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  • Il senso del viaggio di Fabio Clerici, Rupe Mutevole Edizioni

    Sprofondato nel più vago pensiero/ di godermi l’istante che lo svanito tempo/ in rallegrante luce mi dona ancora,/ sono qui seduto al cospetto di secolari monti/ purificato dal brulicare delle metropoli;/ la leggera brezza espande fioriti profumi/ che con l’anima dolcemente inspiro/ e l’occhio mi appaga dello scosceso mare/ di verde ammantato e da complici raggi folgorato;/ […]” – “Fotografando l’emozione”

    L’accartocciarsi delle parole nei singoli versi, una vena narrativa melodrammatica che si rivolge a se stesso come se fosse un lettore casuale, ne “Fotografando l’emozione” l’autore mette in risalto il patimento del tempo che scompare d’innanzi all’istante, il silenzio che rumoreggia nelle contraddittorie metropoli.

    Il senso del viaggio”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia”, è una silloge poetica di epica fattura. L’autore, Fabio Clerici, ha dato modo di farsi conoscere e di intraprendere un vero e proprio viaggio metafisico all’interno della memoria della poesia così da portare ogni lettore in diversi paradisi che opportunamente si rivelano senza alcuna esitazione o paura. È un intimismo che non cela emozione, una cadenza del linguaggio e della metrica che si incurva su se stessa per poi riaprirsi all’esterno con la magnificenza del “vecchio stile”.

    “Il senso del viaggio” presenta il sottotitolo “Viaggiando nei sensi – Atlante poetico” e consta di 107 pagine, la prefazione è firmata dall’editrice di Rupe Mutevole, Maria Cristina Del Torchio ed è divisa in due parti fondamentali: “Viaggi con la valigia” e “Viaggi senza valigia”. La silloge poetica comprende i lavori visivi di Antonio De Blasi che, con le sue illustrazioni di grafite su carta, favoleggia simbolicamente il versificare di Fabio Clerici.

    Scorre il lento canto di cristallino fiume,/ nell’ospitale letto l’ode a musicar;/ specchiate le colline nell’immutata acqua/ riflette di vino vero il duplice filar;/ di medievale storia testimoniano i castelli/ eretti a sentinelle di storiche epopee;/ il ribollir dell’acqua purifica la danza/ di millenar guerrieri cavalcando i lor destrieri,/ del nuovo mondo conquistar; il rio racconta vita di storia ormai sopita, […]” – “Il lento canto”

    Una splendida attenzione verso la musicalità, la semantica e le figure retoriche. Ogni sintagma nominale è in perfetta armonia con quello verbale. La punteggiatura cade dura su ogni verso per segnare un confine, un confine temporale tra il passato ed il futuro così da render viva la lirica stessa, un confine territoriale nelle storie di luoghi, di viaggio e di movimento raccontate. I richiami medievali non hanno forma nostalgica ma al contrario di esaltazione.

    Viaggia il poeta,/ ogni attimo di fugace tempo/ che la sua penna in parole interpreta;/ viaggia il poeta,/ cogliendo l’esitante sguardo/ che l’emozione svela;/ viaggia il poeta,/ al mutar di rinate stagioni/ allo sbocciar di nuove creature;/ viaggia il poeta,/ accogliendo il fragore del mare/ il silenzio del deserto/ il rumore del fiocco di neve;/ viaggia il poeta, […]” – “Il viaggio del poeta”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Silvia Denti ed alla sua collana editoriale Heroides, Rupe Mutevole Edizioni

    “[…] la sessualità non si giudica, il piacere non è mai condannabile se pulito e se non fuoriesce dalla dignità umana.”

    Ed ecco un bel concetto estrapolato dalle risposte dell’autrice, poetessa, giornalista e critico letterario Silvia Denti che festeggia la sua nuova collana editoriale. Già curatrice della collana “La quiete e l’inquietudine”, presso la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, ora il suo prezioso lavoro raddoppia con “Heroides”, collana che vuole avvicinarsi al mondo delle donne, dei misteri della sessualità e dell’erotismo, della semplicità della parola connessa al concetto della trasparenza.

    Silvia Denti è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande su “Heroides” e non solo. Buona lettura!

    A.M.: Ti chiedo inizialmente di raccontarti ai nostri lettori presentando il tuo lavoro all’interno della casa editrice Rupe Mutevole ed all’esterno di questa.

    Silvia Denti: Mi occupo ormai da tre anni della cura delle collane inerenti alla quiete e alla inquietudine, oltre che del lavoro di editing, selezione materiale, analisi dei testi e prefazioni. Naturalmente il fatto di inaugurare altri settori fa parte dell’evoluzione di un progetto, anzi, di più progetti. La cosa stupenda è che con la casa editrice Rupe Mutevole si è instaurato un rapporto di amicizia sincera, quindi le mie richieste vengono accolte bene, ma è normale, credo che il voler crescere, aumentare comunque le possibilità per gli autori di collocarsi anche in collane diverse, sia molto importante.

    A.M.: Cosa si intende per “Heroides”?

    Silvia Denti: Heroides significa eroine, deriva dal latino, precisamente ne abbiamo memoria da Ovidio. Poi quando egli stesso affrontò il tema dell’erotismo, immaginando delle donne che scrivevano lettere amorose ai loro amanti, si innescò un meccanismo associativo, così tale termine può dirsi vicino al concetto erotico in tal senso. In effetti ha un buon suono ed inoltre si riallaccia al grande Ovidio ed è comunque inerente ad una collana già esistente nella scuderia di Rupe Mutevole, rimasta però un pochino ferma per del tempo. La mia idea di creare un filone specifico per il tema erotico c’era da tempo, in effetti seguo parecchi autori che toccano tali sfondi, sia in narrativa che in poesia, come la grande Carla Zancanaro ed il veterano dell’erotismo Fausto Cerulli. Così, con due esempi come questi non potevo non pensarci. Anche per dare maggiore distinzione tra il senso dell’eros e quello dell’amore passionale.

    A.M.: Da Alessandra Di Gregorio a Silvia Denti. Cosa cambierà nella politica della collana editoriale?

    Silvia Denti: Mah, io direi appunto che cercherò di far risaltare non il sesso, che ovviamente è estraneo come fine a se stesso a tale progetto, ma la sessualità, che è ben altra cosa, profonda, più contorta sicuramente, magari difficile da capire immediatamente, ma piena di interiorità, annidata certamente nell’amore, nella sofferenza che un sentimento forte e dirompente sviluppa. Inoltre io stessa amo moltissimo la scrittura erotica, mi ci sono confrontata spesso, soprattutto con la poesia. Ebbi modo di realizzare tale prova con un paio di raccolte, e lì non mancavano le combinazioni tra la sessualità (sensualità) e l’aspetto interiore, il sentimento.

    A.M.: Cosa vorresti dire ai lettori della collana “Heroides”?

    Silvia Denti: Mi viene facile consigliare, per questo tipo di collana, la maggior spontaneità possibile e la non paura di dire, raccontare, entrare il più possibile nelle descrizioni, per poter sfociare così completamente nella storia stessa usando le immagini che passano nella mente, fermandole e sezionandole. La corporeità è parte dell’essere terreno e l’erotismo, assieme all’amore, fa girare il mondo, rende vivi davvero, quindi perché farne tabù? Il sottile scorrimento delle parole sul foglio che riportano alla memoria un vissuto anche doloroso, ma entro il quale esistono dei momenti speciali, che vanno ri-vissuti, che possono trasmettere moltissimo. Ecco cos’è, cosa può e potrà essere una collana che porta il nome di eroine e di eros, di sensi e di pelle intrisa di quanto ci è stato donato da chi ci ha messo in questo mondo. Chi non ha memoria non avrà storia, nulla di più azzeccato per delle collane di questo tipo, a differenza di quelle inerenti alla quiete ed alla inquietudine che propongono anzitutto lo stile attuale degli autori moderni determinato soprattutto dall’impatto con le più svariate realtà e la conseguente reazione.

    A.M.: Qualche consiglio per gli autori che vogliono pubblicare nella collana “Heroides”?

    Silvia Denti: Forse mi ripeterò. Ma mi piace dire: lasciatevi andare, non temete giudizi, la sessualità non si giudica, il piacere non è mai condannabile se pulito e se non fuoriesce dalla dignità umana.

    A.M.: Esiste “il tempo libero” nella tua vita? Se sì, lo impieghi in …?

    Silvia Denti: Bella domanda. Non ho moltissimo tempo libero in effetti, il lavoro mi assorbe quasi completamente, ma ho comunque quei doveri di madre e di donna a cui non potrei mai sottrarmi. Mia figlia è un passatempo molto importante. Diciamo che a volte riesco a scrivere, correggere, ecc, ascoltando musica, tanto per rendermi più rilassanti le stesure, ma molto spesso il suono, la melodia e magari l’ispirazione che ne consegue, mi trasportano altrove, in quel piccolo foglio bianco che sta nella cartellina a lato del mio pc sul quale butto giù qualcosa di mio, spunti che riprendo in seguito, piccoli versi, passaggi … ma mi concedo solo pochi minuti. Inoltre c’è un altro dovere verso il quale non transigo: la passeggiata col mio cane, fedele compagno di tutte le mie giornate, è grazie a lui che corro, gioco e mi ricordo di preparare il pranzo per tutta la famiglia, lui è un orologio molto preciso e ha preso il posto di quello che portavo al polso. Nei cinque minuti che precedono il mio sonno leggo. A volte i miei classici preferiti, altre libri nuovi, autori nuovi o qualche “mio” autore che mi ha particolarmente colpito.

    A.M.: Hai un sogno nel cassetto che ci vuoi svelare o sei troppo scaramantica?

    Silvia Denti: I sogni sono lì per essere inseguiti, non conta poi molto che si realizzino, certo, quello sarebbe il traguardo migliore, ma non devono mai mancare ed occorre crederci con tutta la forza e convinzione che abbiamo. Se mi guardo indietro penso che qualche sogno l’ho acciuffato, sì, e ne sono soddisfatta, orgogliosa. Ma per me c’è sempre già pronto qualcos’altro da rendere vivo, perseguibile. Ora per esempio vorrei che dalla mia finestra giungesse il rumore del mare, una scrivania con lo sfondo azzurro e la sabbia, per tetto una palma tropicale immensa, eccolo uno dei miei sogni più belli. Prima o poi lo prenderò fra le mani.

    A.M.: Per il 2011 ci sono altre novità? Qualche anticipazione per i tuoi lettori?

    Silvia Denti: Sì, la mia testa vola, non sta mai ferma. Dopo la meravigliosa esperienza di Vibrus, il libro scritto con un gruppo di amici per caso, mi piacerebbe dare spazio anche al genere fantasy. Chissà … una nuova collana? Inoltre saremo presenti a sempre più fiere del libro, come quella di Roma, a dicembre. Per non parlare della manifestazione di Trino, di cui parlerò volentieri dopo averla vissuta, sono sicura che ci darà moltissimo in termini di riscontri e di emozioni, e porterà molto altro ancora. Ma di tutto questo ne riparleremo.

    Link presentazione casa editrice Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci ad Alba Saiu ed al suo Bolle di vetro, Rupe Mutevole Edizioni

    “Bolle di vetro”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La quiete e l’inquietudine”, è l’ultima pubblicazione dell’autrice Alba Saiu.

    Dalla prefazione scritta da Silvia Denti, curatrice della collana:

    “Alba Saiu è un’inquieta di sensazioni. In questo volume c’è un patimento colmo, quasi sdegnato, ma espresso con immensa dignità, annidato in uno stile che oserei definire scabro, che preferisce comprendere l’universo nel male comune, ma che nel contempo esprime se stesso in una chiarezza disarmante, assoluta e immediata. Fatale, enigmatico, proprio dei giorni moderni, il dolore assume sembianze quasi aliene, come se fosse schermato dallo stile volutamente semplice, apparentemente modesto, lineare. Ma a mio avviso Alba Saiu è ben decisa a scaraventare i moralismi verso moti di rabbia feroci, sacrosanti, tipici di una scrittura irrequieta che ancora un poco si trattiene, ma già segna l’esplosione, il percorso futuro, di tensione nuova che assurgerà a vera e più potente proprietà linguistica.”

    Alba Saiu è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sul suo “Bolle di vetro”. Buona lettura!

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere?

    Alba Saiu: All’età di 14 anni. Ho cominciato a interpretare quella che era e lo è tuttora la mia passione: la musica, scrivendo testi per canzoni. Crescendo sono diventate poesie … anche perché certe canzoni possono essere considerate poesie…

    A.M.: Perché pubblicare “Bolle di vetro”?

    Alba Saiu: Per riuscire a dare emozioni alle persone. Per far loro percepire quello che sento, che ho vissuto, che vivo.. per provocare sorrisi, lacrime, per fare vivere una realtà che spesso non vogliamo guardare negli occhi. Ed anche per me: per sentire la mia “creatura” diventare grande. “Bolle di vetro” è stata una rinascita, il riuscire a sentirmi fiera di qualcosa in cui credevo ciecamente, poter trasmettere agli altri ma soprattutto a me stessa quelle sensazioni e quelle emozioni di cui ho un eterno bisogno. Non è un libro autobiografico: anche se c’è tanto di me in queste poesie…

    A.M.: Quale pensi sia il target di lettori che potrebbero amare “Bolle di vetro”?

    Alba Saiu: Non credo che ci sia una fascia d’età. Anzi. Il libro è richiesto da amiche di mio figlio che sono giovanissime a persone che hanno anche 60 anni. “Bolle di vetro” tocca diversi argomenti: dall’anoressia, alla povertà, dall’amore all’abbandono e sono temi che coinvolgono tutti. Credo che non ci sia un’età per la poesia. È come per la musica. In tutti c’è il desiderio di sognare e di vivere una passione, dolce o feroce che sia.

    A.M.: Puoi utilizzare cinque aggettivi per illustrare “Bolle di vetro”?

    Alba Saiu: Più che aggettivi trovo più appropriato utilizzare sostantivi:

    Passione: nella poesia “La danza degli amanti” c’è il cercarsi con lo sguardo, attraverso un ballo che porta al frenetico battito di cuore.

    Amarezza: “Indelebile amore” è la lirica dedicata all’amore perduto, a qualcosa in cui credevi ciecamente ma che hai perso per sempre…

    Speranza: nel libro forse un po’ tutte le poesie sono legate a questo sentimento: “In una piccola bolla di vetro” c’è il desiderio di vedere i bambini sorridere, di non sentire più notizie di morte, guerra, disperazione… “Lettera di un soldato” e “Sul palco delle illusioni” sfiorano per un attimo la chimera di un qualcosa che rimane però solo un’azzardata fantasia. “Il mondo colorato di Marvi”: la vita vista attraverso gli occhi e la fantasia che solo un bambino può avere… un piccolo segno di speranza per tutti i piccoli che sono soli al mondo… Indifferenza: termine che in qualche modo collego alla speranza, all’illusione. Spero che un giorno ci siano persone capaci di considerare non solo se stessi ma anche gli altri: persone che abbiano il buon gusto di scendere dal pulpito e di mostrare “affetto” verso il prossimo. Non utilizzo la parola “amore” semplicemente perché per alcuni individui diventa un termine troppo difficile da comprendere e di conseguenza da provare. “Un giorno come tanti” descrive la vita di un clochard, di un essere umano che non ha e che non trova intorno a se umanità nonostante sia circondato da persone “troppo prese dalla frenesia di una vita che sa di vissuto e futuro”.

    Angoscia: “Una vita da vivere”, il non ritrovarsi, il non riconoscersi e la consapevolezza di essersi perduti. “Il volo della farfalla” è un racconto che racchiude tutti i sentimenti finora elencati: passione l’amore che va oltre ogni ragione, amarezza il rimorso di essere partiti… speranza ti bramo fino all’ultimo mio respiro, indifferenza: cerco conforto ovunque ma senza trovare una risposta… angoscia: prima, durante e dopo: il timore che cresce piano piano… terrore, rassegnazione… Vorrei citare ancora due liriche a cui tengo tantissimo: “In punta di piedi” l’orgoglio di una giovane donna che vede realizzare il suo sogno… “Inesauribile desiderio”: pensa Alessia che l’ispirazione è nata guardando il film “Mrs Potter”: una piccola scrittrice che prende il volo. “Dipinto”: Alice: io mi sento un po’ così in questo momento… e continuo a dipingere parole su questi fogli bianchi…

    A.M.: Dedichi a qualcuno la tua passione letteraria?

    Alba Saiu: Alla musica: scrivo sempre con un sottofondo musicale: ballate rock soprattutto mi danno un imput incredibile, permettono al mio scrivere di volare con la fantasia. Èincredibile quanto mi aiuta!! È la mia compagna di vita!

    A.M.: Qual è l’ultimo libro letto? e l’ultimo film?

    Alba Saiu: “Appunti di un venditore di donne”. Adoro Giorgio Faletti “Fuori da un evidente destino” lo avrà letto almeno dieci volte… In realtà non c’è un ultimo film… piuttosto ci sono film che mi appassionano e che rivedo nel tempo: “I ponti di Madison County”, “Notting Hill”, “Mrs. Potter” il film di cui ti ho parlato prima, “Shakespeare in love”, “Pearl Harbor”: sono decisamente una romantica!!!

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Alba Saiu: Ritengo sia una casa editrice seria: avevo dei dubbi e mi sono state date delle risposte ed è un gesto che ho molto apprezzato. Sono nuova di questo mondo e se ho delle perplessità mi fa piacere che mi vengano chiarite. Ma è così per tutto anche nella vita in generale. A dire il vero ho già consigliato Rupe Mutevole a persone che mi hanno contattata su facebook!

    A.M.: Hai altre novità per il 2011? Qualche presentazione del libro? Ci anticipi qualcosa?

    Alba Saiu: È in lavorazione. Vorrei fare qualcosa di diverso… Comunque la poesia sarà sempre la “prima donna” anche nel secondo libro di più non posso dire… Alla prossima poesia!!! Spero! Grazie Alessia a te ed alla Rupe Mutevole per questa grande opportunità!

    A.M.: Grazie a te Alba per la disponibilità e la cortesia! Aspettiamo tutti le novità!

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Clicech ed alle sue nuove pubblicazioni con Rupe Mutevole Edizioni

    “31 ottobre 1849

    Cosa succede quando la mente vacilla, privata delle consolidate certezze frutto dell’esperienza, quando l’orizzonte cambia continuamente, quando l’ordine inverte il suo rigore trasformandosi in caos ?

    31 ottobre 1994

    Ci sono persone predestinate a subire fatti particolari oppure è il concatenarsi storico degli eventi a programmare il futuro?

    31 ottobre XXXX

    Quanto può la razionalità contro la ricerca maniacale dell’onnipotenza”

    I ricordi dei primi versi, la prima poesia ad otto anni, due premi nelle elementari, curiosità per musica, scienza, archeologia, fotografia, Maurizio Clicech si racconta con l’amore del ricordo, con la bramosia di farsi conoscere come scrittore e come essere umano.

    Le sue ultime pubblicazioni “31 ottobre”, un thriller filosofico, e “Sintesi di segni”, una silloge poetica di 22 liriche, sono entrambe state pubblicate con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

    Buona lettura!

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere? Qual è stata la tua prima pubblicazione?

    Maurizio Clicech: Beh, la mia prima poesia, purtroppo andata perduta con un trasloco, la scrissi ad otto anni, in occasione della festa della mamma. La maestra, Flavia Ferlan, mi costrinse quasi, e così, su di un bigliettino con i fiorellini disegnati, la composi di getto. Feci commuovere tutti, non capendo in realtà perché: io avevo scritto quello che era il mio sentire, nulla più, tanto da provare quasi vergogna per l’eccesso di sincerità.

    Poi, sempre in ambito scolastico, ottenni due premi della “Lega Nazionale”, uno in terza ed uno in quinta elementare, erano due libri, il primo, una sorta di fiaba illustrata, “Il signor Vento e la signora Pioggia”, molto carino, il secondo un romanzo storico didattico “Gli dei abbandonano Atene”. Le motivazioni però erano sempre le stesse, e riguardavano la mia dedizione alla scrittura ed alla letteratura.

    Devo dire che parallelamente mi interessavo ad un sacco di cose. Musica, scienza, esplorazioni, archeologia, fotografia…un libro per me era un mondo da esplorare, non solo un coso di carta da leggere, e poi, se possibile, da mettere in pratica.

    Alle limitazioni imposte dalla realtà, rispondevo cercando soluzioni possibili…così, in mancanza della via della seta, a tredici anni, “esplorai” il tracciato di una vecchia ferrovia dismessa che passava relativamente vicino a casa mia.

    Poi, il periodo adolescenziale, comportò una certa ricerca sui temi amorosi, che fruttò più o meno trecento poesie, poco originali e fortemente influenzate da quello che leggevo e dai testi delle canzoni del periodo. Ad un centinaio di queste ci misi la musica…ma come cantautore ero un vero disastro….

    In quel periodo scrissi sul giornalino parrocchiale dei trafiletti a carattere scientifico.

    Nel 1982 completai il mio primo romanzo, intitolato “Rio Ospo”, dal torrente che segna il limite settentrionale della penisola istriana. Era la storia di un gruppo di amici (il mio gruppo di amici) e le loro traversie in una società conservatrice ed auto nostalgica che sembrava odiare i giovani, molti temi trattati si rivelarono poi profetici. Purtroppo non trovai nessuno disposto a pubblicarlo, lo lesse solo qualche amico, scomparve anch’esso nel fatidico trasloco… Negli anni seguenti riscrissi alcune novelle che ne facevano parte, più o meno fedelmente, una è diventata il prologo di “31 ottobre”, mentre un’altra è presente in Vibrus.
    Gli anni novanta portarono ad una collaborazione con un altro giornalino parrocchiale, dove proponevo degli articoli riguardanti la storia del borgo dove abitavo, ed una rivista di archeologia a carattere regionale, “Caput Adriae”.

    Continuavo a comporre poesie, e nel 1994 incominciai a scrivere “31 ottobre”.

    Nel frattempo, l’avvento di internet mi permise di pubblicare, su di un sito aperto a nuovi autori, alcune poesie.
    Vennero così lette dalla critica letteraria Silvia Denti, che inquadrandole nel suo manifesto dell’inquietantismo, mi propose di pubblicare una silloge con Vitale Edizioni, intitolata “Una Notte”. Da lì iniziò una collaborazione che non si è mai esaurita, e che nel corso di questi ultimi anni mi ha permesso di partecipare ad alcune antologie poetiche curate dalla stessa, oltre che ad alcuni concorsi letterari.

    A.M.: “31 ottobre” e “Sintesi di segni” sono le tue ultime opere. Quale pensi sia più adatta al mercato dei lettori?

    Maurizio Clicech: Sono due generi diversi, “31 ottobre” è un romanzo di fantascienza, un po’ misterico, scritto con tre stili differenti a seconda del periodo temporale in cui si colloca la narrazione. Racchiude nelle pieghe delle storie narrate una ricerca filosofica sul senso delle nostre azioni, tanto che Silvia Denti, nella sua prefazione lo ha definito come un thriller filosofico. “Sintesi di Segni” è una piccola silloge con solo 22 poesie, tutte, più o meno arrabbiate col comune sentire.
    Penso che la narrativa comunque sia più commerciabile della poesia.

    La poesia può essere difficile da digerire, può toccare corde molto intime, trasmettendo emozioni anche difficili da accettare, per cui la ritengo destinata ad un pubblico più selettivo.

    Un romanzo invece è più diretto, essenziale, lo puoi leggere anche per distrarti, senza necessariamente andar a cercare quello che si nasconde dietro alle parole.

    La poesia è un ambito molto personale, in cui esercito analisi e critica nella dicotomia del mio essere posto nel comune mondo di tutti gli altri esseri, divenendone quindi il risultato, spesso molto sofferto, traducendo in parole il mio sentire.

    Nella narrazione invece, le tematiche vengono sviluppate per immagini, risultando alleggerita dall’eccesso emotivo che una lirica induce.

    A.M.: Sapresti descrivere con 5 aggettivi le tue due pubblicazioni?

    Maurizio Clichech: “31 ottobre” inizia con un fatto che adesso definiremmo ‘di cronaca nera’, e si snoda nel lavoro e nella vita di una ricercatrice universitaria discendente da questi, per finire al di là del tempo, sulla stessa linea cromosomica, per cui il primo aggettivo sarà sicuramente: AVVINCENTE.

    Chi lo ha letto mi ha richiesto a gran voce di scrivere la storia di quello che succede alla protagonista della parte centrale, una donna divisa tra carriera ed affetti.

    Per cui l’aggettivo successivo sarà: COINVOLGENTE.

    Il risvolto scientifico, la base logica, il ‘campo di esistenza’ della storia, trova le proprie radici nella relatività di Einstein, nella definizione di ‘Tempo’, ed essendo fantascientifico, va oltre le regole imposte dalla fisica, per cui lo definisco senza esitazioni: FANTASCIENTIFICO.

    Un altro tema trattato, in maniera provocatoria anche se in una leggera penombra, è quello del ‘diverso’, infatti, l’intero prologo è visto con gli occhi di una persona avulsa alla cultura dominante, etnicamente e culturalmente diversa. Ambientato nel 1849, in quello che fu l’Impero d’Austria ed Ungheria, in cui la lingua ufficiale era il tedesco, quella della città dominante l’italiano, e quella rurale lo sloveno, in una commistione non sempre corretta, ho voluto aprire al punto di vista più povero, provocatoriamente, riportando i nomi di luoghi e di persone in ‘lingua locale’ senza tradurli. In questo modo si crea una ‘distanza’ tra una località col suo nome in italiano e la stessa in sloveno. Se il lettore conosce i luoghi e quindi anche la loro storia, ha già nel suo bagaglio la corretta chiave di lettura, altrimenti, pensa che siano effettivamente luoghi diversi, almeno finché non si va a cercare informazioni su Wikipedia…la seconda parte narra invece la trasformazione di quella che era divisione in ciò che potremmo definire commistione, la terza parte annulla proprio le differenze tra esseri umani, ovvero, l’integrazione assoluta, la contaminazione a prescindere. Alla luce di ciò lo definirei: UMANISTA.

    E buon ultimo, lasciando al lettore di scoprirne da sé le motivazioni: INQUIETANTE

    “Sintesi di segni” è una silloge di ventidue liriche che trattano quegli argomenti che mi creano motivo di disagio quindi di riflessione, rispetto al mondo in cui viviamo, al mio vissuto, ai miei sogni più o meno andati delusi, ai ricordi dolorosi che i tre punti precedenti generano.

    L’ultima lirica, la ventiduesima, si intitola “Ventiduesima ora” dando alla raccolta una ritmica, legandola ad un tempo. Un’ideale giornata che condensi tutto il mio tempo, meno due ore. Saranno queste due ore, non scritte, non citate, a rappresentare quel vuoto, quel silenzio della mente, che troppo spesso provoca gli eccessi analizzati nelle ventuno composizioni precedenti, ma che ci serve anche per ritrovare noi stessi, il nostro io, lontano dai clamori urbani.

    Un esercizio dello spirito quindi, inteso come esercizio di coscienza, per cui la prima definizione sarà: SPIRITUALE.

    In tutte le liriche emerge prepotente l’inquietudine che le troppe ingiustizie provocano, l’inquietudine nel sapere che viviamo una continua costrizione tra l’essere, il dovere ed il poter essere. Da queste considerazioni emergono a mio avviso, due aggettivi: INQUIETANTE – ESISTENZIALE.

    Perché il titolo un po’ criptico “Sintesi di Segni” è quell’immagine di copertina col calamaio ed il pennino, dei fili colorati come i quattro angoli del libro ? Perché ritengo che noi siamo segni, graffiti colorati sopra ad un muro di cemento grigio, le varianti di un gioco monotono e cupo, auto conservatore ed auto referenziante, erroneamente definito “Società”, io vorrei rompere gli schemi, la loro intrinseca rigidità di comodo, per dare spazio e possibilità ad un futuro possibile piuttosto che probabile. Ma le mie forze e le mie capacità sono gravate dai miei stessi limiti, la poesia diventa quasi rivelazione piuttosto che sfogo, denuncia piuttosto che segnalazione. Avulsa da ogni costrizione, finalmente libera. Quasi anarchica, Per questo i successivi ed ultimi due aggettivi saranno: RIFLESSIVA – RIVELATORIA.

    A.M.: Poesia e prosa. Dovendo scegliere solo una struttura letteraria, quale fra le due sposeresti per tutta la vita?

    Maurizio Clicech: Visto e considerato quanto detto in precedenza mi darei esclusivamente alla prosa…anche perché, nulla osta che tra le pagine di un romanzo si possa nascondere la poesia…

    A.M.: E se ti chiedessi qualche informazione su VIBRUS?

    Maurizio Clicech: Grande esperienza! Vibrus è stato innanzitutto una sfida, tra l’individualismo dello scrittore ed il confronto collaborativo del lavoro d’equipe. Una faticaccia non da poco, un esperimento umano prima che letterario.

    Un momento di arricchimento credo per tutti e cinque gli autori.

    Nato dall’idea di Roberto Ioannilli, come analisi sull’incomunicabilità, si è poi evoluto verso il complesso intreccio umano che lo caratterizza, la psicologia dei personaggi posti di fronte a situazioni decisamente al limite del sopportabile, in un futuro terribile e possibile, anche se -speriamo- non probabile, prossimo più che vicino, di cui noi ne stiamo già vivendo, realmente, i prodromi.

    “Vibrus” è la storia di un’umanità ai confini della propria sopravvivenza, in balìa di eventi troppo grandi per essere capiti, ma tanto letali da dover venir, ad ogni costo, combattuti. Un romanzo avvincente, in cui i modi stilistici diversissimi dei cinque autori, si fondono in un’opera corale di grande effetto.

    Un romanzo sicuramente da consigliare.

    Io ho sviluppato principalmente un personaggio e ho cercato di mantenere la coerenza scientifica, poi strada facendo le iterazioni insite nella storia hanno portato tutti a metter mano su tutto, per cui veramente, l’opera è a pieno titolo collettiva.

    Ricordo gli altri autori,oltre a Roberto Ioannilli, già citato, Silvia Denti, che ha curato in più anche l’amalgama e la continuità della narrazione, Viviana Ferrari che ci ha portato i suoi sentimenti e la sua sensibilità, Piero Pavia con le sue passioni e la forza del credere nelle proprie forze.

    Ripeto, è stata una grande esperienza, difficilmente ripetibile con lo stesso pathos e lo stesso slancio. Per farla come le pubblicità degli anni ’60, non mi resta che dire a tutti:

    LEGGETE VIBRUS !

    A.M.: Dedichi a qualcuno la tua creatività?

    Maurizio Clicech: Non necessariamente. Sono convinto di essere un piccolo segno di un qualcosa in mezzo ad un’umanità variopinta. La mia famiglia e le mie memorie ruotano nello stesso emiciclo assieme alla mia essenza, per cui sono già comprese nel tutto, ne fanno parte, nulla potrebbe essere così senza i loro apporti.

    E non mi ritengo nemmeno elegiaco…

    Spero che, chiunque legga quello che ho scritto, lo senta dedicato esclusivamente a sé, come se la mia sfera personale, attraverso l’opera, interagisca ed interloquisca con quella del lettore. Sarò un po’ troppo presuntuoso, ma questo è davvero il mio intento.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Maurizio Clicech: Ecco, tornando alle elegie…a Rupe Mutevole dovrebbe venir fatto un monumento. Dico solo questo:

    Massima libertà espressiva
    Nessuna interferenza
    Consigli puntuali quando richiesti

    Piani editoriali chiari

    Massima onestà

    Grande impegno

    Poi il successo di ognuno dipende da un sacco di fattori che esulano i compiti della casa editrice. Di certo, senza Rupe Mutevole, molti non avrebbero voce.

    Per questo ho già consigliato Rupe ad autori che hanno quindi pubblicato e continuerò a farlo.

    A.M.: Hai qualche novità per l’estate o per la fine del 2011? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Maurizio Clicech: Ho un romanzo in seconda lettura, di taglio avventuroso, la storia di un’organizzazione di controspionaggio creata ad hoc per contrastare gli interessi disonesti e tentacolari di spietati faccendieri internazionali. Fantaeconomia? Fantapolitica? … o forse solo una realtà possibile?

    Titolo ancora top secret, ambientato a Trieste, e da lì nel mondo, risvolti horror non impossibili. Un po’ di tecnologia, un bel po’ di scienza, tanta avventura e perché no, un po’ di sentimento… Spero di mandarlo in stampa per Natale.

    Poi sto scrivendo un romanzo di fantascienza legato ad un personaggio realmente esistito, con una ricerca, anche in questo caso, sul disagio, stavolta psichico.

    Se tutto va bene dovrebbe uscire per la prossima primavera.

    E comunque, ricordo che gestisco un bel po’ di siti personali e non, in continua evoluzione, in cui condenso parti di tutta la mia produzione sia letteraria che fotografica. Sulla mia pagina di Facebook ci sono tutti i link utili…

    Ringrazio Alessia e con lei Rupe mutevole per lo spazio concessomi e saluto tutti voi.

    -Buona lettura, con Rupe Mutevole!-

    A.M.: Grazie a te, Maurizio, per la gentilissima disponibilità! Ti auguro ogni successo!

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Federica Ferretti ed alla sua collana Echi da Internet, Rupe Mutevole Edizioni

    “Echi da Internet” è la nuova collana editoriale della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, la curatrice è Federica Ferretti. La collana intende raccontare il Nuovo Mondo ed il Nuovo Popolo. Un’idea abbastanza originale ed alternativa che ha come oggetto Internet ed il popolo che popola questo mondo virtuale.

    Racconti di chat visti come antichi pettegolezzi di lavandaie che si recano al mercato in piazza; la rete ormai è più reale della realtà ed “Echi da Internet” ha scelto di dare spazio alla seconda vita che ognuno di noi ha.

    Suddivisa in 4 sottocollane troviamo: “Arte in cucina”, “Gocce di memoria”, “Al bivio (La luce in fondo al Tunnel), “Contemporanea”.

    Federica Ferretti è stata molto disponibile nell’illustrarci la sua collana editoriale e nell’invitare tutti a partecipare alle nuove selezioni. Buona lettura!

    A.M.: Perché nasce la collana editoriale “Echi da Internet”?

    Federica Ferretti: La collana “Echi da Internet” nasce per rappresentare umori e sensazioni della odierna realtà multimediale, fornire cioè una panoramica linguistica d’insieme di una società in continuo mutamento, dove cogliere il colore delle voci che ogni giorno occupano la piazza, si incontrano, si conoscono, si “amano”, ci riempiono la vita, può essere fonte di notevole arricchimento…la rete viene rappresentata a tutto tondo, in ogni modo, secondo il linguaggio che è proprio di ognuno di noi, secondo le sue inclinazioni, le contaminazioni che più gli si addicono.

    A.M.: Quando nasce la collana?

    Federtica Ferretti: La nostra storia: abbiamo promosso un’iniziativa sul n. 15, 13 aprile 2011, di Donna Moderna, ospitati nella rubrica Amiche di Salvataggio, perché abbiamo creduto nella possibilità di una letteratura alternativa, multisfaccettata. Quest’idea, nelle sua profonda bellezza, non poteva non premiarci, così, dai vari spunti e suggerimenti di quelle voci, sono nate le sottocollane:

    Arte in cucina: non racconterà solo delle vostre doti culinarie, ma rappresenterà il vostro modo di esprimervi nella cucina pensata ed assaporata nel tempo, secondo le varie tradizioni di cui non possiamo nè vorremmo, dimenticarci.

    Gocce di memoria: è il file rouge tra passato e presente, nel segno della nostra cultura…un emozionante viaggio a ritroso, nella storia della nostra terra.

    Al bivio( La Luce in fondo al Tunnel ): raccoglie il vissuto quotidiano, le vicende di vita vera che in qualche modo ci solleticano gli occhi ed il cuore nella gravità dei loro aspetti e nell’aspirazione dellla loro risoluzione.

    Contemporanea: accoglie a braccia aperte i nuovi scrittori di Non Conventional Literature

    A.M.: Quanto è importante il linguaggio internettiano nella scrittura? E nell’oralità?

    Federica Ferretti: Così, Echi da Internet, si dovrebbe caratterizzare per uno stile di certo più asciutto, concreto, …dico dovrebbe perché, come ho avuto modo di constatare leggendo e valutando i vari dattiloscritti inviati, nel linguaggio internettiano, di certo più immediato, in realtà molti riescono ad esprimere comunque perle di pura poesia…che mi piace definire letteratura non convenzionale…Secondo me, ciò lascia degli strascichi… o perlomeno si riflette irrimediabilmente nel parlato, specie quando il tempo sembra ormai sfuggirci.

    A.M.: “Tu non sei bionda” è la vostra prima pubblicazione. Come sta reagendo il pubblico di lettori?

    Federica Ferretti: La prima pubblicazione, “Tu non sei bionda”, è quella che, sin dalla scrittura, si impone come una rappresentazione schietta di un dialogo virtuale a due, perciò, possiamo dire che risente maggiormente della cultura multimediale, specie quando si decide di vivere in maniera virtuale anche e forse soprattutto un sentimento d’amore e d’amicizia… con tutti i rischi, ma pure emozioni… che ne possono scaturire…

    A.M.: Rupe Mutevole è stata al Salone Internazionale del Libro di Torino suscitando notevoli consensi. Che ne pensi dell’esperienza? È stata positiva?

    Federica Ferretti: L’esperienza del Salone Internazionale del Libro di Torino ha coinvolto positivamente noi tutti, è stata senz’altro il trampolino di lancio per molte ed importanti iniziative, ridando parallelamente smalto e tempra ad ognuno dei progetti già avviati e non può che avere lasciato un ricordo indelebile nei nostri cuori. Quando ripartiamo?

    A.M.: Quali sono i criteri di scelta per la pubblicazione di un manoscritto in “Echi da Internet”?

    Federica Ferretti: Pubblicare con “Echi da Internet” è molto semplice in verità…cerchiamo l’anima vera della gente, che, (è questo forse il grande merito di INTERNET), molto spesso emerge nella rete, dove, complice l’anonimato in cui è possibile rifugiarsi, si esprime nella sua più intima essenza….cari scrittori virtuali, vi accogliamo nel mondo delle parole soffocate nel cuore e nell’anima; urlate forte al cielo ma non ancora pronunciate di fronte all’oggetto del nostro sentire; vi accogliamo tra le innumerevoli possibilità che le parole offrono, tra i sogni sopiti e le speranze che hanno appena preso corpo. Dai racconti di vita vissuta, ai saggi storici, o leggendari, musicali, pittorici, e perché no, di arte culinaria… daremo particolare risalto alle voci femminili che vogliono raccontare il loro rapporto con il virtuale, il loro navigare controcorrente, l’esito di ogni approdo, felice o doloroso che sia stato.

    A.M.: Qualche consiglio per gli esordienti che desiderano pubblicare?

    Federica Ferretti: Ciò che mi sento di poter consigliare a chi si avvicina alla meravigliosa esperienza della scrittura, è di lasciarsi guidare dalla penna sul proprio foglio, con enorme spontaneità. Ciò non vuol dire perdersi in inutili giri di parole, od allucinanti elucubrazioni…credo invece che uno degli ingredienti per la riuscita di un’opera letteraria, sia la semplicità espressiva…seguite il vostro istinto.

    A.M.: Ci sono altre novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Federica Ferretti: Per quanto riguarda le novità, siamo interessati ad aprirci su vari altri fronti…da una parte, lanciare l’idea di una sottocollana più squisitamente dedicata all’arredamento od al savoir fare femminile: SWEET HOME…e dall’altra, avviare un approccio più scientifico…magari una sottocollana dedicata alla psico-musico-terapia…insomma, ragazzi, scriveteci…ce n’è davvero per tutti i gusti!!!

    Entusiasmo e piedi per terra: ecco ciò che si percepisce dopo aver letto le risposte di Federica Ferretti, una bella apertura mentale e tanta voglia di crescere.

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Sonia Lamonaca ed al suo Il sogno, Rupe Mutevole Edizioni

    “Lentamente mi avvicino all’albero. Ho la testa piena di ricordi. Cavolo, in questa casa ci ho quasi vissuto. I suoi lavorano entrambi, e quando finiscono vanno a trovare i loro parenti che abitano fuori paese spesso e volentieri. Perciò qui ho mangiato, dormito, guardato la tv, ascoltato musica, cercato la libertà dai miei problemi. Se qualcosa andava storto, mi bastava venire a trovare Christian per lasciare tutti gli ostacoli fuori dalla porta.”

    “Il sogno”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è un romanzo che racconta la vicenda amorosa di una giovane coppia, Nicole e Christian. L’autrice, Sonia Lamonaca, innesca nei due protagonisti un processo di negazione dell’amore perfetto, una negazione iniziata da Christian quasi senza rendersi conto della sterilità delle sue motivazioni, si è giovani ed inesperti nella situazioni sentimentali.

    Sonia Lamonaca è stata molto gentile nel rispondere ad alcune domande riguardanti la sua passione e il suo “Il sogno”.

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere?

    Sonia Lamonaca: Ho iniziato a scrivere intorno ai 14-15 anni, e per una semplice esigenza personale. Credo che la scrittura possa aiutarci a capire meglio noi stessi e ciò che ci circonda, ci permette di esplorare i nostri sentimenti, di analizzarli, di crescere. È stato un gesto spontaneo, istintivo, naturale, non potevo combatterlo: ho sentito la necessità di mettere su carta quello che provavo e da lì è nata l’idea di un libro.

    A.M.: Quali autori classici amavi maggiormente da ragazza? Sono gli stessi di ora?

    Sonia Lamonaca: Essendo ancora una studentessa sono continuamente a contatto con la letteratura, italiana e non. Non prediligo generi in particolare, sono semplicemente un’amante delle parole ben utilizzate. Mi sono sempre piaciuti Svevo, Pascoli, Calvino. Tra gli scrittori stranieri preferisco Kafka, Camus, Baudelaire, Shakespeare. Gli scrittori più recenti che mi piacciono in particolar modo sono Neruda e Coelho.

    A.M.: “Il sogno” è la tua prima pubblicazione? Quando e perché è nata l’idea?

    Sonia Lamonaca: “Il sogno” è la mia prima opera pubblicata, anche se sono sempre in progetto delle altre, visto che la mia passione per la scrittura non è mai terminata. L’idea era in cantiere da parecchio tempo, ma nasceva specialmente da un bisogno personale di analizzare i cambiamenti che si stavano susseguendo in quel periodo della mia vita. Crescendo ti ritrovi coinvolto in mille e più trasformazioni, ed è proprio questo che mi ha permesso di avvicinarmi ancora alla scrittura. L’imput mi è stato dato in maniera definitiva da un sogno che ho fatto realmente.

    A.M.: I fatti narrati sono frutto della tua fantasia o ci sono dei richiami alla realtà?

    Sonia Lamonaca: La storia di Nicole e Christian è frutto della finzione letteraria, ma tutto ciò che c’è di strettamente “umano” in loro (i sentimenti, le sensazioni, le paure) è nato da vicende effettivamente vissute od incontrate nella realtà. D’altronde credo sia impossibile per uno scrittore raccontare un sentimento se non ha la minima conoscenza di esso, o non ne abbia fatto esperienza attraverso le persone che conosce e che lo circondano. Solo la parte iniziale riporta un sogno ricorrente: una ragazza che si perde per le strade di una città che non conosce è stato ciò che ho sognato davvero per settimane e che mi ha fornito le basi per l’intero racconto.

    A.M.: Nicole e Christian. Una bella storia d’amore. Quale dei due personaggi, secondo te, è più amato dal pubblico dei lettori?

    Sonia Lamonaca: Penso che Nicole rappresenti una gran parte del pubblico femminile, la ragazza dolce, ma determinata, con un unico grande punto debole: il ragazzo che ama. Nicole è anche coraggiosa, e nonostante le ferite che ha ancora impresse nel cuore, affronta tutto con forza, più di quanto sia in grado di farlo Christian: è ciò che la rende, nonostante la giovane età, una “donna”. Ma anche Christian sarà apprezzato dai lettori, soprattutto perché paradossalmente costituisce la parte “debole” del rapporto amoroso: se Nicole si sente abbandonata, vuota, se nel suo cuore sembra esserci spazio solo per lui, è al tempo stesso consapevole di come debba tentare di andare avanti, e la sua fredda consapevolezza si contrappone all’indecisione continua di Christian, alla sua mancata audacia, ai suoi timori, che rispecchiano un po’ tutte le paure (del genere maschile e non) riguardo una relazione seria e duratura. Alla fine dei conti è lui che necessita di sicurezza, di protezione, ed al giorno d’oggi è inevitabile per ognuno di noi essere alla ricerca di certezze: è questo che lo avvicina ai lettori.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Sonia Lamonaca: L’ultimo libro che ho letto è stato “La ragazza fantasma” di Sophie Kinsella, che ho acquistato anche se in ritardo dalla data di pubblicazione perché incuriosita dal titolo oltre che per l’autrice stessa, di cui ho letto quasi tutti i testi pubblicati. Una bella storia, divertente ma in qualche modo profonda. L’ultimo film visto è “Source Code” che, nonostante non sia un’amante del fantascientifico, si è rivelata un’ottima pellicola.

    A.M.: Che cosa ne pensi del social network Facebook e della pubblicizzazione del proprio libro tramite il booktrailer?

    Sonia Lamonaca: Credo che in una società sempre più tecnologica sia necessario restare al passo con i tempi, e probabilmente l’utilizzo di social come Facebook, Twitter e simili, oltre che di mezzi come il booktrailer, possano consentire una più larga diffusione dei libri, spesso abbandonati o sottovalutati, a tutto vantaggio di computer e televisioni. Strumentalizzarli a scopi pubblicitari forse può attirare l’attenzione su un settore quasi del tutto dimenticato, rivitalizzarlo in qualche modo.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Sonia Lamonaca: La casa editrice ha mantenuto sempre buoni rapporti con me, e finora ha tentato di farsi conoscere il più possibile non senza qualche difficoltà. In ogni caso, la consiglierei soprattutto agli scrittori in erba.

    A.M.: Hai novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Sonia Lamonaca: Si sta delineando un progetto per un nuovo libro, ma è presto per parlarne. Non si può forzare un processo creativo come la scrittura, deve nascere dal cuore.

    D’accordissimo con te Sonia, non si sforza il processo creativo! Alle prossime news e grazie mille!

    Vi lascio una recensione de “Il sogno”:
    http://oubliettemagazine.com/2011/06/18/il-sogno-di-sonia-lamonaca-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Resoconto della presentazione de Generazione meno X di Enrico Nascimbeni, Rupe Mutevole Edizioni

    Il 6 luglio 2011 presso il chiostro dell’università di Gorizia si è svolta la presentazione del nuovo romanzo di Enrico Nascimbeni “Generazione meno X – ricordi e deliri di un cinquantenne”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti.

    L’evento è stato un vero successo. Presente Giuliano Almerigogna, uno dei più grandi critici musicali italiani, critico per Il Messaggero Veneto.

    La serata ha visto, oltre la presentazione, una performance musicale di Enrico Nascimbeni ed una dell’ospite d’onore della serata: Giovanni Baglioni.

    Dalle parole di Giuliano Almerigogna:

    I veri Eventi talvolta sono serate di letteratura poesia e musica e non le folle oceaniche delle rockstar, in quanto appuntamenti creati con passione e partecipati con emozione. L’altra sera nel chiostro di via Santa Chiara ha entusiasmato non pochi presenti ed a tratti commosso sinceramente il cantautore, giornalista, poeta e scrittore del Veronese Enrico Nascimbeni, grande cuore, spirito libero e Artista dal timbro che ricorda a tratti il Chet Baker cantante.

    L’occasione è stata la presentazione, a cura dell’Università di Udine, della Provincia e della musicofila di Lucinico Cristina Ponzalli, del nuovo libro di Enrico “Generazione meno X – ricordi e deliri di un cinquantenne” edito da Rupe Mutevole, uno spaccato lucido su pubblico e privato tra Anni di Piombo e “Milano da bere” introdotto dal discografico udinese Valter Colle, reduce da un lavoro con Margot, e con la lettura appassionata di Maja Monzani, che l’Artista ha abbracciato commosso.

    Poi musica live in libertà, con Enrico accompagnato al piano elettrico dal jazzman Franz Bazzani in perle dal nuovissimo album “H” come “Cristina”, “Occhi” e “Sei minuti all’alba” di Jannacci e Fo. Stupendo anche il super ospite e amico di Enrico Giovanni Baglioni, figlio d’arte che suona la chitarra acustica in modo magistrale facendo propria la lezione Windham Hill e mettendo la tecnica sempre al servizio di una romantica visionaria anima latina. Avvincenti i sei brani proposti, da “Anima meccanica” a “L’insonne”, attraverso la magia di “Rubik” , tra melodia alla Van Morrison e input matematici. Irripetibile serata fatta con il cuore.”

    Tratto dalla prefazione di Silvia Denti:

    “[…] lo stile diretto e schietto, tuonante e tipico della forte inquietudine degli artisti di questi anni. Il romanzo di Enrico scandisce la razionale lucidità di uno stile nel contempo molto spontaneo, sottoposto al solo ed esclusivo consenso degli occhi e dell’istinto dello stesso autore. Però con quella linearità spiazzante che credo gli sia venuta naturale, come gli è naturale il narrare chiaro, senza preliminari aprioristici. Si ha l’impressione che lo stretto legame tra il reale e l’irreale si intersechi come connubio magico, quasi fosse il nocciolo fondamentale di questo stile così singolare: i personaggi appaiono nell’esistenza come dentro a uno scenario da pellicola, in quel bianco e nero che sfuma sui colori decisi rendendoli godibili e dalle zigrinature infinite.”

    Video di Enrico Nascimbeni e Giovanni Baglioni:

    http://www.youtube.com/watch?v=N_xQZqu8AYA

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Meth Sambiase ed al suo Una clessidra di grazia, Rupe Mutevole Edizioni

    Ero affamata./ Crampi e scosse./ Sgranavo rosai e spezzavo colori,/ tutto intorno pulsava/ di lucori inarrestabili come lune in piena./ Ti ho attaccato/ -è quello che so far meglio-/ io fatta d’acqua, tu fatta di fango/ scivoli in me e ti depuri/ ti lavavo e mi leccavi i graffi./ Hai infiltrato ogni goccia del mio umore/ come instancabile veleno del senso,/ confondendo le lingue/ di ogni gemito,/ commuovendoti alla maldicenza del dolore,/ confessata abbassando la voce/ tutt’intorno a questo letto senza alcova,/ mentre taglio incorporee strisce/ per bendare le cicatrici/ che sfronderemo/ con la fuga delle lacrime.” – “La fuga delle lacrime”

    Una clessidra di grazia”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Sopralerighe”, è una silloge poetica di Meth Sambiase, nome d’arte per Simonetta Sambiase. La raccolta di poesie è un viaggio all’interno della poetica dell’autrice con versi taglienti che segnano un confine netto tra la parola utilizzata ed il suo chiaro significato. Una poetica attenta al particolare ed alle verità del presente ricevuto quasi per grazia dopo attenta riflessione.

    Meth Sambiase è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua raccolta “Una clessidra di grazia”. Buona lettura!

    A.M.: Perché la scelta dell’utilizzo di un nome d’arte?

    Meth Sambiase: Meth ha un ritmo che fa parte di me, mi assomiglia, non si sovrappone al nome che hanno scelto al mio battesimo, lo rimescola, lo astrae e lo riforma. Ha rimandi che mi appartengono, è dentro Simonetta, è dentro Ametista, una cromia che spesso mi contorna. Meth è il mio talismano golem, che non vuole morire ma è solo fatto di sabbia ed acqua, la verità la cerca ancora. Io sono Meth.

    A.M.: Scrivere in versi. Credi che si scelga la poesia o si venga scelti da essa?

    Meth Sambiase: Perché si scrive una poesia? Ogni segno di parola è originale, dà origine, e ogni origine ha una storia da raccontare, un tempo, un vissuto. Platone condannava la poesia per la sua natura incontrollabile dalla metrica razionale, un canone di conoscenza per passione o per segno di essa. Non la si sceglie per quietare un caos: la poesia è minacciosa, vulcanica, la sua misura potrebbe inghiottire la tranquillità del raziocino. Se invece si viene scelti, se ne racconterà (servili?) la contaminazione vitale.

    A.M.: Qual è il significato del titolo della tua silloge poetica “Una clessidra di grazia”?

    Meth Sambiase: È un verso de “La Clessidra”, una poesia dalla voce di donna.

    La mia grazia è pagana. E donnesca. Non ha orpelli né sicurezza, una riscossione anarchica ed irrazionale di un dubitativo, di un flusso di tempo in cui ci si trasforma evolvendosi od involvendosi. Mai sottovoce, nemmeno in una ninna nanna od in una litania d’amore. La grazia la dilaziono, procrastino il momento in cui si tirerà ogni somma e rigiro la clessidra. Forse. Inquisisco i miei stessi dogmi, un dubbio duttile, il frammento caotico da riordinare in ogni foglio bianco, il suo opposto, l’ossimoro di un misantropo verso in amore.

    A.M.: C’è una lirica all’interno della raccolta che preferisci?

    Meth Sambiase: Mi ripeto. Come il nome, ogni verso scritto mi appartiene. Dovrei essere io a chiedere ad ognuno quale poesia ha letto, quale parte ha lasciato la prima vita che l’ha legata coll’inchiostro ad una pagina ed è rinata nella lettura di chi l’ha sfogliata.

    A.M.: Secondo te, qual è il target di lettori che hanno letto “Una clessidra di grazia”?

    Meth Sambiase: Non ho obiettivi, lascio frammenti di cantici da ricomporre, vorrei poter avvicinare non selezionare.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Meth Sambiase: È una domanda “intima”, difficile disciogliere questa parte di me in righe pubbliche. Rabbercio la risposta, indicando che non ho mai una sola lettura ma un raggruppamento di libri che mi aspettano, saggi o popolari, classici od autori più giovani di me; le poesie, che aspettano quiete che abbia finito di incuriosirmi in un angolo di web, da dove arrivano (in dovizia peterpanesca) altri stimoli culturali. La poesia non è contemplata nell’ufficialità delle classifiche blockbuster ma nella rete ha preso nuova vita, si è ritornata a lei. Con minore riservatezza parlo di cinema. L’ultimo film (ri)visto è stato “Il discorso del re” (sono abbastanza anglofila, l’ho appena preso a noleggio per godermi la voce naturale degli attori).

    A.M.: Come sta andando il tuo rapporto con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Meth Sambiase: Con Rupe ci siamo scelti a vicenda, mi piaceva il suo catalogo, ricco di poesia ed a mia volta sono stata scelta. Userei un altro verbo al posto di consigliare, sfogliare. Così comincia un innamoramento con un libro, ci si lascia andare alla tentazione di toccare la copertina, di sfogliare le prime pagine, lo si rigira ancora, lo si chiude, lo si riapre e dopo diventa necessariamente nostro.

    A.M.: Hai qualche novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Meth Sambiase: Si scrive perché bisogna scrivere. Il tempo ha solo questa dimensione.

    Link di una recensione di “Una clessidra di grazia”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/25/una-clessidra-di-grazia-di-meth-sambiase-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci ad Anna Luciani e Stefania Giovando – Senza rete – Rupe Mutevole Edizioni

    “‘Mi permette? È meglio provvedere, prima…’ la voce beffarda la colse impreparata, mentre la mano snella e curata del bello e impossibile si allungava a porgerle un fazzoletto immacolato, invitandola a passarlo sull’orlo del bicchiere. Si girò e istintivamente prese il fazzoletto che l’uomo le porgeva, rimanendo poi con la mano a mezz’aria, lo sguardo furente e la bocca semiaperta, in cerca dell’invettiva galante ma acuminata che non le venne.”

    “Senza rete”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è un romanzo atipico che racconta la vita di alcuni personaggi che dal mondo della chat si estendono in quello reale. Anna Luciani e Stefania Giovando sono le due sagaci autrici che quasi per gioco si sono cimentate nella scrittura a quattro mani…un gioco che ha creato una storia piena d’attualità e di interesse linguistico per la presenza della scrittura web.

    Anna e Stefania si sono dimostrate gentilissime nel rispondere ad alcune domande sulla loro opera, sulla loro vita e sulle novità editoriali che stanno portando avanti. Buona lettura!

    A.M. : Scrivere a quattro mani. Perché? Com’è nata l’idea?

    Anna Luciani: Perché? Beh, si potrebbe dire: perché no? L’idea è nata per caso, all’inizio poteva sembrare assurda, vivevamo a settecento km di distanza e quasi non ci conoscevamo! La nostra amicizia è nata in modo virtuale per motivi professionali, poi, frequentandoci in chat e nel forum, abbiamo scoperto questa passione in comune che Stefania coltivava da sempre con ottimi risultati. Io avevo fatto dei tentativi un po’ più sottotono e stranamente un po’ mi vergognavo di questa mia propensione alla scrittura, ma sentivo una forte empatia con questa nuova amica ed un giorno, quasi per gioco, abbiamo detto : “Proviamoci !” Ci abbiamo provato: ci siamo incontrate ed abbiamo steso una sorta di canovaccio, poi ognuna di noi ha cominciato a scrivere inviando tramite mail il pezzo che poi l’altra continuava, se lo riteneva opportuno, altrimenti lo rimandava dicendo che “sentiva” che non era il suo momento… e così via, capitolo dopo capitolo.

    Stefania Giovando: Ognuna di noi aveva già scritto per conto suo, poi un giorno ci siamo dette: “Proviamo insieme?” ed abbiamo iniziato quest’avventura, che intendiamo continuare. Scrivere insieme, infatti, è… frizzante, stimolante, energetico. Non puoi farti vincere dalla pigrizia, scrivendo con un’altra persona, non puoi distruggere tutto, se ti prende la crisi da pagina bianca (anzi te la fai passare subito), senti dentro di te una spinta emozionale stupenda, si sviluppa una specie di istinto del predatore, per cui ogni immagine che vedi, ogni voce che ascolti, ogni parola che leggi diventa funzionale all’opera che vai elaborando e fonte di ispirazione. Naturalmente occorre una grande sintonia per scrivere insieme. Molti pensano che “Senza rete” sia stato scritto in storie suddivise: questa a me, questa a te. Niente di più falso. Abbiamo scritto insieme, sentivamo quando era il momento che a continuare fosse l’altra e oggi non sappiamo più chi ha scritto che cosa. Altri possono lavorare con un altro metodo, ma è così che lavoriamo noi.

    A.M.: Qual è la tua fonte di ispirazione?

    Anna Luciani: Più che dire la fonte, direi le fonti di ispirazione. Osservare un oggetto, un panorama oppure qualcuno incontrato dal panettiere e che stranamente ti suscita qualcosa, magari solo per un particolare, un sorriso uno sguardo, il colore degli occhi e scoprire che è quello il personaggio o l’ambiente che cercavi, poi provare a mettere insieme vari pezzi. Come un puzzle od un collage, ogni personaggio non è altro che un elemento che trova al momento giusto la sua collocazione.

    Stefania Giovando: La vita. Gli scrittori, sia quelli con la S maiuscola sia quelli con la s minuscola, sono sostanzialmente e metaforicamente dei “ladri”. Rubano di tutto: un paesaggio, uno scorcio, un colore, un suono, una parola, uno sguardo, una nota musicale: vedono un raggio di sole che entra nella stanza e ci saltano dentro, ascoltano una canzone e ne cavalcano l’armonia, colgono uno sguardo e vi leggono oltre… È la vita a ispirarli, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto.

    A.M.: L’importanza del linguaggio della chat. Quanto pensi stia influendo nel mondo reale?

    Anna Luciani: Sicuramente il linguaggio della chat cambia anche il modo di scrivere: si usano un lessico più stringato e parole abbreviate (anche se certi orrori, come, per esempio, “xké”, “okki”, “knd” sono difficili da “digerire”), ma il fatto di digitare e di vedere poi le parole scritte sul monitor fa riflettere su ciò che si scrive. In effetti la parola scritta resta lì e può diventare un macigno nella comunicazione. Io credo che continuare ad erigere una barriera tra mondo virtuale e mondo reale sia errato, perché oggi i confini tra questi due mondi non sono più tanto netti come prima. Parlare di “realtà reale” e di “realtà virtuale” è una contraddizione in termini. Molto spesso i nostri figli vanno lontano per studio e lavoro e la chat aiuta a mantenere contatti che altrimenti sarebbero più labili. Per la cronaca ho due figli che lavorano all’estero e con i quali comunico attraverso la video chat. Ho due figli virtuali ? J

    Stefania Giovando: Il linguaggio della chat, pur essendo scritto, è per necessità più veloce e sintetico, ma non necessariamente più povero. Ci sono le emoticon che esprimono gli stati d’animo, per esempio, ma spesso si utilizzano le parole: così, se “sono triste” si può esprimere con una faccina che ha la bocca all’ingiù o anche con la punteggiatura (in questo caso, per esempio, con due punti seguiti da parentesi aperta), niente impedisce che si usi anche l’espressione linguistica vera e propria. E poi consideriamo che, ci piaccia o no, la lingua si evolve e, in fondo, scrivere “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene…” deve aver fatto sicuramente gridare allo scandalo i puristi latini. Basta però ricordarsi che, così come ci sono abiti diversi per occasioni diverse, ci sono registri linguistici adatti ad ogni situazione. La differenza, quindi, non sta tanto tra il “reale” ed il “virtuale”: i confini tra questi due mondi sono così labili che sfumano gli uni negli altri, confondendosi.

    A.M.: I personaggi de “Senza rete” sono frutto d’invenzione o c’è un pizzico di realtà e di autobiografismo?

    Anna Luciani: Questa domanda ci è sempre stata rivolta durante le presentazioni e personalmente ho sempre risposto con un sorriso. I personaggi di “Senza rete” sono frutto di fantasia, ma sono “veri” nel senso che sono verosimili, sono persone comuni e proprio per questo attirano i lettori, perché molti si ritrovano nelle storie narrate, che, se non si sono realizzate nella realtà, potrebbero realizzarsi in futuro: sono, cioè, situazioni nelle quali ognuno potrebbe trovarsi ed essere poi costretto a scegliere, come accade ai nostri protagonisti. Nessuno è mai al riparo da niente, nessuno può ergersi a giudice, nessuno può salire così in alto da non poter precipitare o cadere tanto in basso da non poter risalire.

    Stefania Giovando: Questa è la domanda classica che ci viene rivolta quando presentiamo il nostro libro e ci fa molto piacere, perché significa che i lettori leggono, attraverso le vicende dei nostri protagonisti, la vita vissuta. Noi in genere rispondiamo con un ossimoro, dicendo che tutti questi personaggi sono “veramente falsi”. Sono, infatti, frutto di invenzione, ma, proprio perché, come si diceva prima, lo scrittore è “predatore” e “ladro”, si ispirano a persone reali, conosciute od anche appena sfiorate in altri contesti. Le loro vicende sono opera di fantasia, ma non sono irreali, bensì possibili. Non è successo ma potrebbe accadere od essere accaduto: è questo che, a parere nostro, crea empatia e feeling con il lettore. È come se vivessero in un mondo parallelo e sia chi scrive sia chi legge potesse vederli come su uno schermo… o un monitor. Per questo sono autonomi, non è mai stato possibile farli agire a nostro piacimento, hanno sempre fatto ciò che volevano: quando abbiamo provato a far andare la storia come noi volevamo, non ci è stato “permesso”. La storia era già scritta in “quell’altro mondo”, e noi abbiamo dovuto solo seguirla con interesse e sincera partecipazione (guai a non essere sinceri, i personaggi se ne accorgono!).

    A.M.: Qual è il personaggio che secondo te i lettori amano maggiormente?

    Anna Luciani: Bisogna fare una distinzione tra lettrici e lettori: per le lettrici il più amato secondo me è Naadir, l’uomo perfetto che tutte vorrebbero incrociare almeno una volta nella vita, per i lettori può essere Eliana, che alla fine scopre le carte e dimostra tutta la sua fragilità (anche se i lettori più giovani la definiscono una “rompiballe”). La più amata in assoluto, però, è Magda, perché la sua vicenda risulta la più triste.

    Stefania Giovando: Qualche volta l’abbiamo chiesto ed abbiamo avuto risposte diverse, tanto che potremmo quasi fare una hit parade dei personaggi preferiti, comunque tra le protagoniste una delle più amate è Magda, così disperatamente sola, che vive una vita non-vita e tra i protagonisti Naadir. Non c’è donna che non ci abbia detto che è “attratta” da quest’ultimo, il “bello e impossibile”, misterioso e tenebroso, così come non c’è uomo che non abbia istintivamente, almeno all’inizio, odiato Eliana (ma è quello che volevamo accadesse), forse perché troppo bella, troppo altera, troppo indipendente: Eliana è “troppo” in tutto e il lettore maschio medio la interpreta come un’aliena.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Anna Luciani: Premetto che sono una lettrice accanita e che ho spesso l’abitudine di rileggere i libri che mi hanno maggiormente colpito. Leggo di tutto, comunque l’ultimo libro che ho letto è Puer Aeternus di James Hillman, mentre l’ ultimo film che ho visto è Mine vaganti di Özpetek, il mio regista preferito.

    Stefania Giovando: Sono libro-dipendente, per cui nel momento in cui quest’intervista sarà pubblicata il libro che indico non sarà l’ultimo ma il penultimo o terzultimo o molto di più (mediamente ne leggo 2-3 alla settimana), comunque diciamo che l’ultimo libro è Il cielo ti aspetta di Richard Bach. Riguardo ai film ed escludendo quelli che vedo e rivedo in dvd perché mi piacciono particolarmente, l’ultimo film è Avatar di James Cameron, ma ho una grande passione per Ferzan Özpetek.

    A.M.: Sei soddisfatta dell’operato della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Anna Luciani: Ho conosciuto personalmente gli editori e sono rimasta piacevolmente colpita dalla loro simpatia, ma, a parte questo, si “sente” che credono in quel che fanno e lavorano con passione e professionalità. Sì, la consiglierei.

    Stefania Giovando: Noi siamo istintive. Di Rupe Mutevole ci è piaciuto anzitutto il nome, che ci è sembrato (ed è) magico. Abbiamo poi conosciuto Cristina e Mark, siamo stati a pranzo insieme, abbiamo visitato la loro “casetta delle fate”, ascoltato la loro storia… più che editori sono amici, per noi, e con loro si è creata una sorta di flusso di energia e di simpatia molto forte, come se ci conoscessimo da sempre. Sono però anche degli ottimi professionisti, con un mercato in espansione, per cui sì, consiglieremmo senz’altro la loro casa editrice.

    A.M.: Hai novità per il 2011? Puoi svelarci qualcosina?

    Anna Luciani: Sì, ci sono novità (per il 2012): qualche lettore ha chiesto se ci sarà una continuazione di “Senza rete”, perché vorrebbe essere certo della conclusione di tutte le storie. Il nuovo romanzo, invece, è completamente diverso: diversa l’età dei protagonisti, trentenni questa volta, diversa l’ambientazione, non più il “mondo virtuale” ma la “vita reale”. In più, una pazza idea, partorita in una calda serata di chiacchiere virtuali tra me e Stefania. Ma questa è veramente… un’altra storia.!

    Stefania Giovando: Stiamo lavorando ad un altro libro, che non sarà una novità per il 2011, ma per il 2012. Abbiamo però cambiato “scenografia”: non più il mondo degli internauti, ma quello comune, il cosiddetto “mondo reale” (definizione che peraltro noi contestiamo di base). È cambiato anche il target di età, nel senso che i protagonisti sono dei trentenni di oggi, quelli che, a volte un po’ frettolosamente e superficialmente, vengono definiti “bamboccioni”. Abbiamo però in serbo una piccola sorpresa, una specie di idea ad effetto, che ci è venuta in mente così, senza sapere come e perché in uno di questi sonnolenti pomeriggi estivi, mentre chiacchieravamo (guarda un po’!) in chat. Ma ovviamente è… top secret!

    Aspettiamo anche noi curiosi di poter conoscere questi nuovi succulenti personaggi delle due autrici Anna e Stefania.

    Link di una recensione di “Senza rete”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/23/senza-rete-di-stefania-giovando-ed-anna-luciani-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Francesca Candida ed al suo In_comprensione, Rupe Mutevole Edizioni

    Scendevo lenta nel mare più profondo,/ mare fatto di lacrime e di melma,/ mi sentivo straniera in questo mondo,/ il cuore chiuso in una morsa amara./ Nell’acqua tiepida andavo cercando/ il fiore raro della dimenticanza./ E si acquietavano i dolori e le passioni/ un quieto oblio nel silenzio mi portava,/ come in un sogno ho visto le tue tele/ ed ho fermato quella morte lenta.” – “Oblìo”

    In_comprensione”, edito nel maggio 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è una silloge poetica di intensa vivacità d’immagini. L’autrice, Francesca Candida, pennella con le parole le sue immagini mentali, la chiarezza del significato si plasma così all’amore per l’ellitticità del discorso poetico. Una sana follia che percorre verso per verso la racconta poetica che gioca con il titolo “In_comprensione”.

    Francesca è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande riguardo la sua poetica e la sua vita. Buona lettura!

    A.M.: Quando e perché ti è venuta l’idea di scrivere “In_comprensione”?

    Francesca Candida: Ho raccolto alcune poesie che per me avevano un particolare significato ed ho deciso di farne un libro, in realtà io sono innamorata dell’arte ed i miei li chiamo versi… per quanto mi riguarda all’inizio era solo un raccontare le mie emozioni, un viaggio tra il mio io e la realtà, in cui ho cercato, a modo mio, metafore e colori, perché nulla è più difficile da raccontare dei sentimenti.

    A.M.: Titolo particolare. Quanta valenza ha per te l’uso dell’innovazione del linguaggio?

    Francesca Candida: Il linguaggio… ecco parliamo del linguaggio, il mio sogno?

    Che diventi universale, dettato dalla sincerità, comprensibile a tutti e che non sia altro che quello che è: comunicazione.
    “In_comprensione” ha questo significato, il titolo rappresenta questo desiderio che si scontra troppo spesso con una realtà in cui l’uomo non è se stesso.

    A.M.: Solitudine ed impegno. Pensi che la poesia riesca ad aiutare molte persone che non trovano il loro posto in questa società?

    Francesca Candida: La poesia e l’arte in genere sono un Amore in cui ci si nutre e si trova rifugio e forza… energia e conforto, in cui ci si perde per poi ritrovarsi, credo che ormai ci siano più scrittori che lettori, di quale società parli? Gli artisti cambieranno il mondo? Resterà “l’isola che non c’è” che a volte ti appare e poi scompare.

    A.M.: C’è una poesia all’interno della raccolta che rileggi spesso con venerazione?

    Francesca Candida: Venerazione? Io le rileggo volentieri, perché sono momenti vissuti, sempre, creature mie, con affetto, la parola venerazione non riguarda nessun tipo di arte, perché è una forma di amore del tutto sbagliata.

    A.M.: Hai un autore guida o qualche scrittore che nel corso del tempo hai imparato ad amare profondamente?

    Francesca Candida: Il mio primo amore è stato Rimbaud, ma avevo 15 anni, mi affascinava, non lo capivo, così baravo e leggevo Verlaine… “San Martino del Carso” di Ungaretti resta la lirica che forse mi torna più spesso alla memoria.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Francesca Candida: Sto leggendo una raccolta di poesie di Cesare Pavese, ultimo film visto ” Seraphine”, la vita della pittrice di Senlis.

    A.M.: Che cosa ne pensi della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Francesca Candida: Rupe mutevole… una eterna sorpresa, come questa intervista ad esempio. L’edizione è perfetta e si unisce un dialogo limpido. A me piace.

    A.M.: Hai qualche novità allettante per il 2011? Ci potresti rivelare qualcosa?

    Francesca Candida: Sto pensando al mio prossimo libro… chissà…

    Vi lascio il link diretto ad una recensione del libro “In_comprensione”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/26/in_comprensione-di-francesca-candida-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni