Il metamodello PNL

“…il mondo era così recente che molte cose non avevano ancora un nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.”
Gabriel Garcia Marquez “Cent’anni di solitudine”

“…la gente soffre non perché il mondo non sia abbastanza ricco da permetterle di soddisfare i suoi bisogni, ma perché ha una rappresentazione del mondo impoverita.”
Richard Bandler, John Grinder “La struttura della magia”

 

Molti dei nostri problemi, sia in ambito personale che in ambito aziendale, derivano da limiti posti da noi stessi. “Non possiamo” fare una certa cosa, “dobbiamo” farne una certa altra, certe reazioni “ci fanno stare male”… Queste difficoltà non derivano dall’operare la scelta sbagliata, ma dal sentire di non avere abbastanza scelte a disposizione, d’essere incapaci di comportarsi altrimenti da come ci si comporta.

La somma totale delle esperienze di una persona genera la struttura profonda del suo modello del mondo. Tramite i procedimenti della cancellazione, della deformazione e della generalizzazione viene costituita la struttura superficiale, in cui alcune parti del modello originale sono mancanti.

Quanto più la mappa del mondo perde informazioni, tanto più la persona perde in opportunità di scelta, fino magari a sentirsi totalmente prigioniera di una gabbia, le cui sbarre giorno per giorno ha costruito da sola. Questa situazione genera sofferenza e la sensazione di percorrere strade obbligate.

Il metamodello fornisce gli strumenti per analizzare la struttura di questo problema (come le persone fanno per impoverire il proprio modello), per raggiungere la relativa soluzione (recuperare le parti mancanti del modello, arrichendolo) e, inoltre, per superare le difficoltà di comunicazione (dal momento che genera una struttura linguistica ricca, particolareggiata e priva di equivoci).

Se una persona dice:
“Non mi posso fidare di nessuno”,
noi possiamo scegliere di contestargli il quantificatore universale “nessuno” chiedendogli:
“Proprio di nessuno? Non c’è mai stata una volta in cui hai potuto fidarti di qualcuno?”,
e se lei risponde:
“Si, certo, ho un amico di cui posso fidarmi!”,
è successo che la struttura superficiale di questa persona aveva cancellato qualcosa che era contenuta nella struttura profonda; la confrontazione ha permesso alla persona di recuperare l’esperienza di riferimento e di tenerne conto nella rappresentazione del suo modello del mondo, introducendo una maggiore complessità e, conseguentemente, una maggiore possibilità di scelte.

Un esauriente articolo sul metamodello lo trovate seguendo il link.