Categoria: Economia e Finanza

  • Milano: la qualità del corso Paghe e Contributi

    Il corso paghe e contributi ha come obiettivo quello di formare coloro che intendono inserirsi in questo ambito lavorativo con una solida e competente preparazione o che vogliono sviluppare ulteriormente le loro competenze professionali.

    Ad oggi i normali corsi di studio superiori non forniscono un’adeguata ed efficiente preparazione per affrontare il mondo dell’amministrazione del personale, poiché il più delle volte si prefigurano come puramente teorici. E allora come si “costruisce” una busta paga? Oppure come si calcolano malattie e permessi?

    La frequenza ad un corso paghe e contributi sarà così utile per affrontare preparati il mondo del lavoro nell’ambito dell’amministrazione del personale attraverso una solida preparazione pratica.

    Infatti il corso paghe e contributi coniuga in maniera ottimale la teoria alla pratica, mettendo ciascun partecipante nella condizione di far fronte, con concretezza e competenza, la realtà lavorativa, permettendo quindi di proporsi sul mercato con un’adeguata preparazione.

    Il corso paghe e contributi può quindi formare figure professionali in grado di gestire efficacemente gli aspetti fiscali, legali e contributivi inerenti alla retribuzione del personale.

    GForm, con il suo corso paghe e contributi, vuole così colmare il divario esistente tra “il sapere” e “il saper fare” attraverso una formazione specifica e professionale. Ciascun discente sarà impegnato in diverse esercitazioni, e l’interazione con il docente è finalizzata alla vera e reale comprensione di ogni genere di situazione.

    Nel corso paghe e contributi ciascun partecipante può richiedere un intervento personalizzato di uno o più docenti, tutti affermati professionisti del settore, i quali mettono la loro pluriennale esperienza professionale al servizio di una didattica davvero efficace ed esaustiva.

    Tra gli argomento toccati dal corso paghe e contributi ci saranno ad esempio l’analisi degli elementi della retribuzione e la loro collocazione nella busta paga, la gestione degli eventi INPS e del loro impatto sulla retribuzione, la compilazione delle denunce annuali moltissimi altri temi curriculari.

    Per maggiori informazioni e per visualizzare la brochure dettagliata del corso paghe e contributi, scrivete a [email protected].

  • Case di lusso in vendita: caratteristiche

    Non tutto il mercato immobiliare risente della crisi economica: per quanto riguarda le abitazioni tradizionali il calo delle compravendite è lento e costante; costituiscono, invece, un’eccezione le case di lusso. In particolare quelle in vendita in zone di pregio, come per esempio centri storici oppure in località turistiche rinomate. Ma quali sono le caratteristiche di questo tipo di immobili? Cosa li distingue? Quali sono i criteri necessari per comprendere il valore dell’investimento?

    Sono definite case di lusso, secondo il Decreto Ministeriale del 2 agosto del 1969, le abitazioni che possiedono una di queste caratteristiche: ville con parchi privati definite in questo modo dalla registrazione urbanistica; case unifamiliari con lotti non inferiori a 3000 mq; abitazioni unifamiliari con piscina privata o campo da tennis; gli alloggi padronali; le unità immobiliari con una superficie superiore a 240 metri quadri.

    L’investitore nello scegliere tra le case di lusso in vendita deve valutare alcuni elementi che costituiscono fattori di pregio. Gli immobiliaristi del settore utilizzano il criterio delle tre L: location, location, location. Nella scelta, infatti, la collocazione in una particolare area, la vista e le rifiniture sono le caratteristiche che fanno la differenza sostanziale, e che permettono un investimento che offre rendite altissime e una rivalutazione considerevole nel tempo.

    Considerando che la valutazione delle case di lusso in vendita segue le regole di un mercato autonomo, nel caso in cui si desideri fare questo tipo di investimento, è meglio rivolgersi ad agenzie specializzate che possano offrire garanzie di affidabilità e di esperienza.

  • Premi benzina: i vantaggi

    Con i premi benzina è possibile fare un pieno di vantaggi, così il rifornimento non è solo una spesa, ma un modo per scegliere in maniera oculata la compagnia che offre i benefit più adatti alle nostre esigenze. In questo modo, il rincaro del prezzo del carburante è compensato dal risparmio per l’acquisto di oggetti o servizi .

    I cataloghi dei premi benzina, infatti si aggiornano periodicamente, e contengono soluzioni che sempre più soddisfano l’esigenza dei clienti: cellulari di ultima generazione, telefoni portatili, decoder digitale o lettori dvd, per chi è appassionato di tecnologia.

    Per gli amanti della moda e dello stile sono disponibili orologi e cronografi, ma anche borse eleganti, borsoni da viaggio e trolley, è possibile scegliere tra le migliori marche, per avere un accessorio raffinato e insieme resistente. Per chi vuole prendersi cura del proprio corpo e del benessere, sono disponibili pacchetti benessere, phon e kit per l’igiene orale. Per completare l’arredamento della casa, invece, la scelte è tra set di bicchieri, oppure accessori per la cucina oppure per il bagno.

    Se l’obiettivo è il risparmio, una buona opportunità è quella di scegliere, tra i premi benzina, gli sconti sui carburanti stessi, un modo di sfruttare concretamente il vantaggio di essere cliente di una stessa compagnia.

  • Flavio Cattaneo, Terna sui massimi a Piazza Affari. Nuovo record storico a 3,544 euro/azione

    Nuovo record storico per Terna a Piazza Affari. La società, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, ha chiuso la seduta a 3,544€/azione (+2,13%), aggiornando così per la seconda volta nelle ultime tre sedute il massimo storico.

    Terna, Flavio Cattaneo.

    L’azionista che avesse investito in Terna dalla quotazione (effettuata ad un prezzo di 1,70€/azione) ad oggi non solo avrebbe visto più che raddoppiare il valore del suo titolo, ma avrebbe ricevuto oltre 1,37 €/azione di dividendi cumulati, ottenendo così un rendimento complessivo in termini di TSR (Total Shareholder Return) del 252%, nettamente superiore rispetto al 70% dell’indice europeo di riferimento (DJ Utilities) e in netta controtendenza rispetto ad un TSR del mercato Italiano negativo di quindici punti percentuali (-15%).

    FONTE: Terna

  • L’Assemblea dei Soci di Banca IFIS approva il bilancio 2012

    L’Assemblea degli Azionisti di Banca IFIS S.p.A., riunitasi oggi in seduta ordinaria sotto la presidenza di Sebastien Egon Furstenberg:

    • ha approvato il Bilancio relativo all’esercizio 2012 – i cui risultati sono stati comunicati il 6 marzo 2013 – e la destinazione dell’utile netto di esercizio, pari ad euro 76.772.795 Euro, così suddiviso:
      a) agli azionisti un dividendo in contanti pari a 0,37 euro, al lordo delle eventuali ritenute di legge, per ciascuna delle azioni ordinarie in circolazione alla data stacco. Tale dividendo è comprensivo della quota parte attribuibile alle azioni proprie detenute dalla società alla medesima data;
      b) ad altre riserve per il residuo.
      Il dividendo sarà messo in pagamento dal 9 maggio 2013, previo stacco della cedola n. 16, in data 6 maggio 2013. Il pagamento sarà effettuato per il tramite degli intermediari autorizzati presso i quali sono registrate le azioni nel Sistema Monte Titoli;
    • ha rinnovato l’autorizzazione – previa revoca della precedente – all’acquisto e disposizione di azioni proprie ordinarie per un periodo massimo di 18 mesi a partire dalla data della delibera assembleare negli acquisti e le cessioni, effettuate esclusivamente mediante negoziazioni al Mercato di quotazione dell’azione Banca IFIS ordinaria secondo modalità che consentano il rispetto della parità di trattamento degli azionisti. Le operazioni potranno essere effettuate per favorire il regolare andamento delle negoziazioni, evitare movimenti dei prezzi non in linea con l’andamento del mercato, garantire adeguato sostegno della liquidità del mercato nonché per dotare la Banca di uno strumento di flessibilità strategica e operativa che permetta di poter disporre di azioni proprie come corrispettivo in eventuali operazioni straordinarie. Gli acquisti potranno essere effettuati anche in più riprese, per un numero massimo non superiore alla quinta parte del capitale sociale a un prezzo compreso tra un minimo di Euro 2 e un massimo di Euro 20 per azione. La “Riserva per acquisto azioni proprie”, indisponibile e di cui all’art. 2357-ter del codice civile, verrà costituita successivamente e in relazione agli importi degli acquisti effettuati, utilizzando la “Riserva per futuro acquisto azioni proprie”.
      La vendita di tutte o parte delle azioni proprie detenute dalla Banca potrà avvenire, anche in più riprese, a un prezzo non inferiore all’80% del prezzo di riferimento registrato nella seduta del Mercato di quotazione precedente alla data in cui si effettua la vendita;
    • ha nominato, previa determinazione del numero dei suoi componenti in nove, i membri del Consiglio di Amministrazione in carica per il triennio 2013-2015, nelle persone di Sebastien Egon Furstenberg, Alessandro Csillaghy, Giovanni Bossi, Andrea Martin, Francesca Maderna, Marina Salamon, Riccardo Preve, Giuseppe Benini e Daniele Santosuosso, determinando inoltre il compenso spettante a ciascuno di essi per la carica, nonché i membri del Collegio Sindacale nelle persone di Giacomo Bugna (Presidente), Mauro Rovida (sindaco effettivo), Giovanna Ciriotto (sindaco effettivo), Luca Giacometti (sindaco supplente) e Sonia Ferrero (sindaco supplente), determinando il compenso spettante per la carica;
    • ha preso atto della relazione sull’attuazione delle politiche di remunerazione nel corso dell’esercizio 2012 e approvato i contenuti della Sezione I del documento “Relazione sulla remunerazione” redatto ai sensi dell’art 123 ter del TUF, anche ai fini dell’adeguamento delle politiche di remunerazione del Gruppo bancario Banca IFIS per il 2013;
    • ha autorizzato il rinnovo della copertura assicurativa a fronte della responsabilità civile degli esponenti degli organi sociali (D&O);
    • ha approvato la proposta di modifica del Regolamento assembleare redatta alla luce del D.Lgs. 27 gennaio 2010 n. 27 che ha recepito in Italia la Direttiva 2007/36/CE relativa all’esercizio dei diritti degli azionisti di società quotate e del successivo “decreto correttivo” (D.Lgs. 18 giugno 2012 n. 91).

    Anticipazioni sui primi mesi dell’anno 2013

    Nel corso dell’Assemblea annuale sono state rese note alcune anticipazioni sui risultati del primo trimestre dell’anno in corso, che saranno approvati dal Consiglio di Amministrazione il 9 maggio 2013.
    “Le dinamiche registrate nel corso dei primi tre mesi sono molto simili a quelle già illustrate nel corso dell’ultimo trimestre del 2012 – commenta l’amministratore delegato Giovanni Bossi, -con una ulteriore positività sul rapporto sofferenze/impieghi nel settore del credito commerciale che finalmente comincia a mostrare segni di miglioramento”.

    In particolare, nel settore del finanziamento commerciale alle imprese, continua a crescere il numero d’ imprese finanziate dalla Banca:

    • l’aumento dei clienti operativi a fine trimestre è del 19%;
    • gli impieghi del settore crescono di circa il 5%;
    • il turnover sale di circa l’8%.

    Nel settore dei crediti di difficile esigibilità – Non Performing Loans o NPL – continua nel trimestre l’acquisto di portafogli focalizzati nel settore del credito al consumo e aumenta il focus sia sulla gestione sia sugli incassi.
    In particolare, nei primi tre mesi dell’anno sono stati acquisiti tre nuovi portafogli del valore nominale di circa 130 milioni di euro per un controvalore pari a 3,3 milioni di euro, con un numero di relative pratiche nel solo trimestre che supera le 20mila posizioni. Positivo il trend degli incassi per contanti e la raccolta dei piani cambiari,che hanno notevolmente migliorato la performance dell’area di business.
    A livello consolidato, il margine di intermediazione ammonta a circa 67 milioni di euro con una crescita di oltre il 27% e un risultato netto della gestione finanziaria che, al netto delle rettifiche di valore in crescita, continua a crescere a doppia cifra.
    Il portafoglio titoli governativi italiani, a fine trimestre, ammonta a 7,5 miliardi, mentre la raccolta retail supera i 3,5 miliardi di euro.

  • Assoelettrica: “Non possiamo pagare da soli il conto della crisi”

    Tra crisi del settore elettrico, overcapacity e le recenti polemiche sul fotovoltaico, Assoelettrica chiede “equità” verso gli impianti termoelettrici. L’intervista di Chicco Testa alla Staffetta Quotidiana

    Chicco Testa La polemica tra fotovoltaici ed elettrici “tradizionali” si è già surriscaldata, ma ancora non è del tutto chiaro di cosa si parli, quali siano le opzioni in campo. Opzioni che riguardano un problema comune: come gestire questa situazione di overcapacity. Cosa chiede Assoelettrica?

    Intanto vorrei chiarire una questione personale. Oltre alla presidenza di Telit (una società che produce tecnologie per le telecomunicazioni, ndr) ho un’azienda che si chiama Eva. Sette-otto anni fa ho investito insieme a Franco Bernabè in una società di giovani ingegneri bresciani il cui obiettivo era la realizzazione di piccoli impianti idroelettrici. Sviluppare un impianto idro comporta una fatica considerevole perché ogni impianto ha una sua caratteristica, localizzazione, territorio, portata, geologia, idrogeologia ecc. Abbiamo fatto 4-5 impianti e poi ci siamo accorti degli incentivi al fotovoltaico e abbiamo investito. È una cosa molto più semplice, gli impianti sono tutti uguali. Il primo lo abbiamo fatto con l’aiuto di un Epc, poi ci siamo resi conto che l’ingegneria è semplicissima e ce li siamo fatti in casa.

    I pannelli li avete comprati in Cina?

    Ovviamente. E abbiamo realizzato 13 MW. Quando guardo i conti… facciamo 7 milioni di fatturato di cui 5 di Ebitda.

    Tornando al punto: cosa chiedete per uscire da questa situazione?

    Quando sono arrivato in Assoelettrica mi sono reso conto dello sconquasso che il sistema aveva subito. Una buona parte della situazione è compromessa. Il danno più grosso, ancor prima della questione dei costi, è quello prodotto sul sistema elettrico nazionale. La riforma Bersani era ottima (la liberalizzazione del mercato elettrico con il dlgs 79/99, ndr), ha spinto le aziende a fare investimenti importantissimi che hanno rinnovato completamente il parco termoelettrico italiano. Quando eravamo pronti a fare la nostra parte – tra l’altro con il prezzo del gas che scendeva – è arrivata questa botta che ha cambiato le carte in tavola e ha fatto sì che il mercato libero praticamente non esista più. Il 50% circa dei volumi e il 60% del fatturato del settore deriva da vari regimi amministrati. Insomma, il mercato contendibile si è ridotto a un 50% circa in termini di volumi e in termini di fatturato al 40% circa. Da questa situazione non risaliremo più, o comunque ci resteremo a lungo.

    Sul Corriere della sera e su Repubblica sono usciti qualche giorno fa due articoli (un editoriale di Alesina e Giavazzi e un commento di Iezzi) che chiedevano, rispettivamente, il taglio retroattivo degli incentivi alle rinnovabili e la revisione degli oneri di sistema. È d’accordo?

    Non voglio trasformare questa storia in una battaglia. Intanto bisogna mettersi d’accordo su cosa vogliamo. Per me è chiaro che l’Italia ha due obiettivi di politica energetica. Il primo è avere l’energia. Su questo punto siamo tutti d’accordo ma dieci anni fa questo non era un problema banale. Il secondo è avere energia a basso costo. E su questo non c’è accordo. Certo, abbiamo gli impegni di Kyoto e quelli assunti in sede europea, ma le cose andavano fatte in maniera completamente diversa. È stato fatto uno spreco di proporzioni gigantesche. Poi bisogna mettersi d’accordo sui numeri. Come si fa a sostenere che il fotovoltaico porta benefici sui prezzi dell’energia per 1,4 miliardi (il riferimento è al rapporto Irex di Althesys, ndr v. Staffetta XXX)? È chiaro che se aumento l’offerta di energia in determinate fasce, in quelle ore il Pun scende. Il problema è: quanto ho pagato per ottenere questo? Potrei fare anche energia con Chanel n. 5, e l’effetto sarebbe lo stesso, se qualcuno mi pagasse il profumo. Ma quanto mi costa? Senza contare che l’Italia è l’unico Paese che paga sia l’incentivo che l’energia. Un altro punto da chiarire è che non c’è un risparmio sul gas non importato, perché ai produttori fotovoltaici, quando prendono il prezzo marginale, paghiamo un prezzo che comprende anche quello del gas. Io chiedo equità per quanto riguarda gli impianti termoelettrici.

    Quindi la soluzione è un capacity payment? E come finanziarlo?

    Che l’Autorità per l’energia prenda in considerazione tre fattori fondamentali. Il primo è la sicurezza del Paese, cioè quanti impianti servono prendendo in considerazione il caso peggiore, quello in cui piove e non c’è vento e quindi non c’è produzione da rinnovabili intermittenti. Il secondo è la riserva e il terzo la flessibilità che gli impianti devono garantire per adattarsi alla curva di carico che viene determinata in gran parte del giorno dalla presenza o dall’assenza degli impianti fotovoltaici. Quanto costa tutto questo? Non lo so e non spetta a me dirlo. Sono le stesse condizioni che l’Autorità ha già considerato con le gare che vanno fatte quest’anno per il 2017. Ma da qui al 2017 c’è il rischio che una grande quantità di impianti termoelettrici vengano fermati. Insomma, mi sembra che sia giusto che il transitorio venga affrontato secondo questi principi. C’è poi da considerare che nella legge Sviluppo c’è un comma che dice che tutto questo deve avvenire senza oneri ulteriori per il sistema. Su questo sono d’accordo perché altrimenti ammazziamo i consumatori. E quindi i soldi devono essere presi con equilibrio e restando dentro il sistema, andando a prenderli da chi crea le disfunzioni. Se devo garantire la riserva a un impianto fotovoltaico mi sembra giusto che sia l’impianto fotovoltaico a pagarla.

    Dunque una sorta di solar tax, di cui ha parlato qualcuno?

    Qualsiasi misura viene presa l’importante è che le risorse restino all’interno del sistema. Non può essere un’altra tassa che finisce alle Finanze o a risanare il bilancio dello Stato. Anche la benzina ha degli oneri fiscali grossi e probabilmente ingiustificati. Lì però se non consumi benzina non paghi neanche le tasse. Invece gli oneri di sistema sono un ammontare fisso. E se riduciamo la base imponibile, come sta succedendo per il calo dei consumi, entriamo in un circolo vizioso per cui l’energia costa sempre più cara, se ne consuma sempre di meno, le aziende se ne vanno e gli oneri di sistema continuano ad aumentare percentualmente.

    Quindi chiedete un capacity payment transitorio.

    A mio modo di vedere ci vorrebbe un transitorio che risponda alle tre condizioni che ho detto, se vogliamo evitare una chiusura massiccia di impianti termoelettrici. E non sto parlando degli aspetti sociali, questo è un fattore che va trattato separatamente. Io parlo di sicurezza, riserva e capacità di rendere flessibile il nostro sistema elettrico.

    Non crede ci sia stato un eccessivo “entusiasmo” nell’investire in impianti termoelettrici negli anni scorsi?

    Se nel ’98 qualcuno avesse detto alle aziende elettriche che nel 2007 avrebbero fatto partire un ciclo di investimenti incentivato, forse si sarebbero comportate diversamente.

    Tornando alla sicurezza del sistema, in questo momento abbiamo una riserva colossale rispetto alla domanda effettiva. È veramente a rischio la sicurezza se chiude, diciamo, un 30% dell’attuale capacità?

    Non so. Dipende molto dalla situazione “estrema” che si prende in considerazione e dalle diverse zone del Paese. Certo, il margine di riserva oggi è molto alto, e dipende anche dalla recessione. Le nostre aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione. E so benissimo che anche il termoelettrico dovrà pagare il suo prezzo, e già lo sta facendo con la chiusura di piccoli impianti. Ma trovo politicamente ingiusto e sbagliato da un punto di vista generale che a pagare tutto questo debba essere solo l’industria termoelettrica. Io non voglio misure ad hoc che abbiano come obiettivo di salvare questo o quell’impianto. Se dobbiamo fare così, allora sarebbe meglio tornare ai prezzi amministrati. Penso invece che il Paese debba fare uno sforzo per salvare i principi di un mercato liberalizzato. Quindi chiedo provvedimenti che corrispondano a criteri oggettivi. Poi i termoelettrici si faranno i loro conti.

    Quel che è certo è che il sistema è cambiato e che probabilmente andrà sempre più nella direzione, non solo di un maggiore apporto di fonti rinnovabili, ma anche verso un generale aumento della generazione distribuita. Quale soluzione, quale ruolo per i termoelettrici “tradizionali”?

    Il punto è che ogni kWh che transita sulla rete o che usa la rete come magazzino o come sistema di scambio deve concorrere agli oneri di sistema. Non ci possono essere eccezioni. Punto. Se le reti interne di utenza o i sistemi efficienti di utenza sono un sistema per fare in modo che chi prende gli incentivi nemmeno paga gli oneri di sistema… Faccio un esempio: se un’azienda di distribuzione fa un contratto con un’azienda che utilizza come fonte integrativa un impianto a fonte rinnovabile intermittente, deve fornire a questa azienda anche il backup, la riserva. Quanto costa questo? Non può costare come costavano le vecchie tariffe amministrate. Le aziende di distribuzione questi discorsi cominciano a farli. I prezzi andranno rivisti per questo servizio di riserva, di disponibilità e di flessibilità.

    Se è così bisognerà rimettere mano alle regole perché i Seu e le Riu sono esentati, così come lo scambio sul posto.

    Quando parlo di recuperare risorse all’interno del sistema intendo anche questo.

    Una volta ottenuta questa “perequazione”?

    Che nessuno pensi di fare nuovi incentivi. Non si può parlare di grid parity e poi chiedere, come hanno fatto al convegno del Free, un sesto Conto energia.

    Ma non si possono neanche toccare i diritti acquisiti, lo hanno detto anche i “saggi” nella loro relazione…

    Non c’è alcun dubbio che questo dei diritti acquisiti è un grosso problema. Ma un conto è parlare di taglio degli incentivi e un conto è parlare di allocare correttamente i costi. Il punto è che non c’è una chiara percezione di quanto sia cambiato il sistema elettrico. In un sistema pre-liberalizzazione c’è un monopolio e dei pasti gratis perché il monopolio copre tutto. Ora non può più essere così. Dico di più: io sono entrato a gamba tesa nella discussione sulle smart grid, perché come Assoelettrica chiedo ed esigo che ogni investimento sia fatto domandandosi se aumenta o diminuisce il costo dell’energia elettrica.

    Una delle accuse mosse dal fronte dei rinnovabili riguarda l’aumento dei prezzi serali. C’è chi ha parlato di collusione tra operatori termoelettrici.

    Se c’è da vedere qualche cosa si veda. Ma bisogna considerare che l’impianto che sta fermo tutto il giorno, nelle poche ore serali si deve pagare gli ammortamenti, i costi operativi, il gas. Inoltre, in partenza e in fermata le centrali hanno un’efficienza del 20-30%. Faccio una provocazione: se non volete il capacity payment, proviamo a far fluttuare i prezzi liberamente e vediamo dove arriva il MWh il giorno che piove in tutta Italia e posso fare il prezzo.

    I rinnovabili non sono i soli produttori a essere incentivati. Gli impianti essenziali e “must run” sono proliferati negli anni e hanno un costo rilevante. Anche questo “ammazza il mercato libero” e andrà ripensato.

    Come dicevo, dobbiamo trovare principi che valgano per tutti. Non possiamo costruire un sistema elettrico che è fatto tutto di eccezioni. Altrimenti non funziona. Con la gradualità necessaria ma va fatto.

    Sarà un compito non facile. Intanto, vede qualche terreno comune per tutti i produttori elettrici?

    Abbiamo due frontiere che dovrebbero essere comuni. Innanzitutto: come far ripartire i consumi energetici ed elettrici in questo Paese. Ci sono una serie di sbottigliamenti che potrebbero essere fatti, a prescindere dalla recessione, a cominciare dal rispetto delle curve tariffarie che scoraggiano i consumi di energia elettrica in maniera che non ha più nulla a che fare con il problema dell’efficienza o del risparmio. Oggi l’elettricità viene usata con livelli di efficienza molto alti e corrisponde all’idea del benessere. Se devo mettere una pompa di calore o un condizionatore devo passare a 6 kW e la bolletta mi schizza.

    Ma se cambiamo le tariffe in questo modo il cliente residente sotto i 3 kW vedrà aumentare i costi…

    Ma questo cliente avrà un ufficio o una bottega o un’attività: quello che risparmia a casa lo spende da un’altra parte. Alle associazioni dei consumatori dico: vogliamo difendere i consumatori o solo una categoria di consumatori? Allo stato attuale risparmiamo per i consumi in casa e poi le aziende chiudono. Che guadagno abbiamo ottenuto? In Italia c’è una parte dei consumatori che spende meno della media europea e un’altra parte che spende di più. Anche questo andrebbe riequilibrato. Bisogna avvicinarsi alla situazione in cui i prezzi corrispondono ai costi, invece che fare esenzioni e sovraccarichi. La seconda frontiera riguarda l’elettrificazione dei consumi finali di energia. Io non sono un fan sfegatato dell’auto elettrica ma se vogliamo ripulire le nostre città le dobbiamo elettrificare. Prima di parlare dell’auto elettrica vorrei parlare di filobus, tramvie, metropolitane, che sono trasporti con rendimenti enormi rispetto agli autobus a gasolio. In città abbiamo milioni di punti di combustione, motori delle auto e caldaie a gas: se elettrificassimo queste cose miglioreremmo i rendimenti e avremmo città molto più pulite.

    Fonte: Staffetta Quotidiana

  • Biografia di Gregorio Fogliani, presidente della QUI! Group su Professionisti Italiani

    Nato nel 1957, Gregorio Fogliani, imprenditore genovese dei buoni pasto, ha una significativa esperienza nel suo settore.

    Gregorio Fogliani

    PROFILO PROFESSIONALE DI GREGORIO FOGLIANI

    Gregorio Fogliani ha un profilo professionale sul portale per professionisti “Professionisti Italiani“.
    Al suo interno sono raccolte numerose informazioni; ad esempio è possibile trovare la presentazione personale, una breve introduzione alla QUI! Group, azienda di cui è fondatore e presidente e informazioni sui settori in cui opera.
    Ma non solo. Sono raccolti alcuni dati societari e i riferimenti dell’azienda; fotografie dell’imprenditore Gregorio Fogliani e video che presentano alcune delle innovative iniziative da lui intraprese e che hanno avuto grande visibilità su tutto il panorama nazionale; documenti e articoli a Fogliani dedicati, così come anche il suo CV per conoscere maggiori dettagli sulla carriera; inoltre, risorse e collegamenti esterni a blog, siti web, portali e canali social.

    IMPRENDITORE GREGORIO FOGLIANI

    Gregorio Fogliani è da sempre stato un imprenditore; avviato alla carriera dall’esempio ricevuto dai genitori, imprenditori del settore ristorativo a loro volta, ha iniziato il suo cammino con una società nata in collaborazione con alcuni soci, la QUI! Group Spa. Con gli anni e con il grande impegno dedicato, la società è cresciuta in modo significativo. Con essa anche il ruolo di Gregorio Fogliani e la sua voglia di fare, elemento che lo ha portato a dare vita ad una seconda società, sempre in qualche modo connessa al mondo della ristorazione, ma attiva in un diverso ambito, quello della solidarietà e della beneficienza. Si tratta della QUI Foundation, nata nel 2008, che da allora ha permesso la realizzazione di numerose iniziative solidali.

    Visitate il profilo su “Professionisti IIaliani” dedicato a Gregorio Fogliani: troverete numerose informazioni ed approfondimenti.

  • Neuromodulazione: Per eliminare il dolore cronico

    Da OK salute di Marzo 2013, neuromodulazione e dolore cronico.

    Dolore cronico

    La neuromodulazione promette di eliminare il dolore cronico e viene eseguita in alcuni centri in tutta Italia. Il neurochirurgo innesta alcuni elettrodi sulla dura madre (generalmente da 2 a 35 ), il rivestimento esterno del midollo spinale, collegandoli fra loro con un filo di titanio.

    Questi elettrodi ricevono da un pacemaker inserito sotto la pelle (in genere, nella regione glutea o addominale) una serie di deboli correnti, che attivano particolari fibre nervose (chiamate non nocicettive), in grado di coprire, fino a cancellarli, gli impulsi del dolore condotti da altre fibre nervose (nocicettive).

    Tramite una sorta di telecomando, il paziente può attivare il pacemaker e variare l’intensità e la frequenza degli impulsi.

    Dopo nove anni circa, bisogna sostituire le batterie del dispositivo con un nuovo piccolo intervento.

    Questo trattamento va riservato ai pazienti con dolore cronico h 24 e indomabile con i farmaci.

    OK salute Marzo 2013

    FONTE: marcofilippini.it

  • Nel 2012 Banca della Marca registra un utile pari a 8,2 milioni di Euro e sospende le rate dei mutui alle famiglie in difficoltà per 12,5 milioni.

    Banca della Marca comunica i dati emersi durante l’Assemblea Ordinaria dei Soci, svoltasi ieri mattina presso il Padiglione Filanda Nuova a Santa Lucia di Piave (TV), Comune che l’istituto ringrazia per la rinnovata accoglienza.

    Durante l’incontro i soci sono stati informati sull’andamento dell’istituto relativamente all’anno 2012 e hanno ricevuto alcune proiezioni per l’anno corrente in base ai dati rilevati fino a marzo 2013.

    In particolare è stato con piacere annunciato l’ammontare dell’utile che, al 31 dicembre 2012, corrisponde a 8.213.936 milioni di Euro. Questo risultato, estremamente positivo e leggermente in crescita rispetto all’anno precedente, è stato ottenuto grazie ad una attenta gestione dei costi e del credito.

    Anche il patrimonio ha fatto registrare un aumento, attestandosi a 178 milioni di Euro. Un ulteriore dato positivo deriva dal Tier 1 che, al termine del 2012, si certifica al si certifica al 12,88% rispetto al 11,92% di inizio anno.

    Questi due indici attestano rispettivamente la stabilità e l’affidabilità di Banca della Marca che anche nel 2013 si conferma tra i principali istituti di credito cooperativo a livello nazionale e locale, come dichiarato dal Direttore Generale Luigino Manfrin: “Il bilancio esprime il buon lavoro fatto dalle donne e dagli uomini di Banca della Marca; la professionalità, il senso di appartenenza e del dovere di tutti i dipendenti, permette di ottenere anche in momenti difficili risultati eccellenti.”

    In un’ottica locale inoltre, Banca della Marca tiene ad informare che il rapporto impieghi-raccolta è stato del 99%, impiegando quindi tutte le risorse disponibili nelle imprese e nelle famiglie. A tal proposito sono stati concessi 253 milioni di Euro di nuovi affidamenti alle imprese del territorio. Particolare attenzione è stata data anche alle famiglie che si trovano in difficoltà in questo periodo di grave congiuntura economica grazie alla sospensione, nel 2012, delle rate dei mutui per un totale di 12,5 milioni a oltre 100 famiglie. Per il 2013 si prospettano nuove misure che si avvicinano alle esigenze dei soggetti più bisognosi: l’istituto infatti si sta adoperando per avviare nuove iniziative concrete a sostegno della famiglia.

    L’istituto si è impegnato nel mantenere vivo il proprio ruolo mutualistico, anche in un mercato critico, attraverso l’erogazione di oltre un milione di euro a favore del territorio (associazioni, famiglie, enti ed istituzioni).

    L’impegno costante nei favorire uno sviluppo del territorio di riferimento ha portato al conseguimento di un altro importante traguardo: 2.015 nuove utenze che l’istituto di Orsago ha registrato solo nel 2012.

    Il territorio continua quindi a riconoscere Banca della Marca quale banca di riferimento come spiega il Presidente Gianpiero Michielin: “Siamo e vogliamo restare una banca al servizio dei cittadini, tessuto principe del territorio verso, e per il quale, volgiamo tutta la nostra vocazione. E’ proprio per il suo sviluppo che anche quest’anno, nonostante le difficoltà intrinseche al periodo, svilupperemo nuovi progetti e ci impegneremo nell’affidamento alle realtà locali di buona parte dell’utile registrato nel 2012, come testimoniano gli ultimi finanziamenti messi a disposizione delle PMI e delle aziende agricole ed agroalimentari nei mesi scorsi.”

    Durante l’assemblea si sono svolte le votazioni per il rinnovo del consiglio di amministrazione che hanno confermato il Presidente ragionier Gianpiero Michielin, consigliere il geometra Pietro Marcolin ed eletto per la prima volta la signora Margherita Pagotto. Prima esperienza anche per Claudio Sernagiotto, nuovo membro del collegio sindacale.

    Banca della Marca

    La storica Cassa Rurale di Orsago fonda le sue radici 110 anni fa, dando origine nel 2001, grazie alla fusione tra la BCC di Orsago e BCC Altamarca a Banca della Marca. Oggi Banca della Marca conta 33 agenzie locali, di cui 26 nella sola provincia di Treviso, con la collaborazione totale di oltre 270 dipendenti e persegue da anni una politica di sviluppo sostenibile dell’economia locale senza dimenticare di sostenere le attività di tipo culturale, sociale e sportivo del territorio.

    Per ulteriori info:

    BLU WOM srl

    www.bluwom.com | Udine – Milano Tel. 0432 886638

    Resp.Ufficio stampa: Laura Elia [email protected]

  • Sostenibilità: Flavio Cattaneo “Investimento da 14 Mln di euro” per San Colombano

    Terna Rete Italia concluderà entro il 2013 il rinnovamento della stazione di San Colombano. Al posto della vecchia struttura portante verrà realizzata un’area verde di 2000 metriquadri. Il progetto di realizzazione della stazione è stato concepito in modo da garantire la massima affidabilità del servizio elettrico. Flavio Cattaneo, AD di Terna: “Un investimento da 14 milioni di euro”.

    Al via le attività di smantellamento della struttura esterna della stazione elettrica di San Colombano da parte di Terna Rete Italia. La stazione collega 3 linee elettriche a 220 kV e 6 linee a 132 kV e contribuisce alla alimentazione delle utenze di distribuzione in media tensione della zona.

    Risalente ai primi anni 30 e ampliata alla fine degli anni 60, dal 2010 la struttura è sottoposta a un importante intervento di rinnovamento. Per mantenere in piena efficienza i propri impianti elettrici, garantire l’affidabilità del servizio e diminuire l’impatto ambientale, Terna Rete Italia ha adottato per San Colombano una soluzione in blindato: tutte le strutture ad oggi visibili all’esterno della stazione sono state posizionate all’interno di un edificio rendendo possibile lo smantellamento della grossa tralicciatura visibile dalla strada. I 2000 metriquadrati liberati dalle vecchie strutture saranno adibiti ad area a verde.

    Il progetto di realizzazione della stazione è stato concepito in modo da garantire la massima affidabilità del servizio elettrico: la nuova struttura verrà realizzata in uno spazio ristretto sopra quella vecchia che potrà quindi rimanere in funzione fino all’entrata in servizio della definitiva.
    L’intervento, per il quale Terna Rete Italia, guidata da Flavio Cattaneo, investirà 14 milioni di euro, coinvolge una decina di imprese appaltatrici.
    Si prevede che tutti gli interventi saranno completati alla fine del 2013.

    FONTE: Terna