Presentati oggi al Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) i dati positivi dello studio di Fase III coBRIM. I risultati dello studio dimostrano che i pazienti con melanoma avanzato positivo alla mutazione di BRAF V600 non trattato in precedenza che hanno ricevuto l’inibitore di MEK, cobimetinib, più vemurafenib hanno avuto una sopravvivenza libera da progressione della malattia o morte (PFS, Progression Free Survival) notevolmente superiore rispetto al trattamento con vemurafenib in monoterapia.1
«Questi farmaci usati in combinazione hanno introdotto una novità importante: la possibilità di poter colpire contemporaneamente due proteine del pathway MAPK» afferma Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative, Istituto Nazionale Tumori – IRCCS “Fondazione G. Pascale”. «Cobimetinib, selettivo per MEK, insieme a vemurafenib, selettivo per BRAF, consentono una doppia inibizione con una migliore efficacia terapeutica e con una riduzione di alcuni effetti collaterali».
La terapia combinata ha ridotto il rischio di peggioramento della malattia o di morte della metà (hazard ratio [HR] = 0.51, 95 per cento intervallo di confidenza [CI] 0,39-0,68; p
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