Un pianoforte e la sua storia

Quando si fa riferimento alla “voce” di uno strumento in termini di espressività e di caratteristiche timbriche singolari e inconfondibili, legate ad una sorta di personalità di quel particolare strumento, il pensiero va subito alla famiglia degli archi, e ai violini in particolare; il fatto di essere stato costruito in una determinata bottega, con tutti i suoi sapienti segreti costruttivi, dà al singolo violino quel timbro incomparabile, quel “carattere” che lo rende unico al mondo: pensiamo alle leggende che stanno dietro i preziosissimi Stradivari, Amati e Guarneri con cui si esibiscono i più grandi concertisti dei nostri giorni, e, senza andare troppo lontano, risulta alla portata di tutti riconoscere la superiorità timbrica di un violino o un violoncello uscito da una bottega di liutaio rispetto agli strumenti prodotti in serie in fabbriche coreane destinati ai primi tentativi dei piccoli allievi.
Meno evidente appare questo discorso quando si tratta di pianoforti. La costruzione in serie, in grandi fabbriche, dalla Germania al Giappone, sembrerebbe giustificare una differenziazione più a livello di tecnica costruttiva, di efficienza, che di “carattere”, di espressività dello strumento. E invece chi suona il pianoforte sa bene che c’è una bella differenza tra suonare Mozart o Chopin su un Pleyel o su un Yamaha. Ci sono pianoforti perfetti per le grandi sale da concerto per le loro caratteristiche di sonorità: gli Steinway dalla voce brillante e versatile, i Bosendorfer, potenti e ricchissimi di sfumature. Ci sono invece altri pianoforti che chiedono situazioni più raccolte, un rapporto quasi più privato ed intimo con chi suona, e tra questi, a parere di molti pianisti, i migliori sono i Bechstein. Per numerose generazioni di pianisti il marchio Bechstein è stato sinonimo di eccellenza. Compositori come Liszt, Wagner e Brahms hanno suonato su questa marca di pianoforti così tipicamente tedesca
Ancora oggi, quando si ha la fortuna di suonare su un pianoforte Bechstein, non si può che sottoscrivere la dedica del grandissimo Edwin Fischer riportata sul sito internet della fabbrica, fondata a Berlino da Carl Bechstein nel 1853: “Alla C.Bechstein, i cui strumenti incomparabili sono i miei migliori maestri e i miei amici più fedeli”
Nella nostra sede di Cambiago, gli appassionati possono trovare in vendita un Bechstein mezza coda, un’occasione veramente eccezionale. Dal numero di serie risulta essere stato fabbricato nel 1911 e necessita ovviamente di un lavoro di revisione e di restauro di alcune parti (in particolare della tastiera), ma resta comunque uno strumento di altissimo pregio. La cassa armonica è in condizioni perfette, a testimonianza della perizia costruttiva della grande fabbrica tedesca, e quindi lo strumento mantiene intatte tutte le sue caratteristiche timbriche così inconfondibili, intense e suggestive.
Un particolare della sua storia gli conferisce inoltre un piccolo valore aggiunto per tutti gli amanti della musica classica: questo Bechstein era il pianoforte di famiglia di casa Pollini, su cui il grandissimo Maurizio ha imparato a suonare. Che sia di buon auspicio per il prossimo studente che ci suderà sopra!!

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