Tag: alessia mocci

  • II^ edizione del Festival Med in Art: il mediocampidano in arte dal 5 al 6 agosto, Samassi

    Il “Med in Art” è un festival che letteralmente sta nel centro, sia per la sua location, Samassi, uno splendido paese del Medio Campidano, sia per il voler portare avanti un discorso di arte come nucleo della vita di ogni essere umano.

    Ideato e progettato dall’Associazione Culturale Terranzena, sotto la direzione artistica del saxofonista Emanuele Contis, il “Med in Art” è promosso dal Comune di Samassi, dalla Proloco, dal Lavoratorio Ventiundici, da Oubliette Magazine e dallo Skepto International Film Festival.

    La prima edizione del festival si svolse il 12 e 13 luglio 2013 a Samassi e vide fra i suoi ospiti Mogol, Jacopo Cullin, Beppe Dettori, La Contrabbanda, La Ditta Vigliacci, gli Snake Platform, Adoliere, le evoluzioni del Parkour, e lo Skepto Film Festival.

    La seconda edizione darà particolare risalto alla partecipazione dei giovani del paese, grazie ad un’idea di riappropriazione degli spazi pubblici, infatti, saranno realizzati arredi urbani non convenzionali con la coordinazione della Dott.ssa Silvia Murruzzu, designer e progettista di eventi culturali. Una nuova veste che vuole mettere in luce la possibilità di ri-arredare uno spazio urbano, con due concetti: Partecipazione e Condivisione. Si coinvolgerà così l’intero paese che presterà un pezzo d’arredamento della propria casa, a simboleggiare l’ospitalità e la partecipazione dei cittadini di Samassi.

    Il MedInArt sarà così la casa dei samassesi, un luogo familiare e accogliente in cui avvengono scambi tra generazioni, di saperi e di arti, un luogo di accoglienza e socialità.

    Il Festival aprirà al pubblico martedì 05 Agosto alle 18:00 con un progetto di Street Art & Stencil. La via Roma di Samassi si trasformerà in un cantiere di street art e vedrà numerosi artisti cimentarsi in questa bellissima forma d’arte e della sua tecnica pittorica. Seguiranno spettacoli di intrattenimento per i bambini con il Baby in Art, l’Expò di prodotti locali e della zona chiamato “MED in EartH”; la Swing Band Itinerante; la scuola di ballo swing “Black Stars”, l’aperitivo culturale dello Chef Alberto Sanna; l’inaugurazione della mostra fotografica; il concerto “Woman’S Land” con Rossella Faa, Le Balentes, Stefania Secci, Francesca Corrias, l’FBI Band e la conduzione di Daniele Lucca.

    Sarà proiettata, a fine giornata, una selezione di cortometraggi dallo Skpeto International Film Festival che, ogni anno, si presenta a Cagliari nel mese di aprile riuscendo a convogliare migliaia di spettatori.

    Il giorno seguente 6 Agosto dalle 18:00 ci saranno la mostra fotografica, la street art l’Expò e il Baby in Art ed in aggiunta troveremo il workshop del M° Andrea Granitzio dal titolo “Va’ dove ti porta il suono”, gli spettacoli di giocoleria con Stravvanato Sciò e Simone Orrù; le statue viventi La Dama di Bronzo e l’Uomo d’Argento, il concerto/dibattito “Tra Musica e Cinema” che avrà come ospiti: Piero Marras, Enrico Pau, Joe Bastardi, Simone Pittau, Daniele Lucca e Stefania Secci, insieme alle proiezioni di Movimentu Rete Cinema Sardegna. Lo spettacolo ruoterà attorno alla musica ed al cinema, ed all’importante notizia dell’ammissione di Emanuele Contis al prestigioso Berklee College of Music per la frequentazione di un corso in Composizione di Musica per il Cinema.

    La festa finale è affidata al concerto dei Rakija (Stefania Secci – Voce, Matteo Gallus – Violino, Riccardo Sanna – Fisarmonica, Matteo Sedda – Tromba, Fabrizio Lai – Chitarra, Maurizio Congiu – Contrabbasso, Emanuele Pusceddu – Batteria), musica tzigana, balcanica e klezmer, ed in chiusura i corti dello Skepto.

    Dalla mattina alla notte “Med in Art” ci intratterrà con eventi gratuiti e liberi. Tutti i concerti e gli spettacoli si svolgeranno senza un palco ma semplicemente sul suolo pubblico con l’ausilio di piccoli service audio.

    PROGRAMMA

    Martedì 5 agosto 2014

    18:00 Inaugurazione con Street Art Stencil e la Mostra fotografica (via Roma)

    Baby in Art presenta: “Labor… Attori – gli oggetti si trasformano (Piazzale Giochi)

    Expò di prodotto locali e della zona (Largo Angioy)

    19:00 Swing Band Itinerante (tra via Roma e la Rotonda)

    19:30 Aperitivo culturale con lo Chef Alberto Sanna + Dj Set Nostal Chic (Largo Angioy)

    20:00 Baby in Art presenta: “Un asino a strisce” (Piazzale Giochi)

    20:30 Dancing Swing (Rotonda)

    21:00 Swing Band Itinerante (tra via Roma e la Rotonda)

    21:45 Woman’s Land, viaggio tutto al femminile (Piazza Italia)

    24:00 Swing Band Itinerante (tra via Roma e la Rotonda)

    24:00 Proiezione selezione cortometraggi Skepto Film Festival

    01:00 Fine prima giornata

    Mercoledì 6 agosto 2014

    18:00 Inaugurazione con Street Art Stencil e la Mostra fotografica (via Roma)

    Baby in Art presenta: “Labor… Attori – gli oggetti si trasformano (Piazzale Giochi)

    Expò di prodotto locali e della zona (Largo Angioy)

    18:00 Workshop “Va’ dove ti porta il suono”

    19:00 Giocoleria

    20:00 Baby in Art presenta “La mongolfiera” (Piazzale Giochi)

    20:30 Cooking Show con lo Chef Alberto Sanna

    21:30 Concerto/dibattito “Tra musica e cinema” (Piazza Italia)

    23.30 Live musica balcanica con i Rakija (Piazza Italia)

    24:30 Proiezioni Cortometraggi Skepto (Piazza Italia)

    01:00 Fine seconda giornata

    Lo spazio sarà circoscritto e tutte le installazioni verranno rigorosamente rimosse e non lasceranno traccia al termine del Festival. Dunque non perdetevi la possibilità di assistere alla trasformazione di Samassi in un centro di mescolanza tra presente e tradizione nel quale partecipano a pieno titolo arte, sostenibilità e cibo.

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa ([email protected])

    3480962872

    Info

    https://www.facebook.com/events/738444486223284/

    https://www.facebook.com/pages/Medinart/1470017953246147

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/07/31/ii-edizione-del-festival-med-in-art-il-mediocampidano-in-arte-dal-5-al-6-agosto-samassi/

  • Le novità editoriali di giugno 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Giugno 2014

    “American Dream” di Simone Mazzola

    Se come il sottoscritto siete nati ad inizio degli anni ’70 è probabile che il primo colpo di fulmine con la pallacanestro NBA sia arrivato attraverso le mitiche partite della domenica mattina in programma su Italia 1.

    Tra aneddoti esilaranti e “Mamma butta la pasta”, l’allora coach Dan Peterson impazzava al commento raccontando le gesta dei fenomeni d’oltreoceano. Ricordo ancora lo stupore quando per la prima volta vidi Larry Bird: “Ma come? Il mitico numero 33 dei Celtics di cui tutti parlano è quel signore bianco con baffetti e fisico da ragioniere? Dai su non scherziamo”.

    A non scherzare in realtà era lui, che con la palla ci sapeva fare alla grande. Con Magic, Jabbar, Erving, Isiah, Michael e tutti gli altri, mi catapultò in un mondo nel quale tutt’oggi sono intrappolato. Mai potevo immaginare che un giorno dietro a quel microfono ci sarei stato anche io.

    “Cercami in una poesia” di Maria Elena Minciullo

    …Briciole di versi del “non è tutto, ma sempre una briciola di niente che si sgretola tra le mani e lascia il sapore aspro della sconfitta; poi nulla, solo il nulla.” Poesia che non fa sconti agli eroi del male, poesia che cade come humus nella terra per nutrire erbe e radici alberi e foglie, frutti di vita senza più male, senza amarezze e rimpianti.

    Poetessa per non morire, Poetessa per non soffrire con la certezza di un cammino compiuto nella dimensione del tutto: partirò anch’io per lidi lontani sicura di aver assolto il mio karma, sicura di aver sparso l’amore come petali di rose e acqua di fonte a dissetare anime malate, spargerò i semi delle mie rime per consolare occhi che non sanno piangere più, per ridare un sorriso a chi odia, a chi vuole scommettere ancora in una speranza di vita.

    “L’uomo che fuggiva per restare” di Emanuele Paceschi

    “Echi di febbraio” di Emanuele Paceschi, raffigura l’incessante cavalcata di un sentimento mai domo, spesso soffiato in un battito di ciglia o da labbra che si baciano in un sussulto melanconico, ad armeggiare senza tregua i moti dell’anima, accompagnati ad ogni passo, ad ogni pensiero, ad ogni sospiro, da paesaggi incantevoli … non a caso intinti dal nostro autore, in un panorama glaciale sposo della nostalgia. Altre volte associati al risuscito virtuale di un amore, altre ancora nella speranza che un raggio di sole schizzi il suo miracolo per riportarsi fino al cuore e scuoterlo, invitarlo a reagire, anche se la sensazione è che l’autore non se ne voglia affatto liberare, e che si trovi a suo agio tra angoscia, inquietudine, speranza e sogno. E non c’è mai banalità, sufficienza, nella narrazione di un viaggio di sensazioni che pulsano dal profondo, per poi ricongiungersi ad una realtà mai scontata quando è il quadrante del proprio ego a sillabare, quando Emanuele veste “rami senza alberi” di quell’anelito divino macchiato dal ricordo struggente, ma offuscato dalle nebbie di cieli tersi, nella consapevolezza di non essere più protetto dal grembo materno.

    “Manuale per non cadere dalle nuvole” di Francesca Mugelli

    “Appena cinque secondi prima della tragedia, ossia molto poco tempo prima di inciampare e cadere giù dal cielo come una pera cotta, Rischio corre a perdifiato sul bordo della piscina nel prato nuvola. Già, perché i draghetti azzurri è lì che abitano. Se ne stanno tutto il giorno sulle nuvole, sulle nuvole mangiano, sulle nuvole dormono e sulle nuvole vanno anche a scuola. Su ognuna si trova una casa. Quella di Rischio è gialla e celeste, un tetto nuvola, tantissime finestre e mille tigli in fiore in giardino. ….”

    “Memories” di Enzo Quaranta

    Io non sono un poeta… Capisco che introdurre una prima silloge affermando di non essere un poeta non sia molto coerente, ma è la verità. Tutto nasce per gioco, circa tre anni fa, quando Anna Maria, la donna della mia vita, trovando una mia poesia scritta a mano e lasciata sulla scrivania mi disse : “Bella, chi è l’autore?”. Le risposi che ero io e se da un lato rimase incredula, dall’altro mi spronò a continuare. Da ragazzo scoprii l’amore per la lettura, lo feci grazie alle mie professoresse di italiano, esigenti e severe, e grazie alla biblioteca comunale del mio paese, dove trascorrevo interi pomeriggi a studiare e leggere, in quel luogo silenzioso e surreale, pieno di libri colmi di polvere che desideravano essere sfogliati. Ho sempre continuato a coltivare questa passione se pur a momenti alterni, ma certo provare a scrivere è un’altra cosa, a maggior ragione a scrivere poesie. Tra l’altro, i miei studi economico-aziendali e la mia attività professionale di verificatore fiscale, hanno molto poco a che fare con la poesia! Comunque ho continuato a scrivere, per caso, quando capitava, quando venivo colto da “ispirazione”, senza tempi e temi certi. Ogni tanto leggevo qualche mia composizione ad Anna Maria che, con estrema oggettività, mi diceva se Enzo Quaranta Memories 8 trasmetteva sentimento o no.

    “Nel cuore della poesia” di Paolo Papagni

    “Nel cuore della poesia” il titolo della silloge di Paolo Papagni già suscita curiosità, banalmente si sarebbe pensato di scrivere: nel cuore “la” poesia, mentre l’autore sceglie l’articolo “della” come forma d immersione personale nella poesia; cosi diviene moto di vita dell’autore, essenza della vita del poeta Paolo Papagni che nonostante la definizione “poeta” gli calzi a pennello ama definirsi “scribacchino del cuore.” Le liriche presenti in questa sua raccolta sono dominate dall’esperienza del poeta, dai ricordi di un vissuto intenso, dai panorami sentimentali affacciati dalle finestre di quei giorni lontani dove l’Italia e le sue genti vivevano assai differentemente dall’oggi, alle soglie dell’adesso dove virtù e vizzi sono sempre più calzanti. La sensibilità dei versi non è però caratterizzata da scansioni ritmiche ma da un verso libero, sincero e concreto quello di un autore che scrive per ricordarci un qualcosa non per stupirci.

    La silloge parla l’intero esistere di Paolo Papagni nell’umiltà della sua persona ma nella grandezza delle sue poesie, frammenti preziosi i suoi versi come fossero confessioni scritte per lasciare al lettore una parte essenziale delle sue conoscenze.

    “Tradotta Giustizia” di Mauro Salvi

    Un viaggio, un qualcosa di banale. Si parte da un punto A per raggiungere un punto B. Semplice. All’apparenza… In realtà lungo il tragitto molte cose possono cambiare, molte fermate intermedie potrebbero scombussolare l’ordine delle cose. Gente che sale, anime che abbandonano il convoglio per andare incontro al loro destino… In tutto questo un ruolo fondamentale l’avrà Pinuccio, il “topo della Tradotta di lusso”, il dispensatore di generi di conforto, colui che allevia la noia dei passeggeri con le sue bevande prelibate e le stuzzicherie che non saziano ma deliziano persino lo stomaco più esigente. I clienti di Pinuccio? Avvocati, magistrati… Tutte persone rispettabilissime, se le giudichiamo dai completi firmati e dai gingilli luminosi che portano ai polsi o al collo… Se scrutassimo la loro anima, forse cambieremmo idea… Come passare il tempo durante il viaggio? Semplice, facendo una bella partita a carte! Chiaramente non a rubamazzo, anche se la posta in gioco, da rubare o vincere con l’inganno, sarà decisamente elevata. La vita, ecco quale sarà il fulcro della partita. Di chi? La vita dei loro clienti, persone accusate di crimini, innocenza da provare o magari già provata. Ma, si sa, tutto può cambiare.

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’e-mail ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia ad: [email protected]

    Info

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    https://www.facebook.com/RupeMutevole

    Fonte

  • Intervista di Alessia Mocci a Francesca Luzzio ed alla sua raccolta Liceali – L’insegnante va a scuola

    “Primo giorno di scuola: incontri, abbracci, sorrisi. Un pullulare di allievi riempie l’androne d’ingresso dell’edificio: alcuni ragazzi riuniti a crocchi discutono, sorridono, raccontano; altri si chiamano ad alta voce, si raggiungono, si abbracciano; altri ancora, a coppie si appartano, come “colombi dal disio chiamati”.”

    Il primo giorno di scuola, tra dubbi e gioie, è un evento che segna fortemente ogni anno milioni di giovani in tutto il Mondo. La scuola è, oltre ad un centro educativo e culturale, anche un ritrovo per amicizie durevoli che accompagnano ognuno di noi nel corso della vita.

    Ci troviamo di fronte ad un’età importante, nella quale la crescita personale, mentale e fisica, è una costante. Francesca Luzzio nella sua raccolta “Liceali – L’insegnante va a scuola” interpreta il mondo della scuola attraverso gli occhi attenti di un’insegnante sui suoi allievi.

    La raccolta, edita nel 2013 da Genesi Editrice nella collana “Le Scommesse”, si interroga su alcune esperienze che interferiscono con la vita e che cambiano fortemente un individuo. Si incontreranno durante la lettura personaggi che cercano di trovare la felicità per la propria vita in una società tragica che trascura il singolo per un’idea di collettività troppo ampia per permettere il benessere di tutti.

    Incontreremo l’insegnante, madre e sposa, che si innamora perdutamente di un suo allievo; l’allieva in stato interessante; l’allievo in crisi perché non si capacita della sua propensione sessuale, la giovane che fotografa il suo corpo per sentirsi amata; gli allievi che pensano alla droga come unica soluzione.

    L’autrice Francesca Luzzio si è dimostrata molto disponibile nel parlare di se, della sua attitudine poetica e prosastica e del suo “Liceali”. Buona lettura!

    A.M.: Ciao Francesca, partiamo dagli inizi della tua carriera. Raccontaci qualcosa di “Cielo grigio”, una tua silloge edita nel 1994.

    Francesca Luzzio: La silloge “Cielo grigio”è del 1994 e nasce da un’ampia selezione di poesie scritte in precedenza. Avevo undici anni quando composi la mia prima poesia che cominciava così: “Le prime luci si accendono in città/ le prime lacrime solcano il mio viso/ …” e con il suo procedere anaforico insisteva sulla tristezza che allora caratterizzava i miei giorni, intrisi da tanti piccoli problemi, seri allora per me, ossessionanti talvolta. Di indole particolarmente sensibile ho sempre trovato nella scrittura il sistema migliore per comunicare e liberare emozioni, sentimenti, riflessioni nati dalle vicende della mia vita o dall’osservazione della realtà e del contesto sociale in cui vivo, pertanto la pagina bianca è sempre stata la mia migliore amica, quella alla quale comunicare gli strati più profondi del mio sentire. Dopo quella prima pubblicazione, che praticamente ha lasciato inedita la maggior parte della produzione adolescenziale, sono seguite con lunghi intervalli temporali, le raccolte “Ripercussioni esistenziali” e “Poesie come dialoghi”, caratterizzate in genere da una costante perorazione della mia umanità, spesso logorata e resa ottusa dalla banalità del quotidiano, e dalla ricerca di verità nella mia vita e nel contesto socio-politico ed economico in cui vivo ed opero. Insomma i temi proposti sostanzialmente non mutano, né in linea di massima la forma che, pur evolvendosi nel tempo, si è sempre adeguata ad una medietà linguistico-espressiva, ad una logica strutturazione morfo-sintattica, che ritengo fondamentali affinché i lettori si accostino di nuovo alla poesia. A tale riguardo ho scritto un articolo, “Dove va oggi la poesia?” per il quale sono stata premiata da “Nuove lettere”, a Napoli e che funge anche da prefazione ad una antologia che raccoglie i testi prodotti dagli allievi in occasione di un corso di scrittura creativa, tenuto presso il Liceo scientifico S. Cannizzaro di Palermo, scuola nella quale ho insegnato per molti anni della mia carriera di docente. La conclusione a cui pervengo in un profilo saggistico sulla “Funzione del poeta nella letteratura del Novecento ed oltre” sostiene sostanzialmente la stessa tesi: l’urgere di modalità espressive comprensibili ai più, in maniera tale che il lettore, conclusa la lettura di una poesia, non si chieda cosa significhi. La raccolta di racconti e poesie, “Liceali – L’insegnante va a scuola” si attiene anch’essa a questa medietà linguistica. Soprattutto nei racconti, il dialogo dei giovani è spesso costellato di termini tipici del loro slang; l’uso di tale gergo nasce da una esigenza di realismo e sicuramente non costituisce una remora alla comprensione immediata sia perché è accompagnato da note esplicative, sia perché la rende più immediata e fruibile ai giovani lettori a cui principalmente i racconti sono rivolti. Considerato che parlare della mia prima silloge poetica mi ha praticamente indotto a esporre la mia poetica e parte del mio curriculum, aggiungo che sono inserita in parecchie antologie, ho partecipato a concorsi ( Pr. Poesia: Alda Merini, Giardina, Marineo, Nuove lettere, etc..), ricevendo premi e riconoscimenti e che molti critici si sono interessati della mia produzione letteraria (Franca Alaimo, Giorgio Barberi Squarotti, Enza Conti, Gregorio Napoli, S. Gross-Pietro, etc…). Infine mi pare opportuno rilevare che sono socia dell’Accademia internazionale Il Convivio, dell’Accademia siciliana di cultura umanistica, etc…, che sono componente del Consiglio direttivo dell’Ottagono letterario (Ascol-Palermo). Come critico letterario collaboro con alcune riviste: Le Muse, Il Convivio, Il Bandolo, Vernice, Il Salotto degli autori, etc..; ho partecipato alla stesura degli studi “Poesia italiana del Novecento “ e “Narrativa italiana del Novecento”, pubblicati dalla rivista didattica “Allegoria”, diretta da R. Luperini (1995).

    A.M.: “Liceali – L’insegnante va a scuola” è una raccolta di esperienze non solo di liceali, come ben sottolinea il titolo, ma anche di genitori adulti. Come ti è venuta l’idea di intraprendere questo viaggio nella decadenza dei comportamenti etici e sociali?

    Francesca Luzzio: La scuola non è avulsa dal contesto sociale, pertanto in essa si riversa appieno la decadenza etico-morale che caratterizza i nostri tempi. Io, in qualità di docente, ho vissuto nel contesto scolastico ed ho amato non solo insegnare, ma anche imparare dagli allievi, nel senso che ho considerato l’ingresso nel loro mondo, nelle loro problematiche la “condicio sine qua non” per instaurare anche un valido rapporto culturale. Il sottotitolo del volume, “L’Insegnante va scuola” vuole mettere in evidenza tale mia disponibilità interiore nel volere comprendere, capire i problemi personali, familiari dei ragazzi, i quali, se talvolta sembrano sordi all’apprendimento, è proprio perché sono coinvolti in situazioni che li estraniano dalla scuola che, nonostante tutto, costretti, frequentano. Orbene, proprio tale conoscenza ha fatto nascere in me la voglia di denunziare, di documentare l’attuale disagio giovanile, affinché gli stessi adolescenti e le principali componenti socio-politiche coinvolti nell’educazione prendano coscienza dell’urgere di un rinnovamento dei valori che devono costituire le linee-guida del vivere civile. Tali valori, quali il rispetto dei propri simili, il ripudio di comportamenti che danno accesso al vizio, la presenza operativa dei genitori, etc…, non sono né antichi, né moderni, né legati a questa o quell’altra confessione religiosa, sono di fatto valori su cui si fonda la civiltà e perciò al di là del mutare dei tempi. La volontà di denuncia è più esplicita ed oggettiva nei racconti, invece la seconda sezione, dedicata alla poesia, vede maggiormente coinvolto il mio “io”: la mia partecipazione emotiva nel tentativo di comprendere la realtà giovanile, la consapevolezza malinconica di chi si sente impotente, considerato il poco tempo che ormai mi restava da dedicare alla scuola.

    A.M.: La maggior parte dei personaggi, siano essi giovani od adulti, interpretano una rovina sociale esasperata da uno stato che, come sostiene Sandro Gros-Pietro nella prefazione, non cerca soluzioni. Dopo quasi un anno dalla pubblicazione di Liceali, vedi la situazione più rosea oppure la società non si è ravveduta? in quest’ultimo caso, ci basterà la speranza per ribaltare la situazione?

    Francesca Luzzio: La speranza non bisogna perderla mai, ma è ovvio che non basta per risolvere i problemi. È necessario che la speranza sia accompagnata dalla volontà di voler cambiare. Progettualità, legislazione adeguata, messa in pratica degli strumenti idonei per realizzare ciò che si vuole conseguire, sono elementi fondamentali perché la società acquisti progressivamente consapevolezza della “deriva” e faccia qualcosa per mutare questa realtà. Dopo quasi un anno dalla pubblicazione del volume, comunque credo che non sia cambiato nulla, ma non manca una maggiore consapevolezza delle problematiche esistenti e dell’urgenza della loro soluzione.

    A.M.: Una delle parti interessanti della tua pubblicazione è la scelta di commistione tra prosa e poesia. Come nasce quest’idea e qual è il tuo rapporto con la poesia?

    Francesca Luzzio: Io sono fondamentalmente una poetessa, ma non disdegno la prosa che consente di espandere nell’oggettività narrativa l’intento comunicativo che comunque perseguo attraverso la scrittura. In questo caso specifico, l’intento di denunziare il disagio giovanile e la volontà di essere aderente alla realtà delle cose, mi ha indotto a considerare la prosa e al suo interno lo stesso slang giovanile, lo strumento più specificatamente idoneo a rendere quasi tangibile la concretezza dei problemi. Insomma il libro, come sostiene Sandro Gros Pietro nella prefazione, è una sorta di “double face”, perché interfaccia il racconto in prosa con l’elaborazione metaforica e soggettiva della poesia, alla quale meglio affido il mio sentire, l’affetto sincero e doveroso con il quale cercavo di rapportarmi con gli allievi.

    A.M.: Dunque in ogni racconto c’è una sorta di possibile redenzione. Penso a protagonisti in cerca di comprensione come Giulia Lo Cascio, Alice, Giovanni, Mario, Andrea, Luigi, Rita, Mohamed, Giulio, etc.

    Francesca Luzzio: In genere chi denuncia crede in una possibilità di riscatto, di redenzione, altrimenti non avrebbe senso farlo. Tutti i protagonisti dei miei racconti sono vittime di disagio educazionale, sia che esso provenga direttamente dalla famiglia, sia che provenga dal più ampio contesto sociale, pertanto perché tale redenzione possa avvenire e ne derivi un’etica adeguata e consequenziale, occorre di fatto che ci sia un ripensamento critico e morale intorno a ciò che bisogna considerare valore o disvalore. Ad esempio, Giulia, la protagonista del racconto “Mi vendo”, sebbene la madre a costo di sacrifici, cerca di procurarle ciò che le occorre, il desiderio di condurre una vita più agiata inizialmente la induce a vendere l’immagine del suo bel corpo nudo o in pose sensuali, mandando via smartphone le sue foto a presunti amici spasimanti, successivamente la fa divenire vittima di un meccanismo che non riesce più a controllare ed è costretta a prostituirsi “sempre e dovunque”. Talvolta è presente l’azione salvifica del docente, come in “Viaggio d’istruzione a Berlino”, dove la giovane protagonista, Michela, costretta ai mille ruoli che il vivere sociale le impone, si sente “come un gabbiano senz’ali, un corpo che striscia e non sa stare in piedi”. Ma, in genere, l’intervento positivo di qualche professore, poco o nulla riesce a fare di fronte alla fagocitazione di valori e principi che l’attuale società globalizzata di fatto vive. Tuttavia la denuncia e la speranza non possono e non devono venir meno, se noi adulti vogliamo aiutare i giovani a dirimersi dall’abisso in cui li stiamo facendo cadere.

    A.M.: Leggendo i racconti e sapendo che ti occupi di insegnamento al liceo, penso venga istantaneo chiedersi: in quale percentuale, le storie che narri, corrispondono alla realtà?

    Francesca Luzzio: Alcune storie che narro non sono vere, sono vicende realmente vissute da alcuni miei allievi, altre verosimili, insomma sono vicende possibili nel contesto storico e socio-culturale in cui in atto viviamo ed operiamo.

    A.M.: Tra i tuoi lettori, hai notato sostanziali preferenze di un racconto particolare?

    Francesca Luzzio: Un racconto molto amato è “Italiano non Italiano”. Le ragioni sono da cercarsi nel rilievo che in esso viene dato ad alcune problematiche che io mi limito ad elencare: il problema dell’immigrazione; il razzismo che vige ancora in larghi strati sociali, pur non mancando una percentuale minima di persone votata al bene e al rispetto indiscriminato nei confronti del prossimo; l’insufficienza della legislazione italiana a proposito dei figli d’immigrati, nati in Italia; infine l’ironia rassegnata, ma anche per questo ancora più incisiva, con cui si conclude il racconto.

    A.M.: Com’è il tuo rapporto con il mondo virtuale?

    Francesca Luzzio: Il mio rapporto con il mondo virtuale è mediocre, nel senso che non ho un’adeguata competenza tecnica che mi consenta di sfruttare al massimo le sue potenzialità. Comunque ciò non mi ha impedito di essere su molti siti e blog, quali Literaty, La recherche, Letteratura e cultura, etc … e di collaborare con interviste on-line, quale Euterpe. Non solo, penso che il web offra una grande possibilità di conoscere e farsi conoscere.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Francesca Luzzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (Terenzio, Il punitore di se stesso)

    A.M.: Francesca, ti ringrazio per le tue parole, sono piene di speranza ma non solo, di attivismo per migliorare un Mondo ingiallito dalla corruzione. Solo con la cultura e con il rispetto della Natura possiamo educare ad una società più onesta.

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    ([email protected])

    Info

    https://www.facebook.com/francesca.luzzio

    http://www.ibs.it/code/9788874144051/luzzio-francesca/liceali-insegnante-scuola.html

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/07/07/intervista-di-alessia-mocci-a-francesca-luzzio-ed-alla-sua-raccolta-liceali-linsegnante-va-a-scuola/

  • Intervista di Alessia Mocci alla scrittrice sarda Annalisa Soddu, autrice di Festa sotto le stelle

    Annalisa Soddu nasce in Sardegna nella Nuoro conosciuta come patria di scrittori di fama internazionale, Grazia Deledda e Salvatore Satta.

    L’autrice, sin da adolescente, riconosce una passione letteraria incentrata sulla comprensione delle proprie emozioni proprie con le dovute corrispondenze in riferimento all’esterno ed al sociale.

    Una musa letteraria che si congela nel 1995, anno in cui Annalisa sente il bisogno di lasciare al solo pensiero la possibilità di scrivere. Sono anni che trascorrono senza gettare sul foglio un unico verso, sono anni in cui la Soddu elabora una poetica mentale apparsa da tre anni.

    Nel 2011, infatti, Annalisa decide di far ingresso nel mondo virtuale e dunque delle immense possibilità di comunicazione artistica ed universale.

    Ho incontrato Annalisa Soddu per un’intervista di cui consiglio la piacevole lettura per poter conoscere meglio un’autrice poliedrica che spazia dalla poesia (“Interni”) al racconto per bambini (“Festa sotto le stelle”). Buona lettura!

    A.M.: Ciao Annalisa, il tuo curriculum letterario mi ha raccontato qualcosa in più di te a livello personale, ed è proprio una domanda personale che vorrei farti per rompere il ghiaccio: perché hai deciso di non scrivere più nel 1995?

    Annalisa Soddu: Ciao Alessia. Grazie di questa intervista, prima di tutto. Non è stata una decisione. All’improvviso la mia musa è scomparsa ed io non ho più avuto l’ispirazione. In realtà, poiché prima ad ispirarmi erano i miei tormenti interiori, quando ho iniziato ad affrontare me stessa, non ho più trovato su che scrivere. Ho iniziato un lungo percorso maturativo che mi ha portato finalmente a far emergere il mio vero carattere.

    A.M.: Tre anni fa, apri un blog ed in te si smuove qualcosa. Quali opportunità ti ha dato il mondo virtuale?

    Annalisa Soddu: Inizialmente avevo un primo blog dove scrivevo in modo anonimo, che mi consentiva di sfogare emozioni e sentimenti senza essere riconosciuta, dato il lavoro delicato che faccio. Poi dal blog sono passata ai social, che trovo divertentissimi e mi hanno fatto conoscere persone straordinarie. Inoltre sulla rete faccio acquisti, mi aggiorno, mi informo… Potrei paragonare i vantaggi che mi ha dato il mondo virtuale a quelli dell’auto, la lavatrice, la lavastoviglie… Un grosso risparmio di tempo, insomma!

    A.M.: Il tuo primo libro “Il fuoco di Lorenzo” nasce proprio dall’apertura del blog. Ci puoi raccontare la consecutio che ti ha portato dal blog alla pubblicazione?

    Annalisa Soddu: Un’amica, la prof. Irene Giordano, che conobbi al mare, apprezzò il mio modo di scrivere su facebook e mi invitò a farlo sul serio. Provai allora a fare un’autopubblicazione dei racconti del blog e così nacque “Il fuoco di Lorenzo” (dal titolo apparentemente demenziale ed insensato della storia per me più drammatica), che raccoglie brevi ritratti di persone affette da disturbi psichici.

    A.M.: La tua seconda pubblicazione, “Interni”, è una raccolta di trenta liriche che comprende il periodo nel quale frequentavi l’università? Vorrei chiederti se ancora riesci a percepire quelle emozioni che, anni fa, ti avevano ispirato nella scrittura.

    Annalisa Soddu: “Interni”, TraccePerLaMeta Editore, parla proprio di me, come si comprende dal titolo. Ci sono le poesie del passato, molto sofferte ed incentrate sui miei tormenti, e quelle nate dopo la ripresa della scrittura, che rappresentano uno sguardo sul mondo degli altri, soprattutto coloro che sarebbe più comodo non vedere e non sentire. Quando rileggo le poesie di allora provo sempre un senso di sofferenza misto a nostalgia, ora invece scrivo con meno dolore e con più rabbia per il senso d’impotenza che mi assale quando vedo le storture sociali.

    A.M.: Nel 2013, decidi di puntare anche sull’ebook, infatti pubblichi con Aletti Editore “Festa sotto le stelle”. Il tuo stile cambia come l’oggetto del tuo interesse: spiegaci la tua scelta di pubblicare narrativa per ragazzi?

    Annalisa Soddu: “Festa sotto le stelle”, Aletti editore, è su carta ed in ebook. Rappresenta la restituzione di un percorso autoeducativo, iniziato quando la collega di Cagliari, dottoressa Anna Maria Anedda, mi insegnò con l’esempio il suo grande amore per gli animali e che è sfociato in questo libretto per ragazzi e per adulti nel quale cerco di combattere la triste piaga dell’abbandono attraverso la storia di una cagnolina randagia e del suo amichetto Salvatore.

    A.M.: Il racconto è correlato di illustrazioni e copertina disegnate da un talento in erba: Alfonso Capo. Ci racconti com’è nata questa particolare collaborazione?

    Annalisa Soddu: Sapevo del talento di Alfonso Capo perché abita nel mio palazzo. Inizialmente chiesi alla madre di illustrare lei il libro, essendo bravissima, ma Alfonso espresse il desiderio di poterlo fare ed io ne fui felicissima! Sono convinta che i disegni di Alfonso, in quanto bambino, all’epoca di sette anni e mezzo, “parlino” al cuore dei bambini molto di più dei disegni di un adulto! Alfonso ha fatto dei disegni coloratissimi ed intensi e soprattutto faccio notare che gli animali in essi raffigurati… sorridono!

    A.M.: “Festa sotto le stelle” racconta la storia di una cagnolina randagia di quartiere, per l’appunto Festa. Un pretesto artistico per sensibilizzare i giovani all’amore verso gli animali e verso le altre specie. Ritieni che il senso della natura e, dunque della vita, sia stato oscurato negli ultimi 50 anni?

    Annalisa Soddu: Ritengo che stiamo cadendo in picchiata verso il fondo dell’abisso per quanto riguarda il rispetto di sè, degli altri, della natura e degli animali. Solo l’educazione potrà farci risalire. Per fortuna ci sono anche tanti visionari che lottano per migliorare la società.

    A.M.: Nascere in Sardegna e vivere in Campania. Come vivi questa dualità culturale? Ha inciso sul tuo stile o sui tuoi argomenti?

    Annalisa Soddu: Vivere in Campania è stata una scelta legata alla necessità di lavorare; è vero che ho sposato un campano, ma prima vivevamo in Sardegna. Poi le possibilità di lavorare lì sono scomparse, purtroppo, e ci siamo trasferiti. Per alcuni aspetti il carattere solare ed aperto dei campani ha contribuito molto alla mia evoluzione interiore. Nel mio profondo, però, continuo ad essere sarda d.o.c.

    A.M.: Una curiosità: anche tua madre è una scrittrice, ritieni che la tua passione sia stata un po’ trasmessa da questa figura amante della letteratura e delle tradizioni?

    Annalisa Soddu: Per la verità, tra gli antenati di mamma c’è anche un poeta. Questo gene “malsano” spero continui a trasmettersi alla mia discendenza perché trovo la poesia un’arte che come poche è in grado di comunicare emozioni. Mia madre poi è per me un ideale irraggiungibile, tanto la ritengo brava e colta. Ha pubblicato per ora solo un libro, “Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia”, TraccePerLaMeta Editore, ma ha scritto tante altre cose che a me piacciono molto e forse pubblicherà.

    A.M.: Hai ricevuto diversi premi letterari da quando il tuo Io si è espresso sul web. Quale, fra i premi che hai vinto, ha un valore maggiore per te?

    Annalisa Soddu: Sono i riconoscimenti alla poesia “A mio padre malato”. Leggetela e saprete perché.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Annalisa Soddu: Penso che ti sorprenderò: l’autore è un mistico, il fondatore della fede baha’ì, noto come Bahà’u’llàh, che scrisse:

    “…ogni mattina sorga migliore della sera che l’ha preceduta e ogni giorno più ricco del suo ieri.”

    E qualche riga dopo:

    Non ci si deve gloriare di amare la propria patria, piuttosto di amare il mondo intero. La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini“.

    A queste frasi cerco di ispirare tutta la mia vita.

    A.M.: Grazie Annalisa, hai chiuso una splendida intervista con una citazione che condivido e che spero sia condivisa da sempre più persone nel Mondo.

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    ([email protected])

    Info

    http://www.facebook.com/annalisa.soddu.35

    http://www.alettieditore.it/emersi/2013/soddu.html

    http://www.ibs.it/code/9788890719066/soddu-annalisa/interni.html

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/07/02/intervista-di-alessia-mocci-alla-scrittrice-sarda-annalisa-soddu-autrice-di-festa-sotto-le-stelle/

  • Intervista di Alessia Mocci a Rita Stanzione ed al suo Spazio del sognare liquido

    “[…] Non esisto/ non esisti/ non distinguo più i corpi,/ cremosi impasti/ in sproloqui di spasimi.// Lingue sospinte/ vene incollate/ avvolgono le emozioni/ di umori selvatici. […]” – “Il Grido”

    L’inesistenza dell’Io che avvolge emozioni antiche, un istinto selvaggio che unisce due corpi in un unico umore, suono e grido. Una poetica struggente e melanconica.

    Spazio del sognare liquido” è una silloge poetica edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Heroides”. L’autrice Rita Stanzione celebra l’elemento di vita, l’acqua, e la dimensione onirica, considerando la relazione di creazione che interviene nella mente, immaginata come fiume che scorrendo genera la fantasia.

    La stessa acqua come fonte di vita, è vista fonte d’amore ed eros, la silloge rappresenta un circolo di desideri di completamento fisico e mentale.

    Rita Stanzione è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica. Buona lettura!

    A.M.: “Spazio del sognare liquido”, un titolo che affascina perché spiazzante e non di semplice interpretazione. Che cosa simboleggia il sogno liquido?

    Rita Stanzione: L’acqua è elemento che scorre, è la nostra prima compagna nell’abitacolo materno e fonte di ogni vita; e tutte le sostanze per poterci nutrire hanno bisogno di sciogliersi nell’acqua. Una mia breve poesia scritta di recente chiudeva con questi versi “fiammelle d’amore sui ghiacciai: “è d’acqua/ la vita”.
    Il titolo del libro, che coincide con il titolo di una delle poesie della raccolta, è dato dal fluido che attraversa la mente e “bagna” l’immaginazione, rendendola un divenire creativo. Ecco, vedo come un fiume la fantasia e quindi il sogno-visione che trascina anche il corpo e le sue peculiarità che sono la risultante di percezione e materia insieme. La poesia “Spazio del sognare liquido” è un percorso di ricerca dell’altro in uno spazio di ricordo fluente (un momento in cui con la fantasia il compagno viene posto lì accanto e raccoglie –inconsapevolmente – le sensazioni della donna) e lei stessa è come acqua, scivola nella notte senza una forma.

    A.M.: L’amore e l’eros è una grande tematica della tua silloge. Il tuo scrivere prende ispirazione dalla tua vita reale oppure è pura fantasia?

    Rita Stanzione: Credo che ci sia sempre una parte di sé in ciò che si scrive; a volte traggo i contenuti da miei vissuti, altre volte uso dei filtri personali per raccontare non di me, ma dell’uomo e della donna (amanti e amori, conflitto o idillio, attrazione, inganno, fatalità) in un ricorrente bisogno l’uno dell’altra, vuoi per il desiderio di completarsi, vuoi per vincere la solitudine verso la quale infine veniamo proiettati.

    A.M.: Nella poesia “Addomesticami” palesi un’invocazione amorosa di grande emozione, infatti, l’Io poetico richiede di essere addomesticato. Come senti oggi questi tuoi versi?

    Rita Stanzione: L’invito “addomesticami “, adesso come quando ho scritto questa poesia, deriva da una necessità di appartenenza, per il timore di vagare nella vita come monade o metà non appaiata. Si tratta di un’appartenenza che nulla ha a che vedere con il possesso (quest’ultimo ha una valenza solo come momento di gioco amoroso!), ma è riconoscersi in un contenitore di emozioni adatto al proprio essere, quale può essere l’unione completa con altra persona.

    A.M.: Se ti dico: “E bruciano le nostre membra/ in vorticose scintille/ mai sedate.”, tu rispondi con?

    Rita Stanzione: Rispondo che amare dovrebbe essere una fiamma che mai si spegne. Può piegarsi, affievolirsi, ma quando finiscono le scintille finisce la passione. “Una notte di me e di te” è un episodio: se ha forza, si ripete ancora e ancora.

    A.M.: Qual è la tua formazione letteraria?

    Rita Stanzione: Sono stata trascinata da Gabriel Garcia Marquez: Cent’anni di solitudine è un capolavoro di bellezza che solleva dalla realtà e fa capire che un libro a volte è meglio di un viaggio. Leggevo con avidità Italo Calvino; amavo Nadine Gordimer, Elsa Morante e Marguerite Duras; ero incollata all’inquietudine di Kafka, affascinata da Dostoevskij, sofferente in Tolstoj, incantata da Tolkien. Tra i poeti che prediligevo, mi vengono in mente la Merini, Neruda, Prevért, Baudelaire. Col tempo ho conosciuto meglio e tanto apprezzato altri grandi. Per citarne alcuni: Emily Dickinson, Nazim Hikmet, Ghiannis Ritsos, Ada Negri, Sylvia Plath, Wislawa Szymborska, Marguerite Yourcenar e anche poetesse arabe contemporanee, la cui poesia è raffinatezza e coraggio. Ma l’elenco delle letture continuerebbe ed è sempre in evoluzione.

    A.M.: “Spazio del sognare liquido” è una silloge edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Hai pubblicato altre raccolte poetiche da allora?

    Rita Stanzione: Ho all’attivo altre raccolte di poesie oltre a “Spazio del sognare liquido”, ottenute come risultato di concorsi letterari a cui ho partecipato. Dello stesso anno, il 2012 “L’inchiostro è un fermento di macchie in cerca d’asilo” Libreria Editrice Urso; successivamente “Versi ri-versi” di Carta e Penna editore (novembre 2012), “Per non sentire freddo” ebook di Gds Diffusione Autori (dicembre 2012), “È a chiazze la mia bella stagione” di Libreria Editrice Urso (marzo 2013).

    A.M.: Hai qualche novità che vuoi svelare in anteprima ai nostri lettori?

    Rita Stanzione: Progetti particolari attualmente non ne ho, ma continuo sempre a scrivere -mi piace anche comporre haiku e aforismi- e partecipo a premi letterari, con i quali mi metto alla prova ( è la dimensione di ciò che altri leggono nei miei versi e anche un’ulteriore motivazione per proseguire in questa attività che mi prende molto). Sono stata più volte premiata con buoni riconoscimenti. Ne ricordo alcuni:

    1° posto poesia a tema libero al Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa. L’integrazione culturale per un mondo migliore”, 2011, del Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura in Milano.

    1° posto poesia al Premio “Lo sguardo di Eros” ed.2012

    1° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2013 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia a tema al Premio poesia Sacravita 2010-2011 Firenze

    2° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2011 La Guglia- Agugliano

    Tra i sei finalisti poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2014 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia inedita a tema libero al Concorso Adriano Zunino 2011

    2° posto silloge poesie inedite alla selezione editoriale “Carta e penna” 2012

    2° posto raccolta poesie inedite al Premio internazionale di Poesia e Narrativa “Giovanni Descalzo”

    città di Sestri Levante Edizione 2012

    2° posto al Concorso Nazionale di Poesia “Premio Istrana 2013” XV edizione, sezione Lingua Italiana

    3° posto poesia al Premio Letterario “Spiragli di Poesia” 2012

    3° posto poesia al III Concorso Nazionale “Fame di parole” della S.I.P.S.e.C.

    3° posto al Premio Nazionale di teatro, narrativa e poesia “Citta’ di Mesagne” XI Edizione – Anno 2013 sezione Poesia

    3° posto al Premio Saffo 2013 – II Edizione Per la sezione Gabriele d’Annunzio (Poesia erotica)
    Una mia poesia è stata fra le 6 scelte del concorso di Scripta Volant “San Valenzine 2012”

    Varie volte ho aderito a raccolte di poesie di Autori Vari, perché la poesia va diffusa, sono in pochi a leggerla davvero.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Rita Stanzione: Non hai niente, se di quel niente la bellezza ti sfugge Rita Stanzione

    A.M.: Rita, ti ringrazio anche a nome di tutti i lettori per queste risposte rivelatrici. Aspetto con piacere la tua nuova pubblicazione e ti auguro di amare in questo modo profondo ad aeternum.

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    ([email protected])

    Info

    http://www.rupemutevoleedizioni.com

    https://www.facebook.com/OublietteMagazin

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/index.php?option=com_jshopping&controller=product&task=view&category_id=1&product_id=37&Itemid=0

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/07/01/intervista-di-alessia-mocci-a-rita-stanzione-ed-al-suo-spazio-del-sognare-liquido/

  • Intervista a Luisa Ronconi per la seconda ristampa de Le Favole della Sera

    In un giardino pieno di fiori e di piante viveva una colonia di lumache. Erano tante, tutte portavano la loro casina sulla schiena e si davano da fare per procurarsi il cibo e per vivere comodamente. Erano sempre allegre, stavano all’ombra di grandi foglie sempreverdi e si riparavano dalla pioggia sotto vasi di coccio rotti, lasciati vicino alla recinzione del giardino.

    Lumachine che vivono in perfetta armonia e che non sospettano che da lì a poco una catastrofe cambierà le loro vite ed il loro modo di veder l’amicizia. “La lumachina senza casa” è una favola moderna che sottolinea il bisogno di accettare il diverso.

    Le Favole della Sera” edite in prima stampa nel giugno del 2013 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana Fairie, vedono la seconda ristampa in meno di un anno dalla pubblicazione e più precisamente nell’aprile 2014.

    L’autrice Luisa Ronconi è riuscita in breve tempo ad emozionare tanti lettori adulti e bambini; inoltre è stata molto gentile nel rispondere ad alcune domande sulla sua raccolta “Le favole della sera”. Buona lettura!

    A.M.: Innanzitutto complimenti Luisa per questo tuo importante traguardo. Una seconda ristampa, oggigiorno, per un’autrice emergente non è da tutti. Come spieghi questo successo?

    Luisa Ronconi: Il modo per comunicare con i più piccoli è la favola, che permette agli adulti di condividere il mondo dei bambini e di capire il loro modo di pensare, che si basa sempre e comunque sui principi universali. Infatti la strega cattiva viene sconfitta e le fatine aiutano a debellare il male. Ho pensato che le favole di quando eravamo bambini sono datate, perciò ci vogliono nuovi argomenti per comunicare con le giovani generazioni. Ho cercato di modernizzare il mondo delle favole, per comunicare nuovi messaggi più attuali, ma che trasmettano gli stessi principi.

    A.M.: Quand’è nata la tua passione per la favolistica?

    Luisa Ronconi: Quando ero piccola la sera mio padre, mia madre e mia zia mi leggevano le favole ed era un dialogo aperto ed importante. I bambini sono la parte migliore della società ed é un dovere per me tenere vivo questo dialogo, che certo migliorerà loro, ma migliorerà anche noi. Mio padre mi leggeva il Giornalino di Gianburrasca e rideva delle disavventure del protagonista. Al contrario, io provavo pena per quel bambino che non ne faceva una giusta. Mia madre mi leggeva Pinocchio e questo racconto mi faceva capire tante cose, perché ancora adesso lo giudico la più bella favola del mondo. Mia zia mi leggeva Peter Pan e le favole di Andersen, che mi commuovevano fino alle lacrime. Quando mi lesse l’episodio in cui Peter non poté rientrare in casa sua perché i genitori avevano chiuso la finestra ed accudivano un altro bambino, i miei non riuscivano a farmi smettere di piangere per la sorte del piccolo Peter.

    A.M.: “Le Favole della Sera” vedono come protagonisti animali ed esseri umani nella loro ricerca del bene comune. Hai avuto qualche fonte di ispirazione per la caratterizzazione dei personaggi?

    Luisa Ronconi: Le mie favole trattano della natura, degli animali e dei bambini, perché vorrei trasmettere ai più piccini la gioia che si prova quando si condivide il percorso della vita con passione. Da piccolina guardavo negli occhi la cagna di mio nonno e ci leggevo una tenerezza infinita, un amore non espresso a parole che arrivava fino al mio cuore.

    A.M.: Nella favola “La lumachina senza casa” si racconta di una lumaca che per un incidente in giardino perde il guscio, la sua casa. Quant’è importante nella società l’accettazione del diverso?

    Luisa Ronconi: Non è corretto pensare che le favole siano un genere letterario minore, al contrario sono l’espressione della volontà degli adulti di comunicare con i bambini e di trasmettere loro dei valori imprescindibili, che non capirebbero altrimenti. La mia è stata una scelta di campo importante che vuole prendere posizione contro una società che giudica improduttivi i bambini e gli anziani e, quindi, non meritevoli di attenzione. La storia della Lumachina senza casa vuole indurre i bambini ad accettare il diverso ed amarlo comunque. La storia della Paura del buio, è nata da una domanda che mi ha fatto mio nipote : “hai paula dei mostli, nonna “. La favola dei topini é puramente narrativa e vuole dare una spiegazione fantastica ad un fenomeno fisico.

    A.M.: Qual è la favola che senti un po’ speciale rispetto alle altre?

    Luisa Ronconi: Cito la favola di Gianni Rodari Il Semaforo blu, tratto da Favole al telefono.
    Il Semaforo di Piazza Duomo a Milano ad un tratto è diventato blu e nessuno ha capito il perché. Lui voleva dare il segnale di via libera verso il cielo. Questa favola mi ha dato un’emozione grande, ha fatto nascere in me un sentimento che vorrei suscitare con le mie favole, il sentimento di completa fiducia nella natura, negli animali e nelle cose. Da soli gli esseri umani non ce la fanno a capire il soprannaturale, direi il divino.

    A.M.: Ti consideri una fervente lettrice?

    Luisa Ronconi: Sono una lettrice accanita ed ogni circostanza della mia vita è stata sottolineata dal libro che stavo leggendo in quel momento. Quando ero all’Ospedale per partorire mia figlia, mi hanno fatto compagnia Le piccole virtù di Natalia Ginzburg e mi sono commossa al ricordo di Cesare Pavese, l’amico lasciato solo. Durante un viaggio in Gallura, stavo leggendo Un uomo di Oriana Fallaci. Ho lasciato il libro in giardino una notte e il cane del padrone di casa l’ha distrutto. Ero tanto presa dal libro che non ho dato pace a mio marito fino a che non è andato ad Olbia a comprarlo.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Luisa Ronconi: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli” – Matteo 18, 1 – 5

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    ([email protected])

    Info

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    https://www.facebook.com/RupeMutevole

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/letteratura/novita/le-favole-della-sera-di-luisa-ronconi.html

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/06/18/intervista-a-luisa-ronconi-per-la-seconda-ristampa-de-le-favole-della-sera/

  • Roma: in anteprima la presentazione di Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota di Vincenzo Di Michele, 25 Giugno 2014

    Mercoledì 25 giugno 2014 alle 17:30 si terrà a Roma, presso il “Due Ponti Sporting Club” in via dei Due Ponti 48, una presentazione in anteprima dell’ultimo libro dello scrittore e giornalista Vincenzo Di Michele, “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota”.

    Il libro, in uscita a fine giugno per la casa editrice Fernandel Editore, è la novità editoriale dell’anno per l’autore romano che conferma il suo interesse per il sociale, infatti, la presentazione verterà su tematiche come l’annullamento dei matrimoni alla Sacra Rota e la fine dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge.

    Non si può più sottacere chele sentenze di nullità dei tribunali ecclesiastici producano i loro effetti anche in ambito civile e in maniera più incisiva”.

    Infatti, una volta sciolto il matrimonio religioso, non solo viene annullato civilmente, ma viene a cessare anche: l’obbligo di corrispondere ogni forma di mantenimento e sostegno economico nei confronti dell’ex coniuge.

    Inoltre, non è assolutamente vero che l’annullamento dei matrimoni al Tribunale della Rota Romana, sia una procedura riservata ai soli ricchi ed ai VIP. Addirittura è prevista una forma di patrocinio gratuito ed un Patrono stabile per coloro che non dispongono di un avvocato di fiducia.

    Sono proprio questi gli argomenti contenuti nella novità editoriale di Vincenzo Di Michele, “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota”.

    Modererà l’incontro, il conduttore televisivo Alessandro Greco. Interverranno gli avvocati Rotali: Carla Guiso e Francesca Renzi.

    In realtà, sempre più coppie si rivolgono ai tribunali ecclesiastici e il dato statistico mostra chiaramente, come a fronte di un aumento delle cause si riscontra anche un aumento delle sentenze affermative della nullità matrimoniale, al punto da lasciar presagire lo scioglimento del matrimonio religioso, una via alternativa al divorzio. Riguardo i tempi: non è che siano poi così distanti da quelli or elaborati nell’attuale riforma del “Divorzio Breve”.

    Ma la vera originalità presentata dall’autore nella sua inchiesta, è stata la trattazione concreta di più di trenta casi pratici di annullamento matrimoniale ove erano presenti dei vizi, tra cui: la simulazione, l’immaturità, l’egoismo, l’incapacità, la malattia, il maschilismo, l’infedeltà, la gelosia, la timidezza, l’infertilità, la violenza, l’esclusione della prole, l’impotenza, l’omosessualità, la ninfomania, la frigidità e alcuni comportamenti sessuali trasgressivi come il voyeurismo e il sadomasochismo.

    In particolare ciò che è stato messo in risalto, sono stati i casi di simulazione parziale – come a esempio: il caso dell’ esclusione della prole, dove i coniugi in modo premeditato e continuativo, hanno avuto una consumazione dei loro rapporti sessuali in modo non naturale ovverosia protetti – dove appunto, si sono manifestati alcuni comportamenti difformi da parte dei partner.

    Vincenzo Di Michele nasce a Roma nel 1962. Laureato in Scienze Politiche si è avviato all’attività giornalistica con pubblicazioni in materia legislativa ed in particolare sulla normativa del Codice della Strada.

    LIBRI

    LA FAMIGLIA DI FATTO (2006, un’analisi sulle tematiche della convivenza more uxorio);

    IO PRIGIONIERO IN RUSSIA (2008, oltre 50.000 copie vendute, vincitore di premi alla memoria storica);

    GUIDARE OGGI (2010, un manuale di guida per le insolite problematiche stradali);

    MUSSOLINI FINTO PRIGIONIERO AL GRAN SASSO (2011, una revisione dei fatti storici sulla prigionia del Duce a Campo Imperatore nel settembre 1943);

    PINO WILSON, VERO CAPITANO D’ALTRI TEMPI ( 2013, la biografia ufficiale dello storico calciatore della Lazio campione d’Italia nel 1974)

    COME SCIOGLIERE UN MATRIMONIO ALLA SACRA ROTA (2014)

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    ([email protected])

    Info

    http://www.vincenzodimichele.it

    http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Di_Michele

    http://www.fernandel.it

    [email protected]

    3687472791

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/06/09/roma-in-anteprima-la-presentazione-di-come-sciogliere-un-matrimonio-alla-sacra-rota-di-vincenzo-di-michele-25-giugno-2014/

  • Le novità editoriali di maggio 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Maggio 2014

    La cenere del tempo” di Giovanna Fracassi

    Le liriche, grazie ad uno stile devoto alla brevitàs, sono da intendersi come brividi d’emozioni nei quali l’Io sibila verità che a voce alta non riuscirebbe mai a pronunciare. Come una foglia d’autunno, l’autrice è in un limbo, ha la consapevolezza che cadrà ma non sa quando il soffio del vento inaugurerà il suo nuovo viaggio.

    È una solitudine apparsa sin dalla nascita della foglia, l’energia creatrice aveva nascosto nella sua essenza un malinconico agitarsi di passioni e follie, nonché rimembranze di amori mai vissuti e di pulsazioni che non si incontrano nella vita reale.

    Destini in versi” di Nadezhda Georgieva Slavova

    Scorre, in questa silloge poetica, la problematicità del senso e delle dinamiche della vita con la quale ciascun individuo si scontra: da un piano più riflessivo e conoscitivo, legato perlopiù alle oscurità, agli interrogativi, alle paure, alle sofferenze, al dolore, in cui il pensiero si agita e si lacera, si transita a quello più descrittivo-denotativo in cui il soggetto viene colto nel suo rapporto con ciò che lo circonda e con ciò che gli accade nella quotidianità. Da un lato il rapporto con sé e gli altri, dall’altro con gli eventi ed i luoghi. Il primo ambito poggia su un lessico fortemente connotativo entro il quale le scelte poetiche, talvolta, sconfinano nel simbolismo del verso ermetico; inoltre la lingua ha una ricchezza dinamica in virtù dell’analogia che stabilisce una somiglianza a livello concettuale oppure perché le metafore hanno un forte potere comunicativo ed evocativo, essendo i termini che la compongono talora lontani nel campo semantico.

    L’orsacchiotto macchiato di sangue” di Raffaele Balsano

    “… Notai da un lato la sua gioia per l’acquisto in contrasto all’indifferenza della cassiera di turno.

    Non volle che venissi messo nel sacchetto, anche se elegante e riportante la scritta del negozio, ma preferì avere subito un primo affettuoso contatto con me.

    Fece togliere la targhetta riportante il prezzo e mi portò via da lì.

    Non mi sembrava vero, era come se stessi vivendo un bellissimo sogno e non avrei mai voluto svegliarmi.”

    Harmony Haiku” di Mark Drusco

    “Armony Haiku” è la nuova corrente musicale creata da Mark Drusco e nata dalla sua enorme passione per la poesia Haiku e per la sperimentazione musicale. Una sperimentazione che va oltre il confine sovrasensibile per insinuare altre possibilità di espressione che hanno il compito di emanare Bellezza.

    Brevissime storie che si susseguono e che mirano alla completezza armoniosa di melodia e significato. Il compositore e musicista Mark Drusco non ha posto limiti alla sua immaginazione ed il risultato è una piacevole scalata all’emanazione delle energie della Natura.

    Nella piccola pubblicazione inclusa nella confezione del cd viene trattato in un breve saggio il movimento musicale Harmony Haiku.

    Memories” di Enzo Quaranta

    Io non sono un poeta… Capisco che introdurre una prima silloge affermando di non essere un poeta non sia molto coerente, ma è la verità. Tutto nasce per gioco, circa tre anni fa, quando Anna Maria, la donna della mia vita, trovando una mia poesia scritta a mano e lasciata sulla scrivania mi disse : “Bella, chi è l’autore?”. Le risposi che ero io e se da un lato rimase incredula, dall’altro mi spronò a continuare. Da ragazzo scoprii l’amore per la lettura, lo feci grazie alle mie professoresse di italiano, esigenti e severe, e grazie alla biblioteca comunale del mio paese, dove trascorrevo interi pomeriggi a studiare e leggere, in quel luogo silenzioso e surreale, pieno di libri colmi di polvere che desideravano essere sfogliati. Ho sempre continuato a coltivare questa passione se pur a momenti alterni, ma certo provare a scrivere è un’altra cosa, a maggior ragione a scrivere poesie.

    Il sole nascosto” di Sebastiano Girlando

    Nella raccolta, si avvicenderanno tematiche differenti, tutte però legate al senso della vita, alla sua eterna bellezza. Riportandone anche le fasi più dolorose dell’umano vivere, ma trovando sempre un appiglio in quel “Sorriso” custodito in fondo al cuore di ognuno di noi. Versi semplici, spontanei, dal sapore antico delle cose buone.

    Pagine di verità e speranza, dove l’autore nella sua saggezza ci condurrà nel suo mondo interiore, descrivendone il volto dell’ amore, della gioia per la vita, della consapevolezza nella morte, ma soprattutto la sua grande fede, e non per ultimo la sua brillante e malinconica ironia che trapelerà nei suoi pezzi in vernacolo, dove tradizione e cuore si uniranno ancora una volta per regalarci emozioni autentiche, donate da questo Poeta della gente… per la gente.

    Sissi la Barboncina” di Donata Di Girolamo

    Sissi, sporca affamata, denutrita con tre cuccioli da proteggere. Sissi, eroina che si adegua alla strada, ai randagi di ogni specie e che riesce a fare breccia anche nel cuore di Serafino, il cane più “cattivo” dell’ isola di Sant’ Agostino, per alla fine diventarne amica e salvatrice. Sissi che riesce a commuovere una intera comunità anche quelli che l’avevano abbandonata per strada.

    Sissi che diventa esempio per tutti.

    La vicenda è naturalmente molto fantasiosa, è una storia per ragazzi che dovrebbero leggere gli adulti.

    L’amicizia, la solidarietà, il perdono e l’appoggio per chi sta male dovrebbero essere credo per tutti noi.

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’e-mail ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

    Info

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    https://www.facebook.com/RupeMutevole

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/05/30/le-novita-editoriali-di-maggio-2014-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci a Giovanna Fracassi per la sua nuova silloge La cenere del tempo

    Che t’inquieta/ anima mia,/ che vai/ febbricitante/ di astro in astro.// Che ti affanna/ anima mia,/ che incauta/ t’aggiri/ di selva in selva/ e penetri/ di ombra in ombra.// Che ti flagella/ anima mia,/ che ti esponi/ ai venti/ di tormenta/ e t’avventuri/ fra i flutti/ tumultuosi.// […]” – “Anima mia”

    La prima poesia che incontriamo nella silloge “La cenere del tempo” è “Anima mia”, un’invocazione dell’Io poetico alla propria anima per esortarla a seguire la sua narrazione durante il lungo percorso che si è in procinto di compiere.

    La cenere del tempo” è l’ultima pubblicazione di Giovanna Fracassi, edita nell’aprile 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana Trasfigurazioni. Una silloge che continua le tematiche care all’autrice come la solitudine, la malinconia, il dolore, la separazione, la nostalgia.

    Tematiche che ritroviamo per l’appunto anche nelle due precedenti pubblicazioni di Giovanna: “Arabesques” ed “Opalescenze”. Un Io in eterna ricerca del proprio animo e della comprensione dei propri stadi umorali.

    Giovanna Fracassi è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua nuova silloge. Buona lettura!

    A.M.: “Arabesques”, “Opalescenze” ed ora “La cenere del tempo”. Senti un cambiamento nella tua poetica?

    Giovanna Fracassi: Da quando, dopo un lungo periodo, ho ricominciato, scrivere, per me, è diventata un’esigenza quasi quotidiana. A volte i pensieri che urgono per aver voce sono come un fiume in piena. È pertanto naturale che la mia poetica sia in continua evoluzione. I temi di fondo a me cari sono sostanzialmente i medesimi ma vi è una continua ricerca di approfondimento e di nuove forme espressive. I temi ricorrenti nelle mie poesie sono l’assenza, la nostalgia, la malinconia, il ricordo e lo smarrimento, talvolta la rabbia, Essi sono tutti correlati e costituiscono i riflessi tangibili di quella che è la mia filosofia. La cifra ultima rimane comunque il dolore: il dolore visto non sempre e non solo in modo negativo ma come possibilità dell’esistenza stessa. Nulla può crearsi se non utilizzando ciò che è già distrutto o comunque con un atto di dolore, di separazione (come avviene per esempio nella nascita). Dal dolore e con il dolore si creano nuova vita, nuove esperienze, nuove emozioni, nuove realtà. Al dolore sono connessi la nostalgia per ciò che è passato, per i volti che il tempo si è portato via , la malinconia con tutto il suo struggimento per ciò che più non è né più potrà essere e del quale si sente la mancanza. Ed è l’assenza che permea di sé il dolore; assenza intesa non solo di qualcuno o di qualcosa ma soprattutto di quell’io che è in continua trasformazione, è cangiante e mutevole al punto tale da creare sgomento, inquietudine, ricerca di quel nucleo profondo non solo di se stessi ma della nostra vicenda sulla terra. Infine lo smarrimento, la vertigine di sgomento che si provano di fronte alla consapevolezza dell’ ineludibilità del proprio trascolorare in un tempo delimitato e il senso di rabbia impotente per tutte le esperienze, le emozioni, le occasioni che non si potranno vivere, cogliere. Ecco allora che una vita non basta, ecco allora il grido disperato e la strenua difesa di una speranza: che tempo e spazio siano dimensioni inconsistenti che si possa e si debba giocarsi ancora e ancora. In tempi e spazi che non si rammentano e non si conoscono ma che esistono e che consentono anche di ritrovare, di intercettare quelle anime, quegli spiriti che tanto si amano. Da questo scaturisce il sentimento della solitudine, la solitudine esistenziale, connaturata alla stessa vita, solitudine che si apre all’empatia verso l’altro vissuto come temporaneo compagno di viaggio, per un breve o lungo tratto della propria storia e al quale si può donare la propria partecipazione e dal quale si può ricevere altrettanto ben sapendo però l’estrema provvisorietà di ogni incontro, di ogni rapporto. Per concludere, dolore nella sua accezione più ampia per me coincide, in massima parte , con l’idea del nulla. Quel nulla dal quale proveniamo e al quale torniamo (e qui naturalmente esulo da qualsiasi discorso religioso), un nulla però che ha in sé le infinite possibilità dell’esistenza, delle esperienze di vita, degli incontri, delle emozioni e dei sentimenti. Un nulla che ci circonda e ci rende portatori di significato e di fronte al quale proviamo un forte senso di smarrimento: perché sapere di potersi giocare la propria vita è una consapevolezza che sa, essa pure, di vertigine. Il nostro viaggio è un camminare sul precipizio del nulla, ma finché ci siamo noi, non c’è il nulla ma il significato. Ancora v’è dolore nel ricordare non solo persone a noi care che si sono allontanate o che non ci sono più ma anche nel pensare a quel nostro tempo vissuto nei luoghi dell’infanzia: malinconia, struggimento, nostalgia per un giardino, per una casa, o una stanza, ma anche per le voci, i volti, le attività, i giochi. Ovvero per quella parte di noi che non c’è più, s’è allontanata in quel nulla, in quel tempo che non può più ritornare; per quel noi stessi che non siamo più. Il cerchio così si chiude: è con il dolore che emergo dal nulla, è il dolore che accompagna ogni fase della vita, è con il dolore che al nulla ritorno. Nelle mie poesie vi sono parole che tornano spesso: tempo, spazio, assenza, anima. Anima perché tutto: pensieri, riflessioni, emozioni, sentimenti; si genera e vive in questo concetto di cui mi servo per indicare la mia interiorità, quel “luogo” appunto dove il tempo non ha più significato e l’ieri, l’oggi e il domani sono categorie superate nella speranza che tutto possa ritornare che niente sia davvero perso per sempre e che di ciascuno di noi rimanga sempre qualcosa.

    A.M.: La copertina della tua nuova silloge è una tua fotografia, ci racconti qualcosa su quella casa innevata che domina il paesaggio?

    Giovanna Fracassi: Ho scattato la foto della copertina parecchi anni fa: si tratta della mia casa natale. Non vi abito più da molto tempo ma vi ho trascorso gran parte della mia vita e tutti gli avvenimenti importanti della mia esistenza sono stati vissuti in quelle stanze. Molte delle mie poesie hanno come sfondo e riferimento proprio questa casa e il grande giardino dove sono cresciuta. Il breve componimento, posto in apertura della silloge, “Dimora” è riferito ad essa.

    A.M.: Il concetto di tempo ha da sempre affascinato il versificare dei poeti, qual è il tuo rapporto con il tempo?

    Giovanna Fracassi: Il tempo è, per me, il respiro della vita. Senza questo concetto non potremmo collocare i ricordi, agire nel presente, proiettarci nel futuro. Esso ha una duplice valenza: quella soggettiva, il mio tempo, la mia storia; e quello oggettiva, la storia universale, il tempo condiviso, quello degli altri. Io scrivo del tempo soggettivo interpretato secondo la mia poetica e declinato alla luce delle mie esperienze.

    A.M.: Qual è il tuo rapporto con la notte?

    Giovanna Fracassi: Molti sono i momenti della giornata che mi affascinano: l’alba, il tramonto e la notte. Questa è cesura di un dì dall’altro, il momento sospeso in cui tutto è stato e tutto deve ancora essere. In questo senso è un mistero nel quale mi piace sprofondare per entrare in contatto con la mia parte più autentica, e ascoltare il sedimentarsi delle riflessioni e delle emozioni che durante il giorno, nelle attività frenetiche, faticano ad emergere. Nella notte i sensi si aprono e suoni, profumi, immagini portano l’infinito dentro di me ed il contatto con l’universo e l’eternità si fa più intimo e più intenso

    A.M.: Ci sono degli autori contemporanei che leggi e stimi? Ci consigli qualche nome?

    Giovanna Fracassi: Premetto: preferisco leggere autori classici. Tra i moderni apprezzo Salinas, Neruda, Quasimodo, Saba.

    A.M.: Tre raccolte poetiche pubblicate con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Che rapporto hai con l’editrice ed i suoi collaboratori?

    Giovanna Fracassi: Con la casa Editrice Rupe Mutevole e con i suoi collaboratori i rapporti sono ottimi, come dimostra il fatto che sono giunta ben alla terza pubblicazione singola più una partecipazione ad una antologia. In particolare apprezzo, oltre all’ indiscussa professionalità, la volontà di conoscere i propri autori e di mantenere una buona comunicazione improntata alla trasparenza, alla sincerità ed ad una collaborazione proficua. Si stabiliscono in questo modo rapporti di stima e di fiducia reciproci.

    A.M.: Nella lirica “Il vecchio” scrivi: “Gli occhi cerulei/ del vecchio/ si spalancano sorpresi/ increduli:/ che mai porterà il futuro?//[…]”, ed a fine intervista ti chiedo: che cosa ti aspetti da questa nuova pubblicazione?

    Giovanna Fracassi: Ho scritto questa lirica dopo aver ammirato, all’interno di una mostra d’arte, il ritratto di un uomo anziano. Gli occhi vivaci e lo sguardo intenso mi hanno fatto pensare alla curiosità ed al desiderio di conoscenza che possono essere presenti anche in chi sa che il tempo non gli basterà per soddisfarli. Ritorno al concetto del tempo. Infatti ho deciso di pubblicare, ogni qualvolta ho una silloge pronta, al più presto, proprio perché mi sento in gara con il trascorrere veloce della mia vita. Desidero, pertanto, che rimanga traccia del mio pensiero e che a qualcuno possa giungere la mia voce.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Giovanna Fracassi: Sono due le citazioni con le quali mi piace salutarvi. Entrambe sono per me significative perché in ciascuna riverbera qualche elemento del mio poetare.

    A cosa servono i versi se non a quella notte/ in cui un pugnale amaro ci esplora, a quel giorno,/ a quel crepuscolo, a quel cantuccio offeso/ dove il cuore stremato dell’uomo si prepara a morire?” – Pablo Neruda

    Se poetando io potessi penetrare nel mio petto, afferrare il mio pensiero e con le mani deporlo nel tuo, senz’altre aggiunte: allora, per confessare la verità, sarebbe esaudita tutta l’esigenza della mia anima.” – Heinrich von Kleist

    A.M.: Giovanna, spero vivamente che il tuo poetare abbia aperto le porte del pensiero, come suggerisce la citazione che hai scelto. Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    ([email protected])

    Info

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    https://www.facebook.com/RupeMutevole

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/letteratura/novita/la-cenere-del-tempo-di-giovanna-fracassi.html

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/05/20/intervista-di-alessia-mocci-a-giovanna-fracassi-per-la-sua-nuova-silloge-la-cenere-del-tempo/

  • In libreria la novità editoriale di Vincenzo Di Michele: Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota, Fernandel Editore

    A giugno in libreria ci sarà una grossa novità: l’uscita della nuova pubblicazione dell’eclettico scrittore e giornalista romano Vincenzo Di Michele, noto per l’impegno nel sociale con pubblicazioni che spaziano dalla tematica della Seconda Guerra Mondiale alla biografia del calciatore Pino Wilson.

    La sua nuova sfida editoriale “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” conferma Fernandel Editore come una casa editrice solida ed affidabile.

    L’autore in questo nuovo saggio indaga sul continuo aumento dei coniugi che uniti in matrimonio, attraverso il rito religioso, allorché in crisi coniugale, optano per lo scioglimento della loro unione innanzi ai Tribunali ecclesiastici anziché per la procedura civile.

    Ci si chiede se sia una scelta di carattere religioso per avere una possibilità di risposarsi in chiesa o altrimenti, se si vuole mirare al beneficio economico visto che le sentenze di nullità ecclesiastiche comportano la cessazione di qualsiasi onere economico verso l’ex coniuge, tra cui appunto l’assegno di mantenimento.

    Nel libro “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” sono riportati più di trenta casi pratici di annullamento matrimoniale dovuti al verificarsi di alcuni comportamenti dei coniugi in cui erano presenti dei vizi, tra cui: l’immaturità, la simulazione, l’egoismo, la timidezza, l’incapacità, la malattia, il timore, il maschilismo, l’infedeltà, la gelosia, l’infertilità, l’esclusione della prole, l’impotenza ed i comportamenti sessuali trasgressivi.

    Vengono quindi descritte le modalità di svolgimento processuale e soprattutto, si analizzano i costi che si devono affrontare e gli eventuali oneri aggiuntivi al Tribunale della Rota Romana.

    BIOGRAFIA

    Vincenzo Di Michele nasce a Roma nel 1962. Laureato in Scienze Politiche si è avviato all’attività giornalistica con pubblicazioni in materia legislativa ed in particolare sulla normativa del Codice della Strada.

    LIBRI

    “La famiglia di fatto” (2006, un’analisi sulle tematiche della convivenza more uxorio);

    “Io prigioniero in Russia” (2008, oltre 50.000 copie vendute, vincitore di premi alla memoria storica);

    “Guidare oggi” (2010, un manuale di guida per le insolite problematiche stradali);

    “Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso” (2011, una revisione dei fatti storici sulla prigionia del Duce a Campo Imperatore nel settembre 1943);

    “Pino Wilson, vero capitano d’altri tempi” ( 2013, la biografia ufficiale dello storico calciatore della Lazio campione d’Italia nel 1974)

    “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” (2014)

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    [email protected]

    Info

    http://www.vincenzodimichele.it/

    http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Di_Michele

    http://www.fernandel.it

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/05/12/in-libreria-la-novita-editoriale-di-vincenzo-di-michele-come-sciogliere-un-matrimonio-alla-sacra-rota-fernandel-editore/