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  • Intervista di Alessia Mocci a Maria Caterina Targa ed al suo Onde di un mare sconosciuto

    “E siamo frammenti/ di pause/ dove le parole/ sono foglie sparse al vento/ senza confini/ a pugni stretti/ con questo coraggio negli occhi./ Tratteniamo lacrime/ che brillano alla luce del tuo cuore” – “Donne

    Parole che riecheggiano nella mente una volta lette, quasi sentiamo le lacrime inondarci le gote per poi ritrovarci in frammenti di discorsi, intermezzi di silenzi che paiono quasi foglie al vento.

    Onde di un mare sconosciuto”, edito nel 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, è la prima silloge poetica di Maria Caterina Targa. La raccolta presenta una cura grafica particolare, infatti, nelle sue pagine oltre alle liriche, il lettore potrà meravigliarsi di una serie di ellittiche illustrazioni che la stessa autrice ha creato. Oltre a questo particolare, “Onde di un mare sconosciuto” è stato pubblicato con un CD al suo interno firmato da Mario Lucarelli e la sua lettura delle poesie presenti nella raccolta.

    L’autrice Maria Caterina Targa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua passione letteraria ma anche sulle novità in programma per la sua vita. come ad esempio le due presentazioni di “Onde di un mare sconosciuto” previste per il 30 maggio ed il 6 giugno. Buona lettura!

    A.M.: “Onde di un mare sconosciuto”, un titolo che lascia trasparire la veemenza della passione letteraria che si cela dietro alle parole ed ai versi. Ti riconosci in questa brevissima interpretazione?

    Maria Caterina Targa: Sì, certo mi riconosco nelle descrizione, vi è in me una passione che mi travolge. Sono emozioni e sensazioni che mi spingono a scrivere, o meglio a descrivere in versi quello che sento in quel preciso istante: ecco come fanno i pittori con i colori ed i tratti di matita dipingono stati d’animo.

    A.M.: “Il silenzio dell’anima” è la tua prima silloge, edita nel 2013. Com’è stato ricevere le prime copie del tuo libro? Hai sentito lo stesso sentimento anche per le copie della tua seconda raccolta?

    Maria Caterina Targa: “Il silenzio dell’anima” è stata una sorpresa pure per me, mai mi sarei aspettata di poter arrivare a pubblicare un libro… un percorso iniziato su facebook per diletto mio personale, ma poi visto le impressioni positive che arrivano, ho preso coraggio e ho vestito i miei sogni. Le pagine sono i vestiti che io fatto indossare alle mie parole, quindi quando ho toccato con mano il primo libro, è stato come se la mia amina prendesse corpo. Sì, la stessa emozione che ho sentito con la seconda raccolta, sono parte di me… anzi sono me.

    A.M.: Nella tua ultima raccolta c’è un particolare che non può essere lasciato in disparte: le pagine de “Onde di un mare sconosciuto” presentano armoniosi ed eleganti illustrazioni in bianco e nero. Come ti è venuta questa idea?

    Maria Caterina Targa: Amo molto il disegno a matita, mi piacciono moltissimo i visi femminili, gli sguardi, trovo che si possa arrivare al cuore della persona solo guardando gli occhi ed i volti. Adoro la fotografia in bianco e nero, fin da piccola le guardavo ed immaginavo i colori delle singole parti che vi erano raffigurate, secondo me stimolano la fantasia ci puoi giocare e inventare. Da qui ho preso la passione del disegno a matita, e ho trovato stupendo arricchire le pagine del libro con queste raffigurazioni.

    A.M.: Ritieni che scrivere riesca a sollevare dalle fatiche della vita di tutti i giorni?

    Maria Caterina Targa: Sì, certamente sì, almeno per quanto mi riguarda quando scrivo sento un’energia positiva che si libera in me, mi trascina in mondi meravigliosi e pieni di armonia.

    A.M.: “Onde di un mare sconosciuto” vede anche la partecipazione di Mario Lucarelli. Puoi raccontarci qualcosa di quella collaborazione?

    Maria Caterina Targa: Una stupenda sorpresa, quando mi è stata proposta non ci potevo credere e ho subito accettato, naturalmente lo conosco attraverso il suo lavoro d’attore, ma mai nella vita mi sarei aspettata che le nostre strade si incrociassero. Quando ho ascoltato il cd contenuto nel libro, e ho sentito la sua voce che recitava mi sono detta quelle parole non sono mie, che non ho scritto io quelle emozioni! Mentre ascoltavo, leggevo il libro e vedevo che sì, erano le mie poesie, ma sembravano vive e palpitanti, le potevo quasi accarezzare. Una bellissima collaborazione.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Maria Caterina Targa: Sto leggendo “La timidezza delle rose ” di Serdar Ozkan, un libro che mi ha stupito, un viaggio nel sapere, della conoscenza di sé stessi, delle proprie paure e contraddizioni un viaggio per l’accettazione di noi stessi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Maria Caterina Targa: Mi trovo molto bene, ha vestito le mie emozioni con una grafica stupenda le poesie non si perdono in pagine vuote ma vengono esaltate da sfondi di delicati fiori stilizzati. Certo che la consiglierei anche per il lavoro di promozione ed accostamento alla persona.

    A.M.: Hai in programma presentazioni di “Onde di un mare sconosciuto”?

    Maria Caterina Targa: Sì certo, il 30 maggio presso la Biblioteca “Mino Milani”di Garlasco il mio paese, alle ore 21:00 ci sarà una presentazione del libro, in una serata dedicata alla poesia, nella quale verranno recitate con accompagnamento musicale. Poi il 6 giugno presso la “Teeria Passaggi di tempo” a Vigevano in via Caduti per la Liberazione 46, nell’ambito di una manifestazione culturale “Il segalibro” indetta dal “Gruppo di lettura Bibliosofia” della biblioteca Mastronardi di Vigevano presenterò il mio libro.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Maria Caterina Targa: Vi saluto con questa citazione che credo mi rappresenti:

    “Io sono destinato ad avere l’anima perpetuamente in tempesta.” – Ugo Foscolo

    Written by Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/04/07/intervista-di-alessia-mocci-a-maria-caterina-targa-ed-al-suo-onde-di-un-mare-sconosciuto/

  • In uscita Donne di ieri: un excursus di Luisa Ronconi sulle donne del dopoguerra

    “Perché scrivo queste cose? Per giustificare il mio Sessantotto? Le ribellioni, i cambiamenti, che però non hanno portato a ciò che volevamo? Io mi ribello contro l’ignoranza, la mancanza di senso critico e contro l’omologazione, che ci vuole tutti giovani, belli e sani, tutti uguali e felici, con l’ultima novità tecnologica in tasca.”

    È l’Io narrante che in questo caso prende parola, durante lo svolgersi del racconto “Le contadine non si siedono”. Un Io furioso che si cimenta in narrazioni nelle quali la donna viene discriminata ed umiliata, piegata al volere dell’uomo e della religione.

    È in uscita “Donne di ieri”, una raccolta di 13 storie dell’autrice Luisa Ronconi, per la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella Collana editoriale “Oltre il confine”. Un libro che rivela un’intersecarsi di realtà ed immaginazione, una realtà di violenza verso la donna vista come genere umano inferiore.

    L’andamento diacronico è pungente, si parte con i partigiani degli anni che precedono gli anni ’50, ne viene descritta un’Italia sfasciata, un’Italia che si chiede come andare avanti, un’Italia che piange ancora le vittime di una guerra che non ha dato che morti e fame. Luisa Ronconi interviene in questo lasso di tempo per presentarci le sue riflessioni sull’aria che si respirava al tempo, sul pensiero condiviso di una società maschilista e violenta.

    Un libro immagine che percorre una via di separazione con la tradizione, un pensiero che demonizza la brutalità concessa agli uomini. Ogni racconto come un nuovo episodio di questo viaggio attraverso gli anni, dai Partigiani agli anni ’70, viene dunque visto come espediente letterario che propone il mutamento della società e la caduta di tantissimi pregiudizi che aleggiavano come verità assolute.

    I suoi occhi, però, erano tristi e da allora non l’ho mai più vista ridere con gusto, Gina la bella, che aveva giurato che non avrebbe fatto la fine di sua sorella e che, invece, non era riuscita a ribellarsi ed era andata verso l’infelicità con consapevolezza e rassegnazione.”

    Luisa Ronconi è nata a Forlì. Ha frequentato il liceo classico G. B. Morgagni. Si è laureata in lettere e filosofia presso l’Università degli studi di Bologna ed ha insegnato Lettere per più di trent’anni. È sposata ed ha due figli, Francesca e Giovanni. Ora è in pensione e fa la nonna. Ha sempre avuto la passione per la scrittura ed ora vi si dedica a tempo pieno con gioia. Si è rivolta dapprima ai più piccoli, pubblicando Favole della sera, poi ai bambini più grandi, con Storie vere di animali, per invitare gli adulti ad aprire un dialogo con i bambini e con gli adolescenti. L’ultimo libro pubblicato, Donne di ieri, è dedicato a tutte le donne, per contribuire a far sì che prendano coscienza di ciò che le donne hanno conquistato, ma soprattutto di ciò che devono ancora conquistare nel campo dell’uguaglianza con gli uomini e dell’autostima.

    Written by Alessia Mocci

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  • Ruvido inchiostro di Monfregola, Pittau, Guerrieri e Di Caprio, Rupe Mutevole

    Nacqui/ nella fragilità/ di tenere emozioni, quando/ congiunzioni di vita/ vestivano/umani incanti/ nella dolcezza della sera.// Un angelo/ poi mi prese per mano/ e mi ha portato/ nel tempio delle Muse,/ laddove/ i rami dello spirito/ non sono altro/ che baci dell’eternità.” – “Testimonianze”

    Una dichiarazione di Vincenzo Monfregola che mostra sin da subito i suoi intenti poetici: sono le Muse che accompagnano il poeta nello scrivere versi immortali. Come per gli aedi greci che si rivolgevano alle Muse, così anche nell’epoca contemporanea lo scrittore ha bisogno di un aiuto esterno proveniente dal mito e dalla classicità.

    Ruvido inchiostro”, edito nel luglio del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica formata da quattro silloge di quattro autori diversi. Troviamo, infatti, “Alma” di Vincenzo Monfregola, “Mosaici” di Emanuela Di Caprio, “La vita & l’amore” di Antonio Pittau e “Buone le prime” di Andrea Guerrieri.

    Il titolo della raccolta poetica “Ruvido inchiostro” è stato scelto per celebrare, per l’appunto, le possibilità creative che si manifestano il contatto di una mente in fermento che, al pari di un ruscello, si insinua vorticosa all’interno di un’immagine viva e pulsante. Un’immagine che abbisogna delle parole per fuoriuscire dalla prigione del pensiero. Questa ruvidità dell’atto poetico, questa ruvidità a contatto con l’inchiostro di una penna solleva l’Io dal tarlo insistente e riproduce in parole sensazioni e visioni.

    Da lontano tra cirri,/ tra i pini incantati,/ tra umide torri antiche/ e sentieri coperti di foglie,/ arriva piano e puntuale/ portando grigi aliti,/ e noi accecati da luci/ ormai lontane, inerti aspettiamo…/ Arriva da lontano/ e già nell’aria si sente/ fresco e pungente/ il vento nuovo che invade/ e scorre per le contrade./ […]” – “Da lontano”

    Emanuela Di Caprio con la lirica “Da lontano” ripercorre la scia della poetica bucolica che mira la natura per cercare le risposte alle domande quotidiane dell’essere umano. È un contatto che necessita di una notevole elasticità del pensiero in modo da estrapolare il sentirsi parte del tutto.

    In fondo ad ogni cuore,/ si trova una magica scintilla/ che accende il fuoco/ della nostra immaginazione/ e sin dall’alba dell’umanità/ la semplice forza dell’ io posso/ ha unito le persone di ogni nazione.// Non c’è niente di ordinato/ nella vita di tutti i giorni/ c’è un ruolo speciale/ per ognuno di noi.// […]” – “La forza del sogno”

    Ed Antonio Pittau trascina il lettore nella speranza di pace e comunione di interessi nella civiltà umana. Sono parole che riportano al sognare qualcosa in più per se stessi e per gli altri. Una sorta di contaminazione armoniosa tra tutti i popoli.

    E si arriva alla pena d’amore con Andrea Guerrieri che nella lirica “Stanco di te I” pone l’Io poetico in attesa di conoscere la verità sui suoi sentimenti, ci si trova infatti in una situazione di stasi nella quale l’amante non è presente, si sente la mancanza ma allo stesso tempo si teme il suo arrivo.

    È tardi,/ non rincasi./ lascio l’acqua a bollire./ È strano/ temo più il tuo arrivo/ del tuo non arrivare./ Trancio di pollo/ mangio noia e stanchezza./ Risolvo/ da solo/ equazioni/ insaziabili./ Ti penso/ non mi illumino./ È tardi/ per tutto.” – “Stanco di te I”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta Transiti Diversi

    Transiti diversi”, edito nel giugno 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta a quattro autori. Precisamente vede le sillogi: “Canzoni d’inverno” di Antonio Pelliccia, “Potando l’Euforbia” di Claudia Piccinno, “Il canto della sera” di Alessio Salvini e “Tre brividi soltanto” di Maria Luisa Lamanna.

    Un titolo che simboleggia il movimento che avviene nella creazione letteraria con l’assembramento dei sintagmi nominali e verbali; dei movimenti dissimili utilizzati dai quattro autori in modo totalmente fluido e naturale.

    I quattro autori sono stati molto disponibili nel rispondere ad alcune domande sulla loro vita e sulla loro produzione. Buona lettura!

    A.M.: Ricordi quando è nata la tua passione per la scrittura?

    Antonio Pelliccia: Al liceo verso i 15 anni.

    Claudia Piccinno: Scrivo dall’età di quindici anni, la scrittura è per me intima necessità.

    Alessio Salvini: Sì, mi ricordo in modo abbastanza chiaro: uno dei miei primi contatti con la scrittura lo ebbi all’età di circa nove anni durante un ”gara di poesia” alla scuola elementare, in cui vinsi il premio per la poesia più bella; ma il primo passo verso ”l’arte di scrivere” l’ho avuto all’inizio delle superiori, in cui comincia ad interessarmi ai libri da cui prendeva spunto Kubrick per la realizzazione dei suoi magnifici film quali “Arancia meccanica”, “Eyes wide shut” e “Shining”. Poi mi sono addentrato nei racconti di Schintzler per primo, poi Dostoevskij, Baudelaire, Trakl, Campana.

    Maria Luisa Lamanna: Ho sempre avuto la passione per la lettura, e mi sono ritrovata con la penna in mano. Dall’altro lato, senza nemmeno rendermi conto. La scrittura non è pianificazione, ma espressione ed è così che mi sono ritrovata a scrivere le mie emozioni, dopo averle per tanti anni riconosciute a volte nelle mie letture. Non è successo molto tempo fa, ma il tempo è un concetto molto delicato. In fondo, ci insegnano a scrivere, ma impariamo da soli le emozioni. È sempre solo questione di tempo.

    A.M.: Penna oppure tastiera?

    Antonio Pelliccia: Tutti e due secondo il momento.

    Claudia Piccinno: Penna. Colleziono quaderni di ogni tipo. Certamente preferisco la carta e l’inchiostro alla tastiera.

    Alessio Salvini: Ovviamente per la penna. Non sono un nostalgico, credo di essere realista, e, visto come vanno i tempi, credo sia da ipocriti dire che scrivo solo a penna, però la preferisco, soprattutto per quell’odore che lascia sulla carta il quale, con il passare degli anni, acquista un profumo secondo me magico.

    Maria Luisa Lamanna: Assolutamente penna. È lo strumento fondamentale, che segna i miei fogli sparsi. La tastiera è invece un utensile necessario per le fasi successive, il controllo e la rielaborazione. Dalla penna alla tastiera si attiva una trasposizione che nel suo piccolo è una traduzione ed offre una seconda lettura, una lettura più oggettiva e asettica che mi permette di sospendere il giudizio del mio io-autrice per affidarlo al gusto del mio io-lettrice.

    A.M.: Perché iniziare un’avventura particolare quale esser all’interno di una raccolta a 4 autori?

    Antonio Pelliccia: Il confronto in poesia è necessario soprattutto con i più giovani.

    Claudia Piccinno: Perché il confronto con gli altri è sempre un arricchimento, stili e punti di vista differenti possono apportare un contributo al nostro personale bagaglio culturale.

    Alessio Salvini: Secondo me la ”variatio di stili” è una cosa molo interessante da approfondire e conoscere, quale miglior modo se non far parte di una raccolta a quattro mani?

    Maria Luisa Lamanna: La presenza di stili diversi e differenti visioni della realtà valorizza ognuno di essi. Nel confronto, inevitabile, non c’è competizione ma ricchezza: ogni scrittura guadagna in freschezza perché nuova e distinta. Sono quattro voci che si prendono per mano.

    A.M.: Nella totalità delle quattro sillogi poetiche, come descriveresti “Transiti diversi”?

    Antonio Pelliccia: Purtroppo la trovo una raccolta molto ibrida perché gli stili sono molto diversi, ma la grande diversità può essere vista anche come un vero pregio.

    Claudia Piccinno: “Transiti diversi” è un incrocio, quattro sentieri con una sola meta : raccontarsi!

    Alessio Salvini: La descriverei un’audace impresa di eterogenizzare stili diversi in un’unica opera poetica,e credo che sia venuto fuori qualcosa di molto bello ed interessante, assolutamente degno di lettura.

    Maria Luisa Lamanna: Come già anticipato “Transiti diversi” offre uno sguardo polimorfico sulla realtà. Una realtà che risulta affascinante e seducente proprio perché non è una, ma è molteplice. È sempre la stessa ma diversa. “Transiti diversi” offre un inventario di emozioni ed espressioni che soddisfa la voglia del lettore, anzi di molti lettori, del pubblico più variegato e credo che proprio in questo possiamo riconoscere la sua caratteristica.

    A.M.: Delle tre raccolte dei tuoi colleghi, qual è quella che ti ha colpito maggiormente?

    Antonio Pelliccia: “Tre brividi soltanto” di Maria Luisa Lamanna.

    Claudia Piccinno: Ho apprezzato particolarmente le liriche di Maria Luisa Lamanna forse per la vicinanza al mio sentire ed alla mia visione del mondo.

    Alessio Salvini: Sono molto belle tutte e tre, ma quella che preferisco maggiormente è ”Canzoni d’Inverno” di Antonio Pelliccia.

    Maria Luisa Lamanna: Ho particolarmente apprezzato la scrittura di Claudia Piccinno. Mi colpì il titolo. Le sue parole creano immagini concrete, che si dissolvono in un pensiero leggero, per quanto l’emozione espressa sia densa. Tutti e quattro abbiamo uno stile diverso, peculiare, fortemente personale e credo sia proprio questo il valore aggiunto della raccolta.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Antonio Pelliccia: Ho letto tutte le poesie di Giovanni Raboni che è forse l’ultimo grande poeta del nostro secondo Novecento. Non vado al cinema e vedo la tv solo per i notiziari.

    Claudia Piccinno: L’ultimo libro è “Il gusto proibito dello zenzero” di Jamie Ford. L’ultimo film è “Benvenuti al Nord”.

    Alessio Salvini: L’ultimo libro che ho letto è ”Novelle” di Arthur Schnitzler e l’ultimo film è Spun, anche se, di tanto in tanto, mi rimetto a leggere raccolte poetiche già lette, soprattutto i Canti orfici di Campana, Il Sentimento del tempo di Ungaretti e varie opere di Trakl.

    Maria Luisa Lamanna: L’ultimo libro che ho letto, ed ho adorato, è una raccolta poetica intitolata Primavera e polvere, di Jüri Talvet, un autore estone che apre gli occhi su un mondo poco conosciuto ed insegna emozioni nuove che sono nostre, umane più che mai, e le riconosciamo nella scrittura come in uno specchio. L’ultimo film l’ho visto al cinema: John Edgar di Martin Scorsese. Intenso, come ogni Scorsese.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio Pelliccia: Io mi sono trovato bene ma credo che sarebbe necessario un lavoro di consulenza maggiormente approfondito con i nuovi autori.

    Claudia Piccinno: Mi son trovata bene, nella mia breve esperienza sento di poterla consigliare ai colleghi esordienti e non, poiché contrariamente alla maggior parte della piccola editoria, Rupe Mutevole sa essere selettiva senza soccombere a logiche di mercato che nulla hanno a che fare con la promozione culturale.

    Alessio Salvini: Sinceramente mi sono trovato veramente bene con la casa editrice: disponibili, carini, rispettatori meticolosi dei tempi; ovviamente la consiglierei a chiunque voglia cominciare il proprio percorso letterario.

    Maria Luisa Lamanna: Ho apprezzato molto la professionalità e la dedizione che la casa editrice Rupe Mutevole ha dimostrato sin dall’inizio. L’editoria è un ambiente in cui la quantità spesso fagocita la qualità, ma non nel caso di Rupe Mutevole. In ognuna delle sue pubblicazioni pone la stessa cura ed attenzione, rispetta la scrittura, ma si fa rispettare. Sono doti non comuni nel mercato, dove non è facile fidarsi. Mi sono fidata e mi fido.

    A.M.: Novità per il 2012?

    Antonio Pelliccia: Ho in serbo tre nuove raccolte di poesia che sono tutte complete. Mi sto applicando adesso a una rivisitazione delle forma dei miei versi e dello stile. Vado verso componimenti più distesi e da un tono più prosastico.

    Claudia Piccinno: Il mio primo libro “La sfinge e il pierrot” edito da Aletti nel Dicembre 2011, è finalista al premio letterario Il giovane Holden nella sezione poesia edita.
    Per me è un gran successo di critica.

    Alessio Salvini: In realtà è uscito il mese scorso la mia prima raccolta poetica intitolata ”Un grido nel vuoto”, edito sempre con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. In questo momento sto lavorando a molte cose tra cui una trilogia di racconti brevi intitolata ”I Bianchi Silenzi” ed altre raccolte poetiche che vanno comunque nei progetti a lungo termine.

    Maria Luisa Lamanna: Mi auguro di continuare a scrivere, di cavalcare l’ispirazione. Non che fosse una priorità, ma il riscontro positivo del pubblico mi spinge ad una ricerca più approfondita nella mia esperienza, nei temi e nell’aspetto. Mi piacerebbe dare un risvolto sperimentale alla mia scrittura, per entrare ancora più in contatto con la poesia e con ciò che essa offre alla mente. Spero di poter pubblicare una raccolta mia, idea in progetto, ma ancora da definirsi.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Antonio Pelliccia: “Guai a una casa editrice che si riduce ad essere per motivi economici una mera tipografia.

    Claudia Piccinno: Vi saluto con la chiusa della mia poesia “La scrittura mi ha tenuto in vita”:
    “[…]/ finché l’inchiostro fluirà/ sulla pagina bianca,/ la mente sarà salva,/ l’animo pacificato,/ il sogno soltanto rinviato!”

    Alessio Salvini: Dato che oramai è sera vi saluto con una citazione da una mia poesia, per tutti gli scrittori, che, come me, trovano l’ispirazione nel fiore magico della notte: ”ed il Viver m’è più quieto e sereno quando/ la Notte Sfila e/ sfila(….) e/ mi s’assopisce dentro colle Lanterne/delle Luci notturne” .

    Maria Luisa Lamanna: Leggo perché la via non mi basta” Fernando Pessoa

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/08/23/intervista-di-alessia-mocci-ai-quattro-autori-della-raccolta-poetica-transiti-diversi/

  • Un amore in 100 sms di Valter Romani, Rupe Mutevole Edizioni

    Ho sempre pensato che le persone che nella vita scelgono un lavoro a contatto con i bambini, siano persone in qualche modo speciali. Parlo chiaramente delle persone che scelgono un determinato lavoro per passione e non per necessità o per mancanza di qualunque altro stimolo.

    E come non si può essere in accordo con questo pensiero che dovrebbe far da perno portante per un rapporto sano con i bambini? La società ha bisogno di persone soddisfatte della propria vita per poter crescere in modo produttivo ma soprattutto non nocivo per il prossimo.

    Un amore in 100 sms”, edito nell’ottobre del 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è un racconto lungo di Valter Romani. Il libro consta di circa ottanta pagina ed è dedicato al figlio dell’autore con un augurio di poter aver tutto ciò che vuole dalla vita ed a Silvia, il suo amore.

    Un racconto che ha come protagonista il sentimento amoroso, visto come l’essenza della felicità e del benessere sia intellettuale che fisico. L’amore in “Un amore in 100 sms” si deve considerare come unica vera felicità, diversa dalla soddisfazione personale per un lavoro o per la conduzione familiare, l’amore dovrebbe essere tutto ciò che rende liberi di poter esser se stessi senza dover spiegazioni a nessuno ed in questo consiste la felicità dell’individuo.

    Finisco di lavorare, passo a casa mia, mi cambio per andare poi al corso di salsa. Quanto mi piacerebbe andarci insieme. Ho ancora addosso la sensazione del tuo corpo stretto al mio al corso di tango. Passo a casa tua prima della lezione di salsa. Parliamo una ventina di minuti. Siamo all’epilogo. Il tono della nostra conversazione è questo, anche se l’argomento viene affrontato molto di striscio.”

    Come già si è inteso dal titolo del racconto, lo stile utilizzato dall’autore è abbastanza innovativo e rispecchia la nuova tendenza di inserire gli strumenti della scrittura tecnologica anche nel vecchio cartaceo. Gli sms sono diventati una realtà del nostro linguaggio e del nostro modo di esprimerci. Oggigiorno si comunica con dei semplici messaggi di testo chiamati sms attraverso i cellulari. Si creano poesie, racconti, e nella vita reale ci si innamora e ci si lascia.

    14 settembre. Mi trovo a passare davanti al tuo studio e noto la tua macchina. Quasi quasi mi fermo, torno indietro. Mentre provo a parcheggiare, ti incontro mentre esci dallo studio. Passi davanti alla mia macchina, ma non fai caso a me. Ti chiamo. TI accorgi di me. ‘Ah, sei tu. Ciao’. Ci scambiamo qualche battuta.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/08/12/un-amore-in-100-sms-di-valter-romani-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci ad Antonella Massa ed al suo Sogno antico

    Sogno antico”, edito nel maggio del 2012, dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizione nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una delicata raccolta poetica di Antonella Massa. Una silloge che si interroga su questioni quali il sogno, l’amore e la bellezza; parole ed immagini che provengono da un antico inconscio dell’autrice. Figure ed suggestioni che si attorcigliano assieme per emozionare il lettore in un incantato e personalissimo percorso.

    Antonella Massa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua vita. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Antonella Massa: La passione per la scrittura nasce nell’infanzia. Ho iniziato a leggere libri molto presto, sin da bambina, e mi divertivo a scrivere fiabe ed a comporre libri con ritagli di giornale, disegni e fotografie.

    Le prime liriche che ho scritto risalgono però agli anni del Liceo. Ricordo che, in quel periodo, leggevo le poesie di Federico Garcia Lorca e mi piaceva molto lo studio della Letteratura Inglese ed in particolare del Romanticismo. Ho ripreso a scrivere nel 2010.

    A.M.: Penna oppure tastiera?

    Antonella Massa: Con l’utilizzo frequente del computer uso la tastiera ma capita anche di scrivere con la penna su un qualsiasi pezzo di carta.

    A.M.: Come nasce l’idea di pubblicare di “Sogno antico”?

    Antonella Massa: L’ idea nasce dalla consapevolezza che avrei potuto testimoniare ciò che i Sogni, la Bellezza e l’ Amore rappresentano per me. Avevo scritto infatti diverse liriche scaturite da visioni, antiche memorie, sogni indefiniti, ricordi di momenti d’amore senza tempo, una variegata raccolta di immagini, sentimenti ed emozioni dove si respira la magia dell’ amore. Ad un certo punto di questo percorso interiore, tra presente, passato e futuro, ho compreso che potevo dare un senso compiuto a tutto ciò che avevo messo in versi e divulgare così ad un pubblico più grande come i Sogni, l’ Amore e la Bellezza siano essenziali e chiavi di volta dei nostri desideri e del nostro mondo interiore.

    A.M.: Quali sono le tematiche presenti all’interno della raccolta?

    Antonella Massa: Le tematiche sono varie ma la ricorrente è quella dell’ amore, della ricerca e dell’ incontro con il grande Amore, ovvero l’ anima gemella che ritorna per abbracciarci e dirci che non siamo e non siamo mai stati soli. Si parla dell’ amore nella varie sfumature e accezioni ma soprattutto come quel sentimento puro e immenso che nobilita, rigenera ed eleva lo spirito al di sopra del dolore e delle sofferenze umane.

    A.M.: C’è una lirica alla quale sei maggiormente legata?

    Antonella Massa: Sì, sono molto lega alla lirica “Terra” che rappresenta per certi aspetti il momento che sto vivendo e dove il concetto dell’ amore si estende ai rapporti con la famiglia di origine e alla nostalgia delle tradizioni e poi a “Rugiade d’arcobaleno” che è una sintesi della silloge: la rinascita attraverso la luce della speranza e la determinazione nel perseguire un sogno fino alla sua realizzazione… il ricongiungimento con il vero e grande Amore.

    A.M.: Se potessi scegliere una città, in quale troveresti maggiore ispirazione?

    Antonella Massa: Ci sono diversi luoghi e città che mi ispirano molto. Ma sceglierei in questo momento la magica Bretagna e l’Irlanda. Terre antiche ricche di arcane suggestioni.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonella Massa: Mi sono trovata molto bene e la consiglierei sicuramente per la disponibilità, la serietà e la competenza. Trovo inoltre le loro collane davvero innovative ed interessanti. Molto delicata e raffinata la veste grafica dei libri.

    A.M.: Novità per il 2012?

    Antonella Massa: La presentazione del mio libro entro la fine dell’ anno. La partecipazione con alcune mie poesie inedite ad una Antologia curata da una casa editrice romana. Un nuovo libro a cui sto lavorando in collaborazione con un altro Poeta, un progetto davvero molto affascinante e particolare tra prosa, poesia e fotografia.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Antonella Massa: Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” – William Shakespeare

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/08/07/intervista-di-alessia-mocci-ad-antonella-massa-ed-al-suo-sogno-antico/

  • Intervista di Alessia Mocci a Carla Zancanaro ed al suo Metropoli Tana

    Metropoli Tana”, edito nel maggio del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è un romanzo di Carla Zancanaro. Una vicenda variegata e particolare che si scinde tra l’apologo e la favola nera; favola nella quale si nota fortemente l’incalzare delle azioni dei protagonisti. Personaggi visti come figure di diverse epoche e continenti che rapidamente cambiano prospettiva di vita.

    Carla Zancanaro è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande riguardo la sua vita e la sua produzione letteraria. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Carla Zancanaro: Probabilmente nasce con me. È qualcosa che ci viene trasmesso col DNA. Mio padre era un artista lirico e, da notizie avute, anche altri del mio sangue si sono distinti, in tempi passati, in vari spazi creativi.

    A.M.: Hai qualche scrittore guida che in questi anni ti è stato accanto spiritualmente?

    Carla Zancanaro: Non credo, nel senso formale, allo spirito guida. Nel mio percorso conoscitivo ho incontrato, tramite ottime letture, grandi Maestri che con le loro opere mi hanno trasmesso la genesi del pensiero e la forza della Parola.

    A.M.: Parlaci un po’ della tua pubblicazione

    Carla Zancanaro: Tutto ciò che scrivo mi appaga ma non mi soddisfa. Sono sempre alla continua ricerca del miglioramento. Ogni parola va soppesata, meditata, scarnificata, è come una perla che deve essere scrostata per mostrare la sua luce.

    A.M.: Quali sono le tematiche presenti nella tua pubblicazione?

    Carla Zancanaro: L’idea primaria da’ il via ai mille progetti che via via si delineano chiaramente nel dettato scritturale. Amo scrivere del dolore, dell’emarginazione di una umanità che preme dentro di me per avere voce e dignità.

    A.M.: Scrittura ed illustrazione. Che cosa ne pensi di questo binomio artistico?

    Carla Zancanaro: Solo bene, purché l’Artista sia in sintonia con la mia scrittura. Ciò è successo con Silvia Costantini, bravissima nel tratteggiare figure ‘pienamente svuotate’, che hanno impreziosito il mio libro “Il Gioco” , edito in elegante forma grafica da Rupe Mutevole.

    A.M.: A chi dedichi questa vittoria editoriale?

    Carla Zancanaro: A me stessa. Alla mia costanza, alla mia “pignoleria” di perfezionamento, sapendo che mai si deve credere di essere arrivati, anche se il traguardo si avvicina. Ma soprattutto dedico queste mie ultime fatiche ad una cara persona che sempre ha creduto in me e che non c’è più.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Carla Zancanaro: Sicuramente consiglierei la casa editrice Rupe Mutevole, che ha soddisfatto le mie esigenze con molta pazienza e notevole competenza nell’accurata stesura dei miei testi e nella raffinata veste tipografica.

    A.M.: Hai delle novità in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Carla Zancanaro: Per chi ama la scrittura come la amo io, c’è sempre in cantiere la progettualità del ‘figlio’ (ogni opera è la nascita tanto attesa di chi la produce). Per scaramanzia preferisco, per ora, non parlarne.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Carla Zancanaro: Assimilo ciò che ha detto una grande scrittrice, Virginia Wolf:

    “Talvolta penso che il Paradiso sia leggere (e scrivere, aggiungo io) continuamente senza fine”.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/26/intervista-di-alessia-mocci-a-carla-zancanaro-ed-al-suo-metropoli-tana/

  • Intervista di Alessia Mocci a Mario Raso ed al suo Morgete fragranze incise d’agave

    Fare poesia traendo ispirazione dall’Iliade o dall’Odissea o dalle tragedie greche cogliendone dalle parole, segni semantici, filologici ricchi di significati significanti, mi danno modo di fondere creature nella fucina degli attimi che mi rapiscono e mi avvolgono.

    Mario Raso ci ricorda come la poesia sia antica in questa sua risposta, come la poesia sia la massima espressione letteraria che l’uomo ha sempre utilizzato per spiegare la natura, l’umanità, i sentimenti.

    Morgete fragranze incise d’agave”, edito nel giugno del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Mario Raso. Un titolo molto particolare ispirato al patrimonio genetico dell’autore, ereditato dagli avi in terra di Morgetia dall’eroe Morgetio (condottiero leggendario). Mito e presente si fondono piacevolmente.

    Mario Raso è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua vita. Buona lettura!

    A.M.: Come nasce la tua passione per la scrittura?

    Mario Raso: Forse è nata prima la passione e poi sono nato io. Iniziai a comporre dagli anni scolastici, durante gli anni delle scuole medie quand’ero nell’Istituto maschile San Giuseppe, per orfani e per i poveri a Polistena dai frati concezionisti; forse per un puro caso perché avevo una buona dialettica ed ero molto sensibile ed esuberante. Così i compagni iniziarono a chiedermi di scrivere per loro delle lettere d’amore, dichiarazioni d’amore adolescente per le loro innamorate, che spesso, le ragazze erano le nostre vicine dell’istituto femminile, con le quali avevamo una collaborazione anche ludica oltre che didattica, ed erano di fronte al nostro in via Vescovo Morabito 19 (che memoria!). Poi dalle lettere, sempre richieste: avevo un’estrema facilità di comporre anche sempre di getto alle elementari, passai alle composizioni dell’estro. Presto capì che qualcosa stava nascendo in me, e con altri amici decisi di mettere per iscritto le composizioni. Così che uno degli educatore laico Pietro Greco mi regalò un quaderno e lì potetti riportare ciò che avevo scritto in brutta copia. Il quaderno era destinato ad essere pubblicato, che però l’educatore smarrì a casa sua.

    Ma nell’ambiente in cui vivevo, ed esclusivamente lì, governava la legge della foresta, ed io ero un esempio non certo di debolezza o, di uno da farsi sottomettere dalle dicerie né dalle derisioni, fu così che decisi di celare la mia sensibilità a tutti indossando una maschera che portati fino al 1996.

    È appunto da questa data che non mi vergogno né ho paura di essere poeta.

    Il mio ‘Entusiasmo‘ poetico nasce, dal piacere per un amore immaginato, per un ricordo affiorato all’improvviso, per un segno ancestrale di preghiera come di ringraziamento quanto di immaginazione, per un viaggio col mito ellenico o nordico, oppure all’estremo oriente o, rivelato da urla del mondo della natura, e, anche dell’istinto primordiale di parlare col Creatore, porta l’estro a scatenarsi dall’inconscio. Il poeta è appunto il mediatore dell’animo è colui che parla e capisce la psiche dell’umano sentire maschile quanto femminile. È, ovvero, l’appagamento dei sensi attraverso la composizione di getto (scrivere una poesia nel tempo che l’estro o l’ispirazione viene); in altre parole scrivere poesie per avere piacere e rimuovere il lutto (superare un momento triste o di rabbia, di sconforto, di impotenza avversa alla personale povertà o, al malgoverno, alle ingiustizie subite o viste, agli sfruttamenti e alle violenze dei deboli o, alle dittature mediatiche e governative passate e presenti, oppure al mal costume bigotto) dopo averlo elaborato, si potrebbe dire che le mie sono poesie pragmatiche, scritte sotto l’azione dell’estro come forma terapeutica, mi nutro di poesia come la terra si nutre dell’acqua e del calore del Sole.

    Poetando, io posso esternare tutte le mie passioni, i miei desideri o i miei bisogni, altrimenti covate dall’inconscio e, magari, trasformarsi in atti e, in questo libro sono 131 liriche più 12 aforismi per un totale di 144 componimenti dettati dal mio estro (mentre nel 2010 furono 150 solo le poesie, ancora inedite come le mille già scritte e inedite). Le ho messe insieme nell’ordine cronologico e datate singolarmente in capitoli con aforismi per ogni inizio capitolo che prendono il nome del mese come sono nate dagli eventi vissuti da me o, visti dalle mie sensazioni nelle azioni delle anime che come me sono temporaneamente ospiti di questo mondo.

    Pensa, le liriche di questo anno 2012 sono 87, fino ad oggi domenica 15 luglio, escluse le 4 composte fino giovedì 5 gennaio 2012 inserite nel libro “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE”.

    Lo scrivere, è un bisogno fisiologico affettivo, come nutrirmi o fare l’amore!

    A.M.: Raccontaci qualcosa del titolo della tua pubblicazione “Morgete fragranze incise d’agave”.

    Mario Raso: La Calabria oltre che Italia fu chiamata: Ausonia terra dei venti, Esperia, Enotria terra della vite e del vino, Morgezia terra di Morgeto, Magna Grecia grande Grecia, Calabria dal greco = bel germoglio.

    Si vuole che prima dei greci fossero gli Osci di origine indoeuropea ad abitare l’Italia Meridionale. Gli Itali s’insediarono nell’estrema punta dello Stivale di stessa matrice micenea come i greci, Italo vuole la leggenda fosse nipote del re Minosse che scappando dall’isola di Creta andasse ad abitare in quella che oggi è la parte reggina del regione calabra. Da qui l’origine del popolo italico e Morgeto della stirpe degli Enotri il mitico cavaliere che respinse i cugini ellenici. I Morgeti successivamente fondarono alcune città in terra di Trinacria Morgantina nella Sicilia orientale intorno al 575 a.C; fu distutta poi dai coloni greci che si insediarono. Dell’epoca d’oro dei Morgeti è rimasta la Venere di Morgantina da pochi anni recuperata ed ora custodita in un degno museo.

    “Morgete fragranze incise d’agave” è naturalmente ispirato al mio patrimonio genetico ereditato dai miei avi in terra di Morgetia o Morgezia dall’eroe Morgeto condottiero del leggendario re Italo che, appunto, diede nome agli abitanti gli italici anticamente vissuti sulla parte estrema dello stivale ricca di cultura pre ellenica, l’attuale provincia di Reggio Calabria nella quale crebbe l’odierna amata terra nostra nominata Italia.

    Fragranze sono i gusti del bergamotto degli ulivi secolari, dei boschi di castagni del parco nazionale d’Aspromonte dove il mio paese è incastonato al centro sul terrazzo da dove si scorge il Tirreno e le isole Eolie quando c’è bel tempo, dei tramonti viola del profumo dei due mari che baciano i fianchi delle costa, del miele d’arancio che mi porto nel cuore e nell’anima.

    Incisa d’agave perché i primi 18 anni li ho vissuti nella mia amata Cittanova e, l’agave è una pianta anche mediterranea, che fiorisce dopo diciotto anni circa. I Maya utilizzavano un metodo di scrittura geroglifico, attraverso il quale

    registrarono la storia e i miti su lastre di pietra. Essi inoltre utilizzavano le foglie di agave per fabbricare una sorta di carta su cui scrivere.

    Quindi agave come supporto per i miei segni significanti, che si muovono nel I

    tempo e nello spazio del linguaggio mio poetico.


    A.M.:
    Quali sono le tematiche presenti in “Morgete fragranze incise d’agave”?

    Mario Raso: Le tematiche della vita nonché la poesia, l’aforisma e il sillogismo.

    La mia vena poetica spesso mi trascina o meglio, mi guida ad usare un linguaggio che va dal narrativi descrittivo che sfocia sovente nel sillogismo filosofico. Oppure conciso con l’aforisma, e spesso si confonde nelle poesia o ritorna nella sillèsi, cioè alla costruzione del senso. La semantica collabora con la filologia per la spontanea composizione di getto che l’impeto come un fulmine che precede il tuono propaga nelle righe rivoli prima, fiumi o fiumare poi sino al mare, il mare è il letto che culla le mie parole nel suo fluido vitale. Così, il pescatore è il lettore che si nutrirà dei pesci o dei sapori del mio mare.

    La mia poesia è bucolica, sarcastica, satirica, ironica, idilliaca, erotica, religiosa e anche ispirato dai versi del Cantico dei Cantici di Salomone per la regina di Saba sua amata; epistolare anche soliloquio o, è come un bacio desiderio di passionalità che si da senza studiare la topologia o la geometria dello spazio.

    Poeti si nasce e non si diventa, esserlo è un dono divino non una laurea magistrale acquisita, ma, ovviamente, il dono va coltivato con lo studio non soltanto letterario, è uno studio quotidiano perenne di tutto lo scibile umano, artistico e biologico.

    A.M.: Ci puoi descrivere con cinque aggettivi il tuo libro?

    Mario Raso: Maieutico-Introspettivo: maieutico, perché tiro fuori da dentro me le emozioni, la parola magari dormiente o timida che fiorisce con l’estro, e introspettivo perché l’uomo entra dentro la mente e si pone delle domande dettate dal momento riflessivo e, di conseguenza pedagogico e propedeutico.

    Umanistico-Rivelatore: umanistico perché il libro contiene il pathos dell’ethos umano e in quanto tale, si rivela prima con il logos e poi nell’azione dell’estemporaneità con la scrittura e poi divulgando il messaggio nell’Agorà mediatica.

    Storico-Archeologico: storico perché è il sentimento che con la data cronologica diventa anche un documento scritto, e archeologico perché le azioni del passato riaffiorano mentre scavo nella memoria e all’improvviso riporto all’attualità sensazioni, sapori, tradizioni, atti quasi dimenticati, ho una memoria da elefante, con dei flashback che arrivano quando meno me lo aspetto perché ho sentito una frase o mi ricordo di una frase, così il passato ritorna perché io lo possa incidere per non dimenticarlo.

    Etereo genico: etero genico perché l’uomo è etero con l’altro sé e dall’empatia produce o sente ciò che l’altro sé, il sé altro di un o per un altro o altra, di qualsiasi argomento o materia ne senta il bisogno di farlo; per questo motivo il mio studio è etereo genico perché l’uomo non è fatto per vivere nell’ignoranza o specializzarsi come gli scarafaggi nel fare una sola cosa benissimo. L’uomo deve sapere di tutto per che è di tutto che è fatto l’uomo, essendo formato da atomi e gli atomi sono l’unione dal piccolo al maggiore. L’uomo è uomo in quanto atomi.

    Poetico: perché il mio è un linguaggio poetico, e non solo quando scrivo, ma anche quando discorro; per me è facilissimo scrivere poesie in quanto la poesia mi ha salvato e mi salva la vita, ma carmina non dant panem, però spero proprio che finalmente il mio carme, la mia poesia, possa darmi la possibilità di uscire dal mio stato di povertà e poco dignitoso.

    Patriottico: il libro è patriottico perché descrive la mia terra italica nel bene e nel male, talvolta urlando di sdegno e altre cantando serenate; il senso di patriota è come il senso di un figlio che non rinnega né il padre o la madre, né la terra che lo ospita, si ribella se fra i suoi fratelli c’è qualcuno o qualcuna che non onora il padre o la madre. La patria è la compagna la sorella, l’amico, l’amica; la patria è il padre, il lavoro anche se è poco o non c’è o, è mal retribuito o addirittura non retribuito, è il pane la patria, che ci nutre anche se in mezzo ai nostri fratelli c’è qualcuno o qualcuna che ci ruba il pane dalla bocca e lo fa ammuffire. La patria sono io e sono i miei fratelli e le mie sorelle, patriottico perché io lo sono, mi sento figlio dell’Italia e come non esserlo, se le mie origini sono origini italiche io sono discendente e di stirpe italica, appunto è nell’odierna terra reggina la culla della mia Patria, come figlio di un padre perso a sette anni ma che sente nella sua terra il flusso sanguigno che mi lega ad un cordone ombelicale mai reciso. A diciotto anni chiesi perfino l’anticipo per svolger prima il servizio di leva.

    A.M.: Quanto è importante l’immaginazione nell’arte?

    Mario Raso: Ti ricordo che la parola «poesia» viene da póiesis appunto, che significa «produzione», ma produzione del bello. Fare poesia traendo ispirazione dall’Iliade o dall’Odissea o dalle tragedie greche cogliendone dalle parole, segni semantici, filologici ricchi di significati significanti, mi danno modo di fondere creature nella fucina degli attimi che mi rapiscono e mi avvolgono. Il gusto dei sapori lontani gelosamente riposti nella mia valigia culturale, da dove si liberano col suono delle parole o quando si affacciano immagini già viste, questo riaccende il passato che traghetta anche sogni nel divenire. Oppure, forme di proteste di ingiustizie di solidarietà, di schietta dimostrazione affettiva fra persone che io non conosco ma che si trovano a passare negli attimi di questo mio viaggio. Naturalmente la scelta dei titoli non trascura il latino o, lo spagnolo né altri idiomi che l’estro nell’atto di nascere mi detta, spesso gli stessi coincidono col primo capoverso. I versi sono liberi da ogni forma di legame a canoni o a scuole di pensiero, né si legano alle rime se non di rado, invece, usano il suono per le fricative o le sibilanti consonanti apparentemente in forma ludica, ma in realtà per significare il linguaggio poetico filosofico anche con la filologica semiotica.


    A.M.:
    Se potessi decidere dove vivere, in quale città sentiresti maggiore ispirazione?

    Mario Raso: Quasi tutte le poesie le ho composte in casa, escluse due perché l’ispirazione m’è venuta mentre ero nelle biblioteca Antonio Delfini di Modena. Per quanto ad avere ispirazione, non ho bisogno di uscire di casa, perché è sempre la poesia a venirmi a cercare ovunque sia e quando vuole.

    Sono reggino, nato nel cuore dell’Aspromonte in faccia alle isole Eolie e a pochi chilometri dalla Costa Viola, è difficile trovare in Italia o nel mondo un posto più bello, ma un posto più riservato si, magari vivere in un faro su di un’altissima scogliera, con una gradinata che porti in spiaggia, ma acusticamente lontana dai rumori del traffico o di chiassi, quindi escluse tutte le località urbanizzate. Non ho preferenze riguardo il mare, la campagna, la collina, o la montagna, l’importante è che ci sia poco rumore, mi disturba quando compongo e quando studio, e questo succede tutti i giorni o quasi. Ma tu mi hai chiesto in quale città io vorrei vivere e il più bel chilometro di costa d’Italia si trova a Reggio Calabria, sullo stretto dei due mari Jonio e Tirreno, a detta non solo di D’annunzio, quindi Reggio, direi Cittanova ma non c’è il mare però c’è il Parco Nazionale d’Aspromonte e le 100 fontane.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Mario Raso: Ne leggo o, ne ascolto in audio libro almeno 60 l’anno, e l’ultimo letto è “Sperare Oggi” del mio amico dom Franco Mosconi monaco camaldolese, scritto a due mani con il professore e filosofo Salvatore Natoli, edito da IL MARGINE nella collana “Cattedra del Confronto”.

    A.M.: E l’ultimo film visto?

    Mario Raso: Premesso che da anni non vado al cinema, anche provengo dal D.A.M.S cinema dell’Università di Bologna, ma a causa della mia temporanea disagiata situazione economica, ma per la visione, da utente, usufruisco dei prestiti della biblioteca Antonio Delfini di Modena, oppure li guardo dai canali televisivi e l’ultimo film da me visto è DISTURBIA – USA 2007 Drammatico, regia di D.J. Caruso.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni?

    Mario Raso: Mi piacciono i frutti della natura ed i fiori, naturalmente se son rose fioriranno.

    A.M.: La consiglieresti?

    Mario Raso: Se saranno rose profumate sì!

    A.M.: Hai qualche novità per il 2012?

    Mario Raso: Come ho scritto sopra, creo quasi quotidianamente, ma sono anche pragmatico, ergo se troverò: un filantropo, un mecenate, un benefattore o uno sponsor, allora di novità ce ne sono per tutti i gusti.

    Nel cassetto ho progetti artistici e culturali che aspettano solo il la.

    A.M.: Presentazioni del libro?

    Mario Raso: Giovedì 19 luglio la prima presentazione del libro in diretta satellitare e sul digitale terrestre, a Modena sul canale televisivo TELESTUDIO MODENA e TELE STUDIO EUROPA durante la trasmissione del programma culturale “OBSEVER” condotto da Tito Taddei, sarà presente anche il coeditore di Rupe Mutevole Edizioni e io per l’esordio di “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE”.

    Il canale del digitale per l’Emilia Romagna sono il 672 o 85, oppure i canali sky visibile in tutta EUROPA, il programma sarà poi trasmesso in differita anche dai canali 89, 86 e naturalmente su sky.

    Inoltre, mi sono attivato per organizzare delle presentazioni in provincia di Modena. Aspetto approvazioni anche dal comune dove abito a Castelnuovo Rangone di Modena.

    Ho inviato la mia traduzione per il libro “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE” in sud America, al mio amico professore e critico Gerardo Molina, fra i maggiori poeti contemporanei di lingua spagnola, per la recensione sui media latino americano.

    A giorni Gerardo Molina dovrebbe pubblicarla in Uruguay.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mario Raso:

    Io non scrivo parole scrivo emozioni

    E le emozioni sono la musica/ la musica dell’anima!// L’anima che respira e/ nella notte dei sogni/ e nella luce del giorno/ nei ricordi e/ nei pensieri della fantasia.// Come una molecola/ di sorriso che/ si attacca alle ali/ di un’aquila e/ vola nei mari / e fra i monti.// Cavalca il crine e/ solca i rivoli/ sino al delta.// Sale come un’alpinista/ su nelle vette vergini/ e le svergina.// Le fatiche sono / Il sangue del dolore / mentre la passione è / l’armonia dell’amore cercato.”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/20/intervista-di-alessia-mocci-a-mario-raso-ed-al-suo-morgete-fragranze-incise-dagave/

  • Intervista di Alessia Mocci a Massimo Bianco ed al suo Capelli, Rupe Mutevole Edizioni

    Massimo Bianco è nato e residente a Savona. Nel 2006 ha pubblicato “Per gloria o per passione” (Edizioni Di Vincenzo) romanzo ambientato nel mondo del calcio giovanile e dell’adolescenza.

    Inoltre su alcuni siti internet specializzati sono reperibili numerosi suoi racconti brevi. “Capelli” è il suo secondo romanzo edito nel giugno del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”. La particolarità di questo thriller è che il protagonista non è la polizia o la vittima, ma bensì il serial killer, dunque il lettore si immedesima ed impara a conoscere la mente dell’assassino, come giustamente recita il sottotitolo del romanzo: “Dentro la mente di un serial killer”.

    Massimo Bianco è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande riguardanti la sua passione letteraria e la sua recentissima pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Massimo Bianco: Io leggo praticamente da sempre, sono quello che tecnicamente viene definito un “forte lettore”, anzi, fortissimo, cioè con all’attivo varie decine di libri all’anno, di narrativa come di saggistica. Credo quindi che il desiderio di cimentarmi con la scrittura sia sopraggiunto naturale. Ci provai una prima volta a metà anni ’90 con risultati in verità sconfortanti. Scrissi un paio di racconti ed iniziai un romanzo, ma ben presto m’interruppi, perché incapace di completarlo ed a corto di idee, perciò rinunciai, domandandomi dove trovassero tutte le loro idee i veri scrittori. Anni dopo, ad inizio millennio, ci riprovai ma per puro caso, avendo recuperando i miei vecchi scritti al solo scopo di esercitarmi al computer,
    che avevo appena comprato e su cui scrivevo con troppa lentezza. Mi accorsi allora con sorpresa che qualcosa in me era scattato: completai di getto quel lontano primo (dilettantistico) romanzo e le idee stavolta mi venivano ed, anzi, con il successivo trascorrere degli anni anziché diminuire hanno preso a fioccare, mai banali, tanto che la creatività è diventata uno dei miei punti di forza.

    A.M.: Massimo è più uno scrittore da carta e penna o direttamente da tastiera?

    Massimo Bianco: Da quando ho acquistato il mio primo pc scrivo tutto esclusivamente al
    computer, una necessità per me, perché sono disordinato e mi correggo in continuazione: con carta e penna i miei scritti diventerebbero dei guazzabugli incomprensibili ai miei stessi occhi.

    A.M.: “Capelli” è un thriller che vede come protagonista un serial killer. Come nasce l’idea di questo romanzo?

    Massimo Bianco: Non è facile per me spiegarne la genesi, perché io di idee ne ho tante e di rado ricordo da dove derivi l’incipit originario. Ciò che posso dire è che quello sui serial killer è un tema che mi stuzzicava parecchio e su cui inevitabilmente prima o poi mi dovevo cimentare. Sono apparse miriadi di romanzi sull’argomento e volevo dire pure la mia, anche perché ero convinto che non tutto sui serial killer fosse già stato detto, soprattutto perché i
    serial killer nei romanzi sono quasi sempre ridotti a semplici macchiette prive di spessore, di
    cui nulla si sa fino alle ultime pagine e che fungono soltanto da necessarie controparti per mettere in risalto le qualità degli investigatori lanciati sulle loro tracce. Ciò che io volevo, invece, era provare ad esplorare dall’interno una di queste menti malate per discernerne le ragioni ed i moventi, rendendola una figura “vera” e credibile. Un altra scommessa era quella di riuscire a costruire una storia ricca di suspence pur rivelando fin quasi dall’inizio l’identità dell’assassino e credo sinceramente di esserci riuscito.

    A.M.: Descrivici il tuo protagonista con cinque aggettivi.

    Massimo Bianco: Autentico, perché per raccontarlo ho scavato nei meandri della mente
    umana: qualcosa di lui è presente in molti di noi.

    Crudele: perché sta bene solo quando uccide.

    Innamorato: solo che è incapace di trasmettere le proprie emozioni ed i propri sentimenti e interiorizza tutto.

    Intelligente: impara in fretta come agire per massimizzare i risultati.
    Vanitoso: incapace com’è di conquistare le donne, gode dell’interesse spasmodico suscitato nei media e della paura nata dal suo personaggio.
    Scelgo questi cinque aggettivi ma potrei abbinarne anche altri.

    A.M.: Il tuo rapporto con internet è davvero innovativo. Ci vuoi parlare un po’ di come stai pubblicizzando il tuo romanzo?

    Massimo Bianco: La tua domanda mi sorprende, perché non credevo che il mio fosse un
    metodo innovativo. Lo trovo anzi piuttosto logico e naturale e ti spiego perché. Ok, la quarta di copertina serve a fornire un’idea generale sul testo, fondamentalmente però io sono un perfetto sconosciuto ed in quanto tale nel mare magnum delle pubblicazioni odierne rischio di sparire senza lasciare traccia. Ed allora mi sono chiesto, perché la gente dovrebbe acquistare il mio romanzo? Sulla fiducia? No di certo, sono solo un nome tra tanti e con tutti gli incapaci che ci sono in circolazione… Perché la gente acquisti il mio libro occorre che sia convinta di non stare buttando il proprio denaro e l’unica maniera è verificare di persona come scrivo. Senza, per carità, alcuna pretesa di essere un genio, io sono convinto dei miei mezzi,
    invito quindi tutti i potenziali lettori a leggersi le prime pagine del mio romanzo e poi magari ad andare anche a visitare il mio spazio personale sul sito specializzato in letteratura che si chiama neteditor.it:
    www.neteditor.it/users/massimo-bianco

    lì oltre al prologo di “Capelli” troverete anche decine di miei racconti brevi o di media lunghezza di vario genere, tra cui due racconti noir dedicati ai serial killer e cioè “Le tre
    crocifissioni” e “Io sono un veggente (e vedo i serial killer)”. Leggetevi pure quelli e poi giudicate voi stessi se ci so fare oppure no e se può valere la pena di acquistare il mio libro.

    A.M.: Che cosa ne pensi del booktrailer?

    Massimo Bianco: So che esiste e basta. Essendo io ancora fortemente legato alla carta
    stampata, onestamente fino ad ora non mi sono mai posto il problema e non
    saprei quindi dare un giudizio.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Massimo Bianco: Bene, sì. Per ora la mia impressione è senz’altro buona e potrei anche
    consigliarla, ma in fondo vi sono appena approdato e forse è ancora presto per parlarne.

    A.M.: Hai qualche progetto per i prossimi mesi? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Massimo Bianco: Beh, per la verità io ho già pronti un altro romanzo, diversi racconti
    inediti e ho idee anche per ulteriori scritti sia brevi sia lunghi, quindi volendo non avrei problemi a pubblicare di nuovo. Non mi pare però il caso di fare concorrenza a me stesso, quindi, no, non ho altri progetti a breve termine. Ne riparleremo eventualmente nella seconda metà del 2013 se non addirittura nel 2014.


    A.M.:
    Salutaci con una citazione…

    Massimo Bianco: Una citazione? Ahi, ahi… No, guarda, io non sono tipo da citazioni, c’è
    il rischio che tra una settimana ancora non ne abbia trovato una che mi convinca e che mi illuda di rappresentarmi almeno in parte. Allora dico ai lettori solo questo:
    venitemi a conoscere, sono certo che vi saprò donare qualche ora piacevole.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/13/intervista-di-alessia-mocci-a-massimo-bianco-ed-al-suo-capelli-rupe-mutevole-edizioni/

  • Le novità editoriali per giugno 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità per il mese di giugno 2012:

    “Capelli – dentro la mente di un serial killer” di Massimo Bianco

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. “Capelli” ha un inizio soft, in cui l’attenzione è rivolta alla vita di alcuni ultratrentenni legati da un tragico passato. Ma uno di costoro è scosso da intense e tortuose pulsioni di morte, che durante un sanguinoso mese di agosto lo spingeranno a uccidere tre persone nel giro di pochi giorni, segnando per il lettore l’inizio di un’inarrestabile escalation nell’orrore e di un’approfondita introspezione della mente di un pericoloso serial killer, morbosamente attratto dai lunghi capelli femminili. Invece per l’ispettore Ceriale e per il vice commissario Conti sarà una disperata corsa contro il tempo per fermare la catena di delitti. Massimo Bianco scrive senza mezzi termini, con uno stile deciso e vincente, nonché avvincente, intrigante, dalla capacità di stupire, trascinare e coinvolgere. (…) Oltre a essere un thriller ben fatto ed equilibrato, “Capelli” è anche introspezione, argomento inerente alla devianza mentale, un filo sottile che si avvicina a temi attualissimi come la sessualità malata e sconfinante nella maniacalità, patologia che sfocia nell’assassinio, nelle aberranti conseguenze. (…) In “Capelli” è il serial killer il vero protagonista, non i poliziotti che gli danno la caccia, nonostante ovviamente costoro abbiano comunque ampio spazio.

    “Nudo d’Amore” di Antonio Pelliccia.

    Collana “Trasfigurazioni”. Il tema dell’assenza della donna amata e dunque di una salda ragione di felicità nella vita è l’essenza della raccolta “Nudo d’Amore”, è un’assenza ossessiva che viene celebrata nelle liriche come se fosse tutto ciò che all’Io Poetico resta: l’assenza. Non troviamo, dunque, dei miseri pianti causati dall’allontanamento dell’amante ma, bensì, una realtà altra che si ciba di questa assenza, che realizza il suo vivere, e dunque la sua esistenza, proprio in questa mancanza idilliaca di un amore, di una figura al suo fianco che possa sostenerlo nel momenti ardui ed incostanti. L’Io realizza delle invocazioni alla mancanza come possiamo ben analizzare in liriche come “Lamento”:
    “La tua assenza/ è il mio canto,/ la mia sola ragione,/ la tua assenza/ è il rimpianto sofferto/ del mio tempo,/ una lama che m’infiggi/ nel petto/ e la ferita/ che mi sanguina ancora./ La tua assenza/ è il profumo di fiore/ dei giorni di dolore,/ l’unico fuoco/ che accende le mie ore,/ la tua assenza/ è il rosario che sgrano,/ semina di un ricordo/ per il tuo ritorno.”
    Ma in “Nudo d’Amore” incontriamo anche uno spirito in continuo cambiamento che desidera conoscere il diverso, ciò che ancora non comprende, viaggiare in posti esotici, vedere metropoli lontane, percepire villaggi, assistere a mutamenti climatici, porsi nello sguardo dell’altro, dello sconosciuto per apprendere e portare avanti la trasformazione della percezione tanto cara all’Io, il quale abbisogna di definirsi e scomporsi in ogni istante del suo esistere.

    “Morgete fragranze incise d’agave” di Mario Raso

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Il titolo “Morgete fragranze incise d’agave” è naturalmente ispirato al mio patrimonio genetico ereditato dai miei avi in terra di Morgetia dall’eroe Morgetio condottiero del leggendario re Italo che, appunto, diede nome agli abitanti gli italici anticamente vissuti sulla parte estrema dello stivale ricca di cultura pre-ellenica, l’attuale provincia di Reggio Calabria nella quale crebbe l’odierna amata terra nostra nominata Italia. Fragranze sono i gusti del bergamotto degli ulivi secolari, dei boschi di castagni del parco nazionale d’Aspromonte dove il mio paese è incastonato al centro sul terrazzo da dove si scorge il Tirreno e le isole Eolie quando c’è bel tempo, dei tramonti viola del profumo dei due mari che baciano i fianchi delle costa, del miele d’arancio che mi porto nel cuore e nell’anima. Incisa d’agave perché i primi 18 anni li ho vissuti nella mia amata Cittanova e, l’agave è una pianta anche mediterranea, che fiorisce dopo diciotto anni circa. Il mio Entusiasmo poetico nato dal piacere per un amore immaginato, per un ricordo affiorato all’improvviso, per un segno ancestrale di preghiera come di ringraziamento quanto di immaginazione, per un viaggio col mito ellenico o nordico, oppure dell’estremo oriente o, rivelato da urla del mondo della natura e, anche dell’istinto primordiale di parlare col Creatore, porta l’estro a scatenarsi dall’inconscio.

    “Cor core in pace” di Andrea Furbini

    Collana Poesia. Dalla prefazione di Marco Baldini: Ho conosciuto Andrea Furbini qualche anno fa e subito ho visto in lui del talento. L’ho preso con me in radio e per un anno abbiamo dato vita ai “pensieri di Cassandrino”, uno spazio della mia trasmissione del mattino che andava in onda tutti i giorni. Sono stato colpito dalla facilità che Andrea ha di sintetizzare le situazioni, i fatti di cronaca e anche i sentimenti e trasporli in rima; che siano sonetti, monologhi o piccole poesie. Lo stile è quello dei poeti romani di una volta, quelli che attaccavano alle statue di Roma la loro satira contro i potenti, il malcostume e i soprusi. Erano un po’ la “radio” di quel tempo, il termometro dell’umore del popolo e il loro stile era graffiante, diretto e dotato sempre di un sottile umorismo. Se mi avessero letto una composizione di Andrea e mi avessero detto che era una poesia del XIX secolo, non avrei avuto difficoltà a crederci perché lo stile è quello e non è frutto di studi, anche se Andrea legge molto, bensì di dote naturale, di una magica alchimia che fa sì che un uomo del XXI secolo riesca a scrivere e a pensare come quei poeti di due secoli prima descrivendo l’attualità dei giorni nostri. è per questo che Andrea ha scelto come pseudonimo: Cassandrino, un’antica maschera tipica di quel periodo, divenuta burattino nel XIX secolo (funzione che ebbe anche il burattino di Rugantino), non solo per scrivere ma anche per recitare le sue composizioni nelle osterie, nelle piazze e nei teatri improvvisati come facevano una volta gli artisti di strada.

    “Transiti diversi” di Antonio Pelliccia, Claudia Piccinno, Alessio Salvini, Maria Luisa Lamanna

    Collana “Trasfigurazioni”. Varcare le soglie del verso, insistere sulle particolarità dell’espressione, metabolizzare i pensieri riuscendo a ricavarne immagini condivisibili, rimembrare delle storie esistenti solamente nella memoria, ed infine sottolineare il tutto con una acuta cura della sonorità. Il titolo della raccolta poetica “Transiti diversi” è un calembour che simboleggia il movimento che avviene nella creazione letteraria con l’assembramento dei sintagmi nominali e verbali; dei movimenti diversi dunque, in quanto i quattro autori presenti operano utilizzando stili poetico differenti; ed infine è da intendersi come un transito di-verso e dunque un passaggio da un verso all’altro che si materializza in modo totalmente fluido e naturale. Antonio Pelliccia con “Canzoni d’inverno”, Claudia Piccinno con “Potando l’Euforbia”, Alessio Salvini con “Il canto della sera” e Maria Luisa Lamanna con “Tre brividi soltanto” sono i protagonisti di questo incedere di-verso che omaggia la laboriosità delle emozioni.

    “Petali di clessidra” di Gastone Cappelloni

    Collana “Trasfigurazioni”. Fra amici si dicono a volte cose importanti. Si tratta di quegli attimi di vita quotidiana che rimangono sospesi nel tempo, con la sensazione che non ci saranno molte altre occasioni del genere. Questa poesia è tutta fatta di atmosfere legate ai nostri giorni, ma contemporaneamente ha qualcosa di incorporeo ed infatti sono quasi assenti gli oggetti, con la loro carica consolatoria. Gastone Cappelloni alla ricerca di autenticità ci suggerisce alcune soluzioni per andare avanti, con il suo tono incantato, ironico, scanzonato, amichevole! Postfazione di Giancarlo Lepore.

    “Senza titolo” di Christian Iacomucci

    Collana Heroides. In questa raccolta c’è un canto senza labbra, una musica senza suono, una silloge senza titolo. Che io motivo così: “Quando il metodo sarà infine trovato, non è detto che non me ne disfi e m’interrompa. La lunga distanza porta inevitabilmente con sé un mediocre suicidio d’oltranza. E cominciare altrove”. Ed è esattamente ciò che esalta il libro a una potenza bellissima, fenomenale e luminosa. Christian Iacomucci non è il canuto personaggio che potrebbe venirci in mente leggendolo, anzi, è giovane, non ha nemmeno raggiunto i trent’anni, e se non lo dicessi nessuno lo penserebbe. Questo lavoro sembra lo scritto elaborato di un veterano, di una persona estremamente saggia e navigata, magari un anziano professore in pensione, uno che ha avuto modo di leggere molto, di documentarsi, di esperimentare.

    “Emozioni” di Anna Corsi

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Ecco Anna Corsi nella veste di poeta. La conosciamo come quella signora senza età che tanto ci ha appassionati con la storia della sua vita, i dettagli di tanti anni vissuti nel tortuoso cammino della guerra durante il quale non sono mai mancati il sorriso, l’amore, la speranza. Di tutto quanto letto di questa Autrice, non da meno Il libro di Anna, suo primo lavoro, ne abbiamo tratto molta forza, esemplare oserei dire, la potenza con cui la Nostra scrive, trasmettendo moltissimo coraggio a qualunque lettore. È bello e fa bene dentro attraversare i racconti della Corsi.

    “Demoni in soffitta” di Donatella Canepa

    Collana “Trasfigurazioni”.

    È una comune notte come tutte le altre,
    ma non riuscite ad addormentarvi.
    Sentite qualcosa che si smuove dentro di voi.
    Qualcosa che si muove per la soffitta di casa.
    Stasera non avete letto Dylan Dog.
    Salite le scale, impauriti.
    Il rumore persiste.
    Aprite la porta tremando.
    Vi guardate attorno
    Non c’è nessuno.
    Neanche un topo.
    Ma i rumori aumentano, vi frastornano la testa.
    Una vecchia cassapanca.
    Si muove.
    Con la lentezza di un sogno.
    Cercate di scendere e di tornare a letto.
    Domani sarà mattina.
    Domani si andrà a lavoro.
    È solo un sogno.
    Ma qualcosa di più forte,
    di inspiegabile vi spinge verso la cassapanca.
    Non è una fattore esterno, è qualcosa che viene da dentro di voi.
    Siete voi che portate la vostra mano ad aprirla.

    “Nelle meditate attese” di Alfonso Graziano

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. È sempre un onore ma anche un onere accettare di tenere a battesimo l’opera prima, non che l’Autore in questione mai abbia editato, ma tale è- in verità- il suo primo libro: speziato sì di aromi, di muschio, di ambra e rugiada per il suo senso estetico, del bello, intriso di tenerezza, ma anche un atto di sincera ribellione, di nausea per un mondo volgare, incapace di accettare le «exis», le esigenze umane ma pronto a reprimerle. Da cui la violenza morale, psicologica di una società insensibile e massificata, votata all’utilitarismo più bieco (vedi Violenza ) che in tal journal intime, in tale diario di bordo, sembrerebbe stonare a prima vista, ma non è così. Tutto il libro di Alfonso Graziano è coerente al suo dettato poetico. Se la poesia è voce interiore che reclama e dice (non parla solamente e la differenza è sostanziale) della nostra esperienza esistenziale in senso lato, il Nostro Autore non poteva ingannare la propria coscienza, proprio in quanto guidato da quella voce interiore che si riflette e si espande nella parola, nel verbum. Egli non poteva tacere anche i lati negativi che incontra un’anima bella con il macrocosmo, il fuori di noi, il più delle volte costruzione umana, sociale. Alfonso Graziano dipana la trama originaria del suo essere in questo libro poetico, non silloge semplicemente. Troviamo quindi gioia, dolore, stupore, meraviglia e amore che solo certi spiriti eletti hanno avuto in dono dall’ispirazione di sondare, di esplicare con forma ineccepibile.

    “La via dell’ignoto – riverberi d’ignoto” di Haria

    Collana “Supernal Armony”. Prima parte. Allegato cd musicale.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/04/le-novita-editoriali-per-giugno-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/