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  • Resoconto della presentazione di Portami negli occhi di Nicoletta Nuzzo, Rupe Mutevole Edizioni, Libreria Feltrinelli, Perugia

    Portami negli occhi” di Nicoletta Nuzzo, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Poesia”, sta avendo il meritato successo; dalla sua partecipazione al “IV Edizione del Festival della Letteratura Saggistica Filosofia Arte al Femminile” di Narni alla presentazione del 21 ottobre 2011 alla Libreria Feltrinelli in Corso Pietro Vannucci a Perugia.

    Antonella Giacon (scrittrice e poetessa) ha presentato la serata in modo impeccabile. Ed ecco a voi come la Giacon ha esposto il suo pensiero su “Portami negli occhi”.

    Della tenerezza e della crudeltà

    Da parecchi mesi tengo il libro di Nicoletta sul tavolo, non il tavolo dello studio,ma del soggiorno cucina, dove oltre a scrivere mangio. Lo dico per verità e anche perché penso che un po’ a Nicoletta faccia piacere saperlo. Nicoletta ed io facciamo parte di quella generazione di donne che hanno avuto il grande privilegio di possedere se non una stanza, almeno uno spazio tutto per sé,ma che avendolo conquistato e raggiunto hanno deciso di non renderlo luogo separato dalla vita,piuttosto una sorta di centro-accoglienza per il proprio sé e quello degli altri. Un luogo dove, dice Nicoletta in scrittura sue precedenti, la parola si fa cibo ,anzi a volte nutre molto più di esso.

    È bello pensare che Nicoletta con straordinario senso di ospitalità ci abbia accolto nella sua casa più vera, nel suo rifugio segreto che ci mostra fin dalla prima pagina utilizzando le parole della scrittrice Etty Hillesum “(…)poche tenere pennellate e il grande spazio tutt’intorno, non un vuoto,ma uno spazio che si potrebbe definire piuttosto ricco d’anima” (Diario,1941-1943)

    Ecco, niente di superfluo, nulla che non abbia un senso, ma allo stesso tempo questo pieno di senso è semplice, la stessa miracolosa semplicità che possiedono i giardini Zen, le stampe orientali. Andiamo ora a visitarne le stanze ciascuna delle quali ci racconterà una storia strettamente collegata a quella delle altre. La prima stanza si chiama MADRE. Non è molto ampia, ma possiede vibrazioni potenti (LUNA:Tu Signora delle maree,tu Signora del Pieno e del Vuoto…pag.21).In questo spazio intuiamo appartenenze, identificazioni, esili, dolorosi distacchi, vissuti come necessità che vanno ben oltre le parole e sono ancora alla ricerca di significati.

    La seconda stanza si chiama MARE. In essa percepiamo il battito del cuore, il respiro, la sostanza di cui la poesia di Nicoletta è intessuta. Qui, nella stanza azzurra, sembra tutto calmo e raccolto, chiuso in sé, ma in questa quiete apparente si percepisce l’eco, il richiamo di un altro sé di cui conserviamo tracce di conoscenza (SIRENA,pag.35).

    La terza è la stanza D’AMORE. È una stanza affollata di presenze, del passato e del presente ed è pervasa del miracolo dell’incontro, ciò che misteriosamente ci fa riconoscere diversi dall’altro, ma al tempo stesso ci fa desiderare il contatto. Un contatto sottile,dove gli spazi abbiano la stessa qualità del respiro o dell’onda. (PORTAMI NEGLI OCCHI,pag.60). Un incontro “trasparente” dove il prima e il dopo sono annullati nel riconoscimento dell’affinità e l’accoglimento di fragilità e incongruenze(AMICHE, pag.52).

    Ed eccoci alla stanza del TEMPO. In questa stanza ritroviamo una nostra vecchia conoscenza : Ugo, il gatto protagonista dei due libri precedenti di Nicoletta ”Un gatto senza vanità”(2010) e “Cronache di un gatto perfezionista” (2006).Ugo, in questa poesia risulta per le cronache ancora miracolosamente vivo, in salute ed impegnato nel suo personale percorso di conoscenza, insieme a Nicoletta, è ovvio(ESTATE,pag.70). Credo che questa poesia possa rendere bene l’idea di uno scorrere del tempo a volte percepito, ma a volte anche impercepibile nell’attenzione al “qui e ora”che quando, raramente purtroppo, si riesce a raggiungere permette la costante presenza nell’istante che in noi pulsa.

    Come abbiamo detto, la presenza di Ugo non può non portarci alla prossima stanza, RECHERCHE che si presenta a fianco di un’altra, CAMBIO. Qui ci sono la paura e il coraggio, fidi compagni della trasformazione, ciò che ti porta a scegliere l’incerto per il certo, il difficile al posto del facile, il lavoro oscuro al posto del “nulla della ripetizione”, l’essere al posto del ruolo, laddove l’essere, soprattutto parlando di essere al femminile rappresenta una cifra ancora molto da investigare.

    Ed eccoci arrivati, almeno per il momento alla fine della nostra visita. Siamo giunti, giunte alla stanza PREGHIERA. È giusto che Nicoletta abbia scelto di farcela visitare per ultima. Perché in questo luogo di raccoglimento prima di uscire lei ci consegna un viatico che così come ha valore per lei, può avere un grande valore per noi, tutti e tutte noi.(E COSI’ SIA,pag.109)

    Che sia possibile per noi ancora l’intero,questa è una preghiera piena di tenerezza che in tempi così duri e crudeli risuona fortissima e diventa augurio di una presenza nel mondo dove le nostre parole siano pane di significato per noi stessi e chi abbiamo accanto.

    Un grazie sentito a Nicoletta per la sua opera nel mondo della vita e della Parola.

    Link articolo “Presentazione Portami negli occhi a Perugia”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/10/12/presentazione-de-portami-negli-occhi-di-nicoletta-nuzzo-21-ottobre-2011-perugia/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Susanna Franceschi ed al suo Il Picchio, Rupe Mutevole Edizioni

    Il picchio”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La quiete e l’inquietudine”, è una pubblicazione a quattro mani di Susanna Franceschi e Gian Ugo Berti. Susanna lo definisce intrigante, misterioso, simbolico, triste, autobiografico, ed invita i lettori a capirne il motivo.

    Un picchio che ricorda a lei il suo uomo meraviglioso, un volatile che le parla e le gira attorno come un fumetto pieno di conforto, di conferme del suo sentire. E’ questo il senso speciale di un racconto speciale: il lungo e indissolubile filo che lega per sempre, al di là della vita e della morte, due persone che si sono amate davvero, e che continuano ad amarsi davvero. […]” Dalla prefazione di Silvia Denti

    L’autrice è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande per presentarsi ai lettori e per far conoscere un po’ del suo “Il picchio”.

    A.M.: Chi è Susanna Franceschi?

    Susanna Franceschi: Sono una donna semplice, amo fare i lavori di casa e soprattutto cucinare. Vivo in campagna, in una splendida tenuta, ma molto isolata. La prima casa abitata è a 3 km nei campi e su strada impervia e sterrata. Essendo una solitaria non mi pesa affatto e mi muovo, malvolentieri, solo per lavoro. Sono il vicepresidente e responsabile del comitato scientifico di una Fondazione Storica Nazionale. Vivo con mio marito, che è neurochirurgo e giornalista scientifico ed otto cani, tra maremmani e lupi, tutti raccolti ai canili. Essenzialmente mi occupo di congressualità storica con le varie università. Poi, naturalmente scrivo. Sono una storica di genere, cioè scrivo saggi e saggi romanzati sul percorso delle donne e la loro rilevanza nel corso della storia.

    A.M.: Qual è la tua passione principale?

    Susanna Franceschi: Amo leggere, e leggo di tutto. Mi piace anche guardare film e il genere che preferisco è il giallo e la fantascienza. In realtà amo più di tutto non far niente: mettermi in giardino, seduta e non fare assolutamente niente.

    A.M.: Descrivici con 5 aggettivi il tuo “Il picchio”.

    Susanna Franceschi: Intrigante, misterioso, simbolico, triste, autobiografico. Credo che la motivazione per queste mie definizioni la debbano trovare i lettori. Io posso solo dire che parla, in buona parte, di qualcosa che è veramente accaduto.

    A.M.: Il libro è stato scritto a quattro mani. Perché questa scelta?

    Susanna Franceschi: Mio marito Ugo ed io siamo in sintonia letteraria totale e scriviamo quasi tutto insieme, come condividiamo tutto anche per quanto riguarda il lavoro di fondazione. A volte partiamo da un progetto deciso insieme, altre volte uno comincia un suo progetto e “chiama” dentro l’altro per completare ed amplificare. Non leggiamo mai, se non a lavoro finito, ciò che a scritto l’altro. A volte ci comunichiamo a che punto della trama siamo. I nostri personaggi vivono vite parallele di uno stesso percorso.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Susanna Franceschi: Con Rupe mi trovo bene, almeno in questa fase del progetto. Molta professionalità e disponibilità. Io credo molto nella diffusione e nel valore delle presentazioni di un testo. Ma questo è presto per giudicarlo.

    A.M.: A chi dedichi la tua pubblicazione?

    Susanna Franceschi: A Ugo.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Susanna Franceschi: Di solito ho tre o quattro libri in lettura, molti per lavoro, altri per piacere. Di quelli per lavoro non parlo, direi che ho finito giusto ieri “Dracula” di Bram Stocker, letto per la centesima volta. Oggi spero di finire “La storia dei Celti”.

    A.M.: Il 29 ottobre sarai impegnata in un evento importante. Ci puoi raccontare qualcosa in merito?

    Susanna Franceschi: Per scaramanzia (prima dei congressi non se ne parla!) dirò solo che è un lavoro a cui lavoro da un anno e mezzo. Si parlerà della crisi di fine secolo e la nascita del movimento libertario nel carrarino fino al regicidio Bresci. Ho nove dei più importanti storici delle varie università. Speriamo tutto vada liscio: un congresso è come un parto, c’è sempre l’imprevisto!

    A.M.: Qualche news futura che vuoi condividere con noi?

    Susanna Franceschi: Dopo il Book Festival dovrei avere una presentazione sponsorizzata dall’assessorato cultura a Firenze ed una a Signa, poi il 12 novembre sono a Roma e successivamente nelle Marche. Questo sempre con il testo di storia. Mi devo, anzi mi voglio, poi preoccupare del Picchio. È il figlio che amo di più. Anzi, approfitto: organizzatemi qualcosa, il mio trolley è sempre pronto. A marzo mi esce un nuovo saggio ed una silloge poetica.

    Dimenticavo!!! Sono una blogger, ne ho quattro di blog .Quindi, magari, cliccatemi!

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Presentazione de Portami negli occhi di Nicoletta Nuzzo, 21 ottobre 2011, Perugia

    Venerdì 21 ottobre 2011, alle ore 18:00, presso la libreria Feltrinelli in Corso Pietro Vannucci 78/82 a Perugia ci sarà la presentazione della silloge poetica “Portami negli occhi” di Nicoletta Nuzzo.

    L’evento sarà presentato da Antonella Giacon e sarà presente l’autrice.

    “Portami negli occhi”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Poesia”, è una raccolta suddivisa in sette percorsi tematici: Madre, Mare, D’amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera. La prefazione del libro è a cura della filosofa Patrizia Caporossi.

    La silloge poetica racconta di un processo d’identità al femminile contraddittorio, come stretto tra due forze contrapposte: opposti i desideri, opposte le volontà. La poesia diventa così per l’autrice un esercizio di identità ed è spesso l’unica dimora possibile rispetto ad un immaginario maschile dominante vissuto come intrusivo. Una dimora in cui è anche possibile esprimere un simbolico femminile attraverso le immagini cha man mano emergono.

    “Portami negli occhi” ha partecipato domenica 25 settembre 2011 alla “IV Edizione del Festival della Letteratura Saggistica Filosofia Arte al Femminile” di Narni.

    Estratto da “Portami negli occhi”:

    A Nazim Hikmet – “Nostalgia”

    Non dico che fosse come una nuvola

    perché avvolge anche quando è sereno,

    non dico che fosse onda

    perché travolge anche quando è calmo,

    è come un battito silenzioso

    come un ritmo che continua.

    Non dico che fosse alba

    perché sorge anche nella sera,

    non dico che fosse neve incantata

    perché si scioglie in tutte le stagioni,

    è come un bisbigliare di preghiera

    è come sete di parole

    ‘che non può giungere a sazietà’.”

    Nicoletta Nuzzo è nata nel 1955 a Galatina di Lecce. Dopo gli studi filosofici all’Università di Bologna si è interessata di Orientamento e Formazione professionale, di Imprenditoria femminile. Attualmente vive a Perugia.

    Resoconto presentazione “Portami negli occhi” a Narni, con intervista all’autrice:

    http://oubliettemagazine.com/2011/10/01/resoconto-di-nicoletta-nuzzo-sull%e2%80%99esperienza-del-festival-di-letteratura-al-femminile-di-narni-tr/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Anomalie D’Autore di Erato, Nuzzo, Raciti e Zàccaro, Rupe Mutevole Edizioni

    Perché cerchi di sfuggire…/ Di sfuggire al mio sguardo/ Che in te cerca/ Il tanto sospirato sollievo/ La tanta acclamata rivita,/ eppur mi cerchi,/ che io ti sento vicina/ nei tuoi occhi una sola volta vidi,/ vidi paura, vidi sollievo/ vidi rabbia, vidi crisi/ vidi amore./ […]” – “Io vidi” Alessandro Erato

    L’anadiplosi “di sfuggire” esplode voracemente nella lirica “Io vidi”, il senso di ripetizione angoscia e dona al lettore lo stimolo necessario per riflettersi nell’Io poetante, il quale in modo determinato è alla ricerca. E seguono anafore e tutte le figure retoriche del raddoppiamento di parola che musicano i versi similmente al tonfo costante di una mano su un tamburo.

    Anomalie d’autore”, edito nel settembre 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica nata dall’incontro di quattro autori diversi: Alessandro Erato, Sabina Nuzzo, Sonny Raciti e Francesca Zàccaro. Quattro autori e quattro silloge che saranno rispettivamente: “In principio: emozioni”, “Il leggero soffio”, “Racconti di Caronte”, “D’acqua e d’amore”. Una ricerca anomale nel verso e nella semantica ha creato una raccolta devota all’ossimoro dei sensi ed alla concretizzazione dell’espressione linguistica.

    Ci incanta l’incontro linguistico generato da Sabina Nuzzo, la lingua italiana ed il dialetto in comunicazione costante per un’intensa partecipazione della vita e dei misteri della stessa. Gli oggetti celesti e misteriosi che divengono protagonisti di un raccontare sommesso, come se capitasse con lieve.

    Song na’ stellà cadènt/ a’ lucè mia durà sul nu’ mument/ quandò me vir’ quasì te spaviènt/ m’aropp’ subbitò pienz/ a chello ca’ me bbuo’ cercà/ [..]” – “Stella cadent”.

    La lirica è risultata vincitrice del concorso “Ischia Isola Verde 2010”.

    L’autore di Caronte, Sonny Raciti, contempla il riflessivo nelle sue immagini allegoriche e dialoganti, un incedere pressante di lessemi legati insieme dalla preveggenza letteraria.

    Un tavolin e due sedie in mezzo al niente/ ed io seduto lì ad aspettare,/ sentivo passi avanti lentamente/ in quell’immenso ed infinito mare/ che n’altro era, l’oblìo della mia mente.// Ch’io vidi ad arrivare figura grave e nera/ che falce aveva e oscur fiero mantello,/ a passeggiar con lei anche una fiera;/ […]” – “A scacchi con la morte”

    Ed arriviamo all’ultima autrice della raccolta, Francesca Zàccaro. Anche in questo caso troviamo una ricerca linguistica che si esprime nel dialetto napoletano in liriche come “Nu pianeta strano”, “Lamento”, “Poesia Infantile”, “Trabajar”. Una ricerca contrapposta all’amore verso l’osservazione visionario tipicamente elegiaca.

    Teatri,/ che presentano da sé,/ viaggiatori,/ come spettatori e pulsione,/ quasi volute dal cielo,/ come se il sole/ splendesse solo/ per questa città./ Folli si è se tentare/ capire e dare/ concretezza e razionalità/ all’inquietudine, all’ambiguità,/ il tutto non può dirsi,/ solo mostrarsi./ Divenendo/ Poesia./ […]” – “Città”

    Foto di copertina “Abbandoned” di Fabio Costantino Macis.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Meth Sambiase, autrice di Rupe Mutevole Edizioni, vince con una silloge inedita la Terza Edizione del Premio La Vela d’Oro 2011

    Venerdì 30 settembre 2011, alle ore 21:30, sono stati consegnati i premi ai vincitori della Terza Edizione del Premio “La Vela d’Oro 2011”, un evento emozionante condotto da Silvio Da Rù.

    La vincitrice della sezione “Concorso Italia” è stata Carla Carucci con “Ragazza seria conoscerebbe uomo solo max 70enne”; della sezione “Poesia Edita” Ivana Tanzi con “Il metro estensibile”; della sezione “Poesia IneditaMeth Sambiase con “Coniugazione singolare, femminile”; della sezione “Concorso Italia Narrativa Inedita” Annalisa Pardi con “Contra Mundum”; della sezione “Narrativa Edita” Alessia Muroni con “Le circostanze dell’amore”; per la sezione “Arte visiva fotografia” Claudia Neri con “Clelia”; per la sezione “Arte visiva pittura” Daniela Gardinazzi con “Maman à la pluie”.

    Due grandi maestri, Milo De Angelis e LeoNilde Carabba, tra le attese e le lacrime di gioia delle vincitrici, hanno commentato le premiazioni con incoraggianti e veritiere parole.

    Milo De Angelis a propos de “Coniugazione singolare, femminile”:

    La poesia di Meth Sambiase è ricca di temperamento e di magia lessicale, di guizzi e di invenzioni. Ci parla di un amore guerriero e senza pace, un corpo a corpo con l’altro e con le parole, che sono scavate nella carne viva, nella “sanguinante grafia della pelle”. Qui l’altro è a portata di sguardo e insieme a perdita d’occhio, così vicino da diventare irraggiungibile, così desiderato da svanire in un “rogo di tenebre”, così invocato da perdersi nelle “radiazioni del disamore” e da “piantare stendardi con le punte avvelenate”. Qui tutto è veloce e mortale. Immagini che sembravano lontane vengono avvicinate all’improvviso, mostrano la loro inattesa parentela e svelano universi nascosti, svelano la nostra parte più sola e vulnerabile, la nostra vita nuda e senza scampo, condannata ad avere “il blasone del nulla sulla schiena”.”

    “Coniugazione singolare, femminile” consta di 15 poesie con due poesie introduttive. Abbiamo chiesto a Meth com’è stato vincere questo prestigioso premio?

    Meth Sambiase: “L’esperienza di Woman in Art è stata unica. La tematica mi apparteneva e mi appartiene – la voce delle donne- e il premio è “duplice”, alla raccolta e al “riconoscimento” di quella voce. Incontrare Milo De Angelis, ascoltarlo, sentirlo leggere poesie, l’ho considerato ancora un altro premio. Tutto il Festival è stato un lungo svolgersi di momenti artistici, foto, teatro, pittura, l’unione delle arti, non riscontrabile in altre esperienze concorsuali a cui ho partecipato. Tutto è chiuso nella memoria, ora… si ritorna a scrivere.”

    La ricerca della cura

    “Misericordia,

    avrei voluto passare attraverso il tuo corpo

    in un bonus di grazia

    fondermi come miele carnivoro.

    Primordiale,

    fuocoimmagine di vita senza posto,

    torno penombra da alcova

    un pugno svuotato di terra dissolta.

    Passo la notte come un pendolo,

    oscillo nelle mie parti che non hanno più il tuo odore

    e selvaggia m’infetto

    delle grida dei pentimenti inutili.”

    Meth Sambiase nel 2011 ha pubblicato con la casa editrice Rupe Mutevole la silloge poetica “Una clessidra di grazia”.

    Recensione di “Una clessidra di grazia”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/25/una-clessidra-di-grazia-di-meth-sambiase-rupe-mutevole-edizioni-2011/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Icaro di Daniela Ferraro, Rupe Mutevole Edizioni

    È tremolìo/ di ombre di falene,/ fluttuano fantasmi/ al canto della notte./ E schioccano le stelle,/ inghirlanda la luna/ la grigia cenere/ di pupille contratte./ Trasvolano i pensieri,/ alluma il sogno/ l’errabonda sete/ lungo i sentieri/ in cui, distratto,/ hai perso/ la tua voglia di me.” – “Penombre”

    Versi fasciati in un’oscurità celebrativa di immagini, una luce fioca che lascia trasparire l’ondeggio del volo delle falene, signore notturne. Falene viste solo attraverso l’ombra e dunque nascoste alla vista dell’Io poetante. Falene simili a fantasmi che nella notte vivono le loro brevi esistenze. Il cielo è pregno di stelle, quasi che fossero gli occhi del firmamento. L’Io poetante si lascia dominare dalla natura e dal sublime sognare di lui.

    Icaro”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti, è una silloge poetica di forte impatto visionario. L’autrice, Daniela Ferraro, richiama nelle sue quaranta liriche e nelle quattro fiabe in versi un’andatura musicale e metaforeggiante nella quale il lettore riesce a percepirne l’animo. La prefazione del libro è a cura della curatrice della collana.

    “Icaro” non seguirà le orme del suo celebre omonimo e non pretende di volare accanto al Sole, bensì si offre alla Luna, si offre alla notte ed all’amore perduto. Ci troviamo di fronte ad una raccolta intima dal gusto prettamente melanconico, una raccolta che commemora i vecchi fasti della tradizione poetica, troveremo infatti liriche come “Apollo e Dafne”, “Aracne”, “Orfeo e Euridice”, “Icaro”, e la fiaba “Selena”.

    Il passo tentennante,/ una bottiglia in mano./ L’orizzonte, stasera,/ pare meno lontano!/ Chi ti scosta per strada,/ chi ti urla qualcosa./ – Quanta gente s’affanna, chissà mai per che cosa! -/ Solo l’ombra, furtiva,/ viene dietro il tuo passo…/ Il vederla saltare/ è davvero uno spasso!/ Quante luci là sopra,/ giran come rotelle…/ Vieni, amica, stasera/ canteremo alle stelle./ La mia voce è un po’ roca,/ mi fan sempre tacere/ ma stasera è diverso,/ tu mi udrai con piacere./ […]” – “Ebbrezza”

    Un’ebbrezza estatica che travolge in una notte nella quale solo l’ombra è al fianco dell’Io, l’ombra instancabile amica che segue ogni passo e che ascolta senza mai tradire. La pochezza degli altri descritta in due soli versi, quasi come se fossero versi esterni alla lirica, quasi come se fosse una frase sentita da lontano. E l’ebbrezza trascina nel canto del vero, nel canto alle stelle anche quando la voce è afona, strozzata.

    Forse solo era un sogno/ – forse no, non lo era -/ giù dal pozzo profondo/ venne fuor Fata Nera./ I capelli corvini,/ scuri gli occhi e le ciglia,/ al richiamo lunare/ guarda su in meraviglia./ Sono scalzi i suoi piedi,/ le sue mani tremanti,/ il ricordo di ieri/ ancor tremito ai fianchi./ Sul viottolo oscuro/ i suoi passi silenti,/ un profano singulto/ i pensieri suoi ardenti./ E s’infiltra entro gli usci/ tra pacati torpori/ col suo alito greve/ a carpirne i colori/ e del furto desiato/ – anche fame il riflesso -/ stretto al petto portato/ ne fa avido amplesso./ […]” – “La fata nera”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Resoconto della presentazione de Dall’anima alle parole di Erica Angelini, Rupe Mutevole, Buonconvento (SI)

    C’è chi gli dice che i sogni illudono l’anima/ e che la sua vita non gli appartiene …/ C’è chi gli dice di non mirare mai a grandi cose/ ma di accontentarsi di ciò che la vita gli offre…/ che tanto questa è solo una farsa/ e lui un sognatore cieco di realtà distorte./ Ma nessuno ha mai capito/ che i sogni lo aiutano a vivere meglio!/ C’è chi lo considera un povero illuso,/ lui che dei sogni sa farne un buon uso./ […]” – “Il sognatore”

    Mercoledì 21 settembre 2011 si è svolta alle ore 17, presso il palazzo Grisaldi del Taja a Buonconvento nella provincia di Siena, la presentazione della silloge “Dall’anima alle parole”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”.

    L’autrice, Erica Angelini, ha promosso la sua raccolta poetica durante il programma della 43° edizione della Sagra della Val d’Arbia (manifestazione antichissima, infatti ne abbiamo testimonianza sin dal 1805).

    Gli ospiti della presentazione sono stati il Sindaco Marco Mariotti, il giornalista del Corriere di Siena Piero Ruffoli, l’Assessore alla Cultura Elisabetta Borgogni e l’Assessore alla Cultura del comune di Castelnovo Berardegna Annalisa Giovani, comune nel quale la giovane Erica vinse con la lirica “Il sognatore” un concorso di poesia.

    Ed Erica, come sempre molto disponibile, ci racconta qualcosa dell’esperienza. Buona lettura!

    A.M.: Cosa ne pensi della cornice nella quale hai presentato la tua silloge?

    Erica Angelini: Prima di tutto, penso che è un grande onore che la mia presentazione sia stata inserita nel programma della Sagra della Val d’Arbia, un programma sempre ricco di eventi: presentazioni di libri, musica e spettacoli, mercatini e fiere, tante mostre e buona cucina con le cene nei quattro quartieri che – per l’occasione – allestiscono i loro ristoranti nei vicoli e nelle piazze del paese, che è uno dei Borghi più belli d’Italia. La Sagra è un evento a lungo atteso durante l’anno, che ha molta risonanza nella zona ed attira gente anche da fuori proprio per gli eventi e la magia che sempre la caratterizza. E, per me esserne protagonista attiva con la presentazione del mio libro, invece che semplice spettatrice come gli altri anni, leggere questa mia cosa nel programma e sui giornali, immaginare che tutti sapevano che il 21 settembre alla Sagra della Val d’Arbia era il giorno di Erica Angelini e la sua raccolta “Dall’anima alle parole”… è stato davvero bello!

    A.M.: Per questa presentazione hai giocato in casa. È stata diversa dalle altre?

    Erica Angelini: Ho giocato in casa in due sensi perché si è svolta nel paese dove vivo, ma anche nel luogo dove lavoro… quindi, più in casa di così non potevo. Confesso che questa presentazione ha avuto un sapore più speciale, davanti alla mia famiglia, i miei amici, la mia gente… Bellissimo davvero!

    Non amo apparire io e per questo non volevo farla, amo di più starmene a scrivere o lavorare, ma confesso che queste serate sono belle: le presentazioni ti avvicinano alla gente… ti fanno conoscere dalla gente … anche da quella gente che magari vedi tutti i giorni e pensa di conoscerti, ma di te non sa nulla… e poi ti legge tra le pagine di un libro e scopre il tuo mondo…

    A.M.: Quali poesie sono state lette durante la presentazione?

    Erica Angelini: Tantissime. A parlare erano in 4 persone (tra giornalista, Assessori e Sindaco) quindi ne hanno lette diverse, per la precisione:

    “La vita”, “Maschere”, “La partita è come la vita”, “Ho perso una stella”, “Il sognatore”, “L’orma dei tuoi passi”, “Per una volta…vivi!” e “Il calore dell’inverno”, che ho scritto ispirandomi proprio a questo luogo.

    A.M.: C’è qualche aneddoto curioso che vuoi condividere con noi?

    Erica Angelini: Ho provato una grande emozione quando il Sindaco nel suo bellissimo intervento ha citato “Il sognatore”, che era stata letta in precedenza: sono molto legata a quella lirica e sentirla citare come se realmente potessimo aspirare ad essere un po’ tutti come quella figura mi ha emozionata… anche perché mi ha dimostrato che quelle parole – se lette ed ascoltate attentamente – possono arrivare al cuore di chiunque in un attimo.

    A.M.: Qual è la dedica che hai scritto che ti ha maggiormente aperto il cuore?

    Erica Angelini: Tutte: ogni dedica mi emoziona. Comunque se devo dirla una, quella alla mia prima maestra delle elementari che voleva una “dedica speciale”.

    A.M.: E per la prossima presentazione de “Dall’anima alle parole”? Hai già una data o ci tieni ancora sulle spine?

    Erica Angelini: No, non ho date ancora … ma ripeto ciò che avevo detto in una precedente intervista: un libro in promozione è un cantiere sempre aperto! Quindi, vediamo…

    “[..]/ Lui che nei sogni sa trovare la forza/ per vivere meglio…/ può correre tra nuvole bianche/ in un mondo pulito,/ cercar di afferrare una stella,/ sfiorar la felicità con un dito…/ Lui che da tutti,/ solo ‘un sognatore’ è definito.”

    Vi lascio il link di una recensione di “Dall’anima alle parole”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/27/dall%E2%80%99anima-alle-parole-di-erica-angelini-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Presentazione de Dall’anima alle parole di Erica Angelini, Rupe Mutevole Edizioni, 21 settembre 2011, Buonconvento (SI)

    Il 21 settembre 2011 alle ore 17, presso il Palazzo Grisaldi del Taja in via Dante Alighieri 3 a Buonconvento in provincia di Siena, avrà luogo la presentazione della silloge poetica “Dall’anima alle parole” di Erica Angelini.

    La presentazione è inserita nel programma della Sagra della Val d’Arbia di Buonconvento, ormai giunta alla 43° edizione con un programma ricchissimo che vede spettacoli d’arte varia, mostre, convegni, iniziative sportive, fiere delle merci varie, dell’artigianato locale e delle opere del proprio indegno a carattere creativo. Si tratta di una manifestazione che trae le proprie origini nel passato, se ne hanno infatti notizie fin dal 1805.

    Dagli scritti trovati, si evince che la fiera era nata come uno dei più importanti mercati di bovini di razza chianina della zona, razza famosa per l’ottima qualità delle sue carni. Grazie alla sua posizione geografica strategica, collocato com’è sull’antica Via Francigena, Buonconvento era luogo favorevole all’incontro fra varie realtà paesane della Val d’Arbia, ed il 24 settembre era un momento di piacevole incontro, oltre che di scambi commerciali.

    La Sagra si svolgerà dal 16 al 25 settembre 2011.

    “Dall’anima alle parole” è stato pubblicato nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”.

    Estratto:

    Nata qui/ dove la fitta nebbia/ appanna i miei pensieri,/ dove d’inverno tutto tace/ e i giorni scorrono uguali./ Passo il tempo a seguire/ fragili gocce di pioggia/ che scorrono e si rincorrono/ lungo il vetro della mia finestra./ Dalle case arrivano bagliori di luci/ accese al primo pomeriggio …/ […]” – “Il calore dell’inverno”

    Due domande ad Erica Angelini:

    A.M.: Come stanno andando le presentazioni della tua silloge?

    Erica Angelini: Bene. Questa è la terza che faccio e stanno andando molto bene, per fortuna.

    A.M.: Il pubblico partecipa? È interessato?

    Erica Angelini: Sì… mi ha sempre stupito la presenza di pubblico attento e che fa domande.

    A.M.: Che cosa ti aspetti da questa presentazione?

    Erica Angelini: Gioco in casa, questa volta. Cosa mi aspetto? Una buona partecipazione della

    gente del posto…

    A.M.: Qual è la poesia che sta avendo più successo tra i lettori?

    Erica Angelini: “Immagina”, senza dubbio. Ed “Il sognatore” …ma anche altre

    Vi lascio il link di una recensione di “Dall’anima alle parole”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/27/dall%E2%80%99anima-alle-parole-di-erica-angelini-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Nicoletta Nuzzo alla IV edizione del Festival Internazionale della Letteratura al femminile, dal 22 al 25 settembre, Narni – Intervista

    Dal 22 al 25 settembre 2011, Narni (TR), presso il Museo Eroli, ospiterà la “IV Edizione del Festival Internazionale della Letteratura Saggistica Filosofia Arte al femminile” ideato e diretto da Esther Basile. Un Festival tout court artistico che guarda al futuro senza dimenticare la tradizione come sottolinea la tematica di questa edizione: “Alchimie e linguaggi di donne, e pensare che le donne pensano, agiscono, si raccontano, scrivono”.

    Tra le case editrici presenti ci sarà anche Rupe Mutevole Edizioni con la scrittrice Nicoletta Nuzzo che per l’occasione presenterà il suo ultimo libro: “Portami negli occhi”, una silloge poetica edita nella collana “Poesia”. La silloge è divisa in sette percorsi tematici: Madre, Mare, D’amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera; con prefazione della filosofa Patrizia Caporossi.

    parlavo con voi/ ma non ero lì / stavo su una crepa / come dentro un pensiero / mi tenevo aggrappata / c’era da lottare/ per la salvezza.” – “Ombra”

    L’autrice si è resa disponibile per illustrarci qualcosa della storia del Festival, della cittadina di Narni (con un succulento aneddoto letterario), dell’utilizzo del termine di “Poete” e della sua raccolta “Portami negli occhi”. Buona lettura!

    A.M.: Dal 22 al 25 settembre sarai occupata, a Narni, in un Festival davvero interessante, voi raccontarci qualcosa?

    Nicoletta Nuzzo: Narni è un antichissimo (Nequinum 600 a.C.) centro umbro, i suoi paesaggi hanno ispirato artisti e racconti di epiche gesta. Qui tra i resti delle mura medievali, il castello e la natura che avvolge come in una fiaba le vestigia romane, fu Clive Staples Lewis a trovarvi il luogo adatto per ambientare i sette libri del suo fortunato ciclo fantasy “Le Cronache di Narnia”. Tra mito e realtà non vi poteva essere luogo più adatto per il IV Festival Internazionale della Letteratura-Saggistica-Filosofia-Arte al Femminile e per le Alchimie ed i linguaggi delle donne che vi partecipano in un viaggio ricco d’anima. Il Festival è ideato e diretto dalla filosofa Esther Basile, presidente dell’Associazione Eleonora Pimentel Lopez de Leon di Napoli, in collaborazione con l’Istituto italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, il Comune di Narni e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. È sempre più ricco di novità e di appuntamenti vari con interessanti tavole rotonde, dibattiti, performance teatrali e tè e caffè letterari. È davvero un evento unico nel panorama nazionale perché così possono essere finalmente visibili le donne che “pensano, agiscono, si raccontano, scrivono…” Saranno presenti scrittrici, filosofe, poete, donne delle Istituzioni…( Marisa Rodano, Clara Sereni, Dacia Maraini, Adele Cambria, sen. Vittoria Franco, Luciana Castellina, Barbara Alberti…)

    A.M.: In questa IV edizione di un festival artistico tutto al femminile presenterai la tua nuova pubblicazione: una silloge poetica. Puoi dirci qualcosa?


    Nicoletta Nuzzo: Qui al Festival (domenica 25 alle ore 10.30) sarà presentato il mio libro di poesie “Portami negli occhi”(Rupe Mutevole 2011). La prefazione del libro è della filosofa Patrizia Caporossi che mi ha sostenuto in questo cammino poetico forte/fragile. Le poesie sono ripartite secondo alcuni temi/archetipi/stanze: Madre, Mare, D’amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera.

    Il movimento delle poesie nell’ambito di ogni “tema” è quello dell’alternanza tra vuoto e pieno, di fusione e separazione, di lotta di opposti, di danza per ricordare e per dimenticare come nella poesia “Rinascere” (gli opposti mi sfiorano/e per non perdermi/ogni giorno ha il suo rito:/una danza per dimenticare/e per ricordare)…è il movimento dell’onda come nella poesia del titolo del libro (Portami negli occhi/e tienimi vicina/e tienimi lontana/come/dentro un’onda).

    A.M.: Da “Un gatto senza vanità” a “Portami negli occhi”. Perché il passaggio alla poesia?

    Nicoletta Nuzzo: Con la poesia per me ritorna il corpo …nei precedenti due libri in prosa (“Cronache di un gatto perfezionista”, Manni 2007 e “Un gatto senza vanità”, Rupe Mutevole 2010), il mio corpo aveva parlato tramite il corpo libero e senza colpa di un gatto di nome Ugo, un gatto come forza spirituale, simbolica e vivente connessa con l’universale, la libertà mentale e l’interiorità femminile. Poi quando nel mio percorso di identità e di scrittura è riemerso il materno, non solo con la storia di mia madre ma anche con la genealogia di madri simboliche, con la relazione con altre donne amiche, quando si è delineato un immaginario simbolico femminile allora è ritornata la fiducia ed è riaffiorata l’emozione nella poesia. La poesia diventa spesso per me l’unico corpo possibile a causa di un disagio che nasce da un immaginario simbolico maschile che spesso ho vissuto come “intrusivo”

    La poesia è qualcosa di talmente vivo che il corpo non vi si può sottrarre: basta pensare al respiro che è proprio il nostro, che rimane impresso con le pause e la punteggiatura nei versi e che si libera di nuovo ogni volta che li si legge. Quindi per me molte sono le tracce corporee presenti rispetto alla prosa. Posso dire che nella poesia “capisco con il corpo”.

    Dal punto di vista stilistico devo dire che, come nel mio libro precedente “Un gatto senza vanità” avevo nominato le donne da cui avevo tratto forza e conoscenza (Maria Zambrano, Etty Hillesum , Simone Weil, Luisa Muraro…) così nei titoli di alcune mie poesie ho nominato le donne sorelle, amiche, poete che hanno reso possibile la mia presa di parola.

    A.M.: Se potessi portare a Narni il fantasma di una scrittrice del passato chi sceglieresti?


    Nicoletta Nuzzo: A Narni porterei la filosofa spagnola Maria Zambrano perché è la filosofa dell’interezza che, a differenza di una tradizione filosofica che separava logos e corpo, unisce il sapere al cuore, il logos al corpo e considera il corpo (con cui le donne “erano” state identificate in segno di schiavitù) come fonte di creatività e trascendenza che le collega ad un sentire originario….e considera la poesia la dimensione che può ridarci unità…ma anche a questo ha pensato l’instancabile Esther Basile organizzando al Festival una Tavola rotonda proprio su Maria Zambrano (venerdì 23 ore 18.00)…e allora io cosa posso volere di più?

    A.M.: “Poete” e non “poetesse”. Sai il perché di questa scelta?

    Nicoletta Nuzzo: Secondo Alma Sabatini studiosa del linguaggio, (“Il sessismo nella lingua italiana”, 1987), ad esempio, “…l’uso di un termine anziché di un altro comporta una modificazione nel pensiero e nell’atteggiamento di chi lo pronuncia e quindi di chi lo ascolta. La parola è una materializzazione, un’azione vera e propria….” Ultimamente, si sta diffondendo l’uso di “poeta” come invariabile perché si tende a considerare dispregiativi tutti i femminili in -essa. ..“ poeta (da grammatica italiana) è un termine epiceno (neutro) quindi è l’articolo che va accordato, non ha bisogno di suffisso derivativo (Bianca Madeccia)”.

    Per il programma completo del IV Festival della Letteratura al femminile:

    http://oubliettemagazine.com/2011/09/08/iv-festival-internazionale-della-letteratura-saggistica-filosofia-arte-al-femminile-dal-22-al-25-settembre-narnitr/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci ad Ugo Colla ed al suo Memorie del cuore, Rupe Mutevole Edizioni

    Spesso il poeta è solo/ chitarra nella sera,/ quando si canta in compagnia/ e le più belle canzoni sono sempre/ quelle taciute, riposte nell’antico/ cassetto della memoria,/ mai sono quelle che tutti sanno/ e vengono ritmate con le mani.// Spesso il poeta è solo/ viandante sconosciuto anche a se stesso,/ anche fra tante risate e grida/ che scivolano su calici di vino,/ sempre in alto, sempre pieni.// […]” – “Spesso il poeta è solo”

    Memorie del cuore”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti, è l’ultima silloge dell’autore Ugo Colla, un autore che non pubblicava da vent’anni e che, nel 2011, ha deciso di racchiudere in un’unica opera alcune liriche che affrontano un arco temporale notevole. Infatti le poesie presenti vedono la più recente scritta nel 2009 e la più remota nel 1981. Un percorso che decreta soggetto indiscusso della raccolta: il viaggio. Viaggiare e poesia dunque vanno di pari passo nella vita dell’autore. Ogni lirica presenta la data così da intrappolare il lettore nel seguire i passi di Ugo senza alcuna fatica.

    Ugo Colla è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua raccolta poetica e si se stesso. Buona lettura!

    A.M.: Come nasce l’Ugo scrittore?

    Ugo Colla: Nasce già da giovanissimo, a 15 anni, quando Catullo, Prèvert o Neruda lo ispirano e danno voce ai palpiti di un adolescente romantico alle prese con i primi amori. Il liceo classico Colombo di Genova, quello frequentato a suo tempo anche da Fabrizio De Andrè, sarà fondamentale per conoscere e amare Gozzano, Pavese, Montale, Ungaretti, Quasimodo, Cardarelli e si sa che l’elenco potrebbe continuare.

    A.M.: Perché nasce “Memorie del cuore”?

    Ugo Colla: “Memorie del cuore” nasce dall’inconscia necessità di realizzare con i propri mezzi a disposizione, ossia quelli poetici, un film di memoria, come quelli, da me tanto amati, di Fellini o di Pupi Avati, un “caro viaggio a ritroso” come dico nella poesia “Scalinata”, compresa nella raccolta, dove il passato non è relegato nel tempo passato ma interagisce continuamente col presente, in una sorta di intermittenza del cuore proustiana: in altre parole ciò che tanto mi affascinò nel cinema, ho voluto realizzarlo in poesia, costruendo non una raccolta di liriche separate tra di loro ma un lungo racconto ricco di flash back (non a caso le poesie sono tutte datate e volutamente non seguono un ordine cronologico ma sono sparse nel tempo: la storia di una vita dal 1981 al 2009 centrata sui temi dell’amore, del viaggio, della musica,del cinema, dello sguardo sul mondo).

    A.M.: Viaggiare e scrivere. È il modo migliore per essere ispirati?

    Ugo Colla: James Joyce ci insegna quanto (e per quante pagine!) si può viaggiare restando nella stessa città, la Dublino che Leopold Bloom/Ulysses percorre in ogni angolo più significativo nello spazio di una giornata e diventa un universo. Viaggiare, conoscere altre realtà e quindi conoscere una propria personale evoluzione, è sicuramente uno dei modi più efficaci per essere ispirati, non necessariamente il migliore.

    A.M.: Cosa pensi dell’uso delle figure retoriche in poesia?

    Ugo Colla: Confesso, non le ricordo più tanto bene e tendo a dimenticarmele, ogni tanto chiedo a mia figlia. Il suo diploma di maturità classica è datato 2008, il mio 1972. Ci giro intorno, a volte, chiamandole ora similitudini, ora accostamenti, ogni tanto oso parlare di metafore ed allegorie ma non sono quasi mai sicuro di come si classifichino le cose che io stesso ho scritto. In ogni caso, al di là dell’esigenza di base di una forma dignitosa e fluida e di un lavoro di attenta elaborazione stilistica del prodotto poetico, io credo molto nella spontaneità della poesia e nella possibilità di raccontare il reale attraverso la poesia (gli americani insegnano) senza che il verso debba per forza spingersi sempre a raffigurare l’irreale per alludere al reale.

    A.M.: Hai qualche consiglio per gli esordienti?

    Ugo Colla: Direi all’esordiente ciò che raccomanda quello straordinario professore interpretato dal grande Sean Connery nel film “Scoprendo Forrester”: prima buttare giù sulla carta tutto quello che viene in mente, senza fermarsi, poi rivedere, limare, affinare, essere esigenti, cercare il suono migliore, la migliore scorrevolezza dei versi, quella che in definitiva è la vera bellezza della poesia. E soprattutto comunicare attraverso la poesia, non tenerla timidamente nel cassetto, ciò che è scritto solo per se stessi va sprecato. Una volta, con i soli mezzi cartacei, era molto più difficile divulgare gli scritti ed avere dei lettori. Oggi sappiamo bene che col web ed in particolare con i social network culturali le possibilità di arrivare in ogni parte del mondo sono illimitate.

    A.M.: Qual è l’utilità del booktrailer?

    Ugo Colla: Il videolibro fa parte di ciò che ho detto prima, della possibilità di facilitare la conoscenza e la lettura di qualsiasi testo grazie alla tecnologia. Mi concedo, da lettore quasi vicino ai 60 anni, qualche rimpianto per il dolce rumore ed il buon odore delle pagine che girano, quando si leggono le classiche due paginette prima di dormire. Ma l’antico ed il moderno possono ovviamente convivere, non devono certamente essere ritenuti antitetici ed incompatibili.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Ugo Colla: Mi ci trovo come a casa e meglio che a casa propria dove si sta? Merito soprattutto di due perfette padrone di casa come Maria Cristina Del Torchio e Silvia Denti.

    A.M.: Novità per i restanti mesi del 2011?

    Ugo Colla: Da un libro all’altro ho fatto passare 20 anni, non dico che ne farò passare altri 20 ma sicuramente la restante parte del 2011 sarà ancora dedicata a curare la diffusione di “Memorie del Cuore”. Intanto la semina per il futuro può continuare tranquillamente.

    Recensione de “Memorie del cuore”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/09/06/memorie-del-cuore-di-ugo-colla-rupe-mutevole-edizioni/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni