Leucemia Mieloide Cronica: a Udine incontro con medici e pazienti per guardare insieme al futuro

Un dialogo aperto e a tutto campo tra medici e pazienti per affrontare i principali aspetti connessi alla Leucemia Mieloide Cronica, una patologia nella quale, dopo l’avvento delle terapie mirate, le prospettive sono radicalmente cambiate: aspettativa e qualità di vita dei pazienti sono assimilabili a quelle della popolazione generale; per molti pazienti si fa sempre più concreta la prospettiva di sospendere la terapia.

È l’obiettivo dell’incontro “Leucemia Mieloide Cronica. Insieme, guardando al futuro”, che si svolge a Udine, sabato 31 Maggio, dalle ore 10.00 alle 13.00, presso l’Hotel Là di Moret in Viale Tricesimo, 276.

L’iniziativa, promossa dalla Clinica Ematologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Santa Maria della Misericordia” di Udine, è parte di una campagna nazionale realizzata con il sostegno di Novartis Oncology, che prevede la realizzazione di incontri educazionali durante i quali ai pazienti viene data la possibilità di confrontarsi con gli specialisti del loro Centro.

La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) è una patologia del sangue caratterizzata da un incremento nel sangue periferico del numero dei globuli bianchi, sia maturi che in fase di maturazione: i globuli bianchi in eccesso migrano dal midollo osseo e vanno a localizzarsi nel sangue periferico e la milza. La LMC colpisce ogni anno circa 1-2 persone ogni 100.000 abitanti. In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 1.000 nuovi casi.

«Nella nostra regione si registra un caso circa ogni 100.000 abitanti per anno con un’incidenza di circa 12-15 nuove diagnosi l’anno – afferma Mario Tiribelli, Ricercatore universitario e Dirigente medico presso la Clinica Ematologica dell’AOU “Santa Maria della Misericordia” di Udine – la nostra Clinica, centro di riferimento regionale per questo tipo di patologie, segue attualmente all’incirca 150 pazienti in regime di terapia e controllo, ma il numero dei casi è in continuo incremento, grazie all’aumento della sopravvivenza raggiunto con le terapie mirate».

Oggi la Leucemia Mieloide Cronica può essere trattata in modo efficace con farmaci “intelligenti”, che consentono di ottenere non solo la normalizzazione dei valori dell’emocromo, ma anche risposte molecolari profonde, evidenziabili attraverso indagini di laboratorio molto sofisticate, che mostrano dei cambiamenti a livello delle alterazioni molecolari.


«I farmaci molecolari di seconda generazione come nilotinib e dasatinib – aggiunge Mario Tiribelliconsentono di ottenere una risposta profonda, duratura, che equivale a livelli di cellule malate trascurabili o addirittura non rilevabili e prospetta per un certo numero di pazienti la possibilità di sospendere la terapia senza ripresa di malattia».

La Clinica di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Santa Maria della Misericordia”, diretta dal Prof. Renato Fanin, è Centro di riferimento regionale per i pazienti adulti dai primi anni ’90; il suo specifico know how nella gestione clinica delle malattie del sangue consente di seguire oltre il 70% dell’intero bacino regionale di casi di Leucemia Mieloide Cronica. Il Centro, dotato di un laboratorio accreditato all’interno della rete italiana dei laboratori standardizzati per la biologia molecolare – Labnet, aderisce alla maggior parte dei trial clinici nazionali e internazionali, consentendo così l’accesso dei pazienti ai farmaci più innovativi.

Spiegare ai pazienti cos’è la LMC, quali sono le attuali terapie e quali le prospettive è un obiettivo prioritario della Clinica Ematologica di Udine, che periodicamente promuove incontri tra medici e pazienti per favorire il dialogo e approfondire aspetti quali effetti collaterali dei farmaci, per migliorare la qualità di vita dei malati e facilitare l’aderenza alle terapie.

«In molti casi i pazienti tendono a non seguire la terapia con regolarità, rischiando di indurre un peggioramento delle proprie condizioni – spiega Felice Bombaci, Presidente del Gruppo AIL Pazienti LMC – la scarsa aderenza alle cure è il primo e più grave problema, per questo è necessario coinvolgere i medici e gli stessi pazienti affinché condividano un percorso e lavorino entrambi per tenere sotto controllo la malattia e garantire una qualità di vita sovrapponibile a quelle della persone sane».

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