Categoria: Economia e Finanza

  • Flavio Cattaneo: Terna e Anci hanno siglato un accordo di collaborazione

    Sviluppo sostenibile delle infrastrutture elettriche, Terna e Anci hanno siglato un accordo di collaborazione. Obiettivo principale del Protocollo di Intesa, firmato da Flavio Cattaneo, AD di Terna, e Piero Fassino, Presidente Anci, è condividere la localizzazione delle opere elettriche sul territorio italiano attraverso una sempre maggiore armonizzazione fra gli interventi di sviluppo di Terna e gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale dei Comuni. L’impegno di Terna, sia sul dispacciamento, sia sulla rete dal 2005 ad oggi, ha prodotto 5,4 miliardi di euro di risparmi per cittadini e imprese.

    Pale eoliche

    Perché questo accordo è importante? Terna e Anci – in un’ottica di sviluppo sostenibile e con l’obiettivo di accelerare la realizzazione di interventi strategici – lavoreranno insieme per armonizzare le necessità del sistema elettrico con quelle della tutela dell’ambiente e del territorio a livello comunale, per la localizzazione delle opere di sviluppo della rete elettrica di trasmissione, per le quali Terna ha già investito circa 8 miliardi di euro dal 2005 ad oggi costruendo 2.500 km di nuova rete e 84 nuove stazioni elettriche, ed altrettanti investimenti prevede nel prossimo decennio, con circa 3 miliardi di euro già in corso di realizzazione nei 250 cantieri attualmente aperti su tutto il territorio nazionale, che danno lavoro ogni giorno a 4.000 risorse e 750 ditte. Un impegno, quello di Terna, sia sul dispacciamento sia sulla rete che complessivamente, dal 2005 ad oggi, ha prodotto 5,4 miliardi di euro di risparmi per cittadini e imprese.

    L’accordo prevede, in particolare, l’istituzione di un Tavolo Permanente di Coordinamento fra Anci e Terna, per definire specifici strumenti utili nella fase di concertazione tra la Società e i Comuni sul percorso e la realizzazione delle opere previste dal Piano di Sviluppo di Terna. Saranno, inoltre, istituiti specifici tavoli di concertazione tra i Comuni e Terna, relativi alle singole opere per consentire la partecipazione anche degli altri enti pubblici interessati.

    Con questo Protocollo d’Intesa, Terna e Anci si impegnano a consultarsi periodicamente per:
    • promuovere insieme l’attività di concertazione preventiva delle opere sul territorio con il coinvolgimento diretto dei Comuni;
    • sottoscrivere con i Comuni interessati uno specifico Protocollo d’Intesa relativo alla localizzazione di massima delle opere;
    • realizzare azioni congiunte per informare i cittadini dei territori coinvolti dagli interventi del Piano di Sviluppo della rete elettrica nazionale e per un reciproco scambio di dati tra Terna e Anci;
    • favorire la massima condivisione con le popolazioni interessate delle infrastrutture elettriche da realizzare.

    “Con l’accordo – ha commentato Flavio Cattaneo Terna e Anci avviano insieme un percorso di collaborazione che riconosce al territorio un ruolo di assoluta centralità nello sviluppo infrastrutturale di cui il Paese ha bisogno, in linea con la politica di Terna da sempre centrata sullo sostenibilità dei propri investimenti sulla rete. E dire sostenibilità significa soprattutto creare valore per l’ambiente e i territori in cui Terna opera. Per questo, conclude Cattaneo, è fondamentale condividere fin dall’inizio le varie problematiche connesse con una nuova opera, in modo da snellire ed accelerare tutto il processo ed arrivare a localizzazioni delle opere rispettose delle esigenze del sistema elettrico e di quelle del territorio e dell’ambiente”.

    “L’ANCI – ha sottolineato Piero Fassino – ha condiviso la proposta di collaborazione avanzata da Terna, nell’auspicio che il percorso intrapreso insieme faciliti il dialogo con il territorio e con gli enti locali, ovvero l’ascolto reale dei fabbisogni dei Comuni, nell’ambito di una pianificazione strategica di notevole impatto a livello locale come quella delle infrastrutture di trasmissione e dispacciamento elettriche. Ciò non soltanto per trovare un terreno di confronto e concertazione sulle eventuali criticità che potranno emergere nella localizzazione delle infrastrutture, ma per contenere impatto degli interventi sui territori, favorendo a livello locale l’armonizzazione tra pianificazione elettrica, urbanistica, territoriale, ambientale e paesaggistica, facilitare il coordinamento locale delle politiche di efficienza energetica e delle diverse progettualità, rappresentare le istanze delle amministrazioni comunali nella loro veste di produttore di energia da fonti rinnovabili, sensibilizzando affinché non vi siano colli di bottiglia nella rete di immissione”.

    FONTE: Orizzonte Energia

  • In Liguria si pagano le bollette più economiche d’Italia

    Il 2013 è stato un anno in cui i liguri sono stati molto fortunati rispetto agli altri italiani e si sono trovati a pagare le bollette meno care del nostro Paese: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.230 euro, contro la media nazionale che è arrivata a 1.500. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che la Liguria è la regione più economica in Italia per quanto riguarda i consumi. La provincia ligure che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Savona (1.279 euro all’anno), mentre a Imperia, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione con 1.153 euro medi annui.

    Quanto costa il gas in Liguria

    Come nel resto d’Italia, nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 796 euro la media regionale, a cui i liguri hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 3,1% dei casi. I più fedeli sono stati i genovesi che hanno deciso di stipulare un nuovo contratto di fornitura elettrica solo nel 2,1% dei casi. Rispetto alla media nazionale che ha toccato i 990 euro, la spesa della Liguria è stata la più economica del Paese dopo quelle di Campania e Sicilia, complice probabilmente il clima mite dovuto alla presenza del mare. E questo vale per tutte e quattro le province: Savona è risultata la più cara per il gas con una media di 875 euro, mentre Imperia è quella più economica con 684 euro.

    Quanto costa la luce ai liguri

    Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie liguri per l’energia elettrica, la media è pari a 437 euro annui, anche in questo caso inferiore a quella nazionale che si è attestata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie liguri che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 4,3%, ben inferiore al resto d’Italia dove si è scelto un nuovo operatore nel 6% dei casi. Per la luce si sono invertiti i ruoli: così Savona è risultata la provincia più economica (404 euro in media) e Imperia quella più costosa (469 euro). Inversamente proporzionali sono state le percentuali di famiglie che hanno cambiato fornitore: a Savona, nonostante i costi meno elevati, si è cambiato più che nel resto della Liguria (5,5%); mentre le famiglie di Imperia, che sono state quelle che hanno pagato bollette più care, hanno cambiato meno dei loro conterranei (3,4%).

  • Piccole e medio-imprese: Istruzioni per uscire dalla crisi

    2a Convention

    DALLE PAROLE AI FATTI

    Roma, 16 Marzo 2014

    Istituto Suor Maria Bambina

    Via Paolo VI, 21 00120 – Città del Vaticano


    Promotore: Organizzazione Nuove Frontiere – Onlus, Movimento, Consorzio

    Destinatari: Le aziende e gli imprenditori che facciano prodotti di eccellenza in Italia, con la filiera in Italia e che siano seri ed affidabili, a prescindere dalla situazione finanziaria in cui gravano ora.

    Partecipazione: Su invito, previa registrazione

    Il momento delicato in cui versa l’Italia è tra i peggiori della nostra storia economica recente: non c’è liquidità, il mercato interno è fermo e chiudono oltre mille aziende al giorno (*Fonte: ISTAT). Dagli ultimi dati resi noti da Link Lab, Laboratorio di ricerca socio-economica dell’Università degli Studi Link Campus University, emerge che circa un suicida su due (45,6%) è imprenditore (68 i casi nel 2013, 49 nel 2012). Lo Stato non aiuta, impegnato a cambiar Governo un paio di volte l’anno. La pressione fiscale è tra le più alte in Europa benché i servizi offerti non siano allo stesso livello qualitativo e la stretta creditizia sta annullando quanto di buono è stato costruito dall’imprenditoria italiana. Non a caso il Made in Italy è tra i marchi di qualità più riconosciuti, nonché tra i più imitati. Sebbene la situazione sia fortemente compromessa, non c’è nulla di inevitabile. Un’inversione di rotta di 180° è realizzabile e indispensabile: questa crisi si può superare solo unendoci. Realizzare un “sistema Italia” è possibile e abbiamo una “vision” di quello che dovrebbe essere il nostro Paese: consorziarci e mirare al recupero, allo sviluppo e al rilancio del Made in Italy. Oggi le aziende hanno bisogno di un supporto a 360° ed è quanto si propone il Consorzio Save Italy nel creare quel famoso “sistema”. Chi fa parte del Consorzio, infatti, usufruisce di servizi che permettono alle PMI:

    · Esportare nel Sud e Centro America, Stati Uniti e prossimamente Cina. Questo è reso possibile grazie ad una rete di buyers attivi, che saranno presenti tramite collegamenti Skype (Paraguay, Costa Rica, Panama, Stati Uniti).

    · partecipare a bandi e finanziamenti locali ed europei, usufruendo così di vantaggi economici troppo spesso inutilizzati o riservati a quei pochi privilegiati. Anche qui è previsto un collegamento Skype con Bruxelles dove c’è il nostro studio associato.

    · un migliore accesso al credito, grazie ad interventi tempestivi su imprese che hanno fino a raiting 8.

    Il Consorzio Save Italy agisce dunque da “problem solver” e facendo sistema si adopera per rimuovere le criticità esistenti: seguire e offrire alle aziende un servizio di eccellenza che permetta, non solo, di non rientrare tra le mille aziende che chiudono ogni giorno ma di rilanciarsi e ampliare il proprio mercato di riferimento.

    Fine dei lavori prevista per le 18,30.

    Per quel che concerne l’alloggio, abbiamo siglato una convenzione con un albergo 4 stelle: Villa dei Giuochi Delfici + 39 06367401

    Parlare con il direttore: Alessandro Ruscello dell’accordo con Nuove Frontiere € 48,00 PERNOTTAMENTO IN PENSIONE COMPLETA.

  • Re-Thinking Kitchen e Re-Thinking Food, entro il 10 marzo l’invio dei progetti

    Modica (RG) –Ci sarà tempo fino al 10 marzo per partecipare ai concorsi d’idee Re-Thinking Kitchen e Re-Thinking Food lanciati a novembre da Lab 7.0 di Gerratana s.r.l., azienda che opera nel settore delle attrezzature per ristoranti e locali pubblici.

    I bandi, ripresi dalle principali testate e da prestigiosi siti web di architettura e design tra cui “Interni magazine” (Mondadori) e altri, hanno riscosso un notevole interesse tra i professionisti del settore.
    Sono, infatti, oltre cinquanta gli architetti, designers e arredatori provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero (Spagna) che hanno già inviato alla commissione del concorso RE-Thinking Kitchen i loro progetti sul tema proposto: un modulo cucina autonomo, personalizzabile (brand customization), ergonomico ed eco-compatibile, con particolare attenzione agli aspetti legati al trasporto, montaggio e allacciamento alle reti idriche ed elettriche, per cucinare in qualsiasi contesto (es. party privato, evento fieristico, show-cooking, club-house, ecc.).
    Altrettanto rilevante è stata la partecipazione all’altro concorso, RE-Thinking Food, rivolto a pasticcieri, cioccolatieri, panettieri e ristoratori per un nuovo finger-food con materie prime del territorio, soprattutto dopo le precisazioni della commissione tecnica circa il copyright e l’utilizzazione dei progetti presentati che restano di proprietà dei candidati, diversamente da quanto era stato inizialmente comunicato nel bando.
    Per i primi tre classificati nei rispettivi concorsi sono previsti cospicui premi in denaro, la realizzazione di prototipi e royalties del 7% per sette anni sulle vendite (Re-Thinking Kitchen) e una notevole visibilità mediatica grazie a mostre-esposizioni all’interno del Lab 7.0 di Gerratana s.r.l. e alla pubblicazione degli elaborati su tutti i canali media dell’azienda.

    I bandi possono essere scaricati dai seguenti indirizzi:
    http://issuu.com/giovannicriscione/docs/concorso_food_mod
    http://issuu.com/giovannicriscione/docs/re-thinking_kitchen

  • UNA CRESCITA A DUE CIFRE PER STANNAH MONTASCALE

    Una crescita importante, quella registrata nel 2013 da Stannah Montascale, azienda che da oltre 150 anni nel mondo e 19 in Italia si prende cura dell’autonomia e della libertà di movimento degli over 60 in casa.

    Leader nel settore dei montascale a poltroncina con più di 20.000 installazioni realizzate nel nostro paese e oltre 500.000 in tutto il mondo, lo scorso anno l’azienda ha infatti conosciuto una crescita del 15% in Italia e del 5% a livello globale.

    Il successo di Stannah, nel corso del 2013, si lega principalmente alla cura e all’attenzione che da sempre riserva ai suoi prodotti. Lo scorso anno, tra l’altro, la gamma dei montascale Stannah si è allargata con l’introduzione di Siena, il modello per scale dritte e curve che racchiude in sé tutte le garanzie di qualità e sicurezza dei prodotti Stannah assieme a un prezzo più contenuto e competitivo.

    Un altro fattore di successo per l’azienda è il suo forte legame con il territorio e l’avvio di sempre nuove collaborazioni con partner locali strategici come, ad esempio, le ortopedie.

    “Crescita” sarà la parola d’ordine anche per il 2014: Stannah prevede infatti di continuare a investire nel proprio settore incrementando, tra l’altro, le attività di comunicazione. In quest’ottica rientra la scelta dell’agenzia Dolci Advertising per la cura delle nuove campagne pubblicitarie.

    Per il 2014, inoltre, l’azienda prevede il rafforzamento della forza vendita, per migliorare ulteriormente la propria presenza sul territorio, e del servizio di customer care per fornire una risposta sempre più rapida ai clienti in caso di problemi legati all’utilizzo del montascale.

    La crescita di Stannah rappresenta una tendenza che va sicuramente controcorrente rispetto agli scenari economici generali ancora piuttosto incerti” – dichiara Giovanni Messina, Amministratore Delegato di Stannah in Italia e Francia – “Questi risultati, oltre a confermare ancora una volta la leadership di Stannah nel suo settore, premiano il profondo impegno che da sempre mettiamo nella progettazione e nella realizzazione di ogni singolo montascale. Il nostro successo, infine, dimostra come sia importante non sottovalutare i bisogni degli over 65 e, di conseguenza, il loro mercato di riferimento”.

  • CONOSCERE QUANTO GUADAGNA L’EX CONIUGE NON E’ PIU’ DIFFICILE

    Era già noto da tempo che l’accesso ai dati dell’ex coniouge reticente al rilascio del modello CUD e della dichiarazione dei redditi è possibile; questo dopo la sentenza del TAR del lazio che diede ragione ad una moglie che proprio al tribunale Amministrativo si era rivolta per conoscere il vero reddito del marito.
    Ma che Agenzia delle Entrate avesse addirittura emesso una circolare a favore del rilascio dei CUD, delle dichiarazioni dei redditi degli ex consorti (mogli o mariti che siano) non era così scontato.
    La testata giornalistica “targatocn.it” ha riportato, martedi 25 febbraio 2014, la notizia.
    Una signora intraprendente ha richiesto, ed ottenuto, la copia del CUD dell’ex marito. Lui, reticente al rilascio della propria dichiarazione, per mezzo del proprio legale ha presentato opposizione.
    L’ufficio legale dell’Agenzia delle Entrate provinciale di Cuneo, però, ha dato ragione alla donna che non soltanto ha avuto il diritto di accedere al fasciolo reddiatuale, ma anche di poter conoscere tutte le attività connesse.
    Il motivo della reticenza è ormai scontato per tutte le coppie separate con o senza figli : “l’assegno di mantenimento”. Per questo, vogliamo rendere di pubblico dominio questa informazione, in modo che tutti possano accedere, con semplicità, alla documentazione dell’ex marito o della ex moglie.
    Ricordiamo che sono moltissimi i casi che vedono gli uomini guadagnare molto meno delle loro ex consorti, vivendo, purtroppo, in condizioni disperate per far fronte al tanto famigerato assegno di mantenimento.
    Quindi, per farla breve, volete sapere quanto guadagna il vostro o la vostra ex ?
    eccovi un fac simile da compilare e consegnare all’ufficio territoriale di Agenzia delle Entrate della vostra zona.

    FAC SIMILE

    Il/la sottoscritto/a (vostri dati di nascita e residenza) – richiede di poter accedere alla dichiarazione dei redditi relativa all’anno (indicare l’anno) del/la Sig/ra (tutti i dati, compreso il codice fiscale), in mente alla Vs. circolare prot. 2013/64251 della Direzione Regionale del Piemonte di Agenzia delle Entrate.

    motivazionidella richiesta : ricalcolo assegno divorzile, assegno di mantenimento prole ecc.

    l’accesso ai redditi le è consentito in quanto, come affermato dal TAR LAZIO con sent. n.35020/10, essi non costituiscono un dato sensibile, non rientrando nell’elenco dell’art. 4, co.1 del Dlgs 196/2003 “. Si allega : stato di famiglia del/la richiedente – estratto di matrimonio – omologa della consensuale o giudiziale; per le coppie già divorziate, la sentenza di divorzio.

    convenevoli di rito. Data e firma del richiedente.

    E possibile portare tutto ciò a mano, e farlo protocollare, evitando, così, anche la spesa per la raccomandata. In breve tempo riceverete la risposta in via raccomandata (o in altro modo, questo dipende da chi opera sul territorio; dobbiamo sottolineare che il personale di Agenzia delle Entrate è molto disponibile e gentile), con le indicazioni per il ritiro della documentazione.

    Speriamo che questo comunicato sia utile a molti;

    C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti (Henry FORD)

  • Immobili commerciali in affitto per le imprese di alta rappresentanza

    L’ISTAT quest’anno ha previsto una leggera crescita per l’economia del nostro paese durante questo 2014 in quanto nel 2013 a fronte di un calo del PIL dell’ 1,8% si perdevano colpi, quest’anno invece la disoccupazione e la crisi si potrebbero sentire di meno per le supposizioni inerenti un + 0,7 del nostro prodotto interno lordo.

    Segnali incoraggianti anche se contenuti per le piccole medie imprese del nostro paese che negli ultimi anni, in molti casi, sono state cedute ai giganti stranieri, pur essendoci stati in altrettanti casi dei segnali di vitalità per imprese italiane che hanno acquisito dei brend stranieri.

    In questi casi gli immobili commerciali in affitto possono essere ricercati sul territorio in caso di espansione del business ed in casa nostra possono esserci delle valide occasioni, come insegna Tamp Spa, operativa nel settore sin dal 1990.

    La ripresa nel bel paese sarà sicuramente difficoltosa da mettere in moto, pur presentando un programma efficace e cercando di assimilare nuovamente i milioni di disoccupati, derivanti da questi anni di stagnazione dei mercati, comunque si potrebbe puntare in primis su una elasticità del lavoro che si possa avvalere anche di opere a termine, adeguate alla professionalità e commisurate in termini economici, secondariamente si vorrebbe un sistema del credito che riesca a fornire servizi utili anche a questi ultimi, nel caso di acquisto del proprio primo immobile, mentre per chi intende invece intraprendere una nuova impresa, si consiglia di essere lungimiranti, osservare ad esempio quali servizi potrebbero essere utili al sociale nel nostro paese, oppure sondare i mercati esteri per l’export, molte nuove aziende sono nate proprio duranti i momenti di recessione.

    Tamp, consiglia per questi ultimi coraggiosi, gli immobili commerciali in affitto di sua proprietà nel caso si esiga stabili di prestigio per un’alto livello di immagine e rappresentanza, tutti preservati in ottime condizioni generali e veloci da allocare.

    Immobilitamp.com è il sito aziendali di questa realtà operativa in questa nicchia di settore che presenta una serie di proposte, comprensive di appropriate descrizioni tecniche e galleria immagini esaustiva.

  • Flavio Cattaneo, Parte il nuovo elettrodotto Terna

    Terna, parte la nuova linea dell’alta tensione da 500 megawatt fra Trino Vercellese e Lacchiarella che renderà più fluido lo scorrimento della corrente elettrica francese riducendo la dispersione di energia elettrica e portando un beneficio stimato dell’ordine dei 60 milioni di euro l’anno sulle bollette elettriche di famiglie e imprese. Flavio Cattaneo, AD di Terna: “Elettrodotto realizzato in tempi record”.

    Traliccio_Flickr

    Si “accende” una nuova linea di alta tensione, l’elettrodotto da 500 megawatt fra Trino Vercellese e la periferia sud di Milano che serve a rendere più fluido lo scorrere della corrente elettrica francese che s’ingolfa nel Piemonte orientale. Il beneficio stimato da Terna, la Spa dell’alta tensione, è dell’ordine dei 60 milioni di euro l’anno sulle bollette elettriche di famiglie e imprese. È meglio misurabile il beneficio in termini di paesaggio: la posa di quei 95 chilometri con pali di design fra le risaie vercellesi e della Lomellina ha significato togliere di mezzo 215 chilometri di vecchie linee sfiatate sostenute dalle centinaia di tralicci brutti, diventati inutili, che sottolineavano l’orizzonte della pianura.

    La linea Trino-Lacchiarella ha avuto i collaudi nelle settimane scorse, è costata a Terna Rete Italia circa 300 milioni e, rispetto ai tempi infiniti che i “no” locali impongono a questo tipo di opere, il lavoro è durato un lampo, appena due anni e mezzo. Come se fossimo in Europa.
    La Spa guidata da Flavio Cattaneo ha esperienza di relazioni con sindaci e assessori di tutt’Italia: ne deriva un accordo con l’Anci, l’associazione dei Comuni. Cattaneo e il presidente dell’Anci, Piero Fassino (sindaco di Torino), firmeranno un’intesa che consentirà a Terna e ai municipi di condividere il tracciato delle future linee di alta tensione e i luoghi dove posare i tralicci, armonizzando i programmi elettrici con i piani regolatori e gli altri strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale dei Comuni.

    Qualche dettaglio sull’opera. L’elettrodotto attraversa tre province e 34 comuni e – come dicono gli ingegneri – “sbottiglia” il flusso di corrente a basso prezzo che arriva dalla Francia, evita di disperdere 220 milioni di chilowattora l’anno e rimette in marcia le centrali elettriche piemontesi e liguri, tenute spente per l’eccesso di corrente intasata nella rete del Nord-Ovest.

    Per la posa hanno lavorato 500 addetti e 50 imprese. Ora dalla Francia entrano liberamente nelle zone di consumo dell’Alta Italia i 500 megawatt di corrente francese sbloccati anche dal rifacimento del collegamento alpino di Piossasco-Cornier, uno degli interventi previsti dagli Accordi di Nizza del 2007 tra Italia e Francia. L’intesa nizzarda prevede anche un nuovo elettrodotto con la Savoia”, in corso di costruzione nel tratto italiano.

    Terna stima che le maggiori opere realizzate in questi anni (qualche esempio: il colossale cavo sottomarino Sapei tra Sardegna e Toscana o la Matera Santa Sofia nel Mezzogiorno) abbiano contribuito a ridurre i sovraccosti dovuti all’intasamento del mercato con un beneficio di 5,4 miliardi di euro, di cui 2 miliardi per le opere principali già realizzate e 3,4 miliardi di costi minori per la migliore gestione dei flussi di energia, il cosiddetto dispacciamento.

    Gli investimenti sulla rete – circa 8 miliardi di euro dal 2005 con la posa di 2.500 chilometri di nuova rete – hanno consentito di allineare quasi ovunque i prezzi della zone di mercato a quello medio nazionale, mitigando gli sbalzi di prezzo pagati alla Borsa elettrica. All’appello manca però ancora la linea Sorgente-Rizziconi per la Sicilia, dove non a caso ci sono ancora prezzi energetici pazzi (si veda l’articolo qui sotto), e fatica a procedere in Veneto il progetto Dolo-Camin tra Venezia e Padova.

    FONTE: Il Sole 24 Ore

  • Le bollette del Veneto superano la media nazionale

    Il 2013 è stato un anno in cui i veneti hanno dovuto stringere la cinghia per pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.596 euro, al di sopra della media nazionale che si è fermata a 1.500. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che il Veneto è tra le cinque regioni più care in Italia per quanto riguarda i consumi. La provincia veneta che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Belluno (1.698 euro all’anno), mentre ha sorpreso Venezia dove, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione con 1.453 euro medi annui, perfino al di sotto della media nazionale.

    Quanto costa il gas in Veneto

    Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 1.073 euro la media regionale, a cui i veneti hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 4,2% dei casi. Rispetto alla media nazionale che si è fermata a 990 euro, la spesa del Veneto risulta tra le più alte del Paese, insieme a quelle delle altre regioni del Nord dove c’è chiaramente maggiore necessità di riscaldarsi. E questo vale per tutte le sette province, tranne Venezia: il capoluogo regionale è risultato non solo la provincia più economica del Veneto, ma anche l’unica ad avere una spesa media (954 euro) al di sotto di quella nazionale. Mentre la più cara, sempre per il gas, è risultata essere Belluno, la provincia montana per antonomasia, con una spesa media pari a 1.253 euro. Nonostante abbiano pagato le bollette del gas più care di tutti, sono comunque gli abitanti del bellunese quelli che si sono dimostrati più restii a provare a cambiare fornitore, facendolo solo nell’1,6% dei casi.

    Quanto costa la luce ai veneti

    Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie venete per l’energia elettrica, la media è pari a 523 euro annui, anche in questo caso superiore a quella nazionale che si è fermata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie venete che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 4,8%, che sale fino al 6% nelle province di Treviso, Padova e Verona. Come per il bellunese nel caso del gas, anche per l’energia si registra un minore interesse a cambiare operatore proprio nella provincia più cara: parliamo di Vicenza, dove la spesa media per la luce è arrivata a 561 euro e soltanto il 2,8% degli utenti ha provato un altro fornitore. A spendere meno per l’energia elettrica sono stati invece gli abitanti della provincia di Belluno con una media di 445 euro.

  • Progettazione stand fieristici

    Stiamo per uscire dalla crisi! E’ questo il lite motive degli ultimi mesi, espresso dal politico di turno, non tanto perchè sia vero (numeri alla mano la disoccupazione, soprattutto la giovanile, è in aumento e molte aziende continuano a chiudere sopraffatte dai debiti), quanto per dare un minimo di ottimismo ai mercati e agli imprenditori che provano a realizzare qualcosa e ad investire in Italia. In realtà però che qualcosa si stia muovendo sembra essere confermato dall’aumento di richieste di progettazione stand fieristici per mercati, soprattutto esteri, che continuano ad essere innamorato dei nostri prodotti, in ogni settore di business. Torna di moda la Russia, dove la forbice sociale è nettamente più sbilanciata rispetto all’Italia e dove i ricchi sono ricchi davvero e pronti a fare follie per un prodotto di vero made in Italy artigianale: così molte aziende prendono a noleggio stand fieristici per affrontare il mercato estero ed esporre le proprie offerte con la speranza di fare buoni affari e riprendere una produzione ferma (o quasi) dal 2010. Un allestimento showroom di qualità, elegante e con quel plus di originalità tipico della famosa creatività italiana, potrebbe iinvogliare gli investitori verso un prodotto forse meno a buon mercato rispetto alle concorrenze spietate dell’estremo oriente ma sicuramente di una fattura superiore e di materie prime sicure e di prima scelta, per tornare ad avere una economia fatta di meno prodotti usa e getta e più di beni di lusso.