Capitali mossi troppo dall’euforia, sui mercati scatta l’ora del reality check

L’aspetto psicologico continua ad essere predominante in questa fase. Vale nella vita di tutti i giorni come anche sul mercato dei capitali. Lo shock emotivi dovuto al lungo lockdown, ha finito per amplificare la gioia per un parziale ritorno alla normalità.

Troppa euforia sul mercato dei capitali

capitaliAnche i mercati hanno vissuto la stessa scia emotiva. A maggio e giugno (o per lo meno la prima metà di quest’ultimo) infatti i capitali hanno consentito all’azionario di recuperare i valori che c’erano a inizio anno. Se prima esisteva la speranza di un miglioramento dal punto di vista sanitario ed economico, ben presto si è passati in una ingiustificata sorta di euforia. Ad alimentare questo processo sono state le manovre fiscali e monetarie che governi e banche centrali hanno messo in atto per sostenere le economie.

Via alla fase del reality check

Ora, se è vero che questo genere di interventi – peraltro molto massicci – nel medio termine potranno produrre risultati significativi, è altrettanto vero che i mercati dei capitali sono andati troppo di fretta. Abbiamo infatti parlato di risultati nel medio termine, mentre i mercati sono andati ad anticipare questo scenario. Per questo motivo adesso sono entrati nella fase del “reality check, ovvero quella in cui si analizzano in modo più oggettivo i dati macro (soprattutto l’andamento degli utili aziendali) ed eventualmente ci si riposiziona. Per questo motivo adesso si vede un doppio minimo tecnico sul listino americano, cosa che può preannunciare una forte frenata o al più un consolidamento.

Riposizionamento

Questo riposizionamento dei capitali dovrebbe riguardare in misura minore le asset corporate. Dovrebbe invece dare ampio sostegno ai titoli governativi; anche se i loro rendimenti sono destinati comunque a rimanere bassi a lungo. Chi invece potrebbe essere premiato, tenuto conto della crescita della propensione al rischio, è il segmento degli ETF mercati emergenti, anche se il loro peso all’interno del portafoglio dovrebbe comunque rimanere ridotto (per via della componente rischio).

Ad ogni modo, nell’orizzonte temporale di medio periodo non si potrà non tenere conto dell’appuntamento elettorale USA. Un’eventuale sconfitta di Trump, che allo stato attuale appare probabile, potrebbe impattare negativamente sulle aziende (per via della politica fiscale di Biden), e spingere i capitali fuori dagli Usa.