Nuovo Teatro, la scena sovvertita alla Fondazione Menna di Salerno

Decostruire, sgombrare il campo da ogni stereotipo, abbattere alla radice il linguaggio sedimentato per aprirsi alla più spregiudicata riflessione critica. Sono queste le parole chiave del Nuovo Teatro, il fenomeno che mutò radicalmente la scena italiana dal 1959 all’85 e su cui la fondazione Filiberto Menna di Salerno ha puntato la propria attenzione in collaborazione con il Dottorato in Storia del teatro moderno e contemporaneo dell’Università di Napoli “L’Orientale”. Nell’ambito di “Arte di sera”, progetto a cura di Stefania Zuliani, Lorenzo Mango, Salvatore Margiotta e Mimma Valentino, che stanno curando una trilogia di volumi dedicata all’argomento, hanno esaminato la rivoluzione del palcoscenico consumata in un periodo quanto mai ricco di suggestioni. Il primo libro, “La nascita del Nuovo Teatro in Italia 1959-1967” è uscito per i tipi dell’editore Titivillus, gli altri due sono attesi nei prossimi mesi. “Il teatro è giocare con il codice-ha precisato Mango- e per accostarsi a questo argomento, occorre prendere le distanze dalla museificazione dell’arte contemporanea, una tendenza che non giova a comprendere le dinamiche di un contesto che si propone di riscrivere la grammatica scenica, svincolando gli interpreti dal legame con il personaggio e il copione e guardando alla piena autonomia della regia”. Materiali filmati hanno introdotto la platea in un modo di gestire la scena che ancora oggi colpisce per la sua creatività. La recitazione nevrotica e irridente di Carmelo Bene ha dominato lo schermo nell’estratto dell’”Amleto”, dove l’esasperazione del carattere artificioso della messa in scena la rende campo di forze in cui rielaborazioni, citazioni e stravolgimenti esplodono senza sosta. Il bianco e nero che ingoia beffardo le figure sembrerebbe alludere a una dicotomia tra ordine e caos, ma si rende in realtà complice di un sovvertimento che porta il principe di Danimarca a desiderare di far l’attore a Parigi, piuttosto che perdersi tra tombe e ammonizioni. Il “Pirandello chi?” di Memè Perlini ha mostrato come l’influenza del genio siciliano –che trasforma in spettatori i sei personaggi- diventi terreno da cui germogliano ardite associazioni mentali che declinano in mille modi l’ambiguità del processo compositivo. L’ultimo filmato che vede in campo Leo de Berardinis e Perla Peragallo e oscilla tra lo stigmatizzare il qualunquismo dello spettatore e la mescolanza di codici alti e bassi, non ultimo la sceneggiata, ha dimostrato come l’improvvisazione propria del jazz fosse un punto di riferimento per il grande artista, allettato dall’idea di un teatro free. Il prossimo appuntamento con Arte di Sera è venerdì 27 maggio alle 20.

Gemma Criscuoli

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