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  • Capitali stranieri, l’Italia non riesce ad attirarli (e la Germania fa 10 volte meglio)

    Una delle chiavi importanti per la crescita di una economia, è la capacità di attirare i capitali stranieri. Su questo punto l’Italia ha ancora un bel po’ di strada da fare, perché gli investitori esteri ancora non considerano il nostro paese come una delle mete preferite per i propri impieghi.

    L’incapacità di catturare capitali stranieri

    capitaliL’attrattività rispetto ai capitali stranieri è un tema dibattuto da tempo in Italia. Ma soprattutto in questa fase storica assume maggiore rilevanza. Infatti a causa delle misure di politica monetaria e fiscale che sono state adottate dalle banche centrali per contrastare la pandemia, sui mercati si è riversato un fiume di liquidità. Significa capitali in cerca di impiego e di occasioni.

    Ma fin quando gli investitori stranieri non ci vedranno come un territorio fertile, questo fiume di liquidità difficilmente bagnerà il nostro paese.

    La Borsa di Milano non ha fascino

    Va detto che siamo noi stessi i primi ad essere poco affascinati dal nostro sistema. Lo dimostrano in modo eclatante i numeri.
    Il numero di aziende quotate alla Borsa di Milano è addirittura calato negli ultimi anni. I debutti alla borsa milanese (le cosiddette Ipo) sono state in grado di raccogliere un capitale complessivo di 6 miliardi di dollari. Se facciamo un confronto con la borsa tedesca conducendo un’analisi DAX, siamo addirittura un decimo sotto. Rispetto alla Francia sono un quinto di meno.

    Il paradosso italiano

    Al di là di questo, esiste un paradosso che riguarda molte aziende italiane. Stanno infatti decidendo di quotarsi in borsa… ma non nel nostro paese bensì all’estero.
    Un esempio eclatante sono Prada che lo ha fatto una borsa di Hong Kong e Zegna che l’ho fatto alla borsa di New York.

    Va detto inoltre che la fragilità dell’Italia si palesa all’interno di un continente che a sua volta è abbastanza debole. Infatti in Europa le Ipo Hanno raccolto 200 miliardi nel biennio 2020-2021, rispetto ai 450 della Cina e addirittura agli 850 degli Stati Uniti.

    Un problema di portata Europea

    Probabilmente alla base di questa ritrosia a quotarsi a Piazza Affari, c’è un sistema di regole che governa il mercato dei capitali d’Europa.

    La Esma, che avrebbe dovuto uniformare i regolamenti del mercato finanziario, in realtà oggi come oggi è solo una federazione di diversi organismi nazionali. Questo rappresenta un freno a chi intende quotarsi. Invoglia a scegliere altri luoghi dove farlo, per avere a disposizione maggiori risorse a costi inferiori (spread più bassi) e con regole di governance decisamente più agevoli.

    Da quanto detto si comprende come per attirare i capitali stranieri sia indispensabile dotarsi di regole più semplici ma soprattutto omogeneo a livello europeo.

  • Quotazione Oro Quale Futuro Dopo la Crisi da Lockdown

    La quotazione oro attuale, marzo 2021, si è attestata intorno ai 1750 dollari oncia, un valore che pur essendo il più basso dell’anno è comunque il frutto di due anni consecutivi in cui il prezzo oro è aumentato di valore.
    La guerra dei dazi del 2019 e il lockdown del 2020 hanno contribuito in modo determinante al rialzo della quotazione oro, rialzi di prezzo che non si vedevano da diversi anni e che hanno segnato un cambio di rotta del prezzo aureo.
    Un cambio di rotta sostenuto dalle paure di investitori e risparmiatori che hanno tradizionalmente acquistano oro per creare riserve d’oro da monetizzare velocemente in caso di mancanza di liquidità rivolgendosi presso banche per azioni e compro oro Firenze, Milano, ecc.
    Il 2021 per adesso ha visto un arretramento della quotazione oro rispetto agli anni precedenti, la crisi da lockdown seppur sia ancora presente in vari paesi occidentali è stata abbandonata da molti paesi determinanti per l’equilibrio della finanza globale.
    Cina, India, Russia, Brasile sono solo alcuni dei paesi che sono tornati a produrre beni e servizi senza restrizioni, una situazione confermato dall’andamento finanziario globale lontano dal crollo epocale di marzo 2020.
    Questo nuovo equilibrio finanziario che vede tecnologici, farmaceutici e altri asset in netta crescita hanno messo in secondo piano l’esigenza di investire in oro per difendere il valore dei propri capitali.
    Non per nulla le migliori performance finanziarie della quotazione oro avvengono proprio durante le crisi economiche e di sfiducia che ciclicamente si abbattono sui mercati.
    La attuale situazione finanziaria globale, di relativa tranquillità, non risente della crisi economica reale che sta travolgendo molti paesi occidentali nei quali ancora molti settori sono chiusi a causa della strategia del lockdown continuativo.
    Per questo motivo la quotazione oro ha perso molto del valore che aveva acquisito nella precedente corsa all’oro che era arrivata nei primi di agosto a stabilire un nuovo record storico di circa 2070 dollari oncia.
    Al momento il futuro del prezzo aureo non sembra poter beneficiare di particolari congiunture finanziarie favorevoli, alcuni analisti vedono nel pericolo dell’inflazione un possibile ritorno degli investitori verso il prezioso metallo giallo.
    Ma il pericolo inflazione nonostante resti una possibilità reale difficilmente provoca aumenti della domanda di oro paragonabili a quelli che vengono innescati dalle crisi finanziarie più profonde che solitamente provengono da scenari di ben altra natura.

  • Oro Blu o Oro Giallo su Cosa Investire Dopo la Quotazione dell’Acqua in Borsa

    Oro blu o oro giallo, potrebbe essere questo il dilemma degli investitori nel prossimo futuro, anzi lo è già per i più informati, visto che l’acqua è stata già quotata in borsa per la prima volta.
    Così il prezioso oro giallo, bene rifugio per eccellenza, che ha salvato i risparmi ed i capitali di investitori piccoli e grandi anche dal recente crollo di marzo dovuto al lockdown ha adesso un concorrente in più sui mercati azionari.
    Non bastava l’ascesa del Bitcon, che comunque ad oggi non può certo essere considerato un bene rifugio, per attirare soldi lontano dagli investimenti in oro, adesso in campo è sceso un altro asset l’acqua.
    L’acqua al contrario di altri asset meno essenziali per l’uomo potrebbe davvero divenire non solo un asset ma addirittura un bene rifugio molto affidabile date le sue caratteristiche che la rendono di vitale importanza nel vero senso della parola.
    Chi ma anche se straordinariamente ricco potrebbe vivere senza acqua, è certo che il suo consumo quotidiano è necessario al contrario del prezioso metallo giallo che al limite è necessario solo per quanto riguarda il commercio.
    L’oro giallo è ben oltre che un metallo prezioso su di esso si sono sviluppate le prime forme di commercio e ancora è un metodo di pagamento molto ambito anche nelle transazioni tra gli stati.
    La duttilità dell’oro come metallo fa il pari con quella che riguarda il mondo economico a tutti i livelli, basti pensare al ruolo determinante dei compro oro Firenze o altri che durante le crisi più profonde hanno permesso a chi ne deteneva di monetizzare in modo immediato il suo valore.
    Adesso che però l’acqua, il bene più necessario dopo l’aria per la vita dell’uomo, è quotato in borsa forse anche il ruolo di bene rifugio per eccellenza detenuto dal prezioso metallo giallo potrebbe essere messo in discussione dalla new entry.
    Chissà che un giorno non verranno fuori, per favorirne il riciclo come con i compro oro, anche attività commerciali disposte a pagare per l’acqua usata.
    Gli analisti non si sono ancora pronunciati vista la recente quotazione dell’acqua in borsa ma c’è da pensare che qualcuno abbia già in mente di seguire molto da vicino l’andamento in borsa del prezioso oro blu, per cogliere al volo un’occasione che potrebbe diventare molto ghiotta nel prossimo futuro.

     

  • Capitali mossi troppo dall’euforia, sui mercati scatta l’ora del reality check

    L’aspetto psicologico continua ad essere predominante in questa fase. Vale nella vita di tutti i giorni come anche sul mercato dei capitali. Lo shock emotivi dovuto al lungo lockdown, ha finito per amplificare la gioia per un parziale ritorno alla normalità.

    Troppa euforia sul mercato dei capitali

    capitaliAnche i mercati hanno vissuto la stessa scia emotiva. A maggio e giugno (o per lo meno la prima metà di quest’ultimo) infatti i capitali hanno consentito all’azionario di recuperare i valori che c’erano a inizio anno. Se prima esisteva la speranza di un miglioramento dal punto di vista sanitario ed economico, ben presto si è passati in una ingiustificata sorta di euforia. Ad alimentare questo processo sono state le manovre fiscali e monetarie che governi e banche centrali hanno messo in atto per sostenere le economie.

    Via alla fase del reality check

    Ora, se è vero che questo genere di interventi – peraltro molto massicci – nel medio termine potranno produrre risultati significativi, è altrettanto vero che i mercati dei capitali sono andati troppo di fretta. Abbiamo infatti parlato di risultati nel medio termine, mentre i mercati sono andati ad anticipare questo scenario. Per questo motivo adesso sono entrati nella fase del “reality check, ovvero quella in cui si analizzano in modo più oggettivo i dati macro (soprattutto l’andamento degli utili aziendali) ed eventualmente ci si riposiziona. Per questo motivo adesso si vede un doppio minimo tecnico sul listino americano, cosa che può preannunciare una forte frenata o al più un consolidamento.

    Riposizionamento

    Questo riposizionamento dei capitali dovrebbe riguardare in misura minore le asset corporate. Dovrebbe invece dare ampio sostegno ai titoli governativi; anche se i loro rendimenti sono destinati comunque a rimanere bassi a lungo. Chi invece potrebbe essere premiato, tenuto conto della crescita della propensione al rischio, è il segmento degli ETF mercati emergenti, anche se il loro peso all’interno del portafoglio dovrebbe comunque rimanere ridotto (per via della componente rischio).

    Ad ogni modo, nell’orizzonte temporale di medio periodo non si potrà non tenere conto dell’appuntamento elettorale USA. Un’eventuale sconfitta di Trump, che allo stato attuale appare probabile, potrebbe impattare negativamente sulle aziende (per via della politica fiscale di Biden), e spingere i capitali fuori dagli Usa.

  • Lingotti d’Oro da Investimento Contro l’Instabilità Finanziaria

    I lingotti d’oro in un periodo di profonda crisi economica e di instabilità dei prezzi rappresentano per i risparmiatori un ottimo mezzo per mantenere il valore dei propri soldi, invece che tentare di destreggiarsi tra i molti investimenti alternativi che in molti casi si rivelano rischiosi e difficili da prevedere.
    Sono molti anche i consulenti finanziari che suggeriscano, a chi vuole preservare il valore dei propri risparmi da brutte sorprese, di acquistare lingotti d’oro, questi sono un metodo sicuro per poter conservare il valore dei soldi nel lungo periodo al riparo da qualsiasi genere di crisi economica e non.
    La cosa che è bene sapere prima di scegliere la strategia compro oro come forma di investimento è che questa non darà guadagni di alcun genere se non al momento della sua cessione, per questo motivo l’oro non è il metodo giusto per chi vuole investire soldi per cercare di ottenere dividendi o elevati guadagni in tempi rapidi.
    La strategia del compro oro ha un carattere prevalentemente difensivo rispetto al valore del capitale investito e per questo che questo metallo prezioso viene considerato come un bene rifugio tra i più affidabili, anche se in alcuni momenti è possibile avere la possibilità di venderlo ad elevate quotazioni monetizzando guadagni di tutto rispetto.
    in Italia il risparmiatore privato può liberamente detenere oro sotto forma di lingotti o monete, che più si adattano per gli investimenti di minor valore, i lingotti al contrario sono molto adatti per investire elevate cifre di denaro, in quanto in poco spazio e peso possano essere accumulati ingenti capitali.
    Se si acquista lingotti d’oro senza volersi accollare l’onere della custodia possiamo rivolgersi a società specializzate in investimenti in oro che vendano quote d’oro senza che il compratore riceva l’oro fisicamente, che verrà detenuto in appositi caveau che lo conserveranno per nostro conto fino al momento nel quale non decideremmo di rivenderlo monetizzando il proprio investimento secondo la valutazione oro del momento.
    Ci sono varie misure di lingotti d’oro, si parte da quelli piccoli che pesano 10 grammi per arrivare a quelli di un chilo che vengano solitamente utilizzati per stoccare le riservare auree degli stati o per i capitali delle grandi società di investimento.
    I lingotti d’oro certificati vengano venduti da società specializzate che sono ufficialmente riconosciute a livello internazionale e garantiscano la purezza dell’oro contenuto nei lingotti, i lingotti d’oro da investimento sono realizzati con oro 24 carati che corrisponde ad una purezza del 99,9%, la conservazione di questi nei caveau di queste società specializzate è un ulteriore garanzia di purezza che in caso di vendita viene riconosciuta a livello internazionale.