Categoria: Gastronomia

  • I prodotti tipici siciliani e il trionfo dei sapori.

    La Sicilia è sicuramente tra i più splendidi paradisi turistici mediterranei.

    Non molti, però, hanno provato le bontà che la tradizione gastronomica isolana propone.

    Per la sua storia e il suo percorso culturale, la Sicilia è stata crocevia di popoli diversi, maturando un patrimonio culinario davvero unico.

    Tra i prodotti tipici siciliani sono in primo luogo i dolci a farla da padrone.

    Il cannolo e la cassata su tutti: entrambi a base di ricotta, sono probabilmente i dolci siciliani per eccellenza, conosciuti al di là dei confini nazionali.

    Anche le paste di mandorla sono una specialità molto apprezzata, disponibile nei vari sapori all’arancia, al pistacchio, alla nocciola, al caffè.

    Molto noti anche i dolci di marzapane, prodotti tipici siciliani a base di pasta di mandorla dura e zucchero e generalmente a forma di frutti.

    Un altro dolce molto apprezzato anche al di fuori della Sicilia sono i torroncini, morbidi rettangoli di torrone ricoperti di cioccolato.

    Per la festa di S. Agata (4-5 febbraio), patrona di Catania, i catanesi sono soliti mangiare le olivette, piccole olive a base di pasta di mandorla pressata.

    E per chi volesse qualcosa di più estivo può rinfrescarsi con la granita.

    Generalmente accompagnata da una brioche appena sfornata, la granita tipica è generalmente disponibile in quattro gusti: mandorla, limone, pistacchio e gelsi.

    Perché il gusto della Sicilia è un evergreen per tutte le stagioni.

    Prodotti tipici siciliani – Caffè Europa

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  • Dolci, storia, zone e stagioni

    Lo zucchero di barbabietola e il cacao, infatti, arrivarono in Europa solo dopo il 1492, con il viaggio verso le “Indie” di Cristoforo Colombo: prima si utilizzava il miele, affiancato dallo zucchero di canna, il quale arrivò dalle zone arabe come spezia attorno al 900. È facile intuire, quindi, che i dolci fossero molto diversi da quelli con cui oggi concludiamo i nostri pasti: non erano soffici e sapori zuccherosi venivano spesso accostati a salato e agre. Era molto comune l’uso della frutta cotta vicino alla carne, cosa che in effetti si usa ancora oggi nella produzione dolci nei Paesi anglosassoni e scandinavi: le salse a base di frutta erano molto apprezzate.

    La scoperta dell’America quindi ebbe una grossa influenza nella produzione dolciaria europea, il che coincide anche all’incirca con l’inizio della redazione di ricettari: nel periodo precedente, fino al 1000-1200, la cucina era nominata più in negativo come peccato di gola che in positivo, e i libri che trattavano argomenti di cucina elencavano per lo più gli ingredienti per condurre una vita sana. Il primo ricettario che risulta essere redatto con indicazioni di ricette vere e proprio, per ironia della sorte, è opera della badessa benedettina Ildegarda di Bingen, e risale al XII secolo.

    Andando avanti nel tempo, i ricettari divennero sempre più diffusi, diffondendosi anche l’alfabetizzazione, che prima era cosa rara; inoltre, anche l’avvento della barbabietola da zucchero influenzò non poco la produzione. Infatti, mentre alcuni dolci hanno origini molto antiche – Cicerone cita un “rotolo di pastella di farina, molto dolce, preparato con latte buono da mangiare” che fa pensare ai cannoli alla siciliana – altri nascono dopo l’arrivo di zucchero e cacao.

    Da sempre, e ancora di più da quando gli ingredienti iniziarono a dare stimoli nuovi alla fantasia dei cuochi e delle cuoche, la cucina aveva caratteristiche proprie di zona in zona: se a Torino ci si è concentrati con il cioccolato, a Catania granite e cannoli fanno da padroni; i dolci napoletani variano tra i soffici babà e le croccanti sfogliatelle, mentre Verona e Milano si sono consacrate al Natale, l’industria dolciaria di Verona con i pandori e quella milanese con i panettoni.

    E quindi vediamo come non solo la zona in sé faccia la differenza, ma questa vada mischiata anche al periodo: mentre capodanno a Napoli è associato agli struffoli e la Pasqua alle pastiere, a Catania le olive di Sant’Agata si trovano solo alla festa della Santa e frappe romane – come i galani veneziani e le chiacchiere napoletane – si trovano solo a carnevale. I dolci tipici pasquali e i dolci natalizi tradizionali sono forse quelli più conosciuti, insieme a quelli di carnevale, a livello nazionale: ma un tour gastronomico è sempre interessante, e bisogna ricordare di farlo in diversi periodi dell’anno per assaggiare tutte le leccornie.

    Insomma, si può dire che i dolci abbiano conquistato i palati più esigenti, tanto da giocare un ruolo importantissimo nella buona riuscita di una cena: dopotutto, quello che rimane in mente – e in bocca – è l’ultimo sapore gustato.

    A cura di Lia Contesso

    Prima Posizione srl – digital marketing

  • Peperoncino calabrese: dal fresco al conservato il passo è davvero breve!!

    Bene, siamo quasi alle porte dell’autunno, ci siamo fatti una buona scorta di peperoncino calabrese fresco, o magari lo stiamo man mano acquistando su qualche portale di prodotti tipici calabresi che ne dispone sulle proprie vetrine virtuali, qualche “furtarello” lo abbiamo pure perpetrato, giusto per gustare della schiettezza e freschezza del prodotto appena raccolto, ed adesso ci si presenta uno dei più “arditi dilemmi” dell’arte culinaria: come poterne conservare per più è più tempo il sapore, almeno fino alla nuova stagione??

    Non guasta, a tal proposito, qualche piccolo e semplice segreto senza per ciò stravolgere la nostra calda ed accogliente cucina, tramutandola in sofisticato laboratorio alimentare!!

    Il metodo più semplice e che sembra essere il più banale, è quello del freezer, provvedendo a creare piccoli sacchettini di prodotto proporzionati alla bisogna media.

    Il metodo dell’essicazione, in Calabria, avviene naturalmente, esponendoli al sole ed avendo cura di metterli all’ombra se il sole è particolarmente caldo (..ed in questi giorni qualche bella giornata ancora ci viene regalata!!). Non essiccare mai i peperoncini nel forno perché una temperatura superiore a 70° C ne altera le qualità: al limite un rapido passaggio in forno può essere consigliata solo a fine essicazione.

    Quello che sembra essere il sistema con i migliori risultati, invece, è il seguente: tagliare i peperoncini a metà per lungo, cercando di lasciare una punta ed un picciolo per ogni metà, e disponetene uno strato su un piatto piano con i semi verso l’alto; cospargeteli con una buona presa di sale fino; disponete un nuovo strato di peperoncini sezionati ad angolo retto rispetto ai precedenti, cospargete anche questi di sale; continuate fino ad esaurimento, quindi coprite con un altro piatto e ponetevi sopra un peso di almeno 3 – 4 kg. Dopo un paio d’ore sgocciolate, capovolgete il tutto, rimettete il peso e lasciate ancora un paio d’ore. Trascorso questo tempo ri-sgocciolate e con uno spazzolino togliete l’eventuale eccesso di sale dai peperoncini, asciugateli il più possibile con un tovagliolo facendo attenzione a non perdere i semi e metteteli sott’olio (a voi la scelta, ma quello consigliato – ovviamente- è quello extra vergine!!!). L’eccezionalità di questo metodo sembra stia nel fatto che il sale priva i peperoncini dell’acqua, non intaccando assolutamente il loro sapore: dopo 15 giorni disporrete di peperoncini che, per gusto e sapore, sembreranno come appena raccolti, oltre all’olio aromatizzato meravigliosamente.

    Un metodo intermedio sembra sia quello di conservare i peperoncini per come sopra descritto, ma un attimo appassiti: è un sistema consigliato quando, a forza di aspettare ad avere una buona scorta di prodotto i peperoncini hanno perso la loro “verve” di freschezza.

    Anche la soluzione “sotto aceto” sembra dia buoni ed apprezzabili risultati. Lavate ed asciugate i peperoncini (freschi!), stipateli in un vaso con tappo ermetico (di quelli usati per conservare frutta, funghi marmellata ecc) colmate con aceto non troppo forte ed una discreta quantita’ di sale, avvitate il tappo, mettete a bagnomaria e fate bollire per 5 – 6 minuti togliendo dall’acqua quando e’ quasi fredda. La sterilizzazione si puo’ evitare ma dopo qualche settimana i peperoncini si ammosciano notevolmente (la cosa avviene anche a quelli sterilizzati una volta aperti, quindi evitate i vasi troppo grandi). E’ un metodo che si consiglia, in particolare, quando c’è da conservare peperoncini ancora verdi o non completamente maturi.

    In ogni caso, e qualunque sia la metodologia di conservazione scelta, si consiglia di tener sempre presente una avvertenza: dopo aver maneggiato il peperoncino conviene lavare le mani più e più volte, evitando di strofinare gli occhi con le dita per più e più tempo, oppure più semplicemente utilizzare dei guanti usa e getta per tutta la durata della preparazione.

  • A Tavola di settembre tra i vigneti bolzanini del Convento di Muri-Gries

    La sapienza millenaria dei monasteri benedettini nell’arte della vinificazione, unita all’uso delle più moderne tecnologie in vigna e in cantina sotto la supervisione dell’enologo Christian Werth, qui in attività dal 1988, ha portato il Convento Muri-Gries ai vertici dell’enologia altoatesina con una produzione importante di bianchi e di rossi. I monaci, ci raccontano il loro vino.

    Questo e molto altro ancora nel numero di Settembre di A Tavola in edicola questo mese.

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  • UN NUOVO CAPO BARMAN A “LA TERRASSE CUISINE & LOUNGE” DEL SOFITEL ROME VILLA BORGHESE

    Roma, 14 settembre 2010 – Sarà Federico Tomasselli, a guidare l’area bar e lounge de La Terrasse Cuisine & Lounge del Sofitel Rome Villa Borghese, la nuova terrazza panoramica nel cuore di Roma.

    Federico Tomasselli, dopo due anni di formazione presso la London Academy Bartender e mesi di esperienza presso il Townhouse Cocktail Bar di Londra, è voluto tornare nella sua città di origine, Roma, per iniziare subito a lavorare presso la Terrasse Cuisine & Lounge del Sofitel Rome Villa Borghese.

  • A Tavola di settembre ti insegna a fare la marmellata

    I pinoli incontrano i fichi, le mandorle la zucca, le pere il tè al gelsomino. Come scegliere la frutta, le pentole, gli strumenti e le regole d’oro per la preparazione, sono raccontate in modo semplice e funzionale da Paola Calciolari e Gianfranco Allari de Le Tamerici. Oltre a sei ricche ricette, anche i consigli per gli abbinamenti.

    Questo e molto altro ancora nel numero di Settembre di A Tavola in edicola questo mese.


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  • Un viaggio tra i sapori dei prodotti tipici siciliani.

    La cucina siciliana è una delle più apprezzate dell’area mediterranea: spesso e volentieri chi la scopre ne rimane entusiasta.

    A partire dai uno dei prodotti tipici siciliani, originario dell’area del catanese, come la pasta alla norma.

    Primo piatto a base di pomodoro, melanzane e ricotta salata, costituisce una pietra miliare tra i sapori tipici etnei.

    Tra i secondi, come per ogni regione marinare che si rispetti, il pesce è il protagonista assoluto: dalla famosa tonnina con la cipuddata (tonno arrostito e accompagnato con un soffritto di cipolla) alle alici marinate; dai calamari ripieni (con pomodoro, formaggio e pangrattato) al pesce spada arrosto.

    Un tripudio di sapore è anche la caponata, a base di peperoni e melanzane fritti, cipolla, olive e pinoli.

    Anche nel settore dolciario, i prodotti tipici siciliani rappresentano il meglio del panorama nazionale: dalla granita (in genere abbinata alla brioche) alle paste di mandorla; dai cannoli alla cassata.

    E per chi va di fretta e preferisce qualcosa di pratico e veloce, la risposta è al reparto tavola calda: arancini, cartocciate, cipolline e pizze ‘alla siciliana’ costituiscono uno spuntino tanto rapido quanto saporito.

    Tutti i più golosi prodotti tipici siciliani possono essere gustati al Caffè Europa di Catania, in Corso Italia 302.

    Tempio dell’aperitivo catanese, il Caffè Europa diventa, soprattutto d’estate, il ritrovo ideale per una pausa all’insegna dei buoni sapori.

    Il tempio giusto per tutti i fedeli all’altare del gusto mediterraneo.

    Prodotti tipici siciliani – Caffè Europa

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  • La gastronomia veneta conquista i turisti

    Quest’estate, oltre ad offrire mare, sole, spiagge e campeggi Caorle punta sulla gastronomia per conquistare i suoi turisti. Viste le condizioni benevole di mare e meteo Caorle, parallelamente ad altre città marine del Veneto ha, infatti, organizzato diverse manifestazioni “mangerecce” con dovizia di prelibatezze tipiche della zona.

    Anzi, per informare i potenziali visitatori sulla situazione meteo ed evitare degustazioni bagnate dalla pioggia e non dal vino, la città ha messo a disposizione degli utenti di Internet il servizio webcam Caorle che permette di controllare le temperature e le condizioni meteorologiche ogni 24 ore. Tra le manifestazioni culinarie più note, le “Griglie Roventi”, ovvero i mondiali del barbecue stanno avendo molto successo, deliziando molti…palati.

    Ma le occasioni sono veramente tante e si parla di un’estate all’insegna dei sapori. Il protagonista assoluto delle diverse serate gastronomiche è il toro veneto, la cui carne allo spiedo, pare, non ha eguali nel paese. Lo conferma la direttrice dell’Unicarve Veneto, Giuliana Marchesin che spiega come il toro verrà cotto alla spiedo per circa 15 ore in occasione della rassegna “Spiaggia dei sapori”. I tori “prescelti”, rigorosamente nati, cresciuti e pasciuti in Veneto, pesano oltre 500 chili e una volta infilzati e cotti, forniscono 30mila porzioni di carne. E chissà che cosa ne pensa il popolo vegetariano di questa nuova strategia accalappiaturisti.

  • Gestire un bar: l’equilibrio tra costi, qualità e servizio

    La produzione moderna di alimenti contenenti vari tipi di farina (di grano duro o tenero, di riso, o anche di frutta come mandorle, castagne e altro) è in grado di soddisfare le richieste dei privati come anche quelle dei bar, che spesso si riforniscono di pane surgelato, pane per tramezzini e tanto altro ancora in modo da avere pane in grossi quantitativi e di diversi tipi, per preparare i vari panini, tramezzini, crostini e altro ancora.

    Anche i dolci prima colazione e la pasticceria surgelata possono essere parte degli acquisti all’ingrosso dei bar: più pratici e meno costosi dei prodotti freschi, i dolci surgelati sono spesso altrettanto buoni e permettono ai bar di sfornare croissant caldi al mattino in completa autonomia, senza dipendere dall’arrivo del produttore.

    I prodotti dolciari da forno, tra torte artigianali, croissant e brioche di vario genere, rimangono comunque una grande attrattiva per tutti: non scegliete forse anche voi il vostro bar preferito per la colazione a seconda delle specialità che offrono? Per questo motivo la scelta dei prodotti da offrire in un bar è fondamentale, e insieme al servizio concorre a creare lo stile che caratterizza l’esercizio.

    La qualità e la freschezza degli ingredienti è fondamentale per la buona riuscita di una ricetta, e questa regola vale per la piccola come per la grande produzione: scegliere ingredienti buoni significa assicurarsi la buona riuscita dei prodotti, e la soddisfazione dei clienti nel caso si gestisca un esercizio.

    Allo stesso modo, gestendo un bar e affidandosi ad un fornitore di prodotti, è importante controllare la qualità non solo dei prodotto finale, ma anche degli ingredienti che lo compongono: se il produttore utilizza prodotti freschi, il risultato sarà senz’altro genuino.

    È sempre più difficile trovare alimenti che non contengano conservanti, coloranti e aggiunte chimiche che ne alterano il sapore e l’aspetto, e per i bar è indispensabile trovare buoni prodotti di base perché il prodotto finale sia di buona qualità. Per esempio, per fare delle buone bruschette non ci vuole solo del buon condimento, ma anche del buon pane: unendo condimento e pane di qualità si otterrà un prodotto in grado di soddisfare i clienti, e la caratteristica principale dei clienti soddisfatti è che, di solito, tornano.

    La gestione di un bar, quindi, unisce un insieme di elementi che vanno alla scelta dei prodotti alla loro presentazione, sia in senso estetico, sia in senso pratico: il servizio fa parte delle presentazione, tanto che prodotti di scarsa qualità serviti bene acquistano punti nella hit parade dei clienti, ma non arrivano comunque a soddisfarli. Allo stesso modo, però, prodotti di alta qualità serviti male fanno perdere attrattiva da parte dei clienti nei confronti di un bar.

    Nei bar si ricerca la giusta alchimia tra qualità e servizio: la mancanza dell’uno o dell’altra allontana i clienti, mentre l’equilibrio tra i due riempie tutti i tavolini!

    A cura di Lia Contesso

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  • A Tavola di settembre introduce la stagione autunnale con golosi pasticci di pasta

    A Tavola, in vista dei primi freddi, questo mese propone in una sezione speciale, caldi e invitanti ricette, piatti da preparare al forno, pronti e ottimi anche il giorno dopo. Qualche esempio: Sformatini di tagliatelle alle zucchine con crema di acciughe, Mini cannelloni d crespelle al cacao con funghi e pancetta, Cannelloni alle noci e vitello, Lasagne all’indivia, burrata e fiore romano al peperoncino. Senza tralasciare la tradizione con gli Sformati di Ziti, una pasta di grano duro simile ai maccheroni, che in Puglia si consumava durante i matrimoni.

    Questo e molto altro ancora nel numero di Settembre di A Tavola in edicola questo mese.

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