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  • Diabolicus Eden, saggio dell’opera Ad Lucem di Alessandro Cortese

    All’inizio a predominare era il Caos. La tenebra prese forma d’un uovo e, in esso, nacque Pangu. Divenuto gigantesco dopo molti anni, Pangu si svegliò rompendo il guscio. Le parti più leggere e più pure dell’involucro salirono a formare il cielo, le più pesanti e impure formarono la terra. Questa fu l’origine di yin e yang.

    In libreria dal 21 dicembre, data non casuale, “Ad Lucem” è l’ultima pubblicazione dell’autore Alessandro Cortese, sequel de “Eden”. Il libro è diviso in prologo, cinque parti suddivise in dodici brevi capitoli e saggio conclusivo.

    Le ultime 50 pagine di “Ad Lucem” sono il corpo del saggio “Diabolicus Eden. Gli oscuri segreti del Paradiso Terrestre”, un apparato puramente accademico in cui Cortese ricostruisce i simboli e le storie, da Adamo ed Eva a Caino e Abele, fino all’Imperator del Doloroso Regno, quel Lucifero che ha posseduto molteplici incarnazioni, precedenti all’attuale, e che riportano a religioni e culti molto più antichi del Cristianesimo.

    Attraverso un attento lavoro di ricerca, supportato da un nutrito sfondo di note bibliografiche, è possibile ripercorrere il percorso di conoscenza che l’autore siciliano ha compiuto per mettersi sulle tracce del Demonio.

    Il saggio prende spunto da una riflessione: se Dio non fosse poi così buono, allora Lucifero non potrebbe essere davvero così cattivo e, ripercorrendo gli antichi miti di Creazione dell’Universo, attraverso l’eco dell’immanente battaglia che contrappone il bene al male, si riesce a capire davvero il nocciolo della narrativa di Alessandro Cortese: il bene e il male non esistono, sono soltanto il nostro modo di provare a comprendere qualcosa molto più grande di noi, e non c’è verso di rinchiudere all’interno di confini troppo definiti e stringenti uno scontro che di confini non ne ha, perché la forza distruttiva si oppone a quella creatrice senza prima né dopo, senza qui né adesso.

    Lo Yin e lo Yang si rincorrono in cerchio perché sia chiaro come nessuno dei due abbia priorità sull’altro, una verità neanche troppo nascosta ma che fin troppo spesso è stata negata. E forse è ora di guardare in faccia la realtà, abbandonando la dicotomia che contrappone buoni e cattivi per vivere una storia romanzata che è, soprattutto, una storia simbolica.

    Il volume di informazioni, di certo interessanti, a tratti sconvolgenti, che danno fiato al Diabolicus Eden di Cortese, fanno riferimento alla teosofia di Helena Blavatsky, alla psicanalisi di Jung, al simbolismo cabalistico, al nichilismo ed allo slancio anarchico di Nietzsche, alla numerologia e alla scienza ma, alla base di tutto, c’è quell’amore profondo per la ricerca di una verità storica, di un filo conduttore, che permetta di seguire gli eventi e di comprenderli.

    50 pagine del genere meritano da sole l’attenzione del lettore, e meritano la lettura completa di questo libro, non fosse altro perché non mi risulta nessuno abbia già fatto niente di simile.

    “Diabolicus Eden” è uno splendido prontuario per chiunque voglia sapere di più sulla Genesi e sull’Albero del bene e del male, sul serpente e sul Demonio, su Dio e sugli antichi miti che rappresentano la base delle nostre più elementari concezioni religiose.

    Il cammino dell’ascesa a cui tutti potremmo avere accesso sta nel romanzo che viene prima e nel paradiso diabolico che viene dopo perché, come l’autore ama ripetere, la conoscenza è oltremodo diabolica: ti spinge a mettere un passo sempre avanti all’altro, senza sosta, senza fine, senza speranza di venirne mai davvero a capo.

    La conoscenza è dannazione, e ti condanna ad un Inferno da cui non vuoi più uscire.

    Giovedì 20 Dicembre 2012, un giorno prima dell’uscita ufficiale, ci sarà la seconda anteprima di “Ad Lucem” a Milano presso il Wine Bar “Pane & Vino”, in via Largo Carrobbio, una traversa di Via Torino a due passi dalle colonne di San Lorenzo. A partire dalle ore 18, ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.La prima presentazione straordinaria di “Ad Lucem” è stata domenica 16 dicembre a Pescara.

    Una recensione di “Ad Lucem”:

    http://oubliettemagazine.com/2012/12/16/in-uscita-il-21-dicembre-ad-lucem-sequel-de-eden-di-alessandro-cortese/

    Written by Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa di Alessandro Cortese

    ([email protected])

    Info

    http://www.facebook.com/pages/Eden/10150148416165436

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2012/12/20/diabolicus-eden-saggio-dellopera-ad-lucem-di-alessandro-cortese/

  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori de Ruvido Inchiostro, Rupe Mutevole

    Il titolo della raccolta poetica “Ruvido inchiostro” è stato scelto per celebrare, per l’appunto, le possibilità creative che si manifestano il contatto di una mente in fermento che, al pari di un ruscello, si insinua vorticosa all’interno di un’immagine viva e pulsante. Un’immagine che abbisogna delle parole per fuoriuscire dalla prigione del pensiero. Questa ruvidità dell’atto poetico, questa ruvidità a contatto con l’inchiostro di una penna solleva l’Io dal tarlo insistente e riproduce in parole sensazioni e visioni.

    Vincenzo Monfregola con “Alma”, Emanuela Di Caprio con “Mosaici”, Antonio Pittau con “La vita & l’amore” ed, infine, Andrea Guerrieri con “Buone le prime” sono i quattro autori all’interno della raccolta poetica “Ruvido inchiostro”; quattro protagonisti che raccontano lo scorrere del loro inchiostro fantasioso.

    I quattro autori sono stati molto disponibili nel rispondere a qualche domanda sulla loro raccolta. Buona lettura!

    A.M.: Che cos’è per te scrivere in versi?

    Emanuela Di Caprio: È un forte impulso a trasformare emozioni in parole che si combinino in maniera piacevole fra loro e che siano lo specchio di quello che provo.

    Vincenzo Monfregola: Scrivere in versi è un continuo raccontare le emozioni che attraversano il cuore mettendolo a dura prova; si vocifera che quando una persona scrive lo fa perché soffre… forse è vero, in parte anche il mio scrivere è raccontare in silenzio quanto le sofferenze mi urlano nell’anima per la gioia di viverle tutte.

    Andrea Guerrieri: Non so se siano versi. Nel senso propriamente di versi! Di sicuro versano, e non solo per terra, un qualcosa. E per me…Versare qualcosa è Piacere. Quindi: scrivere Versi è Piacere Puro (ed anche un… piacere a se stessi, agli altri e alle…case editrici!)

    Antonio Pittau: Scrivere per me è poter parlar senza voce delle emozioni della vita e dell’amore di noi tutti.

    A.M.: Perché partecipare ad una raccolta a quattro autori?

    Emanuela Di Caprio: Perché volevo vivere l’emozione di confrontarmi con altri autori e creare un insieme unico fatto di diversità.

    Vincenzo Monfregola: Perché trovo straordinario fondersi in emozioni uniche e soprattutto raccontarle insieme.

    Andrea Guerrieri: Perché non esistono ancora (perlomeno non da voi….) raccolte da 100 autori che porterebbero: risparmio, meno grilli pour la tete e, non fa mai male, più scambio-conoscenza.

    Antonio Pittau: Partecipare a questo libro è stato una nuova esperienza da provare.

    A.M.: Perché leggere “Ruvido inchiostro”?

    Emanuela Di Caprio: Perché è un insieme che incuriosisce per le differenze di stili.

    Vincenzo Monfregola: Perché il lettore si ritroverà faccia a faccia con l’autore e riuscirà ad avvertire i cuori che pulsano tra i versi che vivono nelle nostre poesie.

    Andrea Guerrieri: Perché < Ruvido> ti liscia l’Anima (ndr se ce l’hai, bada bene). L’inchiostro te la imbastardisce.

    Antonio Pittau: “Ruvido Inchiostro” da a chi lo legge, la possibilità di potersi rispecchiare negli stati d’anima degli scrittori.

    A.M.: Quale fra le altre tre sillogi presenti ti ha colpito maggiormente?

    Emanuela Di Caprio: La cruda realtà descritta da Guerrieri.

    Vincenzo Monfregola: Mi ha colpito in particolar modo “La vita & l’amore” di Antonio Pittau, il suo messaggio di pace e comunione delle civiltà, i suoi versi sono speranza per un futuro principalmente basato sulla sostanza e non all’apparenza, un’incontro pacifico dei popoli affinché prevalga l’amore.

    Andrea Guerrieri: La quarta.

    Antonio Pittau: Ognuno delle tre sillogi racconta delle storie, tutte molto belle da leggere e rileggere.

    A.M.: Se potessi scegliere un periodo storico nel quale vivere, in quale sentiresti maggiore ispirazione?

    Emanuela Di Caprio: I primi anni del Novecento.

    Vincenzo Monfregola: A me ha sempre attirato l’epoca Medioevale, dove la vita terrena viene interpretata in chiave allegorica. La realtà vera non era quella del mondo in cui vivevano ma quella della vita ultraterrena.

    Andrea Guerrieri: Sicuramente in un periodo che ancor venir dovrà, non nel passato. Forse anche…domani.

    Antonio Pittau: Ogni periodo storico m’ispira; tranne durante le varie guerre o rivoluzioni.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Emanuela Di Caprio: Mi trovo bene, certo la consiglierei perché ha dimostrato interesse anche verso scrittori (forse) emergenti.

    Vincenzo Monfregola: Rupe Mutevole Edizioni è una delle pochissime case editrici molto selettiva, non pubblica editi solo per avere un numero elevato di autori, se porta alla realizzazione un progetto è perché veramente c’è qualcosa da proporre ai lettori. La consiglio vivamente proprio per quanto appena detto, oltre alla inestimabile stima che nutro per la loro serietà e dedizione al lavoro.

    Andrea Guerrieri: Mi trovo Bene: alta la Rupe da dove veder-sentir il Mare…Mutevole come il Mare e come Me.

    Antonio Pittau: Non posso fare nessun commento sulla casa editrice, perché l’ho appena conosciuta.

    A.M.: Novità per la fine del 2012? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Emanuela Di Caprio: Sto scrivendo molto, un libro di genere psicologico-drammatico, poesie e racconti. Parteciperò alla presentazione della L’Antologia de “L’arte in versi” di Photocity Edizioni a Firenze nella quale sarò presente con una mia poesia risultata fra quelle selezionate.

    Vincenzo Monfregola: Tra i progetti imminenti c’è la pubblicazione in lingua spagnola di “Follia”. Poi sto scrivendo una nuova raccolta di poesie, un viaggio introspettivo fatto di riflessioni ad alta voce che toccano tematiche intime sfiorando malinconie nascoste. Insomma ho diverse idee da concretizzare e non escludo di debuttare con un romanzo.

    Andrea Guerrieri: Anticipare?!! E…addirittura anticipare qualcosa?! Mah…Signori!? Posso dirvi, posso dirvi, questo sì, che nel 2012 vi anticiperò qualcosa del 2013. Questo si questo sì…posso farlo!

    Antonio Pittau: Forse per fine anno un’agenda letteraria.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Emanuela Di Caprio: “Lo scrivere è una proiezione della nostra mente, qualunque cosa ne venga fuori.

    Vincenzo Monfregola: Se esser folli significa trafugare di tutto ciò che é vita, allora sì, voglio esser folle!

    Andrea Guerrieri: “CammèloBBene è apparso alla Madonna. Io sono apparso a CammèloBBene e, se ne aveva, anche ai suoi figli.

    Antonio Pittau: “Un sorriso dura un attimo, ma il suo ricordo può durare una vita”.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/10/02/intervista-di-alessia-mocci-ai-quattro-autori-de-ruvido-inchiostro-rupe-mutevole/

  • Ruvido inchiostro di Monfregola, Pittau, Guerrieri e Di Caprio, Rupe Mutevole

    Nacqui/ nella fragilità/ di tenere emozioni, quando/ congiunzioni di vita/ vestivano/umani incanti/ nella dolcezza della sera.// Un angelo/ poi mi prese per mano/ e mi ha portato/ nel tempio delle Muse,/ laddove/ i rami dello spirito/ non sono altro/ che baci dell’eternità.” – “Testimonianze”

    Una dichiarazione di Vincenzo Monfregola che mostra sin da subito i suoi intenti poetici: sono le Muse che accompagnano il poeta nello scrivere versi immortali. Come per gli aedi greci che si rivolgevano alle Muse, così anche nell’epoca contemporanea lo scrittore ha bisogno di un aiuto esterno proveniente dal mito e dalla classicità.

    Ruvido inchiostro”, edito nel luglio del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica formata da quattro silloge di quattro autori diversi. Troviamo, infatti, “Alma” di Vincenzo Monfregola, “Mosaici” di Emanuela Di Caprio, “La vita & l’amore” di Antonio Pittau e “Buone le prime” di Andrea Guerrieri.

    Il titolo della raccolta poetica “Ruvido inchiostro” è stato scelto per celebrare, per l’appunto, le possibilità creative che si manifestano il contatto di una mente in fermento che, al pari di un ruscello, si insinua vorticosa all’interno di un’immagine viva e pulsante. Un’immagine che abbisogna delle parole per fuoriuscire dalla prigione del pensiero. Questa ruvidità dell’atto poetico, questa ruvidità a contatto con l’inchiostro di una penna solleva l’Io dal tarlo insistente e riproduce in parole sensazioni e visioni.

    Da lontano tra cirri,/ tra i pini incantati,/ tra umide torri antiche/ e sentieri coperti di foglie,/ arriva piano e puntuale/ portando grigi aliti,/ e noi accecati da luci/ ormai lontane, inerti aspettiamo…/ Arriva da lontano/ e già nell’aria si sente/ fresco e pungente/ il vento nuovo che invade/ e scorre per le contrade./ […]” – “Da lontano”

    Emanuela Di Caprio con la lirica “Da lontano” ripercorre la scia della poetica bucolica che mira la natura per cercare le risposte alle domande quotidiane dell’essere umano. È un contatto che necessita di una notevole elasticità del pensiero in modo da estrapolare il sentirsi parte del tutto.

    In fondo ad ogni cuore,/ si trova una magica scintilla/ che accende il fuoco/ della nostra immaginazione/ e sin dall’alba dell’umanità/ la semplice forza dell’ io posso/ ha unito le persone di ogni nazione.// Non c’è niente di ordinato/ nella vita di tutti i giorni/ c’è un ruolo speciale/ per ognuno di noi.// […]” – “La forza del sogno”

    Ed Antonio Pittau trascina il lettore nella speranza di pace e comunione di interessi nella civiltà umana. Sono parole che riportano al sognare qualcosa in più per se stessi e per gli altri. Una sorta di contaminazione armoniosa tra tutti i popoli.

    E si arriva alla pena d’amore con Andrea Guerrieri che nella lirica “Stanco di te I” pone l’Io poetico in attesa di conoscere la verità sui suoi sentimenti, ci si trova infatti in una situazione di stasi nella quale l’amante non è presente, si sente la mancanza ma allo stesso tempo si teme il suo arrivo.

    È tardi,/ non rincasi./ lascio l’acqua a bollire./ È strano/ temo più il tuo arrivo/ del tuo non arrivare./ Trancio di pollo/ mangio noia e stanchezza./ Risolvo/ da solo/ equazioni/ insaziabili./ Ti penso/ non mi illumino./ È tardi/ per tutto.” – “Stanco di te I”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta Transiti Diversi

    Transiti diversi”, edito nel giugno 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta a quattro autori. Precisamente vede le sillogi: “Canzoni d’inverno” di Antonio Pelliccia, “Potando l’Euforbia” di Claudia Piccinno, “Il canto della sera” di Alessio Salvini e “Tre brividi soltanto” di Maria Luisa Lamanna.

    Un titolo che simboleggia il movimento che avviene nella creazione letteraria con l’assembramento dei sintagmi nominali e verbali; dei movimenti dissimili utilizzati dai quattro autori in modo totalmente fluido e naturale.

    I quattro autori sono stati molto disponibili nel rispondere ad alcune domande sulla loro vita e sulla loro produzione. Buona lettura!

    A.M.: Ricordi quando è nata la tua passione per la scrittura?

    Antonio Pelliccia: Al liceo verso i 15 anni.

    Claudia Piccinno: Scrivo dall’età di quindici anni, la scrittura è per me intima necessità.

    Alessio Salvini: Sì, mi ricordo in modo abbastanza chiaro: uno dei miei primi contatti con la scrittura lo ebbi all’età di circa nove anni durante un ”gara di poesia” alla scuola elementare, in cui vinsi il premio per la poesia più bella; ma il primo passo verso ”l’arte di scrivere” l’ho avuto all’inizio delle superiori, in cui comincia ad interessarmi ai libri da cui prendeva spunto Kubrick per la realizzazione dei suoi magnifici film quali “Arancia meccanica”, “Eyes wide shut” e “Shining”. Poi mi sono addentrato nei racconti di Schintzler per primo, poi Dostoevskij, Baudelaire, Trakl, Campana.

    Maria Luisa Lamanna: Ho sempre avuto la passione per la lettura, e mi sono ritrovata con la penna in mano. Dall’altro lato, senza nemmeno rendermi conto. La scrittura non è pianificazione, ma espressione ed è così che mi sono ritrovata a scrivere le mie emozioni, dopo averle per tanti anni riconosciute a volte nelle mie letture. Non è successo molto tempo fa, ma il tempo è un concetto molto delicato. In fondo, ci insegnano a scrivere, ma impariamo da soli le emozioni. È sempre solo questione di tempo.

    A.M.: Penna oppure tastiera?

    Antonio Pelliccia: Tutti e due secondo il momento.

    Claudia Piccinno: Penna. Colleziono quaderni di ogni tipo. Certamente preferisco la carta e l’inchiostro alla tastiera.

    Alessio Salvini: Ovviamente per la penna. Non sono un nostalgico, credo di essere realista, e, visto come vanno i tempi, credo sia da ipocriti dire che scrivo solo a penna, però la preferisco, soprattutto per quell’odore che lascia sulla carta il quale, con il passare degli anni, acquista un profumo secondo me magico.

    Maria Luisa Lamanna: Assolutamente penna. È lo strumento fondamentale, che segna i miei fogli sparsi. La tastiera è invece un utensile necessario per le fasi successive, il controllo e la rielaborazione. Dalla penna alla tastiera si attiva una trasposizione che nel suo piccolo è una traduzione ed offre una seconda lettura, una lettura più oggettiva e asettica che mi permette di sospendere il giudizio del mio io-autrice per affidarlo al gusto del mio io-lettrice.

    A.M.: Perché iniziare un’avventura particolare quale esser all’interno di una raccolta a 4 autori?

    Antonio Pelliccia: Il confronto in poesia è necessario soprattutto con i più giovani.

    Claudia Piccinno: Perché il confronto con gli altri è sempre un arricchimento, stili e punti di vista differenti possono apportare un contributo al nostro personale bagaglio culturale.

    Alessio Salvini: Secondo me la ”variatio di stili” è una cosa molo interessante da approfondire e conoscere, quale miglior modo se non far parte di una raccolta a quattro mani?

    Maria Luisa Lamanna: La presenza di stili diversi e differenti visioni della realtà valorizza ognuno di essi. Nel confronto, inevitabile, non c’è competizione ma ricchezza: ogni scrittura guadagna in freschezza perché nuova e distinta. Sono quattro voci che si prendono per mano.

    A.M.: Nella totalità delle quattro sillogi poetiche, come descriveresti “Transiti diversi”?

    Antonio Pelliccia: Purtroppo la trovo una raccolta molto ibrida perché gli stili sono molto diversi, ma la grande diversità può essere vista anche come un vero pregio.

    Claudia Piccinno: “Transiti diversi” è un incrocio, quattro sentieri con una sola meta : raccontarsi!

    Alessio Salvini: La descriverei un’audace impresa di eterogenizzare stili diversi in un’unica opera poetica,e credo che sia venuto fuori qualcosa di molto bello ed interessante, assolutamente degno di lettura.

    Maria Luisa Lamanna: Come già anticipato “Transiti diversi” offre uno sguardo polimorfico sulla realtà. Una realtà che risulta affascinante e seducente proprio perché non è una, ma è molteplice. È sempre la stessa ma diversa. “Transiti diversi” offre un inventario di emozioni ed espressioni che soddisfa la voglia del lettore, anzi di molti lettori, del pubblico più variegato e credo che proprio in questo possiamo riconoscere la sua caratteristica.

    A.M.: Delle tre raccolte dei tuoi colleghi, qual è quella che ti ha colpito maggiormente?

    Antonio Pelliccia: “Tre brividi soltanto” di Maria Luisa Lamanna.

    Claudia Piccinno: Ho apprezzato particolarmente le liriche di Maria Luisa Lamanna forse per la vicinanza al mio sentire ed alla mia visione del mondo.

    Alessio Salvini: Sono molto belle tutte e tre, ma quella che preferisco maggiormente è ”Canzoni d’Inverno” di Antonio Pelliccia.

    Maria Luisa Lamanna: Ho particolarmente apprezzato la scrittura di Claudia Piccinno. Mi colpì il titolo. Le sue parole creano immagini concrete, che si dissolvono in un pensiero leggero, per quanto l’emozione espressa sia densa. Tutti e quattro abbiamo uno stile diverso, peculiare, fortemente personale e credo sia proprio questo il valore aggiunto della raccolta.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Antonio Pelliccia: Ho letto tutte le poesie di Giovanni Raboni che è forse l’ultimo grande poeta del nostro secondo Novecento. Non vado al cinema e vedo la tv solo per i notiziari.

    Claudia Piccinno: L’ultimo libro è “Il gusto proibito dello zenzero” di Jamie Ford. L’ultimo film è “Benvenuti al Nord”.

    Alessio Salvini: L’ultimo libro che ho letto è ”Novelle” di Arthur Schnitzler e l’ultimo film è Spun, anche se, di tanto in tanto, mi rimetto a leggere raccolte poetiche già lette, soprattutto i Canti orfici di Campana, Il Sentimento del tempo di Ungaretti e varie opere di Trakl.

    Maria Luisa Lamanna: L’ultimo libro che ho letto, ed ho adorato, è una raccolta poetica intitolata Primavera e polvere, di Jüri Talvet, un autore estone che apre gli occhi su un mondo poco conosciuto ed insegna emozioni nuove che sono nostre, umane più che mai, e le riconosciamo nella scrittura come in uno specchio. L’ultimo film l’ho visto al cinema: John Edgar di Martin Scorsese. Intenso, come ogni Scorsese.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio Pelliccia: Io mi sono trovato bene ma credo che sarebbe necessario un lavoro di consulenza maggiormente approfondito con i nuovi autori.

    Claudia Piccinno: Mi son trovata bene, nella mia breve esperienza sento di poterla consigliare ai colleghi esordienti e non, poiché contrariamente alla maggior parte della piccola editoria, Rupe Mutevole sa essere selettiva senza soccombere a logiche di mercato che nulla hanno a che fare con la promozione culturale.

    Alessio Salvini: Sinceramente mi sono trovato veramente bene con la casa editrice: disponibili, carini, rispettatori meticolosi dei tempi; ovviamente la consiglierei a chiunque voglia cominciare il proprio percorso letterario.

    Maria Luisa Lamanna: Ho apprezzato molto la professionalità e la dedizione che la casa editrice Rupe Mutevole ha dimostrato sin dall’inizio. L’editoria è un ambiente in cui la quantità spesso fagocita la qualità, ma non nel caso di Rupe Mutevole. In ognuna delle sue pubblicazioni pone la stessa cura ed attenzione, rispetta la scrittura, ma si fa rispettare. Sono doti non comuni nel mercato, dove non è facile fidarsi. Mi sono fidata e mi fido.

    A.M.: Novità per il 2012?

    Antonio Pelliccia: Ho in serbo tre nuove raccolte di poesia che sono tutte complete. Mi sto applicando adesso a una rivisitazione delle forma dei miei versi e dello stile. Vado verso componimenti più distesi e da un tono più prosastico.

    Claudia Piccinno: Il mio primo libro “La sfinge e il pierrot” edito da Aletti nel Dicembre 2011, è finalista al premio letterario Il giovane Holden nella sezione poesia edita.
    Per me è un gran successo di critica.

    Alessio Salvini: In realtà è uscito il mese scorso la mia prima raccolta poetica intitolata ”Un grido nel vuoto”, edito sempre con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. In questo momento sto lavorando a molte cose tra cui una trilogia di racconti brevi intitolata ”I Bianchi Silenzi” ed altre raccolte poetiche che vanno comunque nei progetti a lungo termine.

    Maria Luisa Lamanna: Mi auguro di continuare a scrivere, di cavalcare l’ispirazione. Non che fosse una priorità, ma il riscontro positivo del pubblico mi spinge ad una ricerca più approfondita nella mia esperienza, nei temi e nell’aspetto. Mi piacerebbe dare un risvolto sperimentale alla mia scrittura, per entrare ancora più in contatto con la poesia e con ciò che essa offre alla mente. Spero di poter pubblicare una raccolta mia, idea in progetto, ma ancora da definirsi.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Antonio Pelliccia: “Guai a una casa editrice che si riduce ad essere per motivi economici una mera tipografia.

    Claudia Piccinno: Vi saluto con la chiusa della mia poesia “La scrittura mi ha tenuto in vita”:
    “[…]/ finché l’inchiostro fluirà/ sulla pagina bianca,/ la mente sarà salva,/ l’animo pacificato,/ il sogno soltanto rinviato!”

    Alessio Salvini: Dato che oramai è sera vi saluto con una citazione da una mia poesia, per tutti gli scrittori, che, come me, trovano l’ispirazione nel fiore magico della notte: ”ed il Viver m’è più quieto e sereno quando/ la Notte Sfila e/ sfila(….) e/ mi s’assopisce dentro colle Lanterne/delle Luci notturne” .

    Maria Luisa Lamanna: Leggo perché la via non mi basta” Fernando Pessoa

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/08/23/intervista-di-alessia-mocci-ai-quattro-autori-della-raccolta-poetica-transiti-diversi/

  • Domande al silenzio, primo romanzo di Marco Incardona

    Neanche pochi passi e il grosso portone del palazzone ottocentesco in cui viveva, era già a debita distanza. In un attimo dall’interno ecco giungere la voce impostata del portiere, che stranamente per quel giorno pareva aver fallito il suo tacito compito di apporre il sigillo con il suo suadente ‘Buongiorno Dottore’.”

    Un incipit che, sin da subito, incuriosisce per quel “neanche” iniziale che provoca un leggero straniamento, un po’ come se l’autore avesse volutamente lasciato in sospeso capitoli precedenti del romanzo, un po’ come se l’autore volesse accarezzare quel possibile passato con una negazione. Una sosta emozionale che si intravede in tutto il testo e che incuriosisce con facilità il lettore.

    Domande al silenzio”, edito nel novembre del 2011 dalla casa editrice “La Nuova Rosa Editrice” per la collana editoriale “Narrativa”, è il primo romanzo del promettente Marco Incardona. Quasi trecento pagine suddivise in quattro parti con la prefazione dell’editore della casa editrice che in modo del tutto sincero racconta la genesi del suo incontro con “Domande al silenzio”. La foto di copertina è un’immagine di Lennosky.

    Un romanzo eclettico che presenta uno stile complesso e caotico, intrigato dalla ricercatezza della descrizione e dall’insistente cura del particolare. Un romanzo che non ha peli sulla lingua, i personaggi presenti sono caratterizzati dalla propensione per il dialogo su questioni sociali ed etiche di forte importanza, soprattutto se si attualizzano nella nostra esperienza di cittadini. Un romanzo contestazione che ha come punto di arrivo il voler far riflettere il lettore con argomentazioni dirette e precise. Questione italiana ma non solo, sono diversi gli excursus sul terrorismo internazionale e sulle condizioni degli abitanti del Pianeta.

    Mi sembri troppo nichilista, mi vorresti lasciar intendere che in Italia esiste solo una sinistra di Stato che cura gli affari dello Stato e della borghesia di Stato grazie al sostegno delle forze sociali, sindacati in testa e che dall’altra stanno i figli dello sperpero da buco nero dello Stato che intendono continuare ad arricchirsi alle spalle degli altri.

    Una particolarità da sottolineare è il plurilinguismo presente nel romanzo, infatti l’autore in più parti ha optato per la lingua straniera (francese, spagnolo) in luogo dell’italiano, una particolarità dettata dalla grande passione per la possibilità di dialogo e dell’assoluta incomprensione. Un dato importante anche per capire a fondo il protagonista Louis Daudet. Un uomo in mutazione con se stesso e con i silenzi della sua mente, un uomo che si libera del suo narrare nella mente per fa sì che la sua vita si evolva in altre direzioni.

    Di rilievo l’interesse dell’autore per la poesia oltre che per la prosa, infatti, Marco ha messo in palio tre copie di “Domande al silenzio” per i vincitori del concorso poetico omonimo (concorso gratuito con scadenza 20 agosto 2012). Per leggere il regolamento:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/18/gara-poetica-gratuita-domande-al-silenzio/

    Per leggere un’intervista a Marco Incardona:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/04/intervista-di-alessia-mocci-a-marco-incardona-ed-al-suo-domande-al-silenzio/

    Info:

    [email protected]

    http://www.facebook.com/incardona.marco

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa di Marco Incardona

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    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/08/08/domande-al-silenzio-primo-romanzo-di-marco-incardona/

  • Un amore in 100 sms di Valter Romani, Rupe Mutevole Edizioni

    Ho sempre pensato che le persone che nella vita scelgono un lavoro a contatto con i bambini, siano persone in qualche modo speciali. Parlo chiaramente delle persone che scelgono un determinato lavoro per passione e non per necessità o per mancanza di qualunque altro stimolo.

    E come non si può essere in accordo con questo pensiero che dovrebbe far da perno portante per un rapporto sano con i bambini? La società ha bisogno di persone soddisfatte della propria vita per poter crescere in modo produttivo ma soprattutto non nocivo per il prossimo.

    Un amore in 100 sms”, edito nell’ottobre del 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è un racconto lungo di Valter Romani. Il libro consta di circa ottanta pagina ed è dedicato al figlio dell’autore con un augurio di poter aver tutto ciò che vuole dalla vita ed a Silvia, il suo amore.

    Un racconto che ha come protagonista il sentimento amoroso, visto come l’essenza della felicità e del benessere sia intellettuale che fisico. L’amore in “Un amore in 100 sms” si deve considerare come unica vera felicità, diversa dalla soddisfazione personale per un lavoro o per la conduzione familiare, l’amore dovrebbe essere tutto ciò che rende liberi di poter esser se stessi senza dover spiegazioni a nessuno ed in questo consiste la felicità dell’individuo.

    Finisco di lavorare, passo a casa mia, mi cambio per andare poi al corso di salsa. Quanto mi piacerebbe andarci insieme. Ho ancora addosso la sensazione del tuo corpo stretto al mio al corso di tango. Passo a casa tua prima della lezione di salsa. Parliamo una ventina di minuti. Siamo all’epilogo. Il tono della nostra conversazione è questo, anche se l’argomento viene affrontato molto di striscio.”

    Come già si è inteso dal titolo del racconto, lo stile utilizzato dall’autore è abbastanza innovativo e rispecchia la nuova tendenza di inserire gli strumenti della scrittura tecnologica anche nel vecchio cartaceo. Gli sms sono diventati una realtà del nostro linguaggio e del nostro modo di esprimerci. Oggigiorno si comunica con dei semplici messaggi di testo chiamati sms attraverso i cellulari. Si creano poesie, racconti, e nella vita reale ci si innamora e ci si lascia.

    14 settembre. Mi trovo a passare davanti al tuo studio e noto la tua macchina. Quasi quasi mi fermo, torno indietro. Mentre provo a parcheggiare, ti incontro mentre esci dallo studio. Passi davanti alla mia macchina, ma non fai caso a me. Ti chiamo. TI accorgi di me. ‘Ah, sei tu. Ciao’. Ci scambiamo qualche battuta.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    http://oubliettemagazine.com/2012/08/12/un-amore-in-100-sms-di-valter-romani-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci ad Antonella Massa ed al suo Sogno antico

    Sogno antico”, edito nel maggio del 2012, dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizione nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una delicata raccolta poetica di Antonella Massa. Una silloge che si interroga su questioni quali il sogno, l’amore e la bellezza; parole ed immagini che provengono da un antico inconscio dell’autrice. Figure ed suggestioni che si attorcigliano assieme per emozionare il lettore in un incantato e personalissimo percorso.

    Antonella Massa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua vita. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Antonella Massa: La passione per la scrittura nasce nell’infanzia. Ho iniziato a leggere libri molto presto, sin da bambina, e mi divertivo a scrivere fiabe ed a comporre libri con ritagli di giornale, disegni e fotografie.

    Le prime liriche che ho scritto risalgono però agli anni del Liceo. Ricordo che, in quel periodo, leggevo le poesie di Federico Garcia Lorca e mi piaceva molto lo studio della Letteratura Inglese ed in particolare del Romanticismo. Ho ripreso a scrivere nel 2010.

    A.M.: Penna oppure tastiera?

    Antonella Massa: Con l’utilizzo frequente del computer uso la tastiera ma capita anche di scrivere con la penna su un qualsiasi pezzo di carta.

    A.M.: Come nasce l’idea di pubblicare di “Sogno antico”?

    Antonella Massa: L’ idea nasce dalla consapevolezza che avrei potuto testimoniare ciò che i Sogni, la Bellezza e l’ Amore rappresentano per me. Avevo scritto infatti diverse liriche scaturite da visioni, antiche memorie, sogni indefiniti, ricordi di momenti d’amore senza tempo, una variegata raccolta di immagini, sentimenti ed emozioni dove si respira la magia dell’ amore. Ad un certo punto di questo percorso interiore, tra presente, passato e futuro, ho compreso che potevo dare un senso compiuto a tutto ciò che avevo messo in versi e divulgare così ad un pubblico più grande come i Sogni, l’ Amore e la Bellezza siano essenziali e chiavi di volta dei nostri desideri e del nostro mondo interiore.

    A.M.: Quali sono le tematiche presenti all’interno della raccolta?

    Antonella Massa: Le tematiche sono varie ma la ricorrente è quella dell’ amore, della ricerca e dell’ incontro con il grande Amore, ovvero l’ anima gemella che ritorna per abbracciarci e dirci che non siamo e non siamo mai stati soli. Si parla dell’ amore nella varie sfumature e accezioni ma soprattutto come quel sentimento puro e immenso che nobilita, rigenera ed eleva lo spirito al di sopra del dolore e delle sofferenze umane.

    A.M.: C’è una lirica alla quale sei maggiormente legata?

    Antonella Massa: Sì, sono molto lega alla lirica “Terra” che rappresenta per certi aspetti il momento che sto vivendo e dove il concetto dell’ amore si estende ai rapporti con la famiglia di origine e alla nostalgia delle tradizioni e poi a “Rugiade d’arcobaleno” che è una sintesi della silloge: la rinascita attraverso la luce della speranza e la determinazione nel perseguire un sogno fino alla sua realizzazione… il ricongiungimento con il vero e grande Amore.

    A.M.: Se potessi scegliere una città, in quale troveresti maggiore ispirazione?

    Antonella Massa: Ci sono diversi luoghi e città che mi ispirano molto. Ma sceglierei in questo momento la magica Bretagna e l’Irlanda. Terre antiche ricche di arcane suggestioni.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonella Massa: Mi sono trovata molto bene e la consiglierei sicuramente per la disponibilità, la serietà e la competenza. Trovo inoltre le loro collane davvero innovative ed interessanti. Molto delicata e raffinata la veste grafica dei libri.

    A.M.: Novità per il 2012?

    Antonella Massa: La presentazione del mio libro entro la fine dell’ anno. La partecipazione con alcune mie poesie inedite ad una Antologia curata da una casa editrice romana. Un nuovo libro a cui sto lavorando in collaborazione con un altro Poeta, un progetto davvero molto affascinante e particolare tra prosa, poesia e fotografia.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Antonella Massa: Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” – William Shakespeare

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/08/07/intervista-di-alessia-mocci-ad-antonella-massa-ed-al-suo-sogno-antico/

  • Intervista di Alessia Mocci a Carla Zancanaro ed al suo Metropoli Tana

    Metropoli Tana”, edito nel maggio del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è un romanzo di Carla Zancanaro. Una vicenda variegata e particolare che si scinde tra l’apologo e la favola nera; favola nella quale si nota fortemente l’incalzare delle azioni dei protagonisti. Personaggi visti come figure di diverse epoche e continenti che rapidamente cambiano prospettiva di vita.

    Carla Zancanaro è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande riguardo la sua vita e la sua produzione letteraria. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Carla Zancanaro: Probabilmente nasce con me. È qualcosa che ci viene trasmesso col DNA. Mio padre era un artista lirico e, da notizie avute, anche altri del mio sangue si sono distinti, in tempi passati, in vari spazi creativi.

    A.M.: Hai qualche scrittore guida che in questi anni ti è stato accanto spiritualmente?

    Carla Zancanaro: Non credo, nel senso formale, allo spirito guida. Nel mio percorso conoscitivo ho incontrato, tramite ottime letture, grandi Maestri che con le loro opere mi hanno trasmesso la genesi del pensiero e la forza della Parola.

    A.M.: Parlaci un po’ della tua pubblicazione

    Carla Zancanaro: Tutto ciò che scrivo mi appaga ma non mi soddisfa. Sono sempre alla continua ricerca del miglioramento. Ogni parola va soppesata, meditata, scarnificata, è come una perla che deve essere scrostata per mostrare la sua luce.

    A.M.: Quali sono le tematiche presenti nella tua pubblicazione?

    Carla Zancanaro: L’idea primaria da’ il via ai mille progetti che via via si delineano chiaramente nel dettato scritturale. Amo scrivere del dolore, dell’emarginazione di una umanità che preme dentro di me per avere voce e dignità.

    A.M.: Scrittura ed illustrazione. Che cosa ne pensi di questo binomio artistico?

    Carla Zancanaro: Solo bene, purché l’Artista sia in sintonia con la mia scrittura. Ciò è successo con Silvia Costantini, bravissima nel tratteggiare figure ‘pienamente svuotate’, che hanno impreziosito il mio libro “Il Gioco” , edito in elegante forma grafica da Rupe Mutevole.

    A.M.: A chi dedichi questa vittoria editoriale?

    Carla Zancanaro: A me stessa. Alla mia costanza, alla mia “pignoleria” di perfezionamento, sapendo che mai si deve credere di essere arrivati, anche se il traguardo si avvicina. Ma soprattutto dedico queste mie ultime fatiche ad una cara persona che sempre ha creduto in me e che non c’è più.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Carla Zancanaro: Sicuramente consiglierei la casa editrice Rupe Mutevole, che ha soddisfatto le mie esigenze con molta pazienza e notevole competenza nell’accurata stesura dei miei testi e nella raffinata veste tipografica.

    A.M.: Hai delle novità in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Carla Zancanaro: Per chi ama la scrittura come la amo io, c’è sempre in cantiere la progettualità del ‘figlio’ (ogni opera è la nascita tanto attesa di chi la produce). Per scaramanzia preferisco, per ora, non parlarne.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Carla Zancanaro: Assimilo ciò che ha detto una grande scrittrice, Virginia Wolf:

    “Talvolta penso che il Paradiso sia leggere (e scrivere, aggiungo io) continuamente senza fine”.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    http://oubliettemagazine.com/2012/07/26/intervista-di-alessia-mocci-a-carla-zancanaro-ed-al-suo-metropoli-tana/

  • Intervista di Alessia Mocci a Mario Raso ed al suo Morgete fragranze incise d’agave

    Fare poesia traendo ispirazione dall’Iliade o dall’Odissea o dalle tragedie greche cogliendone dalle parole, segni semantici, filologici ricchi di significati significanti, mi danno modo di fondere creature nella fucina degli attimi che mi rapiscono e mi avvolgono.

    Mario Raso ci ricorda come la poesia sia antica in questa sua risposta, come la poesia sia la massima espressione letteraria che l’uomo ha sempre utilizzato per spiegare la natura, l’umanità, i sentimenti.

    Morgete fragranze incise d’agave”, edito nel giugno del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Mario Raso. Un titolo molto particolare ispirato al patrimonio genetico dell’autore, ereditato dagli avi in terra di Morgetia dall’eroe Morgetio (condottiero leggendario). Mito e presente si fondono piacevolmente.

    Mario Raso è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua vita. Buona lettura!

    A.M.: Come nasce la tua passione per la scrittura?

    Mario Raso: Forse è nata prima la passione e poi sono nato io. Iniziai a comporre dagli anni scolastici, durante gli anni delle scuole medie quand’ero nell’Istituto maschile San Giuseppe, per orfani e per i poveri a Polistena dai frati concezionisti; forse per un puro caso perché avevo una buona dialettica ed ero molto sensibile ed esuberante. Così i compagni iniziarono a chiedermi di scrivere per loro delle lettere d’amore, dichiarazioni d’amore adolescente per le loro innamorate, che spesso, le ragazze erano le nostre vicine dell’istituto femminile, con le quali avevamo una collaborazione anche ludica oltre che didattica, ed erano di fronte al nostro in via Vescovo Morabito 19 (che memoria!). Poi dalle lettere, sempre richieste: avevo un’estrema facilità di comporre anche sempre di getto alle elementari, passai alle composizioni dell’estro. Presto capì che qualcosa stava nascendo in me, e con altri amici decisi di mettere per iscritto le composizioni. Così che uno degli educatore laico Pietro Greco mi regalò un quaderno e lì potetti riportare ciò che avevo scritto in brutta copia. Il quaderno era destinato ad essere pubblicato, che però l’educatore smarrì a casa sua.

    Ma nell’ambiente in cui vivevo, ed esclusivamente lì, governava la legge della foresta, ed io ero un esempio non certo di debolezza o, di uno da farsi sottomettere dalle dicerie né dalle derisioni, fu così che decisi di celare la mia sensibilità a tutti indossando una maschera che portati fino al 1996.

    È appunto da questa data che non mi vergogno né ho paura di essere poeta.

    Il mio ‘Entusiasmo‘ poetico nasce, dal piacere per un amore immaginato, per un ricordo affiorato all’improvviso, per un segno ancestrale di preghiera come di ringraziamento quanto di immaginazione, per un viaggio col mito ellenico o nordico, oppure all’estremo oriente o, rivelato da urla del mondo della natura, e, anche dell’istinto primordiale di parlare col Creatore, porta l’estro a scatenarsi dall’inconscio. Il poeta è appunto il mediatore dell’animo è colui che parla e capisce la psiche dell’umano sentire maschile quanto femminile. È, ovvero, l’appagamento dei sensi attraverso la composizione di getto (scrivere una poesia nel tempo che l’estro o l’ispirazione viene); in altre parole scrivere poesie per avere piacere e rimuovere il lutto (superare un momento triste o di rabbia, di sconforto, di impotenza avversa alla personale povertà o, al malgoverno, alle ingiustizie subite o viste, agli sfruttamenti e alle violenze dei deboli o, alle dittature mediatiche e governative passate e presenti, oppure al mal costume bigotto) dopo averlo elaborato, si potrebbe dire che le mie sono poesie pragmatiche, scritte sotto l’azione dell’estro come forma terapeutica, mi nutro di poesia come la terra si nutre dell’acqua e del calore del Sole.

    Poetando, io posso esternare tutte le mie passioni, i miei desideri o i miei bisogni, altrimenti covate dall’inconscio e, magari, trasformarsi in atti e, in questo libro sono 131 liriche più 12 aforismi per un totale di 144 componimenti dettati dal mio estro (mentre nel 2010 furono 150 solo le poesie, ancora inedite come le mille già scritte e inedite). Le ho messe insieme nell’ordine cronologico e datate singolarmente in capitoli con aforismi per ogni inizio capitolo che prendono il nome del mese come sono nate dagli eventi vissuti da me o, visti dalle mie sensazioni nelle azioni delle anime che come me sono temporaneamente ospiti di questo mondo.

    Pensa, le liriche di questo anno 2012 sono 87, fino ad oggi domenica 15 luglio, escluse le 4 composte fino giovedì 5 gennaio 2012 inserite nel libro “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE”.

    Lo scrivere, è un bisogno fisiologico affettivo, come nutrirmi o fare l’amore!

    A.M.: Raccontaci qualcosa del titolo della tua pubblicazione “Morgete fragranze incise d’agave”.

    Mario Raso: La Calabria oltre che Italia fu chiamata: Ausonia terra dei venti, Esperia, Enotria terra della vite e del vino, Morgezia terra di Morgeto, Magna Grecia grande Grecia, Calabria dal greco = bel germoglio.

    Si vuole che prima dei greci fossero gli Osci di origine indoeuropea ad abitare l’Italia Meridionale. Gli Itali s’insediarono nell’estrema punta dello Stivale di stessa matrice micenea come i greci, Italo vuole la leggenda fosse nipote del re Minosse che scappando dall’isola di Creta andasse ad abitare in quella che oggi è la parte reggina del regione calabra. Da qui l’origine del popolo italico e Morgeto della stirpe degli Enotri il mitico cavaliere che respinse i cugini ellenici. I Morgeti successivamente fondarono alcune città in terra di Trinacria Morgantina nella Sicilia orientale intorno al 575 a.C; fu distutta poi dai coloni greci che si insediarono. Dell’epoca d’oro dei Morgeti è rimasta la Venere di Morgantina da pochi anni recuperata ed ora custodita in un degno museo.

    “Morgete fragranze incise d’agave” è naturalmente ispirato al mio patrimonio genetico ereditato dai miei avi in terra di Morgetia o Morgezia dall’eroe Morgeto condottiero del leggendario re Italo che, appunto, diede nome agli abitanti gli italici anticamente vissuti sulla parte estrema dello stivale ricca di cultura pre ellenica, l’attuale provincia di Reggio Calabria nella quale crebbe l’odierna amata terra nostra nominata Italia.

    Fragranze sono i gusti del bergamotto degli ulivi secolari, dei boschi di castagni del parco nazionale d’Aspromonte dove il mio paese è incastonato al centro sul terrazzo da dove si scorge il Tirreno e le isole Eolie quando c’è bel tempo, dei tramonti viola del profumo dei due mari che baciano i fianchi delle costa, del miele d’arancio che mi porto nel cuore e nell’anima.

    Incisa d’agave perché i primi 18 anni li ho vissuti nella mia amata Cittanova e, l’agave è una pianta anche mediterranea, che fiorisce dopo diciotto anni circa. I Maya utilizzavano un metodo di scrittura geroglifico, attraverso il quale

    registrarono la storia e i miti su lastre di pietra. Essi inoltre utilizzavano le foglie di agave per fabbricare una sorta di carta su cui scrivere.

    Quindi agave come supporto per i miei segni significanti, che si muovono nel I

    tempo e nello spazio del linguaggio mio poetico.


    A.M.:
    Quali sono le tematiche presenti in “Morgete fragranze incise d’agave”?

    Mario Raso: Le tematiche della vita nonché la poesia, l’aforisma e il sillogismo.

    La mia vena poetica spesso mi trascina o meglio, mi guida ad usare un linguaggio che va dal narrativi descrittivo che sfocia sovente nel sillogismo filosofico. Oppure conciso con l’aforisma, e spesso si confonde nelle poesia o ritorna nella sillèsi, cioè alla costruzione del senso. La semantica collabora con la filologia per la spontanea composizione di getto che l’impeto come un fulmine che precede il tuono propaga nelle righe rivoli prima, fiumi o fiumare poi sino al mare, il mare è il letto che culla le mie parole nel suo fluido vitale. Così, il pescatore è il lettore che si nutrirà dei pesci o dei sapori del mio mare.

    La mia poesia è bucolica, sarcastica, satirica, ironica, idilliaca, erotica, religiosa e anche ispirato dai versi del Cantico dei Cantici di Salomone per la regina di Saba sua amata; epistolare anche soliloquio o, è come un bacio desiderio di passionalità che si da senza studiare la topologia o la geometria dello spazio.

    Poeti si nasce e non si diventa, esserlo è un dono divino non una laurea magistrale acquisita, ma, ovviamente, il dono va coltivato con lo studio non soltanto letterario, è uno studio quotidiano perenne di tutto lo scibile umano, artistico e biologico.

    A.M.: Ci puoi descrivere con cinque aggettivi il tuo libro?

    Mario Raso: Maieutico-Introspettivo: maieutico, perché tiro fuori da dentro me le emozioni, la parola magari dormiente o timida che fiorisce con l’estro, e introspettivo perché l’uomo entra dentro la mente e si pone delle domande dettate dal momento riflessivo e, di conseguenza pedagogico e propedeutico.

    Umanistico-Rivelatore: umanistico perché il libro contiene il pathos dell’ethos umano e in quanto tale, si rivela prima con il logos e poi nell’azione dell’estemporaneità con la scrittura e poi divulgando il messaggio nell’Agorà mediatica.

    Storico-Archeologico: storico perché è il sentimento che con la data cronologica diventa anche un documento scritto, e archeologico perché le azioni del passato riaffiorano mentre scavo nella memoria e all’improvviso riporto all’attualità sensazioni, sapori, tradizioni, atti quasi dimenticati, ho una memoria da elefante, con dei flashback che arrivano quando meno me lo aspetto perché ho sentito una frase o mi ricordo di una frase, così il passato ritorna perché io lo possa incidere per non dimenticarlo.

    Etereo genico: etero genico perché l’uomo è etero con l’altro sé e dall’empatia produce o sente ciò che l’altro sé, il sé altro di un o per un altro o altra, di qualsiasi argomento o materia ne senta il bisogno di farlo; per questo motivo il mio studio è etereo genico perché l’uomo non è fatto per vivere nell’ignoranza o specializzarsi come gli scarafaggi nel fare una sola cosa benissimo. L’uomo deve sapere di tutto per che è di tutto che è fatto l’uomo, essendo formato da atomi e gli atomi sono l’unione dal piccolo al maggiore. L’uomo è uomo in quanto atomi.

    Poetico: perché il mio è un linguaggio poetico, e non solo quando scrivo, ma anche quando discorro; per me è facilissimo scrivere poesie in quanto la poesia mi ha salvato e mi salva la vita, ma carmina non dant panem, però spero proprio che finalmente il mio carme, la mia poesia, possa darmi la possibilità di uscire dal mio stato di povertà e poco dignitoso.

    Patriottico: il libro è patriottico perché descrive la mia terra italica nel bene e nel male, talvolta urlando di sdegno e altre cantando serenate; il senso di patriota è come il senso di un figlio che non rinnega né il padre o la madre, né la terra che lo ospita, si ribella se fra i suoi fratelli c’è qualcuno o qualcuna che non onora il padre o la madre. La patria è la compagna la sorella, l’amico, l’amica; la patria è il padre, il lavoro anche se è poco o non c’è o, è mal retribuito o addirittura non retribuito, è il pane la patria, che ci nutre anche se in mezzo ai nostri fratelli c’è qualcuno o qualcuna che ci ruba il pane dalla bocca e lo fa ammuffire. La patria sono io e sono i miei fratelli e le mie sorelle, patriottico perché io lo sono, mi sento figlio dell’Italia e come non esserlo, se le mie origini sono origini italiche io sono discendente e di stirpe italica, appunto è nell’odierna terra reggina la culla della mia Patria, come figlio di un padre perso a sette anni ma che sente nella sua terra il flusso sanguigno che mi lega ad un cordone ombelicale mai reciso. A diciotto anni chiesi perfino l’anticipo per svolger prima il servizio di leva.

    A.M.: Quanto è importante l’immaginazione nell’arte?

    Mario Raso: Ti ricordo che la parola «poesia» viene da póiesis appunto, che significa «produzione», ma produzione del bello. Fare poesia traendo ispirazione dall’Iliade o dall’Odissea o dalle tragedie greche cogliendone dalle parole, segni semantici, filologici ricchi di significati significanti, mi danno modo di fondere creature nella fucina degli attimi che mi rapiscono e mi avvolgono. Il gusto dei sapori lontani gelosamente riposti nella mia valigia culturale, da dove si liberano col suono delle parole o quando si affacciano immagini già viste, questo riaccende il passato che traghetta anche sogni nel divenire. Oppure, forme di proteste di ingiustizie di solidarietà, di schietta dimostrazione affettiva fra persone che io non conosco ma che si trovano a passare negli attimi di questo mio viaggio. Naturalmente la scelta dei titoli non trascura il latino o, lo spagnolo né altri idiomi che l’estro nell’atto di nascere mi detta, spesso gli stessi coincidono col primo capoverso. I versi sono liberi da ogni forma di legame a canoni o a scuole di pensiero, né si legano alle rime se non di rado, invece, usano il suono per le fricative o le sibilanti consonanti apparentemente in forma ludica, ma in realtà per significare il linguaggio poetico filosofico anche con la filologica semiotica.


    A.M.:
    Se potessi decidere dove vivere, in quale città sentiresti maggiore ispirazione?

    Mario Raso: Quasi tutte le poesie le ho composte in casa, escluse due perché l’ispirazione m’è venuta mentre ero nelle biblioteca Antonio Delfini di Modena. Per quanto ad avere ispirazione, non ho bisogno di uscire di casa, perché è sempre la poesia a venirmi a cercare ovunque sia e quando vuole.

    Sono reggino, nato nel cuore dell’Aspromonte in faccia alle isole Eolie e a pochi chilometri dalla Costa Viola, è difficile trovare in Italia o nel mondo un posto più bello, ma un posto più riservato si, magari vivere in un faro su di un’altissima scogliera, con una gradinata che porti in spiaggia, ma acusticamente lontana dai rumori del traffico o di chiassi, quindi escluse tutte le località urbanizzate. Non ho preferenze riguardo il mare, la campagna, la collina, o la montagna, l’importante è che ci sia poco rumore, mi disturba quando compongo e quando studio, e questo succede tutti i giorni o quasi. Ma tu mi hai chiesto in quale città io vorrei vivere e il più bel chilometro di costa d’Italia si trova a Reggio Calabria, sullo stretto dei due mari Jonio e Tirreno, a detta non solo di D’annunzio, quindi Reggio, direi Cittanova ma non c’è il mare però c’è il Parco Nazionale d’Aspromonte e le 100 fontane.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Mario Raso: Ne leggo o, ne ascolto in audio libro almeno 60 l’anno, e l’ultimo letto è “Sperare Oggi” del mio amico dom Franco Mosconi monaco camaldolese, scritto a due mani con il professore e filosofo Salvatore Natoli, edito da IL MARGINE nella collana “Cattedra del Confronto”.

    A.M.: E l’ultimo film visto?

    Mario Raso: Premesso che da anni non vado al cinema, anche provengo dal D.A.M.S cinema dell’Università di Bologna, ma a causa della mia temporanea disagiata situazione economica, ma per la visione, da utente, usufruisco dei prestiti della biblioteca Antonio Delfini di Modena, oppure li guardo dai canali televisivi e l’ultimo film da me visto è DISTURBIA – USA 2007 Drammatico, regia di D.J. Caruso.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni?

    Mario Raso: Mi piacciono i frutti della natura ed i fiori, naturalmente se son rose fioriranno.

    A.M.: La consiglieresti?

    Mario Raso: Se saranno rose profumate sì!

    A.M.: Hai qualche novità per il 2012?

    Mario Raso: Come ho scritto sopra, creo quasi quotidianamente, ma sono anche pragmatico, ergo se troverò: un filantropo, un mecenate, un benefattore o uno sponsor, allora di novità ce ne sono per tutti i gusti.

    Nel cassetto ho progetti artistici e culturali che aspettano solo il la.

    A.M.: Presentazioni del libro?

    Mario Raso: Giovedì 19 luglio la prima presentazione del libro in diretta satellitare e sul digitale terrestre, a Modena sul canale televisivo TELESTUDIO MODENA e TELE STUDIO EUROPA durante la trasmissione del programma culturale “OBSEVER” condotto da Tito Taddei, sarà presente anche il coeditore di Rupe Mutevole Edizioni e io per l’esordio di “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE”.

    Il canale del digitale per l’Emilia Romagna sono il 672 o 85, oppure i canali sky visibile in tutta EUROPA, il programma sarà poi trasmesso in differita anche dai canali 89, 86 e naturalmente su sky.

    Inoltre, mi sono attivato per organizzare delle presentazioni in provincia di Modena. Aspetto approvazioni anche dal comune dove abito a Castelnuovo Rangone di Modena.

    Ho inviato la mia traduzione per il libro “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE” in sud America, al mio amico professore e critico Gerardo Molina, fra i maggiori poeti contemporanei di lingua spagnola, per la recensione sui media latino americano.

    A giorni Gerardo Molina dovrebbe pubblicarla in Uruguay.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mario Raso:

    Io non scrivo parole scrivo emozioni

    E le emozioni sono la musica/ la musica dell’anima!// L’anima che respira e/ nella notte dei sogni/ e nella luce del giorno/ nei ricordi e/ nei pensieri della fantasia.// Come una molecola/ di sorriso che/ si attacca alle ali/ di un’aquila e/ vola nei mari / e fra i monti.// Cavalca il crine e/ solca i rivoli/ sino al delta.// Sale come un’alpinista/ su nelle vette vergini/ e le svergina.// Le fatiche sono / Il sangue del dolore / mentre la passione è / l’armonia dell’amore cercato.”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/20/intervista-di-alessia-mocci-a-mario-raso-ed-al-suo-morgete-fragranze-incise-dagave/

  • Intervista di Alessia Mocci a Massimo Bianco ed al suo Capelli, Rupe Mutevole Edizioni

    Massimo Bianco è nato e residente a Savona. Nel 2006 ha pubblicato “Per gloria o per passione” (Edizioni Di Vincenzo) romanzo ambientato nel mondo del calcio giovanile e dell’adolescenza.

    Inoltre su alcuni siti internet specializzati sono reperibili numerosi suoi racconti brevi. “Capelli” è il suo secondo romanzo edito nel giugno del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”. La particolarità di questo thriller è che il protagonista non è la polizia o la vittima, ma bensì il serial killer, dunque il lettore si immedesima ed impara a conoscere la mente dell’assassino, come giustamente recita il sottotitolo del romanzo: “Dentro la mente di un serial killer”.

    Massimo Bianco è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande riguardanti la sua passione letteraria e la sua recentissima pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Massimo Bianco: Io leggo praticamente da sempre, sono quello che tecnicamente viene definito un “forte lettore”, anzi, fortissimo, cioè con all’attivo varie decine di libri all’anno, di narrativa come di saggistica. Credo quindi che il desiderio di cimentarmi con la scrittura sia sopraggiunto naturale. Ci provai una prima volta a metà anni ’90 con risultati in verità sconfortanti. Scrissi un paio di racconti ed iniziai un romanzo, ma ben presto m’interruppi, perché incapace di completarlo ed a corto di idee, perciò rinunciai, domandandomi dove trovassero tutte le loro idee i veri scrittori. Anni dopo, ad inizio millennio, ci riprovai ma per puro caso, avendo recuperando i miei vecchi scritti al solo scopo di esercitarmi al computer,
    che avevo appena comprato e su cui scrivevo con troppa lentezza. Mi accorsi allora con sorpresa che qualcosa in me era scattato: completai di getto quel lontano primo (dilettantistico) romanzo e le idee stavolta mi venivano ed, anzi, con il successivo trascorrere degli anni anziché diminuire hanno preso a fioccare, mai banali, tanto che la creatività è diventata uno dei miei punti di forza.

    A.M.: Massimo è più uno scrittore da carta e penna o direttamente da tastiera?

    Massimo Bianco: Da quando ho acquistato il mio primo pc scrivo tutto esclusivamente al
    computer, una necessità per me, perché sono disordinato e mi correggo in continuazione: con carta e penna i miei scritti diventerebbero dei guazzabugli incomprensibili ai miei stessi occhi.

    A.M.: “Capelli” è un thriller che vede come protagonista un serial killer. Come nasce l’idea di questo romanzo?

    Massimo Bianco: Non è facile per me spiegarne la genesi, perché io di idee ne ho tante e di rado ricordo da dove derivi l’incipit originario. Ciò che posso dire è che quello sui serial killer è un tema che mi stuzzicava parecchio e su cui inevitabilmente prima o poi mi dovevo cimentare. Sono apparse miriadi di romanzi sull’argomento e volevo dire pure la mia, anche perché ero convinto che non tutto sui serial killer fosse già stato detto, soprattutto perché i
    serial killer nei romanzi sono quasi sempre ridotti a semplici macchiette prive di spessore, di
    cui nulla si sa fino alle ultime pagine e che fungono soltanto da necessarie controparti per mettere in risalto le qualità degli investigatori lanciati sulle loro tracce. Ciò che io volevo, invece, era provare ad esplorare dall’interno una di queste menti malate per discernerne le ragioni ed i moventi, rendendola una figura “vera” e credibile. Un altra scommessa era quella di riuscire a costruire una storia ricca di suspence pur rivelando fin quasi dall’inizio l’identità dell’assassino e credo sinceramente di esserci riuscito.

    A.M.: Descrivici il tuo protagonista con cinque aggettivi.

    Massimo Bianco: Autentico, perché per raccontarlo ho scavato nei meandri della mente
    umana: qualcosa di lui è presente in molti di noi.

    Crudele: perché sta bene solo quando uccide.

    Innamorato: solo che è incapace di trasmettere le proprie emozioni ed i propri sentimenti e interiorizza tutto.

    Intelligente: impara in fretta come agire per massimizzare i risultati.
    Vanitoso: incapace com’è di conquistare le donne, gode dell’interesse spasmodico suscitato nei media e della paura nata dal suo personaggio.
    Scelgo questi cinque aggettivi ma potrei abbinarne anche altri.

    A.M.: Il tuo rapporto con internet è davvero innovativo. Ci vuoi parlare un po’ di come stai pubblicizzando il tuo romanzo?

    Massimo Bianco: La tua domanda mi sorprende, perché non credevo che il mio fosse un
    metodo innovativo. Lo trovo anzi piuttosto logico e naturale e ti spiego perché. Ok, la quarta di copertina serve a fornire un’idea generale sul testo, fondamentalmente però io sono un perfetto sconosciuto ed in quanto tale nel mare magnum delle pubblicazioni odierne rischio di sparire senza lasciare traccia. Ed allora mi sono chiesto, perché la gente dovrebbe acquistare il mio romanzo? Sulla fiducia? No di certo, sono solo un nome tra tanti e con tutti gli incapaci che ci sono in circolazione… Perché la gente acquisti il mio libro occorre che sia convinta di non stare buttando il proprio denaro e l’unica maniera è verificare di persona come scrivo. Senza, per carità, alcuna pretesa di essere un genio, io sono convinto dei miei mezzi,
    invito quindi tutti i potenziali lettori a leggersi le prime pagine del mio romanzo e poi magari ad andare anche a visitare il mio spazio personale sul sito specializzato in letteratura che si chiama neteditor.it:
    www.neteditor.it/users/massimo-bianco

    lì oltre al prologo di “Capelli” troverete anche decine di miei racconti brevi o di media lunghezza di vario genere, tra cui due racconti noir dedicati ai serial killer e cioè “Le tre
    crocifissioni” e “Io sono un veggente (e vedo i serial killer)”. Leggetevi pure quelli e poi giudicate voi stessi se ci so fare oppure no e se può valere la pena di acquistare il mio libro.

    A.M.: Che cosa ne pensi del booktrailer?

    Massimo Bianco: So che esiste e basta. Essendo io ancora fortemente legato alla carta
    stampata, onestamente fino ad ora non mi sono mai posto il problema e non
    saprei quindi dare un giudizio.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Massimo Bianco: Bene, sì. Per ora la mia impressione è senz’altro buona e potrei anche
    consigliarla, ma in fondo vi sono appena approdato e forse è ancora presto per parlarne.

    A.M.: Hai qualche progetto per i prossimi mesi? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Massimo Bianco: Beh, per la verità io ho già pronti un altro romanzo, diversi racconti
    inediti e ho idee anche per ulteriori scritti sia brevi sia lunghi, quindi volendo non avrei problemi a pubblicare di nuovo. Non mi pare però il caso di fare concorrenza a me stesso, quindi, no, non ho altri progetti a breve termine. Ne riparleremo eventualmente nella seconda metà del 2013 se non addirittura nel 2014.


    A.M.:
    Salutaci con una citazione…

    Massimo Bianco: Una citazione? Ahi, ahi… No, guarda, io non sono tipo da citazioni, c’è
    il rischio che tra una settimana ancora non ne abbia trovato una che mi convinca e che mi illuda di rappresentarmi almeno in parte. Allora dico ai lettori solo questo:
    venitemi a conoscere, sono certo che vi saprò donare qualche ora piacevole.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/13/intervista-di-alessia-mocci-a-massimo-bianco-ed-al-suo-capelli-rupe-mutevole-edizioni/