Gaming: tra consumismo e arte

Ciao! Sei un videogiocatore? Sono sicuro che comunque saprai di cosa sto parlando. Questo perché ormai viviamo in degli anni in cui tutti sanno cos’è un videogame e tutti ci hanno giocato anche solo per una volta. Siamo infatti nel periodo più florido per il mondo del divertimento digitale in cui non è solo un ragazzo ad impugnare un controller ma ce ne sono sempre di più, magari che impugnano un wii mote o addirittura uno smartphone piuttosto che un classico telecomando per console. Il gaming è cambiato tantissimo. E’ nato come qualcosa di pura intrattenimento per una nicchia di videogiocatori, veramente pochi. Tutti speravano, e lo sperava anche chi realizzava i giochi, che prima o poi la situazione si fosse smossa ed è andata proprio così. Dopo qualche anno dal loro inizio, i videogame hanno iniziato ad essere di massa, fino ad arrivare alla situazione odierna.

videogame

Un tempo quindi un videogioco, siccome non avrebbe portato grandi guadagni, non richiedeva alcune volte moltissime ore e mesi di lavoro da parte della casa di sviluppo. Dopo questo primo periodo, i videogiochi hanno iniziato a diffondersi su quella che oserei definire “larga scala” per il tempo ma che, in confronto ai numeri di vendite dei videogame di oggi non è praticamente nulla. Proprio in questo periodo c’erano moltissimi gamer che avevano conosciuto questo nuovo mondo ma gli sviluppatori erano ancora pochi, c’era poca concorrenza e la gente ancora non era disposta a spendere così tanti soldi in questo settore. Proprio per questo motivo le case di sviluppo si impegnavano tantissimo nel realizzare qualciosa che si distinguesse dalla massa, realizzando qualcosa che si avvicinava molto di più all’arte. In questo modo in un colpo solo sarebbe stato possibile ottenere la gran parte dell’utenza, in un solo momento. Ora la situazione è completamente diversa, ma proprio del tutto.

Il gaming oggi

Pensa infatti che ormai è tutto l’opposto. Non si mira più a distinguersi ma più che altro ad uniformarsi con i giochi di massa, è l’unico modo che funziona per vendere. Il problema principale è infatti che ormai ci sono veramente troppi titoli, per altrettanti gamer ma che comunque non hanno il tempo di giocare nulla e sono costretti a dover scegliere. Tutti i developer però, cercano di condurre le loro scelte negli fps in questi anni, uniformandosi, per avere la certezza di vendere anche un piccolo numero di copie. Come non capirli dopo tutto. E’ quindi normale che si comportano così ma in questo modo i videogames continuano ad uscire tutti uguali, identici! Ormai sembra che siamo arrivati ad un punto estremo, dal quale sembra quasi impossibile poter tornare in dietro, a quando tutti decidevano se comprare un gioco basandosi su veri criteri e non su quello che vedevano o sulle pistole o armi disegnate nella scatola.

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Riusciremo secondo te lettore ad uscire da quella che potrebbe essere definita la prima vera e propria crisi videoludica? Ci stiamo allontando sempre di più dall’arte per avvicinarci invece al consumismo: come uscire da questa brutta situazione. Dimmi le tue idee nei commenti! 🙂

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