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  • Intervista di Alessia Mocci a Meth Sambiase ed al suo Una clessidra di grazia, Rupe Mutevole Edizioni

    Ero affamata./ Crampi e scosse./ Sgranavo rosai e spezzavo colori,/ tutto intorno pulsava/ di lucori inarrestabili come lune in piena./ Ti ho attaccato/ -è quello che so far meglio-/ io fatta d’acqua, tu fatta di fango/ scivoli in me e ti depuri/ ti lavavo e mi leccavi i graffi./ Hai infiltrato ogni goccia del mio umore/ come instancabile veleno del senso,/ confondendo le lingue/ di ogni gemito,/ commuovendoti alla maldicenza del dolore,/ confessata abbassando la voce/ tutt’intorno a questo letto senza alcova,/ mentre taglio incorporee strisce/ per bendare le cicatrici/ che sfronderemo/ con la fuga delle lacrime.” – “La fuga delle lacrime”

    Una clessidra di grazia”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Sopralerighe”, è una silloge poetica di Meth Sambiase, nome d’arte per Simonetta Sambiase. La raccolta di poesie è un viaggio all’interno della poetica dell’autrice con versi taglienti che segnano un confine netto tra la parola utilizzata ed il suo chiaro significato. Una poetica attenta al particolare ed alle verità del presente ricevuto quasi per grazia dopo attenta riflessione.

    Meth Sambiase è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua raccolta “Una clessidra di grazia”. Buona lettura!

    A.M.: Perché la scelta dell’utilizzo di un nome d’arte?

    Meth Sambiase: Meth ha un ritmo che fa parte di me, mi assomiglia, non si sovrappone al nome che hanno scelto al mio battesimo, lo rimescola, lo astrae e lo riforma. Ha rimandi che mi appartengono, è dentro Simonetta, è dentro Ametista, una cromia che spesso mi contorna. Meth è il mio talismano golem, che non vuole morire ma è solo fatto di sabbia ed acqua, la verità la cerca ancora. Io sono Meth.

    A.M.: Scrivere in versi. Credi che si scelga la poesia o si venga scelti da essa?

    Meth Sambiase: Perché si scrive una poesia? Ogni segno di parola è originale, dà origine, e ogni origine ha una storia da raccontare, un tempo, un vissuto. Platone condannava la poesia per la sua natura incontrollabile dalla metrica razionale, un canone di conoscenza per passione o per segno di essa. Non la si sceglie per quietare un caos: la poesia è minacciosa, vulcanica, la sua misura potrebbe inghiottire la tranquillità del raziocino. Se invece si viene scelti, se ne racconterà (servili?) la contaminazione vitale.

    A.M.: Qual è il significato del titolo della tua silloge poetica “Una clessidra di grazia”?

    Meth Sambiase: È un verso de “La Clessidra”, una poesia dalla voce di donna.

    La mia grazia è pagana. E donnesca. Non ha orpelli né sicurezza, una riscossione anarchica ed irrazionale di un dubitativo, di un flusso di tempo in cui ci si trasforma evolvendosi od involvendosi. Mai sottovoce, nemmeno in una ninna nanna od in una litania d’amore. La grazia la dilaziono, procrastino il momento in cui si tirerà ogni somma e rigiro la clessidra. Forse. Inquisisco i miei stessi dogmi, un dubbio duttile, il frammento caotico da riordinare in ogni foglio bianco, il suo opposto, l’ossimoro di un misantropo verso in amore.

    A.M.: C’è una lirica all’interno della raccolta che preferisci?

    Meth Sambiase: Mi ripeto. Come il nome, ogni verso scritto mi appartiene. Dovrei essere io a chiedere ad ognuno quale poesia ha letto, quale parte ha lasciato la prima vita che l’ha legata coll’inchiostro ad una pagina ed è rinata nella lettura di chi l’ha sfogliata.

    A.M.: Secondo te, qual è il target di lettori che hanno letto “Una clessidra di grazia”?

    Meth Sambiase: Non ho obiettivi, lascio frammenti di cantici da ricomporre, vorrei poter avvicinare non selezionare.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Meth Sambiase: È una domanda “intima”, difficile disciogliere questa parte di me in righe pubbliche. Rabbercio la risposta, indicando che non ho mai una sola lettura ma un raggruppamento di libri che mi aspettano, saggi o popolari, classici od autori più giovani di me; le poesie, che aspettano quiete che abbia finito di incuriosirmi in un angolo di web, da dove arrivano (in dovizia peterpanesca) altri stimoli culturali. La poesia non è contemplata nell’ufficialità delle classifiche blockbuster ma nella rete ha preso nuova vita, si è ritornata a lei. Con minore riservatezza parlo di cinema. L’ultimo film (ri)visto è stato “Il discorso del re” (sono abbastanza anglofila, l’ho appena preso a noleggio per godermi la voce naturale degli attori).

    A.M.: Come sta andando il tuo rapporto con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Meth Sambiase: Con Rupe ci siamo scelti a vicenda, mi piaceva il suo catalogo, ricco di poesia ed a mia volta sono stata scelta. Userei un altro verbo al posto di consigliare, sfogliare. Così comincia un innamoramento con un libro, ci si lascia andare alla tentazione di toccare la copertina, di sfogliare le prime pagine, lo si rigira ancora, lo si chiude, lo si riapre e dopo diventa necessariamente nostro.

    A.M.: Hai qualche novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

    Meth Sambiase: Si scrive perché bisogna scrivere. Il tempo ha solo questa dimensione.

    Link di una recensione di “Una clessidra di grazia”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/25/una-clessidra-di-grazia-di-meth-sambiase-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci ad Anna Luciani e Stefania Giovando – Senza rete – Rupe Mutevole Edizioni

    “‘Mi permette? È meglio provvedere, prima…’ la voce beffarda la colse impreparata, mentre la mano snella e curata del bello e impossibile si allungava a porgerle un fazzoletto immacolato, invitandola a passarlo sull’orlo del bicchiere. Si girò e istintivamente prese il fazzoletto che l’uomo le porgeva, rimanendo poi con la mano a mezz’aria, lo sguardo furente e la bocca semiaperta, in cerca dell’invettiva galante ma acuminata che non le venne.”

    “Senza rete”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è un romanzo atipico che racconta la vita di alcuni personaggi che dal mondo della chat si estendono in quello reale. Anna Luciani e Stefania Giovando sono le due sagaci autrici che quasi per gioco si sono cimentate nella scrittura a quattro mani…un gioco che ha creato una storia piena d’attualità e di interesse linguistico per la presenza della scrittura web.

    Anna e Stefania si sono dimostrate gentilissime nel rispondere ad alcune domande sulla loro opera, sulla loro vita e sulle novità editoriali che stanno portando avanti. Buona lettura!

    A.M. : Scrivere a quattro mani. Perché? Com’è nata l’idea?

    Anna Luciani: Perché? Beh, si potrebbe dire: perché no? L’idea è nata per caso, all’inizio poteva sembrare assurda, vivevamo a settecento km di distanza e quasi non ci conoscevamo! La nostra amicizia è nata in modo virtuale per motivi professionali, poi, frequentandoci in chat e nel forum, abbiamo scoperto questa passione in comune che Stefania coltivava da sempre con ottimi risultati. Io avevo fatto dei tentativi un po’ più sottotono e stranamente un po’ mi vergognavo di questa mia propensione alla scrittura, ma sentivo una forte empatia con questa nuova amica ed un giorno, quasi per gioco, abbiamo detto : “Proviamoci !” Ci abbiamo provato: ci siamo incontrate ed abbiamo steso una sorta di canovaccio, poi ognuna di noi ha cominciato a scrivere inviando tramite mail il pezzo che poi l’altra continuava, se lo riteneva opportuno, altrimenti lo rimandava dicendo che “sentiva” che non era il suo momento… e così via, capitolo dopo capitolo.

    Stefania Giovando: Ognuna di noi aveva già scritto per conto suo, poi un giorno ci siamo dette: “Proviamo insieme?” ed abbiamo iniziato quest’avventura, che intendiamo continuare. Scrivere insieme, infatti, è… frizzante, stimolante, energetico. Non puoi farti vincere dalla pigrizia, scrivendo con un’altra persona, non puoi distruggere tutto, se ti prende la crisi da pagina bianca (anzi te la fai passare subito), senti dentro di te una spinta emozionale stupenda, si sviluppa una specie di istinto del predatore, per cui ogni immagine che vedi, ogni voce che ascolti, ogni parola che leggi diventa funzionale all’opera che vai elaborando e fonte di ispirazione. Naturalmente occorre una grande sintonia per scrivere insieme. Molti pensano che “Senza rete” sia stato scritto in storie suddivise: questa a me, questa a te. Niente di più falso. Abbiamo scritto insieme, sentivamo quando era il momento che a continuare fosse l’altra e oggi non sappiamo più chi ha scritto che cosa. Altri possono lavorare con un altro metodo, ma è così che lavoriamo noi.

    A.M.: Qual è la tua fonte di ispirazione?

    Anna Luciani: Più che dire la fonte, direi le fonti di ispirazione. Osservare un oggetto, un panorama oppure qualcuno incontrato dal panettiere e che stranamente ti suscita qualcosa, magari solo per un particolare, un sorriso uno sguardo, il colore degli occhi e scoprire che è quello il personaggio o l’ambiente che cercavi, poi provare a mettere insieme vari pezzi. Come un puzzle od un collage, ogni personaggio non è altro che un elemento che trova al momento giusto la sua collocazione.

    Stefania Giovando: La vita. Gli scrittori, sia quelli con la S maiuscola sia quelli con la s minuscola, sono sostanzialmente e metaforicamente dei “ladri”. Rubano di tutto: un paesaggio, uno scorcio, un colore, un suono, una parola, uno sguardo, una nota musicale: vedono un raggio di sole che entra nella stanza e ci saltano dentro, ascoltano una canzone e ne cavalcano l’armonia, colgono uno sguardo e vi leggono oltre… È la vita a ispirarli, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto.

    A.M.: L’importanza del linguaggio della chat. Quanto pensi stia influendo nel mondo reale?

    Anna Luciani: Sicuramente il linguaggio della chat cambia anche il modo di scrivere: si usano un lessico più stringato e parole abbreviate (anche se certi orrori, come, per esempio, “xké”, “okki”, “knd” sono difficili da “digerire”), ma il fatto di digitare e di vedere poi le parole scritte sul monitor fa riflettere su ciò che si scrive. In effetti la parola scritta resta lì e può diventare un macigno nella comunicazione. Io credo che continuare ad erigere una barriera tra mondo virtuale e mondo reale sia errato, perché oggi i confini tra questi due mondi non sono più tanto netti come prima. Parlare di “realtà reale” e di “realtà virtuale” è una contraddizione in termini. Molto spesso i nostri figli vanno lontano per studio e lavoro e la chat aiuta a mantenere contatti che altrimenti sarebbero più labili. Per la cronaca ho due figli che lavorano all’estero e con i quali comunico attraverso la video chat. Ho due figli virtuali ? J

    Stefania Giovando: Il linguaggio della chat, pur essendo scritto, è per necessità più veloce e sintetico, ma non necessariamente più povero. Ci sono le emoticon che esprimono gli stati d’animo, per esempio, ma spesso si utilizzano le parole: così, se “sono triste” si può esprimere con una faccina che ha la bocca all’ingiù o anche con la punteggiatura (in questo caso, per esempio, con due punti seguiti da parentesi aperta), niente impedisce che si usi anche l’espressione linguistica vera e propria. E poi consideriamo che, ci piaccia o no, la lingua si evolve e, in fondo, scrivere “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene…” deve aver fatto sicuramente gridare allo scandalo i puristi latini. Basta però ricordarsi che, così come ci sono abiti diversi per occasioni diverse, ci sono registri linguistici adatti ad ogni situazione. La differenza, quindi, non sta tanto tra il “reale” ed il “virtuale”: i confini tra questi due mondi sono così labili che sfumano gli uni negli altri, confondendosi.

    A.M.: I personaggi de “Senza rete” sono frutto d’invenzione o c’è un pizzico di realtà e di autobiografismo?

    Anna Luciani: Questa domanda ci è sempre stata rivolta durante le presentazioni e personalmente ho sempre risposto con un sorriso. I personaggi di “Senza rete” sono frutto di fantasia, ma sono “veri” nel senso che sono verosimili, sono persone comuni e proprio per questo attirano i lettori, perché molti si ritrovano nelle storie narrate, che, se non si sono realizzate nella realtà, potrebbero realizzarsi in futuro: sono, cioè, situazioni nelle quali ognuno potrebbe trovarsi ed essere poi costretto a scegliere, come accade ai nostri protagonisti. Nessuno è mai al riparo da niente, nessuno può ergersi a giudice, nessuno può salire così in alto da non poter precipitare o cadere tanto in basso da non poter risalire.

    Stefania Giovando: Questa è la domanda classica che ci viene rivolta quando presentiamo il nostro libro e ci fa molto piacere, perché significa che i lettori leggono, attraverso le vicende dei nostri protagonisti, la vita vissuta. Noi in genere rispondiamo con un ossimoro, dicendo che tutti questi personaggi sono “veramente falsi”. Sono, infatti, frutto di invenzione, ma, proprio perché, come si diceva prima, lo scrittore è “predatore” e “ladro”, si ispirano a persone reali, conosciute od anche appena sfiorate in altri contesti. Le loro vicende sono opera di fantasia, ma non sono irreali, bensì possibili. Non è successo ma potrebbe accadere od essere accaduto: è questo che, a parere nostro, crea empatia e feeling con il lettore. È come se vivessero in un mondo parallelo e sia chi scrive sia chi legge potesse vederli come su uno schermo… o un monitor. Per questo sono autonomi, non è mai stato possibile farli agire a nostro piacimento, hanno sempre fatto ciò che volevano: quando abbiamo provato a far andare la storia come noi volevamo, non ci è stato “permesso”. La storia era già scritta in “quell’altro mondo”, e noi abbiamo dovuto solo seguirla con interesse e sincera partecipazione (guai a non essere sinceri, i personaggi se ne accorgono!).

    A.M.: Qual è il personaggio che secondo te i lettori amano maggiormente?

    Anna Luciani: Bisogna fare una distinzione tra lettrici e lettori: per le lettrici il più amato secondo me è Naadir, l’uomo perfetto che tutte vorrebbero incrociare almeno una volta nella vita, per i lettori può essere Eliana, che alla fine scopre le carte e dimostra tutta la sua fragilità (anche se i lettori più giovani la definiscono una “rompiballe”). La più amata in assoluto, però, è Magda, perché la sua vicenda risulta la più triste.

    Stefania Giovando: Qualche volta l’abbiamo chiesto ed abbiamo avuto risposte diverse, tanto che potremmo quasi fare una hit parade dei personaggi preferiti, comunque tra le protagoniste una delle più amate è Magda, così disperatamente sola, che vive una vita non-vita e tra i protagonisti Naadir. Non c’è donna che non ci abbia detto che è “attratta” da quest’ultimo, il “bello e impossibile”, misterioso e tenebroso, così come non c’è uomo che non abbia istintivamente, almeno all’inizio, odiato Eliana (ma è quello che volevamo accadesse), forse perché troppo bella, troppo altera, troppo indipendente: Eliana è “troppo” in tutto e il lettore maschio medio la interpreta come un’aliena.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Anna Luciani: Premetto che sono una lettrice accanita e che ho spesso l’abitudine di rileggere i libri che mi hanno maggiormente colpito. Leggo di tutto, comunque l’ultimo libro che ho letto è Puer Aeternus di James Hillman, mentre l’ ultimo film che ho visto è Mine vaganti di Özpetek, il mio regista preferito.

    Stefania Giovando: Sono libro-dipendente, per cui nel momento in cui quest’intervista sarà pubblicata il libro che indico non sarà l’ultimo ma il penultimo o terzultimo o molto di più (mediamente ne leggo 2-3 alla settimana), comunque diciamo che l’ultimo libro è Il cielo ti aspetta di Richard Bach. Riguardo ai film ed escludendo quelli che vedo e rivedo in dvd perché mi piacciono particolarmente, l’ultimo film è Avatar di James Cameron, ma ho una grande passione per Ferzan Özpetek.

    A.M.: Sei soddisfatta dell’operato della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Anna Luciani: Ho conosciuto personalmente gli editori e sono rimasta piacevolmente colpita dalla loro simpatia, ma, a parte questo, si “sente” che credono in quel che fanno e lavorano con passione e professionalità. Sì, la consiglierei.

    Stefania Giovando: Noi siamo istintive. Di Rupe Mutevole ci è piaciuto anzitutto il nome, che ci è sembrato (ed è) magico. Abbiamo poi conosciuto Cristina e Mark, siamo stati a pranzo insieme, abbiamo visitato la loro “casetta delle fate”, ascoltato la loro storia… più che editori sono amici, per noi, e con loro si è creata una sorta di flusso di energia e di simpatia molto forte, come se ci conoscessimo da sempre. Sono però anche degli ottimi professionisti, con un mercato in espansione, per cui sì, consiglieremmo senz’altro la loro casa editrice.

    A.M.: Hai novità per il 2011? Puoi svelarci qualcosina?

    Anna Luciani: Sì, ci sono novità (per il 2012): qualche lettore ha chiesto se ci sarà una continuazione di “Senza rete”, perché vorrebbe essere certo della conclusione di tutte le storie. Il nuovo romanzo, invece, è completamente diverso: diversa l’età dei protagonisti, trentenni questa volta, diversa l’ambientazione, non più il “mondo virtuale” ma la “vita reale”. In più, una pazza idea, partorita in una calda serata di chiacchiere virtuali tra me e Stefania. Ma questa è veramente… un’altra storia.!

    Stefania Giovando: Stiamo lavorando ad un altro libro, che non sarà una novità per il 2011, ma per il 2012. Abbiamo però cambiato “scenografia”: non più il mondo degli internauti, ma quello comune, il cosiddetto “mondo reale” (definizione che peraltro noi contestiamo di base). È cambiato anche il target di età, nel senso che i protagonisti sono dei trentenni di oggi, quelli che, a volte un po’ frettolosamente e superficialmente, vengono definiti “bamboccioni”. Abbiamo però in serbo una piccola sorpresa, una specie di idea ad effetto, che ci è venuta in mente così, senza sapere come e perché in uno di questi sonnolenti pomeriggi estivi, mentre chiacchieravamo (guarda un po’!) in chat. Ma ovviamente è… top secret!

    Aspettiamo anche noi curiosi di poter conoscere questi nuovi succulenti personaggi delle due autrici Anna e Stefania.

    Link di una recensione di “Senza rete”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/23/senza-rete-di-stefania-giovando-ed-anna-luciani-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Francesca Candida ed al suo In_comprensione, Rupe Mutevole Edizioni

    Scendevo lenta nel mare più profondo,/ mare fatto di lacrime e di melma,/ mi sentivo straniera in questo mondo,/ il cuore chiuso in una morsa amara./ Nell’acqua tiepida andavo cercando/ il fiore raro della dimenticanza./ E si acquietavano i dolori e le passioni/ un quieto oblio nel silenzio mi portava,/ come in un sogno ho visto le tue tele/ ed ho fermato quella morte lenta.” – “Oblìo”

    In_comprensione”, edito nel maggio 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è una silloge poetica di intensa vivacità d’immagini. L’autrice, Francesca Candida, pennella con le parole le sue immagini mentali, la chiarezza del significato si plasma così all’amore per l’ellitticità del discorso poetico. Una sana follia che percorre verso per verso la racconta poetica che gioca con il titolo “In_comprensione”.

    Francesca è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande riguardo la sua poetica e la sua vita. Buona lettura!

    A.M.: Quando e perché ti è venuta l’idea di scrivere “In_comprensione”?

    Francesca Candida: Ho raccolto alcune poesie che per me avevano un particolare significato ed ho deciso di farne un libro, in realtà io sono innamorata dell’arte ed i miei li chiamo versi… per quanto mi riguarda all’inizio era solo un raccontare le mie emozioni, un viaggio tra il mio io e la realtà, in cui ho cercato, a modo mio, metafore e colori, perché nulla è più difficile da raccontare dei sentimenti.

    A.M.: Titolo particolare. Quanta valenza ha per te l’uso dell’innovazione del linguaggio?

    Francesca Candida: Il linguaggio… ecco parliamo del linguaggio, il mio sogno?

    Che diventi universale, dettato dalla sincerità, comprensibile a tutti e che non sia altro che quello che è: comunicazione.
    “In_comprensione” ha questo significato, il titolo rappresenta questo desiderio che si scontra troppo spesso con una realtà in cui l’uomo non è se stesso.

    A.M.: Solitudine ed impegno. Pensi che la poesia riesca ad aiutare molte persone che non trovano il loro posto in questa società?

    Francesca Candida: La poesia e l’arte in genere sono un Amore in cui ci si nutre e si trova rifugio e forza… energia e conforto, in cui ci si perde per poi ritrovarsi, credo che ormai ci siano più scrittori che lettori, di quale società parli? Gli artisti cambieranno il mondo? Resterà “l’isola che non c’è” che a volte ti appare e poi scompare.

    A.M.: C’è una poesia all’interno della raccolta che rileggi spesso con venerazione?

    Francesca Candida: Venerazione? Io le rileggo volentieri, perché sono momenti vissuti, sempre, creature mie, con affetto, la parola venerazione non riguarda nessun tipo di arte, perché è una forma di amore del tutto sbagliata.

    A.M.: Hai un autore guida o qualche scrittore che nel corso del tempo hai imparato ad amare profondamente?

    Francesca Candida: Il mio primo amore è stato Rimbaud, ma avevo 15 anni, mi affascinava, non lo capivo, così baravo e leggevo Verlaine… “San Martino del Carso” di Ungaretti resta la lirica che forse mi torna più spesso alla memoria.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Francesca Candida: Sto leggendo una raccolta di poesie di Cesare Pavese, ultimo film visto ” Seraphine”, la vita della pittrice di Senlis.

    A.M.: Che cosa ne pensi della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Francesca Candida: Rupe mutevole… una eterna sorpresa, come questa intervista ad esempio. L’edizione è perfetta e si unisce un dialogo limpido. A me piace.

    A.M.: Hai qualche novità allettante per il 2011? Ci potresti rivelare qualcosa?

    Francesca Candida: Sto pensando al mio prossimo libro… chissà…

    Vi lascio il link diretto ad una recensione del libro “In_comprensione”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/26/in_comprensione-di-francesca-candida-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Resoconto della presentazione di L’Alba dei Vincenti di Miriam Sorbo, San Nicola La Strada (CE)

    A San Nicola La Strada in provincia di Caserta, lo scorso 8 giugno alle 19:00 c’è stata la presentazione di una silloge di poesia intitolata “L’Alba dei Vincenti”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Sopralerighe” curata da Gioia Lomasti.

    L’autrice è la promettente Miriam Sorbo, appena tredicenne. Miriam non è alla sua prima pubblicazione, infatti, è già avvezza di letteratura e di editoria avendo pubblicato sue anni fa all’età di undici anni in un giornale locale di Caserta e successivamente è comparsa in una raccolta mista di poesie.

    La poetica di Miriam sbalordisce il lettore, non solo per l’età della giovanissima, ma per l’amore maturo per l’esterno che traspare dalle sue parole. Sono poesie piene di pathos e di saggezza, conoscenza letteraria e capacità di linguaggio.

    La presentazione de “L’Alba dei Vincenti” è stata portata avanti dal giornalista della Gazzetta dello Sport, Lucio Bernardo. Alcune poesie scelte sono state lette dall’ingegnere Luana Verdone, una lirica in dialetto napoletano da Ciro Bruno. Alla presentazione non erano presenti i compagni di classe dell’autrice.

    Miriam è stata gentilissima nel rispondere ad alcune domande sulla serata dandoci anche qualche info sulle prossime presentazioni. Buona lettura!

    A.M.: Com’è andata la presentazione? Puoi dichiararti soddisfatta?

    Miriam Sorbo: La rappresentazione è andata benissimo , c’erano molte persone e posso ritenermi super soddisfatta.

    A.M.: Sono state lette le poesie della tua silloge poetica?

    Miriam Sorbo: Le poesie sono state lette dall’ingegnere Luana Verdone, che le ha lette con passione ed amore. Una mia lirica è stata letta anche in napoletano dal signore Ciro Bruno estasiando così la serata.

    A.M.: Ci sono state domande del pubblico che ti hanno colpito particolarmente?

    Miriam Sorbo: Non ci sono state domande dal pubblico.

    A.M.: Erano presenti anche i tuoi amici di scuola? Pensi che siano orgogliosi di averti come amica oppure ritieni che questo possa in qualche modo intimorire?

    Miriam Sorbo: I miei compagni di scuola non erano presenti perché non li avevo invitati credo che siano orgogliosi di me.

    A.M.: Hai anche altre presentazioni de “L’alba dei Vincenti” in programma? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Miriam Sorbo: Penso che farò anche qualche presentazione nel mio paese nativo (Casapulla, CE ) purtroppo non posso dirvi niente perché é tutto abbozzato l’unica cosa che posso dirvi è che questo piccolo comune comprerà una parte dei miei libri .

    Recensione de “L’alba dei Vincenti”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/04/28/l%E2%80%99alba-dei-vincenti-di-miriam-sorbo-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • In_comprensione di Francesca Candida, Rupe Mutevole Edizioni, 2011

    Ho ricercato il vero,/ tanti sono spariti,/ ho ucciso molti serpenti velenosi./ Strappato erbacce/ pungendomi le dita./ Ora sorrido quieta/ senza più falsi amici,/ senza sentirmi estranea/ in una terra oscura./ Io volo tra le stelle/ che indicano la via./ Posso sognare libera/ l’amore che vorrei,/ amore puro, rosso di passione,/ ma non venisse mai/ io non avrò rimpianto,/ tra i volti cari io non sono più sola.” – “Libera canto”

    Il senso di solitudine, la lotta contro questa. In “Libera canto” ritroviamo un amore verso la vita e la verità davvero notevole, con una guerra l’io narrante è riuscito ad allontanare i nemici – gli amici falsi – presenti nella sua vita, un’eliminazione diretta per poter vivere in una realtà nella quale sperare e trascorrere le giornate senza alcun rimpianto.

    In_comprensione”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è una silloge poetica composta da 57 liriche, prefazione a cura della curatrice della collana, Silvia Denti; la raccolta è dedicata al figlio dell’autrice Edoardo. Francesca Candida è un buon esempio di intimismo che dialoga con l’esterno con infinita comprensione, è una battaglia costante che l’autrice porta avanti innanzitutto per il suo benessere poetico ed in secondo luogo per la sua vita. Una poesia vivace ed ombrosa allo stesso tempo, i versi brevi raggiungono l’ellitticità del pensiero trascinando il lettore nel mondo di Candida.

    Inferni, deliri, solitudine, silenzi, ghiacci, psicoterapie, oblio, neve, scalini, lettere, ed ancora fotografie, leggi, albe, segreti, dolori sono i temi approfonditi dall’autrice seguendo sempre la prima persona come se ella stessa stesse parlando alla propria mente, così da avvicinare l’esterno in una scelta di caratterizzazione di esso. Non mai accettare il presente senza dover espandere il proprio ragionamento sulle cause, sulle azioni, sui momenti.

    Di nuovo sola con la mia pagaja/ remo diretta a sud/ sul fiume silenzioso,/ le stelle si specchiano nell’acqua/ celeste in questa notte nera./ Fuggo da un sogno,/ la valigia è piena/ di realtà vissute e pesa./ Seguendo la corrente/ remo decisa e fiera,/ le lacrime mi fanno compagnia,/ remo pensando a questa giungla oscura/ che mi circonda gentile e silenziosa,/ remo sicura, il vento è dalla mia,/ cercherò il mare/ tra rapide e cascate.” – “Il mio fiume”

    Il mistero del viaggio raccontato con estrema lucidità, la solitudine del muoversi alla ricerca di qualcosa che riesca a portare il cambiamento. L’io narrante, con la sua valigia piena di ricordi, rema sopra la sua pagaja con fare deciso, è doloroso abbandonare il già vissuto ma è ancora più doloroso prendere una decisione e trovare una via d’uscita.

    Che le mie labbra restino serrate,/ che la nebbia si alzi/ e trovi la strada,/ che un canto ovatti/ voci incomprensibili,/ che si spezzino le catene/ e io possa andare,/ che riesca finalmente/ a dire addio/ al sogno vano/ di essere compresa./ Un unico rimpianto,/ quelle tele/ che erano luce/ e che ho amato tanto.”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Una clessidra di grazia di Meth Sambiase, Rupe Mutevole Edizioni, 2011

    Nuda, non ci sono maschere,/ assi bucate, veli da indossare./ Ha lo spray che luccica/ d’oro e di gommalacca sui muri,/ riso nelle asole degli anfibi,/ (Hai tentato di soffocarmi/ nella veglia mattutina/ ti ho aperto gli occhi/ e i tuoi incubi sono spariti)/ Ad ogni respiro pieno/ è la luce dell’aria che entra/ le mani che si uniscono in preghiera/ la pietà di un ago calamitato/ che segna il Nord dei Meridioni./ […]” – “La mia ultima dea”

    Ogni verso una sentenza, ogni sentenza una verità. Un versificare che gioca con il puro, con il sentire la comunicazione eterea. La forza della lirica “La mia ultima dea” è schietta, la nudità iniziale riprende la sincerità dell’intenzione di portare avanti un pensiero maturo ed uno stile accorpato e tagliente.

    Una clessidra di grazia”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Sopralerighe” è l’ultima fatica di Meth Sambiase, nome d’arte per Simonetta Sambiase. L’autrice è molto attiva nel campo letterario, infatti, si muove tra la poesia, la musica e le riviste settimanali. Ha pubblicato in alcune antologie poetiche ed ha curato anche un ebook per la Rei Edizioni. “Una clessidra di grazia” consta di un’introduzione da parte dell’editore Cristina Del Torchio e della silloge di circa quaranta di poesie. La collana editoriale “Sopralerighe” è curata da Gioia Lomasti. Per la realizzazione della raccolta poetica si ringrazia Marcello Lombardo e per l’immagine di copertina Sandra Dello Iacono.

    L’autrice è particolarmente attenta alla forma ed al significato, questo lo si nota facilmente anche dalla scelta dei titoli, citiamo per esemplificare: “Involuzione”, “Stalking”, “Confessione in legno profumato”, “Jaguar verde inglese”, “Il fumo vuoto”, “La vita in mezzo allo specchio”. Le liriche sono in prima persona e l’io narrante esplica il suo pensiero ed il suo atteggiamento verso la vita, senza però cadere nell’intimismo esasperato, è un io che cerca confronto e allievi, è un io che sorride mestamente ai versi.

    Ho smesso di mangiare,/ da stasera camperò d’aria:/ non sarà poi così male/ ingoiare le piccole particelle di luce colorata./ Non si daranno vinte per me/ le ampollose e perfette viscere/ né la reticente epidermide/ né le intrecciate ossa,/ ma io ho già deciso,/ e ho preso la strada dei monti,/ dove almeno il fiato e i colori saranno contenti/ del nitore dell’ossigeno,/ del soffio delle nuvole./ […] ” – “Camperò d’aria”

    Ironia ed arguzia. La cura nella ricerca delle parole denota l’erudizione della poesia ma al servizio della modernità. Meth Sambiase incarna il suo tempo, incarna una presenza poetica di minuziosa fattura corollata dalla proprietà di comprensione da parte del lettore.

    Se proprio dovrò consumarmi/ affilerò le mie scarpe da ballo/ e il tempo si ridurrà ad un solo battito./ Sarà difficile non scivolare/ nelle pulsazioni cattive/ dei ricordi felici/ tra i bisbigli/ delle cellule che si sfilacciano/ e i resti del crollo del cuore./ […] ” – “Pensieri neri”

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Senza rete di Stefania Giovando ed Anna Luciani, Rupe Mutevole Edizioni

    Si sentivano belle, quella sera, ognuna a modo suo. Irene indossava un abito blu notte, che ne ammorbidiva le curve prosperose e le lasciava scoperto il décolleté ancora tonico e pieno. Alba aveva osato sbilanciarsi con un vestito rosso, che creava un bel contrasto con i capelli e gli occhi scuri. Milady aveva scelto l’azzurro chiaro, come i suoi occhi, che erano sottolineati ed esaltati dal colore.”

    Cinque donne a Venezia, cinque donne che hanno scelto questa incantevole città lagunare per incontrarsi. Irene, Alba, Venus, Milady ed Eliana si conoscono via chat, ogni giorno si raccontano e trascorrono qualche ora creando un personaggio per evadere dalla realtà, ma in tutto questo si sono cimentate delle amicizie e dei sentimenti. L’uscita di una sera per divertirsi e per mostrarsi al pubblico come regine, come vincenti di una situazione anomala.

    Senza rete”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è un romanzo scritto a quattro mani da Stefania Giovando ed Anna Luciani. Le due autrici si sono cimentate in un’esperienza letteraria di comparazione della chat con la realtà, infatti, il romanzo racconta dei rapporti umani tramite lo schermo e la scrittura digitale. Protagonisti un gruppo di persone di tutta Italia che per diversi motivi si è ritrovato a cercare svago nella chat. L’idea dell’incontrarsi tutti insieme in una città nasce dalla curiosità di capire se, anche in una situazione di realtà fisica, le loro simpatie possano mostrarsi senza alcuna difficoltà.

    Ogni personaggio de “Senza rete” è ben sviluppato, gli atteggiamenti della chat sono comparati a quelli della realtà. Si ha l’impressione di appartenere al gruppo in quanto la prosa è ripresa di pari passo dalle conversazioni chat, e questo è un punto di forza del romanzo in quanto oggi la scrittura digitale è riuscita a sottomettere l’oralità. Il linguaggio, quindi, diviene l’oggetto stesso del romanzo.

    ’Professore – aveva detto la ragazza con fare ammiccante – cosa ne pensa del mondo delle chat?’

    ‘È un lungo discorso, ma posso solo dire che bella comunicazione a distanza sentimenti, emozioni, aspettative, sono amplificate al massimo. È questo il pericolo del mondo virtuale.’

    Si era alzato per congedarsi dai suoi studenti, ma la ragazza lo aveva apostrofato ancora: ‘Professore, allora non ci si può innamorare attraverso la chat?’”

    Il professore, Max, aveva iniziato anche un po’ per noia un gioco d’amore con Lucia. I due nel canale chat si stuzzicavano a vicenda sino a manipolare la loro vita in funzione della chat. Entrambi con una vita matrimoniale ed entrambi insoddisfatti. Da un gioco pseudo innocente alla nascita di un sentimento forte.

    L’orchestra attaccò un tango. Lui si alzò e lentamente, senza fretta, si diresse verso la donna fasciata nel lungo, morbido abito nero, che le lasciava scoperte le spalle, mettendo in evidenza l’attaccatura dorata del seno e aprendosi in uno spacco sulla gonna, che scopriva la gamba tornita e affusolata.

    Stefania Giovando (La Spezia), laureata in Lettere Classiche, scrive testi teatrali, racconti, romanzi, saggi, per i quali ha vinto numerosi premi. Ha tenuto corsi di scrittura narrativa e partecipato come relatrice a convegni nazionali ed internazionali di Letteratura e Arteterapia. È membro dell’Istituto Italiano di Cultura.

    Anna Luciani (Napoli), laureata in Teologia, è docente di scuola media e membro dell’Istituto Italiano di Cultura. Si interessa di Letteratura, Teatro, informatica e multimedialità. Ha svolto il ruolo di webmaster del sito della Scuola nella quale insegna. Scrive racconti, romanzi, testi teatrali, per i quali ha vinto diversi premi.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Valeria Lacarra ed al suo Il resto del Mondo, Rupe Mutevole Edizioni

    Se non riesco a calmarmi mentre cado/ mi aggrappo alle barriere del vento,/ Se mi offusca il respiro non posso/ bagnarmi./ Queste lacrime hanno atteso troppo a lungo./ Io ti ho aspettato troppo a lungo./ Sto cadendo, aiutami,/ il vento non aspetta.” – “Aspetto”

    “Il resto del Mondo”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è la prima fatica letteraria della promettente Valeria Lacarra. “Il resto del Mondo” è una raccolta di poesie e prosa, infatti, comprende una silloge poetica di sedici liriche e due racconti di diversa estensione: “Le destinazioni del vento” ed “Il resto del Mondo”.

    Una scelta ponderata ed interessante che permette di scoprire l’autrice in due diverse forme.

    Valeria è stata molto disponibile nel rispondere a qualche domanda sulla sua pubblicazione e sulla sua passione. Buona lettura!

    A.M.: Sei giovanissima. Quando hai capito della tua passione per la letteratura?

    Valeria Lacarra: Fin da quando ero piccola divoravo qualsiasi libro che trovavo in casa, leggere mi ha dato la possibilità di imparare ad immaginare, diventavo sempre un’appendice di quello che leggevo. Quando sono cresciuta ho capito che se ero io stessa a scrivere quello che immaginavo, era ancora più divertente. Così è iniziata la mia passione per la scrittura e così continua quella per la letteratura.

    A.M.: Dovendo scegliere tra il verso e la prosa in che cosa ti cimenteresti per tutta la vita?

    Valeria Lacarra: Le poesie per me sono come urli, le scrivo di getto, nei momenti più disparati. Per quanto riguarda la prosa invece è più studiata ed il bello della prosa è che si racconta un pezzo di vita.
    Nei racconti comunque è stato inevitabile per me metterci anche un po’ di poesia. La poesia è dappertutto quindi non penso riuscirei a rinunciare ad una delle due.

    A.M.: Quale tra le poesie pubblicate in “Il resto del mondo” ti è più cara?

    Valeria Lacarra: Sicuramente quella che dà il titolo alla raccolta: “Il resto del mondo”. L’ho scritta in un momento particolare per raccontare un’emozione particolare, ci tengo molto.



    A.M.: I due racconti hanno qualcosa di autobiografico o di ripreso dalla realtà?

    Valeria Lacarra: Il primo racconto: “Le destinazioni del vento” è una sorta di esercizio stilistico, un’istantanea, un lampo di vita. Due vite apparentemente distanti si trovano. A unirli il vento, il destino o semplicemente la loro volontà inconscia. Non c’è nulla di autobiografico a parte la città di Parigi, i suoi profumi e le sue suggestioni, è una città che conosco molto bene ed a cui sono molto legata.
    Per quanto riguarda “Il resto del mondo”, i personaggi sono molto autobiografici, Iris la protagonista ha molto di me ed anche qui nella parte riguardante Roma c’è molto della mia esperienza in questa città che è ha un immenso patrimonio di ispirazioni.
    In conclusione quasi tutto quello che ho scritto è in qualche modo autobiografico perché io sono quasi sempre quello che scrivo.

    A.M.: Hai un autore guida a cui pensi quando scrivi?

    Valeria Lacarra: In realtà ogni volta che scrivo m’influenza l’autore che sto leggendo al momento ma in linea di massima non ho nessun autore guida, solo tante suggestioni diverse.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Valeria Lacarra: L’ultimo libro che ho letto è “Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh una storia potente ed originale, un caso editoriale che consiglio vivamente.


    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Valeria Lacarra: Mi sono trovata molto bene con questa casa editrice, mi ha accompagnato nella stesura e pubblicazione del mio libro con pazienza e dedizione, la consiglio certamente!

    A.M.: Hai in programma qualche presentazione del libro? Puoi anticiparci qualcosa?

    Valeria Lacarra: Dopo una prima presentazione del libro, un mesetto fa, non ho in progetto altre presentazioni ma spero che questa bellissima esperienza editoriale possa continuare.

    Buona fortuna Valeria, metticela tutta!

    Vi lascio il link diretto di una recensione de “Il resto del Mondo”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/06/10/il-resto-del-mondo-di-valeria-lacarra-rupe-mutevole-edizioni-2011/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Il sogno di Sonia Lamonaca, Rupe Mutevole Edizioni, 2011

    Spezzo il dolcetto e rimango impressionato per il bigliettino che vi è all’interno:

    ‘Il coraggio è la paura trattenuta un minuto più a lungo.’

    Non ho mai sentito un aforisma più vero di questo. Posso trattenere la mia paura. Posso provarci. Posso farcela. Sento l’adrenalina attraversarmi il corpo. È il momento di fare un enorme passo avanti.”

    Qualche volta il consiglio migliore sul come agire se si è confusi arriva inaspettato, non da un amico o da un familiare, ma dal biglietto all’interno di un dolcetto di Natale contenente un aforisma. Ed è proprio così che Christian realizza che deve trattenere questa forte paura che ha dentro per fare la scelta giusta, una scelta protratta per mesi senza riuscire a smuovere la situazione per troppa paura di prendere una decisione.

    Il sogno”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è un racconto di vita, d’amore, di scelte. Il libro consta di 76 pagine suddivise in prefazione della curatrice della collana, Silvia Denti, ed otto capitoli di diversa estensione.

    L’autrice, Sonia Lamonaca, pennella le vite ed i sentimenti dei due protagonisti, Nicole e Christian, con i loro dubbi ed errori da ventenni. Una bella storia d’amore che inizia ad avere problemi, Nicole ancora molto innamorata opera una lotta contro il tempo e contro l’autostima di se stessa riuscendo a mettere al primo posto la sua relazione con Christian.

    Ma il sacrificio di mesi non ha scongiurato la rottura, una rottura particolare senza ombra di dubbio, dopo aver lottato tanto una sconfitta che eticamente Nicole non ha superato.

    “Il sogno” saltella tra il presente ed il passato, sono numerosi i flash back della relazione. L’utilizzo del ricordo passato è necessario per sostenere una conversazione anche con il lettore, in quanto la direzione di opinione sulla faccenda è maggiormente esplicata.

    La strada è silenziosa, illuminata in maniera discreta dalle luci natalizie. Il vento freddo e le vie semi-buie mi riportano involontariamente al sogno di questo pomeriggio. A quell’istante di ricordi…alla sensazione di smarrimento che avevo provato mille volte, in quell’incubo ricorrente, quando non riuscivo a trovare lui…

    Forse avrei dovuto abituarmi.”

    Una Nicole ancora sconvolta dalla perdita, una Nicole che ancora non riesce a dormire perché la sua mente è infestata da ricordi che si trasformano in incubi, in grosse paure.

    La storia di una ragazza e della sua dolorosa esperienza con l’amore, del suo conflitto, del suo terrore di vivere senza la persona che aveva sentito “sua”.

    La storia di un ragazzo insicuro che vede se stesso ancora giovane ma fortemente innamorato, dubbi che sorgono dal nulla ed il rovinare una relazione a causa della paura.

    Un impulso insistente mi aveva condotto lì, e guardando la distesa di campi non potevo che pensare altro che a Niki, a quanto avesse ragione, a come le cose erano cambiate, a come non sapessi darmi un perché. Non capivo neppure cosa mi aveva spinto a litigare con lei in quel modo, l’ultima volta…

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    Alessia Mocci

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  • Il resto del mondo di Valeria Lacarra, Rupe Mutevole Edizioni, 2011

    Notte./ stelle appiccicate nell’aria,/ ombre immobili per strada,/ lampioni morti,/ macchine ferme,/ cancelli chiusi,/ semafori gialli,/ Notte./ Di giardini scuri,/ profumati d’erba/ di una mezza luna padrona del cielo,/ di odore di gomme bruciate sull’asfalto/ e di oscurità./ Notte di baci nascosti o svelati,/ di mani che si cercano,/ di sorrisi larghi,/ di cornetti caldi,/ di traffico, di note lontane,/ di luci psichedeliche e fumo./ Notti diverse ma uguali,/ notti morte o resuscitate,/ notti solo notti,/ di stelle arrotolate,/ di giardini scuri e di sorrisi./ Notte solo notte, che fa nascere il nuovo giorno” – “Notte”

    Lampioni morti, macchine ferme, cancelli chiusi. Una notte che vede l’oscurità trionfare con i suoi giardini scuri e l’odore di bruciato nell’asfalto, una notte che si ripete con le sue figure retoriche, con la sua luna alta in cielo e con gli innamorati che sono grati per quelle ore di distacco dalla luce.

    Il resto del mondo”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta mista ovvero presenta una silloge di sedici poesie e due racconti di diversa estensione, “Le destinazioni del vento” e “Il resto del mondo” che da il titolo al libro. L’autrice, Valeria Lacarra, si è cimentata nel verso e nella prosa in una pubblicazione che vede protagonista l’amore e le sue forme mature ed adolescenziali durante la vita. E mentre il verso si piega sull’intimismo troviamo, nei due racconti, l’interesse verso l’altro e la sua comprensione, le sue scelte alcune volte istintive e passionali.

    Ambientazioni italiane e straniere per i due racconti. “Le destinazioni del vento” mostrano una Parigi melanconica nella quale Juliette è immersa nel passato e nel doloroso ricordo della morte del padre. “Il resto del mondo” racconta l’amore giovane, quello ancora inesperto, doloroso e sorridente, quello che si dimentica presto per rinascere più forte di prima. Protagonisti Alex, Iris, Luca, Laila ed Ari, tradimenti ed errori che portano la felicità e la maturità sognata.

    Le sue parole mi sorpresero perché con le persone che mi conoscono sono bravissima a mascherare me stessa e anche quando voglio non riesco mai a farmi capire, a parlare con gli occhi a tramutare in parole i miei pensieri che così rimangono intrappolati in testa in una rete fatta di paura ed orgoglio

    Iris, il personaggio dall’intelletto misterioso, riesce a sbalordirsi dell’intuito di Alex, ragazzo che aveva sempre sottovalutato. Alex riesce a leggere la sua anima attraverso gli occhi perché come lei ha un estro artistico che riesce a rendere maggiormente sottile il distacco tra le parole ed i gesti. Da sottolineare la struttura del racconto che vede per ogni personaggio un paragrafo anticipato da una citazione (da Rimbaud a Hikmet, dai Green Day a Gianna Nannini, da Luca Lucini al film Juno) che descrive il punto di vista di ognuno dei ragazzi.

    Esce dal bar con la busta in mano e inizia a guardarsi intorno e non trova né me né la macchina, intanto io guardo divertito la scena. Lei però non sembra capire lo scherzo, molla la busta a terra e sembra davvero spaventata, quando scoppia in un pianto sommesso decido di interrompere lo scherzo.”

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