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  • Intervista di Alessia Mocci a Mimmo Scoglio e Rosanna Rizzuto “Mosaico di vita”, Rupe Mutevole Edizioni

    Mosaico di vita”, edito nel 2010 presso la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia e Vita”, è una raccolta di poesie di quattro autori esordienti: Chiara Colangelo, Rosanna Rizzuto, Mimmo Scoglio e Corrado Spaviero. Ognuno degli autori presenta la propria silloge con un titolo: “Essere natura”, “Viaggio della vita”, “L’amore al tempo delle foglie che cadono”, “Edgar Allan Poems”. Due donne e due uomini per un equilibrio prettamente letterario che si dimostra all’altezza delle aspettative iniziali.

    Mimmo Scoglio e Rosanna Rizzuto sono stati gentilissimi nel rispondere ad alcune domande sulla loro pubblicazione e la loro passione. Buona lettura!

    Alessia Mocci: La poesia. Quando hai iniziato a scrivere?

    Mimmo Scoglio: Beh, circoscrivere una data risulta difficile, ho avuto sin da bambino e sempre più mentre crescevo l’esigenza di annotare i miei pensieri e le mie emozioni… sostanzialmente dal 2004 ho iniziato a partecipare a concorsi trovando anche il plauso della giuria.

    Rosanna Rizzuto: La prima poesia l’ho scritta in una mattina d’inverno il 24 dicembre 1999, due giorni dopo la morte di mio padre. Guardando fuori dalla finestra osservando la natura.

    Alessia Mocci: Perché pubblicare una silloge di poesie con altri autori sconosciuti?

    Mimmo Scoglio: Ho voluto solo associare la mia voce ed il mio pensiero ad altri; la poesia come ogni espressione artistica, è un confronto non prevaricante, una voce nel buio, da ascoltare senza ricercarne la provenienza e dopo, nel silenzio cogliere, gli attimi dove poter esprimere il propria io.

    Rosanna Rizzuto: Non avevo mai pensato di pubblicare le mie poesie, sarebbero rimaste dentro un cassetto da visionare nei momenti di nostalgia.

    Alessia Mocci: Qual è la lirica della raccolta che pensi possa palesare maggiormente il tuo animo?

    Mimmo Scoglio: Per i motivi di cui alla precedente domanda, non trovo una sola silloge ma devo cogliere il significato di tutte affinché possa confrontarmi con tutte le voci.

    Rosanna Rizzuto: Nella nostra vita ci sono bassi e alti, ma la cosa più importante non arrendersi mai “Cammino” è stato uno di quei momenti.

    Alessia Mocci: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Mimmo Scoglio: Sinceramente, mi sono sentito un po’ “abbandonato” nel senso che avrei preferito agire e/o organizzare con la stessa casa eventi promozionali per l’uscita del libro ed in tal senso sono sempre disponibile.

    Rosanna Rizzuto: È stata la mia prima esperienza pubblicare una raccolta di poesie, non ho
    avuto problemi. Sicuramente la consiglierei.

    Alessia Mocci: Hai qualche progetto per il 2011?

    Mimmo Scoglio: Beh non averli sarebbe la fine! Progetti editoriali anche con un’altra Casa Editrice ancora in corso di definizione; la pubblicazione del nuovo sito internet non ché una mostra personale di fotografia…

    Rosanna Rizzuto: La poesia è la mediatrice di natura ed uomo, infonde pensieri, passioni, emozioni in ognuno di noi ed è “tributo alla verità”. Desidererei nel tempo continuare questo mio viaggio.

    Vi lascio il link della recensione di “Mosaico di vita”:

    http://www.express-news.it/cultura/%E2%80%9Cmosaico-di-vita%E2%80%9D-quattro-nuovi-autori-di-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Silvia Denti, curatrice della collana “La Quiete e l’Inquietudine”, Rupe Mutevole

    La collana “La Quiete e l’Inquietudine” nasce da un lungo studio operato da Silvia Denti, autrice e curatrice della collana, la quale per trent’anni ha seguito le tracce della quiete e dell’inquietudine nelle varie correnti letterarie, nei generi e nelle tipologie di linguaggio. La ricerca ha portato alla consapevolezza che la quiete non può esistere senza inquietudine, sono due elementi straordinariamente intrinseci dell’animo umano sensibile. L’inquieto si conosce da più di 200 anni, ha cercato la sua casa nelle diverse epoche, è stato denominato pazzo, poeta, maledetto, dandy, crepuscolare, ermetico. La casa editrice Rupe Mutevole Edizioni è riuscita a dare voce all’inquietudine di questi autori contemporanei portando una leggera ma continua brezza di quiete nelle loro anime.

    Silvia Denti è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla collana da lei curata.

    A.M.: Quando hai iniziato a curare la collana “La Quiete e l’Inquietudine”?

    Silvia Denti: Ho iniziato a collaborare con Rupe Mutevole Edizioni circa due anni fa, da lì abbiamo iniziato uno scambio di opinioni meraviglioso, così sono nate queste collane che si rifanno alla mia ricerca di autori diversi, non stereotipati, portatori comunque di nuovi modi di fare poesia e narrativa. Non tutti sono inquieti, per cui il duplice nome alla collana, infatti non disdegniamo i quieti, coloro che portano avanti le correnti classiche, ma tutti hanno in comune la smania sana, o follia divina, di non mollare il sogno, la proiezione nel mondo lirico, qualunque esso sia. Questa occupazione mi fa incontrare moltissima gente speciale, davvero: nelle fragilità umane, nelle paure e nelle dannazioni esistenziali io vado a scovare il filo di forza rimasto, lo estrapolo e convinco l’autore a credere in se stesso. Credo sia una mia qualità innata e ringrazio Dio, mi sento utile, viva, come se avessi trovato la mia strada. Tutta questa gente poi non l’abbandono, viene a far parte del mio percorso, si diventa amici, compagni di viaggio. È meraviglioso.

    A.M.: Quanto pensi sia cresciuta la collana?

    Silvia Denti: Tantissimo, non me lo aspettavo sinceramente. Ma quando si lavora bene ed in armonia questi miracoli accadono. E ti spronano a continuare. La quiete e l’inquietudine non avrà fine, almeno non adesso.

    A.M.: Ci sono pubblicazioni della collana che senti siano le più complete? (se sì quali).

    Silvia Denti: Sicuramente alcuni autori hanno raggiunto un’evoluzione quasi completa (quasi perché se esistesse davvero un traguardo si perderebbe l’ispirazione), posso citare Alex Dracht, un autentico pittore delle emozioni; Carla Zancanaro che col suo Il gioco ha superato se stessa nella tematica a sfondo erotico; Maurizio Clicech, narratore inquieto e poeta sublime; Fausto Cerulli che io reputo il più grande ed il più vicino a Voltaire per le sue inimitabili immagini folli e terribilmente reali. Ma ve ne sono molti altri, tutti meritevoli, uno tra questi Andrea Toffanin, squilibrato ed imprevedibile, è stato capace di stupirmi parecchio con le sue non poesie, come le chiama lui, e ancora, in stampa proprio in questi giorni, Davide Maselli, un ragazzino, appena ventenne, dalla saggezza che spaventa, dall’originalità rara.

    A.M.: Qual è il tema predominante de “La Quiete e l’Inquietudine”?

    Silvia Denti: Il tema è libero, ovviamente, come è libera la lunghezza dei versi e dei testi. Predomina il senso di non appartenenza al comune pensare, quel sentirsi fuori luogo in ogni dove, l’inquietudine, appunto, o la quiete sana, saggia.

    A.M.: Pensi che la collana abbia ancora molta strada da percorrere o che in qualche modo sia già ben sviluppata?

    Silvia Denti: Io credo che, nonostante la moltitudine dei nomi che ormai la contraddistingue, questa collana abbia ancora parecchio da dare in termini di novità. Alcuni autori stanno realizzando il secondo libro, sto notando che questo bisogno nasce da quanto non ancora espresso nel precedente, vedo che tra loro si leggono, si confrontano, traggono ispirazione e questa cosa è stupenda. Non c’è invidia, anzi, c’è solidarietà, voglia di fare, di creare ancora ed ancora. Sono molto soddisfatta.

    A.M.: Ci sono novità in pubblicazione per il 2011?

    Silvia Denti: Oh, sì, ci sono molte cose a cui penso, per ora sono desideri, poi si vedrà. Magari un’altra collana, questa volta con tema preciso, poi forse la ripresa dell’idea antologica, gli audiolibri, i concorsi letterari, vedremo. Quel che è certo è che non ci fermeremo, continueremo a crescere ed ad inventare nuove fonti. Il mio sito Poesiablu ne è la conferma: ormai chi scrive non si ferma a questo, va oltre, dipinge, recita, scolpisce, fa musica. La multiart è un pensiero costante in me, non lo abbandonerò. Poi ci sarà il portale ufficiale dell’inquietantismo, lo stiamo preparando con cura. Per ora ci supporta il vecchio sito, contenitore di ogni espressione artistica, che cresce a vista d’occhio anche grazie a Bruno Trombetta, web master in gamba ed amico fidato che non lo fa mai cadere di tono. Il resto nascerà assieme ai nuovi giorni e non sarà mai noia!

    Voglia di crescere e di stupirsi. Brava Silvia, ottimo lavoro. Invito i lettori a visitare il sito di Silvia Denti:

    http://www.divinafollia1.altervista.org/index.html

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Riccardo De Rosa ed al suo “I giorni della peste”, Rupe Mutevole Edizioni

    I giorni della peste”, edito nel 2010 presso la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Echi dalla storia”, è un viaggio nel 1630 durante la sciagura della peste. L’autore, Riccardo De Rosa, utilizza una prosa sagace che riesce ad aumentare la curiosità del lettore man mano che legge. Non un libro di storia quindi, piuttosto un excursus di un’epoca fine medioevale che cela molto del suo passaggio. Riccardo in “I giorni della peste” porta avanti in cinque capitoli i fatti salienti della grave epidemia che non sceglieva le sue vittime ma che si aggirava cieca per le vie delle città.

    Riccardo è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande di approfondimento sulla sua pubblicazione. Buona lettura!

    Tra le tante credenze assurde, si pensava che, essendo la pelle degli appestati pallida, con dello zafferano si potesse rinvigorirla. Un altro rimedio ritenuto tra i più efficaci era l’osso di corno di cervo triturato. […] Salassi e clisteri, veri e propri scempi per i corpi già gravemente debilitati e che per i ricchi erano rimedi quotidiani, ai poveri, una volta tanto in qualcosa fortunati, erano risparmiati non potendoseli permettere.

    A.M.: Quando nasce l’interesse per la peste del 1630?

    Riccardo De Rosa: Il mio interesse per questa lunga e complessa vicenda storica nasce dall’incontro e dallo scambio culturale con Mark Drusco, esperto di botanica e piante medicinali, e da qui il discorso sulle pestilenze ne discende direttamente.

    A.M.: Perché hai deciso di pubblicare “I giorni della peste”?

    Riccardo De Rosa: Questo libro nasce da un duplice ordine di esigenze: da un lato si è cercato
    di fare, nella forma più esaustiva possibile, la raccolta di molte fonti specialistiche sull’argomento, incluso la storia della medicina sinora troppo disarticolata. Dall’altro lato il libro è stato anche una buona occasione per fare il punto sull’attuale stato del dibattito storiografico sull’argomento, scegliendo un approccio il più possibile diretto e divulgativo senza, nel contempo, rinunciare ad esattezza e precisione nei contenuti.


    A.M.:
    È stato complesso trovare tutte le informazioni riportate sul libro?

    Riccardo De Rosa: Fermo restando che un’opera di approccio storiografico ad una materia vasta e complessa come può essere quella attinente una pestilenza di ampia portata, lunga e diffusa in ampie zone d’Europa, ha presentato non pochi problemi di reperimento delle fonti, ho preferito tuttavia, come precisa scelta metodologica, dare maggior risalto possibile alle fonti bibliografiche. Ciò non solo perché le fonti d’archivio sono state già ampiamente “saccheggiate”, ma soprattutto sono rimasto profondamente colpito dalla serietà ed acutezza
    di giudizio di molti testi consultati, inclusi alcuni reperiti proprio su Internet, ciò perché le nuove tecnologie, è mia profonda convinzione, possono costituire un notevole supporto per il lavoro dello storico.

    A.M.: Le unzioni. Perché si è verificata la vicenda delle unzioni?

    Riccardo De Rosa: L’”unzione” non è altro che un comodo paravento inventato di sana pianta
    dalle pubbliche autorità degli stati colpiti dal morbo per non vedersi costretti a dichiarare i propri limiti e gli errori commessi nell’affrontare il problema. In sostanza i cd “untori” non sono altro che dei poveri innocenti cui furono scaricate addosso colpe e responsabilità di altri, ben al di là dell’effettiva portata del “pericolo unzione”, dato che il vero flagello rimaneva la pestilenza.

    A.M.: La peste oggi. Pensi che oggi si potrebbe aver una situazione disastrosa quanto quella del 1630?

    Riccardo De Rosa: No, ai livelli del 1630 non credo proprio, anche perché i moderni sistemi
    sanitari sono in grado di far fronte anche ad epidemie di portata ben peggiore di quella del 1630. Una certa preoccupazione nutro invece per i rigurgiti di razzismo e xenofobia mascherati dietro pretestuose difese identitarie che talune forze politiche stanno sostenendo, adducendo argomenti anche di natura sanitaria che fanno facile presa su frange della
    popolazione non adeguatamente informata.


    A.M.:
    Come ti stai trovando con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Riccardo De Rosa: Ritengo che il mio rapporto con Rupe Mutevole sia nato all’insegna di fiducia e disponibilità nelle capacità mie e dell’editore: mi sta facendo crescere dal punto di vista stilistico e narrativo. È comunque un’esperienza molto stimolante e costruttiva, che mi sentirei di consigliare a chi volesse cimentarsi con temi narrativi e storiografici di ampia portata.

    A.M.: Hai qualche progetto per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Riccardo De Rosa: Ho in programma con Rupe Mutevole una rassegna di temi di storia sociale che spazierà dalla stregoneria alle guerre tra stati europei in Età Moderna, alle biografie di personaggi femminili più o meno noti. Ciò mi auguro possa far nascere un ricco ed ampio dibattito, non limitato, si spera, solo agli addetti ai lavori, dato che uno degli obiettivi che perseguo è di far parlare i personaggi coinvolti, anche se, per ovvie ragioni, con la mediazione critica dello storico, allo scopo di far conoscere situazioni, epoche, personaggi e problematiche, storiche e sociali, al maggior numero di persone possibile.

    E se Riccardo continua la sua strada con Rupe Mutevole perché non ci provi pure tu?

    Faccio i miei complimenti a Riccardo De Rosa e spero di sentirlo presto con le novità annunciate!

    Lascio il link di una recensione di “I giorni della peste”:

    http://www.express-news.it/cultura/%E2%80%9Ci-giorni-della-peste%E2%80%9D-di-riccardo-de-rosa-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • “Vivere non conviene. Esistere non basta” di Alessandra Di Gregorio, Rupe Mutevole Edizioni

    Mi attacco alle cose per sopperire a una grave mancanza di valori. Affido agli oggetti l’arduo compito di consolarmi nei momenti di panico e sfiducia nei rapporti interpersonali, e li prego di mettermi al riparo dalle possibili delusioni provenienti da un mondo che prima ti abbaglia e poi ti rinnega.

    Il rapporto della protagonista con gli oggetti si nutre di sentimento in questo caso. La donna, fin troppo sensibile per i cambiamenti umorali delle persone, affida il suo sentire all’immutabile e concreto. Le relazioni, dunque, non iniziamo mai con una totale franchezza e sicurezza d’animo in quanto l’ombra della delusione si affianca ad ogni momento trascorso. L’oggetto in se non tradisce e non muta la sua funzione nella vita della protagonista.

    Vivere non conviene. Esistere non basta”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Heroides”, rivela sin dal sottotitolo “Diario di portatrici sane di sentimento” la sua forza e la sua determinazione di autenticità. L’autrice, Alessandra Di Gregorio, nasce nel 1983 e nello stesso anno pubblica per la casa editrice Il Ciliegio due libri “L’analisi della conversazione in chat” e “Vanessa – Storia di una metamorfosi”. “Vivere non conviene. Esistere non basta” consta di 71 pagine ed è diviso in undici capitoli di diversa estensione, il libro è dedicato a Francesca e Cristina. È una pubblicazione che attraversa diversi stili prosastici, infatti, ritroviamo la lettera, il diario personale ed il discorso diretto. Protagoniste sono due donne, Lara e Giada.

    Il primo capitolo si apre con la rimarcare un duro addio, due lettere che ci offrono sin da subito un’emozione e la chiarificazione di una situazione particolare: l’amore concluso fra due donne, fra due amiche. Il lettore non sapendo ancora l’evoluzione della relazione viene fortemente trasportato con trepidazione. Cos’è accaduto fra le due? Chi ha posto fine al rapporto e soprattutto perché? Alessandra di Gregorio ha creato un continuum narrativo funzionante che riesce in ogni capitolo ad sbalordire con gli excursus filosofici e con risposte possibili a diverse domande che ognuno di noi si è posto.

    La vita mi guizza dentro come una spinta a una pericolosa china. Inciampa sui miei stessi piedi, e non si cura d’essere terribile e sfrontata verso me che le do substrato utile alla sopravvivenza. La vita era palpabile, lì alla finestra dei sogni, e noi eravamo oscene e felici, perché nessuno ci diceva in che quantità amare, e ci amavamo e basta.

    Così come veniva.

    Così come ci era dato di fare.

    Così com’era giusto venisse fatto.

    Una grande consapevolezza d’amore e di libertà nel rapporto ma non solo. Lara sostiene in questa citazione qualcosa che dovrebbe valere per tutti i rapporti: nessuno ha il diritto di sindacare sulla quantità d’amore. Non abbiamo a che fare, infatti, con la sterilità di un rapporto ma le due donne,che manifestano caratteri estremamente diversi, sono tuttavia in balia degli eventi malgrado siano dotate di un altissimo pensiero morale.

    Non ero felice perché vagavo addosso a me stessa senza realmente capire il giusto valore del contatto. Perché l’amore non si inventa né lo si partorisce. E io non ero una portatrice sana di alcun sentimento. In quanto ignara.”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • “Mujer Naturalezza” di Silvia Denti, Roberto Ioannilli e Rossella Cea, Rupe Mutevole Edizioni

    Prendi/ questa notte di nastri e di bolle di cewingum/ su mari di nuvole/ bianco e nero su pezzetti di luce sull’acqua/ mordono i morbidi passaggi del mio corpo/ fatto d’onde/ Prendi a piene mani il raggio più nascosto/ che mi gioca sul ventre/ e riassetta le mie labbra sparse nel cielo a fiotti/ abita il senso delle galassie e di quei percorsi verticali/ del mio sangue/ sempre incontrollato e pulsante/ adula i miei silenzi rossi sciolti in brocche di fuoco/…” – “Abitami” – Silvia Denti

    Il poetare di Silvia Denti è ritmico, ogni verso quasi si scioglie nel successivo in un amplesso di parole-sensazioni che rimandano ai grandi stili del passato, gli stili poetici dell’animo incurabile. La forza con la quale l’autrice propone le sue risolutezze non scuote il lettore, ma lo abbaglia in mondi immaginifici nei quali la natura padroneggia in armonia con i sentimenti prettamente umani, quasi come se fosse un tutt’uno con il pensiero.

    Mujer Naturalezza”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine” è una silloge che vede l’unione di tre pensieri, di tre autori che insieme hanno collaborato poeticamente nello scindersi e completarsi riguardo diverse tematiche. I tre autori sono Silvia Denti, Roberto Ioannilli e Rossella Cea, in arte rispettivamente Divinafollia, Scrittore dei sensi e Ross. “Mujer Naturalezza” consta di 98 pagine e vede al suo interno dei brevissimi capitoli ognuno dei quali introduce un argomento sul quale i tre autori discutono, una sorta di studio sui massimi topos che ricorrono nella storia della letteratura. I capitoli sono così denominati: “Donna”, “L’anima”, “Passione”, “Amore”, “Poesia”, “I ricordi”, “Sole”, “Terra”, “Luna”, “L’orizzonte”, “Acqua”, “Il mare”, “Aria”, “Il vento”, “Il fuoco”.

    Un colloquio tra autori con esperienze diverse ma anche un colloquio tra lingue diverse, infatti, in “Mujer Naturalezza” la lingua italiana incontra quella spagnola. Rossella Cea, per l’appunto, propone anche la traduzione di alcune poesie racchiuse nella raccolta cercando di rispettare la lingua d’origine e quella d’arrivo. Liriche come “Sole nero” avranno una corrispondenza in spagnolo perché la lirica stessa si presta ad una brillante traduzione che non deforma l’originale.

    Sublime, austero/ sfumato dal vento si staglia all’orizzonte/ un sole nero./ Precordio di bruno splendore/ di sguardi che narrano di ancestrali fuochi reconditi/ e sfavillanti misteri./ Non sa della luce che è intorno/ ciò che brilla e divora nel suo sacro fuoco scuro./ Trafiggono l’aria parole soavi,/ riecheggiano nei meandri di stanze dell’animo/ ancora inesplorate/ in un brivido allocromatico di ebbro splendore.” – “Sole nero” – Rossella Cea

    E l’animo ancestrale e misterioso di Ross si plasma completamente nel motivo predominante dello Scrittore dei sensi. Roberto Ioannilli, infatti, dona completamente le sue liriche al suo più grande amore, a ciò che ogni mattina respira di vivo accanto a lui, a sua moglie Tiziana. Oltre alla dedica iniziale ci accorgiamo di questo grande amore in quanto, per ogni tematica proposta dal trio, la forza dell’amore dell’autore si palesa limpida senza suggestioni d’abitudine.

    Tristi invasori di mari conosciuti,/ ostili ai sogni,/ trasformatori di felicità in melanconia/ cari mentitori di gioie lontane,/ prendetemi!/ Ma solo quando il mio sorridere diverrà malinconia/ … solo allora!/ Che sia breve la vostra vittoria!/ Solo gli attimi necessari per divenire altro,/ voi sarete il mio “io sono stato” ma oltre la morte,/ per riporre a scaldare i miei cari nel ricordo/ del mio amare,/ felici sguardi alla mia donna,/ dolce tocchi alla mia femmina,/ tenere carezze ai miei figli,/ …” – “Ricordi” – Roberto Ioannilli

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Eventi di bellezza, di Haria, Rupe Mutevole Edizioni, 2007

    Nel mondo delle donne di conoscenza le contraddizioni non esistono, perché tutto è possibile, e lo è soprattutto quando ogni via d’uscita sembra preclusa, quando la catastrofe bussa alla porta, ribatté. Con la tua impeccabilità nella sfida di ricompattare la tua energia, benché tu debba mettere in conto il fallimento. Sentirti fuori fase non ti dà il diritto di arrenderti. Al contrario, esser fuori fase è la condizione ideale per la tua sfida. Rifletti. Se ci riesci. E scoppiò a ridere.”

    Le parole di Drusca, maestra di Haria, mettono in luce sia il suo carattere sia l’attaccamento verso la sua promettendo allieva. In questo specifico discorso Haria è alle prese con il suo primo dettaglio di bellezza, infatti dopo ventiquattro tentativi finalmente è riuscita a fermare il dialogo interiore. Haria ci racconta delle problematiche del rientro da questa straordinaria esperienza che apre la strada verso il raggiungimento dell’essere una donna della regola.

    Eventi di bellezza”, edito nel 2007 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Letteratura di confine”, è un altro straordinario viaggio nel mondo di Haria, una scrittrice che raccolta il suo mondo ed il mondo delle donne di conoscenza. Haria ha pubblicato per la stessa casa editrice nel 2004 “La luce negli occhi”, “Piante di energia” e “Donne di conoscenza”; nel 2005 “Il respiro della bellezza”, “La via dell’ignoto” e “Castagni e Trasmutazioni”; nel 2006 “Anzol” e “Restare sospese”; nel 2007 “Estensità” e “La mappa delle antiche Donne di Conoscenza”; “Il magico cammino” e “L’altra estensità”.

    “Eventi di bellezza” consta di 60 pagine suddivise in prefazione a cura dell’autrice, undici capitoli di diversa estensione e l’indice. Il titolo di ogni capitoli racchiude in se una sorta di dizionario in quanto anticipa l’argomentazione trattata nel capitolo: “Le emanazioni”, “In un dettaglio di bellezza”, “Sognare energia”, “La vista dall’esterno La vista dall’interno”, “La traccia dall’interno”, “Lo scenario di bellezza”, “Le Yol”, “Un evento di bellezza”, “Un tuffo nell’ignoto”, “La fonte della tensità”, “La sfida delle sfide”.

    Percepivo dall’interno del mio essere, non solo con gli occhi. Sentivo l’energia del castagno fremere al contatto con la mia energia. Il luogo dell’evento di bellezza era un remoto ricordo, sempre più flebile.

    Ero in profondità, ma in una profondità che era vastità. Allora seppi cosa significava primordialità. E nell’istante in cui lo seppi ne percepii l’immensa, misteriosa, duratura energia; fui sola nella solitudine della primordialità, nella solitudine che avvolge l’infinito.

    Ed in questa pubblicazione Haria ci racconta delle sue ultime sfide per divenire donna di conoscenza e del suo rapporto con la maestra Drusca. Drusca è un personaggio che l’autrice mette spesso in rilievo, un personaggio forte che con sarcasmo ed ironia ha sempre aiutato Haria e si è sempre messa in prima fila contro le difficoltà incontrate. In “Eventi di bellezza” il lettore ha una percezione della natura molto equilibrata, ci sono i castagni, le rocce ed i torrenti che prendono vita e forma altra secondo le regole del mondo delle donne di conoscenza.

    Ogni immagine, ogni dettaglio, ogni presenza qui, nell’estensità, è insieme cristallina realtà del mondo quotidiano delle donne di conoscenza e proiezione dell’energia della bellezza. Solo quando, un giorno, sarai penetrata in un dettaglio di bellezza capirai che il sogno della nostra percezione è proiezione della nostra energia.”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Donatella Basili ed al suo “Emily, Antonia e Sylvia: Sacerdotesse del Quotidiano”, Rupe Mutevole Edizioni

    Emily, Antonia e Sylvia: Sacerdotesse del Quotidiano”, edito nel 2005 presso la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Saggi”, è un saggio letterario su tre poetesse che hanno sostanzialmente espanso il loro io e la loro poetica creando un durevole filo immaginifico. L’identità delle tre è quasi svelata nel titolo del saggio, Emily Dickinson, Antonia Pozzi e Sylvia Plath. L’autrice, Donatella Basili, raccoglie con una raffinata sensibilità alcuni dettagli delle tre donne riuscendo a superare le barriere del tempo, della cultura e dello stile. Un guardare oltre la materia per ritrovare nuovamente la poesia, un quotidiano che si scinde dalle ore diurne e notturne e che prospetta il suo interesse verso i nuclei del pensiero e dell’animo.

    Donatella è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune nostre domande, vi lascio alla lettura delle sue risposte.

    A.M.: Quando e perché ti è venuta l’idea di scrivere delle tre poetesse?

    Donatella Basili: In realtà i tre saggi che compongono il libro sono nati distanti l’uno dall’altro. Il primo è stato quello su Antonia Pozzi: una sua poesia sulle montagne era incorniciata su una parete del rifugio Comici alla Croda dei Toni e mi ha conquistata. In quel periodo mi arrampicavo sulle ferrate delle Dolomiti ed il mio cuore celebrava la bellezza della roccia indorata dal sole. Lei faceva altrettanto con parole bellissime. L’ho sentita subito “sorella”. Dopo aver scritto il primo saggio ho pensato che avevo altre due “sorelle” di cui parlare e così sono nati gli altri due saggi sulla Plath e sulla Dickinson. La sorellanza non sta soltanto nella sensibilità, ma anche nel modo di trasformare il quotidiano, questione che mi interessava fin dai tempi del liceo. Loro sono un esempio magistrale su come trascendere il quotidiano, specialmente la Dickinson, che ritengo Maestra Assoluta in questo campo.

    A.M.: Tra Emily, Antonia e Sylvia si nasconde la tua preferita oppure sono sostanzialmente paritarie nel tuo pensiero?

    Donatella Basili: No, non sono paritarie. Come ho detto prima, la Dickinson è maestra, è la fondatrice dell’ “Ordine delle sacerdotesse del Quotidiano”. Penso che sarebbe contenta di questo appellativo. Le altre due non sono confrontabili sul piano poetico, così come non sarebbero confrontabili Giuseppe Verdi ed i Rolling Stones; ma poiché si può tranquillamente ascoltare un’aria del Trovatore e subito dopo “Satisfaction” senza sentirsi schizofrenici, nel mio pantheon Sylvia ed Antonia siedono l’una accanto all’altra.

    A.M.: “Trascendere il quotidiano”. Conosci qualche poetessa in vita che opera in questa direzione?

    Donatella Basili: Dato il narcisismo imperante in questa società, a me sembra che spesso i poeti cerchino di mitizzare il proprio vissuto, renderlo simbolo, emblema della condizione umana; ma questo non è trascendere il quotidiano. Trascendere significa andare oltre, vedere l’essenza dietro la forma; lo scopo non è divinizzare se stessi ma vedere il divino nella propria esistenza. La bellezza fa parte del divino ed il primo passo per trascendere il quotidiano è proprio riconoscerla, commuovendosi, nelle cose minime. La mia amica Ada Felugo ha scritto molte poesie che trascendono il quotidiano.

    A.M.: Puoi descriverci con tre aggettivi ognuna delle tre poetesse?

    Donatella Basili: La Dickinson è “immaginifica” perché la sua poesia è fatta di immagini sontuose, enigmatiche, oltre la realtà. Ma anche eterea, impalpabile, già anima disincarnata in vita…

    La Plath è “nevrotica” perché deforma la realtà, la travisa, la distorce. Anche perché ossessionata dalla malattia che deforma od imprigiona il corpo, e dalle cure od ispezioni invasive dei medici.

    La Pozzi è “outsider” per la sua sensibilità non borghese in una famiglia borghesissima e per la

    sua spiritualità e femminilità in un ambiente culturale materialista e maschile. Una specie di brutto anatroccolo…

    A.M.: Qual è, secondo te, il target di lettori che comprano il tuo libro?

    Donatella Basili: Donne che amano specchiarsi nelle donne creative. Nelle seguaci di Atena e non di Afrodite. Ed uomini che sono interessati allo stesso tipo di donne.

    A.M.: Oltre alla critica, hai pubblicato anche una silloge di poesia. Com’è il tuo atteggiamento con la

    poesia? Lasceresti mai la prosa?

    Donatella Basili: Io uso due tipi di prosa: quella saggistica, da trattato scientifico, analitica, consequenziale, pulita e quella narrativa che è, però, “ poetica”. Non mi piace raccontare i fatti o descrivere minuziosamente ambienti e paesaggi. Mi piace fare “quadri di parole”: le poesie sono come schizzi, mentre la prosa, per me, è come un grande quadro od un affresco. Diciamo che invece di abbandonare la prosa non abbraccerò più la prosa narrativa in senso classico; quand’ero molto giovane riuscivo a scrivere secondo i crismi del romanzo, descrizioni delle scene e dialoghi corredati dalle espressioni degli interlocutori; ma adesso non ho più la pazienza di farlo. La prosa poetica mi piace più della poesia e mi piace mescolare prosa e poesia, come ho fatto nel mio “I poeti del flauto e della lira”. Oltre alla prosa poetica, però, mi piace molto quella comica o sarcastica, alla Amélie Nothomb, per intenderci (il suo “Metafisica dei tubi” è uno dei libri più belli che abbia letto, poetico ed esilarante insieme, dolce e sarcastico… una mistura di opposti sublime come la zuppa di Ratatouille!). Mi piacerebbe scrivere qualcosa in quello stile.

    A.M.: Hai delle novità in pubblicazione per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Donatella Basili: La mia attività letteraria si è interrotta due anni fa, a parte qualche poesia estemporanea che rappresenta particolari stati d’animo. Vorrei scrivere, come dicevo, un romanzo d’attualità un po’ sarcastico, un po’ satira sociale, del tipo “castigat ridendo mores”, con la protagonista, anacronistica e disadattata, che cerca di uniformarsi alla follia collettiva per poi riconoscerla come tale e sentirsi ridicola…

    Auguriamo all’autrice di riuscire nel suo buon proposito e di continuare con il suo studio del quotidiano e delle sacerdotesse.

    Vi lascio il link di una recensione del libro della Basili:

    http://www.liberaillibro.com/emily-antonia-sylvia-sacerdotesse-del-quotidiano-donatella-basili/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Concetta Malvasi ed al suo “Il profilo di un amore”, Rupe Mutevole Edizioni

    Il profilo di un amore”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è una silloge autobiografica dell’autrice Concetta Malvasi. La nascita del libro prende avvio da un forte sentimento dell’autrice per un uomo misterioso, un uomo che non ha nome. Così le liriche nascono da un ultimo sforzo d’amore per riuscire a dialogare con gli stati interiori di due amanti in distacco. “Il profilo di un amore” consta di 96 pagine suddivise in prefazione a cura di Maria Grazia Morando(Assessore alle Pari Opportunità della Provincia di Alessandria), silloge suddivisa in due recipienti “La mia storia” ed “Il profilo di un amore”, ed indice.

    Vi lascio una citazione del libro “Il profilo di un amore” ed alle risposte di Concetta Malvasi. Buona lettura!

    …La testa è confusa/ Ti penso./ Ho voglia di non leggere,/ di non scrivere/ le cose che dovrebbero/ potrebbero/ aver importanza./ Sono continuamente in un vortice perfetto/ da quando ti conosco/ un vortice di pensieri, sensazioni/ che non mi lasciano tregua,/ ma/ potrei avere tregua/ se non la voglio avere?” – “Metà aprile”

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura, lo ricordi?

    Concetta Malvasi: Penso di avere avuto amore per la scrittura da sempre, ma la passione vera è nata da giovane, quando ho incominciato ad avere i primi turbamenti e scrivere mi serviva a fare chiarezza. Passavo tanto tempo sul mio diario scrivendo poesie e riflettendo sulle cose che succedevano nella mia vita. Per me scrivere era diventato un prolungamento del mio mondo interiore, una sorte di “psicoanalisi” alla ricerca del perché delle mie azioni e nello stesso tempo mi prendevo il mio tempo, sì il mio tempo lontano da rumori, inquietudini,
    lontano dalle pressioni quotidiane, lontano da ipocrisie e stupidi formalismi (che non mi appartenevano già allora), lontano anche dalla superficialità delle cose che mi circondavano, mi costruivo un mio mondo incantato , un mio mondo in cui potevo essere me stessa e senza ferire nessuno. Ricordo bene ancora oggi la sequenza delle mie azioni: casa, slip e canotta, diario, matita, e tanto tempo per me per riflettere sulle ore passate, per rivivere anche l’emozione del primo risveglio magari in un letto nuovo. Mi perdevo dietro ai miei pensieri che cercavo di mettere sulla carta in maniera corretta, mi perdevo ed annullavo il tempo: scrivere era tutto quello che desideravo, alla fine esausta del lungo viaggio di parole scritte, mi sentivo felice, mi calmavo. Scrivevo anche quando ero in ansia e sicuramente lo scrivere era meglio di qualsiasi ansiolitico. Ricordo anche i tanti viaggi fatti in giro per il mondo, non scattavo fotografie, catturavo la bellezza del luogo visitato nella memoria, catturavo le relazioni instaurate con persone nuove e poi alla sera, riportavo tutto sul mio diario, alla sera, in camera, nella camera di un nuovo albergo, di un nuovo ostello, accendevo la luce della notte e rivivevo tutta la giornata, la rivivevo con il ricordo ancora fresco, arricchivo di particolari nuovi il palazzo, la mostra, le persone conosciute e riportavo tutto sul mio diario personale. Che bellezza, ancora il ricordo del mio scrivere furioso ed intenso mi dà calde emozioni. So che tutto questo scrivere mi ha aiutato a vedere la bellezza del mondo in cui vivo. Aggiungo ancora che le poetesse che mi hanno influenzato molto, negli anni, sono state Silvia Plath, Emily Dickinson e la stupenda Alda Merini mentre nel campo dei poeti adoro Pablo Neruda, Giacomo Leopardi e Catullo. Stili diversi ma diversa è stata la loro vita e l’epoca in cui sono vissuti.

    A.M.: Quale è il collegamento tra sentimento amoroso e la poesia

    Concetta Malvasi: L’amore è un sentimento profondo, intenso che nasce e porta a vivere una
    specie di incanto, una magia che ti spinge a fare cose che normalmente non faresti mai, la vera essenza dell’amore consiste nell’abbandonare la coscienza di sé, nell’entrare nell’altro, nel perdersi e ritrovarsi nell’altro, ed in questo continuo scambio di sensazioni che spingono alla creatività vuoi focalizzare il momento per non perdere quello che senti e provi; le arti
    vengono in aiuto, c’è chi disegna, chi compone musica, chi scrive, io ho più facilità con le parole, per descrivere la forza dei miei sentimenti ho cercato le parole giuste per me.
    Quindi il collegamento tra sentimento amoroso e poesia, a mio avviso, è questo: la voglia di esprimere i moti dell’anima, i moti del corpo, i pensieri legati ai sentimenti che provi la voglia di esprimere la magia e l’incanto che nascono dall’incontro amoroso.
    C’è un legame profondo anche fra arte e vita: nella vita, chi ama si dedica alla persona amata, o perlomeno cerca di farlo, nell’arte si ricerca la formula giusta, o per lo meno si tenta, adatta a descrivere, scrivere, far capire, il sentimento totalizzante ed assoluto che si sta vivendo: insomma, il rapporto sentimentale, non solo la passione erotica, non solo il gioco che
    nasce ma la profondità del sentimento che coinvolge ed avvolge, la profondità del sentimento che va a scoprire anche i valori che sottendono a quanto si sta vivendo e come lo si sta vivendo.

    A.M.: Cambieresti qualcosa de “Il profilo di un amore” ?

    Concetta Malvasi: Sì, penso di sì. Era la prima volta che scrivevo così tanto e di una storia
    vissuta giorno per giorno. Era la prima volta che mettevo a nudo i miei sentimenti, i miei pensieri nascosti rispetto ad un amore vissuto. Molto probabilmente metterei meno a nudo i miei sentimenti, sono stata molto aperta nello scrivere quella storia, forse sarei più chiusa. Sicuramente cambierei…l’altra persona…se potessi…ma quello che ho scritto erano i miei
    sentimenti, autentici.

    A.M.: Qual è la percentuale autobiografica in un profilo di un amore?

    Concetta Malvasi: Totalmente autobiografica, è la storia del mio amore, il mio ultimo amore.
    Tutto quello che ho scritto era quello che ho vissuto in quegli anni. Volevo regalare il libro all’uomo con il quale ho condiviso questo sentimento, per questo l’ho scritto e poi pubblicato. Ma lui non ha apprezzato e…me ne sono andata… Non ha compreso o forse non ha vissuto lo stesso incanto.

    A.M.: Quanto è importante lo stile personale nelle pubblicazioni contemporanee?

    Concetta Malvasi: Ma, penso che sia importante perché è quello che ti distingue dagli altri,
    avere uno stile personale in un momento di massificazione dei cervelli ti aiuta a farti riconoscere da quelli che ti sono simili. Sembrerà strano ma il tuo stile ti aiuta anche a vedere le cose da diverse angolazioni. Ed aiuta gli altri a comprendere chi sei. Quindi secondo me è importante, mi rendo conto che seguo autori che hanno un determinato stile nel quale potrei riconoscermi.

    A.M.: Ci sono autori emergenti che stimi e che segui?

    Concetta Malvasi: Non conosco autori emergenti, leggo un po’ di tutto, ultimamente leggo molti libri di psicologia e di etica, pochi romanzi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice, la consiglieresti?

    Concetta Malvasi: Rispondo indirettamente: è più di un anno che non sento nessuno della casa
    editrice Rupe Mutevole, non so nulla né del percorso dei miei due libri, né di cambiamenti avvenuti per cui non riesco a rispondere compiutamente; Cristina, che mi ha seguito nelle due pubblicazioni, è un’ottima persona, ma non c’è stata continuità e sinceramente io non so come si comporta un editore.

    A.M.: Il 2011 è appena iniziato, hai per caso qualche novità che vuoi condividere
    con noi? Puoi anticiparci qualcosa?

    Concetta Malvasi: Faccio parte dell’Associazione di Promozione Sociale Me.Dea, di contrasto alla violenza contro le donne, nata nel gennaio 2009 che, sempre nello stesso anno, ad aprile ha aperto un Centro di Ascolto, ad Alessandria, per aiutare le donne vittime di violenza.
    Bene in questi ultimi tempi abbiamo pensato, con alcune donne che fanno volontariato al centro di ascolto, di scrivere delle storie di queste donne partendo dagli archetipi che ciascuna donna ha introiettato (magari suo malgrado) e che la porta ad assumere determinati atteggiamenti, lo scopo è duplice: promozione dell’associazione e del centro e raccogliere fondi per la nostra lotta contro la violenza alle donne; il progetto è appena accennato e
    non so come si svilupperà…ma vedremo.

    Auguriamo dunque a Concetta una buona riuscita con il suo nuovo progetto ed una buona dose di pazienza in quanto le case editrici non hanno un solo autore da mandare avanti.

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Fabiola Farina ed al suo “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”, Rupe Mutevole Edizioni

    Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è un racconto basato su un percorso fisico e mentale dell’autrice Fabiola Farina. Fabiola ha pubblicato nel 2009 con Rupe Mutevole la raccolta di poesie e racconti “L’uncino che trafigge l’anima”.

    “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta” è un excursus sulla società e sulle regole che mantengono salda la società, un discorso interiore con destinatario, il lettore per l’appunto, che prevede una sorta di congiunzione di pareri e di possibili risposte. La Farina non cerca di attingere dai grandi pensatori per le sue disquisizioni piuttosto inserisce il suo “personale vissuto” all’interno di un flusso mentale lontano dall’autoreferenzialità.

    La faccenda del compromesso comunque non mi ha mai convinto. Siamo sinceri, se si hanno due visioni opposte della stessa questione, uno deve cedere e l’altro matematicamente no.

    Naturalmente, in soccorso alle apparenze arrivano una serie di frasi come: o e via così.”

    Fabiola è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita letteraria e sulla sua pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Quanto è importante l’essere autobiografica ma non autoreferenziale?

    Fabiola Farina: Il libro è autobiografico solo nella prima parte, e lo è nella misura in cui propone domande e perplessità sulle regole e convenzioni sociali senza porsi l’ambizione di analizzarle criticamente o darne una risposta analitica.

    Queste riflessioni credo che siano comuni a molte persone che a vario titolo non danno ad esse un senso di dignità, credendo che siano inutili o devianti un corso prestabilito.

    Il libro, come il viaggio intrapreso per raggiungere le Dolomiti, è uno schizzo veloce e colorato verso la meta di un sollievo fisico e mentale, non vuole quindi cercare la soluzione di alcun dilemma, semmai accorgersi di come si articolano alcune difficoltà della vita. Per questo motivo non credo che il testo sia autoreferenziale dato che non indulge né a qualche mio comportamento né a qualche parte di esso.

    A.M.: Cos’è una regola sociale?

    Fabiola Farina: Il libro non ha lo scopo di definire e trattare in maniera specifica le regole e le convenzioni sociali, tuttavia, per rispondere alla domanda che può porsi anche il lettore, si può indicare la “regola sociale”come una norma esplicita quanto implicita. Per quest’ ultima caratteristica gli individui hanno tentato, a mio parere, di ingabbiare nel corso del tempo attraverso l’etica e la morale.

    Ciò che mi ha spinto a prenderla in considerazione(senza voler assolutamente approfondire )è la prescrittività che denota la regola che è poi l’aspettativa che il gruppo ha rispetto a coloro che ne fanno parte.

    La domanda che mi sono posta è la seguente: “ ma se la mente partorisce idee che tradiscono questa benedetta aspettativa, sono da rigettare? Da accettare con riserva? Da prendere in considerazione ? .

    Domande rivolte sia a me stesa che ai lettori naturalmente.

    A.M.: Pensi sia solamente un fattore di associazione tra le persone la causa della chiusura mentale?

    Fabiola Farina: La società è stratificazione di storie passate e presenti di individui che viaggiano sugli stessi binari.

    Non parlerei tanto di chiusura mentale quanto di utilizzo di “treni” differenti contenuti determinati concetti, idee, comportamenti. Ognuno è libero di scegliere il convoglio che più gli aggrada in base alla propria personalità ed al proprio carattere senza che io venga ad esprimere alcun giudizio in merito.

    A.M.: Negli ultimi capitoli c’è un cambio di registro. Perché questa scelta?

    Fabiola Farina: Ero in un particolare momento del mio viaggio e del mio racconto in analogia a come avviene nella normale conversazione delle persone dove i discorsi si spezzano(apparentemente) mentre il filo logico rimane nell’individuo che parla.

    In questo caso il mio filo logico era portare degli esempi in forma di racconto inventato, relativi a quello che avevo delineato nella prima parte( aspettative, comportamenti stereotipai e non, e relativi effetti) tendenzialmente autobiografica.

    Come scrittore non mi preoccupa la sperimentazione anche se in modalità brusca.

    Quando ho deciso di scrivere come professione (perché è ciò che mi rende davvero felice)non ho mai sentito il bisogno di utilizzare uno stile anziché un altro, di creare un canovaccio o stilare bozze di un racconto o figure di personaggi.

    I miei libri nascono giorno per giorno, tendono a spaziare in base al mio stato d’animo, dal racconto breve a quello lungo, dalla poesia al romanzo, dal parlare di me a creare situazioni di pura fantasia.

    A.M.: Verità e ironia. Quali percentuali in “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”?

    Fabiola Farina: L’unica verità incontrovertibile è che ho fatto un viaggio, che nella mia borsa c’erano una penna ed un quaderno e che passeggiando, la solitudine mi ha portato a ricordare e sezionare parti della mia esistenza riportandole su carta.

    Nel corso di questo viaggio , essendomi istintivamente avventurata nella ricerca delle verità della mia vita, mi sono imbattuta nelle solite domande e lo spettro di tutte le possibili risposte non permette di raggiungere una sola verità. La difesa contro questa perdita di focalizzazione è solo l’ironia, ovvero un’elaborazione individuale, talora leggera talora sferzante, di ciò che uno pensa di capire del mondo.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Fabiola Farina: Questa casa editrice ha creduto in me ed ha permesso che io esprimessi le mie idee senza reticenze. Già la storia del suo nome, che si rifà ad una rupe che cambia colore in base alla luce del sole esprime quanto desiderio abbia di spaziare, attraverso una grande apertura mentale, dalle opere più commerciali a quelle più introspettive, apparentemente più complesse da leggere perché richiedono una partecipazione attiva dell’animo del lettore che non vuole fuggire di fronte a se stesso, ma di forte spessore umano e letterario.

    Inoltre è assolutamente consigliabile per la caratteristica peculiare che ha questa casa editrice: l’onestà.

    A.M.: Per il 2011. Puoi anticiparci qualcosa?

    Fabiola Farina: Sto scrivendo un romanzo ma ho altri progetti di cui non parlo per scaramanzia.

    Vi auguro un felice anno di cuore.

    Grazie Fabiola, anche noi ti auguriamo un felice 2011 ed aspettiamo con curiosità la tua nuova pubblicazione.

    Link recensione “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”:

    http://www.express-news.it/cultura/%E2%80%9Cun%E2%80%99adolescente-sulla-soglia-dei-quaranta%E2%80%9D-di-fabiola-farina-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • “Mosaico di vita”, quattro nuovi autori di Rupe Mutevole Edizioni

    Un giorno/ comprò il suo primo pacchetto di sigarette;// era un uomo ormai…/ e vi costruì attorno una casa.// Alla fine vi mise dentro anche un letto…/ non era tanto grande,/ ma di certo poteva bastare…/ e mi circondò di mia madre.// Mio padre stava morendo.// Avevo paura a scriverlo,/ ma se ne stava andando.// Avveniva tutto piano piano/ senza interruzioni,/ nemmeno la più ridicola,// perché la morte è la sorella intelligente della vita/ e mio padre rideva solo per scrollarsi/ la polvere dal viso.” – “Mio padre” – Corrado Spaviero

    Corrado Spaviero in “Mio padre” riesce precisamente ad esternare un sentimento complesso, quale quello di un figlio per il padre, in modo estremamente comunicativo e veritiero. L’inserimento del primo pacchetto di sigarette rende il padre un essere umano e non solo un essenza da amare e rispettare in quanto padre, la poeticità del tutto si chiude con l’ultimo verso che etereo riporta al simbolo.

    Mosaico di vita”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia e Vita”, è una pubblicazione che al suo interno vede quattro visioni di poesia, quattro sillogi poetiche personalissime che si mettono in discussione per solleticare la curiosità del lettore.

    “Mosaico di vita” consta di settantasette pagine suddivise in prefazione a cura di Alessandro Spadoni (giornalista e critico letterario) ed “Essere Natura” di Chiara Colangelo, “Viaggio della vita” di Rosanna Rizzuto, “L’amore al tempo delle foglie che cadono” di Mimmo Scoglio, “Edgar Allan Poems” di Corrado Spaviero. Due donne e due uomini per un equilibrio prettamente letterario che si dimostra all’altezza delle aspettative iniziali. Ogni autore ha un suo stile forte ed imponente che caratterizza la raccolta ed estetizza una bellezza interna straordinaria.

    Non so scrivere/ non so parlare/ non so, amare// Guardo/ non vedo// Ascolto/ non sento// Scriverei/ queste frasi/ a te// Ti direi ciò che provo/ per te// Ti amerei/ se solo potessi/ imparare.” – “Se solo potessi” – Chiara Colangelo

    La raccolta della Colangelo richiede un’emozione iniziale per comprenderla, l’autrice dimostra una pienezza di raccoglimento, un sentimento indimostrato che si ripercuote sulla sua attività letteraria, la curiosità del tentativo che si protrae in immagini di “se” e “non”.

    La raccolta di Mimmo Scoglio è errante, pare quasi disordinata ma è un disordine che comprende un ragionamento di allineamento di fondo che impressiona la mente del lettore. Mimmo riesce a dipingere esattamente una dimensione da viaggio alla ricerca di se stesso e dell’altro in “Vagabondo”:

    Come ramingo,/ ho vagato nell’etere, consumato dalla fatica,/ vomitando versi misti a lacrime e sangue./ Come clandestino, furtivamente coglievo, l’attimo/ propizio, per capire l’odore di colei,/ che mi fece schiavo, perdendo quello/ che avevo di più caro, la libertà!” – “Vagabondo” – Mimmo Scoglio

    E se La Colangelo e Mimmo Scoglio restano maggiormente su tematiche intimiste, in “Mosaico di vita” troviamo anche Rosanna Rizzuto e la sua esternazione di un bene collettivo che si protrae verso tutto il genere umano, un abbraccio che vede l’autrice interessata al sociale ed all’etico.

    I miei pensieri/ non sono i tuoi pensieri/ I miei desideri/ non sono i tuoi desideri/ Il mio tempo/ non è il tuo tempo/ Il mio dire/ non è il tuo dire/ Il mio credo/ non è il tuo credo/ Cosa abbiamo in comune?/ Solo l’essere nati/ Solo l’esseri umani.” – “Pensieri” – Rosanna Rizzuto

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni