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  • Prestiti studio: 1 richiesta su 4 arriva da un under 25

    Manca poco all’inizio del nuovo anno scolastico e molti italiani stanno facendo i conti con le spese legate allo studio. Non mancano le famiglie che scelgono di affrontare questi costi chiedendo un prestito personale; secondo l’osservatorio congiunto Facile.it e Prestiti.it, nei primi 8 mesi del 2021 l’importo medio richiesto alle società di credito per prestiti destinati alla formazione è stato pari a 7.150 euro, valore addirittura superiore (+2,2%) rispetto allo stesso periodo del 2019.

    Nonostante il settore del credito al consumo sia ancora distante dai livelli pre-pandemia, l’analisi delle richieste di prestiti personali per lo studio ha messo in luce non solo che l’importo medio richiesto è aumentato ma, anche, che si è abbassata l’età media dei richiedenti tanto che, nei primi 8 mesi del 2021, più di 1 richiesta su 4 è stata presentata da un giovane con 25 anni o meno.

    Gli importi richiesti

    L’osservatorio, realizzato su un campione di oltre 95.000 richieste di prestito personale raccolte da Facile.it e Prestiti.it nei primi 8 mesi del 2021, ha rilevato come quest’anno gli italiani siano tornati a investire in formazione, anche grazie all’aiuto di un finanziamento.

    Analizzando più da vicino le domande di prestiti per studio e formazione emerge che ad aumentare sono state, in particolare, le richieste di taglio grande, vale a dire quelle di importo pari o superiore a 10mila euro, che sono passate dal 26,9% del 2019 al 30,1% del 2021. E se i prestiti di piccolo taglio, fino a 3mila euro, sono lievemente cresciuti (stabilizzandosi al 12,7%), la fascia media (tra i 3 e i 9,9 mila euro) ha perso, complessivamente, quasi 4 punti percentuali.

    L’età dei richiedenti

    L’analisi di Facile.it e Prestiti.it ha inoltre messo in luce che sono sempre più giovani i richiedenti che cercano di ottenere un prestito personale per lo studio; nei primi 8 mesi del 2021 chi ha presentato domanda di finanziamento per questa motivazione aveva, in media, poco meno di 36 anni, vale a dire due anni e mezzo in meno rispetto al valore rilevato nello stesso periodo del 2019. Un dato estremamente basso se si considera che, in Italia, l’età media di chi chiede un prestito personale (guardando a tutte le finalità) è pari a quasi 42 anni.

    Il calo dell’età è dovuto all’aumento del peso percentuale degli under 25; nei primi 8 mesi del 2021 il 25,7% delle domande è stato presentato da un giovane appartenente a questa fascia anagrafica, valore in netto aumento rispetto al 2019, quando i 18-25enni rappresentavano solo il 16,8% dei richiedenti. In calo, invece, le domande di prestito presentate dagli over 50, che passano dal 22,4% al 16,1%.

    «In una fase di ripartenza come quella che stiamo vivendo è positivo vedere come i giovani siano tornati a progettare il proprio futuro e a investire in formazione, anche attraverso i prestiti», spiega Aligi Scotti, Bu Director prestiti di Facile.it. «Per chiedere ed ottenere un finanziamento è fondamentale poter contare su un reddito stabile e sufficiente per rimborsare le rate; pertanto, l’aumento delle richieste proveniente dai ragazzi va letto positivamente anche in funzione di un miglioramento generale delle condizioni economiche.».

    In calo le richieste di prestito presentate dalle donne

    I prestiti per lo studio sono, storicamente, una tipologia di finanziamento particolarmente richiesta dalle donne; nei primi 8 mesi del 2021 il campione femminile rappresentava il 38% delle richieste, valore elevato se si considera che, guardando al totale prestiti, solo 1 domanda su 4 viene presentata da una donna.

    Va detto, però, che la percentuale risulta in calo rispetto al periodo pre-pandemia; nel 2019 a presentar domanda di prestito personale per la formazione era, nel 41% dei casi, una donna. Con grande probabilità la pandemia e la conseguente crisi economica ha avuto un ruolo nell’allontanare le donne da questa forma di finanziamento.

     

  • Auto: gli italiani ne cambiano 5 in una vita

    Ogni quanto tempo cambiamo l’auto e quanti veicoli acquistiamo nel corso della nostra vita? Per rispondere alla domanda Facile.it e MiaCar hanno commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat scoprendo che, in media, gli italiani sostituiscono l’auto ogni 7 anni e mezzo e, sempre in media, gli automobilisti acquistano 5 vetture nell’arco della propria vita.

    Ogni quanto cambiamo l’auto

    Se a livello nazionale l’indagine ha messo in luce che il 15% degli automobilisti cambia l’auto ogni 5-6 anni e il 12,5% ogni 7-8 anni, va evidenziato che il 5,3% dei rispondenti ha dichiarato di sostituire la propria vettura con maggior frequenza (al massimo ogni 2 anni), mentre il 19% lo fa non prima che siano trascorsi almeno 10 anni.

    Interessante notare come i dati varino sensibilmente a seconda del genere e dell’area geografica. Gli uomini, ad esempio, cambiano l’auto ogni 6 anni e mezzo, più frequentemente rispetto alle donne che invece tendono a sostituire il proprio veicolo solo dopo 8 anni e mezzo.

    A livello territoriale, invece, emerge che gli automobilisti residenti nel Nord Italia cambiano l’auto più spesso, in media, prima del settimo compleanno, mentre al Sud e nelle Isole ogni 7 anni e mezzo e nel Centro Italia addirittura ogni 8 anni e 3 mesi.

    Perché cambiamo l’auto

    Per quali motivazioni cambiamo l’auto? Sebbene ogni veicolo abbia una sua storia, in generale, la prima ragione che spinge gli italiani a metter mano al portafogli per acquistare un nuovo modello è l’età del mezzo; vuoi per affetto, vuoi per una questione economica, il 55% dei rispondenti ha dichiarato di cambiare la propria auto solo quando questa diventa vecchia.

    Il 36% degli intervistati, invece, ha spiegato di aver sostituito l’auto perché la precedente aveva fatto troppi chilometri, mentre il 25,6% dei rispondenti lo ha fatto perché non era più adatta alle esigenze familiari.

    E se il 17,6% ha dovuto comprare un nuovo veicolo perché il precedente si era danneggiato a causa di un sinistro, non mancano coloro che cambiano l’auto abitualmente dopo pochi anni perché vogliono guidare un mezzo sempre nuovo (10,8%).

    La prima auto

    L’indagine, realizzata per Facile.it su un campione rappresentativo della popolazione nazionale, ha realizzato un focus sulla prima auto; se è vero che la patente di guida si prende normalmente intorno ai 20 anni e che all’inizio molti utilizzano un veicolo di famiglia, per l’acquisto della prima auto gli italiani attendono, in media, fino a 26 anni e mezzo.

    Sebbene non vi siano differenze significative tra uomini e donne (che comprano la prima auto, rispettivamente, a 26 e 27 anni), l’età varia in modo più marcato a livello territoriale; nel Nord del Paese la prima vettura si acquista a 25 anni, nel Centro Italia dopo i 26 anni e al Sud e nelle Isole addirittura solo dopo il 27 anni.

    Sarà forse perché è la prima vettura acquistata, e quindi si cerca di fare più attenzione, ma in media questo veicolo lo si cambia dopo 8 anni e mezzo. Interessante notare come la durata sia differente tra uomini e donne; i primi, forse in virtù di un potere d’acquisto maggiore, o forse perché meno attenti, cambiano la prima auto, in media, dopo 7 anni e 4 mesi, mentre le donne aspettano più a lungo e sostituiscono il primo modello solo dopo quasi 10 anni.

    A livello geografico, invece, la prima auto dura più nel Centro Italia (9 anni e 8 mesi) e al Sud e nelle Isole (poco più di 8 anni e 7 mesi), mentre nel Nord del Paese viene sostituita, in media, prima degli 8 anni di età.

     

     

    *Nota metodologica: l’indagine di mUp Research e Norstat è stata svolta tra l’1 e il 4 luglio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.016 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Smartphone e giovani: ecco come lo usano

    La fine delle vacanze e il rientro a scuola potrebbero essere per molti bambini e ragazzi il momento per avere il primo cellulare, ma quanto e come usano lo smartphone i giovanissimi? E, anche, a che età, lo si riceve?

    Come evidenziato dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, il 37% degli italiani oggi adulti ha avuto il cellulare in età scolare e, tra questi, 563.000 lo hanno avuto addirittura prima dei 10 anni.  Facile pensare come, oggi, l’età media del primo telefono sia molto ridotta.

    Dove lo usano

    Se si guarda al luogo dove chi ha ricevuto il cellulare in età scolare lo usa con più frequenza emerge che, al primo posto, c’è il letto; vanno a dormire con il cellulare più di 6 rispondenti su 10. Un dato che racconta non solo di una cattiva abitudine, che incide sulla qualità del sonno, ma anche del pericolo di isolamento dalla famiglia e dalla realtà circostante.

    Al secondo posto si trova la sala, mentre al terzo c’è il bagno, area della casa dove più di un rispondente su 3 dichiara di usare regolarmente il cellulare.

    Come lo usano

    Cosa fanno più frequentemente i giovani con lo smartphone? Telefonare, ma soprattutto videochiamare e mandare messaggi, rimangono ancora le funzionalità più sfruttate (74,5%), mentre ha ormai quasi pari importanza l’uso dei social network; il 62% dei rispondenti ha dichiarato di usare per svago e in modo ricorrente app come Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok ecc.

    Naturalmente imprescindibili per i social sono le foto e i video, tanto che il 47% dei rispondenti ha dichiarato che la fotocamera è una delle funzioni più usate dello smartphone. Poco meno, il 43%, ha invece detto di usare frequentemente il cellullare per ascoltare musica.

    Curioso notare che alla domanda “qual è la tua paura più grande legata allo smartphone, le preoccupazioni più grandi sono quella di perderlo (47%), di romperlo (42%) o di perdere i dati (35%); ma a spaventare i giovani, più che il danno materiale, sembra essere l’idea di rimanere senza il dispositivo, “sconnessi” dal mondo.

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Facile.it: Andrea Ghizzoni nuovo Managing Director Insurance. Gianluca Quesitonio Direttore Commerciale Stores Facile.it & FMP

     Facile.it, portale leader in Italia nel confronto di prodotti assicurativi, di finanza personale e utenze domestiche, annuncia oggi la nomina di Andrea Ghizzoni a Managing Director Insurance e quella di Gianluca Quesitonio a Direttore Commerciale Stores Facile.it & FMP.

    Dopo esperienze nella consulenza in Value Partners e McKinsey&Co, Andrea Ghizzoni, che subentra a Diego Palano, dallo scorso gennaio General Manager di Facile.it, in passato ha gestito il lancio di WeChat in Europa come Director di Tencent International e, successivamente, ha ricoperto il ruolo di Head of Strategy di Vodafone Italia. In Facile.it Ghizzoni, che col nuovo ruolo riporterà direttamente alla direzione generale, assume la responsabilità di tutte le business line assicurative dell’azienda.

    Gianluca Quesitonio subentra ad Angela Giannicola nel ruolo di Direttore Commerciale Stores Facile.it & FMP; col nuovo incarico Quesitonio lavorerà nel team di Daniela Zancan, Managing Director Stores Facile.it & FMP.

    Prima di unirsi a Facile.it Quesitonio ha ricoperto importanti ruoli manageriali nei gruppi Unicredit Bank e ING Bank e, nello specifico, negli ultimi 20 anni ha maturato competenze di rilievo nella gestione di progetti di crescita e sviluppo della multicanalità e dell’integrazione tra distribuzione fisica e digitale. Quesitonio avrà ora la responsabilità sia della gestione che dello sviluppo commerciale della rete fisica degli Stores, che ad oggi conta 30 negozi fisici in tutta Italia, e di Facile.it Mutui e Prestiti, rete di mediatori creditizi che opera sul territorio nazionale in oltre 50 città.

    «Facile.it è una realtà che sta continuando a crescere e siamo lieti di dare il benvenuto nel nostro team a due grandi professionisti», ha dichiarato Tobias Stuber, CEO di Facile.it. «Sono sicuro che con la loro enorme capacità e competenza contribuiranno concretamente al successo e al futuro sviluppo dell’azienda».

  • Bollette: in Toscana si è speso l’8,2% in più rispetto alla media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Toscana, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 505 euro, vale a dire il 6,5% in più rispetto al 2019. È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i toscani hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 836 euro.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie toscane hanno messo a budget 1.342 euro a famiglia, vale a dire l’8,2% in più rispetto alla media nazionale. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi potrebbero lievitare ulteriormente nei prossimi mesi.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e il rischio di un maxi aumento è concreto se si considera che ormai da mesi stiamo assistendo ad una crescita importante del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Toscana: 2.824 kWh e 1.078 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Mutui: ad agosto, in Italia, tassi tra i più bassi al mondo

    Il settore immobiliare è stato uno dei più colpiti dalla pandemia, ma con il ritorno graduale alla normalità il mercato è stato travolto da una ventata di ottimismo grazie al calo consistente dei tassi applicati ai mutui che hanno raggiunto i minimi storici. Ma come sono i tassi in Italia rispetto agli atri Stati europei e ad alcuni dei principali Paesi al mondo? Per rispondere alla domanda Facile.it e Mutui.it hanno analizzato gli indici registrati in 14 Stati scoprendo come, fra questi, l’Italia sia la nazione dove chiedere un mutuo costa meno.

    Il confronto europeo

    L’analisi, effettuata sui valori registrati ad agosto, ha considerato un immobile dal valore di 180.000 euro, una richiesta di finanziamento di 120.000 euro ed un piano di restituzione pari a 20 anni.

    In Italia, nel periodo di riferimento, questo tipo di finanziamento era indicizzato con TAEG tra 0,88% e 0,98% se fisso e fra 0,67% e 0,77% se variabile. Senza dubbio il migliore fra le 14 nazioni dell’indagine.

    Guardando unicamente al tasso fisso e al TAEG, in Europa si avvicina ai valori italiani solo la Germania, dove il mutuo viene indicizzato a partire dall’1,18%. Fanno peggio, invece, alcuni Stati europei che, tradizionalmente, avevano tassi di interesse più simili a quelli del nostro Paese: è il caso della Spagna, dove il finanziamento è indicizzato dall’1,64%, e del Portogallo (a partire dall’1,91%).

    Sempre restando entro i confini del Vecchio Continente, dall’analisi è emerso come le indicizzazioni del tasso fisso, considerando ancora una volta il TAEG, partano dal 2,30% in Norvegia e dal 2,40% nel Regno Unito.

    Sebbene per queste due nazioni sia stato possibile rilevare solo il TAN e non il TAEG, è evidente come anche in Albania e in Grecia i mutuatari si trovino a pagare tassi notevolmente maggiori e pari, rispettivamente, al 3,00% e al 3,20%.

    Anche rispetto al tasso variabile (considerando il TAEG), in Europa, tra i Paesi analizzati, nessuno fa meglio dell’Italia e le offerte rilevate partono dall’1,53% della Spagna fino all’1,95% del Portogallo.

    Oltre i confini europei

    L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata, però, solo all’Europa e ha indagato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in altre parti del mondo, considerando come indice di riferimento di ciascuna nazione, il TAN, e non il TAEG.

    Guardando ai tassi fissi, gli indici partono dall’1,44% in Canada, dall’1,89% in Australia, dal 2,13% in Giappone e dal 2,25% negli Stati Uniti.

    Guardando ai tassi variabili, invece, il Canada è l’unico Stato che, con un TAN dello 0,98%, si avvicina a quello del nostro Paese; continuando l’analisi extra-europea i valori rilevati partono dall’1,41% in Giappone, dall’1,83% negli Stati Uniti, fino all’1,85% dell’Australia.

    Discorso a parte meritano nazioni come la Russia o il Brasile; nonostante il calo registrato nel corso dell’ultimo anno, i tassi fissi rilevati, se paragonati a quelli italiani, risultano davvero proibitivi; si parte rispettivamente dal 4,95% e dal 6,70%.

    «Nonostante alcune differenze significative, come nel caso dell’Albania o della Grecia, i tassi nell’area Euro restano abbastanza allineati tra di loro dal momento che tutti gli Stati utilizzano gli stessi indici di riferimento (Irs e Euribor). Le variazioni del costo del denaro sui mutui, quindi, sono riconducibili a dinamiche competitive tra gli istituti di credito presenti in ciascuna nazione.» commenta Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Se, invece, si guarda al di fuori dell’UE, dove l’inflazione è già ripartita, ad esempio negli Stati Uniti, i tassi sono più alti; se questa dovesse aumentare anche in Europa, allora possiamo aspettarci un rincaro degli indici in tutto il Continente, Italia inclusa.».

  • Rc Auto: in Emilia-Romagna premi in ribasso del 13,6%

    È un’immagine positiva quella emersa, per l’Emilia-Romagna, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 395,84 euro, vale a dire il 13,62% in meno rispetto ad un anno fa e addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-2,3%).

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 690.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Emilia-Romagna e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutta l’Emilia-Romagna, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area.

    La provincia emiliano romagnola che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Forlì-Cesena dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 378,07 euro, in calo del 15,85% in dodici mesi.

    Seguono nella graduatoria la provincia di Reggio Emilia, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 14,04% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 391,16 euro, a pochissima distanza, quella di Modena, dove il calo annuale è stato del 14,03%, con un premio medio fermo a 378,02 euro, e quella di Bologna (411,61 euro, -13,98%).

    Diminuzioni inferiori alla media regionale, invece, per le province di Ravenna (403,03 euro, -13,56%) e Ferrara, dove a luglio 2021 il prezzo è calato del 13,40% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 368,96 euro, il più basso registrato in tutta l’Emilia-Romagna.

    Chiudono la classifica le province di Parma (381,42 euro, -12,26%), Rimini, dove la diminuzione è stata del 12,07% con un premio medio pari a 436,14 euro, il più alto registrato nella regione, e Piacenza, area dove il premio medio è diminuito “solo” del 10,49% (388,60 euro).

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 690.000 preventivi effettuati in Emilia-Romagna su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Rc Auto: in Lombardia premi in ribasso del 16,4%

    È un’immagine in chiaro scuro quella emersa, per la Lombardia, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it*: dopo mesi consecutivi durante i quali i premi medi Rc Auto hanno continuato a diminuire segnando a maggio il loro record minimo, a luglio si è registrata un’inversione di tendenza e il trend di calo sembra essersi fermato facendo registrare un +0,1%; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 344,28 euro. La buona notizia, però, è che nonostante il lievissimo aumento, i premi risultano ancora nettamente inferiori (-16,4%) rispetto ad un anno fa.

    L’ulteriore aspetto positivo è che, a luglio 2021, la Lombardia non solo ha registrato il secondo calo annuale più alto di Italia dopo il Piemonte (-17,9%), ma è risultata essere anche la seconda regione della Penisola più economica in termini di tariffe Rc Auto, preceduta solo dal Friuli-Venezia Giulia (315,06 euro).

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 1.540.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Lombardia e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «L’aumento graduale, seppur lieve, degli ultimi due mesi è l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione – e con esso quello dei sinistri – era prevedibile un aggiustamento al rialzo; resta solo da capire quanto sarà veloce l’adeguamento.».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutta la Lombardia, con una diminuzione a doppia cifra in quasi ogni area.

    La provincia lombarda che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Milano dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 349,61 euro, in calo del 19,25% in dodici mesi.

    Seguono nella graduatoria la provincia di Lodi, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 16,15% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 329,14 euro, e, a poca distanza, quelle di Bergamo (326,97 euro, -16,05%), Monza e Brianza (340,45 euro, -15,99%) e Varese (341,63 euro, -15,80%).

    Continuando a scorrere la classifica lombarda si posiziona Lecco, area dove lo scorso mese il prezzo è calato del 14,69% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 313,23 euro, il più basso registrato in tutta la regione, seguita da Brescia (338,66 euro, -14,21%), Cremona (341,85 euro, -13,76%) e Como (360,50 euro, -13,63%).

    Chiudono la classifica le province di Pavia, dove la diminuzione è stata dell’11,71% con un premio medio pari a 369,88 euro, il più alto registrato in Lombardia, Mantova (341,87 euro, -9,51%), e, in ultima posizione, Sondrio, area dove il premio medio è diminuito “solo” del 2,49% (337,42 euro).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 1.540.000 preventivi effettuati in Lombardia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc Auto: in Sicilia premi in ribasso del 13,7%

    È un’immagine positiva quella emersa, per la Sicilia, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 444,51 euro, vale a dire il 13,7% in meno rispetto ad un anno fa e, addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-2,1%).

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 840.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Sicilia e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutta la Sicilia, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area.

    La provincia siciliana che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Messina dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 485,45 euro, in calo del 18,46% negli ultimi dodici mesi; nonostante l’elevate diminuzione, però, gli automobilisti messinesi devono fare i conti on le tariffe Rc Auto più alte della regione.

    Seguono nella graduatoria siciliana la provincia di Catania, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 16,11% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 451,25 euro, e quella di Caltanissetta, dove il calo annuale è stato del 14,87%, con un premio medio fermo a 430,94 euro.

    Diminuzioni inferiori alla media regionale, invece, per Ragusa, (421,10 euro, -13,70%), Trapani (407,08 euro, -12,95%) e Siracusa (381,91 euro, -12,69%).

    Chiudono la classifica le province di Enna, dove lo scorso mese il prezzo è sceso dell’11,41% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 326,91 euro, il più basso registrato nella regione, Palermo (479,71 euro, -10,71%) e Agrigento (394,06 euro, -10,55%).

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 840.000 preventivi effettuati in Sicilia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Nuovo digitale terrestre: parte il bonus rottamazione TV, occhio all’esaurimento dei fondi

    Prende il via il nuovo bonus rottamazione TV fino a 100 euro destinato a chi vuole acquistare un nuovo apparecchio televisivo in vista del passaggio al nuovo digitale terrestre di seconda generazione, il DVB-T2, recentemente rimandato al 2023. Un piccolo aiuto per i milioni di italiani che hanno televisori non compatibili con il nuovo standard; a febbraio 2020, appena prima dell’arrivo della pandemia, l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat aveva evidenziato come fossero circa 11 milioni le famiglie italiane con ancora in casa uno o più televisori non compatibili con il nuovo standard e che, pertanto, avrebbero dovuto metter mano al portafogli per cambiare apparecchio o comprare un decoder.

    Una fotografia che potrebbe non essere molto distante da quella attuale se si considera che, vista l’emergenza Coronavirus, nell’ultimo anno le priorità degli italiani sono state altre e, non a caso, il Governo ha deciso di rimandare il passaggio definitivo al nuovo standard di trasmissione.

    Ma attenzione perché se è vero che manca più di un anno allo switch-off, va considerato che l’agevolazione è richiedibile fino ad esaurimento risorse e al momento non è dato sapere se i 250 milioni di euro stanziati riusciranno a soddisfare la domanda; ipotizzando l’importo massimo erogabile a famiglia, vale a dire 100 euro, il fondo potrebbe soddisfare la richiesta di sole 2,5 milioni di famiglie.

    Oltre ai fondi, è bene considerare un secondo aspetto: lo switch-off definitivo avverrà nel 2023, ma già a partire dal 15 novembre 2021, in modo graduale secondo un calendario regionale definitivo dal Governo, le emittenti televisive dovranno progressivamente adeguare il proprio standard di codifica, da Mpeg-2 a Mpeg-4, e già questo passaggio potrebbe mettere “fuori gioco” le televisioni più vecchie.

    I bonus e come richiederli

    Il bonus rottamazione TV può essere richiesto direttamente presso il punto vendita dove comprare il nuovo apparecchio. L’agevolazione è rivolta a tutti, non vi sono limiti di reddito, e viene erogata sotto forma di sconto pari al 20% del prezzo di acquisto del televisore, fino ad un massimo di 100 euro.

    Il bonus può essere richiesto una sola volta a famiglia e per ottenerlo è necessario essere in pari con il pagamento del canone e rottamare un vecchio televisore acquistato prima del 2018; l’apparecchio da rottamate può essere portato direttamente presso il punto vendita o presso un centro di raccolta RAEE che rilascerà un modulo di rottamazione, da presentare poi al momento dell’acquisto.

    Il bonus rottamazione è cumulabile con il precedente Bonus TV-Decoder, tutt’ora richiedibile. In questo caso, però, si tratta di un incentivo dedicato esclusivamente alle famiglie che hanno un reddito ISEE inferiore ai 20.000 euro ed è di importo massimo pari a 30 euro.



     

    *Metodologia: n. 1.004 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta a febbraio 2020.

     

  • Rc Auto: in Abruzzo premi in ribasso del 15,5%

    È un’immagine positiva quella emersa, per l’Abruzzo, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 366,74 euro, vale a dire il 15,5% in meno rispetto ad un anno fa e, addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-2,2%).

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 160.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Abruzzo e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto l’Abruzzo, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area.

    La provincia abruzzese che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Pescara dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 394,22 euro, in calo del 17,77% negli ultimi dodici mesi; nonostante questo, però, la provincia risulta essere l’area dell’Abruzzo dove assicurare un veicolo a luglio 2021 costava di più.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Teramo, dove lo scorso mese la diminuzione è stata del 15,27% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 359,87 euro, e quella di Chieti, dove il calo annuale è stato del 13,87%, con un premio medio fermo a 350,01 euro, il più basso registrato in Abruzzo.

    Chiude la classifica la provincia di L’Aquila, area dove il premio medio è diminuito del 12,71%, arrivando a 363,14 euro.

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 160.000 preventivi effettuati in Abruzzo su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

  • Rc Auto: in Calabria premi in ribasso del 15,7%

    È un’immagine in chiaro scuro quella emersa, per la Calabria, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 526,87 euro, vale a dire il 15,7% in meno rispetto ad un anno fa e, addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-4,3%).

    Nonostante questo aspetto positivo, però, la Calabria risulta essere una delle zone della Penisola dove, a luglio 2021, sottoscrivere la polizza Rc Auto costava di più, posizionandosi sul secondo gradino del podio dopo la Campania.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 170.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Calabria e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto la Calabria, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area.

    La provincia calabrese che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Cosenza dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 458,94 euro, in calo del 19,28% negli ultimi dodici mesi.

    Segue nella graduatoria Crotone, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 18,38% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 604,48 euro; nonostante l’elevato calo, però, la provincia risulta essere l’area calabrese dove assicurare un veicolo a luglio 2021 costava di più.

    Diminuzioni inferiori alla media regionale, invece, per le province di Catanzaro, dove lo scorso mese il prezzo è sceso del 15,61% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 453,35 euro, il più basso registrato in Calabria, e Vibo Valentia (583,85 euro, -15,22%).

    Chiude la classifica calabrese Reggio Calabria, area dove il premio medio è diminuito del 12,83%, arrivando a 562,73 euro.

    Ecco di seguito la tabella riassuntiva dei premi medi registrati in Calabria e le relative variazioni nei dodici mesi:

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 170.000 preventivi effettuati in Calabria su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc Auto: in Puglia premi in ribasso del 12,9%

    È un’immagine in chiaro scuro quella emersa, per la Puglia, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 511,08 euro, vale a dire il 12,9% in meno rispetto ad un anno fa e, addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-1%).

    Nonostante questo aspetto positivo, però, la Puglia risulta essere una delle zone della Penisola dove, a luglio 2021, sottoscrivere la polizza Rc Auto costava di più, posizionandosi sul terzo gradino del podio dopo Campania e Calabria.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 307.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Puglia e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto la Puglia.

    La provincia pugliese che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Foggia dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 669,51 euro, in calo del 22,90% negli ultimi dodici mesi; nonostante questo, però, la provincia non solo risulta essere l’area pugliese dove assicurare un veicolo a luglio 2021 costava di più, ma anche una delle zone più care di tutta Italia.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Barletta-Andria-Trani, dove lo scorso mese la diminuzione è stata del 19,41% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 536,99 euro, e quella di Bari, dove il calo annuale è stato del 13,48%, con un premio medio fermo a 501,60 euro.

    Diminuzioni inferiori alla media regionale, invece, per le province di Lecce, dove lo scorso mese il prezzo è sceso dell’8,70% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 426,91 euro, il più basso registrato in Puglia, e Taranto (531,31 euro, -6,38%).

    Chiude la classifica pugliese la provincia di Brindisi, area dove il premio medio è diminuito “solo” del 4,91%, arrivando a 523,45 euro.

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 307.000 preventivi effettuati in Puglia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Rc Auto: in Piemonte premi in ribasso del 17,9%

    È un’immagine positiva quella emersa, per il Piemonte, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 397,60 euro, vale a dire il 17,9% in meno rispetto ad un anno fa e, addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-2,3%). L’ulteriore buona notizia è che il Piemonte è risultata essere la regione che tra luglio 2020 e luglio 2021 ha registrato il calo dei premi medi più alto di tutta Italia.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 540.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Piemonte e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Piemonte, con una diminuzione a doppia cifra in quasi ogni area, ad eccezione di Verbano-Cusio-Ossola che, comunque, ha segnato un -6,81%.

    La provincia piemontese che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Asti dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 327,04 euro, in calo del 19,48% negli ultimi dodici mesi. Segue a breve distanza Torino, area dove il premio medio è calato del 19,17%, stabilizzandosi a 426,37 euro; nonostante nella provincia i prezzi abbiano registrato un elevato calo annuale, gli automobilisti torinesi devono fare i conti con le tariffe Rc Auto più alte del Piemonte.

    Diminuzioni inferiori alla media regionale, invece, per le province di Vercelli (323,58 euro, -15,48%), Alessandria (357,01 euro, -13,38%) e Cuneo (338,40 euro, -12,70%).

    Seguono nella graduatoria Biella, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata dell’11,58% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 311,00 euro, il più basso registrato nella regione, e quella di Novara, dove il calo annuale è stato del 10,90%, con un premio medio fermo a 330,83 euro.

    Chiude la classifica piemontese la provincia di Verbano-Cusio-Ossola, area dove il premio medio è diminuito “solo” del 6,81% (328,11 euro).

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 540.000 preventivi effettuati in Piemonte su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

  • Rc Auto: in Liguria inizia il rialzo, ma premi inferiori ai livelli pre-Covid

    È un’immagine in chiaro scuro quella emersa, per la Liguria, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it*: dopo che a maggio i premi medi Rc Auto hanno raggiunto il loro record minimo, a luglio hanno cominciato a registrare una lieve risalita; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 446,82 euro, l’1,5% in più se confrontato con giugno. La buona notizia, però, è che nonostante il lievissimo aumento, i premi risultano ancora nettamente inferiori (-16,4%) rispetto ad un anno fa.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 190.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Liguria e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «L’aumento graduale, seppur lieve, degli ultimi due mesi è l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione – e con esso quello dei sinistri – era prevedibile un aggiustamento al rialzo; resta solo da capire quanto sarà veloce l’adeguamento.».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutta la Liguria, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area.

    La provincia ligure che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Imperia dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 370,71 euro, in calo del 18,66% negli ultimi dodici mesi; oltre alla diminuzione annuale maggiore, gli automobilisti imperiesi possono anche godere del premio medio più basso della Liguria.

    Segue nella graduatoria regionale la provincia di La Spezia dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 18,30% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 460,38 euro.

    Calo inferiore rispetto alla media regionale per la provincia di Genova, area che negli ultimi dodici mesi ha registrato un -15,98% con un premio medio fermo a 468,10 euro, il più alto registrato nella regione.

    Chiude la classifica ligure Savona, dove a luglio 2021 il prezzo è calato del 14,59% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 371,66 euro.

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 190.000 preventivi effettuati in Liguria su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc Auto: in Veneto premi in ribasso del 15,2%

    È un’immagine positiva quella emersa, per il Veneto, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 361,94 euro, vale a dire il 15,2% in meno rispetto ad un anno fa e addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-1,2%).

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 710.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Veneto e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Veneto, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area, ad eccezione di Belluno che, comunque, ha segnato un -9,99%.

    La provincia veneta che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Treviso dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 359,83 euro, in calo del 16,24% negli ultimi dodici mesi.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Padova, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 15,85% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 354,87 euro, e quella di Verona, dove il calo annuale è stato del 15,41%, con un premio medio fermo a 365,60 euro.

    Diminuzioni inferiori alla media regionale per le province di Venezia, dove lo scorso mese il prezzo è sceso del 14,59% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 383,20 euro, il più alto registrato in Veneto, e Vicenza (352,97 euro, -13,72%).

    Chiudono la classifica regionale la provincia di Rovigo (355,90 euro, -12,15%) e quella di Belluno, area dove il premio medio è diminuito “solo” del 9,99%; gli automobilisti bellunesi possono però consolarsi con il premio medio più basso del Veneto (323,96 euro).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 710.000 preventivi effettuati in Veneto su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Rc Auto: nel Lazio premi in ribasso del 13,7%

    È un’immagine positiva quella emersa, per il Lazio, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it*: dopo che a maggio i premi medi Rc Auto hanno raggiunto il loro record minimo, a luglio non hanno registrato aumenti come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 443,67 euro, vale a dire il 13,7% in meno rispetto ad un anno fa e, sostanzialmente, la stessa cifra rilevata a giugno.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 1.700.000 preventivi e relative quotazioni effettuati nel Lazio e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Lazio, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area, ad eccezione di Frosinone che, comunque, ha segnato un -8,57%.

    La provincia laziale che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Roma dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 444,92 euro, in calo del 14,20% negli ultimi dodici mesi.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Rieti dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 12,03% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 446,72 euro, e quella di Viterbo, dove il calo annuale è stato dell’11,90%, con un premio medio fermo a 369,18 euro, il più basso registrato nella regione.

    Chiudono la classifica la provincia di Latina, dove a luglio 2021 il prezzo è calato dell’11,47% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 493,58 euro, il premio più alto rilevato nel Lazio, e quella di Frosinone, area dove le tariffe medie sono diminuite negli ultimi dodici mesi “solo” dell’8,57% (392,89 euro).

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 1.700.000 preventivi effettuati nel Lazio su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Oltre 1.000 marchigiani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori marchigiani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Nelle Marche crescono le attivazioni di linee internet

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso, secondo le rilevazioni di Facile.it, le Marche fanno registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 7,1%.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.



     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Oltre 1.000 trentini fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori trentini fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    In Trentino-Alto Adige crescono le attivazioni di linee internet

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso, secondo le rilevazioni di Facile.it, il Trentino-Alto Adige fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 3,8%.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.



     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

     

  • Rc Auto: in Toscana inizia il rialzo, ma premi inferiori ai livelli pre-Covid

    È un’immagine in chiaro scuro quella emersa, per la Toscana, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it: dopo che a maggio i premi medi Rc Auto hanno raggiunto il loro record minimo, a luglio hanno cominciato a registrare una lieve risalita; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 474,72 euro, lo 0,4% in più se confrontato con giugno. La buona notizia, però, è che nonostante il lievissimo aumento, i premi risultano ancora nettamente inferiori (-16,3%) rispetto ad un anno fa.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 620.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Toscana e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «L’aumento graduale, seppur lieve, degli ultimi due mesi è l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione – e con esso quello dei sinistri – era prevedibile un aggiustamento al rialzo; resta solo da capire quanto sarà veloce l’adeguamento.».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutta la Toscana, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area, ad eccezione di Grosseto che, comunque, ha segnato un -8,66%.

    La provincia toscana che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Siena dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 356,84 euro (il più basso registrato nella regione in termini di valore assoluto), in calo del 18,98% in dodici mesi.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Pistoia, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 18,27% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 538,82 euro, e quella di Massa-Carrara, dove il calo annuale è stato del 18,01%, con un premio medio fermo a 505,65 euro.

    Diminuzioni in linea con la media regionale per le province di Firenze (-16,93%, premio medio pari a 465,12 euro) e Prato, dove a luglio 2021 il prezzo è calato del 15,81% rispetto a luglio 2020, stabilizzandosi a 668,86 euro; buona notizia per chi assicura un veicolo in quella provincia che, però, fa ancora registrare il valore più alto della regione (il 40,9% in più rispetto alla media toscana).

    Cali inferiori rispetto alla media regionale per le province di Livorno (435,16 euro, in diminuzione del 14,35% rispetto ad un anno fa), Pisa (465,68 euro, -13,49%), Lucca (467,96 euro, -12,48%) ed Arezzo (411,81 euro, -10,13%).

    Chiude la graduatoria toscana la provincia di Grosseto, area dove il premio medio è diminuito “solo” dell’8,66%; gli automobilisti grossetani possono però consolarsi con il secondo premio medio più basso della regione (382,09 euro).

    Ecco di seguito la tabella riassuntiva dei premi medi registrati in Toscana e le relative variazioni nei dodici mesi:

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 620.000 preventivi effettuati in Toscana su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Oltre 17.000 lavoratori fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 17.000 i lavoratori friulani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% di chi, a livello nazionale, ha scelto di cambiare città per svolgere lo smart working ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Friuli-Venezia Giulia crescono le attivazioni di linee internet per lo smart working

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso in Friuli-Venezia Giulia si sono registrati notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al +4,1% che va a sommarsi al +5,95% successivo al primo lockdown.

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Oltre 30.000 siciliani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 30.000 i lavoratori siciliani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% di chi, a livello nazionale, ha scelto di cambiare città per svolgere lo smart working ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In alcune aree della Sicilia crescono le attivazioni di linee internet per lo smart working

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso alcune aree della Sicilia hanno fatto registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al +11% per Palermo, al +10% per Messina e al +8% per Ragusa.

    Sicilia seconda in Italia per il saldo fra ingressi ed uscite

    Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: la Sicilia è al secondo posto in questa classifica (+27%), dietro alla Sardegna (+40%) e davanti alla Calabria (+21%).

    Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

     

     

  • Rc Auto: inizia il rialzo, ma ancora lontani dai livelli pre-Covid

    Dopo il mese di maggio, quando i premi medi Rc Auto hanno raggiunto il loro record minimo, è cominciato il trend di risalita tanto che, secondo l’Osservatorio Rc Auto di Facile.it*, a luglio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 457,04 euro, lo 0,2% in più se confrontato con giugno. La buona notizia è che, nonostante il lievissimo aumento, i premi risultano ancora nettamente inferiori (-12,6%) rispetto ad un anno fa.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 9.100.000 preventivi e relative quotazioni raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «L’aumento graduale, seppur lieve, degli ultimi due mesi è l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione – e con esso quello dei sinistri – era prevedibile un aggiustamento al rialzo; resta solo da capire quanto sarà veloce l’adeguamento.».

    L’andamento regionale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Paese.

    A guidare la classifica dei cali più consistenti è il Piemonte, area dove i valori medi sono scesi del 17,98% rispetto allo stesso mese del 2020. Seguono nella graduatoria la Lombardia, che ha registrato una diminuzione della tariffa media pari al 16,39% e, staccata per un soffio, la Liguria, dove il premio medio Rc auto è calato del 16,38%.

    All’ultimo posto della graduatoria nazionale, invece, si posiziona la Basilicata, che ha registrato un calo delle tariffe medie pari al 4,82%.

    Campania sempre la più cara

    In termini di valori assoluti, maglia nera d’Italia si conferma essere la Campania; nella regione, a luglio 2021, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 839,39 euro, vale a dire l’83,6% in più rispetto alla media nazionale. Seguono sul podio delle aree più care d’Italia la Calabria, che conquista il secondo posto con un premio medio pari a 526,87 euro e la Puglia, sul terzo gradino con un valore medio pari a 511,08 euro.

    Se si guarda, invece, alle regioni dove assicurare un veicolo costa di meno i più fortunati sono i residenti del Friuli-Venezia Giulia, area dove, lo scorso mese, per tutelare la propria automobile occorrevano, mediamente, 315,06 euro.

    A seguire si trova la Lombardia, dove il premio medio rilevato a luglio 2021 era pari a 344,28 euro e, a poca distanza, il Trentino-Alto Adige, con una tariffa pari a 350,39 euro.

    Visti i probabili rincari che potrebbero interessare il mercato delle polizze Rc Auto, il consiglio degli esperti di Facile.it per tutti coloro che hanno una polizza in scadenza è di rinnovarla ora finché i premi sono ancora lontani dai livelli pre-Covid. Da considerare, inoltre, che molte compagnie, per venire incontro alle esigenze dei propri clienti che chiedevano un rimborso per i mesi di restrizione in cui l’auto è rimasta inutilizzata, hanno introdotto sconti e iniziative specifiche di cui tuttora si può usufruire.

    Le garanzie accessorie

    Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge che a luglio 2021, tra coloro che ne hanno inserita una in fase di preventivo, la più richiesta è l’assistenza stradale (39,9%).

    Il dato può essere letto anche in virtù di un parco auto che continua ad invecchiare; lo scorso mese l’età media dei veicoli italiani era pari a poco più di 11 anni, valore in aumento rispetto a quello rilevato nello stesso periodo del 2020 (10 anni e mezzo).

    Seguono tra le garanzie accessorie più richieste la copertura infortuni conducente (19,3%), la tutela legale (16,8%) e la garanzia furto e incendio (11,9%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 9.100.000 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

  • Quasi 9.000 sardi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono quasi 9.000 i lavoratori sardi fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Sardegna crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Sardegna fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 15,9%, il dato più alto registrato in Italia.

    Un altro dato molto interessante, e altrettanto indicativo della volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di origine, arriva dalla distribuzione delle richieste di mutuo per l’acquisto della casa. Se si confrontano i dati del primo semestre 2021 con quelli dello stesso periodo 2020, si vede che la percentuale di mutui richiesti in zone come il medio campidano o l’iglesiente siano cresciuti notevolmente (rispettivamente passati dall’1,82% al 3,42% del totale richieste mutui della regione e dal 3,86% al 5,82%). Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

    Sardegna prima in Italia anche per il saldo fra ingressi ed uscite

    Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è ancora una volta la Sardegna ad essere prima in questa classifica (+40%), davanti alla Sicilia (+27%) e alla Calabria (+21%).

    Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Oltre 1.000 lucani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori lucani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Basilicata crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Basilicata fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 5%.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Quasi 21.000 emiliano-romagnoli fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono quasi 21.000 i lavoratori dell’Emilia-Romagna fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Emilia-Romagna crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso l’Emilia-Romagna fa registrare un incremento che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si è attestato al 2,1%.

    Si incominciano anche a vedere i primi segnali di volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di provincia, tanto che il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come, nel primo semestre 2021, le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state l’84,9% del totale di quelle presentate in Emilia-Romagna, in aumento dell’1,6% rispetto al 2020.

    Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

     

     

  • 17.000 pugliesi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono circa 17.000 i lavoratori pugliesi fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Puglia crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Puglia fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 4,8%.

    Si incominciano anche a vedere i primi segnali di volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di provincia, tanto che il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come, nel primo semestre 2021, le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state l’88% del totale di quelle presentate in Puglia, in aumento di circa l’1% rispetto al 2020 Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Mutui: gli under 36 possono risparmiare anche più di 20.000 euro

    Il mondo bancario punta sugli under 36 e sembra aver risposto alla chiamata del Governo in favore dei giovani che vogliono comprare casa tanto che, secondo l’analisi di Facile.it, alcuni dei principali istituti di credito hanno lanciato mutui al 100%, destinati a chi ha meno di 36 anni, con tassi fissi che partono dall’1,10% (Taeg), valore più basso di sempre per un finanziamento di questo genere.

    Secondo le simulazioni* di Facile.it, grazie a queste condizioni i giovani possono risparmiare decine di migliaia di euro in interessi in virtù dei tassi ai minimi storici. Ipotizzando un mutuo fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, il miglior Taeg disponibile online per un under 36 è pari a 1,10%, con una rata mensile di 477,72 euro. Un solo mese fa, per la stessa operazione, il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro; grazie a questi nuovi prodotti il risparmio per il giovane mutuatario è di quasi 900 euro l’anno, vale a circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

    «Gli incentivi introdotti dal Governo e l’impegno concreto da parte delle banche hanno reso possibile qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile: oggi un under 36 può davvero comprare casa senza alcun anticipo né l’intervento di garanti terzi», afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «L’auspicio è che anche gli istituti di credito che oggi non consentono di sottoscrivere questi prodotti possano adeguare la propria offerta, garantendo maggiore scelta ai clienti.».

    Come funzionano?

    Se è vero che in alcuni casi i cosiddetti mutui under 36 sono destinati esclusivamente ad aspiranti mutuatari con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro, dall’altro ci sono istituti di credito che pongono come unico limite quello dell’età del richiedente e dell’importo massimo erogabile, che normalmente arriva fino a 250.000 euro.

    Oltre alle condizioni appena descritte, gli under 36 alle prese con l’acquisto della prima casa possono beneficiare delle novità introdotte dal Governo tra cui l’ampliamento sino all’80% della garanzia concessa dal Fondo Consap, fondamentale per agevolare l’accesso al credito da parte dei giovani, e le diverse esenzioni tra cui la cancellazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’eliminazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti e, in caso di compravendita soggetta a Iva, il riconoscimento di un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.

    Come recentemente evidenziato dall’osservatorio*congiunto Facile.it – Mutui.it, nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo le previsioni di Facile.it è destinato a crescere nei prossimi mesi, non solo grazie agli incentivi introdotti dal Governo, ma anche in funzione della nuova offerta degli istituti di credito rivolta a questo target; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare degli incentivi, la domanda di finanziamenti da parte degli under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 26 luglio 2021.

  • 88.000 lombardi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Sono oltre 88.000 i lavoratori fuorisede della Lombardia che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, si sono potuti spostare dalla città in cui ha sede l’azienda per cui lavorano senza dover rinunciare al proprio impiego e ridefinendo de facto la mappa del lavoro nella regione.

    È questo uno dei dati emersi dall’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat e resa pubblica nelle scorse ore.

    Il numero tiene conto di tutti gli spostamenti di cui sono stati protagonisti i lavoratori fuorisede che prima della pandemia abitavano in un immobile in affitto. La vera sorpresa messa in luce dall’analisi è stata scoprire come il flusso più evidente sia quello interno alla stessa Lombardia con molti lavoratori che hanno deciso di spostarsi dalle metropoli ai piccoli centri gettando così le basi per far crescere l’economia di queste zone e, cosa non trascurabile, dare vita ad un popolamento delle stesse.

    I lavoratori fuorisede che si sono spostati in Lombardia

    Tra i lavoratori fuorisede che prima della pandemia abitavano in una casa in affitto in Lombardia e che hanno colto l’occasione dello smart working per trasferirsi in una città diversa, il 77% ha deciso di rimanere comunque all’interno dei confini lombardi, mentre l’11% si è spostato in un’altra regione del Nord Italia.

    In misura minore i lavoratori fuorisede che, invece, hanno lasciato la Lombardia e hanno raggiunto il Centro (5%) e il Sud Italia (7%).

    Tenore di vita più alto

    Uno dei principali elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è senza dubbio quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; tanto è vero che il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Ma questi cambiamenti sono temporanei? Pare proprio di no; analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Lombardia crescono le richieste di mutui nei piccoli centri

    Uno dei primi indicatori dello spostamento dei lavoratori fuorisede dalle grandi città lombarde alle zone di provincia riguarda le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti; secondo il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2021, queste richieste sono state il 76,7% del totale di quelle presentate in Lombardia, in aumento dell’1,5% rispetto al 2020.

    Insomma, poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri e a stimolarne l’economia.

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

     

  • Prolungati gli incentivi auto, ma mancano le norme attuative per l’usato

    Il Governo ha rifinanziato con una dotazione di 350 milioni di euro gli incentivi destinati all’acquisto di auto; le agevolazioni, ottima iniziativa per dare nuova linfa al mercato, scadranno il 31 dicembre, ma non essendo stati pubblicati i regolamenti attuativi non è (ancora) possibile richiederli per le auto usate e, quindi, l’industria corre ai ripari con iniziative singole come quella del Summer Black Friday.

    Gli sconti per le auto usate

    Nei suoi piani il Governo ha voluto sostenere anche il mercato della auto usate destinando 40 milioni per chi acquista un veicolo di seconda mano Euro 6, diesel o benzina. Rientrano però nell’incentivo solo i veicoli con basse emissioni di CO2, vale a dire quelli compresi tra 0 e 160 g/Km e con quotazioni medie di mercato inferiori ai 25.000 euro. Per accedere a questo incentivo è necessario rottamare un veicolo immatricolato prima di gennaio 2011.

    Il bonus ottenibile varia a seconda delle emissioni del veicolo, ad ogni modo si va da un minimo di 750 euro sino ad un massimo di 2.000 euro.

    In attesa che vengano pubblicati i dettagli per godere degli incentivi, attualmente non è possibile usufruire del bonus per l’acquisto di auto usate.

    Non solo incentivi statali: arriva il “Summer Black Friday”

    Per ovviare al problema e consentire ai consumatori di godere comunque di vantaggi economici per l’acquisto dell’usato, le aziende stanno mettendo in campo progetti singoli e spesso sorprendenti come Facile.it e MiaCar, che hanno deciso di lanciare il Summer Black Friday (https://www.miacar.it/auto?Campaign=black-friday) portando nel mondo dell’auto i vantaggi tipici dell’evento che negli ultimi anni ha conquistato i consumatori italiani.

    Nello specifico, l’iniziativa, che durerà per tutto il mese di agosto ed è valida su oltre 500 vetture, prevede uno sconto extra, che arriva fino a 1.000 euro e cumulabile con gli incentivi statali, sull’acquisto di auto nuove, a km0 e usate.

    Gli sconti per le auto nuove

    La fetta più grossa degli incentivi statali, vale a dire 200 milioni di euro, è stata destinata all’acquisto o locazione finanziaria di auto nuove a benzina o gasolio con basse emissioni, vale a dire tra 61 e 135 grammi di CO2 al chilometro e prezzo di listino fino a 40.000 euro.

    60 milioni, invece, sono stati destinati all’acquisto di auto con emissioni tra 0 e 60 g/km, vale a dire veicoli elettrici e plug-in, e prezzo di listino inferiore ai 50.000 euro.

    Il bonus varia a seconda delle emissioni di CO2 dell’auto acquistata e dalla presenza o meno di un veicolo vecchio da rottamare; in ogni caso gli sconti vanno da un minimo di 3.500 euro ad un massimo di 10.000 euro.