Autore: Andrea Polo

  • 830.000 genitori hanno dovuto rinunciare a curare i figli per ragioni economiche

    economiche

    A causa del Covid milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a visite e cure mediche. Una vera e propria “emergenza nell’emergenza” che non ha risparmiato nemmeno i più giovani; secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, tra marzo e dicembre 2020 circa 2,1 milioni di bambini e ragazzi si sono visti rimandare o annullare visite o esami medici.

    E se questo non bastasse, nello stesso periodo sono poco meno di 830.000 i genitori che hanno dovuto rinunciare a curare i propri figli a causa di problemi economici.

    Visite rimandate o annullate dalla struttura

    Guardando più da vicino i dati emerge che, durante i primi 10 mesi dall’esplosione della pandemia, tra i genitori che avevano in programma una visita medica per il proprio figlio, quasi 6 su 10 se la sono vista rimandare dalla struttura sanitaria, mentre il 16% ha dovuto addirittura fare i conti con la cancellazione totale dell’appuntamento.

    Sebbene il rinvio medio sia stato pari a 51 giorni, nel 49% dei casi la visita è stata rimandata sine die. I disservizi più frequenti sono stati registrati per esami e visite di ortopedia, odontoiatria e dermatologia, ma non sono stati esenti da problematiche anche patologie più gravi come ad esempio la cardiologia, dove il rinvio medio è stato pari a 37 giorni.

    La situazione di emergenza ha quindi spinto molte famiglie a rivolgersi ad una struttura privata per curare i propri figli (40% di coloro che hanno subito rinvii o cancellazioni), andando in alcuni casi ad accentuare il divario sociale in termini di accesso alle cure da parte dei minori. Il costo medio sostenuto dai rispondenti che si sono rivolti ad una struttura privata per far curare i propri figli è stato pari a 339 euro per singola visita o esame.

    Non sorprende vedere come il 7% di chi si è rivolto ad una struttura privata per visite od esami di un minore abbia dovuto fare ricorso ad un prestito per far fronte alla spesa.

    Secondo l’osservatorio di Facile.it e Prestiti.it, realizzato su un campione di oltre 125mila domande di finanziamento*, nel 2020, l’importo medio dei prestiti personali richiesti ad una società di credito per far fronte a spese mediche è stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo).

    Nel 39% dei casi a presentare domanda di prestito per cure mediche è stata una donna; il valore risulta nettamente più alto rispetto al totale prestiti, dove il campione femminile rappresenta solo il 25%. Una differenza così elevata può trovare spiegazione alla luce del fatto che, per la salute dei figli, sono spesso le mamme a richiedere un aiuto finanziario.

    I genitori che hanno scelto o dovuto rinunciare

    Come detto, sono tanti anche i genitori che, per scelta o necessità, hanno deciso di propria iniziativa di rinunciare ad una o più visite dei propri figli; si tratta di quasi 1 rispondente su 5, pari a circa 2,7 milioni di individui.

    Per comprendere meglio il fenomeno, Facile.it ha approfondito le ragioni dietro questa scelta; sebbene la maggioranza (60%) abbia dichiarato di averlo fatto per paura che il proprio figlio potesse contrarre il Covid in una struttura sanitaria, fa riflettere vedere come per il 31%, pari a poco meno di 830.000 individui, sia stato costretto a farlo perché in difficoltà economica; di questi la metà ha dichiarato di essere in difficoltà economica a causa della pandemia.

    Le rinunce più frequenti sono state registrate per visite ed esami di odontoiatria, oculistica, esami ematici e pediatria.

     

    *Nota metodologica indagine mUp Research: n.1.005 interviste CAWI realizzate a gennaio 2021 su un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

    L’analisi di Facile.it e Prestiti.it è stata realizzata su un campione di oltre 125.000 domande di prestito personale raccolte tramite i due portali da gennaio 2020 a dicembre 2020.

  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Venezia

    Quanto costa vivere a Venezia e provincia e quanto spendono le famiglie per i conti di casa? In occasione dell’apertura del Facile.it Store di Mestre (https://www.facile.it/store/mestre.html), terzo negozio del comparatore in Veneto, la web company ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere nella città di Venezia e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, ADSL, luce e gas. Ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    I primi costi presi in considerazione dal comparatore sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote in provincia di Venezia occorrevano, in media, 400,53 euro, valore in calo del 14,8% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Buone notizie arrivano anche dal fronte dell’RC moto; negli ultimi dodici mesi le tariffe sono diminuite e, a febbraio 2021, per assicurare una due ruote a Venezia e provincia servivano, in media, 266,84 euro, vale a dire il 19,4% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

    Energia e gas

    Una delle voci che più incide sui budget delle famiglie, almeno a livello psicologico, è quella relativa alla bolletta della luce e del gas* e per questo Facile.it ha voluto analizzare quanto spendono, in media, i veneziani. Analizzando la bolletta elettrica e prendendo in considerazione il consumo medio di una famiglia residente a Venezia e provincia (2.134 kWh), è emerso che la spesa annuale del 2020 è stata pari a circa 381,80 euro, valore in calo del 13,5% rispetto al 2019. Attenzione però perché il 2021 si è aperto con un aumento delle tariffe dell’energia elettrica; se queste rimarranno invariate, a parità di consumo, quest’anno si spenderà il 12,1% in più rispetto al 2020.

    Guardando alla bolletta del gas e prendendo in considerazione i consumi medi di una famiglia veneziana (980 smc), emerge che la spesa media annuale nel 2020 è stata pari a 652,68 euro, vale a dire il 13,1% in meno rispetto al 2019. Anche sul fronte della fornitura di metano, il 2021 si è aperto con un aumento delle tariffe; in assenza di variazioni e a parità di consumi, il conto finale potrebbe essere più salato e pari a 692,47 euro, vale a dire il 6,1% in più rispetto al 2020.

    Telefonia

    La telefonia fissa (internet casa, ADSL e fibra) è un’altra delle spese esaminate da Facile.it. Nel corso del 2020 la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie veneziane è stata pari a circa 29,96 euro, per un costo complessivo annuale pari a 359,52 euro, valore in aumento del 3,1% rispetto a quanto pagato nel 2019.

    Mutui casa

    Per quanto riguarda il mutuo e analizzando le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nel corso del 2020, gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Venezia hanno chiesto, mediamente, 133.279 euro, vale a dire il 6,7% in più rispetto a quanto rilevato nel 2019.

    Analizzando l’identikit del richiedente veneziano emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, all’atto della firma, 40 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 63,2% del valore dell’immobile da acquistare, da restituire in 22 anni.

    Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: il 96% dei richiedenti veneziani ha optato per quello fisso, mentre solo il 4% ha cercato di ottenere il variabile.

    Limitando l’analisi ai soli mutui per l’acquisto della prima casa, invece, l’importo medio richiesto sale a 138.958 euro; al contrario, l’età media dei richiedenti scende a 38 anni.

    Prestiti personali

    Altro elemento monitorato nell’analisi è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel 2020, l’importo medio richiesto in provincia di Venezia è stato pari a 11.076 euro, vale a dire l’1,1% in più rispetto al 2019; stabili i piani di ammortamento (61 rate, pari a poco più 5 anni) e l’età media dei richiedenti (poco più di 42 anni).

    Guardando alle domande di finanziamento per le quali i richiedenti hanno esplicitato la finalità, emerge che la prima ragione che ha spinto i veneziani a rivolgersi ad una società di credito è stata l’ottenimento di liquidità (25%), seguita dall’acquisto di auto usate (20%) e dalla ristrutturazione casa (16%).

    Analizzando, invece, il sesso dei richiedenti è emerso come a presentare domanda di finanziamento siano per lo più gli uomini, con una percentuale pari al 74,7%, contro il 25,3% del campione femminile.

    Facile.it apre il suo terzo store in Veneto

    Dopo il successo dei negozi aperti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso, Padova, Torino, Bari, Lecce, Salerno, Cagliari e Treviglio, il comparatore leader nel confronto di prodotti di finanza personale e utenze domestiche apre il suo terzo store in Veneto a Mestre (Piazza Ferretto, 90). All’interno del nuovo Store i cittadini troveranno consulenti dedicati che li guideranno nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, finanziari e utenze domestiche.

    «Il nostro obiettivo è comprendere meglio le esigenze dei clienti e dare la possibilità di risparmiare anche a un pubblico non ancora abituato a comparare le offerte», spiega Daniela Zancan, Managing Director Stores & Facile.it Mutui e Prestiti. «Le famiglie veneziane sono molto attente alle spese domestiche e sappiamo di poter offrire loro concrete opportunità per ridurre le principali voci di costo con cui devono fare i conti ogni mese».

     

     

    (*)

    Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 131.860 preventivi auto e 15.588 preventivi moto effettuati a Venezia e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di circa 5.000 richieste di mutuo presentate da gennaio 2019 a dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Venezia.

    Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 3.000 richieste di prestito personale presentate da gennaio 2019 a dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Venezia.

    Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media composta da 2,7 individui, con un consumo annuo di 2.134 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, è stata considerata una famiglia media composta da 2,6 individui con un consumo annuo di 980 Smc in regime tutelato.

  • Bollette: mercato libero o tutelato? 7 milioni di italiani non lo sanno

    La fine del mercato tutelato, prevista per l’inizio del 2022, è stata rimandata al primo gennaio 2023. Forse un bene se si considera che quando si parla di mercato libero o tutelato sono ancora molti i consumatori con le idee poco chiare; secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale* addirittura 7 milioni di italiani non sono in grado di dire se il loro contratto di luce o gas sia con un operatore del mercato libero o nel servizio di maggior tutela.

    La situazione migliora solo di poco se ci si rivolge agli intervistati che hanno dichiarato di essere nel mercato tutelato; tra loro il 35,4% ha dichiarato di non essere a conoscenza della fine di questo regime. La percentuale arriva addirittura al 41,8% tra i rispondenti residenti nelle regioni del Centro Italia.

    Fine del mercato tutelato…chi non sa, e chi non si attiva

    Analizzando nel dettaglio le risposte degli intervistati che hanno un contratto nel mercato tutelato emerge che, forse a causa dei numerosi rinvii che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni, quasi 1 su 2 (49,5%) ha dichiarato di non essersi ancora attivato per trovare un’alternativa nel mercato libero, pur sapendo della fine del regime di tutela.

    Scomponendo il campione a livello territoriale emerge che i più pigri sembrano essere i residenti nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole; tra loro più di 1 su 2 (50,8%), pur sapendo del termine del servizio di maggior tutela, non si è ancora adoperato per passare al mercato libero.

    «Sebbene la fine del mercato tutelato sia stata rimandata al 2023», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it, «il consiglio è di informarsi e attivarsi il prima possibile per il passaggio al mercato libero; non solo per non farsi trovare impreparati all’appuntamento, ma soprattutto perché il passaggio può comportare importanti risparmi sulla bolletta. È bene ricordare che il cambio da un regime all’altro può essere fatto in qualsiasi momento e senza alcun costo, non è previsto alcun intervento sulla linea e non vi sono interruzioni nella fornitura di luce o gas.».


    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta il 15 ed il 16 febbraio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.005 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • RC auto: a febbraio premi medi in calo del 13,5%, ma comincia il rialzo

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 464,09 euro, vale a dire il 13,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo costa, in media, 72 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +1,44%.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 8.650.866 preventivi raccolti da Facile.it tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di costante calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento regionale

    Guardando i dati a livello territoriale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutto il Paese. La regione che ha registrato il calo più consistente è l’Emilia-Romagna, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 16,51% rispetto a febbraio 2020; staccata di un soffio la Liguria, al secondo posto della classifica, con un calo del 16,41%. Sul gradino più basso del podio si posiziona il Lazio, dove il premio medio è sceso del 15,80% rispetto a 12 mesi fa.

    Guardando la graduatoria nel senso inverso, invece, la regione che ha registrato il calo più contenuto è la Valle d’Aosta, dove la tariffa media è scesa solo del 5,13% rispetto a febbraio 2020. Al secondo e terzo posto il Molise (-9,70%) e la Basilicata (-10,15%).

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Guardando i dati in valori assoluti, la Campania, nonostante un calo annuo del 12,13%, si conferma essere la maglia nera d’Italia per quanto riguarda l’RC auto; per assicurare un veicolo nella regione, a febbraio 2021 occorrevano in media 855,88 euro, vale a dire l’84,42% in più rispetto alle media nazionale.

    Sul podio delle regioni più costose si posizionano, al secondo posto, la Calabria, con un premio medio pari a 591,39 euro, al terzo posto, la Puglia, con un premio medio pari a 531,32 euro. Unica consolazione per gli automobilisti di queste due regioni è che le tariffe rilevate a febbraio 2021 sono risultate comunque in calo rispetto allo stesso mese del 2020, rispettivamente del 10,65% e del 12,90%.

    Dove sono scattati i primi aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata a salire in 13 regioni.

    I rincari più elevati sono stati registrati in Valle d’Aosta dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 5%. Valori medi in aumento anche nelle Marche (+3,58%) e in Toscana (+2,81%).

    Tra le regioni dove l’RC auto media è cresciuta maggiormente (febbraio su gennaio) ci sono anche la Campania (+2,51%), il Veneto (+1,34%) e il Lazio (+1,33%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di  8.650.866 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Lazio: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali nel Lazio? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 51.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 228.076 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi nel Lazio; a causa della pandemia, però, si è passati dal +5,4% annuo rilevano nel primo trimestre al –3,2% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Lazio abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Rieti, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 77% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 68% nel terzo trimestre 2019), a Roma il 35% (era il 32% nel 2019), a Latina il 77% (era il 75% nel 2019) e a Viterbo il 76% (era il 74% nel 2019). Unica eccezione è Frosinone, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto invariato rispetto al 2019.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Lazio?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 151.554 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+1,4%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Roma, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 156.907 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Latina, che hanno chiesto, sempre in media, 124.873 euro e quelli di Viterbo (118.650 euro).

    Chiudono la graduatoria del Lazio i richiedenti mutuo della provincia di Rieti (111.198 euro) e di Frosinone, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 105.844 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 51.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti laziali tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • I millennials chiedono prestiti, ma non per studiare, sposarsi o viaggiare

    Come è cambiato il rapporto dei millennials con il mondo del credito al consumo nell’anno della pandemia? Per rispondere alla domanda, Facile.it e Prestiti.it hanno analizzato un campione* di oltre 500mila domande di prestito personale presentate da richiedenti nati tra il 1981 e il 1996 scoprendo che, nel 2020, l’importo medio richiesto dai cosiddetti millennials è stato pari a 10.907 euro, vale a dire il 7% in più rispetto al 2019.

    Ad aumentare, però, non sono stati solo gli importi, ma anche il peso percentuale delle richieste provenienti da questo particolare tipo di utenti; secondo i dati, nel 2020, più di 1 domanda di prestito personale su 3 è stata presentata da un richiedente con età compresa tra i 25 e i 40 anni (38,1%), valore in aumento del 5% rispetto al 2019.

    Per cosa chiedono prestiti i millennials

    Se, come detto, la pandemia ha fatto aumentare, in percentuale, le richieste di prestiti personali presentate dai millennials, quali sono le ragioni per cui sono ricorsi ad una società di credito al consumo?

    Analizzando le domande per le quali è stata dichiarata la finalità emerge che la prima ragione per cui la Generazione Y ha chiesto un prestito nel 2020 è stata l’ottenimento di liquidità (22,5%), seguita dall’acquisto di auto usate (21,5%) e dalla ristrutturazione della casa (16,9%).

    L’effetto della pandemia si fa però sentire in modo specifico analizzando alcune tipologie di prestito personale tipiche di questa fascia di richiedenti e che, causa emergenza sanitaria e lockdown, sono letteralmente crollate; il peso percentuale dei prestiti richiesti per la formazione, ad esempio, è diminuito del 16%, quelli per i matrimoni del 39% e quelli per viaggi e vacanze addirittura del 51%.

    «È evidente come la pandemia abbia ridefinito le priorità della Generazione Y anche dal punto di vista dell’accesso al credito», spiega Giovanni Scarascia Mugnozza, responsabile prestiti di Facile.it. «questa particolare fascia anagrafica, però, ha dimostrato di avere un rapporto più maturo con il ricorso al credito che, in un momento di grave incertezza economica e lavorativa come quella attuale, ha rappresentato per loro in un certo senso un’ancora di salvezza».

     

     

    * analisi realizzata su un campione di oltre 500mila domande di prestito personale raccolte tra l’1 gennaio 2020 il il 31 dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it

  • Ricerche e Golden Globes: Il processo ai Chicago 7 primo tra i film, The Mandalorian tra le serie TV

    Il 28 febbraio si terrà la cerimonia di premiazione della 78֯ edizione dei Golden Globes e quest’anno i vincitori, almeno moralmente, sembrano essere le piattaforme di streaming; Netflix in particolare che, tra serie Tv e film, si presenta con ben 42 candidature. In occasione dell’evento, Facile.it, analizzando un campione di circa 10.000 ricerche compiute da utenti del sito negli ultimi tre mesi, ha stilato la classifica dei titoli più cercati attraverso la sua sezione Trova Streaming (https://www.facile.it/pay-tv/trova-streaming.html) scoprendo come, tra i film in nomination, primeggi Il processo ai Chicago 7, mentre tra le serie TV drammatiche, il primo posto spetti a The Mandalorian.

    Miglior serie TV drammatica

    Come anticipato, per la categoria Miglior serie TV drammatica, la palma della più cercata negli ultimi tre mesi dagli utenti di Facile.it Trova Streaming è andata a The Mandalorian, la prima serie televisiva live action targata Disney e ambientata nell’universo di Guerre stellari, in grado di conquistare tutti gli amanti di Star Wars e non solo.

    Disney+ batte, almeno nelle ricerche, Netflix; dall’analisi è emerso che The Mandolorian è stata cercata il 33% di volte in più rispetto ad un altro titolo che ha ottenuto ben 6 candidature ai Golden Globes: The Crown, fiction sulla famiglia reale inglese prodotta da Netflix.

    Terza classificata un’altra serie della piattaforma Netflix ideale per gli appassionati di thriller: Ozark.

    Miglior miniserie o film tv

    Per la categoria Miglior miniserie o film tv, guadagna il primo posto nella classifica dei titoli più cercati la miniserie televisiva drammatica statunitense di Netflix La regina degli scacchi.

    Con due candidature ai Golden Globes, la miniserie si è lasciata alle spalle, nel numero di ricerche, un’altra grande produzione del 2020 targata, questa volta, Sky: The Undoing.

    The Undoing batte di un soffio la terza classificata per numero di ricerche: Unorthodox, la prima serie di Netflix quasi interamente recitata in yiddish.

    Miglior film drammatico

    Per quanto riguarda i film drammatici il più cercato dagli utenti nell’ultimo trimestre è stato Il processo ai Chicago 7, pellicola che ripercorre i fatti avvenuti a Chicago nell’agosto del 1968 e che ha ricevuto 5 candidature, anche questa volta per la scuderia Netflix.

    Al secondo posto nelle ricerche dell’ultimo trimestre si trova un altro movie targato Netflix che ha ricevuto ben 6 nomination ai Golden Globes: Mank, incentrato sulla vita dello sceneggiatore Herman J. Mankiewicz.

    Miglior film commedia o musical

    La pellicola più cercata dagli amanti delle commedie e dei musical, invece, è stata Hamilton, registrazione integrale dell’omonimo musical ispirato alla biografia di Alexander Hamilton e reso disponibile al pubblico su Disney+.

    Gli spettatori hanno cercato questo film molto più spesso rispetto alla commedia romantica di Amazon Prime Video giunta seconda: Palm Springs, che si presenta alla cerimonia di premiazione con due nomination.

    Gli esclusi dalle nomination…ma non dalle ricerche online

    Sebbene siano stati esclusi dalla giuria ufficiale dei Golden Globes o considerati da loro solo per le nominations di singoli attori o figure tecniche, sono molti i titoli che, negli ultimi tre mesi, sono stati cercati più e più volte dagli utenti di Facile.it Trova Streaming.

    Fra queste Bridgerton, ambientata nel mondo dell’alta società londinese durante i primi decenni del 1800 e prodotta da Netflix, risulta essere la più cercata dagli spettatori, seguita da un’altra grande produzione che, dopo più di 15 anni e 17 stagioni, appassiona ancora il pubblico: Grey’s Anatomy.

    Al terzo posto si posiziona Chicago P.D., serie di lungo successo, arrivata quest’anno all’ottava stagione.

    Guardando al mondo del grande schermo, invece, la prima classificata nelle ricerche degli utenti è stata Mulan, pellicola prodotta da Walt Disney Pictures e remake dell’omonimo film d’animazione che, a causa della pandemia, è stata distribuita solo sulla piattaforma streaming Disney+.

  • Da marzo nuove classificazioni energetiche per gli elettrodomestici, ma 30 milioni di italiani non lo sanno

    Dal primo marzo l’etichetta di classificazione dei consumi energetici degli elettrodomestici alla quale ormai siamo abituati sarà sostituita da una nuova scala di valori ma, secondo quanto emerso da un’indagine* commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, il 69,4% degli italiani non lo sa.

    La percentuale è già di per sé sorprendente, ma il quadro generale diventa ancora più cupo se si traducono quei valori in numeri assoluti visto che, così facendo, il bacino dei consumatori italiani che dichiarano di non essere a conoscenza della novità risulta pari a più di 30 milioni di individui.

    Cosa cambia

    Quali sono le ragioni di questo cambiamento e, anche, che cosa cambia nello specifico? Il vecchio sistema di etichette è giudicato non più adatto a rappresentare le differenze tra gli elettrodomestici; ormai quasi tutti concentrati nelle classi migliori con conseguente confusione per i consumatori.

    Le nuove etichette si baseranno sempre su una scala di valori che va da A (classe più efficiente) a G (la meno efficiente), con la differenza che scomparirà il simbolo “+” e, soprattutto, si irrigidiranno i criteri con cui verranno assegnate le lettere. Ad esempio, un elettrodomestico oggi classificato in classe A+++, con le nuove etichette verrà reinserito con tutta probabilità nella classe B se non addirittura C (fonte: Label 2020).

    Può sembrare confusionario, ma niente paura! A partire dal primo marzo e fino al trenta novembre 2021 le nuove etichette verranno affiancate a quelle vecchie, così i consumatori potranno gradualmente abituarsi al sistema di classificazione. Solo dal primo dicembre 2021 le vecchie etichette scompariranno del tutto.

    L’etichetta guida la scelta di acquisto

    Va detto che nel corso di questi 23 anni (l’obbligo di apporre l’etichetta su ogni apparecchio è entrato in vigore nel 1998) gli italiani hanno imparato a usare molto bene l’attuale sistema di classificazione dei consumi degli elettrodomestici per indirizzare i propri acquisti; tanto è vero che, secondo quanto emerso dall’indagine di Facile.it, alla domanda “Quando acquista un elettrodomestico, quanto incide la classe energetica sulla sua decisione?” ben il 95% dichiara che questa sia un’informazione importante ed è addirittura esplicitamente descritta come molto importante dal 55,9% del campione.

    Perché sì e perché no

    L’indagine condotta per Facile.it ha approfondito anche le ragioni per le quali i consumatori valutano molto importante (o, al contrario, poco o per nulla utile) considerare la classe energetica dell’elettrodomestico prima di acquistarlo.

    Fra chi dà grande importanza alla classificazione le ragioni principali sono risultate essere il risparmio – sia esso economico (63% del campione) o energetico (32%) – e la convinzione che basarsi sulla classificazione energetica per compiere l’acquisto sia in qualche modo utile a salvaguardare l’ambiente (25%).

    Per gli oltre 1.100.000 italiani che non considerano utile la classificazione, invece, i motivi dichiarati sono la volontà di spendere meno per lo specifico acquisto o, anche, l’ammissione di non capire realmente fino in fondo quale sia il significato della classificazione riportata nell’etichetta.

    Quanto incidono gli elettrodomestici sulla bolletta

    L’attenzione degli italiani verso le etichette energetiche è comprensibile se si considera che il consumo degli elettrodomestici incide moltissimo sulla spesa elettrica; basti pensare che il frigorifero, da solo, arriva a pesare tra il 10-15% della bolletta totale annua di una famiglia media.

    «Scegliere un elettrodomestico efficiente è un passo fondamentale per ridurre la bolletta energetica, ma se non si vuole vanificare il risparmio è bene fare attenzione ad altri due elementi», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it, «in primis la scelta del fornitore in grado di offrirci la tariffa più adatta alle nostre esigenze e, in secondo luogo, l’uso corretto degli elettrodomestici stessi per ridurre al contempo consumi e sprechi».

    Scegliere un elettrodomestico con bassi consumi è in effetti un ottimo modo per risparmiare e a volte, per alleggerire la bolletta è sufficiente cambiare i dispositivi più datati; conti alla mano, ad esempio, già oggi basta sostituire il vecchio condizionatore in classe B con uno nuovo in classe A+++ per risparmiare fino a 90 euro all’anno.

     

     

    *Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 15 ed il 16 febbraio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.005 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Lombardia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,8%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Lombardia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 76mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,8% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 211.831 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Lombardia erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 3,5% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 4,8% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Lombardia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Sondrio, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 92% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’86% nel terzo trimestre 2019), a Cremona il 79% (era il 74% nel 2019), a Lodi il 77% (era il 72% nel 2019), a Brescia l’85% (era l’81%) e a Milano il 62% (era il 58% nel 2019). Unica eccezione è Lecco, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (erano l’86% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Lombardia?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 149.000 euro, valore in aumento dell’1,2% rispetto a quello rilevato nel 2019.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Milano, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 165.286 euro. Seguono nella graduatoria i richiedenti di Como, che hanno chiesto, sempre in media, 146.776 euro, quelli di Monza e Brianza (142.616 euro) e quelli di Varese (137.298 euro).

    Continuando a scorrere la classifica troviamo gli aspiranti mutuatari di Bergamo (135.875 euro), Lecco (133.477 euro), Brescia (132.137 euro) e Lodi (128.955 euro).

    Chiudono la graduatoria della Lombardia i richiedenti mutuo della provincia di Sondrio, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 127.823 euro, Cremona (121.098 euro), Pavia (120.583 euro) e Mantova (119.710 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 76.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Marche: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,8%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali nelle Marche? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 6.700 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,8% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 173.446 euro.

    Il 2020 non era iniziato sotto i migliori auspici, ma la pandemia sembra aver fatto ulteriormente crollare i valori tanto che, dopo il -1,7% registrato nel primo trimestre 2020, si è arrivati addirittura ad un -3,8% nel quarto trimestre. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città delle Marche abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    Ad Ancona, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 79% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 74% nel terzo trimestre 2019), mentre a Macerata l’89% (era l’84% nel 2019). Unica eccezione è Ascoli Piceno, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è calato leggermente, passando dall’87,4% nel 2019 all’86,8% nel 2020.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province delle Marche?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 121.350 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Pesaro e Urbino, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 131.192 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Ancona, che hanno chiesto, sempre in media, 121.396 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Macerata (117.933 euro) e Ascoli Piceno (112.303 euro).

    Chiude la graduatoria delle Marche i richiedenti mutuo della provincia di Fermo, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 108.576 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 6.700 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti marchigiani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Transizione ecologica: un italiano su due favorevole

    Secondo un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca MuP Research e Norstat, gli italiani si dicono molto attenti alle tematiche ambientali ed oltre il 50% di loro accoglie favorevolmente l’istituzione del nuovo Ministero; mentre risulta contrario appena il 3,1% del campione intervistato.

    Dai dati della medesima indagine, però, appare chiaro come la funzione del nuovo dicastero non sia stata finora adeguatamente spiegata tanto è vero che, alla domanda Il nuovo governo appena formato da Mario Draghi ha istituito un ministero denominato della transizione ecologica; cosa pensa della istituzione di questo nuovo ministero? ben il 31,5% dei rispondenti dichiara di non averne capito la funzione.

    Il 12,1%, infine, dichiara di non avere un’opinione a riguardo.

  • Veneto: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,5%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Veneto? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 24.900 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,5% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 178.267 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Veneto; a causa della pandemia, però, si è passati dal +2,4% annuo rilevano nel primo trimestre al –4,5% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Veneto abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Belluno, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’86% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’83% nel terzo trimestre 2019), a Rovigo l’81% (era il 78% nel 2019) e a Verona il 74% (era il 71%). Unica eccezione è Vicenza, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto stabile all’83%.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Veneto?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 130.800 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,8%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Verona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 139.539 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Belluno, che hanno chiesto, sempre in media, 136.570 euro e quelli di Venezia (133.279 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Vicenza (129.984 euro) e Treviso (128.241 euro).

    Chiudono la graduatoria del Veneto i richiedenti mutuo della provincia di Padova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 125.093 euro e Rovigo (101.021 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 24.900 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti veneti tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • RC familiare: a un anno dalla sua introduzione, ecco quanto si risparmia

    Il 16 febbraio l’RC familiare compie un anno; a distanza di 12 mesi dall’introduzione della norma che consente di assicurare i veicoli presenti nel nucleo familiare utilizzando la classe di merito più favorevole fra quelle dei componenti della famiglia, Facile.it ha voluto fare un punto e, analizzando un campione* di oltre 1.200.000 preventivi, ha scoperto che, in media, il risparmio massimo ottenuto negli ultimi dodici mesi da chi ha usato l’RC familiare su un’auto è stato del 55%, mentre per le moto è arrivato al 50%.

    Analizzando i dati in valori assoluti significa che chi ha usufruito dell’RC familiare per passare da una quattordicesima ad una prima classe di merito su un’auto ha risparmiato, in media, 428 euro, mentre per una moto il vantaggio economico è stato, sempre in media, pari a 356 euro.

    Quanto si risparmia

    Per calcolare il risparmio massimo conseguito grazie all’RC familiare, Facile.it ha preso in esame i prezzi offerti nell’ultimo anno agli utenti che hanno chiesto di usufruire della norma (passando dalla classe 14 alla classe 1) e confrontato tali valori con le tariffe offerte ad utenti di pari profilo che non potevano beneficiare dell’assicurazione familiare.

    Nello specifico, guardando all’RC auto, la tariffa media offerta ad un automobilista in quattordicesima classe era pari a 784 euro; chi ha potuto usufruire dei benefici della norma ha visto calare il prezzo a 356 euro, con un risparmio pari a 428 euro.

    Per l’RC moto, invece, il prezzo medio offerto per assicurare una due ruote in classe 14 era pari a 713 euro, valore che scende a 357 euro per coloro che grazie all’RC familiare sono passati in prima classe, con un risparmio di 356 euro.

    Facile.it ha poi realizzato un focus su tre città italiane (Milano, Roma e Palermo), evidenziando come il risparmio massimo rimanga elevato in tutte e tre. In media, guardando all’RC auto, si tratta del 56% a Milano, del 53% a Roma e del 51% a Palermo. Per l’RC moto, invece, è del 44% a Palermo, del 43% a Milano e del 42% a Roma.

    I temuti aumenti alla fine ci sono stati?

    Quando nel febbraio 2020 l’RC familiare è entrata in vigore, molti hanno evidenziato come ci fosse il rischio che le compagnie assicurative, per far fronte al calo dei premi raccolti, potessero aumentare le tariffe degli automobilisti più virtuosi. È andata così? No, a dirlo sono i dati emersi dall’analisi di Facile.it che evidenziano come non solo non vi sia stato alcun aumento, ma anzi le tariffe siano mediamente diminuite per tutti gli automobilisti.

    «Come noto i lockdown che si sono avvicendati nel corso del 2020 hanno ridotto significativamente il numero di veicoli in circolazione e, con essi, il numero di sinistri stradali», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Questo ha messo le compagnie nella condizione di non interrompere il trend di diminuzione dei premi già in atto da tempo, offrendo tariffe più basse a tutti gli assicurati».

    Chi l’ha richiesta

    Chi ha chiesto in misura maggiore di utilizzare l’RC familiare? L’analisi* di Facile.it evidenzia come, in percentuale, siano stati soprattutto i motociclisti ad approfittare della norma; a richiedere di usarla sono stati il 23,2% di coloro che hanno ottenuto un preventivo per assicurare un motoveicolo, mentre tra gli automobilisti la percentuale scende all’1,67%. Il dato sulle auto non deve sorprendere; va letto considerando che molti assicurati avevano beneficiato negli scorsi anni della legge Bersani.

    La percentuale così alta fra le moto, invece, si spiega anche perché una delle novità introdotte dall’RC familiare era la possibilità di ereditare la classe di merito maturata su una tipologia di veicolo differente e, a conti fatti, continuando nell’analisi dei dati emersi dal campione di Facile.it, nell’85% dei casi chi intendeva usare la norma per assicurare un motoveicolo poteva farlo proprio ereditando la classe di merito da un’auto.

    Guardando all’andamento su base regionale, per l’RC auto emerge che le regioni dove, in percentuale sul totale dei richiedenti, si è cercato di fare maggiormente ricorso all’RC familiare sono il Molise, la Calabria e la Liguria. Per quanto riguarda l’Rc moto, invece, sono la Calabria, la Puglia e la Campania.

    Attenzione ai sinistri

    In ultimo una nota; se è vero che l’RC familiare sì è dimostrata essere un’opportunità di risparmio per molti assicurati, non bisogna dimenticare che, secondo la norma, in caso di incidente con responsabilità esclusiva o principale che abbia comportato il pagamento di un indennizzo complessivamente superiore a 5.000 euro, l’assicurato che ha beneficiato dell’RC familiare potrebbe retrocedere sino ad un massimo di 5 classi di merito, anziché 2, con conseguente rincaro dei premi.

     

     

    *L’analisi sull’RC familiare è stata realizzata su un campione di 1.275.105 preventivi effettuati dagli utenti di Facile.it tra il 16 febbraio 2020 e il 07 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate. Le tariffe si riferiscono ad utenti richiedenti l’RC familiare con le seguenti caratteristiche: patente conseguita fra i 18 ed i 24 anni, km annuali percorsi inferiori a 15.000 (6.000 per i motoveicoli), cilindrata veicolo tra 1200 e 1600 cc, valore veicolo a nuovo tra 11.000 euro e 20.000 euro (5.000-15.000 per i motoveicoli), data immatricolazione successiva al 2009.

    I dati relativi al peso percentuale dell’RC familiare sul totale preventivi richiesti sono stati calcolati su un campione di 11.626.964 preventivi effettuati dagli utenti di Facile.it tra il 16 febbraio 2020 e il 07 febbraio 2021

  • Sicilia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-9,3%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Sicilia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 14.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 9,3% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 145.619 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato positivamente e il crollo si è registrato nella parte finale dell’anno, con valori passati dal picco del +6,5% annuo rilevato nel secondo trimestre 2020 al –9,3% del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Sicilia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Trapani, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’85% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’80% nel terzo trimestre 2019), a Siracusa il 66% (era il 60% nel 2019), a Palermo il 47% (era il 42% nel 2019), e a Catania il 68% (era il 64%). Uniche eccezioni sono Enna, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’87% (era l’88% nel 2019) e Ragusa, dove la percentuale è passata al 74% (era il 75% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Sicilia?

    La buona notizia, come confermato anche dall’osservatorio di Facile.it e Mutui.it, è che la voglia dei siciliani di comprare casa non sembra essere passata. Nonostante la pandemia e le limitazioni imposte con i lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 112.742 euro, valore addirittura in aumento rispetto al 2019 (+2,2%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Palermo, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 119.490 euro, seguiti dai richiedenti di Catania, che hanno chiesto, sempre in media, 118.169 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Trapani (112.622 euro), Siracusa (111.573 euro), Messina (105.024 euro) e Ragusa (103.763 euro).

    Chiudono la graduatoria della Sicilia i richiedenti mutuo della provincia di Caltanissetta, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 98.035 euro, Agrigento (93.343 euro) ed Enna (84.945 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 14.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti siciliani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Toscana: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,6%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Toscana? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 22.500 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,6% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 210.447 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Toscana; a causa della pandemia, però, si è passati dal +6,2% annuo rilevano nel primo trimestre al –3,6% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Toscana abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Grosseto, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 70% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 64% nel terzo trimestre 2019), a Firenze il 62% (era il 57% nel 2019) e a Livorno il 60% (era il 57%). Unica eccezione è Siena, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 77% (erano il 78% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Toscana?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 139.600 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Firenze, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 151.737 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Siena, che hanno chiesto, sempre in media, 145.613 euro e quelli di Lucca (142.760 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Pisa (135.750 euro), Prato (135.323 euro), Massa-Carrara (133.288 euro) e Grosseto (133.147 euro).

    Chiudono la graduatoria della Toscana i richiedenti mutuo della provincia di Livorno, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 131.287 euro, Arezzo (121.300 euro) e Pistoia (120.260 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 22.500 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti toscani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Liguria: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-8,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Liguria? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 9.300 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito dell’8,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 180.600 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel secondo trimestre 2020 i valori registrati in Liguria, nonostante lo scoppio dell’emergenza sanitaria, erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 2,9% nel terzo trimestre 2020 e addirittura dell’8,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni.

    La brusca frenata di fine anno ha portato a chiudere il 2020 con un calo del 2,7% nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo in Liguria, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Liguria abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A La Spezia, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 57% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 53% nel terzo trimestre 2019), a Imperia l’87% (era l’86% nel 2019) e a Genova il 33% (era il 32% nel 2019). Unica eccezione è Savona, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (era l’87% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Liguria?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 127.418 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,2%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Savona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 144.232 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Imperia, che hanno chiesto, sempre in media, 131.646 euro e quelli di La Spezia (131.135 euro).

    Chiudono la graduatoria della Liguria i richiedenti mutuo della provincia di Genova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 120.470 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 9.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti liguri tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Facile.it vince il Premio Assorel nella categoria Comunicazione Corporate & Reputation Management

    Facile.it, con la campagna PR Un passo indietro per saltare più in alto, ha vinto il Premio Assorel nella categoria Comunicazione Corporate & Reputation Management. Il riconoscimento è stato annunciato nel corso della serata di assegnazione di questo importante evento, giunto ormai alla ventitreesima edizione.

    «Siamo veramente felici e orgogliosi di aver ottenuto questo premio» spiega Andrea Polo, Communication Director di Facile.it «perché da un lato dimostra come, anche in un periodo così particolare e difficile, la creatività e la professionalità della comunicazione possano fare la differenza per la propria azienda e dall’altro come la buona comunicazione sia cruciale per sostenere il business in qualunque momento.».

    La campagna premiata ha raccontato come Facile.it sia stata in grado di comunicare in maniera efficace ed utile anche durante il periodo di lockdown che ha caratterizzato i primi mesi del 2020.

    «Da marzo» – ha spiegato Polo – «la quotidianità dei cittadini era scandita da decreti difficili da comprendere e Facile.it ha deciso di porsi come semplificatore, diventando, sia per i media che per gli italiani, un interlocutore in grado di rispondere con autorevolezza a diversi temi, ma tutti collegati ai contraccolpi economici che la pandemia stava causando alle famiglie.»

    La campagna è una felice dimostrazione dei benefici di una grande collaborazione interna e di un proficuo rapporto con fornitori esterni; grazie alla regia dell’ufficio PR, la web company ha individuato nei DPCM che si sono succeduti nei mesi del primo lockdown tutti gli elementi che potevano interessare i business dell’azienda e creato con essi diversi spunti di comunicazione, supportatati sia dai propri numeri che da indagini commissionate ad istituti di ricerca esterni.

    Con mesi di anticipo, Facile.it è stata così in grado di segnalare alcuni fenomeni che poi sono diventati noti a tutti; la riscoperta dei negozi di prossimità, il cambiamento del rapporto con la casa e la tecnologia dovuti allo smart working e alla didattica a distanza e molto altro.

    A dimostrazione di come la strategia fosse vincente e di come il comparatore venisse identificato nel ruolo di portavoce della difesa degli interessi dei cittadini, tra marzo e maggio 2020 le uscite sui quotidiani sono aumentate del 69% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre i passaggi radio televisivi sono triplicati.

    «Quello che sembrava un passo indietro» conclude Polo, «in realtà era solo una rincorsa per saltare più in alto.».

    La serata di premiazione della 23esima edizione del Premio Assorel si è svolta in diretta streaming il 9 febbraio.

  • Emilia-Romagna: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Emilia-Romagna? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 27mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 186.261 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Emilia-Romagna erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 2,9% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 4,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni.

    La brusca frenata di fine anno ha portato a chiudere il 2020 con un calo dell’1,2% nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo in Emilia-Romagna, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città dell’Emilia-Romagna abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Bologna, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 61% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 56% nel terzo trimestre 2019), a Ferrara il 64% (era il 57% nel 2019), a Rimini il 59% (era il 55%) e a Reggio Emilia il 64% (era il 61% nel 2019). Unica eccezione è Ravenna, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 51% (erano il 55% nel 2019)

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province dell’Emilia-Romagna?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 134.000 euro, valore in linea con quello rilevato nel 2019.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Rimini, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 144.838 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Bologna, che hanno chiesto, sempre in media, 142.931 euro e quelli di Modena (135.176 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Forlì-Cesena (134.054 euro), Parma (129.246 euro) e Ravenna (126.465 euro).

    Chiudono la graduatoria dell’Emilia-Romagna i richiedenti mutuo della provincia di Reggio Emilia, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 122.899 euro, Piacenza (117.260 euro) e Ferrara (109.340 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 27.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Con le linee telefoniche in down aumenta fino al 29% il numero di clienti che cambiano operatore

    Impossibilità totale di chiamare o ricevere telefonate, mandare messaggi o navigare in internet, per ore; in termine tecnico un down delle linee telefoniche. Ultimamente le cronache hanno registrato diversi episodi di questo tipo che, secondo un’indagine di Facile.it hanno un effetto collaterale importante: mediamente, nei 7 giorni successivi al manifestarsi del blocco delle linee, il numero di utenti che cambiano operatore di telefonia mobile aumenta fino al 29%.

    I dati arrivano dall’analisi fatta da Facile.it su un campione di oltre 35mila richieste di nuove SIM completate sul proprio sito durante i periodi successivi ai black out degli operatori.

    «Oggi, soprattutto dopo il primo lockdown, il numero di italiani che lavorano o studiano da casa tramite collegamento ADSL e servendosi del telefono cellulare è altissimo» spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. «Non potersi collegare ad internet o chiamare vuol dire per molti non poter lavorare o partecipare alle lezioni scolastiche; ecco perché la tolleranza dei clienti verso disservizi prolungati sulla linea telefonica è estremamente bassa e anche un solo inciampo spinge a cercare soluzioni alternative, quantomeno per la telefonia mobile».

    L’indagine di Facile.it porta sotto i riflettori anche un’altra questione: qual è il costo delle ore di lavoro perse in caso di down delle linee telefoniche? Sebbene sia difficile fare calcoli precisi, anche solo prendendo in considerazione il salario orario medio netto di un dipendente italiano (circa 12 euro) e moltiplicandolo per i milioni di persone che, a causa del disservizio prolungato, non possono lavorare, è evidente come ogni ora di down possa trasformarsi in un potenziale danno economico pari a decine di milioni di euro.

    Se la fetta di clienti che cambiano entro sette giorni dal down cresce del 29%, è ancora maggiore l’aumento di chi raccoglie informazioni per trovare un nuovo operatore; secondo l’analisi di Facile.it si arriva a picchi del 35%.

    I disservizi sono una delle motivazioni principali di attrito tra operatori e clienti tanto che già nel 2020, in base ad un’indagine condotta da mUp Research e Norstat per conto di Facile.it*, erano oltre 80.000 gli italiani che indicavano esplicitamente i disservizi come discriminante nella decisione di cambiare operatore.

    Possibili indennizzi fino a 6 euro al giorno

    Quali sono i diritti dei consumatori in caso di malfunzionamento del servizio? L’allegato A alla delibera Agcom n. 347/18/CONS prevede un indennizzo di 6 euro al giorno in caso di completa interruzione del servizio per motivi tecnici imputabili all’operatore; se invece si è di fronte ad una irregolarità o discontinuità nell’erogazione del servizio che non comporta la completa interruzione, il rimborso spettante è pari a euro 3 per ogni giorno di malfunzionamento.

    Per chiedere l’indennizzo il cliente deve presentare reclamo alla compagnia telefonica tramite i canali ufficiali dell’azienda indicati nella carta dei servizi; in caso di rigetto del reclamo o di mancata risposta, il consumatore può utilizzare gli strumenti messi a disposizione da Agcom per far valere i propri diritti.

     

     

    *Indagine condotta con metodologia CAWI a gennaio 2020 su un campione di n.1.068 rispondenti rappresentativo della popolazione nazionale adulta (18-74 anni)

  • Puglia: la pandemia fa diminuire il valore degli immobili oggetto di mutuo (-2,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Puglia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 16 mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 2,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 159.095 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Puglia erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo, nello specifico, è calato dell’1,6% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 2,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali aree pugliesi abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Lecce, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’83% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 79% nel terzo trimestre 2019), a Foggia il 79% (era il 75% nel 2019) e a Brindisi il 77% (era il 75%). Unica eccezione è Bari, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 77% (erano il 79% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Puglia?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 114.400 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Bari, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 127.267 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Barletta-Andria-Trani, che hanno chiesto, sempre in media, 115.965 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Foggia (109.405 euro) e Taranto (106.989 euro).

    Chiudono la graduatoria pugliese i richiedenti mutuo della provincia di Lecce, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 104.559 euro e Brindisi (104.018 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 16.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte in Puglia da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Rc auto: in Umbria scattano gli aumenti per 15.200 automobilisti

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 15.200 automobilisti umbri; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato, frutto dell’analisi di oltre 5.800 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 in Umbria tramite Facile.it, evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-34,1%) rispetto a quello rilevato nel 2019. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

    Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a gennaio 2021, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo in Umbria occorrevano, in media, 435,22 euro, vale a dire il 13,03% in meno rispetto allo stesso mese del 2020. Il dato è stato calcolato sulla base di 70.973 preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online*.

    Il profilo di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti umbri che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,56%, nettamente più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 3,27%.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come gli impiegati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (2,91%) che farà scattare un aumento dell’RC auto.

    Di contro, sono i pensionati coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,86%), seguiti dagli operai (1,97%).

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari al 2,82%, analizzando il campione su base provinciale emerge che Perugia è la provincia umbra che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (3,21%) e che, per questo motivo, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto.

    Chiude la classifica Terni, area umbra dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,94%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 70.973 preventivi effettuati in Umbria dai suoi utenti tra il 1 gennaio 2020 e il 31 gennaio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc auto: in Piemonte scattano gli aumenti per 60.000 automobilisti

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 60.000 automobilisti piemontesi; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato, frutto dell’analisi di quasi 38.000 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 in Piemonte tramite Facile.it, evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-38,4%) rispetto a quello rilevato nel 2019. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

    Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a gennaio 2021, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo in Piemonte occorrevano, in media, 434,31 euro, vale a dire il 12,33% in meno rispetto allo stesso mese del 2020. Il dato è stato calcolato sulla base di 471.352 preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online*.

    Il profilo di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti piemontesi che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,36%, più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 2,72%.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come i disoccupati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,74%) che farà scattare un aumento dell’RC auto. Seguono i liberi professionisti (3,58%), gli insegnanti (2,93%) e i pensionati (2,77%).

    Di contro, sono gli appartenenti alle forze armate colore che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,59%); segue il personale medico (1,65%).

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari al 2,49%, analizzando il campione su base provinciale emerge che Asti è la provincia piemontese che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (3,23%) e che, per questo motivo, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto.

    Seguono nella graduatoria le province di Novara (2,97%), Alessandria (2,66%) e Biella, dove la percentuale di chi ha dichiarato un incidente con colpa è pari al 2,63%.

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per le province di Torino (2,48%) e Vercelli (2,11%). Chiudono la classifica Verbano-Cusio-Ossola (1,86%) e Cuneo, area piemontese dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,81%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 471.352 preventivi effettuati in Piemonte dai suoi utenti tra il 1 gennaio 2020 e il 31 gennaio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc auto: nelle Marche scattano gli aumenti per 23.000 automobilisti

     

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 23.000 automobilisti marchigiani; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato, frutto dell’analisi di oltre 17.600 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 nelle Marche tramite Facile.it, evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-43,2%) rispetto a quello rilevato nel 2019. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

    Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo nelle Marche occorrevano, in media, 435,55 euro, vale a dire il 14,75% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Il dato è stato calcolato sulla base di 195.614 preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online*.

    Il profilo di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti marchigiani che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,34%, più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 2,85%.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come i pensionati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,06%) che farà scattare un aumento dell’RC auto; a seguire gli operai (2,75%).

    Di contro, sono gli appartenenti alle forze armate coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,65%), seguiti dagli impiegati (2,08%).

    L’andamento provinciale

    A livello regionale il 2,53% degli automobilisti ha dichiarato un incidente con colpa, percentuale che non solo risulta essere più alta rispetto a quella nazionale (2,21%), ma fa anche guadagnare alla regione il quarto posto nella classifica italiana.

    Analizzando il campione su base provinciale, invece, emerge che Fermo è la provincia marchigiana che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (3,28%) e che, per questo motivo, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto; a seguire la provincia di Macerata (2,73%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per le province di Ancona (2,42%) e Pesaro e Urbino (2,29%). Chiude la classifica Ascoli Piceno, area marchigiana dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,94%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 195.614 preventivi effettuati nelle Marche dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2019 e il 31 dicembre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Da settembre Igor Tunesi è il Direttore Commerciale di Facile.it Partner

    A settembre 2020 Facile.it, portale leader in Italia nel confronto di prodotti assicurativi, di finanza personale e utenze domestiche, ha annunciato la nomina di Igor Tunesi a Direttore Commerciale della rete di intermediari fisici Facile.it Partner.

    Tunesi si è unito all’azienda dopo oltre 20 anni di esperienza nel settore assicurativo, con posizioni manageriali nelle direzioni commerciali, vendite e sviluppo di diverse realtà del settore, tra cui Allianz Italia, ConTe.it del gruppo Admiral e Cardif – Assurances Risques Divers Sa.

    La creazione di questo nuovo ruolo in azienda, affidato a Tunesi, ha rappresentato solo una delle ultime novità che hanno coinvolto Facile.it Partner; nel 2020 la rete di intermediari è stata oggetto di un’importante operazione di rebranding ed è stata ampliata la gamma di prodotti a disposizione dei partner, che oggi hanno la possibilità di intermediare non solo prodotti RC auto e moto, ma anche polizze infortuni.

    Tunesi, insieme alla sua squadra, sta lavorando per contribuire ulteriormente alla crescita della rete Facile.it Partner, che conta, secondo gli ultimi dati ufficiali (settembre 2020), numeri davvero importanti; oltre 2.800 collaboratori su tutto il territorio italiano e una raccolta complessiva di premi che ha superato i 90 milioni di euro, su un portafoglio di oltre 220.000 polizze attive.

    Facile.it Partner si conferma quindi elemento centrale della strategia di crescita del comparatore e della sua offerta multichannel, al fianco degli altri canali fisici della web company – come i Facile.it Store e la rete Facile.it Mutui e Prestiti – e del portale Facile.it, che resta il cuore e motore propulsore dell’azienda.

  • La pandemia abbatte il valore degli immobili richiesti: -5,4%

    La casa è da sempre un bene rifugio per gli italiani, ma la pandemia sembra averne intaccato il valore o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari; secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 80mila pratiche di richiesta di mutuo*, nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili che gli italiani hanno cercato di acquistare è diminuito del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, stabilizzandosi a 192.985 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato positivamente e il crollo si è registrato soprattutto a partire dalla seconda metà dell’anno. Nello specifico, il primo e secondo trimestre 2020 si sono chiusi con aumenti nel valore medio degli immobili oggetti di mutuo, rispettivamente, dello 0,4% e dell’1,8% annui, mentre il brusco calo si è verificato nel terzo trimestre (-2,9%) e, soprattutto, nel quarto – quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni – quando si è registrato un pesantissimo -5,4%.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari di mettere in vendita immobili prima destinati all’affitto di studenti, turisti e viaggiatori d’affari, dall’altro il rallentamento delle transazioni, causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown, in parte dalla situazione di incertezza economica. Condizioni che hanno portato ad un aumento dello stock di case di piccolo taglio disponibili sul mercato e, con esso, ad un calo generalizzato del valore medio».

    Un bilancio 2020 in chiaroscuro

    Eppure, come detto, il 2020 era iniziato con un aumento del valore medio degli immobili che gli italiani hanno cercato di acquistare tramite finanziamento; la brusca discesa degli ultimi mesi, però, ha portato a chiudere l’anno, rispetto al precedente, con un -1,4% nel valore medio degli immobili oggetto di richiesta di mutuo, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente diminuiti anche perché in parte l’offerta si è spostata su immobili di metratura inferiore e in parte perché anche la domanda stessa è cambiata; in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Milano e Roma reggono, almeno in parte, alla crisi

    L’andamento rilevato a livello nazionale si riscontra, seppur con alcune specificità, anche guardando le due maggiori città: Milano e Roma.

    Partendo dal capoluogo meneghino e relativa provincia, è netta la differenza fra pre e post Covid nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo; si è passati dal +8,4% rilevato nel primo trimestre 2020 al -2,9% del quarto. Il forte incremento di inizio ha fatto chiudere il saldo del 2020 con un +3% rispetto al 2019 e un costo medio dell’immobile oggetto di mutuo pari a 247.669 euro.

    Anche i dati su Roma e provincia mostrano una dinamica simile a quella milanese; guardando a tutto il 2020, il valore medio degli immobili che i romani hanno cercato di acquistare è stato pari a 239.501 euro, in aumento dell’1,2% rispetto al 2019, ma anche in questo caso si è passati da un +5,7% rilevato nel primo trimestre 2020 ad un -2,7% nel quarto.

    Gli italiani e la voglia di comprare casa

    La buona notizia, come confermato anche dall’osservatorio di Facile.it e Mutui.it, è che la voglia degli italiani di comprare casa non sembra essere passata. Nonostante la pandemia e le limitazioni imposte con i lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 135.537 euro, valore addirittura in aumento, seppur lieve, rispetto al 2019 (+0,4%).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 80.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • 3 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi per difficoltà economiche causate da Covid e lockdown

    Sono ben 3 milioni gli italiani che, tra marzo e dicembre 2020, a causa di difficoltà economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche; questo è uno dei numeri emersi dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione nazionale rappresentativo della popolazione adulta*, ma non è l’unico che racconta l’influenza del Covid sulla cura della salute dei nostri connazionali.

    Continuando a scorrere l’analisi si scopre che 32,8 milioni di italiani si sono visti rimandare, se non addirittura annullare, visite, esami o operazioni in programma nel 2020; nello specifico, circa 27,9 milioni di italiani, vale a dire il 73,6% di coloro che avevano in programma un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o più rinvii, mentre 13 milioni di cittadini, pari a più di un paziente su tre (34,3%), hanno dovuto fare i conti con l’annullamento.

    L’impatto del coronavirus sul sistema sanitario

    Come detto, gran parte della popolazione adulta a causa dell’emergenza sanitaria ha dovuto fare i conti con disservizi che, dati alla mano, hanno riguardato praticamente tutte le specialità; ma se il triste primato spetta, in percentuale, a gastroenterologia e urologia (rispettivamente con l’81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni già programmate), anche patologie molto gravi non sono state esenti da questo fenomeno e, ad esempio, hanno subito ritardi o annullamenti il 61,1% dei pazienti cardiologici ed il 47,2% di quelli oncologici.

    Mediamente il rinvio è stato di quasi due mesi (53 giorni), ma il dato ancor più preoccupante è che nel 68% dei casi l’appuntamento è stato rimandato sine die. Per alcune specialità, però, i giorni di rinvio sono stati ben più lunghi; nel caso dell’oncologia, ad esempio, lo slittamento medio è stato di 63 giorni, per la cardiologia di 72 giorni e addirittura 81 giorni per la ginecologia.

    Aumenta il ricorso alla sanità privata

    La pandemia ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, ma in particolar modo quelle pubbliche; fra coloro cui è stato rinviato o annullato un appuntamento già programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata.

    Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l’esame è stato annullato senza alcuna riprogrammazione.

    Questa situazione ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanità pubblica in favore di quella privata: secondo l’indagine circa 7 milioni di cittadini, a seguito del rinvio o annullamento, hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o più visite.

    Quando si chiede la ragione del ricorso al privato si scopre che il 18,9% dei pazienti lo hanno fatto per paura che la loro patologia peggiorasse, il 12,6% perché avevano un’assicurazione che ne copriva i costi.

    Chi si è rivolto ad una struttura privata ha dichiarato di aver speso, in media, 292 euro per singola visita, esame o operazione.

    Per far fronte ai costi legati alla sanità privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un’assicurazione sanitaria; interessante notare, invece, come circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi è ricorso alla sanità privata) abbiano dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie. La soluzione del prestito è più frequente tra i rispondenti residenti al Sud e nelle Isole, dove la percentuale arriva all’11,9%.

    Prestiti per le cure mediche

    Il ricorso ad una società di credito per far fronte alle spese mediche è stato analizzato anche dall’osservatorio di Facile.it e Prestiti.it; dall’esame di oltre 125mila domande di finanziamento* è emerso che, nel 2020, l’importo medio dei prestiti personali richiesti per questa motivazione è stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo).

    Il profilo tipo di chi ha presentato domanda è quello, in media, di una persona di 46 anni, valore elevato se confrontato con il totale prestiti, per i quali l’età media del richiedente è pari a 42 anni. Interessante notare, inoltre, come nel 39% dei casi a presentare domanda di prestito per spese mediche sia stata una donna; anche in questo caso la percentuale è più alta rispetto al totale prestiti, dove il campione femminile rappresenta solo il 25%.

    Rinunce “spontanee”

    Oltre ai disservizi, vi è una fetta importante della popolazione italiana che nel 2020 ha scelto di propria iniziativa di rinunciare a prenotare o effettuare una o più visite, esami specialistici od operazioni; secondo l’indagine sono 68,6% degli italiani, pari a circa 30 milioni di individui.

    Perché milioni di italiani hanno rinunciato ad una o più cure? Nel 71,3% dei casi lo hanno fatto per paura di contrarre il Covid recandosi in una struttura medica, nel 19,7% perché scoraggiati dai lunghissimi tempi di attesa.

    Come detto prima, però, sono tantissimi coloro che hanno rinunciato per ragioni economiche e cioè il 20,9% del campione intervistato e, tra questi, per circa 3 milioni di individui le difficoltà sono sopraggiunte a causa di pandemia e lockdown.

     

    *Nota metodologica indagine mUp Research: n.1.005 interviste CAWI realizzate a gennaio 2021 su un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

    L’analisi di Facile.it e Prestiti.it è stata realizzata su un campione di oltre 125.000 domande di prestito personale raccolte tramite i due portali da gennaio 2020 a dicembre 2020.

  • Rc auto: in Emilia-Romagna scattano gli aumenti per 54.000 automobilisti

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 54.000 automobilisti dell’Emilia-Romagna; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato, frutto dell’analisi di oltre 51.300 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 in Emilia-Romagna tramite Facile.it, evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-37,6%) rispetto a quello rilevato nel 2019. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

    Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo in Emilia-Romagna occorrevano, in media, 422,60 euro, vale a dire il 14,04% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Il dato è stato calcolato sulla base di 615.840 preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online*.

    Il profilo di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti della regione che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,05%, più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 2,35%.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come i disoccupati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,42%) che farà scattare un aumento dell’RC auto. Seguono gli artigiani (3,25%) e i pensionati (2,93%).

    Di contro, sono i liberi professionisti coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,37%); seguono gli appartenenti alle forze armate (1,70%) e gli impiegati (1,92%).

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari al 2,16%, analizzando il campione su base provinciale emerge che Ravenna è la provincia dell’Emilia-Romagna che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (2,65%) e che, per questo motivo, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto.

    Seguono nella graduatoria le province di Rimini (2,64%), Piacenza (2,31%), Modena (2,24%) e Forlì-Cesena, dove la percentuale di chi ha dichiarato un incidente con colpa è pari al 2,20%.

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per le province di Bologna (2,06%) e Reggio Emilia (2,03%). Chiudono la classifica Parma (1,83%) e Ferrara, area dell’Emilia-Romagna dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,72%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 615.840 preventivi effettuati in Emilia-Romagna dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2019 e il 31 dicembre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc auto: in Veneto scattano gli aumenti per 57.000 automobilisti

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 57.000 automobilisti veneti; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato, frutto dell’analisi di oltre 53.000 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 in Veneto tramite Facile.it, evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-46,9%) rispetto a quello rilevato nel 2019. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

    Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo in Veneto occorrevano, in media, 388,74 euro, vale a dire il 14,25% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Il dato è stato calcolato sulla base di 608.993 di preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online*.

    Il profilo di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti veneti che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,00%, lievemente più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 2,09%.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come gli insegnanti siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,66%) che farà scattare un aumento dell’RC auto. Seguono i pensionati (3,01%) e gli artigiani (2,83%).

    Di contro, è il personale medico la categoria che, sempre percentualmente, ha dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,42%); seguono gli appartenenti alle forze armate (1,58%) e le casalinghe (1,66%).

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari al 2,03%, analizzando il campione su base provinciale emerge che Vicenza è la provincia veneta che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (2,15%) e che, per questo motivo, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto.

    Seguono nella graduatoria, a pari merito, le province di Venezia e Treviso, aree dove la percentuale di chi ha dichiarato un incidente con colpa è pari al 2,13%, e Padova (2,04%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per le province di Verona (1,96%) e Belluno (1,03%). Chiude la classifica Rovigo, area veneta dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,01%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 608.993 preventivi effettuati in Veneto dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2019 e il 31 dicembre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc auto: in Sardegna scattano gli aumenti per 20.000 automobilisti

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 20.000 automobilisti sardi; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato, frutto dell’analisi di quasi 18.800 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 in Sardegna tramite Facile.it, evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-43,4%) rispetto a quello rilevato nel 2019. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

    Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo in Sardegna occorrevano, in media, 415,61 euro, vale a dire l’8,06% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Il dato è stato calcolato sulla base di 192.762 preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online*.

    Il profilo di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti sardi che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,25%, più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 2,54%.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come gli impiegati e i liberi professionisti siano risultati essere le categorie che, in percentuale, hanno dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (2,74%) che farà scattare un aumento dell’RC auto. Seguono gli operai e i pensionati (2,57%).

    Di contro, sono i disoccupati coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,89%); seguono le casalinghe (2,22%).

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari al 2,36%, analizzando il campione su base provinciale emerge che Cagliari è la provincia della Sardegna che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (2,86%) e che, per questo motivo, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto.

    Segue nella graduatoria la provincia di Nuoro, dove la percentuale di chi ha dichiarato un incidente con colpa è pari al 2,59%.

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per le province di Oristano (1,96%) e Sud Sardegna (1,90%).

    Chiude la classifica Sassari, area sarda dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,72%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 192.762 preventivi effettuati in Sardegna dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2019 e il 31 dicembre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc auto: in Lombardia scattano gli aumenti per 122.000 automobilisti

    l nuovo anno si apre con una brutta notizia per circa 122.000 automobilisti lombardi; secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2020, dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, vedranno aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato, frutto dell’analisi di oltre 107.700 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 in Lombardia tramite Facile.it, evidenzia come il valore sia notevolmente diminuito (-46,9%) rispetto a quello rilevato nel 2019. Il Covid e le limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione determinando, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno.

    Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo in Lombardia occorrevano, in media, 364,71 euro, vale a dire il 13,99% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Il dato è stato calcolato sulla base di 1.317.999 preventivi di rinnovo RC auto e relative migliori offerte medie disponibili online*.

    Il profilo di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo degli automobilisti lombardi che vedranno scattare gli aumenti. Il primo è legato al sesso: fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,22%, più bassa rispetto a quella rilevata tra le donne, dove il valore sale al 2,56%.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato evidenzia come i disoccupati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,81%) che farà scattare un aumento dell’RC auto. Seguono gli imprenditori (3,25%) e i pensionati (2,93%).

    Di contro, sono gli appartenenti alle forze armate coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2020 meno sinistri con colpa (1,38%); seguono i dirigenti/funzionari (1,59%) e gli studenti (1,68%).

    L’andamento provinciale

     

    Se a livello regionale la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari al 2,34%, valore più alto di quello nazionale, analizzando il campione su base provinciale emerge che Sondrio è la provincia lombarda che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (3,65%) e che, per questo motivo, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto.

    Seguono nella graduatoria le province di Lecco (3,08%), Cremona (2,76%) e Monza e Brianza, dove la percentuale di chi ha dichiarato un incidente con colpa è pari al 2,62%.

    Continuando ad analizzare la classifica lombarda, si posizionano Varese (2,40%), Lodi (2,37%) e Brescia (2,36%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per le province di Mantova (2,25%), Como (2,24%) e Bergamo (2,21%). Chiudono la classifica regionale Milano (2,20%) e Pavia, area lombarda dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (2,04%).

     

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 1.317.999 preventivi effettuati in Lombardia dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2019 e il 31 dicembre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate