Di Minjung Park ricordavo lo sguardo intenso, di chi vede lontano e, ovviamente, di chi vive “lontano” dal suo Paese: in questa terra di confine sotto le Apuane di marmo, ricolma di tensioni e di passioni, di giovani donne e uomini trasognati…ma tutti accomunati dal sogno di “tradurre in bianco marmo i propri sogni”.
Di Minjung Park ricordavo le opere: la “Coppia” del 1996 è molto significativa di quel periodo di lavori, molto vicini alla famiglia e alla sua struttura, non tradizionali ma legate alla tradizione.
Questa scultrice, comunque, non ha voluto fermarsi nella tranquilla contemplazione di se stesa e si è inoltrata nel campo ben più complesso del “paesaggio” andando così a creare delicate e potenti sculture dove la figura (che può essere, perchè no, una capretta) si anima al cospetto di silhouette di alberi tracciati con scalpello brusco e deciso. Linee “scapezzate” di piante forse viste in un intenso paesaggio tra Carrara e Corea del Sud: il luogo della scultura di Minjung Park.
Prof. Pier Giorgio Balocchi
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