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  • Intervista di Alessia Mocci ad Enrico Nascimbeni ed al suo Il Non-Amore ai tempi di Facebook, Rupe Mutevole Edizioni

    “[…] scrivere un racconto e una poesia lo possono fare in tantissimi. Ma di scrittori veri e poeti ce ne sono pochi. Ed è giusto che sia così.”

    Enrico Nascimbeni(Verona, 1959) è un cantautore, poeta, scrittore e giornalista italiano. Ha lavorato per giornali quali Il Giorno, L’Arena, L’indipendente, Studio Aperto; moltissime le collaborazioni musicali (Roberto Vecchioni, Syria, Paola Turci, Leonard Cohen, Francesco Baccini, Suzanne Vega) ma non solo, infatti, sono svariati gli album che dal 1977 sono stati prodotti.

    Tre anni fa pubblica “Non-Poesie – L’amore ai tempi di Myspace” riscuotendo un notevole successo, ed nel 2012 “Il Non-Amore ai tempi di Facebook”, edito dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, con prefazione dell’amico Roberto Vecchioni.

    Componimenti di poesia e riflessione allo stesso tempo, un autore che da vita alle sue emozioni in modo sentimentale, affermandosi autore poliedrico ed umile nei confronti dell’amata Poesia.

    Enrico Nascimbeni è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua nuova pubblicazione e sulla sua presentazione venerdì 17 febbraio 2012 a Sanremo. Buona lettura!

    A.M.: Chi è Enrico Nascimbeni?

    Enrico Nascimbeni: Me lo chiedo spesso anch’io. E non trovo la risposta. Sono un cantautore- autore -giornalista professionista-scrittore. Ma soprattutto sono un sognatore, un ricercatore meticoloso di utopie ed un uomo fortemente fragile. E ho visto che la mia fragilità è così marcata che spesso i sogni e le utopie nelle mia vita e nel mio lavoro sono diventate realtà.

    A.M.: Che cosa significa scrivere?

    Enrico Nascimbeni: Condividere con gli altri la propria realtà, in un reciproco scambio di piccole emozioni quotidiane. Dallo svuotare un vaso di nutella al guardare fuori dalla finestra, sperando in un ritorno.

    A.M.: Sei uno scrittore da carta e penna oppure da tastiera del pc?

    Enrico Nascimbeni: Tutte e due le cose. Anche se io scrivo frasi anche su liste della spesa o locandine pubblicitarie.

    A.M.: “Il Non-Amore ai tempi di Facebook”. Ci può illustrare le tematiche della tua pubblicazione?

    Enrico Nascimbeni: Un viaggio nelle piccole cose della vita che per un attimo possono diventare immense. Uno sguardo nel ricordo. Un infinito amore per l’amore.

    A.M.: La prefazione è firmata da Roberto Vecchioni. E’ stata una tua scelta?

    Enrico Nascimbeni: Ho fortemente voluto io che Roberto scrivesse la prefazione. Con lui ho diviso il mestiere del cantautore, la vita, gli amori. È il padre-maestro. Chi meglio di lui avrebbe potuto descrivermi?

    A.M.: 17 febbraio 2011 alle ore 18:30 a Sanremo ci sarà la presentazione de “Il Non-Amore ai tempi di Facebook”. Cosa ti aspetti dall’evento?

    Enrico Nascimbeni: Di coinvolgere il pubblico. E, magari, anche per un solo minuto, condividere con il pubblico un’emozione.

    A.M.: Che cosa ne pensi della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglierebbe?

    Enrico Nascimbeni: Una casa editrice che ha il profumo di casa. Gestita da persone di grande sensibilità. Certo che la consiglio. Con una affermazione presuntuosa ma onesta: scrivere un racconto e una poesia lo possono fare in tantissimi. Ma di scrittori veri e poeti ce ne sono pochi. Ed è giusto che sia così.

    A.M.: Altre novità per il 2012? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Enrico Nascimbeni: Sto ultimando un libro-biografia su mio padre, Giulio Nascimbeni. Un nuovo album all’orizzonte. Ed un tour musicale che mi porterà dalla Russia a Cuba fino al Venezuela.

    A.A.: Quante novità interessanti Enrico! Grazie per la tua disponibilità e ti auguro un anno pieno del dovuto successo! Inoltre ricordo che venerdì 17 febbraio 2012 alle ore 18:30 Enrico Nascimbeni presenterà “Il Non-Amore ai tempi di Facebook” nel cuore della città dei fiori a Portosole, Media Music Village, durante le giornate del Festival di Sanremo:

    http://oubliettemagazine.com/2012/02/11/novita-rupe-mutevole-edizioni-presentera-alcuni-suoi-autori-durante-le-giornate-del-festival-di-sanremo/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/02/14/intervista-di-alessia-mocci-ad-enrico-nascimbeni-ed-al-suo-il-non-amore-ai-tempi-di-facebook-rupe-mutevole-edizioni/

  • Novità: Rupe Mutevole Edizioni presenterà alcuni suoi autori durante le giornate del Festival di Sanremo

    La casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, dopo le svariate comparse in più manifestazioni artistiche quali il Salone del Libro di Torino e la Fiera del Libro di Trino nel 2011, conferma la sua partecipazione il 16 ed il 17 febbraio 2012 nel cuore della città dei fiori a Portosole, Media Music Village, durante le giornate del Festival di Sanremo per le presentazioni letterarie di Haria, Simone Tomassini, Enrico Nascimbeni, Silvia Denti e Gavino Angius.

    Giovedì 16 febbraio sarà, inoltre, presentata la nuova collana editoriale di Audiobooks con la recitazione di Fabiana Viola ed interverrà il cantastoriedisegnate Gianluca Serratore nel presentare la collana “Segni Narranti”.

    Programma:

    Giovedì 16 febbraio ore 16.30

    Presentazione di Haria ed il suo mondo sciamanico

    “Donne di conoscenza”, il primo libro di Haria, pubblicato da Rupe Mutevole nel 2004, fu la

    rivelazione di un mondo magico, ancestrale eppure reale e accessibile. Negli sterminati boschi di castagni, sulle rupi e sulle vette dei monti Penna, Tomarlo e Nero trovò una nuova, esaltante solitudine: la meraviglia. Meraviglia per un mondo ormai ignorato, sconosciuto alla gente delle città: lo spirito della natura. Haria percepì che lo spirito della natura era pura energia, un’energia immensa, coinvolgente. La bellezza era la più pura energia della natura, una magica dimensione dove una giovane donna di conoscenza poteva inoltrarsi e, al termine di un lungo apprendistato di

    consapevolezza, spiccare il balzo nell’intensità, per divenire essenza energetica conservando

    la consapevolezza umana.

    Haria cominciò a scrivere del suo cammino di conoscenza. In pochi anni pubblicò con Rupe

    Mutevole: “Donne di conoscenza”, “la luce negli occhi”, “Il respiro della bellezza”, “Piante di energia”, “Estensità”, “Anzol”, “La via dell’ignoto”, La mappa delle antiche donne di conoscenza”, “Restare sospese”, “Eventi di bellezza”, “L’altra estensità”, “Rua”.

    Haria, donna di conoscenza, continua la propria via di magica consapevolezza. I suoi libri

    sono luci abbaglianti in un mondo quasi spento e tracciano un nuovo cammino, reale e

    percorribile: la via per la libertà.

    Giovedì 16 febbraio ore 18.30

    Presentazione di “Confessioni…di un pazzo” di Simone Tomassini

    Il primo libro del cantante Simone Tomassini. Le strade di New York fanno da sfondo alla narrazione autentica, che rispecchia lo stile genuino di Simone.

    Un protagonista: Filo, conosciuto da Simone per caso, sulla strada, negli angoli del

    mondo, nelle briciole delle vie, dove gli sguardi superficiali non si fermano e passano

    oltre. Jennifer incontra Filo, cantante di strada, in una mattina come tante. Lei, manager di

    successo comprende subito che le parole di quello strano personaggio rivelano un

    mondo a lei ancora ignoto, e la sua vita assume un nuovo significato: accettando la

    sfida percorrerà vie interiori fino ad allora sconosciute. Un libro pieno di sorprese e di colpi di scena, ma soprattutto di messaggi carichi di vita, che Simone ha avuto l’intuizione ed il coraggio di trasformare in queste pagine scritte con l’entusiasmo e la consapevolezza di chi comprende il significato del vivere. Filo lascerà nella vita di Simone un grande regalo, oltre a una straordinaria poesia diventata ora una canzone.

    Venerdì 17 febbraio ore 16.30

    Presentazione de “In/contro” di Silvia Denti e Gavino Angius

    “In/contro”, silloge poetica scritta a quattro mani da Silvia Denti e Gavino Angius, amici di interessi letterari da circa cinque anni, curiosi entrambi del mondo poetico attuale. La loro corrispondenza inizia per caso, prosegue con scambi, idee, confronti di questo o quel verso o struttura lessicale. Angius è un bravo autore, scrupoloso e pignolo con se stesso fino allo sfinimento; la Denti è più istintiva, molto attratta dai consigli di questo prezioso amico, tra l’altro apprezzato editor sulla piazza, aperto alle innovazioni, alle idee alternative, pronto a conoscere le teorie dell’amica sull’inquietantismo. Così si mettono in discussione, nel tempo libero, per

    qualche anno, si tengono in contatto, parlano ore al telefono, nasce una sintonia speciale. Da una parte Silvia che ama tanto il mare e la stagione estiva, dall’altra Gavino il quale, vivendo in Sardegna, le racconta di quella terra piena di sapori e profumi, di salite e tepore costante, sole molto presente nelle sue giornate. Silvia non ha mai conosciuto quella terra, quel mare, così se lo immagina attraverso il racconto di Gavino, rimandandogli, per contro, le immagini di una Lombardia piatta e umida, nebbiosa e velenosa. E’ un Natale di due anni fa, fa capolino l’idea: scriviamo di noi, delle nostre vite, di quello che ci raccontiamo. Lei si apre e narra delle sue

    aspirazioni, di quei sogni che vorrebbe realizzare; lui coglie sfumature poetiche anche nelle mail, le strizza, ne estrapola delle parti e presenta a Silvia la vera poesia, facendola specchiare in essa, presentandole l’autenticità dell’immediatezza estratta da un apparente, semplicissimo raccontarsi. Da questa appassionata bergamasca egli ne trae l’entusiasmo – dice- la voglia di mettersi alla prova con poesie sue, cosa che mai si sarebbe aspettato da se stesso, lui già autore di molti pezzi in narrativa, saggi e racconti brevi (ad esempio Pensiero Stupendo edito da M.D.). Due le strade che si

    intersecano: L’Orfeo di Angius e La voce da fondo di Silvia. Una somma di due insiemi che crea l’In/contro.

    Venerdì 17 febbraio ore 18.30

    Presentazione de “Il Non-Amore ai tempi di Facebook” di Enrico Nascimbeni

    Dalla prefazione di Roberto Vecchioni:

    Innanzitutto chiariamo a chi legge: chi caspita è Enrico Nascimbeni? E, vivaddio cosa cavolo vuole (o non vuole)? Beh, lo dice lui stesso: “vorrei essere un soldato sconfitto ma amato”. Non fatevi ingannare dalla marea di culi femminili che gli si offrono, si rialzano, ondeggiano e spariscono, questa è solo la facciata. Fermarli sarebbe inutile e secondario: il gioco vero sta nel viavai di arrivi e

    ripartenze, nell’improbabile illusione d’estasi che svapora in un amen: “scendi ma non sei pioggia, sali su di me ma non sei aquilone”. E allora? Un caso disperato, uno che fin da piccolo sognava di essere un grande che sogna di esser piccolo. Nascimbeni deve ringraziare il cielo per questo inarrestabile ballo di San Vito che è il suo modo di vivere, perché non può fare a meno un solo istante di pensarsi e di scriversi: se per assurdo si arrestasse potrebbe persino correre il rischio di essere felice e proverebbe un’insana vergogna di sé. Ora è pur vero che esistono uomini come lui un

    po’ ovunque e quelli là sì che son disperati, perché manco riescono a scriverlo quel che provano. Lui no, lui è un fortunato: la natura gli ha concesso un “link” così diretto tra cuore e penna da sconsolarlo e consolarlo in frazioni ripetute di attimi e stagioni che non ha nemmeno il

    tempo di capire che ripete un’identica inafferrabile “saudade” da sempre, col chiaro intento di non volerne venire mai a capo perché sarebbe la fine. Questa unica cosa che scrive in “non-poesia” (?), Enrico la scrive bene, molto bene, ma più ancora immagina bene quel che scrive, volando basso

    su scenari da pop-art, e banali ammennicoli mediatici e mettendo in atto dissociazioni, salti formali (anche uno a verso) consoni al suo “Pensare viaggi fermi” dove tutto è sparso e disseminato, niente diretto o rettilineo.

    Link utili:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/02/11/novita-rupe-mutevole-edizioni-presentera-alcuni-suoi-autori-durante-le-giornate-del-festival-di-sanremo/

  • Intervista di Alessia Mocci a Sonia Consolo Giaccotto ed al suo L’ombrello, Rupe Mutevole Edizioni

    “Quanto volte ci soffermiamo a pensare che chi ci sta di fronte non è una solo funzione sociale ma è una persona?”

    Un interrogativo spiazzante quant’è veritiero. In questo modo Sonia Consolo Giaccotto risponde alla domanda sulla differenza tra il surreale ed il reale ne “L’ombrello”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”. Un breve romanzo con un protagonista inusuale: Marcello, un ombrello con una sua propria coscienza che vive la sua vita da oggetto pensante. Un libro che sforna, in ogni pagina, delle occasioni per riflettere sulla quotidianità e sull’imprevedibilità degli eventi.

    Sonia Consolo Giaccotto è stata molto disponibile nel rispondere a qualche domanda sulla sua nuova pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere?

    Sonia Consolo Giaccotto: Scrivo da sempre, da quando ne ho memoria: scrivere è sempre stato per me quasi un conforto nel mio privato, così come anche la lettura. Insieme, la lettura e la scrittura, hanno riempito gli spazi più intimi del mio tempo. Solo da poco ho sentito l’esigenza di scrivere pubblicamente, di cercare un dialogo col mondo esterno sulle emozioni del mio scrivere, sulle introspezioni che le parole portano alla luce. È stato in occasione di un dolore molto intenso, per la perdita terrena di una persona da me molto, molto amata, che ho pubblicato, per la prima volta un mio scritto sul social network facebook: era una poesia.

    Scrivere in poesia e in narrativa è per me molto diverso, anche se egualmente appagante.

    Con la poesia emergono sensazioni molto intime, a volte ignote anche a me stessa: sono emozioni intense ma fugaci che fisso nella scrittura eterna di un verso, cristallizzando l’attimo e sottraendolo così all’oblio. Nelle mie poesie vivo sia l’emozione sensuale dell’amore e della passione che la malinconia che da sempre ha accompagnato la mia vita ..

    Scrivere in narrativa libera invece la mia fantasia: la mia narrativa la definirei molto scorrevole e semplice, condita da una sottile vena ironica. I miei personaggi sono sempre dipinti nel loro più intimo esistere, in una visione anche introspettiva: mi piace conoscerli e farli conoscere profondamente, mettere a nudo la loro anima ed i loro pensieri così come faccio io con me stessa, nella mia poesia. È questo il nesso del mio scrivere, il significato del diverso approccio al mondo della parola. Scrivo tanto, per me scrivere è aria pura; soffro la quotidianità anzi più che la quotidianità la ripetitività insita nel vivere quotidiano, soffro la massimizzazione di questa società che ci vuole tutti uguali o comunque rientranti in degli schemi di comodo, cerco l’individuo, la sua essenziale unicità, lo cerco tanto nella vita in cui i rapporti superficiali mi annoiano quanto nelle mie opere, cerco un incontro di anime e quando ciò, anche se raramente, accade, allora sento il miracolo della vita.

    A.M.: Un titolo – oggetto. Che cosa rappresenta per te l’ombrello?

    Sonia Consolo Giaccotto: L’ombrello per me rappresenta … posso dire una creatura?

    Questo oggetto vive: senza cibo, senza acqua, si nutre solo delle emozioni dell’anima.

    È un piccola creatura che già dal suo primo vagito si domanda quale sia il suo posto al mondo, il suo ruolo, la sua funzione. E, una volta appreso, ha un istante di sbigottimento, quasi paura. L’ombrello, come me, non intende soccombere alla rigida etichettatura che mondo e società gli vogliono tatuare, facendogli credere che la sua funzione si esaurisca nel mero ruolo di proteggere l’uomo da pioggia, neve e grandine. E così, pur prendendo coscienza di ciò, da un gruppi di vecchi saggi, ormai straziati dalla vita ed abbandonati, perché inservibili,

    non si arrende ad una vita così limitativa, scopre le emozioni, lavora su stesso, si nutre di queste emozioni umane attendendo trepidante quei rari istanti in cui ciò accade… anche un solo istante da senso a tutta la vita.

    Che dire, penso sia chiara la metafora con ognuno di noi stessi, con la nostra società ed i suoi infiniti interrogativi che vanno dal ruolo marginale degli anziani ( i vecchi saggi) relegati in un angolo ed abbandonati a se stessi, poiché ormai inservibili e quindi non più in grado di assolvere al loro ruolo sociale, al senso della vita, alle domande che ciascuno di noi, quotidianamente si pone. L’ombrello sono io.

    A.M.: Chi è Marcello?

    Sonia Consolo Giaccotto: Marcello è la parte umana di questo oggetto, un oggetto insignificante proprio perché molto comune, passa di mano in mano, di proprietario in proprietario, alla ricerca di chi possa nutrire per lui un affetto sincero e lo rispetti e lo curi e … lo tenga con lui per sempre. Marcello si trova in una posizione di assoluta passività, essendo un ombrello non ha alcuna autonomia, non può muoversi e andare dove vuole, non può scegliere, deve essere scelto, può amare, ma questo amore non lo può manifestare, lo deve tenere per se. In questa situazione molto passiva si percepisce tutta la sofferenza di un animo, il suo urlo silenzioso che nessuno ascolterà…

    Io vorrei che il lettore andasse oltre questa storia, scoprendo tutto ciò che dietro c’è alle spalle di questo ombrello e delle sue avventure. Senza dimenticare il finale, che non voglio svelare e che apre lo spazio a considerazioni molto più variegate.

    A.M.: Reale e surreale. Qual è la loro percentuale in “L’ombrello”?

    Sonia Consolo Giaccotto: Di surreale il mio libro ha solo l’involucro esterno, il suo apparire.

    Certo nessuno di noi si sognerebbe mai di dare un’anima agli oggetti che quotidianamente si usano, ma se andiamo oltre le apparenze ecco le note reali: quante volte noi nella società odierna ci muoviamo ed agiamo, ci rapportiamo con i nostri simili, dimenticando che sono persone, come noi: ci sarebbe un elenco infinito.

    Quanto volte ci soffermiamo a pensare che chi ci sta di fronte non è una solo funzione sociale ma è una persona?

    Vorrei sottolineare anche la considerazione che Marcello ha del denaro, uno scambio di carte colorate che trova senza senso, privo di alcuna emozione: per cui l’inutile affanno alla ricerca di ciò che il denaro non può comprare: le emozioni dell’anima.

    A.M.: Qual è, secondo te, il target di lettori che leggeranno “L’ombrello”?

    Sonia Consolo Giaccotto: Questa domanda mi lascia esitante… vorrei dire una fascia intermedia… ma in realtà vorrei avere la presunzione di non porre limiti… è un libro semplice per chi ci vuole trovare solo un lato giocoso, ma lascia aperta la strada a chi vuole trovare delle domande più profonde in una società che poco considera le persone nella loro individualità… Quante volte ci siamo sentiti trattare da ombrelli, quando siamo stati annoverati in numeri, matricole, percentuali…. È adatto a tutti e spero che lasci qualcosa al lettore.

    A.M.: Quali sono gli scrittori che segui e che ti hanno ispirato?

    Sonia Consolo Giaccotto: Non ho avuto particolari ispirazioni per l’ombrello da autori esterni, mi ha ispirato la vita comune. Leggo di tutto, anche se preferisco letture in cui i personaggi sono molto “elaborati” e si lasciano conoscere. Per fare qualche nome la Allende, Coelho, Modignani, Vitali, Faletti, ma l’autrice che adoro di più in assoluto è la Mazzantini e la sua opera “Venuto al mondo” per me è qualcosa di più di un libro, lo adoro.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Sonia Consolo Giaccotto: Mi trovo molto bene con Rupe Mutevole, Silvia Denti è la mia consigliera, mi sento apprezzata e seguita. La consiglierei senza esitare.

    A.M.: Hai qualche novità per il 2012 che vuoi condividere con noi?

    Sonia Consolo Giaccotto: Ho una grande novità per il 2012 , subito dopo il mio esordio letterario de “l’Ombrello” uscirà il mio primo libro di poesie, sempre edito da Rupe mutevole, dal titolo “Dal cuore all’Eros” e, che farà parte della collana Heroides.

    Sono due opere diverse, che completano la mia esperienza letteraria, con l’occhio sempre volto al futuro e tanta volontà di crescere.

    A.M.: Sonia, ti ringrazio per la spontaneità delle tue risposte ed aspetto con molta curiosità la tua nuova avventura letteraria!

    Notizie su Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/02/08/intervista-di-alessia-mocci-a-sonia-consolo-giaccotto-ed-al-suo-lombrello-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta Stagioni Poetiche, Rupe Mutevole Edizioni

    Stagioni Poetiche”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica con quattro autori partecipanti: Antonio de Lieto Vollaro (“Vibrazioni Poetiche”), Lorenzo Traggiai (“Graffiti Notturni”), Gabriele Fabiani (“Polvere Poetica”) e Cristina Parente (“Urla la vita”). Quattro sillogi che consolidano un legame tra parole ed il ciclo consueto della creazione, inteso come ideazione artistica ed umana. Quattro sillogi che esprimono la volubilità del momento, la volubilità del verso poetico. La stagione poetica come simbolo della variatio e sincronismo del pensiero umano con la Natura, la stagione poetica come interscambio fra intelletti devoti all’emblema dell’esistenza.

    I quattro autori hanno risposto ad alcune domande sulla loro pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Qual è, secondo te, il significato di Essere Poeta?

    Antonio de Lieto Vollaro: Ognuno di noi è un poeta, in quanto esprime le proprie emozioni come meglio crede, ed esserlo è uno dei doni divini più belli, in quanto comunque si comunica e si vuole trasmettere l’amore che si ha dentro, ispirato dall’evento di quel preciso istante.

    Cristina Parente: Essere Poeta può essere molto semplice così come molto difficile. Non esistono misure per valutare la grandezza di un Poeta, perché penso che la poesia si presti a diverse interpretazioni e richiede talvolta un particolare sforzo per immedesimarsi nel contenuto poetico di un autore. Penso anche che merito del Poeta sia farsi capire senza espressioni troppo ricercate e di difficile interpretazione.

    Lorenzo Traggiai: Penso che, oggi, essere poeta significhi stare in una posizione intellettualmente diversa rispetto al resto della società, non dico superiore od inferiore, ma alternativa: un po’ come essere studente (ed il fatto di essere tutt’e due mi fa sentire sfacciatamente gasato). Il poeta coglie aspetti della vita o di altre cose che gli altri non colgono o coglie in modo diverso aspetti già noti.

    Gabriele Fabiani: Secondo me il poeta è colui che ha un rapporto speciale e diretto con il suo cuore. Il poeta riesce ad organizzare le parole in versi che si tramutano in emozioni, le stesse emozioni che battono nel suo cuore. Anche se il mondo poetico è cosi vasto che è difficile estrapolarne una definizione di poeta. Io stesso non riesco a definirmi poeta ma aspirante poeta, perché a confronto con i veri grandi poeti che hanno fatto la storia della letteratura, io mi sento cosi piccolo.

    A.M.: Perché pubblicare in una raccolta a 4 autori?

    Antonio de Lieto Vollaro: La cultura, nei secoli, si è sviluppata grazie a molteplici confronti, sicché essere presenti in una antologia, insieme ad altri illustri colleghi, non può che far aumentare il valore di ognuno di noi.

    Cristina Parente: Tendenzialmente preferisco pubblicare raccolte personali, ma ho voluto fare una nuova esperienza. Indubbiamente una scelta non valutata appieno perché è un po’ come un salto nel buio, con i pro ed i contro. Confrontarsi nello stesso libro penso sia una bella sfida ed anche un modo per conoscere autori anche molto diversi da te.

    Lorenzo Traggiai: A parte che può essere un buon modo di far conoscere il proprio stile anche a chi ne predilige un altro, una raccolta a 4 autori offre quattro punti di vista diversi sul mondo, quattro modi diversi di intendere la poesia stessa, in pratica quattro universi differenti accomunati dal modo di essere esposti. In quest’occasione c’è finalmente un po’ di pluralismo autentico, considerando anche che abbiamo età, gusti e provenienze geografiche diverse.

    Gabriele Fabiani: Il motivo sta nel fatto che la condivisione fa parte dello scrivere e condividere insieme ad altri tre autori questa raccolta è indice di confronto fra poetiche e stili diversi, ma soprattutto rapportandomi agli altri autori riesco a capire come gli altri intendono la poesia. E mi ha reso felice ed onorato questa esperienza.

    A.M.: C’è una lirica nella tua raccolta a cui sei molto legato?

    Antonio de Lieto Vollaro: Si, ed è quella della riflessione sull’amore, innamoramento, passione, la vita quotidiana che il nostro cuore vive, palpita, gioisce, si rattrista, e detto ciò è palese il motivo, senza l’amore l’uomo non va da nessuna parte.

    Cristina Parente: Non nello specifico. Mi ritengo legata a tutte le liriche della silloge perché sono nate in un periodo poetico molto felice e che io prediligo rispetto ad altri.

    Lorenzo Traggiai: Tengo a tutte, perché le ho tirate fuori da un gruppo più grande in cui già trattavo tematiche molto sentite (denuncia sociale, sentimenti, antimilitarismo…). Però se devo scegliere dico “All’ombra di una stella”, una mia piccola dichiarazione di intenti fatta a 16 anni, ancora valida, il cui scenario è quello notturno di gran parte della mia vita; poi “Freddo”, che parla della recente morte prematura della persona che mi ha fatto amare la poesia, la mia professoressa di lettere del liceo.

    Gabriele Fabiani: Sono due le liriche a cui mi sento più legato, il loro titolo è “ 29-07-2006” e “25-07-2006”. La prima perché mi ricorda che chi scrive una poesia è spesso una persona sensibile, che vive sensazioni forti ed a volte è fragile. L’ho scritta perché a volte è la tristezza, la malinconia a muovere la penna. La seconda lirica, invece, è la descrizione del posto dove sono cresciuto, un giorno d’estate, me lo ricordo ancora, li c’è casa mia, in quelle parole c’è il mio stare bene fra le colline, gli alberi e a metà strada fra mare e montagna.

    A.M.: Dei tre autori presenti, qualcuno ti ha colpito maggiormente?

    Antonio de Lieto Vollaro: Bhe ognuno ha un suo stile, eleganza, sensibilità, quindi colpiamo ciascuno in modo differente, sperando di restare indelebili nei ricordi degli altri, autori e non.

    Cristina Parente: Sì, mi ha colpito la poetica del giovanissimo Lorenzo Traggiai, per il contrasto stridente tra poesia metropolitana e poesia classica che lo contraddistingue.

    Lorenzo Traggiai: Sono interessantissimi tutti e tre, anche se non ho avuto ancora tempo di leggere le loro poesie con l’attenzione che meritano.

    Gabriele Fabiani: Mi hanno impressionato in senso positivo tutti e tre. Ero curioso di sapere e di leggere le loro liriche e quando ho avuto la bozza della raccolta, leggendo le altre poesie, ero felice. Mi sono sentito a casa, in un mondo di versi dolci, passionali, soavi. Certi versi mi hanno lasciato senza fiato, completamente in sintonia con la penna dello scrittore.

    A.M.: A chi dedichi “Stagioni Poetiche”?

    Antonio de Lieto Vollaro: Lo dedico a tutti coloro che leggendo le poesie incluse, possano trovare sollievo alla loro anima e cuore, gioia, conforto, se in esse si raffigurano con le loro storie personali.

    Cristina Parente: A tutti coloro che amano la poesia e a coloro che non la amano. La poesia dice molto, basta saperla leggere.

    Lorenzo Traggiai: La dedico anzitutto alla mia famiglia: per primi i miei genitori, splendidi, che mi hanno sempre permesso di fare le mie scelte e sono orgogliosi di questa pubblicazione, a mio nonno, a cui da sempre piace leggere poesie, a mia sorella ed a tutti gli altri parenti, contenti per me. La dedico alla persona con cui sto, che mi ispira non poco. La dedico a quelli che hanno sempre apprezzato quello che scrivo, tra cui la professoressa di prima e alcuni amici ed ex compagni di scuola.

    Gabriele Fabiani: Questa raccolta la dedico ai miei genitori, a mia sorella ed alla mia fidanzata. Ai miei genitori ed a mia sorella perché ci sono sempre stati, il “nido” da cui migrare e tornare sempre, il loro abbraccio nei momenti più duri mi ha sempre reso più forte. Alla mia fidanzata perché ha sempre creduto in me, perché continua a farlo nei giorni che lei ha reso più completi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio de Lieto Vollaro: E’ ancora presto per dare un giudizio, ma l’inizio è partito bene, con molta professionalità e serietà, dal come si sono proposti, e fattomi sentire coinvolto nella stesura dell’antologia, chiedendo a noi autori, consigli per la copertina, titolo e dettagli vari. Speriamo che prosegua nel marketing.

    Cristina Parente: Non mi è piaciuta la modalità di far pagare molto tempo prima della pubblicazione, vi sono alcuni errori tipografici ed il costo mi è parso troppo elevato… Per quanto riguarda la promozione non mi posso ancora sbilanciare ma già quest’intervista è un buon segno!

    Lorenzo Traggiai: Sì, sicuramente, posso dire che mi è piaciuto il modo in cui Rupe Mutevole si è occupata di questo progetto.

    Gabriele Fabiani: Con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni mi sono trovato subito benissimo. Sempre disponibile alle mie domande e curiosità. Siamo sempre stati in contatto su qualsiasi scelta e durante la preparazione della raccolta hanno dato sempre spazio al dialogo e alla partecipazione. La consiglio a tutti gli autori che sono in cerca di una casa editrice seria e affidabile, chiara e lungimirante.

    A.M.: Hai delle presentazioni di “Stagioni Poetiche” in programma?

    Antonio de Lieto Vollaro: Sì, sto giusto preparando, già da ora, un incontro di un giorno a settimana, per il mese di Maggio, in un agriturismo, qui nella mia terra in Sicilia, intitolata: Poesia e Vino, degustazioni di due arti siciliane.

    Cristina Parente: Ho in programma delle presentazioni del mio ultimo libro di poesie ma porterò anche “Stagioni poetiche”. Sarebbe interessante fare una presentazione con uno o più autori dell’antologia.

    Lorenzo Traggiai: Non ne ho in programma ma ne voglio organizzare il più presto possibile. Intanto sto facendo pubblicità attraverso Facebook e ne sto parlando con chiunque conosco.

    Gabriele Fabiani: Certamente, ancora non conosco le date certe, ma saranno organizzate presentazioni nel mio paese, nella città vicina e grazie alle persone che mi stimano e apprezzano la mia scrittura ci saranno altri eventi in cui sarà presentata questa raccolta. Sono veramente felice e non vedo l’ora di iniziare.

    La copertina di “Stagione Poetiche” è una creazione del fotografo Fabio Costantino Macis.

    http://fabiocostantinomacis.carbonmade.com/

    Notizie su Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Fernando Mirra ed al suo Mielinconie, Rupe Mutevole Edizioni

    Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.

    Mielinconie”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è la prima raccolta poetica del promettente Fernando Mirra (1976, Asti). Una cinquantina di liriche che denotano una forte intensità emotiva. Il particolare titolo della raccolta è un neologismo dell’autore, formato da due parole “miele” e “malinconia”, una sorta di proclamazione di dolcezza anche nella malinconia, dolcezza nel vedere il mondo, comprenderlo e tramutarlo in versi così che ogni lettore possa aver la percezione dell’altro, del diverso.

    Fernando Mirra è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande presentandosi amabilmente ai lettori.

    A.M.: Scrivere in versi e scrivere in prosa. Perché si diventa poeti?

    Fernando Mirra: Non esiste, secondo me, un perché si diventi poeti. Una persona può avere momenti poetici, oppure neanche uno nel corso della vita. Ci si nasce, ma si cresce anche come poeti. È una cosa che hai dentro e può rimanerti in fondo per tutta la vita, senza che nessuno, nemmeno tu stesso, te ne accorga. Io ho iniziato per caso, come la maggior parte delle volte in cui ti accade qualcosa di meraviglioso. Sono sempre andato bene nelle materie umanistiche, c’ero portato. Avevo, e spero di averla mantenuta, una fantasia molto accesa nel raccontare storie e sono stato molto spigliato nel parlare. Un giorno un amico mi ha chiesto di scrivere una poesia da dedicare ad una ragazza che gli piaceva. L’ho fatto, era il 1993, ma fino al 1996 non avevo mai preso seriamente in considerazione scrivere poesie. Ma un’estate sono stato colto da una voglia irrefrenabile di buttare su un foglio i miei pensieri, quel che mi passava per la testa e da allora non ho più smesso. Si può dire che si è risvegliata in me la vena poetica, anche perché le persone che avevo intorno, mi spronavano a continuare e si complimentavano con me per la mia bravura. Bravura che, sinceramente, non ho mai sostenuto di avere.

    A.M.: Cinque anni di scrittura e finalmente una raccolta. Qual è stato il motivo principale del tuo voler uscire allo scoperto?

    Fernando Mirra: Come tutti gli aspiranti scrittori, soprattutto quando sono giovani ed inesperti, ero preso dalla frenesia di dover pubblicare, magari con un editore famoso e di fare successo. Un bel pensiero, ma anche una bella favola ed i brutti risvegli sono all’ordine del giorno. Le provi tutte per farti conoscere, soprattutto con il passaparola. Poi chiedi in giro, cerchi un editore nella tua zona, e vieni freddato da tutta una serie di scuse, prezzi di stampa inaccessibili e poi ti ostentano un sorriso diabolico, quello che si stampa in faccia alle persone che credono di avere davanti uno sprovveduto che vuole fare il grande salto subito… ed in effetti era così! Veramente la mia intenzione era di pubblicare un libro, un romanzo od anche solo dei racconti, ma evidentemente non era arrivato il momento. Mi hanno poi spinto gli amici più cari a provare a pubblicare per prima le poesie, in modo da farmi conoscere, anche se, effettivamente, il genere poetico non è molto popolare, non vende (Almeno è questa l’impressione generale!). A me non interessa vendere, interessa emozionare. Amo emozionare, certo e questo lo posso fare anche attraverso i racconti, ma la poesia è più diretta, calda, che crea subito l’atmosfera. Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.

    A.M.: Un titolo molto particolare. Ci puoi spiegare l’essenza di “Mielinconie”?

    Fernando Mirra: Nel libro è descritto molto bene cosa sono le “mielinconie”. Immagino sempre che tutte le nostre storie, le nostre avventure, i nostri amori, ma anche l’amicizia ed in generale tutte le situazioni che coinvolgono in modo particolare il cuore, lascino in ognuno un ricordo particolare. Spesso, se la situazione è stata dolorosa, il ricordo rimarrà doloroso per molto tempo. Ma a mente fredda, quel ricordo non sbiadisce, rimane indelebile dentro di noi e acquista a suo modo una dolcezza che contrasta con il sentimento iniziale, quasi un “bel ricordo”; dico quasi, perché appunto la malinconia è sofferenza nel ricordare qualcosa che forse poteva essere, ma che non sarà più, viene però addolcito dalla memoria del tempo, come se noi stessi ci addolcissimo da soli la nostra pillola amara.

    A.M.: Quali sono le tematiche predominanti della raccolta?

    Fernando Mirra: Fondamentalmente scrivo meglio quando sono triste. La tristezza è una scintilla che fa esplodere quello che ho in me. E naturalmente, cosa, se non l’amore può rendere, sì felice, ma anche triste? Ma, oltre che di amore, in questa raccolta si parla di amicizia (Fratello Lupo; Filo d’erba; Abbracciami), di morte (Cara Signora Morte), ma contiene alcuni testi molto più spirituali, che ripercorrono alcuni momenti della vita di Gesù (Io sono il cammino), della Madonna (La Madre e la rondine), ispirata ad una leggenda che avevo sentito quando ero bambino, oppure dedicata a San Francesco e Santa Chiara (Il ponte delle nuvole), questa ispirata invece da un sogno raccontatomi da una persona a me cara (Nuni, a cui ho dedicato la raccolta).

    A.M.: Hai una poesia della silloge poetica a cui sei legato in modo speciale?

    Fernando Mirra: Sono molto legato a tutte le poesie che ho scritto, anche quelle che ho omesso dalla raccolta, ma pensandoci bene, mi viene in mente la poesia “Nome”. Dedicata ad un mio zio, fratello maggiore di mio padre, a cui ero molto legato, ma con cui, per varie ragioni famigliari, non ho avuto modo di frequentare per un bel po’ di tempo, fino a quando, ormai alla fine, sono riuscito ad andarlo a trovare, perché sofferente e prossimo alla fine. Infatti, dopo una settimana è venuto a mancare. Un’altra è “La madre e la rondine”. Da bambino, alle elementari per la precisione, la maestra ci raccontò di una leggenda, seconda la quale le rondini avevano la pancia nera, finché una di loro non si andò a posare nel grembo di Maria, mentre questa piangeva per Gesù Crocifisso, e le lacrime sbiancarono il petto della rondine. Non l’ho mai scordata questa storia.

    A.M.: Qual è, secondo te, il target di lettori interessati a “Mielinconie”?

    Fernando Mirra: La poesia, la cultura in genere, appartiene a tutti. Tutti possono leggere tutto. È opinione di molti che le donne siano più interessate ed inclini alla poesia che gli uomini, ma questa forse è una risposta un po’ sessista. Ho conosciuto molti uomini che scrivono poesie e che quindi possono essere potenziali miei lettori. Ma al di là del sesso, penso che un pubblico dai 25 anni in su possa trovare interessante il mio libro (Ma spero di sbagliarmi! Dai 0 ai 99 e oltre anni possono benissimo comprarlo!)

    A.M.: Cosa ne pensi della pubblicità della poesia tramite il booktrailer?

    Fernando Mirra: Da appassionato di cinema, teatro, e dei meccanismi che lo compongono, sono fortemente interessato ad un’iniziativa del genere. Perché poi solo i film devono godere di una presentazione? Solo perché non ci sono nomi grandi? Azione? No, no. È senz’altro un’idea lodevole e quasi quasi faccio un pensiero per il mio; iniziano a venirmi certe idee…

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Fernando Mirra: Altroché! Anzi: l’ho già consigliata a quanti mi chiedevano come ero riuscito a pubblicare! Devo essere sincero: ho scritto e riscritto a più riprese a molte case editrici, più o meno famose. Ho avuto la fortuna di trovare voi, ma avete avuto voi l’accortezza di spiegarmi per filo e per segno tutto il meccanismo che si nasconde dietro ad un libro, compreso l’enorme lavoro di redazione, dal primo contatto con l’autore, fino ad arrivare alla distribuzione e via anche dopo: la cura del libro, la pubblicità etc… Ovviamente mi avevano avvertito del pericolo che serpeggia tra questi editori che vogliono solo soldi, danno solo promesse e mantengono meno ancora!!! No, no: con Rupe Mutevole mi sono trovato più che bene. Anche per quell’atmosfera (sia pur tramite e-mail), di confidenza che si è venuta a creare. Tu, Alessia, mi ha trattato con una grande professionalità e cortesia ed il risultato finale, che ho sfogliato e sfogliato fino a consumare le pagine, è davanti a me e mi riempie di orgoglio!!!

    A.M.: Ci saranno, a breve, delle presentazioni della tua silloge poetica?

    Fernando Mirra: Non ho ancora organizzato nulla a proposito. Capirete: è il mio primo libro, sono nuovissimo in questa esperienza e non ho davvero pensato a nulla di concreto per presentarlo. Pensandoci qualche idea mi verrà in mente, ma non subito. Per quanto riguarda le novità… sì devo dire che ce ne sono. Non poesie questa volta. Per fare una raccolta decente ci potrei mettere una vita, visto che le poesie le scrivo solo quando mi arriva l’ispirazione e possono passare mesi tra una composizione e l’altra. Sto scrivendo una raccolta di favole, quattro per la precisione, che vorrei anche fare illustrare, poi mi concentrerò sul mio primo amore: i racconti. Ho in cantiere un buon numero di storie: alcune solo abbozzate, altre iniziate e alcune già pronte, ma sono state scritte più di dieci anni fa, quindi necessitano di una restaurazione, sia dal punto di vista linguistico, sia strutturale.

    A.M.: Ringrazio Fernando per la disponibilità e la sincerità delle sue risposte … ed aspetto come voi lettori le novità editoriali di questo promettente autore!

    La copertina di “Mielinconie”, “Miele di Fiele” è del fotografo Alessandro Murgia.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Piero Donato ed al suo La pietra del Mito

    La pietra del Mito”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è l’ultima fatica editoriale di Piero Donato. Dal 1993 l’autore si esprime poeticamente con delle raccolte, che sin dagli inizi, hanno visto molto interesse da parte dei concorsi letterari, in quanto sono risultate vincitrici in premi nazionale ed internazionali. Un titolo che riprende il bisogno nella società di Ideali come ci racconta Piero Donato nell’intervista: “[…] non esiste Uomo che possa definirsi tale, se non viene retto e accompagnato da Ideali lungo il cammino della sua Vita: senza ideali, l’uomo non è che un semplice animale, nemmeno tanto intelligente, tra l’altro, ma, anzi, molto, ma molto pericoloso.”. Parole che dovremo leggere ogni giorno in ogni angolo del globo.

    Piero Donato è stato molto disponibile nel raccontarci delle sue pubblicazioni e di se stesso. Buona Lettura!

    A.M.: Cos’è per te scrivere?

    Piero Donato: Scrivere per me è Vita: si scrive per se stessi prima di tutto, perché si sente di avere molto da dire, soprattutto da fissare su foglio bianco ciò che a parole, nel quotidiano, rischierebbe di passare inosservato, o quantomeno di restare a poche persone con le quali si riesce a comunicare nella vita di tutti i giorni; scrivendo, si ha l’opportunità di essere ascoltati da molte più persone; soprattutto per chi ha molto da dire, è veramente importante scrivere.
    Non c’è nulla di più bello e completo, poi, per chi ama scrivere, che esprimersi in poesia, la forma più armoniosa ed esaustiva, sia nel caso della composizione di poesie d’amore, sia mediante testi d’impegno sociale, anche su piani storici, come spesso succede a me non soltanto nella prosa, ma anche in poesia.

    A.M.: Vuoi parlarci dei libri che hai pubblicato prima de “La pietra del Mito”?

    Piero Donato: Sì, ho pubblicato “Impulsi e forma” Erga Edizioni, Genova 1993, raccolta di
    poesie molto fortunata, che ha vinto parecchi premi nazionali e internazionali, tra cui al Premio Bargagna 1994 e al Premio Associazione Artisti di Genova, nello stesso anno, si è classificato Primo, ma innumerevoli sono i secondi premi, altri piazzamenti e premi speciali. Solo per l’uscita di questo volume, Guido Miano Editore, di Milano, mi inserì nella Storia della Letteratura Italiana, il Secondo Novecento, 1998, testo universitario. “Impulsi e forma” è una ricerca sulla corrente filosofica degli anni ’90, il Metarealismo di JeanGuitton, allievo di Henry Bergson, corrente che attinge dalle scoperte e teorie dei fisici quantistici. È doveroso citare la collaborazione con Enrico Ricciardi, amico fotografo d’Arte e di Fashion, in questo libro, che fa parte del progetto per il quale abbiamo collaborato molto a stretto contatto, sia nella creazione delle immagini, sia per l’abbinamento delle parole alle stesse nell’altro libro del progetto, questa volta di Ricciardi, “Universi Immaginati”, Tormena Editore, Genova – 1993, dove ho collaborato scrivendo versi di accompagnamento alle sue immagini di grande formato. In entrambi i libri, sono evocate sorte di viaggi descritti e illustrati dall’Origine del Cosmo sino a immaginare, salgarianamente, crateri lavici di pianeti distanti come esplosioni di supernove ed evoluzioni della materia nei vari stati (solido, liquido, gassoso). Un libro, Impulsi e forma, apprezzato molto dalla critica e dalle riviste del settore, oltre che dalle importanti testate dei quotidiani dell’epoca. Questi due lavori hanno significato, per entrambi, molte soddisfazioni e riconoscimenti.
    Nel 1997 pubblico poi, per la Ibiskos di Empoli, un altro libro d poesia, “Utopia di fine Novecento”, un Opera, devo dire, dove l’impegno in favore della Pace mi ha letteralmente assorbito: quelli erano anni bui e calamitosi, dove guerre internazionali e civili si susseguivano in un frenetico e drammatico avvicendarsi; numerosi i riconoscimenti, anche in questo caso, ma devo dire, Alessia, che il miglior premio in assoluto sarebbe stato poter constatare finalmente un progressivo perseguire la Pace da parte di tutti gli Stati del Mondo: questo sarebbe stato, ma può ancora esserlo, il più grande premio che gli statisti di tutto il mondo potrebbero fare all’Umanità intera! Questo è veramente il mio sogno più grande, e spero lo sia per tutti!
    Dal 2002, anno in cui sono nominato “Pioniere della Cultura Europea” dall’U.P.C.E. di Sutri, rappresento l’Associazione no profit Artenuova, e negli anni 2005 e 2006 curo la collana Artenuova, per Il Foglio Letterario di Piombino; in quest’ambito pubblico la raccolta “Donna e altri racconti”, dove presento 4 racconti premiati a più concorsi, in particolare il racconto “Donna” che giunse primo al Premio Gronchi per la narrativa di genere fantastico nel 1999.

    A.M.: Un titolo particolare. Perché questa scelta?

    Piero Donato: Non c’è un motivo particolare, è stato ciò che riassumesse in sintesi quanto
    sia importante andare a recuperare, oggi, la concretezza, soprattutto l’Alto grado di Realtà che esiste negli Ideali, che classicamente affondano radici nei miti delle antiche civiltà: non esiste Uomo che possa definirsi tale, se non viene retto e accompagnato da Ideali lungo il cammino della sua Vita: senza ideali, l’uomo non è che un semplice animale, nemmeno tanto intelligente, tra l’altro, ma, anzi, molto, ma molto pericoloso. Viceversa, qualora retto da
    ideali nobili, soprattutto laddove distanti dall’ottica del profitto e del tornaconto, l’Uomo può veramente a) apportare motivo di esistenza non vana in questa vita, senza peraltro dimenticare di assaporare il bello che si può trarre da essa; e diciamolo pure: b) prepararsi ad affrontare al meglio la prossima forma di esistenza che lo attenderà oltre questa che conosciamo.

    A.M.: Quanto è importante lo stile poetico in “La pietra del mito”?

    Piero Donato: “La pietra del Mito è una raccolta di poesie scritte tra la fine del 1989 e l’estate del 2011, dove, cioè, sono andati a confluire i più significativi testi prodotti e non ancora pubblicati in questo lungo periodo di oltre 20 anni. Quindi è normale che lo stile dei testi che hanno trovato spazio nella raccolta, varia secondo il periodo storico e della vita in cui sono stati scritti e con il tipo di urgenza che ne motivava, di volta in volta, la ragion d’essere: si passa dal simbolismo di “Crollo”, alla forma classica di “Ampia Natura”, a quella ermetica di “Macerie a Manhattan”, a quella sperimentale di paradossi in forma di distici dialogici de “Il Mito” ad altri di più ampio respiro di natura lirica, come nel caso di “Il Mare alle volte” o della seconda Sezione, “Alle altezze dell’Anima”, poesie d’amore scritte in uno stile contemporaneo sobrio, essenziale talvolta, più arioso e lirico talaltra. Non mancano nemmeno incursioni nell’esistenzialismo psicologico dello “Spleen – Baudelaireiana”. In questa raccolta il lavoro è vario, in quanto il lavoro da operare in favore del perseguimento della ricerca di soluzioni e rimedi utili allo stato attuale di salute della Terra, dell’uomo stesso e degli animali e della flora che la popolano, non nascondiamolo: è molto vario e complesso da affrontare.

    A.M.: All’interno della raccolta c’è una poesia a cui tieni particolarmente?

    Piero Donato: Una sola è impossibile citare: le poesie, a gruppi, rappresentano, poi, i vari
    periodi della mia vita adulta dai 29 ai 51 anni, quindi, per ogni periodo della
    vita potrei citarti una poesia più rappresentativa, ma mi viene in mente ad
    esempio la poesia “Alle Altezze dell’Anima”, poesia che dà il titolo alla
    seconda sezione, così come anche “Anelito mio d’amata”, o “Da ieri
    all’Eternità”, sono poesie d’amore molto intense, scritte per la mia musa
    ispiratrice, che è anche Poetessa a sua volta, Maria Daniela Dagnino. Nella
    prima sezione, invece, “Crollo”, poesia simbolica già citata, scritta nel 1989
    in occasione del crollo del muro di Berlino; così come non posso certo non
    ricordare “Emergenza jazz”, scritta specificamente contro la pena di morte nei
    primi anni del nuovo millennio; la poesia più rappresentativa in favore della
    pace: “Un lume”. E infine “Preludio” e “Ampia Natura”, quest’ultima
    divertimento in forma di sonetto; sono inni alla Natura: se lo merita, visto
    come l’Uomo la sta trattando da circa un secolo a questa parte!

    A.M.: Dedichi a qualcuno in particolare questa tua vittoria editoriale?

    Piero Donato: Sicuramente, il libro si apre con la dedica: “A tutti coloro che vivono in funzione di Ideali di Pace e di salvaguardia della Natura”. La dedico anche a mia figlia, Aurora, che nutre una grande sensibilità nei confronti della Natura. E le poesie della seconda sezione sono interamente dedicate a Maria Daniela Dagnino, Poetessa di elevato spessore artistico, come dicevo.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Piero Donato: L’ultimo libro che ho letto è “I giri di fuoco”, di Maria Daniela Dagnino, M.G.
    E. Editore, 2011; devo dire che leggere un libro dove tutte le poesie, dalla prima all’ultima, sono dedicate a te, o scritte comunque pensando a te, fa un effetto indescrivile: sin dalle prime poesie sono rimasto senza parole… È un regalo immenso.
    L’ultimo film che ho visto è il recente “Sherlock Holmes”, pochi giorni fa, all’Ariston di San Remo con mia figlia.

    A.M.: Che rapporto hai con la tua casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Piero Donato: Un ottimo rapporto: la responsabile, Cristina Dal Torchio, mi ha seguito personalmente e devo dire che ha anche avuto molta pazienza nel coordinare le modifiche che, opportunamente, le chiesi di apportare. Collaborazione totale, sono soddisfatto, sì. La consiglierei sicuramente. Ottima la Prefazione di Silvia Denti. Ora vediamo come se la caveranno nella distribuzione, che, notoriamente, è lo scoglio più impegnativo da superare, per un editore non grande; ma naturalmente sono ottimista, si tratta di un’Editrice molto seria.

    A.M.: Ci sono novità che vuoi condividere con noi?

    Piero Donato: Beh… sarò eccessivo, ma se me lo chiedi, voglio ricordare come questo Amore,
    con Maria Daniela, nato poco più di un anno fa, ha già lasciato un significativo segno per la creazione di due libri di poesia, da parte dei due partner, poeti e scrittori entrambi; siccome non è facile che capitino amori perfetti anche sul piano artistico, oltre che su quello sentimentale, non posso non condividere con Voi tutti questa gioia, che, dopo la nascita di mia figlia ad oggi, è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita.

    Ringrazio Piero per l’autenticità delle sue risposte e vi invito a leggere almeno una volta uno dei suoi libri.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Presentazione de Riflessi condizionati (dall’Amore) di Mariateresa Cupane, 18 febbraio 2012, Bergamo

    Sabato 18 febbraio 2012 dalle ore 17,00 ci sarà la presentazione del libro “Riflessi condizionati (dall’Amore)” dell’autrice Mariateresa Cupane. La silloge poetica è stata pubblicata nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

    La location dell’evento sarà “Il Caffè Letterario” in via S. Bernardino n° 53 a Bergamo. Sarà un reading letterario con le letture interpretate dall’attore Lino Fontana accompagnato da musiche d’atmosfera in un ambiente letterario e culturale “bergamasco”.

    Dopo il reading ci si sposterà nella Città Alta a mangiare la polenta dell’amicizia!

    “Riflessi condizionati (dall’Amore)” è formato da 24 poesie e 3 racconti, uno dei quali “L’amore immaginato” ha recentemente vinto il Primo Premio nella Seconda Edizione del Concorso Letterario “Lembi di Carta” organizzato da Hermes Academy di Taranto.

    “Bastavano le briciole, quindi. E a volte nemmeno quelle. Perché quando si ama ci si accontenta, ci si fida, ci si illude. E perché quando si ama si crede a tutto, per paura di scoprire una verità che non sia quella che abbiamo immaginato, una falsa verità, che ci fa tanto male. Soffriva, Annalisa, perché era consapevole che il suo era un amore malato, che c’era qualcosa che le sfuggiva, che doveva elemosinare presenze, attenzioni, parole, vita…” (estratto da “L’Amore Immaginato”)

    Qualche domanda a Mariateresa Cupane:

    A.M.: Cosa ti aspetti dalla presentazione?

    Mariateresa Cupane: Da ogni presentazione mi aspetto sempre, oltre ad una buona pubblicità
    per la vendita dei miei libri (quello attuale e i precedenti), anche emozione della condivisione di momenti d’intensa atmosfera. È sempre una grande soddisfazione intuire che ciò che si fa viene apprezzato, e le nostre performances recitative sono sempre davvero gratificate con
    complimenti.



    A.M.: Qual è stata l’ultima presentazione che hai fatto?

    Mariateresa Cupane: È stata il 16 dicembre 2011 nel quartiere storico degli artisti Brera, nel cuore di Milano.

    A.M.: Cos’è la polenta dell’amicizia?

    Mariateresa Cupane: La polenta dell’amicizia…beh, altro non è che un modo, spero simpatico e un po’ originale, di invitare -chi vorrà, ovviamente senza obbligo ed a proprie spese- a concludere la serata cenando tutti insieme in uno dei locali tipici di Bergamo Alta, la mia città d’origine. Bergamo è una delle città d’arte forse meno conosciute ma sicuramente più suggestive del nostro bel paese, e la zona alta è davvero ricca di suggestivi vicoli, piazzette
    ciottolate, negozietti e botteghe sempre aperte, ristorantini tipici dove si assaporano le specialità locali, tra cui appunto la polenta, i “casonsei”, i salami morbidi, i formaggi di monte, e tanto altro ancora. Chi vorrà, quindi, si potrà unire al gruppo, e concludere in un
    convivio “letteral-culinario” quello che, spero, sarà stato un pomeriggio piacevole ed emozionante.

    Comunicato presentazione dell’autrice del 16 dicembre 2011:

    http://oubliettemagazine.com/2011/11/08/presentazione-di-riflessi-condizionati-dallamore-di-mariateresa-cupane-rupe-mutevole-edizioni/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Presentazione de L’Alba dei Vincenti, di Miriam Sorbo, 20 gennaio 2012, Maddaloni (CE)

    Sarà venerdì 20 gennaio 2012 la prima presentazione dell’anno della raccolta poetica della giovanissima Miriam Sorbo. La presentazione de “L’Alba dei Vincenti” inizierà alle 18.00 presso l’Associazione ITACA, in via Starza 62, a Maddaloni in provincia di Caserta.

    Il relatore dell’evento sarà Tony Tammaro e l’ospite d’onore Giulietta Sacco, nel corso della serata saranno lette alcune poesie tratte da “L’Alba dei Vincenti”.

    “L’Alba dei Vincenti”, edito nel marzo del 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Sopralerighe”, non è la prima pubblicazione della giovanissima Miriam, infatti, a soli 11 anni su un giornale di Caserta ha pubblicato alcune poesie, la carriera continua nel 2010 con un’antologia di poesie “Teneramente tra Soffi e Parole” edita da Rupe Mutevole Edizioni. “L’Alba dei Vincenti” consta della prefazione dell’editrice della casa editrice Maria Cristina Del Torchio, introduzione e biografia della stessa autrice che racconta un po’ di se e della sua passione, una recensione del giornalista de “La Gazzetta dello Sport” Lucio Bernardo, la bibliografia in rima di Alessandro D’Angelo e la raccolta di poesie per un totale di 79 pagine.

    Ti condurrei con la lanterna di Diogene/ nella perdizione del mio animo,/ facendoti vedere la luce fioca/ fino al più profondo baratro del mio spirito;/ ti farei toccare tutto il male che mi hai fatto./ Pian piano ti farei salire,/ facendoti arrivare al cuore/ dov’è affisso il tuo impegno/ d’amore etereo, quello vero, quello eterno. […]” – “Ecce Homo!”

    Due domande all’autrice:

    A.M.: La poesia non è la tua unica passione. Ci racconti qualcosa di te?

    Miriam Sorbo: Le mie passioni (oltre la poesia) sono: musica, fotografia, nuoto, tira a segno e cavalcare. Nella mia infanzia ho subito un distacco che mi ha segnato profondamente; di recente ho perso la mia bussola,ossia mio nonno. Queste perdite affettive mi hanno reso fragile ma nel contempo mi hanno reso più forte perché la vita è una continua lotta se ne perdi una di battaglia hai perso la vita, amo esistere e quindi non mi abbatto. Sarò un futuro giudice dei minori per aiutare ragazzi meno fortunati di me.

    A.M.: Sei soddisfatta de “L’Alba dei Vincenti” o vorresti cambiare qualcosa della pubblicazione?

    Miriam Sorbo: “L’Alba dei Vincenti” è la mia perla perché in questa raccolta di poesie,
    biografie e fotografie, ci sono tutte le forme di vita: il tradimento, l’amore, l’amicizia, l’ideale politico, l’omosessualità, la depressione mentale, la violenza, l’amore per la propria terra d’origine. Sono i miei amici, i vostri amici, i nostri amici persone che ci circondano tutti i giorni insegnandoci che nella vita non bisogna mai arrendersi. Ogni avversità va affrontata come un nemico spietato, colpendolo nel suo punto debole “l’amore”. Bisogna amare sia il bene che il male soltanto così riusciremo a uscirne vincenti. Questo è il motivo che non mi fa mutare niente della mia raccolta.

    Recensione de L’Alba dei Vincenti”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/04/28/l%E2%80%99alba-dei-vincenti-di-miriam-sorbo-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Lou Griffin Zanutta seconda posizione con Il sentiero delle parole al Leandro Polverini, Rupe Mutevole Edizioni

    Il premio Nazionale di Poesia Edita “Leandro Polverini” si è concluso, molti sono stati i premi e diverse le soddisfazioni della serata di premiazione avvenuta il 27 novembre 2011 ad Anzio (RM).

    Al secondo posto nella sezione Poesia Concettuale è risultata vincitrice Lou Griffin Zanutta con la sua silloge “Il sentiero delle parole”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Sopralerighe”.

    La motivazione del premio:

    La poesia di Griffin Lou Zanutta crea il proprio spazio nell’istante della sua comparsa, aprendo uno squarcio concettuale nella realtà. E dunque essa è presente esattamente nello stesso momento in cui la si evoca e la si evoca celebrandone l’assenza. Così come lo spazio, essa è identificabile in ogni punto del suo tessuto verbale e contemporaneamente nella sua totalità di testo.


    Una raccolta di ampio respiro, vera foresta di suoni che si richiamano continuamente l’uno con l’altro urtando fra di loro come molecole in movimento, di cui è possibile predire la traiettoria.

    “Il sentiero delle parole” è un libro che presenta un importante bilinguismo, infatti le poesie sono sia in ligua italina sia in lingua inglese. Il titolo inglese è: “The word’s path”

    “Mare” (tratta da “Il sentiero della parole”)

    “…E mi è dolce naufragare in questo mare……”

    “mare di silenzi, di similitudini,
    mare di fiumi che sgorgano ideali,
    mare di tempeste che si scagliano sul molo,
    perché la vita è uno scoglio
    e tu la devi abbracciare
    per non scivolare
    infondo,
    infondo agli abissi
    o infondo alle tenebre.
    Mare di profumi
    mesti, sudati,
    gira la spirale
    gira l’asse solare
    gira la vita,
    girano i volti
    i grandi amici
    che piangono “i loro morti” (vivi?),
    e li ritrovi a viaggiare in prima classe,
    scendendo il solito sentiero
    il tuo solito costone frastagliato a picco sul mare.
    Il carillon suona la sua musica,
    mentre la ballerina
    delicata, di rosa vestita,
    gira all’infinito,
    non sai ancora girare?
    forse non ti piace imparare,
    il vero, il falso,
    il giusto o il reale.
    Fuggi,
    da te stesso
    e dai tuoi stessi pensieri
    l’eco della tua anima
    si diffonde
    ………
    si ritrova di nuovo qui
    sulla riva,
    o alla deriva,
    a respirare questo
    salmastro profumo
    di mare”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Rosa Mauro ricorda Erica Angelini, colleghe ed amiche

    “Raggiungendo il mondo delle aquile”

    Ci sono gabbiani che non volano come gli altri.

    Ci sono anime che sono destinate a volare e voci che riescono a cantare più forte, e arrivare più in alto.

    Quando ho accettato l’amicizia di Erica, non sapevo nemmeno chi fosse.

    Ho imparato a conoscerla dai suoi scritti e dalle mail che ci siamo scambiate, ed è stata subito amicizia, gioia, complicità.

    Erica mi ha mandato le sue liriche ed io me le sono lette di sera, un giorno che ero particolarmente scoraggiata da un mondo dove spesso vincono cinismo e sopraffazione.

    È stato come una gita in alta montagna, è stato ossigeno per il mio spirito, tanto che di getto ho scritto la critica e gliela ho inviata.

    Erica non scriveva poesia, lei era poesia.

    Il poeta è colui che guida gli altri verso la bellezza che attraversa il mondo, prestando le ali a chi non le possiede, e in cambio non vuole nulla, solo che si ascolti la sua voce.

    E così era Erica, la poesia la attraversava come un cristallo attraversa il sole.

    Fluivano in lei, le parole dell’anima, come un ruscello di alta montagna, libere e limpide, e ognuno poteva fermarsi, bere e scoprire di potere ascoltare il finito diventare infinito.

    Il suo viaggio di piccola stella fra gli uomini era disinteressato, ed io lo posso dire, ne parlavamo per mail, io e lei, voleva splendere per tutti gli uomini, e del resto non le importava nulla, una stella , dagli uomini , non vuole nulla, solo risplendere ed illuminare.

    A volte, le scrivevo solo per poter continuare a seguire la via giusta.

    Perché il mondo delle aquile ferisce gli occhi, ma è l’unico in cui la poesia può vivere realmente.

    E la strada per arrivarci è dura, impervia e la conoscono in pochi, di tanto in tanto, anche una come me, che scrive da sempre, perde la via e ha bisogno di un maestro.

    E le poesie di Erica sono questo, un viatico per il mondo delle aquile, per chi non vive raso terra, ma vuole essere condotto là dove la luce è talmente forte che gli occhi ne sono quasi feriti e le menti, sorprese e stupefatte.

    Erica sapeva andarci da sola, ma ha voluto prenderci per mano, e condurci con lei, per amore.

    Ed ogni volta che leggiamo una poesia di Erica, noi possiamo tornarci e lei è lì, con noi, che vola leggera, grave e sorridente come la Verità.

    Rosa Mauro

    Erica Angelini (8 luglio 1982 – 30 novembre 2011) è autrice della raccolta poetica “Dall’anima alle parole” edita da Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”.

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2011/12/03/rosa-mauro-ricorda-erica-angelini-colleghe-ed-amiche/