Tag: restauro mobili antichi

  • Tarli del legno: quando la loro presenza può diventare letale per l’uomo

    Abbiamo spesso sottolineato quanto sia estremamente pericolosa la presenza dei parassiti del legno all’interno delle strutture lignee come travi, soffitti ecc a causa della loro azione di indebolimento. E quando affermiamo che la loro presenza rappresenta un pericolo concreto per la stessa vita dell’uomo non diciamo un’assurdità.

    Quanto accaduto alcuni mesi fa in una chiesa nelle Filippine ne è la più ampia dimostrazione. Il crollo di una balconata durante il mercoledì delle ceneri a San Jose del Monte ha trasformato una funzione religiosa molto sentita in una tragedia umana con un bilancio di 1 morto e 53 feriti.

    La balconata, costruita appena 30 anni fa, era interamente infestata da termiti che ne hanno indebolito la struttura nel corso del tempo ed è precipitata sui fedeli ammassati nella navata della chiesa.

    Un’azione divoratrice lenta, quella delle termiti, che ha letteralmente svuotato la struttura al suo interno provocandone il crollo inevitabile. Un’attenta analisi della stessa con un adeguato e tempestivo trattamento antitarlo avrebbe sicuramente evitato questa tragedia.

  • Tarli del legno: i saproxilici, i coleotteri che vivono sotto la corteccia

    Ci sono predatori del legno che dimorano all’interno di case, chiese e monumenti mettendo a repentaglio strutture, mobilio ed opere d’arte per i quali la soluzione più efficace è un adeguato trattamento antitarlo; e ci sono parassiti del legno in grado di fornirci indicazioni importanti circa lo stato di salute di boschi e foreste. Quest’ultimi prendono il nome di “coleotteri saproxilici”, ovvero piccoli organismi che, per almeno una parte del loro ciclo di vita, sono fortemente legati al legno morto e svolgono un ruolo fondamentale per il funzionamento dell’intero ecosistema.

    Il motivo è presto detto: la loro presenza al di sotto delle cortecce degli alberi delle foreste consente agli scienziati di conoscere i mutamenti a cui le stesse sono sottoposte, non solo a causa dei cambiamenti climatici ma anche per opera dell’uomo.

    Ma quando si parla di saproxilici non si fa riferimento solo ai coleotteri, sebbene questi ne costituiscano la maggioranza, ma anche a una variegata diversità di organismi come funghi, batteri, artropodi e invertebrati.

  • Velletri, i tarli del legno dichiarano “guerra” al Palazzo di Città

    Quello che sta andando in scena al Palazzo dei Priori, sede del comune della città di Velletri, può essere paragonata ad una vera azione bellica da parte di una particolare specie di tarlo del legno, che sta mettendo a rischio parti in legno della struttura nonché il patrimonio mobiliare dall’enorme valore storico-culturale.

    Questo edificio, infatti, risale agli inizi del ‘500 e, seppur ricostruito nel 1956 a seguito dei bombardamenti alleati, conserva molti elementi di natura architettonica risalenti a quell’epoca. Responsabili della situazione, secondo gli esperti, sono colonie di xilofagei di tipo Hylotrupes Bajalus (noto come capricorno delle case), la cui azione divoratrice sta provocando il degrado di qualsiasi materiale ligneo presente all’interno dell’edificio come travi, boiserie e controsoffitti, ma anche mobili e manufatti.

    Un enorme danno che, oltre al prezioso patrimonio storico arrivato sino ai giorni nostri, mette a rischio l’incolumità stessa del personale e delle figure istituzionali del comune. L’amministrazione comunale, pertanto, è prontamente corsa ai ripari ricorrendo ad un trattamento antitarlo ad hoc in grado di arrestare un focolaio senza precedenti da parte degli infestanti del legno.

  • Coleoteri: dall’Etna una nuova specie allo studio degli esperti

    Scoperta nella cavità delle grotte vulcaniche dell’Etna, in Sicilia, una nuova specie di coleottero potenzialmente nemico del legno: si chiama Bryaxis Aetnensis e appartiene alla famiglia degli Staphylinidae.

    Di piccole dimensioni e di forma allungata e con ali molto corte, la sua scoperta è stata possibile soprattutto grazie alla collaborazione tra le Università di Torino e Catania. Un esemplare che potrebbe essere un nemico concreto del legno e, pertanto, obiettivo del trattamento antitarlo, considerata la sua capacità di colonizzare diverse tipologie di substrati e di adattarsi nelle profondità delle grotte.

    Sono queste, infatti, a rappresentare una zona dove questo piccolo insetto riesce a trovare condizioni microclimatiche che esaltano le sue capacità adattive.

  • Funghi parassiti: le cause del decadimento non riguardano solo il legno

    Dal degrado del legno a quello della plastica il passo è breve: solo che in quest’ultimo caso si ottengono solo benefici e non danni. Se da un alto i funghi del legno portano a un lento ed inesauribile consumo di questo materiale con l’inevitabile ricorso a tecniche di disinfestazione tarli, dall’altro la natura ci fa scoprire dei funghi da cui potrebbe arrivare un grosso contributo al problema smaltimento della plastica.

    Ebbene, dallo Sri Lanka un gruppo di biologi ha scoperto che alcuni funghi in grado di abbattere la lignina degli alberi, un forte polimero naturale, sono capaci anche di degradare un potente polimero artificiale come il polietilene.

    Ciò è stato possibile grazie ad un esperimento, ovvero mettendo fogli di plastica in bicchieri con funghi e plastica e legno in altri, mantenendoli a una temperatura di 30° C per 45 giorni. Successivamente, i ricercatori hanno scoperto che quando i funghi decompongono il legno, la lignina si trasforma in anidride carbonica, la quale liberandosi nell’aria ne alleggerisce il peso. In tal modo, sono arrivati alla conclusione che tutti i tipi di funghi, mediante questo meccanismo, decomponevano il foglio di plastica.

  • Ripristino patrimonio artistico: la Fotocamera Fluorescente

    Il ripristino delle opere d’arte degradate dai tarli del legno richiede certamente capacità, competenze e passione dei restauratori, ma in un’epoca caratterizzata dall’intelligenza artificiale il contributo che arriva dalla ricerca e innovazione non può passare in secondo piano.

    Uno degli strumenti all’avanguardia in tal senso prende il nome di Fotocamera Fluorescente. Sviluppata da un team del Dipartimento di Fisica del King’s College di Londra, questa innovazione è in grado di identificare facilmente vecchie vernici e materiali grazie alla tecnica FLIM (Macroscopic Fluorescence Lifetime Imaging) e ai suoi 25 mila pixel sensibili ai fotoni. Grazie ad essa, i restauratori avranno la possibilità di confrontare la fluorescenza della vernice con altri componenti presenti in un dipinto.

    Quella della Fotocamera Fluorescente si presenta insomma come una tecnologia più avanzata rispetto a quella UV, già impiegata anche nella diagnostica nel campo del trattamento antitarlo, ma soprattutto più economica rispetto a quest’ultima in grado di garantire precisione nell’individuazione delle componenti da trattare.

  • Opere d’erte e restauro: in Sicilia nasce una sinergia tra studenti e restauratori

    La conservazione nel tempo delle opere d’arte e la loro difesa dai parassiti come i tarli del legno passano anche da forme di collaborazione di tutti gli addetti ai lavori del settore. Modello di cooperazione e sviluppo in tal senso è quello nato in Sicilia tra il “Centro Regionale progettazione e Restauro” e l’Accademia delle Belle Arti di Palermo, con l’obiettivo di condividere competenze e beni strumentali al fine della manutenzione, conservazione preventiva e restauro delle opere d’arte.

    L’intesa raggiunta rappresenta una grande opportunità per gli studenti, ai quali verrà concessa la possibilità di formarsi grazie al contributo del Centro Regionale, partecipando alle attività di restauro e imparando al tempo stesso ad utilizzare strumentazioni avanzate come ad esempio quelle che si basano sulla tecnologia del trattamento antitarlo a microonde per le strutture lignee.

    Oltre a quest’ultime, interessati dal progetto sono beni culturali come dipinti su supporto ligneo e tessile, arredi e materiali sintetici assemblati.

  • Opere d’arte religiose: in Toscana un bando per difenderle dai tarli del legno

    Che si tratti di mobili domestici o opere di rilevanza storico-artistica, i tarli del legno non si fermano al cospetto di questo prezioso materiale. E quando ad essere sotto attacco sono quadri e sculture di carattere religioso, il danno assume anche una connotazione culturale.

    Lo sanno bene in Toscana dove la Fondazione CR Firenze ha lanciato il bando “Restauro dei beni mobili diocesani “per interventi di restauro e manutenzione di arredi e beni mobili di interesse storico-artistico degli enti diocesani delle provincie di Firenze, Arezzo e Grosseto. Il finanziamento complessivo ammonta a 300 mila euro e ogni progetto selezionato beneficerà di un contributo a fondo perduto compreso tra 5 mila e 30 mila euro per un massimo dell’80% del costo totale del progetto.

    Gli interventi di riqualificazione riguarderanno l’immenso patrimonio artistico-religioso del territorio: dagli arredi agli affreschi, dai paramenti religiosi ai libri, fino ai preziosi articoli di oreficeria. Ma, soprattutto, quella costituita da sculture e opere in legno per i quali sarà riservato sicuramente un trattamento antitarlo a microonde.

  • Insetti del legno: l’invasione del Bostrico Tipografo

    Tra le numerose specie di coleotteri in grado di procurare ingenti danni al legno, ce n’è uno in particolare che sta mettendo a dura prova le piante dell’arco alpino, per il quale non è semplice individuare un trattamento antitarlo mirato: il Bostrico Tipografo.

    A seguito dell’ormai nota tempesta Vaia che dimezzato le foreste del posto e della conseguente siccità, questo parassita si è preso la scena determinando la morte degli alberi. Il clima asciutto, infatti, gli ha permesso di colpire alberi come abeti rossi, larice, abete bianco e pino silvestre esattamente nello stesso modo in cui un tarlo agisce sul legno delle nostre abitazioni, ovvero infilandosi sotto la corteccia e scavalcando gallerie che interrompono la circolazione della linfa.

    A sollevare il problema la stessa Coldiretti, che sottolinea l’importanza di difendere l’intero ecosistema forestale insieme all’intera biodiversità, oltre allo stesso export commerciale del legno.

    Insomma, alla stregua di un processo di disinfestazione tarli per le travi di un soffitto, Coldiretti ritiene prioritario un programma di eradicazione del Tipografo e di ripristino dell’ecosistema con un intervento tempestivo delle istituzioni locali e nazionali.

  • Restauro opere d’arte: è corsa contro il tempo per salvare un’opera del Botticelli

    Ancora una volta il patrimonio artistico italiano è a rischio degrado a causa dei tarli del legno. Ad essere sotto attacco, infatti, è un’opera di valore inestimabile del Botticelli, più precisamente “La Madonna adorante il bambino con San Giovannino”, nota anche con il nome “Tondo di Botticelli”.

    Conservata nei Musei Civici di Palazzo Farnese a Piacenza, essa risale al periodo tra il 1475 e il 1480, quindi in pieno Rinascimento. L’azione devastatrice dei tarli ha spinto l’amministrazione comunale piacentina a correre immediatamente ai ripari, perché gli insetti xilofagi non hanno perso tempo, danneggiando prima la cornice intagliata e costruita con la sovrapposizione di segmenti di legno di pioppo, e puntando poi ad attaccare il dipinto stesso.

    Per questo, il comune di Piacenza ha deciso di commissionare un intervento preventivo di disinfestazione tarli urgente su entrambi i componenti di quest’opera che, ripetiamo, ha un valore inestimabile tra quelle dei tondi dipinti.

  • Nuoro: al teatro “Tribu” entra in scena il trattamento antitarlo

    Un intero teatro cittadino messo in serio pericolo dai tarli del legno. Stiamo parlando del Teatro Tribu della città di Nuoro, un luogo di cultura, certo, ma anche un importante punto di riferimento per l’intera città sarda e i suoi abitanti.

    Questo teatro, infatti, conta quasi 200 anni di storia ed è noto soprattutto per il fatto di custodire al suo interno le opere di Francesco Ciusa, noto scultore italiano di inizio ‘900. Un edificio caratterizzato anche dalla presenza di una magnifica copertura in legno bella da ammirare: un aspetto architettonico di notevole prestigio, il quale però è costretto da tempo a fare i conti con la minaccia dei tarli.

    Proprio la loro azione erosiva, infatti, ha messo a serio repentaglio anche i suoi infissi e le stesse opere del Ciusa. Per queste ragioni, l’amministrazione nuorese ha deciso di non perder ulteriore tempo finanziando un progetto di conservazione e restauro della struttura di 200 mila euro, che prevede l’utilizzo dell’unica arma efficace contro i parassiti del legno: un trattamento antitarlo a microonde basato su una temperatura non inferiore a 54°.

  • Tarli del legno: per il Ponte Vecchio in arrivo il restyling

    Abbiamo spesso sottolineato quanto sia di vitale importanza un intervento di disinfestazione tarli per la riqualificazione di opere d’arte, nonché delle strutture lignee di importanti chiese ed edifici storici. Ed è esattamente quello previsto per uno dei monumenti più conosciuti e visitati al mondo, ovvero il Ponte Vecchio di Firenze.

    Esposto per secoli all’impeto del fiume Arno e degli agenti atmosferici, Ponte Vecchio richiede per questo una restaurazione nonostante la sua stabilità non sia affatto in discussione. Per farlo, ci si sta avvalendo di una piattaforma galleggiante caratterizzata dai ponteggi e ben ormeggiata grazie a due cubi di calcestruzzo, necessaria per i rilievi, il monitoraggio e il prelievo dei campioni dei materiali per la progettazione del restauro.

    Successivamente, si passerà al restauro vero e proprio, ovvero sull’umidità presente sull’intero monumento, sulla vegetazione infestante (alghe e licheni) e soprattutto su quelle parti in legno che risultano essere completamente degradate, in particolare i puntoni, e cioè i componenti strutturali che sorreggono le famose botteghe del Ponte Vecchio, ai quali sarà destinato un trattamento antitarlo ad hoc.

  • Mangiatori del legno: in Oceania riappare scarafaggio dopo 80 anni

    Per 80 anni dimenticato dagli esperti del trattamento tarli al punto da essere dichiarato estinto e invece, dopo un lunghissimo tempo, è sorprendentemente riapparso. Stiamo parlando di una specie di mangiatore del legno ritrovata dai ricercatori dell’Università di Sidney nell’isola di Lord Howe nel Mar di Tasman, tra l’Australia e la Nuova Zelanda, denominata “Panesthia Iata”.

    Si tratta di uno scarafaggio che si nutre di legno e dalle dimensioni considerevoli, autoctono del posto e sopravvissuto per tutto questo tempo. Creduto estinto a causa dell’introduzione nell’isola dei ratti delle navi avvenuta nel 1918, questo insetto sarebbe certamente un bersaglio per la disinfestazione tarli, ma al tempo stesso fondamentale per l’ecosistema dell’isola essendo riciclatore di cibo: una caratteristica che accelera la decomposizione dei vecchi tronchi e fornisce cibo per altre biodiversità.

    Una peculiarità che ha subito anche modificazioni in tutto questo arco di tempo, nel senso che il Panesthia Iata si è evoluto mostrando di saper sopravvivere anche tra le rocce.

  • Coraebus Undatus: il killer delle querce da sughero

    Conosciutissimo per le sue peculiarità naturali, il sughero è da sempre un materiale versatile impiegato in diversi settori, da quello vinicolo a quello calzaturiero alla bioedilizia. Eppure, in quanto appartenente alla grande famiglia del legno, anch’esso richiede particolari trattamenti di conservazione alla stregua di una disinfestazione tarli.

    A mettere a serio rischio la sua integrità è infatti il Coraebus Undatus, un piccolo coleottero che scava cunicoli nella sua corteccia in grado di deprezzarne del 75% il suo valore di mercato. Appartenente alla famiglia dei Buprestidi, questo parassita, noto anche come Corebo delle querce, è lungo da 10 a 16 mm e ha una forma ellittica. Dal colore verde dorato brillante e riflessi bluastri, esso può vivere in età adulta per settimane nascosto nelle fessure della corteccia.

    Le larve, lunghe e appiattite e con mandibole visibili, si nutrono invece dello strato di sughero più vivo, scavando gallerie lunghe fino a 2 metri durante le loro fasi vitali all’interno del legno.

    Una problematica che comporta una grave perdita economica per l’intera filiera del sughero. Per questo motivo, si sta pensando a interventi specifici e mirati, una sorta di trattamento antitarlo per questa pianta, ovvero un trattamento termico mediante tecniche di bollitura in loco, la cui applicazione è soggetta tuttavia alle decisioni politiche.

  • Funghi del legno: in Olanda a rischio crollo un milione di case

    Se i tarli del legno vengono spesso identificati come la principale minaccia per la stabilità delle strutture lignee, i funghi non possono certo essere considerati da meno. Se ne sono accorti e non poco in Olanda, dove la siccità senza precedenti di questa estate ha messo in evidenzia un problema dalla portata catastrofica.

    Partiamo dal presupposto che un numero consistente di edifici in questo Paese ha fondamenta in legno. La forte siccità ha di fatto abbassato il livello delle acque sotterranee, lasciando i pali sottostanti scoperti e favorendo la proliferazione dei funghi. Risultato: fondamenta che hanno cominciato a marcire e conseguente principio di affondamento.

    Il campanello d’allarme si è registrato al celebre Rijksmuseum, anch’esso fondato su travi di legno, dove un’equipe di ingegneri ha notato che l’edificio stava affondando di 15 cm su un lato. Alla stessa maniera dei tarli del legno i funghi, che hanno bisogno di ossigeno per sopravvivere, hanno mangiato letteralmente il legno sottostante. E lo stesso problema interesserebbe anche un milione di case costruite con questo sistema in tutti i Paesi Bassi.

    Un fenomeno questo utile a ricordare che un trattamento antitarlo professionale è l’unico viatico per salvaguardare travi e tetti delle nostre case colpite da umidità e marcescenza.

  • Tarli e parassiti: non è solo il legno il “cibo preferito”

    In natura abbiamo imparato a conoscere parassiti e tarli del legno che si nutrono principalmente di questo pregiato materiale, eppure le scoperte scientifiche sono sempre pronte a stupirci. Una delle tematiche più serie e importanti in ambientale è lo smaltimento della plastica, un materiale non biodegradabile ed estremamente dannoso per l’ecosistema e la vita delle biodiversità.

    Dall’Università di Queensland in Australia alcuni ricercatori hanno dimostrato l’esistenza di larve in grado di cibarsi di polistirolo. Si tratta delle larve del coleottero Zophobas Morio, i cui enzimi intestinali sono effettivamente in grado di scomporre la plastica digerendola. Gli studiosi hanno diviso in tre gruppi 135 esemplari, alimentandone due rispettivamente con grano e polistirolo e lasciandone il terzo a digiuno.

    Il risultato è stato che le larve alimentate con il grano hanno raddoppiato il loro peso (nove su dieci si sono trasformati in coleotteri), quelle invece alimentate con polistirolo hanno sì aumentato il proprio peso ma solo due terzi sono diventati coleotteri. Risultato? La plastica è riuscita a garantire loro crescita e sviluppo. Il compito in futuro sarà quello di capire quali microorganismi si nascondono nell’intestino delle larve in grado di smaltire la plastica.

    In sostanza, per dei coleotteri che rendono purtroppo necessario un trattamento antitarlo ne potrebbero esistere altri con la vitale missione di ripulire il nostro pianeta dalla plastica.

  • Acari del legno: un’insidia per l’uomo anche al ristorante

    Difficile pensare di svegliarsi con una forte dermatite dopo aver cenato la sera prima in un ristorante rinomato e di pensare quanto sia importante in alcuni casi un trattamento antitarlo per la propria salute. Ebbene, è proprio quanto accaduto in un noto ristorante di Bassano ubicato in un palazzo storico del centro.

    Un disagio provato non solo dai clienti ma anche dagli stessi dipendenti. Se in un primo momento è stato facile ipotizzare che si trattasse di cibo alterato ingerito, successive ed accurate indagini sono riuscite a dimostrare la diversa natura dell’origine del fenomeno: appunto, gli acari del legno.

    La causa, infatti, è stata individuata nell’ultimo appartamento del palazzo dove si trova il ristorante, alle prese con dei lavori di ristrutturazione, e in particolare nel legno di rivestimento risalente alla fine dell’800. Materiale che, una volta dismesso, ha consentito la fuga degli acari verso gli altri piani dell’edificio, compreso il ristorante.

    Il contatto con le secrezioni emesse dai tarli con la pelle di clienti e lavoratori ha, di conseguenza, provocato la forte dermatite allergica. Sorpresi e allo stesso tempo sconcertati, i proprietari del locale hanno tempestivamente eseguito un intervento di disinfestazione tarli.

  • Estate e legno in veranda: cosa sono le cimici rosso e nere

    D’estate è piacevole godersi le belle giornate in giardino, ma l’allarme insetti è sempre dietro l’angolo: tra zanzare, api e altri parassiti non si può stare certo tranquilli. Tra essi, vi è uno in particolare per il quale non sono pochi a chiedersi se fosse necessario un intervento disinfestazione tarli.

    Parliamo della cimice rosso e nera, conosciuta con il termine “carabiniere”, ben visibile nei nostri giardini, balconi e muri di casa, ma soprattutto facilmente confondibile con le coccinelle. La sua caratteristica di muoversi in branco, oltre al fatto di albergare su numerose tipologie di alberi, lascia più di una perplessità sul fatto che possa essere dannosa per il legno delle nostre case.

    Ebbene, la cimice rosso e nera è assolutamente innocua per l’uomo e le sue abitazioni, al contrario, svolge un ruolo davvero importante di riciclo. Essa, infatti, si nutre di linfa delle piante senza però danneggiarle, ma soprattutto di fiori caduti e insetti morti. Altra peculiarità vantaggiosa per l’uomo è quella di tenere lontane le zanzare grazie al suo odore.

    Insomma, quando notiamo questo piccolo insetto non solo dobbiamo scongiurare l’utilizzo di qualsiasi trattamento antitarlo, ma ci conviene ricordare i benefici che esso è in grado di darci.

  • Parquet storici: la norma UNI 11161 per il restauro

    Scegliere un parquet come pavimentazione da interni è sempre un’opzione azzeccata dal punto di vista estetico e dell’efficienza energetica, ma il tempo può lasciare inevitabilmente segni che non dipendono esclusivamente dall’usura o dai temibili tarli del legno.

    Immaginiamo, ad esempio, un pavimento storico in legno, considerato a tutti gli effetti un bene di interesse culturale, per cui una manutenzione costante è importante nel caso si rendesse necessario preservarne il valore storico e culturale. Esiste, a tal proposito, la norma UNI 11161 intitolata “Manufatti lignei – Linee guida per la conservazione, manutenzione e restauro”, che indica i requisiti essenziali da seguire per il raggiungimento dell’obiettivo.

    Dalla documentazione storica indicante la cronistoria del pavimento all’identificazione della specie legnosa di cui è fatto il materiale, alle modalità di esecuzione dell’intervento di recupero, questa norma si concentra soprattutto sull’importanza della diagnosi dello stato del pavimento, al fine di verificarne un’eventuale deterioramento biologico.

    Secondo la UNI 11161, infatti, a scaturirlo può essere un attacco fungino quando il livello di umidità è superiore al 20%. Non possono mancare, ovviamente, gli insetti xilofagi in grado di attaccare il legno anche in condizioni asciutte (ad esempio l’Anobium Puntactum o lo Xestobium Rufovillosum), ma la causa potrebbe anche essere di tipo abiotico.

    Anche in questo caso è evidente, insomma, che un intervento di recupero e restauro di un parquet storico passi inevitabilmente da un trattamento antitarlo a microonde.

  • Disinfestazione travi in legno: è possibile accedere al Superbonus 110%

    Il Superbonus 110%, ovvero la maxi detrazione fiscale sulle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione di edifici esistenti, è uno degli strumenti più vantaggiosi per la loro riqualificazione e la messa in sicurezza. Ma è possibile accedervi anche in caso di disinfestazione travi in legno?

    L’indebolimento delle travi del tetto rappresenta un problema sicurezza davvero importante per gli immobili, soprattutto di carattere storico, e non sempre sono gli insetti xilofagi ad essere i principali responsabili, ma anche funghi e muffe. Come ben noto, l’azione erosiva di questi elementi ha come conseguenza principale quella della perdita di resistenza delle travi, e quindi, un rischio concreto di cedimento strutturale del solaio.

    Ebbene, il Superbonus 110% è sicuramente una misura fiscale prevista in caso di sostituzione o riparazione di travi in legno deteriorate. A dirlo è la Commissione di Monitoraggio sul Sismabonus istituita presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha menzionato tra le spese sostenute per gli interventi di messa in sicurezza storica e sismica delle costruzioni anche “la riparazione –integrazione-sostituzione di elementi della copertura e gli interventi di riparazione e ripristino della resistenza originaria di elementi strutturali ammalorati per forme di degrado provenienti da vari fattori” (esposizione, umidità, invecchiamento, tarli del legno).

    Ricordiamo, infine, che la detrazione 110% è ammessa entro un limite di spesa di 96 mila euro per unità immobiliare.

  • Parassiti del legno: la chiesa di Sant’Ambrogio a Firenze a rischio cedimento

    Una corsa contro il tempo per evitare ingenti danni strutturali, che solo un trattamento antitarlo adeguato e mirato può scongiurare. Stiamo parlando della chiesa Sant’Ambrogio di Firenze, chiusa per qualche mese a fedeli e visitatori, dove l’attacco di parassiti ed infestanti del legno ha provocato la rottura di una delle travi portanti che sorreggono il tetto.

    Scoperto quasi per caso il danneggiamento in corso, i tecnici hanno affermato che a scatenare il tutto è stato già qualche anno fa un parassita, causandone l’assottigliamento degli elementi lignei. Ma la trave coinvolta potrebbe non essere l’unica: si ipotizza, infatti, l’interessamento di altre componenti del tetto.

    Prima di sbilanciarsi sui tempi di recupero, sarà indispensabile uno studio di fattibilità relativo al tipo di intervento per il risanamento e un’analisi dei costi. Un intervento che necessiterà senz’altro di una strumentazione che sfrutta la tecnologia a microonde.

    Quella della chiesa di Sant’Ambrogio di Firenze è la più ampia dimostrazione di come il processo di disinfestazione travi in legno sia di vitale importanza per evitare un cedimento strutturale del tetto di un edificio e conseguenze tragiche per la vita delle persone.

  • Il legno e i suoi nemici: cosa sappiamo del “Cervo Volante”

    Delle migliaia di specie appartenenti alla grande famiglia dei tarli del legno ce n’è uno in particolare le cui sembianze ci inducono facilmente a pensare a un insetto temibile per gli ambienti domestici: il “Cervo Volante”, il più grande coleottero esistente nel nostro continente.

    Questo insetto (Lucanus Cervus) appartiene alla famiglia dei Lucanidi e presenta due strutture che assomigliano alle corna di un cervo, ma che in realtà sono due mandibole ben strutturate e funzionali alla lotta per l’accoppiamento per i maschi, e all’incisione del legno per le femmine per la deposizione delle uova. Dal colore bruno, esso è dotato di due paia di ali: quelle esterne, più resistenti, e quelle interne, leggere e che consentono di volare.

    In linea di massima, il Cervo volante vive fino a 6 anni, trascorrendo la gran parte della propria esistenza sotto forma di pupa o larva, una fase del suo ciclo vitale in cui si nutre principalmente di legno. Ma, a differenza di quanto si possa credere, il suo nutrimento preferito non è quello domestico, bensì quello delle piante morte o in decomposizione, scavando gallerie nei tronchi per viverci. Esso, inoltre, predilige ambienti miti e soleggiati all’interno dei boschi.

    È certo, dunque, che la sua presenza non necessita di un trattamento antitarlo, anzi: il Cervo volante è un coleottero in via di estinzione a causa della deforestazione, e il suo contributo per l’ecosistema è di fondamentale importanza, tant’è che viene classificato come specie protetta.

  • Goudotostes Angelii: dalle montagne del Madagascar un nuovo coleottero

    Microscopico e potenzialmente un bersaglio del trattamento antitarlo: dalle montagne del Madagascar arriva la scoperta, tutta italiana, di un nuovo coleottero tropicale, ovvero il Goudotostes Angelii. Presente negli ambienti umidi delle foreste pluviali dell’isola africana, questo insetto è stato scoperto dall’entomologo bresciano Alberto Ballerio, setacciando le foglie cadute e utilizzando apposite trappole.

    Appartenente ai “Cerantocantini”, sottofamiglia degli Hybosoridae, facente parte a sua volta della grande famiglia di coleotteri Scarabeidei, esso ha dimensioni davvero minuscole (appena 5 mm). A colpire è la sua capacità di mimetizzarsi. Fino alla sua scoperta, infatti, questo microorganismo veniva facilmente confuso con semi di piante o detriti, e questo grazie alla sua capacità di chiudersi al punto da assumere la forma di una piccolissima sfera.

    Non è ancora chiaro se il Goudotostes Angelii possa essere classificato come tarlo del legno, nonostante il suo habitat ideale fossero le piante e gli alberi della foresta tropicale.

  • Coleotteri parassiti del legno: milioni di anni fa furono ad un passo dall’estinzione

    Immaginare oggi un eco-sistema senza la presenza dei tarli del legno è difficile, eppure in un passato remoto questo è avvenuto sul nostro pianeta. Il periodo è quello del Permiano, ossia 250 milioni di anni fa, un’era durante la quale c’è stata una vera e propria estinzione di massa dei coleotteri.

    Un team di ricercatori, analizzando alcuni fossili e l’evoluzione di questi insetti fino al Triassico medio, avrebbero individuato la causa che portò all’estinzione degli xilofagi del legno, che durante il Permiano svolgevano un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio, ovvero la deforestazione.

    In pratica, l’evoluzione dei basalti alluvionali siberiani, sprigionando metano, anidride carbonica e anidride solforosa, provocò un riscaldamento globale tale da scatenare un cambiamento climatico dannoso per le piante, che furono colpite assieme agli xilofagi che le abitavano.

    Eppure, oggi il problema della disinfestazione tarli è ancora ricorrente: il motivo è dovuto al fatto che nel Triassico medio gli ecosistemi forestali tornarono a svilupparsi e con essi anche nuove specie di coleotteri xilofagi.

  • Coleotteri: scoperto uno che cammina sotto l’acqua

    Coleotteri in grado di rovinare le superfici legnose come i tarli del legno abbiamo imparato a conoscerli nel corso degli anni, ma nessuno avrà mai sentito parlare di uno in grado di camminare sott’acqua.

    È stato scoperto, infatti, un coleottero in grado di “passeggiare” sulla superficie inferiore di uno specchio d’acqua grazie allo studio dei ricercatori John Gould e Jose Valdez, che lo hanno notato all’interno di una pozza d’acqua in Australia.

    Questa straordinaria capacità di questo insetto, molto probabilmente appartenente alla famiglia Hydrophilidae, è resa possibile in virtù della sua particolarità di sfruttare uno strato d’aria sotto l’addome: in sostanza, la creazione di queste bolle d’aria conferisce ad esso la forza di spostarsi verso l’alto e in avanti, sfruttando la tensione superficiale dell’acqua.

    Tuttavia appare evidente, almeno per il momento e in attesa di ulteriori studi, che questo coleottero non rappresenti un pericolo per il legno domestico e, pertanto, destinatario di un trattamento antitarlo.

  • Disinfestazione a microonde: un alleato anche contro l’umidità di risalita

    Un alleato efficace contro i parassiti del legno ma non solo: stiamo parlando della disinfestazione a microonde, una tecnologia sempre più impiegata al giorno d’oggi negli interventi di riqualificazione in edilizia. Uno dei problemi più spinosi con il quale si è costretti spesso a fare i conti nelle nostre abitazioni è quello dell’umidità di risalita, un fenomeno in grado di arrecare ingenti danni strutturali che, se non adeguatamente risolti, rischia di portare al degrado totale o parziale dell’immobile.

    Un fenomeno che si manifesta soprattutto a causa di una inesistente o inadeguata coibentazione tra la fondazione e la base di un edificio, e che rappresenta un pericolo anche per la salute di chi ci vive al suo interno: la sempre odiata muffa e umidità sui muri.

    L’acqua del sottosuolo, infatti, proprio in virtù di un isolamento precario o assente, tende facilmente a risalire lungo il pavimento e le pareti perimetrali, portando al risultato a cui abbiamo accennato. Un problema che diventa ancora più accentuato in presenza di pareti e travi in legno.

    Proprio per questo, la tecnologia a microonde sta acquisendo sempre più importanza in ambito edilizio perché, alla stregua di quanto già avviene con la disinfestazione tarli, anche la deumidificazione a microonde è un intervento ecologico, rapido e sicuro, capace di essiccare pavimenti e travi, nonché combattere muffe ed esfoliazioni in tempi ristrettissimi.

  • Strutture in legno: i “ragnetti rossi” sono un pericolo?

    Con le alte temperature climatiche è alta la probabilità di avvistare dei minuscoli insetti di colore rosso simili a dei ragnetti, e con essa la preoccupazione che questi possano essere un problema dannoso per il legno delle nostre abitazioni, al punto da considerare se è il caso di ricorrere a una disinfestazione tarli.

    Presenti dovunque, sui muri come nelle verande, in campagna o in città, questi microorganismi sono in realtà degli acari di colore rosso vivace dalla lunghezza massima di 2 mm, che nulla hanno a che vedere con i più noti ragnetti parassiti.

    Conosciuti come acari trombicidi (Trombidium Holosericeum), questi aracnidi sono del tutto innocui e, forse pochi lo sanno, convivono insieme all’uomo tutto l’anno. Infatti, la loro presenza nel periodo primavera-estate è dettata dalla necessità di esporsi in zone calde e soleggiate, dando vita ad un vero e proprio esodo di massa dal proprio rifugio. Già, perché durante tutta la stagione invernale, i ragnetti rossi trovano dimora nelle fessure dei muri o negli anfratti di travi o serramenti in legno.

    È utile domandarsi a questo punto se un intervento di trattamento antitarlo fosse un’operazione necessaria: stando agli esperti no, proprio in virtù della loro innocuità. E allora come poterli allontanare? Semplicemente con un po’ di acqua fresca…

  • Tutela del patrimonio culturale: la Reggia di Caserta dice addio ai trattamenti chimici

    Il processo di conservazione del patrimonio artistico-culturale continua senza sosta alla Reggia di Caserta, dove l’azione corrosiva di polvere e tarli non cessa di mettere a repentaglio gli innumerevoli pezzi di antiquariato custoditi al suo interno. Per questo, la dirigenza della più grande residenza reale d’Europa ha deciso di accantonare definitivamente qualsiasi trattamento antitarlo chimico,  optando per la tecnologia intelligente a difesa di tavoli, sedie, poltrone, arazzi, tappeti e librerie: una camera anossica.

    Si tratta di un macchinario che opera attraverso un generatore di azoto e, pertanto, di uno strumento in grado di conservare manufatti in perfette condizioni di stabilità atmosferica e igrometrica anche per lunghi periodi.

    Essendo inerte, l’azoto è un gas capace di salvaguardare il patrimonio non solo da fenomeni ossidativi e dalla polvere, bensì dagli sbalzi di umidità e, soprattutto, da microorganismi come i tarli del legno. Ma la camera anossica è un’ottima soluzione altamente ecosostenibile anche contro le tarme, ingolosite dagli infiniti tendaggi presenti, tra arazzi, tappeti e tessuti vari, nonché contro i già noti “pesciolini d’argento”, ovvero quei piccoli insetti che amano cibarsi di materiali cartacei come libri, pergamene e tele dall’incommensurabile valore storico.

  • Tenebrio Molitor: il coleottero diventato alimento sicuro per l’uomo

    Da potenziale pericolo per le nostre case a risorsa alimentare importante per l’uomo: è la parabola discendente del “Tenebrio Molitor”, il piccolo coleottero già nel mirino degli esperti della disinfestazione tarli. Comunemente conosciuto come tarma della farina, questo minuscolo insetto di pochi millimetri vive all’interno di legno deteriorato ma, soprattutto, nei cibi a base di cereali come la farina.

    Ma se fino a qualche mese fa la loro presenza nelle nostre dispense bastava a ridurre notevolmente le scorte di cibo, da oggi l’uomo dovrà imparare a vedere questo insetto da un’altra prospettiva. L’EFSA – l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – ha infatti certificato la tarma della farina come alimento sicuro per i mercati europei. Dopo un attento processo di valutazione dal punto di vista tossicologico e delle allergie, l’Efsa è arrivata a pronunciarsi con esito favorevole, dichiarandolo un prodotto idoneo al consumo alimentare dall’elevato contenuto proteico e dagli enormi vantaggi sotto il profilo economico e ambientale.

    In attesa di utilizzarli come ingredienti per pasta e biscotti, il “Tenebrio Molitor” resta un pericolo sostanziale per le travi in legno, parquet e dispense della nostra casa e, pertanto, un nemico che si può vincere solo con un intervento trattamento antitarlo a microonde professionale.

  • Coleotteri dell’ambrosia: gli insetti coltivatori di funghi

    Parassiti e attacchi fungini sono elementi estremamente dannosi per un materiale naturale come il legno, perché capaci di minarne durabilità e integrità. E a nulla servono improbabili quanto improvvisate operazioni di trattamento antitarlo fai da te.

    Gli insetti coltivatori di funghi rappresentano una rarità sul nostro pianeta: uno di questi si chiama “coleottero dell’ambrosia”, la cui caratteristica principale è quella di coltivare funghi all’interno di tronchi e legno in generale, ovvero il loro habitat naturale. Presenti in più di 3000 specie, questi insetti, suddivisi nelle famiglie Scolytinae e Platypodinae, prendono il loro nome dall’ambrosia, ovvero il gruppo di funghi da essi coltivato.

    Un recente studio dell’Università di Friburgo dimostra che per uno dei coleotteri appartenente a questo gruppo, lo Xileborus Affinis, il compito di coltivare funghi spetta alle cosidette femmine “aiutanti”. Il motivo? Le larve possono essere alimentate solo con un fungo particolare del genere Raffaelea. Il problema per tronchi e legno nasce quando le femmine utilizzano delle spore per dar vita a nuove colonie, producendo in tal caso prole all’interno di gallerie scavate dalle stesse.

    Pur ammirando la loro particolarità, questi coleotteri rappresentano un nemico concreto per gli esperti della disinfestazione tarli, specie in quelle abitazioni collocate nei pressi di boschi o foreste, in collina e in campagna.