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  • Le novità editoriali di giugno 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Giugno 2014

    “American Dream” di Simone Mazzola

    Se come il sottoscritto siete nati ad inizio degli anni ’70 è probabile che il primo colpo di fulmine con la pallacanestro NBA sia arrivato attraverso le mitiche partite della domenica mattina in programma su Italia 1.

    Tra aneddoti esilaranti e “Mamma butta la pasta”, l’allora coach Dan Peterson impazzava al commento raccontando le gesta dei fenomeni d’oltreoceano. Ricordo ancora lo stupore quando per la prima volta vidi Larry Bird: “Ma come? Il mitico numero 33 dei Celtics di cui tutti parlano è quel signore bianco con baffetti e fisico da ragioniere? Dai su non scherziamo”.

    A non scherzare in realtà era lui, che con la palla ci sapeva fare alla grande. Con Magic, Jabbar, Erving, Isiah, Michael e tutti gli altri, mi catapultò in un mondo nel quale tutt’oggi sono intrappolato. Mai potevo immaginare che un giorno dietro a quel microfono ci sarei stato anche io.

    “Cercami in una poesia” di Maria Elena Minciullo

    …Briciole di versi del “non è tutto, ma sempre una briciola di niente che si sgretola tra le mani e lascia il sapore aspro della sconfitta; poi nulla, solo il nulla.” Poesia che non fa sconti agli eroi del male, poesia che cade come humus nella terra per nutrire erbe e radici alberi e foglie, frutti di vita senza più male, senza amarezze e rimpianti.

    Poetessa per non morire, Poetessa per non soffrire con la certezza di un cammino compiuto nella dimensione del tutto: partirò anch’io per lidi lontani sicura di aver assolto il mio karma, sicura di aver sparso l’amore come petali di rose e acqua di fonte a dissetare anime malate, spargerò i semi delle mie rime per consolare occhi che non sanno piangere più, per ridare un sorriso a chi odia, a chi vuole scommettere ancora in una speranza di vita.

    “L’uomo che fuggiva per restare” di Emanuele Paceschi

    “Echi di febbraio” di Emanuele Paceschi, raffigura l’incessante cavalcata di un sentimento mai domo, spesso soffiato in un battito di ciglia o da labbra che si baciano in un sussulto melanconico, ad armeggiare senza tregua i moti dell’anima, accompagnati ad ogni passo, ad ogni pensiero, ad ogni sospiro, da paesaggi incantevoli … non a caso intinti dal nostro autore, in un panorama glaciale sposo della nostalgia. Altre volte associati al risuscito virtuale di un amore, altre ancora nella speranza che un raggio di sole schizzi il suo miracolo per riportarsi fino al cuore e scuoterlo, invitarlo a reagire, anche se la sensazione è che l’autore non se ne voglia affatto liberare, e che si trovi a suo agio tra angoscia, inquietudine, speranza e sogno. E non c’è mai banalità, sufficienza, nella narrazione di un viaggio di sensazioni che pulsano dal profondo, per poi ricongiungersi ad una realtà mai scontata quando è il quadrante del proprio ego a sillabare, quando Emanuele veste “rami senza alberi” di quell’anelito divino macchiato dal ricordo struggente, ma offuscato dalle nebbie di cieli tersi, nella consapevolezza di non essere più protetto dal grembo materno.

    “Manuale per non cadere dalle nuvole” di Francesca Mugelli

    “Appena cinque secondi prima della tragedia, ossia molto poco tempo prima di inciampare e cadere giù dal cielo come una pera cotta, Rischio corre a perdifiato sul bordo della piscina nel prato nuvola. Già, perché i draghetti azzurri è lì che abitano. Se ne stanno tutto il giorno sulle nuvole, sulle nuvole mangiano, sulle nuvole dormono e sulle nuvole vanno anche a scuola. Su ognuna si trova una casa. Quella di Rischio è gialla e celeste, un tetto nuvola, tantissime finestre e mille tigli in fiore in giardino. ….”

    “Memories” di Enzo Quaranta

    Io non sono un poeta… Capisco che introdurre una prima silloge affermando di non essere un poeta non sia molto coerente, ma è la verità. Tutto nasce per gioco, circa tre anni fa, quando Anna Maria, la donna della mia vita, trovando una mia poesia scritta a mano e lasciata sulla scrivania mi disse : “Bella, chi è l’autore?”. Le risposi che ero io e se da un lato rimase incredula, dall’altro mi spronò a continuare. Da ragazzo scoprii l’amore per la lettura, lo feci grazie alle mie professoresse di italiano, esigenti e severe, e grazie alla biblioteca comunale del mio paese, dove trascorrevo interi pomeriggi a studiare e leggere, in quel luogo silenzioso e surreale, pieno di libri colmi di polvere che desideravano essere sfogliati. Ho sempre continuato a coltivare questa passione se pur a momenti alterni, ma certo provare a scrivere è un’altra cosa, a maggior ragione a scrivere poesie. Tra l’altro, i miei studi economico-aziendali e la mia attività professionale di verificatore fiscale, hanno molto poco a che fare con la poesia! Comunque ho continuato a scrivere, per caso, quando capitava, quando venivo colto da “ispirazione”, senza tempi e temi certi. Ogni tanto leggevo qualche mia composizione ad Anna Maria che, con estrema oggettività, mi diceva se Enzo Quaranta Memories 8 trasmetteva sentimento o no.

    “Nel cuore della poesia” di Paolo Papagni

    “Nel cuore della poesia” il titolo della silloge di Paolo Papagni già suscita curiosità, banalmente si sarebbe pensato di scrivere: nel cuore “la” poesia, mentre l’autore sceglie l’articolo “della” come forma d immersione personale nella poesia; cosi diviene moto di vita dell’autore, essenza della vita del poeta Paolo Papagni che nonostante la definizione “poeta” gli calzi a pennello ama definirsi “scribacchino del cuore.” Le liriche presenti in questa sua raccolta sono dominate dall’esperienza del poeta, dai ricordi di un vissuto intenso, dai panorami sentimentali affacciati dalle finestre di quei giorni lontani dove l’Italia e le sue genti vivevano assai differentemente dall’oggi, alle soglie dell’adesso dove virtù e vizzi sono sempre più calzanti. La sensibilità dei versi non è però caratterizzata da scansioni ritmiche ma da un verso libero, sincero e concreto quello di un autore che scrive per ricordarci un qualcosa non per stupirci.

    La silloge parla l’intero esistere di Paolo Papagni nell’umiltà della sua persona ma nella grandezza delle sue poesie, frammenti preziosi i suoi versi come fossero confessioni scritte per lasciare al lettore una parte essenziale delle sue conoscenze.

    “Tradotta Giustizia” di Mauro Salvi

    Un viaggio, un qualcosa di banale. Si parte da un punto A per raggiungere un punto B. Semplice. All’apparenza… In realtà lungo il tragitto molte cose possono cambiare, molte fermate intermedie potrebbero scombussolare l’ordine delle cose. Gente che sale, anime che abbandonano il convoglio per andare incontro al loro destino… In tutto questo un ruolo fondamentale l’avrà Pinuccio, il “topo della Tradotta di lusso”, il dispensatore di generi di conforto, colui che allevia la noia dei passeggeri con le sue bevande prelibate e le stuzzicherie che non saziano ma deliziano persino lo stomaco più esigente. I clienti di Pinuccio? Avvocati, magistrati… Tutte persone rispettabilissime, se le giudichiamo dai completi firmati e dai gingilli luminosi che portano ai polsi o al collo… Se scrutassimo la loro anima, forse cambieremmo idea… Come passare il tempo durante il viaggio? Semplice, facendo una bella partita a carte! Chiaramente non a rubamazzo, anche se la posta in gioco, da rubare o vincere con l’inganno, sarà decisamente elevata. La vita, ecco quale sarà il fulcro della partita. Di chi? La vita dei loro clienti, persone accusate di crimini, innocenza da provare o magari già provata. Ma, si sa, tutto può cambiare.

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’e-mail ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia ad: [email protected]

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  • Intervista di Alessia Mocci a Rita Stanzione ed al suo Spazio del sognare liquido

    “[…] Non esisto/ non esisti/ non distinguo più i corpi,/ cremosi impasti/ in sproloqui di spasimi.// Lingue sospinte/ vene incollate/ avvolgono le emozioni/ di umori selvatici. […]” – “Il Grido”

    L’inesistenza dell’Io che avvolge emozioni antiche, un istinto selvaggio che unisce due corpi in un unico umore, suono e grido. Una poetica struggente e melanconica.

    Spazio del sognare liquido” è una silloge poetica edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Heroides”. L’autrice Rita Stanzione celebra l’elemento di vita, l’acqua, e la dimensione onirica, considerando la relazione di creazione che interviene nella mente, immaginata come fiume che scorrendo genera la fantasia.

    La stessa acqua come fonte di vita, è vista fonte d’amore ed eros, la silloge rappresenta un circolo di desideri di completamento fisico e mentale.

    Rita Stanzione è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica. Buona lettura!

    A.M.: “Spazio del sognare liquido”, un titolo che affascina perché spiazzante e non di semplice interpretazione. Che cosa simboleggia il sogno liquido?

    Rita Stanzione: L’acqua è elemento che scorre, è la nostra prima compagna nell’abitacolo materno e fonte di ogni vita; e tutte le sostanze per poterci nutrire hanno bisogno di sciogliersi nell’acqua. Una mia breve poesia scritta di recente chiudeva con questi versi “fiammelle d’amore sui ghiacciai: “è d’acqua/ la vita”.
    Il titolo del libro, che coincide con il titolo di una delle poesie della raccolta, è dato dal fluido che attraversa la mente e “bagna” l’immaginazione, rendendola un divenire creativo. Ecco, vedo come un fiume la fantasia e quindi il sogno-visione che trascina anche il corpo e le sue peculiarità che sono la risultante di percezione e materia insieme. La poesia “Spazio del sognare liquido” è un percorso di ricerca dell’altro in uno spazio di ricordo fluente (un momento in cui con la fantasia il compagno viene posto lì accanto e raccoglie –inconsapevolmente – le sensazioni della donna) e lei stessa è come acqua, scivola nella notte senza una forma.

    A.M.: L’amore e l’eros è una grande tematica della tua silloge. Il tuo scrivere prende ispirazione dalla tua vita reale oppure è pura fantasia?

    Rita Stanzione: Credo che ci sia sempre una parte di sé in ciò che si scrive; a volte traggo i contenuti da miei vissuti, altre volte uso dei filtri personali per raccontare non di me, ma dell’uomo e della donna (amanti e amori, conflitto o idillio, attrazione, inganno, fatalità) in un ricorrente bisogno l’uno dell’altra, vuoi per il desiderio di completarsi, vuoi per vincere la solitudine verso la quale infine veniamo proiettati.

    A.M.: Nella poesia “Addomesticami” palesi un’invocazione amorosa di grande emozione, infatti, l’Io poetico richiede di essere addomesticato. Come senti oggi questi tuoi versi?

    Rita Stanzione: L’invito “addomesticami “, adesso come quando ho scritto questa poesia, deriva da una necessità di appartenenza, per il timore di vagare nella vita come monade o metà non appaiata. Si tratta di un’appartenenza che nulla ha a che vedere con il possesso (quest’ultimo ha una valenza solo come momento di gioco amoroso!), ma è riconoscersi in un contenitore di emozioni adatto al proprio essere, quale può essere l’unione completa con altra persona.

    A.M.: Se ti dico: “E bruciano le nostre membra/ in vorticose scintille/ mai sedate.”, tu rispondi con?

    Rita Stanzione: Rispondo che amare dovrebbe essere una fiamma che mai si spegne. Può piegarsi, affievolirsi, ma quando finiscono le scintille finisce la passione. “Una notte di me e di te” è un episodio: se ha forza, si ripete ancora e ancora.

    A.M.: Qual è la tua formazione letteraria?

    Rita Stanzione: Sono stata trascinata da Gabriel Garcia Marquez: Cent’anni di solitudine è un capolavoro di bellezza che solleva dalla realtà e fa capire che un libro a volte è meglio di un viaggio. Leggevo con avidità Italo Calvino; amavo Nadine Gordimer, Elsa Morante e Marguerite Duras; ero incollata all’inquietudine di Kafka, affascinata da Dostoevskij, sofferente in Tolstoj, incantata da Tolkien. Tra i poeti che prediligevo, mi vengono in mente la Merini, Neruda, Prevért, Baudelaire. Col tempo ho conosciuto meglio e tanto apprezzato altri grandi. Per citarne alcuni: Emily Dickinson, Nazim Hikmet, Ghiannis Ritsos, Ada Negri, Sylvia Plath, Wislawa Szymborska, Marguerite Yourcenar e anche poetesse arabe contemporanee, la cui poesia è raffinatezza e coraggio. Ma l’elenco delle letture continuerebbe ed è sempre in evoluzione.

    A.M.: “Spazio del sognare liquido” è una silloge edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Hai pubblicato altre raccolte poetiche da allora?

    Rita Stanzione: Ho all’attivo altre raccolte di poesie oltre a “Spazio del sognare liquido”, ottenute come risultato di concorsi letterari a cui ho partecipato. Dello stesso anno, il 2012 “L’inchiostro è un fermento di macchie in cerca d’asilo” Libreria Editrice Urso; successivamente “Versi ri-versi” di Carta e Penna editore (novembre 2012), “Per non sentire freddo” ebook di Gds Diffusione Autori (dicembre 2012), “È a chiazze la mia bella stagione” di Libreria Editrice Urso (marzo 2013).

    A.M.: Hai qualche novità che vuoi svelare in anteprima ai nostri lettori?

    Rita Stanzione: Progetti particolari attualmente non ne ho, ma continuo sempre a scrivere -mi piace anche comporre haiku e aforismi- e partecipo a premi letterari, con i quali mi metto alla prova ( è la dimensione di ciò che altri leggono nei miei versi e anche un’ulteriore motivazione per proseguire in questa attività che mi prende molto). Sono stata più volte premiata con buoni riconoscimenti. Ne ricordo alcuni:

    1° posto poesia a tema libero al Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa. L’integrazione culturale per un mondo migliore”, 2011, del Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura in Milano.

    1° posto poesia al Premio “Lo sguardo di Eros” ed.2012

    1° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2013 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia a tema al Premio poesia Sacravita 2010-2011 Firenze

    2° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2011 La Guglia- Agugliano

    Tra i sei finalisti poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2014 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia inedita a tema libero al Concorso Adriano Zunino 2011

    2° posto silloge poesie inedite alla selezione editoriale “Carta e penna” 2012

    2° posto raccolta poesie inedite al Premio internazionale di Poesia e Narrativa “Giovanni Descalzo”

    città di Sestri Levante Edizione 2012

    2° posto al Concorso Nazionale di Poesia “Premio Istrana 2013” XV edizione, sezione Lingua Italiana

    3° posto poesia al Premio Letterario “Spiragli di Poesia” 2012

    3° posto poesia al III Concorso Nazionale “Fame di parole” della S.I.P.S.e.C.

    3° posto al Premio Nazionale di teatro, narrativa e poesia “Citta’ di Mesagne” XI Edizione – Anno 2013 sezione Poesia

    3° posto al Premio Saffo 2013 – II Edizione Per la sezione Gabriele d’Annunzio (Poesia erotica)
    Una mia poesia è stata fra le 6 scelte del concorso di Scripta Volant “San Valenzine 2012”

    Varie volte ho aderito a raccolte di poesie di Autori Vari, perché la poesia va diffusa, sono in pochi a leggerla davvero.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Rita Stanzione: Non hai niente, se di quel niente la bellezza ti sfugge Rita Stanzione

    A.M.: Rita, ti ringrazio anche a nome di tutti i lettori per queste risposte rivelatrici. Aspetto con piacere la tua nuova pubblicazione e ti auguro di amare in questo modo profondo ad aeternum.

    Written by Alessia Mocci

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  • Intervista a Luisa Ronconi per la seconda ristampa de Le Favole della Sera

    In un giardino pieno di fiori e di piante viveva una colonia di lumache. Erano tante, tutte portavano la loro casina sulla schiena e si davano da fare per procurarsi il cibo e per vivere comodamente. Erano sempre allegre, stavano all’ombra di grandi foglie sempreverdi e si riparavano dalla pioggia sotto vasi di coccio rotti, lasciati vicino alla recinzione del giardino.

    Lumachine che vivono in perfetta armonia e che non sospettano che da lì a poco una catastrofe cambierà le loro vite ed il loro modo di veder l’amicizia. “La lumachina senza casa” è una favola moderna che sottolinea il bisogno di accettare il diverso.

    Le Favole della Sera” edite in prima stampa nel giugno del 2013 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana Fairie, vedono la seconda ristampa in meno di un anno dalla pubblicazione e più precisamente nell’aprile 2014.

    L’autrice Luisa Ronconi è riuscita in breve tempo ad emozionare tanti lettori adulti e bambini; inoltre è stata molto gentile nel rispondere ad alcune domande sulla sua raccolta “Le favole della sera”. Buona lettura!

    A.M.: Innanzitutto complimenti Luisa per questo tuo importante traguardo. Una seconda ristampa, oggigiorno, per un’autrice emergente non è da tutti. Come spieghi questo successo?

    Luisa Ronconi: Il modo per comunicare con i più piccoli è la favola, che permette agli adulti di condividere il mondo dei bambini e di capire il loro modo di pensare, che si basa sempre e comunque sui principi universali. Infatti la strega cattiva viene sconfitta e le fatine aiutano a debellare il male. Ho pensato che le favole di quando eravamo bambini sono datate, perciò ci vogliono nuovi argomenti per comunicare con le giovani generazioni. Ho cercato di modernizzare il mondo delle favole, per comunicare nuovi messaggi più attuali, ma che trasmettano gli stessi principi.

    A.M.: Quand’è nata la tua passione per la favolistica?

    Luisa Ronconi: Quando ero piccola la sera mio padre, mia madre e mia zia mi leggevano le favole ed era un dialogo aperto ed importante. I bambini sono la parte migliore della società ed é un dovere per me tenere vivo questo dialogo, che certo migliorerà loro, ma migliorerà anche noi. Mio padre mi leggeva il Giornalino di Gianburrasca e rideva delle disavventure del protagonista. Al contrario, io provavo pena per quel bambino che non ne faceva una giusta. Mia madre mi leggeva Pinocchio e questo racconto mi faceva capire tante cose, perché ancora adesso lo giudico la più bella favola del mondo. Mia zia mi leggeva Peter Pan e le favole di Andersen, che mi commuovevano fino alle lacrime. Quando mi lesse l’episodio in cui Peter non poté rientrare in casa sua perché i genitori avevano chiuso la finestra ed accudivano un altro bambino, i miei non riuscivano a farmi smettere di piangere per la sorte del piccolo Peter.

    A.M.: “Le Favole della Sera” vedono come protagonisti animali ed esseri umani nella loro ricerca del bene comune. Hai avuto qualche fonte di ispirazione per la caratterizzazione dei personaggi?

    Luisa Ronconi: Le mie favole trattano della natura, degli animali e dei bambini, perché vorrei trasmettere ai più piccini la gioia che si prova quando si condivide il percorso della vita con passione. Da piccolina guardavo negli occhi la cagna di mio nonno e ci leggevo una tenerezza infinita, un amore non espresso a parole che arrivava fino al mio cuore.

    A.M.: Nella favola “La lumachina senza casa” si racconta di una lumaca che per un incidente in giardino perde il guscio, la sua casa. Quant’è importante nella società l’accettazione del diverso?

    Luisa Ronconi: Non è corretto pensare che le favole siano un genere letterario minore, al contrario sono l’espressione della volontà degli adulti di comunicare con i bambini e di trasmettere loro dei valori imprescindibili, che non capirebbero altrimenti. La mia è stata una scelta di campo importante che vuole prendere posizione contro una società che giudica improduttivi i bambini e gli anziani e, quindi, non meritevoli di attenzione. La storia della Lumachina senza casa vuole indurre i bambini ad accettare il diverso ed amarlo comunque. La storia della Paura del buio, è nata da una domanda che mi ha fatto mio nipote : “hai paula dei mostli, nonna “. La favola dei topini é puramente narrativa e vuole dare una spiegazione fantastica ad un fenomeno fisico.

    A.M.: Qual è la favola che senti un po’ speciale rispetto alle altre?

    Luisa Ronconi: Cito la favola di Gianni Rodari Il Semaforo blu, tratto da Favole al telefono.
    Il Semaforo di Piazza Duomo a Milano ad un tratto è diventato blu e nessuno ha capito il perché. Lui voleva dare il segnale di via libera verso il cielo. Questa favola mi ha dato un’emozione grande, ha fatto nascere in me un sentimento che vorrei suscitare con le mie favole, il sentimento di completa fiducia nella natura, negli animali e nelle cose. Da soli gli esseri umani non ce la fanno a capire il soprannaturale, direi il divino.

    A.M.: Ti consideri una fervente lettrice?

    Luisa Ronconi: Sono una lettrice accanita ed ogni circostanza della mia vita è stata sottolineata dal libro che stavo leggendo in quel momento. Quando ero all’Ospedale per partorire mia figlia, mi hanno fatto compagnia Le piccole virtù di Natalia Ginzburg e mi sono commossa al ricordo di Cesare Pavese, l’amico lasciato solo. Durante un viaggio in Gallura, stavo leggendo Un uomo di Oriana Fallaci. Ho lasciato il libro in giardino una notte e il cane del padrone di casa l’ha distrutto. Ero tanto presa dal libro che non ho dato pace a mio marito fino a che non è andato ad Olbia a comprarlo.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Luisa Ronconi: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli” – Matteo 18, 1 – 5

    Written by Alessia Mocci

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  • Le novità editoriali di maggio 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Maggio 2014

    La cenere del tempo” di Giovanna Fracassi

    Le liriche, grazie ad uno stile devoto alla brevitàs, sono da intendersi come brividi d’emozioni nei quali l’Io sibila verità che a voce alta non riuscirebbe mai a pronunciare. Come una foglia d’autunno, l’autrice è in un limbo, ha la consapevolezza che cadrà ma non sa quando il soffio del vento inaugurerà il suo nuovo viaggio.

    È una solitudine apparsa sin dalla nascita della foglia, l’energia creatrice aveva nascosto nella sua essenza un malinconico agitarsi di passioni e follie, nonché rimembranze di amori mai vissuti e di pulsazioni che non si incontrano nella vita reale.

    Destini in versi” di Nadezhda Georgieva Slavova

    Scorre, in questa silloge poetica, la problematicità del senso e delle dinamiche della vita con la quale ciascun individuo si scontra: da un piano più riflessivo e conoscitivo, legato perlopiù alle oscurità, agli interrogativi, alle paure, alle sofferenze, al dolore, in cui il pensiero si agita e si lacera, si transita a quello più descrittivo-denotativo in cui il soggetto viene colto nel suo rapporto con ciò che lo circonda e con ciò che gli accade nella quotidianità. Da un lato il rapporto con sé e gli altri, dall’altro con gli eventi ed i luoghi. Il primo ambito poggia su un lessico fortemente connotativo entro il quale le scelte poetiche, talvolta, sconfinano nel simbolismo del verso ermetico; inoltre la lingua ha una ricchezza dinamica in virtù dell’analogia che stabilisce una somiglianza a livello concettuale oppure perché le metafore hanno un forte potere comunicativo ed evocativo, essendo i termini che la compongono talora lontani nel campo semantico.

    L’orsacchiotto macchiato di sangue” di Raffaele Balsano

    “… Notai da un lato la sua gioia per l’acquisto in contrasto all’indifferenza della cassiera di turno.

    Non volle che venissi messo nel sacchetto, anche se elegante e riportante la scritta del negozio, ma preferì avere subito un primo affettuoso contatto con me.

    Fece togliere la targhetta riportante il prezzo e mi portò via da lì.

    Non mi sembrava vero, era come se stessi vivendo un bellissimo sogno e non avrei mai voluto svegliarmi.”

    Harmony Haiku” di Mark Drusco

    “Armony Haiku” è la nuova corrente musicale creata da Mark Drusco e nata dalla sua enorme passione per la poesia Haiku e per la sperimentazione musicale. Una sperimentazione che va oltre il confine sovrasensibile per insinuare altre possibilità di espressione che hanno il compito di emanare Bellezza.

    Brevissime storie che si susseguono e che mirano alla completezza armoniosa di melodia e significato. Il compositore e musicista Mark Drusco non ha posto limiti alla sua immaginazione ed il risultato è una piacevole scalata all’emanazione delle energie della Natura.

    Nella piccola pubblicazione inclusa nella confezione del cd viene trattato in un breve saggio il movimento musicale Harmony Haiku.

    Memories” di Enzo Quaranta

    Io non sono un poeta… Capisco che introdurre una prima silloge affermando di non essere un poeta non sia molto coerente, ma è la verità. Tutto nasce per gioco, circa tre anni fa, quando Anna Maria, la donna della mia vita, trovando una mia poesia scritta a mano e lasciata sulla scrivania mi disse : “Bella, chi è l’autore?”. Le risposi che ero io e se da un lato rimase incredula, dall’altro mi spronò a continuare. Da ragazzo scoprii l’amore per la lettura, lo feci grazie alle mie professoresse di italiano, esigenti e severe, e grazie alla biblioteca comunale del mio paese, dove trascorrevo interi pomeriggi a studiare e leggere, in quel luogo silenzioso e surreale, pieno di libri colmi di polvere che desideravano essere sfogliati. Ho sempre continuato a coltivare questa passione se pur a momenti alterni, ma certo provare a scrivere è un’altra cosa, a maggior ragione a scrivere poesie.

    Il sole nascosto” di Sebastiano Girlando

    Nella raccolta, si avvicenderanno tematiche differenti, tutte però legate al senso della vita, alla sua eterna bellezza. Riportandone anche le fasi più dolorose dell’umano vivere, ma trovando sempre un appiglio in quel “Sorriso” custodito in fondo al cuore di ognuno di noi. Versi semplici, spontanei, dal sapore antico delle cose buone.

    Pagine di verità e speranza, dove l’autore nella sua saggezza ci condurrà nel suo mondo interiore, descrivendone il volto dell’ amore, della gioia per la vita, della consapevolezza nella morte, ma soprattutto la sua grande fede, e non per ultimo la sua brillante e malinconica ironia che trapelerà nei suoi pezzi in vernacolo, dove tradizione e cuore si uniranno ancora una volta per regalarci emozioni autentiche, donate da questo Poeta della gente… per la gente.

    Sissi la Barboncina” di Donata Di Girolamo

    Sissi, sporca affamata, denutrita con tre cuccioli da proteggere. Sissi, eroina che si adegua alla strada, ai randagi di ogni specie e che riesce a fare breccia anche nel cuore di Serafino, il cane più “cattivo” dell’ isola di Sant’ Agostino, per alla fine diventarne amica e salvatrice. Sissi che riesce a commuovere una intera comunità anche quelli che l’avevano abbandonata per strada.

    Sissi che diventa esempio per tutti.

    La vicenda è naturalmente molto fantasiosa, è una storia per ragazzi che dovrebbero leggere gli adulti.

    L’amicizia, la solidarietà, il perdono e l’appoggio per chi sta male dovrebbero essere credo per tutti noi.

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    http://oubliettemagazine.com/2014/05/30/le-novita-editoriali-di-maggio-2014-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci a Giovanna Fracassi per la sua nuova silloge La cenere del tempo

    Che t’inquieta/ anima mia,/ che vai/ febbricitante/ di astro in astro.// Che ti affanna/ anima mia,/ che incauta/ t’aggiri/ di selva in selva/ e penetri/ di ombra in ombra.// Che ti flagella/ anima mia,/ che ti esponi/ ai venti/ di tormenta/ e t’avventuri/ fra i flutti/ tumultuosi.// […]” – “Anima mia”

    La prima poesia che incontriamo nella silloge “La cenere del tempo” è “Anima mia”, un’invocazione dell’Io poetico alla propria anima per esortarla a seguire la sua narrazione durante il lungo percorso che si è in procinto di compiere.

    La cenere del tempo” è l’ultima pubblicazione di Giovanna Fracassi, edita nell’aprile 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana Trasfigurazioni. Una silloge che continua le tematiche care all’autrice come la solitudine, la malinconia, il dolore, la separazione, la nostalgia.

    Tematiche che ritroviamo per l’appunto anche nelle due precedenti pubblicazioni di Giovanna: “Arabesques” ed “Opalescenze”. Un Io in eterna ricerca del proprio animo e della comprensione dei propri stadi umorali.

    Giovanna Fracassi è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua nuova silloge. Buona lettura!

    A.M.: “Arabesques”, “Opalescenze” ed ora “La cenere del tempo”. Senti un cambiamento nella tua poetica?

    Giovanna Fracassi: Da quando, dopo un lungo periodo, ho ricominciato, scrivere, per me, è diventata un’esigenza quasi quotidiana. A volte i pensieri che urgono per aver voce sono come un fiume in piena. È pertanto naturale che la mia poetica sia in continua evoluzione. I temi di fondo a me cari sono sostanzialmente i medesimi ma vi è una continua ricerca di approfondimento e di nuove forme espressive. I temi ricorrenti nelle mie poesie sono l’assenza, la nostalgia, la malinconia, il ricordo e lo smarrimento, talvolta la rabbia, Essi sono tutti correlati e costituiscono i riflessi tangibili di quella che è la mia filosofia. La cifra ultima rimane comunque il dolore: il dolore visto non sempre e non solo in modo negativo ma come possibilità dell’esistenza stessa. Nulla può crearsi se non utilizzando ciò che è già distrutto o comunque con un atto di dolore, di separazione (come avviene per esempio nella nascita). Dal dolore e con il dolore si creano nuova vita, nuove esperienze, nuove emozioni, nuove realtà. Al dolore sono connessi la nostalgia per ciò che è passato, per i volti che il tempo si è portato via , la malinconia con tutto il suo struggimento per ciò che più non è né più potrà essere e del quale si sente la mancanza. Ed è l’assenza che permea di sé il dolore; assenza intesa non solo di qualcuno o di qualcosa ma soprattutto di quell’io che è in continua trasformazione, è cangiante e mutevole al punto tale da creare sgomento, inquietudine, ricerca di quel nucleo profondo non solo di se stessi ma della nostra vicenda sulla terra. Infine lo smarrimento, la vertigine di sgomento che si provano di fronte alla consapevolezza dell’ ineludibilità del proprio trascolorare in un tempo delimitato e il senso di rabbia impotente per tutte le esperienze, le emozioni, le occasioni che non si potranno vivere, cogliere. Ecco allora che una vita non basta, ecco allora il grido disperato e la strenua difesa di una speranza: che tempo e spazio siano dimensioni inconsistenti che si possa e si debba giocarsi ancora e ancora. In tempi e spazi che non si rammentano e non si conoscono ma che esistono e che consentono anche di ritrovare, di intercettare quelle anime, quegli spiriti che tanto si amano. Da questo scaturisce il sentimento della solitudine, la solitudine esistenziale, connaturata alla stessa vita, solitudine che si apre all’empatia verso l’altro vissuto come temporaneo compagno di viaggio, per un breve o lungo tratto della propria storia e al quale si può donare la propria partecipazione e dal quale si può ricevere altrettanto ben sapendo però l’estrema provvisorietà di ogni incontro, di ogni rapporto. Per concludere, dolore nella sua accezione più ampia per me coincide, in massima parte , con l’idea del nulla. Quel nulla dal quale proveniamo e al quale torniamo (e qui naturalmente esulo da qualsiasi discorso religioso), un nulla però che ha in sé le infinite possibilità dell’esistenza, delle esperienze di vita, degli incontri, delle emozioni e dei sentimenti. Un nulla che ci circonda e ci rende portatori di significato e di fronte al quale proviamo un forte senso di smarrimento: perché sapere di potersi giocare la propria vita è una consapevolezza che sa, essa pure, di vertigine. Il nostro viaggio è un camminare sul precipizio del nulla, ma finché ci siamo noi, non c’è il nulla ma il significato. Ancora v’è dolore nel ricordare non solo persone a noi care che si sono allontanate o che non ci sono più ma anche nel pensare a quel nostro tempo vissuto nei luoghi dell’infanzia: malinconia, struggimento, nostalgia per un giardino, per una casa, o una stanza, ma anche per le voci, i volti, le attività, i giochi. Ovvero per quella parte di noi che non c’è più, s’è allontanata in quel nulla, in quel tempo che non può più ritornare; per quel noi stessi che non siamo più. Il cerchio così si chiude: è con il dolore che emergo dal nulla, è il dolore che accompagna ogni fase della vita, è con il dolore che al nulla ritorno. Nelle mie poesie vi sono parole che tornano spesso: tempo, spazio, assenza, anima. Anima perché tutto: pensieri, riflessioni, emozioni, sentimenti; si genera e vive in questo concetto di cui mi servo per indicare la mia interiorità, quel “luogo” appunto dove il tempo non ha più significato e l’ieri, l’oggi e il domani sono categorie superate nella speranza che tutto possa ritornare che niente sia davvero perso per sempre e che di ciascuno di noi rimanga sempre qualcosa.

    A.M.: La copertina della tua nuova silloge è una tua fotografia, ci racconti qualcosa su quella casa innevata che domina il paesaggio?

    Giovanna Fracassi: Ho scattato la foto della copertina parecchi anni fa: si tratta della mia casa natale. Non vi abito più da molto tempo ma vi ho trascorso gran parte della mia vita e tutti gli avvenimenti importanti della mia esistenza sono stati vissuti in quelle stanze. Molte delle mie poesie hanno come sfondo e riferimento proprio questa casa e il grande giardino dove sono cresciuta. Il breve componimento, posto in apertura della silloge, “Dimora” è riferito ad essa.

    A.M.: Il concetto di tempo ha da sempre affascinato il versificare dei poeti, qual è il tuo rapporto con il tempo?

    Giovanna Fracassi: Il tempo è, per me, il respiro della vita. Senza questo concetto non potremmo collocare i ricordi, agire nel presente, proiettarci nel futuro. Esso ha una duplice valenza: quella soggettiva, il mio tempo, la mia storia; e quello oggettiva, la storia universale, il tempo condiviso, quello degli altri. Io scrivo del tempo soggettivo interpretato secondo la mia poetica e declinato alla luce delle mie esperienze.

    A.M.: Qual è il tuo rapporto con la notte?

    Giovanna Fracassi: Molti sono i momenti della giornata che mi affascinano: l’alba, il tramonto e la notte. Questa è cesura di un dì dall’altro, il momento sospeso in cui tutto è stato e tutto deve ancora essere. In questo senso è un mistero nel quale mi piace sprofondare per entrare in contatto con la mia parte più autentica, e ascoltare il sedimentarsi delle riflessioni e delle emozioni che durante il giorno, nelle attività frenetiche, faticano ad emergere. Nella notte i sensi si aprono e suoni, profumi, immagini portano l’infinito dentro di me ed il contatto con l’universo e l’eternità si fa più intimo e più intenso

    A.M.: Ci sono degli autori contemporanei che leggi e stimi? Ci consigli qualche nome?

    Giovanna Fracassi: Premetto: preferisco leggere autori classici. Tra i moderni apprezzo Salinas, Neruda, Quasimodo, Saba.

    A.M.: Tre raccolte poetiche pubblicate con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Che rapporto hai con l’editrice ed i suoi collaboratori?

    Giovanna Fracassi: Con la casa Editrice Rupe Mutevole e con i suoi collaboratori i rapporti sono ottimi, come dimostra il fatto che sono giunta ben alla terza pubblicazione singola più una partecipazione ad una antologia. In particolare apprezzo, oltre all’ indiscussa professionalità, la volontà di conoscere i propri autori e di mantenere una buona comunicazione improntata alla trasparenza, alla sincerità ed ad una collaborazione proficua. Si stabiliscono in questo modo rapporti di stima e di fiducia reciproci.

    A.M.: Nella lirica “Il vecchio” scrivi: “Gli occhi cerulei/ del vecchio/ si spalancano sorpresi/ increduli:/ che mai porterà il futuro?//[…]”, ed a fine intervista ti chiedo: che cosa ti aspetti da questa nuova pubblicazione?

    Giovanna Fracassi: Ho scritto questa lirica dopo aver ammirato, all’interno di una mostra d’arte, il ritratto di un uomo anziano. Gli occhi vivaci e lo sguardo intenso mi hanno fatto pensare alla curiosità ed al desiderio di conoscenza che possono essere presenti anche in chi sa che il tempo non gli basterà per soddisfarli. Ritorno al concetto del tempo. Infatti ho deciso di pubblicare, ogni qualvolta ho una silloge pronta, al più presto, proprio perché mi sento in gara con il trascorrere veloce della mia vita. Desidero, pertanto, che rimanga traccia del mio pensiero e che a qualcuno possa giungere la mia voce.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Giovanna Fracassi: Sono due le citazioni con le quali mi piace salutarvi. Entrambe sono per me significative perché in ciascuna riverbera qualche elemento del mio poetare.

    A cosa servono i versi se non a quella notte/ in cui un pugnale amaro ci esplora, a quel giorno,/ a quel crepuscolo, a quel cantuccio offeso/ dove il cuore stremato dell’uomo si prepara a morire?” – Pablo Neruda

    Se poetando io potessi penetrare nel mio petto, afferrare il mio pensiero e con le mani deporlo nel tuo, senz’altre aggiunte: allora, per confessare la verità, sarebbe esaudita tutta l’esigenza della mia anima.” – Heinrich von Kleist

    A.M.: Giovanna, spero vivamente che il tuo poetare abbia aperto le porte del pensiero, come suggerisce la citazione che hai scelto. Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

    Written by Alessia Mocci

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  • Intervista all’editrice Cristina Del Torchio: Rupe Mutevole Edizioni ed i suoi 10 anni di attività editoriale

    La casa editrice Rupe Mutevole Edizioni è nata nel gennaio 2004 grazie ad un’idea di Cristina Del Torchio, l’editrice. Sono dunque trascorsi ben dieci anni da quando l’editrice ha intrapreso la via delle le prime pubblicazioni.

    Dieci anni di incessante produzione letteraria e di notevole crescita esponenziale.

    In principio, Rupe Mutevole si dedica ai testi di Haria, autrice dalla profonda saggezza femminile, votata alla comprensione della Natura e delle sue Energie. I libri di Haria avranno un discreto successo e Rupe Mutevole inizia a spaziare con nuove collane e nuove proposte artistiche.

    Attualmente sono ben diciotto le collane editoriali attive, e sono così denominate: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    La casa editrice è stata sempre molto attenta alla letteratura ma anche alle altre forme artistiche per una sorta di comparazione armoniosa che contraddistingue il pensiero degli autori e dell’editrice. Troviamo, dunque, anche una selezione di interessanti film sperimentali e di melodie; recente la creazione di “Supernal Armony”, la collana che presenta la nuova corrente musicale Armony Haiku ad opera di Mark Drusco.

    Cristina Del Torchio è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune curiosità sulla casa editrice e sul suo immediato futuro. Buona lettura!

    A.M.: Rupe Mutevole Edizioni nasce nel 2004, da allora sono trascorsi dieci anni di importanti traguardi. Ci vuoi raccontare com’è nata l’idea di aprire una casa editrice?

    Cristina Del Torchio: Dieci anni di traguardi, sì. Eppure oggi mi sento come allora, con lo stesso entusiasmo, la stessa determinatezza, lo stesso impeto, lo stesso coraggio. Ce ne voleva molto di coraggio per fondare una casa editrice, dare libertà a una visione e renderla una realtà. Una mattina, appena dopo l’alba, passeggiavo lungo un sentiero fra i castagni. Alzai lo sguardo sulla splendida montagna che si erge solitaria fra il monte Penna e il Tomarlo e la vidi avvolta da una luce rosata. Mi fermai ad ammirarla, e in pochi minuti passò dal rosato all’arancione e poi al giallo, quando il sole fu più alto. Rupe Mutevole: ecco il nome che avrei dato alla mia casa editrice. Il lavoro editoriale non era nuovo per me: fra il 1998 e il 2000 fui l’editrice di The Literary Magazine, una rivista letteraria internazionale che per il suo taglio grafico e le scelte editoriali aveva avuto molti apprezzamenti in Italia e all’estero. Pubblicavo opere brevi di autori da ogni parte del mondo, con testo in lingua originale a fronte. Perciò conoscevo molto bene il mercato editoriale e le complesse attività correlate; con Rupe Mutevole non potevo che migliorare, così mi lanciai nell’impresa. Quasi subito conobbi Haria, una giovane donna che aveva scelto la Via della Bellezza in mezzo alla Natura. Si rivelò una straordinaria scrittrice, unica nel suo genere letterario-filosofico e in pochi anni Rupe Mutevole pubblicò dieci manoscritti di Haria. I suoi libri, che rivelavano un mondo magico ma accessibile e reale e un possibile stile di vita ‘oltre il confine’ di questa civiltà caotica, ebbero subito fortuna e le ottime vendite mi permisero di investire in altri progetti editoriali. Haria è rimasta fedele al suo cammino di consapevolezza e anche Rupe Mutevole è rimasta fedele al progetto originario di pubblicare letteratura ‘di confine’, benché in pochi anni il catalogo si sia arricchito di altre collane.

    A.M.: Le bellissime montagne di Bedonia, una location da mozzare il fiato. Pensi che l’estro creativo della casa editrice si sia sviluppato anche grazie allo stretto contatto con la Natura?

    Cristina Del Torchio: Naturalmente. Vivere in mezzo alla Natura non solo è un scelta di vita giusta, ma è anche una necessità professionale per me, perché la pace e la spinta creativa che si ottengono sono impagabili. E poi i ritmi molto serrati e la complessità del lavoro editoriale sono perfettamente sostenibili vivendo in un paesaggio naturale, libero dalla frenesia urbana.

    A.M.: Quante e quali sono oggi le collane editoriali presenti?

    Cristina Del Torchio: Il catalogo di Rupe Mutevole si è sempre più arricchito di nuove collane editoriali che vogliono dare voce a sensibilità artistiche e letterarie. Vorrei ricordare le prime nate, “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Poesia”, “Rivelazioni”, “Oltre il confine”, ma uno sguardo al nuovo con Scritti in scena per testi teatrali, Essenze per raccogliere in armonie antologiche letterarie l’essenzialità di una frase, di una fiaba o di un piccolo racconto con nuova grafica e carte colorate, con un’attenzione particolare ai nuovi formati editoriali, creati e studiati per far vivere la pubblicazione anche con pensieri del lettore per completare la lettura dei testi e rendere il libro unico e personale.

    A.M.: Un’originalità che si manifesta anche nelle scelta di produrre delle edizioni letterarie su stoffa. Che cosa sono le Fiabe Tessute?

    Cristina Del Torchio: Le fiabe tessute sono nate da una mia idea che era già da molto tempo nei miei progetti. Mi entusiasma il pensiero di associare le fiabe al tessuto usando materiali diversi e rendendoli armoniosi fra loro. Ho pubblicato alcune immagini delle prime fiabe nella pagina FaceBook Fairie, Il mondo del’incanto. Questa collana “Il sole ha rubato i colori alla coda del gallo” nasce come filastrocca breve e vuole introdurre la magia di un mondo, la magica sensazione di fili d’erba e nubi rosa.

    A.M.: Non solo libri, infatti, Rupe Mutevole ha mostrato grande interesse verso la musica. Quando nasce Supernal Armony e quali sono le sue caratteristiche principali?

    Cristina Del Torchio: “Supernal Armony”, nuova corrente musicale creata dal compositore Mark Drusco si è imposta per la sua intensità e portata innovativa ed è divenuta una Collana musicale di Rupe Mutevole Edizioni. Questa sinergia fra musica e letteratura si sta rivelando straordinaria, perché la musica di Mark Drusco sviluppa, fra l’altro, narrazioni che sono perfettamente in linea con la visione magica di Haria. Rupe Mutevole ha già pubblicato 2 cd (La Via dell’Ignoto/La Memoria dell’Ignoto e Cantico) che contengono musiche di Mark Drusco ed i testi di Haria in formato booklet. Siamo anche impegnati alla produzione di un nuovo film che è ancora in lavorazione, “Magical Trasmutation” tratto da “Castagni e Trasmutazioni” di Haria. L’interprete principale è l’attrice irlandese Patricia Murray. Le musiche saranno di Mark Drusco.

    A.M.: Ci troviamo di fronte ad anni di forti cambiamenti tecnologici che hanno mutato i rapporti fra editore, scrittore e lettore. Qual è il tuo rapporto con i social network e blog?

    Cristina del Torchio: Il mio Rapporto con i social network si è affinato in questi ultimi tempi e cerco di usare queste nuove tecnologie per completare il percorso artistico che per primo mi ha spinta a fondare Rupe Mutevole con tutte le sue linee e percorsi paralleli. La Bellezza di veder nascere un libro, con la scelta delle carte: pregiate o grezze, scegliendo trame e colori, deve passare anche per queste nuove tecnologie, per raggiungere il pubblico e farlo soffermare su una frase, una poesia creando sinergie, interesse e nuovi lettori.

    A.M.: Ci vuoi anticipare qualche novità per questo 2014?

    Cristina Del Torchio: Il 2014 è iniziato con nuovi sentieri, novità che mi regalano una rinnovata determinatezza. Mi ripromettevo di ampliare le collaborazioni con artisti che potessero dare una nuova visione. Ho incontrato Mara Khellini che collabora con noi come illustratrice per realizzare un volume che verrà presentato il prossimo ottobre alla Buchmesse di Francoforte. Desideravo far comprendere come le illustrazioni in un libro non dovessero essere una cornice ma una narrazione della storia, un mondo che si apre alla fantasia del lettore e con Mara penso proprio di aver trovato una collaborazione artistica di alto livello. Un altro progetto iniziato l’anno scorso ma che si è consolidato nei primi mesi di quest’anno è l’ampliamento della collana BookAudioMusic con la collaborazione dell’attore Mario Lucarelli, che interpreta poesie, fiabe e racconti con la professionalità che lo contraddistingue e una sensibilità non comune. Nascono così gli audiobook con la sua voce e la musica di Mark Drusco. Un’altra bella novità è la realizzazione di libri fotografici con la collaborazione di Emanuele dello Strologo, artista che interpreta il mondo nei suoi chiaroscuri, catturando con il suo obiettivo ombre e luci del mondo. Le sue immagini verranno accompagnate da interventi letterari di Smeralda Fagnani, già presente nel nostro catalogo con una raccolta poetica che sta ottenendo notevole apprezzamento di pubblico. Il volume fotografico verrà presentato in sedi prestigiose delle maggiori città. Nel 2014 ci saranno altre novità sia per la promozione autori che per nuovi spazi per presentazioni evento che potranno dare sempre più visibilità alle nostre pubblicazioni, siano libri, audiobook o nuove armonie editoriali.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Cristina Del Torchio: Per terminare trascrivo dei versi di Emily Dickinson, che mi ha sempre regalato forti emozioni

    Dietro questa mortale trama d’ossa

    un’altra vi s’intreccia ben più forte.

    Non potresti scalfirla, né colpirla con la scimitarra.

    Due corpi dunque abbiamo, se puoi legare l’uno,

    l’altro vola.”

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’email ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

    Written by Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/05/05/intervista-alleditrice-cristina-del-torchio-rupe-mutevole-edizioni-ed-i-suoi-10-anni-di-attivita-editoriale/

  • Intervista di Alessia Mocci a Luisa Ronconi ed alla sua raccolta di racconti Donne di ieri

    “Ho percorso settanta anni di storia delle donne, per sviluppare le mie riflessioni. Sono partita dalla lettera con cui il mio bisnonno autorizza mio nonno a corteggiare mia nonna, che è la ragazza ritratta in copertina.”

    Il percorso della donna attraverso il tempo, settant’anni di storia raccontata grazie ai ricordi d’infanzia ed alla mistificazione letteraria. Tredici racconti che iniziano con una fotografia e proseguono con storie di donne che non hanno vinto, donne che sono state alle regole sociali del tempo.

    Luisa Ronconi racconta fotografie, istantanee del 1950 di un’Italia che cercava di non pensare ai recenti anni della Seconda Guerra Mondiale, un’Italia che sta conoscendo il Mondo grazie alle innovazioni tecnologiche quali la radio e la televisione. Luisa Ronconi descrive il movimento femminile con personaggi inusuali, infatti per le sue protagoniste non c’è lieto fine, non c’è la rottura con il sistema sociale.

    Donne di ieri”, edito nell’aprile 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella Collana editoriale “Oltre il confine”, è l’emanazione delle riflessioni dell’autrice su tematiche importanti quali l’emancipazione della donna e la conservazione del suo essere femminile.

    “Alle femmine bastava la quinta elementare, in seguito la scuola media, ma poi erano avviate a diventare buone mogli, dovevano saper cucinare, ricamare, rammendare e tenere la casa in ordine. Le giovani coppie vivevano con i suoceri e la nuora doveva essere sottomessa e laboriosa, modesta e ubbidiente.” – “Aborto mancato”

    Luisa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua recente pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: “Donne di ieri”, un titolo significativo che rievoca subito la tematica presente nel libro. Come nasce l’idea di questa pubblicazione?

    Luisa Ronconi: Ho scritto questo libro per indurre le persone a riflettere, in un tempo di cambiamenti, di violenza e di sfacciata libertà, che non ha motivazioni profonde, ma mira all’interesse e al piacere. Sembra che l’attenzione verso gli altri sia limitata alla capacità di questi ultimi di arrecarci vantaggi e privilegi. Ho scelto il tema della condizione femminile, perché è quello che conosco meglio e che è di grande attualità. Ho percorso settanta anni di storia delle donne, per sviluppare le mie riflessioni. Sono partita dalla lettera con cui il mio bisnonno autorizza mio nonno a corteggiare mia nonna, che è la ragazza ritratta in copertina. Mi ha ispirato il modo in cui tiene l’ombrellino da sole dietro la schiena, quasi con aria di sfida. Sono passata poi alle storie dei partigiani, saltando le due guerre mondiali, che meriterebbero una trattazione a parte. Si consideri che mio nonno, un ragazzo del ’99, è partito per il fronte dopo essersi fidanzato, ma l’hanno rimandato a casa, con suo grande disappunto, perché sua madre era vedova e suo fratello aveva perso una gamba sull’Ortigara.

    È giusto che i giovani di oggi abbiano la consapevolezza della fatica, delle lacrime e dei sacrifici che le donne hanno fatto in settanta anni di storia. Purtroppo, questa società è troppo superficiale ed ha l’abitudine di non approfondire molti concetti e spesso ci si limita ad informarsi sugli avvenimenti passati senza fare un’analisi critica. Il mio vuole essere, in un certo senso, lo sguardo attento della situazione della donna, che man mano, lentamente, si è evoluta grazie alla cultura, alle proprie lotte che hanno permesso di raggiungere posizioni professionali remunerative e l’hanno resa, oggi, indipendente anche finanziariamente. Infatti le mie “Donne di Ieri” sono tutte perdenti e la riflessione su queste sconfitte rappresenta la prima spinta per l’emancipazione. Anche la conoscenza del proprio corpo ha aiutato la donna a gestire se stessa e la sua sessualità ed è risaputo che la conoscenza rende liberi e sicuri di sé. Sono certa che sia necessario riflettere sul passato, per poter meglio vivere il futuro con consapevolezza e fiducia.

    A.M.: La copertina della raccolta è molto particolare, ritrae una bellissima donna che ha lo sguardo sospeso nell’aria, quasi come se cercasse il sole di un inverno infinito. Ci sai dire qualcosa in più di questa fotografia?

    Luisa Ronconi: Come ho detto, mi ha colpito il modo in cui mia nonna tiene l’ombrellino dietro le spalle con aria di sfida. L’ho trovato un atteggiamento provocatorio e poco consono alle ragazze dell’epoca. Il suo sguardo è rivolto al futuro e la vedo felice. Ciò rappresenta l’ideale di quello che avrebbero dovuto essere le donne di allora. Nella realtà le cose andavano ben diversamente. Ho scelto questa copertina, perché gli occhi di mia nonna sembrano vedere le nostre vittorie di oggi e quegli occhi devono essere gli occhi di ogni donna.

    A.M.: 13 storie che vedono come protagoniste donne che hanno avuto una storia diversa dalla tua e dalla mia. Quale fra queste ha una percentuale di realtà?

    Luisa Ronconi: Diciamo che tutte le storie sono liberamente tratte da fatti di cronaca e dai racconti che le donne facevano tra loro nei salotti, nelle cucine, dalla sarta e dalla parrucchiera, senza curarsi delle orecchie indiscrete delle bambine, che giocavano vicino a loro fingendo indifferenza, ma che assimilavano tutto. Le donne di allora appartenenti alla cosiddetta borghesia non lavoravano ed avevano tempo libero, anche troppo, di qui le visite alle amiche e le chiacchiere. Andare dalla sarta, in particolare, significava trascorrere l’intero pomeriggio fra donne a fare pettegolezzi. Si pensi che c’erano le apprendiste, le stiratrici, le tagliatrici e non erano meno di dieci donne. Il ricordo è ancora vivo in me. Lì si distruggevano reputazioni, si combinavano matrimoni e si sparlava di tutto e di tutti.

    Certamente “ Partigiani” è una storia vera. Ne è testimone mio padre, che oggi ha più di novanta anni. Quando ero bambina erano storie di grande attualità, come le storie degli ebrei nei lager e ricordo uomini al cancello del mio giardino, di ritorno a piedi dai campi di prigionia, chiedere del cibo, che in casa mia non veniva ma negato. Anche le storie di Giannazz, che ho personalmente conosciuto, sono vere. Ho visto anche i pastori e ho mangiato la ricotta che producevano e mettevano in canestri di vimini. La storia “ Le Contadine non si siedono a tavola con gli uomini” è reale. La bambina che si sedeva vicina al padre avvocato e guardava stupita quelle donne sono io.

    A.M.: In “Le contadine non si siedono” racconti di donne che non potevano mangiare sedute al tavolo con gli uomini e con gli ospiti. Realtà o finzione letteraria?

    Luisa Ronconi: Come ho detto è una storia vera. Nel mondo contadino, in Romagna come dovunque credo, le donne avevano un ruolo di secondo piano, erano sottomesse agli uomini e non pensavano di ribellarsi: erano rassegnate. Questa situazione, a mio parere, non è stata sufficientemente analizzata. Le Classi Sociali esistevano ed anche all’interno delle stesse classi, dalla più elevata alla classe contadina, le donne dovevano sempre e comunque essere sottomesse.

    A.M.: La donna oggi. Com’è cambiata la relazione con la società e con le opportunità rispetto agli anni che descrivi nella tua pubblicazione?

    Luisa Ronconi: La donna di oggi è più consapevole, più colta, indipendente finanziariamente, padrona del proprio corpo e capace di programmare i figli che vuole far nascere. Tuttavia, non tutte le donne oggi riescono a farsi aiutare alla pari, nella famiglia, dai loro compagni, che cercano ancora di mantenere alcuni privilegi che avevano i maschi una volta. Le antiche abitudine sono dure a morire. A volte, però, si cade nell’eccesso opposto. Non è necessario cancellare la propria femminilità per affermare l’indipendenza e la parità, scimmiottando gli atteggiamenti degli uomini, come si rileva in molte donne in carriera.

    A.M.: Hai delle autrici guida che ti hanno accompagnano nella lettura e nell’immaginazione?

    Luisa Ronconi: Il mio pensiero va ad Oriana Fallaci, Dacia Maraini, Armanda Guiducci, Franca Rame, Elsa Morante, Anna Banti e Maria Bellonci. Queste autrici, così fortemente consapevoli della loro femminilità, mi hanno insegnato la forza e la costanza nell’intraprendere la via della consapevolezza di sé. Le loro donne sono combattive, vanno controcorrente, perseguono la verità, e l’affermazione della propria identità ad ogni costo. Non negano i sentimenti e soffrono per amore, senza rinunciare alla lotta.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Luisa Ronconi: Penso che le donne scrivano in maniera chiara e che non rifuggano dai sentimenti, che sappiano descrivere in maniera precisa e sincera i moti dell’anima. In una parola, spesso preferisco le autrici agli autori, perché suscitano in me maggiori emozioni e leggo molti libri di autori italiani. In realtà leggo molto e di tutto. Ho appena finito di leggere Chiara di Assisi di Dacia Maraini. Mi ha entusiasmato il punto di vista dell’autrice; Santa Chiara è una disubbidiente, una ribelle e afferma fortemente la sua volontà nel perseguire la scelta della povertà; non possiedo cose donatemi, dunque non appartengo a nessuno. Non avevo esaminato la questione da questo punto di vista. Non vado al cinema da anni, perché preferisco guardare i film in dvd o in tv, ma ho visto il film La grande bellezza del regista Sorrentino e devo dire che vi è rappresentata appieno la decadenza della nostra società, così permissiva e inconcludente, così egoista. È necessario guardare i bambini e tornare a stupirsi con loro, per questo scrivo favole e racconti di animali, per mantenere un contatto costante con il mondo dei più piccoli.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Luisa Ronconi: Con la Casa Editrice Rupe Mutevole mi trovo molto bene, perché si è dimostrata sensibile alle tematiche sociali e non segue esclusivamente le mode del momento.

    Consiglio tale casa editrice a quegli Autori che intendono porre all’attenzione del pubblico riflessioni originali e spunti di analisi su questa nostra mutevole realtà. Gli editori aprono un dialogo con gli autori e li seguono, affancandoli a ottimi collaboratori, che fanno interviste e altro, per far conoscere i libri e per fare apprezzare gli autori.

    A.M.: Hai delle novità in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Luisa Ronconi: Intendo presentare il libro in varie sedi, e sto concordando con la Casa Editrice le relative modalità. È mia intenzione approfondire ulteriormente il tema delle donne, analizzando il periodo storico che va dagli anni ’70 ai giorni nostri, perché il percorso dell’emancipazione femminile non è ancora finito e deve essere sostenuto.

    A.M.: Salutaci con una citazione

    Luisa Ronconi: Da Dacia Maraini, Chiara da Assisi. Edizione Rizzoli.

    L’autrice, a pag. 95, cita un Padre della chiesa, san Giovanni Crisostomo e tale citazione mi sembra appropriata per chiudere l’intervista.

    “La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini. Dio assegnò a ciascun sesso le sue funzioni, cosicché la parte più utile e più necessaria toccasse all’uomo, e la minore e inferiore alla femmina; e quegli divenisse degno d’onore per il ruolo suo eminente, questa invece per gli uffici suoi più vili non pensasse ad alzare la cresta contro il coniuge.”

    Care donne, pensiamo che da quei tempi è stata fatta molta strada, per fortuna!!!

    A.M.: Luisa, ti ringrazio per le tue parole, ogni risposta ha svelato un po’ di te ed un po’ delle donne protagoniste della tua raccolta.

    Written by Alessia Mocci

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  • Le novità editoriali di aprile 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Aprile 2014

    Il paese di paglia” di Rosario Castronuovo

    Anni sessanta, in uno dei tanti piccoli paesi appollaiati su una collina della catena dell’Appennino.
    La vigilia di Natale, Alessandro siede intorno al camino insieme ai genitori, i due nonni e i due fratelli. La tipica famiglia contadina di quell’epoca. Godono il piacere del fuoco e l’atmosfera del Natale. La nonna è felice, a volte si rabbuia, ricorda il figlio morto in Svizzera. La natura è a riposo e gli uomini sono in vacanza. Si raccontano storie. La legna e le provviste sono sufficienti e danno sicurezza. A mezzanotte vanno tutti a messa, tranne i nonni che non sopportano il freddo…

    Marialidia bambina” di Michele Vittorio Del Vecchio

    Che cosa rappresenta questa narrazione? L’amore, il grande amore di Michele per la sua bimba Marialidia, e forse anche la spinta a riprendere il bandolo della propria esistenza e a tessere relazioni umane con consapevolezza nuova. L’Autore con questo volo verso il mondo ultraterreno immagina , in un’atmosfera di sogno, di planare in dimensioni ultraterrene dove tutti i bambini tragicamente scomparsi ritrovano spazi dell’infanzia che in vita era stata loro negata o recisa. L’Autore esprime con molto coraggio, nella sua profonda esplorazione, questi suoi sentimenti, attraverso le storie tragiche di questi bambini che le cronache di questi ultimi tempi hanno registrato e il dolore delle loro famiglie, dolore che ha toccato e avvolto in maniera forte anche l’Autore.

    Riflessioni” di Germano Tarea

    Riconosco di avere una penna alquanto pesa da leggere e spesso mi perdo, ma sì, nell’inconcepibile, per questo penso all’editore che mi ha capito e come lui, il suo staff, penso alla protagonista Rossana che ha accettato di buon grado questo scritto.

    Agli altri che ho menzionato nel libro.

    Ed infine e, soprattutto, a voi lettori che avete voluto conoscermi ed apprezzare, oserei dire, con simpatia ed amore; come l’argomento principale riportato in questa opera.

    Che dire?

    Buona lettura e… grazie infinite!

    Ancora un’altra cosa” di Saula Astesano

    Ludovica Neri è una ragazza di ventitré anni con un passato non dei più felici: un ex fidanzato che la picchiava, un rapporto freddo con la famiglia e un approccio con l’anoressia. Proprio grazie a quest’ultima malattia lei incontra il Dottor Conio, uno psicologo disponibile, che la aiuta, seduta dopo seduta, a superare la sua terribile fase, e nel momento in cui lui si trasferisce in Toscana, lei lo segue e inizia una “nuova vita”. Per la prima volta assaggia cosa vuol dire essere una donna libera, senza vincoli, senza pregiudizi riguardo al suo passato, e inizia a lavorare come lavapiatti per mantenersi. Proprio qui incontra Nathan, il figlio del proprietario del locale dove lavora, di cui lei si innamorerà, ma il fato non sarà esattamente dalla sua parte: lui si deve sposare con Cristiana, un’aristocratica ragazza di Milano, bellissima e apparentemente sicura di sé.

    Per tutto il tempo che ci resta” di Valentina Bazzani

    Hamelin, capelli biondo ramati e occhi azzurri, vive con il padre e i due fratelli in un mondo dove la brulla terra e le svettanti rovine di antichi grattacieli sono oppresse da un onnipresente cielo infuocato. È un mondo parallelo al nostro, un pianeta morente le cui risorse sono ormai da tempo esaurite. Un giorno, dinanzi alla tomba della madre morta molti anni prima, il ragazzo viene avvolto all’improvviso da un’intensa luce. Sam è una ragazza di Los Angeles, che condivide l’appartamento con la sua migliore amica, Ellen, e lavora in una biblioteca.

    Donne di ieri” di Luisa Ronconi

    La donna dà alla società così come alla famiglia un grande apporto per la sua sensibilità, concretezza e senso del dovere ed ora che, a buon diritto, può stare a testa alta al fianco degli uomini nel mondo del lavoro, si nota quanto sia preparata e caparbia nell’arrivare alla radice dei problemi e nel cercare di risolverli al meglio. Anch’io, per raggiungere la parità con gli uomini, sto lottando da una vita a casa e nel lavoro. Ora mi sono fermata e, sorridendo, mi volto indietro.

    Manuale per non cadere dalle nuvole” di Francesca Mugelli

    Appena cinque secondi prima della tragedia, ossia molto poco tempo prima di inciampare e cadere giù dal cielo come una pera cotta, Rischio corre a perdifiato sul bordo della piscina nel prato nuvola. Già, perché i draghetti azzurri è lì che abitano. Se ne stanno tutto il giorno sulle nuvole, sulle nuvole mangiano, sulle nuvole dormono e sulle nuvole vanno anche a scuola. Su ognuna si trova una casa. Quella di Rischio è gialla e celeste, un tetto nuvola, tantissime finestre e mille tigli in fiore in giardino…

    Le favole della sera” di Luisa Ronconi (2° ristampa)

    Raggiunta l’età della pensione, posso fermarmi finalmente a riflettere e dedicarmi ad un compito importante, anche se sono consapevole di apportare un contributo modesto: vorrei cercare di migliorare la vita delle giovani generazioni, il loro modo di pensare, le loro abitudini. Tutto ciò è doveroso, infatti noi adulti non abbiamo lasciato ai giovani una società pacificata e serena, dove si possa vivere tranquillamente del proprio lavoro, senza guardare il prossimo con ostilità, senza essere sempre in competizione. Abbiamo indotto nei giovani bisogni che non sono autentici e non ci siamo curati di dare loro degli ideali validi e seri.

    In allegato al volume Audiobook con fiabe recitate da Mario Lucarelli

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’email ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

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  • Intervista di Alessia Mocci al compositore Mark Drusco: la nuova corrente musicale Armony Haiku

    L’Haiku è un componimento poetico nato in Giappone, composto da tre versi per complessive diciassette sillabe. L’armonia è il ramo della teoria musicale che studia la sovrapposizione dei suoni (accordi), la loro reciproca concatenazione e la loro funzione all’interno della tonalità.

    Armony Haiku” è la nuova corrente musicale creata da Mark Drusco e nata dalla sua enorme passione per la poesia Haiku e per la sperimentazione musicale. Una sperimentazione che va oltre il confine sovrasensibile per insinuare altre possibilità di espressione che hanno il compito di emanare Bellezza.

    Brevissime storie che si susseguono e che mirano alla completezza armoniosa di melodia e significato. Il compositore e musicista Mark Drusco non ha posto limiti alla sua immaginazione ed il risultato è una piacevole scalata all’emanazione delle energie della Natura.

    Non è semplice spiegare con le sole parole l’armonia sovrasensibile, ma Mark Drusco ha gentilmente risposto alle nostre domande sulla sua passione e professione. Buona lettura!

    A.M.: Nel 2011 hai fondato “Supernal Armony – Armonia Sovrasensibile” dando avvio ad un’evasione dalla musica contemporanea. Puoi illustrarci il significato di “armonia sovrasensibile” e la sua applicazione nella corrente musicale del XXI secolo?

    Mark Drusco: Armonia Sovrasensibile è musica tanto nuova da sembrare arcaica e tanto arcaica da sembrare nuova. È espressione armonica di visioni, intuizioni e percezioni di un mondo ‘oltre il confine’, dell’energia della Bellezza, cioè dell’aspetto sovrasensibile della Natura. È sintesi estrema, tradotta in musica, di emanazioni della Bellezza. Io compongo attraverso armonie che riconducono a visioni primordiali; non scrivo melodie, ma armonie. Una melodia è una sequenza lineare ed orizzontale di note, un’armonia è un lemma, una struttura. L’armonia nella mia musica è un intreccio labirintico e verticale di note e sonorità che si inseguono, si raggiungono, si esprimono in brevissime storie sonore indipendenti una dall’altra, all’inizio, per poi confluire in un lemma principale che caratterizza la struttura della mia musica: indagare ed esprimere l’energia di quel mondo ‘oltre il confine’. In realtà la mia musica non è un’evasione dalla contemporaneità, ma è una nuova visione che rende la mia musica ancora più contemporanea, e lo è proprio perché va oltre. Si è figli del proprio tempo solo quando si riesce a superarlo. Io compongo per l’essere umano di questo tempo affinché non ne sia suddito, ma libero di andare oltre.

    A.M.: Leggendo le interviste sparse nel web, ho potuto constatare che nel tuo pensiero tornano spesso il concetto di solitudine, vastità ed ignoto. Potresti dunque rappresentare una sorta di poesia poetica, visto che i concetti sovra espressi sono in correlazione con il poeta e la poesia?

    Mark Drusco: Solitudine per me è silenzio interiore, è l’inizio di ogni forma di creatività. Bisogna cercarla, trovarla e poi condividerla la Solitudine, altrimenti non si raggiungerà mai il Sublime. Vastità ed Ignoto sono lemmi sovrasensibili ai quali ricorro per addentrarmi in quel territorio inesplorato che è la Bellezza. La mia musica è molto simile alla poesia proprio perché si esprime per significati, non per descrizioni.

    A.M.: Clavicembalo, tiorba, viola da gamba, violino, viola, violoncello e contrabbasso sono gli strumenti che utilizzi nelle tue composizioni. Fra queste antiche sonorità, qual è rappresenta al meglio il tuo stato d’animo?

    Mark Drusco: Il violoncello, con la sua calda sonorità, la sua profondità, la sua espressività primordiale, e la sua potenza avvolgente.

    A.M.: Hai definito i tuoi brani “emanazioni cromatiche della Bellezza” come se le note fossero colori e le diverse cromature fossero la rappresentazione della Bellezza pura. È corretta questa interpretazione? Vorresti aggiungere qualcosa in merito?

    Mark Drusco: Ma le note sono colori. Sono colori sonori ed il loro insieme fa il quadro armonico, proprio come i colori, tutti insieme, fanno un dipinto. Come io rendo il suono di uno strumento, come gli infondo energia ed espressività è esattamente come un pittore usa i pennelli e come infonde espressività ai tocchi. E le note sono come parole o versi, illuminazioni, come nella poesia.

    A.M.: Qual è il tuo rapporto con l’improvvisazione musicale?

    Mark Drusco: Si comincia sempre con l’improvvisare un’armonia sulla partitura. Si comincia col pasticciare con le note e si finisce col raggiungere il Sublime.

    A.M.: Mark, sei un compositore che si lascia trascinare dal’energia dell’esterno, della natura? Pensi che ci siano mondi percettivi da scoprire?

    Mark Drusco: La mia musica esprime l’energia di magici lemmi della Natura, ma sono lemmi sovrasensibili, non descrizioni oggettive naturali. E dietro l’aspetto oggettivo della Natura ce n’è un altro, primordiale, eterno: la Bellezza. Io indago questa con la mia musica.

    A.M.: La scrittrice Haria con i suoi scritti editi da Rupe Mutevole Edizioni, potrebbe aver in qualche modo influenzato questa armonia sovrasensibile di cui sei il portavoce?

    Mark Drusco: Haria ed io, con espressività diverse, parliamo lo stesso linguaggio, al punto che siamo arrivati ad una condivisione artistica, e così Armonia Sovrasensibile è diventato un Movimento.

    A.M.: Nel corso del 2014 ci saranno altre novità che riguardano la tua sfera artistica?

    Mark Drusco: Sto lavorando ai miei Harmony Haiku, brevissime composizioni (dai 50 secondi ad 1 minuto circa). Sono tutte visioni sovrasensibili, micro-storie di eventi di Bellezza, di Primordialità.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mark Drusco: “Un destino non è migliore di un altro, ma ogni uomo deve compiere ciò che ha in sé.” (Jorge Luis Borges)

    Alessia Mocci

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  • Intervista di Alessia Mocci a Smeralda Fagnani ed al suo libro Io ti ho già visto nelle mie parole

    Non denudarti./ L’amore tace,/ scivola nei/ rivoli del sangue./ Ogni parola inutile/ Non lascia segni,/ ma soccombe/ nella torbida/ mania del tuo assorbire./ Cocci di creta/ si disperdono/ Nel vento,/ masticando la/ polvere che/ si allontana.” – “L’amore tace

    L’amore è percepito nel silenzio come un sentimento che non ha bisogno di voce per trasmettere il suo essere, che non ha bisogno di spogliarsi del suo istinto.

    Io ti ho già visto nelle mie parole”, edito nel 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, è la prima silloge poetica di Smeralda Fagnani. La raccolta indaga sulle forti emozioni che governano l’essere umano quali l’amore, l’odio, la vita e la morte. Ogni lirica intrattiene un rapporto con il lettori di autentica sincerità, l’autrice mostra una discreta sensibilità nel trasmettere le vibrazioni della sua essenza.

    Smeralda Fagnani è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua passione letteraria e non solo, infatti Smeralda ci ha anticipato che a breve ci sarà una presentazione del suo libro a Bergamo. Buona lettura!

    A.M.: La prima poesia all’età di 15 anni ed ora un’intera silloge. Quando hai deciso che le tue liriche dovevano essere pubblicate e quindi donate ai lettori?

    Smeralda Fagnani: Da tempo maturavo l’idea di proporre i miei componimenti, espressione di pensieri, sogni e desideri che tutti gli individui rincorrono. Tuttavia, non avrei mai immaginato che qualcuno si accorgesse di me, tanto da convincermi che i miei testi fossero superficiali e poco interessanti. Ma, all’improvviso, il destino mi ha permesso di conoscere la signora Cristina Del Torchio, Editrice di Rupe Mutevole che, visionando le mie produzioni, mi ha accolta tra i suoi autori.

    A.M.: Come nasce il titolo “Io ti ho già visto nelle mie parole”?

    Smeralda Fagnani: Il titolo è nato da un verso di una mia poesia che amo particolarmente, poiché attraverso le parole, forse, riusciamo a comprendere e comprenderci…..tra parole di seta.

    “Io ti ho/ già visto,/ oltre la/ limpidezza/ di un tramonto/ acceso da/ una luce/ che posso/ custodire./ Io ti conosco/ nel fondo/ dei miei/ occhi tra/ parole di/ seta.”

    A.M.: Monica Pasero definisce la tua silloge come pregna di sfumature bianco avorio. Ti rispecchi in questa definizione ed in questa elegante tonalità?

    Smeralda Fagnani: Molto, infatti amo il colore bianco che identifico con la luce, fonte di energia, purezza e sciame limpido verso cui tutti gli esseri umani dovrebbero rivolgersi.

    A.M.: I colori fanno parte della tua poesia, tu stessa parli di poesia come “un assalto di azzurra armonia”. Si deduce una morbidezza insita nel tuo animo ed una sensibilità verso le sfaccettature. Ti riconosci in questa ultima frase?

    Smeralda Fagnani: Ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano, si ha la più bella armonia”. Cito questo pensiero di Eraclito, poiché sono convinta che solo l’armonia, considerata come conciliazione tra corpo e spirito, possa regalarci quell’azzurro assalto, simbolo di freschezza, disadorna da ogni futilità materiale.

    A.M.: Smeralda sei una donna molteplice, infatti, oltre alla passione per la poesia, sei anche mamma e docente. Come vivi questa triade?

    Smeralda Fagnani: Sono una mamma attenta, severa, ma anche molto predisposta al confronto con i miei figli, orgogliosi di me. Amo il mio lavoro e questo mi consente di cogliere gli interessi, ma anche le difficoltò dei miei studenti, senza lasciare nulla al caso.

    A.M.: Com’è il tuo rapporto con la tecnologia ed i social network?

    Smeralda Fagnani: Ho un buon rapporto sul piano tecnologico, ma spesso preferisco la sana lettura di un testo, al fine di evitare quella totale dipendenza, anche dai social network, che molti hanno.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Smeralda Fagnani: Ritengo, a tal riguardo che, nel momento in cui una casa editrice si assume la responsabilità di proporre autori emergenti, già dimostra professionalità e conoscenza anche dei gusti di un vasto pubblico. La fruizione dei testi, in questo caso, di matrice letteraria è, infatti, mutata nel tempo: oggi i lettori desiderano orientarsi verso scrittori che donino nuove forme espressive e rispondano ai loro bisogni di evasione culturale. Per questo consiglierei, a chi desiderasse pubblicare una propria opera, Rupe Mutevole Edizioni che dal mio punto di vista si configura come un’ottima possibilità nel campo dell’editoria.

    A.M.: Hai in programma presentazioni de “Io ti ho già visto nelle mie parole”?

    Smeralda Fagnani: La presentazione del mio libro probabilmente si realizzerà a Bergamo, in una data ancora da stabilire, ma certamente prossima.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Smeralda Fagnani: Così tra questa/ immensità s’annega il pensier mio:/ e il naufragar m’è dolce in questo mare.” Giacomo Leopardi

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