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  • Le novità editoriali di giugno 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Giugno 2014

    “American Dream” di Simone Mazzola

    Se come il sottoscritto siete nati ad inizio degli anni ’70 è probabile che il primo colpo di fulmine con la pallacanestro NBA sia arrivato attraverso le mitiche partite della domenica mattina in programma su Italia 1.

    Tra aneddoti esilaranti e “Mamma butta la pasta”, l’allora coach Dan Peterson impazzava al commento raccontando le gesta dei fenomeni d’oltreoceano. Ricordo ancora lo stupore quando per la prima volta vidi Larry Bird: “Ma come? Il mitico numero 33 dei Celtics di cui tutti parlano è quel signore bianco con baffetti e fisico da ragioniere? Dai su non scherziamo”.

    A non scherzare in realtà era lui, che con la palla ci sapeva fare alla grande. Con Magic, Jabbar, Erving, Isiah, Michael e tutti gli altri, mi catapultò in un mondo nel quale tutt’oggi sono intrappolato. Mai potevo immaginare che un giorno dietro a quel microfono ci sarei stato anche io.

    “Cercami in una poesia” di Maria Elena Minciullo

    …Briciole di versi del “non è tutto, ma sempre una briciola di niente che si sgretola tra le mani e lascia il sapore aspro della sconfitta; poi nulla, solo il nulla.” Poesia che non fa sconti agli eroi del male, poesia che cade come humus nella terra per nutrire erbe e radici alberi e foglie, frutti di vita senza più male, senza amarezze e rimpianti.

    Poetessa per non morire, Poetessa per non soffrire con la certezza di un cammino compiuto nella dimensione del tutto: partirò anch’io per lidi lontani sicura di aver assolto il mio karma, sicura di aver sparso l’amore come petali di rose e acqua di fonte a dissetare anime malate, spargerò i semi delle mie rime per consolare occhi che non sanno piangere più, per ridare un sorriso a chi odia, a chi vuole scommettere ancora in una speranza di vita.

    “L’uomo che fuggiva per restare” di Emanuele Paceschi

    “Echi di febbraio” di Emanuele Paceschi, raffigura l’incessante cavalcata di un sentimento mai domo, spesso soffiato in un battito di ciglia o da labbra che si baciano in un sussulto melanconico, ad armeggiare senza tregua i moti dell’anima, accompagnati ad ogni passo, ad ogni pensiero, ad ogni sospiro, da paesaggi incantevoli … non a caso intinti dal nostro autore, in un panorama glaciale sposo della nostalgia. Altre volte associati al risuscito virtuale di un amore, altre ancora nella speranza che un raggio di sole schizzi il suo miracolo per riportarsi fino al cuore e scuoterlo, invitarlo a reagire, anche se la sensazione è che l’autore non se ne voglia affatto liberare, e che si trovi a suo agio tra angoscia, inquietudine, speranza e sogno. E non c’è mai banalità, sufficienza, nella narrazione di un viaggio di sensazioni che pulsano dal profondo, per poi ricongiungersi ad una realtà mai scontata quando è il quadrante del proprio ego a sillabare, quando Emanuele veste “rami senza alberi” di quell’anelito divino macchiato dal ricordo struggente, ma offuscato dalle nebbie di cieli tersi, nella consapevolezza di non essere più protetto dal grembo materno.

    “Manuale per non cadere dalle nuvole” di Francesca Mugelli

    “Appena cinque secondi prima della tragedia, ossia molto poco tempo prima di inciampare e cadere giù dal cielo come una pera cotta, Rischio corre a perdifiato sul bordo della piscina nel prato nuvola. Già, perché i draghetti azzurri è lì che abitano. Se ne stanno tutto il giorno sulle nuvole, sulle nuvole mangiano, sulle nuvole dormono e sulle nuvole vanno anche a scuola. Su ognuna si trova una casa. Quella di Rischio è gialla e celeste, un tetto nuvola, tantissime finestre e mille tigli in fiore in giardino. ….”

    “Memories” di Enzo Quaranta

    Io non sono un poeta… Capisco che introdurre una prima silloge affermando di non essere un poeta non sia molto coerente, ma è la verità. Tutto nasce per gioco, circa tre anni fa, quando Anna Maria, la donna della mia vita, trovando una mia poesia scritta a mano e lasciata sulla scrivania mi disse : “Bella, chi è l’autore?”. Le risposi che ero io e se da un lato rimase incredula, dall’altro mi spronò a continuare. Da ragazzo scoprii l’amore per la lettura, lo feci grazie alle mie professoresse di italiano, esigenti e severe, e grazie alla biblioteca comunale del mio paese, dove trascorrevo interi pomeriggi a studiare e leggere, in quel luogo silenzioso e surreale, pieno di libri colmi di polvere che desideravano essere sfogliati. Ho sempre continuato a coltivare questa passione se pur a momenti alterni, ma certo provare a scrivere è un’altra cosa, a maggior ragione a scrivere poesie. Tra l’altro, i miei studi economico-aziendali e la mia attività professionale di verificatore fiscale, hanno molto poco a che fare con la poesia! Comunque ho continuato a scrivere, per caso, quando capitava, quando venivo colto da “ispirazione”, senza tempi e temi certi. Ogni tanto leggevo qualche mia composizione ad Anna Maria che, con estrema oggettività, mi diceva se Enzo Quaranta Memories 8 trasmetteva sentimento o no.

    “Nel cuore della poesia” di Paolo Papagni

    “Nel cuore della poesia” il titolo della silloge di Paolo Papagni già suscita curiosità, banalmente si sarebbe pensato di scrivere: nel cuore “la” poesia, mentre l’autore sceglie l’articolo “della” come forma d immersione personale nella poesia; cosi diviene moto di vita dell’autore, essenza della vita del poeta Paolo Papagni che nonostante la definizione “poeta” gli calzi a pennello ama definirsi “scribacchino del cuore.” Le liriche presenti in questa sua raccolta sono dominate dall’esperienza del poeta, dai ricordi di un vissuto intenso, dai panorami sentimentali affacciati dalle finestre di quei giorni lontani dove l’Italia e le sue genti vivevano assai differentemente dall’oggi, alle soglie dell’adesso dove virtù e vizzi sono sempre più calzanti. La sensibilità dei versi non è però caratterizzata da scansioni ritmiche ma da un verso libero, sincero e concreto quello di un autore che scrive per ricordarci un qualcosa non per stupirci.

    La silloge parla l’intero esistere di Paolo Papagni nell’umiltà della sua persona ma nella grandezza delle sue poesie, frammenti preziosi i suoi versi come fossero confessioni scritte per lasciare al lettore una parte essenziale delle sue conoscenze.

    “Tradotta Giustizia” di Mauro Salvi

    Un viaggio, un qualcosa di banale. Si parte da un punto A per raggiungere un punto B. Semplice. All’apparenza… In realtà lungo il tragitto molte cose possono cambiare, molte fermate intermedie potrebbero scombussolare l’ordine delle cose. Gente che sale, anime che abbandonano il convoglio per andare incontro al loro destino… In tutto questo un ruolo fondamentale l’avrà Pinuccio, il “topo della Tradotta di lusso”, il dispensatore di generi di conforto, colui che allevia la noia dei passeggeri con le sue bevande prelibate e le stuzzicherie che non saziano ma deliziano persino lo stomaco più esigente. I clienti di Pinuccio? Avvocati, magistrati… Tutte persone rispettabilissime, se le giudichiamo dai completi firmati e dai gingilli luminosi che portano ai polsi o al collo… Se scrutassimo la loro anima, forse cambieremmo idea… Come passare il tempo durante il viaggio? Semplice, facendo una bella partita a carte! Chiaramente non a rubamazzo, anche se la posta in gioco, da rubare o vincere con l’inganno, sarà decisamente elevata. La vita, ecco quale sarà il fulcro della partita. Di chi? La vita dei loro clienti, persone accusate di crimini, innocenza da provare o magari già provata. Ma, si sa, tutto può cambiare.

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’e-mail ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia ad: [email protected]

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  • Intervista di Alessia Mocci a Rita Stanzione ed al suo Spazio del sognare liquido

    “[…] Non esisto/ non esisti/ non distinguo più i corpi,/ cremosi impasti/ in sproloqui di spasimi.// Lingue sospinte/ vene incollate/ avvolgono le emozioni/ di umori selvatici. […]” – “Il Grido”

    L’inesistenza dell’Io che avvolge emozioni antiche, un istinto selvaggio che unisce due corpi in un unico umore, suono e grido. Una poetica struggente e melanconica.

    Spazio del sognare liquido” è una silloge poetica edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Heroides”. L’autrice Rita Stanzione celebra l’elemento di vita, l’acqua, e la dimensione onirica, considerando la relazione di creazione che interviene nella mente, immaginata come fiume che scorrendo genera la fantasia.

    La stessa acqua come fonte di vita, è vista fonte d’amore ed eros, la silloge rappresenta un circolo di desideri di completamento fisico e mentale.

    Rita Stanzione è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica. Buona lettura!

    A.M.: “Spazio del sognare liquido”, un titolo che affascina perché spiazzante e non di semplice interpretazione. Che cosa simboleggia il sogno liquido?

    Rita Stanzione: L’acqua è elemento che scorre, è la nostra prima compagna nell’abitacolo materno e fonte di ogni vita; e tutte le sostanze per poterci nutrire hanno bisogno di sciogliersi nell’acqua. Una mia breve poesia scritta di recente chiudeva con questi versi “fiammelle d’amore sui ghiacciai: “è d’acqua/ la vita”.
    Il titolo del libro, che coincide con il titolo di una delle poesie della raccolta, è dato dal fluido che attraversa la mente e “bagna” l’immaginazione, rendendola un divenire creativo. Ecco, vedo come un fiume la fantasia e quindi il sogno-visione che trascina anche il corpo e le sue peculiarità che sono la risultante di percezione e materia insieme. La poesia “Spazio del sognare liquido” è un percorso di ricerca dell’altro in uno spazio di ricordo fluente (un momento in cui con la fantasia il compagno viene posto lì accanto e raccoglie –inconsapevolmente – le sensazioni della donna) e lei stessa è come acqua, scivola nella notte senza una forma.

    A.M.: L’amore e l’eros è una grande tematica della tua silloge. Il tuo scrivere prende ispirazione dalla tua vita reale oppure è pura fantasia?

    Rita Stanzione: Credo che ci sia sempre una parte di sé in ciò che si scrive; a volte traggo i contenuti da miei vissuti, altre volte uso dei filtri personali per raccontare non di me, ma dell’uomo e della donna (amanti e amori, conflitto o idillio, attrazione, inganno, fatalità) in un ricorrente bisogno l’uno dell’altra, vuoi per il desiderio di completarsi, vuoi per vincere la solitudine verso la quale infine veniamo proiettati.

    A.M.: Nella poesia “Addomesticami” palesi un’invocazione amorosa di grande emozione, infatti, l’Io poetico richiede di essere addomesticato. Come senti oggi questi tuoi versi?

    Rita Stanzione: L’invito “addomesticami “, adesso come quando ho scritto questa poesia, deriva da una necessità di appartenenza, per il timore di vagare nella vita come monade o metà non appaiata. Si tratta di un’appartenenza che nulla ha a che vedere con il possesso (quest’ultimo ha una valenza solo come momento di gioco amoroso!), ma è riconoscersi in un contenitore di emozioni adatto al proprio essere, quale può essere l’unione completa con altra persona.

    A.M.: Se ti dico: “E bruciano le nostre membra/ in vorticose scintille/ mai sedate.”, tu rispondi con?

    Rita Stanzione: Rispondo che amare dovrebbe essere una fiamma che mai si spegne. Può piegarsi, affievolirsi, ma quando finiscono le scintille finisce la passione. “Una notte di me e di te” è un episodio: se ha forza, si ripete ancora e ancora.

    A.M.: Qual è la tua formazione letteraria?

    Rita Stanzione: Sono stata trascinata da Gabriel Garcia Marquez: Cent’anni di solitudine è un capolavoro di bellezza che solleva dalla realtà e fa capire che un libro a volte è meglio di un viaggio. Leggevo con avidità Italo Calvino; amavo Nadine Gordimer, Elsa Morante e Marguerite Duras; ero incollata all’inquietudine di Kafka, affascinata da Dostoevskij, sofferente in Tolstoj, incantata da Tolkien. Tra i poeti che prediligevo, mi vengono in mente la Merini, Neruda, Prevért, Baudelaire. Col tempo ho conosciuto meglio e tanto apprezzato altri grandi. Per citarne alcuni: Emily Dickinson, Nazim Hikmet, Ghiannis Ritsos, Ada Negri, Sylvia Plath, Wislawa Szymborska, Marguerite Yourcenar e anche poetesse arabe contemporanee, la cui poesia è raffinatezza e coraggio. Ma l’elenco delle letture continuerebbe ed è sempre in evoluzione.

    A.M.: “Spazio del sognare liquido” è una silloge edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Hai pubblicato altre raccolte poetiche da allora?

    Rita Stanzione: Ho all’attivo altre raccolte di poesie oltre a “Spazio del sognare liquido”, ottenute come risultato di concorsi letterari a cui ho partecipato. Dello stesso anno, il 2012 “L’inchiostro è un fermento di macchie in cerca d’asilo” Libreria Editrice Urso; successivamente “Versi ri-versi” di Carta e Penna editore (novembre 2012), “Per non sentire freddo” ebook di Gds Diffusione Autori (dicembre 2012), “È a chiazze la mia bella stagione” di Libreria Editrice Urso (marzo 2013).

    A.M.: Hai qualche novità che vuoi svelare in anteprima ai nostri lettori?

    Rita Stanzione: Progetti particolari attualmente non ne ho, ma continuo sempre a scrivere -mi piace anche comporre haiku e aforismi- e partecipo a premi letterari, con i quali mi metto alla prova ( è la dimensione di ciò che altri leggono nei miei versi e anche un’ulteriore motivazione per proseguire in questa attività che mi prende molto). Sono stata più volte premiata con buoni riconoscimenti. Ne ricordo alcuni:

    1° posto poesia a tema libero al Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa. L’integrazione culturale per un mondo migliore”, 2011, del Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura in Milano.

    1° posto poesia al Premio “Lo sguardo di Eros” ed.2012

    1° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2013 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia a tema al Premio poesia Sacravita 2010-2011 Firenze

    2° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2011 La Guglia- Agugliano

    Tra i sei finalisti poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2014 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia inedita a tema libero al Concorso Adriano Zunino 2011

    2° posto silloge poesie inedite alla selezione editoriale “Carta e penna” 2012

    2° posto raccolta poesie inedite al Premio internazionale di Poesia e Narrativa “Giovanni Descalzo”

    città di Sestri Levante Edizione 2012

    2° posto al Concorso Nazionale di Poesia “Premio Istrana 2013” XV edizione, sezione Lingua Italiana

    3° posto poesia al Premio Letterario “Spiragli di Poesia” 2012

    3° posto poesia al III Concorso Nazionale “Fame di parole” della S.I.P.S.e.C.

    3° posto al Premio Nazionale di teatro, narrativa e poesia “Citta’ di Mesagne” XI Edizione – Anno 2013 sezione Poesia

    3° posto al Premio Saffo 2013 – II Edizione Per la sezione Gabriele d’Annunzio (Poesia erotica)
    Una mia poesia è stata fra le 6 scelte del concorso di Scripta Volant “San Valenzine 2012”

    Varie volte ho aderito a raccolte di poesie di Autori Vari, perché la poesia va diffusa, sono in pochi a leggerla davvero.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Rita Stanzione: Non hai niente, se di quel niente la bellezza ti sfugge Rita Stanzione

    A.M.: Rita, ti ringrazio anche a nome di tutti i lettori per queste risposte rivelatrici. Aspetto con piacere la tua nuova pubblicazione e ti auguro di amare in questo modo profondo ad aeternum.

    Written by Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/07/01/intervista-di-alessia-mocci-a-rita-stanzione-ed-al-suo-spazio-del-sognare-liquido/

  • Le novità editoriali di maggio 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Maggio 2014

    La cenere del tempo” di Giovanna Fracassi

    Le liriche, grazie ad uno stile devoto alla brevitàs, sono da intendersi come brividi d’emozioni nei quali l’Io sibila verità che a voce alta non riuscirebbe mai a pronunciare. Come una foglia d’autunno, l’autrice è in un limbo, ha la consapevolezza che cadrà ma non sa quando il soffio del vento inaugurerà il suo nuovo viaggio.

    È una solitudine apparsa sin dalla nascita della foglia, l’energia creatrice aveva nascosto nella sua essenza un malinconico agitarsi di passioni e follie, nonché rimembranze di amori mai vissuti e di pulsazioni che non si incontrano nella vita reale.

    Destini in versi” di Nadezhda Georgieva Slavova

    Scorre, in questa silloge poetica, la problematicità del senso e delle dinamiche della vita con la quale ciascun individuo si scontra: da un piano più riflessivo e conoscitivo, legato perlopiù alle oscurità, agli interrogativi, alle paure, alle sofferenze, al dolore, in cui il pensiero si agita e si lacera, si transita a quello più descrittivo-denotativo in cui il soggetto viene colto nel suo rapporto con ciò che lo circonda e con ciò che gli accade nella quotidianità. Da un lato il rapporto con sé e gli altri, dall’altro con gli eventi ed i luoghi. Il primo ambito poggia su un lessico fortemente connotativo entro il quale le scelte poetiche, talvolta, sconfinano nel simbolismo del verso ermetico; inoltre la lingua ha una ricchezza dinamica in virtù dell’analogia che stabilisce una somiglianza a livello concettuale oppure perché le metafore hanno un forte potere comunicativo ed evocativo, essendo i termini che la compongono talora lontani nel campo semantico.

    L’orsacchiotto macchiato di sangue” di Raffaele Balsano

    “… Notai da un lato la sua gioia per l’acquisto in contrasto all’indifferenza della cassiera di turno.

    Non volle che venissi messo nel sacchetto, anche se elegante e riportante la scritta del negozio, ma preferì avere subito un primo affettuoso contatto con me.

    Fece togliere la targhetta riportante il prezzo e mi portò via da lì.

    Non mi sembrava vero, era come se stessi vivendo un bellissimo sogno e non avrei mai voluto svegliarmi.”

    Harmony Haiku” di Mark Drusco

    “Armony Haiku” è la nuova corrente musicale creata da Mark Drusco e nata dalla sua enorme passione per la poesia Haiku e per la sperimentazione musicale. Una sperimentazione che va oltre il confine sovrasensibile per insinuare altre possibilità di espressione che hanno il compito di emanare Bellezza.

    Brevissime storie che si susseguono e che mirano alla completezza armoniosa di melodia e significato. Il compositore e musicista Mark Drusco non ha posto limiti alla sua immaginazione ed il risultato è una piacevole scalata all’emanazione delle energie della Natura.

    Nella piccola pubblicazione inclusa nella confezione del cd viene trattato in un breve saggio il movimento musicale Harmony Haiku.

    Memories” di Enzo Quaranta

    Io non sono un poeta… Capisco che introdurre una prima silloge affermando di non essere un poeta non sia molto coerente, ma è la verità. Tutto nasce per gioco, circa tre anni fa, quando Anna Maria, la donna della mia vita, trovando una mia poesia scritta a mano e lasciata sulla scrivania mi disse : “Bella, chi è l’autore?”. Le risposi che ero io e se da un lato rimase incredula, dall’altro mi spronò a continuare. Da ragazzo scoprii l’amore per la lettura, lo feci grazie alle mie professoresse di italiano, esigenti e severe, e grazie alla biblioteca comunale del mio paese, dove trascorrevo interi pomeriggi a studiare e leggere, in quel luogo silenzioso e surreale, pieno di libri colmi di polvere che desideravano essere sfogliati. Ho sempre continuato a coltivare questa passione se pur a momenti alterni, ma certo provare a scrivere è un’altra cosa, a maggior ragione a scrivere poesie.

    Il sole nascosto” di Sebastiano Girlando

    Nella raccolta, si avvicenderanno tematiche differenti, tutte però legate al senso della vita, alla sua eterna bellezza. Riportandone anche le fasi più dolorose dell’umano vivere, ma trovando sempre un appiglio in quel “Sorriso” custodito in fondo al cuore di ognuno di noi. Versi semplici, spontanei, dal sapore antico delle cose buone.

    Pagine di verità e speranza, dove l’autore nella sua saggezza ci condurrà nel suo mondo interiore, descrivendone il volto dell’ amore, della gioia per la vita, della consapevolezza nella morte, ma soprattutto la sua grande fede, e non per ultimo la sua brillante e malinconica ironia che trapelerà nei suoi pezzi in vernacolo, dove tradizione e cuore si uniranno ancora una volta per regalarci emozioni autentiche, donate da questo Poeta della gente… per la gente.

    Sissi la Barboncina” di Donata Di Girolamo

    Sissi, sporca affamata, denutrita con tre cuccioli da proteggere. Sissi, eroina che si adegua alla strada, ai randagi di ogni specie e che riesce a fare breccia anche nel cuore di Serafino, il cane più “cattivo” dell’ isola di Sant’ Agostino, per alla fine diventarne amica e salvatrice. Sissi che riesce a commuovere una intera comunità anche quelli che l’avevano abbandonata per strada.

    Sissi che diventa esempio per tutti.

    La vicenda è naturalmente molto fantasiosa, è una storia per ragazzi che dovrebbero leggere gli adulti.

    L’amicizia, la solidarietà, il perdono e l’appoggio per chi sta male dovrebbero essere credo per tutti noi.

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’e-mail ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

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  • Intervista di Alessia Mocci a Giovanna Fracassi per la sua nuova silloge La cenere del tempo

    Che t’inquieta/ anima mia,/ che vai/ febbricitante/ di astro in astro.// Che ti affanna/ anima mia,/ che incauta/ t’aggiri/ di selva in selva/ e penetri/ di ombra in ombra.// Che ti flagella/ anima mia,/ che ti esponi/ ai venti/ di tormenta/ e t’avventuri/ fra i flutti/ tumultuosi.// […]” – “Anima mia”

    La prima poesia che incontriamo nella silloge “La cenere del tempo” è “Anima mia”, un’invocazione dell’Io poetico alla propria anima per esortarla a seguire la sua narrazione durante il lungo percorso che si è in procinto di compiere.

    La cenere del tempo” è l’ultima pubblicazione di Giovanna Fracassi, edita nell’aprile 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana Trasfigurazioni. Una silloge che continua le tematiche care all’autrice come la solitudine, la malinconia, il dolore, la separazione, la nostalgia.

    Tematiche che ritroviamo per l’appunto anche nelle due precedenti pubblicazioni di Giovanna: “Arabesques” ed “Opalescenze”. Un Io in eterna ricerca del proprio animo e della comprensione dei propri stadi umorali.

    Giovanna Fracassi è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua nuova silloge. Buona lettura!

    A.M.: “Arabesques”, “Opalescenze” ed ora “La cenere del tempo”. Senti un cambiamento nella tua poetica?

    Giovanna Fracassi: Da quando, dopo un lungo periodo, ho ricominciato, scrivere, per me, è diventata un’esigenza quasi quotidiana. A volte i pensieri che urgono per aver voce sono come un fiume in piena. È pertanto naturale che la mia poetica sia in continua evoluzione. I temi di fondo a me cari sono sostanzialmente i medesimi ma vi è una continua ricerca di approfondimento e di nuove forme espressive. I temi ricorrenti nelle mie poesie sono l’assenza, la nostalgia, la malinconia, il ricordo e lo smarrimento, talvolta la rabbia, Essi sono tutti correlati e costituiscono i riflessi tangibili di quella che è la mia filosofia. La cifra ultima rimane comunque il dolore: il dolore visto non sempre e non solo in modo negativo ma come possibilità dell’esistenza stessa. Nulla può crearsi se non utilizzando ciò che è già distrutto o comunque con un atto di dolore, di separazione (come avviene per esempio nella nascita). Dal dolore e con il dolore si creano nuova vita, nuove esperienze, nuove emozioni, nuove realtà. Al dolore sono connessi la nostalgia per ciò che è passato, per i volti che il tempo si è portato via , la malinconia con tutto il suo struggimento per ciò che più non è né più potrà essere e del quale si sente la mancanza. Ed è l’assenza che permea di sé il dolore; assenza intesa non solo di qualcuno o di qualcosa ma soprattutto di quell’io che è in continua trasformazione, è cangiante e mutevole al punto tale da creare sgomento, inquietudine, ricerca di quel nucleo profondo non solo di se stessi ma della nostra vicenda sulla terra. Infine lo smarrimento, la vertigine di sgomento che si provano di fronte alla consapevolezza dell’ ineludibilità del proprio trascolorare in un tempo delimitato e il senso di rabbia impotente per tutte le esperienze, le emozioni, le occasioni che non si potranno vivere, cogliere. Ecco allora che una vita non basta, ecco allora il grido disperato e la strenua difesa di una speranza: che tempo e spazio siano dimensioni inconsistenti che si possa e si debba giocarsi ancora e ancora. In tempi e spazi che non si rammentano e non si conoscono ma che esistono e che consentono anche di ritrovare, di intercettare quelle anime, quegli spiriti che tanto si amano. Da questo scaturisce il sentimento della solitudine, la solitudine esistenziale, connaturata alla stessa vita, solitudine che si apre all’empatia verso l’altro vissuto come temporaneo compagno di viaggio, per un breve o lungo tratto della propria storia e al quale si può donare la propria partecipazione e dal quale si può ricevere altrettanto ben sapendo però l’estrema provvisorietà di ogni incontro, di ogni rapporto. Per concludere, dolore nella sua accezione più ampia per me coincide, in massima parte , con l’idea del nulla. Quel nulla dal quale proveniamo e al quale torniamo (e qui naturalmente esulo da qualsiasi discorso religioso), un nulla però che ha in sé le infinite possibilità dell’esistenza, delle esperienze di vita, degli incontri, delle emozioni e dei sentimenti. Un nulla che ci circonda e ci rende portatori di significato e di fronte al quale proviamo un forte senso di smarrimento: perché sapere di potersi giocare la propria vita è una consapevolezza che sa, essa pure, di vertigine. Il nostro viaggio è un camminare sul precipizio del nulla, ma finché ci siamo noi, non c’è il nulla ma il significato. Ancora v’è dolore nel ricordare non solo persone a noi care che si sono allontanate o che non ci sono più ma anche nel pensare a quel nostro tempo vissuto nei luoghi dell’infanzia: malinconia, struggimento, nostalgia per un giardino, per una casa, o una stanza, ma anche per le voci, i volti, le attività, i giochi. Ovvero per quella parte di noi che non c’è più, s’è allontanata in quel nulla, in quel tempo che non può più ritornare; per quel noi stessi che non siamo più. Il cerchio così si chiude: è con il dolore che emergo dal nulla, è il dolore che accompagna ogni fase della vita, è con il dolore che al nulla ritorno. Nelle mie poesie vi sono parole che tornano spesso: tempo, spazio, assenza, anima. Anima perché tutto: pensieri, riflessioni, emozioni, sentimenti; si genera e vive in questo concetto di cui mi servo per indicare la mia interiorità, quel “luogo” appunto dove il tempo non ha più significato e l’ieri, l’oggi e il domani sono categorie superate nella speranza che tutto possa ritornare che niente sia davvero perso per sempre e che di ciascuno di noi rimanga sempre qualcosa.

    A.M.: La copertina della tua nuova silloge è una tua fotografia, ci racconti qualcosa su quella casa innevata che domina il paesaggio?

    Giovanna Fracassi: Ho scattato la foto della copertina parecchi anni fa: si tratta della mia casa natale. Non vi abito più da molto tempo ma vi ho trascorso gran parte della mia vita e tutti gli avvenimenti importanti della mia esistenza sono stati vissuti in quelle stanze. Molte delle mie poesie hanno come sfondo e riferimento proprio questa casa e il grande giardino dove sono cresciuta. Il breve componimento, posto in apertura della silloge, “Dimora” è riferito ad essa.

    A.M.: Il concetto di tempo ha da sempre affascinato il versificare dei poeti, qual è il tuo rapporto con il tempo?

    Giovanna Fracassi: Il tempo è, per me, il respiro della vita. Senza questo concetto non potremmo collocare i ricordi, agire nel presente, proiettarci nel futuro. Esso ha una duplice valenza: quella soggettiva, il mio tempo, la mia storia; e quello oggettiva, la storia universale, il tempo condiviso, quello degli altri. Io scrivo del tempo soggettivo interpretato secondo la mia poetica e declinato alla luce delle mie esperienze.

    A.M.: Qual è il tuo rapporto con la notte?

    Giovanna Fracassi: Molti sono i momenti della giornata che mi affascinano: l’alba, il tramonto e la notte. Questa è cesura di un dì dall’altro, il momento sospeso in cui tutto è stato e tutto deve ancora essere. In questo senso è un mistero nel quale mi piace sprofondare per entrare in contatto con la mia parte più autentica, e ascoltare il sedimentarsi delle riflessioni e delle emozioni che durante il giorno, nelle attività frenetiche, faticano ad emergere. Nella notte i sensi si aprono e suoni, profumi, immagini portano l’infinito dentro di me ed il contatto con l’universo e l’eternità si fa più intimo e più intenso

    A.M.: Ci sono degli autori contemporanei che leggi e stimi? Ci consigli qualche nome?

    Giovanna Fracassi: Premetto: preferisco leggere autori classici. Tra i moderni apprezzo Salinas, Neruda, Quasimodo, Saba.

    A.M.: Tre raccolte poetiche pubblicate con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Che rapporto hai con l’editrice ed i suoi collaboratori?

    Giovanna Fracassi: Con la casa Editrice Rupe Mutevole e con i suoi collaboratori i rapporti sono ottimi, come dimostra il fatto che sono giunta ben alla terza pubblicazione singola più una partecipazione ad una antologia. In particolare apprezzo, oltre all’ indiscussa professionalità, la volontà di conoscere i propri autori e di mantenere una buona comunicazione improntata alla trasparenza, alla sincerità ed ad una collaborazione proficua. Si stabiliscono in questo modo rapporti di stima e di fiducia reciproci.

    A.M.: Nella lirica “Il vecchio” scrivi: “Gli occhi cerulei/ del vecchio/ si spalancano sorpresi/ increduli:/ che mai porterà il futuro?//[…]”, ed a fine intervista ti chiedo: che cosa ti aspetti da questa nuova pubblicazione?

    Giovanna Fracassi: Ho scritto questa lirica dopo aver ammirato, all’interno di una mostra d’arte, il ritratto di un uomo anziano. Gli occhi vivaci e lo sguardo intenso mi hanno fatto pensare alla curiosità ed al desiderio di conoscenza che possono essere presenti anche in chi sa che il tempo non gli basterà per soddisfarli. Ritorno al concetto del tempo. Infatti ho deciso di pubblicare, ogni qualvolta ho una silloge pronta, al più presto, proprio perché mi sento in gara con il trascorrere veloce della mia vita. Desidero, pertanto, che rimanga traccia del mio pensiero e che a qualcuno possa giungere la mia voce.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Giovanna Fracassi: Sono due le citazioni con le quali mi piace salutarvi. Entrambe sono per me significative perché in ciascuna riverbera qualche elemento del mio poetare.

    A cosa servono i versi se non a quella notte/ in cui un pugnale amaro ci esplora, a quel giorno,/ a quel crepuscolo, a quel cantuccio offeso/ dove il cuore stremato dell’uomo si prepara a morire?” – Pablo Neruda

    Se poetando io potessi penetrare nel mio petto, afferrare il mio pensiero e con le mani deporlo nel tuo, senz’altre aggiunte: allora, per confessare la verità, sarebbe esaudita tutta l’esigenza della mia anima.” – Heinrich von Kleist

    A.M.: Giovanna, spero vivamente che il tuo poetare abbia aperto le porte del pensiero, come suggerisce la citazione che hai scelto. Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

    Written by Alessia Mocci

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  • Intervista all’editrice Cristina Del Torchio: Rupe Mutevole Edizioni ed i suoi 10 anni di attività editoriale

    La casa editrice Rupe Mutevole Edizioni è nata nel gennaio 2004 grazie ad un’idea di Cristina Del Torchio, l’editrice. Sono dunque trascorsi ben dieci anni da quando l’editrice ha intrapreso la via delle le prime pubblicazioni.

    Dieci anni di incessante produzione letteraria e di notevole crescita esponenziale.

    In principio, Rupe Mutevole si dedica ai testi di Haria, autrice dalla profonda saggezza femminile, votata alla comprensione della Natura e delle sue Energie. I libri di Haria avranno un discreto successo e Rupe Mutevole inizia a spaziare con nuove collane e nuove proposte artistiche.

    Attualmente sono ben diciotto le collane editoriali attive, e sono così denominate: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    La casa editrice è stata sempre molto attenta alla letteratura ma anche alle altre forme artistiche per una sorta di comparazione armoniosa che contraddistingue il pensiero degli autori e dell’editrice. Troviamo, dunque, anche una selezione di interessanti film sperimentali e di melodie; recente la creazione di “Supernal Armony”, la collana che presenta la nuova corrente musicale Armony Haiku ad opera di Mark Drusco.

    Cristina Del Torchio è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune curiosità sulla casa editrice e sul suo immediato futuro. Buona lettura!

    A.M.: Rupe Mutevole Edizioni nasce nel 2004, da allora sono trascorsi dieci anni di importanti traguardi. Ci vuoi raccontare com’è nata l’idea di aprire una casa editrice?

    Cristina Del Torchio: Dieci anni di traguardi, sì. Eppure oggi mi sento come allora, con lo stesso entusiasmo, la stessa determinatezza, lo stesso impeto, lo stesso coraggio. Ce ne voleva molto di coraggio per fondare una casa editrice, dare libertà a una visione e renderla una realtà. Una mattina, appena dopo l’alba, passeggiavo lungo un sentiero fra i castagni. Alzai lo sguardo sulla splendida montagna che si erge solitaria fra il monte Penna e il Tomarlo e la vidi avvolta da una luce rosata. Mi fermai ad ammirarla, e in pochi minuti passò dal rosato all’arancione e poi al giallo, quando il sole fu più alto. Rupe Mutevole: ecco il nome che avrei dato alla mia casa editrice. Il lavoro editoriale non era nuovo per me: fra il 1998 e il 2000 fui l’editrice di The Literary Magazine, una rivista letteraria internazionale che per il suo taglio grafico e le scelte editoriali aveva avuto molti apprezzamenti in Italia e all’estero. Pubblicavo opere brevi di autori da ogni parte del mondo, con testo in lingua originale a fronte. Perciò conoscevo molto bene il mercato editoriale e le complesse attività correlate; con Rupe Mutevole non potevo che migliorare, così mi lanciai nell’impresa. Quasi subito conobbi Haria, una giovane donna che aveva scelto la Via della Bellezza in mezzo alla Natura. Si rivelò una straordinaria scrittrice, unica nel suo genere letterario-filosofico e in pochi anni Rupe Mutevole pubblicò dieci manoscritti di Haria. I suoi libri, che rivelavano un mondo magico ma accessibile e reale e un possibile stile di vita ‘oltre il confine’ di questa civiltà caotica, ebbero subito fortuna e le ottime vendite mi permisero di investire in altri progetti editoriali. Haria è rimasta fedele al suo cammino di consapevolezza e anche Rupe Mutevole è rimasta fedele al progetto originario di pubblicare letteratura ‘di confine’, benché in pochi anni il catalogo si sia arricchito di altre collane.

    A.M.: Le bellissime montagne di Bedonia, una location da mozzare il fiato. Pensi che l’estro creativo della casa editrice si sia sviluppato anche grazie allo stretto contatto con la Natura?

    Cristina Del Torchio: Naturalmente. Vivere in mezzo alla Natura non solo è un scelta di vita giusta, ma è anche una necessità professionale per me, perché la pace e la spinta creativa che si ottengono sono impagabili. E poi i ritmi molto serrati e la complessità del lavoro editoriale sono perfettamente sostenibili vivendo in un paesaggio naturale, libero dalla frenesia urbana.

    A.M.: Quante e quali sono oggi le collane editoriali presenti?

    Cristina Del Torchio: Il catalogo di Rupe Mutevole si è sempre più arricchito di nuove collane editoriali che vogliono dare voce a sensibilità artistiche e letterarie. Vorrei ricordare le prime nate, “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Poesia”, “Rivelazioni”, “Oltre il confine”, ma uno sguardo al nuovo con Scritti in scena per testi teatrali, Essenze per raccogliere in armonie antologiche letterarie l’essenzialità di una frase, di una fiaba o di un piccolo racconto con nuova grafica e carte colorate, con un’attenzione particolare ai nuovi formati editoriali, creati e studiati per far vivere la pubblicazione anche con pensieri del lettore per completare la lettura dei testi e rendere il libro unico e personale.

    A.M.: Un’originalità che si manifesta anche nelle scelta di produrre delle edizioni letterarie su stoffa. Che cosa sono le Fiabe Tessute?

    Cristina Del Torchio: Le fiabe tessute sono nate da una mia idea che era già da molto tempo nei miei progetti. Mi entusiasma il pensiero di associare le fiabe al tessuto usando materiali diversi e rendendoli armoniosi fra loro. Ho pubblicato alcune immagini delle prime fiabe nella pagina FaceBook Fairie, Il mondo del’incanto. Questa collana “Il sole ha rubato i colori alla coda del gallo” nasce come filastrocca breve e vuole introdurre la magia di un mondo, la magica sensazione di fili d’erba e nubi rosa.

    A.M.: Non solo libri, infatti, Rupe Mutevole ha mostrato grande interesse verso la musica. Quando nasce Supernal Armony e quali sono le sue caratteristiche principali?

    Cristina Del Torchio: “Supernal Armony”, nuova corrente musicale creata dal compositore Mark Drusco si è imposta per la sua intensità e portata innovativa ed è divenuta una Collana musicale di Rupe Mutevole Edizioni. Questa sinergia fra musica e letteratura si sta rivelando straordinaria, perché la musica di Mark Drusco sviluppa, fra l’altro, narrazioni che sono perfettamente in linea con la visione magica di Haria. Rupe Mutevole ha già pubblicato 2 cd (La Via dell’Ignoto/La Memoria dell’Ignoto e Cantico) che contengono musiche di Mark Drusco ed i testi di Haria in formato booklet. Siamo anche impegnati alla produzione di un nuovo film che è ancora in lavorazione, “Magical Trasmutation” tratto da “Castagni e Trasmutazioni” di Haria. L’interprete principale è l’attrice irlandese Patricia Murray. Le musiche saranno di Mark Drusco.

    A.M.: Ci troviamo di fronte ad anni di forti cambiamenti tecnologici che hanno mutato i rapporti fra editore, scrittore e lettore. Qual è il tuo rapporto con i social network e blog?

    Cristina del Torchio: Il mio Rapporto con i social network si è affinato in questi ultimi tempi e cerco di usare queste nuove tecnologie per completare il percorso artistico che per primo mi ha spinta a fondare Rupe Mutevole con tutte le sue linee e percorsi paralleli. La Bellezza di veder nascere un libro, con la scelta delle carte: pregiate o grezze, scegliendo trame e colori, deve passare anche per queste nuove tecnologie, per raggiungere il pubblico e farlo soffermare su una frase, una poesia creando sinergie, interesse e nuovi lettori.

    A.M.: Ci vuoi anticipare qualche novità per questo 2014?

    Cristina Del Torchio: Il 2014 è iniziato con nuovi sentieri, novità che mi regalano una rinnovata determinatezza. Mi ripromettevo di ampliare le collaborazioni con artisti che potessero dare una nuova visione. Ho incontrato Mara Khellini che collabora con noi come illustratrice per realizzare un volume che verrà presentato il prossimo ottobre alla Buchmesse di Francoforte. Desideravo far comprendere come le illustrazioni in un libro non dovessero essere una cornice ma una narrazione della storia, un mondo che si apre alla fantasia del lettore e con Mara penso proprio di aver trovato una collaborazione artistica di alto livello. Un altro progetto iniziato l’anno scorso ma che si è consolidato nei primi mesi di quest’anno è l’ampliamento della collana BookAudioMusic con la collaborazione dell’attore Mario Lucarelli, che interpreta poesie, fiabe e racconti con la professionalità che lo contraddistingue e una sensibilità non comune. Nascono così gli audiobook con la sua voce e la musica di Mark Drusco. Un’altra bella novità è la realizzazione di libri fotografici con la collaborazione di Emanuele dello Strologo, artista che interpreta il mondo nei suoi chiaroscuri, catturando con il suo obiettivo ombre e luci del mondo. Le sue immagini verranno accompagnate da interventi letterari di Smeralda Fagnani, già presente nel nostro catalogo con una raccolta poetica che sta ottenendo notevole apprezzamento di pubblico. Il volume fotografico verrà presentato in sedi prestigiose delle maggiori città. Nel 2014 ci saranno altre novità sia per la promozione autori che per nuovi spazi per presentazioni evento che potranno dare sempre più visibilità alle nostre pubblicazioni, siano libri, audiobook o nuove armonie editoriali.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Cristina Del Torchio: Per terminare trascrivo dei versi di Emily Dickinson, che mi ha sempre regalato forti emozioni

    Dietro questa mortale trama d’ossa

    un’altra vi s’intreccia ben più forte.

    Non potresti scalfirla, né colpirla con la scimitarra.

    Due corpi dunque abbiamo, se puoi legare l’uno,

    l’altro vola.”

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’email ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

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  • Le novità editoriali di aprile 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Aprile 2014

    Il paese di paglia” di Rosario Castronuovo

    Anni sessanta, in uno dei tanti piccoli paesi appollaiati su una collina della catena dell’Appennino.
    La vigilia di Natale, Alessandro siede intorno al camino insieme ai genitori, i due nonni e i due fratelli. La tipica famiglia contadina di quell’epoca. Godono il piacere del fuoco e l’atmosfera del Natale. La nonna è felice, a volte si rabbuia, ricorda il figlio morto in Svizzera. La natura è a riposo e gli uomini sono in vacanza. Si raccontano storie. La legna e le provviste sono sufficienti e danno sicurezza. A mezzanotte vanno tutti a messa, tranne i nonni che non sopportano il freddo…

    Marialidia bambina” di Michele Vittorio Del Vecchio

    Che cosa rappresenta questa narrazione? L’amore, il grande amore di Michele per la sua bimba Marialidia, e forse anche la spinta a riprendere il bandolo della propria esistenza e a tessere relazioni umane con consapevolezza nuova. L’Autore con questo volo verso il mondo ultraterreno immagina , in un’atmosfera di sogno, di planare in dimensioni ultraterrene dove tutti i bambini tragicamente scomparsi ritrovano spazi dell’infanzia che in vita era stata loro negata o recisa. L’Autore esprime con molto coraggio, nella sua profonda esplorazione, questi suoi sentimenti, attraverso le storie tragiche di questi bambini che le cronache di questi ultimi tempi hanno registrato e il dolore delle loro famiglie, dolore che ha toccato e avvolto in maniera forte anche l’Autore.

    Riflessioni” di Germano Tarea

    Riconosco di avere una penna alquanto pesa da leggere e spesso mi perdo, ma sì, nell’inconcepibile, per questo penso all’editore che mi ha capito e come lui, il suo staff, penso alla protagonista Rossana che ha accettato di buon grado questo scritto.

    Agli altri che ho menzionato nel libro.

    Ed infine e, soprattutto, a voi lettori che avete voluto conoscermi ed apprezzare, oserei dire, con simpatia ed amore; come l’argomento principale riportato in questa opera.

    Che dire?

    Buona lettura e… grazie infinite!

    Ancora un’altra cosa” di Saula Astesano

    Ludovica Neri è una ragazza di ventitré anni con un passato non dei più felici: un ex fidanzato che la picchiava, un rapporto freddo con la famiglia e un approccio con l’anoressia. Proprio grazie a quest’ultima malattia lei incontra il Dottor Conio, uno psicologo disponibile, che la aiuta, seduta dopo seduta, a superare la sua terribile fase, e nel momento in cui lui si trasferisce in Toscana, lei lo segue e inizia una “nuova vita”. Per la prima volta assaggia cosa vuol dire essere una donna libera, senza vincoli, senza pregiudizi riguardo al suo passato, e inizia a lavorare come lavapiatti per mantenersi. Proprio qui incontra Nathan, il figlio del proprietario del locale dove lavora, di cui lei si innamorerà, ma il fato non sarà esattamente dalla sua parte: lui si deve sposare con Cristiana, un’aristocratica ragazza di Milano, bellissima e apparentemente sicura di sé.

    Per tutto il tempo che ci resta” di Valentina Bazzani

    Hamelin, capelli biondo ramati e occhi azzurri, vive con il padre e i due fratelli in un mondo dove la brulla terra e le svettanti rovine di antichi grattacieli sono oppresse da un onnipresente cielo infuocato. È un mondo parallelo al nostro, un pianeta morente le cui risorse sono ormai da tempo esaurite. Un giorno, dinanzi alla tomba della madre morta molti anni prima, il ragazzo viene avvolto all’improvviso da un’intensa luce. Sam è una ragazza di Los Angeles, che condivide l’appartamento con la sua migliore amica, Ellen, e lavora in una biblioteca.

    Donne di ieri” di Luisa Ronconi

    La donna dà alla società così come alla famiglia un grande apporto per la sua sensibilità, concretezza e senso del dovere ed ora che, a buon diritto, può stare a testa alta al fianco degli uomini nel mondo del lavoro, si nota quanto sia preparata e caparbia nell’arrivare alla radice dei problemi e nel cercare di risolverli al meglio. Anch’io, per raggiungere la parità con gli uomini, sto lottando da una vita a casa e nel lavoro. Ora mi sono fermata e, sorridendo, mi volto indietro.

    Manuale per non cadere dalle nuvole” di Francesca Mugelli

    Appena cinque secondi prima della tragedia, ossia molto poco tempo prima di inciampare e cadere giù dal cielo come una pera cotta, Rischio corre a perdifiato sul bordo della piscina nel prato nuvola. Già, perché i draghetti azzurri è lì che abitano. Se ne stanno tutto il giorno sulle nuvole, sulle nuvole mangiano, sulle nuvole dormono e sulle nuvole vanno anche a scuola. Su ognuna si trova una casa. Quella di Rischio è gialla e celeste, un tetto nuvola, tantissime finestre e mille tigli in fiore in giardino…

    Le favole della sera” di Luisa Ronconi (2° ristampa)

    Raggiunta l’età della pensione, posso fermarmi finalmente a riflettere e dedicarmi ad un compito importante, anche se sono consapevole di apportare un contributo modesto: vorrei cercare di migliorare la vita delle giovani generazioni, il loro modo di pensare, le loro abitudini. Tutto ciò è doveroso, infatti noi adulti non abbiamo lasciato ai giovani una società pacificata e serena, dove si possa vivere tranquillamente del proprio lavoro, senza guardare il prossimo con ostilità, senza essere sempre in competizione. Abbiamo indotto nei giovani bisogni che non sono autentici e non ci siamo curati di dare loro degli ideali validi e seri.

    In allegato al volume Audiobook con fiabe recitate da Mario Lucarelli

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’email ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

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  • Le novità editoriali per gennaio 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben diciassette le collane editoriali della casa editrice, diciassette sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”.

    Eccovi le novità per il mese di gennaio 2012:

    “L’ombrello” di Sonia Consolo Giaccotto. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. “Marcello, sei un ombrello!” Ecco la presa di consapevolezza di un semplice oggetto, utile, concreto, appartenente ad ogni famiglia e nazione. Ma un oggetto può avere un’anima? È l’ipotesi che Sonia Consolo Giaccotto ha voluto porsi in questa bella prova di narrativa, ambientata nel surreale che diviene reale, molto vicino all’impossibile, come direbbero gli scienziati, ma chissà, la fantasia può fare anche questo, mettersi in discussione, portare se stessa all’esasperazione. È bello immaginare, no? E lo hanno fatto in tanti: chi disegna fumetti, chi prepara cartoni animati, qualcuno ha pensato bene di far parlare giocattoli, pupazzi, palle, case, spugne, attrezzi da cucina, e perché non un ombrello? Così la Nostra ha provato a costruirsi un oggetto-soggetto nella stesura della storia, un oggetto discreto ma utile, non indispensabile all’esistenza, ma fortemente usato, uno di quelli che non rimangono fissi in una dimora, bensì vengono spostati molto facilmente ovunque, per sostare in grossi vasi nei momenti di inutilità.

    “Note di Luna piena” di Giuliana Paleotti. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Nella raccolta di Giuliana Paleotti si avverte tutta la tenera passione di uno stile abbastanza vicino all’idillico-inquieto, una sorta di connubio tra due epoche che a lei appartengono allo stesso modo. Probabilmente l’Autrice ha letto e assorbito l’influenza settecentesca, ma non solo: probabile che abbia amato parecchio un Giacomo Leopardi, ma anche un Manzoni, un Verga, facendo tesoro di quella realtà che incombeva e faceva male. Come affermava peraltro Francesco De Sanctis in una delle sue analisi sullo Zibaldone leopardiano, vera poesia è l’idillio, mi piace accostare tale concetto perché associo spontaneamente quell’io amo e vivo e voglio vivere del poeta recanatese alla lirica Voglio volere della Nostra. È dunque una penna intimista, pur se non manca di temperamento irrequieto, dubbioso quindi sano, intelligente, a volte soffuso, con delle puntualizzazioni acute, come quel Voglio che la definisce già molto risoluta nel modo di porsi al lettore.

    “Mielinconie” di Fernando Mirra. Collana “Trasfigurazioni”. Quando il sentimento amoroso diviene distacco e tormento. Quando la notte è la celebrazione della nostalgica armonia di due corpi che si riscaldavano e che, ora, preservano solo l’ombra di quel calore corporeo. Quando l’essere umano è al centro di pensieri dotti e rendiconti spirituali.“Mielinconie” è una raccolta poetica di forte intensità emotiva, le tematiche si intrecciano dolcemente con un andamento melanconico rivolto verso il passato e, rivolto verso la sensazione dello stesso trascorso. Il presente esibisce un luogo senza spazio per un uomo che guarda oltre la realtà, sono emozioni che si rivelano antiche e che si proteggono avidamente similmente alle api con l’alveare. “Mielinconie” è un curioso neologismo dato dall’unione di “miele” e “malinconia”, l’autore così facendo ha evidenziato quanto la forma mentis della malinconia possa essere per il poeta, in un certo qual modo, dolce.

    “Dolcedura” di Diana Cesaroni. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. La scrittura femminile è qui evidenziata dalla percezione delle cose in maniera sottile e molto rilevante, sempre idealizzante, pregna di fili invisibili ma saldi, perle preziose che sostengono tutta la poetica di Diana Cesaroni, sicuramente inquieta, dalle tonalità forti e nel contempo eleganti, che fanno presa immediata sul lettore, cariche di sfumature rare, riconducibili tutte a una sana rabbia che si fa strada tra le insenature dei concetti perché sì, la Nostra, impasta i propri sentimenti con un dolore sordo che l’accompagna, la stringe, la mette in standby, ma poi, come se tutto questo fosse una sorta di serra nella quale vengono depositati dei semi, ecco nuove primavere, che svegliano d’improvviso il meglio di quell’anima tormentata, ne traggono la dolcezza, simile a quella dei boccioli bagnati di rugiada la mattina, la spargono attorno, nell’aria che frizza e vuole cose limpide, intatte. La poesia di Diana Cesaroni è tutto questo, mai banale, ogni creazione è qualcosa di mai letto, di folgorante, bellissimo.

    “Le ali di Yeshiva e altre storie” di Wilfred Mbouenda Mbogne. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Wilfried è un giovane studente che viene dai luoghi caldi, quelli che io amo e anche là l’inquietudine corre nel sole, nel mare, nei cieli rosei e dai tramonti speciali. Di questo giovane autore mi colpisce la freschezza, quella modalità ingenua che usa per descrivere le proprie emozioni. Il suo sforzo per scrivere bene nella nostra complicatissima lingua. La grande umiltà. è molto tenero Willie, così mi piace chiamarlo, ha grandi valori dentro sé e si è spinto verso la prova poetica con un coraggio che merita rispetto immenso. So che porterà a termine brillantemente gli studi nella nostra Italia e che potrà vivere con quella serenità che si è portato dalla sua meravigliosa terra, avrà moltissimo da insegnarci, statene certi. Intanto con questo volume inizia il suo percorso pulito e limpido come le acque dei mari da cui viene. Inquieto sì, perché continua a non dimenticare le radici e le sue origini, ma felice, pronto a partire nel salto della vita con tutti gli ideali più belli e più dignitosi. Vi consiglio quest’oasi dolcissima di lettura.

    “Profumo di Kikina nel paradiso dell’eden” di Rossana Asaro. Collana “La Quiete e l’inquietudine”. La poetessa Rossana Asaro in questa sua prima raccolta di poesie mostra in modo palese ed accorato come la poesia è il veicolo che può rapportare se stessi al mondo e il mondo a se stessi. I suoi versi sinuosi e coinvolgenti raccontano l’amore inteso come esperienza di vita, come motore della propria esistenza, come sentimento allo stato puro. L’autrice attraverso giochi di parole, cercando un modo per non essere banale e scontata, esprime tutta la sua interiorità e la condivide con il lettore. La ricercatezza dei termini, al di là della loro connotazione semantica, già degna di nota, va oltre il significato reale proiettando l’essere nella iridescente e poliedrica complessità del suo sentire.

    “Stagioni Poetiche” di Antonio de Lieto Vollaro, Gabriele Fabiani, Cristina Parente e Lorenzo Traggiai. Collana “Trasfigurazioni”. La volubilità del momento, la volubilità del verso. Conoscere il tempo attraverso il suono che scandisce il variare delle stagioni e dei frammenti poetici. La stagione poetica come simbolo di variatio e sincronismo del pensiero umano con la Natura, la stagione poetica come interscambio fra intelletti devoti all’emblema dell’esistenza. Una raccolta e quattro autori, Cristina Parente, Lorenzo Traggiai, Gabriele Fabiani ed Antonio de Lieto Vollaro, che consolidano un legame tra le parole ed il ciclo consueto della creazione, inteso come ideazione artistica ed umana, dunque facente parte della sfera naturale del conseguirsi della vita. I sentimenti rispecchiano l’esaltazione dell’essere umano in un’apoteosi di leggi che imperniano la realtà di urla silenti, urla che indietreggiano davanti all’oralità per distinguersi dall’indistinto dando voce ai segni grafici. Le sillogi presenti all’interno della raccolta “Stagioni Poetiche”, “Urla la Vita”, “Graffiti Notturni”, “Polvere Poetica” e “Vibrazioni Poetiche”, impugnano la realtà per definirla durante i suoi attimi circostanziali di definizioni ricettive, senza tralasciare un’esperta devozione verso l’ideale e l’astratto.

    “Kuore di Kristallo” di Paola Maria Leonardi. Collana “Echi da internet”. Ho scoperto la Poesia quando ho realizzato che la trasmissione delle emozioni può avvenire attraverso la scrittura, le parole sono un efficace fonte di mediazione tra noi, il nostro sentire e il mondo circostante. In realtà è sempre stata presente in me l’amore per l’armonia attraverso le parole. Avere nella testa delle idee, delle sensazioni che restano sospese mi mi fa venire voglia di catturarle e direzionarle in versi, che formano poesie.. Accarezzavo da tempo l’idea di poter scrivere quelle idee, quegli spunti che avevo in mente le ideavo anche con la fantasia, le elaboravo, le cambiavo, ma non trovavo il coraggio per esporle al giudizio degli altri. Tutto ciò che è contenuto in esse, è frutto del mio cuore, che si è servito della mia mano per porle in essere. Esporre se stessi senza rete, non è facile, richiede un accettazione di se notevole, al punto da volersi mostrare senza reticenze. La ricerca dell’introspezione animica fa parte della mia scrittura, nello stesso modo con cui l’ immaginazione si mescola all’aspetto empirico del quotidiano, dando luogo ad elaborazioni di pensieri nei quali spesso le persone amano identificarsi.

    “Elfingers e la pietra nera” di Marcella Di Girolamo. Collana “Radici, letteratura abruzzese”. Presentare un’autrice che per la prima volta o quasi si affaccia al mondo dell’editoria, non è semplice, ma di certo la naturalezza con cui Marcella Di Girolamo si palesa, non può che agevolare il mio compito, specie nel momento in cui dalle sue parole si affaccia l’Abruzzo, in tutta la sua ridente fiducia nel futuro. Sentirsi profondamente legati alla propria terra, è un vanto ed un onore per tutti gli abruzzesi, specie per coloro che coltivano con particolare ardore le proprie Radici…letterarie. Marcella infatti inventa un mondo parallelo in cui nulla può essere scontato ma deve ricevere la necessaria attenzione perché tutore di un prezioso elemento, che si rivela a mano a mano…un amore che deve essere compreso perché celato dietro un’ ingannevole apparenza. Così, la Storia gira attorno a questo cardine, la stravaganza di un elfo che viene notata da tutti tranne che dalla ragazza che gli ha rapito il cuore. E per lei affronterà incredibili avventure, un principe crudele che tiene prigioniere svariate giovani strappate ai loro genitori, ingabbiata la prima moglie, e che, ora, vuole attentare anche alla libertà della bellissima Daysun. Il linguaggio è molto ricercato, nulla viene lasciato al caso nella ricostruzione di un mondo parallelo eppure così magicamente vicino.

    “Un volo nell’anima” di Rosy D’Agostino. Collana “Echi da internet”. La poetessa Rosy D’Agostino ci commuove nella sua capacità di volare nell’anima, operazione letteraria “complessa” e che può riuscire solo a chi possiede il suo particolare “talento”. Così, Rosy attraversa l’etere in un batter d’ali poe-tiche, apprestandosi a conquistare anche il più scettico dei lettori.
    Le sue parole ci avvolgono; il loro senso ci permea… fino a che la nostra anima non volerà con le sue stessi ali. Per anni, Rosy ha accarezzato il sogno di volare, sfruttando tutta l’ispirazione di cui disponeva: al tempo stesso, ha approfittato in maniera davvero accorta, “giudiziosa” a mio dire, delle enormi, pressoché infinite risorse offerte da una tecnologia ad ogni giorno più amica.
    Eppure, quando ha cercato di crescere, ha trasmesso sempre la sua volontà di istaurare un contatto umano, non si è mai lasciata abbindolare, sedurre da simbolismi esagerati, meccanici, inespressivi, vezzo di uomini ormai “cibernetici” quasi al cento per cento delle loro potenzialità espressive.
    Internet, una Rete sempre più vicina, è servita a Rosy per confrontarsi “pacificamente”, alla riscoperta di un universo emozionale smarrito, ingoiato, o meglio fagocitato dalla modernità.

    “Quando non passa il tempo” di Francesca Santangelo. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. La presente raccolta di liriche di F. Santangelo di primo acchito potrebbe sembrare un diario d’amore. Così non è. A ben vedere in questi versi c’è la spietata confessione di ansie, tormenti e bramosie d’amore; la messa a nudo di un’anima sensibile, passionale, sognatrice, nel suo tormentato rapporto con il reale. Quasi tutte le liriche esprimono uno smisurato bisogno di amore a tutto campo, ora appagato in momenti di esaltata intimità che si vorrebbero eterni, ora devastato dal tormento del dubbio, in un’alternanza di stati d’animo che ricorda da vicino l’”odi et amo” catulliano. Altre liriche ripropongono il dramma esistenziale di una umanità alienata e vacua, inesorabilmente incapace di cogliere il non-senso della vita e l’inutile scorrere del tempo. Visione cupa che sfocia in una desolante visione della vita e della morte come un unicum inestricabile ed indissolubile. Da qui la ricerca di un superiore porto di salvezza da tutte le tempeste della vita, che sembra sfociare nella fuga dalla realtà e nel rifugio in una illusoria dimensione di sogno. I versi di queste liriche, spesso connotati da scultorea essenzialità, fuori da schemi convenzionali o di maniera, appaiono frutto di indubbia spontaneità di ispirazione.

    “Il lavoro di Don Rosolo Locatelli” di Davide Marzolini Lös. Investigatore privato arguto e meticoloso, sorta di Poirot di provincia, Don Rosolo Locatelli è chiamato a Villora, nei pressi di Varsi, per risolvere un caso intricato. Gli indizi appaiono fuorvianti, ma il fiuto di Don Rosolo risolverà il mistero. Davide Marzolini Lös, giovanissimo scrittore, elabora con questo suo primo romanzo una scrittura avvincente che persuade e conquista il lettore.

    “Le Destinazioni” di Fabiola Farina. Collana “Passi nell’ombra”. Spezzati e fragili momenti, di durata variabile, vissuti da persone differenti per età e ceto, accomunati dal desiderio spasmodico di provare a vivere l’esistenza accettandola, modificandola in rapporto alle aspettative dell’esterno o finanche giungendo alla decisione di abbandonarla. Nessuna pusillanimità nel cuore di chi trascorre i propri giorni intensamente utilizzando tutti i sensi, forgiando una percezione individuale degli accadimenti, che paiono legati alla loro libera scelta ma si rivelano incatenati ad un destino superiore. Il coraggio di esistere è l’accettare le sfide senza reticenze, altrimenti non resta che far trascorrere i minuti, le ore, gli anni e poi dipartire, senza essersi mai concessi durante il cammino.

    Articolo presentazione Rupe Mutevole Edizioni:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Piero Donato ed al suo La pietra del Mito

    La pietra del Mito”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è l’ultima fatica editoriale di Piero Donato. Dal 1993 l’autore si esprime poeticamente con delle raccolte, che sin dagli inizi, hanno visto molto interesse da parte dei concorsi letterari, in quanto sono risultate vincitrici in premi nazionale ed internazionali. Un titolo che riprende il bisogno nella società di Ideali come ci racconta Piero Donato nell’intervista: “[…] non esiste Uomo che possa definirsi tale, se non viene retto e accompagnato da Ideali lungo il cammino della sua Vita: senza ideali, l’uomo non è che un semplice animale, nemmeno tanto intelligente, tra l’altro, ma, anzi, molto, ma molto pericoloso.”. Parole che dovremo leggere ogni giorno in ogni angolo del globo.

    Piero Donato è stato molto disponibile nel raccontarci delle sue pubblicazioni e di se stesso. Buona Lettura!

    A.M.: Cos’è per te scrivere?

    Piero Donato: Scrivere per me è Vita: si scrive per se stessi prima di tutto, perché si sente di avere molto da dire, soprattutto da fissare su foglio bianco ciò che a parole, nel quotidiano, rischierebbe di passare inosservato, o quantomeno di restare a poche persone con le quali si riesce a comunicare nella vita di tutti i giorni; scrivendo, si ha l’opportunità di essere ascoltati da molte più persone; soprattutto per chi ha molto da dire, è veramente importante scrivere.
    Non c’è nulla di più bello e completo, poi, per chi ama scrivere, che esprimersi in poesia, la forma più armoniosa ed esaustiva, sia nel caso della composizione di poesie d’amore, sia mediante testi d’impegno sociale, anche su piani storici, come spesso succede a me non soltanto nella prosa, ma anche in poesia.

    A.M.: Vuoi parlarci dei libri che hai pubblicato prima de “La pietra del Mito”?

    Piero Donato: Sì, ho pubblicato “Impulsi e forma” Erga Edizioni, Genova 1993, raccolta di
    poesie molto fortunata, che ha vinto parecchi premi nazionali e internazionali, tra cui al Premio Bargagna 1994 e al Premio Associazione Artisti di Genova, nello stesso anno, si è classificato Primo, ma innumerevoli sono i secondi premi, altri piazzamenti e premi speciali. Solo per l’uscita di questo volume, Guido Miano Editore, di Milano, mi inserì nella Storia della Letteratura Italiana, il Secondo Novecento, 1998, testo universitario. “Impulsi e forma” è una ricerca sulla corrente filosofica degli anni ’90, il Metarealismo di JeanGuitton, allievo di Henry Bergson, corrente che attinge dalle scoperte e teorie dei fisici quantistici. È doveroso citare la collaborazione con Enrico Ricciardi, amico fotografo d’Arte e di Fashion, in questo libro, che fa parte del progetto per il quale abbiamo collaborato molto a stretto contatto, sia nella creazione delle immagini, sia per l’abbinamento delle parole alle stesse nell’altro libro del progetto, questa volta di Ricciardi, “Universi Immaginati”, Tormena Editore, Genova – 1993, dove ho collaborato scrivendo versi di accompagnamento alle sue immagini di grande formato. In entrambi i libri, sono evocate sorte di viaggi descritti e illustrati dall’Origine del Cosmo sino a immaginare, salgarianamente, crateri lavici di pianeti distanti come esplosioni di supernove ed evoluzioni della materia nei vari stati (solido, liquido, gassoso). Un libro, Impulsi e forma, apprezzato molto dalla critica e dalle riviste del settore, oltre che dalle importanti testate dei quotidiani dell’epoca. Questi due lavori hanno significato, per entrambi, molte soddisfazioni e riconoscimenti.
    Nel 1997 pubblico poi, per la Ibiskos di Empoli, un altro libro d poesia, “Utopia di fine Novecento”, un Opera, devo dire, dove l’impegno in favore della Pace mi ha letteralmente assorbito: quelli erano anni bui e calamitosi, dove guerre internazionali e civili si susseguivano in un frenetico e drammatico avvicendarsi; numerosi i riconoscimenti, anche in questo caso, ma devo dire, Alessia, che il miglior premio in assoluto sarebbe stato poter constatare finalmente un progressivo perseguire la Pace da parte di tutti gli Stati del Mondo: questo sarebbe stato, ma può ancora esserlo, il più grande premio che gli statisti di tutto il mondo potrebbero fare all’Umanità intera! Questo è veramente il mio sogno più grande, e spero lo sia per tutti!
    Dal 2002, anno in cui sono nominato “Pioniere della Cultura Europea” dall’U.P.C.E. di Sutri, rappresento l’Associazione no profit Artenuova, e negli anni 2005 e 2006 curo la collana Artenuova, per Il Foglio Letterario di Piombino; in quest’ambito pubblico la raccolta “Donna e altri racconti”, dove presento 4 racconti premiati a più concorsi, in particolare il racconto “Donna” che giunse primo al Premio Gronchi per la narrativa di genere fantastico nel 1999.

    A.M.: Un titolo particolare. Perché questa scelta?

    Piero Donato: Non c’è un motivo particolare, è stato ciò che riassumesse in sintesi quanto
    sia importante andare a recuperare, oggi, la concretezza, soprattutto l’Alto grado di Realtà che esiste negli Ideali, che classicamente affondano radici nei miti delle antiche civiltà: non esiste Uomo che possa definirsi tale, se non viene retto e accompagnato da Ideali lungo il cammino della sua Vita: senza ideali, l’uomo non è che un semplice animale, nemmeno tanto intelligente, tra l’altro, ma, anzi, molto, ma molto pericoloso. Viceversa, qualora retto da
    ideali nobili, soprattutto laddove distanti dall’ottica del profitto e del tornaconto, l’Uomo può veramente a) apportare motivo di esistenza non vana in questa vita, senza peraltro dimenticare di assaporare il bello che si può trarre da essa; e diciamolo pure: b) prepararsi ad affrontare al meglio la prossima forma di esistenza che lo attenderà oltre questa che conosciamo.

    A.M.: Quanto è importante lo stile poetico in “La pietra del mito”?

    Piero Donato: “La pietra del Mito è una raccolta di poesie scritte tra la fine del 1989 e l’estate del 2011, dove, cioè, sono andati a confluire i più significativi testi prodotti e non ancora pubblicati in questo lungo periodo di oltre 20 anni. Quindi è normale che lo stile dei testi che hanno trovato spazio nella raccolta, varia secondo il periodo storico e della vita in cui sono stati scritti e con il tipo di urgenza che ne motivava, di volta in volta, la ragion d’essere: si passa dal simbolismo di “Crollo”, alla forma classica di “Ampia Natura”, a quella ermetica di “Macerie a Manhattan”, a quella sperimentale di paradossi in forma di distici dialogici de “Il Mito” ad altri di più ampio respiro di natura lirica, come nel caso di “Il Mare alle volte” o della seconda Sezione, “Alle altezze dell’Anima”, poesie d’amore scritte in uno stile contemporaneo sobrio, essenziale talvolta, più arioso e lirico talaltra. Non mancano nemmeno incursioni nell’esistenzialismo psicologico dello “Spleen – Baudelaireiana”. In questa raccolta il lavoro è vario, in quanto il lavoro da operare in favore del perseguimento della ricerca di soluzioni e rimedi utili allo stato attuale di salute della Terra, dell’uomo stesso e degli animali e della flora che la popolano, non nascondiamolo: è molto vario e complesso da affrontare.

    A.M.: All’interno della raccolta c’è una poesia a cui tieni particolarmente?

    Piero Donato: Una sola è impossibile citare: le poesie, a gruppi, rappresentano, poi, i vari
    periodi della mia vita adulta dai 29 ai 51 anni, quindi, per ogni periodo della
    vita potrei citarti una poesia più rappresentativa, ma mi viene in mente ad
    esempio la poesia “Alle Altezze dell’Anima”, poesia che dà il titolo alla
    seconda sezione, così come anche “Anelito mio d’amata”, o “Da ieri
    all’Eternità”, sono poesie d’amore molto intense, scritte per la mia musa
    ispiratrice, che è anche Poetessa a sua volta, Maria Daniela Dagnino. Nella
    prima sezione, invece, “Crollo”, poesia simbolica già citata, scritta nel 1989
    in occasione del crollo del muro di Berlino; così come non posso certo non
    ricordare “Emergenza jazz”, scritta specificamente contro la pena di morte nei
    primi anni del nuovo millennio; la poesia più rappresentativa in favore della
    pace: “Un lume”. E infine “Preludio” e “Ampia Natura”, quest’ultima
    divertimento in forma di sonetto; sono inni alla Natura: se lo merita, visto
    come l’Uomo la sta trattando da circa un secolo a questa parte!

    A.M.: Dedichi a qualcuno in particolare questa tua vittoria editoriale?

    Piero Donato: Sicuramente, il libro si apre con la dedica: “A tutti coloro che vivono in funzione di Ideali di Pace e di salvaguardia della Natura”. La dedico anche a mia figlia, Aurora, che nutre una grande sensibilità nei confronti della Natura. E le poesie della seconda sezione sono interamente dedicate a Maria Daniela Dagnino, Poetessa di elevato spessore artistico, come dicevo.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Piero Donato: L’ultimo libro che ho letto è “I giri di fuoco”, di Maria Daniela Dagnino, M.G.
    E. Editore, 2011; devo dire che leggere un libro dove tutte le poesie, dalla prima all’ultima, sono dedicate a te, o scritte comunque pensando a te, fa un effetto indescrivile: sin dalle prime poesie sono rimasto senza parole… È un regalo immenso.
    L’ultimo film che ho visto è il recente “Sherlock Holmes”, pochi giorni fa, all’Ariston di San Remo con mia figlia.

    A.M.: Che rapporto hai con la tua casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

    Piero Donato: Un ottimo rapporto: la responsabile, Cristina Dal Torchio, mi ha seguito personalmente e devo dire che ha anche avuto molta pazienza nel coordinare le modifiche che, opportunamente, le chiesi di apportare. Collaborazione totale, sono soddisfatto, sì. La consiglierei sicuramente. Ottima la Prefazione di Silvia Denti. Ora vediamo come se la caveranno nella distribuzione, che, notoriamente, è lo scoglio più impegnativo da superare, per un editore non grande; ma naturalmente sono ottimista, si tratta di un’Editrice molto seria.

    A.M.: Ci sono novità che vuoi condividere con noi?

    Piero Donato: Beh… sarò eccessivo, ma se me lo chiedi, voglio ricordare come questo Amore,
    con Maria Daniela, nato poco più di un anno fa, ha già lasciato un significativo segno per la creazione di due libri di poesia, da parte dei due partner, poeti e scrittori entrambi; siccome non è facile che capitino amori perfetti anche sul piano artistico, oltre che su quello sentimentale, non posso non condividere con Voi tutti questa gioia, che, dopo la nascita di mia figlia ad oggi, è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita.

    Ringrazio Piero per l’autenticità delle sue risposte e vi invito a leggere almeno una volta uno dei suoi libri.

    Notizie su Rupe Mutevole:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Presentazione de L’Alba dei Vincenti, di Miriam Sorbo, 20 gennaio 2012, Maddaloni (CE)

    Sarà venerdì 20 gennaio 2012 la prima presentazione dell’anno della raccolta poetica della giovanissima Miriam Sorbo. La presentazione de “L’Alba dei Vincenti” inizierà alle 18.00 presso l’Associazione ITACA, in via Starza 62, a Maddaloni in provincia di Caserta.

    Il relatore dell’evento sarà Tony Tammaro e l’ospite d’onore Giulietta Sacco, nel corso della serata saranno lette alcune poesie tratte da “L’Alba dei Vincenti”.

    “L’Alba dei Vincenti”, edito nel marzo del 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Sopralerighe”, non è la prima pubblicazione della giovanissima Miriam, infatti, a soli 11 anni su un giornale di Caserta ha pubblicato alcune poesie, la carriera continua nel 2010 con un’antologia di poesie “Teneramente tra Soffi e Parole” edita da Rupe Mutevole Edizioni. “L’Alba dei Vincenti” consta della prefazione dell’editrice della casa editrice Maria Cristina Del Torchio, introduzione e biografia della stessa autrice che racconta un po’ di se e della sua passione, una recensione del giornalista de “La Gazzetta dello Sport” Lucio Bernardo, la bibliografia in rima di Alessandro D’Angelo e la raccolta di poesie per un totale di 79 pagine.

    Ti condurrei con la lanterna di Diogene/ nella perdizione del mio animo,/ facendoti vedere la luce fioca/ fino al più profondo baratro del mio spirito;/ ti farei toccare tutto il male che mi hai fatto./ Pian piano ti farei salire,/ facendoti arrivare al cuore/ dov’è affisso il tuo impegno/ d’amore etereo, quello vero, quello eterno. […]” – “Ecce Homo!”

    Due domande all’autrice:

    A.M.: La poesia non è la tua unica passione. Ci racconti qualcosa di te?

    Miriam Sorbo: Le mie passioni (oltre la poesia) sono: musica, fotografia, nuoto, tira a segno e cavalcare. Nella mia infanzia ho subito un distacco che mi ha segnato profondamente; di recente ho perso la mia bussola,ossia mio nonno. Queste perdite affettive mi hanno reso fragile ma nel contempo mi hanno reso più forte perché la vita è una continua lotta se ne perdi una di battaglia hai perso la vita, amo esistere e quindi non mi abbatto. Sarò un futuro giudice dei minori per aiutare ragazzi meno fortunati di me.

    A.M.: Sei soddisfatta de “L’Alba dei Vincenti” o vorresti cambiare qualcosa della pubblicazione?

    Miriam Sorbo: “L’Alba dei Vincenti” è la mia perla perché in questa raccolta di poesie,
    biografie e fotografie, ci sono tutte le forme di vita: il tradimento, l’amore, l’amicizia, l’ideale politico, l’omosessualità, la depressione mentale, la violenza, l’amore per la propria terra d’origine. Sono i miei amici, i vostri amici, i nostri amici persone che ci circondano tutti i giorni insegnandoci che nella vita non bisogna mai arrendersi. Ogni avversità va affrontata come un nemico spietato, colpendolo nel suo punto debole “l’amore”. Bisogna amare sia il bene che il male soltanto così riusciremo a uscirne vincenti. Questo è il motivo che non mi fa mutare niente della mia raccolta.

    Recensione de L’Alba dei Vincenti”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/04/28/l%E2%80%99alba-dei-vincenti-di-miriam-sorbo-rupe-mutevole-edizioni-2011/

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Lou Griffin Zanutta seconda posizione con Il sentiero delle parole al Leandro Polverini, Rupe Mutevole Edizioni

    Il premio Nazionale di Poesia Edita “Leandro Polverini” si è concluso, molti sono stati i premi e diverse le soddisfazioni della serata di premiazione avvenuta il 27 novembre 2011 ad Anzio (RM).

    Al secondo posto nella sezione Poesia Concettuale è risultata vincitrice Lou Griffin Zanutta con la sua silloge “Il sentiero delle parole”, edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Sopralerighe”.

    La motivazione del premio:

    La poesia di Griffin Lou Zanutta crea il proprio spazio nell’istante della sua comparsa, aprendo uno squarcio concettuale nella realtà. E dunque essa è presente esattamente nello stesso momento in cui la si evoca e la si evoca celebrandone l’assenza. Così come lo spazio, essa è identificabile in ogni punto del suo tessuto verbale e contemporaneamente nella sua totalità di testo.


    Una raccolta di ampio respiro, vera foresta di suoni che si richiamano continuamente l’uno con l’altro urtando fra di loro come molecole in movimento, di cui è possibile predire la traiettoria.

    “Il sentiero delle parole” è un libro che presenta un importante bilinguismo, infatti le poesie sono sia in ligua italina sia in lingua inglese. Il titolo inglese è: “The word’s path”

    “Mare” (tratta da “Il sentiero della parole”)

    “…E mi è dolce naufragare in questo mare……”

    “mare di silenzi, di similitudini,
    mare di fiumi che sgorgano ideali,
    mare di tempeste che si scagliano sul molo,
    perché la vita è uno scoglio
    e tu la devi abbracciare
    per non scivolare
    infondo,
    infondo agli abissi
    o infondo alle tenebre.
    Mare di profumi
    mesti, sudati,
    gira la spirale
    gira l’asse solare
    gira la vita,
    girano i volti
    i grandi amici
    che piangono “i loro morti” (vivi?),
    e li ritrovi a viaggiare in prima classe,
    scendendo il solito sentiero
    il tuo solito costone frastagliato a picco sul mare.
    Il carillon suona la sua musica,
    mentre la ballerina
    delicata, di rosa vestita,
    gira all’infinito,
    non sai ancora girare?
    forse non ti piace imparare,
    il vero, il falso,
    il giusto o il reale.
    Fuggi,
    da te stesso
    e dai tuoi stessi pensieri
    l’eco della tua anima
    si diffonde
    ………
    si ritrova di nuovo qui
    sulla riva,
    o alla deriva,
    a respirare questo
    salmastro profumo
    di mare”

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni