Crisi finanziaria occidentale e acquisti di oro dei paesi emergenti

Tutti i ragionamenti sulla crisi, l’indebitamento degli stati, il blocco dei consumi e tutti gli altri effetti derivanti da questo periodo negativo della finanza sono comunque riconducibili solo al mondo occidentale, ovvero tutti quei paesi, stati uniti compresi, che erano considerati i paesi industriali più importanti del mondo fino a pochi anni fa. Ben diversa è la situazione delle nuove potenze economiche grandi e piccole dove non solo l’economia è in crescita ma anche i redditi delle persone crescano velocemente e con essi i consumi e la produzione, pur consapevoli di questa realtà nel mondo occidentale si tende ad analizzare l’attuale crisi economica indipendente dall’entrata in scena di questi paesi che con la loro competitività sui mercati hanno in pochi anni conquistato enormi quote di mercato che tra l’atro tendano a fidelizzare essendo loro stessi i mercati più interessanti nel futuro. Con questi presupposti la fetta di produzione dei pasi occidentali si è notevolmente ridotta e con questa inevitabilmente i volumi dei consumi che risentano della mancanza di denaro proveniente dal calo del lavoro. I governi delle economie emergenti per diminuire il rischio di assorbire parte dei mali delle economie occidentali cercano di slegarsi dalla dipendenza delle valute, che in molti casi sono ancora rappresentate dalle valute dei paesi occidentali, che inevitabilmete finiscano per risentire in modo negativo dei problemi dei paesi di provenienza. Per difendersi dal contagio della crisi già da molti anni gli stati emergenti hanno adottato la regola di comprare oro e sostituire con esso gli enormi capitali accantonati e che sono ancora in larga parte composti da valute straniere o titoli di paesi occidentali e per questo a forte rischio di svalutazione.

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