Autore: Redazione area-press.eu

  • Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù

    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù


    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù con i consigli utili.

    Il diabete infantile è chiamato anche diabete di tipo 1, per distinguerlo dal diabete di tipo 2 che colpisce gli adulti. Si tratta di una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero un aumento dello zucchero (glucosio) nel sangue, a sua volta causata da una carenza di insulina nell’organismo umano. L’insulina è un ormone prodotto da alcune cellule del pancreas e consente l’assorbimento del glucosio nel sangue, svolgendo un ruolo fondamentale nel mantenimento del normale il livello di glicemia. Nel bambini con diabete mellito di tipo 1 la carenza di insulina è assoluta.

    Controllo della glicemia
    Il diabete mellito di tipo 1 ha un’incidenza annua media di 8,1 su 100.000 bambini ogni anno, nell’Italia non insulare. Si presenta con maggior frequenza nelle femmine –con un rapporto di 1 a 5- e nell’isola di Sardegna ha un’incidenza annua 4-5 volte più elevata rispetto alla media nazionale, isole escluse.

    Esistono altre forme di diabete che, in misura minore, possono interessare l’età pediatrica:

    • il diabete mellito di tipo 2, tipico dell’età adulta, ma che presenta un’incidenza in aumento anche nei bambini;
    • il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), forma genetica – familiare;
    • il diabete secondario ad altre patologie (fibrosi cistica, malattie endocrinologiche, etc.) o legato all’assunzione di terapia cortisonica cronica.

    La causa del diabete di tipo 1 a non è ancora nota. Esistono ipotesi su cause genetiche, per via della tendenza all’ereditarietà, e ambientali.

    È invece conosciuto il meccanismo specifico che porta alla carenza di insulina: si tratta di un processo di autodistruzione delle cellule del pancreas che producono insulina. In particolare, alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti, iniziano ad aggredire le cellule del pancreas che producono insulina, fino a distruggerle completamente. Con lo stesso meccanismo che normalmente i linfociti impiegano contro i virus e i batteri che causano le comuni malattie infettive. Questo fa sì che dall’organismo vengono prodotti nel sangue alcuni autoanticorpi diretti contro particelle specifiche del proprio organismo, che sono importanti indicatori di malattia o pre-malattia. Per tali motivi il diabete mellito di tipo 1 viene classificato tra le patologie autoimmuni (alterazioni del sistema immunitario che dà origine a risposte immuni anomale o autoimmuni, dirette contro componenti del proprio organismo).

    La carenza assoluta di insulina è incompatibile con la vita. Fondamentali sono la diagnosi precoce e il trattamento insulinico tempestivo.

    I sintomi principali di allarme che richiedono consulto medico sono:

    – la poliuria, aumento della quantità di urine con aumento della frequenza delle minzioni;
    – la polidipsia, sete eccessiva con aumento dell’assunzione di liquidi;
    – la polifagia, fame eccessiva con aumento dell’assunzione di cibo;
    – il dimagrimento;
    – i dolori addominali non riconducibili ad altre patologie.

    Diabete nei bambini: i consigli dell’Ospedale Bambino Gesù

    Nei bambini, come abbiamo detto, il diabete di tipo 1, caratterizzato dalla carenza assoluta di insulina, è la forma più comune.

    Gli esperti del Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma hanno pubblicato una serie di indicazioni utili sul diabete pediatrico nella guida “A scuola di salute“.

    Gestione del diabete nei bambini:

    • Mantenere un buon controllo glicemico
    • Avere un normale sviluppo psicofisico
    • Avere una buona qualità della vita
    • Evitare le complicanze a breve e lungo termine

    Autocontrollo

    Nei bambini con diabete l’autocontrollo glicemico è fondamentale sia per controllare i livelli di glicemia che per ridurre il rischio di ipo e iperglicemie.

    L’autocontrollo glicemico comprende le seguenti azioni:

    • monitoraggio della glicemia
    • interpretazione dei risultati
    • interventi terapeutici per migliorarli

    L’acquisizione delle competenze per mettere in atto l’autocontrollo avviene attraverso un percorso educativo specifico, con la guida del team curante.

    Con la misurazione della glicemia si regola la dose di insulina. Nei pazienti sottoposti a 4 somministrazioni di insulina al giorno devono controllare la glicemia 5-6 volte al giorno.

    La glicemia si controlla:

    • al risveglio
    • prima e dopo i pasti principali
    • prima e dopo l’attività fisica
    • in caso di malattie ricorrenti il monitoraggio deve essere costante.

    Le glicemie vanno annotate su un diario, per avere un quadro costante della situazione e dell’andamento glicemico. Annotate anche gli eventi insoliti.

    Ogni tre mesi, poi, va ripetuto l’esame della emoglobina glicosilata, ovvero il livello di glucosio trasportato nei globuli rossi. Un valore che va tenuto sotto controllo, perché livelli elevati possono portare complicanze a lungo termine.

    Misurazione dei chetoni:

    Nelle persone con diabete si producono chetoni quando le cellule consumano grassi per avere energia al posto di zuccheri che non riescono ad assorbire a causa della carenza di insulina. L’elevata presenza di chetoni è pericolosa perché produce acidità all’interno del corpo che causa lo scompenso.

    I chetoni si producono in presenza di deficit di insulina o di ipoglicemia.

    Il livello di chetoni si misura nel sangue o nelle urine con apposite strisce. L’esame più comune è quello delle urine, che si effettua bagnando strisce che si colorano seguendo una scala. Più il colore aumenta più è alto il livello di chetoni (chetonuria). Il livello dei chetoni va controllato quando si sta male e si ha febbre e/o vomito, quando il livello di glicemia è alto, sopra 300 mg, quando si hanno forti dolori addominali con respiro rapido.

    È importante che famiglie e pazienti sappiano effettuare l’autocontrollo della glicemia per poi somministrare la dose corretta di insulina, seguendo questi passaggi:

    • Effettuare il controllo e la lettura della glicemia
    • Interpretare i risultati e prendere decisioni
    • Percepire i collegamenti tra determinati comportamenti (dieta, esercizio fisico) e i risultati della misurazione della glicemia
    • Mettere in atto comportamenti correttivi, farmacologici e non, in risposta ai risultati glicemici.
    Materiale per controllo glicemico (A scuola di salute, Bambino Gesù)

    Come effettuare il controllo:

    • Lavare le mani
    • Preparare il materiale
    • Inserire la striscia all’interno del glucometro
    • Disinfettare la cute del dito
    • Pungere il polpastrello del dito
    • Asciugare la prima goccia di sangue
    • Avvicinare il dito alla striscia reattiva (già inserita nel glucometro) e la goccia di sangue verrà aspirata
    • Attendere circa 5 secondi e il risultato verrà visualizzato nel glucmetro
    • Riportare il risultato sul diario

    Conservare bene e tenere puliti gli strumenti per misurare la glicemia.

    Il diario aiuta ad avere un quadro completo dell’andamento della glicemia e dell’insulina somministrata. Vanno annotati non solo i livelli di glicemia, ma anche le dosi di insulina somministrata. Nel diario vanno annotate a che le modifiche allo stato di salute.

    La terapia insulinica si esegue iniettando nel sangue la dose stabilita dal medico con una penna apposita (stiloiniettore). L’insulina va conservata in frigo. L’insulina va iniettata nel sottocutaneo, usando un ago nuovo ad ogni puntura. Le parti del corpo dove effettuare l’iniezione sono: addome, braccia, cosce, glutei. Disinfettare la parte prima di iniettare l’insulina. Cambiare la sede dell’iniezione ad ogni puntura. Su addome e braccia l’assorbimento dell’insulina è più veloce.

    Indispensabile, poi, è seguire una corretta alimentazione. Con l’alimentazione si può tenere sotto controllo i livelli di glicemia e ridurre il fabbisogno di insulina. L’alimentazione del bambino diabetico va seguita da un nutrizionista.

     

    È sconsigliato l’acquisto di prodotti per diabetici perché la differenza in carboidrati con gli altri prodotti è minima. I prodotti per diabetici, poi, contengono più grassi e sono cari.

    Molto importante è l’attività fisica, perché aiuta a migliorare il controllo metabolico. In particolare le attività aerobiche, caratterizzate dalla bassa intensità e dalla durata dello sforzo, aiutando a diminuire la glicemia.

    Come prevenire ipo ed iperglicemie durante l’attività fisica:

    • programmare l’attività fisica 2-3 ore dopo la somministrazione di insulina
    • se non è possibile programmarlo ridurre la dose dell’insulina precedente
    • prima dell’esercizio fisico controllare la glicemia e in caso fare uno spuntino a base di carboidrati
    • se l’esercizio è prolungato consumare spuntini anche durante l’attività
    • avere sempre con sé zucchero e bevande zuccherate.

    Per avere maggiori informazioni rimandiamo alla guida al diabete dei bambini di A scuola di salute.

    FONTE: universomamma.it

  • I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea, successo per il convegno organizzato a San Felice Circeo

    L’alimentazione come sentinella della purezza o del degrado ambientale, come cura all’invecchiamento e contributo ad una condotta di vita sana, come espressione culturale di un territorio e custode di conoscenze e ricette antiche.

    Anche quest’anno l’Accademia della Cucina Mediterranea ha voluto porre al centro dell’attenzione il cibo nelle sue molteplici declinazioni organizzando il V Convegno nazionale sul tema: “Mangiare bene, per stare bene. I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea” che si è svolto sabato scorso nel Cinema Teatro Anna Magnani di San Felice Circeo.

    Il saluto del sindaco di San Felice Giuseppe Schiboni, che ha rimarcato l’impegno dell’Accademia nel diffondere, soprattutto tra i giovani, il concetto che mangiare bene aiuta a stare bene e a prevenire malattie, ha fatto da preambolo agli interventi di qualificati e autorevoli relatori, preceduti dalla testimonianza di Paolo Porcelli, dell’Accademia della cucina mediterranea, il quale ha evidenziato come la giusta alimentazione sia stata per lui un aiuto prezioso nell’affrontare condizioni di salute particolari.

    dieta mediterraneaProteggere l’habitat è una priorità assoluta, considerato lo scenario che si è generato con la diffusione di sostanze inquinanti. Il direttore del WWF Italia e Presidente del Parco Nazionale del Circeo, Gaetano Benedetto, ha parlato delle minacce che arrivano dalle plastiche, in particolare dalle microplastiche e dalle nanoplastiche. La plastica in mare, infatti, non è solo quella visibile come quella che viene spiaggiata o che le correnti raggruppano in enormi isole galleggianti negli oceani, ma anche quella microscopica che deriva dalla decomposizione delle plastiche più grosse o sorprendentemente dal progressivo consumo di prodotti. I filati sintetici e i pile, ad esempio, nei lavaggi rilasciano microparticelle che attraverso gli scarichi finiscono in mare.

    L’utilizzo di fitofarmaci nella produzione agricola è stato finora oggetto di misure di contenimento da parte della Comunità europea, ma ciò non basta a limitare gli effetti nocivi che un alimento, seppur coltivato secondo i regolamenti, non viene trattato e cucinato nella giusta maniera. Giovanni Aquino, dottore in Scienze Agrarie e funzionario dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, si è soffermato sui comportamenti virtuosi che devono permeare tutta la filiera produttiva, passando dalla conservazione fino alla cottura, che se sbagliati potrebbero alterare i cibi e generare sostanze tossiche.

    Confortano comunque i dati dei campionamenti effettuati dalla Comunità Europea sulla presenza di residui chimici negli alimenti secondo i quali gli agricoltori del Lazio e dell’Agro Pontino sono risultati tra i più attenti nell’impiego dei fitosanitari, ai primi posti perché molto al di sotto del minimo previsto dalla normativa.

    E la genuinità dei prodotti dell’Agro Pontino è stata rimarcata anche dall’Assessore alle Attività produttive del Comune di San Felice Circeo, Rita Rossetto, che ha riportato la sua esperienza quale funzionario della Asl.

    Un competente dettaglio sulle tecniche di conservazione è stato fornito dal consulente agroalimentare ed esperto di agroindustria, Bruno Fiorini: dalla pasteurizzazione alla sterilizzazione, al sottovuoto alla surgelazione, fino alla fermentazione. Metodi da attuare in maniera corretta al fine di scongiurare l’insorgenza di batteri, come il botulismo (Clostridium botulinum) che ha effetti letali sulle persone.

    Ma il complesso dei rischi riguarda anche gli imballaggi e i contenitori con cui vengono stoccati e trasportati i cibi. L’argomento è stato affrontato in modo approfondito dal dottor Michele Stocola, giurista della sicurezza alimentare, che nel discorso delle contaminazioni ha inserito anche il mercato dei cibi biologici e la questione delle certificazioni, sottolineando come siano da privilegiare i cibi della filiera corta e quindi prodotti nel nostro Paese.

    La genialità della nutrizionista e geriatra Lucia Tassi ha aperto il capitolo della corretta nutrizione, evidenziando che l’azione del mangiare non avviene solo per necessità, quindi per fame, ma deriva anche da abitudini, spinte emotive ed esigenze lavorative, socialità. Ribaltando alcuni pregiudizi e comportamenti consolidati, ha rimarcato quanto sia importante l’ordine alimentare nella quotidianità e come la scelta dei cibi giusti nei vari momenti della giornata possa rivelarsi una medicina per il benessere.

    Gli alimenti, inoltre, possono prevenire in maniera determinante il naturale processo di invecchiamento di una persona, che è diverso per ognuno ma migliorabile secondo le consuetudini nutritive. La biologa e nutrizionista Mariagrazia Devastato è stata illuminante nell’esporre le cause della senescenza, come i radicali liberi che possono essere arginati dagli antiossidanti, sostanze di cui è ricca la dieta mediterranea e quindi contenute in molti prodotti dell’Agro Pontino. Tra gli alimenti anti-età spiccano infatti l’olio extravergine d’oliva, diverse verdure, frutti e pesce.

    Anche i polifenoli combattono i radicali liberi e sono una barriera contro i danni cardiovascolari. Queste molecole, si trovano nell’uva e dunque nel vino. E proprio sugli effetti positivi di questo antico e diffuso nettare, è stato incentrato l’intervento della dottoressa Barbara Palombo, master sommelier della Fis, che ha illustrato le caratteristiche organolettiche del vino, ricordando anche le dosi di assunzione consigliate nelle diverse età.

    Il momento più gustoso del convegno è coinciso con l’intervento del giornalista e scrittore Umberto Natoli che ha voluto deliziare il pubblico con una ricetta del Rinascimento di un grande e innovativo cuoco, quale è stato Bartolomeo Scappi il cui genio gastronomico era molto apprezzato nei banchetti papali. In sala è stata servita una delizia, un dolce realizzato con crema pasticcera impanata con formaggio pecorino e fritto, che ha suscitato lo stupore e la soddisfazione dei partecipanti. Il giornalista ha quindi ripercorso le origini della nostra cucina, svelando quelle pietanze che attraversando i secoli sono arrivate fino ai nostri giorni.

    Le conclusioni sono state affidate a Franco Bruno Angelo Guattari, rispettivamente  presidente e membro dell’Accademia della Cucina Mediterranea che hanno sottolineato la disponibilità e la competenza dei relatori rinnovando l’appuntamento con il convegno nazionale al prossimo anno. Una degustazione di piatti e prodotti tipici, offerta da ristoratori e produttori locali, ha coronato l’evento del Circeo.
    Per altre informazioni sulla dieta mediterranea:
    https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/la-dieta-mediterranea-biologica-di-riferimento-ricerca-universita-tor-vergata-roma/

    FONTE: h24notizie.com

  • Parafarmacia “Federico II”, nuova apertura servizio al Monte

    Parafarmacia “Federico II”, nuova apertura servizio al Monte

    Parafarmacia Federico II

    AUGUSTA – Prossima all’inaugurazione in città una nuova parafarmacia, la prima nel popoloso ed esteso quartiere del Monte, intitolata al fondatore di Augusta, Federico II. Aprirà i battenti lunedì 16 aprile, dalle 8,30, in viale Epicarmo Corbino 41, nei pressi del supermercato Decò, accanto a un laboratorio di analisi cliniche.

    È la seconda parafarmacia della famiglia Spasari Limma, dopo la fortunata apertura della parafarmacia “Santa Lucia” alla Borgata (viale Italia 90), avvenuta nell’estate del 2007, a seguito del decreto Bersani-Visco che ha aperto la strada a questa tipologia di attività commerciali.

    Vengono venduti parafarmacifarmaci da banco per i quali non esiste l’obbligo di presentare la prescrizione medica e, come già avvenuto negli ultimi tempi, si promuovono nell’arco dell’anno diverse campagne di prevenzione gratuita, su tutte quella in occasione della Giornata mondiale del diabete.

    Direttore della nuova parafarmacia al Monte sarà il giovane farmacista augustano Sebastiano Limma. “Punteremo sul reparto di veterinaria, la punta di diamante della nuova attività“, ci riferisce. Oltre, ovviamente, ai farmaci da banco, a integratori, a prodotti per omeopatia, ortopedia, fitoterapia, dermocosmesi, prima infanzia, per citare i più richiesti e venduti.

    Sebastiano Limma figura dallo scorso ottobre nel direttivo nazionale, nella qualità di segretario, della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi), il principale sindacato di categoria che rappresenta e tutela i farmacisti titolari e farmacisti collaboratori delle parafarmacie.

    Anche in questa veste, ricorda che “le parafarmacie funzionano, creano nuovi posti di lavoro” e afferma che il punto di forza di tale attività è “il rapporto di fiducia che si riesce a costruire tra il farmacista di una parafarmacia e il cliente, il cittadino, che viene informato e guidato su tutti gli aspetti del prodotto, dai principi attivi alle modalità di somministrazione“.

    INFORMAZIONE PUBBLICITARIA





  • Alimentazione e stile di vita per prevenire le malattie

    Alimentazione e stile di vita per prevenire le malattie

    Alimentazione e stile di vita per prevenire le malattie

    Tra diete e miti da sfatare: “Siamo quello che mangiamo. L’intestino è come un cervello”


    Silvio Nanni, 33 anni, farmacista e biologo nutrizionista. Una scelta, la sua, in direzione di una passione che lo accompagna da sempre: mangiare bene. Perché, spiega in questa intervista che anticipa una rubrica dedicata di volta in volta a temi del settore, “Tutto quello che mangiamo lo trasformiamo in noi stessi”. Dalle intolleranze alle diete dimagranti e al rischio di interazione con i farmaci: il dottor Silvio Nanni anticipa anche i miti da sfatare sulla dieta mediterranea, “a larghissima prevalenza vegetale, con un po’ di pesce e pochissima carne e solo bianca…”.

    “Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei”. Un aforisma, una massima, che Silvio Nanni riuscirebbe a decifrare caso per caso, persona per persona. O meglio: paziente per paziente. Malgrado abbia solo 33 anni, ha già una doppia laurea. La prima in Farmacia, alla Sapienza di Roma. La seconda in Scienze della Nutrizione Umana, conseguita all’università Tor Vergata. Dopo diversi anni divisi fra lo studio, con risultati sorprendenti, la passione per la recitazione, che lo ha portato a calcare palcoscenici famosi e affiancare attori quotati, e il lavoro dietro al bancone della farmacia di famiglia, la strada che ha imboccato è quella della alimentazione. Mangiare bene e in modo da soddisfare non solo il piacere dei sensi ma anche le esigenze della salute, con un occhio ai centimetri: insomma, è biologo nutrizionista.

    Leggo sul suo curriculum che lavora in ben tre studi: uno a Roma, uno a Frascati e uno a Termoli.
    «Mi divido tra il Molise e la città in cui ho studiato e dove ho scelto in parte di restare per esigenze professionali. Trascorro un po’ di tempo in Basso Molise e un po’ di tempo nel Lazio. E va bene così, per ora».

    In sostanza lei studia ed elabora diete dimagranti per le persone?
    «Non solo. Mi occupo dell’alimentazione in senso generale. Dalla classica dieta dimagrante alla dieta per stati patologici particolari fino alla dieta per sportivi. Mi interessa in modo particolare l’interazione tra alimenti e farmaci».

    Ci sono alimenti che possono condizionare l’efficacia di determinati farmaci?
    «Certo, ci sono alimenti come per esempio il succo di pompelmo, il più noto da questo punto di vista, che vanno ad agire su degli enzimi coinvolti nella metabolizzazione del farmaco e possono aumentarne gli effetti collaterali, a cominciare dagli antiaritmici, farmaci per l’ipertensione arteriosa, antibiotici e fluidificanti del sangue. La lista degli alimenti che possono interagire con i farmaci è lunga e possono sia aumentarne che diminuirne l’efficacia. Il rischio, quando non si considera adeguatamente questo aspetto, quindi l’interazione, è di vanificare la terapia o di aumentare gli effetti collaterali».

    Lei è esperto di diete per particolari stati patologici. Mi potrebbe fare un esempio?
    «Per esempio sono specializzato, perché è stato anche oggetto della mia tesi di laurea e me ne sono occupato a lungo e continuo a farlo sistematicamente con gli aggiornamenti, di dieta per donne che hanno avuto il tumore al seno. Ho fatto uno studio personale sulla diminuzione della recidiva del cancro al seno con la dieta e lo stile di vita. Sappiamo che una donna che ha avuto questo tipo di tumore ha una aumentata probabilità di subire una recidiva nell’arco di 10 anni. Un rischio che si abbassa notevolmente con una alimentazione e uno stile di vita adeguati».

    Dottor Nanni, cosa è uno stile di vita? Lei come lo definirebbe?
    «Il complesso di abitudini che mettiamo in pratica tutti i giorni. Da quello che mangiamo a come e quanto riposiamo la notte, dallo sport che pratichiamo o dalla vita sedentaria che facciamo fino al lavoro, se è più o meno stressante. Nello stile di vita si fa rientrare anche la dieta, ma dal mio punto di vista l’uno senza l’altra ha poca efficacia».

    Eppure spesso sentiamo parlare di diete che promettono miracoli in assenza totale di attività fisica. O di persone che dimagriscono senza necessariamente praticare sport o fare una vita, come dice lei, segnata da uno stile migliore…
    «Prima di tutto una premessa: il dimagrimento senza attività fisica è in alcuni casi rischioso. Con determinate diete si può perdere peso, è vero, ma si perdono soprattutto liquidi e massa muscolare, praticamente la stessa dieta che fa il paziente allettato in ospedale e che, come è intuibile, non è una dieta sana. Ne parleremo prossimamente nei vari approfondimenti che Primonumero mi ha invitato a fare a beneficio dei lettori molisani. Intanto qualche indicazione di massima. La dieta deve essere accompagnata da una moderata attività fisica, che può consistere anche in 30 minuti al giorno di passo svelto, non necessariamente sport a livello professionale. Una dieta dimagrante vera va a togliere massa grassa, non certo tessuto muscolare che è la parte del nostro corpo che consuma energia. Posso usare una metafora forse un po’ azzardata?»

    Prego
    «Quando andiamo in macelleria ci rendiamo conto che, a parità di volume, una bella fetta di carne pesa di più di un mucchietto di trippa. Bene, con le diete è la stessa cosa. La bilancia non basta per vedere se si è dimagriti e anzi, è l’ultima cosa. Si può perdere e si perde massa grassa anche aumentando leggermente di peso, perché si va a tonificare il muscolo. Si pensi ad un uomo obeso alto 1.70 m che pesa 100 kg e ad un bodybuilder alto sempre 1.70 m e che pesa sempre 100 kg. Vediamo ad occhio nudo la differenza, ciò che conta è la composizione corporea, da una parte abbiamo molto tessuto adiposo e dall’altra molta massa muscolare anche se il peso è lo stesso: la bilancia può ingannare».

    Lei che tipo di pazienti tratta?
    «Un po’ tutti i tipi, sia donne che vogliono dimagrire dopo una gravidanza o che vogliono dimagrire per togliere svariati chili che uomini che magari dopo i 30 o 35 anni hanno smesso di fare sport ma non hanno smesso di mangiare come quando facevano sport. Tratto poi molto gli sportivi in varie discipline, soprattutto ciclisti e calciatori».

    Esiste una alimentazione diversificata da individuo a individuo, una dieta ideale per ognuno di noi?
    «Arriveremo certamente a una alimentazione completamente personalizzata e personalizzabile, a un tipo di nutrizione che tenga conto del genoma. In realtà adesso questo non è ancora possibile, malgrado si vedano in circolazione test per una alimentazione personalizzata su base genetica. Beh, la verità è che non sono sinceri…».

    Praticamente i test per le intolleranze sono delle truffe?
    «No, non sto dicendo questo, dico che la maggior parte dei test genetici in circolazione non ha una base scientifica solida. Ma facciamoci caso: quando uno fa un test di intolleranza risulta intollerante a tutto, e questo ovviamente non è possibile. Il fatto è che tutti gli alimenti quando arrivano nell’intestino lo infiammano, ma si tratta di una infiammazione controllata e di conseguenza inevitabile. D’altra parte l’intolleranza non dovrebbe fare ingrassare: se una persona è realmente intollerante dimagrisce, come avviene nella celiachia per malassorbimento. La perdita di peso avviene perchè i soggetti, convinti di essere intolleranti, eliminano interi gruppi di alimenti come i latticini (con molti grassi saturi) o i farinacei che apportano molte calorie a porzione. Le intolleranze sono diventate un alibi per non cambiare i propri comportamenti sbagliati».

    Ci sono tuttavia dei test di intolleranza che funzionano?
    «Ci sono, penso a quello del lattosio. O al test genetico per la celiachia, la cui positività è, tra l’altro, una condizione necessaria ma non sufficiente per diagnosticare la malattia. Ripeto, ci sono pochissimi test genetici scientificamente validi per le intolleranze alimentari. E comunque con ogni probabilità la colpa dei chili di troppo non è da imputare a una intolleranza».

    Intolleranze che oggi sembrano aumentate a dismisura. Nella popolazione ci sono sempre più casi di persone che non possono mangiare la pizza, che stanno male ogni volta che mettono in bocca un pezzo di pane…
    «La malattia celiaca è sicuramente in aumento, ma è aumentato soprattutto il numero di diagnosi perché ci si sta molto più attenti e c’è un maggiore controllo e una maggiore consapevolezza.

    D’altra parte l’industria alimentare ha cambiato le farine, aumentando la quantità di glutine nelle stesse perché questo le rende più lavorabili. Tuttavia non esiste una correlazione scientificamente dimostrata tra l’aumento del quantitativo di glutine nelle farine e l’aumento di casi di celiachia. Nel caso del lattosio è un po’ diverso…»

    Cioè?
    «Noi abbiamo un enzima, la lattasi, che va a scindere il lattosio e ci permette di assorbirlo. Quando questo enzima non c’è, perché magari non lo produciamo più, il lattosio resta nell’intestino e causa gonfiore, dissenteria e malessere. La lattasi è un enzima che dipende geneticamente ed è inducibile. In commercio esistono tantissimi integratori a base di lattasi che si prendono quando si vuole mangiare una mozzarella o un latticino, e funzionano bene. L’importante è prendere un tot di compresse in base al quantitativo di latte che si va ad assumere».

    Parleremo in maniera più approfondita anche di questo. Intanto le chiedo: cosa pensa degli integratori?
    «Partendo dal presupposto che in un’alimentazione sana e corretta e in assenza di stati patologici non c’è bisogno di integratori, dico che avendo lavorato diverso tempo in farmacia e parafarmacia sono diventato esperto di fitoterapia, integrazione alimentare e integrazione alimentare per sportivi e per celiaci. In determinati casi gli integratori sono utili, ma diffido dal prenderli in maniera arbitraria e in assenza di un consiglio di un medico o di un nutrizionista».

    Esiste una formula per l’alimentazione ideale?
    «Una dieta sana ed equilibrata resta sempre la dieta mediterranea, sulla quale però ci sono da sfatare parecchi miti. Possiamo accennare a questo, che è una dieta a larghissima prevalenza vegetale, con un po’ di pesce e pochissima carne e solo bianca. Insomma, ventricina bandita!».

    Salumi banditi, formaggi banditi, grassi banditi, tutto quello che di più buono c’è sembra che faccia male… Però così il cibo perde la sua caratteristica di piacere, no?
    «Il cibo è un meraviglioso piacere, ma deve rimanere tale e non deve diventare un killer silenzioso. Bene preferire la qualità rispetto alla quantità, e c’è sempre da dire che se una volta a settimana si fa uno sgarro non è un problema. Il problema è quello che facciamo tutti i giorni».

    Perché secondo lei oggi è così importante l’alimentazione?
    «Perché noi riversiamo nel cibo quello che non sempre riusciamo ad avere a livello di gratificazione. Il cibo è un piacere semplice come il sesso, ma non lo devi chiedere a nessuno: il frigorifero in genere dice sempre sì. Vorrei però riflettere su un dato che è questo: fino a un bel po’ di anni fa una famiglia spendeva la metà del proprio stipendio in cibo. Ora spendiamo un decimo dello stipendio, forse anche meno, perché sono cambiati i consumi e i costumi, certo. Ma c’è anche un discorso di qualità, che ci può portare a scegliere cibo spazzatura pur di avere, faccio un esempio, l’iPhone. E questo non è certo un bene».

    Questo è anche il motivo per cui i molisani sono il popolo più obeso d’Italia, in percentuale?
    «Non credo che in questo caso dipenda solo da una questione di alimenti, quanto da una questione psicologica. Azzardo: il Molise è un posto culturalmente un po’ depresso e il cibo è un riempitivo, potrebbe essere un’ipotesi».

    Prima di iniziare la sua rubrica con consigli e approfondimenti su diversi temi legati all’alimentazione, ci darebbe una dritta su come mangiare meglio?
    «Intanto impariamo a leggere le etichette e i valori nutrizionali di quello che acquistiamo e che portiamo a tavola, informiamoci sempre, ricordiamoci che quando mangiamo trasformiamo il cibo in noi stessi e che l’intestino è il nostro secondo cervello». (mv)

  • “Dieta crash”: funziona, ma attenzione ai danni che può provocare al cuore

    “Dieta crash”: funziona, ma attenzione ai danni che può provocare al cuore

    Molto, se non tutto, è già nel nome: «crash diet». Ovvero una dieta «schianto»: nel senso che può ridurre in maniera drastica le curve del corpo, ma mettere pure a repentaglio il cuore, soprattutto in chi è già sofferente. Questo è quanto hanno dimostrato alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, indagando con la risonanza magnetica la distribuzione del grasso a livello addominale, epatico e cardiaco in 21 persone obese, alle quali per otto settimane è stata fatta seguire una dieta con un introito energetico giornaliero compreso tra 600 e 800 chilocalorie. I controlli sono stati effettuati in tre diversi momenti: all’inizio dello studio, dopo una e otto settimane.

     

    Gli effetti della dieta
    I benefici in termini di riduzione della massa grassa sono apparsi subito evidenti. Già dopo una settimana, infatti, il grasso totale, quello viscerale e quello epatico avevano subìto drastiche riduzioni: rispettivamente del 6, dell’11 e del 42 per cento. Tutto ciò accompagnato da una migliore risposta delle cellule all’insulina (in termini di assorbimento degli zuccheri circolanti nel sangue) e da livelli ridotti (dunque più adeguati) di colesterolo totale, trigliceridi, zuccheri e pressione sanguigna. Risposte che indicano un miglioramento complessivo del profilo metabolico di questi pazienti.

     

    Il problema è che però anche la componente di grasso che avvolge il cuore – e che ha sia funzione energetica sia di cuscinetto – è risultata quasi dimezzata. Un aspetto che è stato associato a una riduzione della funzionalità cardiaca: a partire dalla capacità di pompare il sangue in tutto il corpo attraverso le arterie. Risultati analoghi, ma di minore portata, sono stati osservati allo scadere delle otto settimane.

     

    Cosa può essere accaduto?
    Gli effetti – strutturali e funzionali – sul cuore di una dieta mirata a un rapido dimagrimento non erano mai stati studiati prima. Risulta dunque semplice capire perché in occasione della presentazione dei risultati, avvenuta nel corso del congresso della Società europea di imaging cardiovascolare tenutosi a Barcellona, gli specialisti abbiano predicato a più riprese la massima prudenza. «Diete simili si sono molto diffuse negli ultimi anni – ha spiegato Jennifer Rayner, ricercatrice nel dipartimento di imagin cardiovascolare dell’Università di Oxford.

     

    Quello che abbiamo scoperto può apparire curioso, perché a fronte di un miglioramento del profilo metabolico ci si aspetta una conseguenza analoga anche sul piano cardiovascolare. Invece l’attività generale del cuore è risultata peggiorata già sette giorni dopo l’inizio della dieta.

     

    Questo perché l’improvviso rilascio di grasso dai diversi distretti, necessario per sopperire al ridotto apporto energetico, ha fatto probabilmente sì che il cuore di queste persone lo immagazzinasse, andando così a peggiorare le performance del muscolo». Il tutto ha avuto comunque un carattere transitorio, perché al controllo effettuato dopo otto settimane le performance risultavano migliorate, sebbene comunque ancora inferiori a quelle registrate prima dell’avvio della dieta.

     

    In cosa consiste la dieta «crash»
    Le diete di questo tipo sono basate quasi esclusivamente sul ricorso ai pasti sostitutivi: barrette o bevande. In questo modo si prova a fornire tutti i nutrienti necessari, riducendo però in maniera drastica l’apporto di energia all’organismo. Tant’è che – soprattutto se si ha di fronte un paziente gravemente obeso: con un indice di massa corporea superiore a 40 – non sono sconsigliate in senso lato, perché i benefici in termini di perdita di peso spesso ci sono: anche se poi occorre evitare che nel tempo i chili smaltiti vengano riacquisiti. Alla luce di quanto scoperto, però, estrema cautela deve essere posta nei confronti di chi soffre già di cuore.

    Twitter @fabioditodaro

  • OCSE: OCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA

    Italia fanalino di coda per il grado di giovani occupati, peggio di noi soltanto la Grecia. A confermarlo i dati pubblicati dall’OCSE.

    Contro una media europea che supera il 70%, in Italia i giovani tra i 25 e i 29 anni che hanno un lavoro si fermano al 52,8%, in pratica un giovane su due non lavora. E in Italia l’occupazione giovanile ha risentito in modo particolare della crisi economica: dal 2007 al 2013 la percentuale di occupati sotto i 30 anni è scesa di ben 12 punti.

    Nella classifica stilata dall’OCSE si posizionano, appena sopra il Belpaese, come penultima e terzultima Spagna (58,1%) e Slovacchia (66,9%), mentre il Paese con la maggior percentuale di giovani occupati è l’Olanda (81,7%), seguita da Austria (81,4%) e Giappone (81,2%). Peggio dell’Italia soltanto la Grecia, ma che non è inclusa nelle classifica Ocse.

    Negli anni delle crisi sono più che raddoppiati i giovani NEET in Europa, coloro che, avendo meno di 30 anni, non lavorano e non studiano. Anche in questo settore l’Italia si posiziona nella zona bassa della classifica, con un numero di NEET al 26,09%, sette punti percentuali in più del periodo pre-crisi. Questi giovani si divino in due sottosettori: coloro che abbandonano la scuola troppo presto per aver acquisito le competenze adeguate per entrare nel mondo del lavoro, oppure coloro che raggiungono un alto tasso di scolarizzazione ma che sono considerati troppo costosi da assumere per il datore di lavoro. Un giovane ha la metà delle possibilità di essere assunto rispetto ad un adulto che opera nel suo stesso settore.

    Nel rapporto, l’OCSE sottolinea l’importanza di ridurre gli ostacoli istituzionali all’occupazione giovanile.

    Per ovviare a questo problema, l’Agenzia del lavoro ADHR, ha previsto un ampio piano di assunzioni da attuare entro la fine del 2015. Quindi non vi resta che affrettarvi e inviare i vostri cv.

  • Abiti da sposa – news da Miamastore

    Tutte le nuove tendenze per gli abiti da sposa 2016 che hanno sfilato a New York e Barcellona avevano qualcosa degli abiti da sposa di MiamaStore, l’azienda italiana che propone abiti da sposa economici attraverso il suo e-commerce in tutto il mondo. Dalle passerelle arrivano le nuove collezioni Pronovias, Rosa Clara, Yolan Chris che impongono trasparenze, scolli sulla schiena, pizzo, minimalismo…tutti elementi che già troviamo negi abiti da sposa MiamaStore.

    Nella nuova collezione infatti, i vestiti da sposa hanno scollature illusione di tulle e merletti che completano lo scollo a cuore facendolo diventare uno scollo a barchetta. Maniche corte o lunghe ma tutte di pizzo, cui si aggiungono profonde scollature sulla schiena. Altro must gli abiti da sposa con effetto tatuaggio di pizzo sulla pelle.

    Gli abiti da sposa economici di MiamaStore si riconfermano i più attenti alle nuove tendenze della moda sposa, garantendo buona qualità e una serie di servizi che rendono felice ogni sposa. Ad esempio la possibilità di creare un abito da sposa su misura, adattandolo alle personali forme del corpo oppure inserendo dettagli unici in base ai propri gusti.

    Senza contare tutti gli accesori che mette a disposizione come veli, velette, coprispalle, accessori per capelli e scarpe sposa. Veli corti, veli lunghi, doppio strato, con merletti, in tulle, con bordo in raso o semplici. Anche le scarpe da donna online sono facili da acquistare: decollete pizzo, decollete sposa, sandali con plateau, sandali con strass, ballerine e scarpe cerimonia economiche.

  • GIIR DI MONT IN VETRINA, A LUGLIO SKYRUNNING IMPERDIBILE A PREMANA

    Presentata ieri la 23.a edizione del Giir di Mont di Premana (LC)

    Il saluto delle autorità e degli organizzatori

    Evento inserito nel circuito La Sportiva Mountain Running Cup

    Novità 2015: una settimana piena di eventi di contorno

    Il Giir di Mont 2015 è stato presentato ieri a stampa e sponsor nella bella location dell’Agriturismo La Fiorida di Mantello (SO) e domenica 26 luglio Premana e le montagne lecchesi accoglieranno runners di tutto il mondo per la XXIII edizione della manifestazione. Il Giir di Mont, valido come Trofeo Banca della Valsassina, torna con il percorso di 32 km e 2400 metri di dislivello fra i 12 alpeggi di Premana e l’ascesa alla Bocchetta di Larec, a 2063 metri di quota, a fare da piatto forte all’evento organizzato dall’As Premana e inserito nel celebre circuito La Sportiva Mountain Running Cup.

    Nel vernissage di ieri il primo ad intervenire è stato proprio il neopresidente dell’AS Premana, Massimo Sanelli, che dopo aver presentato le numerose attività del sodalizio lecchese ha riservato parole d’elogio per il team organizzatore del Giir di Mont. “Questa gara è il fiore all’occhiello della nostra associazione. Io entro in punta di piedi, ma con grande entusiasmo in un team collaudato con ambizioni grandi e che riesce sempre a dare lustro a Premana”.

    Il sindaco di Premana, Nicola Fazzini, ha poi elogiato lo stretto legame fra la comunità premanese e il Giir di Mont: “Uno dei nostri punti di forza è il volontariato. La nostra gente ha un forte attaccamento agli eventi come il Giir di Mont e in ogni occasione tutti coloro che ci vengono a trovare sono soddisfatti della qualità dei servizi e dell’accoglienza di Premana. Quest’anno, poi, mi piace pensare che sui sentieri in cui un secolo fa si lottava durante la Prima Guerra Mondiale ora si svolge una battaglia pacifica, che aggrega atleti di tutto il mondo nel segno dell’amore per lo sport e del divertimento”.

    Stefano Gianola, presidente dell’Agenzia di Sviluppo Turistico Alta Valsassina, ha presentato questo nuovo ente che intende promuovere l’immagine del territorio di Premana supportando tutti i maggiori eventi della valle, Giir di Mont incluso. Dopo quest’intervento è stato proiettato il video breve ma molto emozionante realizzato da Stefano Tagliaferri e Angelo Guarracino, per poi passare alla descrizione dei tracciati del Giir di Mont di 32 km e della variante Mini SkyRace di 20 km e 1110 metri di dislivello, valida anche come Trofeo Pro Loco Premana. Sempre a proposito di percorsi sono intervenuti anche Giovanni Tacchini e Stefano Butti, runners del Team Crazy Idea, che hanno ribadito quanto sia forte il calore del pubblico e unica l’atmosfera che si respira alla gara di Premana.

    La serata si è conclusa con le parole di Filippo Fazzini, coordinatore del comitato Giir di Mont, che ha voluto ricordare la figura di Darietto Busi, presidente della Fisky scomparso di recente: “Il tifoso per eccellenza che purtroppo mancherà al Giir di Mont”. Fazzini si è poi soffermato sulla crescita e sull’importanza dell’evento. “La gara riesce sempre a rendere al meglio, indipendentemente dalla collocazione in calendario. I nostri numeri sono sempre più importanti, al limite della capienza di Premana, per cui stiamo lavorando per migliorare la qualità dei servizi per tutti i partecipanti e dare ancor più risalto mediatico all’evento, con la diretta su Rai Sport che garantirà una vetrina perfetta a Premana e a tutti i nostri sponsor”.

    Fazzini, infine, ha sottolineato con orgoglio che i team La Sportiva, Salomon Italia, Valetudo e Crazy Idea hanno già dichiarato il proprio interesse per la gara di Premana e la starting list sarà di tutto rispetto, evidenziando poi l’impegno solidale del “Giir” al fianco di Telethon nell’ambito del progetto “Walk of Life”.

    Last but not least, Fazzini ha illustrato la grande novità 2015, vale a dire l’introduzione di tanti eventi di contorno durante la settimana di gara: si comincerà giovedì 23 luglio con l’incontro “Sport senza barriere” e la presentazione del libro “Sempre in piedi” di Nicola Codega, mentre venerdì 24 toccherà alla serata di alpinismo “Sport e Montagna”, un viaggio attraverso le imprese del forte alpinista bergamasco Simone Moro.

    Le iscrizioni al Giir di Mont sono aperte e per tutti i dettagli basta fare riferimento al sito ufficiale www.giirdimont.it, senza dimenticare la pagina Facebook della gara di Premana che dà ora appuntamento al 26 luglio.

  • JOBS ACT: I PRIMI NUMERI

    Dal 7 marzo è ufficialmente operativo in Italia il Jobs Act e per questo i dati rilasciati dal ministero del Lavoro sulle attivazioni di nuovi contratti (e cessazioni dei vecchi) erano particolarmente attesi: da questi numeri si può capire, finalmente e per la prima volta, se la riforma del lavoro firmata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti funziona oppure no.

    Ed ecco la risposta: a marzo le attivazioni di nuovi contratti di lavoro sono state 641.572 mentre i contratti cessati sono stati 549.273 con un saldo positivo di 92.299.

    Ad aprile le attivazioni nel complesso di nuovi contratti di lavoro sono state 756.926, circa 210.000 in più rispetto alle cessazioni registrate nel periodo (546.382). Il dato diffuso dal Ministero del Lavoro è in linea con quello registrato ad aprile 2014 (+203.000) ma con un saldo migliore per i contratti a tempo indeterminato (+48.000 a fronte di -6.000).

    L’andamento dei contratti a tempo indeterminato tiene conto sia degli sgravi contributivi previsti per le aziende che assumono con questa tipologia per tutto il 2015 sia dell’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs act sul contratto a tutele crescenti (7 marzo). Aprile è il primo mese completo nel quale i nuovi assunti hanno le nuove regole sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

    Le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato aumentano del 52% rispetto a quelle fatte ad aprile 2014 e rappresentano il 22,7% delle assunzioni del mese (erano il 15,7% ad aprile 2014). Le cessazioni di contratti a tempo indeterminato ad aprile 2015 sono il 22,5% del totale (il 23,1% ad aprile 2014). Quest’anno rispetto ad aprile 2014 rimangono sostanzialmente stabili i nuovi contratti a tempo determinato (475.273 contro 476.053) mentre diminuiscono le attivazioni di contratti di apprendistato (18.443 contro 24.335 con un -24,2%) e quelle delle collaborazioni (38.632 contro 47.946 con un -19,4%).

    Ancora più significativo è il dato sul numero di contratti a tempo determinato che sono stati trasformati in contratti a tempo indeterminato: si tratta di 40.034 persone che da “precarie” si sono trasformate in assunte e sono quasi il doppio rispetto alle 22.116 dello stesso periodo dell’anno scorso.

    Seguendo questo trend crescente, una delle più importanti Agenzie del Lavoro, ADHR ha previsto un vasto piano di assunzioni da attuare entro il 31 dicembre 2015. Ci sono ben 600 assunzioni in vista nei più svariati settori. Non vi resta che affrettarvi a candidarvi.

  • ORO Caffè in azione sul set del film “Un Bacio”

    La friulana ORO Caffè, torrefazione con oltre trent’anni di storia, prima in Italia ad importare il pregiato caffè equosolidale Doi Chaang e tra i soci fondatori del Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale, è partner del nuovo film scritto e diretto da Ivan Cotroneo “Un Bacio” , le cui riprese si stanno svolgendo in questi giorni a Udine e dintorni. Il caffè friulano, oltre ad essere gustato da tutto lo staff, regia e attori del film nei momenti di pausa, sarà anche presente nel film con una scena di placement.

    ORO Caffè, torrefazione friulana specializzata nella selezione, tostatura e miscelatura dei migliori caffè del mondo, prima in Italia ad importare il pregiato caffè equosolidale Doi Chaang e tra i soci fondatori del Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale, è tra le aziende partner del film “Un Bacio” di Ivan Cotroneo.
    Il caffè friulano, infatti, sarà presente con una scena di placement nel film, le cui riprese si stanno svolgendo in questi giorni a Udine e dintorni: “Abbiamo accolto con grande entusiasmo la proposta di essere partner di ‘Un Bacio’ sia per quanto riguarda la fornitura di capsule a marchio ORO Caffè per la pausa tra una ripresa e l’altra, sia per mettere a disposizione i nostri prodotti per il film.” – afferma Chiara De Nipoti, Presidente del C.d.A. di ORO Caffè, che continua – “Da sempre siamo attivi a favore delle giovani generazioni, ospitiamo in azienda tanti studenti, provenienti sia da istituti tecnici che da scuole professionali, e ci impegniamo ad aiutarli nella loro formazione. Per questo abbiamo deciso di sostenere questo film, che vuole dare voce delle nuove generazioni di oggi, affrontando importanti tematiche legate al periodo dell’adolescenza.”
    ORO Caffè, inoltre, ha messo a disposizione la sua miglior selezione di capsule di caffè, the e infusi, direttamente prodotti nello stabilimento di Tavagnacco, per offrire momenti di pausa a tutto lo staff, regia e attori.
    “Un Bacio” è un film sull’adolescenza, sulle prime volte, sulla ricerca della felicità. Ma anche sul bullismo e sull’omofobia. Sui modelli e sugli schemi che ci impediscono, e che impediscono soprattutto ai ragazzi, di essere felici, di trovare la strada della loro singola, particolare, personale felicità.
    “Un Bacio” è prodotto da Indigo Film, Titanus, Lucky Red e Rai Cinema con la collaborazione della Film Commission del Friuli Venezia Giulia e verrà distribuito da Lucky Red nel 2016.
    Per vedere sul grande schermo le scene in cui compare il marchio friulano bisognerà attendere il prossimo anno, ma fino a quel momento, sarà possibile comunque vedere qualche anticipazione sulla pagina Facebook di ORO Caffè https://www.facebook.com/espressoorocaffe

    ORO Caffè – www.orocaffe.com
    ORO Caffè, che fonda le sue radici come marchio nel 1972, grazie allo spirito imprenditoriale di Chiara e Stefano Toppano diventa nel 1987 un’azienda specializzata nella selezione, tostatura e miscelatura dei migliori caffè del mondo. Nella sede di 2.400 metri quadri situata a Tavagnacco (UD), ORO Caffè utilizza caffè di famiglia Arabica, provenienti da America Centrale, Sudamerica e Africa, e caffè di varietà Robusta, provenienti da India e Vietnam, per una produzione massima giornaliera che può arrivare fino a 6 mila chilogrammi di caffè, in grani o macinato. ORO Caffè è anche produttore di un sistema chiuso di capsule per caffè espresso.
    Sposando per prima in Europa il progetto “Beyond Fair Trade”, ORO Caffè inizia dal 2014 ad integrare nelle sue pregiate miscele il caffè thailandese Doi Chaang, un esclusivo 100% arabica, biologico ed equosolidale. Oggi ORO Caffè è gustato in oltre mille locali in Italia ed è già presente all’estero in Germania, Olanda, Gran Bretagna, USA, tutti i paesi dell’Est Europa, Russia, Emirati Arabi, Cina e Malesia.
    Nel 2014 l’azienda ha inaugurato la sua prima filiale estera a Toronto (Canada) ed è socio fondatore del “Consorzio di tutela del caffè espresso Italiano tradizionale”.

    Per ulteriori info:
    BLU WOM
    www.bluwom.com | Udine – Milano Tel. 0432 886638
    Resp.Ufficio stampa: Laura Elia [email protected]