Perché tanta fame di “bio”?

Londra, marzo 2010. Dopo 10 anni di crescita costante, il mercato “bio” in Inghilterra ristagna e accusa un calo del 10% rispetto al 2008 (fonte: TNS). A causa della recessione, commercianti, distributori e consumatori devono scegliere fra cosa è necessario e cosa sarebbe bello acquistare. Ecco che i prodotti biologici restano negli scaffali.

Con il potere di acquisto delle famiglie più limitato, gli acquirenti si chiedono perché spendere di più per cibi esenti da pesticidi, i cui i benefici per la salute non sono ancora stati scientificamente provati e che sono inoltre più cari degli altri.

E’ per rispondere a queste domande che un team di ricercatori della Cass Business School (Londra) ha recentemente pubblicato lo studio “Factors that Influence the Purchase of Organic Food” (I fattori che influenzano l’acquisto dei prodotti alimentari biologici) in cui analizzano le leve di acquisto dei consumatori – prezzo e benefici per la salute – comparandole con i risultati di un sondaggio svolto presso gli operatori del settore (buyers, produttori, distributori e cuochi). I risultati dello studio suggeriscono dei messaggi utili per rilanciare il consumo dei prodotti bio.

Il credo bio: più che uno stile di vita

Lo studio della Cass Business School contiene buone e cattive notizie per il settore bio. Innanzitutto, sembra sia difficile far vacillare i consumatori convinti che l’alimentazione bio costituisca una componente importante del loro stile di vita sotto la spinta di critiche di carattere nutrizionale.

Secondo i dati della ricerca è sorprendentemente il numero di persone che si fidano di quanto dichiarato dalle etichette bio e dal marketing, specialmente fra gli acquirenti abituali.

Per convincere invece gli acquirenti occasionali, più scettici, si dovrebbe lavorare di più a livello di marketing e di supporto scientifico – per chiarire, ad esempio, se le preoccupazioni sui residui di pesticidi siano scientificamente fondate.

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