L’iperidrosi rappresenta un grosso impedimento alle normali relazioni interpersonali e viene vissuto come un handicap che, tra l’altro, fa vacillare l’autostima di chi ne soffre, scatenando un triste circolo vizioso che peggiora la situazione. Chi ne soffre deve convivere con maglie e abiti bagnati e chiazzati, mani e piedi umidi, e in più con la consapevolezza di provocare nell’altro un certo senso di repulsione. Diventano così un incubo anche gesti quotidiani ordinari, come stringere una mano o lavorare maneggiando fogli di carta, o semplicemente togliersi il soprabito svelando abiti bagnati anche in inverno. Addirittura, in alcuni casi, il soffrire di iperidrosi può condizionare alcune scelte professionali o comportare rinunce sociali, fino all’autoisolamento.Il disturbo è di grande impatto sociale e psicologico e spesso diventa una mina contro la stabilità emotiva di chi ne soffre.
Generalmente il problema dell’iperidrosi inizia nell’infanzia e nell’adolescenza e si protrae per tutta la vita. Ansia e nervosismo possono aggravare o scatenare un attacco di sudorazione. Le persone emotive sono quindi più soggette a questo tipo di patologia, ma piuttosto è il fenomeno della sudorazione eccessiva che genera imbarazzo e ansia, più che viceversa! Tra l’altro, numerosi medici di famiglia non prestano grande attenzione al problema e spesso tendono a minimizzarlo, trascurando il fatto che la traspirazione eccessiva è fonte di imbarazzo ed estremo disagio.
L’iperidrosi è un disturbo che accompagna costantemente il soggetto e che colpisce prevalentemente alcune aree circoscritte del corpo come le ascelle
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