I bambini non sono merce di scambio!

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Non è più possibile stare zitti e girare la testa altrove per Gaia e Paolo che, davanti all’ennesimo atto di violenza e di indifferenza delle leggi internazionali sui diritti dei minori, vedono di nuovo finire Amani, Alfred e Jackson nelle mani di un meccanismo corrotto di gestione dei soldi delle adozioni a distanza. Così mettono su un sito http://www.saveamalja.org dove raccontare la storia dei tre bambini e attraverso il quale squarciare quel velo di omertà che consente il mercato delle adozioni a distanza.

I bambini kenioti abbandonati dalle famiglie d’origine sono molti, moltissimi. a determinare questa situazione è la povertà diffusa e l’ignoranza sulle più semplici norme anticoncezionali che consentirebbero alle donne di mettere al mondo soltanto i figli di cui si possono occupare e soprattutto che vogliono.

Mettere al mondo un figlio in Kenia per la maggior parte delle volte invece è un caso fortuito. Molte donne, anche appena uscite dall’infanzia, sono costrette ad entrare nel mondo della prostituzione pre sopravvivere e rimanere incinta è facile. I bambini nati da questi rapporti sono ovviamente un problema e un peso per le ragazze madri e dunque vengono presto affidati ai direttori degli orfanotrofi che hanno trovato il modo di utilizzare questi bambini per fare soldi facili.

I soldi provengono in parte dallo stato keniota che riconosce all’orfanotrofio una somma pro coapite per ogni bambino registrato, tale somma basta a coprire appena le spese di vitto e alloggio e dunque i direttori si rivolgono alle organizzazioni internazionali di sostegno all’infanzia che spesso sostengono tutta la struttura con somme mensili o annuali, somme che normalmente dovrebbero servire per coprire le spese straordinarie della struttura.

Tutto ciò però non basta ancora ai direttori degli orfanotrofi e allora ecco la trovata geniale: vengono invitati i tour operator ad inserire come tappa del giro turistico una visita all’orfanotrofio. Ovviamente i tour operator vengono retribuiti per questo favore e mentre i turisti impietositi e colmi di pena, senso di colpa e vergogna del proprio stile di vita confrontato a quello di questi poveri bambini, firmano assegni e prendono impegni per prendersi cura di questo o quel bambino dal visetto smunto, i direttori incassano soldi che serviranno a tutto fuorché a migliorare lo stile di vita del bambini, è già, perché se i bambini fossero ben vestiti, ben alimentati e le loro camerette fossero tutte imbiancate a chi verrebbe in mente di pagare per aiutarli?

Nello stato di precarietà e povertà in cui rimangono invece riescono ad accalappiare ognuno più di uno “sopnsor” perché qui “genitore a distanza” è una parola troppo impegnativa, indica qualcuno che si vuol prendere cura anche affettivamente del bambino, “genitore adottivo” poi è proprio una parolaccia, indica qualcuno che vuole “appropriarsi” del bambino, mentre il bambino è molto utile alla sua comunità, specialmente finché è piccolo ed ha quell’aria smunta e indifesa!

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