Tag: restauro mobili antichi

  • Restauro alla reggia di Caserta: è guerra ai parassiti dei letti dei sovrani

    Arte del restauro e trattamento antitarlo, ovvero due attività interconnesse con in comune un nemico piccolo ma estremamente insidioso: i tarli del legno. E quanto si sta facendo in queste settimane alla Reggia di Caserta ne è la dimostrazione. Portare all’antico splendore opere d’arte in legno è un’operazione molto complessa e minuziosa, come quella di recupero dei letti dei sovrani Francesco II e Gioacchino Murat.

    Il letto di Francesco II Borbone, risalente ai primi ‘800, è realizzato in legno di mogano a doppia testata culminante con quattro busti raffiguranti Pallade e Marte. Con le spalliere ornate di figure alate e fregi in ottone e con quattro leoni alati agli angoli poggiati su un piedistallo, il letto si poggia su un baldacchino con pedana e un padiglione intagliato e dorato, culminante con una corona da cui discende un cortinaggio di raso avorio. Impressionante è anche la sovrastruttura in legno intarsiato ornata di stoffe.

    Altrettanto meraviglioso è il letto di Gioacchino Murat, anch’esso in mogano e impreziosito da una ricchissima decorazione di fregi di legno dorato raffiguranti elmi, lance, spade e teste di leoni su uno dei due lati del letto. Il baldacchino, invece, si erge su quattro picche dal quale discende un tendaggio di raso blu avorio. Al di là del recupero dei tessuti, la sfida più improba è quella che riguarda il ripristino e l’assemblaggio delle parti lignee interessate dal deterioramento. L’azione di sfarfallamento degli insetti xilofagi perpetrata nei secoli, ha di fatto portato queste due opere ad un pessimo stato di conservazione.

    In effetti, un mero intervento di disinfestazione tarli non basta a riportarle all’antica magnificenza, ma indispensabili sono soprattutto quelle operazioni di stuccatura, rasatura e coloratura che solo i veri specialisti del settore, come lo staff di Trattamentoantitarlo.net è in grado di assicurare.

  • Opere d’arte: i tarli del legno non risparmiano il presepe dipinto di Salerno

     

    Tra le opere più caratteristiche della Campania, il presepe dipinto del Maestro Carotenuto è certamente espressione di originalità ed estrosità dell’arte contemporanea. Un’opera che i visitatori della Sala San Lazzaro del Duomo di Salerno rischiano di non poter più ammirare a causa dei soliti tarli del legno. E già, perché per chi non lo conoscesse ancora, il presepe dipinto è un’opera caratterizzata da sagome di legno a grandezza naturale, raffigurante persone della vita reale come gli abitanti del centro storico, politici e personaggi famosi.

    Dimostrando evidentemente di non avere religione, i parassiti del legno hanno attaccato le basi delle sagome: tanto è bastato a far scattare l’allarme ed attivare l’operazione disinfestazione all’interno della Sala San Lazzaro. Certosino e senza dubbio costoso è il recupero delle stesse, alle quali è stato riservato un trattamento antitarlo singolare e una lunga operazione di recupero.

    Un lavoro paziente e meticoloso, ma anche abbastanza lungo, che ha dato il via a una vera e propria corsa contro il tempo. Ci vorranno, infatti, almeno due mesi per portare a termine la difficile missione, con l’obiettivo di far tornare a splendere la meravigliosa opera dell’artista campano per il prossimo Natale.

  • Termiti del legno: scoperta in Brasile una nuova specie

    La famiglia dei tarli del legno, in particolare delle termiti, si arricchisce di un nuovo elemento oggetto di studio di biologi e ricercatori. Dalla lontana Caatinga – una vasta regione vegetativa del deserto nord-orientale del Brasile – e dalla suggestiva foresta atlantica brasiliana, è stato scoperto un nuovo esemplare del genere Tauritermes, ovvero la quinta specie mai individuata.

    Diciamo subito qual è la caratteristica originale che la contraddistingue dai suoi simili: la sua predilezione per il legno secco. Esso, infatti, appartiene alla famiglia dei Kalotermitidae, un insetto che preferisce vivere in ambienti aridi e asciutti e nei quali è facile imbattersi in rami e tronchi secchi. Da qui l’appellativo “Termite del legno secco” dato dai ricercatori (il nome scientifico è Tauritermes Banderai).

    In effetti, questa nuova specie di termite è stata individuata all’interno di rami in fase di decomposizione iniziale di un albero – il Cammiphora Leptophloeos – una pianta che funge da habitat ideale per altre tipologie di termiti quando inizia il suo processo di inaridimento.

    Ma c’è di più. Seppur prediligendo ambienti aridi, questa piccola termite non sembra disprezzare affatto nemmeno i contesti urbani: un ulteriore nemico in più per gli specialisti del trattamento antitarlo ecologico.

     

  • Termite Formosa: dall’Asia un nemico del legno devastante

    Una specie invasiva ed estremamente distruttiva per la vegetazione e gli ambienti in cui vive l’uomo. Dopo il nuovo coronavirus in grado di generare una pandemia a livello globale, dal continente asiatico un curioso parassita sta minacciando il legno di milioni di case nel mondo: la Termite Formosa, un piccolo parassita resistente a qualsiasi trattamento antitarlo tradizionale.

    Originario di Formosa (Taiwan), esso è presente in vaste aree del pianeta come Giappone, Sud Africa, Sri Lanka, Hawaii e Sud degli Stati Uniti, ed è capace di nidificare sia sottoterra che fuori sfruttando la presenza di legno umido. Una singola colonia, composta da milioni di individui, è in grado di mangiare fino a 400 grammi di legno al giorno; ma sono diversi i materiali preferiti, tra cui carta e cartone, gesso, lamiere sottili e alberi (soprattutto querce). Non a caso, le termiti formosa, chiamate anche super-termiti, invadono le aree boschive vicino alle zone urbane infestate.

    Oltre alla loro capacità divoratrice, un’altra particolarità di questi minuscoli insetti è quella di percepire la presenza di pesticidi e sostanze per loro dannose grazie alle loro antenne. Essi, infatti, sono in grado di produrre naftalene chimico, una sostanza contenuta nei pesticidi, che consente di scoraggiare l’attacco dei loro nemici.

    Una peculiarità, quest’ultima, davvero impressionante, che ci fa ben comprendere come un semplice intervento di disinfestazione basato sull’impiego di sostanze chimiche non sortisce in alcun modo gli effetti sperati. Risultati che è invece in grado di assicurare un trattamento ecologico tarli a microonde, il cui grande vantaggio è quello di non danneggiare l’ambiente.

  • Casette in legno da giardino: belle e funzionali, ma occorre una giusta manutenzione

    Che siano depandance per gli ospiti o semplici depositi per attrezzi da lavoro o giardinaggio, le casette in legno rappresentano indubbiamente una soluzione ottimale. Di diverse tipologie e dimensioni, queste strutture hanno tanti vantaggi per il fatto di essere realizzate in legno, un materiale perfettamente in grado di offrire un ottimo isolamento termico e acustico. Tuttavia, l’ipotesi di ricorrere a un buon trattamento antitarlo è più che concreta.

    Fermo restando il rispetto dei parametri di stagionatura ed essicazione e i trattamenti fitosanitari previsti dalle normative, elementi essenziali per un’ottima qualità del prodotto, il legno rimane pur sempre un materiale naturale vulnerabile all’attacco di funghi e parassiti. Se quest’ultimi sono infatti in grado di provocare seri danni a causa delle gallerie scavate all’interno della struttura, i primi non sono da meno per la loro azione di degrado.

    Essi, infatti, si suddividono in funghi cariogeni, in quanto ghiotti di cellulosa e lignina, e funghi cromogeni, ossia in grado di provocare alterazioni cromatiche sul legno pur non attaccando il tessuto cellulare. Data la loro propensione ad operare in condizioni particolarmente umide, è facile pensare come l’azione degli agenti atmosferici possa favorire il rischio di degrado delle casette in legno.

    Proprio in quanto funzionali e belle esteticamente, la loro esposizione all’esterno rende fondamentale una manutenzione corretta, che non si basi sull’impiego fai da te di sostanze tossiche e dannose per l’uomo e il legno stesso, ma su un intervento di disinfestazione tarli a microonde ecocompatibile in grado di ripristinare integralmente la struttura stessa.

  • Mobili antichi e Shabby Chic: oltre al restauro è importante un trattamento antitarlo

    Uno degli stili d’arredo più di tendenza nell’epoca contemporanea è indubbiamente quello dello Shabby Chic (letteralmente “trasandato”), un modo creativo di arredare gli interni votato al vintage, che si ispira a quello delle vecchie case di campagna inglesi. Nato negli Stati Uniti, questo stile d’arredamento consiste nel riutilizzare mobili e oggetti vecchi, riadattandoli a usi moderni, o in alternativa, conferire agli arredi un aspetto retrò. Uno stile di interior design molto adoperato e per certi versi strettamente correlato al restauro mobili antichi.

    Infatti, per chi ha la fortuna di recuperare in cantina o in soffitta i vecchi mobili della nonna e volesse trasformarli in chiave moderna, l’operazione più importante da fare è proprio quella di un recupero conservativo. Al di là della scelta dei colori (tendenzialmente quelli chiari come bianco, grigio, beige, tortora ecc), è anzitutto fondamentale valutare il loro stato di salute.

    Pur trattandosi di uno stile d’arredo basato sul riciclo, e quindi estremamente economico, dare nuova vita a vecchi oggetti può sembrare un’operazione semplice ma in realtà non lo è: a meno che non si abbia dimestichezza con le tecniche di restauro, ripristinare una vecchia cassapanca o una cassettiera è un lavoro per esperti del settore.

    L’alternativa, come detto, sarebbe quella di conferire a mobili e complementi d’arredo nuovi un aspetto antichizzato attraverso il decoupage o la cera, tecniche in grado di creare un effetto vintage. Tuttavia, la differenza tra un vecchio mobile ben restaurato e uno riadattato rimane comunque sostanziale. C’è poi un altro aspetto molto importante da non sottovalutare, e cioè quello del trattamento antitarlo. Essendo il legno il protagonista assoluto dello stile Shabby Chic, il rischio che all’interno di vecchi mobili alberghino parassiti come i tarli è piuttosto concreto. Un intervento mirato servirebbe in questo caso a preservare non solo l’integrità dell’oggetto da riutilizzare, ma anche quella di tutto l’arredo della casa.

    Quello dello Shabby Chic è senza dubbio uno stile molto originale in grado di creare un ambiente accogliente, romantico e rilassante, ma per il quale restauro e lotta ai parassiti del legno sono due elementi molto importanti.

  • Formica carpentiere: uno spauracchio per infissi e travi in legno

    Notare la presenza in casa di piccole formiche desta di per sé allarmismi e preoccupazione, figurarsi se le immaginassimo come un elemento dannosissimo per mobili, soffitti e infissi in legno. Eppure, un trattamento antitarlo non è indispensabile solo in presenza di tarli e termiti, perché un materiale biologico come il legno ha tanti altri nemici da cui è costretto a difendersi.

    Ce n’è uno in particolare, innocuo all’apparenza ma in realtà davvero pericoloso per le nostre abitazioni, ovvero la formica carpentiere (Camponotus Ligniperda), un piccolo “terribile” insetto sociale. Appartenente all’ordine degli imenotteri e alla famiglia Formicidae, questa piccola formica di colore bruno-rossastro (circa 6-14 mm) è in grado di scavare gallerie profonde nel legno non per cibarsene ma per uno scopo ben preciso: creare nidi in cui deporre le uova.

    Alla stregua dei più comuni parassiti del legno, anche questo insetto è capace di provocare danni consistenti alle strutture lignee di un ambiente domestico per via della sua attività erosiva che produce una segatura molto fine. La problematica creata dalle formiche carpentiere si accentua maggiormente nei periodi caldi, ovvero durante l’accoppiamento. In questa fase, infatti, i maschi e le femmine sviluppano le ali e vanno alla ricerca di nuovi posti dove riprodursi e creare una nuova colonia. Ed è qui che si consuma il dramma, perché dopo la riproduzione i maschi muoiono, mentre le femmine formano ulteriori “nidi satelliti” vicini a quello principale. Risultato? Verranno scavate nuove gallerie e quindi aumenteranno i danni strutturali.

    Pensare di risolvere il problema utilizzando semplici insetticidi è un errore grossolano, ed è facile capirne i motivi. Un trattamento di questo tipo, infatti, si limiterebbe solo ad eliminare gli insetti visibili ma non le uova deposte nei nidi all’interno del legno. Proprio la loro peculiarità di scavare gallerie in profondità, rende assolutamente necessario un procedimento di disinfestazione tarli ecocompatibile basato sulla tecnologia a microonde. Per farlo, l’unico modo è quello di affidarsi all’esperienza nel settore come gli specialisti di Trattamentoantitarlo.net, una garanzia contro qualsiasi nemico del legno.

  • Legge di Bilancio 2020: prorogato il Bonus ristrutturazioni

    Con l’arrivo del nuovo anno non cambiano le misure rientranti nel cosidetto pacchetto Bonus Casa. La Legge 160/2019, ovvero la Legge di Stabilità 2020 dello Stato, ha difatti prorogato di un altro anno tutte le detrazioni spettanti per alcuni interventi sulla casa, tra cui il Bonus ristrutturazioni: pertanto, chi deve effettuare ad esempio un trattamento antitarlo travi del proprio soffitto, può sfruttare questa opportunità e beneficiare di importanti agevolazioni fiscali.

    Un intervento di questo tipo, infatti, rientra nel novero delle ristrutturazioni edilizie. Sono state prorogate fino al 31 dicembre 2020 le detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio nella misura del 50% delle spese sostenute, con un limite di spesa massimo di 96 mila euro per ciascuna unità immobiliare. Il bonus è erogato in 10 rate annuali di pari importo.

    Gli interventi riguardano quelli di manutenzione ordinaria (solo sulle parti comuni di edifici residenziali) e straordinaria, ma soprattutto di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia. Il beneficio si estende sia sulle parti comuni di edifici residenziali, sia sulle singole unità immobiliari di qualsiasi categoria catastale, purché residenziali. Lo Stato, inoltre, rimborsa la metà delle spese sostenute per altre operazioni di miglioramento degli immobili come l’eliminazione delle barriere architettoniche, cablatura, bonifica amianto ecc.

    Ricordiamo che l’agevolazione spetta non solo al proprietario dell’immobile ma anche ai titolari di diritti reali (usufrutto, uso ecc.), nudi proprietari, comodatari che ne sostengono le spese, nonché imprenditori individuali (per immobili non strumentali) e soci di cooperative divise e indivise.

    Dunque, per chi quest’anno ha deciso di ristrutturare il proprio immobile, effettuando interventi di disinfestazione tarli di parti strutturali in legno seriamente danneggiate dai parassiti o dalla marcescenza, è importante sapere che è possibile usufruire dei benefici fiscali previsti dal pacchetto Bonus Casa.

  • Nelloptodes Gretae, lo scarabeo in omaggio a Greta Thunberg

    Avrà sicuramente destato molta curiosità tra gli esperti del trattamento antitarlo la nuova scoperta fatta dal ricercatore del Museo di Storia Naturale di Londra, l’entomologo Michael Darby. Si chiama Nelloptodes Gretae, una nuova specie di insetto dal nome scientifico in onore della giovane attivista svedese Greta Thunberg, nota per le sue battaglie contro i cambiamenti climatici.

    E sono proprio quest’ultimi a mettere in serio pericolo le biodiversità del nostro pianeta, molte delle quali risultano essere ancora sconosciute, esattamente come quello appena scoperto. Si tratta di un minuscolo scarabeo appartenente alla famiglia Ptiliidae, le cui caratteristiche sono proprio quelle di avere dimensioni del corpo molto piccole, tanto da annoverare al suo interno gli insetti più piccoli del pianeta.

    Questo insetto, infatti, ha dimensioni davvero microscopiche (appena 0,79 mm) e si presenta con un colore giallo-marroncino e lunghe antenne. A differenza delle altre specie appartenenti alla stessa famiglia, esso si distingue per la totale assenza di occhi e ali.

    In realtà, più di una scoperta, quella del dr. Darby è stata una riscoperta. La specie, infatti, era già presente nelle collezioni del museo londinese dagli anni ’60 del secolo scorso, ovvero quando il Prof. Entomologo William Block raccolse numerosi campioni di insetti in Kenya con l’intento di analizzarli. Studio che non è stato mai condotto fino a quando il dr. Darby li ha esaminati singolarmente utilizzando un potente microscopio. Grazie alla sua ricerca si è potuto così identificare otto nuove specie di Ptiliidae, tra cui quelle in omaggio alla giovane Greta Thunberg.

    Se questo piccolissimo scarabeo possa essere oggetto di disinfestazione tarli non è ancora dimostrato; quello che si sa è che si nutre di ife e spore fungine. Tuttavia, la sua scoperta dimostra come sia alta la possibilità che esistano in natura numerose altre specie di insetti ignote in grado di minacciare piante e materiali come il legno.

  • I nemici del legno: lo strano fungo che lo mangia e lo trasforma in zuccheri

    Preda preferita di tanti parassiti, il legno rimane sempre un facile bersaglio se non si interviene con un trattamento antitarlo ecologico mirato ed efficace. Ma se pensiamo che i pericoli possano arrivare solo dai tarli si commette un grave errore. Abbiamo visto in precedenza come muffe e funghi possono causare la marcificazione di questo materiale.

    Solitamente, siamo abituati a pensare ai funghi come a una forma di parassiti in grado di deteriorarlo, ma in natura esistono anche altre specie capaci di attuare un processo di trasformazione dello stesso del tutto inimmaginabile. La specie studiata da parte di alcuni ricercatori dell’Università di Stellenbosh (SU) è una di queste ed è davvero speciale. Si chiama Coniochaeta Pulveracea, un fungo che si nutre del legno e lo trasforma in zuccheri semplici molto rapidamente, riducendolo in piccoli granelli.

    La capacità di questo fungo, abile a cambiare la sua forma a seconda dell’ambiente che lo circonda, è proprio quella di degradare velocemente la lignocellulosa in zuccheri semplici fermentescibili. Eppure, la sua scoperta è avvenuta più di 200 anni fa, ma l’attenzione nei suoi confronti è nata solo alcuni anni fa, esattamente quando un microbiologo sudafricano, portando in laboratorio un ramoscello di acacia in decomposizione ricoperto di licheni, scoprì che questo veniva mangiucchiato in pochi minuti.

    Da allora lo studio di questo fungo ha consentito ad un gruppo di ricercatori del Sud Africa di decodificare l’intero genoma del Coniochaeta Pulveracea (30 milioni di nucleotidi e oltre 10 mila geni).

    Pur costituendo un microorganismo molto speciale nell’ambito delle materie prime rinnovabili per via della sua peculiarità e solitamente non destinatario di un trattamento di disinfestazione tarli, questo fungo rimane comunque un’insidia da non sottovalutare per un materiale pregiato e indispensabile come il legno.

  • Pallet mania: tante idee per l’arredo, non poche insidie per casa e salute

    Recuperare e riutilizzare materiale riciclabile è oggi una pratica molto diffusa nel fai da te e nel bricolage in grado di suggerire tantissime soluzioni di arredo a costo zero. Tra le materie prime più ricercate nei progetti di riciclo creativo ci sono i pallet, un materiale naturale sempre più usato per realizzare oggetti d’arredo per giardini e mobili per la casa. Ma come facciamo ad essere certi della loro innocuità e a capire quand’è il caso di intervenire con un trattamento antitarlo?

    Già in precedenza ci siamo soffermati sulla questione invasione di parassiti provenienti da altre parti del globo, attribuendo ai pallet, rifugio ideale per il loro svernamento, la responsabilità principale del deterioramento di piante, mobili e strutture in legno nelle nostre case. Ma i rischi esistono anche per la nostra salute e sono concreti. Accertarsi della loro provenienza e conoscere l’utilizzo che è stato fatto in precedenza è molto importante.

    Per comprendere quali siano i pallet sicuri, è sufficiente prestare attenzione alle sigle riportate sui loro lati. Qualora notassimo la presenza della sigla “MB”, allora è meglio scartare subito l’idea di recuperarli, perché MB sta per Bromuro di Metile, ovvero una sostanza tossica per l’uomo e l’ambiente impiegata nel trattamento contro parassiti e agenti patogeni. Discorso inverso se a essere presente fosse la sigla “HR”: in tal caso significa che il trattamento è avvenuto con metodo naturale, ossia con l’esposizione a temperature elevate.

    Altra pratica importante è quella di pulire e disinfettare con meticolosità i bancali al fine di eliminare eventuali batteri pericolosi, specie se provengono da quei paesi dove le norme igienico-sanitarie non vengono rispettate.

    Tuttavia, non sempre si può avere la certezza che i pallet da riutilizzare siano del tutto decontaminati da parassiti del legno. Pertanto, pensare ad uno stile rustico per la propria casa o ad un arredo con questo materiale per il proprio locale commerciale significa anche pensare a come scongiurare eventuali attacchi da parte dei tarli, soprattutto di quelli importati da altri contesti ambientali: ecco perché un processo di disinfestazione tarli si rende necessario quando decidiamo di utilizzare pallet riciclabili per il nostro fai da te e il design della nostra casa.

  • Punture da acari del legno: agosto da incubo nel bresciano

    Conservare il legno delle abitazioni da ogni forma di attacco dei parassiti con un trattamento antitarlo ecologico è oggi più che mai importante per un duplice motivo: garantire integrità e stabilità a tutte le strutture lignee presenti e tutelare la salute di chi ci abita. Se ne sono accorti molto bene dalle parti del bresciano, dove si è registrata una vera e propria emergenza dermatiti che sta provocando non pochi problemi a tanti cittadini.

    Responsabili di questo disagio sono gli acari del legno che si nutrono delle larve dei tarli. E quella messa in atto da questi microorganismi invisibili è una vera e propria aggressione nei confronti dell’uomo dagli effetti collaterali allarmanti: punture sparse su tutto il corpo accompagnate da infiammazione, prurito e, nei casi più gravi, febbre, cefalea, vomito e diarrea. Un’emergenza che ha interessato una vasta area compresa tra la bassa bresciana e la Franciacorta e che ha allertato le autorità sanitarie locali.

    A favorire la loro proliferazione non solo un’estate particolarmente umida, ma soprattutto i mobili antichi. Secondo fonti attendibili, infatti, pare che ad essere la principale fonte di infestazione siano stati proprio mobili in legno un po’ antiquati. Per subire l’attacco di questi minuscoli insetti, i cui effetti si manifestano dopo alcune ore, è sufficiente indossare un indumento riposto in un vecchio comò, oppure sedersi su una vecchia sedia o cassapanca. Ma un ottimo rifugio possono essere anche le travi in legno di un locale: è quello che è successo, ad esempio, ad un gruppo di ragazzi a Carpendolo durante una festa in una taverna.

    I casi di aggressione da parte degli acari del legno dimostrano come anche un semplice restauro mobili antichi può diventare un’operazione necessaria per tutelare la nostra salute, oltre che a preservare pezzi di antiquariato.

  • Tarli del legno: scoperto negli Usa il coleottero divoratore più veloce

    Gli operatori del settore disinfestazione tarli in Europa potrebbero fare presto i conti con un nuovo nemico del legno molto più rapido nella sua azione divoratrice rispetto alle migliaia di specie presenti in natura. I ricercatori dell’Università della Geologia degli Stati Uniti – Andy K. e Cody Prouty – hanno scoperto un coleottero in grado scavare gallerie nel legno più velocemente grazie ai propri parassiti.

    Appartenenti alla specie Odontotaenius disjunctus, questi insetti possono ospitare un parassita nematode denominato Chondronema passali. Ed è proprio questa la sua peculiarità, ossia trarre dei benefici dalla presenza al suo interno di questi parassiti. Dopo aver raccolto ben 113 coleotteri di questa specie, i ricercatori li hanno posti in un contenitore con un pezzo di legno. La scoperta è stata sin da subito sensazionale: quelli che ospitavano i parassiti sono stati in grado di mangiare il legno più velocemente del 15% rispetto ai coleotteri non infetti.

    La presenza di questo coleottero è estremamente importante anche per l’ecosistema stesso, in particolare quello forestale. Secondo i ricercatori, la loro velocità nel divorare consente di accelerare il processo di decomposizione del legno in fase di degrado, come appunto gli alberi caduti, accelerando a sua volta il ritorno di nutrienti al suolo. Ma qual è il suo habitat naturale? Questo speciale scarabeo si trova in prevalenza nelle foreste statunitensi orientali e vive in tronchi decadenti.

    Ma se la natura trova giovamento nella sua azione, lo stesso non si può dire per il legno in fase di degrado avanzato nelle abitazioni: pensiamo ad esempio alle travi di un soffitto, che in presenza di un parassita con queste caratteristiche vedrebbero accelerare il loro processo di decadimento. Insomma, come tutti i tarli dannosi per il legno anche per questo speciale coleottero si renderebbe necessario un trattamento antitarlo a microonde nel caso in cui minacciasse le nostre abitazioni. E in un’epoca in cui si intensificano gli scambi commerciali tra un continente e l’altro, questa ipotesi rischia di diventare concreta.

  • Incendio Notre-Dame: inaccortezza e degrado del legno come possibili cause del disastro?

    L’incendio della cattedrale di Notre-Dame scoppiato lo scorso 15 aprile, oltre ad essere un enorme danno a un patrimonio artistico universale, rappresenta simbolicamente un duro colpo per tutta la cristianità del mondo. Ricostruire e ridare lustro a questo monumento storico è certamente il primo passo, ma altrettanto fondamentale sarà individuare con esattezza cause ed eventuali responsabilità. Il cedimento totale della copertura in legno, ad esempio, potrebbe far pensare a un’azione dolosa o al mancato funzionamento dei sistemi antincendio, o ancora a un trattamento di disinfestazione tarli inadeguato o addirittura assente.

    Gli elementi certi al momento sono che la cattedrale era in restaurazione e che a salvarsi sono state la struttura muraria verticale, parte delle volte in pietra, i tre rosoni e le vetrate (le cui condizioni sono tutte da accertare). Ma tutto ciò che concerne la parte in legno è andata interamente distrutta, a cominciare dal pinnacolo, ricostruito nel XIX secolo da Eugene Viollette Le-Duc, e soprattutto le capriate risalenti a quando la cattedrale è stata costruita, ossia 800 anni fa.

    Fatta la conta dei danni è il momento di indagare. Se da un lato c’è da accertare la responsabilità umana dell’incendio, ovvero se e perché non hanno funzionato i segnalatori di fumo (semmai fossero presenti), se a generarlo sia stato un mozzicone di sigaretta lasciato incautamente da un operaio sul cantiere ecc, dall’altro una cosa appare certa: il legno danneggiato dai tarli è terreno fertile per il fuoco.

    A sottolinearlo è Sergio Fusetti – capo restauratore della Basilica di San Francesco ad Assisi –monumento che appartiene all’intera umanità e che ha subito il dramma del terremoto nel 1997. Partendo dal presupposto che in un cantiere di restauro i rischi incendio ci sono sempre, Fusetti, oltre a ribadire l’importanza di vigilare costantemente sui lavori, ha anche cercato di fornire una spiegazione sul perché si sia propagato velocemente in poche ore. La causa potrebbe essere dipesa dalle capriate che, a differenza di oggi in metallo, in passato erano integralmente in legno. Le travi di Notre-Dame, vecchie 800 anni, saranno state completamente alleggerite dai tarli perdendo consistenza e pertanto sono più facili da ardere.

    Quella appena citata potrebbe essere una delle possibili concause del disastro, ma è sufficiente a dimostrare quanto importante sia un’accurata manutenzione (come ad esempio un adeguato trattamento antitarlo ecologico) oltre al restauro. Il crollo a Roma della volta della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami lo scorso settembre è la prova provata di come l’incuria riservata spesso a tanti monumenti ed edifici storici sia un fattore determinante della loro rovina e, nei casi più gravi, della loro completa cancellazione.

  • Ristrutturazione casa: prorogate nel 2019 le detrazioni Irpef

    Per chi ha scelto di ristrutturare casa quest’anno è ancora possibile beneficiare delle detrazioni Irpef: è quanto prevede la legge 145/2018, ovvero la Legge di Bilancio 2019, che di fatto proroga di un altro anno il Bonus Ristrutturazioni insieme a Ecobonus, Bonus Verde e Bonus Mobili. Continuano, pertanto, le agevolazioni fiscali per chi effettua un intervento di trattamento antitarlo in un immobile.

    Per i lavori di ristrutturazione edilizia, dunque, è possibile richiedere un rimborso Irpef del 50% delle spese sostenute per un importo massimo detraibile pari a 96mila euro, erogato in 10 rate annuali dello stesso importo.

    La guida dell’Agenzia delle Entrate specifica nel dettaglio quali sono i lavori soggetti all’agevolazione, tra i quali ricordiamo gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati sia sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale e relative pertinenze che su parti comuni di edifici residenziali, interventi di recupero di immobili danneggiati da calamità naturali, lavori finalizzati al risparmio energetico, interventi antisismici e quelli atti a rimuovere barriere architettoniche ecc.

    Oltre al proprietario dell’immobile, i potenziali beneficiari del Bonus Ristrutturazioni 2019 sono il nudo proprietario, il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso ecc), il locatario o comodatario, ma anche soci di cooperative, società semplici e imprenditori individuali (per immobili non strumentali o merce).

    In sostanza, restano invariate le tipologie di intervento e le modalità di richiesta del bonus rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2019 prevede per quest’anno un’importante novità già introdotta a fine 2018: la Comunicazione Enea. Come per l’Ecobonus, la comunicazione, contenente i dettagli tecnici sui lavori effettuati (ma solo per il risparmio energetico), consente di accedere alle detrazioni fiscali delle spese sostenute e deve essere inviata mediante apposito portale entro 90 giorni dall’ultimazione dei lavori e del collaudo. Il termine è fissato al 28 febbraio 2019 ma solo per i lavori ultimati entro il 21 novembre dello scorso anno.

    Anche quest’anno, dunque, per combattere i nemici del legno in casa diffida degli interventi fai-da-te e scegli una disinfestazione tarli professionale, perché ai risultati eccellenti in termini di riqualificazione strutturale potrai contare su notevoli vantaggi fiscali.

     

  • Restauro opere d’arte: a pensarci ci sono anche i batteri

    L’arte del restauro è ben nota per essere un’attività molto articolata e complessa che richiede una conoscenza approfondita di tecniche mirate a seconda della tipologia delle opere da recuperare. Lo stesso principio vale anche per il restauro mobili antichi, i cui risultati dipendono molto dall’esperienza e dalla bravura del restauratore. Ma la natura come sempre è abituata a stupirci, e ci ha permesso di scoprire anche in un settore molto particolare come quello del restauro dei manufatti storici una novità curiosa in ambito scientifico: i “Probiotici dell’arte” o semplicemente batteri restauratori.

    A rivelare questa sensazionale scoperta è stato uno studio interdisciplinare condotto dall’Università di Ferrara sul dipinto settecentesco “Incoronazione della Vergine” di Carlo Bononi, un’opera bisognosa di restauro presente all’interno della Basilica di Santa Maria in Vado fino al terremoto in Emilia del 2012.

    Attraverso l’adozione di tecniche di microscopia e colture microbiche avanzate, l’equipe di ricercatori ha potuto individuare e isolare i microorganismi presenti sulla tela, ossia funghi e batteri capaci di fagocitare i materiali pittorici causandone il degrado del dipinto. Da qui l’idea di rimodulare il microbiota del dipinto attraverso l’introduzione di batteri probiotici del genere Bacillus in grado di annientare la proliferazione delle specie microbiche dannose. Questa tecnica, sperimentata con successo in ambito ospedaliero ed anche su monumenti in pietra, è seriamente considerata dagli addetti ai lavori una valida soluzione al problema degrado nell’ambito della conservazione di opere d’arte e beni culturali.

    Abbiamo visto come anche nel settore trattamento antitarlo tecnologie avanzate che sfruttano la potenza delle microonde abbiano portato a risultati eccellenti dal punto di vista del recupero e della conservazione del legno. La scoperta dell’equipe di microbiologi dell’Università di Ferrara è l’ennesima dimostrazione di come la ricerca possa dare un contributo fondamentale al miglioramento delle tecniche di recupero e ripristino delle opere d’arte.

  • Chiese storiche: i tarli del legno tra gli artefici del loro degrado

    Una ricchezza storico-culturale inestimabile ed ineguagliabile nel mondo ma per la quale cura e prevenzione sono quasi inesistenti: stiamo parlando dell’immenso patrimonio artistico italiano, lasciato spesso e volentieri in completo stato di degrado. Il crollo del tetto della Chiesa San Giuseppe dei Falegnami a Roma, per fortuna senza vittime, è solo la punta dell’iceberg. Sarebbe forse bastato un trattamento antitarlo preventivo ad evitare il collasso della volta di questa chiesa risalente al XVII secolo.

    E in effetti, sarebbero stati con molta probabilità proprio gli insetti xilofagi a provocare il deterioramento di un singolo elemento di una capriata, stando all’analisi effettuata da Francesco Scoppola, dirigente a capo della Direzione Generale Educazione e Ricerca del MIBAC. Ma i tarli non sono i principali responsabili del crollo: c’è da chiedersi infatti in che modo abbia operato la Sovraintendenza in questi anni e quali siano le sue responsabilità.

    Non a caso, lo stesso ministro dei Beni Culturali – Alberto Bonisoli – ha sottolineato il compito degli enti preposti alla vigilanza del patrimonio artistico di monitorare i beni sotto tutela al fine di salvaguardare soprattutto l’incolumità dei cittadini. E in attesa che venga accertata la responsabilità del crollo del tetto della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, il ministro ha annunciato che presto sarà adottato un piano di monitoraggio di tutti i beni, anche di quelli che non appartengono allo Stato, e non solo della Capitale.

    Come noto, i tarli del legno non rappresentano solo un pericolo domestico, ma la loro presenza risulta essere estremamente dannosa per la stessa solidità strutturale di edifici di interesse storico-culturale e delle opere d’arte custodite al loro interno. Un processo mirato ed ecologico di disinfestazione tarli, associato ad interventi strutturali preventivi, potrebbero essere la ricetta giusta per garantire al nostro infinito patrimonio artistico una condizione di salute degna della sua fama e grandezza.

  • Piccole imprese e sviluppo dell’economia locale: ne ha parlato Confartigianato Corato

    Ridare slancio alle imprese locali per creare condizioni idonee a favorire un modello di sviluppo economico vincente sul territorio: è questo l’appello lanciato da Confartigianato Corato per bocca del suo presidente Michelangelo Randolfi – imprenditore nel campo trattamento antitarlo e  restauro del legno – in occasione del convegno intitolato “Imprese, carta vincente per l’economia coratina” tenutosi lo scorso 28 giugno nella sala conferenze della biblioteca comunale di Corato.

    Un’iniziativa, quella organizzata dalla sezione locale di Confartigianato, che ha voluto favorire un confronto costruttivo tra le imprese del territorio sulle problematiche comuni, con l’obiettivo di individuare e condividere le soluzioni più appropriate. Ma è stata anche l’occasione di far sentire l’appoggio nei confronti di tanti artigiani e piccole imprese coratine.

    Il convegno, infatti, è stato anche l’occasione per parlare di strumenti a sostegno dell’attività degli imprenditori locali come ad esempio il credito agevolato, di cui sono state illustrate le modalità di accesso, e i servizi di consulenza e promozione messi a disposizione dalla sezione locale di Confartigianato. Si è parlato inoltre di bilateralità, intesa come forma di rappresentanza delle piccole imprese artigiane finalizzata a fornire un sostegno finanziario nei casi di sospensione dell’attività produttiva.

    Il convegno ha visto la presenza di figure istituzionali importanti tra cui il coordinatore provinciale Confartigianato – Franco Bastiani – e il direttore commerciale Artigianfidi Puglia – Luca Gargano – oltre al sindaco della città di Corato.

    Per il presidente di Confartigianato Corato Michelangelo Randolfi, dunque, le piccole e medie imprese artigiane rappresentano la carta vincente per la creazione di un modello di sviluppo economico di successo, e quanto importante sia il loro contributo alla crescita di un territorio lo sa bene, essendo prima che imprenditore soprattutto un artigiano con una lunga esperienza anche nel campo del restauro mobili antichi.