Negli ultimi mesi l’andamento dell’inflazione è stato complessivamente calante, segno che gli sforzi fatti dalle banche centrali di tutto il mondo stanno avendo effetto. Tuttavia, se ci spostiamo sul mercato delle materie prime possiamo osservare delle dinamiche contrastanti tra le varie commodities. A tutto questo c’è una spiegazione.
C’è differenza tra mercato e mercato
Soprattutto nell’ultimo periodo, si stanno intensificando le dinamiche differenti nella formazione dei prezzi sul mercato delle materie prime. Questo avviene sia per l’andamento della tendenza precedentemente in corso (al rialzo o al ribasso), sia per fattori strettamente attinenti ai fondamentali che contribuiscono alla formazione dei vari prezzi.
L’energia cresce
Il mercato delle materie prime energetiche è quello che più di tutti è sensibile alle fluttuazioni di breve periodo, diventando terreno fertile per tecniche di scalping 5 minuti. In particolar modo, questo settore sta risentendo soprattutto delle tensioni a livello geopolitico, che vanno ad influenzare in primo luogo il prezzo del petrolio. Questo avviene perché crescono i timori di una riduzione dell’offerta, e la conseguente formazione di un deficit sul mercato. Per questo motivo, da metà febbraio l’indice finanziario delle materie prime energetiche è andato verso l’alto.
I metalli in ordine sparso
Sul mercato dei metalli invece il driver principale dei prezzi sono i fattori fondamentali relativi alla domanda e all’offerta. Per questo motivo, le tendenze all’interno del settore possono essere molto differenti a seconda del tipo di metallo preso in considerazione.
Nel mercato dei metalli ferrosi la tendenza è principalmente ribassista, perché risente della scarsa crescita economica della Cina che indebolisce la domanda di metallo.
Sul versante opposto invece ci sono i metalli non ferrosi. Su questo mercato invece, dopo aver segnato un doppio minimo, i prezzi sembrano indirizzarsi verso il rialzo, principalmente grazie al traino del rame per il quale si prevede una deficit di offerta (cosa che rappresenta un fattore rialzista per il prezzo).
L’oro fa un settore a sé stante
Un discorso a parte merita invece l’oro, che viene considerato un bene rifugio. Questo significa che il suo prezzo è molto sensibile tanto all’andamento delle politiche monetarie quanto alle escalation delle tensioni sul fronte internazionale.


Quando è scattato il lockdown in Cina, la conta dei danni era già notevole. Quando poi il contagio si è diffuso in tutto il mondo, diventando pandemia, neppure l’ancora di salvezza rappresentata dal mercato europeo ha potuto dare sollievo al settore del lusso. In sostanza non si è ripetuto lo scenario che si verificò all’epoca della Sars del 2003, quando almeno il Vecchio Continente si mantenne immune. Stavolta invece il mercato del lusso non soffrirà solo dell’epidemia in Cina, ma anche della crisi economica della zona euro.
Lo ha evidenziato l’ultimo report della World Steel Association (worldsteel), dal titolo “Short Range Outlook”. Le sue stime sulla produzione, che erano state divulgate ad aprile (dunque un mese dopo l’introduzione della tariffa del 25% sull’acciaio da parte degli Usa) ed erano già erano buone, sono addirittura raddoppiate per l’anno in corso. Nel 2018 l’incremento atteso è del 3,9%, a 1,66 miliardi di tonnellate, seguito da un +1,4% nel 2019. Le stime precedenti erano invece per un aumento della domanda dell’1,8% quest’anno e dell’1,4% il prossimo.