Il concetto di “bello” è cambiato nei secoli ed è tutt’oggi in continua trasformazione perché oltre ad essere soggettivo, è un concetto sottoposto a mutazioni in base ai fattori più multiformi (cultura, nazionalità, religione, tradizioni, periodo storico). Sicuramente, nelle varie epoche storiche c’è sempre, in linea di massima, una certa comunione di pensiero, ma nella maggioranza dei casi in passato si individuava la bellezza più nelle virtù spirituali che nell’aspetto fisico. Era così nel medioevo (il dolce stil novo, l’amor cortese e la visione della donna); è così nell’arte, nella letteratura di tutti i tempi. Oggi, invece, il bello corrisponde più a ciò che si avvicina maggiormente alla perfezione fisica e ha poco o nulla a che vedere con l’interiorità.
Un bell’aspetto parte dalla cura di sè stessi, dal tempo che si dedica al proprio corpo tramite creme, massaggi, trattamenti estetici, cura dei capelli, ma non solo…
E’ bene scindere il corpo dall’anima, oppure si corre il rischio di identificare ciò che è armonioso con ciò che è bello e ciò che è bello con ciò che è quasi perfetto? Ma chi può definire la perfezione? Il concetto di perfezione è stabilito in modo assolutamente arbitrario secondo quello che è il “gusto comune”, ma quel che è comune non necessariamente è giusto.
Il concetto di bellezza per i Greci antichi era molto diverso rispetto a quello attuale. Per i Greci, infatti, un corpo era bello quando le sue parti avevano dimensioni proporzionate rispetto alla figura intera. Il corpo umano era il soggetto più raffigurato nella scultura greca perché la sua rappresentazione esprimeva il desiderio di perfezione nel corpo e nello spirito, la volontà di arrivare all’ideale dell’uomo eroico e vittorioso. Per gli antichi vigeva il principio “Mens sana in corpore sano”, ovvero la mente è sana in un corpo sano e “kalòs kai agathòs”, cioè bello e virtuoso.
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