Il vicesegretario laziale dell’Italia dei Valori: “Disgustoso pensare che ci siano locali che pagano gli organizzatori per procacciare aspirati ubriachi e promuovere la distruzione dell’individuo”
Roma – Non si placa la moda del “pub crawl”, letteralmente “nuotata tra i pub”, l’usanza di partecipare a tour alcolici organizzati in giro per i locali della Capitale. Con meno di trenta euro i turisti, principalmente australiani e americani, si assicurano una gita etilica nei quattro punti focali della movida romana: piazza Navona, stazione Termini, Colosseo e piazza di Spagna. Una tendenza che ha assunto un carattere così emergenziale da attrarre l’attenzione del commissariato Trevi Campo Marzio, che, insieme con il I Gruppo della Polizia Municipale e con l’Asl Rm A, da giugno ha avviato una complessa operazione contro il “pub crawl”. Al termine delle indagini sono tredici le persone denunciate, trentatré i locali sottoposti a provvedimenti di chiusura immediata, due le attività sanzionate per mancanza di autorizzazioni e ventitré quelle chiuse per carenze igienico-sanitarie.
“Siamo alla criminalità organizzata”, ha commentato, lapidario, Oscar Tortosa, vicesegretario regionale dell’Italia dei Valori. “Pensare che ci siano locali che pagano gli organizzatori per procacciare aspirati ubriachi e promuovere la distruzione dell’individuo – incalza – è disgustoso. Mi auguro che venga individuato chi gioca sulla vita umana”.
Quanto alle misure volte alla risoluzione del problema il rappresentante del partito guidato da Antonio Di Pietro non ha dubbi: “Non basta una denuncia o la chiusura provvisoria di un locale. Io credo che ci sia un problema serio – conclude – e che si debba cominciare a dare un segnale forte della difesa dei valori della vita”.
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