Tag: arte

  • SCRITTURÀTI BANDO IX CONCORSO INTERNAZIONALE DI CARICATURA CALLIGRAFICA

    Il CAUS Centro Arti Umoristiche e Satiriche, indice un bando di concorso calligrafico, ideato da Raffaele Palma e rivolto a tutti gli appassionati di calligrafia, disegno, computer grafica e umorismo.

    La partecipazione al concorso è assolutamente gratuita, non comprende alcuna tassa d’iscrizione e si rivolge al pubblico più ampio.

    Data la difficoltà d’esecuzione degli elaborati richiesti, possono partecipare gli studenti universitari di qualsiasi anno, iscritti alle Accademie di Belle Arti, ed alle Facoltà d’Architettura, Design, Ingegneria, eccetera.

    La commissione esaminatrice, composta d’autori professionisti, valuterà ogni opera rispetto alla difficoltà tecnica e grafica ed al suo contenuto, singolarità e originalità.

    Ciascun candidato può inviare un massimo di tre opere, realizzate con qualsiasi tecnica.

    ELABORAZIONE DELLA CARICATTURA CALLIGRAFICA

    1. Sarà necessario scegliere la fotografia di un personaggio famoso di qualsiasi epoca e professione, per una libera interpretazione caricaturale.
    2. Il passo successivo sarà di comporre tale caricatura, utilizzando tutte le lettere del nome, del cognome, o entrambi del personaggio, sino ad ottenere una caricatura calligrafica di sintesi.
    3. Essa potrà riguardare l’intero corpo o il volto, ed essere frontale, di tre quarti, di profilo, o anche con prospettive non convenzionali.
    4. Su questa caricatura si dovrà poi costruire il personaggio in volume, in bianco e nero o a colori. Le due caricature (quella in sintesi e quella in volume) dovranno essere perfettamente sovrapponibili.
    5. Un file allegato, in formato word, dovrà contenere la legenda con la descrizione del personaggio e l’indicazione dell’ubicazione delle singole lettere (massimo 25 righe, formato Times New Roman 14, o similare) e i dati dell’autore.

    INVIO DEL MATERIALE E FORMATI

    Ogni concorrente avrà quindi 3 elaborati: la fotografia del personaggio e due caricature calligrafiche, di sintesi e in volume. Questi dovranno essere inviati esclusivamente in formato elettronico JPG, GIF o TIF possibilmente zippati, (valore massimo 400 Kb, a: [email protected].

    Sarà premura del concorrente allegare, in formato word, i dati generali del personaggio e dell’autore. Ai sensi della legge 31.12.96 n° 675, tutti le generalità dei partecipanti al concorso saranno trattate nel rispetto della privacy.

    Gli studenti dovranno indicare anche l’università d’appartenenza, con l’indirizzo completo ed eventuale docente di riferimento.

    Gli elaborati cartacei inviati tramite qualsivoglia servizio postale saranno cestinati!

    Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 30 novembre 2013. La giuria si riunirà nel primo trimestre del 2014 per la scelta delle opere migliori.

    I vincitori non riceveranno alcun premio in denaro, bensì un riconoscimento virtuale, con pubblicazione delle opere in permanenza sul sito: www.caus.it.

    Le prime tre opere classificate avranno, inoltre, il massimo risalto sui medium specializzati e su Internet, dopo il primo trimestre del 2014.

    Informazioni: tel. 3396057369 – [email protected]

    Ufficio Stampa: Piero Ferraris

  • Il Fondo Francesco Pasinetti dell’archivio Carlo Montanaro ovvero di alcuni archivi del Veneto

    Regione del Veneto

    e

    Comitato Regionale per le Celebrazioni del Centenario

    della Nascita di Francesco Pasinetti.

    Mediateca regionale di Villa Settembrini

    Via Carducci

    Mercoledì 22 maggio alle ore 16.00 presso la Mediateca regionale di Villa Settembini verrà inaugurata la mostra dedicata a Francesco Pasinetti, curata da Margherita Naim e Sara Zucchi e presentato un programma di incontri con alcuni tra i protagonisti del collezionismo veneto. Gian Piero Brunetta, docente e conservatore; Mario Trevisan, collezionista di fotografia d’artista; Gabriele Coassin, produttore, regista e divulgatore; Silvana Tamiozzo Goldmann, conservatore per il CisVe degli Archivi di pittori e scrittori..

    L’esposizione sarà visitabile fino al 20 giugno 2013, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.30

    Con questa iniziativa si conclude il percorso di studio e approfondimento che la Regione del Veneto e il Comitato per le celebrazioni del centenario hanno riservato alla figura e all’opera di Francesco Pasinetti, una delle figure più interessanti ed emblematiche della cultura veneziana ed italiana della prima metà del novecento.

    Prendendo spunto dalle attività promosse dall’Archivio Carlo Montanaro, a cui la Regione del Veneto ha affidato le Celebrazioni del centenario, quattro protagonisti del collezionismo veneto spiegheranno la loro esperienza e soprattutto le potenzialità future che la passione per la conservazione può riservare per i musei del domani.

    Il programma degli incontri che ha ottenuto il patrocinio della Soprintendenza ai Beni Archivisti del Veneto è così articolato:

    mercoledì 29 maggio, ore 16.00, Insegnare e collezionare cinema – Gian Piero Brunetta

    mercoledì 5 maggio, ore 16.00, Collezionare fotografia – Mario Trevisan

    mercoledì 12 giugno, ore 16.00, Realizzare, insegnare, collezionare televisione – Gabriele Coassin

    mercoledì 19 giugno, ore 16.00 Ricercare e gestire le “carte del contemporaneo” – Silvana Tamiozzo Goldmann.

    La mostra è dedicata a Loredana Balboni vedova Pasinetti recentemente scomparsa.

    http://www.ad3.it/portfolio-grafica/298-grafiche-per-archivio-montanaro

    www.archiviocarlomontanaro.it

    Il progetto di diffusione dell’iniziativa è curato da AD3 Comunicazione

    Ufficio stampa AD3 comunicazione
    San Marco 3188/a – 30124 – Venezia – VE – Italia
    Tel.0415209245
    http://ww.ad3.it

  • Agenzia Promoter – ALESSANDRO MELUZZI OSPITE ATTESO A “LA MEDICINA PSICOSOMATICA OGGI” PRESSO IL CENTRO CONGRESSI SANTO VOLTO DI TORINO

    C’è grande attesa per il convegno “La medicina psicosomatica oggi”, che si terrà Sabato 18 Maggio 2013, alle ore 8.00, presso il Centro Congressi Santo Volto di Torino, situato in Via Nole all’angolo di Via Borgato. Il convegno avrà come fine quello di discutere circa l’entrata della medicina psicosomatica nel campo clinico della bioetica, propria degli inizi del terzo millennio. Per l’evento tra gli attesi ospiti ci sarà il noto volto televisivo Alessandro Meluzzi, psichiatra e psicoterapeuta di rilievo.

    Nella Sala Grande del Centro Congressi si discuterà circa il contributo che un approccio psicologico-somatico può portare alla cura se, in una relazione medico-paziente, la persona sofferente, viene considerata nella sua unità psicofisica, spirituale e sociale. Il noto psicologo Alessandro Meluzzi, per l’occasione, interverrà con “Il rapporto corpo-mente-cervello: lo stato dell’arte”, descrivendone lo stato dell’arte.

    Alessandro Meluzzi di recente è stato ospite al Festival Artistico Letterario “Cultura Milano.it”, ideato e organizzato dal manager Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter, che vede la presenza di ospiti illustri del calibro di Margherita Hack, Bruno Vespa, Paolo Limiti, Francesco Alberoni, Silvana Giacobini.

  • AGENZIA PROMOTER: IL MAESTRO GIORGIO ALBERTAZZI DEDICA UNO STREPITOSO RECITAL ALLA SUA AMATA FIRENZE

    Il mitico Giorgio Albertazzi ha creato ad hoc un nuovo recital dedicato alla sua amata Firenze, che è stato presentato in anteprima Giovedì 9 Maggio alle ore 21.00 nel celebre Teatro Verdi sito nel capoluogo toscano. Inoltre, c’è già trepidante attesa per la prestigiosa mostra fotografica organizzata dal manager Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter e Promoter Arte, per celebrare proprio il compleanno del grande Maestro, che il 20 Agosto festeggia i novant’anni. Lo straordinario evento si terrà il 25 Agosto prossimo nell’esclusivo contesto della “Milano Art Gallery Spazio Culturale” in via Alessi 11 a Milano.

    Albertazzi rivela emozionato parlando di Firenze “Per me questa città è l’adolescenza della vita, il tempo della crescita, la pienezza. Io appartengo alla schiera dei fuggiaschi dalla più bella città del mondo in giro qua e là, esule, zingaro, il cui cuore sempre per i luoghi e le persone che, mi legano a lei e agli anni di vita trascorsi“.

    Il 9 Maggio, oltre ad essere una stata una serata di eccelso spettacolo, ha anche avuto un importante risvolto solidale, poiché le donazioni e i proventi derivanti dalla vendita dei biglietti sono stati devoluti a due iniziative benefiche di rilievo: il progetto “New Renaissance Patronage Fund” che, permette di fornire borse di studio per i giovani talenti italiani e americani e i progetti di lotta alla povertà sostenuti dalla campagna “Coltiva. Il cibo. La vita. Il pianeta“.

    La performance di Albertazzi è stata una sorta di dedica d’amore, raccontando aneddoti, rivivendo emozioni, rimembrando D’Annunzio e Dante, accompagnato da un suggestivo sottofondo di musiche live al pianoforte eseguite da Antonio Artese.

  • Gaming: tra consumismo e arte

    Ciao! Sei un videogiocatore? Sono sicuro che comunque saprai di cosa sto parlando. Questo perché ormai viviamo in degli anni in cui tutti sanno cos’è un videogame e tutti ci hanno giocato anche solo per una volta. Siamo infatti nel periodo più florido per il mondo del divertimento digitale in cui non è solo un ragazzo ad impugnare un controller ma ce ne sono sempre di più, magari che impugnano un wii mote o addirittura uno smartphone piuttosto che un classico telecomando per console. Il gaming è cambiato tantissimo. E’ nato come qualcosa di pura intrattenimento per una nicchia di videogiocatori, veramente pochi. Tutti speravano, e lo sperava anche chi realizzava i giochi, che prima o poi la situazione si fosse smossa ed è andata proprio così. Dopo qualche anno dal loro inizio, i videogame hanno iniziato ad essere di massa, fino ad arrivare alla situazione odierna.

    videogame

    Un tempo quindi un videogioco, siccome non avrebbe portato grandi guadagni, non richiedeva alcune volte moltissime ore e mesi di lavoro da parte della casa di sviluppo. Dopo questo primo periodo, i videogiochi hanno iniziato a diffondersi su quella che oserei definire “larga scala” per il tempo ma che, in confronto ai numeri di vendite dei videogame di oggi non è praticamente nulla. Proprio in questo periodo c’erano moltissimi gamer che avevano conosciuto questo nuovo mondo ma gli sviluppatori erano ancora pochi, c’era poca concorrenza e la gente ancora non era disposta a spendere così tanti soldi in questo settore. Proprio per questo motivo le case di sviluppo si impegnavano tantissimo nel realizzare qualciosa che si distinguesse dalla massa, realizzando qualcosa che si avvicinava molto di più all’arte. In questo modo in un colpo solo sarebbe stato possibile ottenere la gran parte dell’utenza, in un solo momento. Ora la situazione è completamente diversa, ma proprio del tutto.

    Il gaming oggi

    Pensa infatti che ormai è tutto l’opposto. Non si mira più a distinguersi ma più che altro ad uniformarsi con i giochi di massa, è l’unico modo che funziona per vendere. Il problema principale è infatti che ormai ci sono veramente troppi titoli, per altrettanti gamer ma che comunque non hanno il tempo di giocare nulla e sono costretti a dover scegliere. Tutti i developer però, cercano di condurre le loro scelte negli fps in questi anni, uniformandosi, per avere la certezza di vendere anche un piccolo numero di copie. Come non capirli dopo tutto. E’ quindi normale che si comportano così ma in questo modo i videogames continuano ad uscire tutti uguali, identici! Ormai sembra che siamo arrivati ad un punto estremo, dal quale sembra quasi impossibile poter tornare in dietro, a quando tutti decidevano se comprare un gioco basandosi su veri criteri e non su quello che vedevano o sulle pistole o armi disegnate nella scatola.

    Ne vuoi sapere di più riguardo a questo argomento specifico? Trovi degli articoli e delle riflessioni su guideconsole! Vienimi a trovare, ti aspetto!

    Riusciremo secondo te lettore ad uscire da quella che potrebbe essere definita la prima vera e propria crisi videoludica? Ci stiamo allontando sempre di più dall’arte per avvicinarci invece al consumismo: come uscire da questa brutta situazione. Dimmi le tue idee nei commenti! 🙂

  • “ART4YOU” ALL’HOTEL D’INGHILTERRA DI ROMA

    Roma, 13 maggio 2013 – Arte contemporanea e ospitalità d’eccellenza si fondono all’Hotel d’Inghilterra di Roma per il progetto “Art4You”: lo storico albergo romano, custode di opere d’arte, pezzi d’antiquariato e oggetti preziosi, si fa portavoce della creatività italiana presentando ai suoi ospiti, in modo inconsueto e curioso, alcuni tra i più promettenti esponenti del panorama artistico contemporaneo ed una selezione di opere appartenenti a nomi di fama mondiale.

    Grazie all’iniziativa “Art4You” gli ospiti internazionali dell’albergo potranno scoprire, apprezzare e acquistare le opere di artisti italiani e internazionali, che troveranno posto nelle splendide camere dell’albergo accanto ai celebri pezzi di Alberto Burri, Mark Kostabi, Ennio Calabria, Massimo Kaufmann, Bruno Ceccobelli.

    Le creazioni impreziosiranno 18 delle ampie e raffinate camere dell’Hotel d’Inghilterra, appartenenti alle tipologie Deluxe Junior Suite, Royal Junior Suite, Executive Suite, Deluxe Suite, sino alle 2 splendide Royal Suite: chiunque sceglierà per il proprio soggiorno una tra queste soluzioni, troverà allestita al suo interno una vera e propria mostra d’arte, da vivere nella propria riservatezza, valutando l’eventuale acquisto della tela più emozionante.

    Per ciascuna mostra, una scheda esplicativa fornirà all’ospite informazioni dettagliate circa l’artista e il suo valore economico, per guidarlo in questa interessante esperienza e nell’eventuale scelta.

    Un’iniziativa imperdibile che rinnova il profondo impegno dell’Hotel d’Inghilterra nella promozione dell’arte e del prodotto italiano, declinato in tutte le sue forme.

    La selezione degli artisti e l’allestimento delle mostre sono curati da Emanuele Lamaro e Lorenzo Cantarella, consulenti d’arte e galleristi romani.

    Durante l’intero periodo verranno esposte le opere di:

    Andrea Ambrogio, Claudio Ascenzi, Lidia Bachis, Alberto Burri, Ennio Calabria, Fabio Masssimo, Caruso, Gianluca Cavallo, Bruno Ceccobelli, Antonia Ciampi, Valerio Cugia, Tommy Elmi, Massimo Kaufmann, Mark Kostabi, Nino La Barbera, Luisa Mazzullo, Gabriele Mengoni, Emiliano Yuri Paolini, Achille Perilli, Walter Pituello, Francesco Tonucci, Marco Zappa.

    Nato come dimora aristocratica tra piazza di Spagna e Via dei Condotti, L’Hotel d’Inghilterra è la meta più esclusiva per godere di un raffinato soggiorno nel cuore di Roma, coniugando in modo impeccabile l’importante eredità storica con la ricercatezza degli elementi moderni. Offre ai suoi ospiti un’esperienza indimenticabile con 88 camere, tutte diverse una dall’altra, la hall con confortevoli salottini decorati, il Bond Bar dallo stile retrò ed il Cafè Romano, ristorante dove gustare estrosi piatti di cucina creativa romana.

    L’Hotel d’Inghilterra di Roma è il fiore all’occhiello del gruppo italiano Royal Demeure, che comprende inoltre la Residenza di Ripetta a Roma, l’Hotel Beverly Hills Rome, l’Helvetia & Bristol di Firenze, il Grand Hotel Continental di Siena e l’Hotel Villa Michelangelo di Vicenza.

    Per informazioni e prenotazioni:
    HOTEL D’INGHILTERRA –
    Via Bocca di Leone, 14 – 00187 Roma
    Tel. (+39) 06.699811 – Fax (+39) 06.6795421 – E-mail: [email protected]

    Ufficio stampa: IMAGINE Communication – Via G. Barzellotti 9/ 9b – 00136 Roma
    Tel. (+39) 06.39750290 – Fax. (+39) 06 .45599430 – www.imaginecommunication.eu
    Silvia Alesi [email protected]

  • LA CURATRICE DI GRANDI MOSTRE, ELENA GOLLINI, COLLABORA CON IL CRITICO D’ARTE PAOLO BOLPAGNI

    La Dott.ssa Elena Gollini, coordinatrice degli eventi organizzati da Promoter Arte, di Salvo Nugnes e curatrice di importanti mostre allestite presso la Milano Art Gallery a Milano collabora con il Prof. Paolo Bolpagni, storico dell’arte, critico e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.

    Bolpagni è considerato uno dei massimi esperti dei rapporti tra arti visive e musica. È autore di una ventina di libri e cataloghi, e di oltre duecento pubblicazioni tra saggi, articoli e altri testi. Cura mostre in prestigiosi musei, collabora con riviste specializzate e tiene conferenze in tutta Italia.

    Il critico ha recentemente presentato, con grande successo di pubblico, l’originale creazione “Constellation Bonzai” del poliedrico Joshua Hadar, accompagnato dal manager Dott. Nugnes e dalla Dott.ssa Gollini, nel contesto dell’esclusivo Starhotels E.c.ho. in viale Andrea Doria 4, a Milano.

    Precedentemente la Gollini e Bolpagni avevano già collaborato in occasione della realizzazione della conferenza del noto stilista Alviero Martini, sul tema “Un sogno. Il mondo in valigia” e della mostra di giovani artisti “Misure d’infinito”, che si è tenuta presso Palazzo Martinengo, situato in via dei Musei n.30, a Brescia.

  • INTERVISTA AD ANTONELLA STALTARI PER LA MOSTRA “SOGNI DI CARTA” ALLA MILANO ART GALLERY ORGANIZZATA DAL MANAGER SALVO NUGNES DAL 17 AL 31 MAGGIO 2013

    1) COME CONCEPISCE L’ARTE?

    L’arte è assolutamente essenziale ed imprescindibile per riuscire a cogliere e ascoltare il battito del cuore pulsante della società, l’arte è un propulsore sociale, come un simbolico elettrocardiogramma della società. Esprime anche un intenso messaggio esistenziale di riscatto, di rivalsa, di rivincita personale e collettiva.

    2) QUAL È IL COMPITO PRIMARIO DEGLI ARTISTI?

    L’arte racchiude il connubio di libertà espressiva e libertà interpretativa, ma l’artista non deve spendersi in prolissi commenti di spiegazione sulle proprie opere, è giusto lasciare spazio alle valutazioni dei critici e degli esperti d’arte, nonché ai fruitori di esse che devono poter recepire e interpretare con la massima libertà. La libertà non va mai persa di vista, serve una lotta continua e costante per conservarla integra e intatta, anche se spesso purtroppo le nuove generazioni la danno quasi per scontata, svilendone il reale valore. L’artista deve stimolare le percezioni emozionali dettate dal moto dell’anima e dal pathos istintivo. Soltanto così, avrà davvero dato un senso compiuto al suo percorso.

    3) COSA SI PROPONE DI ESPRIMERE ATTRAVERSO LA SUA ARTE?

    Metaforicamente mi potrei definire come una “Mary Poppins dell’arte e del riciclo creativo“. Nelle mie creazioni desidero evidenziare il significato più intrinseco, approfondendo e andando oltre l’apparenza e l’impatto puramente estetico e visivo. La mia lavorazione manuale e artigianale è improntata a trasmettere un senso di rinascita, rigenerazione, rinnovamento, attraverso l’utilizzo di elementi e materiali giudicati inutili e banalizzati come rifiuti da eliminare e accantonare, ma che invece riacquistano valore e sono riplasmati in nuove forme artistiche di vita. Paragono questo procedimento al ciclo della vitale della natura, nel costante trasformismo e camaleontico divenire, dove, citando il concetto filosofico di Eraclito del “panta rei” tutto scorre, tutto si evolve e tutto cambia di continuo per trasformarsi e riprendere vita.

    4) QUANDO NASCE L’IDEA DI CONIUGARE IL TALENTO ARTISTICO AL RICICLO CREATIVO?

    Penso che sia un’attitudine e una predisposizione innata in me. Mi sento come un precursore dell’arte del riciclo, poiché ho iniziato a cimentarmi con essa quando era ancora quasi sconosciuta, assai poco praticata e classificata come arte di nicchia. Per certi aspetti mi ritengo affine alle ideologie del grande maestro dell’informale Alberto Burri che si è creato uno stile unico e inconfondibile, compiendo una ricerca e una sperimentazione basate sull’uso di materie di scarto e di recupero e un tipo di lavorazione anomala rispetto ai canoni dogmatici artistici tradizionali.

    5) PENSA CHE LA SUA MOSTRA “SOGNI DI CARTA” ALLA MILANO ART GALLERY”, ORGANIZZATA DA SALVO NUGNES POSSA DIFFONDERE UN MESSAGGIO LEGATO ALLA TUTELA DELL’ECOLOGIA E DELL’AMBIENTE?

    La mostra personale, che farò nella storica “Milano Art Gallery Spazio Culturale” in Via Alessi 11, a Milano, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes, direttore di Promoter Arte, è un’ottima occasione per divulgare un messaggio ecologista, di tutela ambientale e dell’eco-sostenibile, che da sempre sostengo come dovere etico sociale. Nell’epoca del consumismo sfrenato, del meccanismo “dell’usa e getta” governato dalle regole dell’economia che tendono a inculcare l’esigenza di possesso del “nuovo” la cultura dell’usato, è un efficace antidoto a questo sistema degenerante che produce inquinamento e devasta l’ambiente con la sovrapproduzione di merci. Allungare la vita di oggetti e materiali incentivandone il riutilizzo è una concreta risposta all’emergenza ambientale e trasforma questo grave problema in una grande opportunità.

    6) È UTILE TRASMETTERE ANCHE AI BAMBINI LA CULTURA DEL RICICLO?

    Assolutamente utile, ho scritto un apposito libro “Uso e riuso della carta da giornale” dedicato proprio ai laboratori e giochi creativi per insegnare ai bambini l’utilizzo di oggetti originali realizzati con vecchie riviste, giornali e materiali di recupero, per inculcare l’educazione al rispetto dell’ambiente nell’ ambito ludico e didattico. I bambini possono imparare e divertirsi esprimendo il proprio estro e la propria fantasia in modo arricchente e costruttivo.

    7) COSA INTENDE PER “SOGNI DI CARTA”?

    Sogni di carta” richiama il titolo di un altro mio libro, dove evoco l’uso della carta come filo conduttore prioritario della mia ricerca e sperimentazione stilistica. La carta è una componente assolutamente imprescindibile e indispensabile del mio cammino nel mondo dell’arte, con la carta ho quasi un rapporto di legame viscerale. Anche il colore bianco ha un’identità cromatica peculiare, è il colore simbolo di purezza per antonomasia, per me rappresenta appieno il “nirvana dello spirito”. L’elemento del sogno indica la metafora della visione onirica e dell’afflato poetico che guidano l’arte.

  • Al Complesso dei Dioscuri al Quirinale, dal 15 al 30 maggio, una mostra racconta Vittoriana Benini, l’artista delle bambole

    Roma, 4 maggio 2013 – Dal 15 maggio il Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale rende omaggio a Vittoriana Benini con la mostra dal titolo “Vittoriana Benini – Intima atmosfera del reale”, in programma nella splendida cornice di Via Piacenza 1 fino al 30 maggio prossimo (dal lunedì al sabato, con orario 10.00-13.00 e 14.30-18.00 e ingresso libero). L’esposizione – che nasce da un progetto ideato da Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore responsabile del periodico Segni d’Arte e da Maurizio Fallace, già Direttore Generale del MIBAC per gli Istituti Culturali, Biblioteche e Diritto d’Autore e che è stata patrocinata dal MIBAC – Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il diritto d’autore, dalla Presidenza del Consiglio Regionale, dal Comune di Mordano e dal Municipio I – Centro Storico di Roma Capitale – offre al grande pubblico la possibilità di conoscere uno spaccato importante della vasta e ricca attività pittorica di Vittoriana Benini e di ammirare da vicino i lavori di un’artista che ha raggiunto un ruolo di primo piano nell’arte contemporanea italiana e internazionale, ottenendo riconoscimenti significativi.

    Pittrice e scultrice dalla spiccata sensibilità, ma anche grafica e disegnatrice, Vittoriana Benini è dotata di un talento non comune, che l’ha resa capace, pur attenendosi ai valori ereditati dalla tradizione, di elaborare un linguaggio proprio, sia per le tematiche e i soggetti trattati che per le soluzioni pittoriche adottate, in grado di esprimere sentimenti ed emozioni che trovano il proprio spazio tra il presente della vita quotidiana e la memoria. In questo contesto i suoi quadri rappresentano una vetrina dei sogni in cui la pittura dell’artista – caratterizzata dai colori ricchi di vibrazioni timbriche, ma delicata, morbida e amabilissima nell’approccio con chi la osserva – seppur ancorata alla percezione dell’infanzia, la dilata su scala universale facendone un’intera costruzione figurativa.

    La mostra, egregiamente curata da Nicolina Bianchi, punta a raccontare la prorompente forza creativa della Benini attraverso un’ampia raccolta di lavori, circa 50 opere, che rappresentano un interessante viaggio all’interno delle tematiche della sua produzione. Così accanto alle tante tele che celebrano la donna in una condizione familiare e domestica “dove – per dirla con le parole di Vittorio Sgarbi – sono presenti malinconia, dolore, insoddisfazione, indifferenza nel senso di Alberto Moravia”, si impongono all’attenzione dello spettatore anche pagine autobiografiche e quadri in cui, ad essere ritratti, sono bambini e pagliacci, fiori e nature morte, anziani e contadini fino ad arrivare alle amate bambole, in quest’occasione celebrate anche con una preziosa raccolta di esemplari antichi la cui presenza sottolinea ulteriormente l’amore della pittrice per questo giocatolo, metafora dei più importanti sentimenti e valori della famiglia e della vita.

    Nata a Imola nel 1941, Vittoriana Benini inizia a disegnare e a dipingere giovanissima, tanto che già in quinta elementare vince il primo di una lunga serie di premi e riconoscimenti. Negli anni ’70, dopo aver comunque perfezionato il disegno tecnico e quello a mano libera, si iscrive alla “Scuola di arti e Mestieri” di Massalombarda e all’ “Accademia di Belle Arti” di Ravenna, dove è allieva dei Maestri Folli, De Grada, Spadoni, Zancanaro e Caldari, e si dedica allo studio del corpo umano e particolarmente alla figura femminile. Oltre che quello di Massalombarda e Ravenna, l’artista continua ad avvertire il clima del contesto imolese, animato fino alla metà del ‘900 da artisti di tradizione, quali Amleto Montevecchi, Tommaso Della Volpe e Anacleto Margotti, ma intrattiene anche rapporti con Rossi, Ruffini e Gottarelli, che le danno l’apertura mentale per crescere. Dopo un periodo dedicato all’insegnamento, Vittoriana Benini si indirizza verso la grafica pubblicitaria. Negli anni ’80 decide, poi, di raccogliersi in sé stessa e rielaborare quanto acquisito dagli studi accademici per fonderlo con la preesistente ispirazione soggettiva. Nel decennio successivo arriva a definire una tematica propria nella quale un ruolo di primo piano è affidato alla donna, figura dalla profonda forza interiore consacrata in una condizione che, come scrive Vittorio Sgarbi, ”è la condizione della donna nella storia, una storia che è fatta non combattendo, non facendo la guerra, ma attraverso la costruzione e l’educazione dei figli”.

    Accanto alla figura femminile, acquisisce un ruolo da protagonista la bambola. E’ questo un ciclo di lavori importante in quanto con esso viene in luce la capacità dell’artista di compiere il gesto pittorico con minuzia e con notevole intensità intimistica. “L’idea della bambola – come scrive anche Claudio Strinati nella sua presentazione a catalogo – sembra infatti la vera chiave di lettura di tutto il mondo poetico dell’artista”, un mondo che vede partecipe anche il passato che ritorna, un’umanità fatta di clown, teatranti da strada e maghe capaci di predire la sorte, una carrellata di personaggi che si perdono nella nostalgia. A consacrarla, nel 1997, la mostra “Women and Dolls” alla prestigiosa Feirligh Dickinson University negli Stati Uniti, e l’anno successivo l’esposizione in Arkansas, all’Art Foundation Hot Spring. Nel 2000 l’artista inizia un nuovo percorso: “tra sogno e realtà” e “il teatro della vita”, nel quale si alternano artisti di strada, clown e personaggi del circo. A queste tematiche si affiancano presto quelle rappresentate dalle “vecchie cartoline”, rappresentazioni pittoriche che legano il passato al presente attraverso personaggi reali e di sogno. La sua continua evoluzione la porta nel 2008 a una nuova ricerca della tridimensionalità, nei volumi, nelle luci e nelle architetture dove i suoi personaggi prendono vita. Intanto negli Stati Uniti cresce la notorietà di Vittoriana che registrata un ottimo successo di pubblico e di critica alla mostra in Texas. Significativo anche il successo ottenuto con l’esposizione all’Ambasciata alla Repubblica Araba d’Egitto e quello dell’anno successivo a Palazzo Barberini. Dopo l’ennesima esposizione in Texas, nel 2010, Vittoriana registra un ottimo riscontro anche all’evento ADMO al Palazzo Ducale di Sassuolo (Mo).

    Di lei hanno detto:

    “(…) L’idea della bambola sembra infatti la vera chiave di lettura di tutto il mondo poetico dell’artista. “Mondo”, è lecito definirlo perché Vittoriana Benini ha fortissimo il senso della famiglia e della sua trasposizione pittorica. Dipinge sempre, si sarebbe tentati di dire, un solo soggetto che è, appunto, la sua famiglia, ma logicamente questa famiglia in parte è quella vera, della vita reale, in parte è quella della fantasia della bambina in grado di animare le cose e le persone stesse intorno a lei, secondo un progetto fantastico da giudicare più come quello depositato nella mente che come quello della concreta esistenza. Tutti i personaggi rappresentati da Vittoriana sono in effetti, dal punto di vista pittorica, “pupazzi”. Lo sono le bambole, ovviamente, ma anche le persone autentiche, ma tutti sono presi dall’autrice e immessi in quella specie di teatrino che riguarda tutta la sua parabola di artista e il suo modo di pensare e di esprimersi in pittura ricorda in qualche modo quelle domeniche in cui qui a Roma da bambini andavamo vedere il teatro dei burattini sulla piazzetta del Pincio (…). Vittoriana è rimasta come ancorata a questa percezione dell’infanzia e la dilata su scala universale facendone una intera costruzione figurativa. Anche un po’ inquietante, a volte, sempre l’essere umano è affascinato da quel crinale, per l’appunto preoccupante, che separa l’animato dall’inanimato. La statua che prende vita, il quadro che si muove, il fantasma che trapela nel buio. (…).La pittura di Vittoriana è poeticamente atteggiata, delicata, morbida, con una punta di voluta ingenuità che la rende gradita all’ osservatore e amabilissima nell’ approccio. Eppure una qualche durezza resta latente nel suo delicato universo poetico. Ma è ben logico e, se possibile, ancor più coinvolgente per chi guarda. Perché questa arte non è un banale incantesimo né un bamboleggiante ammiccamento a un’ idea di arte “naif” e in definitiva marginale, ma è un interessante scandaglio lanciato nel profondo pur nella ferma intenzione di tenersi, nell’ ambito della stesura pittorica, su una superficie che non vuol dire superficialità ma morigeratezza dell’ eloquio. Non è male come lezione inevitabilmente impartita dall’ artista ai suoi ammiratori. Si è parlato per lei di una pittrice che si pone il problema del significato della femminilità. Non è un osservazione fuori di luogo ma anzi è una porta di accesso molto diretta a questa arte, intima ma di larghe vedute e di acute idee.”. (Claudio Strinati)

    “L’incontro con la pittura di Vittoriana Benini è un incontro felice. Perché si tratta di una pittrice che sa dipingere e dipinge, non sceglie altre strade. Quindi, facendo proprio l’assioma che l’arte è una promessa di eternità, persegue la tradizione della pittura come capacità di esprimere sentimenti, emozioni e visioni. Quella tradizione secondo la quale la vita quotidiana è fondamento dell’arte, in quanto ogni opera d’arte, come ogni essere umano, ha una propria individualità specifica, che è poi il mistero del suo rapporto con l’atto creativo da cui è nata l’opera stessa. Nella sua pittura calda e pastosa, prevalgono le figure femminili, le figure dei bambini e delle bambole. Forse questo ha un significato che andrebbe approfondito in termini psicoanalitici e psicologici più che in termini critici in quanto si percepisce che l’idea che il dominio di questi dipinti sia non il potere dell’uomo, ma la gentilezza o l’antipotere della donna nella sua dimensione domestica, dove i bambini, che hanno la loro formazione grazie alle donne, rappresentano una posizione intimamente e profondamente femminista espressa da una donna che, probabilmente, non è femminista nella sostanza ideologica ma che ritiene che il ruolo della donna sia un ruolo importante, per cui per la Benini la pittura deve consacrare non un ritratto di una donna importante, protagonista, ma piuttosto deve consacrare una condizione che è la condizione della donna nella storia. (…) La sua è un’analisi emotiva, lirica, personale, dove la profonda umanità e la dolcezza dello sguardo intenso e penetrante fanno trasparire parte della vita interiore, dei sentimenti e delle emozioni della donna rappresentata, che assurge a modello di bellezza. Come Modigliani ha rappresentato il simbolo della bellezza femminile nella pittura, dell’eleganza, della grazia, così Vittoriana Benini rappresenta la bellezza femminile fatta di dolcezza, di poesia, di quei sentimenti puri che si traducono in emozioni. E’ una bellezza inaccessibile come la dolcezza delle parole e della musica, come il corpo femminile, come il rigoglio della natura, come l’eternità del tempo.” (Vittorio Sgarbi)

    “(…) Si respirano gli umori della buona pittura nello studio di Vittoriana Benini, due stanze incastonate nella sua antica casa di Mordano, una piccola oasi immersa nel verde della pianura romagnola. Sparsi in questo ambiente di suggestivo disordine artistico, scaldato da una luce distesa che filtra dall’esterno attraverso la finestra, libri, souvenir, bianchi cavalli a dondolo di legno, piccoli specchi ovali di antiche tolette riflettono una coinvolgente atmosfera ovattata che si distilla nella quiete, quasi in un lirico raccoglimento d’ispirazione. E poi le bambole, le tante bambole d’epoca, di pezza, di cartapesta. Bambole, dolci modelle dagli occhi stupiti, curiosi, divertiti, commossi, molto spesso ammassate le une alle altre come cantori di un grande concerto, che affollano le sue tele, senza mai peraltro alterarne la presenza di piani o personaggi diversi. E’ qui che Vittoriana ancora riesce magistralmente ad inventare quella girandola di personaggi di oggetti e colori che si fondono nel suo ideale universo e nelle sue tele come legati da un’intima intonazione materica. Ogni cosa apporta all’opera l’evocazione di una straordinaria serenità e di una delicata purezza. Ci commuovono quelle maternità di tenera intensità, le musicanti, le giocatrici di carte, quegli artisti di strada, veri interpreti di una vita fuori scena, le sue nature morte con arpe e violini, grandi conchiglie, sveglie dove lancette appena accennate segnano il ritmo infinito del tempo. E poi fiori, coloratissime ortensie, o grandi girasoli che si inchinano al calare del sole quando… è subito sera come nella poetica filosofia di Salvatore Quasimodo.” (Nicolina Bianchi).

    “(…) Ci sono le emozioni nei quadri di Vittoriana?Io li guardo e le sue donne mi affascinano, le sue ragazze mi incuriosiscono, le sue bambole mi inquietano…ci sono le emozioni. E se colpiscono me che vivo a Mordano, in provincia di Bologna, come chi vive nel New Jersey o nell’Arkansas, dove Vittoriana ha esposto con successo, allora non sono s soltanto emozioni, ma emozioni forti. E poi c’è qualcos’altro. Una strana magia per cui quell’emozione provocata da bizzarre combinazioni di segni, suoni nel tempo o forme colorate fa da esca per qualcosa che esplode dentro, si allarga e potrebbe continuare all’infinito, come il Big Bang. (…). Ci sono le storie nei quadri di Vittoriana. Forse non sono le stesse per nessuno, ma non importa. Forse sono tutte diverse per ogni persona che guarda, come lo sono le emozioni e come è giusto che sia. Quando guardo e sento, immagino e mi chiedo, a Mordano come nel New Jersey, allora la cosa funziona. E’ questa la magia”. (Carlo Lucarelli)

    “(…) L’artista, se è artista vero, diventa regista di una sua personale drammaturgia, capace di trasmettere al pubblico idee e sentimenti. Dopo avere delineato scenografie, arredi, luci e colori il regista-pittore può trarre personaggi e storie da un immaginario scrigno alchemico che contiene risorse infinite: la natura, la storia, la tradizione, i ricordi, i sogni, i simboli…Ecco allora che, all’interno dei confini misurabili e chiusi della cornice, il pittore diventa demiurgo e reinventa il mondo secondo la propria sensibilità e i propri ritmi interiori. Vittoriana Benini conosce bene questa straordinaria facoltà e la esercita con una discrezione e una concentrazione tutta femminile, con una sensibilità attenta e paziente che sa scoprire le sfumature e la profondità dei ricordi e recuperare dallo stock della memoria e dell’infanzia figure emblematiche e suggestive”. (Valter Galavotti)

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per mercoledì 15 maggio 2013 dalle 18.00 alle 20.30.

    Il catalogo è edito per i tipi di Galeati Industrie Grafiche s.r.l. (Imola). La presentazione del catalogo è a cura di Claudio Strinati.

    Organizzazione: a cura del Periodico SEGNI D’ARTE.

  • “MILANO ART GALLERY”: SUCCESSO DI STEFANO SOLIMANI PER LA SUA MOSTRA ORGANIZZATA DA SALVO NUGNES

    Grandi consensi per il talentuoso artista Stefano Solimani che ha inaugurato una prestigiosa mostra personale dal titolo “Il mistero dell’assoluto” nell’esclusivo contesto della “Milano Art Gallery Spazio Culturale” in via Alessi 11, a Milano, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes Direttore di Promoter Arte. L’esposizione durerà fino al 16 Maggio 2013 ed è visitabile ad ingresso libero. Durante il vernissage inaugurale che si è svolto Giovedì 2 Maggio con notevole affluenza di pubblico.

    Il pubblico ha espresso parole di sincero apprezzamento sulle opere di Solimani, che è stato citato dal professor Vittorio Sgarbi nel suo libro “L’ombra del divino nell’arte contemporanea“.

    Sgarbi afferma “vedo in Solimani un narratore di sogni, un evocatore di eventi oscuri, di un non detto che attiene presumibilmente alla sua sfera privata. Ogni sua immagine pittorica porta infatti in luce una sorta di aura tesa, ogni suo dipinto prefigura una narrazione conclusa, con un proprio respiro epico che si espande con l’eloquenza di una missiva rivolta a un destinatario privilegiato“.

    Solimani, prendendo come spunto simbolico le intense parole di Henry James sul concetto di espressione artistica dice “Noi lavoriamo nell’oscurità. Facciamo quel che possiamo, diamo quello che abbiamo. Il dubbio è la passione e le nostre passioni sono il nostro compito; il resto è la pazzia dell’arte“.