Autore: Andrea Polo

  • Auto: in Sicilia solo lo 0,49% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Sicilia erano 16.518, vale a dire appena lo 0,49% del parco auto della regione, percentuale che fa guadagnare a quest’area il terzultimo posto nella classifica nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 15.461 autovetture ibride e 1.057 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Sicilia è quasi triplicato (+188,5%) negli ultimi due anni (erano 5.726 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia siciliana con la maggior penetrazione di vetture green è Ragusa, dove le auto elettriche/ibride rappresentano lo 0,75% del parco auto circolante, seguita da Siracusa (0,65%) e Palermo (0,61%).

    Valori sotto la media regionale per le province di Catania (0,44%) e, parimerito, Messina (0,42%) e Trapani (0,42%). Chiudono la graduatoria le province di Agrigento (0,29%) e Caltanissetta (0,29%) e, all’ultimo posto, quella di Enna, dove solo lo 0,24% delle vetture è elettrico o ibrido; la percentuale fa guadagnare alla provincia anche l’ultimo posto nella classifica nazionale.

    In valori assoluti, la graduatoria siciliana vede al primo posto questa volta la provincia di Palermo con 4.724 vetture elettriche/ibride, seguita da quella di Catania (3.680), Messina (1.800) e Siracusa (1.762).

    Continuando a scorrere la classifica si trova la provincia di Ragusa, dove le auto green sono 1.705, seguita da quella di Trapani (1.238) e di Agrigento (869). Ultime in classifica sono Caltanissetta (484) e Enna (256).

    Numeri piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Sicilia nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 35.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Emilia-Romagna solo il 2,14% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Emilia-Romagna erano 62.611, vale a dire appena il 2,14% del parco auto della regione, percentuale che fa guadagnare a quest’area il terzo posto nella classifica nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 59.089 autovetture ibride e 3.522 elettriche.

    Seppur ancora relativamente contenuto, il numero delle vetture green in Emilia-Romagna è più che raddoppiato (+111%) negli ultimi due anni (erano 29.666 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia dell’Emilia-Romagna con la maggior penetrazione di vetture green è Bologna dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 3,40% del parco auto circolante, percentuale che fa guadagnare a quest’area il primo posto nella classifica nazionale. Seguono le province di Modena (2,17%), Reggio Emilia (2,02%) e Parma (1,91%).

    Valori sotto la media regionale per le province di Piacenza (1,70%), Rimini (1,62%), e Ferrara (1,58%). Chiudono la graduatoria la provincia di Ravenna (1,53%) e, all’ultimo posto, quella di Forlì-Cesena (1,36%).

    In valori assoluti, la graduatoria dell’Emilia-Romagna vede al primo posto ancora una volta la provincia di Bologna con 21.227 vetture elettriche/ibride, seguita questa volta da quella di Modena (10.414), Reggio Emilia (7.120) e Parma (5.675).

    Continuando a scorrere la classifica si trova la provincia di Ravenna, dove le auto green sono 4.163, seguita da quella di Ferrara (3.675) e di Forlì-Cesena (3.572). Ultime in classifica sono Rimini (3.568) e Piacenza (3.197).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Emilia-Romagna nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 98.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Banche, aziende telefoniche e dell’energia ora puntano ai trentenni

    I giovani sono diventati un target privilegiato per banche, fornitori luce e gas e operatori telefonici; si è parlato tanto dei mutui under 36 ma, secondo l’analisi di Facile.it, nell’ambito delle principali voci di spesa familiare sono molti i prodotti sul mercato dedicati a questo target, fino a poco tempo fa poco considerato dalle aziende. Ecco cosa è emerso.

    «Fino a non troppo tempo fa», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it «il mondo bancario riservava ai giovani solo iniziative promozionali legate al conto corrente e alle carte di credito, con canoni agevolati o azzerati, ma solo fino al compimento del trentesimo anno di età. Come noto, invece, recentemente gli istituti bancari hanno indirizzato ai giovani prodotti dedicati nell’ambito del credito, con i mutui casa under 36. Il successo è stato tale da convincere loro, e molti altri, a puntare ai trentenni con molti più prodotti ad hoc».

    Il mondo del credito

    A seguito delle novità introdotte dal Governo a fine maggio per supportare i giovani nell’acquisto della casa – tra cui l’eliminazione di alcune imposte e il potenziamento del fondo di garanzia prima casa – alcuni istituti di credito hanno lanciato sul mercato proposte di mutui al 100% con tassi agevolati dedicati a questo target. Secondo le simulazioni* di Facile.it, grazie a queste condizioni gli under 36 possono risparmiare, su un mutuo medio, circa 22.500 euro di interessi calcolati su tutta la durata del finanziamento.

    Un’opportunità che sin da subito ha riscosso grande successo tanto che, secondo l’analisi* di Facile.it, a novembre 2021 la percentuale di aspiranti mutuatari under 36 è stata il 55% del totale; era il 34,3% nel primo semestre dell’anno, prima dell’introduzione delle agevolazioni governative.

    Luce e gas

    Anche il settore delle utilities guarda con crescente attenzione ai giovani alle prese con l’attivazione di una fornitura energetica. Alcune società azzerano agli under 36 il costo di subentro, ovvero un risparmio di circa 100 euro tra luce e gas, offrendo al contempo una copertura assicurativa per i piccoli guasti domestici. Per i giovani alle prese con un cambio operatore, invece, lo sconto viene offerto sotto forma di buono da spendere online.

    Non mancano le società che danno agevolazioni sul costo della componente energetica in bolletta, mentre altre cercano di fidelizzare la clientela più giovane attraverso servizi accessori a valore aggiunto, come i cataloghi a premi o altre iniziative di loyalty.

    Telefonia

    Se il settore della telefonia mobile è da sempre uno dei più attivi sul target giovanissimi, la vera novità si vede ora nell’ambito della telefonia fissa e connessione internet, servizi ormai sempre più richiesti dai trentenni sia per il lavoro da remoto sia per l’intrattenimento.

    La competizione tra le società telefoniche si gioca non solo sul prezzo, attraverso ad esempio sconti sulla tariffa mensile riservati agli under 36, ma anche sui contenuti; per questo i principali operatori hanno a catalogo promozioni che includono offerte che, alla connessione dati, associano anche abbonamenti agevolati ad una o più PayTV.

    «La scelta di molte aziende di puntare sui giovani riservando loro tariffe agevolate ha un valore sia dal punto di vista economico, sia da quello sociale», conclude Cresto. «Non dimentichiamo che offrire ai giovani la possibilità di risparmiare su alcune delle inevitabili spese che è necessario sostenere quando si sceglie di andare a vivere da soli, significa metterli nella condizione di poter affrontare questa scelta con più serenità e prima.».

    *Simulazione realizzata da Facile.it considerando un mutuo under 36 fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, Taeg 1,10%, rata mensile 477,72 euro. A giugno 2021, prima dell’arrivo sul mercato dei prodotti under 36, per la stessa operazione il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro; il risparmio per il giovane mutuatario è quindi di quasi 900 euro l’anno, vale a dire circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

    L’analisi sul peso percentuale delle richieste under 36 è stata realizzata su un campione di oltre 28.000 domande di finanziamento presentate tramite Facile.it.

  • Auto: in Sardegna solo lo 0,7% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Sardegna erano 7.675, vale a dire appena lo 0,71% del parco auto della regione (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 6.945 autovetture ibride e 730 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Sardegna è più che raddoppiato (+172%) negli ultimi due anni (erano solo 2.818 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Cagliari, dove le auto elettriche/ibride rappresentano l’1,12% del parco auto circolante, seguita da Sassari (0,69%) e Nuoro (0,57%). Chiudono la graduatoria le province di Oristano (0,45%) e del Sud Sardegna (0,44%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Cagliari, con 3.140 vetture elettriche/ibride, seguita questa volta da quella di Sassari (2.255) e del Sud Sardegna (960); ultime posizioni per la provincia di Nuoro (849) e quella di Oristano (471).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Sardegna nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione a circa 15.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Campania solo lo 0,4% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Campania erano 14.649, vale a dire appena lo 0,41% del parco auto regionale (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). La percentuale fa guadagnare alla regione l’ultimo posto nella graduatoria nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 13.657 autovetture ibride e 992 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Campania è più che triplicato (+229%) negli ultimi due anni (erano solo 4.448 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Salerno, dove le auto elettriche/ibride rappresentano lo 0,46% del parco auto circolante seguita, parimerito, da quelle di Benevento (0,43%) e Avellino (0,43%). Chiudono la graduatoria regionale la provincia di Caserta (0,42%) e, all’ultimo posto, quella di Napoli (0,38%).

    In valori assoluti, invece, la classifica vede al primo posto la provincia di Napoli, con 6.972 vetture elettriche/ibride, seguita da quella di Salerno (3.244) e di Caserta (2.449); ultime posizioni per le province di Avellino (1.176) e Benevento (808).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Campania nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 30.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Umbria solo l’1,12% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Umbria erano 7.228, vale a dire appena lo 1,12% del parco auto della regione (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 6.791 autovetture ibride e 437 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Umbria è più che raddoppiato (+158%) negli ultimi due anni (erano solo 2.806 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Perugia, dove le auto elettriche/ibride rappresentano l’1,14% del parco auto circolante, seguita da Terni (1,06%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Perugia, con 5.560 vetture elettriche/ibride, mentre a Terni sono 1.668.

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Umbria nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 13.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Lombardia solo il 2,49% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Lombardia erano 155.299, vale a dire appena il 2,49% del parco auto della regione, percentuale che fa guadagnare a quest’area il primo posto nella classifica nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 144.943 autovetture ibride e 10.356 elettriche.

    Seppur ancora relativamente contenuto, il numero delle vetture green in Lombardia è più che raddoppiato (+111%) negli ultimi due anni (erano 73.742 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia lombarda con la maggior penetrazione di vetture green è Milano dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 3,21% del parco auto circolante, percentuale che fa guadagnare al capoluogo meneghino il secondo posto nella classifica nazionale. Seguono le province di Varese (2,86%), Como (2,72%) e Monza e Brianza (2,64%).

    Valori sotto la media regionale per le province di Lecco (2,33%), Bergamo (2,15%), Cremona (2,06%), Brescia (1,82%) e Pavia (1,73%) Chiudono la graduatoria la provincia di Sondrio (1,63%), quella di Lodi (1,60%) e, all’ultimo posto, quella di Mantova (1,49%).

    In valori assoluti, la graduatoria lombarda vede al primo posto ancora una volta la provincia di Milano con 58.342 vetture elettriche/ibride (seconda in Italia dopo Roma), seguita questa volta da quella Varese (17.092), Monza e Brianza (14.947), Bergamo (14.904) e Brescia (14.833).

    Continuando a scorrere la classifica si trova la provincia Como, dove le auto green sono 10.985, seguita da quella di Pavia (6.151), Lecco (5.109) e Cremona (4.630). Le province lombarde con meno auto elettriche/ibride sono quelle di Mantova (4.120), Lodi (2.281) e Sondrio (1.905).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Lombardia nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 230.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

     * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Black Friday: 20 milioni di italiani a caccia di elettrodomestici

    Sono almeno 20 milioni gli italiani che cercheranno di sfruttare il Black Friday e Cyber Monday per acquistare un nuovo elettrodomestico; un bacino che potrebbe addirittura arrivare a 38milioni se gli indecisi riusciranno a trovare offerte convenienti. Il dato arriva dall’indagine realizzata dagli istituti mUp Research e Norstat per Facile.it che, a poche ore dai due appuntamenti, ha stilato la classifica dei 10 elettrodomestici più ricercati.

    La classifica

    Il primo dato emerso dall’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, è che coloro che si dedicheranno allo shopping durante le due giornate hanno intenzione di acquistare, in media, 2 elettrodomestici. Ma quali sono quelli più ricercati?

    Partendo dal basso della top ten, al decimo posto si posiziona la lavatrice, indicata dal 10,5% dei rispondenti, mentre un gradino più in alto si trova il ferro da stiro (11,6%) battuto di un soffio dall’asciugatrice, che guadagna l’ottava posizione con il 12% delle preferenze.

    Al settimo e sesto posto troviamo testa a testa due robot: quello da cucina (13,7%) e il robot-aspirapolvere, oggetto del desiderio del 13,9% del campione.

    Entrando nella top five, al quinto posto si posiziona il forno a microonde, indicato dal 14,2% dei rispondenti mentre al quarto c’è l’aspirapolvere (17,8%).

    Sul gradino più basso del podio c’è uno degli elettrodomestici più “giovani” ma che, negli ultimi anni, si sta facendo spazio nelle case di milioni di italiani: la friggitrice ad aria (18,2%), mentre la seconda posizione è occupata da un decano della cucina italiana, la macchinetta del caffè (25,1%).

    Conquista lo scettro di elettrodomestico più desiderato dagli italiani in occasione del Black Friday il televisore: forse anche grazie al Bonus TV, il 32,4% dei rispondenti, vale a dire 6,5 milioni di individui, ha dichiarato di voler approfittare degli imminenti sconti per acquistare un nuovo apparecchio TV.

    Le ragioni d’acquisto

    Oltre agli sconti, quali sono le ragioni per cui milioni di italiani si dedicheranno allo shopping? Circa il 50% dei rispondenti ha dichiarato di voler comprare un nuovo elettrodomestico, dotato di funzionalità e caratteristiche migliori, per sostituire quello posseduto, considerato ormai troppo vecchio.

    Per il 38,8% invece, sarà l’occasione per integrare la propria strumentazione acquistando un oggetto che attualmente non si possiede, mentre il 28,8% sarà costretto a mettere mano al portafogli per sostituire un elettrodomestico rotto.

    Non manca, infine, chi approfitterà delle giornate di sconti per portarsi avanti con i regali di Natale (20,6%) e chi, invece, comprerà l’elettrodomestico per ridurre i consumi in bolletta (21%).

    «Cambiare elettrodomestico può contribuire ad abbattere la bolletta elettrica», spiegano gli esperti di Facile.it. «Basti pensare che, guardando alle nuove etichette energetiche, passare da un frigorifero-congelatore in classe F ad uno in classe D consente di ridurre il costo in bolletta dell’elettrodomestico del 36%; se invece sostituiamo la lavatrice, il cambio permette di risparmiare il 22% di energia elettrica*.».

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 19 ed il 22 novembre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.018 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

     Il calcolo sul risparmio è stato effettuato tenendo in considerazione i consumi indicati nelle nuove etichette energetiche di un frigo-congelatore con volume 400 litri e una lavatrice con capienza 7kg.

  • Auto: in Toscana solo l’1,45% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Toscana erano 37.745, vale a dire appena l’1,45% del parco auto della regione (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 32.580 autovetture ibride e 5.165 elettriche.

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Firenze, dove le auto elettriche/ibride rappresentano l’1,93% del parco auto circolante, seguita da Prato (1,83%), Lucca (1,40%) e Siena (1,26%). Continuando a scorrere la graduatoria si trovano le province di Pisa (1,25%) Massa-Carrara (1,21%) e Livorno (1,20%). Chiudono la classifica la provincia di Pistoia (1,11%), quella di Arezzo (1,06%) e, maglia nera della regione, quella di Grosseto (0,89%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Firenze, con 15.230 vetture elettriche/ibride, seguita questa volta da quelle di Lucca (3.673), Pisa (3.503) e Prato (2.931). Continuando a scorrere la graduatoria regionale, a poco distanza tra loro ci sono le province di Arezzo (2.568), Livorno (2.454) e Siena (2.401). Chiudono la classifica le province di Pistoia (2.153), Massa-Carrara (1.491) e Grosseto (1.341).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Toscana nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 87.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro. Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: nel Lazio solo l’1,93% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti nel Lazio erano 73.847, vale a dire appena l’1,93% del parco auto della regione (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 68.058 autovetture ibride e 5.789 elettriche.

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Roma, dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 2,39% del parco auto circolante, seguita a distanza da Latina (0,94%) e Viterbo (0,90%). Chiudono la graduatoria le province di Rieti (0,68%) e Frosinone (0,60%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Roma, con 65.230 vetture elettriche/ibride, seguita da quella di Latina (3.579), di Frosinone (2.176) e di Viterbo (2.096); ultima posizione per la provincia di Rieti (766).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate nel Lazio nel medesimo periodo porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 112.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Liguria l’1,74% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Liguria erano 14.713, vale a dire l’1,74% del parco auto della regione (rispetto all’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 13.998 autovetture ibride e 715 elettriche.

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Genova, dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 2,04% del parco auto circolante, seguita da Imperia (1,47%) e Savona (1,46%). Chiude la graduatoria la provincia di La Spezia (1,40%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Genova, con 8.579 vetture elettriche/ibride, seguita questa volta da quella di Savona (2.464) e quella di Imperia (1.874); ultima posizione per la provincia di La Spezia (1.796).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Liguria nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 24.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Abruzzo solo lo 0,9% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Abruzzo erano 8.085, vale a dire appena lo 0,9% del parco auto della regione. Nello specifico, erano immatricolate 7.596 autovetture ibride e 489 elettriche.

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Pescara, dove le auto elettriche/ibride rappresentano l’1,09% del parco auto circolante, seguita da Teramo (0,88%) e L’Aquila (0,85%). Chiude la graduatoria la provincia di Chieti (0,81%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Pescara, con 2.209 vetture elettriche/ibride, seguita questa volta da quella di Chieti (2.138) e di Teramo (1.897); ultima posizione per la provincia de L’Aquila (1.841).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Abruzzo nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 15.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: il 38% delle immatricolate nel 2021 è elettrico o ibrido

    Il mercato dell’auto non è ancora uscito dalla crisi, ma il 2021 è stato per le vetture elettriche e ibride un anno positivo; secondo i dati ufficiali*, in Italia da gennaio ad ottobre sono state immatricolati oltre 476.000 nuovi veicoli di questo tipo, vale a dire il 38% delle auto totali vendute. Un vero e proprio salto in avanti se si considera che a inizio anno le auto elettriche/ibride in circolazione erano appena poco più di 595.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Secondo l’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale**, i più propensi a comprare queste vetture sono i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni (79,6%) e gli automobilisti residenti nelle regioni del Nord Ovest (69,9%).

    Se si guarda invece al campione di coloro che sono contrari (11%), emerge che la percentuale è superiore tra gli uomini (13,5%), i rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni (13,6%) e i residenti al Nord Est (13,4%). Ancora tanti gli indecisi; più di 1 automobilista su 5 (21,3%).

    Le ragioni del sì…

    Analizzando le motivazioni degli oltre 23 milioni di automobilisti italiani disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento, percentuale che arriva addirittura all’82,9% tra gli under 25.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    …e quelle del no

    L’indagine ha poi approfondito le motivazioni per le quali più di 11 milioni di automobilisti italiani si sono dichiarati contrari, o comunque hanno ancora molti dubbi, circa l’acquisto di veicoli elettrici ed ibridi.

    L’ostacolo più grande risulta essere il prezzo (68,1%); il 43% ha detto di non voler acquistare un’auto elettrica/ibrida per via dello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio italiano, mentre il 40% a causa della bassa autonomia di percorrenza.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% dei rispondenti ha risposto affermativamente, percentuale che arriva al 84,3% tra gli under 25.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

    La mappa delle auto elettriche e ibride in Italia

    Secondo i dati ACI, a inizio anno le auto elettriche e ibride iscritte nei registri della motorizzazione erano 595.807, vale a dire l’1,50% del totale. A guidare la classifica erano i veicoli ibridi (542.728), mentre quelli elettrici erano 53.079.

    A livello territoriale, le regioni con la maggior penetrazione di vetture green erano la Lombardia (dove le auto elettriche/ibride rappresentavano il 2,49% del parco auto regionale), il Trentino-Alto Adige (2,45%) e l’Emilia-Romagna (2,14%). Quelle con penetrazione minore, invece, erano la Campania (0,41%), la Calabria (0,47%) e la Sicilia (0,49%).

    In valori assoluti, la graduatoria nazionale vedeva al primo posto sempre la Lombardia (155.299 auto elettriche e ibride) seguita questa volta dal Lazio (73.847) e dal Veneto (64.264).

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Polizze vita: 3,6 milioni di italiani ne hanno sottoscritta una nel 2021

    Sono circa 3,6 milioni gli italiani che nel 2021 hanno sottoscritto per la prima volta una polizza vita e di questi più di uno su tre (34%) lo ha fatto perché si sentiva meno sicuro a causa del Covid-19. Il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat -realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale* – da cui è anche emerso che, in totale, sono oltre 16 milioni le persone che hanno una polizza vita.

    L’interesse degli italiani verso queste coperture assicurative trova conferma anche nei dati del comparatore; secondo l’analisi* di Facile.it, nel 2021 le ricerche online di polizze vita sono aumentate del 27% rispetto allo scorso anno.

    Eppure, orientarsi tra questi prodotti non è sempre semplice: anche se, erroneamente, si ritiene che le polizze vita siano tutte uguali (o che addirittura ne esista un solo tipo!), è bene sapere che sul mercato sono presenti molte soluzioni diverse tra loro tanto è vero che, come evidenziato dall’indagine, meno di 1 rispondente su 2 (46%) ha stipulato una polizza vita per tutelare i propri cari in caso di morte dell’assicurato.

    L’elenco dei prodotti in commercio è lungo – si va dalle assicurazioni che tutelano in caso di malattie a lungo termine fino a vere e proprie formule di investimento e risparmio – per questo Facile.it ha messo a punto un breve vademecum con un focus su una delle polizze vita più note, quella “temporanea caso morte” che, a fronte della scomparsa prematura dell’assicurato, eroga ai beneficiari indicati nel contratto una somma di denaro predefinita.

    «Si tratta di prodotti particolarmente indicati per le famiglie che hanno un solo portatore di reddito, per i nuclei esposti a un debito importante, come un mutuo o un prestito o, anche, per coloro che decidono di tutelare i propri figli fino al raggiungimento dell’indipendenza economica», spiega Irene Giani BU Manager assicurazioni vita di Facile.it. «I costi, se confrontati con i benefici, sono tutt’altro che proibitivi, soprattutto per i giovani; un trentenne che sceglie di tutelarsi per 30 anni, con un capitale assicurato di 100.000 euro, può farlo spendendo meno di 10 euro al mese.».

    Come funzionano le polizze vita caso morte, cosa coprono realmente, cosa non coprono e come scegliere quella più adatta alle proprie esigenze? Ecco i consigli di Facile.it:

    1. Occhio ai parametri. Come detto, la polizza temporanea caso morte garantisce ai beneficiari una somma di denaro in caso di scomparsa prematura dell’assicurato. Nella scelta della polizza, quindi, è fondamentale definire sia il capitale assicurato, che corrisponde all’importo erogato in caso di imprevisto, sia la durata della polizza, vale a dire il tempo per il quale si è coperti. Questi due parametri andranno a determinare il premio da versare alla compagnia; pertanto, se vogliamo tutelare i nostri cari durante gli anni di mutuo, inutile prevedere una polizza di durata maggiore rispetto a quella del finanziamento in essere.
    2. Capitale costante o decrescente? Esistono polizze a capitale costante – che richiedono il pagamento di un premio fisso per tutta la durata della polizza, ma in caso di decesso garantiscono ai beneficiari un capitale fisso che non varia per tutta la durata del contratto – e polizze a capitale decrescente con le quali, invece, col passare del tempo diminuiscono sia le rate da pagare sia l’importo che verrà rimborsato in caso di imprevisto; ancora una volta, quindi, è fondamentale scegliere in base alle proprie reali necessità confrontando i diversi prodotti presenti sul mercato.
    3. I fumatori pagano di più. Uno degli elementi che incide maggiormente sul costo della polizza è l’abitudine al fumo. Se si è fumatori è possibile subire una maggiorazione del premio che varia in base all’età anagrafica e che, in alcuni casi, può arrivare anche all’80%. La definizione di fumatore, però, non è univoca tra le compagnie: in alcuni casi è sufficiente aver fumato, anche sporadicamente, nei 24 mesi precedenti alla sottoscrizione del contratto, in altri si è considerati fumatori solo se si consumano più di 20 sigarette al giorno e, in altri ancora, rientrano nella categoria anche coloro che, pur avendo smesso, lo hanno fatto solo dopo consiglio medico a seguito di una patologia.
    4. I lavori pericolosi… Non tutte le professioni sono compatibili con la polizza vita temporanea caso morte; piloti di aerei, collaudatori di veicoli e sommozzatori, ad esempio, generalmente non possono sottoscrivere questa tipologia di assicurazione o, comunque, non sono tutelati qualora il sinistro avvenga durante lo svolgimento del proprio lavoro. Attenzione, però, perché sono esclusi anche lavori decisamente più comuni: in alcuni casi, ad esempio, operai e muratori impiegati in contesti particolarmente pericolosi potrebbero non essere tutelati.
    5. …e le attività sportive. Molte compagnie assicurative non rimborsano il capitale nel caso in cui il sinistro mortale avvenga durante la pratica di attività sportive ritenute pericolose. Rientrano in questa categoria, ad esempio, la pratica di alpinismo, arrampicata libera, arti marziali, paracadutismo, lotta, pugilato, rugby, sci acrobatico e, più in generale, qualsiasi sport esercitato professionalmente.
    6. Visita medica e malattie pregresse. Poiché l’assicurazione non è valida se il decesso è connesso a malattie pregresse già note all’assicurato, prima di attivare la polizza molte compagnie richiedono una visita medica che accerti lo stato di salute dell’assicurato. Alcune società consentono di sottoscrivere il prodotto anche senza una visita preventiva, ma attenzione perché in questo caso potrebbero esserci limiti alla somma riconosciuta in caso di sinistro; inutile fare i furbi e nascondere alla compagnia malattie già conosciute perché il rimborso verrebbe negato ugualmente.
    7. Il periodo di carenza. È bene sapere che le polizze temporanee caso morte hanno un cosiddetto periodo di carenza; questo significa che l’assicurazione non entra in vigore nel momento in cui viene sottoscritto il contratto, ma solo dopo che sono trascorsi alcuni mesi dalla firma. Normalmente il periodo è pari a 6 mesi, ma in alcuni casi può arrivare addirittura a 12; durante questo lasso di tempo, in caso di sinistro non vi sarà alcun rimborso. Alcune compagnie offrono la possibilità di azzerare il periodo di carenza tramite apposita visita medica da effettuare prima della sottoscrizione.
    8. Le coperture aggiuntive. Oltre alla copertura del caso morte, alcune compagnie offrono garanzie aggiuntive come, ad esempio, l’invalidità permanente, in modo da tutelare economicamente il beneficiario anche nel caso in cui l’assicurato perda la capacità di lavorare e, quindi, di produrre reddito. Altre compagnie, invece, prevedono la possibilità di avere un anticipo del capitale in caso di malattia grave dell’assicurato; altre ancora, infine, associano alla polizza programmi di prevenzione con check-up periodici gratuiti.
    9. Non ho l’età. Le polizze vita non sono sottoscrivibili da tutti: per farlo è necessario essere maggiorenni e spesso non è possibile acquistare il prodotto oltre una certa età, che può variare, a seconda della compagnia, tra i 65 e i 78 anni. È però possibile superare il limite anagrafico sottoscrivendo la copertura prima del raggiungimento dell’età massima; così facendo ci si può assicurare fino addirittura ad 85 anni.
    10. Risparmi il 19%. Le polizze vita temporanee caso morte sono detraibili dall’Irpef nella misura del 19% del premio versato (fino ad un massimo di 530 euro complessivi, che diventano 750 euro se la polizza tutela persone con disabilità gravi). Inoltre, questa copertura assicurativa non è soggetta a nessuna tassa di successione a carico dei beneficiari.

     

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.
    * L’analisi sull’aumento delle ricerche di polizze vita è stata realizzata su un campione di oltre 140.000 mila ricerche effettuate su Facile.it da utenti nel periodo gennaio-ottobre 2020 e 2021.

  • Monopattini: 1 conducente su 3 ha già l’assicurazione

    Il DL infrastrutture approvato negli scorsi giorni introduce diverse novità per i monopattini elettrici, ma il Governo ha deciso di non inserire l’obbligo di assicurazione per i proprietari di questo mezzo, lasciando l’imposizione solo per le società di noleggio. Eppure, fra chi possiede un monopattino, sono molti coloro propensi a tutelarsi tanto è vero che, come emerso dall’indagine* commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat, quasi 1 conducente su 3 ha già acquistato una copertura assicurativa.

    Assicurazione e futuri obblighi

    Scorrendo i dati dell’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta – emerge che oggi sono circa 1,9 milioni gli italiani che possiedono un monopattino elettrico e uno degli emendamenti al DL infrastrutture prevedeva l’introduzione per costoro dell’obbligo di assicurazione e casco nonché di targa da apporre al mezzo. La proposta è stata bocciata, ma cosa pensano gli italiani a riguardo? Più di 8 rispondenti su 10 fra coloro che hanno partecipato all’indagine sono favorevoli all’introduzione di norme più rigide per chi è alla guida del monopattino.

    Guardando più da vicino i dati, però, curiosamente emerge che la proposta trova maggiori consensi tra chi oggi non possiede né usa questo mezzo; il 76,8% è d’accordo con l’obbligo di casco, il 70,3% con l’assicurazione e il 56,1% con la targa. Analizzando le risposte di chi invece ha un monopattino, si scopre che solo il 50,9% è favorevole all’introduzione del casco obbligatorio, il 36,8% all’assicurazione e il 31,6% alla targa.

    Sul fronte assicurativo, come detto, dall’indagine è anche emerso che, nonostante non vi sia l’obbligo, già oggi 1 conducente su 3 ha una polizza assicurativa; nello specifico il 17,3% ha dichiarato di avere una copertura per eventuali infortuni alla guida, mentre il 16% ha una polizza per danni a terzi. C’è margine di miglioramento? Sì, se si considera che il 30,7% sta valutando di sottoscrivere una copertura, mentre 1 su 5 ha risposto all’indagine dicendo di non essere a conoscenza di questi prodotti.

    Problema sicurezza

    Nonostante il crescente numero di monopattini in circolazione, a giudizio di chi si sposta con questo mezzo le infrastrutture stradali sembrano ancora oggi inadeguate; quasi 2 rispondenti su 3 ritengono che gli spazi destinati all’uso del monopattino siano insufficienti e non adatti (64%); la percentuale arriva addirittura al 71% al Sud e nelle Isole.

    «Anche se non vi è l’obbligo, il consiglio è di valutare con attenzione la possibilità di sottoscrivere una copertura assicurativa per tutelare sé stessi e gli altri quando si è alla guida di un monopattino», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «Le compagnie mettono a disposizione diverse soluzioni; si può scegliere una polizza per la responsabilità civile, che rimborsa i danni arrecati a terzi, una polizza infortuni, che tutela l’assicurato in caso di sinistro o, ancora, optare per una copertura RC auto che tuteli l’assicurato anche quando è alla guida di altri veicoli tra cui, per l’appunto, il monopattino».

    La diffusione dei monopattini in Italia

    Quanto sono diffusi i monopattini Italia? Secondo l’indagine commissionata da Facile.it sono circa 2,5 milioni gli italiani che oggi utilizzano il monopattino elettrico. Di questi, come detto, circa 1,9 milioni ne hanno uno di proprietà, mentre poco più di 600mila usano quelli a noleggio.

    Il mezzo sembra aver conquistato tutti: uomini e donne lo usano in egual misura (7%), mentre se si guarda all’età del conducente emerge come sia diffuso in modo particolare tra i giovani con età 25-34 anni e 18-24 anni. Analizzando i dati a livello territoriale, invece, si scopre che il monopattino è utilizzato soprattutto tra i residenti nel Nord Ovest, dove la percentuale arriva al 9,6% (a fronte di una media nazionale pari al 7%).

    Una platea che nei prossimi anni potrebbe aumentare notevolmente se si considera che, come evidenziato dall’indagine, 3,4 milioni di italiani hanno dichiarato di stare valutando la possibilità di acquistarne uno.

    L’indagine ha messo infine in luce che il monopattino elettrico, nato per il tempo libero, si sta consolidando sempre più anche come mezzo di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro; tra chi si sposta sulle due ruote, oggi il 33% lo fa per questa finalità, percentuale che arriva al 45% nei Comuni con oltre 100 mila abitanti.

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Cashback: addio a quello di Stato, arriva quello privato

    Il cashback di Stato non tornerà nel 2022; il Consiglio dei ministri ha scelto di destinare le risorse su altre voci di spesa. Eppure, come evidenzia l’analisi di Facile.it, l’iniziativa sembrava piacere ai consumatori e ha contribuito concretamente a far avvicinare gli italiani alla moneta elettronica tanto che, esaminando un campione di 50.000 richieste, il comparatore ha rilevato, nel primo semestre del 2021, un aumento del 39% nel numero di ricerche di carte prepagate, con una crescita importante soprattutto nella fascia di consumatori fino ai 34 anni.

    Aumenta l’uso e le richieste di carte elettroniche

    I dati di Facile.it sono rafforzati da quelli che evidenziano come, nel primo semestre 2021, il numero dei pagamenti digitali sia cresciuto del 41% arrivando a 3,2 miliardi, per un totale di oltre 145 miliardi di euro, con uno scontrino medio sceso, anche grazie al cashback, di oltre l’11% arrivando a 45,7 euro (Osservatorio Innovative Payments, School of Management del Politecnico di Milano).

    La lotta all’evasione non era la motivazione più sentita

    Molti hanno criticato l’efficacia del cashback nella lotta all’evasione fiscale, una delle ragioni che spinse il precedente Governo a introdurre il meccanismo. Non era certo una priorità per gli italiani; già nel 2019, Facile.it aveva messo in evidenza, tramite un’indagine* affidata all’istituto mUp Research che dei 22,4 milioni di cittadini non disposti ad abbandonare i contanti, quasi 6 rispondenti su 10 vi avrebbero rinunciato solo a fronte di una forma di rimborso come il cashback, mentre meno di 1 su 3 lo avrebbe fatto per contribuire alla lotta all’evasione.

    Arriva il cashback privato 

    La formula del cashback non è però destinata a tramontare e anzi, proprio a seguito del successo ottenuto dall’iniziativa di Stato, diversi istituti di credito ne hanno capito le potenzialità e l’hanno fatta propria.

    «Fino a che l’iniziativa statale è rimasta in vigore» – spiega Ivano Cresto, Managing Director financial products di Facile.it  –  «alcuni istituti di credito hanno integrato all’interno del proprio home banking l’app ufficiale del cashback di Stato, aiutando così i propri clienti a partecipare all’iniziativa; ora che il cashback statale non è più in vigore, alcune banche hanno scelto di proporre un proprio meccanismo di cashback, con l’obiettivo di continuare a incentivare l’uso dei pagamenti elettronici da parte della clientela».

    Il meccanismo promosso dagli istituti di credito e citato da Cresto prevede, normalmente, un rimborso di importo variabile a fronte di un pagamento effettuato con una carta elettronica. La percentuale varia da banca a banca; in alcuni casi viene riconosciuto un cashback iniziale generalmente del 10%, che poi tende a calare nel tempo fino all’1%, mentre in altri casi viene rimborsato un importo fisso per ogni transazione fatta.

     

    * Metodologia: n. 825 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni.  Indagine condotta tra il 27 e il 30 settembre 2019.

     

  • RC moto: il divieto di sospensione “costa” fino a 65 euro

    Fino a 65 euro per sei mesi; a tanto, secondo l’analisi di Facile.it, potrebbe ammontare il mancato risparmio medio per i motociclisti che, fino ad oggi, sospendevano la polizza RC nei mesi di non utilizzo. Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una direttiva secondo la quale tutti i veicoli devono sempre avere una copertura assicurativa attiva, anche se non utilizzati e tenuti fermi in un’area privata. La norma andrebbe quindi ad eliminare anche la possibilità, molto comune tra i motociclisti, di sospendere la polizza RC moto durante i mesi invernali.

    Addio alla sospensione dell’RC

    La legge italiana oggi prevede l’obbligo di assicurazione solo per i veicoli che circolano su strada o sono fermi in aree pubbliche, mentre dà la possibilità alle compagnie assicurative di offrire ai clienti l’opzione di sospendere l’assicurazione per un periodo di tempo limitato a patto che il veicolo resti custodito all’interno di un’area privata.

    La direttiva, che dovrà essere approvata dal Consiglio europeo e poi ratificata entro due anni dallo Stato italiano, non consentirà più di bloccare temporaneamente l’RC e allungare così la validità della polizza per un periodo di giorni pari a quelli di sospensione.

    Quali le conseguenze per gli assicurati? Per calcolare l’impatto economico della nuova direttiva sulle tasche dei motociclisti italiani, Facile.it ha fatto alcune simulazioni tenendo in considerazione che, nell’ultimo anno, il premio medio* RC moto è stato pari a 194,62 euro.

    Partendo da questo valore, il comparatore ha stimato che oggi, in media, chi sospende la polizza per un solo mese ottiene un vantaggio economico di circa 15 euro; chi blocca la validità per un periodo più lungo, tre mesi ad esempio, lo ha di circa 39 euro che diventano appena meno di 65 euro se la sospensione si protrae fino ad un semestre.

    «Qualora la norma dovesse entrare in vigore, ci sarebbe un inevitabile aggravio della spesa a carico dei motociclisti» spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance Facile.it. «Ancora una volta, quindi, confrontare con attenzione le diverse offerte presenti sul mercato per trovare la più adatta alle proprie esigenze sarebbe il modo migliore per risparmiare. Sarebbe altresì auspicabile» – conclude Ghizzoni – «che le compagnie intervenissero con azioni ad hoc, magari offrendo coperture dedicate che tengano conto dell’uso effettivo dei veicoli».

    Le differenze regionali

    Facile.it ha poi analizzato l’impatto della direttiva a livello regionale. Ipotizzando 6 mesi di sospensione polizza, i motociclisti più colpiti sarebbero quelli residenti in Campania; per loro rinunciare al blocco dell’assicurazione comporterebbe, in media, un danno economico di quasi 107 euro.

    Seguono nella graduatoria i centauri residenti nel Lazio, dove il divieto di sospensione “costerebbe”, mediamente, 75 euro, mentre per quelli residenti in Calabria, terzo posto in classifica, il mancato risparmio arriverebbe a 69 euro.

     

     

    *Il premio medio è calcolato su un campione di oltre264.000 polizze RC moto sospendibili vendute tramite Facile.it da gennaio 2020 a settembre 2021.

  • Bollette: con la manovra benefici di circa 28 euro a famiglia

    L’esecutivo guidato da Mario Draghi ha previsto l’istituzione di un fondo per contrastare l’aumento del costo dell’energia in bolletta, con uno stanziamento di circa 2 miliardi di euro per il 2022. Ma quale potrebbe essere il beneficio reale di tutto ciò per le famiglie italiane? Facile.it ha stimato* l’impatto dell’intervento su una famiglia media scoprendo che i fondi, se concentrati nel primo trimestre del 2022 e solo sull’energia elettrica, potrebbero contribuire a calmierare la spesa della bolletta di poco meno di 10 euro al mese, per un totale di circa 28 euro nel trimestre.

    «In assenza di indicazioni precise su come verranno destinanti i 2 miliardi di euro, risulta difficile fare previsioni precise su quale potrà essere l’impatto reale sulle tasche dei consumatori» – spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it – «ma guardando al recente passato è possibile fare alcune considerazioni».

    Cosa potrebbe accadere nel 2022

    Le misure introdotte a inizio ottobre dal Governo, intervenuto per cercare di contrastare gli incrementi delle bollette azzerando gli oneri di sistema per il trimestre in corso e riducendo l’IVA sulle forniture del gas, dureranno fino al 31 dicembre 2021. Dal 1 gennaio 2022, quindi, in assenza di ulteriori azioni specifiche, sulle bollette degli italiani torneranno a gravare gli oneri di sistema, ai quali andrà a sommarsi il potenziale aumento del costo delle materie prime, con il rischio di una stangata ancor più pesante rispetto a quella del 2021.

    «In questo senso, quindi, è possibile ipotizzare che i due miliardi di euro stanziati per il 2022 nel documento programmatico di bilancio potranno essere utilizzati per calmierare nuovamente, almeno in parte, gli oneri generali. Come fatto ad ottobre 2021, quando il Governo destinò, appunto, 2 miliardi di euro all’azzeramento di questa voce di spesa dalla bolletta elettrica del quarto trimestre, sarebbe possibile estendere l’agevolazione anche ai primi 3 mesi del 2022», spiega Rasimelli.

    Se così fosse, secondo le simulazioni di Facile.it, questo eviterebbe l’aggravio e porterebbe un beneficio di circa 28 euro a famiglia nel primo trimestre 2022. La stima fatta da Facile.it è basata sull’ipotesi che le risorse vengano interamente destinate all’azzeramento degli oneri generali della bolletta elettrica nei primi 3 mesi del 2022, ma qualora venissero suddivise tra bollette luce e gas, è possibile supporre che il beneficio complessivo per ciascuna famiglia non cambi.

    Attenzione però, difficilmente l’intervento ridurrà il peso delle bollette; più verosimilmente servirà a mitigare, almeno parzialmente, i nuovi aumenti che si prospettano nella prima parte del prossimo anno.

    I dati e le previsioni di mercato sembrano essere concordi sul fatto che, anche per i primi mesi del 2022, i prezzi delle materie prime resteranno elevati, con un impatto sul costo delle bollette.

    La stessa ARERA ha rilevato che le attuali quotazioni del gas naturale per il primo trimestre 2022 (fondamentali per capire l’andamento del costo dell’energia) sono circa doppie rispetto a quelle utilizzate per lo scorso aggiornamento e questo potrebbe portare, nel prossimo anno, ad un ulteriore e significativo rincaro dei prezzi per i clienti nel mercato tutelato, così come accaduto nel quarto trimestre 2021.

    Importante ricordare che questi aumenti tariffari scattano, in automatico, solo per i clienti che hanno una fornitura di energia nel mercato tutelato mentre, nel mercato libero, potrebbero andare in contro a variazioni solo i clienti che hanno sottoscritto un’offerta a tariffa variabile.

    «Passare al mercato libero e optare per una tariffa fissa, bloccando quindi il prezzo energia della nostra bolletta, potrebbe essere, in questa fase, una strategia efficace per contrastare gli aumenti» – conclude Rasimelli – «secondo le simulazioni* di Facile.it, guardando alle migliori tariffe disponibili oggi sul mercato libero è possibile risparmiare fino al 37% sulla luce e fino al 15% per il gas.».

     

     

    *Stime e risparmio sono stati calcolati prendendo in considerazione una famiglia con consumo di gas naturale pari a 1.400 smc residente a Milano e, per l’energia elettrica, consumo pari a 2.700 kWh con una potenza impegnata di 3 kW. Per la simulazione del risparmio sono state prese in esame le migliori offerte luce e gas disponibili su Facile.it in data 21 ottobre 2021 e confrontate con le tariffe del mercato tutelato aggiornale al quarto trimestre 2021.

  • Lavoro: fa tappa a Palermo l’Open Day di Facile.it Partner

    Facile.it sceglie la città di Palermo per la nuova tappa del tour di Open Day realizzato per incontrare professionisti del settore assicurativo da inserire nella rete Facile.it Partner, la rete di intermediari indipendente più grande d’Italia che fa capo alla web company.

    L’iniziativa ha l’obiettivo di offrire ai professionisti del settore assicurativo in Sicilia la possibilità di conoscere le novità e le opportunità dedicate agli intermediari che vogliono entrare a far parte di Facile.it Partner. Un’occasione di grande valore per tutti; sia per gli intermediari con esperienza e che operano già da anni, sia per i giovani che hanno da poco iniziato la loro carriera nel mondo assicurativo e vogliono farlo con una marcia in più.

    «Siamo alla ricerca di intermediari assicurativi in Sicilia che vogliano entrare a far parte della rete Facile.it Partner», spiega Igor Tunesi, Direttore di Facile.it Partner. «I collaboratori potranno avere accesso ad una piattaforma tecnologica all’avanguardia, contare su una squadra di 150 consulenti dedicati e sui prodotti assicurativi offerti da diverse compagnie assicurative partner».

    L’incontro si svolgerà il 22 ottobre dalle 10 alle 13 a Palermo, nella splendida cornice della Galleria d’Arte Moderna (Via Sant’Anna, 21, 90133 Palermo). L’evento, che si svolgerà dal vivo e nel pieno rispetto delle normative anti-Covid, è gratuito ma con registrazione obbligatoria al sito https://eventifacilepartner.it/opendaypalermo.

    Facile.it Partner

    Facile.it Partner è la rete di intermediari assicurativi di Facile.it; nata nel 2012 è cresciuta arrivando a diventare la rete indipendente più grande d’Italia. Il progetto conta oggi più di 3.000 collaboratori su tutto il territorio nazionale vantando una raccolta complessiva di premi che, nel 2020, ha superato i 90 milioni di euro su un portafoglio di oltre 250.000 polizze attive.

  • Facile.it torna in TV con Luca si sente così

    Facile.it, il portale leader in Italia nel confronto delle tariffe, torna in tv con una nuova campagna televisiva intitolata Luca si sente così; ad essere protagonisti dello spot sono, ancora una volta, i prodotti Rc Auto. La creatività, in onda da domenica 10 ottobre, è firmata dall’agenzia Nadler Larimer & Martinelli con la regia di Alessandro De Leo e si avvale della produzione di The Bigmama.

    La scena principale si svolge su un’auto bloccata nel traffico dove il protagonista Luca, che è in compagnia della figlia, accenna un balletto con le mani e si mette a cantare ad alta voce il brano “I’m alive” attirando l’attenzione degli altri automobilisti in coda che, non comprendendo la sua felicità in quel contesto, lo guardano in modo molto perplesso.

    È la voce fuori campo a spiegare il motivo per il quale Luca si senta così: grazie alle offerte presenti su Facile.it, visualizzate sullo schermo dello smartphone che guarda il protagonista, in appena tre minuti l’uomo ha risparmiato sulla polizza Rc Auto trovando quella più conveniente per lui.

    Visibilmente felice e soddisfatto dei vantaggi e del risparmio garantiti dal portale, Luca sorride in camera e mostra la sua gioia pronunciando l’ormai celebre formula magica: “Facile.it! Facile.it! Facile.it!”.

    Il filmato si chiude con il protagonista che dichiara quanto sia semplice risparmiare sull’assicurazione Rc Auto, aggiungendo come, oltre all’acquisto online, ci sia sempre la possibilità di recarsi in uno dei Facile.it Store per ricevere assistenza.

    «In questa nuova campagna televisiva», ha dichiarato Marco Giorgi, Direttore Marketing di Facile.it, «non solo presentiamo agli utenti i nostri punti di forza – primi fra tutti la semplicità d’uso e la convenienza del portale – ma abbiamo deciso di raccontare anche la multicanalità del nostro servizio. Oltre al sito internet, i clienti possono rivolgersi ad uno dei numerosi negozi fisici presenti in tutta Italia dove troveranno consulenti esperti che li guideranno nell’identificazione delle migliori offerte per risparmiare.».

    Ad accompagnare la narrazione, come detto, è ancora una volta la cover del celebre brano “I’m alive” di Johnny Thunder realizzata dal Maestro Fabio Gargiulo.

    La campagna televisiva sarà in programmazione contemporaneamente con due flight, da 30’’e da 15’’, sulle reti Mediaset, Sky, Discovery e DAZN e sui principali canali web, a cominciare da YouTube e Facebook. La pianificazione media è curata da Heart & Science, sigla del gruppo OMG.

    Lo spot è disponibile anche sulla homepage di Facile.it al link: http://www.facile.it/spot-tv.html

    La regia è di Alessandro De Leo e hanno collaborato alla realizzazione della creatività il produttore esecutivo Lorenzo Borsetti, il direttore della fotografia Alessandro Ubaldi, il direttore creativo Dario Primache e il copywriter Mattia Peghin.

    Scheda tecnica:

    Agenzia di Comunicazione: Nadler Larimer & Martinelli

    Regista: Alessandro De Leo
    DOP: Alessandro Ubaldi
    CDP: The Bigmama
    Executive Producer: Lorenzo Borsetti
    Post Produzione video: Videozone
    Post Produzione audio: Top Digital 
    Direttore Creativo: Dario Primache

    Art: Roberta Costa, Marica Crotti
    Copywriter: Mattia Peghin

  • Riforma catasto: più di 1 proprietario su 2 è favorevole

    Da giorni la riforma del catasto e le sue possibili conseguenze occupano il dibattito pubblico, ma cosa ne pensano gli italiani? Per rispondere alla domanda Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione*, da cui è emerso che più di 1 proprietario su 2 (57%) è d’accordo con la riforma.

    Se quindi la maggioranza di chi oggi possiede un immobile vede positivamente l’intervento sul catasto, con un picco del 63,1% tra i residenti nel Nord Ovest, di contro il 16,3% è apertamente contrario. Ancora molti, comunque (26,7%), coloro che non si sono ancora fatti un’idea precisa in merito.

    Le ragioni dei favorevoli e dei contrari

    Perché la maggioranza dei proprietari italiani è d’accordo con la riforma del catasto? Il 58,7% dei favorevoli ritiene che questa possa far emergere i cosiddetti immobili “fantasma”, vale a dire quei 1,2 milioni di edifici ancora sconosciuti al catasto e al fisco. La percentuale sale al 59,9% tra i rispondenti residenti nel Nord Ovest, mentre raggiunge il minimo (54,7%) nel Centro Italia.

    Il 56,9% dei proprietari favorevoli, invece, pensa che la riforma possa contribuire a rendere più equo e trasparente il prelievo sugli immobili. Il 18,1% si fida del fatto che, nonostante la riforma, non cambierà nulla in termini di prelievo fiscale, mentre il 13,1% è convinto che la modifica porterebbe addirittura ad un abbassamento del prelievo fiscale; la percentuale sale fino al 18,5% tra i rispondenti che sono alla ricerca della prima casa da acquistare.

    Se si guarda ai proprietari che invece si sono dichiarati contrari alla riforma, la stragrande maggioranza (78,9%) è sfavorevole perché teme che l’aggiornamento dei valori catastali possa comportare un aumento delle tasse che gravano sulla casa, mentre il 49,3% teme che la variazione possa causare una spesa maggiore in caso di compravendita immobiliare.

    Gli effetti della riforma in caso di aumento delle tasse

    Come detto, il timore più grande relativo alla riforma del catasto è il possibile aumento dell’imposizione fiscale sulla casa, i cui effetti potrebbero avere conseguenze importanti sull’intero mercato immobiliare.

    Quasi 1 rispondente su 3 (31,4%) tra coloro che oggi sono alla ricerca della prima casa ha dichiarato di esser disposto a rinunciare all’acquisto qualora le tasse dovessero aumentare.

    Anche nel mercato delle seconde case si potrebbe assistere ad uno stop delle compravendite visto che il 29,7% del campione totale ha ammesso di essere pronto a rinunciare all’acquisto di un secondo immobile.

    «La variazione dei valori catastali di un immobile potrebbe avere effetti non solo sulle tasse che pesano sulle seconde case, ma anche sui costi connessi all’acquisto di un’abitazione», spiegano da Facile.it, «visto che l’imposta di registro che si paga è calcolata in percentuale sul valore catastale nella misura del 2% se si tratta di una prima casa, mentre è pari al 9% in caso di seconda casa».

    Non solo domanda ma anche offerta; sono ben 2,2 milioni i proprietari immobiliari che, in caso di aumento delle tasse, potrebbero vendere la seconda casa.

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 9 ed il 10 ottobre2021 attraverso la somministrazione di n.1.010 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, proprietari di immobili o intenzionati ad un acquisto nei prossimi 12 mesi. Campione di partenza rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • RC auto: possibile stangata da 1,4 miliardi di euro

    Il premio medio RC auto in Italia è ancora ai minimi ma, secondo l’analisi di Facile.it, presto potrebbe tornare a salire, aumentando, entro il primo trimestre del 2022, di oltre il 10%. Sarebbe, per le tasche degli automobilisti italiani, una stangata da oltre 1,4 miliardi di euro.

    Per capire i possibili scenari futuri sul fronte del costo delle assicurazioni, Facile.it ha esaminato e messo in correlazione alcuni dati fra cui la media dei chilometri percorsi dai veicoli in circolazione, la frequenza dei sinistri stradali e il rapporto tra sinistrosità e premi RC auto, stimando che, per una polizza media, l’aumento il prossimo anno potrebbe arrivare fino a 35 – 40 euro.

    Più veicoli in circolazione, più sinistri

    Basta guardare al traffico mattutino nelle principali arterie stradali per capire come moltissimi italiani siano tornati ad utilizzare la propria vettura, preferendola spesso ai mezzi pubblici. Secondo dati di settore (fonte: Waze), non solo da maggio 2021 la media dei chilometri percorsi al giorno dagli automobilisti è cresciuta notevolmente arrivando a superare quella rilevata nel periodo pre-pandemia (1-15 febbraio 2020), ma a settembre 2021 la percorrenza è stata addirittura il 40% più alta rispetto a quella di febbraio 2020.

    Strettamente correlato alle vetture in circolazione è il numero di sinistri, tornato a crescere dopo mesi di calo. Secondo dati ufficiali*, al quarto trimestre 2020 la frequenza sinistri era pari a 4,0%, in calo del 31% su base annua, mentre al primo trimestre 2021 è scesa a 3,7% (-9,7% su base annua). Guardando i dati cumulati al secondo trimestre 2021, invece, emerge l’inversione di tendenza con una frequenza di sinistri pari a 4,2%, vale a dire il 23% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Si tratta del dato più alto rilevato negli ultimi 18 mesi.

    Visto che, come emerso dall’indagine** commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, quest’anno più di 19 milioni di italiani hanno scelto di spostarsi in auto per le vacanze estive, è facile ipotizzare che anche nel terzo trimestre il dato sulla frequenza possa crescere ulteriormente.

    L’impatto sul premio medio

    Secondo l’analisi di Facile.it realizzata su un campione di circa 185mila nuove polizze auto vendute, il premio medio rilevato a settembre 2021 è ancora ai minimi e pari a 296,5 euro, vale a dire il 6,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2020 e addirittura l’11,5% più basso se confrontato con il 2019; questo significa che l’aumento dei sinistri non si è ancora riversato sulle tariffe assicurative.

    Pericolo scampato quindi? No, come spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «La correlazione tra frequenza sinistri e tariffe Rc auto è storicamente alta ma, normalmente, può essere necessario diverso tempo, anche fino a 9 mesi, prima che le tariffe si adattino alla sinistrosità. Dato che gli incidenti stradali sono tornati a crescere nella prima parte dell’anno e potrebbero salire ulteriormente nei prossimi mesi, ci aspettiamo un incremento del costo delle polizze entro il primo trimestre del 2022».

    L’aspettativa è che la frequenza sinistri continui a salire raggiungendo, gradualmente, i livelli pre-Covid; analogamente, quindi, anche i premi RC auto dovrebbero tornare a crescere arrivando, nei prossimi mesi, ad essere similari a quelli rilevati prima dell’arrivo della pandemia. Dati alla mano, significa che per un automobilista medio l’aumento potrebbe essere di addirittura superiore al 10%, vale a dire fino a 35-40 euro in più.

    «Nel determinare l’entità degli eventuali rincari sarà comunque importante l’andamento della situazione epidemiologica nonché la scelta delle singole compagnie», continua Palano. «Come avvenuto lo scorso anno e in questa prima parte del 2021, le società assicurative potrebbero comunque decidere di non applicare o contenere gli aumenti in virtù del grosso risparmio ottenuto nel 2020.».

     


    *Fonte: Ania

    **Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Bollette: in Piemonte si è speso il 12,9% in più della media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto quelli elettrici.

    In Piemonte, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 469 euro, vale a dire il 5,6% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i piemontesi hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 931 euro.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie piemontesi hanno messo a budget 1.400 euro, vale a dire 12,9% in più rispetto alla media nazionale. Il dato fa guadagnare alla regione il terzo posto nella classifica nazionale delle aree dove le bollette pesano di più e il timore è che per il 2021 la cifra possa essere ancor più salata: le tariffe sono cresciute considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per il Piemonte: 2.622 kWh e 1.224 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: nelle Marche si è speso il 5,4% in più della media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto quelli elettrici.

    Nelle Marche, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 490 euro, vale a dire il 3,6% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i marchigiani hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 817 euro.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie marchigiane hanno messo a budget 1.307 euro, vale a dire il 5,4% in più rispetto alla media nazionale. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono cresciute considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per le Marche: 2.741 kWh e 1.069 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Auto: più di 2 mesi per sceglierla, 3 anni e mezzo per pagarla

    Non si può certo dire che sia amore a prima vista; quando gli italiani iniziano a cercare una nuova auto per sostituire quella vecchia impiegano, in media, più di 2 mesi prima di trovarla. Questo uno dei dati emersi dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e condotta su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

    Guardando più da vicino a come si comportano gli automobilisti alle prese con l’acquisto di un nuovo veicolo, emerge che i più veloci a sceglierlo sono gli over 65; forse perché più esperti e con le idee più chiare, per loro è sufficiente, in media, meno di 1 mese e mezzo.

    Per ragioni opposte, invece, i più lenti risultano essere gli under 24; sarà perché alle prese con l’acquisto della prima auto, e quindi vogliono evitare brutte sorprese, ma ai giovani occorrono mediamente più di 3 mesi di ricerche prima di trovare il veicolo giusto da comprare.

    Quanto si spende per l’auto

    Secondo i risultati dell’indagine, per acquistare un’auto gli italiani, in media, mettono a budget circa 13.800 euro, valore che sale fino a superare i 17.000 euro se si tratta di un veicolo nuovo (17.373 euro), mentre per quelli di seconda mano sono sufficienti poco più di 7.000 euro (7.343 euro). C’è comunque chi spende molto di più: secondo l’indagine ci sono quasi 2 milioni di italiani che hanno pagato oltre 30.000 euro per la loro auto.

    Una netta differenza si nota tra uomini e donne; i primi spendono, in media 15.534 euro, ovvero il 31% in più rispetto alle seconde (11.839 euro). In generale, quelli disposti a pagare di più per la nuova vettura sono i rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni, che per acquistare un vicolo mettono a budget, mediamente, 15.135 euro; questo avviene, probabilmente, non solo in virtù di un potere d’acquisto maggiore, ma anche perché necessitano di un’auto di dimensioni adatte per tutta la famiglia.

    Se si guarda alle risposte su base geografica, invece, emerge che gli automobilisti residenti al Nord Est sono quelli che spendono di più (15.210 euro), mentre al Sud e nelle Isole l’importo medio è pari a 12.223 euro.

    Come si paga l’auto

    Come viene pagata l’auto? Nel 38,9% dei casi gli italiani la pagano a rate ricorrendo ad un prestito. Nello specifico, più di 1 su 4 richiede il finanziamento direttamente presso il concessionario (27,4%) mentre l’11,5% si rivolge autonomamente ad una società di credito. Chi ha chiesto un prestito per l’auto lo ha restituito, in media, in 43 rate (poco più di 3 anni e mezzo).

    Il ricorso al credito al consumo è più diffuso nelle regioni del Centro Italia; qui il 43,5% dei rispondenti ha dichiarato di aver chiesto un finanziamento.

    Ogni tanto (6%) l’auto arriva come regalo da parte di un familiare, soprattutto tra i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni (16,7%).

     

     

    *Nota metodologica: l’indagine di mUp Research e Norstat è stata svolta tra l’1 e il 4 luglio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.016 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Bollette: nel Lazio prezzi in aumento del 5,1% rispetto al 2019

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    Nel Lazio, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è negativo: la bolletta elettrica, nel 2020, ha raggiunto i 508 euro, vale a dire l’8,7% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). Non è andata molto meglio sul fronte del gas: la bolletta ha raggiunto i 678 euro, in aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Nonostante questo, però, la regione risulta essere la terza area di Italia in cui si è speso di meno per il gas.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie laziali hanno messo a budget 1.186 euro a famiglia, vale a dire il 5,1% in più rispetto al 2019; l’unica buona notizia è che la spesa complessiva è stata il 4,4% in meno rispetto alla media nazionale. Il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

     

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per il Lazio: 2.839 kWh e 780 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: in Calabria prezzi in aumento (+6,2%) rispetto al 2019

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi.

    In Calabria, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è negativo: la bolletta elettrica, nel 2020, ha raggiunto i 460 euro, vale a dire il 7,8% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). Non è andata molto meglio sul fronte del gas; in questo caso la bolletta è stata pari a 701 euro, il 5,2% in più rispetto al 2019.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie calabresi hanno messo a budget 1.197 euro, vale a dire il 6,2% in più rispetto al 2019; l’unica buona notizia è che, nonostante gli aumenti, la spesa media rilevata nella regione è inferiore del 3,5% rispetto alla media nazionale. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Calabria: 2.568 kWh e 880 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: in Liguria il conto meno salato di tutta Italia

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Liguria, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 430 euro, vale a dire il 6% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). Nonostante l’aumento, la cifra fa guadagnare alla regione il secondo posto nella graduatoria nazionale delle aree dove si spende di meno per l’elettricità. Buone notizie sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i liguri hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 698 euro, valore tra i più bassi di Italia.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie liguri hanno messo a budget 1.128 euro a famiglia, vale a dire il 9% in meno rispetto alla media nazionale. La regione risulta così essere l’area italiana dove lo scorso anno si è pagato meno in bollette. Il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Liguria: 2.404 kWh e 891 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: in Lombardia si è speso l’11,2% in più rispetto alla media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Lombardia, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 506 euro, vale a dire il 6,5% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i lombardi hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 873 euro. Nonostante questo, però, la bolletta del gas risulta essere la quarta più alta d’Italia.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie lombarde hanno messo a budget 1.378 euro a famiglia, vale a dire l’11,2% in più rispetto alla media nazionale. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Lombardia: 2.825 kWh e 1.244 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: in Campania si è speso il 7,1% in meno rispetto alla media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Campania, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 520 euro, vale a dire il 6,9% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i campani hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 631 euro. Il dato fa guadagnare alla regione il primo posto nella graduatoria nazionale delle aree dove si spende di meno per il gas.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie campane hanno messo a budget 1.151 euro a famiglia, vale a dire il 7,1% in meno rispetto alla media nazionale. La regione risulta così essere la terza area italiana dove lo scorso anno si è pagato meno in bollette. Il timore, tuttavia, è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi potrebbero lievitare ulteriormente nei prossimi mesi.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e il rischio di un maxi aumento è concreto se si considera che ormai da mesi stiamo assistendo ad una crescita importante del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Campania: 2.906 kWh e 764 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.