all’incontro la portavoce locale di Gioventù per i diritti umani visto l’impegno del sindaco Gavin a sostegno dei diritti umani.

    Creare pace, rispetto e sopravvivenza per tutti è lo scopo dell’attuazione di tali diritti, che in primo luogo bisogna conoscere.

    Ma ci vuole tanto impegno per divulgarli e renderli una realtà per tutti, come sosteneva l’umanitario L. Ron Hubbard –  anche riconoscendo l’impegno di ogni singola persona  nella comunità – che giorno dopo giorno si impegna con le proprie azioni donando dignità a chi le riceve, opera che annualmente il sindaco Gavin riconosce a qualche membro della sua comunità.

     

  • Under Window di Gattoni Rubinetteria. Praticità e comfort in cucina con le soluzioni sottofinestra

    Per agevolare l’utilizzo del miscelatore nei contesti caratterizzati da ridotto spazio di manovra, l’azienda propone la serie di monocomandi con bocca girevole e corpo estraibile o reclinabile.

    Offrire il massimo comfort di utilizzo del miscelatore, anche nelle condizioni di posizionamento non ottimali, come nel caso di spazi costretti o limitati, è un obiettivo irrinunciabile per Gattoni Rubinetteria. Con questo intento nasce Under Window, la serie ideata appositamente per i lavelli situati in prossimità di finestre e infissi, elementi di ostacolo alla manovra del miscelatore.

    Sono, quindi, previsti numerosi modelli di monocomando con bocca girevole e corpo estraibile o reclinabile, caratteristiche fondamentali per garantire il corretto funzionamento del rubinetto a prescindere dalla disponibilità di spazio. In particolare, il prodotto 0415 è emblematico della linea: si tratta di un miscelatore monocomando in ottone cromato, di 25,4 cm di altezza, composto da una importante bocca girevole con una sporgenza di 22,4 cm, la cui parte terminale si trasforma in doccetta estraibile. Inoltre, tutto il corpo del miscelatore lavello è completamente estraibile dalla sua sede e reclinabile a 90° sul piano.

    Il brand Gattoni Rubinetteria, dunque, si conferma sinonimo di esperienza e tecnologia produttive al servizio del cliente, mettendo al centro la funzionalità del prodotto senza rinunciare alla possibilità di personalizzazione estetica. La collezione Under Window, infatti, propone miscelatori di differenti design: sono disponibili modelli dalle linee classiche o moderne, con la possibilità di scegliere la finitura cromo o nickel spazzolato.

    www.gattonirubinetteria.com

  • “I Maestri del Paesaggio” fanno tappa alla Fondazione Istituti Educativi con “Il Meraviglioso Mondo delle Api”

    Piccole, generose, audaci, instancabili, rispettose… le api” (Emilia Masati). La Fondazione Istituti Educativi si tinge di verde e ospita un corner della IX edizione di “Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio”, la manifestazione organizzata dal Comune di Bergamo e dall’associazione Arketipos dedicata a natura, paesaggio e design al via da oggi fino al 22 settembre.

    Nella splendida cornice del Chiostro di Sant’Antonio in Passaggio Canonici Lateranensi, 23, la curatrice bergamasca Giovanna Massone espone un’installazione dedicata al meraviglioso mondo delle api. Un’opera fruibile dal pubblico da giovedì 12 settembre, nata dell’esigenza di far comprendere alle persone l’importanza vitale dell’esistenza di questi piccoli insetti per il mantenimento della biodiversità e per la conservazione della natura. L’obiettivo primario dell’installazione è infatti quello di far conoscere, incuriosire e sensibilizzare i visitatori al ruolo fondamentale che le api hanno all’interno del nostro ecosistema, perché senza di loro il mondo come lo conosciamo non esisterebbe.

    L’installazione nasce da una sinergia tra diverse realtà che ha avuto come modello quello delle stesse api, instancabili e minuziose lavoratrici. Curiosità scientifiche, aforismi, carta d’identità delle piccole impollinatrici, danze e ronzii, arnie urbane e tanto altro: la volontà dell’artista è quella di creare, nel tempo, un alveare sempre più produttivo e sempre più armonioso. 

    L’installazione di Giovanna Massone vanta la preziosa collaborazione di: CCIAA di Bergamo, Ambasciata Slovena di Roma, Conapi, Melixia, Csm di Treviolo, Italgreen, Vivai Colleoni di Palazzago, Coldiretti, Dott.ssa Elisabetta Palazzi, apicultrice francese Diane Jo’s e BPW International nella persona della Dott.ssa Cristina Visconti ed è pronta a raccontarsi presso il chiostro della Fondazione Istituti Educativi in città bassa.

  • UNITRE MILANO – Convegno del 13 settembre 2019 “Tecniche e nuove modalità espressive nell’arte contemporanea”

    L’Università delle Tre Età UNITRE Milano organizza il secondo incontro di approfondimento di Alta Cultura previsto per il mese di settembre, nell’ambito delle attività extraaccademiche di avvio al nuovo anno accademico 2019/2020: venerdì 13 settembre alle ore 15:00, presso l’Auditorium UNITRE Milano in via San Calocero 16, si terrà il convegno “Tecniche e nuove modalità espressive nell’arte contemporanea”, uno sguardo interdisciplinare alle forme espressive che le diverse arti hanno assunto entrando in contatto con odierne tecnologie e pensiero moderno.

    A tenere l’incontro sarà una rosa di docenti di UNITRE ed ospiti d’eccezione provenienti da altri Atenei. Tra i relatori annoveriamo il Prof. Marco Marinacci, dell’Università e-Campus e UNITRE Milano, con l’intervento “L’opera d’arte dall’epoca della sua riproducibilità tecnica ai nuovi media”, il Prof. Lorenzo De Donato dell’Università Statale di Milano con “Adorno e le nuove modalità espressive della musica contemporanea”, il Prof. Luca Siniscalco dell’Università E-Campus e UNITRE Milano con “Immagine autentica e simulacro. Filosofia dell’immagine nel tempo della «planetarizzazione»”, il Prof. Roberto Rosso dall’Accademia di Brera con “Indagini sull’arte contemporanea attraverso le tecnologie” e il Prof. Carmelo Strano dell’Università di Catania con “Tecniche Global, modi Giocal”.

    I convegni, le conferenze e i seminari organizzati da UNITRE MILANO rappresentano un’occasione di apprendimento e confronto su argomenti di interesse che abbracciano diversi punti di vista e approcci multidisciplinari. Possono parteciparvi liberamente tutti coloro che desiderano approfondire le proprie conoscenze nelle tematiche proposte, senza vincoli di età o titoli di studio.

    Per l’anno accademico 2019/2020, l’Università delle Tre Età UNITRE MILANO ha ampliato la propria offerta attivando oltre mille corsi e laboratori in tutti i campi d’interesse. Un fitto programma ricco di incontri, eventi e convegni sui più svariati ambiti culturali alimenta l’interesse verso materie tradizionali e contemporanee con un occhio di riguardo all’impiego del tempo libero. Accanto alle lezioni tradizionali non mancano momenti significativi di carattere extraaccademico quali conferenze, seminari, manifestazioni, rappresentazioni teatrali, musicali, artistiche, gite culturali, visite guidate, attività sociali-turistiche e di tempo libero, orientamento e counseling psicologico. Tutti gli eventi si svolgono a Milano nella sede di UNITRE Milano in via Ariberto 11 oppure nell’Auditorium in via San Calocero 16.

     

    UNITRE Milano: Università delle Tre Età – Via Ariberto, 11 – 20123 Milano   www.unitremilano.com –   [email protected]

    Ufficio Stampa: Studio Binaschi, Ripa di Porta Ticinese, 39 – 20143 – Milano Tel: 02- 36699126 – [email protected]

  • Applique: fonte di luce e di stile

    L’illuminazione in una stanza è fondamentale, soprattutto se questa viene vissuta durante le ore buie della giornata. L’illuminazione ideale sarebbe quella che richiama la luce naturale del sole, per questo motivo la tipologia di illuminazione preferita è quella di un singolo lampadario sul soffitto in posizione centrale. Nel caso in cui le dimensioni della stanza siano molto elevate oppure nel caso in cui un lato sia molto più lungo dell’altro come nei corridoi, la soluzione ideale però è quella di piccoli punti luce sulle pareti che riescano a distribuire l’illuminazione in modo uniforme. Questa tipologia di lampade è detta applique da muro e grazie alla varietà del loro design non saranno solo fonte di luce ma anche di stile.

    Design delle applique da muro

    Ogni casa ha il proprio stile e spesso all’interno della stessa sono presenti tanti stili quante sono le stanze. Per questo motivo essendo la lampada un accessorio essenziale negli ambienti interni deve accordarsi con l’arredamento che la circonda.

    Per poter seguire questo principio i designer di lampade e i loro produttori hanno cercato di sviluppare diversi stili che potessero rispecchiare ogni gusto e accontentare tanto gli amanti delle lampade classiche quanto i sostenitori dello stile minimal moderno. Al voler seguire le varie tendenze si è anche affiancata la volontà di soddisfare le diverse esigenze. In quest’ottica sono state progettate lampade da parete che avessero un punto luce singolo oppure lampade dalle strutture più complesse che potessero supportare varie fonti luminose.

    Anche i materiali dei supporti sono stati pensati in questa prospettiva e spaziano dalle semplici plafoniere in vetro ad elaborate strutture in metallo, che grazie alla fine lavorazione e al loro stile unico non rischiano mai di appesantire l’ambiente.

    Come scegliere la giusta applique

    Come accennato poco fa gli stili e le dimensioni delle applique sono molteplici, e allora come fare per scegliere il modello adatto a noi? A prescindere da quali siano i vostri gusti personali ci sono alcuni consigli che potrebbero essere utili nella scelta.

    Partiamo dal numero di lampadine. Nel caso in cui steste cercando una lampadina da fissare al lato del letto per poter finire di leggere il libro che tanto vi entusiasma prima di dormire allora la scelta più saggia sarebbe quella di optare per una lampada con una singola lampadina, magari direzionata verso il basso per evitare di illuminare inutilmente tutta la stanza e per evitare che la troppa luce infastidisca gli occhi già stanchi dopo una giornata passata davanti al computer.

    Nel caso in cui invece foste alla ricerca di una lampada, o di più lampade da poter fissare alla parete del soggiorno la scelta più consigliata sarebbe quella di una lampada che non racchiuda tutta la fonte luminosa al centro ma che abbia più punti luce sapientemente distribuiti su una struttura bidimensionale o ramificata in tre dimensioni, e che quindi riesca a coprire una porzione di stanza maggiore.

    Inoltre per poter ulteriormente aumentare il grado di luminosità della stanza è possibile orientarsi verso applique a led, che se disposte in modo accorto potranno illuminare la vostra stanza a giorno.

  • Alla Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, un weekend ricco di appuntamenti per salutare l’estate

    Ultimi weekend di eventi presso il Chiostro di Sant’Antonio in Passaggio Canonici Lateranensi 23, lo spazio che la Fondazione Istituti Educativi di Bergamo ha messo a disposizione della comunità bergamasca per l’estate 2019.

    Si comincia sabato 14 settembre alle ore 18.00 con la giovane scrittrice trevigliese Roberta Ciocca, classe 1986, che presenterà il suo romanzo d’esordio “Ci sentiamo, casomai”, un racconto che esplora l’amicizia tra due giovani donne e le difficoltà di vivere e amare con l’HIV. Un tema ancora troppo spesso tabù che l’autrice cerca di affrontare attraverso una narrazione appassionante, toccante e intelligente

    Da sabato 14 a venerdì 20 settembre, invece, lo spazio dell’ex archivio della Fondazione ospiterà “Spogliarsi per vedere”, una mostra organizzata dal movimento Luce Per l’Arte che coinvolge sei artiste bergamasche: Elena Bonini, Loredana Curnis, Mariachiara Persico, Silvia Rago, Monica Rossi e Federica Rota. Nella suggestiva cornice del Chiostro, le sei donne uniranno i propri codici artistici per dar vita a un’esposizione dai toni introspettivi. Nelle serate di sabato 14 e domenica 15, dalle 20:30 alle 21:30, i visitatori avranno la possibilità di visitare la mostra accompagnati dalle artiste e verranno messi a disposizione diversi strumenti per interagire con le opere esposte. L’evento sarà arricchito anche dalla presenza di laboratori espressivi, dedicati a tutte le età.

    Info e programma su Facebook (@movimentolucearte).

  • A Granada il trattamento definitivo per un rientro con una pelle splendente

    Per affrontare il “ritorno a casa” non c’è niente di meglio che concedersi un soggiorno a La Bobadilla, Royal Hideaway, un ambiente ideale che coniuga la filosofia Premium slowcon il massimo rispetto per l’ambiente. E per affrontare il rientro con una pelle splendente, La Bobadilla Royal Hideaway Hotel propone il rituale Caviar Skin Food. Si trata di un completo trattamento viso anti-età con prodotti a base di questo prezioso ingrediente, il caviale, che elimina i segni del tempo per ottenere un viso più definito e visibilmente idratato.

    Il trattamento inizia con una pulizia profonda e tonificante per preparare la pelle. Segue una piacevole esfoliazione, che sarà il passo preliminare all’applicazione di una fiala di elastina e di un velo di polisaccaridi di origine marina ad alta concentrazione, che grazie ad un piacevole massaggio di digitopressione, viene assorbito completamente.

    Si tratta di un trattamento ricco di aminoacidi essenziali, oligoelementi e vitamine A e D, antiossidanti naturali per la protezione della pelle che forniranno energia, nutrimento e vitalità che culminerà in una degustazione dei diversi tipi di caviale biologico che si producono nell’allevamento ittico di Riofrio, con un bicchiere di cava.

    Il soggiorno alla La Bobadilla Royal Hideaway Hotelconsentirà una rigenerazione competa presso la sua spa&wellness, arredata con cura con sauna finlandese, bagno turco, docce a contrasto, lettini termali, area massaggi e area estetica e bellezza.

    Prezzo del trattamento Caviar Skin Food: 115€ (55 min)

     

    Informazioni su La Bobadilla, al Royal Hideaway Hotel

    La Bobadilla, Royal Hideaway Hotel è un Hotel Slow situato nella Sierra de Loja, Granada. Un complesso situato in una magnifica tenuta nel cuore dell’Andalusia, tra le città monumentali di Granada, Cordoba, Malaga e Siviglia.

    La Bobadilla dispone di 67 spaziose camere esterne accuratamente ristrutturate con bagni lussuosi che combinano legno nobile, marmo e mattoni. Tutti hanno una decorazione unica e differenziale.

    Inoltre, durante il loro soggiorno, gli ospiti de La Bobadilla potranno usufruire di strutture come la piscina esterna circondata da palme e macchia mediterranea, la palestra, il centro benessere, le sue U-spa e le sue molteplici aree sportive; oltre ad un’ottima proposta gastronomica locale nei suoi tre ristoranti.

  • Claudio Machetti: una carriera prima nel settore finanziario e poi in quello energetico

    Claudio Machetti è un manager di Enel: qui giunge nel 2000 dopo aver lavorato per Banco di Roma e Ferrovie dello Stato. Attualmente guida la Global Trading Business Line del Gruppo.

    Claudio Machetti

    Le prime esperienze professionali di Claudio Machetti

    Claudio Machetti nasce a Roma nel 1958. Nel 1977 si diploma presso il liceo “Tito Lucrezio Caro”, per poi iscriversi al corso di laurea in Scienze Statistiche all’Università la Sapienza di Roma. Dopo la laurea conseguita nel 1982, l’anno successivo si trasferisce a Milano, dove lavora come dipendente alla sede locale del Banco di Roma. Nel 1985, si sposta nuovamente a vivere e lavorare nella Capitale, presso la Direzione Centrale dell’istituto di credito. In questo nuovo ruolo ha il compito di occuparsi dell’analisi del merito di credito delle maggiori realtà del comparto industriale italiano. Successivamente, ha l’opportunità di indirizzarsi verso il settore equity, mutando nuovamente posizione e diventando quindi funzionario alla Direzione Finanziaria. Tale ruolo contempla il controllo dell’IPO di numerose aziende quotate in Borsa a Piazza Affari. Nel 1990 è nominato direttore del Nucleo Analisti Finanziari. Nel 1992 vi è un’importante e decisiva svolta nella carriera professionale di Claudio Machetti: inizia un percorso lavorativo all’interno di Ferrovie dello Stato. Inizialmente ricopre il ruolo di Dirigente Responsabile dell’unità Mercati Finanziari, ma in un secondo momento (1996) diviene Direttore della Finanza Operativa. In questo periodo viene lanciata in attività Fercredit, operatore finanziario che il manager contribuisce a fondare e di cui è anche Amministratore Delegato.

    Claudio Machetti: il percorso professionale in Enel

    Claudio Machetti arriva in Enel in qualità di Responsabile dell’Area Finanza. In seguito, diviene figura decisiva per l’inserimento sul mercato della società finanziaria Enelfactor, di cui è anche Amministratore Delegato, e di Enel Insurance, assicurazione di tipo captive che rimane sotto la sua presidenza fino al 2014. Nel 2005 è nominato Direttore Finanziario di Enel, responsabilità che comporta la gestione della tesoreria, del debito a lungo termine, M&A e finanza straordinaria, assicurazioni, relazioni con gli investitori e con le agenzie di rating, etc.. Negli stessi anni è componente dei Consigli di Amministrazione di numerose realtà associate, tra le quali anche Wind Telecomunicazioni, Endesa e Terna, ed inoltre presidente di Fondenel e Fopen, i due fondi pensione italiani del gruppo. Dal 2009 è ai vertici della Direzione di Risk Management, implementata con lo scopo di governare i rischi del gruppo. Dal 2014 presiede la Global Trading Business Line del Gruppo. In tale veste, è incaricato della gestione dell’approvvigionamento di fonti energetiche come carbone, gas naturale e combustibile, della presenza di Enel nei mercati all’ingrosso di gas ed energia elettrica negli Stati dove è presente Enel. Sempre dal 2014 è presidente di Enel Global Trading.

  • Luca Marino “Non va più via” in radio dal 30 agosto il secondo singolo del cantautore errante

    Il brano che inscena un intricato giallo amoroso precede l’album di prossima uscita “Vivere non è di moda”.

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    Chitarre classiche e sintetizzatori, surrealismo, atmosfere noire pop radio friendly, fanno da scenografia e da sottofondo alle parole di “Non va più via”, l’ultimo singolo del cantautore errante Luca Marino.

    «Parlare d’amore…lo faccio spesso. Questa volta per farlo ho messo in piedi un giallo. Il brano racconta di un’estate passata tra un’intensa passione e la sua totale assenza. Offre diverse chiavi di lettura: chi è la donna della canzone? È una donna o è qualcosa? Racconta forse di un amore clandestino o non è che una metafora dell’esistenza? Da cosa sta fuggendo la voce narrante della canzone?» Queste le domande con cui Luca Marino stuzzica il suo pubblico.

    Il singolo, scritto prodotto e arrangiato dallo stesso cantautore, anticipa l’album di imminente uscita intitolato “Vivere non è di moda”.

     

    Radio date: 30 agosto 2019

    Autoproduzione

     

    BIO

    Luca Marino. Cantautore Errante. Nel 2010 vede il suo esordio al “Festival di Sanremo” con il brano “Non mi dai pace” a cui segue il suo primo album “Con la giacca di mio padre” (Warner Music).  Nel 2011 inizia la sua carriera come autore scrivendo il brano, finalista ad X-Factor e divenuto poi disco d’oro, “Cuore Scoppiato” (Sony Music). Nel 2015 pubblica il suo secondo album “Guernica”, nel 2018, dopo tre anni passati come busker girando le strade delle metropoli da nord a sud, pubblica il suo terzo album dal titolo omonimo “Luca Marino”. 

    Il suo eclettismo innato e la sua scrittura, così fortemente caratterizzata dai contrasti e dagli estremi, rendono Luca Marino riconoscibile al primo ascolto. Animale da palcoscenico, autentico ed estemporaneo, che sia sopra un palco insieme ad una grande orchestra o da solo per le strade di una città, trova nell’esibizione dal vivo il suo habitat naturale. Chitarra e voce gli bastano per creare un contatto, coinvolgere e trasportare chi lo ascolta nel suo immaginario musicale, fatto delle sue storie e delle storie di chi lo ha ispirato.

    Sin da bambino Luca Marino ha quattro grandi passioni. A 6 anni ascolta i Depeche Mode, a 12 dipinge i suoi primi quadri seguendo le orme degli impressionisti, a 14 frequenta gli studi artistici per diventare un fumettista e a 15 compone le sue prime canzoni musicando, in chiave punk/grunge, poesie di T.S.Eliot, Oscar Wilde e William Blake. Raggiunta la maggiore età è stato dapprima batterista di una band metal, poi chitarrista in un’orchestra di liscio fino a quando, scoperta l’opera di Lucio Battisti, comincia ufficialmente la sua carriera da cantautore. 

     

    Contatti social

    SITO WEB/BLOG:  https://lucamarinocantautore.wordpress.com/

    PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/lucamarinocantautore 

    INSTAGRAM: https://www.instagram.com/lucamarinocantautore/

    YOUTUBE: https://www.youtube.com/LucaMarinoOfficial

  • Giovanni Castellucci, AD di Atlantia: Fiumicino di nuovo migliore scalo d’Europa per ACI

    Storica vittoria dell’aeroporto Leonardo da Vinci nella classifica dell’Airport Council International: “Siamo orgogliosi di questo rinnovato primato” ha commentato l’AD del gruppo Atlantia Giovanni Castellucci.

    Giovanni Castellucci

    Adr, il trionfo dello scalo di Fiumicino nella classifica ACI: la soddisfazione dell’AD Atlantia Giovanni Castellucci

    È la prima volta nella storia delle rilevazioni di Airport Council International che uno scalo aeroportuale arriva ad aggiudicarsi per due anni consecutivi il gradino più alto nella classifica del migliore in Europa. A riuscirci è stato il Leonardo da Vinci: l’aeroporto di Fiumicino è gestito da AdR (Aeroporti di Roma), società del gruppo Atlantia. Non a caso l’AD Giovanni Castellucci, nel commentare il traguardo, ha sottolineato come sia il “frutto dell’impegno quotidiano e appassionato dei nostri collaboratori e di tutti i nostri partners”. La valutazione dell’ACI ha tenuto conto dei livelli di innovazione tecnologica, di efficienza delle infrastrutture e di qualità dei servizi. In particolare lo scalo romano è riuscito a riconfermare il primato anche per la comprovata efficienza dei terminal e la forte attenzione riservata a sicurezza e monitoraggio continuo delle prestazioni. Si sono rivelate fondamentali anche la capacità di sviluppare collaborazioni con le compagnie aeree e la definizione di obiettivi ambientali chiari. Il Leonardo da Vinci ha quindi superato gli scali di Monaco di Baviera, Copenaghen, Dublino, Istanbul, Sabiha Gökçen, Londra Gatwick, Mosca Sheremetyevo e Vienna. “Siamo orgogliosi di questo rinnovato primato” ha sottolineato in merito l’AD di Atlantia Giovanni Castellucci.

    Giovanni Castellucci: l’AD di Atlantia parla della vittoria del Leonardo da Vinci

    Nel commentare il raggiungimento di questo ennesimo traguardo, l’Amministratore Delegato di Atlantia Giovanni Castellucci ha quindi voluto sottolineare il valore dell’impegno di tutti i collaboratori e i partner del gruppo, “da Enac a Enav, alla polizia di frontiera e all’hub carrier Alitalia, per citarne solo alcuni”. “Siamo determinati a rendere l’aeroporto sempre migliore per aiutare le compagnie aeree che vi operano ad essere sempre più competitive, nell’affrontare le crescenti sfide globali” ha aggiunto l’AD Giovanni Castellucci che lo scorso maggio, intervenendo nel corso dell’evento di presentazione della mostra dedicata a Leonardo da Vinci, ospitata negli spazi dell’aeroporto, aveva parlato della “cura Atlantia e della crescita dello scalo da quando è entrato nell’orbita del gruppo. Quattro anni che hanno visto il Leonardo da Vinci aggiudicarsi importanti riconoscimenti nelle classifiche internazionali di Skytrax ed Aci World per il miglioramento e la qualità dei servizi offerti ai passeggeri.

  • Ivanti Service Manager semplifica il supporto Help Desk per 1.000 operatori del servizio automobilistico

    Parte di Belron International Ltd., Carglass® è una società specializzata nella riparazione e sostituzione di cristalli auto e parabrezza.

    Dal 2017, Carglass® è entrata nel mondo della carrozzeria, dando vita ad un network composto da centri affiliati e centri diretti, dislocati su tutto il territorio italiano. Un’estensione di servizio che ha richiesto dei miglioramenti nell’efficienza delle prestazioni e che ha condotto l’azienda all’adozione della soluzione Ivanti Service Manager ottimizzata per il cloud, la quale offre una piattaforma di IT service management (ITSM) unificata e completa all’interno di una soluzione integrata.

    Con un’unica soluzione, Ivanti ha consentito a Carglass® di semplificare significativamente i processi chiave per la gestione di servizi quali incidenti, richiesta di assistenza, sostituzione e asset management.

    La sfida

    La principale esigenza di Carglass® era innanzitutto l’implementazione di Ivanti Service Manager per migliorare la gestione del ticketing e dell’incident management per il primo livello IT, composto da circa 1.000 utenti dislocati tra le filiali di Belron® in tutta Italia. Il team di Belron® Italia era alla ricerca di una soluzione ITSM agile, efficace, altamente scalabile e che non stravolgesse il workflow esistente. Carglas® si è così rivolta a Timeware – partner Ivanti Expert Solution Provider – per ottenere supporto nell’implementazione e integrazione di Ivanti Service Manager e che ha proposto e saputo valorizzare nelle varie fasi di integrazione la soluzione Ivanti Service Manager. A Timeware è stato inoltre richiesto di sfruttare la piattaforma ITSM per sviluppare flussi di lavoro e processi in vista di nuove funzionalità.
    Dal dipartimento IT di Belron® Italia spiegano: “Carglass® utilizzava già in passato prodotti Ivanti, soprattutto per il controllo e la gestione degli interventi da remoto. Questa volta, invece, eravamo alla ricerca di un prodotto di ticketing e incident management. Ivanti ci ha presentato una panoramica completa della propria offerta e tra questi rientrava esattamente la soluzione di cui eravamo alla ricerca”.

    La soluzione

    Proseguono dal dipartimento IT: “Carglass® necessitava di un prodotto intuitivo – semplice da utilizzare, all in one – e, soprattutto, facile da implementare. Nel giro di poche settimane, il nostro servizio di incident management è stato esteso a tutti i nostri utenti finali, circa un migliaio, presso tutte le filiali Belron® Italia. I nostri ritmi sono sempre molto serrati e siamo sempre di fretta. Abbiamo chiesto cose molto complesse e un’implementazione rapida per noi è quindi stata fondamentale”. Grazie alla velocità di configurazione e implementazione di Ivanti Service Manager, i precedenti processi ad hoc e le soluzioni specialistiche si sono consolidati all’interno di un’unica, moderna soluzione, semplificandone di conseguenza l’implementazione e l’operatività.
    Carglass® ha implementato il portale self-service di Ivanti per garantire il normale svolgimento delle operazioni, la produttività dei propri collaboratori e la soddisfazione dei clienti. In aggiunta a ciò, anche l’applicazione mobile è stata installata in modo semplice e rapido sui tablet di dipendenti e addetti alle riparazioni presso tutte le filiali italiane, per consentir loro una facile gestione degli incidenti. Con Ivanti Service Manager, Carglass® è oggi in grado di identificare molto più facilmente i problemi, sia in ambito IT sia di altro tipo, contribuendo così all’offerta di interventi più rapidi, efficaci ed efficienti.

    Risultati e vantaggi

    La flessibilità dimostrata dalla soluzione Ivanti ha spinto Carglass® a dotarsi anche del modulo Ivanti per l’asset management. Un’esigenza a cui ha risposto il partner di Ivanti Timeware, il quale ha creato e implementato funzionalità e nuovi flussi di lavoro in ambito asset management che, a loro volta, sono stati integrati facilmente all’interno della piattaforma di Service Manager. Ciò ha contribuito a migliorare la gestione di contratti, manutenzione e date di scadenza – elementi essenziali per monitorare in modo efficiente il ciclo di vita dell’intera attività. “Non avevamo bisogno di tutta la soluzione di Asset Management, seppure ci fosse piaciuta molto dal punto di vista grafico e funzionale. Ivanti ci ha proposto di sviluppare un modulo dedicato all’interno del Service Manager e abbiamo deciso di proseguire su quella strada”, continuano dal dipartimento IT. Carglass® è rimasta particolarmente soddisfatta della piattaforma altamente configurabile Ivanti Service Manager. “Abbiamo fin da subito richiesto personalizzazioni sul prodotto che fossero in linea con il nostro modello di business e quindi abbiamo proprio testato una delle principali qualità dalla soluzione Ivanti, ossia l’adattamento alle esigenze del cliente. Abbiamo richiesto una demo in sede e ci è piaciuta molto, quindi siamo passati alla fase successiva di configurazione, in base alle nostre esigenze interne e alle nostre specifiche”. Un altro vantaggio di Ivanti – sempre secondo il dipartimento IT – è rappresentato dal modulo implementato Change Management di Service Manager. Change management consentirà a Carglass di lavorare con strutture a team, assegnando molteplici attività ai relativi reparti e integrando ancor più facilmente nuovi prodotti.

    Basi per il futuro

    Potenza, integrazione, flessibilità, customizzazione: queste le caratteristiche particolarmente apprezzate da Carglass®. “Ciò che principalmente apprezziamo delle soluzioni Ivanti è che contengono diverse soluzioni in un unico prodotto all-in-one. Lo abbiamo trovato molto intelligente e funzionale. Siamo certi che l’affidabilità di Ivanti garantirà a tutti i nostri concessionari una copertura sistematica, permettendo al personale Carglass® di tracciare qualsiasi tipo di problematica e di valutare se ci sono aree scoperte che richiedono un intervento. La fiducia verso Ivanti è rimasta immutata”.

  • Prestiti per lo studio: erogati oltre 71 milioni in 6 mesi

    Nei prossimi giorni milioni di alunni torneranno nelle aule scolastiche e non mancano le famiglie che, per far fronte ai costi legati allo studio, scelgono di chiedere un prestito personale; secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nei soli primi 6 mesi del 2019 sono stati erogati oltre 71 milioni di euro in prestiti destinati a coprire le spese legate a scuola, università e, più in generale, alla formazione.

    L’analisi, realizzata su un campione di oltre 122.000 domande di prestito personale presentate dal 1° gennaio al 30 giugno 2019 attraverso i due portali, ha evidenziato un doppio trend; da un lato è aumentato l’importo medio richiesto alle società di credito, che nel corso del primo semestre 2019 è stato pari a 7.960 euro, vale a dire il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2018, dall’altro è cresciuta la percentuale di richiedenti under 25, il cui peso sul totale è salito di ben 7 punti percentuali rispetto allo scorso anno, passando dal 12% al 19%.

    Analizzando più da vicino l’incremento dell’importo medio richiesto emerge che, ad aumentare, in particolare, sono state le richieste di prestiti di taglio medio, quelle tra i 3mila euro e i 5mila euro sono passate dal 24% al 28% del totale, e quelle di taglio grande, superiori a 10mila euro, che sono salite dal 19% al 22%. Di contro, sono diminuite le richieste di prestiti personali per lo studio di piccolo taglio; quelle sotto i 3mila euro, ad esempio, sono calate dal 33% al 28% del totale.

    «Richiedere un prestito personale per far fronte alle spese legate allo studio può essere un modo per non rinunciare, ad esempio, ad una formazione di alto livello, i cui costi possono essere spesso molto elevati, ma anche una semplice strategia per far pesare il meno possibile sul budget mensile spese scolastiche o formative dilazionandole in rate di piccolo importo», spiega Andrea Bordigone, responsabile prestiti di Facile.it. 

    La scelta di contenere l’importo delle rate mensili è testimoniata anche da un altro dato, quello relativo alla durata media dei prestiti; a fronte di un aumento delle somme richieste, il piano di ammortamento medio si è allungato passando da 51 rate nel primo semestre 2018 a 58 rate (poco più di 4 anni e mezzo) nel primo semestre 2019.

    Guardando all’età media dei richiedenti, invece, emerge chiaramente come siano sempre più i giovani a chiedere questo tipo di prestito personale; chi nel corso del primo semestre dell’anno ha presentato domanda di finanziamento per pagare i costi legati allo studio aveva, in media, 38 anni, due anni in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 (40 anni). Un valore estremamente basso se si considera che, guardando alle richieste totali di prestiti personali, normalmente l’età media di chi si rivolge ad una società di credito è pari a circa 43 anni. A determinare il calo dell’età, come detto, è stato l’aumento del peso degli under 25, ai quali hanno fatto capo quasi una richiesta di prestito per lo studio su cinque tra quelle raccolte nei primi sei mesi del 2019.

    «La richiesta di prestiti da parte dei giovani – spiega Bordigone – va visto come un elemento di fiducia; non solo è positivo sapere che siano i ragazzi stessi i primi a voler investire sul proprio futuro, ma è anche indice del fatto che abbiano una situazione reddituale più serena rispetto al passato e che gli consente, seppur magari aiutati dai genitori, di impegnarsi nella restituzione delle rate».

    Altro dato interessante è quello relativo al sesso dei richiedenti; dall’analisi emerge che, a presentar domanda di prestiti per lo studio, sono molto spesso le donne; nel primo semestre 2019 le richieste provenienti dal campione femminile rappresentavano il 37% del totale, valore molto elevato se si considera che, normalmente, guardando alle richieste totali, le donne rappresentano solo un quarto dei richiedenti. Per quanto riguarda la posizione lavorativa dei richiedenti, il 63% è un dipendente privato a tempo indeterminato, l’11% un lavoratore autonomo o libero professionista.

  • Gelato con superfood? Il Royal Hideaway Sancti Petri Hotel presenta il gelato spirulina

    Il Royal Hideaway Sancti Petri Hotel, rinomato centro del benessere con la più grande area termale dell’Andalusia, ha aggiunto al suo menu il gelato alla spirulina, che vede tra gi ingredienti il famoso super-food, una microalga che possiede molteplici proprietà nutrizionali e terapeutiche grazie alle proteine di alto valore biologico, un grande contenuto di vitamine, minerali e pigmenti come il beta-carotene che agiscono come antiossidanti.

    Il gelato alla spirulinaè a base di melone, latte di cocco e spirulina, che conferisce il colore verde bluastro. Come topping, si aggiungono pistacchi e chia per una combinazione perfetta come snack e come esaltatore dell’abbronzatura, grazie all’apporto di beta-carotene.

    Il Royal Hideaway Sancti Petri Hotelha incorporato nel suo Vital Corner una piastra di congelamento per realizzare sul momento gelati con ingredienti naturali e superfood. Gli ospiti possono farsi consigliare da Alejandro Cánovas, esperto dietista-nutrizionista dell’hotel, con gli alimenti e superfood più indicati per le loro personali esigenze. E per rendere il tutto ancora più goloso, il Vital Corneroffre guarnizioni fresche e naturali, come piccoli pezzi di mango, papaya, fragola o cocco, combinati con punte di cacao, noci, pistacchi, o superalimentari come il chia. Un insieme di consistenze e sapori per completare un gelato il cui processo di elaborazione è visibile dall’inizio alla fine sulla piastra di congelamento del Vital Corner.

    Uno spazio sano al 100%.

    La nuova piastra di congelamento è solo la ciliegina sulla torta di Vital Corner di Royal Hideaway Sancti Petri. Dalla prima colazione alla cena, questo spazio dedicato alla salute offre agli ospiti dell’hotel diverse proposte, come frullati di frutta fresca e bevande vegetali, con proprietà diverse a seconda degli ingredienti selezionati, o il famoso kombucha, per finire con ricette salutari per cene leggere. La filosofia è creare piatti tanto deliziosi quanto vantaggiosi per l’organismo, il consiglio dell’esperto dietista-nutrizionista dell’hotel Alejandro Cánovas.

     

    A proposito di Royal Hideaway Sancti Petri

    Punto di riferimento per il benessere in Spagna, questo resort è il più grande centro termale dell’Andalusia: 3.650 metri quadri, diviso in due piani con vasche idromassaggio, circuiti idrici, docce emozionali, piscina riscaldata, sauna, bagno turco, bagni termali romani, lettini termali, bagni di contrasto e magnifiche suite di bellezza dove si eseguono i trattamenti più all’avanguardia.

    Il Royal Hideaway Sancti Petri offre la Sky Wellness Terrace, un centro di bellezza orientale all’aperto con cinque cabine all’aperto, con vista sull’Atlantico e sui giardini tropicali, dove si sviluppano trattamenti di origine cinese che terminano con il rituale del tè, creando una proposta integrata tra benessere interno ed esterno.

    La struttura dispone di tre Theme Suites (Avanguard, Balinese e Africana) e di un’imponente Suite Presidenziale con due camere da letto, salone, spogliatoi e terrazza con piscina, vasca idromassaggio, barbecue e area relax, premiata come migliore suite d’albergo in Spagna dai World Travel Awards.

    L’offerta gastronomica del Royal Hideaway Sancti Petri comprende i tre ristoranti all’aperto (Zumería, Brasería e Beach Club) e il rinomato Atunante,ristorante esperienziale in cui tutto ruota intorno all’universo del tonno, dagli antipasti ai dolci.

    L’hotel è situato in un immenso giardino tropicale di oltre 35.000 metri quadrati che ospita cinque piscine, vasche idromassaggio all’aperto e il tutto con un’estetica che porta chiunque lo calpesta sensibilmente ai tropici. Nei dintorni si trovano imponenti campi da golf e aree per il tempo libero, il tutto incorniciato da un paesaggio ineguagliabile.

     

     

  • La talentuosa pittrice Maria Brunaccini a Lamezia Terme: l’intervista prima del vernissage

    A pochi giorni dall’apertura della personale della pittrice di Falerna (CZ) Maria Brunaccini, la curiosità non fa che salire. Per soddisfarla, dunque, abbiamo posto alcune domande all’artista sulla sua mostra Effetti di luce sulla realtà, appuntamento di Spoleto Arte a cura di Vittorio Sgarbi che verrà inaugurato alle 18 di sabato 21 settembre. A presentare gli ultimi decenni di attività della pittrice, presso il chiostro caffè letterario della piazzetta San Domenico di Lamezia Terme (CZ), saranno il curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes e il fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo.

     

    Da artista affermata a livello nazionale ha rivelato in una precedente intervista che tra le ragioni che hanno originato la sua arte, vi è quella di dipingere il bello. Ora le chiediamo, che cos’è per lei il “bello”?

    Il concetto di bello è molto vasto e del “bello” sono grandi interpreti pittori, scultori, scrittori e pensatori.

    Nella mia arte pittorica anche io ho provato a riportare sulla tela il “bello” che, per me, è prima di tutto armonia delle forme e del colore. Ma la bellezza è anche l’emozione che suscita una mia opera negli osservatori. Come ho già detto in una precedente intervista, sulle mie tele riporto tutto ciò che più mi attrae ed è fonte di ispirazione.

    Tra le mie ultime creazioni ve n’è una intitolata Paura, che vuole rappresentare gli effetti tragici della guerra sulla vita umana. Quando ho visto la foto che poi è stata fonte ispiratrice di Paura, sfogliando una rivista, ho avuto come un flash: in pochi attimi, in quella foto, ho visto il vero significato della violenza che altri esseri umani compiono sui propri simili; a quella tragica immagine di così forte impatto emotivo ho cercato di dare armonia attraverso le forme e i colori, ricercando l’essenza del bello anche in ciò che non può intendersi tale, come, appunto, una scena di guerra o di inquinamento del nostro Pianeta. Le tonalità dei colori che uso per dipingere illuminano, come lampadine accese, anche quegli angoli di mondo dove la luce si sta spegnendo.

    In Effetti di luce sulla realtà molti suoi lavori fanno riferimento alla mitologia greca. Come mai?

    Attraverso la mia arte e facendomi interprete di alcuni pittori del passato, ho riportato sulla tela i grandi miti greci, come il Patroclo attribuito a Jacques Louis David, un Patroclo dipinto di schiena e che rivela uno studio anatomico molto accurato, un nudo imponente da cui traspare la bellezza armoniosa della sua forma fisica e che incarna perfettamente quell’idea del bello di cui ho parlato prima. Attraverso l’interpretazione di questo dipinto, ho riportato sulla tela il fascino di un nudo maschile così come era inteso nel mito classico. Sulle mie tele ho voluto ridare vita agli dei e agli eroi dell’antica Grecia, queste figure leggendarie in cui gli esseri umani si incontrano e si scontrano con le divinità generando personaggi-eroi dotati di poteri eccezionali e che evocano qualità quali il coraggio e la forza fisica e morale, caratteristiche che mi auguro possano suscitare nobili sentimenti, attraverso queste mie opere, negli attenti osservatori che visiteranno Effetti di luce sulla realtà.

    Una parte dei dipinti è inoltre riservata alla riproduzione di alcune opere di Modigliani. Cosa rappresenta per lei questo modello?

    Ho dedicato una parte della mia riproduzione artistica a Modigliani, quando ho conosciuto la storia della sua vita. Modigliani, pur nella sua brevissima esistenza, è riuscito a passare alla storia per la sua particolare abilità nel dipingere ritratti di giovani donne. Ho riprodotto cinque sue opere, cinque versioni di Jeanne, l’amore della sua vita, ritratta con gli occhi privi delle pupille e pare che questa scelta fosse dovuta alla difficoltà del pittore di carpire l’animo della sua amata. “Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi”, secondo un’autorevole fonte questa frase fu attribuita a Modigliani e in queste parole si racchiude l’essenza di un animo vulnerabile e tormentato. Ho studiato a lungo le sue opere prima di decidere di riprodurne qualcuna. Apparentemente i suoi ritratti sono quasi monotoni, perché seduti o sdraiati, quasi inerti, ma si distinguono proprio per alcune connotazioni psicologiche; in ogni dipinto che ho eseguito si nota un’infinita dolcissima malinconia che, ai miei occhi, ha reso le sue opere uniche e di una bellezza quasi innaturale. Non so se in futuro creerò altre riproduzioni di opere di Modigliani, certamente però lo studio di questo pittore ha lasciato un segno indelebile nella mia carriera artistica.

    Appuntamento di Spoleto Arte a cura di Vittorio Sgarbi, Effetti di luce sulla realtà è un viaggio nell’arte figurativa e non solo… Quanto ha influito il legame con la sua terra?

    La mia città natale è Messina e qui ho vissuto buona parte della mia vita ed è proprio in questa città che ho incominciato a dipingere, ridando vita ad una vecchia foto che ritraeva un mio lontano parente, usando semplici pastelli. Ho iniziato facendo ritratti, anche su commissione, nel tempo restante mi sono dedicata allo studio della pittura paesaggistica, ho riportato sulla tela gli scorci più belli delle campagne siciliane, dove ho vissuto da bambina. Ho imparato a miscelare i colori proprio nel tentativo di riprodurre fedelmente la luce calda del sole al tramonto, sul mare di Messina. In Sicilia ho partecipato alle prime mostre collettive, riscuotendo un notevole successo e ho partecipato a diverse estemporanee anche in Calabria, la mia terra d’adozione e dove vivo attualmente.

    In mostra vi sarà un ritratto del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, che presenterà la sua personale durante il vernissage del 21 settembre. Come ha conosciuto il presidente di Spoleto Arte?

    Mi hanno parlato del presidente di Spoleto Arte durante una mostra collettiva che si è svolta in Calabria circa due anni fa e a cui ho partecipato con la presentazione di due quadri. Durante il vernissage una pittrice, oggi diventata cara amica, ha manifestato particolare apprezzamento per le mie due opere esposte e mi ha consigliato di presentare qualche dipinto al comitato di Spoleto Arte, per poter essere selezionata e partecipare alle importanti mostre collettive organizzate dal manager della cultura Salvo Nugnes. È iniziata così la mia collaborazione con il curatore di eventi e grandi mostre, con la selezione di quattro dipinti, Patroclo della mitologia greca, L’uliveto, Jeanne in due differenti versioni, esposti a Spoleto, Palazzo Leti Sansi, durante la grande mostra internazionale Spoleto Arte, nel contesto del Festival dei Due Mondi.

    Una collaborazione che portato dunque buoni frutti… Tornando un attimo al ritratto: cosa cerca di carpire al suo soggetto quando lo rappresenta sulla tela?

    Ho eseguito diversi ritratti nel corso della mia carriera artistica, quasi tutti su commissione, poi ci sono quelli che ho deciso di dipingere per puro piacere personale, come quello dedicato al manager Salvo Nugnes. La mia aspirazione, quando creo dei ritratti, è quella di cogliere ciò che sento e che vedo, cerco di esprimere il sentimento che colgo nella persona che scelgo come soggetto. Ho creato il ritratto di Salvo Nugnes guardando una sua foto su Facebook; paradossalmente se dovessi descrivere con le parole e i pensieri ciò che ho visto in quella foto, non ci riuscirei, ma con lo strumento dell’Arte, con i miei pennelli e i colori, potrei dire che ho cercato di imprimere sulla tela l’espressione più pura del soggetto ritratto, quella che io vedo e sento ma che, come ho già detto, so descrivere attraverso una tela, più che con le parole. Sarà poi il presidente Salvo Nugnes a dirmi se sono riuscita a cogliere la sua espressione interiore.

    L’ultima parola sempre a chi osserva, quindi. A lei però l’ultima di questa breve intervista: cosa si augura per questa mostra e quali progetti ha in serbo per il futuro?

    Effetti di luce sulla realtà è un tassello che si unisce a tutti gli altri e che rappresenta una della diverse tappe del mio percorso artistico, è come un cerchio che si chiude ma che ha ancora bisogno di essere riempito, è l’apoteosi della mia carriera artistica fatta di dedizione, piacere, entusiasmo e anche fatica. Cosa mi auguro per questa mostra? Credo di avere un desiderio comune a tutti i pittori che celebrano la loro prima personale, quello di entusiasmare e piacere attraverso le proprie opere. Metterò in esposizione più di quaranta quadri e vorrei che questa mostra fosse come un viaggio per gli spettatori che la visiteranno, un viaggio tra diverse epoche e nella vita dei pittori classici di cui ho cercato di interpretarne le opere più belle. Progetti per il futuro? Al termine di Effetti di luce sulla realtà sarà pubblicato un importante catalogo di tutte le opere esposte che vorrei esibire nelle mostre internazionali più importanti, per farmi conoscere anche fuori dall’Italia come in parte è già avvenuto grazie alla selezione di tre mie opere dedicate a Modigliani e che sono state protagoniste dell’evento Miami Meets Milano, organizzato dal curatore Salvo Nugnes, nel contesto di una delle fiere d’arte moderna e contemporanea più importanti al mondo, Art Basel a Miami. Vorrei continuare su questa strada, superare i confini dell’Italia e portare la mia arte in molte altre parti del mondo. Altri progetti per il futuro? L’ho detto prima, lo ribadisco, Effetti di luce sulla realtà è un cerchio che si chiude ma che ha ancora bisogno di essere riempito…

  • “Stretch tour back”, il benessere per la tua schiena!

    Sta arrivando…Sarà la novità dell’autunno…

    Siamo due giovani professionisti nel settore Salute/Benessere, Dott. Leo D’Amore e Dott.ssa Maria Paola Contestabile di Avezzano (AQ), presenteremo sulla piattaforma Kickstarter un nuovo progetto decisamente rivoluzionario:

    STRETCH YOUR BACK; si tratta di un ausilio per la ginnastica posturale, semplice e portatile che si aggancia a qualsiasi porta tramite un sistema di nastri autobloccanti e in soli dieci minuti o meno è in grado di alleviare il dolore alla schiena tramite la distensione dorso-lombare e di tutta la catena cinetica posteriore.

    Il mal di schiena nella zona lombare e l’infiammazione del nervo sciatico sono sicuramente i disturbi muscolo-scheletrici più comuni: studi dimostrano che colpiscono fino all’80% delle persone almeno una volta nella vita.

    L’idea nasce dalla necessità di ricercare un modo semplice, indipendente e quotidiano di distensione della colonna vertebrale, senza l’ausilio di un terapista il quale può essere a disposizione solo qualche ora a settimana.

    Attraverso ricerche svolte si evince la mancata esistenza di un sistema similare per cui esso diventa unico nel suo genere ed innovativo.

    Stretch your back è stato pensato e realizzato nei minimi dettagli, dopo aver studiato attentamente le necessità dei nostri pazienti con problemi di lombosciatalgia, per l’esecuzione della ginnastica posturale in modo autonomo.

    A differenza di altri dispositivi, Stretch your back è piccolo, leggero e non ingombrante, quindi puoi portarlo ovunque con te.

    Si inizia con il posizionare correttamente Stretch your Back alla giusta distanza dalla porta, avvolgendo la prima estremità del nastro autobloccante intorno alla maniglia posteriore e la seconda nel dispositivo. A questo punto saremo pronti per poggiare gli arti inferiori bloccandoli ad esso tramite apposite chiusure a strappo e, distendendosi in posizione supina, non bisogna far altro che azionare la fibbia di acciaio, avente funzione di blocco/sblocco, che consente di regolare le angolazioni busto-gamba tramite dei riferimenti che vanno da 0° a 90°.                                                                                                                                                                                                    Inoltre, Stretch your Back permette la flessione della gamba sulla coscia in posizione di “rannicchiamento” per uno stretching ancor più efficace e risolutivo.                                                                 La distensione degli arti inferiori permette l’allungamento della schiena, Stretch your back è quindi in grado di restituire il benessere perduto a causa della vita sedentaria e delle lunghe ore passate seduti davanti al computer in ufficio o bloccati in auto nel traffico.                                                                                                                                                                                                        Per chi pratica sport è utile per riscaldare le articolazioni, migliorare la flessibilità e la prestazione sportiva nonché per lo stretching finale.                                                                                                                    Il progetto sarà presentato proprio in questo periodo sul sito Kickstarter per il lancio di una campagna di crowdfunding, che lo porterà ad essere prodotto su larga scala.                                                                                                                                                                                                      “Il nostro team è nato appositamente per questo: sviluppare progetti da realizzare, Stretch your back è uno dei primi di una lunga serie di lavori che vogliamo realizzare insieme.                                                                                                                                                                                                                                Abbiamo scelto il crowdfunding per testare quanto il nostro prodotto riesca ad attirare l’attenzione degli utenti”, lo sviluppo e la lavorazione di Stretch your back sono stati lunghi e hanno richiesto molto cura, ma è solo grazie al supporto di chiunque voglia aiutarci nel finanziamento che potremmo iniziare la produzione in modo da poter distribuire tale prodotto nelle mani di tutti i nostri sostenitori in tutto il mondo”.

    La campagna su Kickstarter avrà inizio il 24 settembre.

  • Daiichi Sankyo Barcellona 2019 i risultati dello Studio di fase I su U3-1402

    Studio di fase I su U3-1402: il farmaco anticorpo-coniugato (ADC) anti HER3 ha comportato una riduzione nelle dimensioni del tumore in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule con EGFR mutato


    Il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) costituisce circa l’80-85% di tutti i carcinomi al polmone, è il cancro più comune al mondo e la principale causa di morte per cancro; nel 2018 sono stati osservati circa 2,1 milioni di nuovi casi di carcinoma polmonare in tutto il mondo e approssimativamente 1,8 milioni di morti.

    Barcellona, 10 settembre 2019 – Daiichi Sankyo ha presentato oggi, in una sessione orale allo IASLC 2019 World Conference on Lung Cancer (#WCLC19) in corso a Barcellona, i dati aggiornati dello studio di fase I su U3-1402, un farmaco anticorpo-coniugato (ADC) anti HER3 in sperimentazione in 30 pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico, con mutazione EGFR e resistente agli inibitori tirosin-chinasici. I risultati aggiornati di efficacia per 26 pazienti che hanno ricevuto U3-1402 in una delle quattro coorti di dosaggio e che hanno avuto una valutazione del tumore al basale e almeno una post-basale, dimostrano sei risposte parziali confermate in tre livelli di dosaggio. Una riduzione nelle dimensioni del tumore è stata osservata in 22 pazienti in tutto il range di dosi, con un cambiamento medio migliore di -25,7% [range da -82,6% a 13,3%]. Sono state riportate risposte in pazienti con o senza anamnesi di metastasi al sistema nervoso centrale.

    U3-1402 è un farmaco anticorpo-coniugato che ha il potenziale per essere una terapia “first-in-class” contro l’HER3. Gli ADC sono medicinali antineoplastici mirati che veicolano una chemioterapia citotossica alle cellule neoplastiche mediante un legante su di un anticorpo monoclonale che si lega a uno specifico bersaglio espresso sulle cellule neoplastiche. Realizzato con l’impiego della tecnica DXd di Daiichi Sankyo, U3-1402 è composto da un anticorpo anti-HER3 umanizzato legato al carico farmacologico di un nuovo inibitore della topoisomerasi I, mediante un legante a base tetrapeptidica. Esso è disegnato per portare in modo mirato la chemioterapia all’interno delle cellule neoplastiche, e ridurre così l’esposizione sistemica al carico farmacologico citotossico rispetto ai meccanismi della comune chemioterapia.

    Tutti i 30 pazienti arruolati nel trial erano stati sottoposti ad un precedente trattamento a base di inibitori tirosin-chinasici (TKI) dell’EGFR, inclusi 28 (93%) trattati con osimertinib. 15 pazienti (50%) avevano anche ricevuto precedente chemioterapia. Il follow-up medio è stato di 4,5 mesi. Al 3 maggio 2019, momento dell’estrazione dei dati, un totale di 17 pazienti è rimasto in trattamento.

    Le analisi dell’NGS (Next-generation sequencing) e del cfDNA hanno rivelato la presenza di meccanismi di resistenza multipli alle precedenti terapie TKI dell’EGFR in pazienti che avevano sperimentato risposte parziali e riduzione del tumore mentre erano in trattamento con U3- 1402. Tre pazienti con risposta parziale confermata hanno mostrato le mutazioni T790M, che è il target di osimertinib, e C797S, che è associata alla resistenza a osimertinib. Inoltre, nell’analisi retrospettiva immunoistochimica (IHC) (n=25), tutti i tumori valutabili hanno mostrato un’espressione HER3 a vari livelli.

    “Man mano che aumenta il numero dei pazienti trattati, i risultati continuano a dimostrare un’attività di U3-1402, incluse le attuali risposte parziali confermate in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico con EGFR mutante, che non rispondono più alla terapia a base di inibitori tirosin-chinasici anti-EGFR. – ha spiegato Helena Yu, medico oncologo al Memorial Sloan Kettering Cancer Center e sperimentatrice del trial – Questi dati suggeriscono che mirare all’HER3 con U3-1402 può essere una strategia terapeutica efficace, a prescindere dai meccanismi di resistenza individuati nei setting di resistenza agli inibitori tirosin-chinasici dell’EGFR, che richiedono nuovi trattamenti di precisione”.

    I dati di sicurezza preliminari su 30 pazienti che hanno ricevuto l’ADC U3-1402 ad uno dei quattro dosaggi, hanno evidenziato un profilo di sicurezza maneggevole per una esposizione al trattamento media di 3,2 mesi. La dose raccomandata per l’estensione è stata stabilita a 5,6 mg/kg. I più comuni eventi avversi osservati durante il trattamento, ad ogni grado, si sono verificati nel ≥30% di pazienti, e includevano nausea (63,3%), spossatezza (43,3%), vomito (36,7%) diminuzione del numero delle piastrine (30%). Uno di questi eventi di grado ≥3 si è verificato in più del 10% di pazienti (diminuzione del numero delle piastrine, 20%). Le seguenti tossicità dose-limitanti sono state osservate in 4 pazienti: diminuzione del numero delle piastrine di grado IV e neutropenia febbrile di grado III. Un paziente ha riportato un evento avverso associato all’interruzione del trattamento (3,3%). In nove pazienti (30%) si è verificato un evento avverso serio durante il trattamento, a prescindere dal rapporto di causalità. In quattro pazienti (13,3%) gli eventi avversi erano correlati al trattamento in studio.

    “L’HER3 è frequentemente sovra espresso nel carcinoma polmonare non a piccolo cellule così come in altri tipi di tumori solidi, ma non ci sono ancora terapie mirate anti-HER3 per l’NSCLC o altri tumori – ha dichiarato Dalila Sellami, MD, Vice Presidente e Global Team Leader U3-1402, Global Oncology Research and Development di Daiichi Sankyo.- U3-1402 è un potenziale ADC di prima classe progettato per veicolare il trattamento direttamente ai tumori che esprimono HER3 e, in base a questi risultati, arriveremo all’espansione della dose e amplieremo lo scopo del trial per includere pazienti con NSCLC squamoso o non-squamoso”.

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    I bisogni insoddisfatti nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC)
    Il carcinoma polmonare è il cancro più comune al mondo e la principale causa di morte per cancro; nel 2018 sono stati osservati circa 2,1 milioni di nuovi casi di carcinoma polmonare in tutto il mondo e approssimativamente 1,8 milioni di morti. La maggior parte dei tumori al polmone sono diagnosticati solo allo stadio avanzato o metastatico. Il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) corrisponde a circa l’80-85% di tutti i carcinomi al polmone. Nel decennio scorso, l’introduzione di terapie mirate e di inibitori checkpoint, ha migliorato il panorama terapeutico per i pazienti affetti da NSCLC avanzato o metastatico; tuttavia, per coloro che non sono eleggibili agli attuali trattamenti o per coloro in cui il cancro continua a progredire, sono necessari nuovi approcci terapeutici.

    La mutazione EGFR è un target oncogenico consolidato per la gestione del carcinoma polmonare non a piccole cellule. Per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato e con EGFR mutato, la terapia mirata con gli inibitori tirosin-chinasici dell’EGFR offrono percentuali di risposta e sopravvivenza libera da progressione più elevate rispetto alla chemioterapia. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti alla fine sviluppa una resistenza a questi farmaci, e da quel momento le opzioni di trattamento diventano più limitate. La resistenza clinica agli inibitori tirosin-chinasici dell’EGFR è stata correlata a meccanismi genetici multipli e, in molti casi, la causa ad essa soggiacente rimane sconosciuta. Allo stesso tempo, la maggior parte degli NSCLC con EGFR mutante mostra diversi livelli di espressione dell’HER3.
    L’HER3 è un membro della famiglia dei recettori tirosin-chinasici del fattore di crescita dell’epidermide umana (EGFR), che sono associati ad una crescita cellulare anormale L’espressione di HER3 è stata associata ad un aumento delle metastasi e a ridotta sopravvivenza nei pazienti con NSCLC, e si presenta con una frequenza del 75%. L’HER3 è sovra espresso in molti tipi di cancro. Recentemente i ricercatori hanno riconosciuto il potenziale dell’HER3 come target terapeutico, ma attualmente nessun agente anti-HER3 è approvato per il carcinoma polmonare non a piccole cellule o altri tipi di cancro.

    Lo studio
    Lo Studio globale in due parti in aperto di Fase I sta arruolando pazienti affetti da NSCLC con mutazione EGFR, metastatico o non resecabile, progredito nonostante la terapia a base di inibitore della tirosin-chinasi. La prima parte dello studio include pazienti che hanno presentato progressione della malattia con erlotinib, gefitinib, dacomitinib o afatinib e sono risultati negativi al test per la mutazione del T790M, oppure con osimertinib indipendentemente dallo status del T790M.

    Gli obiettivi primari dello studio sono quelli di valutare la sicurezza e la tollerabilità di U3-1402. Gli obiettivi secondari sono la valutazione preliminare dell’efficacia, misurando l’attività antitumorale di U3-1402 e la caratterizzazione della sua farmacocinetica.

    La prima parte dello studio (sull’aumento del dosaggio) valuta U3-1402 a quattro dosi (da 3,2 mg/kg a 6.4 mg/kg) al fine di determinare la dose raccomandata per l’estensione. La seconda parte (sull’estensione del dosaggio) valuterà U3-1402 alla dose raccomandata per l’estensione di 5,6 mg/kg, e includerà un’ulteriore coorte di pazienti con NSCLC metastatico squamoso o non-squamoso senza mutazione EGFR, la cui malattia è progredita dopo la chemioterapia e i regimi terapeutici con anticorpi anti –PDL1. Si stima che saranno arruolati più di 100 pazienti in circa 17 centri nel mondo. Per ulteriori info: ClinicalTrials.gov.

    Il farmaco anticorpo-coniugato U3-1402
    Incluso nel Franchise sperimentale sui Farmaci Anticorpo-Coniugati di Daiichi Sankyo Cancer Enterprise, U3-1402 è un ADC che ha il potenziale per essere una terapia “first-in-class” contro l’HER3. Gli ADC sono medicinali antineoplastici mirati che veicolano una chemioterapia citotossica (“carico farmacologico”) alle cellule neoplastiche mediante un legante su di un anticorpo monoclonale che si lega a uno specifico bersaglio espresso sulle cellule neoplastiche. Realizzato con l’impiego della tecnica DXd di Daiichi Sankyo, U3-1402 è composto da un anticorpo anti-HER3 umanizzato legato al carico farmacologico di un nuovo inibitore della topoisomerasi I, mediante un legante a base tetrapeptidica. Esso è disegnato per portare in modo mirato la chemioterapia all’interno delle cellule neoplastiche e ridurre così l’esposizione sistemica al carico farmacologico citotossico rispetto ai meccanismi della comune chemioterapia.

    U3-1402 è una molecola in fase di sperimentazione non ancora approvata per alcuna indicazione in alcun Paese. La sicurezza e l’efficacia non sono state ancora determinate.

    U3-1402 è uno dei tre ADC di Daiichi Sankyo in fase di sviluppo clinico per l’NSCLC, insieme a DS-1062 e [fam-] trastuzumab deruxtecan (DS-8201) quest’ultimo sviluppato a livello globale in partnership con AstraZeneca con cui sarà commercializzato. U3-1402 è in sperimentazione in uno studio di fase I/II su pazienti affetti da carcinoma mammario metastatico HER3 positivo.
    U3-1402, DS-1062 e DS-8201 sono in fase di sperimentazione e non sono ancora stati approvati per alcuna indicazione in alcun Paese. La sicurezza e l’efficacia non sono state ancora determinate.

    Daiichi Sankyo Cancer Enterprise
    La vision di Daiichi Sankyo Cancer Enterprise consiste nell’applicazione di conoscenze e capacità innovative guidate da un pensiero non convenzionale per sviluppare trattamenti significativi per i pazienti affetti da cancro. L’azienda è impegnata a trasformare la scienza in valore per il paziente, e questo impegno è presente in tutte le sue attività.
    L’ obiettivo è quello di mettere a disposizione dei pazienti sette nuove molecole nei prossimi otto anni, dal 2018 al 2025, avvalendosi dei risultati dei suoi tre pilastri: il Franchise di Farmaci Anticorpo-Coniugati, quello dedicato alla Leucemia Mieloide Acuta e quello di ricerca focalizzato sullo sviluppo delle nuove molecole.
    I Centri di ricerca della Daiichi Sankyo Cancer Enterprise includono due laboratori di bio/immuno-oncologia e “small molecules” in Giappone e Plexxikon Inc. a Berkeley (California), e il centro di R&S sulla struttura delle “small molecules”. Tra i composti che si trovano nella fase cruciale di sviluppo figurano: [fam-] trastuzumab deruxtecan, un farmaco anticorpo-coniugato (ADC) per i carcinomi HER2-positivi della mammella, dello stomaco ed altri, il quizartinib, un inibitore orale selettivo di FLT3 per la leucemia mieloide acuta (AML) con mutazioni di FLT3-ITD di nuova diagnosi e recidivante/refrattaria, e il pexidartinib, un inibitore orale di CSF-1R per il tumore tenosinoviale a cellule giganti (TGCT). Per maggiori informazioni, consultare http://www.DSCancerEnterprise.com

    FonteDaiichi Sankyo Italia

    Daiichi Sankyo
    Daiichi Sankyo è un Gruppo attivamente impegnato nello sviluppo e nella diffusione di terapie farmaologiche innovative con la mission di migliorare gli standard di cura a livello globale e di colmare i diversi bisogni dei pazienti ancora non soddisfatti, grazie ad una ricerca scientifica e una tecnologia di prima classe. Con più di 100 anni di esperienza scientifica e una presenza in più di 20 Paesi, Daiichi Sankyo e i suoi 15.000 dipendenti in tutto il mondo, possono contare su una ricca eredità di innovazione e una valida linea di farmaci promettenti per aiutare le persone. Oltre a mantenere il suo solido portafoglio di farmaci per il trattamento delle malattie cardiovascolari, e con la Vision del Gruppo al 2025 di diventare una “Global Pharma Innovator con vantaggi competitivi in area oncologica”, Daiichi Sankyo è impegnata nella ricerca di nuove terapie oncologiche e in altre aree terapeutiche incentrate su malattie rare e disordini immunitari.
    Per maggiori informazioni visita il sito http://www.daiichi-sankyo.it

    Contatti
    Daiichi Sankyo
    Elisa Porchetti
    Tel.+39 0685255-202
    [email protected]

    Valeria Carbone Basile
    Tel: +39 339 1704748
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