Categoria: Arte e Cultura

  • Presente alla Milano Art Gallery per ammirare la mostra del surrealista José Dalì la consulente del lavoro Nicoletta Fiorese

    Domenica 11 maggio 2014, la storica Milano Art Gallery di via G. Alessi 11, a Milano, ha ospitato il prestigioso vernissage della mostra personale di José Dalì, il figlio dell’esimio maestro del Surrealismo Salvador Dalì, dal titolo “La verità surreale” organizzata dal manager Salvo Nugnes. Alla serata inaugurale, presente il figlio del celebre cantautore Fabrizio De André, Cristiano De André, che ha visitato la straordinaria esposizione, in allestimento in galleria fino al 26 Maggio. Ospite inoltre all’evento Nicoletta Fiorese, rinomata consulente del lavoro bassanese, che ha avuto l’occasione di fare un tour della mostra proprio assieme ai due noti figli d’arte. La Fiorese, iscritta all’ordine dei Consulenti del Lavoro di Vicenza, è conosciuta in Veneto e nel Nord Italia per la professionalità, diligenza e competenza con cui svolge la sua attività. Il suo studio privato è situato a Cassola (VI) in via Valsugana e si occupa principalmente della gestione delle risorse umane per conto di realtà imprenditoriali di piccole, medie e grandi aziende.

  • L’arte unisce la gente indipendentemente dalle condizioni socio-economiche così parla il direttore della Milano Art Gallery Salvo Nugnes

    In occasione della notte dell’arte nei musei, celebrata Sabato 16 Maggio, è stato chiesto un commento di riflessione al noto manager produttore di grandi eventi Salvo Nugnes, da sempre attivo e solerte divulgatore di un messaggio sociale di “Arte e cultura accessibile a tutti e alla portata di tutti“.

    Salvo Nugnes ha rimarcato l’importanza della simbolica iniziativa affermando “Questa serata è un prezioso contributo alla diffusione dell’arte. Il patrimonio artistico che l’Italia possiede è una risorsa inestimabile da tutelare e valorizzare al meglio, anche e soprattutto in una fase così delicata e critica per l’economia globale del Paese, può fungere davvero da ancora di salvezza, da approdo sicuro a cui aggrapparsi“. E proseguendo sottolineando “Apprezzo molto l’idea di offrire l’accesso ai prestigiosi musei e agli illustri contesti istituzionali al costo forfettario di 1 €, una cifra assolutamente accessibile e abbordabile per tutti. Io sono un convinto sostenitore verso ogni opportunità, che possa agevolare e incentivare il propagarsi di un linguaggio di comunicazione universale legato all’arte e alla cultura, per unire la gente a prescindere dalle condizioni socio-economiche”.

  • LUCIANO DAL PONT, scrittore e pilota

    Davvero singolare la storia e la carriera di Luciano Dal Pont, autore milanese di origini venete che ha fatto di recente il suo esordio letterario con la pubblicazione del suo primo romanzo, “Il comandante e la bambina” edito da Edizioni La Gru, una storia fantastica e surreale, una sorta di favola moderna sulla forza dei sogni e sulla capacità di non arrendersi di fronte alle difficoltà e ai fallimenti cui a volte la vita ci conduce, per continuare invece con caparbietà e perseveranza a perseguire i propri obiettivi fino a realizzare le proprie ambizioni e le proprie aspirazioni, mantenendosi sempre giovani nello spirito e senza stare troppo a preoccuparsi del tempo che passa né, per usare le parole dello stesso Luciano Dal Pont, di cose futili e prive d’importanza quali ad esempio l’età anagrafica. “Perché la giovinezza e la vecchiaia” sostiene ancora Dal Pont, “non sono altro che stati mentali che dipendono dalla percezione che ciascuno di noi ha di sé stesso. Si comincia a invecchiare quando si comincia a sentirsi vecchi, e a pensare e a ragionare come tali, e si comincia a morire un poco quando permettiamo ai nostri sogni di morire dentro di noi. Ma a me” aggiunge l’autore de “Il comandante e la bambina”, con negli occhi la luce e la grinta di chi continua a guardare al futuro con intatto entusiasmo nonostante le cinquantasette primavere, “questo non è mai successo e non permetterò che succeda finché mi resterà un anelito di linfa vitale”.

    Del resto la breve nota biografica riportata sulla quarta di copertina la dice lunga sulla sfaccettata personalità di questo scrittore decisamente sui generis: “Poliedrico e irrequieto avventuriero scavezzacollo un po’ folle e un po’ sognatore, pilota d’aerei e corridore automobilistico, scrive fin da quando era bambino, anche se solo da un decennio a questa parte ha iniziato a farlo nell’ottica di pubblicare.”
    Ecco, di solito ci si aspetta che chi si dedica alla scrittura provenga da settori più tradizionalmente intellettuali; ad esempio c’è il giornalista affermato che a un certo punto decide di scrivere un saggio, o il famoso avvocato penalista che, forte della sua esperienza sul campo, si cimenta nella stesura di un thriller o di un noir, o il professore universitario oppure il noto attore o cantante che si riciclano nella narrativa.
    Niente di tutto questo, nel caso di Luciano Dal Pont, che in passato ha tentato la carriera del pilota automobilistico e che ancora oggi corre per hobby, e che per oltre dieci anni si è guadagnato da vivere pilotando aerei leggeri.
    “In effetti” racconta lo scrittore milanese, “ho lavorato per lungo tempo come istruttore di volo e pilota collaudatore in diverse scuole di pilotaggio e aziende aeronautiche specializzate in aviazione leggera, arrivando poi a fondare una mia scuola di volo che purtroppo, per una serie di circostanze sfavorevoli, non ha ottenuto il successo sperato. Oggi ho tutti i brevetti scaduti e non volo da qualche anno, ma intendo riprendere al più presto. Un mio obiettivo, per quanto riguarda il volo, è sempre stato quello di arrivare a fare acrobazia aerea, che considero la forma più estrema e avanzata della tecnica di pilotaggio di un aeroplano e che, seppure saltuariamente e in maniera limitata, ho già praticato in passato. Ma intanto continuo a correre in pista, per il momento con i kart anche se, appena possibile, voglio tornare a guidare auto da corsa, sia in pista che nei rally. È proprio questa, in effetti, la passione innata che mi porto dentro fin da bambino, insieme a quella per la scrittura. Quella per il volo e per gli aerei, invece, che forse è stata anch’essa sempre presente in me allo stato latente, è emersa in superficie più tardi, in età ormai adulta. Però, sia chiaro, quello che adesso davvero mi interessa è affermarmi come scrittore.”
    Non c’è che dire, potremmo paragonare Luciano Dal Pont a un suo illustre collega, quel Richard Bach che, dopo essere stato pilota dell’aeronautica militare statunitense, si è affermato proprio come scrittore arrivando ad avere un successo planetario.
    “Be’, io non sono mai stato pilota militare, ma per il resto il mio obiettivo è proprio quello di ripercorrere la stessa strada di Richard Bach, del quale tra l’altro ho letto tutti i libri, e di avere il suo stesso successo, pur se in generi letterari diversi.”
    Più difficile invece trovare paragoni con scrittori che siano stati anche piloti automobilistici, e non ci riferiamo tanto a coloro che magari hanno scritto un’autobiografia incentrata sulla loro carriera sportiva perché qui gli esempi si sprecherebbero, parliamo invece di corridori che poi si siano affermati come scrittori professionisti. Ci viene in mente Giorgio Faletti, che è sempre stato appassionato di automobilismo e che ha anche partecipato a numerose competizioni prima di dedicarsi alla letteratura.
    Ma i maggiori parallelismi li troviamo forse nel mondo del cinema. Personaggi mitici come Paul Newman, Steve McQueen e altri, hanno infatti portato avanti per anni l’attività di pilota automobilistico a fianco di quella di attore.
    “Steve McQueen è stato un mito vero, e non solo come attore e come pilota ma proprio come personaggio. La sua vita spericolata, cui accenna anche Vasco Rossi in una sua nota canzone, è per me fonte di ispirazione e di ammirazione. E poi era un appassionato di motori a 360 gradi, visto che correva anche in moto e aveva il brevetto di pilota d’aerei. Ma ho ammirato molto anche Paul Newman, capace di correre in gare prestigiose come la 24 ore di Daytona fino all’età di 82 anni; sebbene con un carattere e una personalità molto diverse rispetto a quelle di Steve McQueen, è stato anche lui un mito, assolutamente. Per quanto mi riguarda, la passione per i motori è innata in me quanto quella per la scrittura. Consideriamo che a 12 anni ho imparato a guidare l’automobile e intanto scrivevo poesie. Alcune di queste, mentre frequentavo la seconda media, furono lette in classe dalla professoressa di lettere. Su suo consiglio, le mandammo a una casa editrice che le apprezzò molto e mi incoraggiò a continuare, anche se non poté pubblicarle in quanto in numero troppo esiguo per poterne ricavare una raccolta. Invece la mia vena poetica si esaurì subito, e iniziai a scrivere i primi racconti. In quel periodo il mio intento era quello di frequentare il liceo classico per poi dedicarmi agli studi letterari a livello universitario, e il mio sogno, o meglio, uno dei due miei sogni, era proprio quello di affermarmi come scrittore.”
    Ma la vita certe volte ci conduce lungo strade diverse. L’altro grande sogno del Luciano Dal Pont bambino e poi adolescente, infatti, era quello di diventare un campione di automobilismo. Una passione davvero bruciante e per certi versi totalizzante, quella per le corse automobilistiche, che lo induce a compiere le prime esperienze in pista all’età di 15 anni, con i kart, mentre frequentava l’Istituto Tecnico Industriale Statale, e poi, poco dopo, a impiegarsi come apprendista meccanico presso un’officina di autoriparazioni, “per imparare a conoscere le macchine e i motori” come racconta lui stesso, “in vista di quella che ormai avevo deciso sarebbe stata la mia futura professione, quella del corridore automobilista.”
    Nel 1977 il ventenne Dal Pont si trovò a correre con le vetture monoposto della formula Monza contro un avversario di grande valore, che da lì a qualche anno si sarebbe imposto sulla scena internazionale: Michele Alboreto, futuro pilota della Ferrari in formula uno, vice campione del mondo nel 1985 proprio con la scuderia di Maranello.
    “Grande pilota e ragazzo stupendo, Michele. Non lo rividi più dopo quella stagione, anche perché la mia carriera, a differenza della sua, non decollò mai veramente a causa della cronica mancanza di sponsor e quindi prendemmo strade diverse, ma quando seppi del suo incidente, molti anni dopo, ne rimasi sconvolto.”
    Sul finire degli anni 80 ritroviamo Dal Pont, che nel frattempo aveva (temporaneamente) abbandonato le corse e aveva conseguito il brevetto di pilota d’aerei, impegnato come istruttore di volo professionista presso una scuola di pilotaggio nei pressi di Novara.
    “In effetti mi guadagnai da vivere con quel lavoro per più di dieci anni, prestando la mia opera in diverse scuole di volo e aziende aeronautiche, sia come istruttore che come pilota collaudatore, fino a fondare una mia scuola di volo che tuttavia chiusi dopo due anni. In seguito lavorai brevemente come pilota agricolo per un’azienda veneta, facevo passaggi a volo radente sui campi coltivati spargendo antiparassitari e cose del genere. Ma anche quell’attività non ebbe seguito. Nel 2000 tornai sporadicamente alle corse automobilistiche, poi fondai un’azienda di autotrasporti.”
    Durante tutto questo lungo periodo la vena letteraria di Luciano Dal Pont si era un po’ assopita; solo qualche breve racconto ogni tanto, spesso a sfondo erotico ma senza nessuna ambizione di pubblicazione. Chiusa però anche l’azienda di autotrasporti e trovandosi in seguito, per una serie di circostanze legate a problemi famigliari, ad avere molto tempo libero a disposizione, ecco riemergere in lui l’antica passione e questa volta finalizzata, finalmente, ad affermarsi davvero come scrittore. È stato un lungo percorso durante il quale ha collezionato un discreto numero di lettere di rifiuto da parte di varie case editrici, fino a quando, nel 2013, Edizioni La Gru ha accettato di pubblicare “Il comandante e la bambina” uscito poi nel marzo del 2014.
    “Trovare una casa editrice seria e professionale che ha creduto subito in me e nel mio lavoro è stata indubbiamente una soddisfazione enorme. Ho sempre snobbato l’editoria a pagamento, che, per inciso, fatico persino a definire editoria. Se avessi voluto pubblicare a pagamento lo avrei fatto molti anni prima, ma che significato avrebbe avuto? Chiunque può pubblicare a quelle condizioni, ma vuol dire buttarsi via come scrittore perché non si passa attraverso la ovvia selezione che fanno le case editrici degne di questo nome, le quali devono per forza di cose valutare la qualità dei lavori che ricevono prima di pubblicarli, visto che investono in prima persona sul lavoro degli autori che si propongono. Quelle a pagamento invece non hanno di questi problemi, pubblicano tutto, tanto l’autore si impegna fin da subito ad acquistare un certo numero di copie e loro con questo non solo hanno già pareggiato i conti, ma hanno anche realizzato un certo margine di guadagno.”
    Ma come è nato “Il comandante e la bambina”? È lo stesso autore che ce lo spiega.
    “Alcuni anni fa scrissi un libro che non saprei nemmeno come definire, non era né un romanzo né un saggio, si intitolava “Io, il migliore” ed era più che altro una raccolta di pensieri introspettivi a sfondo autobiografico che spaziava attraverso epoche ed eventi diversi della mia vita. A dire la verità non era nemmeno scritto un gran che bene, me ne sono reso conto rileggendolo dopo parecchio tempo, e capisco benissimo le case editrici che lo rifiutarono. Ma, proprio rileggendolo, ecco accendersi una luce nella mia mente: la parte introduttiva, la sola scritta in terza persona, mi diede lo spunto per ricavarne una storia che fosse una parabola sul sentiero della vita, sulla forza dei propri sogni e sull’importanza di non abbandonarli mai e di continuare a inseguirli con caparbietà e determinazione, senza lasciarsi scoraggiare dalle avversità e dagli insuccessi, senza lasciarsi condizionare dal tempo che passa e dall’età che avanza ma continuando invece a perseverare con grinta e coraggio, persino contro ogni logica apparente, non rinunciando mai a quella vena di sana follia che rende frizzante la vita. Devo ringraziare Edizioni La Gru per averci creduto, ora sotto con la promozione. A breve partirà un tour di presentazioni nelle maggiori città del nord Italia, la prima sarà a Pavia. E intanto sto continuando a lavorare sodo. Sono più o meno a metà della prima stesura di un altro romanzo che non saprei in che genere collocare visto che ci sarà un po’ di tutto: introspezione psicologica, amore, problematiche esistenziali, volontà di riscatto da una vita che non sente come veramente sua da parte del protagonista principale, un po’ di azione e di avventura, insomma uno spaccato di vita vera che riguarda una serie di personaggi che potrebbero benissimo essere i nostri vicini di casa. E poi ho diverse altre idee da sviluppare, svariati progetti che riguardano i generi più disparati, dal noir all’umorismo, dal thriller all’erotismo, dall’horror all’avventura.”

    Eclettico come autore ed eclettico come persona dunque, questo scrittore – pilota che pare uscito da uno dei suoi stessi racconti e al quale non manca il gusto dell’evento. A ennesima dimostrazione di ciò, eccolo tornare alle corse, nel 2012, dopo dodici anni di assenza dalle piste, con i kart. Ma questa è un’altra storia…

  • Angeli Assassini, il romanzo di Nicola Paparusso

    “Questo libro mi è capitato un po’ per caso tra le mani. È un mix tra un saggio ed un insieme di riflessioni sui sentimenti, anzi sull’Amore con la A maiuscola. Ero un po’ scettico quando mi han chiesto di leggerlo. Non è il genere di narrativa che prediligo. Però la lettura è stata fluida, le considerazioni dell’autore in fondo acute. Alla fine ci invita a vivere i nostri sentimenti, senza troppe sovrastrutture che sono quelle che ci portano a vivere relazioni difficili o infelici. In fondo Paparusso si muove sullo stesso sentiero percorso dal più famoso Coelho. Vivi ed ama pienamente.” Questo scrive il critico Paolo Lucciola su “Angeli Assassini” di Nicola Paparusso. Le sue considerazioni sono coerenti con le vendite. Il libro e’ stato un vero successo. E’ piaciuto per i contenuti, per la fluidità coi cui si legge, per il sistema innovativo di veicolare i risultati di studi sociologici e renderli meno “pesanti” attraverso il sistema della narrativa, del romanzo. Efficace la novità di precedere ogni capitolo con un disegno che ne descrive il tema. Non meno lusinghiera la recensione del severo Diego Di Dio che afferma: “Angeli assassini, non è un manuale d’amore. Non vuole insegnare nulla perché non ha questa pretesa. È una disamina, a volte lucida a volte sognante, sul sentimento che move il sole e l’altre stelle. Diciamo la verità. Oggi si prova quasi imbarazzo a parlare d’amore. Come se fosse un fratellastro deforme da tenere nascosto in cantina, oppure un peccato così grave da non farne parola con nessuno. Ci sono una serie di argomenti, oggi, divenuti tabù, per una sorta di stravolgimento sociale. Stravolgimento che ci ha portati a credere che se può essere legittimo parlare di sesso in tutte le sue forme, d’altro canto non è conveniente parlare di argomenti scomodi e poco gettonati. Argomenti pesanti, in fondo, di cui molti vorrebbero liberarsi. Potremmo citare Dio. E potremmo citare l’amore. Ma questo libro, scevro da ogni illusione a buon mercato, affronta con piglio razionale, ma anche fiducioso, le varie fasi che possono caratterizzare quell’amore che più di ogni altro si presta ad analisi sociologiche: il rapporto di coppia. I quindici capitoli che compongono il volume non pretendono di fondare una nuova scuola di pensiero, né di fare facili proseliti. Hanno la speranza, piuttosto, di aprire gli occhi (a giovani e meno giovani) su quanto siano simili tra loro le storie d’amore. Le dinamiche, grossomodo, finiscono per rispettare logiche abbastanza note, ed è proprio su questo presupposto che l’autore costruisce una serie di consigli che possono aiutare a vedere un rapporto di coppia con maggiore distacco. Un distacco necessario ad affrontare meglio, per esempio, un abbandono. Un punto di vista lucido che può aiutarci a riconoscere i nostri errori, a fare marcia indietro, a non cadere in quei facili standard sentimentali che, soprattutto nei momenti bui, portano a puntare un dito accusatore contro l’altro. Anche le storie d’amore passate giocano un ruolo importante in questo “saggio”: dare il giusto peso agli ex è un’operazione difficile, che tuttavia può aiutare a vivere meglio il presente. Il fardello del passato non deve essere un ostacolo, ma un’esperienza da conservare e sviluppare. Da non dimenticare, infine, le parole dedicate alla passione e all’importanza dell’intimità: mantenere vivo il fuoco dell’attrazione è forse il sistema più sicuro per saldare il collante sentimentale tra due persone. Una lettura, -Angeli assassini-” interessante e istruttiva, che mi sento di consigliare a tutti. Perché tutti, chi prima chi dopo, chi più chi meno, ci siamo confrontati con questo universo.”
    E allora non ci rimane che leggere questo saggio frutto delle ultime risultanze di quegli studi sociologici messi a punto dallo scrittore e produttore televisivo Nicola Paparusso. Cinquant’anni e una impressionante somiglianza con Sean Connery. Una vita spesa in giro per il mondo. Ama Lecce, ma ha vissuto a Capri, Ischia e Roma. Separato e un figlio di vent’anni che definisce il suo migliore amico e un esempio di moralità. Una curiosità e una voglia di apprendere che ancora oggi lo incatena ai libri, alla ricerca. Plurilaureato, nel 2007 sfugge alle cattedre universitarie per accettare la nomina di Consigliere Giudirico del Presidente della Commissione Difesa del Senato e nel 2008 per quella di Consigliere Giuridico del Presidente della Delagazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare della NATO. Sebben nel panorama nazionale e’ considerato un Politologo di fama e stimato per essere stato sempre equidistante dai vari colori politici, colto da un vero e proprio richiamo alla vocazione, si spoglia di ogni privilegio e ambizione istituzionale, per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e alla produzione televisiva e cinematografica. Tra i libri ricordiamo: “L’infiltrato” , “Caffè corretto” , “Angeli assassini” e “fuckafe’” mentre tra i successi televisivi e’ facile ricordare il programma di Rai Uno e Rai International “Sua Eccellenza Italia – il Gala del Made in Italy” condotto a edizioni alterne da Pippo Baudo e Claudio Lippi. Tanto altro ha prodotto, ma, Nicola Paparusso ama parlare dei progetti futuri piu che delle glorie vissute. Su nostra insistenza, ci accenna sornione del suo programma estivo scritto per la rai “Estate in Ballo” un talent itinerante per le più belle località balneari del Belpaese. Un programma che condivide con la sua socia Terry Devol e con l’amico Nicola Convertino. Un cast di tutto prestigio a partire dal conduttore Claudio Lippi e Flora Canto, ma ancora Raffaele Paganini, Natalia Titova, Massimiliano Rosololino, Enzo Salvi, Daniela del Secco D’Aragona, Maria Monse’ e l’amico Antony Peth. Insomma un uomo pieno di interessi ma soprattuto di energia e che mai perde di vista lo studio per l’amore con la A maiuscola. Le sue storie sentimentali hanno visto protagoniste donne famose del cinema, della televisione, della moda e dulcis in fundo della politica. Ma lui sorride sornione quando chiediamo l’autorizzazione a definirlo uno “sciupafemmine”. Paparusso si dichiara al contrario un monogamo, un iper-fedele e scherzando ci confida che, le storie sentimentali vissute negli ultimi anni sono da attribuire ad un bisogno di approfondire le sue ricerche sociologiche sui sentimenti e quindi utili nozioni per i suoi libri. Non sortisce la stessa reazione la domanda sulla fine della sua convivenza di due anni con la ballerina Samanta Togni. La risposta e’ secca: “non amo parlare del mio passato sentimentale sopratutto di Samanta. Lei l’ho rimossa del tutto. La persona di cui non mi stancherò mai di parlare e’ Isabella che ho sposata nel 1990 e che mi ha donato Axel un figlio meraviglioso. “Lei è una donna stupenda sotto ogni punto di vista. Un sostegno e riferimento. Colei che non mi ha mai voltato le spalle soprattutto in un recente momento molto doloroso della mia vita, lo stesso momento che al contrario ha fatto fuggire donne di piccole calibro che temevani riflessi negativi su un immagine inesistente, donne che parlano di reputazione dopo aver mostrato tutte e genitali a mezzo mondo attraverso le pagine di giornaletti. Sono felice della mia attuale situazione sentimentale e professionale e non c’è spazio nella mia vita per rancori e asti, preparatevi invece a guardare Estate in Ballo e leggere il mio ultimo libro in uscita per il prossimo natale “la particella di Dio”

  • Due identità, il nuovo video di Walton Zed fa luce sulla società odierna

    Vi siete mai chiesti quanto i Social Network influiscano sulle vostre scelte, sui vostri interessi e sulla vostra vita? Nasce Due Identità, il prodotto di video arte di Walton Zed dal taglio ironico che pone l’accento sull’impossibilità di rimanere immuni ai trend dell’oramai web 3.0.
    Share, like, comments, viral sono termini del gergo comune ormai, rientrati a forza in un sistema valoriale colletivo senza nemmeno che ce ne rendessimo conto. L’ uomo moderno, come l’attore del video, si oppone e tentando inutilmente di sfuggire ad una visione quasi forzata di quello che accade nel web e cosa succede? Si ritriva “infettato” da quella che potremmo definire un’epidemia di “normalità” . Un’epidemia che si insinua a poco a poco e trasforma e stravolge la sua realtà quotidiana. Nell’epoca in cui il viral marketing fa da padrone risulta strana agli occhi della colletività quella fetta di popolazione che vive con difficoltà, ancora oggi,il rapporto con questa nuova realtà virtuale che sta rubando sempre più spazio a quella reale. Tentare di opporsi ma venirne risucchiato. Effetto domino, non c’è scampo.

    Link al video https://www.youtube.com/watch?v=Qbo3B73XuD0

  • Maltrattamenti sulle donne: “Tu non mi uccidi più”, di Aluna Pacis

    Si parla tanto di femminicidio e di maltrattamenti sulle donne in genere, dicono che bisogna denunciare, testimoniare, scoprire un fenomeno ancora troppo sommerso. Bene, questo è il libro giusto, perché tratta l’argomento con lucidità e realismo, svelando i meccanismi contorti che spingono un uomo a cercare di eliminare “l’oggetto del desiderio”.

    La storia cattura sin dall’incipit e si legge tutta d’un fiato. Scritta in prima persona ed al presente, come se la stesse vivendo in quel momento, l’autrice e protagonista racconta una relazione che già dalle prime battute promette male. Una storia controversa, discutibile se vogliamo, ma che merita ascolto perché è la vittima stessa a mettersi a nudo ed a rivelarci scenari inediti.

    La trama di “Tu non mi uccidi più” scorre veloce e le vicende catapultano presto Aluna e Giulio in una realtà imprevista e fuori dagli schemi. La regia è diretta da una fatale attrazione sessuale. Scene piccanti, alternate a scene dure, piuttosto che romantiche, compongono il ritmo oscillatorio di un romanzo il cui ritornello è un contrastante sentimento di amore-odio. La scrittura è scorrevole, sintetica, senza fronzoli. Le citazioni e gli sfoghi sul word della stessa autrice aggiungono pennellate originali al testo. Come originali e calzanti sono le due poesie che aprono e chiudono lo scritto.

    Questo libro, oltre a sconcertare il lettore, scatena una serie di interrogativi. Quasi giornalmente la cronaca ci riporta episodi di maltrattamenti sulle donne, ma quante di queste riescono a liberarsi in tempo del proprio carnefice? Quante intuiscono il pericolo che stanno veramente correndo? Quante s’illudono di poter correggere il compagno violento fino a rimetterci la vita? Inutile credere di poter curare il carnefice, lo si capisce bene leggendo “Tu non mi uccidi più”. Titolo anch’esso a doppia chiave di lettura che stimola un’ulteriore domanda: si “muore” tante volte quante sono le umiliazioni subite? Probabilmente sì.

    Aluna crede di essere vittima di un incantesimo ordito dal destino. Ma esiste davvero una “mano” invisibile, oppure siamo noi stessi artefici della nostra sorte? E come si spiega, altrimenti, l’accecante, disarmante, irresistibile infatuazione che sconfigge puntualmente la saggia decisione di chiudere definitivamente un rapporto così pericoloso e dannoso? Oppure, la donna addebita al fato le sue inconsce scelte, avendo riconosciuto, voluto e accettato proprio il modello d’uomo che più disprezza? Certo è che i tratti psicologici della protagonista manifestano chiaramente il bisogno di colmare vuoti affettivi, la ricerca spasmodica di vedere riconosciute le sue qualità, i suoi valori. Dimostrazione questa di una totale disistima di sé.

    In un crescendo di situazioni folli, l’innocua avventura estiva degenererà nell’annunciata e scampata tragedia. Il messaggio finale, tuttavia, è costruttivo. Aluna Pacis, nel suo libro “Tu non mi uccidi più”, trasmette speranza: salvarsi è un dovere, salvarsi si può, i maltrattamenti sulle donne devono finire. Certe lezioni, forse, non arrivano mai per caso. Toccando il fondo, Aluna ha finalmente imparato ad amare, prima di tutto, sé stessa.

  • In libreria la novità editoriale di Vincenzo Di Michele: Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota, Fernandel Editore

    A giugno in libreria ci sarà una grossa novità: l’uscita della nuova pubblicazione dell’eclettico scrittore e giornalista romano Vincenzo Di Michele, noto per l’impegno nel sociale con pubblicazioni che spaziano dalla tematica della Seconda Guerra Mondiale alla biografia del calciatore Pino Wilson.

    La sua nuova sfida editoriale “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” conferma Fernandel Editore come una casa editrice solida ed affidabile.

    L’autore in questo nuovo saggio indaga sul continuo aumento dei coniugi che uniti in matrimonio, attraverso il rito religioso, allorché in crisi coniugale, optano per lo scioglimento della loro unione innanzi ai Tribunali ecclesiastici anziché per la procedura civile.

    Ci si chiede se sia una scelta di carattere religioso per avere una possibilità di risposarsi in chiesa o altrimenti, se si vuole mirare al beneficio economico visto che le sentenze di nullità ecclesiastiche comportano la cessazione di qualsiasi onere economico verso l’ex coniuge, tra cui appunto l’assegno di mantenimento.

    Nel libro “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” sono riportati più di trenta casi pratici di annullamento matrimoniale dovuti al verificarsi di alcuni comportamenti dei coniugi in cui erano presenti dei vizi, tra cui: l’immaturità, la simulazione, l’egoismo, la timidezza, l’incapacità, la malattia, il timore, il maschilismo, l’infedeltà, la gelosia, l’infertilità, l’esclusione della prole, l’impotenza ed i comportamenti sessuali trasgressivi.

    Vengono quindi descritte le modalità di svolgimento processuale e soprattutto, si analizzano i costi che si devono affrontare e gli eventuali oneri aggiuntivi al Tribunale della Rota Romana.

    BIOGRAFIA

    Vincenzo Di Michele nasce a Roma nel 1962. Laureato in Scienze Politiche si è avviato all’attività giornalistica con pubblicazioni in materia legislativa ed in particolare sulla normativa del Codice della Strada.

    LIBRI

    “La famiglia di fatto” (2006, un’analisi sulle tematiche della convivenza more uxorio);

    “Io prigioniero in Russia” (2008, oltre 50.000 copie vendute, vincitore di premi alla memoria storica);

    “Guidare oggi” (2010, un manuale di guida per le insolite problematiche stradali);

    “Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso” (2011, una revisione dei fatti storici sulla prigionia del Duce a Campo Imperatore nel settembre 1943);

    “Pino Wilson, vero capitano d’altri tempi” ( 2013, la biografia ufficiale dello storico calciatore della Lazio campione d’Italia nel 1974)

    “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” (2014)

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    [email protected]

    Info

    http://www.vincenzodimichele.it/

    http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Di_Michele

    http://www.fernandel.it

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/05/12/in-libreria-la-novita-editoriale-di-vincenzo-di-michele-come-sciogliere-un-matrimonio-alla-sacra-rota-fernandel-editore/

  • Alla Milano Art Gallery ospite l’Avv. Marco Carra alla mostra di Max Laudadio curata da Vittorio Sgarbi

    Recentemente ha inaugurato presso la prestigiosa Milano Art Gallery, la mostra fotografica dello storico inviato di Striscia la Notizia Max Laudadio “Quattr’occhi sul Mondo” curata dal Prof. Vittorio Sgarbi. Ospite della serata, l’Avv. Marco Carra, consigliere regionale della Lombardia, assieme a un ricco parterre di personaggi illustri del calibro di Antonio Ricci, autore del noto Tg satirico, i cabarettisti Anna Maria Barbera ed Enrico Beruschi, alcuni comici di Zelig, il fotografo di fama internazionale Bob Krieger e il campione olimpico Igor Cassina.

    Sono rimasto molto colpito dalla bravura di Laudadio e dall’importanza dell’iniziativa” afferma Carra, che da avvocato e politico molto attivo nel sociale, dichiara di aver apprezzato notevolmente le finalità benefico-solidali della mostra. L’artista infatti ha voluto devolvere il ricavato della vendita di alcuni suoi scatti in beneficenza a due realtà, due associazioni lombarde, come la Fondazione Exodus di Don Mazzi e l’Associazione Ai.Bi. “Amici dei Bambini” che da sempre si impegnano per garantire un futuro migliore a chi non ce l’ha.

  • ​ A BASSO TASSO ALCOLICO di ENZA MONETTI a cura di SIMONA PERCHIAZZI NAPOLI 20 – 28 MAGGIO

    A BASSO TASSO ALCOLICO è il progetto di arte pubblica realizzato da Enza Monetti, artista e designer partenopea, in occasione della VII edizione di Wine&Thecity a Napoli dal 20 al 28 maggio, presentato al Pan, il Palazzo delle Arti di Napoli.

    Sagome di bottiglie di vino realizzate con materiale riciclato e riciclabile segnano il percorso dinamico di Wine&Thecity (fuori salone del vino e rassegna diffusa di creatività urbana). Posizionate in alcuni punti emblematici toccati dalla rassegna, come segno iconico, indicano la traccia da seguire: sono nelle vetrine dei negozi, in un cortile, per strada o in una piccola libreria. Nel taglio per la realizzazione delle bottiglie è studiato il recupero del materiale di scarto che viene riutilizzato per le custodie. Le custodie diventano “sculture luminose” per entrare simbolicamente nel corpo del vino. La luce rimanda al sole che scalda la terra e matura l’uva, l’energia è quella che il vino è in grado di custodire per poi restituire in maniera pulita.

    Artista e designer napoletana, Enza Monetti evidenzia quel territorio parallelo tra Arte e Ambiente in cui tutto è ancora possibile. Il progetto, curato da Simona Perchiazzi, è un’ironica guerriglia urbana che rimanda al tema del vino. Il vino è la luce del sole tenuta insieme dall’acqua su una buona terra. Il vino produce energia rinnovabile, dalla terra alla terra. Il vino è fantasia. Da Plinio il Vecchio 77 d.C. ad oggi, il vino racconta verità dal suo nascere al suo risorgere. Il mondo delle energie rinnovabili assume sempre più un ruolo straordinariamente vitale per gli equilibri del nostro ecosistema. L’energia del vino ritorna allaMadre Terra. Con ironia “a basso tasso alcolico” è una guerriglia urbana per le vie di Napoli per portare un messaggio: risvegliare la coscienza collettiva sul rapporto tra uomo e Ambiente.

    Il progetto “A basso tasso alcolico” dell’artista Enza Monetti è realizzato in collaborazione con Simona Perchiazzi per Wine&Thecity di Donatella Bernabò Silorata e prodotto dall’azienda IO PRINTO specializzata in tecnologie digitali a Napoli.

    Ufficio stampa dipunto studio 081 681505

    www.wineandthecity.it

  • Da Mediaset alla Rai. La mostra del figlio di Salvador Dalì, José su tutti i media. Intervista

    A pochi giorni dall’inaugurazione, José Dalì, figlio del celeberrimo Salvador Dalì, ha rilasciato un’intervista sulla sua personale “La verità surreale” organizzata dal manager Salvo Nugnes, in allestimento fino al 26 maggio 2014, presso la prestigiosa Milano Art Gallery in via G. Alessi 11, Milano. Il noto pittore commenta, inoltre, la sua straordinaria partecipazione al nuovo programma “Chiambretti Supermarket” condotto da Piero Chiambretti su Italia Uno.

    D: Maestro Dalì abbiamo avuto notizia del grande successo che sta riscuotendo la sua mostra pittorica nella rinomata galleria milanese “Milano Art Gallery”; è compiaciuto da questi positivi consensi?

    R: Altroché! Però il termine compiaciuto da solo potrebbe apparire oltremodo riduttivo… Oserei aggiungere, per dare esattamente l’idea del mio gradito stupore: strabiliato!

    D: È vero che anche il Prof. Vittorio Sgarbi è venuto a visitare la sua prestigiosa esposizione? Che commenti ha fatto? Aveva visto in altre occasioni le sue opere? Ha espresso anche riflessioni su suo padre, l’eccelso Salvador Dalì in parallelo ai suoi quadri?

    R: Si è vero. Non sono in grado di commentarli… anche perché la sua sorprendente quanto prestigiosa presenza, ha catalizzato l’attenzione di tutti i presenti rendendo magica l’atmosfera, caratterizzata in sottofondo dalla mitica voce di Mina. Si l’ha fatto e ne sono onorato, poiché a mio avviso, quando il professor Sgarbi esprime i suoi concetti con una peculiare proprietà di linguaggio che onora la lingua italiana, diventa a sua volta una vera e propria opera d’arte.

    D: Un commento sulla sua presenza d’eccezione come ospite di Piero Chiambretti nella prima puntata dell’attesissima trasmissione “Chiambretti Supermarket” su Italia Uno; come si è trovato nel contesto televisivo? Come si è relazionato con Chiambretti?

    R: Ho vissuto personalmente la mia presenza come ospite di Piero Chiambretti alla stregua della classica “ciliegina sulla torta”… nel senso che, seguo da sempre con curiosità e apprezzamento ogni suo programma, in quanto ritengo la sua acclarata bravura, simpatia e professionalità, forti di un talento estremamente surreale, immediato e irresistibile, piuttosto affine alla mia personale visione del mondo. E’ stato motivo di tripudio per me essere lì nella duplice veste di suo fan e di spettatore previlegiato.

    D: Era la prima volta, che era invitato da Chiambretti? Come si creata l’occasione di contatto tra voi per questa importante ospitata?

    R: Si era la prima volta. Se non c’è una domanda di riserva… potrebbe chiederlo direttamente a colui che è l’artefice dei più importanti avvenimenti nel mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo il Dottor Salvo Nugnes.