Categoria: Arte e Cultura

  • Le quattro battaglie di Montecassino

    Cassino è uno dei luoghi simbolo della seconda guerra mondiale, e non a caso ogni anno è frequentata da molti studenti e scolaresche, che tra una visita al museo della guerra della città e una all’Abbazia di Montecassino possono approfondire uno dei momenti topici della Seconda Guerra Mondiale.

    Le battaglie che interessarono la città di Cassino e l’Abbazia di Montecassino furono quattro e si svolsero tra il gennaio e il maggio del 1944. L’intenzione delle forze alleate era quella di fare breccia nella linea Gustav – la linea di fortificazione che all’epoca divideva in due l’Italia, con gli alleati al sud e i tedeschi al nord, e che passava proprio per la città di Cassino – per riuscire ad assediare Roma e congiungersi con gli alleati che, dopo l’operazione Shingle, erano rimasti nei pressi di Anzio.

    I tedeschi erano arrivati a Cassino il 14 ottobre dell’anno precedente, sotto la guida del colonnello austriaco Schlegel, al comando della divisione Panzer Göring. Il colonnello avvertì Gregorio Diamare, l’abate di Montecassino, che di lì a poco la zona sarebbe stata al centro della resistenza tedesca, e grazie a questo avvertimento si riuscirono almeno a mettere in salvo molti dei tesori custoditi nell’abbazia, trasportandoli in Vaticano con ben 120 autocarri (8 dicembre). Anche le persone che vivevano nei pressi dell’Abbazia furono sfollate, e i tedeschi fortificarono la città di Cassino con trincee, campi minati e quant’altro. Visitando il museo didattico di Cassino è possibile approfondire questo capitolo della storia della seconda guerra mondiale.

    Come detto, Cassino era un perno della difesa tedesca e un punto strategico per raggiungere Roma, e per riuscire a sfondare la linea Gustav gli alleati attaccarono la città ripetutamente. Le prime due battaglie, che ebbero luogo rispettivamente tra il 12 gennaio e il 12 febbraio del 1944 e a partire dal 15 febbraio dello stesso anno, furono deludenti per le forze alleate, e portarono alla distruzione della città e dell’abbazia. Dopo il tentativo da parte delle forze alleate di conquistare l’abbazia, infatti, la prima battaglia di Montecassino si concluse con la vittoria dei tedeschi, mentre la seconda viene ricordata per il bombardamento di Montecassino, che entrò a far parte delle mire degli alleati in quanto si credeva che il monastero fosse occupato dalle truppe tedesche. A causa di questa falsa supposizione, Montecassino venne bombardata per l’intera mattinata del 15 febbraio, fino ad essere ridotta ad un ammasso di macerie. Il bombardamento causò anche numerosi morti e feriti tra i civili che avevano cercato rifugio proprio nel monastero, oltre che tra i soldati, ma la zona continuava ad essere in mano ai tedeschi. Durante la terza battaglia, che iniziò il 15 marzo del 1944, l’intera città di Cassino venne rasa al suolo dai bombardamenti, causando molte vittime tra i civili ma anche tra i soldati inglesi e neozelandesi, e nell’arco della stessa giornata gli alleati sferrarono un attacco venendo però subito bloccati dai tedeschi. Gli assalti continuarono fino al 22 marzo: anche se nemmeno la terza battaglia aveva portato ad una vittoria degli alleati, le perdite tra le forze tedesche erano state considerevoli, e le truppe alleate cominciarono a prepararsi per la quarta battaglia, che ebbe luogo tra l’11 e il 19 maggio dello stesso anno.

    Nel museo militare di Cassino si possono trovare molte testimonianza relative a questa fase, conclusasi con la vittoria da parte degli alleati, che in questa occasione riuscirono ad impadronirsi della zona, ponendo così fine ad un capitolo particolarmente cruento della seconda guerra mondiale.

    Articolo a cura di Francesca Tessarollo
    Prima Posizione Srl – generazione contatti

  • Claudio Sottocornola presenta: Una notte in Italia!


    A 150 anni dall’Unità d’Italia il ‘filosofo del pop’ propone tre nuove lezioni-concerto dedicate all’identità culturale nazionale, con il coinvolgimento degli studenti: inaugurazione al Liceo Mascheroni martedì 11 gennaio


    Terza Università
    &
    Liceo Mascheroni
    sono lieti di presentare:

    Claudio Sottocornola
    in

    Una notte in Italia

    Primo appuntamento della trilogia dedicata all’identità italiana

    Martedì 11 gennaio 2011
    ore 15.00 – 17.15

    Auditorium Liceo Mascheroni
    Via Alberico da Rosciate 21/A
    Bergamo




    Martedì 11 gennaio 2011 alle ore 15.00 nell’Auditorium del Liceo Mascheroni (Via Alberico da Rosciate) Claudio Sottocornola presenta il primo incontro delle nuove lezioni-concerto dedicate al tema dell‘identità nazionale: Una notte in Italia è il nuovo ciclo nato con l’obiettivo di celebrare – in modo nuovo e originale – i 150 anni dell’Unità d’Italia, evitando ogni deriva retorica. Il prof. Sottocornola, ordinario di Filosofia e Storia a Bergamo, proporrà un approfondimento a partire dalle origini di una parte rilevante della nostra identità linguistica, culturale e sociale di oggi, utilizzando – come spesso accade nei suoi studi performativi sul pop – i migliori episodi della canzone popolare italiana degli ultimi cinquant’anni, che ha – come la vituperata televisione – unificato (omologato?) il modo di parlare e di pensare.

    Nelle sue nuove lezioni-concerto il ‘filosofo del pop’ – così la stampa ha ribattezzato il poliedrico uomo di cultura lombardo – interpreterà alcuni dei brani più memorabili degli anni ’60 (martedì 11 gennaio) passando per il miglior repertorio dei cantautori (8 febbraio) sino ad arrivare, con l’ultimo incontro (8 marzo), in corrispondenza della Giornata della Donna, al tema L’evoluzione dell’immagine femminile. Supporter e ospiti d’eccezione gli studenti del Liceo Mascheroni, coinvolti anche in qualità di performer.


    Ancora una volta l’osservazione di Sottocornola utilizza la chiave di lettura del ‘pop’, nel caso specifico la canzone italiana, per studiare e divulgare tematiche cruciali per la nostra storia. L’identità italiana si caratterizza per una priorità della dimensione culturale, rispetto agli ambiti sociale e politico. Il problema della lingua, da Dante a Manzoni, ha coinvolto in modo diverso intellettuali e popolo, innescando una ricerca che ha subito una forte accelerazione nella seconda metà del XX secolo. Dagli anni ’50 in poi il mondo della canzone popolare, per esempio, insieme alla programmazione televisiva, ha unificato e in parte omologato non solo la lingua, ma anche l’immaginario collettivo, influendo profondamente sui mutamenti sociali e del costume, dalla rivoluzione giovanile all’identità delle donne. Attraverso immagini di repertorio, ascolto ed esecuzione di brani-live, analisi di testi e contestualizzazione storica, Sottocornola intende ripercorrere questo splendido itinerario, affrontando insieme agli studenti il repertorio della canzone d’autore italiana, dai migliori episodi degli anni ’60 e ’70 alla musica contemporanea.

    Imperdibile appuntamento per i primi martedì di gennaio, febbraio e marzo: 11 gennaio, 8 febbraio e 8 marzo all’Auditorium del Liceo Mascheroni di Bergamo.


    Info:
    http://www.cld-claudeproductions.com

    http://www.claudiosottocornola-claude.com

  • Peico e Rotta per Leuke. Alcune risposte. Intervista di Alessia Mocci

    Rotta per Leuke”, edito nel 2010 dalla casa editrice Montag Edizioni nella collana “Altri Mondi”, è una pubblicazione insolita, insolita in quanto prima opera dell’autore Peico. Peico ha intrapreso la strada dello pseudonimo, infatti, nessuno conosce la vera identità e nome dell’autore.

    “Rotta per Leuke” è costruito secondo la struttura del doppio, sono due, principalmente, le voci che comunicano con il lettore, una donna ed un uomo. I due protagonisti sono in fuga da loro stessi e dalla relazione di coppia che li ha travolti, non hanno chiaro il cammino e nel corso delle pagine cambiano le loro posizioni attraverso un “chiasmo di coscienza” davvero intrigante.

    Peico è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune nostre domande sui due protagonisti di “Rotta per Leuke”. Buona Lettura!

    A.M.: In “Rotta per Leuke” due sono i personaggi principali che si scambiano parola – o forse

    pensiero -. Lei e lui sono del tutto frutto della tua fantasia oppure ci troviamo di fronte ad

    una palesata realtà?

    Peico: Lei e Lui sono semplicemente il frutto della mia fantasia, anche se sono il riflesso di mondi e simbologie reali.

    A.M.: Sapresti utilizzare cinque aggettivi per descrivere la “lei”?

    Peico: No. Cinque sono troppi e troppo vincolanti. Ho cercato di fare un lavoro di semplificazione sui caratteri dei due protagonisti ed allo stesso tempo di renderli dinamici nel cambiamento. Si viaggia fra l’acquisizione e l’abbandono di alcuni tratti. Lei potrebbe essere definita più “animosa” rispetto a lui.

    A.M.: Che cosa unisce così profondamente i due protagonisti?

    Peico: Le necessità egoistiche che condividono. La fretta nel cambiamento. L’errata lettura dei grandi fenomeni dell’anima ed una natura particolare, che lascio scoprire al lettore.

    A.M.: Qual è la percentuale della vita reale di Peico all’interno di “Rotta per Leuke”?

    Peico: Nessuna irruzione di Peico in “Rotta per Leuke”, sono una persona discreta.

    A.M.: Qual è, secondo te, l’elemento che rende la tua opera interessante per un lettore?

    Peico: Lo stile che ho scelto per portare avanti la narrazione. La possibilità di viaggiare fra le diverse dimensioni del libro. Da quella più esoterica a quella più superficiale. Da quella più seria a quella più goliardica. L’uso ambiguo che ho fatto delle parole cela molte cose.

    A.M.: Hai già pensato di presentare ufficialmente “Rotta per Leuke”?

    Peico: Sto lavorando a diverse iniziative con gli amici di YouArtist, vediamo quale sarà la prima a concretizzarsi. Comunque, qualcosa è già stato fatto.

    A.M.: Come si può presentare un libro mantenendo il segreto sulla propria identità? È possibile

    farlo?

    Peico: Si può fare, si può fare.

    “Si può fare, si può fare”: Peico ci lascia sempre con quest’ombra di mistero fittissima e noi continueremo a cercare le sue tracce per conoscere prima o poi la sua vera identità.

    Vi lascio qualche link di recensioni di “Rotta su Leuke”:

    http://www.liberolibro.it/rotta-per-leuke-di-peico/

    http://www.graphe.it/GM/2010/12/23/rotta-per-leuke-la-rotta-misteriosa-di-un-nuovo-autore

    http://www.liberolibro.it/peico-rotta-per-leuke-2/

    http://www.express-news.it/cultura/%E2%80%9Clei%E2%80%9D-protagonista-di-%E2%80%9Crotta-per-leuke%E2%80%9D-di-peico-edizioni-montag/

    http://www.portalemarche.eu/leggi-news.asp?titolo=Rotta-per-Leuke-di-Alessia-Mocci

    Alessia Mocci
    Responsabile Ufficio Stampa You Artist
    [email protected]
    http://www.youartist.info/

  • Intervista di Alessia Mocci a Concetta Malvasi ed al suo “Il profilo di un amore”, Rupe Mutevole Edizioni

    Il profilo di un amore”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è una silloge autobiografica dell’autrice Concetta Malvasi. La nascita del libro prende avvio da un forte sentimento dell’autrice per un uomo misterioso, un uomo che non ha nome. Così le liriche nascono da un ultimo sforzo d’amore per riuscire a dialogare con gli stati interiori di due amanti in distacco. “Il profilo di un amore” consta di 96 pagine suddivise in prefazione a cura di Maria Grazia Morando(Assessore alle Pari Opportunità della Provincia di Alessandria), silloge suddivisa in due recipienti “La mia storia” ed “Il profilo di un amore”, ed indice.

    Vi lascio una citazione del libro “Il profilo di un amore” ed alle risposte di Concetta Malvasi. Buona lettura!

    …La testa è confusa/ Ti penso./ Ho voglia di non leggere,/ di non scrivere/ le cose che dovrebbero/ potrebbero/ aver importanza./ Sono continuamente in un vortice perfetto/ da quando ti conosco/ un vortice di pensieri, sensazioni/ che non mi lasciano tregua,/ ma/ potrei avere tregua/ se non la voglio avere?” – “Metà aprile”

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura, lo ricordi?

    Concetta Malvasi: Penso di avere avuto amore per la scrittura da sempre, ma la passione vera è nata da giovane, quando ho incominciato ad avere i primi turbamenti e scrivere mi serviva a fare chiarezza. Passavo tanto tempo sul mio diario scrivendo poesie e riflettendo sulle cose che succedevano nella mia vita. Per me scrivere era diventato un prolungamento del mio mondo interiore, una sorte di “psicoanalisi” alla ricerca del perché delle mie azioni e nello stesso tempo mi prendevo il mio tempo, sì il mio tempo lontano da rumori, inquietudini,
    lontano dalle pressioni quotidiane, lontano da ipocrisie e stupidi formalismi (che non mi appartenevano già allora), lontano anche dalla superficialità delle cose che mi circondavano, mi costruivo un mio mondo incantato , un mio mondo in cui potevo essere me stessa e senza ferire nessuno. Ricordo bene ancora oggi la sequenza delle mie azioni: casa, slip e canotta, diario, matita, e tanto tempo per me per riflettere sulle ore passate, per rivivere anche l’emozione del primo risveglio magari in un letto nuovo. Mi perdevo dietro ai miei pensieri che cercavo di mettere sulla carta in maniera corretta, mi perdevo ed annullavo il tempo: scrivere era tutto quello che desideravo, alla fine esausta del lungo viaggio di parole scritte, mi sentivo felice, mi calmavo. Scrivevo anche quando ero in ansia e sicuramente lo scrivere era meglio di qualsiasi ansiolitico. Ricordo anche i tanti viaggi fatti in giro per il mondo, non scattavo fotografie, catturavo la bellezza del luogo visitato nella memoria, catturavo le relazioni instaurate con persone nuove e poi alla sera, riportavo tutto sul mio diario, alla sera, in camera, nella camera di un nuovo albergo, di un nuovo ostello, accendevo la luce della notte e rivivevo tutta la giornata, la rivivevo con il ricordo ancora fresco, arricchivo di particolari nuovi il palazzo, la mostra, le persone conosciute e riportavo tutto sul mio diario personale. Che bellezza, ancora il ricordo del mio scrivere furioso ed intenso mi dà calde emozioni. So che tutto questo scrivere mi ha aiutato a vedere la bellezza del mondo in cui vivo. Aggiungo ancora che le poetesse che mi hanno influenzato molto, negli anni, sono state Silvia Plath, Emily Dickinson e la stupenda Alda Merini mentre nel campo dei poeti adoro Pablo Neruda, Giacomo Leopardi e Catullo. Stili diversi ma diversa è stata la loro vita e l’epoca in cui sono vissuti.

    A.M.: Quale è il collegamento tra sentimento amoroso e la poesia

    Concetta Malvasi: L’amore è un sentimento profondo, intenso che nasce e porta a vivere una
    specie di incanto, una magia che ti spinge a fare cose che normalmente non faresti mai, la vera essenza dell’amore consiste nell’abbandonare la coscienza di sé, nell’entrare nell’altro, nel perdersi e ritrovarsi nell’altro, ed in questo continuo scambio di sensazioni che spingono alla creatività vuoi focalizzare il momento per non perdere quello che senti e provi; le arti
    vengono in aiuto, c’è chi disegna, chi compone musica, chi scrive, io ho più facilità con le parole, per descrivere la forza dei miei sentimenti ho cercato le parole giuste per me.
    Quindi il collegamento tra sentimento amoroso e poesia, a mio avviso, è questo: la voglia di esprimere i moti dell’anima, i moti del corpo, i pensieri legati ai sentimenti che provi la voglia di esprimere la magia e l’incanto che nascono dall’incontro amoroso.
    C’è un legame profondo anche fra arte e vita: nella vita, chi ama si dedica alla persona amata, o perlomeno cerca di farlo, nell’arte si ricerca la formula giusta, o per lo meno si tenta, adatta a descrivere, scrivere, far capire, il sentimento totalizzante ed assoluto che si sta vivendo: insomma, il rapporto sentimentale, non solo la passione erotica, non solo il gioco che
    nasce ma la profondità del sentimento che coinvolge ed avvolge, la profondità del sentimento che va a scoprire anche i valori che sottendono a quanto si sta vivendo e come lo si sta vivendo.

    A.M.: Cambieresti qualcosa de “Il profilo di un amore” ?

    Concetta Malvasi: Sì, penso di sì. Era la prima volta che scrivevo così tanto e di una storia
    vissuta giorno per giorno. Era la prima volta che mettevo a nudo i miei sentimenti, i miei pensieri nascosti rispetto ad un amore vissuto. Molto probabilmente metterei meno a nudo i miei sentimenti, sono stata molto aperta nello scrivere quella storia, forse sarei più chiusa. Sicuramente cambierei…l’altra persona…se potessi…ma quello che ho scritto erano i miei
    sentimenti, autentici.

    A.M.: Qual è la percentuale autobiografica in un profilo di un amore?

    Concetta Malvasi: Totalmente autobiografica, è la storia del mio amore, il mio ultimo amore.
    Tutto quello che ho scritto era quello che ho vissuto in quegli anni. Volevo regalare il libro all’uomo con il quale ho condiviso questo sentimento, per questo l’ho scritto e poi pubblicato. Ma lui non ha apprezzato e…me ne sono andata… Non ha compreso o forse non ha vissuto lo stesso incanto.

    A.M.: Quanto è importante lo stile personale nelle pubblicazioni contemporanee?

    Concetta Malvasi: Ma, penso che sia importante perché è quello che ti distingue dagli altri,
    avere uno stile personale in un momento di massificazione dei cervelli ti aiuta a farti riconoscere da quelli che ti sono simili. Sembrerà strano ma il tuo stile ti aiuta anche a vedere le cose da diverse angolazioni. Ed aiuta gli altri a comprendere chi sei. Quindi secondo me è importante, mi rendo conto che seguo autori che hanno un determinato stile nel quale potrei riconoscermi.

    A.M.: Ci sono autori emergenti che stimi e che segui?

    Concetta Malvasi: Non conosco autori emergenti, leggo un po’ di tutto, ultimamente leggo molti libri di psicologia e di etica, pochi romanzi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice, la consiglieresti?

    Concetta Malvasi: Rispondo indirettamente: è più di un anno che non sento nessuno della casa
    editrice Rupe Mutevole, non so nulla né del percorso dei miei due libri, né di cambiamenti avvenuti per cui non riesco a rispondere compiutamente; Cristina, che mi ha seguito nelle due pubblicazioni, è un’ottima persona, ma non c’è stata continuità e sinceramente io non so come si comporta un editore.

    A.M.: Il 2011 è appena iniziato, hai per caso qualche novità che vuoi condividere
    con noi? Puoi anticiparci qualcosa?

    Concetta Malvasi: Faccio parte dell’Associazione di Promozione Sociale Me.Dea, di contrasto alla violenza contro le donne, nata nel gennaio 2009 che, sempre nello stesso anno, ad aprile ha aperto un Centro di Ascolto, ad Alessandria, per aiutare le donne vittime di violenza.
    Bene in questi ultimi tempi abbiamo pensato, con alcune donne che fanno volontariato al centro di ascolto, di scrivere delle storie di queste donne partendo dagli archetipi che ciascuna donna ha introiettato (magari suo malgrado) e che la porta ad assumere determinati atteggiamenti, lo scopo è duplice: promozione dell’associazione e del centro e raccogliere fondi per la nostra lotta contro la violenza alle donne; il progetto è appena accennato e
    non so come si svilupperà…ma vedremo.

    Auguriamo dunque a Concetta una buona riuscita con il suo nuovo progetto ed una buona dose di pazienza in quanto le case editrici non hanno un solo autore da mandare avanti.

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Mostra Fotografica “SPAZIO PROTAGONISTA” presso l’Ecomuseo “Le Terre del Brenta” (Ve)

    Mostra Fotografica “SPAZIO PROTAGONISTA”

    Inaugurazione sabato 15 gennaio ore 18,00 seguirà aperitivo con i fotografi

    RASSEGNA FOTOGRAFICA Sabato 15 gennaio 2011ore 18.00 presso l’Ecomuseo “Le Terre del Brenta” si inaugurerà “Spazio Priotagonista”, una rassegna fotografica che attraverso gli scatti di tre autori veneti propone un percorso innovativo all’interno dei luoghi urbani. Marco Garbin, Andrea Chiggiato e Matteo Munarin attraverso le loro fotografie pongono l’accento su ambienti che fanno parte del vissuto comune portando alla luce geometrie nascoste che diventano allo stesso tempo custodi e protagoniste di un’esperienza collettiva.

    La mostra, organizzata in collaborazione con Mirafotocontest, lo studio grafico DMZdesign, AgoraT (Venezia) e con il patrocinio della Regione Veneto, Apt e Comune di Mira resterà aperta al pubblico fino al 6 febbraio 2011 e costituirà un’importante occasione di riflessione.

    Tre fotografi diversi, ma accomunati da uno stile immediato e privo di artefizi.

    Andrea Chiggiato predilige l’aspetto architettonico fatto di rigide simmetrie prospettiche a cui si contrappongono i riflessi evanescenti proposti da Marco Garbin.

    Matteo Munarin rappresenta invece paesaggi in cui la rigidità delle forme si armonizza con l’ambiente circostante creando immagini dalla duplice lettura.

    In “Spazio protagonista” il paesaggio si trasforma da elemento coreografico e di contorno a vero e proprio protagonista assumendo una doppia identità che da un lato si definisce nelle geometrie degli elementi urbani e dall’altro si annulla nei riflessi indefiniti costituiti da giochi di luci e ombre. Equilibri instabili che costituiscono un omaggio alla vita nelle sue diverse forme. Un evento teso a evidenziare le mille variabili del vissuto quotidiano. Uno spazio tutto da scoprire.
    Dal 15 gennaio – al 6 febbraio 2011

    Ecomuseo “Le Terre del Brenta” – Via Don Minzoni, 26 – Mira Porte (VE) – info 041 4266284

    Orari: martedì e giovedì 10/12 – mercoledì e venerdì 15/17 – sabato 10/12 e 15/17 e domenica 6 febbraio – 10/12 e 15/18

    INGRESSO LIBERO

    Maggiori info: http://www.dmzdesign.it/

  • Diplomi di Lingua Italiana AIL riconosciuti a Livello Internazionale

    L’AIL è l’Accademia Italiana di Lingua, un’associazione no profit che dal 1984 produce certificazioni relative alla conoscenza della lingua Italiana che, una volta ottenute, sono garanzia del grado di competenza raggiunto e della padronanza della lingua posseduta dallo studente.

    Il sistema di certificazione copre tutti i livelli di competenza linguistico-comunicativa individuati dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (ELP).

    La Scuola Leonardo da Vinci, con sedi a Firenze, Milano, Roma e Siena, è membro fondatore dell’Accademia Italiana di Lingua e offre i corsi di preparazione agli esami ufficiali di Italiano come come lingua straniera.

    La durata dei corsi è di 4 settimane e questi si svolgono il mese prima delle sessioni d’esame di marzo, giugno, settembre e dicembre.

    I diplomi di lingua italianahttp://www.scuolaleonardo.com/it/corso-preparazione-esami-italiano.html – sono validi documenti per chi desidera vivere e lavorare in Italia, per chi vuole studiare in una Università italiana e per tutti coloro che, residenti all’estero, vogliono dimostrare la loro reale conoscenza della Lingua italiana per i più svariati motivi personali o professionali.

    I corsi di preparazione agli esami di italiano sono intensivi e impegnativi e preparano i candidati anche attraverso simulazioni d’esame sulla base dei Test modello.

    Le statistiche dei risultati degli esami indicano una alta percentuale di candidati che ogni anno superano l’esame con successo.

    Le certificazioni offerte per ogni livello di conoscenza del Portfolio europeo A2-B1-B2-C1-C2 sono: esame DELI A2, esame DILI B1, esame DILI B2, esame DALI C1, esame DALI C2 e due esami di Lingua commerciale esame DILC B1, esame DALC C1.

    Per ottenere il Certificato di uno dei cinque livelli è necessario superare un esame composto da prove di ascolto, comprensione della lettura, analisi delle strutture di comunicazione, produzione scritta, produzione orale.

    Ulteriori informazioni sui corsi per le certificazioni di lingua italiana (http://www.scuolaleonardo.com/it/corso-preparazione-esami-italiano.html) sono disponibili sul sito della Scuola Leonardo da Vinci.

  • Il linguaggio della fotografia – Corso con Guido Cecere

    B/N o colore?
    Luce diretta o controluce?
    Quale inquadratura?
    Quale ottica usare?

    Cosa vogliamo comunicare quando fotografiamo?

    Domande che spesso anche il fotoamatore esperto si fa. Anche dopo anni di esperienza e una buona conoscenza tecnica, mancano alcune conoscenze che ci possono far fare il “salto” ed elevare il proprio lavoro verso un impostazione più professionale.
    Questo corso vuole essere un’alternativa ai tradizionali corsi basati sulla tecnica, pensato per chi conosce già le basi della fotografia, senza la presunzione di voler insegnare “i trucchi” per fare delle “belle fotografie”, ma piuttosto un percorso di riflessione e approfondimento sul sistema della comunicazione attraverso la fotografia e su come impostare mentalmente un lavoro fotografico.
    Un’analisi storica e tecnica, che viene fatta partendo dalle opere di grandi autori, ma anche di giovani contemporanei poco conosciuti ma molto interessanti.

    Il corso, suddiviso in 6 lezioni, sarà tenuto da Guido Guido Cecere, docente di Fotografia Accademia di Belle Arti di Venezia e membro del Comitato scientifico Museo Alinari di Firenze

    I punti del programma:

    IL SOGGETTO
    LE MODALITA’
    LA LUCE
    IL PUNTO DI VISTA E L’INQUADRATURA
    IL BIANCO E NERO
    IL COLORE

    Il corso si terrà presso l’Hotel Cystal di Preganziol (TV) indicativamente tra Febbraio e Marzo, date da confermare.
    Per informazioni: http://www.visionionweb.it/il-linguaggio-della-fotografia
    oppure 328 8761627

  • 5 gennaio 2011: ForumGShortFilm, Rassegna di Cortometraggi, Santa Teresa di Gallura (OT)

    Mercoledì 5 gennaio 2011 dalle ore 17:00 presso il centro presso il centro “Taphros” a Santa Teresa di Gallura (OT) ci sarà la prima Rassegna di Cortometraggi ForumGShortFilm” organizzata dal Forum dei Giovani del Comune di Santa Teresa Gallura.

    La rassegna si presenta come una vetrina per cortometraggi amatoriali e per giovani film makers, un’esposizione cinematografica per rendere conscio il territorio della bravura dei registi sardi. La libertà di tema è ciò che garantisce la polivalenza delle idee sul cinema e sul fare cinema.

    Saranno presenti al “ForumGShortFilm” diciassette cortometraggi di lunghezza variabile:

    “Legami” – Fiorella Fiori / Luciana
    “Io Sono Qui” – Mario Piredda
    Uncle Bubbles” – Fabrizio Marrocu
    “Divertissement” – Leonardo Mattana
    “Lacrimas De Piombu” – Angelo Pinna
    “Immagine Materiche” – Manfredi Sanna
    “M.S.C.” – Gianni Spano
    “Mesmerismo Cosmico” – Fabio Careddu
    “Persona” – Maria Teresa Mariotti
    “Il Tramonto delle Favole” – Carlo Fenu
    “Il buon cammino” – Domenico Ogno
    “Il Lavoro Nobilita l’Uomo” – Diego Sanna
    “Salasso” – Fabio Careddu / Maria Teresa Mariotti
    “Cand’era Minori” – Antonio Taras
    “Cattivo Sangue” – Giorgio Ferri
    “Oil2″ (anteprima) – Massimiliano Mazzotta
    “Lettera Alla Mia Dea” – Massimiliano Mazzotta

    Nel corso della serata sarà consegnato a tutti i registi selezionati un attestato di partecipazione e per tutti i partecipanti ci sarà un buffet di ringraziamento.

    Info: [email protected]

  • Intervista di Alessia Mocci a Fabiola Farina ed al suo “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”, Rupe Mutevole Edizioni

    Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è un racconto basato su un percorso fisico e mentale dell’autrice Fabiola Farina. Fabiola ha pubblicato nel 2009 con Rupe Mutevole la raccolta di poesie e racconti “L’uncino che trafigge l’anima”.

    “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta” è un excursus sulla società e sulle regole che mantengono salda la società, un discorso interiore con destinatario, il lettore per l’appunto, che prevede una sorta di congiunzione di pareri e di possibili risposte. La Farina non cerca di attingere dai grandi pensatori per le sue disquisizioni piuttosto inserisce il suo “personale vissuto” all’interno di un flusso mentale lontano dall’autoreferenzialità.

    La faccenda del compromesso comunque non mi ha mai convinto. Siamo sinceri, se si hanno due visioni opposte della stessa questione, uno deve cedere e l’altro matematicamente no.

    Naturalmente, in soccorso alle apparenze arrivano una serie di frasi come: o e via così.”

    Fabiola è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita letteraria e sulla sua pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Quanto è importante l’essere autobiografica ma non autoreferenziale?

    Fabiola Farina: Il libro è autobiografico solo nella prima parte, e lo è nella misura in cui propone domande e perplessità sulle regole e convenzioni sociali senza porsi l’ambizione di analizzarle criticamente o darne una risposta analitica.

    Queste riflessioni credo che siano comuni a molte persone che a vario titolo non danno ad esse un senso di dignità, credendo che siano inutili o devianti un corso prestabilito.

    Il libro, come il viaggio intrapreso per raggiungere le Dolomiti, è uno schizzo veloce e colorato verso la meta di un sollievo fisico e mentale, non vuole quindi cercare la soluzione di alcun dilemma, semmai accorgersi di come si articolano alcune difficoltà della vita. Per questo motivo non credo che il testo sia autoreferenziale dato che non indulge né a qualche mio comportamento né a qualche parte di esso.

    A.M.: Cos’è una regola sociale?

    Fabiola Farina: Il libro non ha lo scopo di definire e trattare in maniera specifica le regole e le convenzioni sociali, tuttavia, per rispondere alla domanda che può porsi anche il lettore, si può indicare la “regola sociale”come una norma esplicita quanto implicita. Per quest’ ultima caratteristica gli individui hanno tentato, a mio parere, di ingabbiare nel corso del tempo attraverso l’etica e la morale.

    Ciò che mi ha spinto a prenderla in considerazione(senza voler assolutamente approfondire )è la prescrittività che denota la regola che è poi l’aspettativa che il gruppo ha rispetto a coloro che ne fanno parte.

    La domanda che mi sono posta è la seguente: “ ma se la mente partorisce idee che tradiscono questa benedetta aspettativa, sono da rigettare? Da accettare con riserva? Da prendere in considerazione ? .

    Domande rivolte sia a me stesa che ai lettori naturalmente.

    A.M.: Pensi sia solamente un fattore di associazione tra le persone la causa della chiusura mentale?

    Fabiola Farina: La società è stratificazione di storie passate e presenti di individui che viaggiano sugli stessi binari.

    Non parlerei tanto di chiusura mentale quanto di utilizzo di “treni” differenti contenuti determinati concetti, idee, comportamenti. Ognuno è libero di scegliere il convoglio che più gli aggrada in base alla propria personalità ed al proprio carattere senza che io venga ad esprimere alcun giudizio in merito.

    A.M.: Negli ultimi capitoli c’è un cambio di registro. Perché questa scelta?

    Fabiola Farina: Ero in un particolare momento del mio viaggio e del mio racconto in analogia a come avviene nella normale conversazione delle persone dove i discorsi si spezzano(apparentemente) mentre il filo logico rimane nell’individuo che parla.

    In questo caso il mio filo logico era portare degli esempi in forma di racconto inventato, relativi a quello che avevo delineato nella prima parte( aspettative, comportamenti stereotipai e non, e relativi effetti) tendenzialmente autobiografica.

    Come scrittore non mi preoccupa la sperimentazione anche se in modalità brusca.

    Quando ho deciso di scrivere come professione (perché è ciò che mi rende davvero felice)non ho mai sentito il bisogno di utilizzare uno stile anziché un altro, di creare un canovaccio o stilare bozze di un racconto o figure di personaggi.

    I miei libri nascono giorno per giorno, tendono a spaziare in base al mio stato d’animo, dal racconto breve a quello lungo, dalla poesia al romanzo, dal parlare di me a creare situazioni di pura fantasia.

    A.M.: Verità e ironia. Quali percentuali in “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”?

    Fabiola Farina: L’unica verità incontrovertibile è che ho fatto un viaggio, che nella mia borsa c’erano una penna ed un quaderno e che passeggiando, la solitudine mi ha portato a ricordare e sezionare parti della mia esistenza riportandole su carta.

    Nel corso di questo viaggio , essendomi istintivamente avventurata nella ricerca delle verità della mia vita, mi sono imbattuta nelle solite domande e lo spettro di tutte le possibili risposte non permette di raggiungere una sola verità. La difesa contro questa perdita di focalizzazione è solo l’ironia, ovvero un’elaborazione individuale, talora leggera talora sferzante, di ciò che uno pensa di capire del mondo.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Fabiola Farina: Questa casa editrice ha creduto in me ed ha permesso che io esprimessi le mie idee senza reticenze. Già la storia del suo nome, che si rifà ad una rupe che cambia colore in base alla luce del sole esprime quanto desiderio abbia di spaziare, attraverso una grande apertura mentale, dalle opere più commerciali a quelle più introspettive, apparentemente più complesse da leggere perché richiedono una partecipazione attiva dell’animo del lettore che non vuole fuggire di fronte a se stesso, ma di forte spessore umano e letterario.

    Inoltre è assolutamente consigliabile per la caratteristica peculiare che ha questa casa editrice: l’onestà.

    A.M.: Per il 2011. Puoi anticiparci qualcosa?

    Fabiola Farina: Sto scrivendo un romanzo ma ho altri progetti di cui non parlo per scaramanzia.

    Vi auguro un felice anno di cuore.

    Grazie Fabiola, anche noi ti auguriamo un felice 2011 ed aspettiamo con curiosità la tua nuova pubblicazione.

    Link recensione “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”:

    http://www.express-news.it/cultura/%E2%80%9Cun%E2%80%99adolescente-sulla-soglia-dei-quaranta%E2%80%9D-di-fabiola-farina-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Essen, città di luce, arte e folclore, ospita l’esposizione Light21

    Ogni anno in giro per il mondo migliaia di gallerie d’arte e grandi esposizioni vengono dedicate all’arte del design. Tra tutte le sue declinazioni, l’arte dell’illuminazione è certamente tra le più affascinanti: grandi architetti della luce come il giapponese Motoko Ishii, Claude Engle, George Sexton o l’inglese Peter Freeman hanno contribuito a darne lustro realizzando progetti di valorizzazione di grandi opere ed edifici (il Rainbow Bridge di Tokio, il Louvre di Parigi, il Reichstag di Berlino, il Moma di New York), utilizzando le tecnologie più innovative. Ed è il caso di dirlo, questi artisti hanno definitivamente acceso il riflettore sulle opportunità che l’illuminazione naturale e artificiale offre all’architettura e all’arte per esaltare il talento dei loro creatori e la loro peculiare estetica.

    E proprio l’arte dell’illuminazione sarà protagonista di una delle manifestazioni più interessanti della categoria in una piccola città tedesca del Nord Reno-Westfalia: Essen. Previsto il sold out negli hotel a Essen per l’esposizione Light 21: Light Art Visions for the 21st Century, una rassegna delle opere contemporanee più interessanti nel panorama internazionale della light art.

    Dal 4 dicembre 2010, sino al 27 marzo 2011, il Centro Internazionale per l’arte dell’illuminazione di Unna aprirà le porte ai lavori di artisti come HC Berg, Brigitte Kowanz e Christina Benz, talenti internazionali impegnati a delineare una proiezione delle possibili evoluzioni della light art del XXI secolo. L’esposizione rientra nel programma di manifestazioni Ruhr 2010 (ospitate dal RuhrArtMuseums di Essen), attraverso il quale la regione tedesca ha voluto celebrare il suo ruolo di capitale europea della cultura. Inoltre, fino all’8 gennaio 2011 Essen ospiterà anche la 61°edizione della Settimane della Luce (Essener Lichtwochen), un’iniziativa che da più di 50 anni attira migliaia di visitatori ed ogni anno si lega a un diverso paese europeo che, in qualità di partner dell’evento, ne arricchisce l’offerta culturale con il proprio folclore e tradizione.