Tag: arte

  • Concorso di Immagini Memorie di Frontiera

    Festival Terre di Frontiera V edizione

    CONCORSO
    MEMORIE di FRONTIERA”

    In occasione della V edizione del “Terre di Frontiera Festival”, Cultura e Territorio indice il concorso “Memorie di Frontiera”.

    Il Concorso, a partecipazione gratuita, è rivolto a tutti i cittadini, con un’attenzione particolare ai giovani studenti, che avranno il compito e il piacere di ricercare e riportare alla luce le testimonianze visive della provincia di Cuneo e che documentano storia e storie, esperienze e tradizioni, delle cosiddette “Terre di Frontiera”.

    La selezione riguarderà fotografie, cartoline, immagini da riscoprire tra le pagine degli album di famiglia, negli archivi delle scuole e delle biblioteche, o tratte da riviste d’epoca. Le immagini migliori saranno scelte da un’apposita giuria e costituiranno la campagna visiva della V edizione del Festival che si svolgerà dal 26 giugno 2010 al 31 luglio 2010 nei principali comuni della Provincia di Cuneo.

    L’obiettivo del concorso è promuovere fra i giovani il senso di identità e appartenenza a una terra di antiche origini, ricca di storie, di miti, leggende, folklore affinché non vada perduta la caratterizzazione culturale di questi luoghi.

    Le immagini dovranno essere trasmesse entro lunedì 10 maggio 2010, a:

    Cultura e Territorio,

    Via San Francesco d’Assisi, 1 -10122 Torino o

    inviate via mail a [email protected]

    Per ulteriori informazioni consultare il sito:

    www.culturaeterritorio.it o telefonare al n. 011 5660618.

    Il Festival Terre di Frontiera è patrocinato dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Cuneo con l’obiettivo di promuovere e posizionare Cuneo e la sua Provincia nel panorama delle città culturali, creative e turistiche italiane.

  • Giovanni Manunta Pastorello

    Domenica 2 maggio alle 18.00 la Galleria Marconi di Cupra Marittima presenta Gianni Manunta Pastorello mostra personale di Pastorello, a cura di Simonetta Angelini, che è anche autrice del testo critico.
    Dopo il successo della personale di Rocco Dubbini che ha concluso il mini ciclo di Marche Centro d’Arte, la mostra di Pastorello conclude la rassegna Non lo so e non lo voglio sapere.
    Pastorello è uno degli artisti più importanti del nuovo panorama dell’arte italiana, al centro della sua ricerca pone la pittura stessa e un’estetica limpida, ricca anche se inquieta.

    “La Galleria Marconi dedica una personale a Giovanni Manunta Pastorello dal titolo omonimo.
    Il nomen che diventa segnale di una deviazione, di uno spostamento identitario. Inatteso.
    «Il nome proprio è la strana sintesi verbale di un’unicità che si espone alla sua domanda senza che venga a corrisponderle nessuna ulteriore conoscenza» scrive la filosofa Adriana Cavarero nel suo saggio «Tu che mi guardi tu che mi racconti».
    L’io, declinato in terza persona, diventa un interrogativo, un sé dalla pelle metamorfica. Possibile al plurale, narrabile. A prescindere dal testo. L’identità è mobile, un work in progress.
    I lavori pittorici di Pastorello hanno un impulso ad abstrahere che dice il processo di distillazione, di sintesi, di concentrazione potente.
    La natura, inquieta e patologica, ha volumi tubolari da struttura. E’ un daimon femmina. Imprevedibile, bugiardo. La variabile casuale.
    Dentro una realtà in mutazione chimica, in dissoluzione acida e sintetica, dalla consistenza pulviscolare quasi lucreziana”. (Simonetta Angelini)

    Non lo so e non lo voglio sapere non è solo una risposta, è anche una provocazione, un atteggiamento e in fondo una forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte potremmo definire culturale. È un modo per affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore? Perché le patate al forno sono sempre troppo poche?
    Una risposta spesso comoda, a volte sconvolgente, che esprime una volontà di ignoranza che è molto lontana dall’affermazione socratica che il vero saggio è colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna tensione alla conoscenza, nessuna curiosità, solo distacco e indifferenza.
    Spesso davanti a una proposta di tipo artistico questa frase arriva e fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo silenziosa.
    Sarebbe legittimo adesso rispondere alla domanda: perché intitolare in questa maniera una rassegna di mostre?
    La risposta in fondo è già nel titolo.

    scheda tecnica/technical card

    curatore/curator by Simonetta Angelini
    testo critico/art critic by Simonetta Angelini

    ufficio stampa/ press agent Dario Ciferri
    traduzione di/translation by Patrizia Isidori

    relazioni esterne e promozione delle attività/ external relationship and promotion of activities Stefania Palanca
    fotografia/photography Marco Biancucci©
    riprese video/video shooting Stefano Abbadini
    allestimenti/preparation Marco Croci
    progetto grafico/graphic project maicol e mirco
    webmaster http://www.siscom.it

    dal 2 maggio al 30 maggio
    from 2th may to 30th may
    orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20
    opening time: Mon-Sat 4 to 8 p.m.

    Galleria Marconi di Franco Marconi
    C.so Vittorio Emanuele, 70
    63012 Cupra Marittima (AP)
    tel 0735778703
    e-mail [email protected]
    web http://www.siscom.it/marconi

  • Edizioni XII: Opera sei, il thriller artistico di David Riva, in libreria dal 29 aprile

    L’Arte e l’Estetica come non sono mai state concepite prima. Questo è lo snodo centrale dei Opera sei, di David Riva, la nuova uscita di Edizioni XII, che sarà in libreria dal 29 aprile prossimo.
    Come sempre, la casa editrice lecchese si è affidata al duo di artisti Diramazioni per la realizzazione della disturbante copertina.

    Hao Myung, il chirurgo estetico che ha spostato il limite del Tollerabile, è un artista.
    Ester, la bellissima Ester che odia il suo corpo perfetto, sceglie di essere la sua opera più ambiziosa.
    Metafisica è l’organizzazione che vuole trarne profitto.
    Ivan deve tornare in azione, dopo tanti anni d’esilio. Ivan deve riportarla a casa.

    Colui che prima era folle ora è genio, e poi sarà limite.

    David Riva è scrittore e musicista, impegnato in diverse formazioni corali; studia vocalità lirica e polifonia classica e contemporanea.
    Sono molti i premi letterari nei quali suoi racconti si sono piazzati sul podio. Tra questi, spicca il primo posto in “Archetipi: le radici dell’immaginario”, che gli è valso la pubblicazione nella raccolta Archetipi della collana Camera Oscura di Edizioni XII. Presente anche nella prossima raccolta della medesima collana, incentrata sulle maschere e su Venezia.

    Il titolo è già disponibile in prevendita sull’eshop di Edizioni XII.

    Per ulteriori informazioni si veda la scheda libro.

  • L’arte e la moda si fondono: ALIVESHOES debutta a livello internazionale

    NEW YORK, LONDRA, ITALIA, OLANDA — 12 Aprile 2010

    ALIVESHOES è un progetto innovativo in costante evoluzione che coinvolge arte e moda e come questi due ambiti vengono percepiti dal pubblico. Oggi il progetto verrà lanciato contemporaneamente in USA, UK, Italia e l’Olanda.

    • Il progetto ALIVESHOES prevede la realizzazione di installazioni artistiche uniche e originali create da alcuni dei più talentuosi artisti internazionali. Ogni installazione è composta solo ed esclusivamente da scarpe – da qui il nome “ALIVESHOES”.
    • Ogni paio di scarpe ALIVESHOES onora la tradizione del Made in Italy nella manifattura delle calzature prestando particolare attenzione alla qualità dei materiali.
    • Ogni scarpa è realizzata a mano utilizzando materiali ecologici e processi sostenibili.
    • Le installazioni artistiche saranno tutte temporanee e verranno realizzate sia in contesti urbani che rurali, e comprenderanno anche video artistici. Dopo un breve periodo di vita le installazioni verranno smontate e le scarpe utilizzate per l’opera d’arte, in edizione limitata, verranno messe in vendita.
    • Parte dei proventi della vendita delle scarpe del progetto ALIVESHOES verranno devoluti a diverse associazioni benefiche e verranno utilizzate a sostegno della realizzazione di nuove opere d’arte che coinvolgano arte e moda nell’ambito del progetto.
    • Il pubblico può attribuire il valore o “Alive Value” delle scarpe in vendita aggiungendolo liberamente a un costo base di produzione.
    • Il sito ALIVESHOES.com è il cuore del progetto ALIVESHOES
    • Le installazioni artistiche sono visibili online, raggruppate in un museo o galleria d’arte virtuale su ALIVESHOES.com
    • Il sito offre un’opportunità unica di partecipare al “dietro le quinte” della realizzazione dell’opera d’arte in quanto ogni installazione è corredata di materiale video contenente immagini e interviste con l’artista.

    Dichiara Luca Botticelli, fondatore di ALIVESHOES:

    • “L’obiettivo del progetto ALIVESHOES è quello di unire il mondo dell’arte con quello della moda e della sostenibilità.”
    • “La possibilità di acquistare le ALIVESHOES che costituiscono l’installazione artistica rende il pubblico partecipe attivamente del progetto artistico.”
    • “ALIVESHOES presenta arte e moda in un’ottica nuova. Il pubblico non associa più le scarpe ad un brand o a uno stilista bensì ad un’opera d’arte. Questo innesca una reazione emotiva personale ogniqualvolta si indossa la scarpa”
    • “Oltre ad arte e moda il progetto ALIVESHOES coinvolge anche altri ambiti particolarmente importanti a livello globale: dall’ecologia alla tecnologia fino all’economia sostenibile. Le scarpe infatti sono realizzate con materiali ecologici e processi di manifattura eco-sostenibili. Il Web inoltre è il nostro mezzo principale per comunicare il nostro messaggio e mettere in comunicazione le persone di tutto il mondo. ALIVESHOES inoltre contribuisce allo sviluppo dell’economia globale con donazioni a enti benefici. “
    • “Un ringraziamento alla curatrice artistica del progetto Camilla Boemio per aver contribuito a creare una comunità artistica di altissimo livello attorno al progetto”

    * Per interviste e approfondimenti contattare Raffaella De Martini ([email protected])

    About ALIVESHOES

    ALIVESHOES è un progetto che mira ad integrare il mondo dell’arte contemporanea con quello della moda. Utilizzando le ALIVESHOES gli artisti danno vita a installazioni artistiche visionarie, sculture e storie. Il progetto mira a fondere il mondo dell’espressione artistica con quello della moda e dell’ecologia. ALIVESHOES è proprietà di Business Revolution 2.0, società fondata da un gruppo di giovani imprenditori che introducono un approccio completamente nuovo al mondo del business.

  • Palazzo Margutta, dal 17 al 26 aprile, va in scena Picazio e o della creatività, un mondo di colori, armonia e sentimenti

    A

    A Palazzo Margutta, dal 17 al 26 aprile, va in scena Picazio e o della creatività, un mondo di colori, armonia e sentimenti

    In esposizione al civico 55 della celebre strada, oltre 40 opere – tra cui olii su tela, bassorilievi in tecniche miste di varie dimensioni, tele raffiguranti in chiave sognante figure femminili, sommatorie di paesaggi, mosaici e astratti – che rappresentano un interessante spaccato della feconda attività di quest’artista

    Roma, 17 aprile 2010 – Dal 17 al 26 aprile prossimo, Palazzo Margutta ospita nella sua prestigiosa sede (Via Margutta, 55) la personale a ingresso libero “Picazio e o della creatività”, dedicata a Pasquale Picazio. Capace di fondere abilmente tecniche pittoriche e traguardi emotivi, Picazio è caratterizzato da una perfezione che non frena mai la spontaneità dell’arte, qualità questa che, come sottolinea il critico Giuseppe Selvaggi, “distingue un artista e, in lui, diventa un vero e proprio Segno”.

    Nutrito fin dall’infanzia del sentimento del bello, Pasquale Picazio, che nel corso della sua prolifera carriera ha sperimentato tecniche e materiali diversi riuscendo a mescolarli tutti egregiamente, non ha mai tradito l’innata predilezione per l’armonia delle forme, dei ritmi tonali e delle composizioni. Abile nel padroneggiare l’uso dei colori e delle loro associazioni, così come nel servirsi della prospettiva per ottenere l’effetto della profondità sulle superficie bidimensionale della tela, questo pittore racchiude in sé un talento naturale che gli conferisce, oltre al piacere della creatività, la capacità di realizzare quel disegno interiore che in ogni artista si trasforma quando viene colto dal furore creativo. Pur spaziando, nel tempo, dal filone simbolista a quello sperimentale, passando dal figurativo all’astratto, la sua produzione ha mantenuto sempre intatte le caratteristiche qualitative che lo contraddistinguono, tanto che tutti i suoi lavori, come dice Tellan, sono riusciti a ottenere “notevoli effetti sinergici dallo sposalizio delle varie forme espressive che si muovono in uno spazio atemporale dialettico nel quale la luce, ora soffusa, ora incidente, crea suggestioni, emozioni e sentimenti”. Nell’esposizione fanno bella mostra di sé oltre 40 pezzi, lavori di dimensioni varie realizzati con tecniche diverse e spesso miste, compresi olii su tela e bassorilievi, anche di grandi dimensioni. Tanti i soggetti: dai nudi femminili – resi con gusto, originalità compositiva e armonia cromatica – ai paesaggi, pregni di luci e trasparenze, per finire con astratti e bassorilievi. E’ proprio il Nudo di donna – dal quale emerge chiaramente l’idea del corpo come linguaggio di assoluta purezza, concetto già dei Greci e riproposto da Picazio con volontà innovativa – che mette in luce la particolare modernità di questo artista. L’amore per i paesaggi che ritraggono la città eterna, ma anche Venezia e Positano, Amalfi, Capri e Sorrento, confermano, invece, la profonda idea della staticità delle cose nel divenire dell’eterno conflitto tra amore e divenire, presente e passato, illusione e realtà. Innovativa la tecnica utilizzata per molti dei soggetti proposti: la sovrapposizione di immagini e colori fa dell’autore un caposcuola importante nell’arte contemporanea. Il ricorso ad accurati elementi formativi (colore, linea, geometria, movimento), che caratterizza anche gli astratti e i bassorilievi, consente all’artista anche di proporre un proprio modello di ideazione scenica che interpreta in modo singolare i diversi messaggi provenienti dal suo mondo interiore.

    Casertano di nascita, Pasquale Picazio trascorre i primi anni della sua vita con i nonni, in una casina vanvitelliana nel Giardino Inglese della Reggia. Proprio in questo luogo – tuttora da lui descritto come un “giardino incantato” – si nutrono il suo spirito artistico e il suo senso estetico. Intanto, avviene anche l’incontro con la pittura: uno zio gli regala una scatola di colori a olio e lui inizia a immortalare ciò che lo circonda. All’età di dieci anni tutta la famiglia si trasferisce a Napoli, città in cui – nonostante l’assenza di prati e boschi, e le strade strette densamente abitate – l’incanto di un mare stupendo finisce con l’avere la meglio sul resto e la prorompente bellezza della natura si manifesta in un’altra dimensione che non può non colpirlo: il Golfo, il Vesuvio, Posillipo, Sorrento, Positano, Amalfi, Capri e i Campi Flegrei. A quindici anni, in vacanza a Ischia, lascia in consegna a una gallerista due dipinti a olio su carta. Il giorno seguente gli viene comunicato che i pezzi sono stati venduti a un inglese, un armatore, il quale decide poi di andare a Napoli e di acquistare tutti i suoi quadri. Inizia così la professione di pittore. Rientrato a Napoli compie gli studi scientifici e artistici e comincia a insegnare. Nel 1992 si trasferisce a Roma. La capitale è la terza tappa fondamentale nel suo percorso artistico: “con la sua ricchezza di storia e di arte – racconta lui stesso – ha nutrito ulteriormente il mio spirito artistico nel senso del comunque bello e ha influenzato la mia ricerca pittorica rivolta alla composizione di opere che rifuggono la realtà ed esprimono una loro intima bellezza”. Tuttora Pasquale Picazio lavora in uno studio proprio a Roma, dove gestisce anche con alcuni colleghi la Galleria d’Arte “Palazzo Margutta”.

    Ancora oggi a caratterizzarlo è la ricerca continua di espressione, da sempre viva nei suoi lavori. Tavole o cartoni – riempiti di colori e chiamati a rappresentare una città, un astratto o una figura – tirano fuori dall’artista, infatti, una composizione che solo momentaneamente appaga i suoi sensi; mentre a guidarlo continua a essere la necessità di andare oltre, passare a un’altra tela e a un altro soggetto e proseguire nell’opera di sperimentazione. “Una natura morta, una figura, un paesaggio o un quadro astratto assurgono a opera d’arte non certo e non solo per il loro contenuto, ma per il modo in cui sono stati dipinti”, sostiene Pasquale Picazio. “Per quanto mi riguarda, ho la sensazione di non avere abbastanza tempo per dipingere tutto quello che vorrei. E penso che il mio quadro più bello sia quello che ancora non ho dipinto”.

    Di lui hanno detto: “Nutrito, fin dall’infanzia, del sentimento del Bello, Pasquale Picazio, che nel corso della sua prolifera carriera ha sperimentato tecniche e materiali diversi, non ha mai tradito questa sua innata predilezione per l’Armonia delle forme, dei ritmi tonali, delle composizioni. A tale scopo ha approfondito la conoscenza dell’anatomia al fine di giungere alle “belle proporzioni delle figure”; della colorimetria, per padroneggiare l’uso dei colori e delle loro associazioni; della prospettiva per ottenere l’effetto della profondità sulla superficie bidimensionale della tela. Ma tutto ciò sarebbe solo aderenza ai dettati della precettistica se in Lui non vi fosse del talento naturale che gli conferisce, oltre al piacere della creatività, la capacità di realizzare quel “disegno interiore” che in ogni artista si forma quando viene colto che da quello che Salvator Rosa definisce “furor creativo”. Nel corso degli anni la sua produzione ha spaziato dal simbolista allo sperimentale, dal figurativo all’astratto, ecc. Ricordiamo che, in tema di astrattismo, Giulia Veronesi, nel suo Trattato sull’argomento, affermava essere l’astrattismo “non la semplificazione progressiva dell’immagine naturalistica, ma una progressiva astrazione di essa” con l’inevitabile conclusione, aggiungiamo noi, di creare una nuova antinomia astrattismo/naturalismo. Invece il Picazio, con le sue opere, smentisce quanto sopra asserito, infatti riesce ad ottenere notevoli effetti sinergici dallo sposalizio delle varie forme espressive che si muovono in uno spazio atemporale dialettico nel quale la luce, ora soffusa, ora incidente, crea suggestioni, emozioni e sentimenti. Particolarmente apprezzato per i “nudi”, resi, peraltro, con gusto, originalità compositiva ed armonia cromatica, l’artista è, altresì, un ottimo ritrattista, e non potrebbe non essere altrimenti vista la sua familiarità con la figurazione e la fisiognomica, cardini della vera professionalità, stante la sua passione per il sapere e la Bellezza, viva od ideale non ha importanza, obiettivo principe del suo “fare” artistico che riesce a donare un po’ di Luce a questa nostra Società in un progressivo imbarbarimento estetico. (Giorgio Tellan)

    “Pasquale Picazio nella pienezza della propria individuale maturità, si affaccia all’imponente avvio di innovazioni del Post-Novecento. Va visto, quindi pensando al futuro delle arti della figurazione. La parola visto è in questo caso intesa nel senso immediato e universale: vedere l’immagine, godere l’immagine nel vederla. Nel goderla, assorbirne comunicazioni esplicite e trasmissioni sotterranee. Il Nudo-Donna di Picazio va subito inteso, e visto, nel suo senso visivo letterale ma quasi in una rimeditazione di desiderio-memoria, va assorbito nel senso del non visibile e trasmesso all’intimo dello spettatore. Siamo in una particolare modernità di Pasquale Picazio, l’inizio del Post-Novecento rivede e rivaluta, e ripropone con volontà innovativa, il corpo quale linguaggio di assoluta purezza. Ciò arriva a noi dai Greci, quanto meno. Ma restiamo nell’attualità del pittore, ponendo tre punti di partenza per un’analisi successiva: 1) Pasquale Picazio dipinge con una severa conoscenza applicativa del mestiere della pittura. Per mestiere si intende la possibilità di utilizzare ogni strumento ed ogni materia utili alla realizzazione del cosiddetto momento ispirativo del quadro. Resterebbe nel limbo della bellezza artificiosa, e non dell’arte, se in possesso dei mezzi tecnici realizzanti fosse distaccato, peggio isolato, dal gene poetico. Pasquale Picazio, tra tanti contemporanei che – a volte in consapevolezza della propria limitatezza – scambiano persino per l’avanguardia la loro pittura di improvvisazione, tende alla fusione tra tecniche e traguardo emotivo. Solo una minoranza di artisti contemporanei possono fare questo: cioè permettersi una perfezione tecnica ed insieme provocare la spontaneità dell’arte, qualità questa che distingue un artista, e che in Picazio diventa un proprio Segno. 2) Una rivisitazione di Picazio, rapportata ad oggi, e al suo possesso di qualità globali, documenta un uso di materia e “modi” di dipingere inserito nella storia della vicenda d’arte che ha reso superbo il Secolo che abbiamo lasciato. Materie sovrapposte, divisioni sul quadro anche tattili, l’assorbimento della nostra rivoluzione più significativa che è stato il Futurismo, un insieme di lezioni apprese dai precedenti maestri della sua generazione, questo ed altro fanno di Picazio un artista ben consapevole di ciò che si chiede oggi al pittore: l’immagine concreta ed insieme irreale, superando in questo l’avvento fotografico e separandosene. In una fase successiva l’artista ha polarizzato attenzione e realizzazione del quadro su un modello ispirato alla femminilità vista dall’occhio maschile. Il rischio era di fermarsi in una pittura di Immagine-donna fine a se stessa,anche di denso godimento visivo. Picazio supera il rischio. C’è un suo quadro (“Contatto”) in cui la coppia umana viene stilizzata, limpidamente narrata, nell’intrico pittorico. PIcazio è riuscito felicemente a mettere in atto la fusione della pittura moderna; da una parte la geometrizzazione e dall’altra la classicità della figura, risolvendo il conflitto tra formale e informale (Questo inteso come altra “forma” della figurazione). L’autonomia del pittore Picazio è di ottenere questa fusione non rimescolando le due situazioni, ma ponendole nello stesso quadro con netta separazione. Per virtù d’arte, egli provoca lo scoppio visivo dell’unità. Due forme che, all’occhio per magia ottica e nell’intimo sguardo per processo spontaneo, provocano una sensazione di attualità. Lo sguardo contemporaneo, difatti, non riesce ad escludere la perfezione delle forme umane, aderenti al nostro Corpo-Esistenza, ma ritiene necessario inserire nel paesaggio visivo l’esplosione del colore e delle linee, che sono patrimonio visivo della nuova civiltà delle immagini quale la viviamo. In questa combinazione, realizzata da una prima linea delle conoscenze tecniche, consiste l’attualità valida del pittore di Nudo assoluto, come Picazio. Vorremmo azzardare un riferimento. Agli sfondi naturalistici leonardeschi sulla perfezione del soggetto centrale dell’opera, Picazio pone fondali di mentalità visiva di oggi. E’ la sua attualità. 3) Una tale situazione di questo artista coincide, perché l’arte è anche un inserimento spontaneo nella storia, con il diffondersi di un fenomeno che non è stato, e non è movimento. Per caso, o per intuizione, intorno al 1973 la pittura che voleva, di proposito, fare del Corpo un protagonista di sentimenti e persino di ideologie dell’esistenza, venne nominata come Body-Art. Le parole restano parole, se manca la corposità dell’opera risolvibile in poesia.

    L’idea di andare oltre il Corpo narrando il Corpo penetra nell’educazione alle immagini di oggi. Pasquale Picazio è certo un artista a se stante, come ogni artista. Però è a suo vantaggio globale in rapporto con ciò che la Storia provoca nella molteplice verità che l’arte spesso anticipa. Un nudo da lui dipinto, meditandolo oltre la pelle e le forme, riesce a lampeggiare di qualcosa di “altro”: un misterioso “altro”. Il nudo resta denudato ma, simultaneamente, coperto da un filtro magico visivo. Un “segnale” che non ha spiegazioni. Queste ed altre sensazioni e considerazioni possono avviare per i quadri di Pasquale Picazio un discorso di conoscenza coincidente con le mutazioni in atto nella civiltà visiva”. (Giuseppe Selvaggi)

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 17 aprile 2010 dalle 18.30 alle 22.00.

    Palazzo Margutta – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra personale: Pasquale Picazio

    Vernissage cocktail sabato 17 aprile 2010, ore 18.30 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 26 aprile 2010: dal lunedì alla domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00.

  • Marche Centro d’Arte – Rocco Dubbini

    La Galleria Marconi di Cupra Marittima domenica 28 marzo alle 18.00 inaugura la personale di Rocco Dubbini. La mostra conclude Marche Centro d’Arte, dopo il successo riscosso dalla collettiva che ha presentato i lavori di Giovanni Gaggia, maicol e mirco, Gabriele Silvi, Rita Soccio e Rita Vitali Rosati. La personale è a cura di Simonetta Angelini che è autrice anche del testo critico.

    Marche Centro d’Arte è un ciclo di tre mostre che la Galleria Marconi dedica ai fermenti artistici marchigiani, presentato già lo scorso anno e riproposto dopo il successo riscosso. Marche Centro d’Arte vuole dare voce e spazio a un territorio che presenta al suo interno una pluralità di prospettive, idee e linguaggi e che ha fatto di questa sua pluralità un punto di forza e distinzione.
    Marche Centro d’Arte è un progetto che rientra nella rassegna Non lo so e non lo voglio sapere

    “Un progetto e un processo di concentrazione e spostamento, di saturazione, di archiviazione e cristallizzazione. Oggetti familiari, i libri, che si fanno spazio e distanza, archetipo, relazione, affezione, traccia. Hanno memoria di parole, di gesti, di pensieri ed energia condensata, latente. In stato di equilibrio dinamico. Ad alto rischio entropico.” (Simonetta Angelini)

    Non lo so e non lo voglio sapere non è solo una risposta, è anche una provocazione, un atteggiamento e in fondo una forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte potremmo definire culturale. È un modo per affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore? Perché le patate al forno sono sempre troppo poche?
    Una risposta spesso comoda, a volte sconvolgente, che esprime una volontà di ignoranza che è molto lontana dall’affermazione socratica che il vero saggio è colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna tensione alla conoscenza, nessuna curiosità, solo distacco e indifferenza.
    Spesso davanti a una proposta di tipo artistico questa frase arriva e fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo silenziosa.
    Sarebbe legittimo adesso rispondere alla domanda: perché intitolare in questa maniera una rassegna di mostre?
    La risposta in fondo è già nel titolo.

    scheda tecnica/technical card

    curatore/curator by Simonetta Angelini
    testo critico/art critic by Simonetta Angelini

    ufficio stampa/ press agent Dario Ciferri
    traduzione di/translation by Patrizia Isidori

    relazioni esterne e promozione delle attività/ external relationship and promotion of activities Stefania Palanca
    fotografia/photography Marco Biancucci©
    riprese video/video shooting Stefano Abbadini
    allestimenti/preparation Marco Croci
    progetto grafico/graphic project maicol e mirco
    webmaster http://www.siscom,it

    dal 28 marzo al 25 aprile
    from 28th march to 25th april
    orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20
    opening time: Mon-Sat 4 to 8 p.m.

    Galleria Marconi di Franco Marconi
    C.so Vittorio Emanuele, 70
    63012 Cupra Marittima (AP)
    tel 0735778703
    e-mail [email protected]
    web http://www.siscom.it/marconi

  • Planete amoureuse

    Presso: Oxygen-concept art

    a Milano

    Inaugurazione

    Venerdì 26 Marzo 2010

    dalle ore 19

    dal 26 Marzo al 3 Aprile 2010

    Una settimana dove verrà presentata un’ antologia di artisti scelti per le loro personalità incisive e taglienti e per le profonde differenze estetiche che esprimono, che rappresenteranno quindi il legame, l’ assonanza e l’ affinità elettiva, la tematica del bacio.

    La struttura del progetto si articola intorno a tre voci contenitori: Images, Motion e Sounds.

  • L’arte è un bene primario?

    “Non è tanto l’opera d’arte che si cerca quanto ‘il quadro con cui si può vivere’”. Chi dà questa illuminante definizione del collezionismo d’arte è Mario Praz, celeberrimo anglista, critico, scrittore raffinatissimo, e grande collezionista, come sa bene chi abbia letto il suo bellissimo volume “La casa della vita”, edito qualche anno fa da Adelphi. Leggere quel libro permette realmente di “entrare” nel mondo di un vero collezionista d’arte: centinaia di pagine dedicate alla amorevole descrizione del grande appartamento romano dello studioso, completamente arredato in Stile Impero. Ogni pezzo, sia esso un mobile, un quadro, un soprammobile, una tappezzeria, viene illustrato nel suo valore e nella sua storia peculiare con il gusto e l’erudizione sempre elegante e piacevolissima a cui ci ha abituati nei suoi saggi il grande Praz.
    Ma ancora più affascinante è seguire il percorso, spesso quasi romanzesco, che ha portato ogni singola acquisizione ad intercettare la vita dello scrittore, ad entrarne a fare parte, quasi come un pezzo della storia personale e familiare del collezionista. Quello che emerge con chiarezza dalla lettura è proprio questa magica consonanza tra personalità e opera d’arte, perché, per dirla con le parole stesse di Praz, “i quadri che appendiamo alle nostre pareti, non li appendiamo, siamo sicuri, perché espressioni d’arte: i quadri domestici son come i sogni, proiezioni di desideri, di aspirazioni” (M.Praz – Fiori freschi – Firenze, Sansoni, 1943).
    Il collezionismo d’arte può ovviamente significare anche semplicemente investimento economico, può essere condizionato nelle scelte dalle mode del momento, può rispondere più ad un bisogno di prestigio sociale che ad un reale interesse, ma c’è un livello in cui esso si presenta come una possibile risposta ad un profondo bisogno delle persone, quello di avvolgere la propria vita con qualcosa che sappia entrare in consonanza con la sete di bellezza, di senso, di eternità forse, che risuona in fondo all’animo di ciascuno. L’oggetto d’arte, il quadro, la statua, la ceramica, trasmettono vita, storia, atmosfere lontane che possono dire qualcosa ancora al nostro oggi, a quello che siamo. Alcuni pezzi ci parlano e collezionare arte è forse proprio questo andare in cerca di echi che mondi e uomini lontani nel tempo possono ancora far risuonare dentro di noi attraverso quello che ci hanno lasciato. C’è un bisogno dietro a questa ricerca, certamente non un bisogno “primario” in senso stretto.

    Galleria d'arte Di Mano in ManoLa Cooperativa Di mano in mano, che si pone come obiettivo quello di rispondere ai bisogni di ognuno, ha captato anche questo e ha deciso di investire lavoro e professionalità in questo settore, in modo da garantire all’interno di un mercato spesso pieno di rischi una eticità e trasparenza quali da sempre la nostra Cooperativa assicura ai nostro clienti. Per questo è da poco nata una nuova sezione nei nostri negozi dedicata specificamente al mondo dell’arte antica e contemporanea, in grado di proporre alla clientela un’ampia scelta di opere di pittura, scultura e ceramica artistica, dal ‘600 fino ai nostri giorni, con una particolare attenzione al mondo dell’Arte Contemporanea attraverso la creazione di due Gallerie Periferiche. Un nuovo spazio dunque dedicato a chi sente che il Bello, l’Arte non sono beni superflui, con in più l’attenzione e la cura di proporre pezzi per tutti i gusti ed alla portata di ogni tasca, perché l’Arte sia veramente accessibile a tutti.

  • On line il nuovo Ufficio Stampa letterario di Fabrizio Vercelli

    Da oggi è attivo il sito personale di Fabrizio Vercelli, già Responsabile Ufficio Stampa di Edizioni XII, che punta a offrire a tutti coloro che desiderano far conoscere la propria produzione artistico/letteraria, ma non ne hanno la possibilità, un servizio professionale e di qualità.
    Qui saranno pubblicati tutti i comunicati stampa prodotti. Gli stessi saranno poi diffusi attraverso un network di siti, blog e periodici sempre crescente.

    L’obiettivo è quello di portare agli occhi della stampa la produzione letteraria underground di qualità, spesso ignorata in favore di prodotti non sempre di livello, ma proposti da chi ha più mezzi per raggiungere l’opinione pubblica.

    Per contatti e informazioni si veda il sito ufficiale.

  • Salon Art-Shopping al Carrousel du Louvre di Parigi (FR) il 4-5-6 giugno 2010

    A Parigi nella fantastica Rue Rivoli sede della Galleria del Carrousel, nelle prestigiose sale espositive sotto al Museo del Louvre, la Federazione Nazionale Artisti, in collaborazione con ConfimpreseItalia e Confimprese Nord Ovest, ripete l’avventura dello scorso ottobre 2009. Le opere di Venticinque artisti ed espressione dei diversi rami dell’arte visiva: pittura, fotografia, scultura, grafica, saranno esposte presso lo stand collettivo, mentre altri artisti potranno trovare posto negli ulteriori spazi appena assegnati alla Federazione.

    Il Salone Art-Shopping, con l’accesso riservato a opere con valore inferiore a 5.000,00 €uro, permette di diffondere l’arte anche al grande pubblico. Nell’autunno 2009 con i suoi circa 9000 visitatori e 250 espositori (fra gallerie ed artisti) oltre che con il suo fatturato di centinaia di migliaia di €uro, si è nuovamente confermato come uno degli eventi più importanti nel panorama artistico europeo. Inoltre l’inserimento nella sua Boutique online delle opere degli artisti permette la visibilità e la possibilità di vendita sia prima che dopo la realizzazione dell’evento stesso.

    Per informazioni : www.federartisti.orgwww.salon-artshopping.com

    [email protected] – cell. 339.1366414 (da h. 9.30 a h. 18.30)