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  • Intervista di Alessia Mocci a Susanna Franceschi ed al suo Il Picchio, Rupe Mutevole Edizioni

    Il picchio”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La quiete e l’inquietudine”, è una pubblicazione a quattro mani di Susanna Franceschi e Gian Ugo Berti. Susanna lo definisce intrigante, misterioso, simbolico, triste, autobiografico, ed invita i lettori a capirne il motivo.

    Un picchio che ricorda a lei il suo uomo meraviglioso, un volatile che le parla e le gira attorno come un fumetto pieno di conforto, di conferme del suo sentire. E’ questo il senso speciale di un racconto speciale: il lungo e indissolubile filo che lega per sempre, al di là della vita e della morte, due persone che si sono amate davvero, e che continuano ad amarsi davvero. […]” Dalla prefazione di Silvia Denti

    L’autrice è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande per presentarsi ai lettori e per far conoscere un po’ del suo “Il picchio”.

    A.M.: Chi è Susanna Franceschi?

    Susanna Franceschi: Sono una donna semplice, amo fare i lavori di casa e soprattutto cucinare. Vivo in campagna, in una splendida tenuta, ma molto isolata. La prima casa abitata è a 3 km nei campi e su strada impervia e sterrata. Essendo una solitaria non mi pesa affatto e mi muovo, malvolentieri, solo per lavoro. Sono il vicepresidente e responsabile del comitato scientifico di una Fondazione Storica Nazionale. Vivo con mio marito, che è neurochirurgo e giornalista scientifico ed otto cani, tra maremmani e lupi, tutti raccolti ai canili. Essenzialmente mi occupo di congressualità storica con le varie università. Poi, naturalmente scrivo. Sono una storica di genere, cioè scrivo saggi e saggi romanzati sul percorso delle donne e la loro rilevanza nel corso della storia.

    A.M.: Qual è la tua passione principale?

    Susanna Franceschi: Amo leggere, e leggo di tutto. Mi piace anche guardare film e il genere che preferisco è il giallo e la fantascienza. In realtà amo più di tutto non far niente: mettermi in giardino, seduta e non fare assolutamente niente.

    A.M.: Descrivici con 5 aggettivi il tuo “Il picchio”.

    Susanna Franceschi: Intrigante, misterioso, simbolico, triste, autobiografico. Credo che la motivazione per queste mie definizioni la debbano trovare i lettori. Io posso solo dire che parla, in buona parte, di qualcosa che è veramente accaduto.

    A.M.: Il libro è stato scritto a quattro mani. Perché questa scelta?

    Susanna Franceschi: Mio marito Ugo ed io siamo in sintonia letteraria totale e scriviamo quasi tutto insieme, come condividiamo tutto anche per quanto riguarda il lavoro di fondazione. A volte partiamo da un progetto deciso insieme, altre volte uno comincia un suo progetto e “chiama” dentro l’altro per completare ed amplificare. Non leggiamo mai, se non a lavoro finito, ciò che a scritto l’altro. A volte ci comunichiamo a che punto della trama siamo. I nostri personaggi vivono vite parallele di uno stesso percorso.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Susanna Franceschi: Con Rupe mi trovo bene, almeno in questa fase del progetto. Molta professionalità e disponibilità. Io credo molto nella diffusione e nel valore delle presentazioni di un testo. Ma questo è presto per giudicarlo.

    A.M.: A chi dedichi la tua pubblicazione?

    Susanna Franceschi: A Ugo.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Susanna Franceschi: Di solito ho tre o quattro libri in lettura, molti per lavoro, altri per piacere. Di quelli per lavoro non parlo, direi che ho finito giusto ieri “Dracula” di Bram Stocker, letto per la centesima volta. Oggi spero di finire “La storia dei Celti”.

    A.M.: Il 29 ottobre sarai impegnata in un evento importante. Ci puoi raccontare qualcosa in merito?

    Susanna Franceschi: Per scaramanzia (prima dei congressi non se ne parla!) dirò solo che è un lavoro a cui lavoro da un anno e mezzo. Si parlerà della crisi di fine secolo e la nascita del movimento libertario nel carrarino fino al regicidio Bresci. Ho nove dei più importanti storici delle varie università. Speriamo tutto vada liscio: un congresso è come un parto, c’è sempre l’imprevisto!

    A.M.: Qualche news futura che vuoi condividere con noi?

    Susanna Franceschi: Dopo il Book Festival dovrei avere una presentazione sponsorizzata dall’assessorato cultura a Firenze ed una a Signa, poi il 12 novembre sono a Roma e successivamente nelle Marche. Questo sempre con il testo di storia. Mi devo, anzi mi voglio, poi preoccupare del Picchio. È il figlio che amo di più. Anzi, approfitto: organizzatemi qualcosa, il mio trolley è sempre pronto. A marzo mi esce un nuovo saggio ed una silloge poetica.

    Dimenticavo!!! Sono una blogger, ne ho quattro di blog .Quindi, magari, cliccatemi!

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Presentazione de Portami negli occhi di Nicoletta Nuzzo, 21 ottobre 2011, Perugia

    Venerdì 21 ottobre 2011, alle ore 18:00, presso la libreria Feltrinelli in Corso Pietro Vannucci 78/82 a Perugia ci sarà la presentazione della silloge poetica “Portami negli occhi” di Nicoletta Nuzzo.

    L’evento sarà presentato da Antonella Giacon e sarà presente l’autrice.

    “Portami negli occhi”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Poesia”, è una raccolta suddivisa in sette percorsi tematici: Madre, Mare, D’amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera. La prefazione del libro è a cura della filosofa Patrizia Caporossi.

    La silloge poetica racconta di un processo d’identità al femminile contraddittorio, come stretto tra due forze contrapposte: opposti i desideri, opposte le volontà. La poesia diventa così per l’autrice un esercizio di identità ed è spesso l’unica dimora possibile rispetto ad un immaginario maschile dominante vissuto come intrusivo. Una dimora in cui è anche possibile esprimere un simbolico femminile attraverso le immagini cha man mano emergono.

    “Portami negli occhi” ha partecipato domenica 25 settembre 2011 alla “IV Edizione del Festival della Letteratura Saggistica Filosofia Arte al Femminile” di Narni.

    Estratto da “Portami negli occhi”:

    A Nazim Hikmet – “Nostalgia”

    Non dico che fosse come una nuvola

    perché avvolge anche quando è sereno,

    non dico che fosse onda

    perché travolge anche quando è calmo,

    è come un battito silenzioso

    come un ritmo che continua.

    Non dico che fosse alba

    perché sorge anche nella sera,

    non dico che fosse neve incantata

    perché si scioglie in tutte le stagioni,

    è come un bisbigliare di preghiera

    è come sete di parole

    ‘che non può giungere a sazietà’.”

    Nicoletta Nuzzo è nata nel 1955 a Galatina di Lecce. Dopo gli studi filosofici all’Università di Bologna si è interessata di Orientamento e Formazione professionale, di Imprenditoria femminile. Attualmente vive a Perugia.

    Resoconto presentazione “Portami negli occhi” a Narni, con intervista all’autrice:

    http://oubliettemagazine.com/2011/10/01/resoconto-di-nicoletta-nuzzo-sull%e2%80%99esperienza-del-festival-di-letteratura-al-femminile-di-narni-tr/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Meth Sambiase, autrice di Rupe Mutevole Edizioni, vince con una silloge inedita la Terza Edizione del Premio La Vela d’Oro 2011

    Venerdì 30 settembre 2011, alle ore 21:30, sono stati consegnati i premi ai vincitori della Terza Edizione del Premio “La Vela d’Oro 2011”, un evento emozionante condotto da Silvio Da Rù.

    La vincitrice della sezione “Concorso Italia” è stata Carla Carucci con “Ragazza seria conoscerebbe uomo solo max 70enne”; della sezione “Poesia Edita” Ivana Tanzi con “Il metro estensibile”; della sezione “Poesia IneditaMeth Sambiase con “Coniugazione singolare, femminile”; della sezione “Concorso Italia Narrativa Inedita” Annalisa Pardi con “Contra Mundum”; della sezione “Narrativa Edita” Alessia Muroni con “Le circostanze dell’amore”; per la sezione “Arte visiva fotografia” Claudia Neri con “Clelia”; per la sezione “Arte visiva pittura” Daniela Gardinazzi con “Maman à la pluie”.

    Due grandi maestri, Milo De Angelis e LeoNilde Carabba, tra le attese e le lacrime di gioia delle vincitrici, hanno commentato le premiazioni con incoraggianti e veritiere parole.

    Milo De Angelis a propos de “Coniugazione singolare, femminile”:

    La poesia di Meth Sambiase è ricca di temperamento e di magia lessicale, di guizzi e di invenzioni. Ci parla di un amore guerriero e senza pace, un corpo a corpo con l’altro e con le parole, che sono scavate nella carne viva, nella “sanguinante grafia della pelle”. Qui l’altro è a portata di sguardo e insieme a perdita d’occhio, così vicino da diventare irraggiungibile, così desiderato da svanire in un “rogo di tenebre”, così invocato da perdersi nelle “radiazioni del disamore” e da “piantare stendardi con le punte avvelenate”. Qui tutto è veloce e mortale. Immagini che sembravano lontane vengono avvicinate all’improvviso, mostrano la loro inattesa parentela e svelano universi nascosti, svelano la nostra parte più sola e vulnerabile, la nostra vita nuda e senza scampo, condannata ad avere “il blasone del nulla sulla schiena”.”

    “Coniugazione singolare, femminile” consta di 15 poesie con due poesie introduttive. Abbiamo chiesto a Meth com’è stato vincere questo prestigioso premio?

    Meth Sambiase: “L’esperienza di Woman in Art è stata unica. La tematica mi apparteneva e mi appartiene – la voce delle donne- e il premio è “duplice”, alla raccolta e al “riconoscimento” di quella voce. Incontrare Milo De Angelis, ascoltarlo, sentirlo leggere poesie, l’ho considerato ancora un altro premio. Tutto il Festival è stato un lungo svolgersi di momenti artistici, foto, teatro, pittura, l’unione delle arti, non riscontrabile in altre esperienze concorsuali a cui ho partecipato. Tutto è chiuso nella memoria, ora… si ritorna a scrivere.”

    La ricerca della cura

    “Misericordia,

    avrei voluto passare attraverso il tuo corpo

    in un bonus di grazia

    fondermi come miele carnivoro.

    Primordiale,

    fuocoimmagine di vita senza posto,

    torno penombra da alcova

    un pugno svuotato di terra dissolta.

    Passo la notte come un pendolo,

    oscillo nelle mie parti che non hanno più il tuo odore

    e selvaggia m’infetto

    delle grida dei pentimenti inutili.”

    Meth Sambiase nel 2011 ha pubblicato con la casa editrice Rupe Mutevole la silloge poetica “Una clessidra di grazia”.

    Recensione di “Una clessidra di grazia”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/25/una-clessidra-di-grazia-di-meth-sambiase-rupe-mutevole-edizioni-2011/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Icaro di Daniela Ferraro, Rupe Mutevole Edizioni

    È tremolìo/ di ombre di falene,/ fluttuano fantasmi/ al canto della notte./ E schioccano le stelle,/ inghirlanda la luna/ la grigia cenere/ di pupille contratte./ Trasvolano i pensieri,/ alluma il sogno/ l’errabonda sete/ lungo i sentieri/ in cui, distratto,/ hai perso/ la tua voglia di me.” – “Penombre”

    Versi fasciati in un’oscurità celebrativa di immagini, una luce fioca che lascia trasparire l’ondeggio del volo delle falene, signore notturne. Falene viste solo attraverso l’ombra e dunque nascoste alla vista dell’Io poetante. Falene simili a fantasmi che nella notte vivono le loro brevi esistenze. Il cielo è pregno di stelle, quasi che fossero gli occhi del firmamento. L’Io poetante si lascia dominare dalla natura e dal sublime sognare di lui.

    Icaro”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti, è una silloge poetica di forte impatto visionario. L’autrice, Daniela Ferraro, richiama nelle sue quaranta liriche e nelle quattro fiabe in versi un’andatura musicale e metaforeggiante nella quale il lettore riesce a percepirne l’animo. La prefazione del libro è a cura della curatrice della collana.

    “Icaro” non seguirà le orme del suo celebre omonimo e non pretende di volare accanto al Sole, bensì si offre alla Luna, si offre alla notte ed all’amore perduto. Ci troviamo di fronte ad una raccolta intima dal gusto prettamente melanconico, una raccolta che commemora i vecchi fasti della tradizione poetica, troveremo infatti liriche come “Apollo e Dafne”, “Aracne”, “Orfeo e Euridice”, “Icaro”, e la fiaba “Selena”.

    Il passo tentennante,/ una bottiglia in mano./ L’orizzonte, stasera,/ pare meno lontano!/ Chi ti scosta per strada,/ chi ti urla qualcosa./ – Quanta gente s’affanna, chissà mai per che cosa! -/ Solo l’ombra, furtiva,/ viene dietro il tuo passo…/ Il vederla saltare/ è davvero uno spasso!/ Quante luci là sopra,/ giran come rotelle…/ Vieni, amica, stasera/ canteremo alle stelle./ La mia voce è un po’ roca,/ mi fan sempre tacere/ ma stasera è diverso,/ tu mi udrai con piacere./ […]” – “Ebbrezza”

    Un’ebbrezza estatica che travolge in una notte nella quale solo l’ombra è al fianco dell’Io, l’ombra instancabile amica che segue ogni passo e che ascolta senza mai tradire. La pochezza degli altri descritta in due soli versi, quasi come se fossero versi esterni alla lirica, quasi come se fosse una frase sentita da lontano. E l’ebbrezza trascina nel canto del vero, nel canto alle stelle anche quando la voce è afona, strozzata.

    Forse solo era un sogno/ – forse no, non lo era -/ giù dal pozzo profondo/ venne fuor Fata Nera./ I capelli corvini,/ scuri gli occhi e le ciglia,/ al richiamo lunare/ guarda su in meraviglia./ Sono scalzi i suoi piedi,/ le sue mani tremanti,/ il ricordo di ieri/ ancor tremito ai fianchi./ Sul viottolo oscuro/ i suoi passi silenti,/ un profano singulto/ i pensieri suoi ardenti./ E s’infiltra entro gli usci/ tra pacati torpori/ col suo alito greve/ a carpirne i colori/ e del furto desiato/ – anche fame il riflesso -/ stretto al petto portato/ ne fa avido amplesso./ […]” – “La fata nera”

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Resoconto della presentazione de Dall’anima alle parole di Erica Angelini, Rupe Mutevole, Buonconvento (SI)

    C’è chi gli dice che i sogni illudono l’anima/ e che la sua vita non gli appartiene …/ C’è chi gli dice di non mirare mai a grandi cose/ ma di accontentarsi di ciò che la vita gli offre…/ che tanto questa è solo una farsa/ e lui un sognatore cieco di realtà distorte./ Ma nessuno ha mai capito/ che i sogni lo aiutano a vivere meglio!/ C’è chi lo considera un povero illuso,/ lui che dei sogni sa farne un buon uso./ […]” – “Il sognatore”

    Mercoledì 21 settembre 2011 si è svolta alle ore 17, presso il palazzo Grisaldi del Taja a Buonconvento nella provincia di Siena, la presentazione della silloge “Dall’anima alle parole”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”.

    L’autrice, Erica Angelini, ha promosso la sua raccolta poetica durante il programma della 43° edizione della Sagra della Val d’Arbia (manifestazione antichissima, infatti ne abbiamo testimonianza sin dal 1805).

    Gli ospiti della presentazione sono stati il Sindaco Marco Mariotti, il giornalista del Corriere di Siena Piero Ruffoli, l’Assessore alla Cultura Elisabetta Borgogni e l’Assessore alla Cultura del comune di Castelnovo Berardegna Annalisa Giovani, comune nel quale la giovane Erica vinse con la lirica “Il sognatore” un concorso di poesia.

    Ed Erica, come sempre molto disponibile, ci racconta qualcosa dell’esperienza. Buona lettura!

    A.M.: Cosa ne pensi della cornice nella quale hai presentato la tua silloge?

    Erica Angelini: Prima di tutto, penso che è un grande onore che la mia presentazione sia stata inserita nel programma della Sagra della Val d’Arbia, un programma sempre ricco di eventi: presentazioni di libri, musica e spettacoli, mercatini e fiere, tante mostre e buona cucina con le cene nei quattro quartieri che – per l’occasione – allestiscono i loro ristoranti nei vicoli e nelle piazze del paese, che è uno dei Borghi più belli d’Italia. La Sagra è un evento a lungo atteso durante l’anno, che ha molta risonanza nella zona ed attira gente anche da fuori proprio per gli eventi e la magia che sempre la caratterizza. E, per me esserne protagonista attiva con la presentazione del mio libro, invece che semplice spettatrice come gli altri anni, leggere questa mia cosa nel programma e sui giornali, immaginare che tutti sapevano che il 21 settembre alla Sagra della Val d’Arbia era il giorno di Erica Angelini e la sua raccolta “Dall’anima alle parole”… è stato davvero bello!

    A.M.: Per questa presentazione hai giocato in casa. È stata diversa dalle altre?

    Erica Angelini: Ho giocato in casa in due sensi perché si è svolta nel paese dove vivo, ma anche nel luogo dove lavoro… quindi, più in casa di così non potevo. Confesso che questa presentazione ha avuto un sapore più speciale, davanti alla mia famiglia, i miei amici, la mia gente… Bellissimo davvero!

    Non amo apparire io e per questo non volevo farla, amo di più starmene a scrivere o lavorare, ma confesso che queste serate sono belle: le presentazioni ti avvicinano alla gente… ti fanno conoscere dalla gente … anche da quella gente che magari vedi tutti i giorni e pensa di conoscerti, ma di te non sa nulla… e poi ti legge tra le pagine di un libro e scopre il tuo mondo…

    A.M.: Quali poesie sono state lette durante la presentazione?

    Erica Angelini: Tantissime. A parlare erano in 4 persone (tra giornalista, Assessori e Sindaco) quindi ne hanno lette diverse, per la precisione:

    “La vita”, “Maschere”, “La partita è come la vita”, “Ho perso una stella”, “Il sognatore”, “L’orma dei tuoi passi”, “Per una volta…vivi!” e “Il calore dell’inverno”, che ho scritto ispirandomi proprio a questo luogo.

    A.M.: C’è qualche aneddoto curioso che vuoi condividere con noi?

    Erica Angelini: Ho provato una grande emozione quando il Sindaco nel suo bellissimo intervento ha citato “Il sognatore”, che era stata letta in precedenza: sono molto legata a quella lirica e sentirla citare come se realmente potessimo aspirare ad essere un po’ tutti come quella figura mi ha emozionata… anche perché mi ha dimostrato che quelle parole – se lette ed ascoltate attentamente – possono arrivare al cuore di chiunque in un attimo.

    A.M.: Qual è la dedica che hai scritto che ti ha maggiormente aperto il cuore?

    Erica Angelini: Tutte: ogni dedica mi emoziona. Comunque se devo dirla una, quella alla mia prima maestra delle elementari che voleva una “dedica speciale”.

    A.M.: E per la prossima presentazione de “Dall’anima alle parole”? Hai già una data o ci tieni ancora sulle spine?

    Erica Angelini: No, non ho date ancora … ma ripeto ciò che avevo detto in una precedente intervista: un libro in promozione è un cantiere sempre aperto! Quindi, vediamo…

    “[..]/ Lui che nei sogni sa trovare la forza/ per vivere meglio…/ può correre tra nuvole bianche/ in un mondo pulito,/ cercar di afferrare una stella,/ sfiorar la felicità con un dito…/ Lui che da tutti,/ solo ‘un sognatore’ è definito.”

    Vi lascio il link di una recensione di “Dall’anima alle parole”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/27/dall%E2%80%99anima-alle-parole-di-erica-angelini-rupe-mutevole-edizioni-2011/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci ad Ugo Colla ed al suo Memorie del cuore, Rupe Mutevole Edizioni

    Spesso il poeta è solo/ chitarra nella sera,/ quando si canta in compagnia/ e le più belle canzoni sono sempre/ quelle taciute, riposte nell’antico/ cassetto della memoria,/ mai sono quelle che tutti sanno/ e vengono ritmate con le mani.// Spesso il poeta è solo/ viandante sconosciuto anche a se stesso,/ anche fra tante risate e grida/ che scivolano su calici di vino,/ sempre in alto, sempre pieni.// […]” – “Spesso il poeta è solo”

    Memorie del cuore”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti, è l’ultima silloge dell’autore Ugo Colla, un autore che non pubblicava da vent’anni e che, nel 2011, ha deciso di racchiudere in un’unica opera alcune liriche che affrontano un arco temporale notevole. Infatti le poesie presenti vedono la più recente scritta nel 2009 e la più remota nel 1981. Un percorso che decreta soggetto indiscusso della raccolta: il viaggio. Viaggiare e poesia dunque vanno di pari passo nella vita dell’autore. Ogni lirica presenta la data così da intrappolare il lettore nel seguire i passi di Ugo senza alcuna fatica.

    Ugo Colla è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua raccolta poetica e si se stesso. Buona lettura!

    A.M.: Come nasce l’Ugo scrittore?

    Ugo Colla: Nasce già da giovanissimo, a 15 anni, quando Catullo, Prèvert o Neruda lo ispirano e danno voce ai palpiti di un adolescente romantico alle prese con i primi amori. Il liceo classico Colombo di Genova, quello frequentato a suo tempo anche da Fabrizio De Andrè, sarà fondamentale per conoscere e amare Gozzano, Pavese, Montale, Ungaretti, Quasimodo, Cardarelli e si sa che l’elenco potrebbe continuare.

    A.M.: Perché nasce “Memorie del cuore”?

    Ugo Colla: “Memorie del cuore” nasce dall’inconscia necessità di realizzare con i propri mezzi a disposizione, ossia quelli poetici, un film di memoria, come quelli, da me tanto amati, di Fellini o di Pupi Avati, un “caro viaggio a ritroso” come dico nella poesia “Scalinata”, compresa nella raccolta, dove il passato non è relegato nel tempo passato ma interagisce continuamente col presente, in una sorta di intermittenza del cuore proustiana: in altre parole ciò che tanto mi affascinò nel cinema, ho voluto realizzarlo in poesia, costruendo non una raccolta di liriche separate tra di loro ma un lungo racconto ricco di flash back (non a caso le poesie sono tutte datate e volutamente non seguono un ordine cronologico ma sono sparse nel tempo: la storia di una vita dal 1981 al 2009 centrata sui temi dell’amore, del viaggio, della musica,del cinema, dello sguardo sul mondo).

    A.M.: Viaggiare e scrivere. È il modo migliore per essere ispirati?

    Ugo Colla: James Joyce ci insegna quanto (e per quante pagine!) si può viaggiare restando nella stessa città, la Dublino che Leopold Bloom/Ulysses percorre in ogni angolo più significativo nello spazio di una giornata e diventa un universo. Viaggiare, conoscere altre realtà e quindi conoscere una propria personale evoluzione, è sicuramente uno dei modi più efficaci per essere ispirati, non necessariamente il migliore.

    A.M.: Cosa pensi dell’uso delle figure retoriche in poesia?

    Ugo Colla: Confesso, non le ricordo più tanto bene e tendo a dimenticarmele, ogni tanto chiedo a mia figlia. Il suo diploma di maturità classica è datato 2008, il mio 1972. Ci giro intorno, a volte, chiamandole ora similitudini, ora accostamenti, ogni tanto oso parlare di metafore ed allegorie ma non sono quasi mai sicuro di come si classifichino le cose che io stesso ho scritto. In ogni caso, al di là dell’esigenza di base di una forma dignitosa e fluida e di un lavoro di attenta elaborazione stilistica del prodotto poetico, io credo molto nella spontaneità della poesia e nella possibilità di raccontare il reale attraverso la poesia (gli americani insegnano) senza che il verso debba per forza spingersi sempre a raffigurare l’irreale per alludere al reale.

    A.M.: Hai qualche consiglio per gli esordienti?

    Ugo Colla: Direi all’esordiente ciò che raccomanda quello straordinario professore interpretato dal grande Sean Connery nel film “Scoprendo Forrester”: prima buttare giù sulla carta tutto quello che viene in mente, senza fermarsi, poi rivedere, limare, affinare, essere esigenti, cercare il suono migliore, la migliore scorrevolezza dei versi, quella che in definitiva è la vera bellezza della poesia. E soprattutto comunicare attraverso la poesia, non tenerla timidamente nel cassetto, ciò che è scritto solo per se stessi va sprecato. Una volta, con i soli mezzi cartacei, era molto più difficile divulgare gli scritti ed avere dei lettori. Oggi sappiamo bene che col web ed in particolare con i social network culturali le possibilità di arrivare in ogni parte del mondo sono illimitate.

    A.M.: Qual è l’utilità del booktrailer?

    Ugo Colla: Il videolibro fa parte di ciò che ho detto prima, della possibilità di facilitare la conoscenza e la lettura di qualsiasi testo grazie alla tecnologia. Mi concedo, da lettore quasi vicino ai 60 anni, qualche rimpianto per il dolce rumore ed il buon odore delle pagine che girano, quando si leggono le classiche due paginette prima di dormire. Ma l’antico ed il moderno possono ovviamente convivere, non devono certamente essere ritenuti antitetici ed incompatibili.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Ugo Colla: Mi ci trovo come a casa e meglio che a casa propria dove si sta? Merito soprattutto di due perfette padrone di casa come Maria Cristina Del Torchio e Silvia Denti.

    A.M.: Novità per i restanti mesi del 2011?

    Ugo Colla: Da un libro all’altro ho fatto passare 20 anni, non dico che ne farò passare altri 20 ma sicuramente la restante parte del 2011 sarà ancora dedicata a curare la diffusione di “Memorie del Cuore”. Intanto la semina per il futuro può continuare tranquillamente.

    Recensione de “Memorie del cuore”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/09/06/memorie-del-cuore-di-ugo-colla-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Donata Porcu ed al suo Dell’amore resta solo l’amore, Rupe Mutevole Edizioni

    Basta non pensare./ Non pensare a quell’ultimo sguardo,/ al suo sorriso, alle sue parole./ Non pensare al suo viso/ riflesso ogni giorno nel cielo,/ in ogni istante di luce./ Basta non guardare./ Non guardare quella strada deserta/ che attende un passo, un viso, una voce./ Non guardare la tua solitudine/ che rende buia la terra/ sotto i tuoi piedi leggeri./ E lasciare che ancora una volta/ tramonti il sole/ sul tuo capo stanco.” – “Dimenticare”

    Dell’amore resta solo l’amore”, edito nel febbraio del 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti, è la prima raccolta poetica di Donata Porcu. Una raccolta poetica che si muove sul piano dei sentimenti, delle emozioni capaci ed austere nella loro esplicitazione. Immagini visibili con la lettura dei versi che morbidamente compongono le 35 liriche della silloge.

    Donata Porcu è stata disponibile nel rispondere ad alcune domande sul “Dell’amore resta solo l’amore”. Buona lettura!

    A.M.: Quando inizia la tua passione per la poesia?

    Donata Porcu: Sono stata un’accanita lettrice fin da piccina non avendo grandi possibilità, leggevo i pezzi di giornale che avvolgevano il cibo che mia madre acquistava al mercato tentare le rime è stata per me una passione spontanea che è cominciata a nove anni, rime semplici, certo. A tredici anni scrivere è diventata una necessità, l’unica possibilità che io conoscessi per esprimermi davvero scrivere è diventato terapeutico e liberante in alcuni periodi mi sembrava che dallo scrivere dipendesse la mia sopravvivenza.
    Il mio era un poetare cupo, doloroso, pieno di pessimismo e che spaventava i miei;
    solo con gli anni la frequenza dei versi si è diradata e gli spigoli si sono smussati
    ora scrivo molto meno, trascorrono lunghi periodi in cui non scrivo nulla, ma la passione è rimasta.


    A.M.: Hai mai scritto anche in prosa?

    Donata Porcu: Ho cominciato a scrivere in prosa intorno ai tredici anni: brevi riflessioni, racconti ed un romanzo breve. Al momento ho in preparazione un romanzo breve di genere fantasy. Sì, mi attira molto anche la prosa.

    A.M.: Come e perché nasce la tua raccolta “Dell’amore resta solo l’amore”?

    Donata Porcu: Avevo moltissimo materiale, in particolare due raccolte, una delle quali è appunto quella pubblicata. Si trattava di scegliere…
    Ho scelto di esordire con una raccolta monotematica, conoscendo il rischio di parlare d’amore, un argomento spesso dato per scontato.
    Ho scelto di parlare d’amore perché ritengo che al di la dell’aspetto romantico, l’amore sia davvero l’unico motore capace di muovere il mondo; so che dire questo sa parecchio di retorico, ma alla fin fine l’amore è l’unica verità che ci resta.

    A.M.: C’è una poesia della raccolta alla quale sei maggiormente legata?

    Donata Porcu: Ci sono diverse poesie della raccolta alle quali sono particolarmente legata, soprattutto due, ma ti dirò solo di una, ed è la poesia che dà il titolo alla raccolta.
    “Dell’Amore resta solo l’Amore”, in quanto poesia, segna il momento della mia vita in cui ho scoperto che difficilmente ci si può ribellare a se stessi, anzi, quasi mai
    quando senti un sentimento profondo, dunque amore in qualunque suo aspetto, agitarti e tentare di liberartene non ti aiuta…dunque la soluzione è arrendersi all’amore…anche se fa male, anche se scava paurosamente dentro…

    A.M.: Che cos’è per te l’eternità?

    Donata Porcu: L’eternità? esserci, ecco cos’è per me!

    A.M.: Oltre alla letteratura ci sono altre arti alle quali ti interessi?

    Donata Porcu: Mio padre era un pittore, misconosciuto ma molto apprezzato.
    Sono cresciuta in mezzo a pareti decorate di quadri, sognando di viverci dentro.
    Mi piace lavorare con le mani, il decoupage, l’argilla, il gesso. Ho lavorato come animatrice e tutte queste attività un po’ “infantili” hanno fatto parte del mio quotidiano.


    A.M.:
    Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo cd musicale che hai ascoltato?

    Donata Porcu: Negli ultimi due giorni ho letto due libri: uno per ragazzi (Danza sulla mia tomba) ed un trhiller.
    Alterno letture “serie” ad altre di svago, leggo tantissimo, nell’ultima settimana ho letto 5 libri, compresa la rilettura de “Il cavaliere inesistente ” di Calvino.
    Ma, l’ultimo libro che mi ha toccato davvero è stato “Non ti muovere” della Mazzantini…davvero superiore al film.
    Per quanto riguarda la musica non mi tengo al corrente, ho il mio mp3 dove ascolto le canzoni da me scelte ed assemblate.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Donata Porcu: La verità? Soffro il fatto di trovarmi lontana e dunque di non poter godere del supporto e delle occasioni di altri autori.

    A.M.: Hai novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Donata Porcu: Non per il 2011, il mio libro è uscito a febbraio e forse è troppo presto, ma ho in mente una raccolta di poesie (a dire il vero è già pronta) che avrà come titolo, ancora una volta, il titolo di una poesia contenuta all’interno.
    E poi c’è il romanzo breve fantasy, al quale tengo molto ma che va a rilento!

    Recensione “Dell’amore resta solo l’amore”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/08/23/dell%E2%80%99amore-resta-solo-l%E2%80%99amore-di-donata-porcu-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Memorie del cuore di Ugo Colla, Rupe Mutevole Edizioni

    Andò così./ Nelle gelide sere/ ci piacque il tepore di certi locali/ della vecchia Sestri che nell’arredo,/ nonostante il mare vicino,/ ricordano baite alpine./ Bastavano amabili frasi/ come foschie leggere/ nel buio di vicoli deserti/ e nell’auto sentirsi avvolgere,/ nel volo di mani ansiose/ ritrovare antico calore.// Ma poi venne un tempo migliore/ quando è inutile stare abbracciati,/ si ha voglia di correre, nuotare/ […]” – “Un inverno”

    Quel verso iniziale “Andò così.” che argina le sequenze del tempo in un passato voglioso di essere rimembrato dall’io, in un passato che a passi brevi si addentra nel mondo del ricordo. Una città ligure, Sestri, scissa nella cura alpina dell’arredamento e dal paesaggio visivo prettamente marittimo. Voglie amorose che si rispecchiano nelle stagioni ed un “Ma poi” iniziale della seconda strofa che riprende la conseguenza della successione dei momenti.

    Memorie del cuore”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine” curata da Silvia Denti, è una silloge poetica scritta tra il 1981 ed il 2009 da Ugo Colla(1953, Genova). La raccolta consta di 78 pagine con iniziale prefazione della curatrice della collana ed una quarantina di liriche di diverse estensione e struttura compositiva. Vincitori di numerosi premi poetici, Ugo Colla, non si occupa solo di poesia, infatti sin dagli esordi si è occupato anche di racconti e soggetti cinematografici.

    Liriche che celebrano l’amore per il viaggio e per lo spostamento, il vedere qualcosa di nuovo ed il sentire internamente delle emozioni che non possono spegnersi nell’attimo in cui vengono percepite, l’autore rende immortale tali pensieri tramutandoli in versi cercando di enfatizzare i suoi ricordi con parole che riprendono la sensazione di fresco ma antico nel medesimo momento.

    Lungo, armonioso tragitto/ fra ciottoli e antichi palazzi,/ nell’aria fredda d’un bianco cielo,/ tra i pochi volti che la nebbia/ fa sembrare riemersi dal tempo,/ verso un tempo di campagne e orti/ lentamente conduce i miei passi./ E tu immagini che a primavera/ tornino ancora felici dal tennis/ i ragazzi vestiti di bianco,/ in bicicletta, ancora ignari/ della folle tragedia che spense/ quel breve sogno ebreo di gioventù./ […]” – “Corso Ercole I, a Ferrara”

    Una Ferrara percepita nel 2009 (data indicata dall’autore), la descrizione della visione dell’occhio con la percezione di un passato ancora presente nelle strade della città e nel corso preso in considerazione. Un “tu” che potrebbe esser allegorico o presente, ma è un “tu” che richiama anche il lettore ferrarese all’attenzione dei versi.

    Incerto ma dolce quell’inizio estate del ’71./ Ragazze e ragazzi cantavano “Susan dei/ marinai”,/ scendevano allegri dalle alture/ di una Genova ancora verde, nonostante/ il cemento che insidioso aumentava,/ mentre la gente già cambiava volti e nomi/ nella Marassi ancora un po’ paese.// Inquiete nell’attesa, in fondo alla strada/ le mamme delle giovani parlavano tra loro/ dell’ora tarda e di quella canzone/ non proprio da educande./ […]” – “Il ragazzo con la chitarra”

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Resoconto della partecipazione di Rupe Mutevole alla Fiera del Libro di Trino – Intervista a Silvia Denti

    Sono stati 5 giorni intensi di lavoro e di divertimento per lo staff della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni presenti alla “Fiera del Libro di Trino” per la Festa di San Bartolomeo 2011.

    Dal 25 agosto al 30 agosto 2011 la manifestazione “CentoCinquantaLetterario” si è cimentata in un incontro constante con il pubblico curioso che non si aspettava una tale organizzazione. Molti sono stati gli autori di Rupe Mutevole (Marco De Mattia, Wanda Allievi, Anna Corsi, Giuliano Cimino, Ivano Ciminari, Roberto Ioannilli, Alba Saiu, Nicol Lauria, Maurizio Clicech, Carla Zancanaro, Fausto Cerulli e molti altri ancora) presenti per presentare i propri libri, presentare le loro creature al pubblico presente incontrando un target variegato ed interessato.

    Silvia Denti, scrittrice e curatrice della collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è stata una delle protagoniste delle giornate letterarie ed è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sull’esperienza della Fiera del Libro e su qualche novità!

    A.M.: Perché è utile per una casa editrice esser presente ad una Fiera del Libro?

    Silvia Denti: Credo che la visibilità, nell’ambito dell’editoria minore, sia molto importante per gli autori che ruotano attorno ad un sistema tanto indifferente che altrimenti li escluderebbe. Ciò perché devono sempre confrontarsi con i nomi grossi dell’editoria e relativi autori, i quali, potrebbero pure scrivere dei libri fallimentari e sarebbero comunque letti, mentre chi ancora non ha risonanza è costretto a lottare. Fare l’editore significa anche questo: impegnarsi assieme a chi produce scrittura. Non esiste nella nostra concezione l’abbandono dei nostri amanti della penna, anzi, è proprio dopo la stampa dei loro libri che inizia il percorso più importante.

    A.M.: 5 giorni di full immersion: potresti descriverli con 5 aggettivi?

    Silvia Denti: Emozione: il fatto di trovarsi in mezzo a tanta arte a me fa sempre un certo effetto, davvero, e non parlo solo dei libri, cito anche la pittura, la musica, la fotografia, tutte le forme espressive che vengono dall’animo di chi è dotato.

    Amicizia: Il fatto di sentirsi così uniti è come quello dei naufraghi su un’isola, si sopravvive a tutto, anche ai problemi che possono sorgere, in modo del tutto naturale ci si stringe e ci si dà forza, si combatte assieme, come in trincea, è una cosa meravigliosa, soprattutto perché questo tipo di amicizia rimane e resiste.

    Energia: spesso si arriva ad una kermesse del genere provati dai preparativi, come quando si dà un esame, ma poi tutto scompare, si attinge dai colleghi quello che ci manca, sale l’adrenalina, un miracolo al quale ho assistito spesso in varie esperienze.

    Creatività: tale parola viene rafforzata e portata all’ennesima potenza quando ci si confronta con gli altri, è come un dovere assoluto che nasce spontaneo, così si pensa già a cosa fare “dopo”, quel poi che è già pieno di nuove idee, di splendidi progetti.

    Sogno: questo è l’aspetto più strabiliante, credo, per il suo significato. Quando mai i sogni si realizzano? Ecco, qui si ha la sensazione di portarli davvero a compimento, e dai sogni nascono i figli dei sogni, piccoli frammenti che si saldano pian piano, dai quali scaturiscono altri pezzi minuscoli che daranno vita a nuovi sogni, nuove creazioni, ancora il pulsare della vita artistica.

    A.M.: Come si sono sviluppate le giornate a Trino? Ci sono state presentazioni degli scrittori di Rupe Mutevole?

    Silvia Denti: Certo, abbiamo cominciato subito con vari autori che hanno scritto nelle mie collane inerenti alla quiete e alla inquietudine, per dire la verità non sono mai mancate presenze, anzi. È stato meraviglioso stringere la mano a chi è arrivato, anche da lontano, e si è messo in discussione portando la sua esperienza. Mi fa piacere ricordare qualche nome: Marco De Mattia, Wanda Allievi, Anna Corsi, Giuliano Cimino, Ivano Ciminari, Roberto Ioannilli, Alba Saiu, Nicol Lauria, Maurizio Clicech, Carla Zancanaro, Fausto Cerulli e molti altri ancora.



    A.M.: Come ha reagito il pubblico dei lettori?

    Silvia Denti: Diciamo che i lettori ci hanno apprezzato molto e che sono stati stimolati a letture nuove, anche fuori dalla loro portata, esperimentando tematiche nuove, diverse, articolate. È bello vedere la gente che rimane catturata dai titoli, dalle copertine, dal fascino che ogni nostro libro emana.


    A.M.: C’è stato qualche aneddoto curioso che vuoi condividere con noi?

    Silvia Denti: Ma certo. Il grande Fausto Cerulli che scrive di erotismo con la naturalezza di un bambino si è visto un po’ “castigato” dalla interpretazione delle sue liriche lette dalla brava Enrica Magnani Bosio e quindi ha pensato bene poi di mettersi a leggere quelle sue più scabrose, suscitando una vera ovazione. Un personaggio davvero fantastico. Così come molti altri, anche non facenti parte del nostro staff, come il maestro Antonio Ferraris, esperto di pittura ed insegnante, nonché artista a tempo pieno che con le sue battute e massime personali teneva il sorriso costantemente sulla bocca di tutti, una sua frase ricorrente era riferita alla lettura: “I libri sono il pane dell’anima”.


    A.M.: Ma non era presente solo Rupe Mutevole alla Fiera del Libro di Trino. C’è qualcosa o qualcuno che ti ha interessato in modo particolare?

    Silvia Denti: Sì, mi hanno colpito molto le esposizioni di Mirna Rivalta, una brava artista ricercatrice dei dettagli fotografici coi quali ha creato delle vere opere d’arte. Ammirevole veramente.

    A.M.: La prossima presenza di Rupe Mutevole in giro per la Penisola? Puoi anticiparci qualcosa?

    Silvia Denti: Saremo presto a Parma al Caffè Letterario con una nuova presentazione di Vibrus, il romanzo rivelazione dell’anno che ho scritto con altri quattro autori. Ma avremo modo di proseguire anche, in varie località italiane, i seminari di scrittura guidati da Gavino Angius, veterano dell’editing il quale ha inaugurato proprio a Trino, con noi, una formula innovativa per dare aiuto a chi scrive, consigli ed esempi coinvolgenti e mirati, lezioni utilissime che sono state molto apprezzate dai presenti. Le idee sono svariate: reading poetici, serate con abbinamenti tra scrittura e cucina, musica ed altro ancora. Ma anticipare troppo guasterebbe la sorpresa, no?

    Comunicato “Festa del Libro a Trino”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/07/29/rupe-mutevole-edizioni-alla-festa-di-san-bartolomeo-2011-26-agosto-%E2%80%93-4-settembre-trino-vc/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Daniele Capuozzo ed al suo Un ragazzo che non c’è, Rupe Mutevole Edizioni

    Mattine di domenica/ che ero su da te./ Ricordo appassito di/ un tepore nel gelido inverno,/ mentre si cucinava io ero lì a guardare./ Ora mi ritrovo a scrivere,/ sognando sulle note dell’arpa celtica./ E su un arpeggio e l’altro, ricordo,/ quei momenti di puro amore.” – “Casa della nonna”

    Un ragazzo che non c’è”, edito nel edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia” curata da Gioia Lomasti, è una raccolta poetica pubblicata da Daniele Capuozzo.

    Sono liriche brevi che assottigliano i sentimenti ai versi, sono liriche trasparenti che rendono il lettore un amico fidato nel quale interferire con le proprie confidenze intime.

    Liriche di un solo verso, di due versi e di tre, una brevità che trasmette un lungo ragionamento in luogo della prolissità scenica.

    Daniele Capuozzo è stato molto gentile nel rispondere ad alcune domande sulla sua pubblicazione e su se stesso. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la poesia?

    Daniele Capuozzo: La mia passione per la poesia nasce circa cinque anni e mezzo fa, tra la seconda e la terza media, quando, quasi per caso, scrissi la mia prima poesia e da allora non mi sono più fermato.

    A.M.: Hai dei poeti che continui a considerare i tuoi maestri?

    Daniele Capuozzo: Adoro Pablo Neruda e Fabrizio de Andrè e spero di poter imparare molto dalle loro liriche che ad ogni rilettura mi danno emozioni nuove e sempre più profonde.

    A.M.: Raccontaci qualcosa di “Un ragazzo che non c’è”.

    Daniele Capuozzo: Un Ragazzo che non c’è” nasce nel periodo tra la seconda e la terza media, quando scrissi la prima poesia dal titolo “Salvami” dopo un discorso sulla fede di un mio ex professore di religione, da quel momento in un paio di mesi la raccolta era conclusa. Parlai ai miei di queste mie composizioni e del desiderio di pubblicarle, ma in un primo momento non vollero e quindi per molto tempo sono rimaste chiuse in un cassetto, fino a quando contattai la casa editrice Rupe Mutevole tramite un’ amica che già aveva pubblicato consigliandomi la persona che mi presentò agli editori, la mia attuale grande amica e consigliera Gioia Lomasti già alla direzione editoriale della collana di poesia, a Luglio del 2010 il sogno è diventato realtà.

    A.M.: Utilizza cinque aggettivi per descrivere “Un ragazzo che non c’è”.

    Daniele Capuozzo: Spontaneo perché il ragazzo che non c’è guarda il mondo da un angolo e meraviglia dopo meraviglia di getto lo descrive;
    Intenso perché ogni poesia deriva da un sentimento.
    Delicato come solo i versi possono essere
    Conciso poiché io credo che il pathos non deve essere diluito in troppe parole
    ed, infine, semplice perché spero che le mie poesie possano essere assaporate da tutti e credo che la retorica appesantisce e fluidifica la poesia.


    A.M.: Hai una lirica preferita all’interno della silloge?

    Daniele Capuozzo: Sì, ho una poesia preferita, “Borgo”, o meglio alla quale mi sento più legato poiché l’immagine di questo borgo ogni giorno che passa è sempre più utopistica.

    A.M.: Pensi che la tua raccolta poetica abbia un target di lettori definito?

    Daniele Capuozzo: Presumo, o almeno mi auguro, che sia un libro per tutte le età.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Daniele Capuozzo: L’ultimo libro che ho letto è “L’interpretazione dei sogni” di Freud e il film “Eyes wide shut” di Kubrick.

    A.M.: Cosa ne pensi della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Daniele Capuozzo: Rupe Mutevole è una casa editrice, a mio avviso, piuttosto strana, perché se dal punto di vista della disponibilità la consiglierei, per la distribuzione, almeno al sud non la consiglio. In definitiva la consiglierei ad un autore da Firenze in su.

    A.M.: Hai qualche novità per i restanti mesi del 2011?

    Daniele Capuozzo: In realtà avrei in programma la pubblicazione di una nuova raccolta di poesie.

    A.M.: E, noi, aspetteremo la nuova raccolta, per il momento ti si augura buona fortuna!

    Vi lascio una recensione de “Un ragazzo che non c’è”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/08/12/un-ragazzo-che-non-c%E2%80%99e-di-daniele-capuozzo-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni