Tag: rupe mutevole edizioni

  • I fiori della luna di Elisa Costanzo, Rupe Mutevole Edizioni

    Intensa recita quella della vita,/ orgogliosi di ridere alle/ spalle degli altri …/ Sostenuti applausi,/ insulsi commenti al nostro sentire,/ violati nell’anima i nostri desideri …/ La recita continua …/ inermi al sentire/ parole che ingannano,/ restiamo a guardare …// Forte l’odore di marcio/ quando l’ipocrita si avvicina …/ Si chiude il sipario,/ rimani in silenzio/ ad ascoltare gli applausi./ […]” – “Il palcoscenico”

    Un senso chiaro e preciso, una voce che vuole giustizia e dipinge la realtà senza peli sulla lingua o forse sulla carta. Versi duri che descrivono l’essere umano per ciò che è: approfittatore, spavaldo e falso. Una continua recita in un enorme palcoscenico, una palese recita a chi sa guardare con interesse il confinante e non solo.

    I fiori della luna”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La quiete e l’inquietudine” curata da Silvia Denti, è una silloge poetica che segna un taglio, un passaggio tra la realtà scritta e la realtà percepita. L’autrice, Elisa Costanzo, ha cercato di sintetizzare il suo pensiero in trenta liriche che affascinano per il versificare schietto e semplice, ogni verso quasi oracolare è carico di visioni oniriche concettuali che solidificano quei fiori della luna che si aprono anche a mezzogiorno.

    La raccolta poetica è un valido esempio di saper scrivere e saper vivere, l’autrice infatti è moglie e madre e malgrado il poco tempo a sua disposizione è riuscita a descrivere la sua verità nel modo più oggettivo possibile. Troveremo dunque liriche come “Sarò me”, “Il tuo silenzio”, “Paolo…caro fratello”, “A mia figlia Chiara”, “Le tue mani”, “Il mio volto” che proclamano la bellezza della vita, la gioia di aiutare il prossimo e di amarlo senza aspettarsi nulla in cambio.

    I raggi del sole/ rallentano il caldo che ha/ colorato i nostri corpi/ sulle rive del mare,/ l’azzurro cielo copre ciò che è/ rimasto dell’estate …/ Restano pochi ombrelloni/ ancora aperti per le vacanze/ nel fresco settembre,/ l’autunno è alle porte,/ il canto del vento fischia/ contro le onde che s’infrangono sugli scogli …/ I gabbiani continuano il loro volo,/ le farfalle fanno capolino sui pochi fiori/ ancora freschi …/ […]” – “L’autunno”

    La malinconia della fine della stagione estiva percorre ogni verso de “L’autunno”, lirica che ribadisce la figura dell’essere umano in balia del tempo e delle sue frazioni, in questo caso le stagioni. L’essere umano, dunque, in balia del tempo ma con un occhio che mira dietro le sue spalle verso il passato, verso le ore calde e rassicuranti.

    Ne “I fiori della luna” la punteggiatura ha una parte rilevanti in quanto si nota una profondo utilizzo dei tre punti che vogliono portare alla riflessione al lettore, una riflessione aperta sul tema predominante di ogni lirica.

    Un immenso mondo/ dove posare lo sguardo,/ il mio volto fra cespugli di rose/ dove nessuno vede/ i graffi di ogni spina,/ dove sono passati/ infiniti dolori,/ dove la vita è stata/ un susseguirsi di momenti/ senza fine …/ chi è mai riuscito a vedere/ aldilà di un cuore,/ oltre quel mare nei miei/ occhi che somiglia alla/ speranza,/ acque verdi in cui poter navigare …/ chi mai può sapere che/ dentro e oltre ogni limite/ c’è un mondo dove/ potrei crescere e portare/ verso di me l’amore …/ […]” – “Il mio volto”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Dell’amore resta solo l’amore di Donata Porcu, Rupe Mutevole Edizioni

    Quanto tempo è/ che non ti scrivo una poesia?/ Quanto tempo è/ che non accarezzo i tuoi capelli/ pensando che sei il solo …/ Quanto tempo/ lascio correre i pensieri/ lungo il ciglio del mio cuore stanco./ Quante sere/ non racconto più favole ai miei figli./ Quanti giorni/ non siedo più alla tavola/ della mia vita./ Quanto tempo è/ che non sorridevo nella luce del sole estivo/ e contavo i minuti per arrivare al mare?/ […]” – “Quanto tempo”

    L’anafora iniziale segna un incidere forte sul primo verso e sul titolo come se il tempo, citato in causa, fosse il vero soggetto della lirica. Il tempo è qui non solo un contare la distanza tra un’azione e l’altra ma è una personificazione che riprende l’estraneità dell’autrice che per un periodo più o meno lungo si è disinteressata dell’esterno per ripiegarsi in un io interno.

    Dell’amore resta solo l’amore”, edito nel febbraio del 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La quiete e l’inquietudine”, è una silloge poetica composta da prefazione a cura di Silvia Denti e trentacinque liriche che rivolgono il loro interesse nella tematica amorosa. L’autrice, Donata Porcu, dedica la silloge ai genitori, al padre come primo poeta conosciuto ed alla madre come musa ispiratrice. La raccolta poetica rispecchia un po’ la forza di Donata Porcu, le liriche sono il contraccolpo delle immagini mentali dell’autrice, immagini che rimangono salde anche nella trasposizione cartacea.

    L’amore, dunque, è il tema principale che viene ribadito anche con il titolo della raccolta, “Dell’amore resta solo l’amore”. Sottolineo con forte interesse il pensiero portato avanti da Silvia Denti nella prefazione: “Dell’amore rimane la poesia”. L’amore è un sentimento conosciuto ma allo stesso tempo estraneo alle regole della società, si ama tradendo, si ama pentendosi, si ama morendo, si ama ferendo e si ama, anche, perdendo l’amore, ciò che però rimane è la poesia.

    Ho continuato a cercare le parole,/ quelle perdute e mai più ritrovate,/ quelle taciute perché troppo sentite/ e quelle sepolte, distratte e trascurate./ Sono fuggite/ e se le chiamo non tornano./ Sono davvero come foglie portate dal vento,/ e non so ritrovarle./ Ho capito che posso solo aspettarle./ Aspetta con me, senza fretta e timore …/ Non appena saranno mie,/ saranno anche tue.// […] – “Parole”

    Donata Porcu mostra un interesse particolare anche nelle figure retoriche, come anticipato l’utilizzo dell’anafora per sottolineare e musicare il verso. Le parole che l’autrice cerca sono nascoste nel passato, forse sono parole di argomento amoroso che deluse non riescono a fuoriuscire, si auspica sul finire che siano proprio quelle parole a ricongiungere gli amanti lontani.

    Anche la dimensione onirica segnala la mancanza/bisogno d’amore e lo possiamo ben vedere in “Sogno di una sera”:

    Improvvisamente solo i tuoi occhi/ nella luce della prima sera./ Quegli occhi che sorridono,/ il suo sguardo che ti fissa/ e ti insegue./ Occhi lucidi e scuri./ E poi, nel buio, le sue mani,/ che dipingono ombre sul tuo viso,/ le sue mani enormi,/ che si muovono lente./ E solo la sua ombra che ti avvolge/ e ti circonda …/ I suoi occhi e le sue mani,/ nella notte, veloci, instancabili, scure …/ per un istante eterno.” – “Sogno di una sera”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Un ragazzo che non c’è di Daniele Capuozzo, Rupe Mutevole Edizioni

    Eccomi arrivato,/ arrivato alla conclusione./ Sono qui che aspetto e non arriva mai./ Io ti chiedo,/ e lo ripeto ancora/ Ti Amo./ Questo non pregiudica il fatto,/ ma è questo quello che dispera./ Eccomi, ti aspetto./ Sono qui che ti guardo/ e non so dirlo./ Ma ora è la conclusione./ Io lo dico e lo ripeto ancora,/ Ti Amo, ti amo,/ dall’Appennino alle Ande, Ti Amo.” – “Lettera al mio amore”

    Struggente. Un’emozione amorosa fortissima che non riesce a consumarsi con lo straziante “Ti Amo”. “Lettera al mio amore”, nella sua semplicità di espressione, racchiude la consapevolezza della fine del rapporto di coppia ma soltanto una fine fisica e non metafisica. Il piano della realtà è annebbiato, infatti, dalla voluttà dei sentimenti che padroneggiano sulla penna e sugli intenti.

    Un ragazzo che non c’è”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia”, è una silloge poetica suddivisa in cinque capitoli (“Humanae Litterae”, “Città e umanità”, “Me”, “L’amore”, “Poesie varie”). L’autore, Daniele Capuozzo, sottolinea nella prefazione le intenzioni non autobiografiche ma piuttosto liberamente ispirate dal pensiero. La capacità di sintesi avviene dopo una riflessione portata dalla volontà dell’autore di chiarire alcuni “pensieri” dei quali non riusciva a liberarsi, e la poesia è corsa in aiuto non solo di Daniele ma anche dei lettori che avranno modo di gustare questa raccolta.

    Una componente rilevante della poetica di Daniele è la brevitas, infatti all’interno di “Una ragazzo che non c’è” troviamo liriche di un solo verso, di due versi, di quattro che indicano, per l’appunto, la conclusione di un ragionamento iniziato tempo prima di prendere la penna in mano. Un buon uso della punteggiatura crea una musicalità schietta e vetusta nel contempo.

    Più che creatura,/ tu sei per me divina/ barcolli davanti a me,/ come un ramo muove/ le sue poche foglie d’inverno/ tu sei entrata nella mia anima,/ e subito è stata estate./ Estate della mia vita/ non andar via/ resta sempre con me in amore vero./ Tu amore vero, proprio tu/ amore mio./ Quando mi amerai?/ Caro amore sai, / che io vivo per te./ Chiedimi tutto,/ ma dammi il tuo amore./ […]” – “Creatura divina”

    Eterogeneità della forma, dalla brevitas alla variatio della struttura ma non del contenuto che continua ad indagare sul sentimento di un io narrante che cerca di capire il motivo del rifiuto di una lei silente, di una lei non comunicativa, di una lei che vive la sua vita senza aver la maniera di interagire spiritualmente con l’io.

    I tuoi odori mi persuadono/ li sento e mi fanno scrivere./ L’aria di montagna che sprigioni/ mi fa sentire vicino a te,/ ti imponi massiccio col tuo castello./ Le tue olive,/ ti danno il dolce sapore/ delle tue montagne.” – “Itri”

    La collana editoriale “Poesia” è curata da Gioia Lomasti.

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Rupe Mutevole Edizioni alla Fiera del libro di Trino per la festa di San Bartolomeo, 25-30 agosto 2011, Trino (VC)

    Amici autori, artisti, musicisti, scultori, poeti! Ecco una bella notizia che allieterà la vostra estate!

    A partire dal 25 agosto fino al 30 compreso, a Trino, nel vercellese, si terrà l’annuale festa di San Bartolomeo, patrono del luogo che, come vuole la tradizione, viene festeggiato alla grande con numerose iniziative, soprattutto culturali.

    Il Comune di Trino Assessorato Promozione Turistica e Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Provincia di Vercelli, organizza, durante i festeggiamenti della Festa Patronale di Trino (Edizione 2011), una mostra del Libro presso i locali del Teatro Civico. La manifestazione denominata “CentoCinquantaLetterario”, avrà come tema portante i 150 anni dell’Unità d’Italia.

    Avrà inizio giovedì 25 Agosto 2011 alle ore 19.00, con l’inaugurazione della suddetta mostra e con la presenza delle Autorità Locali, Regionali e Nazionali . Per allietare la serata verrà offerto uno spettacolo teatrale nella piazzetta antistante la mostra: “V.E.R.D.I.” organizzato da Enrica Magnani Bosio, dell’associazione Circolo Reale Carlo Alberto.

    La mostra prevede la presenza di numerose Case Editrici provenienti dal Piemonte e da tutta Italia, che allestiranno all’interno del Teatro Civico i loro stand e promuoveranno il loro materiale. Durante la manifestazione, che sarà fruibile al pubblico da Venerdì 26 Agosto a Martedì 30 Agosto dalle ore 10.00 alle ore 22.00, si terranno ogni giorno numerosi appuntamenti con autori e personaggi di spicco della cultura nazionale.

    Ospiti d’eccezione della manifestazione saranno: Remo Bassini direttore de “LA SESIA”, Rolando Picchioni presidente della Fondazione Salone del Libro di Torino, Gavino Angius scrittore, Paolo Ferrero scrittore, Alessandra Comazzi opinionista de “LA STAMPA”, Marinella Venegoni giornalista de “LA STAMPA”, Fossale Giorgio Assessore alla Cultura del Comune di Vercelli (con allestimento di uno spazio dedicato ad “ARCA”) e molti altri. All’interno del Teatro Civico di Trino verrà allestita una Mostra pittorico-fotografica dell’artista Mirna Rivalta, oltre che la consueta mostra pittorica della Famija Trineisa, e verrà esposta nel fuaiè d’ingresso la mostra delle figurine dei 150 anni d’Italia realizzata dal Comune di Trino, dove Bruno Ferrarotti (storico locale) e Massimo Novalli (giornalista de “La Repubblica”) presenteranno il libro “LA CAMBIALE DEI 1000” sui 150 anni.

    Durante le serate, prima dell’orario di chiusura della mostra verranno organizzati intrattenimenti musicali e di lettura riguardanti il periodo risorgimentale. Nei giorni di Sabato e Domenica il direttore Remo Bassini e Gavino Angius terranno corsi di scrittura e giornalismo gratuiti al pubblico. Infine Lunedì 29 Agosto saranno ospiti presso il Comune di Trino i Sindaci dei Comuni Cavouriani, per la firma del Patto di Amicizia, che si terrà presso i locali della mostra. Le presentazioni dei libri avverranno tutti i giorni, non solo all’interno del Teatro Civico, ma bensì verrano sfruttati tutte le aree e i locali più caratteristici del nostro Comune (Sinagoga, Sala Cavour, Palazzo Paleologo, Biblioteca Civica e Chiese trinesi).

    All’ingresso della mostra, durante l’apertura, sarà presente anche uno stand delle Poste Italiane dove sarà possibile acquistare materiale commemorativo ai 150 anni dell’Unità d’Italia e Cavour, sarà attivo anche un servizio Filatelico Temporaneo con Annullo Speciale. L’iniziativa è perciò volta a promuovere tutto il territorio Vercellese e Piemontese.

    Quindi, all’interno di tale appetibile palinsesto, anche i nostri interventi con gli autori di Rupe Mutevole ( vi renderemo noti poi i nominativi precisi), presentati da Silvia Denti, uno per uno, con possibilità di dibattiti e maggiore conoscenza degli autori stessi, interviste, letture ed esposizione dei libri.

    Tutto questo ed altro ancora, probabilmente altri personaggi noti daranno la loro conferma nel presenziare e vi terremo aggiornati.

    Link presentazione casa editrice Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • L’essenza dell’anima di Monica Doni, Rupe Mutevole Edizioni

    Nel silenzio un sussurro,/ ombre che si dissolvono,/ luccichii argentati/ e fili di seta intrecciati./ Pioggia di stelle,/ un brivido scuote la pelle,/ i capelli raccolti/ col naso all’insù,/ ti cerco nel buio/ ma non ci sei più./ Ho confuso la notte,/ ti cerco nei sogni,/ e tu, raggio di luce,/ ti infiltri e ti insinui,/ mi porti la vita,/ mi voli nel cuore/ e mi profumi l’anima/ di vento nuovo.” – “Profumi” –

    Un brivido che corre nella schiena, lentamente i versi de “Profumi” si accavallano senza cercare futuro, altalenanti nel loro esistere. Parole che creano simboli ed immagini chiare, l’io narrante si perde nell’incoscienza del sonno e trova attraverso il buio la luce della dimenticanza. Ed è un incedere di forme e figure sino alla conclusione fiduciosa di “nuovo”.

    L’essenza dell’anima”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La quiete e l’inquietudine” curata da Silvia Denti, è una raccolta poetica dell’autrice Monica Doni. Monica è nata nel 1961 a Pontedera (PI) ha iniziato la sua carriera letteraria nel social network Facebook ed ha subito riscosso un notevole successo. La raccolta “L’essenza dell’anima” consta di 61 pagine ed ogni poesia all’interno è una traccia di evoluzione, riscatto, valore; questo lo si vede chiaramente se si prendono in considerazione liriche come “Volare alto”, “Essenza pura”, “Luce”, “Anniversario”, “Nel giardino dei suoni”, “Il tempo che fugge”.

    La poetica di Monica Doni mira alla semplificazione dell’immagine con un chiaroscuro di impetuosità narrativa che non si distacca dalla realtà oggettiva della vita. Una continua ricerca di riflessioni su ciò che al di sopra del bene e del male e dunque dell’agire prettamente umano, una continua ricerca prettamente poetica che aleggia in ogni significato riscontrato nelle liriche della raccolta.

    Chi bussa alla tua porta “son io”,/ polvere d’argento spargo/ per attirare la tua attenzione./ Talvolta la pioggia è sole,/ dipende dal tuo umore,/ il firmamento azzurro di gioia/ viene solo dal tuo cuore./ Talvolta le nuvole sono luminose/ e la tristezza tace d’un colpo./ Sarebbe perfetto poter credere/ senza timore,/ senza freddo,/ senza pensiero,/ semplicemente essere …” – “Essere”

    È palese in questa silloge il richiamo all’imprevedibilità delle situazioni della vita, alla sua mutevolezza che non sempre dipende dall’io ma che vede la manipolazione esterna, in questo specifico caso “una manipolazione umorale” e dunque sensoriale. Da sottolineare la musicalità degli ultimi versi che con l’anafora offrono una chiusura liturgica.

    Socchiudo gli occhi …/ immagini di momenti felici/ scorrono nella mente/ Sussurra riflessa la speranza/ di riaccendere la luce/ nel santuario dell’amore/ in cui la mia anima continua a vagare …/ Pulite emozioni e/ suadenti ritmi del cuore./ Tienimi la mano/ ho bisogno di te per saltare quel fosso./ L’arsura dell’estate/ ha tentato di inasprire gli argini/ e rattristare le radici dei germogli./ Ti offro la mia bocca/ per dar sollievo e ristoro,/ soffuso … boato/ […]” – La promessa del cuore –

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci ad Alba Saiu ed al suo Bolle di vetro, Rupe Mutevole Edizioni

    “Bolle di vetro”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La quiete e l’inquietudine”, è l’ultima pubblicazione dell’autrice Alba Saiu.

    Dalla prefazione scritta da Silvia Denti, curatrice della collana:

    “Alba Saiu è un’inquieta di sensazioni. In questo volume c’è un patimento colmo, quasi sdegnato, ma espresso con immensa dignità, annidato in uno stile che oserei definire scabro, che preferisce comprendere l’universo nel male comune, ma che nel contempo esprime se stesso in una chiarezza disarmante, assoluta e immediata. Fatale, enigmatico, proprio dei giorni moderni, il dolore assume sembianze quasi aliene, come se fosse schermato dallo stile volutamente semplice, apparentemente modesto, lineare. Ma a mio avviso Alba Saiu è ben decisa a scaraventare i moralismi verso moti di rabbia feroci, sacrosanti, tipici di una scrittura irrequieta che ancora un poco si trattiene, ma già segna l’esplosione, il percorso futuro, di tensione nuova che assurgerà a vera e più potente proprietà linguistica.”

    Alba Saiu è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sul suo “Bolle di vetro”. Buona lettura!

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere?

    Alba Saiu: All’età di 14 anni. Ho cominciato a interpretare quella che era e lo è tuttora la mia passione: la musica, scrivendo testi per canzoni. Crescendo sono diventate poesie … anche perché certe canzoni possono essere considerate poesie…

    A.M.: Perché pubblicare “Bolle di vetro”?

    Alba Saiu: Per riuscire a dare emozioni alle persone. Per far loro percepire quello che sento, che ho vissuto, che vivo.. per provocare sorrisi, lacrime, per fare vivere una realtà che spesso non vogliamo guardare negli occhi. Ed anche per me: per sentire la mia “creatura” diventare grande. “Bolle di vetro” è stata una rinascita, il riuscire a sentirmi fiera di qualcosa in cui credevo ciecamente, poter trasmettere agli altri ma soprattutto a me stessa quelle sensazioni e quelle emozioni di cui ho un eterno bisogno. Non è un libro autobiografico: anche se c’è tanto di me in queste poesie…

    A.M.: Quale pensi sia il target di lettori che potrebbero amare “Bolle di vetro”?

    Alba Saiu: Non credo che ci sia una fascia d’età. Anzi. Il libro è richiesto da amiche di mio figlio che sono giovanissime a persone che hanno anche 60 anni. “Bolle di vetro” tocca diversi argomenti: dall’anoressia, alla povertà, dall’amore all’abbandono e sono temi che coinvolgono tutti. Credo che non ci sia un’età per la poesia. È come per la musica. In tutti c’è il desiderio di sognare e di vivere una passione, dolce o feroce che sia.

    A.M.: Puoi utilizzare cinque aggettivi per illustrare “Bolle di vetro”?

    Alba Saiu: Più che aggettivi trovo più appropriato utilizzare sostantivi:

    Passione: nella poesia “La danza degli amanti” c’è il cercarsi con lo sguardo, attraverso un ballo che porta al frenetico battito di cuore.

    Amarezza: “Indelebile amore” è la lirica dedicata all’amore perduto, a qualcosa in cui credevi ciecamente ma che hai perso per sempre…

    Speranza: nel libro forse un po’ tutte le poesie sono legate a questo sentimento: “In una piccola bolla di vetro” c’è il desiderio di vedere i bambini sorridere, di non sentire più notizie di morte, guerra, disperazione… “Lettera di un soldato” e “Sul palco delle illusioni” sfiorano per un attimo la chimera di un qualcosa che rimane però solo un’azzardata fantasia. “Il mondo colorato di Marvi”: la vita vista attraverso gli occhi e la fantasia che solo un bambino può avere… un piccolo segno di speranza per tutti i piccoli che sono soli al mondo… Indifferenza: termine che in qualche modo collego alla speranza, all’illusione. Spero che un giorno ci siano persone capaci di considerare non solo se stessi ma anche gli altri: persone che abbiano il buon gusto di scendere dal pulpito e di mostrare “affetto” verso il prossimo. Non utilizzo la parola “amore” semplicemente perché per alcuni individui diventa un termine troppo difficile da comprendere e di conseguenza da provare. “Un giorno come tanti” descrive la vita di un clochard, di un essere umano che non ha e che non trova intorno a se umanità nonostante sia circondato da persone “troppo prese dalla frenesia di una vita che sa di vissuto e futuro”.

    Angoscia: “Una vita da vivere”, il non ritrovarsi, il non riconoscersi e la consapevolezza di essersi perduti. “Il volo della farfalla” è un racconto che racchiude tutti i sentimenti finora elencati: passione l’amore che va oltre ogni ragione, amarezza il rimorso di essere partiti… speranza ti bramo fino all’ultimo mio respiro, indifferenza: cerco conforto ovunque ma senza trovare una risposta… angoscia: prima, durante e dopo: il timore che cresce piano piano… terrore, rassegnazione… Vorrei citare ancora due liriche a cui tengo tantissimo: “In punta di piedi” l’orgoglio di una giovane donna che vede realizzare il suo sogno… “Inesauribile desiderio”: pensa Alessia che l’ispirazione è nata guardando il film “Mrs Potter”: una piccola scrittrice che prende il volo. “Dipinto”: Alice: io mi sento un po’ così in questo momento… e continuo a dipingere parole su questi fogli bianchi…

    A.M.: Dedichi a qualcuno la tua passione letteraria?

    Alba Saiu: Alla musica: scrivo sempre con un sottofondo musicale: ballate rock soprattutto mi danno un imput incredibile, permettono al mio scrivere di volare con la fantasia. Èincredibile quanto mi aiuta!! È la mia compagna di vita!

    A.M.: Qual è l’ultimo libro letto? e l’ultimo film?

    Alba Saiu: “Appunti di un venditore di donne”. Adoro Giorgio Faletti “Fuori da un evidente destino” lo avrà letto almeno dieci volte… In realtà non c’è un ultimo film… piuttosto ci sono film che mi appassionano e che rivedo nel tempo: “I ponti di Madison County”, “Notting Hill”, “Mrs. Potter” il film di cui ti ho parlato prima, “Shakespeare in love”, “Pearl Harbor”: sono decisamente una romantica!!!

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Alba Saiu: Ritengo sia una casa editrice seria: avevo dei dubbi e mi sono state date delle risposte ed è un gesto che ho molto apprezzato. Sono nuova di questo mondo e se ho delle perplessità mi fa piacere che mi vengano chiarite. Ma è così per tutto anche nella vita in generale. A dire il vero ho già consigliato Rupe Mutevole a persone che mi hanno contattata su facebook!

    A.M.: Hai altre novità per il 2011? Qualche presentazione del libro? Ci anticipi qualcosa?

    Alba Saiu: È in lavorazione. Vorrei fare qualcosa di diverso… Comunque la poesia sarà sempre la “prima donna” anche nel secondo libro di più non posso dire… Alla prossima poesia!!! Spero! Grazie Alessia a te ed alla Rupe Mutevole per questa grande opportunità!

    A.M.: Grazie a te Alba per la disponibilità e la cortesia! Aspettiamo tutti le novità!

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Clicech ed alle sue nuove pubblicazioni con Rupe Mutevole Edizioni

    “31 ottobre 1849

    Cosa succede quando la mente vacilla, privata delle consolidate certezze frutto dell’esperienza, quando l’orizzonte cambia continuamente, quando l’ordine inverte il suo rigore trasformandosi in caos ?

    31 ottobre 1994

    Ci sono persone predestinate a subire fatti particolari oppure è il concatenarsi storico degli eventi a programmare il futuro?

    31 ottobre XXXX

    Quanto può la razionalità contro la ricerca maniacale dell’onnipotenza”

    I ricordi dei primi versi, la prima poesia ad otto anni, due premi nelle elementari, curiosità per musica, scienza, archeologia, fotografia, Maurizio Clicech si racconta con l’amore del ricordo, con la bramosia di farsi conoscere come scrittore e come essere umano.

    Le sue ultime pubblicazioni “31 ottobre”, un thriller filosofico, e “Sintesi di segni”, una silloge poetica di 22 liriche, sono entrambe state pubblicate con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

    Buona lettura!

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere? Qual è stata la tua prima pubblicazione?

    Maurizio Clicech: Beh, la mia prima poesia, purtroppo andata perduta con un trasloco, la scrissi ad otto anni, in occasione della festa della mamma. La maestra, Flavia Ferlan, mi costrinse quasi, e così, su di un bigliettino con i fiorellini disegnati, la composi di getto. Feci commuovere tutti, non capendo in realtà perché: io avevo scritto quello che era il mio sentire, nulla più, tanto da provare quasi vergogna per l’eccesso di sincerità.

    Poi, sempre in ambito scolastico, ottenni due premi della “Lega Nazionale”, uno in terza ed uno in quinta elementare, erano due libri, il primo, una sorta di fiaba illustrata, “Il signor Vento e la signora Pioggia”, molto carino, il secondo un romanzo storico didattico “Gli dei abbandonano Atene”. Le motivazioni però erano sempre le stesse, e riguardavano la mia dedizione alla scrittura ed alla letteratura.

    Devo dire che parallelamente mi interessavo ad un sacco di cose. Musica, scienza, esplorazioni, archeologia, fotografia…un libro per me era un mondo da esplorare, non solo un coso di carta da leggere, e poi, se possibile, da mettere in pratica.

    Alle limitazioni imposte dalla realtà, rispondevo cercando soluzioni possibili…così, in mancanza della via della seta, a tredici anni, “esplorai” il tracciato di una vecchia ferrovia dismessa che passava relativamente vicino a casa mia.

    Poi, il periodo adolescenziale, comportò una certa ricerca sui temi amorosi, che fruttò più o meno trecento poesie, poco originali e fortemente influenzate da quello che leggevo e dai testi delle canzoni del periodo. Ad un centinaio di queste ci misi la musica…ma come cantautore ero un vero disastro….

    In quel periodo scrissi sul giornalino parrocchiale dei trafiletti a carattere scientifico.

    Nel 1982 completai il mio primo romanzo, intitolato “Rio Ospo”, dal torrente che segna il limite settentrionale della penisola istriana. Era la storia di un gruppo di amici (il mio gruppo di amici) e le loro traversie in una società conservatrice ed auto nostalgica che sembrava odiare i giovani, molti temi trattati si rivelarono poi profetici. Purtroppo non trovai nessuno disposto a pubblicarlo, lo lesse solo qualche amico, scomparve anch’esso nel fatidico trasloco… Negli anni seguenti riscrissi alcune novelle che ne facevano parte, più o meno fedelmente, una è diventata il prologo di “31 ottobre”, mentre un’altra è presente in Vibrus.
    Gli anni novanta portarono ad una collaborazione con un altro giornalino parrocchiale, dove proponevo degli articoli riguardanti la storia del borgo dove abitavo, ed una rivista di archeologia a carattere regionale, “Caput Adriae”.

    Continuavo a comporre poesie, e nel 1994 incominciai a scrivere “31 ottobre”.

    Nel frattempo, l’avvento di internet mi permise di pubblicare, su di un sito aperto a nuovi autori, alcune poesie.
    Vennero così lette dalla critica letteraria Silvia Denti, che inquadrandole nel suo manifesto dell’inquietantismo, mi propose di pubblicare una silloge con Vitale Edizioni, intitolata “Una Notte”. Da lì iniziò una collaborazione che non si è mai esaurita, e che nel corso di questi ultimi anni mi ha permesso di partecipare ad alcune antologie poetiche curate dalla stessa, oltre che ad alcuni concorsi letterari.

    A.M.: “31 ottobre” e “Sintesi di segni” sono le tue ultime opere. Quale pensi sia più adatta al mercato dei lettori?

    Maurizio Clicech: Sono due generi diversi, “31 ottobre” è un romanzo di fantascienza, un po’ misterico, scritto con tre stili differenti a seconda del periodo temporale in cui si colloca la narrazione. Racchiude nelle pieghe delle storie narrate una ricerca filosofica sul senso delle nostre azioni, tanto che Silvia Denti, nella sua prefazione lo ha definito come un thriller filosofico. “Sintesi di Segni” è una piccola silloge con solo 22 poesie, tutte, più o meno arrabbiate col comune sentire.
    Penso che la narrativa comunque sia più commerciabile della poesia.

    La poesia può essere difficile da digerire, può toccare corde molto intime, trasmettendo emozioni anche difficili da accettare, per cui la ritengo destinata ad un pubblico più selettivo.

    Un romanzo invece è più diretto, essenziale, lo puoi leggere anche per distrarti, senza necessariamente andar a cercare quello che si nasconde dietro alle parole.

    La poesia è un ambito molto personale, in cui esercito analisi e critica nella dicotomia del mio essere posto nel comune mondo di tutti gli altri esseri, divenendone quindi il risultato, spesso molto sofferto, traducendo in parole il mio sentire.

    Nella narrazione invece, le tematiche vengono sviluppate per immagini, risultando alleggerita dall’eccesso emotivo che una lirica induce.

    A.M.: Sapresti descrivere con 5 aggettivi le tue due pubblicazioni?

    Maurizio Clichech: “31 ottobre” inizia con un fatto che adesso definiremmo ‘di cronaca nera’, e si snoda nel lavoro e nella vita di una ricercatrice universitaria discendente da questi, per finire al di là del tempo, sulla stessa linea cromosomica, per cui il primo aggettivo sarà sicuramente: AVVINCENTE.

    Chi lo ha letto mi ha richiesto a gran voce di scrivere la storia di quello che succede alla protagonista della parte centrale, una donna divisa tra carriera ed affetti.

    Per cui l’aggettivo successivo sarà: COINVOLGENTE.

    Il risvolto scientifico, la base logica, il ‘campo di esistenza’ della storia, trova le proprie radici nella relatività di Einstein, nella definizione di ‘Tempo’, ed essendo fantascientifico, va oltre le regole imposte dalla fisica, per cui lo definisco senza esitazioni: FANTASCIENTIFICO.

    Un altro tema trattato, in maniera provocatoria anche se in una leggera penombra, è quello del ‘diverso’, infatti, l’intero prologo è visto con gli occhi di una persona avulsa alla cultura dominante, etnicamente e culturalmente diversa. Ambientato nel 1849, in quello che fu l’Impero d’Austria ed Ungheria, in cui la lingua ufficiale era il tedesco, quella della città dominante l’italiano, e quella rurale lo sloveno, in una commistione non sempre corretta, ho voluto aprire al punto di vista più povero, provocatoriamente, riportando i nomi di luoghi e di persone in ‘lingua locale’ senza tradurli. In questo modo si crea una ‘distanza’ tra una località col suo nome in italiano e la stessa in sloveno. Se il lettore conosce i luoghi e quindi anche la loro storia, ha già nel suo bagaglio la corretta chiave di lettura, altrimenti, pensa che siano effettivamente luoghi diversi, almeno finché non si va a cercare informazioni su Wikipedia…la seconda parte narra invece la trasformazione di quella che era divisione in ciò che potremmo definire commistione, la terza parte annulla proprio le differenze tra esseri umani, ovvero, l’integrazione assoluta, la contaminazione a prescindere. Alla luce di ciò lo definirei: UMANISTA.

    E buon ultimo, lasciando al lettore di scoprirne da sé le motivazioni: INQUIETANTE

    “Sintesi di segni” è una silloge di ventidue liriche che trattano quegli argomenti che mi creano motivo di disagio quindi di riflessione, rispetto al mondo in cui viviamo, al mio vissuto, ai miei sogni più o meno andati delusi, ai ricordi dolorosi che i tre punti precedenti generano.

    L’ultima lirica, la ventiduesima, si intitola “Ventiduesima ora” dando alla raccolta una ritmica, legandola ad un tempo. Un’ideale giornata che condensi tutto il mio tempo, meno due ore. Saranno queste due ore, non scritte, non citate, a rappresentare quel vuoto, quel silenzio della mente, che troppo spesso provoca gli eccessi analizzati nelle ventuno composizioni precedenti, ma che ci serve anche per ritrovare noi stessi, il nostro io, lontano dai clamori urbani.

    Un esercizio dello spirito quindi, inteso come esercizio di coscienza, per cui la prima definizione sarà: SPIRITUALE.

    In tutte le liriche emerge prepotente l’inquietudine che le troppe ingiustizie provocano, l’inquietudine nel sapere che viviamo una continua costrizione tra l’essere, il dovere ed il poter essere. Da queste considerazioni emergono a mio avviso, due aggettivi: INQUIETANTE – ESISTENZIALE.

    Perché il titolo un po’ criptico “Sintesi di Segni” è quell’immagine di copertina col calamaio ed il pennino, dei fili colorati come i quattro angoli del libro ? Perché ritengo che noi siamo segni, graffiti colorati sopra ad un muro di cemento grigio, le varianti di un gioco monotono e cupo, auto conservatore ed auto referenziante, erroneamente definito “Società”, io vorrei rompere gli schemi, la loro intrinseca rigidità di comodo, per dare spazio e possibilità ad un futuro possibile piuttosto che probabile. Ma le mie forze e le mie capacità sono gravate dai miei stessi limiti, la poesia diventa quasi rivelazione piuttosto che sfogo, denuncia piuttosto che segnalazione. Avulsa da ogni costrizione, finalmente libera. Quasi anarchica, Per questo i successivi ed ultimi due aggettivi saranno: RIFLESSIVA – RIVELATORIA.

    A.M.: Poesia e prosa. Dovendo scegliere solo una struttura letteraria, quale fra le due sposeresti per tutta la vita?

    Maurizio Clicech: Visto e considerato quanto detto in precedenza mi darei esclusivamente alla prosa…anche perché, nulla osta che tra le pagine di un romanzo si possa nascondere la poesia…

    A.M.: E se ti chiedessi qualche informazione su VIBRUS?

    Maurizio Clicech: Grande esperienza! Vibrus è stato innanzitutto una sfida, tra l’individualismo dello scrittore ed il confronto collaborativo del lavoro d’equipe. Una faticaccia non da poco, un esperimento umano prima che letterario.

    Un momento di arricchimento credo per tutti e cinque gli autori.

    Nato dall’idea di Roberto Ioannilli, come analisi sull’incomunicabilità, si è poi evoluto verso il complesso intreccio umano che lo caratterizza, la psicologia dei personaggi posti di fronte a situazioni decisamente al limite del sopportabile, in un futuro terribile e possibile, anche se -speriamo- non probabile, prossimo più che vicino, di cui noi ne stiamo già vivendo, realmente, i prodromi.

    “Vibrus” è la storia di un’umanità ai confini della propria sopravvivenza, in balìa di eventi troppo grandi per essere capiti, ma tanto letali da dover venir, ad ogni costo, combattuti. Un romanzo avvincente, in cui i modi stilistici diversissimi dei cinque autori, si fondono in un’opera corale di grande effetto.

    Un romanzo sicuramente da consigliare.

    Io ho sviluppato principalmente un personaggio e ho cercato di mantenere la coerenza scientifica, poi strada facendo le iterazioni insite nella storia hanno portato tutti a metter mano su tutto, per cui veramente, l’opera è a pieno titolo collettiva.

    Ricordo gli altri autori,oltre a Roberto Ioannilli, già citato, Silvia Denti, che ha curato in più anche l’amalgama e la continuità della narrazione, Viviana Ferrari che ci ha portato i suoi sentimenti e la sua sensibilità, Piero Pavia con le sue passioni e la forza del credere nelle proprie forze.

    Ripeto, è stata una grande esperienza, difficilmente ripetibile con lo stesso pathos e lo stesso slancio. Per farla come le pubblicità degli anni ’60, non mi resta che dire a tutti:

    LEGGETE VIBRUS !

    A.M.: Dedichi a qualcuno la tua creatività?

    Maurizio Clicech: Non necessariamente. Sono convinto di essere un piccolo segno di un qualcosa in mezzo ad un’umanità variopinta. La mia famiglia e le mie memorie ruotano nello stesso emiciclo assieme alla mia essenza, per cui sono già comprese nel tutto, ne fanno parte, nulla potrebbe essere così senza i loro apporti.

    E non mi ritengo nemmeno elegiaco…

    Spero che, chiunque legga quello che ho scritto, lo senta dedicato esclusivamente a sé, come se la mia sfera personale, attraverso l’opera, interagisca ed interloquisca con quella del lettore. Sarò un po’ troppo presuntuoso, ma questo è davvero il mio intento.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Maurizio Clicech: Ecco, tornando alle elegie…a Rupe Mutevole dovrebbe venir fatto un monumento. Dico solo questo:

    Massima libertà espressiva
    Nessuna interferenza
    Consigli puntuali quando richiesti

    Piani editoriali chiari

    Massima onestà

    Grande impegno

    Poi il successo di ognuno dipende da un sacco di fattori che esulano i compiti della casa editrice. Di certo, senza Rupe Mutevole, molti non avrebbero voce.

    Per questo ho già consigliato Rupe ad autori che hanno quindi pubblicato e continuerò a farlo.

    A.M.: Hai qualche novità per l’estate o per la fine del 2011? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Maurizio Clicech: Ho un romanzo in seconda lettura, di taglio avventuroso, la storia di un’organizzazione di controspionaggio creata ad hoc per contrastare gli interessi disonesti e tentacolari di spietati faccendieri internazionali. Fantaeconomia? Fantapolitica? … o forse solo una realtà possibile?

    Titolo ancora top secret, ambientato a Trieste, e da lì nel mondo, risvolti horror non impossibili. Un po’ di tecnologia, un bel po’ di scienza, tanta avventura e perché no, un po’ di sentimento… Spero di mandarlo in stampa per Natale.

    Poi sto scrivendo un romanzo di fantascienza legato ad un personaggio realmente esistito, con una ricerca, anche in questo caso, sul disagio, stavolta psichico.

    Se tutto va bene dovrebbe uscire per la prossima primavera.

    E comunque, ricordo che gestisco un bel po’ di siti personali e non, in continua evoluzione, in cui condenso parti di tutta la mia produzione sia letteraria che fotografica. Sulla mia pagina di Facebook ci sono tutti i link utili…

    Ringrazio Alessia e con lei Rupe mutevole per lo spazio concessomi e saluto tutti voi.

    -Buona lettura, con Rupe Mutevole!-

    A.M.: Grazie a te, Maurizio, per la gentilissima disponibilità! Ti auguro ogni successo!

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Federica Ferretti ed alla sua collana Echi da Internet, Rupe Mutevole Edizioni

    “Echi da Internet” è la nuova collana editoriale della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, la curatrice è Federica Ferretti. La collana intende raccontare il Nuovo Mondo ed il Nuovo Popolo. Un’idea abbastanza originale ed alternativa che ha come oggetto Internet ed il popolo che popola questo mondo virtuale.

    Racconti di chat visti come antichi pettegolezzi di lavandaie che si recano al mercato in piazza; la rete ormai è più reale della realtà ed “Echi da Internet” ha scelto di dare spazio alla seconda vita che ognuno di noi ha.

    Suddivisa in 4 sottocollane troviamo: “Arte in cucina”, “Gocce di memoria”, “Al bivio (La luce in fondo al Tunnel), “Contemporanea”.

    Federica Ferretti è stata molto disponibile nell’illustrarci la sua collana editoriale e nell’invitare tutti a partecipare alle nuove selezioni. Buona lettura!

    A.M.: Perché nasce la collana editoriale “Echi da Internet”?

    Federica Ferretti: La collana “Echi da Internet” nasce per rappresentare umori e sensazioni della odierna realtà multimediale, fornire cioè una panoramica linguistica d’insieme di una società in continuo mutamento, dove cogliere il colore delle voci che ogni giorno occupano la piazza, si incontrano, si conoscono, si “amano”, ci riempiono la vita, può essere fonte di notevole arricchimento…la rete viene rappresentata a tutto tondo, in ogni modo, secondo il linguaggio che è proprio di ognuno di noi, secondo le sue inclinazioni, le contaminazioni che più gli si addicono.

    A.M.: Quando nasce la collana?

    Federtica Ferretti: La nostra storia: abbiamo promosso un’iniziativa sul n. 15, 13 aprile 2011, di Donna Moderna, ospitati nella rubrica Amiche di Salvataggio, perché abbiamo creduto nella possibilità di una letteratura alternativa, multisfaccettata. Quest’idea, nelle sua profonda bellezza, non poteva non premiarci, così, dai vari spunti e suggerimenti di quelle voci, sono nate le sottocollane:

    Arte in cucina: non racconterà solo delle vostre doti culinarie, ma rappresenterà il vostro modo di esprimervi nella cucina pensata ed assaporata nel tempo, secondo le varie tradizioni di cui non possiamo nè vorremmo, dimenticarci.

    Gocce di memoria: è il file rouge tra passato e presente, nel segno della nostra cultura…un emozionante viaggio a ritroso, nella storia della nostra terra.

    Al bivio( La Luce in fondo al Tunnel ): raccoglie il vissuto quotidiano, le vicende di vita vera che in qualche modo ci solleticano gli occhi ed il cuore nella gravità dei loro aspetti e nell’aspirazione dellla loro risoluzione.

    Contemporanea: accoglie a braccia aperte i nuovi scrittori di Non Conventional Literature

    A.M.: Quanto è importante il linguaggio internettiano nella scrittura? E nell’oralità?

    Federica Ferretti: Così, Echi da Internet, si dovrebbe caratterizzare per uno stile di certo più asciutto, concreto, …dico dovrebbe perché, come ho avuto modo di constatare leggendo e valutando i vari dattiloscritti inviati, nel linguaggio internettiano, di certo più immediato, in realtà molti riescono ad esprimere comunque perle di pura poesia…che mi piace definire letteratura non convenzionale…Secondo me, ciò lascia degli strascichi… o perlomeno si riflette irrimediabilmente nel parlato, specie quando il tempo sembra ormai sfuggirci.

    A.M.: “Tu non sei bionda” è la vostra prima pubblicazione. Come sta reagendo il pubblico di lettori?

    Federica Ferretti: La prima pubblicazione, “Tu non sei bionda”, è quella che, sin dalla scrittura, si impone come una rappresentazione schietta di un dialogo virtuale a due, perciò, possiamo dire che risente maggiormente della cultura multimediale, specie quando si decide di vivere in maniera virtuale anche e forse soprattutto un sentimento d’amore e d’amicizia… con tutti i rischi, ma pure emozioni… che ne possono scaturire…

    A.M.: Rupe Mutevole è stata al Salone Internazionale del Libro di Torino suscitando notevoli consensi. Che ne pensi dell’esperienza? È stata positiva?

    Federica Ferretti: L’esperienza del Salone Internazionale del Libro di Torino ha coinvolto positivamente noi tutti, è stata senz’altro il trampolino di lancio per molte ed importanti iniziative, ridando parallelamente smalto e tempra ad ognuno dei progetti già avviati e non può che avere lasciato un ricordo indelebile nei nostri cuori. Quando ripartiamo?

    A.M.: Quali sono i criteri di scelta per la pubblicazione di un manoscritto in “Echi da Internet”?

    Federica Ferretti: Pubblicare con “Echi da Internet” è molto semplice in verità…cerchiamo l’anima vera della gente, che, (è questo forse il grande merito di INTERNET), molto spesso emerge nella rete, dove, complice l’anonimato in cui è possibile rifugiarsi, si esprime nella sua più intima essenza….cari scrittori virtuali, vi accogliamo nel mondo delle parole soffocate nel cuore e nell’anima; urlate forte al cielo ma non ancora pronunciate di fronte all’oggetto del nostro sentire; vi accogliamo tra le innumerevoli possibilità che le parole offrono, tra i sogni sopiti e le speranze che hanno appena preso corpo. Dai racconti di vita vissuta, ai saggi storici, o leggendari, musicali, pittorici, e perché no, di arte culinaria… daremo particolare risalto alle voci femminili che vogliono raccontare il loro rapporto con il virtuale, il loro navigare controcorrente, l’esito di ogni approdo, felice o doloroso che sia stato.

    A.M.: Qualche consiglio per gli esordienti che desiderano pubblicare?

    Federica Ferretti: Ciò che mi sento di poter consigliare a chi si avvicina alla meravigliosa esperienza della scrittura, è di lasciarsi guidare dalla penna sul proprio foglio, con enorme spontaneità. Ciò non vuol dire perdersi in inutili giri di parole, od allucinanti elucubrazioni…credo invece che uno degli ingredienti per la riuscita di un’opera letteraria, sia la semplicità espressiva…seguite il vostro istinto.

    A.M.: Ci sono altre novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Federica Ferretti: Per quanto riguarda le novità, siamo interessati ad aprirci su vari altri fronti…da una parte, lanciare l’idea di una sottocollana più squisitamente dedicata all’arredamento od al savoir fare femminile: SWEET HOME…e dall’altra, avviare un approccio più scientifico…magari una sottocollana dedicata alla psico-musico-terapia…insomma, ragazzi, scriveteci…ce n’è davvero per tutti i gusti!!!

    Entusiasmo e piedi per terra: ecco ciò che si percepisce dopo aver letto le risposte di Federica Ferretti, una bella apertura mentale e tanta voglia di crescere.

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Sonia Lamonaca ed al suo Il sogno, Rupe Mutevole Edizioni

    “Lentamente mi avvicino all’albero. Ho la testa piena di ricordi. Cavolo, in questa casa ci ho quasi vissuto. I suoi lavorano entrambi, e quando finiscono vanno a trovare i loro parenti che abitano fuori paese spesso e volentieri. Perciò qui ho mangiato, dormito, guardato la tv, ascoltato musica, cercato la libertà dai miei problemi. Se qualcosa andava storto, mi bastava venire a trovare Christian per lasciare tutti gli ostacoli fuori dalla porta.”

    “Il sogno”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è un romanzo che racconta la vicenda amorosa di una giovane coppia, Nicole e Christian. L’autrice, Sonia Lamonaca, innesca nei due protagonisti un processo di negazione dell’amore perfetto, una negazione iniziata da Christian quasi senza rendersi conto della sterilità delle sue motivazioni, si è giovani ed inesperti nella situazioni sentimentali.

    Sonia Lamonaca è stata molto gentile nel rispondere ad alcune domande riguardanti la sua passione e il suo “Il sogno”.

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere?

    Sonia Lamonaca: Ho iniziato a scrivere intorno ai 14-15 anni, e per una semplice esigenza personale. Credo che la scrittura possa aiutarci a capire meglio noi stessi e ciò che ci circonda, ci permette di esplorare i nostri sentimenti, di analizzarli, di crescere. È stato un gesto spontaneo, istintivo, naturale, non potevo combatterlo: ho sentito la necessità di mettere su carta quello che provavo e da lì è nata l’idea di un libro.

    A.M.: Quali autori classici amavi maggiormente da ragazza? Sono gli stessi di ora?

    Sonia Lamonaca: Essendo ancora una studentessa sono continuamente a contatto con la letteratura, italiana e non. Non prediligo generi in particolare, sono semplicemente un’amante delle parole ben utilizzate. Mi sono sempre piaciuti Svevo, Pascoli, Calvino. Tra gli scrittori stranieri preferisco Kafka, Camus, Baudelaire, Shakespeare. Gli scrittori più recenti che mi piacciono in particolar modo sono Neruda e Coelho.

    A.M.: “Il sogno” è la tua prima pubblicazione? Quando e perché è nata l’idea?

    Sonia Lamonaca: “Il sogno” è la mia prima opera pubblicata, anche se sono sempre in progetto delle altre, visto che la mia passione per la scrittura non è mai terminata. L’idea era in cantiere da parecchio tempo, ma nasceva specialmente da un bisogno personale di analizzare i cambiamenti che si stavano susseguendo in quel periodo della mia vita. Crescendo ti ritrovi coinvolto in mille e più trasformazioni, ed è proprio questo che mi ha permesso di avvicinarmi ancora alla scrittura. L’imput mi è stato dato in maniera definitiva da un sogno che ho fatto realmente.

    A.M.: I fatti narrati sono frutto della tua fantasia o ci sono dei richiami alla realtà?

    Sonia Lamonaca: La storia di Nicole e Christian è frutto della finzione letteraria, ma tutto ciò che c’è di strettamente “umano” in loro (i sentimenti, le sensazioni, le paure) è nato da vicende effettivamente vissute od incontrate nella realtà. D’altronde credo sia impossibile per uno scrittore raccontare un sentimento se non ha la minima conoscenza di esso, o non ne abbia fatto esperienza attraverso le persone che conosce e che lo circondano. Solo la parte iniziale riporta un sogno ricorrente: una ragazza che si perde per le strade di una città che non conosce è stato ciò che ho sognato davvero per settimane e che mi ha fornito le basi per l’intero racconto.

    A.M.: Nicole e Christian. Una bella storia d’amore. Quale dei due personaggi, secondo te, è più amato dal pubblico dei lettori?

    Sonia Lamonaca: Penso che Nicole rappresenti una gran parte del pubblico femminile, la ragazza dolce, ma determinata, con un unico grande punto debole: il ragazzo che ama. Nicole è anche coraggiosa, e nonostante le ferite che ha ancora impresse nel cuore, affronta tutto con forza, più di quanto sia in grado di farlo Christian: è ciò che la rende, nonostante la giovane età, una “donna”. Ma anche Christian sarà apprezzato dai lettori, soprattutto perché paradossalmente costituisce la parte “debole” del rapporto amoroso: se Nicole si sente abbandonata, vuota, se nel suo cuore sembra esserci spazio solo per lui, è al tempo stesso consapevole di come debba tentare di andare avanti, e la sua fredda consapevolezza si contrappone all’indecisione continua di Christian, alla sua mancata audacia, ai suoi timori, che rispecchiano un po’ tutte le paure (del genere maschile e non) riguardo una relazione seria e duratura. Alla fine dei conti è lui che necessita di sicurezza, di protezione, ed al giorno d’oggi è inevitabile per ognuno di noi essere alla ricerca di certezze: è questo che lo avvicina ai lettori.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Sonia Lamonaca: L’ultimo libro che ho letto è stato “La ragazza fantasma” di Sophie Kinsella, che ho acquistato anche se in ritardo dalla data di pubblicazione perché incuriosita dal titolo oltre che per l’autrice stessa, di cui ho letto quasi tutti i testi pubblicati. Una bella storia, divertente ma in qualche modo profonda. L’ultimo film visto è “Source Code” che, nonostante non sia un’amante del fantascientifico, si è rivelata un’ottima pellicola.

    A.M.: Che cosa ne pensi del social network Facebook e della pubblicizzazione del proprio libro tramite il booktrailer?

    Sonia Lamonaca: Credo che in una società sempre più tecnologica sia necessario restare al passo con i tempi, e probabilmente l’utilizzo di social come Facebook, Twitter e simili, oltre che di mezzi come il booktrailer, possano consentire una più larga diffusione dei libri, spesso abbandonati o sottovalutati, a tutto vantaggio di computer e televisioni. Strumentalizzarli a scopi pubblicitari forse può attirare l’attenzione su un settore quasi del tutto dimenticato, rivitalizzarlo in qualche modo.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Sonia Lamonaca: La casa editrice ha mantenuto sempre buoni rapporti con me, e finora ha tentato di farsi conoscere il più possibile non senza qualche difficoltà. In ogni caso, la consiglierei soprattutto agli scrittori in erba.

    A.M.: Hai novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Sonia Lamonaca: Si sta delineando un progetto per un nuovo libro, ma è presto per parlarne. Non si può forzare un processo creativo come la scrittura, deve nascere dal cuore.

    D’accordissimo con te Sonia, non si sforza il processo creativo! Alle prossime news e grazie mille!

    Vi lascio una recensione de “Il sogno”:
    http://oubliettemagazine.com/2011/06/18/il-sogno-di-sonia-lamonaca-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Resoconto della presentazione de Generazione meno X di Enrico Nascimbeni, Rupe Mutevole Edizioni

    Il 6 luglio 2011 presso il chiostro dell’università di Gorizia si è svolta la presentazione del nuovo romanzo di Enrico Nascimbeni “Generazione meno X – ricordi e deliri di un cinquantenne”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti.

    L’evento è stato un vero successo. Presente Giuliano Almerigogna, uno dei più grandi critici musicali italiani, critico per Il Messaggero Veneto.

    La serata ha visto, oltre la presentazione, una performance musicale di Enrico Nascimbeni ed una dell’ospite d’onore della serata: Giovanni Baglioni.

    Dalle parole di Giuliano Almerigogna:

    I veri Eventi talvolta sono serate di letteratura poesia e musica e non le folle oceaniche delle rockstar, in quanto appuntamenti creati con passione e partecipati con emozione. L’altra sera nel chiostro di via Santa Chiara ha entusiasmato non pochi presenti ed a tratti commosso sinceramente il cantautore, giornalista, poeta e scrittore del Veronese Enrico Nascimbeni, grande cuore, spirito libero e Artista dal timbro che ricorda a tratti il Chet Baker cantante.

    L’occasione è stata la presentazione, a cura dell’Università di Udine, della Provincia e della musicofila di Lucinico Cristina Ponzalli, del nuovo libro di Enrico “Generazione meno X – ricordi e deliri di un cinquantenne” edito da Rupe Mutevole, uno spaccato lucido su pubblico e privato tra Anni di Piombo e “Milano da bere” introdotto dal discografico udinese Valter Colle, reduce da un lavoro con Margot, e con la lettura appassionata di Maja Monzani, che l’Artista ha abbracciato commosso.

    Poi musica live in libertà, con Enrico accompagnato al piano elettrico dal jazzman Franz Bazzani in perle dal nuovissimo album “H” come “Cristina”, “Occhi” e “Sei minuti all’alba” di Jannacci e Fo. Stupendo anche il super ospite e amico di Enrico Giovanni Baglioni, figlio d’arte che suona la chitarra acustica in modo magistrale facendo propria la lezione Windham Hill e mettendo la tecnica sempre al servizio di una romantica visionaria anima latina. Avvincenti i sei brani proposti, da “Anima meccanica” a “L’insonne”, attraverso la magia di “Rubik” , tra melodia alla Van Morrison e input matematici. Irripetibile serata fatta con il cuore.”

    Tratto dalla prefazione di Silvia Denti:

    “[…] lo stile diretto e schietto, tuonante e tipico della forte inquietudine degli artisti di questi anni. Il romanzo di Enrico scandisce la razionale lucidità di uno stile nel contempo molto spontaneo, sottoposto al solo ed esclusivo consenso degli occhi e dell’istinto dello stesso autore. Però con quella linearità spiazzante che credo gli sia venuta naturale, come gli è naturale il narrare chiaro, senza preliminari aprioristici. Si ha l’impressione che lo stretto legame tra il reale e l’irreale si intersechi come connubio magico, quasi fosse il nocciolo fondamentale di questo stile così singolare: i personaggi appaiono nell’esistenza come dentro a uno scenario da pellicola, in quel bianco e nero che sfuma sui colori decisi rendendoli godibili e dalle zigrinature infinite.”

    Video di Enrico Nascimbeni e Giovanni Baglioni:

    http://www.youtube.com/watch?v=N_xQZqu8AYA

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni