Omicidio Vivacqua, implicato investigatore privato

Nuovi inquietanti scenari emergono dal caso Vivacqua: il milionario era stato ucciso nel suo ufficio da un sicario. Ora, per difendersi, l’assassino spiega in interrogatorio chi sarebbero i presunti mandanti. Tra questi, ci sarebbero l’ex moglie della vittima e il suo attuale compagno, un investigatore privato della zona.

Insieme al complice dell’omicidio, il sicario avrebbe anche ucciso la consuocera del milionario e per questo reato entrambi sarebbero già agli arresti. L’implicazione dell’investigatore privato è stata ricostruita in seguito alle indagini del procuratore Costa, che ha poi richiesto l’interrogatorio.

Per l’omicidio, il sicario afferma di non essere coinvolto, così come esclude dalla vicenda l’ex moglie della vittima e l’investigatore privato. Una risposta che non convince, anche perché i mandanti non avrebbero assoldato direttamente i killer.

Stando alla ricostruzione presentata in Tribunale, i due mandanti avrebbero chiesto a un terzo investigatore privato (collega dell’amante) di cercare i due sicari e di intensificare i contatti con loro. Dalle intercettazioni emergerebbero infatti le conversazioni tra i due investigatori privati e tra il collega e i sicari (il cui rapporto sarebbe ormai chiaro per il procuratore).

Alla vigilia della sentenza per il riesame, poi, era stato lo stesso investigatore privato (presunto amante) a chiedere di essere interrogato per chiarire la sua posizione alle forze dell’ordine. A seguito dell’interrogatorio, l’investigatore privato era stato inserito come unico indagato, mentre sia l’ex moglie della vittima che il collega si ritenevano estranei ai fatti.

Stesso discorso vale per il sicario interrogato. Il caso degli investigatori privati è lontano da una risoluzione: l’amante afferma di non conoscere e di non aver mai conosciuto l’ex moglie della vittima, allontanando dai sospetti anche i sicari (che avrebbero materialmente eseguito l’omicidio secondo chi indaga).

Ora sono tutti dietro le sbarre, ma il Tribunale del Riesame di Milano potrebbe cambiare le carte in tavola: nei confronti degli investigatori privati le prove sarebbero sufficienti a tenerli in carcere, ma posizioni così diverse su un omicidio così efferato non possono che lasciare dubbi.

Il giallo si infittisce, ma la vicenda che coinvolge i due investigatori privati sembra tanto chiara alle forze dell’ordine da non lasciare spazio a punti interrogativi. Il processo va avanti.

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