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  • Presentazione de Lettera a Tommaso di Alima Meli, 6 luglio 2012, Milano

    Venerdì 6 luglio 2012 alle ore 18:00, presso la libreria Mondolibri in via San Gottardo 41 a Milano, ci sarà la presentazione del libro “Lettera a Tommaso” dell’autrice Alima Meli.

    “Lettera a Tommaso” è stato pubblicato nel febbraio del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”. È la seconda pubblicazione dell’autrice, infatti il suo esordio fu con il romanzo “Dopo di te nessuno”.

    L’autrice sarà presente alla presentazione durante la quale saranno letti alcuni brani dal romanzo.

    In questo secondo romanzo conferma lo stile e la personalità dell’autrice che continua il suo narrare di un personaggio molto particolare, Hasya, una donna con una vita colma di sentimento ed sperimentazioni senzienti.

    Alima Meli racconta:

    “Lettera a Tommaso” è il mio secondo romanzo. Narra la vicenda di una verità non detta, una verità negata che peserà come un macigno sulla coscienza della protagonista Hasya per ben 25 anni. Hasya al tempo degli accadimenti aveva vent’anni, si chiamava Veronica e viveva una storia d’amore perfetta con Tommaso. Una scottante rivelazione da parte di Niccolò, fratello di Tommaso, mette Veronica in una posizione ambigua e la getta nella totale incapacità di gestire una situazione più grande di lei. Veronica si lascia sopraffare dalla paura, mente a se stessa e a Tommaso, e le menzogne, come un sasso gettato nell’acqua, creeranno una serie di onde che coinvolgeranno molte persone, sconvolgendone la vita, procurando sofferenza e disegnando nuovi destini. Venticinque anni dopo, Veronica che nel frattempo ha cambiato nome diventando Hasya, si ritrova a riflettere sull’insuccesso delle due storie d’amore più importanti della sua vita: quella con Tommaso ed il matrimonio con Manish. Hasya analizza e mette in relazione il naufragio dei due legami, arrivando alla conclusione che la mancanza di verità sia stata la sola causa dei due fallimenti. Hasya decide di pareggiare i conti con il passato e di regalare a Tommaso la verità, quella verità che lei gli aveva più volte negato ai tempi della disfatta della loro storia d’amore. Quindi gli scrive una lunga lettera, in cui gli spiega tutto quello che è accaduto e come sono andate realmente le cose. Ma dopo venticinque anni, quali reazioni potrebbe avere Tommaso ricevendo una verità che potrebbe sconvolgere equilibri e certezze, ormai acquisite e consolidate? Hasya si pone questo interrogativo e non riesce a decidere se spedire la lettera a Tommaso sia effettivamente la cosa giusta. Il tempo e l’esperienza, le hanno insegnato che la verità, bella o brutta che sia, è pur sempre la verità e rende libere le persone di operare scelte basate sul vero e non manipolate da bugie od omissioni. Ma nonostante ciò la paura ancora una volta intralcia le decisioni di Hasya. A questo punto ci pensa il destino a risolvere la situazione di stallo facendo incontrare Hasya, Tommaso e Manish. Da questo incontro emergeranno molti aspetti e situazioni che saranno spunto di riflessioni, di revisioni del passato e getteranno una nuova luce sul presente, permettendo ai protagonisti di scegliere il proprio futuro sulla base di una nuova chiarezza portata dalla verità.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/02/presentazione-de-lettera-a-tommaso-di-alima-meli-6-luglio-2012-milano/

  • Nicoletta Nuzzo ed Antonella Zagaroli menzione d’onore della 26° edizione del Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano

    Il Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano si è concluso proclamando anche quest’anno i suoi vincitori. Una ventina di autori si sono aggiudicati la menzione d’onore per l’opera edita inviata come partecipante.

    Tra i vincitori notiamo due autrici della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni che stanno avendo grossi riconoscimenti da diversi ed autorevoli concorso letterari.

    Nicoletta Nuzzo con il suo “Portami negli occhi” ed Antonella Zagaroli con “Venere minima” sono state segnalate dalla giuria del premio per ricevere la menzione d’onore per le loro produzioni letterarie.

    Nicoletta Nuzzo è nata nel 1955 a Galatina di Lecce. Dopo gli studi filosofici all’Università di Bologna si è interessata di Orientamento e Formazione professionale, di Imprenditoria femminile. Attualmente vive a Perugia. “Portami negli occhi”, edito nel 2011 nella collana editoriale “Poesia”, è una silloge poetica suddivisa in sette percorsi tematici: Madre, Mare, D’amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera. La prefazione del libro è a cura della filosofa Patrizia Caporossi. La silloge poetica racconta di un processo d’identità al femminile contraddittorio, come stretto tra due forze contrapposte: opposti i desideri, opposte le volontà. La poesia diventa così per l’autrice un esercizio di identità ed è spesso l’unica dimora possibile rispetto ad un immaginario maschile dominante vissuto come intrusivo. Una dimora in cui è anche possibile esprimere un simbolico femminile attraverso le immagini cha man mano emergono.

    Non dico che fosse come una nuvola/ perché avvolge anche quando è sereno,/ non dico che fosse onda/ perché travolge anche quando è calmo,/ è come un battito silenzioso/ come un ritmo che continua.// Non dico che fosse alba/ perché sorge anche nella sera,/ non dico che fosse neve incantata/ perché si scioglie in tutte le stagioni,/ è come un bisbigliare di preghiera/ è come sete di parole/ ‘che non può giungere a sazietà’.” – “Nostalgia”

    Venere minima” di Antonella Zagaroli è il prodotto di dieci anni di scrittura, ricerche riflessioni semplicemente per la storia di una donna qualunque nel quotidiano, nella fantasia, all’interno di sogni ad occhi chiusi, aperti, spalancati, socchiusi.
    Una storia tutta al femminile e che parla al femminile delle donne e degli uomini.
    Una storia vissuta, immaginata, mascherata, dominante, dominata, raccontata in un tempospazio irrealistico e concreto (Italia? 1950?).
    Attraverso molteplici registri linguistici la narrazione delle tappe verso un più frequente e frequentato equilibrio tra principi ed elementi maschili e femminili.
    La trasformazione, il percorso di un’animacorpo individuata, frammento e visione d’insieme dell’animacorpo collettiva e indifferenziabile che cerca di riconoscere e vivere l’androginia o meglio la gilania psicologica fino a raggiungere l’ideale terra in cui sia possibile vivere tale antichissimo, ritrovato stato.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    http://oubliettemagazine.com/2012/06/25/nicoletta-nuzzo-ed-antonella-zagaroli-menzione-donore-della-26-edizione-del-premio-di-poesia-e-prosa-lorenzo-montano/

  • Intervista di Mariagrazia Toscano a Nicoletta Nuzzo ed al suo Portami negli occhi

    Ed eccovi la splendida intervista di Mariagrazia Toscano per il Corriere Salentino all’autrice Nicoletta Nuzzo ed alla sua la silloge poetica “Portami negli occhi”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Poesia”.

    Portami negli occhi/ e tienimi vicina/ e tienimi lontana/ come/ dentro un’onda

    Nicoletta Nuzzo è nata nel 1955 a Galatina (Lecce). Dopo gli studi filosofici all’Università di Bologna si è interessata di Orientamento e Formazione professionale, d’Imprenditoria femminile ed attualmente vive a Perugia.

    Ha pubblicato Cronache di un gatto professionista (Manni 2006) ed Un gatto senza vanità (Rupe Mutevole 2010). Negli spazi dell’ Associazione Culturale Evaluna di Lecce alla presenza di Loredana De Vitis, Giornalista e Scrittrice, il giorno 14 giugno 2012, si è svolta la presentazione della raccolta poetica Portami negli occhi di Nicoletta Nuzzo, Premio Nazionale Il Paese Delle Donne 2011, Rupe Mutevole Edizioni nella collana Poesia, la cui prefazione è a cura della filosofa, storica e docente Patrizia Caporossi.

    Il volume di facile lettura, finemente rilegato, racchiuso in 120 pagine e con l’immagine di copertina a cura dell’Artista Pina Nuzzo, è un fragile e forte viaggio poetico diviso in ben sette percorsi tematici: Madre, Mare, D’Amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera, in cui è consigliabile accedere in punta di piedi, per i profondi sentimenti, emozioni, sensazioni ed illuminazioni in esso narrati, tipici della profonda esigenza di comunicare con la necessità di emanciparsi da uno stato di sensibilità interiore, osservati con un’accurata analisi introspettiva.
    Il movimento del libro nell’ambito di ogni tema, che definirei un piccolo, grande scrigno da custodire gelosamente nella propria libreria è quello dell’inesorabile alternanza tra vuoto e pieno, di fusione e separazione, lotta di opposti, leggiadra danza per ricordare e dimenticare come nella soave poesia Rinascere, che rappresenta il continuo moto ondoso come si evince nella lirica di copertina.

    Rinascere/ gli opposti mi sfiorano/ e per non perdermi/ ogni giorno ha il suo rito:/ una danza per dimenticare / e per ricordare.

    La sua poesia è l’arte di liberare il suo particolare animo sensibile riuscendo a catturarlo in poche ma efficaci parole, tipica espressione di generosità nei confronti di chi legge, lì dove il lettore non fa altro che impossessarsene filtrando la realtà e farne nutrimento per la propria mente ed anima, espressione sublime del senso della vita, in una personale fusione di stupore e saggezza, sì perché “La parola è come acqua di rivo che riunisce in sé i sapori della roccia dalla quale sgorga e dei terreni per i quali è passata”. Giorgio Pasquali.
    In una gradevole serata di primavera inoltrata, ho incontrato la versatile poetessa, che è stata ben lieta di rispondere ad alcune mie domande:

    M.T.: Nicoletta, cosa rappresenta la poesia nella società odierna?”

    Nicoletta Nuzzo: La poesia oggi più che mai penso rappresenti la possibilità di entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi, con un “sentire originario” di emozioni e pensieri che possa dare un senso al nostro percorso esistenziale.

    M.T.: È un’arte riservata solo a pochi illuminati, oppure tutti oggi, possono scrivere versi, rime e pensieri?

    Nicoletta Nuzzo: Non esiste un’unica narrazione della realtà ed allora penso sia importante che ognuno di noi dia la sua versione attraverso la scrittura, al di là del valore letterario che questa può manifestare. E se ciò vale per l’evoluzione di tutti è particolarmente cruciale per quella delle donne per uscire dal “mutismo di una lingua altrui”.

    M.T.: La poesia è un racconto con le parole essenziali: quelle tecniche infreddoliscono la poesia, quelle banali la rendono inutile, mentre quelle semplici, nude e calde, la rendono unica. Cosa ne pensa?

    Nicoletta Nuzzo: Mi piacciono le parole “nude e calde”, senza orpelli, dove il movimento è quello del togliere fino all’essenza. Ed è così che anche nelle mie poesie le parole sono scelte non per ragioni estetiche ma per necessità, stabilendo un’alleanza che mi aiuti a mettere “in verità” i vari momenti della mia esistenza.

    M.T.: C’è qualcosa di eterno nelle sue poesie?

    Nicoletta Nuzzo: C’è una forte interrogazione di senso sui temi eterni, archetipi ( Madre, Mare, Amore, Tempo…), di richiesta sospensiva del dolore, della solitudine come racconta questo mio verso”…
    io acqua soffice
    mi porterò davanti ai corpi che se ne vanno
    per implorare la fine dell’addio e l’inizio del ritorno
    subito.



    M.T.: Se dovesse sintetizzare in una frase il senso del suo lavoro quale sarebbe?”

    Nicoletta Nuzzo: Portami negli occhi racconta di un processo d’identità al femminile contraddittorio, come altrettanto tra due forze contrapposte: opposti i desideri ed opposte le volontà, quella del passato con la sua tenacia e quella del nuovo con la sua fragilità. In questa dimensione le mie poesie rappresentano per me una pratica, un esercizio d’identità.

    M.T.: Progetti per il futuro?

    Nicoletta Nuzzo: Poesia. Ancora un’altra raccolta di poesie.

    M.T.: Grazie per l’intervista concessami e buon lavoro!

    Nicoletta Nuzzo: Un grazie speciale Mariagrazia per la sua cura così sensibile ed attenta per la mia poesia.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/24/intervista-di-mariagrazia-toscano-a-nicoletta-nuzzo-ed-al-suo-portami-negli-occhi/

    http://www.corrieresalentino.it/cultura/42986-portami-negli-occhi-di-nicoletta-nuzzo-silloge-poetica-tra-sentimento-ed-introspezione#.T-X9xpt2QGI.facebook

  • Giorni, stagioni, emozioni di Massimo Vaccaro, Rupe Mutevole Edizioni

    Il tuo corpo/ nudo/ disteso sul letto/ illuminato dalla fioca luce/ di una stanza/ nostro rifugio dal mondo/ Puro/ Eccitante il tuo corpo/ I tuoi occhi sono guida/ Respiro dalla tua bocca/ sulla tua pelle/ Le mie mani scivolano/ calde di desiderio/ sul tuo desiderio/ I tuoi sospiri/ I tuoi sospiri/ Accattivanti sospiri/ […]” – “I tuoi sospiri”

    L’essenzialità di un corpo, di un corpo nudo davanti all’Io Poetico che divora di desiderio ogni suoi pensiero. Un corpo che riesce a far trasmigrare l’anima dell’Io all’interno dello stesso, così che i respiri siano un tutt’uno con l’aspirazione di comunione tra i due corpi. Una poetica che cede all’erotismo senza alcuna provocazione di tipo sessuale. Una poetica che si lascia trasportare dal ricordo e dalle sensazioni.

    Giorni, stagioni, emozioni”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una silloge poetica di Massimo Vaccaro. Centrotrenta pagine colme di versi di carattere amoroso che si allargano in più tematiche a seconda della lirica presa in oggetto.

    In copertina la foto dello stesso autore riprende la fugacità di un incontro, di una camminata vaga nelle vie, quasi uno scontro tra due personaggi, un uomo ed una donna. Il mistero di uno sguardo fisico che si rifà ad un discorso filosofico sulla casualità della vita e sulle molteplici vie che si possono intraprendere.

    E se fossimo altrove?/ Ritrovarsi perduti/ con lo sguardo all’orizzonte,/ nel silenzio di alberi,/ nel profumo della luna./ Ritrovarsi abbracciati/ con le labbra affamate/ nel lampo di un bacio,/ nel brivido d’una carezza./ Corpi in delirio./ […]” – “E se fossimo altrove?”

    Il corpo visto come unico mezzo per la salvezza dell’anima e per la proclamazione dell’amore. Il corpo che compatta un’energia particolare che sono pochi corpi possono sentire, una sorta di eterna unione tra erotismo e passione, tra erotismo ed introspezione. Una vera e propria dedizione all’amore che porta l’Io poetico a vagheggiare nei suoi territori in modo del tutto pacifico.

    Mi abbaglia la luce del sole/ di quella spiaggia racchiusa/ nei frammenti di un sogno./ Onde, e poi ancora onde,/ di srotolano una dietro l’altra/ sull’infinità del mare./ Dolce melodia./ Ti vedo. Nuda, questa luce ti dipinge,/ i tuoi passi lenti sulla sabbia,/ il tuo sguardo che cammina/ sicuro verso me./ Sorridi./ […]” – “Onde, e poi ancora onde”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    http://oubliettemagazine.com/2012/06/20/giorni-stagioni-emozioni-di-massimo-vaccaro-rupe-mutevole-edizioni/

  • Sguardi incostanti di Villani, Pes, Mabadémi e Vernaglione, Rupe Mutevole Edizioni

    Grammatiche verse ad autorar traffici/ d’ormai celeberrime ikebane…/ Spezzar di fame,/ ungon a magnanima/ l’io non io, mio non mio…/ Ricogniziono a bracci/ asfalti/ Critici…/ Cordono il fantaritocco,/ mio nodo mal assesto mediante mediamente/ intentar elevati a perpetui batter…/ Ha problemi d’accento,/ esta noche starnutiva slavata,/ ossequiar di sgravi detti nudo tanger…/ […]” “Io non io, mio non mio” Mabadémi

    Un versificare teso e pregno di immagini discordanti, l’autore nelle sue liriche si concede excursus dotti e raffinati che hanno una provenienza misterica, orientaleggiante e latineggiante. Uno stile che riprende la complessità degli autori medievali con la spontaneità della corruzione della lingua e l’attualizzazione dei momenti rappresentati.

    Sguardi incostanti”, edito nel marzo 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica formata da quattro autori e quattro sillogi: Luca Villani con “mutO eCO”, Tamara Pes con “Steli imperfetti”, Mabadémi con “Ripide Ombre” e Rolando Vernaglione con “Bianca”.

    Quattro differenti percezioni che si cimentano in un’aperta comparazione poetica, eterogenei pensieri che scivolano attraverso le pagine per collimare negli anfratti dell’inconscio, sviluppando in modo parallelo un discorso sulla caducità della memoria, sull’instabilità dell’impressione, sull’incostanza dello scenario.

    Lentamente la notte/ si gretola sul presente/ nemmeno un passo trascina/ l’aria di questo nero/ insensato/ ne una luce rischiara/ il cuore/ e le pietre silenti.” – “Nero” Rolando Vernaglione

    La malinconia espressa con semplicità, nessuna luce all’orizzonte a rischiarare ne il cammino ne la vista dell’Io. Una similitudine tra la realtà ed il corso del giorno, la notte è vista come l’oscurità della vita nel presente; l’accenno ad un amore conclusosi senza nessuna via d’uscita, nessuna luce, rimanda al silenzio eterno dei sassi.

    Incomprensibile finitezza/ la tua mano/ che lascia carezze/ profumate di possibilità/ che imprigionano attimi/ di sublime purezza./ E i miei pensieri/ svaniscono in fughe/ in immobile incantesimo./ E mi volto a guardarti/ e ritorno su di me/ sono corpo/ che affonda la terra/ […]” – “La prigione di uno sguardo” Tamara Pes

    La dolcezza nel versificare. L’Io poetico si lascia trascinare dalla sottile affermazione di vivere l’attimo come se fosse l’ultimo senza nessun imperioso pensiero ma, con la certezza dell’irripetibilità dell’istante, con la certezza di solitudine anche se in una situazione in presentia. L’Io si guarda attorno e si riscopre solo nella sua interezza di corpo, si riscopre unico nel suo sguardo.

    Fra mille ‘ma’/ mi barcamenavo,/ tiravo avanti/ da spettatore.// Ora no,/ sono l’autore/ e perseguo/ progetti concreti.// Dalle chimere/ prendo distanza,/ di vagheggiare/ ne ho abbastanza.// M’insidia l’invidia/ schiacciando il mio Io/ e resto restìo/ a dargliela vinta.// […]” – “Teso al futuro” Luca Villani

    La spontaneità del verso che porta ad una sincerità nei contenuti. L’Io è spoglio davanti al lettore, l’Io racconta di come nei percorsi si possa essere soggetti a sentimenti negativi, quali l’invidia, e sul come si possa rendersi conto di questa negatività per allontanarla dal vivere.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    http://oubliettemagazine.com/2012/06/13/sguardi-incostanti-di-villani-pes-mabademi-e-vernaglione-rupe-mutevole-edizioni/

  • Le novità editoriali per maggio 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben diciannove le collane editoriali della casa editrice, diciannove sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”.

    Ecco le novità per il mese di maggio 2012:

    “Metropoli Tana” di Carla Zancanaro

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Carla Zancanaro: una scrittura pulita. Ma non si creda, con questo, d’imbattersi in modalità narrative flebili e artefatte. Queste narrazioni di Carla Zancanaro sono severe, scandite da cambi di scena taglienti, innervate di scelte linguistiche e stilistiche pesate in modo da lasciare spazio al non detto. Sotto la superficie levigata del linguaggio si avverte il guizzo di una muscolatura pronta allo scatto, la vitalità greve di succhi trattenuti ma pronti a erompere. Uno stile posto al servizio d’intrecci sfaccettati e problematici, che chiamano in causa il lettore.
    Che la vicenda narrata abbia la concisione dell’apologo e della favola nera, l’incalzare affannoso della storia d’azione, o che si distenda in affresco popolato di figure e dislocato attraverso epoche e continenti, con rapidi ed efficaci cambi di prospettiva giocati sapientemente in poche righe, quasi una monumentalità en raccourci, che il personaggio sia poeta o topo di fogna, il denominatore comune è uno, e avvertibile. L’uomo, il senso di umanità, anche quando si tratta di umanità violata, inaridita e braccata: per quanto sia nera la favola, mai come nella scrittura di Carla Zancanaro, de te fabula narratur.

    “Nuove Canzoni” di Antonio Pelliccia

    Collana “Trasfigurazioni”. La riflessione su un rapporto sentimentale, una riflessione durevole che si evolve durante il tempo, durante gli anni. “E poi venne l’inverno/ a strapparci le ali/ con la furia/ improvvisa/ di un temporale./ Il nostro passo era / quello leggero/ di un gabbiano/ che sorvola le onde/ sereno/ e si perde nel cielo.” Una meditazione che oseremo dire “ingarbuglia” la mente, sino all’eliminazione di altri pensieri con la sua identificazione in un inizio che determina quasi una fine: un “e poi” mesto che descrive pienamente anni di raccoglimento attorno ad un concetto da esprimere, ad un verso da scrivere, ad un’immagine da svelare per coloro che riescono a percepire lo scorrere silente dei cicli della natura. La raccolta poetica “Nuove Canzoni” coltiva, al suo interno, un appezzamento di terra ordinato dalla versificazione dinamica e dalla contrapposizione di due tematiche predominanti. Il sentimento amoroso è la matrice parsimoniosa di ogni getto d’inchiostro, quell’origine ingioiellata da santuari che si fanno cielo e, da epicentri emotivi che divengono semenza. Un amore penetrante da non lasciare via di fuga, vie d’uscita dal suo torpore accattivante e confidenziale. Il percorso del Tempo, come secondo oggetto, si manifesta al pari di una cornice sensibile che non solo muta l’ambiente circostante ma, si frappone tra i dettami del possedere una delicatezza ed il vivo ricordo del trascorso precedente.

    “L’ultimo agosto per sempre” di Caterina Pomini

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. La magia di questa raccolta, sa di freschezza, di emblema, di tensioni meravigliose dell’anima, l’istintivo dolore e la capacità di esporlo con una linearità forte e una calibrata misura, che traccia modulazioni dell’essere come fossero pennellate di fatti, a colori o in bianco e nero, ma sempre piene di sfumature intriganti, vivide, che prendono, catturano e trattengono l’attenzione di chi legge dall’inizio alla fine col fiato sospeso e il pensiero colmo di spunti e di motivi per mettersi in discussione.
    Non solo: rivalutarsi, riscoprirsi come persone, esseri che possono immedesimarsi nelle storie raccontate, perché tali narrazioni possono appartenere ad ognuno di noi. Eppure c’è un lato surreale, a volte, che dona maggiore sostanza a tutti gli accadimenti. E chi, in un modo o nell’altro, non ha vissuto fatti che gli sono sembrati addirittura surreali? Pregnante dunque diventa la iterativa misura delle emozioni, tutte affinate in uno stile linguistico chiaro, con metafore lucide, che sembrano illuminare ogni scena e ogni particolare. La fantasia vola al di sopra dell’annichilimento umano, come se l’Autrice volesse smorzare le paure di noi comuni mortali col sogno, con la possibilità, e vivaddio che ce la possiamo costruire, di spaziare nel desiderio di fare quello che vogliamo con la nostra mente.

    “Sophie” di Roberto Ioannilli

    Collana “La Quiete e L’inquietidine”. La riedizione di questo romanzo, voluta dall’Autore e da tutti noi, è motivo per me di soddisfazione, infatti l’irrequieto scrittore dei sensi non poteva mancare nelle mie collane inerenti alla quiete e all’inquietudine. Si aggiunge una ulteriore opera di Roberto Ioannilli e questa volta in narrativa, la sua prima prova in qualità di scrittore, il motivo scatenante che lo ha convinto a mettersi in discussione con la scrittura. Sophie è stata una scommessa, una specie di gioco tra lo stesso Ioannilli e il mondo circostante, la sua famiglia, la sua realtà di impiegato non proprio appassionato della lingua italiana, sempre molto lontano dal mondo della cultura classica. Ma dalla sua Roberto ha sempre avuto una grande creatività, la passione per i viaggi, un camper a cui tiene molto e luoghi che per il suo animo sono poesia, sentimento, armonia e vita. E’ un uomo dai valori saldi Ioannilli e non teme di gridarli al mondo, li difende e protegge con tutta la forza di cui è capace. Forse è proprio questo motivo che lo ha spinto ad usare la penna e a buttar giù pensieri, piccole storie prese da spunti di viaggio e poi l’idea: immedesimarsi in una figura femminile. Come pensa una donna? Come vive le esperienze amorose, le amicizie? Come sarei io nei panni di una donna? La sfida con se stesso, il fatto di amare i dettagli, entrarvi dentro e descriverli. Ecco, da tutta questa storia l’Autore ne è uscito vincitore. Innanzi tutto nel libro c’è un vero e proprio itinerario di viaggio, con la descrizione dei posti, delle tradizioni, della cucina, delle caratteristiche. La Francia, meta che egli stesso ama moltissimo e che gli ha dato modo di ambientare il romanzo proprio tra quelle città, strade, colline, laghi e tanto altro.
    Ho avuto modo di conoscere il Nostro casualmente, proprio quando era appena stata pubblicata la prima edizione di Sophie (che aveva il titolo diverso) e stava riscuotendo già un discreto successo. Il mondo dei camperisti è vasto, e molti di loro hanno accolto questo evento con grande entusiasmo ed enfasi, tanto da organizzare veri e propri raduni a favore del libro. Ioannilli mi raccontò di tutto questo, ed era il mio periodo radiofonico, quello in cui analizzavo in diretta testi poetici.

    “La grande aquila” di Bruno Briasco.

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Non è sempre facile trovarsi tra le mani un libro tanto speciale, forte e delicato nell’insieme, veritiero e foriero di fantasia. La mia collana La quiete e l’inquietudine non può che esserne fiera, devo dirlo, per tale avvincente storia in narrativa che va ad aggiungersi alle numerose già presenti, ma che certamente si distinguerà e spiccherà. C’è un silenzio meraviglioso nella stesura di tale libro, come il volo dell’aquila, appunto, che lacera l’orizzonte senza far rumore, come la neve quando cade, cattura e affascina senza suono, senza disturbo. Leggere questa favola spirituale (per dirla con l’Autore) vuol dire sospendersi tra il reale e l’irreale, con la piacevole impressione di stare dentro alle sottili fila di un sogno. Chi di noi non sente il bisogno di uno stato del genere? Quando stacchiamo e fuggiamo in vacanza, quando desideriamo qualcosa che sia più di qualcosa … e non sappiamo dire bene cosa sia. Ecco, è questo. Un buon libro e una buona storia.

    “Solo un soffio” di Monica Colli

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Monica Colli, un’autrice dalla inquietudine coriacea, vera, pregna della spontaneità che soltanto una persona autentica fino in fondo può possedere in maniera naturale, come fosse pelle che si porta addosso dalla nascita. Una donna a tutto tondo, al cento per cento, che utilizza la propria vena poetica grazie al condotto della sensibilità, quel senso tipicamente femminile, capace di captare l’invisibile e l’inatteso, ciò che mai si penserebbe e che c’è. Il suo soffio è il leit motiv, quel cuore attorno a cui tutto pulsa, si rafforza, velocemente elabora e dona frutti. Notiamo spesso delle titubanze in questa scrittura, qualche piccolo timore, una sorta di timido incedere (vedi i ricorrenti puntini di sospensione), quasi come se Monica si vergognasse di dire, di scoprirsi totalmente, ma, precisiamolo, lei non teme giudizi, anzi, più che altro paventa il confronto con se stessa, con la propria coscienza. La Colli deve sentirsi pulita, sempre, limpida e purificata da ogni pensiero negativo, da ogni agguato alla sua integrità. Con questa silloge vorrebbe spiegare come si ama, come si dovrebbe donarsi.

    “Come le foglie in novembre” di Enrica Renata Ferreccio

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. A volte noi, uomini della modernità, scriviamo. Scriviamo nell’ultimo ritaglio di una giornata, alla luce calda di una lampada. Chiudiamo fuori dalle nostre case la vita frenetica e lavorativa delle città e ci immergiamo in mondi nascosti, luoghi segreti, personali dove le fantasie si liberano e popolano le nostre solitudini. Così in questi strani posti, che non sono altro che il rifugio estraniante della parte più sincera di noi stessi, facciamo nascere riflessioni, pensieri, idee. Si riflette sull’esistenza, sui nostri guai, sulle vicende che ci travolgono e tutto questo accade in disparte, lontano dalla società e dalle sue regole. Siamo in un posto libero, dove il sogno fa presto a diventar poesia. Ecco quindi la poesia che s’ingemma dalla vita e che prende il volo su queste pagine come le foglie d’Autunno in Novembre …

    “Spazio del sognare liquido” di Rita Stanzione

    Collana Heroides. Il poeta è memoria del proprio tempo, testimone di quanto il ricordo possa influire e condizionare presente e futuro. Ma la memoria resta, comunque, intatta, pur se il fluire degli anni arrovella e diluisce le immagini. La sensazione nel leggere la silloge di Rita Stanzione è proprio questa e direi che è magnifica, pare come neve intatta, non calpestata, piena di candore e di luce. Sono estremamente felice di inserire la nostra Autrice ne gli Heroides, la voglio fissare negli annali della storia, appunto, proprio per la distinzione importante e forte che ci regala con questi suoi componimenti, uno più convincente dell’altro. Se dovessi figurarmi un’immagine di questa donna mentre scrive, crea, pensa e riunisce parole, la vedrei accanto a un’insenatura marina, con il salino profumo dell’acqua in un moto ondoso lento, di mattina presto, coi colori ancora sporchi di notte, quindi non sbiaditi ma pennellati incantevolmente nell’arancio del primo sorgere del sole. Nel fare il consuntivo delle proprie emozioni, è difficile non sentire l’amarezza esistenziale, quella polvere sottile che rimane tra le righe, tra anfratti di memoria, appesa in minuscoli granelli che donano, comunque, un tono profondo a quel che rimane poi nella mente di chi legge e si tuffa nel contesto. Perché sfogliando le pagine di questo libro non è possibile non venirne catturati pienamente, con ogni senso ritto, pronto a recepire quelle sfumature cariche di brividi che entrano a far parte di noi, ci immedesimano, ci riempiono l’animo di indissolubili fenomeni emotivi.

    “Versi @ Versi” di Mariangela Ruggiu

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Sono proprio diversi gli scritti di Mariangela Ruggiu, un’Autrice inquieta per antonomasia, che in tale silloge ci regala molta emozione e possibilità di allargare il raggio del pensare. Già, proprio così, molto spesso infatti non ci si sofferma, si passa oltre, magari ascoltando l’emotività che tutti da qualche parte abbiamo, la lasciamo sgorgare, ce ne innamoriamo. Però l’occhio rimane fermo. Invece in questo libro è difficile non farsi prendere dalla tentazione di volare via, non in un posto preciso poiché le tematiche sono vaste e tortuose, penetranti e insinuanti. è così che si arriva a pungolare il lettore, come se attraverso delle pagine bianche potessimo ricevere una scossa, un lampo che ci attraversa le tempie e siamo costretti a sobbalzare. Di verso in verso, appunto, si percorre una strada, che a dirla tutta, non è mai la stessa se ripartiamo dall’inizio per una seconda lettura. è l’ennesima caratteristica del poeta irrequieto? Direi di sì, ed è un grande pregio. Guardate là fuori, nei social network, nei siti delle case editrici, nei blog di scrittura e scambio di battute e finali: c’è un mondo colmo di teste che buttano giù parole e parole, abbozzano concetti, magari prendono spunto da questo o quel fatto discusso al telegiornale, oppure si lasciano andare a confessioni in terza persona per lenire qualche doloroso amore.

    “Vetro in gola” di Niccolò Stoppini

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Vetro in gola è parte di tasselli che vanno a comporre la mia ricerca nella scrittura giovanile, di quei ragazzi che emergono e si distinguono da subito, già nelle loro iniziali stesure. Niccolò Stopponi è uno di questi. Tenace e tenero, uno che ha creduto in se stesso fin dalla prima composizione, ha tenuto duro e sacrificato molto per arrivare a far nascere questa raccolta fortemente voluta, poiché egli grida tutta la sua sana nevrosi in ciò che esprime e disarma per i picchi di candore confusa, tra la rabbia di un giovane portavoce di disagi attuali della società in cui vive. Mi è rimasta dentro, nell’immediatezza, un passaggio che troverete in una lirica appartenente a questa silloge: “ … Ma a me mancano i tuoi abbracci:/paradiso e protezione./Mi manca la tua scia divina”. Quale sarà tale, fortissima mancanza … l’amore, l’amicizia, una persona andata via … L’Autore parla di Leonardo, ma potrebbe essere Giulia, nonna Rosa, il cartolaio Antonio, e chi lo sa. L’emblema conduce agli affetti che restano nella carne, quelli che resistono alle ondate del tempo, che stanno sugli angoli degli occhi come lacrime essiccate. Il pianto, la commozione, riescono a vincere qui anni e contingenze del percorso offrendo forti messaggi di interiorità profonda.

    “Il risveglio” di Germano Tarea

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. L’opera è densa di coloriti passaggi che inducono a pensare. Cosa importa chi è l’elemento scatenante di tale amorosa follia? Sia ella donna di facili costumi o femmina giovane, bella e nuova dentro a una vita trascorsa alla dedizione nei confronti della speranza e alla domanda classica: “Ma questa sarebbe vita?”. Nuova poiché lei è. Lei porta un vento diverso, un azzurro diverso, un sentire diverso, un respirare diverso. Tutto è diverso. Voi direte che è normale quando ci si innamora, o comunque ci si invaghisce, si perde la testa per qualcuno. Forse. Ma non per un tipo come Germano. Lui è stato sempre uno irremovibile, diffidente, provato dall’esistenza, ormai rassegnato al passaggio da comune mortale a etereo ricordo dopo aver donato il suo contributo a Dio, quel Dio che tanto aveva probabilmente invocato bestemmiando e litigandoci quotidianamente.

    “Sogno antico” di Antonella Massa

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. La magia di questa raccolta variegata sta nell’aspetto pregnante delle immagini, nella descrizione costante e coerente delle sfumature. Con ogni sentimento citato, trattato, sentito, Antonella Massa ci trasmette la fragilità dei simboli, delle illusioni, spesso effimere ancor più della loro stessa definizione, spesso elevate all’ennesima potenza da quell’essere chiamato umano, persona, che non riesce a resistere al sogno. Una difesa, normalmente, per chi soffre, per chi necessita di aggrapparsi alla speranza, al futuro rinnovabile in cose migliori. E che ci sarà mai di tanto nuovo? Chiederete. Beh, il nuovo sta nell’imposizione di quel tipo di visioni, a mio avviso incantevoli, che tale penna è capace di dipingere, fotografare. Non è per nulla facile descrivere una sfumatura. Se abbiamo davanti a noi un tramonto suggestivo cercheremo di raccontarlo, no? L’Autrice in questione non descriverà mai quel tramonto, semmai andrà a scavarvi dentro, prenderà i rossi, l’arancio, il rosa, le nube che si mischia alla luce, il vento che muove il ciuffo di capelli davanti allo sguardo … Sogno Antico è un titolo sintomatico: i sogni possono essere le tracce viste come l’unica cosa che resta di ogni passaggio; l’aggettivo antico è dedicato al tempo, il contenitore degli eventi i quali, a loro volta, hanno insiti i soggetti, gli oggetti, le emozioni, i respiri.

    “Luna ed onde” di Rolando Vernaglione

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Credo che in Rolando Vernaglione si respiri del neoplatonismo, quasi un nuovo approccio alla scrittura ellenistica. E’ ovvio che ogni autore abbia in sé e nel proprio stile delle piccole influenze che si porta dietro dal bagaglio culturale, dagli studi compiuti, dalla famiglia, dalle modalità e dal suo stesso essere come persona unica e irripetibile. Tutto ciò costruisce la persona, in questo caso colui che scrive e fa della propria inclinazione un mondo differente da ogni altro. Però qui spicca ampiamente la propensione classica e colta, approfondita, sudata, centellinata. Vernaglione appare poeta veterano e saggio, già abile, quindi potente, con una definizione precisa e, lasciatemelo dire, stupefacente, coinvolgente, di grande fascino. Non conoscendo direttamente l’uomo – Rolando, mi ritrovo di fronte a una mente piena di informazioni, di spunti, un pensiero che sa dove andare a parare e che è capace di prendere tutta l’attenzione del lettore e di tenerla fino alle ultime pagine. Innanzi tutto la forma: oserei dire perfetta, sembra studiata, rivista molte volte, coccolata e limata continuamente, cosa tra l’altro apprezzabilissima in un esperto della scrittura. Eppure lui si dice ancora alla ricerca di una perfezione che non sarà mai raggiunta (ed è qui il lato stimolante e intelligente di questa penna) poiché egli seguiterà a mettersi alla prova in nuove espressioni, nell’infinito spazio che la poesia offre. Ecco perché il ricordo di Platone mi si pone davanti. Non un titolo, non una virgola di troppo, molta tensione verso il bisogno etico – spirituale, religioso addirittura. Ma di una religione appesa, sospesa, avvelenata dalla smania che rende ancora più fonde e fondate tutte le composizioni.

    “Specchi di cielo” di Giovanni Maria Ghidetti

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Come sostiene l’Autore stesso, la raccolta Specchi di Cielo è la traduzione di un patimento pieno di fermento, mai statico, mai fine a se stesso, anzi, un sofferto percorso d’anima, di colori, di sensazioni e considerazioni, nonché di illuminazioni che conducono questa penna a dirsi e a darsi in maniera più completa e graffiante. Inutile negarlo, l’arma della poesia emoziona, avvince, esalta. Se poi nel mezzo usato c’è anche molta metafora, beh, il passo è breve, la conquista è piena. Giovanni Maria Ghidetti sa usare le parole, arriva addirittura a sfiorare il fuoco che unisce la vita e la morte, quelle fiamme avvampanti e rivoluzionarie che tanto affascinano l’essere umano. Il confine tra dolore e appagamento sta proprio lì e a tal punto potremmo affermare che ogni uomo potrebbe poetare, ma … abbiamo detto bene, potrebbe. Nessuno è in grado di prevederlo, la scrittura è per lo più immediata, spontanea, ma poi, quando e se prende la mano, assume una personalità, una vera e propria identità. Ed è il caso di questa silloge, sfociata dalle dita di un Autore capace, che pare esser nato con la poesia addosso. Così che camminando per le vie dell’esistenza, egli ha potuto affinarne i tratti, coltivare la lingua italiana nel modo giusto, seguendo intelligentemente e con umiltà le proprie inclinazioni.

    “Tra cuore ed Eros” di Sonia Consolo Giaccotto

    Collana Heroides. Un lavoro questo che è fonte di deduzione dell’anima, in stretta connessione tra l’incessante erosione interiore in continuo fermento in rapporto con l’essenzialità del sentire. Essenzialità che diviene essenza pura, senso, sensualità, fusione di pelle e di mente. Essenza dunque che la nostra Autrice veste di parole e sfumature sempre diverse, congeniali all’identità fondamentale che Ella percepisce in tutta la silloge. Preciso che ho deciso di collocare questo libro nelle collane Heroides poiché spoglio di ogni orpello inibitorio, sia nei concetti che nella forma. Il cuore e l’eros sono i protagonisti di un connubio che si interseca nella verità metafisica combattendo il nulla asettico del non essere che imperversa nelle mancanze.

    “Il linguaggio della memoria” di Francesco Squintu

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Dall’opera poetica di Francesco Squintu, emerge senza ombra di dubbio, la singolarità della silloge stessa, il fatto che sussista da sola, come un grande edificio stabile e ricco di sostegni, fondamenta ben architettate, stile, autonomia piena, appunto. Ed è ciò che mi affascina di questo Autore, che si veste di nuove parole, producendo onde musicali meravigliose. Classicheggiante, ma mai scontato, riesce a stupire, ad ammorbare, a sedurre sublimando se stesso e il proprio vissuto, nonché la sua scrittura.
    Questo linguaggio della memoria infatti, è a mio avviso, il dialogo del futuro, della forza della vita, quella che preme forte tra le vene, pulsando ed emanando esperienza, un organismo incondizionato, potente, indistruttibile. E a modificarlo potrà essere soltanto l’ingegnere che l’ha costruito con tanta dedizione: sofferenza, patimento, riflessione, elaborazione del passato, la memoria, appunto, per farne esperto divenire.

    “Di seta fluida” di Angela Fragiacomo

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Non è possibile leggere la scrittura di Angela Fragiacomo senza tener conto del suo tormentato e inquieto, senza dubbio, mondo esistenziale, della sua combustione letteraria che si fa documento testimoniale e insieme dolente denuncia piena di patimento e di corda tesa. Meravigliosa classe che riecheggia ad ogni verso e verbo, apparentemente un tantino classica, ma poi vera e propria tortura romantica. Il connubio è perfetto, come pietra ben messa a giusta dimora, diamante che spicca sulla ghiera. Un’Autrice che sa di dover affondare le proprie radici nello spirito interiore per dare il meglio, per definire se stessa al centro dell’introspezione, offrendo a piene mani tutta la poetica che scaturisce da anfratti sconosciuti, infinitamente celati ma dall’innegabile fascino.

    “L’erba cattiva” di Noureddine El Harti

    Collana “Trasfigurazioni”. Hippy nell’altra riva del Mediterraneo

    “Erano gli anni settanta.
    Spinelli, antisemitismo e Bob Dylan.
    Eravamo adolescenti e tanti tra di noi
    lo sono ancora.”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/11/le-novita-editoriali-per-maggio-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci ad Antonio Pelliccia ed alle sue pubblicazioni poetiche

    Sono così miti/ le nostre giornate/ a passeggio/ per le strade del borgo,/ che il sole autunnale/ rischiara/ di una luce speciale./ Nelle piazzuole/ è un gioire/ di bimbi festanti / che giocano a palla,/ e nelle aiuole/ di un verde cangiante/ un fiorire/ di ragazze esultanti/ d’amore./ E anche tu sei più bella,/ se cammini al mio fianco,/ e l’azzurro del cielo/ ti dipinge sul volto/ il sereno candore/ dei tuoi giorni migliori.// […]” – “A passeggio”

    Antonio Pelliccia è nato nel 1945 a Casalnuovo di Napoli, dove vive ed esercita la libera professione di medico-chirurgo pediatra dopo aver diretto per molti anni una divisione di Pediatria di un ospedale di Napoli. Ha avuto per molti anni esperienza di impegno politico e amministrativo nel proprio comune e nel circondario.

    Nel 2012 ha pubblicato “Piccolo Canzoniere” e “Nuove Canzoni” con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni e sono in pubblicazione “Nudo d’amore” ed una piccola silloge “Canzoni d’inverno” presente in una raccolta a quattro autori.

    Antonio Pelliccia si è dimostrato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulle sue pubblicazioni. Buona lettura!

    A.M.: La poesia come via di fuga dalla vita reale. Anche per te la poesia è una via di fuga?

    Antonio Pelliccia: La forza dell’ispirazione estranea potentemente dalla vita reale pur tuttavia è sempre il dato oggettivo della realtà ( luoghi, persone, eventi, stati d’animo ecc. ) che traspare nelle forme e nell’atmosfera dei versi. Credo che la formula del “Correlativo oggettivo” di montaliana memoria sia tuttora valido in poesia.

    A.M.: Nel 2012 è uscita la tua raccolta “Piccolo Canzoniere”. Qual è la poesia al suo interno che ancora oggi ti fa tremare quando ci ripensi o la rileggi?

    Antonio Pelliccia: Amo intensamente le mie prime poesie cioè quelle degli anni 60. Sono i versi dei miei vent’anni ed hanno per me un fascino struggente anche per il mondo che esprimono.

    A.M.: A breve usciranno altre tue novità editoriali: “Nuove Canzoni” e “Nudo d’amore”. Quali sono le differenze sostanziali tra le due raccolte?

    Antonio Pelliccia: “Nuove canzoni” sono una continuazione ideale del “Piccolo canzoniere”, si rifanno agli stessi motivi di fondo ed ad una stessa ispirazione. “Nudo d’amore“ è una raccolta più intimistica, c’è un maggiore scavo interiore e si rifà ad una tematica che considero più vera ed essenziale del mio mondo poetico.

    A.M.: Hai anche in uscita una piccola silloge in una raccolta a quattro autori dal titolo “Canzoni d’inverno”. Perché hai scelto di partecipare ad una raccolta a quattro?

    Antonio Pelliccia: “Canzoni d’inverno” è una mia piccola silloge ( 10 componimenti ) molto compatta che ho composto proprio nell’ultimo duro inverno. Ho accettato di essere inserito in una raccolta a quattro soprattutto per avere l’occasione di confrontarmi con altri autori più giovani e forse alle prime prove come me.

    A.M.: Quali sono gli scrittori che più ami e che più ti ispirano?

    Antonio Pelliccia: Sono molto legato alla poetica esistenziale di Montale degli Ossi e di Satura e di Sereni degli Strumenti umani. Sia per la forma che per i contenuti mi piacciono molto Saba, Penna, Caproni e Pasolini. Non nascondo però una sorta di segreta ammirazione per la poesia civile di Luzi e Quasimodo. Anche alcuni autori del secondo Novecento come ad esempio Sanguineti Zanzotto er Erba riscuotono la mia ammirazione.

    A.M.: Tastiera oppure carta e penna?

    Antonio Pelliccia: Uso quasi sempre il computer per il mio lavoro, solo eccezionalmente mi lascio andare a carta e penna.

    A.M.: Curiosità! Se potessi scegliere una città in quale potresti aver maggiore ispirazione?

    Antonio Pelliccia: Io sceglierei Firenze, quella per intenderci della temperie culturale degli anni 30.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio Pelliccia: Mi trovo molto bene. C’è una buona accoglienza ed assistenza e la consiglierei senz’altro. Solo preferirei che di volta in volta puntasse su qualche singolo autore a sua discrezione più meritevole e lo premiasse anche con pubblicazioni senza contributo dell’autore.

    A.M.: Hai in mente di presentare al pubblico le tue pubblicazioni?

    Antonio Pelliccia: Io sono di carattere molto schivo e riservato ed inoltre i miei versi non offrono particolari difficoltà interpretative. Invece mi piace molto ascoltare le reazioni e le osservazioni dei miei lettori quindi non esiterei a partecipare a un piccolo dibattito sui miei componimenti.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/09/intervista-di-alessia-mocci-ad-antonio-pelliccia-ed-alle-sue-pubblicazioni-poetiche/

  • Resoconto della presentazione della raccolta poetica Stagioni Poetiche, Rupe Mutevole, a Rende (CS)

    Il 26 maggio 2012 alle 18:30, presso al Sala Tokyo Museo del Presente a Rende in provincia di Cosenza, è avvenuta la presentazione della raccolta poetica “Stagioni Poetiche”. La raccolta, edita nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, presenta al suo interno quattro sillogi e quattro autori differenti.

    La presentazione del 26 maggio ha visto come protagonista Gabriele Fabiani e la sua silloge “Polvere Poetica”, una presentazione che ha visto come relatori la scrittrice, poetessa e giornalista Lucia De Cicco, l’attore teatrale e giornalista Giuseppe Lorin, la bibliotecaria Anna Canè. Lettori delle liriche Giuseppe Lorin e l’attrice e regista Susanna Camoli.

    L’autore è stato molto disponibile nel raccontarci la serata di presentazione. Buona lettura!

    A.M.: Com’è andata la serata del 26/05/2012 ?

    Gabriele Fabiani: La serata è andata benissimo. C’era molta gente e sono rimasto contentissimo per gli interventi dei relatori che hanno estrapolato la mia poetica e colto ciò che nasce dalle mie poesie. È qualcosa di indescrivibile sentir parlare gli altri delle proprie poesie, ascoltare ciò che hanno recepito, capito, interpretato, il modo in cui le mie poesie li ha catturati. Guardare il pubblico accorso e leggere sui loro visi attenzione ed interesse. Solitamente quando uno pensa ad un evento poetico lo associa spesse volte ad un evento noioso, invece, la serata è stata molto dinamica con intermezzi anche musicali e le persone presenti di certo non si sono annoiate, anzi.

    A.M.: Hai qualche aneddoto divertente che vuoi condividere con i lettori?

    Gabriele Fabiani: Aneddoti divertenti non saprei, anche perché quando parlo alla gente inserisco molta ironia ed i miei interventi riescono ad essere seri sui punti più cruciali ed allegri in quelli più tranquilli. Però mentre parlavo, e stavo per chiudere il mio discorso, mi resi conto di essere stato troppo filosofico così per tagliare la suspance ed avviarmi alla conclusione mi venne da dire: “e dopo questa perla di saggezza concludo…” e li tutti a ridere, io per primo.

    A.M.: Qual è il miglior complimento che sino ad ora ti è stato fatto sulla raccolta “Stagioni Poetiche”?

    Gabriele Fabiani: Il miglior commento che mi hanno fatto sulla raccolta è che è una raccolta che parla di poesia, di bella poesia. Avvolgente, calda, intensa poesia che abbraccia il cuore di chi legge. In particolare sulla mia silloge, è piaciuta molto la semplicità del verso che nasconde un messaggio molto più grande, un verso ermetico che apre a mille ragionamenti ed un incisività comunicativa che molti hanno definito uno stile nuovo e particolare, dicendomi di lottare per non cambiare mai il mio stile.

    A.M.: Ed il peggior commento sulla raccolta?

    Gabriele Fabiani: Per fortuna nessun commento negativo è giunto alle mie orecchie, anche se una critica l’accetterei volentieri perché la critica anche negativa aiuta a crescere a volte, ma finora nessun commento negativo è stato fatto sulla raccolta. Anzi le persone sono rimaste affascinate da “Stagioni Poetiche”.

    A.M.: Qual è la poesia che sino ad ora è piaciuta maggiormente al pubblico?

    Gabriele Fabiani: Sono tante le poesie che sono piaciute al pubblico ed ai lettori della raccolta, ma su tutte quella di cui si è parlato un po’ di più è quella mia dal Titolo “Poesia” perché viene interpretata come simbolo di vita, una vita che diventa ricca non delle cose materiali ma delle piccole cose che diventano ricchezza. “La gioia non è avere l’impossibile, ma stare insieme a te toccando l’inimmaginabile”. Questo verso spiega tutto ed è stato usato da molti dei relatori per indicare il ritrovare la vera gioia in quelle piccole cose che spesso accantoniamo.

    A.M.: Pensi di scrivere una raccolta tutta tua in futuro?

    Gabriele Fabiani: Lo spero. Da quando avevo tredici anni scrivo poesie e ne ho tantissime a casa che mi piacerebbe un giorno racchiudere in diverse raccolte. Anzi a dire il vero, sono già differenziate in tre raccolte inedite che ho selezionato io. Aspetto la giusta proposta od il momento giusto per riuscire a pubblicarne una tutta mia. Una raccolta in cui la gente possa capire ancora più affondo la mia poetica e le radici della mia poesia e condividere insieme a loro le mie emozioni.

    A.M.: La prossima mossa? Dove potremo vederti nuovamente? Puoi anticiparci qualcosa?

    Gabriele Fabiani: Posso anticiparvi che la prossima presentazione sarà insieme ai ragazzi del “Movimento culturale per il Sud” a Castrolibero e poi verso settembre oppure ottobre all’Università della Calabria grazie all’associazione “Il Sileno”.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/05/resoconto-della-presentazione-della-raccolta-poetica-stagioni-poetiche-a-rende-cs/

  • Un sogno di libertà di Ettore Compagnino, Rupe Mutevole Edizioni

    “Signore, signore, mi scusi, questi posti sono prenotati.” Ebbe un sussulto e aprì gli occhi. Una signora con due bambini reclamava il proprio posto. “Oh sì, certo, mi scusi devo aver sbagliato vagone”, mentì. Si infilò le scarpe, fece per prendere la giaccia, ma la giacca non c’era, era sparita. “Signora mi scusi non ha visto la mia giacca?” “Mi dispiace ma qui non c’era nessuna giacca.”

    Un modus scribendi accattivante che si delinea fin da subito per la sua repentinità nel dislocare l’attenzione del lettore, una velocità di espressione che rende la lettura piacevole ed interessante dal punto di vista della curiosità.

    Un sogno di libertà”, edito nell’aprile 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è un breve romanzo di Ettore Compagnino. “Un sogno di libertà” è diviso in venti brevi capitoli d’estensione variabile, un racconto lungo che racconta una storia appassionante, ricca di sorprese e colpi di scena che inducono, non solo i personaggi ma anche il lettore, alla riflessione e dunque al mettersi in discussione.

    Il titolo preannuncia la tematica sostanziale del libro: il sogno di libertà, un sogno che noi tutti abbiamo ed incontriamo durante la vita ed in diversi aspetti di questa. Una delle domande che si porrà il lettore durante la lettura del racconto sarà di certo: ma la libertà è solo un sogno oppure durante la vita si può perseguire? Si può realmente esser liberi?

    Come erano cambiati i suoi problemi nel giro di pochi giorni. A casa non si preoccupava di nulla, all’ora di pranzo si sedeva e mangiava e così pure la sera a cena, cambiava la biancheria intima tutti i giorni, le camicie ogni due giorni se non sudava, la sera dormiva nel suo bel lettone con lenzuola pulite.

    Ed è la storia di un cambiamento, il cambiamento di un uomo che ha deciso di andare incontro al suo sogno, od alla sua vita, lasciando tutto, lasciando tutto il benessere del quale si era circondato, lasciando la sua casa per vagare ed incontrare persone diverse e, forse, con la speranza di incontrare se stesso in questo lungo viaggio.

    Era stanco dei litigi con la moglie che ormai avvenivano con una frequenza quotidiana e sempre per motivi banali. Da una settimana era afflitto dal suo normale periodo di depressione. Fin da giovane, aveva sempre avuto una alternanza di periodi allegri, spensierati, quasi felici con dei giorni, per fortuna pochi, di depressione.”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/31/un-sogno-di-liberta-di-ettore-compagnino-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci alle tre autrici de Sinfonia delle tre stelle, Rupe Mutevole

    Le donne hanno cercato la scrittura segretamente, mentre l’uomo inventava e si laureava. Era un luogo non luogo, di facile accesso, non esoso, senza spiegazioni e mortificazioni. L’hanno vissuto con il tremore di un tradimento ed hanno vinto giri di vita nuova. Cancellate ed escluse, boicottate e recluse, esse hanno usato la penna come uno scudo, riparandosi e avanzando. E oggi?

    Con questa riflessione vorrei presentarvi le tre autrici dell’antologia “Sinfonia delle tre stelle”, edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Radici”. Federica Ferretti, Patrizia Di Donato ed Azzurra Marcozzi sono le tre protagoniste di questa raccolta che nasce improvvisamente dopo una conversazione di acceso interesse tra le tre. Un progetto, dunque, che è stato animato dalla passione di esprimersi, di portare lontano la voce di tre donne diverse tra loro ma, con una passione in comune: la scrittura.

    Le tre autrici sono state molto disponibili nel rispondere ad alcune domande sul loro progetto. Buona lettura!


    A.M.: Che cosa significa scrivere al giorno d’oggi?

    Federica Ferretti: Scrivere significa raccontare se stessi in mezzo al mondo, al suo odore ed al suo puzzo. Per una donna, però, credo che la dimensione della scrittura si amplifichi infinitamente, per cui ne scaturisce un’ espressione poliedrica, multisfaccettata, coloratissima, quasi profumata dell’odore della propria anima, che purifica cioè quello stesso mondo quando ne venga in contatto.

    Patrizia Di Donato: Scrivere è chiudere la bocca. È tradurre senza tradimenti. È la lealtà ebraica, quella a cui non sappiamo dare un controcanto. Scrivere non ha oggi e neanche un domani, lo sa bene lo scriba alle porte della città e la scrittrice di jeans trasparenti, quella del nero scolpito su un foglio che certifichi il suo passo sul cemento. Né presente, né futuro conoscono il motivo di tale sudditanza. È un’autorità da cui non fuggi. Obbedisci e ti ripari all’ombra del suo mantello.

    Azzurra Marcozzi: Per me lo scrivere oggi, come ieri, è un’esigenza, uno di quei primi bisogni vitali. È una testimonianza ma è anche la possibilità di rimettere in gioco fantasie, creatività e realtà. Confrontarle e confrontarsi con un “io narrante” che è dentro di noi o che, invece, è fuori e va rincorso. Scrivere ti rende nudo ma tanto vivo e consapevole.

    A.M.: Ritieni che una donna abbia più difficoltà rispetto ad un uomo nel campo letterario?

    Federica Ferretti: Sì, a mio dire, c’è un’atavica resistenza a concedere (anche) questa parità culturale. Non da parte di tutti, sia chiaro, c’è ancora una certa misoginia dilagante, ma che si annida in cunicoli bui di una rete ad ogni giorno un po’ più amica, per fortuna.

    Patrizia Di Donato: Le donne accendono il fuoco e nutrono il mondo. Sono i cavalli nell’arte parietale delle grotte di Lescaux. Hanno la vita ed il suo segreto. Sentono l’invidia, la percepiscono dal timore che non le assale. Le donne hanno cercato la scrittura segretamente, mentre l’uomo inventava e si laureava. Era un luogo non luogo, di facile accesso, non esoso, senza spiegazioni e mortificazioni. L’hanno vissuto con il tremore di un tradimento ed hanno vinto giri di vita nuova. Cancellate ed escluse, boicottate e recluse, esse hanno usato la penna come uno scudo, riparandosi e avanzando. E oggi? Oggi la donna ha acquisito maggiore consapevolezza. Ha altri occhi e l’olio del suo gheriglio è maturo. Ma l’invidia consuma ed un Premio Strega con dieci finalisti maschi e due donne, non necessita di ciance. Dove sono le donne? Dove sono i loro libri? Devono allargare la vetrina e fare spazio. Il cielo è di tutti. Se allora, come diceva Simone De Beauvoir “femmine si nasce, donne si diventa”, chiediamo ascolto. Diventiamo donne.

    Azzurra Marcozzi: Ma non saprei. Non mi sento di banalizzare dicendo che anche in questo campo veniamo screditate. Certo, leggendo i selezionati del Premio Strega di quest’anno, ed accorgendomi che son tutti uomini, ho avuto modo di rifletterci un po’.

    A.M.: Quando e perché nasce il progetto “Sinfonia delle tre stelle”?

    Federica Ferretti: In una mattinata di marzo, durante un’intervista radiofonica nel Salotto di Patri, presso Radio G, a Giulianova, dove ero stata invitata come Cigno Rosso… ma lascio la parola alle mie colleghe di cielo…ahahah…

    Patrizia Di Donato: Questo progetto è una ricetta. Gli ingredienti sono Federica Ferretti, direttore editoriale, Azzurra Marcozzi, giornalista e poetessa e Patrizia Di Donato, scrittrice. Azzurra e Patrizia conducono una trasmissione radiofonica dal titolo “Il salotto di Patri”, un luogo virtuale dove incontrano scrittrici e scrittori e parlano di letteratura. Patrizia poi contatta o viene contattata non ricorda, Federica Ferretti, su un social network fanno amicizia e Patrizia invita Federica a presentare il suo progetto editoriale a radio G. (Giulianova). Qui fra parole, libri e musica, nasce l’idea per un libro a tre voci femminili. Le nostre. Aggiungere il sale della prosa-poesia di Federica, l’olio del racconto di Patrizia pubblicato da un quotidiano ed il vino delle belle poesie di Azzurra. Aggiungere inoltre tutto il Festival della Letteratura “Città di Giulianova” di cui Patrizia è presidente, amalgamare bene tutti gli ingredienti e leggere “ Sinfonia delle tre stelle” possibilmente in un luogo tranquillo.

    Azzurra Marcozzi: Nasce come la maggior parte delle situazioni più entusiasmanti che ho vissuto. Nasce da intenti e passioni comuni, nasce da tre sguardi che si capiscono e dalla voglia comune di conoscenza. Qualche mese fa la poetessa e scrittrice teramana Federica Ferretti fu ospite nella trasmissione “Il Salottino di Patry”, un format radiofonico di radio G Giulianova, incentrato sulle novità editoriali locali e nazionali, che conduco insieme all’amica e scrittrice Patrizia Di Donato. Da quelle parole che ci siamo scambiate in quell’intervista, che aveva tutto il sapore di una chiacchierata tra amiche, c’è balenata l’idea di un antologia a tre voci. Ma mancava un titolo adeguato. Poi, nel salutarci, è saltato fuori anche quello. Abbiamo cognato insieme, in radio, un augurio da estendere a tutti gli scrittori, che avesse un qualcosa di poetico ed originale: “In bocca alla luna” era l’augurio e la risposta dei destinatari sarebbe stata “cavalcate le stelle”. Da qui “Antologia delle tre stelle”. Poi il tutto si è consolidato ancora di più con la presentazione ufficiale del volume, avvenuta all’interno degli eventi previsti per il primo Festival Nazionale della Letteratura Città di Giulianova, che si è svolto a Giulianova dal 23 al 28 aprile scorso, ad opera degli organizzatori Patrizia Di Donato ed Enzo Rapagnà.

    A.M.: Quali sono i pregi delle altre due autrici?

    Federica Ferretti: Una grande coerenza e forza della propria capacità artistica ed umanitaria: ci siamo trovate, ci assomigliamo molto. Infatti, e le ringrazio ancora per una volta, mi hanno voluto per aprire il loro Festival della Letteratura di Giulanova: un’occasione davvero unica al primo appuntamento!

    Patrizia Di Donato: Azzurra è il suo colore. È un mare di marosi e bonaccia. La poesia deve imporsi, deve respirarle sul collo altrimenti lei, nella sua incurante quotidianità, a volte la eviterebbe. Ma Poesia la ama ed in una notte Azzurra di mare, scrive tutte le poesie contenute nel libro.

    Federica, Il cigno rosso, è un’instancabile minatore. Scava nella sua miniera ed invita altri a liberare i fogli dai cassetti. Inguaribile romantica ed invidiabile promoter, farebbe arrossire anche Wall Street. Ho parlato di lei ad un giovane falconiere che nascondeva fiabe sui rapaci.

    Rupe Mutevole sta già preparando il libro che sarà stampato entro luglio! Tutti i mezzi sono ottimi viatici per condurre i futuri scrittori verso la sua amata casa editrice a cui crede entusiasticamente. Rupe Mutevole deve tenersi stretta hurricane Federica (come la chiamo scherzosamente io).

    Azzurra Marcozzi: Patrizia Di Donato ha un fascino ed una delicatezza che poche donne possiedono. È innato e riempie la stanza quando la condividi con lei. È una buona osservatrice di ambienti e di persone, sa leggerne all’interno e ciò traspare maturamente nella sua scrittura, puntellata di piccoli-grandi mondi interiori, di segmenti dell’anima. Federica Ferretti è una poetessa dell’amore. Lo idolatra e lo esalta oltre le vette ed i confini da lui stesso tracciati. Ci crede e ci fa credere con lei. È la volontà di spingersi sempre oltre idee prestabilite e frasi fatte. È sì ardere ma è anche accarezzare, sfiorando, mai toccando.



    A.M.: Sei più da tastiera o da carta e penna?

    Federica Ferretti: Adoro scarabocchiare a margine dei miei fogli, i miei pensieri, che poi, il più delle volte, prendono forma in vere e proprie immagini. Sono convinta, infatti, che si possano creare dei veri e propri “quadri narrativi”. E questa mia predilezione per la realizzazione di visioni, mi ha felicemente portato a collaborare alla stesura di un soggetto cinematografico con il regista Rocco Cosentino, per un “corto” che si realizzerà tra l’Abruzzo ed il Veneto.

    Patrizia Di Donato: Scrittura ama la carta e la penna e scrive sulla tastiera, sullo spazio bianco dei quotidiani, sui fogli delle agende di cucina, sugli scontrini fiscali, sulle carte igieniche e da parati. Patrizia la lascai fare. Scrittura è troppo bella.

    Azzurra Marcozzi: Decisamente da carta e penna. Ho a casa, e nelle varie borse, tantissimi taccuini provenienti da tutti il mondo. Impazzisco quando qualcuno me ne regala uno nuovo magari da un viaggio altrove. L’ultimo che mi hanno regalato arriva da Madrid. Il contatto con la carte ed il suo odore è viscerale. Ti inebria.

    A.M.: L’Abruzzo è …?

    Federica Ferretti: L’Abruzzo è una regione che, seppur ancora ferita dopo gli avvenimenti del 6 aprile 2009, ha voglia di tornare a volare. Non a caso, appoggiata dalla sensibilità di Rupe Mutevole Amica d’Abruzzo, ho potuto inventare Radici, la nuova collana che inneggia al legame indissolubile con la terra, e dare così modo ai tanti ed eclettici autori che ne fanno già orgogliosamente parte, di narrare al meglio di una bellezza intramontabile.

    Patrizia Di Donato: L’Abruzzo ci dava quello che aveva, a noi figli. Ci accarezzava con le mani callose e ferite, aride di sole e di terra, donandoci a sua insaputa, la consapevolezza dei nostri corpi. Mani, piedi, gambe, braccia, cuore, occhi, orecchie e naso. Tutto in una fantasmagoria di emozioni. Era energia, energia allo stato puro. “Non ho fatto le scuole” diceva, e si stendeva sulla terra arata per scrutare le stagioni, le lune nuove, il sussurrare dei venti ed il lento incedere delle nuvole, ora minacciose, ora schierate come orde angeliche, ora sciolte nell’azzurro. Se la cercate, la troverete mentre strappa con rabbia la perfida gramigna avviluppata agli ulivi come una sgualdrina o mentre silenziosa, accarezza il primo bocciolo sul melo. Lei vive così e si sazia di pane intriso di serenità.

    Quando qualcuno la guarda e si sofferma incredulo davanti alla strabiliante bellezza del suo mare, dei laghi, delle cime innevate, dei campi fiammeggianti di papaveri, lei scuote i lunghi capelli e fugge via cantando. È timida e ritrosa ma non resta immobile quando il batacchio colpisce il suo portone. Spalanca la madia e ravviva il fuoco dell’unico ciocco fumante.

    (Dal mio libro: La neve in tasca.)

    Azzurra Marcozzi: Per dirla alla Giovanni Pascoli è “il nido” ma è anche fonte di ispirazioni. Sono poi molto legata a due scrittori della mia terra che ne hanno esaltato il valore pastorale e le tradizioni: Gabriele D’Annunzio ed Ignazio Silone. Spesso si fa l’errore di accantonare le proprie radici. Invece bisogna sentirsele sempre addosso come un passaporto d’identità.

    A.M.: A chi dedichi questa vittoria editoriale?

    Federica Ferretti: Alle donne abruzzesi che, come noi, hanno un progetto letterario nel cassetto: chi la dura, la vince!

    Patrizia Di Donato: A mia figlia Laila e lei sa perché.

    Azzurra Marcozzi: In primis alla mia famiglia, il mio valore innato. Poi ad alcuni amici artisti, il mio valore aggiunto. Ma anche a chi vive di giudizi e pregiudizi. Fidatevi, la loro presenza è più importante di quella degli amici. Fin quando avrai un “nemico” al tuo fianco stai pur certo che la grinta e la tenacia non ti abbandoneranno.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Federica Ferretti: Ho stimato subito positivamente la loro propensione per una letteratura di confine: il mio primo libro(Il canto del cigno rosso, edito lo scorso aprile e presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2011) era in effetti un esperimento linguistico, un contenitore di immagini, musicalità della prosa sciolta, un romanzo epistolare che loro hanno accolto in effetti nella collana Sopralerighe. Nel mio caso, la loro fiducia mi ha portato a diventare una loro curatrice di collane prettamente rosa, un sogno che si è realizzato. Ed ora, posso aiutare i miei conterranei a realizzare il loro.

    Patrizia Di Donato: Il nostro libro sta allargando le ali. Attendiamo il volo. Rupe Mutevole l’ho consigliata e con buoni risultati perché non pretende un viaggio in solitaria. Propone un punto d’incontro, dove lo scrittore e la casa editrice hanno percorso un tratto per giungere insieme ad un accordo. Non è una stamperia. Ha un progetto editoriale e questo gratifica lei e tutti gli scrittori che consegnano un testo. La Fiera di Milano sarà una bella vetrina. Speriamo. Federica l’ha caldeggiata a più non posso.

    Azzurra Marcozzi: Mi sono sentita accolta e coccolata. Vedo che la casa editrice “Rupe Mutevole Edizioni” fa un ottimo lavoro sotto molti profilo: quello umano, quello pubblicitario e di comunicazione. L’autore viene seguito prima e dopo la pubblicazione, nutrito ed accudito, non lasciato solo insomma, come spesso capita in altre realtà editoriali. Colgo, quindi, l’occasione per ringraziarla.

    A.M.: Hai in programma delle novità per il 2012? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Federica Ferretti: Sì, ci sono enormi novità. Siamo riusciti ad avere un fantastico stand alla Fiera Internazionale del Libro di Milano, il n.60, tra un bar e la biglietteria… insomma, siamo centralissimi… non potete mancare! Ma ciò che più conta, è che avremo modo di presentare pure Radici e di conseguenza questo magnifico lavoro di sorelle di penna abruzzesi, di raccontare cioè il nostro cielo d’Abruzzo.

    Patrizia Di Donato: Io la Scrittura la amo. Quando la dileggio o la ignoro, la trovo all’alba seduta in cucina ad attendere il caffè. I miei personaggi sono vivi e con loro, discuto e mi riappacifico. In questo momento sto scrivendo una romanzo complicato e struggente. Ma è una grossa pretesa e mi auguro che Patrizia non l’abbandoni come un cane sull’autostrada estiva.

    Azzurra Marcozzi: Sì, in effetti un progetto c’è. Insieme ad un’amica fotografa, anch’essa giuliese, vorrei realizzare un volume fotografico sulla città di Giulianova, con annesse alle foto nuove mie poesie. Ci stiamo muovendo scegliendo gli scatti e valutando quelli di maggior impatto visivo ed emotivo, puntando molto sui particolari.


    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Federica Ferretti: Un caro saluto ai lettori di Oubliette da “una donna piccola ma dall’anima ingombrante”.

    Patrizia Di Donato: “Ho un urlo in gola. Sembra il gozzo di un tacchino. Stasera, al luccichio degli ulivi, libererò l’animale.” ( Patrizia Di Donato)

    Azzurra Marcozzi: “Ogni uomo mente, ma dategli una maschera è sarà sé stesso” (Oscar Wilde)

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/29/intervista-di-alessia-mocci-alle-tre-autrici-de-sinfonia-delle-tre-stelle-rupe-mutevole/