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  • Intervista di Alessia Mocci a Stella Marocci ed al suo La trama di luce, Rupe Mutevole

    Incespica il boato/ d’ombre tese/ funi/ che stringono/ il respiro/ fino alla soglia/ all’esplosa voce/ grido aperto/ sull’oceano di abissi/ vertigini/ nel cratere di/ altalenanti lune/ scivolate nel taglio deciso graffiata luce/ ululante sangue/ dita/ mozzati silenzi/ […]” – “Fotogrammi”

    La trama di luce”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Stella Marocci. Un’autrice istintiva che da lettrice appassionata ha saputo analizzare la sua coscienza poetica per arrivare a delle vere e proprie dichiarazioni letterarie. Una sorta di mezzo per poter parlare con i lettori ma anche sentire ciò che può trasmettere il pensiero.

    Stella Marocci è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Cosa vuol dire per te scrivere?

    Stella Marocci: La scrittura significa un modo personale di espressione che riguarda la mia interiorità, il senso in cui percepisco il mondo fuori e dentro me, innanzitutto. È stata da un certo punto della mia vita in poi, una “forma” del mio essere che ho sempre considerato in termini non autoreferenziali, ossia lo scrivere per me stessa al fine di far luce nell’oscurità, nei cunicoli dell’anima.
    Certamente ho vissuto anche questo aspetto per così dire riflessivo, ma comunque dal punto di vista della “comunicazione”. Così non ho mai scritto poesie od altro, racconti, forme diaristiche, senza aver presente la necessità di un ascolto. Penso che la scrittura sia in questa direzione: per me lo è senza dubbio. Sento fortemente l’esigenza di sedurre tramite la mia voce, l’ascoltatore che ho ben presente nel pensiero: colui che entra in sintonia con le identiche corde o ne condivide i moti interiori.

    A.M.: Ci sono dei poeti che ammiri in particolare?

    Stella Marocci: Amo molto Fernando Pessoa, mi sento vicina a questo poeta – narratore circa elaborazione del pensiero poetante, l’inquietudine che anima le sue poesie, la molteplicità delle sue identità declinata nella serie di eteronimi che ha un ben preciso “volto” e voce. Anche la Dickinson, per la lieve eppure profonda liricità dei suoi versi, oltre che per il lato mistico della sua stessa esistenza. L’elenco comprende in antitesi Bukowski, un autore controcorrente, e tra i poeti contemporanei, Milo De Angelis, Patrizia Valduga per le sue potenti quartine, Mark Strand alto cesellatore della forma.

    A.M.: Come nasce l’idea di pubblicare “La Trama di luce”?

    Stella Marocci: È nata per caso, sono stata contattata da Silvia Denti, critico letterario, per una selezione che la casa editrice Rupe Mutevole stava operando all’incirca un anno fa. Era lontana da me l’idea di poter pubblicare i miei testi, che sono nati su fb per la prima volta: non mi ero mai cimentata nel genere poetico prima di allora, anche se da subito ho avuto riscontri positivi. Sono stata pertanto molto lieta di realizzare questa opportunità.

    A.M.: C’è una lirica all’interno della raccolta alla quale sei maggiormente affezionata?

    Stella Marocci: Forse “Theremin”, ma anche “Lavacro”. La prima per l’eco sonora di una vibrazione interiore, la seconda per l’elemento legato ad una “liquida” ferita da lavare nel fuoco per cancellare un vuoto.

    A.M.: Se potessi cambiare città e trasferirti ovunque, in quale luogo troveresti maggiore ispirazione?

    Stella Marocci: Credo che non esista un luogo privilegiato, secondo me si tratta piuttosto di uno spazio dell’anima; quello in cui vive un Senso che è una forma d’amore per se stessi e per un Altro da sè a sè simile. È la “casa” al di là di ogni distanza, dove vive un’affezione anche, indirettamente, per un luogo fisico.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Stella Marocci: I rapporti con la casa editrice sono stati più che positivi: ho riscontrato disponibilità e cordiale “accoglienza”.

    A.M.: Hai qualche novità per il 2012? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Stella Marocci: Mi piacerebbe poter dar voce tra le pagine di un libro, all’intensità della mia ultima produzione poetica, che mi appartiene e “sento” particolarmente, ma è un percorso in divenire, un nuovo Inizio.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Stella Marocci: Tenta la vita quando il temporale è violento;oltre le pozzanghere scure,in fondo ad un tunnel esiste la Luce. ( autocitazione)

    Recensione “La trama di luce”:

    http://oubliettemagazine.com/2012/03/29/la-trama-di-luce-di-stella-marocci-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/04/03/intervista-di-alessia-mocci-a-stella-marocci-ed-al-suo-la-trama-di-luce-rupe-mutevole/

  • Le novità editoriali per marzo 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben diciassette le collane editoriali della casa editrice, diciassette sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”.

    Ecco le novità per il mese di marzo 2012:

    “Fiori d’inverno” di Fiorella Pecorale

    Collana “Radici”, letteratura abruzzese. Ed è con infinto orgoglio, che mi appresto a presentarvi una giovanissima abruzzese la quale, quasi paradossalmente, scrive fiabe tradizionali, perfetto connubio tra civiltà multimediale e riscoperta, o meglio valorizzazione di un sapere antico, quasi millenario, che non vuole però arrendersi ad essere surclassato da una tecnologia non sempre amica. Fiorella vive immersa nella contemporaneità, ride, scherza, “gioca” nella vita di tutti i giorni come tanti suoi coetanei, ma vuole comunque stringersi attorno al fuoco di emozioni incantevoli, stupire ancora con le parole, con la semplicità delle sue storie che affondano le loro Radici nella notte dei tempi, tutti coloro, grandi e piccini, che vorranno avvicinarsi al suo mondo. Il virtuale, cioè, non ha ancora vinto la sua scommessa con il futuro, in cui c’è da ben sperare che le nostre amate fiabe non verranno accantonate, o per essere precisi, cestinate in chissà quale angolo remoto della memoria. L’Abruzzo è questo, una terra variopinta di cui la piccola Fiorella può essere indicata quale emblema.

    “Sguardi incostanti” di Luca Villani, Tamara Pes, Mabadèmi e Rolando Vernaglione.

    Collana “Trasfigurazioni”. La leggerezza di uno sguardo casuale, un particolare che per un millesimo di secondo diventa l’unica partizione di veduta possibile che, pian piano, si espande ricoprendo ogni definita cognizione. Un verso, uno sguardo, uno sguardo, un verso.
    Quattro differenti percezioni che si cimentano in un’aperta comparazione poetica, eterogenei pensieri che scivolano attraverso le pagine per collimare negli anfratti dell’inconscio, sviluppando in modo parallelo un discorso sulla caducità della memoria, sull’instabilità dell’impressione, sull’incostanza dello scenario.
    Angolazioni policrome educate dalla narrazione sensibile del disporre in versi le proprietà dissimili della mente, una padronanza di riconoscimento che avviene in quell’attimo di creazione assoluta, una padronanza di visione del particolare seguita dall’obiettivo prettamente umano di universalizzare la propria concezione.
    “mutO eCo”, “Steli imperfetti”, “Ripide ombre” e “Bianca” sono i panorami finemente orditi dagli autori presenti nella raccolta: Luca Villani, Tamara Pes, Mabadémi e Rolando Vernaglione.

    “Parole dell’altro orizzonte” di Rosine Irénée Nobin

    Collana “Poesia”. Si deve ad un sostanziale trilinguismo la singolare tonalità delle liriche di Rosine Nobin, creola-francese divenuta, per scelta e per amore, italiana.

    Soggiacente a tutto è ovviamente il colorismo gemmeo del creolo. Dalle sue griffes e gradazioni discendono, in linea diretta, prima il francese e poi l’italiano, l’uno e l’altro in uno stato di traduzione e filiazione intima dal seme originario.

    La lingua franco-europea – specialmente l’italiano di queste poesie – è in sostanza l’uguale idioma plastico di base, materiato di cose e luci, intarsiato coi riflessi del sole e del cielo, profumato di zucchero e vaniglia ed aromi tropicali.

    È lo stesso idioma che arricchisce i testi di una colorita sintassi compositiva, delle figure serpentine e guizzanti, dei segni di puntuazione e di ritmica.

    (…) La radice è un pezzo di memoria, ma anche una parte di realtà concreta, attuale. I lontani territori dell’infanzia ingenerano nostalgia e visioni vaste, nelle quali si riflettono fiori policromi d’eterna bellezza e mari argentati.

    “Donne altrimenti amate” di Aldo Boraschi

    Collana “Trasfigurazioni”. Teletua è una piccola televisione privata della Riviera ligure. La redazione è scarna e si assottiglia di più un giorno di febbraio: una giornalista viene sgozzata in un carruggio a stretto ridosso della Cattedrale della Madonna dell’Orto, a Chiavari. Per gli inquirenti il caso è chiuso, l’assassino è un serial killer trovato nei pressi del luogo del delitto. Ma la tenacia del suo collega Fabio Riccò riuscirà a dare un volto al vero colpevole. Un noir che si snoda tra le località più o meno note del Tigullio. Un racconto coniugato al femminile: donne legate da un sottile, quasi invisibile, filo d’amore dato e ricevuto. Sono Donne Altrimenti Amate…

    “Il drago e le nuvole” di Claudia Muscolino

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Claudia Muscolino è briosa e multicolore, ma profonda, speciale, una penna che coinvolge e cattura nell’immediato impatto alla lettura. Una fisionomia precisa dell’autrice emerge maggiormente nei componimenti in cui il tema è di più ampio respiro, oppure laddove si sviluppano brandelli e spunti nuovi per altri significati nascosti, forse nelle erinni o nelle eumenidi, che lei cita sapientemente influenzata dagli studi classici. La particolarità di tale stile sta nella densità riflessiva, mai un verso vuoto, mai l’inezia del non dire, anzi. Ogni tema, infatti, ne annuncia un altro, il filtro è sempre l’inquietudine, il vivere acceso e ricco di situazioni, di accadimenti, di sintagmi che a volte strattonano sì il concetto, ma lo mettono ancor più a nudo, vincendolo nella sua essenza. Emotivamente molto attiva la Muscolino, sicura, femmina al cento per cento, propria della natura, donna a tutto tondo, con la sensibilità che viene data in dono ad ogni creatura che può regalare la vita a un figlio.

    “Amore che viene dal profondo” di Paolo Coscione

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Sull’oggetto di ricerca di Paolo Coscione non sussiste il dubbio: l’amore è dominante e quanto mai precario. Eppure è raro sentirlo tanto fortemente in una raccolta. E’ come quando cerchiamo di scoprire come si cucina una pietanza che non fa parte della nostra regione: sarà l’acqua, sarà l’aria, ma la farinata non è buona in Lombardia come è speciale in Liguria. Pur seguendo le giuste dosi dell’impasto. Esattamente così mi ha conquistato questa silloge prevalentemente in rima, che tra l’altro non è nemmeno una rima baciata o alternata, ma definibile in rima libera, sciolta dalle briglie delle battute e dai canoni rigidi. Bella proprio perché scritta in tal modo, capace di farci percepire quella sorta di bello inteso come benessere, piacere, soddisfazione, compiacimento e quant’altro. Ma cosa ci fa un Autore così nelle mie collane? Non è inquieto, non è dannato, non è perduto o disperato …. Ma certo, il linguaggio cambia, la sostanza no. Coscione è un quieto apparentemente inconfutabile, per disposizione d’animo, per indole, per leggi coerenti di causa ed effetto, ma grattando sotto, tra quelle righe e rime che lui anima così metodicamente, io ho scoperto un inquieto alternativo. L’amore che viene dal profondo è quel fondo, è quel movimento zitto che lacera e fa capire che questa penna non è l’assidua frequentatrice della fredda ragione, bensì la più verosimile versione della disperazione allo stato puro, onde per cui non certo cheta.

    “Un sogno di libertà” di Ettore Compagnino

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Ettore Compagnino ci regala ancora una storia tutta da respirare, da vivere nelle parole di un libro appassionante e piacevole, ricco di sorprese e di colpi di scena intimistici, di sbocchi e vie d’anima che inducono a pensare, a mettersi in discussione. Si arriva a cercare se stessi senza rendercene conto, quasi sorridendo, e poi quel sorriso si trasforma in pensieri importanti, che ci servono per dare il meglio di noi stessi. Il sogno di libertà è un po’ quello di tutti noi, l’utopia che inseguiamo quotidianamente e grazie alla quale manteniamo l’energia esistenziale, ovvero ciò che ci serve in questo percorso misterioso chiamato vita. Ma spesso non ce ne accorgiamo, i giorni si susseguono inerti e certe sfumature ci sfuggono, rimangono ai lati dei nostri occhi scivolando lontano, nel niente. Eppure basterebbe soffermarsi un poco, solo un poco, a guardare … La magia di quanto ci sta attorno è tutta lì da cogliere, mai staccata dalla nostra pelle, così come la quotidianità, i litigi, le carezze, le modulazioni che si muovono in direzioni diverse, contrarie, ma che ci fanno bene, perché tale è il nostro essere. Il senso di ciò che in realtà siamo, ma dove coglierlo? Qui, anche qui, in questo libro pieno di toni, di passi impensabili, che forse non avremmo immaginato mai di poter fare, ma i nostri piedi ci illuminano le strade. Se le sappiamo vedere. Ecco quello che ho provato leggendo Un sogno di libertà, consapevole ora di conoscerne l’essenza, l’impulso e la coralità dei valori.

    “Sogni d’armonia” di Diego Civita

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Sulle ali del sogno si staglia la raccolta di Diego Civita, sul volo di un uomo-gabbiano che è cosciente della propria paura di vivere (insita in ogni uomo) e, al tempo stesso, della propria maledetta voglia di farlo, di esistere, di appercepirsi. È così che comincia questo viaggio non viaggio, questo cammino interiore e profondo, inquieto sicuramente, veloce e lento, come ogni esperienza gratificante, pulita, piacevole da sentire addosso. Un uomo attivo, eclettico, questo autore, il quale non smette di stupire se stesso e chi gli sta attorno. Non si lascia sopraffare mai dalla malinconia distruttiva, al contrario egli cerca di renderla evocativa, capace di far indugiare il pensiero e portare alla luce il lato positivo, quello che poi va a costruire, a formare nuove idee, nuove cose. Come una vacanza dalla quale è difficile staccarsi perché piena di peripezie, di rivelazioni, di scoperte. Magari c’è intrigo, rischio, pericolo, però ci si affeziona lo stesso, anzi, la si ama di più questa vacanza, proprio per le caratteristiche sanguigne, mai banali, stimolanti, ricche. Ecco che dunque, l’autore, si avventura in un percorso estremamente complicato, avverso, durissimo, in salita. E di certo pensa una, due, mille volte, di tornarsene da dove è venuto, impigrendosi nel limbo della non conoscenza.

    “Girare intorno al vento” di Ester Donatelli

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Le emozioni, le passioni, i sentimenti sono attimi di universo, anima nuda, magma incandescente, essenza pura in cui l’io esprime se stesso, libero e padrone, non servo né servile, come forza vitale, lievitante e generatrice, che farà di noi dei “bambini eterni”, che si nutrono di quello che siamo, di quello che facciamo, che ci amano e che amiamo perché, nonostante l’avanzare degli anni, ci fanno godere del sole che brucia sulla pelle, del fiume che racconta e del mare, paladino di balene, che solo sa saziare l’incontrollabile sete dell’Universo, bambini che sempre ci consoleranno e che, pochi istanti prima di morire, ci faranno alzare la mano a salutare la terra. Questa è la poesia, la mia poesia, il modo di essere di quegli uomini che vorranno viversi e vivere la vita, innocenti e casti, come quel Dio che mosse la prima volta il mondo.

    “Certi amori non cominciano mai” di Italo Carvello

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. talo Carvello Classe 1953, calabrese di nascita e romano d’adozione. Terapista della Riabilitazione e psicomotricista, inizia la carriera artistica come attore nel 1990 e già nel ’95 esordisce come autore e regista nel teatro.
    Come attore interpreta ‘La Straniera’ di Hervè Ducrux e Gaia Bastreghi.
    Come Autore ed attore, in teatro Nobili si diventa, Claustrum Felicitatis, Opera Fratris, Opera Pueris, The Fred & Garbo Magic Show, L’autobus del Sorriso, Monelli in Biblioteca,
    Come attore, Das Goethe Kabinett in lingua originale di C. Hamp – Lo pianto della Madonna di Jacopone da Todi, regia Hervè Doucrux e Gaia Bastreghi – Notturni di H. Ducroux – Ferie Latine di Hervè Ducroux, Monelli in Biblioteca di Italo Carvello.
    Nell’editoria:
    – The Geap Lunner’s Il Fikissimo Voice
    – Il Sacrificio Inevitabile
    – Tony Iacco Story” pubblicazione periodica in testate di categoria. Oggi diversabile, funziona come le luci dell’albero di natale: Adesso si, adesso no: gli amici lo chiamano: Sua Intermittenza!
    Questo libro è stato scritto nella fase”adesso sì “.
    Quello della fase “Adesso no” Non esiste. Inutile cercarlo. Non c’è te l’assicuro! Continua la propria attività creativa come autore per l’editoria e, per il teatro, promuove l’attività della “Compagnia di Teatro Attivo” della quale è presidente. è divorziato. Vive e lavora (si fa per dire) ad Albano e nel territorio dei Castelli e della provincia di Roma. Dice di se stesso:
    “C’è il modo di dire: Chi non ha buona testa…ha buone gambe. Io non ho buone gambe, per cui ho buona testa!”

    Per le novità editoriali per il mese di febbraio 2012:

    http://oubliettemagazine.com/2012/02/29/le-novita-editoriali-per-febbraio-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Link utili per ordinare i libri e per visitare i siti di riferimento:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/04/02/le-novita-editoriali-per-marzo-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci a Gigliola Biagini ed al suo Nessuno dei vostri baci è caduto per terra

    Nessuno dei vostri baci è caduto per terra, nessuno dei vostri baci ha commesso peccato
    perché se le labbra degli angeli si toccano generano luce

    Un processo interessante quello dello scrittore che si ritrova a guardare la realtà e semplificarne gli effetti con i suoi versi, con le sue prose sofisticate. Gigliola Biagini è alla sua terza pubblicazione con “Nessuno dei vostri baci è caduto per terra”, edito nel febbraio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”. Con la stessa casa editrice nel 2010 pubblica “Come ombre liberate dalla luce”, un romanzo che opera in un bacino vastissimo di lettori, in quanto non si propone come esclusivo ma inclusivo di opinioni e diversità. È adatto ai giovani, infatti, la protagonista è una ragazzina di nome Alina, figlia di Iris. Alina vive con la madre ed il nonno materno Leonardo, praticamente cresce nel silenzio di un rapporto che, dopo la morte di Cecilia, madre di Iris, non è riuscito a creare un filo conduttore che potesse avvicinare i due, forse troppo simili di carattere. “Nessuno dei vostri baci è caduto per terra”, un libro sull’amore e sulle sue sconfinate varianti. Un libro che, per riprendere alcune parole della Biagini, racconta dell’amore che “si fa beffa di tutte queste nostre chiusure mentali, irrompe come vuole nella nostra vita, ci scardina dal nostro assetto interiore e ci cambia, sempre e comunque, anche quando diventa dolore ed abbandono”.

    Gigliola Biagini ha risposto a qualche domanda per presentare ai lettori la sua nuova pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: “Nessuno dei vostri baci è caduto per terra” è la tua nuova pubblicazione. Ci racconti qualcosa delle precedenti?

    Gigliola Biagini: Certo! Ho esordito in campo editoriale nel 2009 con “Profumo dell’anima” (Sovera), un breve romanzo di scavo psicologico sul dolore di vivere. Il difficile percorso di una donna, Bianca, che perdendosi in un labirinto di fragilità emotive, riuscirà a risalire la china attraverso nuove consapevolezze ritrovandosi con un’anima più libera e fragrante.
    Nel 2010 esce “Come ombre liberate dalla luce” edito da Rupe Mutevole. La trama di questo romanzo si dipana in un intreccio di legami familiari su cui pesano vicende neglette ed irrisolte. Quasi un piccolo giallo, ambientato nella campagna toscana dove il ritmo delle stagioni e la generosità della natura fungono da cornice al susseguirsi degli stati d’animo dei protagonisti. E adesso eccomi di nuovo con Rupe Mutevole con “Nessuno dei vostri baci è caduto per terra” fresco, fresco di stampa.

    A.M.: A che cosa, di preciso, si riferisce il titolo de “Nessuno dei vostri baci è caduto per terra”?

    Gigliola Biagini: Il titolo è un verso di una lirica di Alda Merini “La carne degli Angeli”. L’ho scelto perché mi sembrava la chiave di lettura perfetta per l’approccio di questo libro, libro composto da racconti. Storie di uomini e di donne che nel corso delle loro esistenze, spesso tortuose, vengono incontrati dall’amore. Da quel momento niente sarà più come prima…

    A.M.: Quali sono le tematiche presenti in “Nessuno dei vostri baci è caduto per terra”?

    Gigliola Biagini: Le tematiche sono quelle dell’amore, della vita personale e di coppia… Oggi l’amore si può incontrare anche su internet ma io non credo che esista molta differenza da quello che si incontra in ufficio, piuttosto che in un bar, od in una scuola. Le dinamiche possono essere diverse ma la natura di questo sentimento è identica e, ha la medesima forza travolgente e catartica al tempo stesso. Anche la realtà dell’immigrazione propone nuovi scenari amorosi, spesso controversi ed ostacolati da pregiudizi culturali. Ma l’amore si fa beffa di tutte queste nostre chiusure mentali, irrompe come vuole nella nostra vita, ci scardina dal nostro assetto interiore e ci cambia, sempre e comunque, anche quando diventa dolore ed abbandono…

    A.M.: Qual è il tuo pensiero sull’argomento “amore”?

    Gigliola Biagini: Sono convinta che l’amore sia sempre e comunque un dono divino. Ha in sé tutta la potenza creatrice e rinnovatrice della vita. Spesso può sembrarci violento, ma soltanto perché si ribella ai nostri tentativi di incasellarlo in una morale, di farlo prigioniero in un abbraccio, di attribuirgli dei limiti e degli scopi. Non esistono amori giusti ed amori sbagliati, esiste l’amore. Ecco perché …

    A.M.: A chi dedichi questa tua ultima vittoria editoriale?

    Gigliola Biagini: Dedico questo piccolo “saggio d’amore” a tutti coloro che vivono sempre in affanno tra il bisogno d’amare e di essere amati ed il desiderio di serenità. A coloro che hanno compreso che nulla, ma proprio nulla può prescindere da questo sentimento. “Il Gladiatore” è invece dedicato ad un giovane Tunisino che mi ha aperto il suo cuore permettendomi di raccontare la sua vita.
    Nessuno dei vostri baci è caduto per terra, nessuno dei vostri baci ha commesso peccato
    perché se le labbra degli angeli si toccano generano luce

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Gigliola Biagini: L’ultimo libro che ho letto è una vecchia pubblicazione di Silvano Agosti “Il semplice oblio” e l’ultimo film che sono andata a vedere è stato “Midnight in Paris”, atmosfere parigine, surreali, molto carino.

    A.M.: Che cosa pensi dei social network? E quanto servono oggi?

    Gigliola Biagini: I social net work sono una finestra fantastica sul mondo, per me oltretutto una ricchezza di varia umanità dove attingere ispirazione per nuove storie…

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Gigliola Biagini: Trovo la casa editrice Rupe Mutevole un piccolo gioiello nel campo della piccola e media editoria. Gentilezza, professionalità, eleganza grafica mi hanno conquistato fin dalla prima pubblicazione. La consiglio certamente, per la serietà e l’efficienza e, per il rapporto di fiducia e stima reciproca che sanno instaurare con i loro autori.

    A.M.: Hai altre novità per questo 2012?

    Gigliola Biagini: Adesso mi riposo, seguo gli sviluppi delle mie ultime creature ed aspetto che una nuova storia mi germini nel cuore desiderosa di essere scritta.http://static.ak.fbcdn.net/images/blank.gif

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Gigliola Biagini: “Umana forma divina ha l’amore” William Blake.

    A.M.: Ringrazio di cuore Gigliola per le dolcissime parole che ha riservato per noi lettori, attendiamo dunque anche noi i suoi sviluppi aspettandoci sempre interessanti novità!

    Per leggere la recensione di “Come ombre liberate dalla luce”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/03/30/come-ombre-liberate-dalla-luce-gigliola-biagini-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/02/26/intervista-di-alessia-mocci-a-gigliola-biagini-ed-al-suo-nessuno-dei-vostri-baci-e-caduto-per-terra/

  • Intervista di Alessia Mocci ad Erica Angelini ed al suo Dall’anima alle parole, Rupe Mutevole Edizioni

    Chiudi gli occhi ed immagina/ come sarebbe la notte senza le stelle?/ L’acqua del mare senza sale,/ le onde senza il vento,/ il tempo senza il ricordo di un momento./ Immagina le nostre dita senza una matita,/ le nostre menti senza poter pensare…/ una chitarra senza le corde da sfiorare,/ un cantante senza la voce per urlare/ un uccello senza le ali per volare./ […]” – “Immagina …”

    Dall’anima alle parole” è una silloge di poesie edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, l’introduzione è a cura dello scrittore romano Antonello De Sanctis. L’autrice, Erica Angelini, ha ben dimostrato di aver le idee chiare sulla sua poetica e sulle tematiche affrontate. Liriche che sgusciano impressioni di parole istantanee, presente e passato che si relazionano in versi puliti e sereni. Ricordi che si intagliano e veridicità sconcertante.

    Erica è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua poetica. Buona lettura!

    A.M.: Perché si scrive? E tu, perché senti il bisogno di scrivere?

    Erica Angelini: Si scrive perché si crede di aver qualcosa da comunicare, un messaggio da dare ai lettori. Io scrivo perché scrivere fa stare bene me prima di tutto, poi perché mi piace provare a regalare delle emozioni a chi leggerà le mie parole.

    A.M.: Oltre ai versi, ti dedichi anche alla prosa?

    Erica Angelini: Sì. Amo la scrittura in ogni sua forma. Ho vinto anche dei premi letterari partecipando alla sezione narrativa.

    A.M.: C’è una lirica de “Dall’anima alle parole” che pensi possa piacere maggiormente rispetto alle altre?

    Erica Angelini: “Immagina” è quella più apprezzata dai lettori per il messaggio che racchiude nella parte finale, credo.

    A.M.: E tu, hai una poesia preferita all’interno del libro?

    Erica Angelini: Se dovessi sceglierne una direi “Il sognatore”: racchiude sagge verità ed è quella che più mi rispecchia, forse. Ma io le amo tutte le liriche del libro: ad ognuna di esse ho ricordi legati a quando le ho scritte, a cosa le aveva ispirate in quel momento, ecc.

    A.M.: Secondo te, qual è il target di lettori che acquistano la tua silloge poetica?

    Erica Angelini: Non credo ci sia un target di lettori ben delineato perché le poesie sono di varia natura: dall’amore ed i sentimenti in cui si possono facilmente rispecchiare anche tutti gli adolescenti, a delle liriche più impegnative adatte a persone più mature.

    A.M.: Con cinque aggettivi come descriveresti “Dall’anima alle parole”?

    Erica Angelini: Emozionante – credo che tutte le poesie possano regalare emozioni a chi sa leggerle con il cuore.

    Diretto – le parole riversate sulla carta sono pure, volutamente scritte in modo diretto esattamente come il cuore le ha dettate alla mano.

    Profondo – alcune liriche sono intense e molto profonde.

    Leggero – altre, invece, sono più leggere quasi a voler creare un equilibrio perfetto tra le parti.

    Completo – le tematiche trattate rendono il libro davvero completo. Liriche che parlano d’amore e di sentimenti si alternano ad altre ispirate al mare o ai luoghi che ho nel cuore, e a quelle sulle mie passioni (calcio, musica, Palio …): ce n’è davvero per tutti i gusti!

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Erica Angelini: Il romanzo “Oltre l’orizzonte – Una semplice storia d’amore” di Antonello De Sanctis: non smetterei mai di leggerlo perché quella storia intensa ogni volta mi regala delle emozioni nuove.

    Ed il film di Gabriele Muccino “La ricerca della felicità” con Will Smith: mi piace davvero molto.

    A.M.: Come ti stai trovando con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Erica Angelini: Molto bene per adesso, e spero anche in futuro. Grazie a loro ho potuto partecipare, con il mio libro uscito da appena un mese, all’importantissimo Salone internazionale del libro di Torino: è stato molto bello essere lì con un po’ di me, è stato come un sogno visto che sempre ero abituata a seguire questa importante manifestazione da semplice spettatrice amante della lettura. Quindi la consiglierei anche ad altri.

    A.M.: La mostra artistica che prevedeva anche la presentazione del libro “Dall’anima alle parole” è stata un successo. Vorresti continuare con l’organizzazione di eventi nei quali la poesia si avvicina ad altre arti?

    Erica Angelini: Senza dubbio sì. In quell’occasione, ma anche durante altre mie mostre, ho capito che arte e poesia si sposano perfettamente: colori e parole sanno creare una magia che sempre viene apprezzata dai visitatori. Di quell’evento poi, della presentazione del mio libro durante l’inaugurazione della mostra, ho un ricordo talmente vivo e bello che non posso non giudicare positivamente questo tipo di manifestazioni: venire a contatto con chi compra il tuo libro e quindi diventerà un futuro lettore è davvero stupendo!

    A.M.: Hai altre presentazioni in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Erica Angelini: “Dall’anima alle parole” è ancora presente in un’altra mostra “Passaggi di arte e poesia”, che ho realizzato insieme ai quadri di mia sorella Elena Angelini, ad Asciano (Siena) nel ristorante “Da Valentino”: un buon modo per riempirsi gli occhi ed il cuore di colori ed emozioni, oltre che la pancia con i buonissimi piatti della cucina senese.

    Per il momento non ho altre presentazioni vere e proprie in programma, ma un libro appena uscito è come un cantiere aperto nella promozione. Non escludo nulla, quindi, con la certezza che qualcosa di nuovo uscirà fuori. Per restare aggiornati su tutti gli sviluppi della promozione, o semplicemente per avere maggiori informazioni su “Dall’anima alle parole” visitare il sito http://www.webalice.it/erica.angelini/ e la pagina facebook a cui si può iscriversi cliccando “mi piace” http://www.facebook.com/#!/pages/DALLANIMA-ALLE-PAROLE-di-Erica-Angelini/116192241795146

    Vi aspetto numerosi!

    E penso che molti non si lasceranno sfuggire la possibilità di curiosare nella pagina facebook di Erica Angelini. Link recensione de “Dall’anima alle parole”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/27/dall%E2%80%99anima-alle-parole-di-erica-angelini-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • La cosa che tu fai, di Federico Li Calzi, tratta da Poetica Coazione – recensione

    “La cosa che tu fai
    è un nostro dispiacere,
    se pur congiunge te
    al mondo intero è un
    evento che ritorna a
    passi claudicanti.

    Tu lasci che sia così,
    un fraseggio di memorie,
    uno svuoto di parole,
    che sappiano le cose
    tacere all’esistenza.

    Le cose che tu dici
    sono povere miserie,
    le più vere
    lusinghiere
    rimaste ai nostri corpi.

    Tu chiami le persone,
    cerchi le parole
    dici che è la notte
    sulla spiaggia che
    è morta la luna sulla
    sabbia che rimpiange
    langue la tua faccia.

    Sono momenti che tu
    pungi e mostrano la vita,
    attimi che seguono
    i tuoi sfaceli.

    Sono brividi nel corpo
    le occhiate di traverso.
    Sono brividi nella notte
    gli occhi che tu indossi.”

    Poetica Coazione” è la prima silloge di Federico Li Calzi(1981, Agrigento). La raccolta poetica è stata pubblicata nel 2009 dalla casa editrice Tra@art, ma l’autore ha deciso di espandere la sua opera liberamente, infatti è scaricabile in modo del tutto gratuito sul suo sito web. L’introduzione di “Poetica Coazione” è stata scritta da Nuccio Mula.

    Le poesie di Federico Li Calzi non presentano un titolo per scelta stilistica, in questo caso in genere il primo verso della lirica ne diviene il titolo. “La cosa che tu fai” è, infatti, il primo verso della lirica, che si trova nelle pagine 54-55 della raccolta. “La cosa che fai tu” è suddivisa in sei strofe libere.

    “La cosa che tu fai/ è un nostro dispiacere,/ se pur congiunge te/ al mondo intero è un/ evento che ritorna a/ passi claudicanti.”

    Versi frantumati da enjambement per restaurare nella mente un ricordo. L’azione, il compiere qualcosa è percepito come dannoso per la continuità del presente e del rapporto tra l’io narrante e la sua compagna. Dispiacere ed unione per lo stesso atto, ci si allontana per avvicinarsi a qualcos’altro, al mondo intero, ai suoi bisogni mondani non senza uno sguardo verso il passato, come se, il personaggio narrato, non fosse sicuro del suo comportamento e continuasse a cercare altrove zoppicando nell’avvenuto.

    “Tu lasci che sia così,/ un fraseggio di memorie,/ uno svuoto di parole,/ che sappiano le cose/ tacere all’esistenza.”

    S’ instaura un rapporto di silenzio tra le azioni, la memoria ed il dialogo. L’io narrante, non senza rabbia compassionevole, delinea la relazione come una presenza al di fuori della vita stessa, la verità è lasciata alla musicalità degli eventi lontani, sgombri da descrizioni e vocaboli ed allo stesso tempo esperti e celati all’esistenza, alla realtà del presente. È un mentire a se stessi sapendo di mentire con un intento di leggerezza di esistere.

    “ Le cose che tu dici/ sono povere miserie,/ le più vere/ lusinghiere/ rimaste ai nostri corpi.”

    E così le parole, i discorsi del personaggio narrato si plasmano al bisogno di leggerezza laddove è rimasto soltanto il corpo a decretare visibilità. Le povere miserie equivalgono a cose vere e lusinghiere che l’io narrante plasma in un “nostri corpi” ed in un “nostro dispiacere” del secondo verso della lirica.

    “Tu chiami le persone,/ cerchi le parole/ dici che è la notte/ sulla spiaggia che/ è morta la luna sulla/ sabbia che rimpiange/ langue la tua faccia.”

    Frenetici versi che riprendono i discorsi e gli atteggiamenti di lei che racconta della notte ormai morta sulla spiaggia e del rammarico della luna per il suo volto, come se si fosse addentrata in una novella remota di astri e natura. Si notano due chiasmi semantici: terzo e quinto verso con notte e luna, quarto e sesto con spiaggia e sabbia; in quest’ultimo si ha anche la figura retorica del chiasmo in allitterazione ed in rima.

    “Sono momenti che tu/ pungi e mostrano la vita,/ attimi che seguono/ i tuoi sfaceli.”

    Questi racconti di lei riescono a forare, a colpire la quotidianità del rapporto, le parole riescono a mostrare l’esistenza anche quando sono presentate da parabole fantasiose. Ma ciò che precede il racconto e dunque quei momenti di dialogo non è altro che decadimento, sfacelo personale. È come se tutto partisse dalla perdita, dalla mancanza interiore di Ragione.

    “Sono brividi nel corpo/ le occhiate di traverso./ Sono brividi nella notte/ gli occhi che tu indossi.”

    L’anafora iniziale “Sono brividi” presenta quasi una contemporaneità tra corpo e notte. I brividi nel corpo e nella notte si tramutano in occhiate ed occhi. Gli occhi, che il personaggio narrato indossa nella notte, sono paragonati agli sguardi obliqui che rabbrividiscono il corpo.

    Le tavole sono di Tatiana Parodi, tecnica mista con base acquerello 20 x 30

    Contatto: [email protected]

    Lascio il link del sito nel quale potrete scaricare gratuitamente la sua raccolta intitolata “Poetica Coazione” ed il link della pagina del social network Facebook:

    http://www.federicolicalzi.it/

    http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172

    Link di una recensione di “Poetica Coazione”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/02/18/poetica-coazione-di-federico-li-calzi-traart-2009/

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

  • Poetica Coazione di Federico Li Calzi, recensione di Diego Romeo

    Di seguito la recensione di Diego Romeo ne “La mosca” di Milano. Diego Romeo è un docente universitario, giornalista e critico multimediale.

    Federico Li Calzi, ventottenne “poeta compulsivo”, possiede, insieme al padre, un’avviata fabbrica di infissi; eppure il “bene-stare” anche stavolta è rimasto contagiato dal ritornante “male di vivere”, dalle sempre ineludibili “fragen” heiniane che lo portano a rimestare e anche fuggire lontano dalle bolle economiche, dai consunti capitalismi, da impossibili comunismi e cristianesimi; e lo dimostrano questi versi inconsueti che potrebbero appartenere ad uno “scapigliato” o a poeti dalla vita scomposta o emarginata di un Sandro Penna o di un Valentino Zeichen che oggi abita una capanna sulla sponda del Tevere. Se lo vedi, Federico è un “picciotto” compito ed elegante, parco di parole e felice di mettersi in discussione, di offrirsi sotto forma di poesia…

    Un “beau geste” offerente ma che reclama un’afferenza che non puoi eludere o rimandare. Perché la “coazione poetica” è lì, ti investe come un’onda e non ammette vie di fuga. Alternativamente, ho rapportato queste poesie all’immagine sempre presente dell’ “Impero delle luci” di Magritte e del “Concetto Spaziale” di Fontana con quel blu illusorio e ossessivo martirizzato da quei tagli di lame implacabili. A cos’altro pensare, infatti, quando leggi versi come ”Tu sei la parola non detta di una triste opinione, un ciglio al crepuscolo” oppure “ Essere vivo o morire non conta, è questa la fortuna che mi hai dato”? E significativi appaiono anche questi altri, che citiamo in sequenze frammentate:

    “Narcotici i tuoi occhi spensero la Ragione che qui rimase a giocarmi gli eventi”; ” Ho ricordato che tutto fu possibile una sera, una sera di luna e di notte profonda”; “E’ inutile badare a ciò che avvenne una volta, se poi non torna”; ”… a noi che siamo soli, risultante di materia, nonostante ci chiamiamo, affinché rimanga una presenza”; “Solleviamo palazzi con le mani, spostiamo le vie con le parole, camminiamo senza fine, persi per sempre, ipnotizzati in noi”; “Ma ora mi chiedo se tu esisti, se pensi all’esistenza, se esiste il già esistito, o se è tutto nell’essere”; “Quanti uomini han toccato quel corpo, quanti hanno sussurrato parole da stupidi”; “Non riesce facile a te che sei luce, restare chiusa in una cassa”.

    Le poesie del libro, scritte tra il 2005 e il 2009, s’acquietano, all’ultima pagina, nella saggezza di un’Arcadia pensata e implorata nel “bisogno di due occhi giovani e due braccia forti… per saper organizzare il lavoro (che è quello che conta) e sfruttare quel ponte, per far fiorire un giorno, forse, la terra nel lavoro di oggi”. C’è forse, in questo corposo volume,un ritorno ad un’Arcadia-Utero? Ad un’Arcadia politico-imprenditoriale originaria? Ad un rigenerante riformismo? Ed ancora: quel “lei” e quel “tu” sono vissuti come opposizioni alla degradazione della storia? Sono segnali lessicali su un paesaggio fisico e metafisico? O cos’altro sono?

    Li Calzi non fa e non vuol fare la fine delle Silvie Plath e dei Michelstaedter. La sinestesia poetica stavolta interpella, richiede, esige risposte dalla presunta “divina indifferenza”. In un mondo, si spera, popolato non più da “indifferenti”.

    Vi lascio il link della biografia di Federico Li Calzi:

    http://oubliettemagazine.com/2011/02/16/federico-li-calzi-vita-opere-e-critica/

    Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione” e link pagina facebook:

    http://www.federicolicalzi.it/

    http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

  • Intervista di Alessia Mocci a Gianluca Serratore sull’esperienza del Salone del Libro di Torino 2011 – Rupe Mutevole Edizioni

    Lunedì 16 maggio 2011 è stata l’ultima giornata del Salone Internazionale del Libro di Torino 2011. L’evento è iniziato giovedì 12 maggio e ha visto protagonista un buon numero di case editrici tra le quali Rupe Mutevole Edizioni.

    La casa editrice ha utilizzato la vetrina di Torino per presentare la sua nuova particolare collana “Segni Narranti” e le prime due pubblicazioni della stessa: “Katier” e “La luce negli occhi”. Gianluca Serratore è un illustratore e come curatore“Segni Narranti” ha utilizzato questa sua capacità nelle letteratura ed in particolare nel raccontare con immagini due autrici di Rupe Mutevole, rispettivamente Rosa Mauro e la misteriosa Haria.

    Gianluca è stato molto disponibile nel rispondere a qualche domanda sul Salone di Torino e sulle novità della casa editrice. Vi lascio alle risposte di Gianluca non prima, però, della visione di un video nel quale l’illustratore è ripreso mentre disegna. Buona visione e buona lettura!

    http://www.youtube.com/watch?v=BHl4yttUcLM

    A.M.: Il Salone Internazionale del Libro di Torino è ormai concluso, come hai vissuto questa esperienza?

    Gianluca Serratore: Prima di partire ho ipotizzato qualcosa su come sarebbe dovuta essere questa esperienza. Nella realtà molte cose sono andate diversamente da come le immaginavo.

    Sono partito carico, emozionato, invece, arrivato lì, mi sono sentito perso in quella confusione. Lo spazio enorme nel quale erano accatasti e sistemati gli stand, mi ha come respinto. Tutto era ovattato. Sembravo un personaggio fuorigioco del mercante in fiera. Tutti, intorno, filosofeggiavano, pubblicizzavano, vendevano, si raccontavano. Mi è sembrato un ingranaggio. Mi sono sentito ridicolo e svuotato. Poi ho iniziato a disegnare ascoltando la meravigliosa colonna sonora fornita da Rupe Mutevole e tutto il rumore intorno e dentro me si è spento. È sceso un silenzio attento che ha dato sfogo a d una adrenalina assopita che è esplosa all’improvviso e mi sono lasciato andare alla musica che mi ha coinvolto, mi ha invaso e sono stato per tutto il tempo, concentrato, rapito, come mi è successo qualche anno fa quando Roberto Benigni lesse in tv l’ultimo canto del paradiso della Divina Commedia. Ricordo il silenzio (oserei dire sacro) sceso in casa mia e quello dell’Auditorium Parco della Musica dove Benigni leggeva.

    A.M.: La collana nascente “Segni Narranti” è stata protagonista nelle giornate del 13 e 14 maggio. Com’è andata?

    Gianluca Serratore: Abbiamo attirato l’attenzione e la curiosità di chi, soprattutto, cercava in quell’oceano di pagine scritte, qualcosa che non fosse già detto e che fosse espresso in un modo nuovo.

    “Segni Narranti” ha catturato l’attenzione , vuoi per i disegni e per il tipo di presentazione, per le musiche, ma anche per l’ottima pubblicazione, mi riferisco al tipo di carta scelta, all’impaginazione e alla cura con cui Cristina crea i suoi libri che diventano per questo scrigni da esplorare e hanno il fascino delle antiche lettere, sai quelle con la ceralacca sopra.

    A.M.: Rupe Mutevole è in contatto con una casa editrice americana non-profit “Chelsea Editions” ed ha approfittato dell’occasione per presentarla. Ha destato curiosità?

    Gianluca Serratore: Direi proprio di sì, come succede per i progetti genuini.

    A.M.: Ci sono state domande curiose da parte del pubblico? Qualche aneddoto?

    Gianluca Serratore: Di domande nessuna, a parte uno che mi ha chiesto quando me ne andavo, però una signora si è avvicinata mentre disegnavo e mi ha detto che (testuali parole) “mi meritavo una matita buona”. Se ne è andata, è tornata dopo un paio di minuti con una matita in fibrocarbonio con una mina cicciotta e morbida di quelle che usano a piazza Navona a Roma per fare i ritratti ai turisti e me l’ha regalata.

    Terminato il disegno mi sono girato per ringraziarla e non l’ho trovata.

    Spero che legga queste righe per farle sapere che le sono grato per l’inatteso regalo.

    A.M.: C’è stato qualche autore, edito da altre case editrici, che ti ha colpito?

    Gianluca Serratore: Sì. Mayalen Goust che ha illustrato Biancaneve per l’Editore Gallucci. L’ho comprato.

    A.M.: Puoi affermare che Rupe Mutevole è risultata vincente al Salone? Gli obiettivi che si avevano sono stati soddisfatti?

    Gianluca Serratore: Vincente senz’altro per quello che ha promosso, per i progetti che ha in mente e per come sono stati presentati . Rupe Mutevole è una casa editrice che si distingue per questo, alternativa per voler percorrere la sua strada a modo suo. Certo è che Cristina si è mossa con la sua solita determinatezza mettendo in pratica tutto quello che si era prefissata.

    A.M.: Dopo Torino, incontreremo Rupe Mutevole in qualche altra Fiera del Libro? Puoi anticiparci qualcosa?

    Rupe Mutevole: Stiamo organizzando la partecipazione alle principali fiere del libro e del fumetto in Italia ed a vari eventi come “BE GREEN BE FIT!” del 5 giugno, organizzato dal Market Central Da Vinci a Fiumicino dove insieme alla biblioteca “BIBLIOBOSCO” presenteremo i due albi da poco pubblicati dalla nostra casa editrice.

    Ringrazio e saluto Gianluca Serratore augurandogli di riuscire a portare avanti la sua dote artistica nel migliore dei modi. Alla prossima Fiera del Libro!

    Link articolo programma giornate Rupe Mutevole Edizioni al Salone di Torino:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/06/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-al-salone-del-libro-di-torino-2011-padiglione-2-stand-j25/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio–Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Silvia Denti sull’esperienza del Salone del Libro di Torino 2011 – Rupe Mutevole Edizioni

    Ieri, lunedì 16 maggio 2011, si è conclusa l’esperienza del Salone Internazionale del Libro di Torino 2011. Tra le case editrici protagoniste, Rupe Mutevole Edizioni si è distinta per la cura delle sue copertine e per l’amorevole compagnia dei suoi collaboratori.

    Tantissima affluenza per una casa editrice che fondata nel 2004 sui monti dell’Appennino ligure-emiliano è divenuta una realtà nel mondo dell’editoria minore in Italia.

    Silvia Denti, curatrice della raccolta “La Quiete e l’Inquietudine”, ha vissuto interamente il Salone restando sbalordita dalla partecipazione dei lettori e degli autori pubblicati da Rupe Mutevole. Silvia è stata molto gentile e disponibile nel rispondere ad alcune domande sull’andamento delle giornate torinesi e sulle prossime novità. Buona lettura!

    A.M.: Il Salone Internazionale del Libro di Torino è ormai concluso, come hai vissuto questa esperienza?

    Silvia Denti: Benissimo. Ho avuto modo di incontrare il profumo della carta a tutto tondo, ma soprattutto i “miei” autori, tutti coloro che scrivono e che mi comprendono, esattamente come io comprendo loro. È una sintonia meravigliosa, li seguo come componenti di una grande famiglia che si allarga sempre di più.

    A.M.: La collana “La quiete e l’inquietudine” è stata protagonista nelle giornate del 13 e 14 maggio. Com’è andata?

    Silvia Denti: Direi “speciale”. Non mi aspettavo tanto calore da parte di tutti, anche da chi ancora non mi conosceva, davvero, mi sono sentita dire “sei meravigliosa” e quasi comincio a crederci. Sono stata felicissima di poter parlare di queste mie collane, coinvolgendo coloro che sono riusciti a venire, dando spazio alla lettura, alle mie analisi dei testi, con un sottofondo di entusiasmo difficile da spiegare, bellissimo.

    A.M.: Rupe Mutevole è in contatto con una casa editrice americana non-profit “Chelsea Editions” ed ha approfittato dell’occasione per presentarla. Ha destato curiosità?

    Silvia Denti: Sì! Conoscere personalmente un poeta come Alfredo De Palchi mi ha commosso, è un nobile nell’anima e sono sicura che ne nascerà una sinergia importante. Ho potuto dire poco di questo grande poeta-editore, ma quel poco ha interessato tutti coloro che passavano dallo stand. Chelsea Editions porta avanti la poesia a dispetto dell’interesse minimo del mondo, un po’ come faccio io, perché la poesia, quella vera, è vita, è pulizia d’animo. Non bisogna abbandonarla mai. A tale proposito abbiamo presentato Antonella Zagaroli e Luca Fontanella, due poeti bravissimi che hanno già avuto la fortuna di collaborare con Chelsea Editions.

    A.M.: Ci sono state domande curiose da parte del pubblico? Qualche aneddoto?

    Silvia Denti: Sì, mi ha colpito un ragazzo di nemmeno diciotto anni che ha voluto leggere un pezzo, non suo, di un autore che stavo presentando, lo ha fatto affermando che egli stesso ama scrivere e leggere. Mi ha trasmesso i miei vent’anni, mentre leggeva tremava di emozione. È stato fantastico. Le domande curiose sono state sulle uscite dei libri, i miei, Vibrus e IN/CONTRO, naturalmente la gente si incuriosisce, forse Vibrus è stato l’interesse più vivo, per la sua caratteristica di narrazione, la collaborazione di 5 autori, questo ha suscitato domande sulla sintonia, sull’amicizia scaturita dopo tale esperienza.

    A.M.: C’è stato qualche autore, edito da altre case editrici, che ti ha colpito?

    Silvia Denti: Non ho avuto modo di approfondire la lettura di altri lavori nei quattro giorni allo stand, certo, c’erano moltissimi nomi, anche di grosso calibro, però la mia attenzione era rivolta soprattutto ai nostri libri, ho notato che spiccavano per la qualità grafica, le copertine molto curate, insomma, mi sono dedicata a RUPE MUTEVOLE interamente anche perché ormai la sento “mia”. Con Cristina Del Torchio c’è una sincera e spontanea amicizia, è una persona eccezionale, voglio dirlo e sottolinearlo. Ci somigliamo negli ideali, ma lei è una roccia, porta fardelli pesantissimi con una classe e una capacità invidiabili.

    A.M.: Puoi affermare che Rupe Mutevole è risultata vincente al Salone? Gli obiettivi che si avevano sono stati soddisfatti?

    Silvia Denti: Io penso proprio di sì. Ho avuto modo di parlare con molta gente, persone che hanno girato per il Salone osservando e spulciando tra gli editori minori. Nessuno ha apprezzato in maniera particolare gli altri, noi ci siamo distinti per la qualità sia dei contenuti che della veste che ormai ci caratterizza, l’eleganza, la ricercatezza, quel filo caloroso che ci lega con gli autori, ripeto, siamo una famiglia unita e andremo lontano. Lo si capisce da tante cose, dalla complicità che si instaura tra tutti noi, dall’affetto e dalle richieste di chi scrive: non lo abbandoniamo mai, facciamo quello che possiamo e anche di più per dargli rilievo, visibilità.

    A.M.: Dopo Torino, incontreremo Rupe Mutevole in qualche altra Fiera del Libro? Puoi anticiparci qualcosa?

    Silvia Denti: Sono sicura che a dicembre RUPE MUTEVOLE parteciperà al salone del libro di Roma, ci saremo, faremo ancora grandi cose, sempre più coinvolgenti, sempre più convincenti. I progetti sono tanti e un pizzico di scaramanzia non fa mai male. Vi stupiremo!

    Armonia e contatto con il pubblico. Rupe Mutevole al Salone Internazionale del Libro di Torino 2011 ha cercato di operare al meglio per far conoscere la sua realtà ed i suoi collaboratori. Ringrazio Silvia Denti, curatrice della collana “La Quiete e l’Inquietudine”, per la sua professionalità e sincerità.

    Link articolo programma giornate Rupe Mutevole Edizioni al Salone di Torino:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/06/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-al-salone-del-libro-di-torino-2011-padiglione-2-stand-j25/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Paura a parte di Sebastiano Zanolli, Franco Angeli Edizioni

    La motivazione a partecipare ai processi decisionali sta nel nostro patrimonio genetico.

    Fare parte del problema o fare parte della soluzione.

    Cambiare atteggiamento e cominciare a passare i secchi d’acqua anche quando l’incendio sta attaccando la casa a due isolati dalla nostra.”

    “Limitare o eliminare la paura sul luogo di lavoro” un capitolo che palesa le paure della maggioranza dei dipendenti e il loro tendenziale atteggiamento di remissione nei confronti dei superiori. Si ha paura del licenziamento, si ha paura dei propri pensieri perché si pensa di essere in un certo qual modo “inferiori” ed, invece, con il silenzio si agisce in modo negativo rispetto a se stessi e rispetto agli altri.

    Paura a parte”, edito nel 2006 dalla casa editrice Franco Angeli Edizioni nella collana “Trend”, è la terza pubblicazione dell’autore Sebastiano Zanolli(Bassano del Grappa, 1964). Sebastiano Zanolli è laureato in Economia, attualmente ricopre l’incarico di Amnministratore Delegato di 55DSL, società streetwear del gruppo Only The Brave ( Diesel). Ha pubblicato cinque libri di interesse socio-culturale, il primo nel 2004 “La La grande differenza. Una mappa utile per raggiungere le proprie mete”; il secondo nel 2005 “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane. Creare reti di relazione per affrontare il caso di ogni giorno”; il quarto nel 2008 “Io, società a responsabilità illimitata. Strumenti per fare la grande differenza” e nel 2010 il quinto “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis.”. “Paura a parte” è corredato del sottotitolo: “Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario.”

    “Paura a parte” consta di 120 pagine e vede la prefazione di un grandissimo discesista italiano Kristian Ghedina che affronta la tematica della paura in relazione alla sua professione. È interessante notare come l’autore si interessi dei pareri esterni al suo operato, il suo grande occhio indagatore è in espansione ed ogni tematica intrapresa trova in ogni pagina nuove vie da percorrere. I capitoli sono undici ed ognuno è presentato da un titolo esplicativo e da una citazione inerente al testo. La tematica trattata è la paura e l’ansia nei nostri giorni, la paura di perdere il posto di lavoro, l’ansia dei rapporti sentimentali, la paura della guerra, la paura degli altri, la paura che ammutolisce la creatività, la paura che limita l’intelligenza, la paura che genera la mancanza di comunicazione fondamentale per la crescita dell’individuo.

    Un approccio più, diciamo, umano, che ci conduca ad alcuni condizionamenti ‘sentimentali’ che scatenano la paura e che ho trovato spesso in autori che di ispirano a mistici indiani.

    Il primo è il senso di vergogna.

    Il secondo è quel sentimento che deriva dagli shock emotivi che subiamo.

    Il terzo è la cicatrice lasciata dagli episodi in cui si è stati abbandonati.

    La vergogna consiste in una sensazione d’inadeguatezza del nostro essere e in un conseguente calo di fiducia nelle nostre capacità.

    Sebastiano Zanolli affronta una tematica forte di coinvolgimento per il pubblico dei lettori con una prosa amichevole; seguire pagina per pagina “Paura a parte” ricorda una chiacchierata con un amico che non si vede da anni e che racconta le sue esperienze con aneddoti istruttivi ed in nessun caso scontati. Paura, ansia, vergogna sono elementi presenti in ogni essere umano ma non sono permanenti e si possono eliminare affrontando le cause di questi stati d’animo, Sebastiano, grazie ad esperienze proprie ed altrui ed a controprove, delinea un percorso per riconoscere le ragioni di sviluppo di questi modi d’essere negativi per la vita quotidiana.

    So che esistono due antidoti a queste paure.

    Il primo è l’onestà di riconoscersi i primi responsabili della propria salvezza.

    Il secondo la capacità di allacciare alleanze e collegamenti con altri individui nella stessa posizione per difendere interessi comuni.

    In assenza di questi antidoti, si rischia di essere carne da macello di fronte ala concentrazione di potere e di ricchezza nelle mani di pochi.”

    Vi lascio il link del sito di Sebastiano Zanolli per maggiori informazioni e curiosità:

    http://www.sebastianozanolli.com/cms/

    Ed il link per ordinare “Paura a parte” e le altre sue pubblicazioni:

    http://www.sebastianozanolli.com/cms/?page_id=144

    Link recensione “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/03/03/dovresti-tornare-a-guidare-il-camion-elvis-di-sebastiano-zanolli-franco-angeli-edizioni/

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa di Sebastiano Zanolli

  • Intervista di Alessia Mocci a Gianluca Serratore ed alla collana Segni Narranti, Rupe Mutevole Edizioni

    Vi presento Gianluca Serratore, nuovo acquisto della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Gianluca è il curatore della nuova collana editoriale “Segni Narranti”. “Segni Narranti” ha tra le sue pubblicazioni due testi: “Katier” ispirato dall’autrice Rosa Mauro, e “La luce negli occhi” ispirato da Haria. Ma in che cosa consiste questa novità? Gianluca è un ottimo fumettista e ha deciso di raccontare queste due pubblicazioni con illustrazioni. Notevole, no? Una nuova riproduzione artistica di miscellaneo divertissement. La collana sarà presentata dal 12 al 16 maggio 2011 al Salone Internazionale del Libro di Torino nel Padiglione 2, Stand J25.

    Gianluca è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla genesi de “Segni Narranti” e sulla sua formazione. Buona lettura!

    A.M.: Chi è Gianluca Serratore?

    Gianluca Serratore: Ecco questa è la parte scema della mia personalità, poi c’è quella seria, quella razionale, quella attenta, quella malinconica, quella curiosa ed, infine c’è la parte fumettistica che disegnando e raccontando storie racchiude tutte le personalità precedenti.

    A.M.: Quando hai iniziato a collaborare con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Gianluca Serratore: Tutto è iniziato un anno fa. Come accade sempre è successo in modo fortuito e, come accade sempre è successo perché doveva succedere. Tutto è stato semplice, diretto, come quando ci si innamora. Parlavamo e ci accorgevamo che i fatti e gli obiettivi (che ognuno di noi aveva in mente) parlavano per noi. E così siamo rimasti ad ascoltare ed a creare. Ed eccoci qua.

    A.M.: In che cosa consiste la collana “Segni narranti”?

    Gianluca Serratore: Questa collana è il centro esatto dell’incontro tra l’arte della scrittura e quella del fumetto. Uno scrittore ci fa accomodare in “casa sua”, ci prende per mano e ci fa vedere i luoghi, i pensieri e le parole che ha bisogno di raccontare. Si prende tutto il tempo necessario per arrivare al suo obiettivo, si sofferma su quello che ritiene più importante e accenna semplicemente quello che fa da sfondo. Il fumetto è più diretto, in poche pagine deve raccontare una storia intera. Un fumettista (o almeno il mio modo di fare il fumettista) gioca sull’impressione che le immagini possono regalare. Una vignetta può essere il riassunto della pagina di un libro. E così ne “Segni Narranti” diamo spazio ai due generi creando un equilibrio, spero, perfetto.

    A.M.: Quali sono le pubblicazioni della collana?

    Gianluca Serratore: “Segni Narranti” è una neonata e come tale grida per farsi ascoltare e sorride per farsi amare. Al momento sono pronti i primi due albi, KATIER e LA LUCE NEGLI OCCHI. Il primo è un fumetto tratto dal racconto di Rosa Mauro, una scrittrice della schiera di Rupe Mutevole, profonda e matura, come scrittrice e come donna. Il secondo e il primo numero di una (spero) lunga serie, tratto dal libro di Haria, altra scrittrice di Rupe Mutevole, sciamana e donna di conoscenza. Il primo racconto è stato per me un tuffo da uno scoglio altissimo, mi sono lanciato e mentre scendevo, cercavo di realizzare cosa avessi accettato. Poi è stato bellissimo scoprire che il mare in cui mi ero tuffato era un mare ricco di colori e di emozioni e di sfide. Il secondo è stato come penetrare in una foresta incantata di cui non riconoscevo le forme, forse perché l’occhio era abituato alla luce del sole. Poi però ho riconosciuto il luogo dove mi trovavo ed è iniziata una serie ininterrotta di esperienze.

    A.M.: Rosa Mauro e Haria sono le prime due scrittrici scelte per questo fantasioso esperimento. Qual è stato il criterio di scelta?

    Gianluca Serratore: I libri delle due scrittrici sono stati scelti dalla casa editrice. Il primo perché è un libro che Cristina ama molto, il secondo perché fa parte di una lunga serie di libri che parlano di una realtà presente eppure invisibile agli occhi dei più. Haria, scrittrice e sciamana, diventerà la protagonista di queste storie a fumetti, di questi Segni Narranti e ci farà conoscere un mondo a portata di mano, anche se sconosciuto.

    A.M.: Che pensiero hai riguardo la partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino?

    Gianluca Serratore: Quando Cristina mi ha parlato di questa possibilità non ho dormito per un paio di notti e sono state le ore di insonnia più belle della mia vita. Disegnare, leggere, avere libri intorno, è quello che (dopo la mia famiglia) amo di più nella vita. Potrei vivere in una biblioteca, ma alle 18.00 chiudono e mi invitano ad uscire. Una fiera del libro, e quella di Torino poi, è un’immersione totale in questo mondo scritto e lì avrò la possibilità di disegnare, parlare di libri, conoscere persone che hanno questo interesse e presentare insieme alla casa editrice Rupe Mutevole questo lavoro e l’idea che lo guida che ha dello straordinario. Nel vero senso della parola.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Gianluca Serratore: “Il Respiro della Bellezza” di Haria. Lo so cosa state pensando, pubblicità occulta, ma il fatto è che ho mosso un paio di passi nel mondo di questa scrittrice e quello che scrive ha assunto un colore diverso e ho voglia di capirne di più. E così gli ultimi tre libri sono i suoi. Altrimenti vi parlo dell’ultimo libro che ho letto, Rupe Mutevole esclusa, ed è “L’ultima riga delle favole” di Massimo Gravellini. Ero in una sala d’attesa e la persona accanto a me si è alzata per fare due passi in attesa di essere chiamata. Allontanandosi ha lasciato accanto a me il libro ed io mi sono messo ad osservarne la copertina dove in una piccola gabbia per uccelli (tipo quella di Titti) una mano libera un cuore ingabbiato o (è questa doppia possibile interpretazione che mi ha colpito) lo imprigiona (e qui possiamo scatenare lo spirito psicologo che c’è in noi) e poi il titolo: “L’ultima riga delel favole” e cioè “…e vissero tutti felici e contenti”, ma di quello che succede dopo il finale delle favole, pochi ne hanno parlato.

    A.M.: Hai altre novità per il 2011? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Gianluca Serratore: Bè, ci stiamo prendendo gusto, no? E così con la casa editrice abbiamo pensato ad un paio di collaborazioni che riguardano illustrazioni per favole, e poi se il primo numero di Haria avrà successo, abbiamo in mente di far uscire molte storie che riguardano questo personaggio affascinante. Poi chissà, a lungo andare le cose belle, “attirano” progetti e collaboratori. Se vi va, augurateci “Buon Lavoro”.

    Gianluca dimostra di aver un notevole entusiasmo ed una sana ironia che non gusta mai! Io gli auguro un Buon Lavoro ed invito tutti gli interessati dal 12 maggio al 16 al Salone Internazionale del Libro di Torino, Padiglione 2, Stand J25.

    Link Presentazione Rupe Mutevole Edizioni:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni