Categoria: Gastronomia

  • “LE CENE DEL BUONGUSTAIO” presso l’HOTEL RISTORANTE di TIVOLI

    Eccoci per il secondo appuntamento della rassegna “le Cene del Buongustaio”, ospiti di nuovo nell’Hotel Ristorante Adriano, il quale trova la sua splendida collocazione all’interno di un palazzo storico, con giardino e bar esterno, che affaccia proprio sulla piazza degli scavi dell’antica Villa Adriana. L’interno offre un ambiente molto elegante e ricercato, una “mise en plas” estremamente curata; il personale di sala non è da meno, è coordinato da un eccellente sommelier che dà istruzioni e si prende cura degli ospiti.

    Per questa particolare serata, lo Chef del Ristorante Adriano ha abilmente costruito un menù ricco di elaborate proposte gastronomiche che si sono accordate perfettamente ai quattro prodotti portati in degustazione, in ordine: le Cantine San Marco che hanno proposto il Frascati Doc “Spumante”, il Frascati Doc “Meraco”, il rosso Igt “SoloShiraz” e per concludere un altro rosso Igt “Meraco”, i cui vigneti appartengono tutti alla zona collinare di Frascati, dove il terreno grazie alla sua origine vulcanica si presta a livelli ottimali per la coltivazione della vita e la relativa produzione del Frascati che da parecchi anni ha ricevuto la Denominazione di origine controllata.

    Inserita abilmente nell’antipasto la deliziosa “Salsiccia al Coriandolo” del noto produttore “Scherzerino” che lavora sul territorio di Itri in provincia di Latina, producendo tutti i suoi elaborati senza l’aggiunta di alcun tipo di additivo.

    Su ogni tavola si è cercato di non far mancare il pregiato olio dell’Azienda Agricola Battaglini, situata vicino al lago di Bolsena, in modo tale che tutti gli ospiti potessero arricchire i loro piatti con un filo di puro extravergine.

    Izzi liquori, con il suo Amaroerbes e la tradizionale Sambuca hanno concluso degnamente la serata, regalando sapori unici e altamente benefici per la digestione.

    Ad allietare la serata, la presenza di due musicisti, un pianista e una cantante, che si sono esibiti con musiche e stornelli romani, in emblematico abbinamento con la cena dedicata per lo più a preparazioni romane, come la coratella, la coda alla vaccinara, le animelle e la variegata frittura vegetale.

    Un bancone allestito per l’occasione con il materiale promozionale dei prodotti portati in degustazione, ha creato un angolo molto frequentato dagli ospiti, che volendo fare una pausa dalla ricca cena hanno potuto soddisfare le loro curiosità attraverso le brochure, le dispense e le pubblicazioni messe a disposizione.

  • La Pasqua di Bastianello: il mistero intorno all’uovo – parte II

    L’opera raffigura la piazza principale di Capri con il campanile, le sue coste e i suoi caratteristici faraglioni.
    In questo paesaggio in grado di farci evadere dalla grigia Milano si respira aria di tradizione e di altri tempi, soprattutto per la presenza di un’Ape Car (anch’essa ovviamente di cioccolato), carica di uova di Pasqua animate. Alla guida troviamo la maschera caratteristica di questa regione: Pulcinella, acclamato da una un’intera community di Chipmunks, perché si sa, la Pasqua è come prima cosa la festa dei bambini e in tempi di parcondicio, non si potevano certo inserire caricature di personaggi politici, come era successo col Colosseo.
    Per vedere la Gallery clicca qui.

  • Ristorante Ancona: uomini di mare

    Posizionato sul Lungomare Nord di Senigallia, il Ristorante Ancona e Ristorante Senigallia Uominidi Mare – come il nome stesso rivela – è un locale che si dedica ai piatti di pesce e propone una cucina con pescato vario e di qualità. Il prodotto utilizzato per la preparazione dei piatti è freschissimo e i tipi di pesce fra cui scegliere sono davvero tanti. Proprio come la cucina che un vero uomo di mare potrebbe preparare o scegliere per il suo pasto, il Ristorante Uomini di Mare propone pietanze genuine e per un certo verso davvero originali. Alcuni piatti li potete assaggiare solo lì. Infatti, le ricette proposte sono sia quelle della tradizione che non tramontano mai, sia alcune fatte di accostamenti originali e creativi. Nel menu spiccano alcuni nomi che fanno venire l’acquolina in bocca, oltre ai piatti che vanno per la maggiore e sono le colonne della cucina del ristorante. Ad esempio, compare il profumato risotto con le ostriche – una ghiottoneria apprezzata non solo dai palati fini -, a cui si aggiungono i gustosi ravioli alla trevigiana di mare. Non si possono dimenticare nella lista i famosi gnocchi al fumé di mare, le deliziose chitarrine con le mazzancolle all’arancio, le sfiziose tagliatelline bassamarea e la decisissima carbonara di mare. Per chi non dimentica la tradizione, ecco le immancabili penne alla puttanesca. La particolarità che contraddistingue il Ristorante Uomini di Mare è la possibilità, per ogni cliente, di poter scegliere ogni sera il menu fisso che appartiene alla strepitosa serie
    “Mangia finché vuoi”: tutti i piatti serviti hanno alla base un tipo di pesce e durante la settimana si può quindi gustare una varietà diversa, mangiando diverse portate a partire dagli antipasti caldi e freddi. Il nome del menu fisso promette di soddisfare anche gli appetiti più portentosi. Ma Uomini di Mare non è solo pesce. Il ristorante è anche pizzeria al metro: si può ordinare mezzo metro di pizza oppure un metro intero, una quantità sufficiente per tre o quattro persone. Il locale è accogliente e familiare: dispone di due sale e complessivamente ci sono circa 80 posti. La discreta capienza del ristorante lo rende adatto ad ospitare anche gruppi abbastanza grandi, come
    in occasioni di feste e ricorrenze. Sempre aperto, tranne il lunedì.

  • Salumi pregiati lavorati come vuole la tradizione

    Percorrendo la via Appia, a metà strada tra Roma e Napoli, tra le pendici dei monti Aurunci, oggi parco naturale, si scorge Itri, piccolo borgo medievale ricco di storia, fascino e tradizione.

    È qui che la famiglia La Rocca ha cominciato la sua attività nella lavorazione dei salumi.

    Negli anni ‘40 Scherzerino, capostipite della famiglia, abile commerciante ed ottimo selezionatore di capi di bestiame, diede vita all’azienda famigliare.

    Il figlio Antonio ha proseguito poi l’attività, portata ai livelli attuali dal nipote Scherzerino che ha sapientemente mantenuto intatte le originarie tecniche di lavorazione dei salumi.

    Affiancato da giovani, appassionati e responsabili collaboratori, continua il lavoro insegnatogli prima dal nonno e poi dal padre, sorprendendo ogni volta la clientela con prodotti naturali dal gusto spesso dimenticato.

    Salumi con il carattere e la struttura di quelli che faceva il nonno, senza compromessi di alcun genere e sempre gustosi al palato.

    Il segreto è nell’azienda, (www.scherzerino.it) dove si incontrano quotidianamente persone che lavorano con amore e grande passione per le cose buone.

    Con la consapevolezza che la natura, se rispettata, darà sempre buoni frutti.

    SPECIALE EVENTI

    TASTE 2010 – LE VIE DEL GUSTO

  • Wine Day: al via la I° edizione dell’evento dedicato al vino bio

    Lunedì 22 marzo, AlfaBeta – neonata azienda milanese di distribuzione e promozione di vini biologici – darà vita alla I° edizione del Wine Day per rispondere alla crescente richiesta del mercato e al sempre maggiore interesse dei media per il settore del vino bio.

    Una trentina di fantastici vini marchiati Sud de France saranno presenti alla manifestazione, che si terrà dalle 10.00 alle 17.00 con orario continuato, presso la Maison de la Région Languedoc-Roussillon di Via S.Giovanni Sul Muro 18, a Milano.

    L’evento, occasione unica per degustare le nuove prestigiose etichette dei biologici Sud de France, sarà aperto solo su invito e riservata agli operatori di settore e alla stampa. I presenti potranno degustare sia vini per le grandi occasioni che vini quotidiani, bianchi, rossi e rosati, spumanti e passiti, produzioni tradizionali e innovative, tutti rigorosamente da agricoltura biologica.

    Una panoramica completa delle migliori bottiglie di Sud de France, il brand nato nel 2006 con l’obiettivo di sostenere e promuovere i vini e i prodotti agroalimentari della regione Linguadoca-Rossiglione. Un marchio simbolo di natura e salute, caratterizzato da prodotti ricchi di gusto elaborati in modo originale per essere adattati al consumo quotidiano.

    Certo è che da sempre la Francia primeggia nella produzione di grandi vini, ma non è la sola. Secondo quanto emerso dall’ultimo rapporto della Federazione Internazionale del Movimento per l’Agricoltura Biologica (IFOAM – International Federation of Organic Agriculture Movements), l’Italia sarebbe il principale coltivatore europeo di uve biologiche.

    Nel Bel Paese sono ben 34.000 gli ettari di terra dedicati alla viticoltura biologica, seconda viene la Francia con 19.000 ettari e terza è la Spagna con 16.000. Questi i 3 pesi massimi europei mentre la Germania, quarto produttore del continente, dedica solamente 4.000 ettari a viti bio.

    I maggiori vitigni bio italiani sono per lo più dislocati nelle regioni Sicilia, Puglia e Campania con alcune produzioni importanti nel Veneto orientale, che presenta un interessante distretto per il biologico nazionale.

    Un altro dato importante arriva dalle ricerche Coldiretti/Swg, i cui risultati indicano come, nel corso del 2009, la vendita di prodotti alimentari domestici abbia avuto un incremento del 6,9%, facendo salire al 56% la percentuale di italiani che hanno acquistato prodotti biologici.

    E il settore bio vede l’Italia ottimamente posizionata anche nella classifica generale dei paesi produttori: il nostro Paese si aggiudica infatti il 5° posto – dietro nazioni peraltro molto più estese (Australia, Argentina, Cina e Stati Uniti) – potendo vantare ben 1.147.000 ettari coltivati a biologico.

    ***

    AlfaBeta è nata nel gennaio 2010, dopo anni di esperienza maturata nel settore dai propri fondatori, con lo scopo di promuovere vini con alti contenuti di sostenibilità naturale. L’azienda propone un vasta selezione di vini biologici e biodinamici, sia nazionali che internazionali. Ad oggi AlfaBeta offre vini biologici di quasi ogni regione italiana, contando oltre 40 qualità differenti tra rossi, bianchi e rosè, sia fermi che frizzanti. Inoltre, la proficua collaborazione con Sud de France, permette all’azienda milanese di poter promuovere più di 20 differenti vini biologici dei vitigni della Région Languedoc-Roussillon.

    Sud de France è il marchio ombrello nato nel 2006 per riconciliare i migliori e i maggiori interessi del vino della Région Languedoc-Roussillon, che conta circa 270.000 ettari di vigne e produce in media 2.000 milioni di bottiglie all’anno.

    Nel 2007 Sud de France viene introdotto in Europa, e nel 2008 è la volta dell’Italia. Il marchio rappresenta la più vasta gamma di vini del mondo, riunisce circa 30 Denominazioni di Origine Controllata e numerosi Vins de Pays, tra cui numerosi vini di vitigno. Inoltre, il vessillo “Sud de France” raggruppa circa 150 prodotti alimentari e più di un migliaio di vini della Languedoc-Roussillon.

    Per informazioni:

    Ufficio stampa All-In One srl

    Via Piave 144 – 20020 Cesate (MI)

    Tel. 02 99067872 – Fax 02 99066587

    Contact: Laura Foglia

    Cell.: +39 347 6006703

    E-mail: [email protected]

  • L’olieria ExtraV organizza a Crema la presentazione dell’olio extravergine DOP Terre di Siena, raccolto 2009

    Mercoledì 24 marzo 2010, i produttori del Consorzio DOP Terre di Siena incontreranno ristoratori, giornalisti, bloggers, food writers a Crema presso il ristorante Il Ridottino dove presenteranno il prodotto della campagna olearia 2009-2010.

    L’organizzazione dell’evento è a cura dell’Olieria ExtraV di Roberta Lavarello (Crema).

    Durante l’incontro verranno degustati i piatti preparati con l’olio DOP Terre di Siena dallo chef Carlo Alberto Vailati.

    Sarà presente il Presidente del Consorzio Franco Bardi insieme a numerosi produttori.

    Sarà un momento all’insegna della qualità e dell’origine del prodotto garantite dal Consorzio e dal sistema dei controlli operante nell’ambito della DOP Terre di Siena. L’annata 2009, che si presenta di altissimo livello qualitativo, ha prodotto 425 q.li di olio ripartiti fra i 50 produttori imbottigliatori tutti associati al Consorzio.

    Riferimenti.

    24 marzo 2010, ore 12,00 – Ristorante Il Ridottino, Via Alemanio Fino, 1 – Crema (CR)

    La partecipazione all’evento è esclusivamente ad invito

    Per informazioni è possibile scrivere a [email protected] o telefonare a 0373 85630

    Consorzio per la tutela dell’olio extravergine di oliva Terre di Siena DOP

    Via della Sapienza, 8 – Siena – tel 0577/280280 – fax 0577/280970 [email protected]

  • Miele calabrese: tradizione ed innovazione che vanno oltre la dolcezza.

    Perché è il caso di parlare del miele di Calabria?? In fin dei conti si tratta di un prodotto che ha radici antichissime, che si perde nella notte dei tempi: già i greci, infatti, lo consideravano “il cibo degli dei”, Pitagora lo raccomandava come elisir di lunga vita mentre Omero descriveva ampiamente la raccolta del miele selvatico. Nel periodo romano poi, se ne decantava l’importanza, visto che veniva anche importato in grandi quantitativi da Creta, da Cipro,dalla Spagna e da Malta.


    In Calabria
    questo nettare risulta oltremodo importante visto che le api vi trovano un habitat incontaminato e di ricchissima vegetazione: una delle motivazioni per la quale questa regione vanta il primato di produzione italiana. Inoltre è stato opportunamente sperimentato in altre varianti così come proposto da siti di vendita on line di prodotti tipici della regione, elaborandolo con altre eccellenze di Calabria, sì da stimolarne usi che vanno oltre quello più noto della “pasticceria” in generale.

    Va da se infatti che gli usi più scontati dei mieli nella regione sono quelli dolciari, e come merenda insieme al pane, dando così energia da vendere ai più piccoli. Il consumo di miele infatti era prevalentemente destinato alle ricorrenze, utilizzato per la preparazione di dolciumi tradizionali (pignolata, mostaccioli,ecc.).

    Gradualmente se ne scoprirono gli usi medicinali e terapeutici (per curare ad esempio le affezioni bronchiali). Nella tradizione calabrese il miele era conosciuto come tale mentre la caratterizzazione dei mieli monoflora è subentrata in anni più recenti. Anticamente l’unica distinzione che veniva fatta era tra mieli “chiari” (agrumi, millefiori) e mieli “scuri” (castagno, melata, eucalipto). Le arnie, detti “bugni villici” erano ricavate da tronchi di alberi o “si fabbricavano con vimini di salice intrecciati” come è ripostato anche nel De re rustica di Columella. Dalla “pitta” (cioé il favo di miele) che si formava, si procedeva all’estrazione del miele che avveniva per torchiatura (torchi a mano).

    Le tipologie di miele più comuni nella regione sono:

    il miele di agrumi: la denominazione generica di “agrumi” viene in genere preferita a quella specifica (arancio, limone, clementine) perché a livello analitico risulta impossibile discriminare la specie di provenienza, ovviamente mista. All’esame visivo questo miele cristallizza spontaneamente alcuni mesi dopo il raccolto. L’odore è di media intensità con caratteristiche note floreali che ricordano i fiori di zagara. con il tempo si sviluppa un odore meno floreale, più fruttato simile a quello della marmellata di arancio. Sapore dolce, odore fragrante e fresco, colore giallo paglierino tendente al bianco nello stato cristallizzato, ne rendono una unicità della regione;


    il miele di castagno: è il miele tipico delle aree collinari e montane calabresi. Si caratterizza per il suo colore scuro e sapore deciso e aromatico, che non incontra il gusto della maggior parte dei consumatori. Si può presentare liquido o cristallizzato, ha un sapore poco dolce, per non dire amaro, un odore pungente e tannico ed un colore essenzialmente scuro, tendente al marrone in cristallizzazione;


    il miele di eucalipto: la Calabria è una delle prime produttrici, tra le regioni italiane, di questo tipo di miele. Sapore dolce, odore aromatico, colore ambrato, a questo miele si attribuiscono proprietà terapeutiche particolari per la cura delle malattie da raffreddamento


    il miele di sulla; la Calabria, insieme ad Abruzzo, Molise e Sicilia), vanta una significativa produzione di miele unifloreale di sulla. La sulla (Hedysarium coronarium) è presente sia come foraggera che allo stato spontaneo sui terreni argillosi della zona. Le caratteristiche di questo miele, che cristallizza spontaneamente dopo alcuni mesi dal raccolto, sono apprezzate dai consumatori. Sapore dolce, odore originale e tipico, colore giallo paglierino.


    il miele millefiori: la produzione di questo tipo di miele avviene come si intuisce già dal nome, a partire dal nettare di fiori di piante quanto mai variabili, spontanee, coltivate e/o ornamentali. Le caratteristiche del prodotto sono perciò estremamente variabili a secondo delle diverse zone geografiche e del periodo di produzione in funzione delle specie vegetali in fioritura da cui le api raccolgono il polline. Ha un colore variabile, più o meno scuro a secondo delle zone, della stagione e dei fiori maggiormente presenti nel territorio. Lo stesso dicasi per il relativo odore e sapore.

    il miele di fichi (cotto di fichi): in Calabria questo prodotto è tipicamente ed impropriamente chiamato miele di fichi, ma non ha nulla a che fare con le api. Ma in cosa consiste? Il miele di fichi viene prodotto facendo bollire i fichi in un po’ d’acqua, tirandoli fino ad ottenere una densità molto simile a quella del miele: per ottenere un vasetto di estratto di fichi di 220 grammi, serve più di un kg e mezzo di fichi. Ma cosa rende speciale questo estratto? Sicuramente il fatto che è fatto esclusivamente con fichi dottati (uno dei più apprezzati in assoluto), aggiungendo un po’ d’acqua durante la cottura. Nella tradizione gastronomica regionale, il miele di fichi viene usato in pasticceria, ad esempio nella produzione dei mostaccioli, cartellate, mandorlate, torrone, è ottimo su gelati e macedonie. Ma in realtà, questo estratto di fichi sta riscuotendo ultimamente enorme successo come ideale accompagnamento di formaggi freschi e carni, immancabile sui lampascioni fritti, come coadiuvante nel latte, è ottimo a colazione con tuorli d’uovo e zucchero montati. In passato veniva utilizzato come sedativo della tosse. Ancora, si presta come ingrediente per moltissimi usi, ma suggeriamo di provarlo assolutamente su un filetto di manzo: un filo di estratto, a mo’ di aceto balsamico, dona al filetto un gusto assolutamente inimitabile. Oppure sulla panna cotta. Una curiosità: tra gli antichi contadini calabresi, con le prime nevicate, vi era l’abitudine di preparare granite (chiamate scirubetta) con neve fresca e con il cotto di fichi.

    il miele piccante: una delle chicche evolutive della cucina calabrese, trattandosi di miele millefiori aromatizzato al peperoncino piccante. L’uso gastronomico lo consiglia abbinato a formaggi di grande spessore, preferibilmente a pasta asciutta accompagnandovi un vino di notevole struttura che possa reggere il confronto, per la preparazione di esclusivi pre-pasto..

    lo sciroppo propoli e miele: ecco dove si uniscono la delicatezza del miele e le proprietà terapeutiche della propoli a salvaguardia delle vie respiratorie, essendo un antibiotico naturale protettivo dai molti microrganismi che si possono incontrare durante le stagioni fredde; inoltre ha un’azione lenitiva sulle mucose: insomma un valido e naturale aiuto per tutto l’inverno; ottimo anche per chi vive in ambienti pieni di fumo.

    Dunque, valide ed allettanti alternative per utilizzare il miele calabrese, in cucina….. ed oltre!!

  • Gastronomia Siciliana: mix di sapori e tradizioni

    La Sicilia, crocevia di culture e tradizioni, stupisce per bellezza e fascino del suo territorio, del suo mare cristallino e arricchisce di gusto la vacanza nell’isola grazie ad una varietà di sapori fortemente legata alle dominazioni che si sono avvicendate sull’isola. I piatti della gastronomia siciliana evocano civiltà antichissime che risalgono all’antica Grecia, alla tradizione romana, araba e spagnola, e anche della cucina francese. Le caratteristiche dei piatti cambiano in relazione alle varie zone. Lungo le coste dominano piatti a base di pesce mentre all’interno dell’isola prevale l’uso della carne, ottimi formaggi e legumi (strascichi di una cultura gastronomica fortemente legata a usi e costumi della tradizione contadina siciliana). L’influenza araba è forte nella parte occidentale dell’isola con i suoi sapori forti, zafferano e cannella, e con il tipico cous cous di pesce al quale sono dedicate anche delle sagre.
    Di derivazione araba sono i famosi arancini siciliani, ripieni di carne e piselli, oggi con numerosissime imitazioni e varianti: al burro, di pesce, al formaggio etc.
    La cucina siciliana stupisce per aromi molto particolari e intensi. Il clima dell’isola, infatti, permette la crescita di spezie che arricchiscono i piatti in modo unico. Tra gli aromi più diffusi ricordiamo l’origano, la salvia, il rosmarino e l’alloro.
    Un altro aspetto della cucina siciliana è la cura dei piatti. Decorazioni impeccabili nonostante la semplicità degli elementi. Un esempio di questa cura quasi maniacale dell’immagine delle specialità isolane si ritrova nella pasticceria siciliana, ad esempio nella famosa cassata siciliana, una torta tradizionale a base di ricotta zuccherata, pan di Spagna, pasta reale, frutta candita e glassa di zucchero. Nonostante l’apparente semplicità della ricetta, esistono innumerevoli varianti. L’aspetto esteriore, in particolar modo, può variare da una scarna decorazione di glassa e un po’ di scorza d’arancia candita fino a un’opulenta costruzione barocca con perline colorate e una mezza dozzina di frutti canditi diversi. Di forte influenza araba, i dolci tipici siciliani dai nomi originalissimi e dai gusti dolcissimi, stupiscono per gusto e ricercatezza decorativa. Famose la paste di mandorla, i cannoli siciliani, la pignulata, la variopinta frutta martorana e i pupi di zuccaro contribuiscono a completare il quadro. Buonissime anche le granite. Ottime quelle di Messina, Sciacca e Palermo. Le granite più caratteristiche, oltre a quelle di limone sono quelle di gelsi rossi e di mandorla.

  • Parliamo un po’ di salumi calabresi Dop.

    I salumi di Calabria risalgono al periodo della colonizzazione greca, preparati con carni provenienti da suini allevati in loco, con l’aggiunta di ingredienti aromatici naturali (cumino, pepe nero, pepe rosso, peperoncino). La loro stagionatura è variabile in funzione delle tipologie produttive da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 100 giorni. L’area di produzione (l’intera regione) e trasformazione è caratterizzata da un legame con l’ambiente determinato dal tipico clima del meridione italiano.

    Fra i testimoni della loro bontà si annovera Giacomo Casanova che narra, nelle sue memorie, di aver banchettato presso la mensa del vescovo Francescantonio Cavalcanti. Qui li assaggiò con particolare godimento giudicandoli in assoluto i migliori.

    Squisiti capolavori di genuinità che nascono dalla scelta accuratissima di carni caratterizzate dal miglior rapporto tra parti grasse e magre. Referenze prive di additivi, insaccati in budello naturale, vengono stagionati naturalmente in condizioni ideali di temperatura e umidità, senza avvalersi di mezzi meccanici che anticipano forzatamente il momento in cui possono considerarsi “a puntino” per il consumo domestico. Questa è l’essenza caratterizzante dei salumi calabresi, acquistabili on line su portali di prodotti tipici calabresi, i quali si approvvigionano presso locali macellerie piuttosto che presso salumifici, e che nel corso della loro attività hanno ottenuto rilevanti feed.back di affidabilità da parte degli utenti serviti in precedenza.

    La relativa produzione e conservazione inizia nel periodo più freddo dell’anno, in inverno, proprio in prossimità delle festività natalizie, quando il clima rigido assicura, oltre che una più salubre lavorazione delle carni, una più semplice e veloce stagionatura. Da qui inizia poi il periodo di conservazione degli stessi, che se in passato avveniva in maniera particolare (conservazione in appositi contenitori di terracotta- i tarzaruli – con olio o grasso) nelle recenti tecniche prevede l’uso del sottovuoto, che garantisce l’eccellenza del prodotto nel corso dell’intero anno. Facile, dunque, che verso fine estate i menzionati portali si ritrovino in sottoscorta, visto che l’umidità dei mesi più caldi non favorisce la stagionatura ottimale, e ribadito il concetto che la tradizione della regione rifiuta l’ausilio di mezzi meccanici a tal fine.

    Niente di trascendentale, per conservare una tradizione culinaria che si tramanda da anni, per non dire da secoli, e vista l’importanza che nella regione assume l’allevamento del suino dal quale, come da rinomata consuetudine “non si butta via nulla”. Qualità, schiettezza, gusto e salubrità delle varie tipologie che è oltremodo assicurata dallo specifico disciplinare, previsto dal Consorzio di Tutela dei Salumi di Calabria Dop, richiesto ed ottenuto dall’UNIONE EUROPEA con il Regolamento CE 134/98.

    In particolare le quattro DOP dei salumi di Calabria tutelati dallo specifico consorzio di tutela sono:

    la salsiccia di Calabria DOP, salume dalla forma cilindrica, intrecciata nella caratteristica forma a catenella, a breve stagionatura ricavato dall’impasto delle carni della spalla e della sottocostola dei suini con lardo ed ingredienti aromatici naturali. La lavorazione inizia quando la temperatura interna è compresa tra 0° e 3°C. La percentuale di grasso contenuto nell’impasto deve essere compresa tra il 15 ed il 20 per cento. L’impasto viene insaccato in budella naturali di suino, successivamente forate e quindi intrecciate a mano nella caratteristica forma a catenella;

    la soppressata di Calabria DOP. Fare la soppressata è davvero un’arte. Essa si presenta di forma cilindrica e leggermente schiacciata della lunghezza di cm 15 circa e del diametro di cm 6 circa, con un peso variabile a seconda della pezzatura, è un salume simile alla salsiccia, ma più stagionato e di forma diversa. Caratteristiche tipiche: la goccia del primo taglio, indice di perfetta stagionatura e di qualità; l’aspetto compatto dal colore rosso naturale o rosso vivace uniforme; il sapore più o meno piccante, a seconda degli aromi utilizzati, con sapidità equilibrata;

    la pancetta di Calabria DOP. Ricavata dal sottocostato inferiore dei suini, è una pancetta tesa, ovvero si presenta in forma rettangolare. Il periodo di stagionatura è di almeno trenta giorni, in locali con umidità relativa e temperatura controllate. Una volta affettata, la pancetta si può mantenere in frigorifero, avvolta in un panno;

    il Capocollo di Calabria DOP è un prodotto di salumeria dalla forma cilindrica, ottenuto dalle carni della parte superiore del lombo dei suini, avvolto in pellicola naturale e legato a mano con spago. Alla vista presenta un colore roseo o rosso più o meno intenso, per la presenza di pepe nero o peperoncino rosso macinato. Al taglio si presenta di colore roseo vivo, con striature di grasso proprie del lombo suino. Il sapore è delicato e si affina con la maturazione, il profumo è caratteristico e di giusta intensità. Una volta affettato, il Capocollo si può conservare in frigorifero, ma per un arco di tempo inferiore.

    La ‘Nduja: anche se non può annoverarsi tra i menzionati salumi dop della regione, senza dubbio rappresenta uno dei più rinomati prodotti tipici calabresi. Un terzo di peperoncino, due terzi di carne di maiale e una leggera affumicatura…così nasce la nduja. Morbido e particolarmente piccante è un alimento tipicamente associato, come avviene per il peperoncino, a tutta la Calabria. Preparata con le parti grasse del suino, con l’aggiunta del peperoncino piccante calabrese, è conservata nel budello cieco (orba), per poi essere affumicata. Si consuma spalmandola su fette di pane abbrustolito, meglio se calde, o come soffritto per la base di un ragù o di un sugo di pomodoro, con aglio; sulla pizza, prima degli altri condimenti se cruda, oppure appena sfornata; su fettine di formaggi semi-stagionati o nelle frittate, …o in tutti gli usi gastronomici dove la vostra fantasia riesce ad arrivare.

    Una vera festa ed esplosione di sapori naturali, dunque, che allieta ogni mensa, gratificando in modo esclusivo il palato, ed elevando ogni occasione di consumo e lieto convivio.

  • La Cinegustologia di Marco Lombardi


    Cinegustologia. Ovvero come descrivere i vini e i cibi con le sequenze della settima arte
    di Marco Lombardi

    La Cinegustologia è un nuovo approccio che, estrapolando profumi, sapori, sensazioni tattili dalla filmografia di vari registi, proprio come se le loro opere fossero cose da bere o da mangiare, permette di descrivere i vini e i cibi al di là dei linguaggi e dei rituali un po’ stanchi di sommelier e gourmet, cioè in maniera più libera e popolare, visto che il cinema è patrimonio di tutti.

    Marco Lombardi insegna la Cinegustologia al Master del Gambero rosso di Roma e all’Università di Scienze Gastronomiche di ?Pollenzo.

    Al seguente link trovate il servizio trasmesso il 18 febbraio 2010 dal Tg2 sulla Cinegustologia:
    http://www.youtube.com/watch?v=2ZF8fYDa9sY

    Scheda libro:
    http://www.leggereungusto.it/scheda.asp?IDV=1483
    autore: Marco Lombardi
    titolo: Cinegustologia. Ovvero come descrivere i vini e i cibi con le sequenze della settima arte
    anno: 2009
    pp.: 136
    ISBN: 978-88-95177-61-8
    prezzo: euro 10,00

    Il Leone Verde Edizioni
    Via della Consolata, 7 – TORINO
    www.leoneverde.it
    www.leggereungusto.it