Categoria: Gastronomia

  • Il rinomato ristorante italiano Don Alfonso 1890 chiude i fine settimana dedicati agli chef del Brunello Restaurant del Baglioni Hotel Di Londra

    Dicono che le cose migliori debbano finire e con questo in mente il Brunello al Baglioni Hotel di Londra è pronto ad accogliere l’ultimo chef del 2010. Da giovedì 4 a sabato 6 Novembre, il celebre ristorante italiano Don Alfonso 1890, con le sue 3 stelle Michelin, stupirà gli ospiti con i suoi menu, perfetto finale di questa kermesse dedicata agli chef italiani.

    Don Alfonso 1890

    Sant’Agata sui Due Golfi, tra Sorrento e Positano è la piccola capitale della penisola sorrentina, che fa da spartiacque tra il Golfo di Napoli e il Golfo di Salerno. E’ in questa città che i proprietari del Don Alfonso, Livia e Alfonso Iaccarino accolgono i viaggiatori e i gourmet nel loro albergo e ristorante, per condividere con loro l’alta cucina, la cultura la terra il mare e i deliziosi prodotti di uno dei più bei posti in Italia. Il Don Alfonso 1890 è una gestione familiare; dal 1973 Livia, Alfonso e i loro due figli, sono fieri di servire piatti semplici che traggono spunto dalla terra e dal mare dei Due Golfi, con una passione che solo le persone che amano la propria terra possono infondere nel loro cibo.

    Il menu delle tre serate, al prezzo di 85£ a persona, propone dalle zeppole di astice in agrodolce ed acidula agli agrumi agli gnocchetti di patate con scamorza affumicata, basilico e pomodorini; per gli amanti del pesce, il rombo avvolto nel lardo e foglia di alloro con crocchette al profumo di limone e coulis di lamponi; per gli estimatori della carne, la braciola di manzo con uvetta e pinoli su ristretto di pomodorini e per chiudere un impressionismo di crema e zabaione al caffè.

    Ambienti di design, atmosfere glamour e un’estrema attenzione nei confronti dei propri ospiti, fanno del Baglioni Hotel London un indirizzo di tendenza nel centralissimo quartiere di Kensington, proprio di fronte ad Hyde Park. Il Brunello Lounge & Restaurant, cuore dell’hotel aperto anche alla clientela esterna, è particolarmente apprezzato per la sua cucina dai sapori mediterranei e per i cocktail innovativi proposti fino a tarda sera. L’hotel dispone inoltre di una Spa Ayurvedica e di ambienti dotati delle più moderne tecnologie, ideali per meeting e ricevimenti.

    Il Baglioni Hotel London appartiene al Gruppo Baglioni Hotels nato nel 1973 che conta ad oggi 12 strutture in Italia (Firenze, Milano, Roma, Venezia e Punta Ala), Francia (Aix-en-Provence, Champillon-Epernay, Saint Paul de Vence, Mirambeau-Borbeaux, Bort L’Etang Auvergne) e UK (Londra).

    Per prenotare una di queste raffinate cene, potete contattare il Brunello Restaurant allo 0044 207 368 5900. I tavoli sono limitati.

    Per ulteriori informazioni:

    Kitchen Communications
    Henry Taylor
    Tel: 0044 020 7636 9709
    email: [email protected]

    IMAGINE Communication
    Via G. Barzellotti, 9 – 00136 Roma – Italia – Tel. +39.06.39750290
    [email protected] | www.imaginecommunication.eu | italianconnections.net

  • Ricette per l’ambiente

    Quando si parla di ricette pesce e verdure sono i primi alimenti consigliati per far star meglio il nostro organismo. Ma se invece volessimo far star bene l’ambiente? I consigli per ridurre l’impatto ambientale in cucina sono numerosi e neanche troppo difficili da seguire. In primo luogo utilizzare coperchi, bere (preferibilmente) acqua del rubinetto ed evitare gli sprechi: gli avanzi della preparazione possono essere la base di un nuovo piatto o comunque, se congelati, possono essere riutilizzati per altre ricette, limitando anche la produzione di rifiuti.

    Con le eco-ricette cucina e fornelli possono contribuire al rispetto dell’ambiente. In primo luogo queste consigliano di ridurre o eliminare il consumo di carne, magari sostituendola con riso, legumi o pasta integrale. Inoltre, sarebbe preferibile consumare i prodotti crudi: in primo luogo per mantenere il loro apporto nutritivo e poi per risparmiare in bolletta e sul consumo di energia. Anche la sostituzione di alimenti raffinati con quelli grezzi, come ad esempio si può fare con lo zucchero o i cereali, sarebbe un’ottima mossa a favore dell’ambiente.

    In ogni caso, qualunque cosa si intenda cucinare, sarebbe buona norma prediligere ricette la cui preparazione sia semplice e richieda pochi e brevi passaggi. Se poi si ha in mente di affrontare una ricetta elaborata, allora sarebbe il caso di prepararne una razione doppia, in modo da risparmiare energia (evitando di cuocere il pasto due volte) e fatica, congelando tutto quello che avanza dal pranzo per un altro giorno.

  • A cena con Hitchcock Hotel La Favorita – Mantova – 14 ottobre ore 20.00

    L’hotel La Favorita di Mantova ospiterà giovedì 14 ottobre 2010 una cena ispirata ai sapori e ai temi hitchcockiani, sarà presente lo scrittore Salvatore Gelsi che parlerà del suo romanzo “A tavola con Hitchcock”.

    Il maestro del brivido amava stupire” scrive Gelsi nel suo libro “ e confondere i suoi interlocutori con una fitta aneddotica e con atteggiamenti spesso stravaganti e intimidenti, atti a creare in loro imbarazzo, specie durante i ricevimenti e sopratturto se erano seduti a tavola. Davanti a una tavola apparecchiata Hitchcock si trovava davvero come su un set: dominava la scena, la imponeva soggiogandola alla sua volontà e ai sui capricci. Di una cosa però tutti sono certi, del suo essere gourmet raffinato, tanto che a Hollywood era ritenuto un evento eccezionale essere invitati a una cena data dalla famiglia Hitchcock “

    Il menù, preceduto da un aperitivo, si articolerà nelle diverse pietanze preferite dal grande regista, piatti misteriosi come l’unico uovo possibile al profumo di tartufo, il risotto giallo e noir, la sogliola Guinness con contorno di “Potage antidoto veleno” e per finire con “Torta di mele alla Truffaut”.

    Queste pietanze hitchcockiane, tutte da scoprire, saranno disponibili su prenotazione, per trenta giorni nel menù del ristorante all’interno dell’Hotel la Favorita.

    Per info:

    Hotel La Favorita

    Via S. Cognetti del Martis, 1

    (zona Boma) – Mantova

    Tel. 0376 254711

    [email protected]

    www.hotellafavorita.it

  • A Tavola di ottobre a Quarto scopre il menú del ristorante Sud

    All’interno del Tour di Acqua Panna San Pellegrino Sognatori del Gusto il ristorante Sud propone un gustoso menú facile da realizzare partendo da una fresella a strati, passando per gli spaghetti con quinto quarto di calamaretti per arrivare ad un tradizionale agnello cacio e uova.

    Questo e molto altro ancora nel numero di Ottobre di A Tavola in edicola questo mese.

    Contatti Ufficio Stampa

    045 584525

    [email protected]

  • Ricette veneziane: “sardee in saor”

    Le sardee in saor (sardine in sapore) sono un piatto antico e gustoso, che pur nella sua semplicità possiede alcune delle caratteristiche principali della cucina veneziana e che potrete gustare durante il vostro soggiorno in un albergo venezia. Innanzitutto, si tratta di un piatto salato e molto gustoso: anche se la cucina veneziana annovera anche dolci famosissimi, come le “fritoe”, solo per citare l’esempio più celebre, possiamo senza dubbio dire che i piatti più conosciuti della tradizione veneziana sono salati e dal gusto forte e deciso. Il nome stesso delle sardee in saor ci suggerisce che si tratta di una pietanza molto saporita (“saor” è il termine veneziano per “sapore”, e parafrasando il nome del piatto potremmo dunque parlare di “sardine immerse nel sapore”), e infatti l’ingrediente base di questo piatto, oltre al pesce, è la cipolla, usata per preparare il condimento (ossia il “saor”) delle sardine. Come vi accorgerete conoscendo la gastronomia della città grazie alle offerte venezia, proprio per l’uso di questo ingrediente le sardee in saor rappresentano bene la cucina veneziana, che usa grandi quantità di cipolla in molti suoi piatti tipici, come il “figà alla venessiana” (fegato alla veneziana) e i “bigoli in salsa” (spaghetti grossi con salsa di sardine e cipolla). Il motivo del largo uso di cipolla nella cucina veneziana è facilmente spiegabile: la cipolla ha la capacità di neutralizzare i batteri che causano il deterioramento del cibo, e per questo motivo ha sempre svolto un’importante funzione di conservazione. A Venezia, città di mare e di marinai, che potevano rimanere in mare per lunghi periodi, e avevano dunque bisogno di conservare il cibo, la cipolla era particolarmente utile. Ultimo, ma non meno importante, le sardee in saor sono un piatto di pesce, e per questo ben rappresentano la cultura marinara e la tradizione peschereccia della città lagunare che potrete conoscere con delle prenotazioni hotel venezia.

    Essendo un piatto tipico, le sardee in saor si possono facilmente trovare in tutti i ristoranti della città, ma essendo anche un piatto semplice, che non necessita di molti ingredienti, lo si può preparare anche a casa propria. Prima di tutto, sappiate che la preparazione del piatto è abbastanza veloce, ma non pensiate che, una volta preparato il piatto, lo si possa mangiare subito: bisogna infatti aspettare qualche giorno, quindi se volete preparare le sardee in saor per qualche occasione particolare organizzatevi per tempo e calcolate bene i tempi. Ecco gli ingredienti che servono per preparare le sardee in saor: 500 g di sarde fresche (non troppo grandi), 500 g di cipolle bianche, 1 bicchiere di aceto bianco, 1 cucchiaio di zucchero, farina bianca 00, sale, olio di oliva. Partite dalla pulizia delle sarde: togliete la testa e le interiora, lasciando però la lisca, lavatele e squamatele, poi infarinatele e friggetele nell’olio, stando attenti che si cuociano da entrambi i lati. Toglietele dall’olio e fatele asciugare su della carta assorbente. Aggiungete un po’ di sale. Tagliate le cipolle a fette e fatele appassire in una pentola con dell’olio, aggiungendo un po’ alla volta l’aceto e un po’ d’acqua. Verso fine cottura potete aggiungere un cucchiaino di zucchero per dare un sapore agrodolce. A piacere potete aggiungere anche dell’uvetta e dei pinoli, che contrastano il sapore forte della cipolla (in passato tali ingredienti si aggiungevano solo in inverno per aumentare l’apporto calorico del piatto). A questo punto prendete una teglia di ceramica o in vetro, stendete uno strato di sarde, poi uno di saor e così via fino a che non avete terminato gli ingredienti (l’ultimo strato deve essere di cipolle). Ed ecco che il piatto è pronto, ma per gustarlo al meglio dovete lasciarlo riposare in frigorifero per almeno 24 ore, anche se l’ideale sarebbe aspettare 5 giorni. Ma vedrete che ne varrà la pena!

    A cura di Francesca Tessarollo

    Prima Posizione srl – iscrizione nei motori di ricerca

  • Mare, cultura e tanto gusto: i prodotti tipici siciliani.

    La Sicilia è un’isola che offre molto a chi la visita: paesaggi unici, monumenti antichi, tradizioni da conoscere.

    Ma anche un patrimonio tutto particolare: quello gastronomico.

    I prodotti tipici siciliani in grado di dare un sapore speciale alla vacanza di turisti e visitatori.

    A partire da due primi piatti molto conosciuti e apprezzati, come la pasta con le sarde e quella alla norma.

    La pasta con le sarde, di origini palermitane, è un primo a base di sarde fresche e pangrattato; quella alla norma, invece, tipica del catanese, è una ricetta che prevede pomodoro, melanzane fritte e ricotta salata.

    Anche tra i secondi piatti troviamo diversi prodotti tipici siciliani dal gusto particolarmente ricco.

    Pesce spada alla griglia, caponata, parmigiana di melanzane, cotolette alla palermitana, tonno con la cipolla, calamari ripieni.

    Probabilmente, però, tra i prodotti tipici siciliani sono i dolci a meritare le luci della ribalta.

    Chiunque abbia assaggiato la granita o i cannoli, i torroncini o la cassata, le paste di mandorla o il marzapane, ha ben presente tutta la dolcezza dei sapori siciliani.

    Non a caso l’isola è considerata un vero e proprio paradiso del sapore.

    La meta ideale per tutti gli amanti della buona tavola.

    Prodotti tipici siciliani – Caffè Europa

    CDB//Agencyiotiposiziono.it

  • Pepe rosso macinato: in Calabria, solo come tradizione impone!!

    Avete presente un tipico balcone estivo dei centri rurali calabresi, con tante piantine di fiori in bella mostra, ed in evidenza i “filari” di pepe rosso appesi ad essiccare naturalmente al caldo sole del nostro meridione?? Ecco, è proprio da li che proviene il pepe rosso macinato che si può acquistare su siti di prodotti tipici calabresi presenti sulla rete, e che lo propongono in quantità ottimali per le necessità familiari.

    Vediamo un po’ di conoscere l’intera filiera attraverso la quale si ottiene questo eccezionale ed indispensabile insaporitore di cucina, tassativamente secondo tradizione e metodologia esclusivamente artigianale.

    Il pepe rosso viene messo a coltura in orto già con il primo timido sole della stagione primaverile, viene curato con amore e passione proprio come natura vuole, senza cioè l’ausilio di concimi e forzature varie, irrigato alla bisogna tenendo particolarmente conto della più o meno accentuata calura estiva.

    Una volta giunto a giusta maturazione, quando il suo bel faccione racconta di tutto il sapore in esso racchiuso (in genere in piena estate), viene raccolto ed i singoli pezzi sono pazientemente “cuciti” (‘mpilati) dalla parte del gambo con spago o filo ben resistente, avendo cura di avvicinarli quanto più e possibile l’uno all’altro.

    Ecco, i filari son belli e pronti: sembra finita?? Mica vero!! Adesso inizia un lavoro di guardiania non indifferente, perché se il sole deve fare il suo lavoro di naturale essicazione, almeno fino a settembre, i filari vanno gelosamente preservati da qualsiasi forma di umidità che su di essi, casualmente, possa abbattersi: quindi, con gli occhi sempre rivolti ai mutamenti meteorologici, evitare che prendano una qualunque “burrasca estiva”, un po’ di foschia…..insomma qualunque minaccia risulti pregiudizievole per la qualità del prodotto finale. Un infinito e maniacale tragitto “dentro/fuori” che solo la passione per le cose buone riuscirà poi a compensare.

    Sono rituali che ormai difficilmente si ritrovano nelle produzioni industriali moderne: di “pepe rosso macinato” sì che se ne trova, in commercio, ma tutta l’elaborata procedura sopra raccontata si salta, o meglio, si riduce a pochi minuti, provvedendo più facilmente ad infornare i peperoni rossi maturi.

    La modalità “tradizionale”, invece, non prevede l’infornatura (una temperatura superiore a 70° può alterare la qualità del prodotto) se non un attimino,sempre e comunque dopo l’essiccatura naturale al sole per come descritto, per levare definitivamente ogni traccia di eventuale umidità residua.

    Per ridurre il pepe in polvere anticamente si utilizzavano i tradizionali “sazieri” (mortai, in pietra o in legno): ed è ancora vivo il ricordo di massaie calabresi che, legata la capigliatura in comodi “frazzulittuni” (le bandane, dei tempi moderni) provvedevano a questo lungo e laborioso lavoro. Ai giorni nostri anche in Calabria il procedimento è decisamente facilitato (fortunatamente!!) da “polverizzatori” e mixer di fattura meccanica, avendo naturalmente cura di levare preventivamente il gambo da ogni singolo frutto.

    Ed eccolo qua, il pepe rosso macinato è bello e pronto, gelosamente custodito in contenitori da cucina che ne preservino la fragranza ed il gusto fino alla nuova produzione, pronto da essere utilizzato per ogni leccornia della gastronomia regionale (…e non solo!!), in primis per dare quel bel tono accattivante ai tipici salumi calabresi, la cui rinomanza è ben nota in ogniddove. O per regalare un po’ di saporito colore alle gustose patate della Sila, nell’ uso “umido” in particolare; oppure sul baccalà;……

    A voi la scelta dell’utilizzo più opportuno che ne farete!!

  • Risparmiare in cucina

    Capitano giorni in cui si è a corto di creatività, soprattutto per quanto riguarda la tavola. Internet in questo caso è una vera ancora di salvezza, dato che navigando nel web si può trovare una quantità praticamente infinita e assolutamente variegata di ricette dolci o salate, semplici o complicatissime, di nouvelle cuisine o di cucina casareccia, con ingredienti locali o basati su gusti esotici. Gli esempi sono innumerevoli e, in alcuni casi, davvero sorprendenti. A parte i piatti che nascono in laboratorio sotto forma di esperimenti scientifici, molto interessanti, anche perché riproducibili nella propria cucina senza alcuna difficoltà, sono i suggerimenti per risparmiare cucinando.

    Basta scegliersi una propria lista di ricette veloci, frugali nel costo e nella preparazione, ma ricche e gustose nel risultato. Ad esempio, si potrebbero scegliere le ricette di tre ingredienti, che si basano su un semplice trucco: utilizzare alimenti di qualità e potenziarne al massimo i sapori. Degli esempi sono insalata di carciofi, fagiolini e pistacchi; bruschetta di brie e pomodorini; bruschette di carpaccio e parmigiano; pomodori ripieni alle fragole. O aggiungendo un altro ingrediente, si potrebbe preparare, ad esempio, un’ottima pasta vegetariana con pesto, pomodori e una spruzzata di parmigiano. Addirittura si possono trovare le ricette ereditate dai tempi della Grande Depressione americana, come frittelle di patate o la cosiddetta Washington Cake, fatta di farina, uovo, zucchero, latte e una spolverata finale di zucchero a velo. Anche in tempi di crisi, insomma, la voglia di mangiare e di creare non è mancata.

  • A Tavola di ottobre tra i vigneti della Valtellina con la famiglia Marsetti

    dove l’uva matura quasi come esistesse un tacito patto tra uomo e natura. La passione e la fatica di intere generazioni hanno permesso la coltivazione su queste pendici scoscese di un vitigno nobile come il Nebbiolo. La famiglia Marsetti custodisce con grande cura la tradizione della vinificazione, la sua cantina è uno scrigno nel quale si cela un inestimabile tesoro.

    Questo e molto altro ancora nel numero di Ottobre di A Tavola in edicola questo mese.

    Contatti Ufficio Stampa

    045 584525

    [email protected]

  • Il Comune di Castagnole delle Lanze lancia l’originale iniziativa “Adotta un Filare”

    adotta_un_filare7 ottobre 2010 – “Un’azione concreta per reagire alla crisi del vino e alla difficile situazione in cui si trovano i viticoltori, schiacciati da prezzi di mercato insostenibili – spiega l’Assessore all’Industria, URP, Rapporti con la Comunità Collinare e le Istituzioni Marco Cortese – e per salvaguardare un paesaggio vitivinicolo unico, candidato all’UNESCO, come quello delle colline delle Lanze”.

    L’iniziativa si chiama “Adotta un filare” e prevede la possibilità di scegliere una porzione di filare di Barbera visualizzandola direttamente nell’apposita sezione “La mappa dei filari” del sito www.lanze.it e nella sezione dedicata alla photogallery; si parte da una spesa di 100 euro per adottare un minimo di 20 metri di filare e ricevere, alla fine della vinificazione, il vino prodotto dalla propria porzione di vigneto, quantificato in 12 – 15 bottiglie.

    “Le bottiglie – continua l’Assessore Cortese – saranno consegnate all’”adottante” con un’etichetta personalizzata recante il suo nome e cognome o il logo del proprio esercizio (come nel caso di alcuni ristoranti che hanno preso parte all’iniziativa), il numero del filare adottato e il nome della vigna.
    Il Comune ha selezionato i vigneti sulla base di standard qualitativi, ha comprato tutte le uve garantendo ai viticoltori il giusto corrispettivo economico, ed è lo stesso Comune che produce il vino secondo un rigido disciplinare che garantisce un prodotto di altissima qualità, un Barbera che rispecchi la tradizione e cultura del territorio”.

    Inoltre, ogni “adottante” può recarsi a visitare il proprio filare per tutto il periodo dell’adozione. A questo scopo gli verrà consegnata una “Fidelity Card” grazie alla quale potrà usufruire di sconti in molti agriturismi, bed and breakfast, ristoranti e altre attività commerciali disseminate in tutto il territorio collinare di Langhe e Monferrato. Per visualizzare l’intera lista, in costante aggiornamento, basta cliccare qui.

    ” E’ un’idea che mira anche a far conoscere gli splendidi paesaggi del nostro territorio – conclude l’Assessore – i luoghi resi celebri da Pavese e Fenoglio, il cui fascino colpisce subito chi si trova a visitarli”.

    Per partecipare all’iniziativa e adottare uno o più filari, basta scaricare il modulo disponibile nell’apposita pagina del sito, compilarne le parti evidenziate in giallo e rispedirlo via email all’indirizzo [email protected].