Autore: Andrea Polo

  • Oltre 1.000 marchigiani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori marchigiani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Nelle Marche crescono le attivazioni di linee internet

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso, secondo le rilevazioni di Facile.it, le Marche fanno registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 7,1%.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.



     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Rc Auto: in Toscana inizia il rialzo, ma premi inferiori ai livelli pre-Covid

    È un’immagine in chiaro scuro quella emersa, per la Toscana, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it: dopo che a maggio i premi medi Rc Auto hanno raggiunto il loro record minimo, a luglio hanno cominciato a registrare una lieve risalita; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 474,72 euro, lo 0,4% in più se confrontato con giugno. La buona notizia, però, è che nonostante il lievissimo aumento, i premi risultano ancora nettamente inferiori (-16,3%) rispetto ad un anno fa.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 620.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Toscana e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «L’aumento graduale, seppur lieve, degli ultimi due mesi è l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione – e con esso quello dei sinistri – era prevedibile un aggiustamento al rialzo; resta solo da capire quanto sarà veloce l’adeguamento.».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutta la Toscana, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area, ad eccezione di Grosseto che, comunque, ha segnato un -8,66%.

    La provincia toscana che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Siena dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 356,84 euro (il più basso registrato nella regione in termini di valore assoluto), in calo del 18,98% in dodici mesi.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Pistoia, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 18,27% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 538,82 euro, e quella di Massa-Carrara, dove il calo annuale è stato del 18,01%, con un premio medio fermo a 505,65 euro.

    Diminuzioni in linea con la media regionale per le province di Firenze (-16,93%, premio medio pari a 465,12 euro) e Prato, dove a luglio 2021 il prezzo è calato del 15,81% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 668,86 euro; buona notizia per chi assicura un veicolo in quella provincia che, però, fa ancora registrare il valore più alto della regione (il 40,9% in più rispetto alla media toscana).

    Cali inferiori rispetto alla media regionale per le province di Livorno (435,16 euro, in diminuzione del 14,35% rispetto ad un anno fa), Pisa (465,68 euro, -13,49%), Lucca (467,96 euro, -12,48%) ed Arezzo (411,81 euro, -10,13%).

    Chiude la graduatoria toscana la provincia di Grosseto, area dove il premio medio è diminuito “solo” dell’8,66%; gli automobilisti grossetani possono però consolarsi con il secondo premio medio più basso della regione (382,09 euro).

    Ecco di seguito la tabella riassuntiva dei premi medi registrati in Toscana e le relative variazioni nei dodici mesi:

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 620.000 preventivi effettuati in Toscana su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Oltre 17.000 lavoratori fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 17.000 i lavoratori friulani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% di chi, a livello nazionale, ha scelto di cambiare città per svolgere lo smart working ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Friuli-Venezia Giulia crescono le attivazioni di linee internet per lo smart working

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso in Friuli-Venezia Giulia si sono registrati notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al +4,1% che va a sommarsi al +5,95% successivo al primo lockdown.

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Oltre 30.000 siciliani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 30.000 i lavoratori siciliani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% di chi, a livello nazionale, ha scelto di cambiare città per svolgere lo smart working ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In alcune aree della Sicilia crescono le attivazioni di linee internet per lo smart working

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso alcune aree della Sicilia hanno fatto registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al +11% per Palermo, al +10% per Messina e al +8% per Ragusa.

    Sicilia seconda in Italia per il saldo fra ingressi ed uscite

    Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: la Sicilia è al secondo posto in questa classifica (+27%), dietro alla Sardegna (+40%) e davanti alla Calabria (+21%).

    Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

     

     

  • Rc Auto: inizia il rialzo, ma ancora lontani dai livelli pre-Covid

    Dopo il mese di maggio, quando i premi medi Rc Auto hanno raggiunto il loro record minimo, è cominciato il trend di risalita tanto che, secondo l’Osservatorio Rc Auto di Facile.it*, a luglio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 457,04 euro, lo 0,2% in più se confrontato con giugno. La buona notizia è che, nonostante il lievissimo aumento, i premi risultano ancora nettamente inferiori (-12,6%) rispetto ad un anno fa.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 9.100.000 preventivi e relative quotazioni raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «L’aumento graduale, seppur lieve, degli ultimi due mesi è l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione – e con esso quello dei sinistri – era prevedibile un aggiustamento al rialzo; resta solo da capire quanto sarà veloce l’adeguamento.».

    L’andamento regionale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Paese.

    A guidare la classifica dei cali più consistenti è il Piemonte, area dove i valori medi sono scesi del 17,98% rispetto allo stesso mese del 2020. Seguono nella graduatoria la Lombardia, che ha registrato una diminuzione della tariffa media pari al 16,39% e, staccata per un soffio, la Liguria, dove il premio medio Rc auto è calato del 16,38%.

    All’ultimo posto della graduatoria nazionale, invece, si posiziona la Basilicata, che ha registrato un calo delle tariffe medie pari al 4,82%.

    Campania sempre la più cara

    In termini di valori assoluti, maglia nera d’Italia si conferma essere la Campania; nella regione, a luglio 2021, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 839,39 euro, vale a dire l’83,6% in più rispetto alla media nazionale. Seguono sul podio delle aree più care d’Italia la Calabria, che conquista il secondo posto con un premio medio pari a 526,87 euro e la Puglia, sul terzo gradino con un valore medio pari a 511,08 euro.

    Se si guarda, invece, alle regioni dove assicurare un veicolo costa di meno i più fortunati sono i residenti del Friuli-Venezia Giulia, area dove, lo scorso mese, per tutelare la propria automobile occorrevano, mediamente, 315,06 euro.

    A seguire si trova la Lombardia, dove il premio medio rilevato a luglio 2021 era pari a 344,28 euro e, a poca distanza, il Trentino-Alto Adige, con una tariffa pari a 350,39 euro.

    Visti i probabili rincari che potrebbero interessare il mercato delle polizze Rc Auto, il consiglio degli esperti di Facile.it per tutti coloro che hanno una polizza in scadenza è di rinnovarla ora finché i premi sono ancora lontani dai livelli pre-Covid. Da considerare, inoltre, che molte compagnie, per venire incontro alle esigenze dei propri clienti che chiedevano un rimborso per i mesi di restrizione in cui l’auto è rimasta inutilizzata, hanno introdotto sconti e iniziative specifiche di cui tuttora si può usufruire.

    Le garanzie accessorie

    Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge che a luglio 2021, tra coloro che ne hanno inserita una in fase di preventivo, la più richiesta è l’assistenza stradale (39,9%).

    Il dato può essere letto anche in virtù di un parco auto che continua ad invecchiare; lo scorso mese l’età media dei veicoli italiani era pari a poco più di 11 anni, valore in aumento rispetto a quello rilevato nello stesso periodo del 2020 (10 anni e mezzo).

    Seguono tra le garanzie accessorie più richieste la copertura infortuni conducente (19,3%), la tutela legale (16,8%) e la garanzia furto e incendio (11,9%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 9.100.000 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

  • Quasi 9.000 sardi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono quasi 9.000 i lavoratori sardi fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Sardegna crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Sardegna fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 15,9%, il dato più alto registrato in Italia.

    Un altro dato molto interessante, e altrettanto indicativo della volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di origine, arriva dalla distribuzione delle richieste di mutuo per l’acquisto della casa. Se si confrontano i dati del primo semestre 2021 con quelli dello stesso periodo 2020, si vede che la percentuale di mutui richiesti in zone come il medio campidano o l’iglesiente siano cresciuti notevolmente (rispettivamente passati dall’1,82% al 3,42% del totale richieste mutui della regione e dal 3,86% al 5,82%). Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

    Sardegna prima in Italia anche per il saldo fra ingressi ed uscite

    Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è ancora una volta la Sardegna ad essere prima in questa classifica (+40%), davanti alla Sicilia (+27%) e alla Calabria (+21%).

    Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • 17.000 pugliesi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono circa 17.000 i lavoratori pugliesi fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Puglia crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Puglia fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 4,8%.

    Si incominciano anche a vedere i primi segnali di volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di provincia, tanto che il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come, nel primo semestre 2021, le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state l’88% del totale di quelle presentate in Puglia, in aumento di circa l’1% rispetto al 2020 Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Quasi 21.000 emiliano-romagnoli fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono quasi 21.000 i lavoratori dell’Emilia-Romagna fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Emilia-Romagna crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso l’Emilia-Romagna fa registrare un incremento che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si è attestato al 2,1%.

    Si incominciano anche a vedere i primi segnali di volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di provincia, tanto che il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come, nel primo semestre 2021, le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state l’84,9% del totale di quelle presentate in Emilia-Romagna, in aumento dell’1,6% rispetto al 2020.

    Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

     

     

  • Oltre 1.000 lucani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori lucani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Basilicata crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Basilicata fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 5%.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Mutui: gli under 36 possono risparmiare anche più di 20.000 euro

    Il mondo bancario punta sugli under 36 e sembra aver risposto alla chiamata del Governo in favore dei giovani che vogliono comprare casa tanto che, secondo l’analisi di Facile.it, alcuni dei principali istituti di credito hanno lanciato mutui al 100%, destinati a chi ha meno di 36 anni, con tassi fissi che partono dall’1,10% (Taeg), valore più basso di sempre per un finanziamento di questo genere.

    Secondo le simulazioni* di Facile.it, grazie a queste condizioni i giovani possono risparmiare decine di migliaia di euro in interessi in virtù dei tassi ai minimi storici. Ipotizzando un mutuo fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, il miglior Taeg disponibile online per un under 36 è pari a 1,10%, con una rata mensile di 477,72 euro. Un solo mese fa, per la stessa operazione, il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro; grazie a questi nuovi prodotti il risparmio per il giovane mutuatario è di quasi 900 euro l’anno, vale a circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

    «Gli incentivi introdotti dal Governo e l’impegno concreto da parte delle banche hanno reso possibile qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile: oggi un under 36 può davvero comprare casa senza alcun anticipo né l’intervento di garanti terzi», afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «L’auspicio è che anche gli istituti di credito che oggi non consentono di sottoscrivere questi prodotti possano adeguare la propria offerta, garantendo maggiore scelta ai clienti.».

    Come funzionano?

    Se è vero che in alcuni casi i cosiddetti mutui under 36 sono destinati esclusivamente ad aspiranti mutuatari con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro, dall’altro ci sono istituti di credito che pongono come unico limite quello dell’età del richiedente e dell’importo massimo erogabile, che normalmente arriva fino a 250.000 euro.

    Oltre alle condizioni appena descritte, gli under 36 alle prese con l’acquisto della prima casa possono beneficiare delle novità introdotte dal Governo tra cui l’ampliamento sino all’80% della garanzia concessa dal Fondo Consap, fondamentale per agevolare l’accesso al credito da parte dei giovani, e le diverse esenzioni tra cui la cancellazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’eliminazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti e, in caso di compravendita soggetta a Iva, il riconoscimento di un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.

    Come recentemente evidenziato dall’osservatorio*congiunto Facile.it – Mutui.it, nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo le previsioni di Facile.it è destinato a crescere nei prossimi mesi, non solo grazie agli incentivi introdotti dal Governo, ma anche in funzione della nuova offerta degli istituti di credito rivolta a questo target; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare degli incentivi, la domanda di finanziamenti da parte degli under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 26 luglio 2021.

  • 88.000 lombardi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Sono oltre 88.000 i lavoratori fuorisede della Lombardia che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, si sono potuti spostare dalla città in cui ha sede l’azienda per cui lavorano senza dover rinunciare al proprio impiego e ridefinendo de facto la mappa del lavoro nella regione.

    È questo uno dei dati emersi dall’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat e resa pubblica nelle scorse ore.

    Il numero tiene conto di tutti gli spostamenti di cui sono stati protagonisti i lavoratori fuorisede che prima della pandemia abitavano in un immobile in affitto. La vera sorpresa messa in luce dall’analisi è stata scoprire come il flusso più evidente sia quello interno alla stessa Lombardia con molti lavoratori che hanno deciso di spostarsi dalle metropoli ai piccoli centri gettando così le basi per far crescere l’economia di queste zone e, cosa non trascurabile, dare vita ad un popolamento delle stesse.

    I lavoratori fuorisede che si sono spostati in Lombardia

    Tra i lavoratori fuorisede che prima della pandemia abitavano in una casa in affitto in Lombardia e che hanno colto l’occasione dello smart working per trasferirsi in una città diversa, il 77% ha deciso di rimanere comunque all’interno dei confini lombardi, mentre l’11% si è spostato in un’altra regione del Nord Italia.

    In misura minore i lavoratori fuorisede che, invece, hanno lasciato la Lombardia e hanno raggiunto il Centro (5%) e il Sud Italia (7%).

    Tenore di vita più alto

    Uno dei principali elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è senza dubbio quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; tanto è vero che il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Ma questi cambiamenti sono temporanei? Pare proprio di no; analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Lombardia crescono le richieste di mutui nei piccoli centri

    Uno dei primi indicatori dello spostamento dei lavoratori fuorisede dalle grandi città lombarde alle zone di provincia riguarda le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti; secondo il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2021, queste richieste sono state il 76,7% del totale di quelle presentate in Lombardia, in aumento dell’1,5% rispetto al 2020.

    Insomma, poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri e a stimolarne l’economia.

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

     

  • Prolungati gli incentivi auto, ma mancano le norme attuative per l’usato

    Il Governo ha rifinanziato con una dotazione di 350 milioni di euro gli incentivi destinati all’acquisto di auto; le agevolazioni, ottima iniziativa per dare nuova linfa al mercato, scadranno il 31 dicembre, ma non essendo stati pubblicati i regolamenti attuativi non è (ancora) possibile richiederli per le auto usate e, quindi, l’industria corre ai ripari con iniziative singole come quella del Summer Black Friday.

    Gli sconti per le auto usate

    Nei suoi piani il Governo ha voluto sostenere anche il mercato della auto usate destinando 40 milioni per chi acquista un veicolo di seconda mano Euro 6, diesel o benzina. Rientrano però nell’incentivo solo i veicoli con basse emissioni di CO2, vale a dire quelli compresi tra 0 e 160 g/Km e con quotazioni medie di mercato inferiori ai 25.000 euro. Per accedere a questo incentivo è necessario rottamare un veicolo immatricolato prima di gennaio 2011.

    Il bonus ottenibile varia a seconda delle emissioni del veicolo, ad ogni modo si va da un minimo di 750 euro sino ad un massimo di 2.000 euro.

    In attesa che vengano pubblicati i dettagli per godere degli incentivi, attualmente non è possibile usufruire del bonus per l’acquisto di auto usate.

    Non solo incentivi statali: arriva il “Summer Black Friday”

    Per ovviare al problema e consentire ai consumatori di godere comunque di vantaggi economici per l’acquisto dell’usato, le aziende stanno mettendo in campo progetti singoli e spesso sorprendenti come Facile.it e MiaCar, che hanno deciso di lanciare il Summer Black Friday (https://www.miacar.it/auto?Campaign=black-friday) portando nel mondo dell’auto i vantaggi tipici dell’evento che negli ultimi anni ha conquistato i consumatori italiani.

    Nello specifico, l’iniziativa, che durerà per tutto il mese di agosto ed è valida su oltre 500 vetture, prevede uno sconto extra, che arriva fino a 1.000 euro e cumulabile con gli incentivi statali, sull’acquisto di auto nuove, a km0 e usate.

    Gli sconti per le auto nuove

    La fetta più grossa degli incentivi statali, vale a dire 200 milioni di euro, è stata destinata all’acquisto o locazione finanziaria di auto nuove a benzina o gasolio con basse emissioni, vale a dire tra 61 e 135 grammi di CO2 al chilometro e prezzo di listino fino a 40.000 euro.

    60 milioni, invece, sono stati destinati all’acquisto di auto con emissioni tra 0 e 60 g/km, vale a dire veicoli elettrici e plug-in, e prezzo di listino inferiore ai 50.000 euro.

    Il bonus varia a seconda delle emissioni di CO2 dell’auto acquistata e dalla presenza o meno di un veicolo vecchio da rottamare; in ogni caso gli sconti vanno da un minimo di 3.500 euro ad un massimo di 10.000 euro.

     

  • Lavoro: 400.000 fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui, hanno approfittato dello smart working per cambiare città.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Le regioni

    Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è il caso della Sardegna (+40%), ma anche della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%).

    Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempioLombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

    Una tendenza emersa dall’indagine svolta per Facile.it è quello dello spostamento dai grandi centri urbani ma non verso le regioni del meridione, bensì verso comuni più piccoli siti all’interno della stessa regione dove ha sede l’azienda per cui è impiegato lo smart worker; fenomeno questo particolarmente evidente in Lombardia e Lazio.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    Crescono i mutui nei piccoli comuni e le attivazioni di linee internet

    L’emigrazione dai grandi centri urbani trova conferma anche analizzando l’andamento delle richieste di mutui e delle attivazioni di linee internet casa.

    Il recente osservatorio* di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come nel primo semestre 2021 le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state il 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017; anche guardando ai contratti* di attivazione o cambio operatore del servizio internet casa emerge come, tra marzo 2020 e gennaio 2021, vi sia stato un boom soprattutto in alcune delle regioni “di rientro”; Sardegna (+15,9%), Calabria (+9,7%), Marche (+7,1%), Puglia (+4,8%).

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Angela Giannicola lascia la presidenza di Facile.it Mutui e Prestiti e la carica di direttore commerciale Stores Facile.it & FMP

    Dopo 3 anni di collaborazione e successi Angela Giannicola lascia la presidenza di Facile.it Mutui e Prestiti e la carica di direttore commerciale Stores Facile.it & FMP, la società di intermediazione creditizia nata dall’acquisizione di Nexus da parte di Facile.it.

    «Ringraziamo Angela per la preziosissima collaborazione di questi anni, per aver creduto fermamente nel progetto Facile.it e per aver contribuito in prima persona a integrare la rete Nexus con gli Stores Facile.it, nati con l’obiettivo di offrire ai consumatori un unico punto fisico di riferimento per ridurre le principali voci di spesa familiare», spiega Tobias Stuber, Amministratore Delegato di Facile.it. «Senza il lodevole lavoro di Angela non avremmo mai potuto raggiungere gli straordinari risultati ottenuti in soli 3 anni né dare vita a Facile.it Mutui e Prestiti, che rappresenta oggi una delle più importanti reti di mediazione creditizia in Italia».

    I successi conseguiti da Facile.it Mutui e Prestiti e dagli Stores Facile.it sono infatti dimostrati dai numeri. Oggi la rete di consulenti conta circa 200 collaboratori e il valore dei mutui erogati, dei prestiti personali, delle cessioni del quinto e delle polizze assicurative connesse al credito è costantemente aumentato; nei tre anni di collaborazione il valore dell’erogato è cresciuto del 30% circa, nonostante condizioni di mercato a dir poco sfidanti.  E così anche la performance degli Stores Facile.it è cresciuta senza sosta continuando, mese dopo mese, a superare i suoi stessi record.

    «Facile.it Mutui e Prestiti, insieme agli Stores Facile.it, è uno dei progetti più innovativi del settore negli ultimi anni e sono contenta di aver potuto contribuire in prima persona, con la passione, l’entusiasmo, l’energia che da sempre mi caratterizzano, al successo di un’iniziativa che resterà per sempre nella storia della mediazione creditizia italiana. Abbiamo raggiunto e superato obiettivi molto sfidanti con la trasparenza e l’alta professionalità che ci caratterizzano da sempre» commenta Angela Giannicola. «Ringrazio l’azienda perché è stata anche per me una grande occasione di crescita in comparti, quali gli Stores Facile.it, di grande valore. Certamente un pensiero e un grazie speciale lo rivolgo a tutti i consulenti della rete, molti dei quali collaborano con me fin dal 2002, e che oggi potranno continuare a crescere grazie alle opportunità offerte da una realtà solida e importante come Facile.it».

  • Casa: 4,9 milioni di italiani non hanno pagato le rate condominiali

    Gli effetti economici della pandemia si sono fatti sentire anche nei conti dei condomìni e, come emerso dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, quasi 4,9 milioni di italiani hanno dichiarato di non aver pagato una o più rate delle spese condominiali nel periodo compreso tra marzo 2020 a marzo 2021.

    Quante rate sono state saltate?

    Se a livello nazionale la percentuale di italiani che hanno saltato una o più rate condominiali è pari al 20,1%, l’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – ha rilevato come il fenomeno sia stato più frequente nel Centro Italia e, soprattutto, al Sud e nelle Isole, dove coloro che hanno saltato uno o più pagamenti verso il proprio condominio sono stati, rispettivamente, il 21,9% e il 24,8%.

    In termini di importo non corrisposto, in media i condòmini morosi non hanno pagato 482 euro; va detto, però, che per più di 1 su 4 il debito è superiore ai 500 euro. Il 65% dei morosi ha saltato 1 o 2 rate, il 15% tre rate e circa uno su cinque ne ha saltate quattro o più.

    Crisi economica… ma non solo

    La difficoltà economica è la prima ragione per cui gli italiani non hanno pagato le spese condominiali (lo ha dichiarato il 52,2% dei rispondenti), con ben il 19,5% che lo ha fatto perché aveva perso il lavoro (o era in cassa integrazione), ma anche le ruggini interne all’immobile sembrano aver inciso notevolmente tanto che quasi 1 moroso su 5 ha ammesso di aver saltato il pagamento di una o più rate perché in disaccordo su alcune scelte fatte dal condominio.

    «È evidente come il 2020-2021 sia stato, anche a causa della pandemia, un anno complesso dal punto di vista dell’abitazione», spiegano gli esperti di Facile.it. «Una nostra indagine recente ha messo in luce come 1,9 milioni di famiglie in affitto abbiano avuto difficoltà a pagare il canone mensile, e ora si evidenzia che milioni di italiani hanno avuto problemi con le rate del condominio. Una situazione inedita quest’ultima, visto che ben 3 rispondenti su 4 tra coloro che non hanno pagato le spese condominiali hanno dichiarato che non era mai successo prima».

    Le conseguenze

    Ma cosa è successo dopo il mancato pagamento delle rate condominiali? Il 49,6% dei morosi ha dichiarato di essere riuscito a mettersi in pari con i pagamenti utilizzando i propri risparmi o risorse, mentre il 23% dei rispondenti, pari a 1,1 milioni di italiani, ha dovuto chiedere un prestito per far fronte alle spese.

    Più di 1 su 5 al momento dell’intervista era ancora indietro con le rate, ma aveva ricevuto dal condominio ulteriore tempo per pagare quanto dovuto, mentre circa 130.000 italiani hanno dichiarato di essere in causa con i condòmini.

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Vicenza: ecco quanto spendono le famiglie per le spese di casa

    Facile.it, il principale comparatore italiano dedicato al risparmio per le spese familiari, ha aperto il suo primo negozio fisico a Vicenza (https://www.facile.it/store/vicenza.html), il quinto in Veneto.

    In occasione dell’apertura del nuovo Store, Facile.it ha voluto analizzare alcune tra le spese domestiche che più incidono sul budget delle famiglie di Vicenza. Ecco cosa è emerso.

    RC Auto, Rc moto e mutui: ecco quanto spendono i vicentini

    La prima voce finita sotto la lente è l’RC auto; secondo l’osservatorio di Facile.it*, a giugno 2021, per assicurare un veicolo a quattro ruote a Vicenza e provincia occorrevano, in media, 345,89 euro, vale a dire il 16,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Una buona notizia se si considera che, dati alla mano, assicurare un veicolo in provincia di Vicenza costa, in media, il 5,5% in meno rispetto alla media regionale e addirittura il 24,1% in meno rispetto a quella rilevata in Italia.

    Notizie positive arrivano anche dal fronte dell’RC moto*; a giugno 2021, per assicurare una due ruote a Vicenza e provincia servivano, in media, 235,20 euro, vale a dire il 7,9% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La tariffa media rilevata nella provincia veneta risulta il 36,7% più bassa rispetto al premio medio nazionale.

    Altra voce di spesa finita sotto la lente di Facile.it è il mutuo; secondo l’osservatorio Facile.it – Mutui.it*, nel corso del primo semestre 2021, gli aspiranti mutuatari residenti a Vicenza e provincia hanno chiesto, mediamente, 127.528 euro.

    Analizzando l’identikit del richiedente vicentino emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo durante i primi sei mesi dell’anno aveva, all’atto della firma, 39 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire in quasi 23 anni.

    Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: il 97,6% dei richiedenti vicentini ha optato per quello fisso, mentre solo il 2,4% ha cercato di ottenere il variabile.

    Facile.it apre il suo primo Store a Vicenza

    Dopo lo straordinario successo ottenuto dagli altri Facile.it Store presenti in tutta Italia, la web company ha scelto di inaugurare il nuovo punto vendita fisico nel cuore della città di Vicenza, in Corso Andrea Palladio, 61.

    All’interno del Facile.it Store di Vicenza i cittadini possono incontrare consulenti dedicati che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, di finanziamento e utenze domestiche.

    Quello dei Facile.it Store è un progetto unico nel suo genere in Italia, lanciato nel 2017 e cresciuto rapidamente sino a tagliare, con la nuova apertura, il traguardo di 26 negozi; oggi i punti vendita del comparatore sono presenti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso, Padova, Torino, Bari, Lecce, Salerno, Cagliari, Treviglio, Mestre, Legnano, Ravenna, Verona e Ferrara. A questi si aggiungeranno le altre inaugurazioni in programma entro fine 2021.

     

    * Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto e moto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 113.538 preventivi auto e 14.377 preventivi moto effettuati a Vicenza e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 giugno 2020 e il 30 giugno 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 1.700 richieste di mutuo presentate da gennaio 2021 a giugno 2021 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti a Vicenza.

     

  • Come scegliamo l’auto? Prezzo e consumi

    L’auto è una passione che accomuna molti italiani, ma quando dobbiamo acquistare un nuovo veicolo, a cosa facciamo attenzione? Facile.it e MiaCar, in occasione del lancio della nuova sezione del portale dedicata alla vendita di automobili (https://www.facile.it/auto/risultati.html), hanno affidato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat scoprendo che gli italiani scelgono il proprio veicolo guardando principalmente a due caratteristiche: il prezzo e i consumi.

    Come scegliamo l’auto

    Sogni e passioni, quando si deve scegliere l’auto da acquistare, lasciano il posto alla razionalità. Dall’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta* – è emerso che la prima caratteristica a cui si fa attenzione è il prezzo d’acquisto; quasi 1 automobilista su 2 ha detto di aver scelto l’auto in base al costo. Più attenti al budget sono risultate essere le donne (51,4% vs 48,4% del campione maschile) e gli over 65 (56,4%), meno interessati i rispondenti nella fascia 45-54 anni (41,8%) e i giovani under 24 (44,4%).

    Sempre con un occhio al portafogli, il secondo criterio con cui si sceglie l’auto è quello dei consumi di carburante; il 37,2% dei rispondenti ha dichiarato di aver cercato un’auto con consumi ridotti. Fanno più attenzione a questa caratteristica gli uomini (38,6% vs 35,6% del campione femminile) e gli under 24 (40,7%); a livello territoriale, invece, i residenti al Sud e nelle Isole (41,1%).

    «Gli italiani sono da sempre attenti alle spese domestiche e l’indagine conferma che anche nel momento in cui devono cambiare auto lo fanno ponendo grande attenzione ai costi», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Per questo motivo, in collaborazione con MiaCar, abbiamo lanciato su Facile.it una nuova sezione dedicata alla vendita di vetture nuove e a km zero; l’obiettivo è offrire agli utenti non solo la possibilità di risparmiare sull’acquisto di un veicolo, ma anche un servizio di assistenza completo, che parte dall’auto e arriva fino al finanziamento e all’assicurazione».

    Al terzo posto tra gli elementi che guidano gli italiani nella scelta dell’auto troviamo la marca del veicolo; il 32,7% ha comprato l’auto in base alla casa automobilistica, caratteristica che sembra interessare in modo particolare gli under 24, tra i quali la percentuale arriva addirittura al 40,7%.

    L’estetica non è tra i primi criteri ma comunque 1 automobilista su 4 la ritiene importante; in questo caso sono più attenti all’aspetto del veicolo le donne (27,3%) e, ancora una volta, gli under 24 (37%).

    I costi di mantenimento di un’auto, oltre alla benzina, possono essere alti: su questo uomini e donne sembrano essere d’accordo tanto che il 18% dei rispondenti ha detto di aver scelto l’auto valutando con attenzione questo aspetto. Diversa, invece, la sensibilità verso altre caratteristiche: gli uomini sono più interessati alle dotazioni tecnologiche di sicurezza del veicolo (21% vs 15,3 del campione femminile) e alla potenza del motore (16,1% vs 9,2%), mentre le donne prediligono veicoli di dimensioni ridotte (19,5% vs 11,1% del campione maschile).

    Solo il 14,2% dei rispondenti ha indicato lo spazio dell’abitacolo              tra i criteri più importanti nella scelta dell’auto, mentre ancor meno, il 13,8%, guarda alle dimensioni del bagagliaio, percentuale che però sale a quasi il 20% nella fascia di rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni.

    Dove cerchiamo l’auto… e dove la compriamo

    L’indagine realizzata per Facile.it e MiaCar ha fatto un focus su dove gli italiani si informano prima di acquistare l’auto: al primo posto c’è internet, usato da più di 6 rispondenti su 10. In particolare, si consultano i siti delle case automobilistiche (38,5%), i siti di informazione (27,6%) e quelli di annunci (15,4%); solo il 9%, invece, lo fa tramite social network.

    Al secondo posto si trovano i concessionari e i rivenditori, luoghi dove il 57% degli automobilisti raccoglie le informazioni necessarie prima di acquistare un veicolo. Il 21% degli italiani chiede consiglio a parenti o amici mentre poco meno, il 17,3%, si documenta tramite riviste specializzate.

    Una volta che si hanno le idee più chiare, dove si trova l’auto? Concessionari e rivenditori si confermano il luogo principale (66,5%), ma sono tanti, più di 5 milioni, coloro che hanno identificato l’auto da acquistare grazie a un annuncio online (14,4%), mentre il 12,6% lo ha fatto tramite privati.

    Ma attenzione perché non sempre si tratta di amore a prima vista. Anzi; prima di trovare il veicolo adatto alle proprie esigenze gli italiani impiegano, mediamente, più di 2 mesi e addirittura ad uno su cinque occorrono più di 3 mesi.

    I più veloci nella scelta sono gli over 65 che, in media, impiegano circa 1 mese e mezzo, i più lenti, invece, sono gli under 24, ai quali, normalmente, non sono sufficienti nemmeno 3 mesi.

    «Comprare l’auto online può essere una strategia efficace non solo per risparmiare soldi, ma anche tempo», spiega Lorenzo Sistino, Ceo di MiaCar. «Secondo i dati dell’osservatorio Facile.it-MiaCar*, i tempi decisionali di chi acquista sul web sono molto più brevi. Prezzi trasparenti e già scontati evitano lunghe trattative e, insieme all’ampia offerta di vetture, consentono agli utenti di trovare e acquistare il veicolo, mediamente, in 37 giorni, anche se per il 49% ne sono sufficienti solo 3.».

     

     

     

    *Nota metodologica: l’indagine di mUp Research e Norstat è stata svolta tra l’1 e il 4 luglio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.016 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.
    L’osservatorio Miacar-Facile.it è stato realizzato su un campione di oltre 3.000 vetture vendute online tramite MiaCar.it tra gennaio 2019 e maggio 2021.

     

  • Mutui: si chiedono importi più alti e si cerca casa in provincia

    Il primo semestre 2021 si chiude positivamente sul fronte dei mutui, con un aumento degli importi medi richiesti ed erogati, uno spostamento della domanda dalle grandi città ai piccoli centri e un incremento dei giovani che si sono rivolti ad una banca per comprare casa. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dall’osservatorio* congiunto Facile.itMutui.it, che ha messo in luce come l’importo medio chiesto nei primi sei mesi del 2021 abbia raggiunto i 137.626 euro, valore in aumento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2020.

    All’aumento della richiesta media ha corrisposto anche un atteggiamento di grande apertura da parte delle banche che, da un lato, non hanno irrigidito i propri criteri di selezione, dall’altro hanno aumentato l’importo medio erogato arrivato, in media, a 136.480 euro, l’1% in più rispetto al 2020.

    Anche al netto dell’effetto pandemia e lockdown, i valori sono in crescita; se confrontati col primo semestre del 2019, la richiesta media è aumentata del 3,3%, l’erogato del 4,6%.

    «L’unico valore in diminuzione nel periodo osservato», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it, «è stato il valore medio degli immobili oggetto di richiesta di finanziamento, oggi pari a poco più di 209mila euro, vale a dire il 5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Il dato va letto alla luce di uno spostamento di parte delle compravendite dai grandi centri a quelli di provincia, dove il costo al metro quadro è tendenzialmente inferiore».

    A dimostrazione delle dichiarazioni di Cresto, Facile.it ha analizzato come è cambiata la domanda di mutui pre e post pandemia scoprendo che nel primo semestre 2021 la richiesta di finanziamenti per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti è stata pari al 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017. E anche guardando ai mutui effettivamente erogati, è cresciuta del 6%, arrivando al 74% del totale, la quota di quelli ottenuti per abitazioni ubicate in piccole città.

    Lo spostamento al di fuori dei grandi centri urbani ha determinato un aumento dell’LTV, il rapporto tra mutuo richiesto e valore dell’immobile da acquistare, che nel primo semestre 2021 è arrivato al 71%.

    Più acquisti e meno surroghe

    Il primo semestre 2021 ha visto una parziale ridefinizione delle ragioni per cui si chiede un mutuo, con un aumento della domanda di finanziamenti per acquisto e un calo del peso delle surroghe. Queste ultime sono state circa il 20% del totale, mentre nello stesso periodo dello scorso anno erano più del 40%.

    Il dato, spiegano gli esperti di Facile.it, va letto alla luce dell’andamento dei tassi di interesse che in questa prima parte dell’anno sono rimasti su livelli contenuti, ma comunque più alti rispetto ai minimi storici registrati lo scorso anno.

    Mutui: largo ai giovani

    Un’altra importante novità è emersa analizzando il profilo dei richiedenti; nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo gli esperti, è destinato a crescere nei prossimi mesi anche grazie anche agli incentivi introdotti dal Governo e destinati ai giovani alle prese con l’acquisto della casa; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare dei nuovi incentivi, la domanda di finanziamenti da parte di under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

    L’andamento e la scelta del tasso

    Guardando alla scelta dei tassi emerge che, nonostante la distanza tra fisso e variabile non sia più ai minimi storici, gli italiani sembrano non voler abbandonare il fisso; più di 9 aspiranti mutuatari su 10 hanno optato per questa scelta.

    In riferimento all’andamento dei tassi, quelli proposti alla clientela restano su livelli bassi. Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi partono dal’1,18%, mentre chi volesse optare per un variabile può ottenere un tasso che parte dallo 0,78%.

    Gli indici sono ancora più bassi per quelle operazioni dove il mutuo copre solo il 50% del valore della casa; ipotizzando un finanziamento da 200.000 euro da restituire in 20 anni, ad esempio, è possibile trovare TAEG fissi che partono da 0,70%, mentre per il variabile addirittura da 0,45%.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2019-2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 9 luglio 2021.

  • 11 milioni di italiani in vacanza col proprio animale domestico

    In vacanza con cani e gatti; sembra essere questo il trend dell’estate 2021 tanto che, secondo l’indagine* realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, sono più di 11 milioni gli italiani che quest’anno partiranno per la pausa estiva in compagnia del proprio animale.

    Come prevedibile a viaggiare coi padroni saranno soprattutto cani e gatti, ma se è vero che tra i proprietari in partenza più di 9 su 10 viaggeranno insieme a Fido o Micio, sono ancora tanti, circa 4,7 milioni, coloro che lo faranno senza un’adeguata copertura assicurativa che tuteli il padrone, ma soprattutto l’amico a quattro zampe, dai potenziali pericoli che si possono correre durante una vacanza.

    Ma cosa coprono le assicurazioni per cani e gatti in viaggio? Per aiutare i consumatori ad orientarsi tra le diverse proposte presenti sul mercato, Facile.it ha realizzato una breve guida; ecco cosa è emerso.

    Prima di partire

    Le polizze cani e gatti specifiche per coloro che stanno per affrontare un viaggio con il proprio compagno a quattro zampe offrono un aiuto concreto fin da prima della partenza e, oltre alla tradizionale polizza di Responsabilità Civile che tutela il proprietario da eventuali danni arrecati dall’animale a terzi, utile sempre e non solo in vacanza, copre altre casistiche.

    Alcune compagnie, ad esempio, mettono a disposizione dei padroni una centrale operativa specializzata nell’organizzazione di vacanze a misura di “cane e gatto”, con un supporto che va dalla ricerca della struttura più adatta, fino alla spiaggia o ristorante pet friendly.

    Altre, invece, offrono la garanzia di annullamento del viaggio qualora, prima della partenza, l’animale dovesse essere sottoposto ad un intervento chirurgico urgente.

    Durante il viaggio

    Tra gli italiani in partenza con cani e gatti, quasi 9 su 10 si sposteranno in auto. Ma cosa succede se il nostro animale si ferisce a causa di un incidente stradale? È bene sapere che se si tratta di un sinistro con colpa, l’animale non è tutelato dall’RC auto del proprietario. Per ovviare al problema, ci sono alcune compagnie assicurative che offrono una garanzia opzionale dedicata agli amici a quattro zampe, oppure è possibile sottoscrivere una polizza che tutela l’animale da eventuali infortuni subiti durante il viaggio. Attenzione, però, perché queste coperture sono valide solo se l’animale è trasportato secondo le norme del Codice della Strada.

    Arrivati a destinazione: dalla malattia…

    Cosa fare se l’animale ha un imprevisto in vacanza?  Le polizze per cani e gatti offrono ai proprietari sia un aiuto a distanza, ad esempio tramite assistenza e consulenza veterinaria telefonica o, anche, segnalando centri e cliniche specializzate più vicine al luogo di villeggiatura, sia un rimborso delle eventuali spese sostenute per esami e cure all’animale.

    In alcuni casi la compagnia arriva a consegnare a domicilio i medicinali necessari e a rimborsare i costi extra di alloggio sostenuti qualora il proprietario dovesse prolungare la permanenza a causa dello stato di salute dell’animale. Consiglio: attenzione alle esclusioni, (non tutte le tipologie di infortunio o malattia sono coperte) e ricordatevi che l’animale, per essere tutelato dalla polizza, deve essere dotato di microchip o tatuaggio e regolarmente vaccinato, altrimenti l’assicurazione non rimborsa.

    ….allo smarrimento

    E se il quadrupede si allontana inavvertitamente dal luogo di villeggiatura? Anche in caso di smarrimento le coperture assicurative possono essere di grande aiuto; alcune sostengono i costi delle spedizioni organizzate per cercare l’amico a quattro zampe, altre mettono a disposizione una linea telefonica dedicata per la raccolta di segnalazioni di avvistamento; altre ancora, invece, rimborsano eventuali biglietti di mezzi di trasporto necessari per raggiungere il luogo di ritrovamento o le spese del canile/gattile che l’ha ospitato.

    Per una tutela più completa, si può scegliere di dotare l’animale di una speciale scatola nera, la cosiddetta pet box, da agganciare al collare che consentirà di seguire i suoi movimenti in tempo reale e rintracciarlo in caso di fuga o furto.

    «Durante le vacanze i potenziali pericoli per i nostri cani e gatti si moltiplicano; affidarsi ad una polizza specifica per il periodo estivo potrebbe essere di grande aiuto – in primis per i padroni stessi», spiega Irene Giani, BU Manager Non-Motor Insurance di Facile.it. «La buona notizia è che si tratta di coperture dal costo contenuto in relazione ai benefici; il costo potrebbe variare a seconda della razza dell’animale e dell’età, ma per una copertura Responsabilità civile e salute i premi partono da poco più di 10 euro al mese.».

    Cani, gatti… e non solo

    Come anticipato, a condividere le vacanze coi padroni saranno soprattutto cani e gatti. Nello specifico saranno circa 8,5 milioni i proprietari di cani a viaggiare con Fido (70,2% del totale) e 4,8 milioni i proprietari che viaggeranno insieme al proprio micio (53,6% del totale).

    Gli italiani, però, non viaggeranno solo con cani e gatti e guardando alla graduatoria emersa dall’indagine si scopre che il 9,7% di coloro che porteranno il proprio animale con sé partirà in compagnia dei propri pesci, il 5,8% munito di gabbia e uccellini, mentre il 5,4% con vaschetta e tartarughe al seguito.

    L’amore degli italiani per gli animali è cosa nota e un dato su tutti lo dimostra; se è vero che la maggior parte dei proprietari partirà insieme all’amico a due o quattro zampe, vi sono più di 1 milione di individui che, per accudire il proprio animale domestico e non volendo separarsene, faranno a meno di una delle cose più irrinunciabili nel Bel Paese: le ferie.

     

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra l’1 e il 4 luglio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.016 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Affitti: con la pandemia persi 1,3 miliardi di euro in rate non pagate

    La pandemia e la conseguente crisi economica hanno avuto un impatto estremamente negativo sul mercato degli affitti; circa 1,9 milioni di famiglie italiane si sono trovate in difficoltà e per questo hanno ritardato o addirittura saltato una o più rate d’affitto tra marzo 2020 e maggio 2021. A fotografare la situazione è stata l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different da cui è emerso che più di 1 locatore su 3 (39%), pari a 1,7 milioni di proprietari immobiliari, nei dodici mesi, ha dovuto fare i conti con un inquilino moroso.

    Il danno economico è davvero importante; se si considera che, in media, per ciascuna abitazione oggetto di insolvenza le rate non pagate sono state 5, per un importo pari a 1.740 euro, si stima che il mercato delle locazioni abitative abbia perso nell’ultimo anno una somma prossima a 1,3 miliardi di euro in canoni non riscossi.

    Rate in ritardo o non pagate

    Analizzando più da vicino le problematiche affrontate dai locatori, emerge che le situazioni di morosità sono state rilevate su tutto il territorio nazionale, ma in maniera più accentuata nel Centro e Sud Italia, dove la percentuale di proprietari che ha dichiarato di aver avuto problemi di insolvenza da parte degli affittuari è stata pari al 51% (a fronte di una media nazionale pari al 39%).

    Nello specifico, a livello Italia, il 30,3% dei locatori ha detto di aver ricevuto una o più rate in ritardo (in media, 4 rate con un ritardo di 31 giorni), mentre il 14% ha dichiarato di aver del tutto perso uno o più canoni mensili. La percentuale dei proprietari che hanno ricevuto rate in ritardo o non le hanno ricevute affatto è maggiore al Centro e Sud Italia ed è pari, rispettivamente, al 39,2% e al 17,5%.

    Ma quali sono state, secondo i proprietari, le principali cause di ritardi o mancati pagamenti? Nel 35,1% dei casi l’affittuario aveva un problema di lavoro (nello specifico, il 19,1% era in cassa integrazione, il 16% lo aveva perso), mentre nel 35,9% dei casi l’inquilino si trovava, più in generale, in difficoltà economiche, percentuale che arriva al 39,2% nelle regioni del Nord Italia.

    Le conseguenze e gli strumenti di garanzia

    Forse per evitare le lungaggini burocratiche, la maggior parte delle volte (39,7%) il proprietario ha deciso di concedere ulteriore tempo agli affittuari per saldare quanto dovuto, mentre nel 16% dei casi ha preferito pattuire un nuovo accordo economico. Il 15,3% ha invece scelto di procedere per vie legali, percentuale che arriva addirittura al 23,5% nelle regioni del Nord Italia.

    Ruolo importante nel tutelare i proprietari è stato svolto dagli strumenti di garanzia: nel 14,5% dei casi l’affitto mancante è stato trattenuto direttamente dal deposito cauzionale, nel 13% si è usufruito della polizza assicurativa contro la morosità degli inquilini e nel 7,6% della fideiussione bancaria.

    E se più di una volta su due (51%) la situazione è stata risolta e l’inquilino, un tempo moroso, abita ancora nell’immobile, nel 22,1% dei casi il proprietario ha dichiarato di essere in attesa che l’affittuario venga sfrattato o che, comunque, lasci libero l’appartamento; in totale sono potenzialmente 445.000 le famiglie che, quando terminerà il blocco degli sfratti previsto dal Governo, potrebbero dover lasciare l’abitazione concessa in affitto.

    Il mercato degli affitti e le garanzie

    In Italia ci sono circa 4,3 milioni di locatori, per un totale di 5,6 milioni di immobili concessi in affitto con regolare contratto (fonte: Agenzia delle Entrate). Secondo quanto emerso dall’indagine commissionata da Facile.it, la forma di garanzia più richiesta agli inquilini oggi è il deposito cauzionale; alla stipula del contratto il 36,4% degli immobili locati aveva a garanzia un anticipo di due mesi di affitto, il 32,6% tre mesi, il 27,9% un solo mese. Resta ancora marginale l’uso di altre garanzie: solo il 5,2% degli immobili era coperto da fideiussione bancaria.

    Comincia ad assumere dimensioni rilevanti la polizza assicurativa a protezione di un’eventuale morosità dell’inquilino, richiesta per il 3,6% degli immobili locati, pari a circa 201 mila; numero destinato a salire se si considera che per il 60% degli immobili che hanno avuto problemi di morosità i proprietari stanno valutando di sottoscrivere una polizza assicurativa specifica.

    A poco più di un anno dall’arrivo della pandemia, il 91% degli immobili è ancora oggi in affitto con una formula tradizionale; in quasi 1 caso su 4, però, l’inquilino è cambiato rispetto a marzo 2020.

    Se si guarda ai soli locatori che hanno avuto problemi di pagamento da parte degli affittuari, emerge che quasi 1 su 4 ha dichiarato di aver intenzione di vendere l’abitazione, il che vuol dire che potrebbero finire sul mercato oltre 520.000 immobili.

     

     

    Nota metodologica: Fonte: indagine realizzata per Facile.it da EMG Different. L’indagine è stata realizzata, dal 18 al 24 maggio 2021, tramite 600 interviste on line con il supporto del sistema CAWI (Computer AidedWeb Interview) equidistribuite tra i due target oggetto di indagine –locatori e affittuari.

  • Condizionatore: quest’anno in bolletta ci costerà il 29% in più

    L’estate 2021, secondo le previsioni degli esperti, potrebbe essere una delle più calde degli ultimi anni; una buona notizia per coloro che si concederanno una vacanza, un po’ meno per quei 6,5 milioni di italiani che, secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, resteranno a casa. Per combattere il caldo tra le mura domestiche non resta che affidarsi ai condizionatori che, secondo le stime di Facile.it, incidono per un costo che può arrivare fino a 186 euro l’anno*, vale a dire il 29,5% in più rispetto al 2020.

    Se a questo aggiungiamo sprechi ed errori d’uso, il salasso è garantito. Ecco perché Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 7 consigli pratici per ridurre le spese e risparmiare sull’energia elettrica.

    • Attenzione all’etichetta. Sebbene da marzo sia entrata in vigore la nuova classificazione delle etichette energetiche degli elettrodomestici, i condizionatori non sono stati investiti da questo cambiamento, quindi non spaventatevi se trovate ancora quelle vecchie. Attenzione, però, a scegliere il dispositivo con la classe energetica giusta: gli apparecchi in classe A e superiori, oltre a essere più sostenibili per l’ambiente, garantiscono anche minori consumi energetici portando enormi vantaggi in termini di risparmio. Sostituire un condizionatore di classe B con uno di classe A+++, ad esempio, significa ridurre il costo in bolletta del 30-40% annuo. Non dimenticate, inoltre, che cambiando un vecchio impianto potrete godere anche di importanti detrazioni fiscali che possono arrivare fino al 65%.
    • Condizionatore inverter. Il secondo consiglio è di valutare l’istallazione di un condizionatore cosiddetto inverter. Questo tipo di apparecchio, una volta raggiunta la temperatura ideale, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questa tipologia di impianto permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.
    • Freddo sì, ma non polare. Mantenere la temperatura del condizionatore troppo bassa non solo fa male alla salute, ma è anche uno spreco. Il consiglio è di impostare la temperatura interna a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno. Meglio ancora, se il condizionatore ne è dotato, utilizzare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; in questo modo è possibile ridurre i costi fino al 13%.
    • Attenti alla manutenzione dell’impianto. Non controllare e non pulire i filtri del condizionatore è una noncuranzache può costare cara, non solo alla nostra salute ma anche al portafogli. Se l’impianto è pulito correttamene abbiamo la garanzia che questo possa funzionare al 100%: un apparecchio non mantenuto in modo corretto consuma fino all’8% in più.
    • Ci vuole buon senso. Perché teniamo accesa l’aria condizionata, sprecando corrente e soldi, se poi lasciamo le finestre aperte? Quando usiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso; anche abbassare le tapparelle può essere un consiglio utile per non far entrare il calore delle ore più calde.

    Non solo le finestre, però. È bene fare attenzione anche alle porte delle altre stanze: lasciare aperta la porta del corridoio o di uno stanzino e disperdere il fresco può arrivare ad incidere sino al 6% sui consumi.

    • Dormire alla giusta temperatura. Il consiglio è quello, durante le ore notturne, di utilizzate la funzione apposita per la notte o di programmare in maniera corretta la temperatura; in questo modo è possibile ridurre i consumi sino al 10%.

    Ancora una volta, se possibile, meglio preferire la deumidificazione.

    • Quale tariffa fa per noi? Scegliere una tariffa energetica adeguata alle proprie esigenze si traduce spesso in un risparmio economico significativo. Oltre a valutare con attenzione se convenga una tariffa mono o bioraria, per coloro che sono ancora in regime tutelato è bene valutare il passaggio al mercato libero; in questo modo, secondo le stime** di Facile.it, è possibile abbattere la bolletta fino al 7%.

     

    * I valori sono stati calcolati ipotizzando un condizionatore in classe energetica B con un utilizzo di 500 ore e un consumo annuo di 891 kWh. I prezzi sono stati calcolati considerando la tariffa del servizio di tutelato aggiornata al II Trimestre 2020 e 2021 in fascia monoraria e potenza 3 kW.

    ** Per il passaggio al mercato libero, il valore è stato calcolato considerando la differenza tra la migliore offerta mercato libero disponibile su Facile.it nel II Trimestre 2021 e la tariffa del mercato tutelato aggiornata al II Trimestre 2021.

  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Ferrara per le spese di casa

    Quanto costa vivere a Ferrara e provincia e quanto spendono le famiglie per i conti di casa? In occasione dell’apertura del Facile.it Store di Ferrara (https://www.facile.it/store/ferrara.html), la web company ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere nella città di Ferrara e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, telefonia, luce e gas. Ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    I primi costi analizzati dal comparatore sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a maggio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote in provincia di Ferrara occorrevano, in media, 374,61 euro, valore in calo del 9,8% rispetto allo stesso mese del 2020. Una doppia fortuna per i ferraresi se si considera che spendono addirittura il 17,2% in meno rispetto alla media nazionale.

    Buone notizie arrivano anche dal fronte dell’RC moto; negli ultimi dodici mesi le tariffe sono diminuite e, a maggio 2021, per assicurare una due ruote a Ferrara e provincia servivano, in media, 221,79 euro, vale a dire il 3,3% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Energia e gas

    Una delle voci che più incide sui budget delle famiglie, almeno a livello psicologico, è quella relativa alla bolletta della luce e del gas* e per questo Facile.it ha voluto analizzare quanto spendono, in media, i ferraresi.

    Analizzando la bolletta elettrica e prendendo in considerazione il consumo medio di una famiglia residente a Ferrara e provincia (2.885 kWh/anno) è emerso che la spesa media sostenuta nel primo trimestre 2021 è stata pari a circa 44,3 euro al mese, valore in linea con quanto pagato nello stesso periodo dell’anno precedente. A partire da aprile 2021, però, le tariffe sono aumentate; se i prezzi dovessero rimanere fino a fine anno su questi livelli, la spesa finale per le famiglie ferraresi sarà pari a circa 595 euro, vale a dire il 15,3% in più rispetto al 2020.

    Notizie in chiaroscuro, invece, se si considera la fornitura del gas: analizzando la bolletta e prendendo in considerazione i consumi medi di una famiglia di Ferrara e provincia (1.550 smc), emerge che la spesa media mensile da gennaio a marzo 2021 è stata pari a 87,3 euro, vale a dire il 5,2% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Attenzione, però, perché lo scorso anno, a causa della pandemia, a partire dal secondo trimestre i prezzi del gas in Italia sono crollati e questo ha fatto scendere il peso della bolletta totale 2020. Il trend dei prezzi 2021, invece, vede un incremento nelle tariffe; se queste rimarranno stabili fino a fine anno, il costo totale della bolletta sarà pari a 1.128 euro, vale a dire il 9,2% in più rispetto allo scorso anno.

    Telefonia

    La telefonia fissa (Internet casa) è un’altra delle spese esaminate da Facile.it. Nel corso del primo trimestre 2021 la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie ferraresi che hanno attivato un nuovo contratto di telefonia internet casa è stata pari a circa 30 euro, il 2,8% in più rispetto allo scorso anno. Se i prezzi rimarranno invariati, il costo complessivo annuale sarà pari a 360 euro.

    Mutui casa

    Per quanto riguarda il mutuo e analizzando le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nel 2020, gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Ferrara hanno chiesto, mediamente, 109.340 euro, valore in linea rispetto a quanto rilevato l’anno precedente.

    Analizzando l’identikit del richiedente ferrarese emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo nell’arco dello scorso anno aveva, all’atto della firma, 42 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 65% del valore dell’immobile da acquistare, da restituire in quasi 21 anni.

    Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: il 97% dei richiedenti ferraresi ha optato per quello fisso, mentre solo il 3% ha cercato di ottenere il variabile.

    Prestiti personali

    Altro elemento monitorato nell’analisi è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel corso del 2020, l’importo medio richiesto in provincia di Ferrara è stato pari a 11.428 euro, vale a dire il 10,1% in più rispetto al 2019. L’età media dei richiedenti è pari a 42 anni e mezzo, mentre i piani di ammortamento sono passati da più di 60 rate nel 2019 a quasi 62 rate (pari a più di 5 anni) nel 2020.

    Analizzando le ragioni per cui gli abitanti di Ferrara hanno presentato domanda di finanziamento durante il 2020 emerge che al primo posto c’è la richiesta di prestiti per l’acquisto di auto usate (21,4%), seguita dai prestiti personali per ottenere liquidità (20,9%) e per la ristrutturazione della casa (18,4%).

    Facile.it apre il suo primo Store a Ferrara

    Facile.it, il principale comparatore italiano dedicato al risparmio per le spese familiari, ha aperto il suo primo Store a Ferrara. Dopo lo straordinario successo ottenuto dagli altri Facile.it Store presenti in Italia, la web company ha scelto il cuore della città di Ferrara (via Bersaglieri del Po, 9) per inaugurare il suo nuovo Store, il quinto in Emilia-Romagna.

    I Facile.it Store sono luoghi fisici dove i cittadini possono incontrare e affidarsi a consulenti esperti che li guideranno nell’identificazione delle migliori offerte per risparmiare sulle principali voci di spesa familiare, dall’RC auto e moto alle bollette luce, gas e telefonia fino ai prestiti e i mutui.

    Una formula di successo, unica nel suo genere in Italia, che sta crescendo rapidamente; oggi i punti fisici del comparatore sono complessivamente venticinque, presenti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso, Padova, Torino, Bari, Lecce, Salerno, Cagliari, Treviglio, Mestre, Ravenna, Legnano e Verona.

     

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    Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 36.287 preventivi auto e 5.474 preventivi moto effettuati a Fera e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 maggio 2020 e il 31 maggio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 1.400 richieste di mutuo presentate da gennaio 2019 a dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Ferrara.

    Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 1.200 richieste di prestito personale presentate da gennaio 2019 a dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Ferrara.

    Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media con un consumo annuo di 2.885 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, è stata considerata una famiglia media con un consumo annuo di 1.550 Smc in regime tutelato.

  • Auto online: il 28% la compra tramite smartphone

    Comprare l’auto direttamente dallo smartphone? Può sembrare fantascienza ma non lo è. Come emerso dall’Osservatorio* MiaCarFacile.it, nel 2020 il 28% degli utenti che hanno acquistato online un’automobile nuova o a km zero lo ha fatto dal proprio dispositivo mobile.

    Qual è l’identikit di chi compra l’auto sul web? Il primo dato interessante è quello anagrafico; se si guardano le fasce di acquirenti emerge che il canale online è, come quello fisico, alla portata di tutte le età.

    Una vettura su due tra quelle vendute online nel 2020 è stata acquistata da un cliente con età compresa tra i 30 e i 55 anni, mentre fanno parte della fascia 56-65 anni gli acquirenti di circa il 20% delle auto comprate via web.

    Se le auto acquistate online dai giovani con età 18-29 anni rappresentano meno del 10% del totale vendute, tra le tendenze rilevate dall’osservatorio vi è un aumento degli over 65 che, in percentuale, pesano più sul canale online (22,8%) che in quello fisico (18,6%).

    «A dispetto di quanto si possa pensare, l’acquisto delle auto online non è rivolto solo ai più giovani e, anzi, tra le fasce che più stanno crescendo vi è quella degli over 65», spiega Lorenzo Sistino, CEO di MiaCar, primo marketplace italiano di automobili nuove e a km zero in pronta consegna presso i concessionari ufficiali. «Per comprendere davvero questo dato va considerato non solo il potere d’acquisto delle fasce anagrafiche alte, ma anche il fatto che comprare un veicolo nuovo o a km zero sul web è oggi un processo molto semplice e sicuro e che, non ultimo, consente di risparmiare tempo e denaro».

    Differenze più significative tra online e fisico, invece, emergono analizzando il genere: se, nel canale tradizionale, gli uomini rappresentano il 58% del totale, quando ci si sposta online più di 7 acquisti su 10 fanno capo al campione maschile.

    Il settore dell’auto online

    Il settore dell’auto in Italia è tuttora in difficoltà (immatricolazioni -10,4% nei primi 5 mesi del 2021 rispetto al 2019), ma il canale online, sebbene rappresenti ancora una nicchia, cresce costantemente e a gran velocità; l’Osservatorio MiaCar – Facile.it rileva un aumento delle vendite via web di auto nuove e a km zero del 52% nei primi cinque mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019.

    «Sempre più italiani si stanno rendendo conto delle potenzialità del canale online anche per acquistare un’auto nuova o a km zero. I vantaggi sono tanti: poter accedere ad una proposta di migliaia di mezzi su tutto il territorio nazionale e approfittare di offerte che altrimenti sarebbero precluse per ragioni di lontananza, il tutto comodamente da casa», spiega Sistino.

    A conferma dell’affermazione di Sistino basti pensare che il 70% dei clienti conclude l’acquisto prima di vedere l’auto; il 9% sceglie di farsi recapitare l’auto direttamente a casa mentre il 61% si reca in concessionario solo per ritirare il mezzo.

    Ma quali sono le auto nuove e a km zero più comprate online? Per rispondere alla domanda Facile.it e Miacar hanno analizzato le vendite scoprendo che, a livello nazionale, guida la classifica la Jeep Renegade, seguita dalle due citycar Fiat Panda e Fiat 500. Se si guarda alle grandi città italiane, a Roma si posiziona sul podio delle auto più vendute sul web la Fiat Panda, mentre a Milano conquista la vetta la Fiat 500. La Jeep Renegade, invece, risulta prima in classifica a Palermo, Torino e Napoli.


    * Indagine realizzata su un campione di oltre 3.000 vetture vendute online tramite MiaCar.it tra gennaio 2019 e maggio 2021.

  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Verona per le spese di casa

    Quanto costa vivere a Verona e provincia e quanto spendono le famiglie per i conti di casa? In occasione dell’apertura del Facile.it Store di Verona (https://www.facile.it/store/verona.html), la web company ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere nella città di Verona e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, telefonia, luce e gas. Ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    I primi costi presi in considerazione dal comparatore sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a maggio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote in provincia di Verona occorrevano, in media, 360,39 euro, valore in calo del 10,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Una doppia fortuna per i veronesi se si considera che spendono addirittura il 20,3% in meno rispetto alla media nazionale.

    Buone notizie arrivano anche dal fronte dell’RC moto; negli ultimi dodici mesi le tariffe sono diminuite e, a maggio 2021, per assicurare una due ruote a Verona e provincia servivano, in media, 217,41 euro, vale a dire il 13,3% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

    Energia e gas

    Una delle voci che più incide sui budget delle famiglie, almeno a livello psicologico, è quella relativa alla bolletta della luce e del gas* e per questo Facile.it ha voluto analizzare quanto spendono, in media, i veronesi.

    Analizzando la bolletta elettrica e prendendo in considerazione il consumo medio di una famiglia residente a Verona e provincia (3.041 kWh/anno) è emerso che la spesa media sostenuta nel primo trimestre 2021 è stata pari a circa 45 euro al mese, valore in linea con quanto pagato nello stesso periodo dell’anno precedente. A partire da aprile 2021, però, le tariffe sono aumentate; se i prezzi dovessero rimanere fino a fine anno su questi livelli, la spesa finale per le famiglie veronesi sarà pari a circa 630 euro, vale a dire il 22% in più rispetto al 2020.

    Notizie in chiaroscuro, invece, se si considera la fornitura del gas: analizzando la bolletta e prendendo in considerazione i consumi medi di una famiglia di Verona e provincia (1.504 smc), emerge che la spesa media mensile da gennaio a marzo 2021 è stata pari a 92,7 euro, vale a dire il 5,2% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Attenzione, però, perché lo scorso anno, a causa della pandemia, a partire dal secondo trimestre i prezzi del gas in Italia sono crollati e questo ha fatto scendere il peso della bolletta totale 2020. Il trend dei prezzi 2021, invece, vede un incremento nelle tariffe; se queste rimarranno stabili fino a fine anno, il costo totale della bolletta sarà pari a 1.095 euro, vale a dire il 6,1% in più rispetto allo scorso anno.

    Telefonia

    La telefonia fissa (Internet casa) è un’altra delle spese esaminate da Facile.it. Nel corso del primo trimestre 2021 la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie veronesi che hanno attivato un nuovo contratto di telefonia internet casa è stata pari a circa 29 euro, valore in linea rispetto allo scorso anno. Se i prezzi rimarranno invariati, il costo complessivo annuale sarà pari a 348 euro.

    Mutui casa

    Per quanto riguarda il mutuo e analizzando le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nel primo trimestre del 2021, gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Verona hanno chiesto, mediamente, 144.011 euro, vale a dire il 7,7% in più rispetto a quanto rilevato nello stesso periodo del 2020.

    Analizzando l’identikit del richiedente veronese emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo nei primi tre mesi dell’anno aveva, all’atto della firma, 40 anni e mezzo e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 68% del valore dell’immobile da acquistare, da restituire in più di 23 anni.

    Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: il 97% dei richiedenti veronesi ha optato per quello fisso, mentre solo il 3% ha cercato di ottenere il variabile.

    Prestiti personali

    Altro elemento monitorato nell’analisi è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel primo trimestre 2021, l’importo medio richiesto in provincia di Verona è stato pari a 11.298 euro, vale a dire il 2,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2020; aumentano i piani di ammortamento, passati da meno di 60 a 62 rate (pari a più di 5 anni), ma diminuisce l’età media dei richiedenti, pari a 39 anni (era più di 41 anni nel 2020).

    Analizzando le ragioni per cui gli abitanti di Verona hanno presentato domanda di finanziamento emerge che al primo posto c’è la richiesta di prestiti per l’acquisto di auto usate (27,4%), seguita dai prestiti personali per ottenere liquidità (23,5%) e per la ristrutturazione della casa (12,7%).

    Facile.it apre il suo primo Store a Verona

    Facile.it, il principale comparatore italiano dedicato al risparmio per le spese familiari, ha aperto il suo primo Store a Verona. Dopo lo straordinario successo ottenuto dagli altri Facile.it Store presenti in Italia, la web company ha scelto il cuore della città di Verona (via Stella, 14a) per inaugurare il suo venticinquesimo Store, il quarto in Veneto.

    I Facile.it Store sono luoghi fisici dove i cittadini possono incontrare e affidarsi a consulenti esperti che li guideranno nell’identificazione delle migliori offerte per risparmiare sulle principali voci di spesa familiare, dall’RC auto e moto alle bollette luce, gas e telefonia fino ai prestiti e i mutui.

    Una formula di successo, unica nel suo genere in Italia, che sta crescendo rapidamente; oggi i punti fisici del comparatore sono presenti anche a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso, Padova, Torino, Bari, Lecce, Salerno, Cagliari, Treviglio, Mestre, Ravenna, Legnano e Ferrara.

     

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    Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 126.399 preventivi auto e 20.523 preventivi moto effettuati a Verona e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 maggio 2020 e il 31 maggio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 2.100 richieste di mutuo presentate da gennaio-marzo 2020 e 2021 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Verona.

    Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 1.000 richieste di prestito personale presentate da gennaio-marzo 2020 e 2021 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Verona.

    Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media con un consumo annuo di 3.041 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, è stata considerata una famiglia media con un consumo annuo di 1.504 Smc in regime tutelato.

  • Al via gli Open Day di Facile.it Partner

    Prende il via il tour di Open Day organizzati da Facile.it Partner, la rete di intermediari assicurativi indipendente più grande d’Italia che fa capo a Facile.it; gli eventi toccheranno 5 regioni italiane e hanno l’obiettivo di presentare le molte opportunità e i vantaggi offerti dall’azienda agli intermediari assicurativi che vogliono entrare a far parte della rete di Facile.it Partner.

    Il tour partirà dalla Sardegna: la prima tappa si svolgerà il 1° luglio dalle 10.00 alle 13.00 a Cagliari, presso il T Hotel (Via dei Giudicati, 66 – 09131). L’evento è gratuito ma è necessario registrarsi a questo link:  www.eventifacilepartner.it.

    «Lo scopo di ogni open day è presentare ai professionisti del settore assicurativo l’offerta di Facile.it Partner, che conta oggi un catalogo con più di 12 compagnie per le proposte motor e altri rami», spiega Igor Tunesi, Direttore di Facile.it Partner. «In poco più di un’ora presentiamo il modello Facile.it Partner e, soprattutto, la piattaforma Shark, tecnologia proprietaria in grado di gestire l’intero processo di vendita: dal preventivo alla conclusione del contratto e pagamento. Il tutto perfettamente integrato in un unico software, disponibile anche su mobile». 

    Dopo la prima tappa di Cagliari, il tour degli Open Day di Facile.it Partner continuerà il suo giro d’Italia toccando, a partire da settembre, altre 4 regioni: Toscana, Sicilia, Lombardia e Lazio.

    «Questi incontri – continua Tunesi – saranno anche un’ottima occasione per presentare quanta innovazione Facile.it Partner porta alle reti fisiche, primo fra tutti un modello di remunerazione all’avanguardia sui prodotti assicurativi e completato dall’opportunità data ai nostri collaboratori di offrire ai propri clienti anche i prodotti di società di servizi: luce, gas e internet».

    Facile.it Partner

    Facile.it Partner è la rete di intermediari assicurativi di Facile.it; nata nel 2012 è cresciuta arrivando a diventare la rete indipendente più grande d’Italia. Il progetto conta oggi più di 3.000 collaboratori su tutto il territorio nazionale vantando una raccolta complessiva di premi che, nel 2020, ha superato i 90 milioni di euro su un portafoglio di oltre 250.000 polizze attive.

    Per iscriversi: www.eventifacilepartner.it

  • Telefonia mobile: in media gli italiani spendono 126 euro l’anno

    Quanto spendiamo oggi per le tariffe di telefonia mobile? Per rispondere alla domanda Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, da cui è emerso che, in media, gli italiani pagano 126 euro l’anno.

    Guardando più da vicino il campione intervistato emerge però che il 17% dei rispondenti, pari a circa 5,1 milioni di individui, spende decisamente meno, vale a dire 72 euro l’anno; solo per il 5% dei clienti il costo supera i 240 euro annui.

    Curioso notare come il prezzo medio vari a seconda della fascia anagrafica; la bolletta più pesante è quella dei 65-69enni (156 euro l’anno) e quella dei 70-74enni (138 euro l’anno), probabilmente perché meno abituati a destreggiarsi tra le offerte dei diversi operatori. A riprova di questo, coloro che spendono meno sono i 25-34enni e i 35-44enni; in media, rispettivamente, 119 euro e 115 euro l’anno.

    Se si guarda al traffico dati disponibile emerge che gli italiani possono contare in media su 41,7 GB al mese. E se, da un lato, l’11% del campione dispone di solo 5 o meno GB al mese, dall’altro ci sono 3,4 milioni di italiani che hanno offerte con traffico dati superiore ai 70 GB mensili.

    Nonostante un volume di dati mediamente importante, non sempre i GB a disposizione sono sufficienti; il 20% dei rispondenti, pari a circa poco meno di 6 milioni di individui, ha detto di fare fatica ad arrivare a fine mese con la propria offerta e per questo deve centellinare l’uso dei dati altrimenti rischia di finirli.

    A che età arriva il primo telefonino

    L’amore degli italiani per gli smartphone è cosa nota e l’indagine realizzata per Facile.it dagli istituti di ricerca mUp Research e Norstat lo conferma: in media ogni italiano ha 1,3 telefoni cellulari a testa. Questo non solo significa che la quasi totalità della popolazione è dotata di un dispositivo mobile, ma anche che ci sono addirittura 7,3 milioni di italiani che ne hanno 2 e ben 1,7 milioni che ne possiedono 3 o più.

    Ma a che età si riceve il primo cellulare? L’indagine ha messo in luce come negli ultimi 20 anni, cioè da quando i telefonini sono diventati prodotti di massa, l’età in cui se ne entra in possesso per la prima volta sia costantemente calata.

    Se, quindi, i quarantacinquenni di oggi – per forza di cose – hanno ricevuto il primo cellulare, in media, intorno ai 23-24 anni, i venticinquenni lo hanno avuto a 14 anni e i diciottenni addirittura a 12 anni.

    Facile immaginare come l’età media continui ad abbassarsi anche in futuro.

     

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Covid: oltre 30 milioni di persone hanno sviluppato nuove paure

    Da più di un anno a questa parte conviviamo con il virus, il quale non solo ha avuto conseguenze rilevanti sull’economia del Paese e sulle capacità di spesa delle famiglie, ma ha inciso anche sui comportamenti e sul benessere delle persone tanto che più di 7 individui su 10, pari a oltre 30,7 milioni di italiani, hanno dichiarato di aver sviluppato paure che non avevano prima della pandemia. È questo uno dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*.

    Voglia di uscire, ma paura di assembramenti

    Grazie alla campagna vaccinale e al miglioramento della situazione epidemiologica, le restrizioni imposte dal Governo verranno gradualmente allentate e ci sarà la possibilità di spostarsi sempre più liberamente. Analizzando i dati dell’indagine, tuttavia, è emerso che quasi la metà degli italiani (47,1%), vale a dire più di 20,6 milioni di individui, ha ammesso di aver paura degli assembramenti; la percentuale raggiunge addirittura il 67% tra i rispondenti appartenenti alla fascia 65-69 anni.

    Tanti, circa 7,8 milioni, coloro che hanno dichiarato di aver paura di incontrare altre persone, sebbene siano amici, familiari o conoscenti; i più timorosi risultano essere i giovani con un’età compresa tra i 18 e i 24 anni (23,2% vs 17,8% nazionale), probabilmente preoccupati dalla possibilità di infettare parenti anziani come i nonni.

    Più di 1 italiano su 3 (36,3%, 15,8 milioni), invece, ha ammesso di aver paura di salire sui mezzi pubblici, mentre più di 9 milioni e mezzo di italiani si dichiarano timorosi per quanto riguarda la possibilità di viaggiare tanto che, come certificato da una precedente indagine di Facile.it, dei 6,5 milioni di italiani che non andranno in vacanza, 2 milioni hanno rinunciato proprio a causa della paura del contagio.

    Quasi 8 milioni di intervistati (18,2%), infine, hanno paura di andare al ristorante; la percentuale sale fino al 27,4% tra coloro che hanno 55-64 anni, mentre scende all’8,1% fra i giovani appartenenti alla fascia anagrafica 18-24 anni.

    Le assicurazioni sottoscritte per la prima volta

    Per tutelarsi dalle incognite legate allo scoppio della pandemia, sono molti gli italiani che, nel corso dell’ultimo anno, hanno deciso di stipulare una copertura assicurativa; nello specifico, più di 4 milioni di individui hanno dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza vita e tra questi, oltre 750.000 rispondenti lo hanno fatto per la prima volta in assoluto.

    Più di mezzo milione (546.038, 3,1%), invece, gli intervistati che non avevano mai sottoscritto una polizza infortuni/sanitaria/malattia e che l’hanno fatto per la prima volta nel corso dell’ultimo anno; tra i rispondenti con un’età compresa fra i 70 e i 74 anni il valore risulta essere addirittura il doppio (6,8%).

    Pochi meno, vale a dire oltre 520 mila, infine, gli individui che hanno stipulato una copertura assicurativa sanitaria specifica per il Covid.


    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Polizze viaggi: un mercato da 250 milioni di euro

    Se lo scorso anno, a causa della pandemia, milioni di italiani si sono visti cancellare voli, viaggi e vacanze già prenotate, quest’anno i nostri connazionali non sembrano voler correre rischi tanto che, secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale, quasi 12 milioni di italiani stanno valutando di tutelarsi con una copertura assicurativa.

    Con un bacino di soggetti assicurabili così ampio, non sorprende che sempre più compagnie abbiano incluso nella propria offerta di polizze viaggio garanzie valide anche in caso il contraente si ammali di Covid-19 dovendo così annullare la vacanza o sostenere spese mediche durante essa. Così facendo si è venuto a creare un mercato potenziale che, secondo le stime di Facile.it, supera in Italia i 250 milioni di euro.

    Se, da un lato, quasi il 7% degli italiani che quest’anno partiranno per le ferie ha già sottoscritto una polizza viaggio, dall’altro il 40% di coloro che si concederanno una vacanza sta valutando di tutelarsi con questa tipologia di assicurazione.

    Le paure in viaggio

    L’indagine ha messo in luce che la paura più sentita dai futuri vacanzieri è quella di un possibile nuovo lockdown che comporti l’annullamento del viaggio; per questo motivo, tra chi sta valutando di tutelarsi con una polizza, quasi 7 su 10 (8 milioni di individui) vorrebbero una copertura che li protegga da tale evenienza.

    Sono ancora numerose le incognite sulla prossima estate, dalla seconda dose del vaccino all’andamento della situazione sanitaria, pertanto non sorprende vedere che il 36,9% dei rispondenti, pari a 4,4 milioni di italiani, ha dichiarato di volersi tutelare con una polizza che rimborsi il viaggio anche in caso di cancellazione per libera scelta.

    Altro timore particolarmente sentito dai viaggiatori è di contrarre qualche malattia, o proprio il Covid-19, prima della partenza e dover quindi cancellare il viaggio; il 41,6% dei rispondenti, pari a 5 milioni di individui, sta valutando di acquistare una polizza per tutelarsi da questa evenienza.

    «Attenzione perché nonostante molte assicurazioni viaggio offrano la garanzia annullamento causa Covid-19, questa è valida solo nel momento in cui il cliente contrae il virus. Per altre motivazioni, ad esempio se la vacanza viene cancellata di propria volontà, se non si può partire causa lockdown o, anche, se si rinuncia o si interrompe il viaggio per fare la seconda dose del vaccino, la compagnia assicurativa non rimborsa», spiega Irene Giani, BU Manager Non-Motor Insurance di Facile.it.

    E se ci si ammala di Covid-19 durante la vacanza? Anche questo rischio sembra preoccupare molti italiani tanto che quasi 1 rispondente su 2 (47%) vorrebbe sottoscrivere un’assicurazione che offra assistenza sanitaria e rimborsi le eventuali spese mediche durante il viaggio; il 33%, invece, sta cercando una polizza che copra i costi extra sostenuti qualora, in caso di quarantena obbligatoria, non fosse possibile rientrare al proprio domicilio.

    I consigli sulle polizze viaggio per il Covid-19

    Oggi, secondo l’analisi di Facile.it, le principali polizze viaggio in distribuzione offrono coperture valide anche in caso di Covid-19, ma con garanzie che variano da compagnia a compagnia. L’offerta è molto variegata, pertanto prima di scegliere la polizza è importante verificare con attenzione i fascicoli informativi e le esclusioni; basti pensare che, ad esempio, anche all’interno di una stessa polizza solo alcune garanzie potrebbero essere valide in caso di Covid-19.

    Tra i prodotti più comuni vi sono quelli che offrono assistenza medica e coprono le spese sanitarie sostenute durante il viaggio. Per chi, causa malattia, fosse costretto a prolungare la sua permanenza nel luogo di villeggiatura, inoltre, alcune assicurazioni rimborsano anche i costi extra sostenuti per il soggiorno forzato; il consiglio è di verificare con attenzione i massimali perché, sovente, vi è un limite di giorni per cui si è coperti. E se l’assicurato è minorenne, in caso di ricovero ospedaliero superiore alle 48 ore, alcune compagnie mettono a disposizione di un genitore i biglietti aerei per raggiungerlo.

    Sono numerose le polizze che intervengono in caso di annullamento della vacanza, ma, come detto, il rimborso è garantito solo se l’assicurato contrae il Covid-19 o altra malattia; se si cancella il viaggio per ragioni differenti – anche se connesse alla pandemia – l’assicurazione non è valida.

    Fanno eccezione alcune polizze che coprono l’annullamento del viaggio anche nel caso in cui ad ammalarsi di Covid-19 fosse un familiare convivente e, pertanto, l’assicurato fosse costretto ad un periodo di quarantena domiciliare pur non avendo contratto il virus; si tratta però di prodotti poco diffusi e pertanto, prima di acquistare la polizza, è bene verificare con attenzione i fogli informativi.

    In termini di costi, secondo l’analisi di Facile.it, se si vuole sottoscrivere una polizza base che copra le spese mediche e sanitarie, il prezzo parte da poco meno di 7 euro a settimana se si viaggia in Italia, 11 euro se ci si sposta in Europa. Se invece si vuole optare per un’assicurazione più completa, che copra anche l’annullamento del viaggio, allora i costi partono da circa 30 euro per una settimana di vacanza entro i confini nazionali, circa 40 euro se si viaggia in Europa.  Chi ha scelto una destinazione extra europea deve mettere in conto una spesa di almeno 20 euro per una settimana di copertura base, 60 euro per una completa.

     

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Rc auto: 1 automobilista su 4 rinnova solo dopo la scadenza

    Quanto sono puntuali gli italiani nel rinnovare l’assicurazione dell’auto? Per rispondere alla domanda Facile.it ha analizzato un campione* di oltre 339.000 contratti di rinnovo scoprendo che se, in media, gli automobilisti rinnovano la polizza RC auto 3 giorni prima della scadenza di quella vecchia, 1 su 4 lo fa solo dopo che questa è già scaduta, ovvero durante il cosiddetto periodo di comporto.
    Sono fortunatamente una minoranza (3,3%), coloro che rinnovano l’assicurazione addirittura dopo i 15 giorni di tolleranza concessi dalla legge; va detto che quest’anno alcune scadenza potrebbero essere slittate grazie alla sospensione introdotta dal Governo nel 2020, pertanto il fenomeno potrebbe avere una dimensione addirittura inferiore.
    Quando si rinnova l’RC auto
    Analizzando più da vicino i dati emerge che l’11,8% del campione si muove con largo anticipo acquistando la nuova polizza tra i 15 e i 45 giorni prima della scadenza di quella vecchia; l’8,5% lo fa con 10-14 giorni di anticipo, mentre il 25,5% fa tutto all’ultimo momento rinnovando tra le 48 ore prima e il giorno stesso della scadenza.
    Come detto, invece, sono tanti gli automobilisti che rinnovano l’assicurazione auto solo dopo la sua scadenza ma comunque durante il periodo di comporto (25,2%).
    «La legge prevede un periodo di tolleranza valido fino a 15 giorni dopo la scadenza della polizza durante il quale la compagnia è obbligata a mantenere operante la copertura RC base; in caso di sinistro, quindi, l’assicurazione è ancora attiva. Attenzione però alle garanzie accessorie perché non sempre le compagnie estendono il periodo di comporto anche a tali clausole; se si vogliono evitare brutte sorprese, il consiglio è di muoversi sempre con qualche giorno di anticipo» spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it.
    Attenzione alla scadenza 2021
    La scorsa primavera, durante la prima fase del periodo emergenziale, il Governo ha introdotto alcuni provvedimenti in favore degli automobilisti allungando il periodo di comporto fino a 30 giorni e introducendo la possibilità di sospendere l’RC auto per alcuni mesi, fino al 31 luglio 2020. Un’opportunità che, secondo le stime di Facile.it su un campione di 244.000 polizze raccolte lo scorso anno, tra aprile e maggio, è stata colta da circa il 20% degli automobilisti con assicurazione in scadenza in quei due mesi.
    Ciò ha comportato uno spostamento in avanti del termine di validità delle polizze di coloro che hanno sfruttato l’opportunità; per questa ragione, consigliano gli esperti di Facile.it, ora è più che mai è importante verificare la data di decorrenza della propria assicurazione e muoversi in anticipo con il rinnovo, considerando che, normalmente, è possibile acquistare la nuova assicurazione a partire da 45 giorni prima della sua scadenza.
    L’uso del periodo di comporto nelle regioni italiane
    Quali sono le regioni italiane con più assicurati “ritardatari”? Al primo posto si trovano gli automobilisti residenti in Abruzzo; qui il 29,6% del campione ha rinnovato la polizza oltre la data di scadenza, entro i 15 giorni di tolleranza concessi dalla legge. Seguono nella graduatoria gli assicurati residenti in Sicilia (29,2%) e in Calabria (28,8%).
    Il periodo di comporto viene usato con meno frequenza, invece, dagli automobilisti del Trentino-Alto Adige, dove solo il 21,3% ha rinnovato l’assicurazione durante i 15 giorni di tolleranza. Seguono gli automobilisti del Friuli-Venezia Giulia (22,1%) e dell’Emilia-Romagna (23,3%).

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 339.000 utenti che tra gennaio e maggio 2021 hanno rinnovato la propria assicurazione tramite Facile.it, mantenendo la propria compagnia assicurativa o cambiandola.

  • Smartphone: 19,5 milioni lo usano a letto, 11 milioni se lo portano in bagno

    In tasca, nella borsa o nello zaino, lo smartphone è un oggetto che ormai ci accompagna durante tutta la giornata e a cui, la maggior parte di noi, non può più rinunciare tanto che, quasi 1 italiano adulto su 2, ovvero circa 19,5 milioni di persone, ha dichiarato di utilizzare il cellulare anche a letto. Pochi meno, quasi 11 milioni (25,2%), coloro che addirittura hanno ammesso di portarselo sempre dietro anche quando sono in bagno. A certificare questi dati è l’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*.

    Dove viene utilizzato

    Se non suscita particolare clamore il fatto che il luogo in cui usiamo maggiormente il cellulare sia il salotto, fa riflettere che siano più di 19 milioni gli italiani che utilizzano il cellulare mentre sono a letto; accendere il cellulare, insomma, è la prima cosa che molti fanno quando aprono gli occhi e spegnerlo l’ultima prima di dormire. Anche nel luogo che teoricamente dovrebbe essere quello della privacy più assoluta, il bagno, il telefono non ci abbandona: sono ben 11 milioni gli italiani che non si staccano dallo smartphone nemmeno in questo caso. Forse non si dovrebbe, ma sono tanti anche coloro che hanno ammesso di usare il dispositivo mentre sono al lavoro: a dichiararlo il 20% del campione, percentuale corrispondente a 8,7 milioni di individui.

    È un atteggiamento poco educato, ma sono molti, quasi 2 milioni (4,6%), coloro che hanno ammesso di usare lo smartphone a tavola, percentuale che quasi raddoppia nella fascia di età 35-44 anni (8,5%).

    Non stupisce, infine, come molti utilizzino il cellulare anche in macchina, sostituendo così il classico navigatore; ad usarlo per questo scopo da sono più di 8,3 milioni di persone.

    Le paure e i comportamenti più diffusi

    Sebbene la paura più diffusa legata al cellulare sia quella di perderlo e con esso i contenuti privati al suo interno, indicata da più di 19,7 milioni di rispondenti (45,2%), un dato interessante è che 2,7 milioni di italiani (6,2%) sono preoccupati che il partner o i genitori possano accedere di nascosto ai contenuti presenti sul dispositivo. I più timorosi nel lasciare che il proprio compagno/compagna guardi di nascosto il cellulare sono coloro che hanno un’età compresa tra i 45 e i 54 anni, dove la percentuale quasi raddoppia rispetto alla media nazionale (8,5% vs 4,8% Italia). I giovani appartenenti alla fascia anagrafica 18-24 anni, invece, si sono rivelati i più preoccupati nel far curiosare i genitori: rispetto ad un valore italiano del 2,3%, qui la percentuale raggiunge addirittura l’8,2%.

    Guardando poi ai comportamenti errati adottati da coloro che possiedono uno smartphone, più di 1 intervistato su 5 (9,6 milioni) ha ammesso di non effettuare mai il backup dei dati, mentre 8,5 milioni hanno dichiarato di aver impostato un PIN molto comune o di non averlo affatto.

    Addirittura più di 3 milioni di persone (7,2%) hanno memorizzato il PIN della carta di credito o della SIM direttamente nella rubrica del cellulare, comportamento che può essere molto pericoloso nel caso in cui il dispositivo venga perso o rubato. La percentuale arriva addirittura fino all’11,2% tra coloro che hanno un’età compresa fra 18 e 24 anni.

    Per cosa viene utilizzato lo smartphone?

    Ma, nel concreto, per cosa viene utilizzato con più frequenza lo smartphone? Al netto del telefonare e del mandare messaggi, che si posizionano in cima alla lista, più di 21,8 milioni di individui (50% del campione intervistato), ammettono di usarlo per i social network, mentre più di 20,7 milioni (47,6%) lo utilizzano per fare fotografie.

    Non sorprende scoprire, inoltre, come al giorno d’oggi lo smartphone venga frequentemente usato anche come fonte di informazione; che sia attraverso i social network o siti specializzati, 33,9 milioni di persone (77,9%) hanno dichiarato di informarsi proprio tramite il cellulare. Questo particolare utilizzo è aumentato moltissimo durante l’anno di pandemia, tanto è vero che più di 6 rispondenti su 10 (64,5%), pari a più di 28 milioni di persone, hanno ammesso di aver incrementato l’uso del device proprio per informarsi.

    Quasi 14 milioni (31,9%), infine, gli italiani che hanno indicato la gestione delle finanze personali come uno dei motivi per cui viene maggiormente utilizzato il cellulare, a dimostrazione di come molte delle attività che prima venivano fatte in presenza oggi possono essere effettuate anche a distanza grazie ad un dispositivo tecnologico come lo smartphone.

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.