29/01/2008 WWW.SERAQUOTIDIANO.IT
Il secondo capitolo della vicenda politica e mafia in Italia, si apre con un dato fornito dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, secondo cui i politici di diverse regioni meridionali avrebbero pagato ingenti somme di denaro ai boss delle organizzazioni criminali per ottenere più voti nelle ultime consultazioni elettorali. Questo è quanto emergerebbe dall’analisi che i magistrati hanno condotto circa lo scambio elettorale politico-mafioso che ci sarebbe stato in diverse città di quasi tutte le regioni del Sud Italia, dalla Campania a scendere. Agli indagati viene contestato l’articolo 416 ter del codice penale, “che inopinatamente esige la corresponsione sinallagmatica di una erogazione di denaro per la promessa di voti elettorali proveniente da un’associazione mafiosa”. Soldi in cambio di voti, un “do ut des” che affonda nella notte dei tempi, un compromesso che per la politica del nostro Paese non costituisce un’eccezione quanto piuttosto una consuetudine, e che si viene a sommare a tutto ciò che l’operazione “Onorata Sanità” ha portato a galla nella giornata di ieri – 18 arresti e 44 indagati. Nella relazione viene inoltre evidenziato “il soddisfacente numero di procedimenti d’indagine che puntano a contrastare uno dei settori di maggiore pericolosità dell’infiltrazione mafiosa”. Nella fase delle indagini preliminari, nel periodo che prende in esame la relazione della procura nazionale, emerge che il maggior numero di procedimenti aperti sono a Napoli, dove se ne contano 8; segue Catanzaro, con 7 procedimenti, poi Palermo, con 2 e, con un procedimento ciascuno, Catania, Reggio Calabria, Bari e Lecce.
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